sabato 31 ottobre 2009

BodyForm

(Comunicato Stampa)

Il giorno 06 Novembre, dalle ore 18.00 la galleria d’Arte Art Fine Photography inaugura una serie di esposizioni, nel suo spazio in via Paolo Zacchia n°20, Roma, zona Piazza Bologna.

Con la direzione artistica di Enzo Ventre il fotografo Morgan Capasso presenterà i suoi lavori in un’esposizione fotografica che tramite la bodypainting unisce la morbidezza delle forme del corpo con i colori, la fantasia e la sensibilità della pittura, creando un insieme armonioso, e dando vita e tridimenzionalità alle sue opere d’Arte.

Nell’esposizione saranno presentate le foto con gli Art Work di Michela Barbarossa, Marco Curatolo e Simona Fabe. Il pubblico sarà accolto da una vera e propria performance live di bodypainting. La galleria Art Fine Photography sarà lieta di prestare gratuitamente le sue mura per i finesettimana a seguire ad artisti emergenti e non, che avranno la possibilità di esporre i loro lavori e mostrare al pubblico le passioni e le varie sfaccettature dell’Arte.

Per maggiori informazioni:

www.artfinephotography.net

info@artfinephotograhy.net

tel: 06 95214163 - 3312198363

La Certosa di San Lorenzo

di Eleonora D'Auria

Al crepuscolo sentivo di divenire inanimato ed eterno… giunto al silenzio, e liberato nel mio profilo come le montagne.” (Alfonso Gatto)

