lunedì 31 agosto 2009

San Giovanni dei Fiorentini in Roma

di Angela Delle Donne

Come ci dice il nome questa è la chiesa dei fiorentini in Roma voluta da Papa Leone X, della famiglia dei Medici, che vede all’opera personalità artistiche differenti. Questo tempio ospiterà le spoglie del Borromini, che viene chiamato nel 1656 a sistemare l’altare maggiore che per venti anni era rimasto in legno, un modello realizzato da Pietro da Cortona nel 1634. L’artista ticinese apporta alcune modifiche che tuttavia non modificano l’impronta cortonesca. I monumenti funebri dei Falconieri sulle pareti laterali del presbiterio vengono iniziati dal Borromini e completati da Ciro Ferri: al primo rimanda la forma dell’edicola, al secondo il disegno di coronamento, di stile cortonesco. Sotto l’altare maggiore, raggiungibile con una piccola scala a due bracci posta dietro l’altare stesso, c’è la cripta della famiglia dei Falconieri. Questo è un ambiente che non fu utilizzato per via di infiltrazioni d’acqua del vicino Tevere, il cui disegno è stato realizzato dal Borromini: la pianta è ellittica, con la volta ribassata e percorsa da nervature che, partendo dalla trabeazione, si congiungono su un ovale racchiudente un rilievo in stucco con due rami di palma, nastro e ghirlanda. La cornice sporge in corrispondenza delle otto semicolonne, che inquadrano quattro porte, a loro volta sovrastate dalle finestre ovali. Nonostante le piccole dimensioni, il disegno dell’insieme sprigiona un senso di grande energia e leggerezza. Tutto il sacello è stato recentemente restaurato e tinteggiato di bianco.

domenica 30 agosto 2009

Symbolica: la dimensione magica dell’arte

Comunicato stampa

Il 5 settembre 2009, alle ore 17.30, presso il Loggiato del Cortile Ducale del Castello Estense di Ferrara s’inaugura Symbolica: la dimensione magica dell’arte. La mostra, giunta alla seconda edizione e fortemente voluta e organizzata dall’Associazione Ferrara Pro Art, con il Patrocinio del Comune e della Provincia di Ferrara, è una collettiva di arti visive che raccoglie in due location d’eccezione, gli Imbarcaderi del Castello e il Chiostro di San Paolo, le opere di 42 artisti provenienti da tutta Italia e dall’estero
In un clima di decadentismo imperante tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo per la prima volta si parlò di Simbolismo. Poeti simbolisti, pittori simbolisti, musicisti simbolisti. Da allora il simbolismo è rimasto latente in ogni forma di espressione artistica, ha permeato delle sue visioni oniriche e attraversato trasversalmente veri e propri movimenti dall’Art Nouveau al Divisionismo, dall’Espressionismo al Surrealismo.
In realtà, a differenza dei veri e propri movimenti artistici, il Simbolismo è sempre stato percepito come un’atmosfera, un clima o una visione. Forse per questo ha percorso i secoli ed è giunto fino a noi. Perché infatti la pratica di utilizzare il simbolo come modalità comunicativa è antichissima e affonda le sue radici in un passato davvero remoto, quando gli uomini non avevano ancora l’uso della scrittura e si servivano di un linguaggio segnico per comunicare e riconoscersi.
Il simbolo è il segno che racchiude ciò che a parole o in altro modo non potremmo spiegare ed è tutt’oggi alla base del nostro linguaggio: il nostro alfabeto, ciascuna lettera che lo compone non è altro che un simbolo, un segno universalmente accettato e riconosciuto dalla comunità che lo usa.
C’è dunque una sorta di bagaglio culturale che percorrendo lo spazio e il tempo è diventato patrimonio collettivo: il simbolo è ciò che l’uomo usa per comunicare in maniera universale. E l’arte è sempre stata il luogo privilegiato del simbolo, unione di dati sensoriali e spirituali, lente del mondo sensibile e di quello invisibile, sintesi tra spirito e sensi; il luogo in cui l’inverosimile diventa verosimile, l’inconscio più recondito dà spazio alla creatività, al sogno e alla sensualità, in un passaggio che solo nell’espressione artistica può avvenire: ciò che è universalmente accettato e riconosciuto per il suo significato si carica di altro senso, più marcatamente soggettivo, finendo per essere la trasposizione segnica di una emotività o di un idealismo. Finendo per essere un’evocazione.
La mostra vuole dunque essere un anello di congiunzione tra il passato e il presente, sondare in che misura questa eredità è giunta fino agli artisti contemporanei; in che modo l’arte contemporanea si serva di un bagaglio comune e collettivo e in che modo lo reinterpreta alla luce della storia di oggi, alla luce di nuove personalissime percezioni. E offrire al visitatore la possibilità di scoprire imprevedibili fantastiche visioni, e di valutare quali debiti la modernità debba riconoscere a una Storia sconosciuta o dimenticata.
La rassegna si articola in due location differenti e di forte impatto emotivo: gli Imbarcaderi del Castello Estense di Ferrara e il Chiostro di San Paolo.
I Maestri in mostra presso il Castello sono: Silvana Alasia, Roberto Arduini, Rolando Attanasio, Giancarlo Bertoncini, Vincenzo Biavati, Silvia Boldrini, Nico Ciccolella, Christian Fogarolli, Stephanie Gualandi, Anna Maria GuarnieRi, Francesco Guggi, ELISA macaluso, Vinny Maio, Vilma Maiocco, Bob Money, Rosella Pinasco, Francesco Reccia, Giuseppe Solinas Scerbo, Roberto Taminelli, Chiara P. TAJA, Massimiliano Vacca, Vava, Kristel Vendrame, Toni Venzo.
I Giovani Emergenti presso il Chiostro di San Paolo: Dindina Burgos, Giulio Cerocchi, Carloluigi Colombo, Francesco Contarini, Claudia Conventi, antonella da lio, Ruggero Defilippi, Daniela Dian, Chiara Dionigi, Maurizio Falcocchio, Guido Capitani, GUIDO GIANCOLA, Marco Grasso, vincenzo Maiorino, Giliana Mason, Piero Motta, Matteo Procaccioli, Elena Zanella,

Symbolica: la dimensione magica dell’arte
- Imbarcaderi del Castello Estense, Piazza Castello, Ferrara
Dal 6 al 13 settembre 2009 ore 10.00 - 17.30
- Chiostro di San Paolo, p.tta Schiatti
dal 6 al 17 settembre 2009 ore 15.00 - 20.00
INAUGURAZIONE SABATO 5 SETTEMBRE 2009 ORE 17.30
Presso il Loggiato del Castello Estense - Ferrara
Presentazione di Michele Govoni
Organizzazione Ferrara Pro Art - Paolo Orsatti, Rossella Fasano
Ingresso gratuito

sabato 29 agosto 2009

Disegni romani di Turpin de Crissé

Comunicato stampa

Nel 1807 giungeva a Roma da Parigi un giovane artista francese, pittore di paesaggio già premiato al Salon del 1806. Era al primo dei suoi viaggi in Italia che si sarebbero ripetuti nel 1818, nel 1824, nel ‘29 e poi ancora nel 1838. Disegnatore straordinario, amico di Ingres e di Granet, avrebbe lasciato al Musée du Louvre una vasta raccolta dei suoi studi di paesaggio e di vedute italiane che – come lui stesso dichiarava al termine della sua esistenza – erano stati alla base della sua fortuna di pittore.
Da questa raccolta di oltre 150 fogli, grazie alla disponibilità del Département des Arts Graphiques del Louvre, vengono esposti nel Gabinetto della Grafica del Museo Praz 24 disegni dell’artista, appunti romani che colgono i vari aspetti della città, il Tevere e i suoi ponti, i palazzi, le chiese, le rovine aggredite dalla vegetazione, le ville ricche di marmi antichi, i grandi parchi, gli ampi panorami fitti di cupole e altane ed i vasti orizzonti della desolata campagna romana.
I luoghi sono quegli stessi ricordati e descritti da Mario Praz nei suoi molti brevi saggi sulla città, raccolti nei due volumi del Panopticon romano (1967) e nel Panopticon romano secondo (1978) ed i disegni di Turpin ben si abbinano anche ai rari paesaggi romani collezionati dal Professore stesso come la veduta della Basilica di San Giovanni in Laterano di Michallon, la Villa Celimontana di John Newbolt, il Colonnato di San Pietro di Daniel Dupré o il Giardino del Lago a Villa Borghese che Carlo Labruzzi dispiega alle spalle del ritratto di Teresa Pikler Monti dipinto nello stesso anno -1807- dell’arrivo a Roma del giovane Turpin.
Di nobili origini, l’artista ebbe un’infanzia poverissima negli anni della Rivoluzione e del Terrore, quando allievo dei suoi stessi genitori , entrambi pittori dilettanti, apprese a dipingere facendone la sua professione. Notato da Giuseppina, entrò a far parte della sua piccola corte alla Malmaison, e ricevette poi negli anni della Restaurazione una cospicua eredità che gli permise una vita estremamente agiata - consona al suo rango ed al titolo comitale ereditato - ed una interessante attività di collezionista.
Rivalutato solo recentemente, è stato oggetto nel 2007 di una ampia mostra antologica tenutasi al Musée de la Ville di Angers, dove sono conservate molte delle sue opere e le sue raccolte di arte antica.