Narra la Certosa e sussurra verso sera il suono incantato del silenzio. 1306, data di fondazione. Sette secoli di storia vivono serrati dietro l’ampia facciata, plasmati armoniosamente e avvolti in un clima di sublime contemplazione. Aperto di giorno, il grande portale di accesso si serrava di notte, e tutto veniva avvolto e tutelato dagli armigeri chiusi nella poderosa torre. La facciata della Certosa di San Lorenzo, chiude oggi come allora, lo spazio della corte esterna, costituendo un’ insormontabile barriera per gli estranei. Valicarla è concesso a pochi, e l’intrusione necessita silenzio e contemplazione. Vari gli spazi che si articolano oltre essa, in una successione ispirata ad una rigorosa divisione tra casa alta e casa bassa. Le precise regole dettate da Guido I per l’ospitalità ad estranei, dovuta ad episcopis et abbatibus et cunctis in religioso habitu, imponeva una esatta scansione dei giorni prescelti per i pranzi in comune. Ospiti religiosi dunque, ai quali era consentito dormire nella “casa alta”. Gli ambienti della foresteria nobile erano dunque destinati agli ospiti di riguardo, occupando, come sopra detto, il piano superiore del primo chiostro. Di impianto tardo manierista, il chiostro ha un portico al piano terra e un loggiato al piano superiore sul quale si erge la torre rettangolare dell’ orologio, che accompagna oggi come allora i battiti dell’uomo. L’ingresso sul chiostro era usato di rado dai monaci che raggiungevano la chiesa dalla clausura attraverso spazi interni. Nell’ angolo del chiostro una scalinata introduce al piano superiore, un finto porticato, che lascia vedere scene di vita agreste, corsi d’acqua. Un rapporto paesaggio-figure, riproposto in egual misura nella pittura della Loggia del Priore, e che ritroviamo con i medesimi accenti esasperati nei pittori paesaggisti napoletani della prima metà del XVII. Una innegabile continuità stilistica lega difatti la Certosa napoletana e quella di Padula, rendendo certa l’ ipotesi di una stretta collaborazione tra le maestranze locali e quelle partenopee. Silenzio introduce al chiostro del cimitero, che perse la sua funzione allorquando in un angolo del chiostro grande ne venne sistemato uno nuovo. Il cimitero nelle certose occupava un’area limitata, essendo consuetudine seppellire i defunti senza bara, rendendo cosi più rapido il processo di decomposizione, e favorendo dunque il ripetersi dell’ interramento nel medesimo posto dopo una decisa di anni. Una semplice croce di legno veniva posta sulla tomba del certosino, croce che attualmente, collocata al centro del chiostro ha valore simbolico nel ricordare la sua antica funzione. Il giardino centrale, separato dai bracci del portico da un ritmo alternato di ampi archi e più stretti passaggi architravati, incanta con aiole e piante ornamentali. L’antico chiostro era ubicato in un luogo piuttosto appartato della Certosa, fuori dall’asse principale rappresentato dal percorso rettilineo che dal cortile esterno conduceva oltre, verso la foresteria e il chiostro dei procuratori, alle celle più isolate della clausura. Figura, quella del procuratore estremamente importante nell’ economia della struttura. A lui il compito di amministrarne l’intero patrimonio, sovrintendendo al buon andamento della casa, consentendo cosi ai Padri di dedicarsi interamente alla vita contemplativa, mantenendo al contempo rapporti con l mondo esterno. Un carattere, quello di cerniera tra il mondo laico e quello contemplativo che traspare anche dalla struttura architettonica della Certosa di San Lorenzo. Al chiostro dei procuratori si accede dal lato sinistro del corridoio d’ingresso, dunque ancora al di qua della clausura vera e propria. Dal piano superiore si raggiunge anche la biblioteca e l’appartamento del Priore. Generalmente la presenza dei procuratori era alquanto numerosa e necessitava di alloggi adeguati, cosi intorno al chiostro, che si compone di un portico al pian terreno e di una galleria finestrata al piano superiore, gravitavano i quartieri dei procuratori e l’appartamento del Priore. Una fontana circolare in pietra ornata di un delfino e da animali marini, crea al centro del chiostro un brioso stacco artistico, contrapponendosi alle simmetriche aiuole dallo schema semplice ed elegante. Anche questo chiostro, cosi come quello del cimitero antico, appartiene nella sua veste attuale alle ristrutturazioni settecentesche, facendo riferimento al vasto repertorio degli architetti napoletani del XVIII sec. In alto, sull’ arco della porta che immette nel primo corridoio del chiostro grande, si legge la seguente scritta, che spiega in sintesi la vita dei Certosini e che tradotta recita cosi: “Qui c’è sicura quiete, di qui si passa per andare al cielo. Resta qui per sempre o pellegrino. La quiete ti farà preservare.” Elemento culminante della vita monastica, questo chiostro si distingue per la sua monumentalità , scandita dal ritmato e ordinato ripetersi di identici elementi architettonici. Articolato su 84 pilastri su cui corre una poderosa fascia in pietra con triglifi e metope, attesta con la sua ampiezza dimensionale l’importanza ad esso connessa. La mancanza di documenti precisi, rende nebulosa la sua demarcazione cronologica relativa alla sua costruzione e all’ immenso scalone. Sporadiche fonti documentano il 1583, come anno di costruzione del nuovo chiostro. Si trattava evidentemente del rifacimento del vecchio chiostro grande esistente fin dagli inizi della fondazione della Certosa. Sconosciuti gli autori del chiostro, la cui costruzione si protrasse per circa 200 anni,restano invece profondamente evidenti precise scelte di gusto di una committenza che a sua volta seguiva le linee di tendenza della cultura del proprio tempo. Il 1703 vede l’opera del chiostro compiuta solo a metà, mancando il secondo piano e realizzato per la metà del suo perimetro lo stesso piano terra. Le Gellerie, cioè il secondo piano del chiostro, vanno attribuite a Gaetano Barra (1730-1806) nome legato anche a ben altra opera: il grandioso scalone. Collegando i due livelli del chiostro attende ad una matrice funzionale di grande rilevanza, ma la sua ragione funzionale è ben poca cosa se rapportata alla sua più convincente motivazione fantastica. Riferibile nelle sue direttive architettoniche alle scale napoletane di Ferdinando Sanfelice, la meravigliosa forma ellittica appare appesantita dall’apporto di modelli vanvitelliani, inevitabile riferimento alla sua grandiosa monumentalità e robustezza. Lasciamoci dunque avvolgere e incantare da questo vortice di arte, storia, religiosità e cultura, e immergiamoci in un tempo remoto nel quale poter ritrovare noi stessi, rubando attimi di eternità al tempo.

Milano, la fontana del Verziere

di Silvia Petrazzuolo

Nell’area originariamente adibita a giardino e sede del mercato ortofrutticolo dell'Arcivescovo fu realizzata la prima fontana pubblica di Milano, voluta da Maria Teresa d'Austria; sia la Piazza che la fontana furono dette “del Verziere”. Intorno al 1780 fu stabilito un nuovo aspetto per la piazza: il progetto comprendeva un rinnovamento degli edifici adiacenti e la ripavimentazione lastricata con al centro una fontana. Tra 1781 e 1881 Piermarini, Balzaretto e Alemagna ingentilirono quest’area “con abile sapienza”. Seppur oggi abbia una pura funzione decorativa, costituiva ai tempi una preziosa riserva d’acqua.
Inaugurata nel 1782, rientra nella fase neoclassica dell’arte di fine Settecento. L'opera venne affidata dal conte Carlo di Firmian a Giuseppe Piermarini (1734-1808), "Imperial Regio Architetto" dal 1770 e autore delle monumentali opere quali il Teatro alla Scala, il Palazzo Belgioioso, le facciate di Brera e del Palazzo Reale. Egli fu affiancato dallo scultore Giuseppe Franchi proveniente dall'Accademia di Brera, autore dei modelli in cera per la realizzazione delle sirene e dei delfini che ornano la fontana.
La fontana è composta da tre vasche sovrapposte, in granito rosa di Baveno. Per le sculture di Giuseppe Franchi fu utilizzato il marmo di Carrara. Al centro, da un alto pennacchio sgorga acqua nelle sottostanti vasche. Quattro maschere leonine in bronzo riversano acqua dal bacino inferiore in altrettanti piccole vaschette in granito. Diverse incrostazioni hanno deturpato la superficie dei gruppi scultorei che presentano una diversa situazione di degrado; ciò è dovuto probabilmente ad una cascata irregolare dell’acqua. Un primo intervento consistette in un “brusco massaggio” eseguito con raschietti e carta smerigliata che liberarono le due sirene da un “grigio velo depositato sui loro plastici corpi dall’acqua e dagli agenti atmosferici” detto patina del tempo, a cui solitamente spetterebbe un certo rispetto. Il restauro del 1996 non fece che peggiorare lo stato di degrado già presente. Nel 1988 Gino Pollini, Giulio Marini e Giacomo Polin vinsero un concorso regionale, bandito per la ricostruzione della Piazza. Nel 1991 si decise di realizzare uno spazio pedonale alberato: cento ciliegi dovevano circondare l’opera del Piermarini. Naturalmente il piano particolareggiato arriva solo mezzo secolo dopo i bombardamenti della II Guerra mondiale. Nel ’94 il piano viene approvato dalla Regione ma nel 2003, anno in cui la Commissione edilizia da l’ok per il progetto, la giunta Albertini ha la brillante idea, fortunatamente bocciata da poco, di inserire quest’area tra le appetibili per la realizzazione di aree di parcheggio. Forse ci siamo dimenticati che proprio sotto alla Piazza ci sono i resti della prima cerchia muraria romana. Nella parte nord fu progettato un edificio di quattro piani con un porticato, composto da tre unità: lo StarHotel Rosa; parte per le attività commerciali e per il recupero del Teatro Gerolamo. Nonostante tutto, il progetto non va ancora in porto; viene solo edificato parte del portico che non ha alcun senso. Giacomo Polin scrive al Sindaco Letizia Moratti: «Possiamo sperare di riqualificare piazza Fontana prima dell'Expo 2015?».
E’ doveroso terminare questo excursus storico ricordando l’avvenimento che segnò profondamente la Milano di fine anni ’60: piazza Fontana viene, infatti, ricordata soprattutto per l'attentato terroristico del 1969. Una bomba esplose all’interno della Banca Nazionale dell'Agricoltura causando 16 morti e 88 feriti.

venerdì 30 ottobre 2009

Sguardi e sorrisi

Comunicato stampa

L’Esposizione Internazionale d'Arte Contemporanea "SGUARDI E SORRISI" sarà inaugurata presso la Galleria Il Borgo, ubicata in uno dei quartieri più esclusivi di Milano in centro cittadino, a due passi dai Navigli e da Porta Ticinese.

L’esposizione prevede un nucleo di opere d’arte che approfondiranno l’espressività umana attraverso studi e rappresentazioni di volti tra introspezioni malinconiche e leggerezze di ilarità. Il volto umano sarà dunque protagonista della rassegna.