Disegni romani di Lancelot-Théodore Turpin de Crissé (1782-1859) dalle collezioni del Louvre
Museo Mario Praz, Via Zanardelli 1 - Roma
11 Novembre 2009 - 13 febbraio 2010
A cura di Patrizia Rosazza Ferraris
Catalogo Edizioni di Storia e Letteratura
Apertura al pubblico:
tutti i giorni dalle ore 9.00 alle 13.00 e dalle 14.30 alle 18.30
tranne il lunedì dalle ore 14.30 alle ore 18.30
Ingresso libero

venerdì 28 agosto 2009

Viggiano in musica: Concorso Internazionale di Flauto

Comunicato stampa

Il quarto lato del progetto che inquadra la memoria e il futuro della identità culturale della comunità viggianese, è quello originariamente più ambito: quello della musica classica e della straordinaria epopea di quei viggianesi nel mondo che hanno saputo eccellere nella complessa arte del virtuosismo strumentale, in questo caso, del flauto.
Il CONCORSO INTERNAZIONALE DI FLAUTO LEONARDO DE LORENZO, infatti, testimonia la fedeltà a questo percorso non solo accademico che, giunto ormai alla sua settima edizione con cadenza biennale, si distingue grazie alla costante ricerca di qualità esecutiva, che la direzione artistica del M° Gian-Luca Petrucci garantisce attraverso la partecipazione internazionale di alcuni tra i più noti ed affermati flautisti concertisti delle maggiori orchestre e dei più prestigiosi Conservatori al mondo.
In linea con la novità del ‘decentramento’, apportata dal progetto “VIGGIANO IN MUSICA”, di cui il “Concorso De Lorenzo” rappresenta la sua dimensione più colta, la manifestazione si aprirà Venerdì 28 agosto a Marsico Nuovo, con il concerto del duo composto da Gian-Luca Petrucci, al flauto (direttore artistico del concorso e dei suoi eventi) e Paola Pisa al pianoforte.
GIAN-LUCA PETRUCCI, primo flauto solista dell'”Orchestra dell'Angelicum” di Milano, saggista e Professore di flauto presso il Conservatorio Santa Cecilia di Roma, e PAOLA PISA, pianista con un'intensa attività concertistica in Europa, Asia e Stati Uniti e musicologa che ha tenuto diversi stage in varie Università americane, eseguiranno musiche di L. Van Beethoven, G. Martucci, E. Grieg e P.I. Čajkovskij, dedicando il concerto inaugurale alle figure dei grandi flautisti lucani emigrati negli Stati Uniti: Clemente Barone e Leonardo De Lorenzo. A sottolineare la volontà di valorizzare quelle ‘vite’ musicali leggendarie che fanno parte del tessuto culturale della comunità lucana.
Sabato 29 agosto, nelle idonee sale dell'Hotel dell'Arpa a Viggiano, si potrà assistere al concerto di gala della Giuria del Concorso, composta da grandi flautisti di fama mondiale: Andràs Adorjàn, universalmente riconosciuto come uno dei più grandi solisti in assoluto e docente presso la “Musikhochschule” di Monaco di Baviera; Valentin Zverev, primo flauto della “State Symphony Orchestra” nonché professore presso il Conservatorio “Piotr Ilic Čajkovskij” di Mosca; Pierre Yves Artaud, straordinario interprete di musica d'avanguardia e, allo stesso tempo, professore a Parigi presso il “Conservatorio Superiore” e l' “École normale de musique”; Rocco Abate, professore al “Conservatorio Giuseppe Verdi” di Milano; Ransom Wilson, direttore d'orchestra, membro della “Chamber Music Society of Lincoln Center” e professore di flauto alla “Yale University”; Gian-Luca Petrucci, direttore artistico.
In programma ci saranno brani di Leonardo De Lorenzo (eseguiti con il flauto appartenuto al Maestro) e musiche a sorpresa, eseguite “à la carte”, con l'accompagnamento della pianista PAOLA PISA e del chitarrista PAOLO D'ANGELO.
Tutti i concerti sono ad ingresso gratuito con inizio alle ore 21.00

www.viggianoinmusica.it

giovedì 27 agosto 2009

Tra le note di una Venezia in musica

di Massimo Gatto

Un frammento importante della storia di Venezia riprende vita grazie alla Fondation Bru. Si tratta del Palazzetto Bru Zane, costruito nel XIX secolo, che ad ora longevo vive, conservando note di una musica appassionata, quella di una Venezia antica, ai tempi snodo culturale del romanticismo. E’ il XIX secolo, quando Domenico Zane incarica Baldassarre Longhena, noto architetto del Barocco veneziano, di ristrutturare l’omonimo Palazzo. I lavori terminano nel 1682, quando dopo qualche anno, è il nipote, erede, Mario Zane, a concedere ad Antonio Gaspare l’incarico d’ideare un nuovo edificio da utilizzare appositamente come biblioteca e “casin”, in memoria del nonno, che a lui aveva lasciato molti beni, tra libri e quadri, e come dono alla figlia, affinché potesse darvi dei recital di violino.
Il Palazzetto ha una superficie di 800m2 distribuita su tre livelli, una facciata dà sul canale Rio Marin, l’altra su un giardino privato nel retro. L’organizzazione dello spazio è tipicamente veneziana, con 16 stanze, di cui la più grande, la sala da concerto, può accogliere fino a cento persone. Ad ogni stanza la sua funzione, è un armonioso trionfo dell’equilibrio, in cui gli spazi appartati e discreti ricreano una rilassante atmosfera del pensare, del godere di antiche saggezze. Non è solo il gusto di una rigogliosa cultura, ma è il sapore di un tempo di gloria, in cui energia (Ercole tra Gloria e Virtù e i tipici decori tipici del gusto romantico) e intelletto (Tempo che rapisce Verità, la biblioteca e i colori rilassanti dei decori), trovano respiro tra le stanze del Palazzetto.
La sistemazione dell’interno e la sue decorazioni furono affidate all’artista di origine ticinese Abbondio Stazio e allo scultore Andrea Brustolon, che ha inciso la balaustra di legno che si affaccia sulla sala da ballo. La grande sala principale, il cuore del palazzo, si apre su due piani fino a un bellissimo soffitto a volta sul quale, al centro, si può ammirare una raffigurazione di Ercole tra la Gloria e la Virtù e ai quattro angoli medaglioni a monocromo accoppiati rappresentanti Mercurio e Diana, Anfitrite e Nettuno, Giunone e Pan, Ercole e Giove, oltre a quattro grandi conchiglie, elemento singolare nel panorama veneziano. Tutti gli affreschi, compreso il Tempo che rapisce la Verità sulla volta del vano dello scalone che porta alla sala, sono stati recentemente attribuiti a Sebastiano Ricci, artista di fama internazionale che introdusse nella laguna il gusto rococò.
C'è poi la biblioteca, anima propriamente del Palazzetto, che oggi Madame Bru dedica allo studio e al pensiero, per pensare al divenire. L’intero scopo appunto, offrire azioni di sostegno “all’Uomo e al suo ambiente” in una stessa struttura, storica. Mecenatismo umanitario e culturale, per reificare non solo un “Palazzetto”, ma un pezzo di storia, che è si lieto udire con le opere sconosciute di celebri compositori come Bizet, Gounod, Massenet e figure dimenticate, ma è anche un contributo allo scopo dell’opera stessa: attraverso lo studio della musica, finanziare progetti umanitari.

Appuntamenti
Il primo dei tre festival dal titolo Le origini del romanticismo francese si svolge dal 3 ottobre al 7 novembre 2009 e comprende dieci concerti - ospitati a Venezia presso il Palazzetto Bru Zane, la Scuola Grande San Giovanni Evangelista e il Teatro La Fenice - e il convegno Le origini del Romanticismo francese al crocevia tra influenze tedesche e italiane (1780-1830), in programma al Palazzetto Bru Zane il 12 e 13 ottobre.
Il secondo Festival Le salon romantique – dal 17 al 27 febbraio 2010 - è dedicato a giovani musicisti di talento di promettente carriera, protagonisti di sei appuntamenti dedicati alla musica da camera del repertorio romantico francese, tutti ospitati al Palazzetto Bru Zane.
Il Festival Il pianoforte romantico, che chiude questa prima stagione del Palazzetto Bru Zane, apre il 15 aprile e chiude il 19 maggio con dieci concerti e il convegno Il concerto per pianoforte francese e la modernità (1860-1920) del 6 e 7 maggio.

Immagini:
Palazzetto Bru Zane, 1695-1697, Venezia.
Abbondio Stazio, interno Palazzetto Bru Zane, Venezia.

Idee di Pietra

Comunicato stampa

Una straordinaria scultura-simbolo ed un libro celebrano l’eccellenza artistica a Pietrasanta - Lucca. Nel 60° anno di attività nel campo della fusione d’arte in bronzo, l’artigiano Massimo Del Chiaro, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Pietrasanta, promuove, dal 26 settembre al 18 ottobre 2009, l’originale evento espositivo di Giuseppe Penone “Idee di pietra” e presenta un ricco volume che, ripercorrendo le tappe di una lunga carriera, svela il fascino di un’arte antica che incorona Pietrasanta capitale mondiale della scultura.

| L'ESPOSIZIONE | Dal 26 settembre al 18 ottobre la Piazza del Duomo di Pietrasanta accoglie l’opera “Idee di Pietra” di Giuseppe Penone, artista di caratura internazionale. E’ un’esposizione organizzata in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Pietrasanta per salutare i 60 anni di attività di Massimo Del Chiaro, a capo di una delle più apprezzate fonderie d’arte del mondo, custode dell’antica tecnica della fusione a cera persa e vanto dell’alto artigianato toscano.
L’evento offre la rara occasione di ammirare una scultura monumentale di Giuseppe Penone in un contesto urbano. Per i suoi interventi artistici, molto spesso legati al mondo vegetale, il maestro predilige infatti gli spazi della natura, i parchi, i giardini. In questo eccezionale caso ha accettato di esporre nel centro storico di Pietrasanta, in omaggio alla città nella quale realizza buona parte delle proprie sculture in bronzo ed in segno di amicizia nei confronti del fonditore Massimo Del Chiaro, suo collaboratore di fiducia.
“Idee di Pietra”, 2004-2007, è un gigantesco albero di bronzo, alto ben tredici metri e pesante circa dieci tonnellate, realizzato quest’anno presso la Fonderia d’Arte Massimo Del Chiaro. Svetterà nel centro storico di Pietrasanta, in un affascinante gioco di rimandi con i candidi marmi del Duomo trecentesco, con il rosso laterizio del campanile di San Martino (recentemente attribuito al genio di Michelangelo Buonarroti), con gli stretti vicoli del borgo, con il colle verdeggiante, la rocca e le mura medievali che dominano la città. Tra i suoi rami scheletrici e nodosi il grande albero custodirà otto pesanti massi, innalzandoli al cielo come idee, come pensieri sospesi “tra la forza di gravità e la forza di attrazione della luce”, per dirla con l’artista. Un’immagine poetica e allo stesso tempo monumentale che vuole anche rappresentare il dialogo tra arti e mestieri, tra lirismo e materia, tra civiltà e natura; dialogo che tiene viva ed arricchisce di giorno in giorno la speciale atmosfera che si respira a Pietrasanta, terra di artisti e di artigiani, perfetto luogo di vita, di lavoro e di vacanza.
“L’esuberante clima creativo di Pietrasanta – afferma l’assessore alla cultura Daniele Spina - è il frutto di una profonda interazione tra artisti ed artigiani. Le locali maestranze, di lunga e prestigiosa tradizione artistica, sono oggi il punto di riferimento per i più grandi scultori internazionali che scelgono di venire qui per realizzare le loro opere. E’ dunque motivo di sincero orgoglio festeggiare il 60° anniversario di attività dell’artigiano Massimo Del Chiaro, titolare dell’omonima Fonderia cittadina, ospitando l’atteso evento espositivo che vede protagonista Giuseppe Penone”.

| IL LIBRO | I sei decenni di esaltante storia professionale di Massimo Del Chiaro sono stati raccolti in un prezioso volume edito dalle Edizioni Monte Altissimo di Pietrasanta e curato dalla critica e storica dell’arte Antonella Serafini. Il libro, dal titolo “Massimo Del Chiaro - L’Arte del Bronzo (1949-2009)”, sarà presentato ad ottobre in concomitanza con l’esposizione dell’opera di Giuseppe Penone in Piazza del Duomo.
Forse unica in Italia, la pubblicazione compie un approfondito, articolato ed esaustivo excursus nel mondo della fusione artistica del bronzo e svela al lettore, attraverso la storia professionale di Del Chiaro e della sua azienda, il fascino di un mondo antico e ricco di creatività, il valore di una grande tradizione tutta italiana, le storie di artigiani e di artisti che hanno contribuito a fare di Pietrasanta la capitale mondiale della scultura. L’opera – con prefazione di Mario Augusto Lolli Ghetti, Direttore per i Beni Culturali e Paesaggistici della Toscana – si compone di una ricca parte biografica, di una sezione tecnica dedicata ai processi esecutivi di un’opera d’arte in bronzo e di un percorso cronologico che, con interviste, storie e documenti ricostruisce gli ultimi trent’anni di attività della Fonderia e, di riflesso, il recente passato ed il presente della scena artistica internazionale. Una testimonianza importante per indagare e capire i valori che ancora oggi decretano il successo del made in Italy ad alto contenuto artigianale.

| CENNI BIOGRAFICI | Giuseppe Penone nasce a Garessio (Cuneo) nel 1947. Vive tra Torino e Parigi, dove insegna all’École des Beaux-Arts. Sin dagli inizi, nella seconda metà degli anni Sessanta, individua nello studio delle analogie tra forme culturali e naturali il fulcro della sua indagine e ribadisce nella comune essenza di uomo e natura l’elemento fondamentale della sua ricerca estetica. Dal 1969 si rivela tra i protagonisti dell’Arte Povera, la teoria critica elaborata da Germano Celant che riunisce alcuni artisti accomunati dal rifiuto delle poetiche tradizionali e dal carattere sperimentale delle loro opere.
La prima personale di Giuseppe Penone risale al 1968, al Deposito d’Arte Presente di Torino, in cui espone opere realizzate con diversi materiali, caratteristica che evidenzia la sua estrema libertà linguistica e che contraddistingue tutto il suo lavoro nel corso del tempo. Tra il 1968 ed il 1971 sviluppa le sue riflessioni sul rapporto tra natura e scultura, quest’ultima concepita come approfondimento dei valori plastici che scandiscono un legame continuo e duraturo con il mondo vegetale. Nello stesso momento esplora ed approfondisce l’idea del corpo e il suo contatto con lo spazio. In alcuni cicli di opere, l’artista libera volontariamente nell’ambiente tracce e impronte del proprio corpo, ingrandite attraverso il disegno, che evocano la reciproca relazione di tutte le cose, il loro appartenere ad un unico universo. Questa predisposizione a proiettarsi all’esterno si perfeziona nel corso degli anni quando l’artista si dedica ad una serie di lavori nei quali ridisegna e definisce, attraverso la scultura, la fisionomia dei luoghi nei quali opera. E’ del 1984 il suo primo intervento in un parco pubblico (il Merian Park di Basilea), seguito da numerose altre installazioni scultoree in luoghi di grande fascino e di enorme importanza storico-ambientale come i giardini delle Tuileries a Parigi (1999-2000) ed il parco della Reggia di Venaria Reale (2007).
Tra le numerose mostre a lui dedicate si ricordano quelle al Kunstmuseum di Lucerna (1977), allo Stedelijk Museum di Amsterdam (1981), alla National Gallery di Ottawa (1983), al Musée d’Art Moderne de la Ville di Parigi (1984), al Centre Pompidou di Parigi (2004), al Museum Kurhaus di Kleve (2006), all’Accademia di Francia di Roma (2008), al Municipal Museum of Art di Toyota (2009). Nel 2007 rappresenta l’Italia, con Francesco Vezzoli, nel nuovo Padiglione Italiano alla 52a Esposizione Internazionale d’Arte La Biennale di Venezia.
(notizie biografiche tratte da: “Il Giardino delle Sculture Fluide di Penone”, Umberto Allemandi & C., 2007)
Massimo Del Chiaro, nato a Viareggio nel 1936, opera dal 1949 nel campo delle fusioni d’arte in bronzo. Nel corso della sua lunga carriera ha approfondito lo studio dell’antico metodo di fusione a cera persa (lo stesso utilizzato dai Greci, dagli Etruschi e dai Romani) fino a diventarne uno dei più apprezzati esperti a livello mondiale. Attraverso una continua sperimentazione e con la messa a punto di speciali soluzioni tecniche, Del Chiaro raggiunge un’elevatissima qualità nell’esecuzione di opere d’arte di ogni dimensione e forma. L’azienda che porta il suo nome – oggi guidata dai figli Roberto, Franco e Barbara – è stata fondata nel 1980 a Pietrasanta (Lucca), cittadina celebre per le botteghe artistiche del marmo e, grazie anche ai Del Chiaro, frequentata ogni anno da centinaia di artisti giovani od affermati provenienti da ogni parte del mondo. La Fonderia Del Chiaro è nota non solo per l’indubbia professionalità, ma anche per l’atmosfera aperta e collaborativa, perfetta per chi punta a risultati d’eccellenza nelle produzioni artistiche. Alcuni degli artisti con i quali Massimo Del Chiaro ha collaborato nel corso degli anni: Libero Andreotti, Fernandez Arman, Karol Apple, Antonio Berti, Joseph Beuys, Stanley Bleifeld, Fernando Botero, Richard Brixel, Manuel Carbonell, Augustin Cardenas, Pietro Cascella, Sandro Chia, Girolamo Ciulla, Mauro Corda, Romano Cosci, Enzo Cucchi, Gino De Dominicis, Fiore De Henriquez, Alexandra De Lazareff, Felix De Recondo, Willem De Kooning, Yrjö Edelmann, Luciano Fabro, Pericle Fazzini, Novello Finotti, Barry Flanagan, Lorenzo Garaventa, Mimmo Germanà, Emilio Greco, Carlo Guarienti, Karl Hartung, Barry Johnston, Nathaniel Kaz, Bruno Liberatore, Bruno Lucchesi, Giacomo Manzù, Harry Marinsky, Francesco Martani, Igor Mitoraj, Mog, Bruce Moore, Rosario Murabito, Nall, Athos Ongaro, Camilo Otero, Tom Otterness, Giorgio Oykonomoy, Mimmo Paladino, Mario Parri, Giuseppe Penone, Marc Quinn, Joseph Sheppard, Ivan Theimer, Riccardo Tommasi-Ferroni, Marcello Tommasi, Charles Umlauf, Giuliano Vangi, Not Vital, Iorio Vivarelli, Cordelia von den Steinen, Luciano Zanelli.