La rassegna artistica sviluppa, infatti, la tematica dell’espressività umana attraverso una interpretazione empatico-emozionale dei volti, dei sorrisi e degli sguardi delle persone comuni, ritratte sotto innumerevoli luci e sfaccettature, una lettura dei tratti somatici ed espressivi che non si limita al carattere estetico come nel caso di Giusy Fossati, abile interprete di emozioni su tela, delineate da pochi segni rapidi e immediati. Seguono gli scatti intimistici di Francesca Paola Milione e quelli spontanei di Valeria Laureano, che denotano una sperimentazione continua sul tema.

Il cromatismo impavido di Giorgetti è riproposto nella versione di una doppia modalità di lettura dell’opera “Giallo e Blu” che si presenta firmata da ambedue i lati, consentendo una duplicità di atmosfere colorate. Oltre al colore, la forza comunicativa del disegno si evidenzia nella ricerca artistica di Arnaldo Negri e nel sentimento di maternità manifestato da marial laura Balestra.

Espongono gli artisti Giusy Fossati, Maria Laura Balestra, Valeria Laureano, Arnaldo Negri, Francesca Paola Milione e Giorgetti.


Presso: Galleria Il Borgo

Corso San Gottardo 14, 20136 Milano

Info: info@sabrinafalzone.info - http://www.sabrinafalzone.info

martedì 27 ottobre 2009

Patrizia Balzerano. Rapsodia

Comunicato stampa

Artista sensibile e ironica, perennemente innamorata e stregata dalla propria città, racconta attraverso immagini dal tratto pittorico forte, sebbene dolce e sognante, nel messaggio che trasmettono.
Patrizia Balzerano, si presenta al pubblico partenopeo con un ciclo di opere intitolato “Rapsodia“. La mostra sarà inaugurata venerdì 6 novembre, alle ore 18, presso lo Studio d’ Arte “ Le Muse “ con l’intervento musicale al pianoforte del maestro Luca Mennella e la presentazione del giornalista televisivo Sandro Petrone. Essa sarà visitabile fino al 30 novembre 2009. La rassegna comprende una trentina di dipinti recenti, selezionati appositamente per l’ evento di Napoli.
Con un singolare linguaggio espressivo e con una grande capacità narrativa, la Balzerano, descrive nelle proprie tele un luogo che conosce bene e ama, con l’ intento preciso di far affiorare e mescolare i miti e i ricordi, il passato glorioso e la prosaica quotidianità con tutta la sua caleidoscopica campionatura di umanità.
Lo fa, con una vena ludica e gioiosa, del tutto particolare, ma allo stesso momento graffiante e tenera, pungente e dolce, sognante e reale, sempre alla ricerca di una intima narrazione ottimistica e positiva, che esprime un viscerale attaccamento alla propria città.
La sua pittura diverte e fa meditare, rapisce e intenerisce, frutto di una libera e inconfondibile fantasia, trascinante e affascinante, è sostenuta da un mezzo espressivo, il colore, profondamente legato al messaggio primo, sempre e comunque “ costruttivo “ e determinante, coinvolgente e avvincente.
La scelta precisa, di una tavolozza composta da poche tinte, pure e vivide, di una violenza strana, che alla fine si fondono morbidamente, e il continuo desiderio di appagare la propria “ sete di colore “, portano la pittrice alla profonda ricerca di nuove soluzioni stilistiche e creative.
Fin dal primo sguardo, le opere della Balzerano si svelano come una sinfonia visiva di luce e colore. Come in un complesso spartito musicale, in ogni dipinto v’ è un’ orchestrazione di molteplici singoli elementi, che si uniscono per dare vita ad una composizione dinamica. Ogni dipinto tesse la trama di un racconto a colori, ricco e pieno di dettagli, diventando una sorta di insolita Rapsodia pervasa dal ritmo incessante e dalle note così simili ai canti popolari. Brani di vita quotidiana, che si compongono in uno spartito pittorico dalle tinte incandescenti che all’ improvviso esplodono in una luminosità effervescente, esprimendo emozioni recondite e intense, celate a lungo e in silenzio.
I colori accesi, esuberanti e impetuosi, deflagrano e fiammeggiano sulla tela, travolgendo con la grande forza qualsiasi spettatore.
Rimane, per sempre, la città: trionfante con il suo rosso e arancio, che non permette incertezze e dubbi, perché risultato di una passione che si è fatta meraviglia e sopra, un cielo blu cobalto, da fiaba.
Dolci inganni e timide speranze.