Site specific project: Idee di pietra
Artista: Giuseppe Penone
Date esposizione: 26 settembre – 18 ottobre 2009
Luogo: Piazza del Duomo - Pietrasanta (LU)
Inaugurazione: sabato 26 settembre 2009, ore 17.00

martedì 25 agosto 2009

Di Rosso Vivo

Comunicato stampa

Personale di Tiberio Gracco a cura di Antonella Nigro al Castello Medievale di Agropoli. Saranno esposti quadri e sculture della produzione più recente dell'artista.

LE VERITA’ DELLA VITA E L’INTENSITA’ DELL’ESISTENZA NELLA PITTURA DI TIBERIO GRACCO

Testo critico di Gerardo Pecci

L’uomo. La vita. Il mistero dell’esistenza e il senso dell’arte: sono queste le coordinate entro cui s’inserisce la produzione artistica, pittorica, di Tiberio Gracco. La sua pittura, corposa, “materica”, fortemente espressiva e incisiva, scava nello sguardo dell’esistenza umana alla ricerca di un’ancestralità che è fonte di conoscenza e di curiosità, di emozioni e sensazioni forti. I colori puri, pieni, corposi, sottolineano la forza del vivere, un mondo colorato primordiale da cui partono, e ripartono, le riflessioni sul nostro vivere quotidiano: è un’Io creativo, originario e originale, uno sguardo curioso, acuto e penetrante, che osserva il mondo e l’uomo per quello che sono. La figura umana non a caso è soggetto preferito dall’artista, è l’essere pensante in simbiotica lotta con la Natura, di cui egli stesso è parte integrante; ma è una lotta alla conquista di modi di vita, di emozioni, di voglia di essere e di fare, di affermare la propria volontà e il proprio spazio. Le forme ovoidali e allungate delle teste degli esseri umani rappresentati da Gracco non sono solo un “omaggio” all’uomo “faber”, o a forme d’arte “primitiva”, ma vogliono sottolineare idealmente lo sforzo che ciascuno compie per meglio definire il proprio mondo, per un’umanità pensante e agente nel tempo e nella storia. E’ l’essere umano, nudo, che si mette a confronto con i problemi quotidiani, con un mondo che non lascia alcuna tregua e/o spazio al nulla, ma crea se stesso, la propria vita, è artefice con il pensiero e con l’azione del proprio destino, sempre in cerca di nuovi orizzonti da raggiungere, mai soddisfatto di quello che si è se non in funzione della costruzione di un futuro da protagonista assoluto dell’universo, della storia, e lo rende padrone del tempo. L’arte di Tiberio Gracco è perciò un’arte pensante, agente, che costringe alla riflessione. I suoi colori puri, gravidi e carichi di pensiero, sono il medium attraverso cui l’artista pensa il mondo e lo rappresenta. Anche gli occhi chiusi delle sue figure prefigurano un mondo immaginato, che però può diventare realtà, deve diventare realtà. Non è un chiudersi in se stessi, ma un aprirsi alla riflessione, al pensiero pensante, al pensiero agente, al pensiero come progetto dell’esistenza, quindi si tratta di occhi che sanno e vogliono guardare al di là delle apparenze, al di là delle bende dell’effimero, del contingente, dei falsi miti e riti della nostra martoriata contemporaneità, per trovare e costruire un mondo diverso, più vero e più umano. Il suo è un percorso ventennale sulle ali del pensiero e dell’esistenza dell’uomo, una pittura che vibra di colori, con grumi e atomi colorati, ma sono grumi e atomi che racchiudono la verità dell’umanità, l’essenza vera e infinitesimale che ci riporta alle origini della stessa vita, cercando di coglierne l’alito primordiale che ha dato origine all’Universo. I suoi corpi e i suoi volti non sono misteriosi, ma sono il segno vivo di un mondo in cui ogni gesto, anche il minimo, è prepotentemente la firma di un attimo di vita che pulsa, vibra, interagisce con l’universalità di ogni individua esistenza. E la più recente produzione pittorica non a caso è rivolta proprio al pensiero come fonte progettuale della realtà umana, alla donna e all’Universo stellato. Sono “topos” ricorrenti che fanno parte della storia dell’umanità, che però vengono qui trasfigurati e presentati da Tiberio con forme nuove e rinnovate azioni pittoriche; invitano gli uomini ad essere protagonisti della storia, ad essere persone vive e non semplici burattini.
Le forme dell’arte, delle cose e delle persone ritratte da Tiberio sono essenziali, geometricamente definite nei volumi e negli spazi, prive di sfumature e commistioni di colori perché quello che conta è la purezza, l’essenzialità. Si tratta di un vocabolario visivo tutto incentrato su colori primari e su volumi geometrici chiari e definiti, indice di grande attenzione progettuale verso il mondo: una proposta pittorica che vuole mettere in risalto la verità e non quello che si cela negli oscuri meandri del non essere.

Di Rosso Vivo
Inaugurazione: sabato 29 agosto ore 21.00
Dal 29 agosto al 3 settembre 2009
Castello Medievale di Agropoli (SA)
A cura del Centro Studi Hemera
Orario: tutti i giorni dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 18.00 alle 23.00
Ingresso gratuito

lunedì 24 agosto 2009

La ruota della Fortuna

di Silvia Petrazzuolo

L’antica dea Fortuna viene descritta da filosofi e letterati come un essere malvagio dalla personalità duplice che prima seduce l’animo umano elargendo preziosi doni e poi dimostra la sua crudeltà privandolo improvvisamente della ricchezza accumulata con tanta avidità. Ritratta come una giovane donna, è associata a vari attributi simboleggianti la sua incostanza: il timone, il globo, le spighe, la prua della nave, la corda, il cerchio, la sfera o la ruota. La Fortuna, contrapposta ad ogni tipo di Virtù, è cieca ma ancor più spesso bendata, come la immagina Sant’Agostino.
Il primo esempio di Ruota della Fortuna fu riscoperto nel 1934 a Olynthos nella Villa della Buona Fortuna. Quest’importante scoperta ne ha dimostrato, secondo Robinson, l’origine antica e non medievale. Nel 523 Boezio scrisse la Consolatione Philosophie, celebre trattato filosofico-morale che ne definisce l’iconografia medievale. Egli oppone la Fortuna alla Provvidenza, rilevando un legame platonico tra Fortuna e volere divino.
Dal XII secolo si diffonde l’immagine della Fortuna mentre gira la ruota, attorno alla quale si distribuiscono di solito quattro o sei re: quello in cima detiene il potere, perde poi i suoi simboli regali da una parte, e li riacquista risalendo dall’altra parte della ruota. Il tema della Fortuna è ora associato a quello del potere attraverso il noto epigramma: “Regnabo, Regnavi, Regno, Sum Sine Regno”.
Nei primi secoli del Cristianesimo si iniziò una lotta contro il paganesimo e contro tutte le sue manifestazioni. Si voleva distruggere tutto ciò che di pagano esisteva ancora, decontestualizzando e tramutando ogni elemento politeista in un nuovo simbolo cristiano. Così, la Dea pagana, essere mostruoso propenso alla perfida doppiezza, fu convertita in creatura celeste, ministra dei beni materiali degli uomini, un riflesso del volere divino. Il Cristianesimo porta avanti un’opera di distruzione e di ricostruzione. La ruota diventa il suo attributo per eccellenza perché adatto ad esprimere la sua incostanza; a volte, la troviamo persino senza Dea. Ne parlano Petrarca, Boccaccio e Dante nel VII Canto dell’Inferno.
Nell’XI secolo si trova la prima raffigurazione medievale rinvenuta presso la Biblioteca di Montecassino in due versioni e una rinvenuta nell’Abbazia di Fécamp in Normandia. Villard de Honnecourt la disegna nel suo famoso taccuino nel 1225 ca.
Dal 1176 al 1185 si ritrova all’interno dell’Hortus Deliciarum di Herrera di Landsberg. Il più antico esempio medievale di raffigurazione della Ruota della Fortuna è un mosaico frammentario della seconda metà del XII secolo rinvenuto sotto l’attuale Duomo di Torino.
In alcuni casi la Ruota della Fortuna adorna i rosoni delle cattedrali. In Italia la troviamo nella Basilica di San Zeno a Verona (fine XII - inizio XIII sec) eseguita da Briotolo, sulle facciate della Cattedrale di Trento (inizio XIII sec) compiuta da Adamo di Arongo, della chiesa San Domenico della Cattedrale di Matera. I casi francesi sono due: sulla facciata del transetto nord a Saint’Étienne a Beauvais (1130-1140) e quello della Cattedrale di Amiens. Modelli svizzeri sono due: la Cattedrale di Basilea (fine XII sec) e la Cattedrale di Losanna. Esempi in affresco: nella Cattedrale di Rochester (XIII sec), nella Torre Abbaziale della Basilica di San Zeno a Verona, nell’Aula della Curia di Bergamo e nella Rocca Borromeo di Angera.
La raffigurazione è presente in numerosi manoscritti contenenti testi sacri con una connotazione morale a scopo didattico e in scritti profani (XII-XIII sec). Tra 1390 e 1400 si può citare l’affresco del Castello di Lichtenberg in Tirolo. Esempi postumi sono nella Cattedrale di Basilea (XV sec) e nella Cattedrale di Canterbury. L’antitesi tra la virtù come principio cristiano e la fortuna come dottrina di un fatalismo, contro il quale ogni opposizione è vana, è più che nettamente illustrata nel tardo gotico in uno dei mosaici del pavimento marmoreo della Cattedrale di Siena.