Rapsodia
Mostra personale di Patrizia Balzerano
Studio d’ Arte Le Muse
Via Toledo 272, 80132 Napoli
6-30 novembre 2009
Da lunedì a venerdì ore 17-20
Vernissage: venerdì 6 novembre 2009, ore 18.00
Mostra a cura di: Joanna Irena Wrobel e Maria Antonietta Roselli
Presentazione di: Sandro Petrone
Commento musicale: Luca Mennella, pianoforte
Ufficio Stampa: Maria Continisio

lunedì 26 ottobre 2009

En Dix enchante. Percorsi di riflessione

Comunicato stampa

Continua il viaggio di EN DIX attraverso i luoghi storici della Puglia. L’arte contemporanea incontra il Medioevo negli spazi del prestigioso Castello baronale di Bitritto, edificio di età normanna costruito tra XII e XIII secolo che conserva ancora oggi le due antiche torri circolare e quadrata.
Enchante, “Percorsi di riflessione”. E’questa la tematica del secondo appuntamento del viaggio itinerante di En dix tra i monumenti di Puglia.
Incanto; l’arte come meraviglia non può che suscitare emozione, incantare con la forza comunicativa del suo valore estetico. Percorsi di riflessione che attraversano i sentieri della memoria e scrutano nella profondità dello spirito alla ricerca della pace e dell’armonia. La riflessione illumina gli spazi della mente allarga gli orizzonti annullando qualsiasi barriera tra ragione e sentimento. Spazi di luce, equilibri di astrazioni geometriche, interni di caffè che invitano a momenti di pausa e di riflessive solitudini, memorie evocative e la ricerca di punti di riferimento nel continuo mutare delle cose sono solo alcune tra le tematiche presenti nei percorsi di riflessione di EN DIX.

Antonella Colaninno

IL PERCHE’ DI EN-DIX
E’ indubitabile che la realtà odierna della pittura – e non solo – pugliese abbia una sua variegata fisionomia di ricerca d’affrancamento dalle ingombranti sedimentazioni cristallizzatesi nell’alveo della vecchia tradizione misoneistica. Per precisa scelta della curatrice questa Mostra itinerante, avviata il 30 agosto u.s. ad Acquaviva delle Fonti e intercambiabile per le presenze anche di artisti di altre regioni, intende presentare, indagandone nel contempo valori consolidati o addirittura ancora in efflorescenza, la produzione di dieci artisti che non hanno mai guardato alle cosiddette avanguardie storiche o all’informalismo.
Hanno preferito e preferiscono, piuttosto, opera dopo opera, le idee sulla storia dell’arte figurativa impersonando l’esigenza di una riflessione su quanto è accaduto o sta accadendo nel mondo dell’arte dopo le rivoluzioni dell’impressionismo e dello stesso cubismo. Non mancano però, momenti pregnanti dell’attuale situazione (Basile, Rubini, Cassone) anche se sulla base di punti di riferimento formale (Vulic, Masia e Salvatore Fiume) si avverte una angolazione poetica di largo respiro (Nardi) che, allo stato dei risultati, pone nuovi problemi e nuove ipotesi di forme (Silvestri).
Senza prevenzioni di estrazioni idealistiche o correntizie vanno registrate le differenti morfologie inserite e presentate dalla curatrice della mostra per offrire al fruitore, nello sterminato universo dei “segni” attualmente disponibili e reperibili, scelte formali con buon margine di autonomia e di sviluppo morfologico (Cuber). Una enucleazione di proprietà peculiari, per intenderci, che la forma stessa contiene da un lato della stessa nostra soggettività coscienziale, dall’altro nelle sue proprietà soggettive.
Una mostra, questa, da legittimare in sede critica da parte mia senza semplicistiche contrapposizioni con effimere produzioni “altre” sottolineando come sia ancora viva, anche in Puglia, la cosiddetta esperienza figurale ed umana mai venuta meno nel pur necessario e naturale gioco dialettico tra il “vecchio”e il “nuovo”( direi meglio il “contemporaneo”).

Lello Spinelli

Enchante. Percorsi di riflessione
Enchante, un suono delicato per una parola che racchiude nel suo significato anche l’incanto del valore estetico di ogni forma d’arte che affascina con l’intimità dei suoi linguaggi densi di simbologie velate. In “Percorsi di riflessione” riprende il cammino di “En-dix” attraverso i luoghi storici della nostra regione, ponendo a confronto sulla linea del tempo, alcune espressioni dell’arte contemporanea con le architetture del passato.
Nelle “Riflessioni” di Leonardo Basile la ricerca introspettiva apre nuovi orizzonti. Superfici luminose e trasparenze celesti inducono il fruitore alla meditazione aprendo le porte ad una dimensione profonda. Una sottile linea all’orizzonte si dilata alle estremità della tela dividendo ad emiciclo due zone luminose che si rispecchiano vicendevolmente, dove le ombre sono impercettibili aloni di oscurità. Ragione e sentimento si riflettono nella foschia degli azzurri nebulosi e nel dinamismo di sottili pennellate gialle che seguono una traiettoria vorticosa che converge verso il centro della “riflessione”.
In Umberto Colapinto la sequenza di piccole case dai toni caldi e pastosi crea morbidi volumi che la luce scompone come facce di un cristallo. Presenze delicate di un mondo quasi chagalliano che riflette un’apparente adesione ad un vissuto senza ombre nel quale il silenzio regna sovrano e lascia immaginare un paesaggio atemporale.
Il bianco predomina, quasi luce pura, nelle tele di Cesare Cassone dando in chi osserva la percezione di spazi infiniti. Astrazioni geometriche si sfiorano sospese in equilibrio in uno spazio senza tempo, nell’impenetrabile oscurità di uno sfondo in cui tutto si perde lasciando vita solo al “nulla”.
Presenze enigmatiche si muovono nella ricerca figurale di Francesco Silvestri come ombre colorate tra vaste campiture luminose di verde e di azzurro. Un flashback cromatico per cogliere l’attimo di una azione collettiva che sublima il tempo di un istante. Corpi pregni di un dinamismo cromatico dove la luce scompone il dato formale creando un ritmo veloce di libere fusioni tonali.
Amedeo Del Giudice rappresenta il mistero stesso della vita nell’universo femminile. La donna è per l’artista il completamento di una dimensione complessa a cui la natura affida il dono della vita. Anche la simbologia dell’opera “Nido” lascia affiorare l’idea della fecondità e della protezione. L’uovo fecondato che si schiude alla vita all’interno di una cavità ricorda il pube della donna.
In Massimo Nardi il blu è il colore dell’armonia, della pace, dello spirito, mentre la filosofia orientale lo associa all’idea di immortalità. Schefling, nella sua “Filosofia dell’Arte”, asserisce che “il silenzio è la condizione propria della bellezza come la calma di un mare tranquillo”. La luminosità e la magia di questa atmosfera sognante, la simbologia della sfera evocano messaggi nascosti. Nel continuo mutare delle cose, la perenne ricerca di punti di riferimento prevede l’esistenza di un “Codice della strada”, una segnaletica guida che è metafora del nostro libero arbitrio. Il colore rosso rappresenta nell’opera il “filo di Arianna” che indica la strada nel labirinto della vita. Colore questo, che rappresenta il simbolo della nostra volontà e che indica il percorso metafisico delle sfere e l’incedere sensuale della donna che spesso percorrono strade diverse. Per questo, la filosofia del “mutamento” è l’unica condizione certa dell’uomo nella ricerca continua di punti di riferimento.
L’opera di Emanuele Rubini, ispirata anch’essa alla figura femminile, rappresenta la fragilità umana, una piccola fiamma flebile che nella durezza del marmo vuole esprimere la forza e la tenacia dell’uomo nella volontà di superare le debolezze delle proprie insicurezze. Gli interni dei caffè di Jovan Vulic invitano a momenti di pausa e di riflessive solitudini. L’apparente staticità della donna in attesa in primo piano denota una caparbia ricerca esistenziale nella dimensione del tempo soggettivo in questo artista che ha radici profonde nella tradizione di certa pittura romana.
Il mondo fantastico di Salvatore Fiume evoca terre lontane tra arabeschi fluttuanti di broccati dorati. Le forme si dileguano nel vorticoso cromatismo mentre le atmosfere rinviano ai profumi d’Oriente tra aromi aspri e speziati ed essenze delicate e accattivanti come le magiche atmosfere dei suoi paesaggi.
In Roberto Masia, infine, la riflessione evoca la memoria di un passato lontano. “Nel ricordo di una Villa del ‘700” l’artista rinvia ad atmosfere postimpressioniste rievocate anche a livello formale nella tecnica del fusionismo che unisce i colori sovrapponendo delicati tratti a punta di pennello a colpi di spatola decisi e corposi, nella ricerca continua di una “fusione”tra luce e materia.