Immagini:
Cattedrale di Trento. La Ruota della Fortuna
Rocca di Angera. La Fortuna e la Ruota
Ruota della Fortuna di Siena

domenica 23 agosto 2009

Saturarte 09

Comunicato stampa

La rassegna d'arte contemporanea SaturARTE è giunta al consueto appuntamento di settembre ripetendo con straordinario successo il suo quattordicesimo anno di vita. Nata nel contesto delle numerose manifestazioni artistico-culturali dell’Associazione Satura, grazie anche all'importante intervento di critici, giornalisti ed operatori del settore, e soprattutto grazie all’entusiastica adesione di numerosi artisti provenienti da ogni parte d'Italia e dall'estero, che ogni anno sostengono la manifestazione, è stato possibile anche in questa edizione esporre e valorizzare opere inedite di talenti emergenti. Con grande rigore e passione per l’arte, la rassegna seleziona, individua e segnala artisti promettenti che con le loro opere sono in grado di offrirci momenti di pura emozione con dignità ed originalità.
Anche se le maglie dei filtri di qualità sono state di proposito tenute piuttosto strette, i criteri della selezione sono stati generosamente ampliati per tener conto del contesto attuale dell’arte contemporanea, dove ha luogo una perdita di consistenza e di proporzioni, che annulla le gerarchie e disperde i punti di riferimento tradizionali. Emergono pertanto dalla scrupolosa e difficile selezione, opere di diversi orientamenti stilistici, realizzazioni rese uniche per diversità e ricchezza sia delle tecniche che delle problematiche. Gli artisti selezionati elaborano e raccontano con passione e abilità descrittiva un proprio percorso caratterizzato da momenti di ricerca formale e avvalorato da interpretazioni appropriate.
La rassegna si svolge in un contesto congeniale agli artisti che si esprimono proponendo visioni personali del mondo o attraverso una ricostruzione dell'aspetto realistico delle cose oppure con interessanti raffigurazioni del loro rapportarsi in termini astratti. Le opere presentate segnalano un sorprendente coinvolgimento negli avvenimenti contemporanei, filtrati attraverso un intreccio di emozioni e di partecipazione che si materializza nelle sale espositive di Satura mediante un rapporto che continua da ben quattordici anni, dimostrando che l'arte è puro ed inesauribile sentimento del mondo e che la funzione principale dell'artista è quella di saperne cogliere la voce eterna. Là dove manifestazioni nascono e muoiono in tempi brevissimi, SaturARTE si pone come solido punto di riferimento cittadino, popolandosi ogni anno di validi artisti che arricchiscono la vita culturale di Genova con grande ricchezza di identità e capacità innovative.

sabato 22 agosto 2009

La Chiesa di San Sebastiano a Biella

di Claudia Ghiraldello

A Biella, in Piemonte, si trova una magnifica chiesa rinascimentale voluta dal generoso mecenate Sebastiano Ferrero (1438-1520) e dedicata al santo di cui egli portava il nome. Sebastiano Ferrero, personaggio straordinario, fu feudatario di numerosi luoghi, chiavaro di Biella, consigliere e tesoriere di casa Savoia, poi al servizio del re di Francia nel ducato di Milano dove lavorò finanche su progetti di Leonardo da Vinci. Fu amico dei papi Alessandro VI, Leone X e Giulio II. Morì lasciando un ingente patrimonio ed un notevole credito alla corte di Francia. La chiesa che volle eretta in quel di Biella è in stile lombardo e molto probabilmente fu costruita da Eusebio Ferrari.
L'edificio, la cui prima pietra venne posata nel 1504, fu ultimato verso il 1551; si presenta a croce latina e a tre navate divise da agili colonne in serpentinite della Valle di Oropa con pulvini in cotto. Magnifica è la decorazione della volta a botte della navata centrale, trattandosi di grottesche con inserimento di medaglioni contenenti le immagini di santi e beati; esecutore di tale opera, all'inizio del XVI secolo, in concomitanza con il terribile diffondersi della peste e, dunque, in una sorta di preghiera a Dio, fu il novarese Gerolamo Tornielli.
Anche la volta a botte del presbiterio e del coro è finemente decorata a finti cassettoni. Nella lunetta di fondo del coro una coppia di angeli sorregge un rosone con al centro una vetrata che reca figurato il monogramma di San Bernardino. Sempre nel coro, ma anche in altri punti della chiesa, si trova fregiato lo stemma del fondatore (il leone rampante) in una esaltazione del potere di tale personaggio e della sua famiglia.
All'incrocio del transetto con la navata centrale sorge un tiburio poligonale con dipinti ottocenteschi (1866-67) del Morgari.
L'altare maggiore (rifatto in parte) si deve all'opera di Francesco Albuzzi da Como verso la metà del XVIII secolo. Risultano poi particolarmente degni di attenzione il coro e il leggio, scolpiti da Gerolamo Mellis da Vespolate negli anni 1546-47 e impreziositi da placchette di Limoges risalenti addirittura al XIII secolo (ora, purtroppo, in parte mancanti). Nel presbiterio un'ancona, attribuita a Sebastiano Novelli (prima metà del XVI secolo), raffigura, oltre al committente canonico lateranense, San Sebastiano, Sant'Agostino e un santo vescovo.
Nella cappella caponavata di destra è conservata un'altra opera di grande valore: l'Assunta firmata e datata nel 1543 da Bernardino Lanino con cornice originale. Si tratta di un'opera magnifica che vede nella tavola centrale la figura della Vergine salire in cielo tra lo stupore degli Apostoli, mentre nella predella le storie della Madonna contemplano tra l'altro il macabro episodio apocrifo del funerale di Maria con l'incredulo che si avvicina al lettuccio del corteo funebre per rovesciarlo e le mani – ahilui! – gli restano appese al lettuccio medesimo grondando sangue; il sacrilego riacquisterà l'uso delle mani solo dopo aver venerato il corpo della Vergine ed essersi convertito. In questa tavola è raffigurato anche il committente Graziano della Torre con l'abito dei canonici lateranensi che reggevano chiesa e convento di San Sebastiano e che, evidentemente, promossero l'esecuzione dell'opera.
In corrispondenza del transetto, nella navata destra, si ha una bella statua, opera di Edoardo Tabacchi (1877), raffigurante Giovanna Bertiè Mathew, moglie del famoso generale Alfonso La Marmora. Accanto, un busto del marito è opera di Vincenzo Vela. Interessanti sono anche le statue della Fede, Speranza e Carità create dallo stesso Tabacchi nel medesimo anno e poste a decorazione della porta in marmo del monumento funerario della famiglia La Marmora.
Lungo la navata destra è poi interessante la cappella dedicata alla Madonna di Oropa, la quale conserva due dipinti raffiguranti uno San Bartolomeo, l'altro San Domenico, attribuiti a Boniforte Oldoni (verso il 1555).
Nella cappella caponavata di sinistra sono conservate le tre lunette a fresco che, dipinte dal Lanino, un tempo decoravano i portali esterni in facciata, questa rifatta nel 1885 da Andrea Bona e recentemente restaurata. Nella stessa cappella è conservato un bell'affresco strappato di Gaspare da Ponderano, affresco che, riferibile all'inizio del XVI secolo, raffigura una Madonna in trono con Bambino e i santi Rocco e Sebastiano, protettori dalla peste; proviene da una dimora di Massazza.
Nel transetto sinistro è poi interessante osservare l'Annunciazione dipinta sulle due grandi ante dell'organo cinquecentesco (si tratta di tele) da Raffaele Giovenone nel 1579.
Maestosa, a seguire, la scena di Crocifissione a fresco che si trova nella prima cappella che si incontra scendendo lungo la navata sinistra; risale all'inizio del XVI secolo.
Chiesa molto amata dai biellesi che la frequentano con assiduità, questa di San Sebastiano ebbe a subire in passato numerose traversie. Durante il periodo delle soppressioni napoleoniche il convento venne addirittura trasformato in caserma. Attualmente la chiesa, proprietà del Comune di Biella, è officiata da Padri Francescani e il convento dal 2001 è diventato sede dell'importante Museo del Territorio Biellese.



Immagini:
1 Esterno della chiesa di San Sebastiano a Biella
2 Tavola dell'Assunta, opera di Bernardino Lanino
3 Statua di Giovanna Bertiè Mathew, di Odoardo Tabacchi
4 Affresco raffigurante la Crocifissione

A Viggiano "Visitiamo insieme il centro storico"

Comunicato stampa

Al via la II Edizione della tradizionale passeggiata nell’antico centro storico, tra golosità eno-gastronomiche, antichi e suggestivi scorci urbanistici della nostra unica Italia medioevale, evocative e magiche chiavi di volta, su antichi portali, decorate a motivi anche floreali ma, soprattutto (e non poteva essere diversamente) a strumenti musicali e, inevitabilmente: arpe.
“VISITIAMO INSIEME IL CENTRO STORICO” sarà anche occasione per realizzare l’iniziativa “ABBRACCIAMO INSIEME L’ITALIA”, nell’imminenza delle giornate nazionali per la valorizzazione dei beni e monumentali e tradizioni, promosso dall’UNPLI (Unione Nazionale Pro Loco d’Italia), attraverso la quale la Pro Loco Viggianese metterà a disposizione le conoscenze di propri operatori che accompagneranno il pubblico in visite guidate al “Museo delle Tradizioni Locali” e ai ‘beni immateriali’ di Viggiano.
Inoltre l’escursione, simpatica invasione nei vicoli e ‘vico’ della parte alta della cittadina, seguirà un vero e proprio percorso che, oltre a soddisfare i palati più golosi con gastronomie tipiche e vini da produttori selezionati in ambito di origine certificata e locale, offrirà anche simpatici momenti di intrattenimento musicale, in abbinamento con le piazzette di degustazione, dando vita al primo concorso popolare “OTTO & BËRNELLI”, pretesto per rendere omaggio all’arte di queste due autentiche leggende della musica itinerante.
Durante i vari incontri con il cibo, infatti, il pubblico avrà modo di assistere a spettacoli di strada e, alla fine dell’itinerario, compilando l’apposita scheda di voto, segnalare il nome dell’artista, o gruppo di strada, di cui ha particolarmente gradito l’esibizione.
Nelle due serate di MERCOLEDI’ 26 e GIOVEDI’ 27, mentre tutti i “musicanti di strada” si concentreranno in piazzetta San Pietro, sito finale del percorso, alternandosi in una colorata performance collettiva, verranno conteggiate le schede di voto che, sommate nelle due serate, determineranno, nella serata finale di Giovedì 27, il vincitore della targa “OTTO & BËRNELLI”, in riconoscimento ai due artefici del rilancio della popolarità di questa arte arcaica e profondamente ancestrale che, proprio per VIGGIANO, la sua anima e la sua storia, ha un significato particolare.