Antonella Colaninno

En Dix enchante. Percorsi di riflessione
Sala Castello di Bitritto (Ba)
Dal 28 ottobre al 4 novembre 2009
Vernissage: 28 ottobre 2009, ore 19.00
Catalogo a cura del critico d'Arte Antonella Colaninno
Autori: Leonardo Basile, Cesare Cassone, Umberto (Cuber) Colapinto, Amedeo Del Giudice, Salvatore Fiume, Massimo Nardi, Roberto Masia, Emanuele Rubini, Francesco Silvestri, Jovan Vulic
Note: L’evento sarà curato dal critico d’arte Antonella Colaninno, presidente dell’Associazione Culturale “Novart” con la collaborazione del “Centro Studi Europeo “Spinelli”, de “Il sito dell’arte” , portale di arte e cultura, dell’Associazione Culturale “Leonardo Da Vinci” e della rivista storica “Pensiero & Arte”.
Uffico stampa: Anna Sciacovelli

sabato 24 ottobre 2009

Pittura imperiale in mostra a Roma

di Gianmatteo Funicelli

Sguardi intensi, scorci paesaggistici e ritagli mitologici sono solo alcune delle tematiche ricorrenti di un percorso figurativo che ha per tema la pittura imperiale nell’antica romanità. L’esposizione ospitata presso le Scuderie del Quirinale a Roma presenta un ricco apparato pittorico che si inquadra dal I secolo a.C. fino al V d.C., proprio quando l’impero instaura, con l’ascesa al comando di Giulio Cesare sino alle successive figure politiche, i giusti presupposti della stabilità di un potere che si riforma anche nello splendore culturale. Scopo del lavoro espositivo è proprio quello di segnalare al pubblico tali progressi artistici e formali di un’arte che, attraverso i caratteri visivi, è riuscita a delineare i parametri formali di un’intera società fatta di usi, costumi, tradizioni, mito e storia: eredità e fondamento culturale per l’attuale civiltà occidentale.
L’ambiziosa raccolta pittorica, dal titolo “Roma, la pittura di un Impero” è un progetto culturale in grado di valorizzare i principali progressi artistici della produzione romana attraverso l’intento comunicativo della pittura. L’originalità, lo stile, il metodo, gli sviluppi estetici percorrono le sale delle Scuderie tra raffinati affreschi variopinti, tavolette lignee, ritratti di grande introspezione emotiva, nonché sui grandi frammenti murali provenienti dalle più rinomate domus aristocratiche e pubbliche.
Cento opere circa in cinque diverse sezioni, dalle “Pareti ingannevoli” alle pitture della Domus Aurea, la raccolta viene formata grazie al risultato dei prestiti dai più grandi palazzi espositivi e strutture museali del mondo, tra cui il Louvre di Parigi, il British Museum di Londra, il Museo Archeologico di Napoli, gli Scavi pompeiani, il Museo Nazionale Romano e i Musei Capitolini.
La rassegna ha ancora lo scopo di segnalare “frammenti” di pittura antica che tutt’oggi passano sotto un velo di dimenticanza, valorizzandoli in un unico complesso tematico risultato della cooperazione organizzativa dei diretti curatori, Eugenio La Rocca, Serena Ensoli e Stefano Tortorella. Particolari attenzioni tecniche sono state apportate anche sull’allestimento e nell’illuminazione eseguita dal regista Luca Ronconi, che attraverso i giochi di luce presenta le opere sotto una moderna scenografia d’insiemi.
All’interno della mostra non mancano attività integrative di laboratorio per scuole e famiglie: “Interni Romani” è il percorso didattico sulla comprensione di elementi dipinti promosso per conoscere i grandi fasti di città, paesaggi o abiti dell’epoca e per riscoprire i lussuosi interni delle abitazioni patrizie.
La mostra resterà aperta al pubblico sino al 17 Gennaio 2010, negli orari consultabili su www.scuderiequirinale.it.