giovedì 20 agosto 2009

Dalla pietra alla carta

Comunicato stampa

Nel titolo di quest’esposizione “Dalla pietra alla carta” sono condensate alcune problematiche relative all’arte plastica contemporanea e in generale a quella ricerca che riesce a far “parlare” i materiali in modi sempre più specifici e appropriati. Gli artisti, Terenzio Eusebi e Giuliano Giuliani entrambi ben noti al pubblico nazionale e marchigiano in particolare, sono rappresentanti di un modo di intendere l’arte in modo affatto personale. Entrambi hanno infatti sviluppato un proprio linguaggio al di fuori dalle correnti dominanti, proprio per riuscire a trasmettere integralmente il proprio pensiero, la propria poetica. Hanno inaugurato con successo sempre rinnovato, un percorso che li rende sempre riconoscibili pur situandosi dentro quell’arte contemporanea che sa confrontarsi con le rivoluzioni del Novecento.
Eusebi è portatore di un nomadismo stilistico che lo conduce a confrontarsi spesso con problemi tecnici sempre diversi, la sua posizione sembra tendere a qualcosa senza volerla veramente raggiungere completamente. Sembra di assistere alla proposizione dell’opera come In-finitum, come qualcosa da non completare mai interamente, come un work in progress eterno. Le sue forme, infatti, non sono mai chiuse, ma tendono naturalmente alla polisemia. Nei lavori in cui la carta è il medium prevalente sa creare situazioni in divenire, textures, reticoli, fratture, confini incerti, increspature delle superfici, sono sorgenti di misteri e di nuove avventure sensoriali. Le carte sono geografie di un mondo che si sta lentamente formando.
Giuliano Giuliani è invece uno scultore in purezza, la sua maniera di sentire la materia, il travertino, è tanto memoria e testimonianza artistica, quanto patrimonio personale di consanguineità. Ma anche il suo “sottrarre” è classico fino ad un certo punto perché lo scultore prosciuga la materia fino a svuotare il blocco e renderlo una pelle levigata e fragile. “In questo gioco di dare leggerezza a ciò che esprime interamente il contrario, ha scritto Valerio Dehò, vi è tutta la scultura del Novecento in quanto, messi di parte i dubbi rappresentativi, non rimane che spingere l’analisi dentro il rapporto tra forma e materia.”
Molto interessante è come lui cerchi quel punto di rottura, di catastrofe, oltre il quale la materia collassa. Il riassemblaggio degli elementi porta poi dentro la poetica di Giuliani, l’irruzione del caso, quasi duchampiana per contrasto con la classicità della sua adesione alla scultura. La rigidezza, la fissità vengono ribaltate in un ordine che proprio perché casuale è provvisorio. Anche se la materia, resta comunque a testimoniare di una passione per lo scolpire come incessante manualità dell’uomo che contende il primato delle forme alla natura, in una lotta incessante.
La mostra di Villa Picena avvicina quindi due personalità forti e distinte, accomunate da un sentimento personalissimo del fare arte attraverso un dialogo silenzioso che consente, anche al pubblico meno abituato all’arte contemporanea, di comprenderne motivazioni e tensioni.

Dalla pietra alla carta - Terenzio Eusebi / Giuliano Giuliani
Galleria d'Arte Villa Picena
Via Salaria, 66, Colli del Tronto (AP)
Dal 28 agosto 2009 al 31 marzo 2010
Inaugurazione venerdì 28 Agosto 2009 ore 19.00
Curatori: Andrea Valentini; Alessandro Zechini
Testi critici: Valerio Dehò
Orario: tutti i giorni su appuntamento
Biglietti: ingresso libero

mercoledì 19 agosto 2009

Eventi in pillole

a cura di Giovanna Russillo

KILLER® SORPRESA
"SpazioArte" della Libreria Kube, Gallipoli (LE)
Fino al 31 agosto 2009

La mostra prende il titolo da un’opera di Walter Spennato semifinalista al concorso internazionale “Kinder cerca arte”.
Una mostra provocatoria dove la realtà nelle sue più pericolose sfaccettature è la principale fonte di ispirazione dell’autore. C’è di tutto, dalle violenza delle pistole alle maschere antigas. E’ di violenza urbana che si parla, quella veicolata dalla Tv e sparata sull’osservatore, spesso ignaro. Il tutto condito dalla mediocrità che attraversa il quotidiano. Il finale non lascia spazio a dubbi: l’annientamento, un’esplosione di bombe, un mucchio metallico, frammenti di realtà sempre più simili a schegge impazzite.
La mostra è patrocinata dal Comune di Gallipoli (Assessorato alla Cultura).

CASTELLI SUL MARE
Castel del Monte, Andria
Fino al 30 settembre 2009

Un affascinante itinerario alla scoperta dei più suggestivi castelli sul mare, dall’Adriatico al Tirreno. Immagini di incantevoli manieri, diversi per storia e architettura, ma con un fondamentale elemento in comune: il mare.
Grazie ad esso razze, culture e religioni si sono incontrate e confrontate e ciò ha reso ancora più affascinanti le storie di questi luoghi.
La mostra fotografica approfondisce le cause economico-sociali alla base della costruzione dei castelli fra Medioevo ed Età Moderna abbracciando i temi dell’architettura, dell’arte e della natura. Tra le fortezze più importanti e più note ci sono l’Arsenale di Venezia, il Maschio Angioino di Napoli, il castello di Rapallo, quello di Otranto, fino a Castel Genovese dell’Asinara. Organizzata dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio per le province di Bari e Foggia, la mostra è stata realizzata in collaborazione con UBI BancaCarime ed è stata curata da Michela Tocci, Direttore di Castel del Monte.

mercoledì 12 agosto 2009

Francesco Borromini: per iniziare

di Angela Delle Donne

Iniziamo con questo articolo un percorso su i monumenti più importanti realizzati da Francesco Borromini per la città di Roma. Dapprima parliamo della vita di questo eclettico artista. Borromi, il cui vero nome è Francesco Castelli, nasce sul lago di Lugano alla fine del 1599. Figlio d’arte e cresciuto nell’ambiente ticinese, dove era radicata la tradizione di scalpellini ed architetti, da bambino si trasferisce a Milano per fare l’apprendistato fino ad arrivare a lavorare alla fabbrica del Duomo. Nel 1619 va a Roma, dove il Maderno, con lui imparentato, lo introduce all’ambiente dei cantieri di San Pietro, di Sant’Andrea della Valle e di Palazzo Barberini. Collabora con Bernini al baldacchino della basilica vaticana, ma la rivalità tra le due personalità artistiche era già nata in precedenza, evidenziando le differenze di carattere e di estro artistico. La prima commissione come architetto indipendente è la chiesa e convento dei Trinitari Spagnoli di San Carlo alle quattro fontane, negli stessi anni riceve commissioni da ordini religiosi quali per esempio gli oratoriani di san Filippo Neri. Gli incarichi continuano ad arrivare e si divide tra Roma, Napoli e Bologna; grazie anche all’elezione di Papa Innocenzo X Pamphilj che lo sceglie tra i suoi artisti preferisti, a discapito di Bernini che temporaneamente era caduto in disgrazia. Ma questo vento favorevole finirà nel 1655 alla morte del Papa Pamphilj, dando inizio ad un periodo di crisi e di tormento che lo porteranno al suicidio nel 1667.

Energia Contemporanea

OMAGGIO A ENZO NENCI (1903-1972), scultore
TERESA NOTO, Opere dal 2004 al 2009
Castello dei Pico Mirandola di Modena
Dal 26 settembre al 8 novembre 2009

Comunicato stampa

Il 26 settembre c.a. alle ore 17,30 s’inaugurerà al Castello dei Pico di Mirandola (MO) la rassegna “Energia contemporanea” che comprende un“Omaggio a Enzo Nenci (1903-1972), scultore” e una mostra personale della pittrice Teresa Noto, nuora del grande artista emiliano-lombardo.
Di Enzo Nenci saranno esposte una decina di importanti sculture, diverse inedite, accompagnate dal libro-catalogo “Enzo Nenci il linguaggio della scultura” che raccoglie i testi dedicati all’artista dai maggiori Poeti del ‘900 (M.Luzi, P.Bigongiari, A,Parronchi, M.L.Spaziani, L.Erba, R.Sanesi, ecc.), che contiene le presentazioni di Giuseppe Di Giacomo, professore ordinario di Estetica all’Università “La Sapienza” di Roma e di Giuseppe Muscardini, storico letterario, bibliotecario in seno ai Musei d’Arte antica di Ferrara.
L’”Omaggio a Enzo Nenci” sarà onorato la sera del 15 ottobre con una lettura pubblica dei testi poetici attuata dagli attori della compagnia teatrale “La Fata Morgana” , che avverrà in contemporanea con la proiezione delle immagini scultoree a cui sono dedicati.
La mostra della pittrice Teresa Noto raccoglierà una ventina di tele di grandi dimensioni, tra queste il ritratto del Presidente degli Stati Uniti Barack Obama , che aprirà la rassegna, la sola opera figurativa, che è in attesa di raggiungere l’America.
In allegato la locandina della mostra e l’invito, il catalogo contiene un testo critico del professor Angelo Andreotti, direttore dei Musei d’Arte antica di Ferrara. Teresa ha esposto in importanti Musei e gallerie in Italia e negli States, quest’anno è stata invitata da una commissione composta da Giorgio Di Genova, Carlo Fabrizio Carli, Giorgio Seveso, Claudio Strinati, Leo Strozzieri a partecipare al Premio Internazionale d’Arte “ XXXVI° Premio Sulmona”che s’inaugurerà il 12 settembre, e il Fashion District-Città della Moda di Mantova, nell’aprile-maggio 2005 ha ordinato una sua grande mostra curata da Vittorio Sgarbi.
L'”Omaggio a Enzo Nenci” sarà riproposto (in altra forma) in dicembre al Museo “A.Bonzagni” di Cento, in abbinamento alla mostra antologica del pittore ferrarese Galileo Cattabriga, amico dello scultore.

martedì 11 agosto 2009

Gianni Ottaviani. Archeopatie II

Comunicato stampa

La mostra "Archeopatie II" celebra il 50° anno di attività dell’artista Gianni Ottaviani, di origini picene ma milanese di adozione. L’esposizione museale rappresenta l’evoluzione capitolina della prima personale dell’autore, “Archeopatie”, svoltasi presso il Museo Archeologico di Milano dal 5 ottobre 1995 al 2 ottobre 1996 già patrocinata dal Comune di Milano.
In tale occasione il Complesso del Vittoriano ospiterà un nucleo di 66 opere, tra cui diversi polittici, nel quale confluisce la seconda fase della sua ricerca artistica, iniziata negli anni Ottanta, che fonda le sue radici nello “scavare nella memoria, documentare, ricostruire e riappropriarsi”, come dichiarato nella prefazione del catalogo ufficiale pubblicato dalla Editoriale Giorgio Mondadori.
Le opere di Ottaviani sono da interpretare come specifiche annotazioni della memoria, preziosi frammenti di un vissuto celati nell’inconscio, reperti di una storia umana che assurge ad un’archeologia dell’io. Freud l’avrebbe definita “Archeologia dell’anima”.
L’ipotesi di una ricostruzione è tuttavia da escludersi, considerando che l’artista tende a mettere in evidenza la dispersione degli elementi nonché l’impossibilità di un recupero mnemonico integrale. In tal senso le lacune costituiscono lo specchio della fragilità del contemporaneo e il modus operandi di Ottaviani corrisponde ad un “processo di stratificazione archeologica” tra i “relitti del naufragio del passato”, come attesta Ermanno Arslan, Archeologo ed ex Sovrintendente ai Beni Artistici del Co mune di Milano.
In mostra figurerà anche una monumentale opera di dimensioni pari a 7x1,50 metri, realizzata nel biennio 2005-2006 e dedicata all’immagine del Cavallo, metafora di continuità e mezzo indispensabile per lo sviluppo dell’umanità. Essa è composta da 17 pannelli e 150 formelle, su cui l’artista ha raffigurato vari cavalli così come sono stati rappresentati dalla preistoria ad oggi nei campi più disparati mediante una ricerca simile a quella archeologica.
Il soggetto del cavallo rappresenta una costante nel percorso creativo di Ottaviani, ispirata da un detto islandese: “Un uomo da solo è un mezzo uomo, un uomo con un cavallo è un uomo e mezzo“. Il giorno dell'inaugurazione il Circolo Ippico Il 13 Rosso di Rignano Flaminio, in simbiosi con l'opera dell'artista ha intenzione di effettuare un suo particolare omaggio al Cavallo con un intervento all'esterno del Vittoriano in Costume e a Cavallo qualora le autorità preposte ne concedano il necessario permesso.
Gianni Ottaviani nel 2005 su incarico della Direzione del Ministero della Cultura della Turchia ha sovrinteso all'organizzazione della Biennale Internazionale d'Arte di Ankara della quale è stato anche Presidente della Giuria.

GIANNI OTTAVIANI. ARCHEOPATIE II
Presso: Complesso del Vittoriano, Sala Zanardelli
Ingresso da Piazza Ara Coeli, Roma
10-23 settembre 2009
Inaugurazione: Giovedì 10 settembre ore 18
Orario di visita: lunedì - giovedì 9:30 - 18:30
venerdì, sabato e domenica 9:30 - 19:30
Catalogo: Editoriale Giorgo Mondadori

domenica 9 agosto 2009

Ludovico Einaudi incanta il pubblico lucano

di Chiara Lostaglio

L’undicesima edizione del Vulcanica Live Festival termina anche quest’anno con un grande artista italiano, Ludovico Einaudi. Compositore e pianista torinese, inizia la sua carriera nel jazz rock e si afferma come musicista classico con la creazione di composizioni orchestrali e da camera. Scrive in particolare per teatro e cinema, componendo nel 1988 l’opera teatrale Time Out, e per film quali Treno di panna di Andrea De Carlo (1988), Aprile di Nanni Moretti (1998), Le parole di mio padre di Francesca Comencini (2001). Musica da camera, per orchestra, colonne sonore, teatro, danza, la musica di Einaudi si sposa perfettamente con più linguaggi d’arte e regala armonie di leggerezza, su un dondolo di emozioni che si spinge sempre più verso l’alto. Il musicista si è esibito nell’atrio del Palazzo G. Fortunato di Rionero in Vulture che, nelle scorse edizioni, ha ospitato altri grandi artisti come Giovanni Allevi, Stefano Bollani ed Enrico Rava.
Il Vulcanica Live Festival nasce da un’idea del responsabile artistico Vincenzo Paolino e di giovani rioneresi che uniscono l’amore per la musica d’autore a quello per la propria terra. E sapientemente riescono a valorizzarla con importanti eventi musicali.
Un tocco elegante delle dita e il concerto incomincia senza una scaletta precisa, perché l’ordine è dettato dalle sensazioni del momento, durante i concerti delle serate d’estate. Una mattina, Passaggio e il piacere dell’ascolto ingentilisce i pensieri. E ancora la sublime Le Onde ispirata a Virginia Woolf, dove vita e mare si assomigliano e non permettono di approdare al faro.
Il pubblico si lascia trasportare dalle “onde” della sua musica, eterea navigazione che approda nei luoghi ameni dell’anima. Ogni nota è una scintilla che infiamma e rincuora e, in un attimo, tutto sembra in armonia, le mani sul piano, il pubblico immobile, gli alberi e il vento che gioca con le foglie e gli spartiti. Una perfetta sintonia che soltanto la melodia dei sogni riesce a compiere. La melodia dei sogni di Ludovico Einaudi.

sabato 8 agosto 2009

Brevi In Arte

a cura di Francesco Mastrorizzi

TOMMASO CASCELLA, IL PERCORSO DI UNA VITA
Museo di Villa Urania, Pescara
Fino al 31 ottobre 2009

Fino al prossimo 31 ottobre sarà visitabile presso il museo di Villa Urania a Pescara la mostra “Tommaso Cascella, il percorso di una vita”. Si tratta del contesto più completo che ad oggi abbia trattato del pittore Tommaso Cascella, primogenito dell’artista pescarese Basilio e fratello di Michele e Gioacchino, che per via del carattere riservato ed austero non si è mai sufficientemente adoperato per promuovere la sua figura di artista. L’esposizione presenta circa 40 opere (oli su tela, pastelli su cartoncino, maioliche e tecniche miste) realizzate tra il 1907 e il 1950, che ci rivelano un nuovo volto di Tommaso, prima enfant prodige e poi artista maturo, sempre pieno di entusiasmo e di passionalità, che trova nella pittura la sua massima espressione. La mostra è frutto di un lungo e paziente lavoro di ricerca, condotto da Vincenzo de Pompeis e da Giovanbattista Benedicenti, ed è stata realizzata grazie al beneplacito della Camera di Commercio di Chieti e di collezionisti privati abruzzesi e milanesi, che hanno prestato le loro opere.
Nato ad Ortona e vissuto in Abruzzo, Tommaso Cascella ha fatto una scelta che ha penalizzato la sua notorietà, premiando forse la sua qualità artistica: è rimasto nella terra in cui è nato, abitando a Pescara in quello che era stato il laboratorio del padre e che oggi è sede del Museo Basilio Cascella. Scelta contraria di quella compiuta da suo fratello minore, Michele, diventato più celebre anche grazie alle sue esperienze internazionali. Vissuto tra il 1890 e il 1968, Tommaso Cascella ha reso onore al suo Abruzzo documentandone con colori vibranti scene di vita popolare e scorci paesaggistici, come il porto fluviale di Pescara, attraversato dalle caratteristiche paranze, le colline della provincia, la Majella "madre" e il Gran Sasso, la “bella addormentata”, che si staglia all’orizzonte vista dal fiume.
Per l’occasione è stato pubblicato un vero e proprio volume monografico dedicato a Tommaso Cascella, il primo che presenti con completezza la sua vita e la sua carriera artistica. Il libro, di oltre cento pagine, edito da Ianieri e cofinanziato dalle Fondazioni Pescarabruzzo e Paparella Treccia-Devlet, riporta oltre 160 testimonianze della carriera artistica di Tommaso, moltissime delle quali inedite: dal suo esordio, appena quattordicenne, come disegnatore su un fascicolo realizzato in onore a Gabriele d’Annunzio, passando per la sua prima mostra tre anni dopo a Parigi e documentando le esposizioni a Milano, alla Biennale di Venezia (1920), a Bari (1929) e alla Quadriennale Nazionale d’Arte di Roma (1952).

UN MOSAICO PER TORNARECCIO
Tornareccio (CH)
Per tutto il mese di agosto

La grande arte torna ad animare il borgo di Tornareccio (CH). Per tutto il mese di agosto si svolge la quarta edizione di "Un mosaico per Tornareccio", l’originale iniziativa ideata da Alfredo Paglione, il collezionista e mecenate originario proprio di questo paese, che sta trasformando il suo paese natio in uno straordinario museo a cielo aperto. L’evento, un vero unicum nel panorama artistico nazionale, è promosso dall’associazione Amici del Mosaico Artistico e dal Comune di Tornareccio, con la collaborazione scientifica della nota esperta di mosaici Laura Gavioli e il coordinamento di Elsa Betti, autrici dei testi del catalogo edito da La Frentania di Lanciano.
Così, con l’inaugurazione di altri nove mosaici avvenuta il 1 agosto, mosaici che si aggiungono ai sedici delle edizioni precedenti, salgono a venticinque le opere musive che si possono ammirare su altrettante facciate delle abitazioni, dislocate in ogni angolo del paese. I nuovi capolavori, realizzati dal Gruppo Mosaicisti Ravenna, sono riproduzioni dei bozzetti realizzati da Sergio Ippoliti, Pierluigi Abbondanza, Alessandro Busci, Jacopo Cascella, Omar Galliani, Piero Guccione, Antonio Maya e Fujio Nishida, gli artisti che nel 2008 hanno ricevuto maggiori consensi dalla giuria popolare e quella di esperti. A questi otto si aggiunge un pregevole "fuori concorso", che rappresenta la grande novità di questa edizione 2009: una riedizione del mosaico "Testa maschile" di Gino Severini, il grande maestro scomparso nel 1966, autorizzata dai suoi familiari che in questo modo hanno voluto dare un’ulteriore autorevolezza artistica a "Un mosaico per Tornareccio", già di per sé molto elevata grazie alla presenza negli anni scorsi di artisti del calibro di Sassu, Ortega, Calabria, Guccione, Galliani, Notari, Cattaneo, Savinio e altri.
Quanti sceglieranno Tornareccio per ammirare i mosaici, inoltre, avranno la possibilità di vedere presso il salone polifunzionale in via del Carmine la mostra "Sorriso amaro", una personale di Sergio Ippoliti, l’artista più votato in assoluto nel 2008, e i venti nuovi bozzetti in gara per diventare mosaici nel 2010, inviati nelle settimane scorse da artisti di respiro internazionale. La mostra di Ippoliti e i bozzetti rimarranno in esposizione fino al 30 agosto, data entro cui tutti i visitatori potranno votare, mediante apposito modulo presente in loco, il bozzetto che si intende far trasformare in mosaico nel 2010.
Altre informazioni su www.unmosaicopertornareccio.it.

venerdì 7 agosto 2009

RADICIFESTIVAL 2009

Comunicato stampa

E’ tutto pronto per il festival Radici di Viggianello, nel cuore del Parco del Pollino. Lunedì partirà la IX edizione che si terrà presso l'Anfiteatro Comunale di Viggianello - Pz.
Un programma, quest’anno, ricco di iniziative collaterali e che vedrà l’esibizione di un grande artista popolare di fama mondiale Antonio de la Cuesta, al secolo Tonino Carotone, per presentare il suo ultimo lavoro “Ciao mortali” nell’unica tappa prevista tra la Basilicata e la Calabria. Aprirà il concerto la Spasulati Band, una band dalle sonorità ska-reggae arbresche che farà danzare il pubblico di Radicifestival. I concerti saranno gratuiti.
Promossa dall’Associazione Culturale VoltalaCarta, la manifestazione si arricchisce da tre anni di una importante iniziativa collaterale: il Radicietnocontest, che offre alle band la possibilità di iscriversi gratuitamente al sito del festival www.radicietnocontest.com, di essere votati e poi selezionati per l’incisione di un Cd live, prodotto quest’anno dall’etichetta discografica Mk Records.
Ragguardevole è stato il successo di questa edizione, essendosi iscritti più di cinquanta artisti da tutta Italia, che si concluderà con la serata finale di lunedì 10 agosto 2009 in cui saliranno sul palco le tre band emergenti che hanno totalizzato più voti popolari: i sardi Boghes De Bagamundos, i sicilianiKaloma e i calabresi Zona Briganti.
Tre gruppi di sicuro originali e caratterizzati da un'alta cura del suono e dalle coinvolgenti scelte musicali. Seguirà l'esibizione dei Taranta Terapy, gruppo vincitore dell'edizione 2008 per il lancio del cd Terra K'abballaVenus Distribuzioni a cui hanno preso parte Apres la Classe e Daniele Sepe).
Tra le attività collaterali anche quest’anno RadiciTrekking: escursioni e rafting nelle gole del fiume Lao (www.laosrl.it), RadiciBook: che vedrà l’importante presentazione del volume “Feste popolari nel’Italia Meridionale con la partecipazione della dott.sa Stefania Massari, direttore dell’Istituto per la demo-etno antropologia – Ministero dei Beni Culturali, RadiciArt: una mostra di fotografia dell’artista italo-londinese Chiara Coccorese, e infine RadiciRedWine: stands di prodotti tipici e degustazione dei vini del Pollino.

Tutte le info su http://www.radicifestival.it

Ecco il programma dettagliato:

RADICIFESTIVAL – IX EDIZIONE –
VIGGIANELLO - PZ
PARCO NAZIONALE DEL POLLINO –
10 e 11 agosto 2009 – ingresso libero –

10 agosto 2009:

  • h 23,00 TARANTA TERAPY IN CONCERTO

11 agosto 2009:
  • h 9,00 RADICITREKKING: Colle Impiso - Piano di Gaudolino - POLLINELLO (2040 m slm) - Info Tel 380 3064335
    Servizio navetta gratuito. In collaborazione con Coordinamento Pro Loco del Pollino e Guide Ufficiali del Parco.

  • h 18,00 RADICIBOOK: presentazione dei libri: “Feste popolari nel’Italia Meridionale” e “Alberi: un antologia di racconti”. Interverranno: Stefania Massari, direttore dell’Istituto per la demo-etno antropologia – Ministero dei Beni Culturali, D. Pappaterra, presidente dell’Ente Parco del Pollino, V. Santochirico, Assessore regionale all’Ambiente.

  • h 21,00 SPASULATI BAND in concerto - www.spasulatiband.it

  • h 23,00 TONINO CAROTONE in concerto - www.toninocarotone.eu

Durante le serate RADICIREDWINE (festa del vino Rosso del Pollino)

giovedì 6 agosto 2009

Speranze oltre le nuvole

Dino Ventura. Speranze oltre le nuvole
Museo Scenografico del Costume e della Civiltà Rurale, Pignola (PZ)
Dal 10 al 31 agosto 2009
Vernissage: 10 agosto ore 20.30

Testo tratto dal catalogo:

Qualità artistiche, forza di carattere e amore per l’arte si mescolano con maestria nelle nuove opere di Dino Ventura.
Ogni forma, ogni segno mostrano una precisa e chiara ristrutturazione compositiva basati su una ricerca assoluta della dissoluzione, caratterizzata dall’introduzione della tecnica del “dripping”, garantendo casualità, immediatezza e improvvisazione. Emerge una tecnica elegante, raffinata, di giusto equilibrio, unita da una moderna sensibilità cromatico-materica e ad una rigorosa visione della realtà trasfigurata attraverso una personalissima e intesa empatia che lo lega ad una forte sfera emozionale dell’inconscio.
Nei suoi dipinti aleggiano atmosfere e colori che denotano una solida formazione artistica ricca di significati profondi e simbolici legati ai valori fondamentali della vita. I valori li troviamo in tutto ciò che facciamo e che pensiamo nella vita quotidiana, nei progetti futuri, nelle reazioni di tutti i giorni. Influenzano la nostra persona, i nostri rapporti con gli altri e con la società in cui viviamo.
Il rispetto, la famiglia, l’onore, l’amicizia, il coraggio, la libertà, l’amore. E’ questo che vuole tramandare alle future generazioni attraverso una forma d’arte capace di accogliere le diversità, sia come diversi punti di vista, sia come diverse sensibilità, sia come diverse percezioni che ci arricchiscono liberandoci dagli schemi predefiniti. (Prof.ssa Giusi Ciarmoli)

Dino Ventura. Speranze oltre le nuvole
Museo Scenografico del Costume e della Civiltà Rurale
Via Aldo Moro - Pignola (PZ)
Dal 10 al 31 agosto 2009
Vernissage: 10 agosto ore 20.30
Ingresso gratuito
Orari: tutti i giorni 19.30-22.30 e su appuntamento.
Testo critico Prof.ssa Giusy Ciarmoli
Presentazione a cura della D.ssa Simona Brancati