Immagine: Ritratto, età neroniana, cm. 35,8x20,2, Londra, The British Museum

lunedì 19 ottobre 2009

San Girolamo della Carità in Roma

di Angela Delle Donne

San Girolamo della Carità sorge sul luogo di una chiesa più piccola dedicata allo stesso santo che, secondo la tradizione, venni qui ospitato dalla matrona Paola. Nel 1524 Clemente VII la assegna alla Compagnia della Carità, da lui stessa istituita per con lo scopo di assistere i poveri. L’interno è ha navata unica con due cappelle per lato e altre due ai lati dell’altare maggiore; conserva ancora l’antico soffitto ligneo. Nella prima cappella a destra, appartenente agli Spada dal 1595, si accede con un accorgimento barocco, spostando cioè le ali in legno dell’angelo di sinistra. Dei primi lavori si conosce poco, ma sono documentati quelli iniziati nel 1654 per volontà di padre Virgilio Spada, intimo amico del Borromini, anche per via della stretta collaborazione nel complesso vallicelliano. Controversa è la questione se la decorazione della cappella dipenda o meno da un disegno del Borromini; probabilmente l’architetto e il religioso se ne occuparono entrambi, anche se l’opera è lontana dallo stile tardo del ticinese. La cappella ha forma rettangolare e le pareti sono completamente rivestite di marmi policromi di particolare effetto scenografico e pittorico: le venature sella pietra richiamano infatti una tessitura di damasco. Sulla ricca superficie campeggiano i tondi in marmo con i profili in rilievo dei personaggi più importanti della casata. Completano la decorazione i due grandi sepolcri sulle pareti laterali, sopra i quali sono adagiate le statue di due membri della famiglia, opere di allievi di Gianlorenzo Bernini.

domenica 18 ottobre 2009

Afro

Comunicato Stampa

Lo Studio d’Arte G.R. nella sua nuova sede riprende la tradizione delle mostre in galleria inaugurando questo ciclo con un’esposizione dedicata ad Afro Basaldella. Universalmente riconosciuto come il più importante maestro contemporaneo friulano, con la sua opera ha affascinato i maggiori critici, storici ed amanti dell’arte di tutto il mondo e conquistato le sale delle fondazioni dei musei e internazionali più prestigiosi. Similmente, l’ultra trentennale attività della storica galleria sacilese è stata puntualmente accompagnata dallo studio e dalla promozione, di questo grande artista. Appare di conseguenza doveroso rendere omaggio a tale sodalizio, reso possibile grazie al continuo sostegno dell’Archivio Afro di Roma, con un’intima ed elegante mostra antologica che prende luogo nei nuovi spazi dello Studio G.R.
L’esposizione propone un’accurata selezione di circa trenta opere su tela, tavola e carta, più una decina di progetti, altamente rappresentativa dell’intera carriera artistica del maestro friulano. La produzione messa in mostra in quest’occasione spazia infatti dall’iniziale periodo figurativo al cubismo goticheggiante, caratteristico della metà degli anni quaranta; dai primi lacerti astratti degli anni cinquanta fino al più puro Informale per terminare con le ieratiche composizioni geometriche dei ’70.
La mostra sarà corredata da un raffinato catalogo a colori edito dalla casa editrice Il Cigno GG di Roma che riunisce le illustrazioni di tutte le opere messe in mostra. Il medesimo sarà corredato saggi critici a firma di Giovanni Granzotto, Luciano Caramel, Giovanni Carandente, Bruno Mantura e James Johnson Sweeney.

Afro
A cura di Studio d’Arte G.R.
In collaborazione con DATAARS
Date: 24 ottobre 2009 - 7 Gennaio 2010
Inaugurazione: sabato 24 ottobre 2009, ore 18:30
Studio d’Arte G.R.
Viale Zancanaro n.44, Sacile (PN)
Orari: martedì-venerdì, 9:30-12:30/16:00-19:00;
lunedì e sabato, 9:30-12:30
Ingresso: gratuito

sabato 17 ottobre 2009

Un libro dedicato a Giulio Carlo Argan

Comunicato stampa

Giovedì 22 ottobre 2009 alle ore 17.00 presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna (Viale delle Belle Arti n. 131 - Roma) si terrà la presentazione del libro a cura di Claudio Gamba, Giulio Carlo Argan. Promozione delle Arti, Critica delle forme, Tutela delle opere. Scritti militanti e rari (1930-1942), Christian Marinotti Edizioni, 2009.
Il volume raccoglie una selezione della produzione critica di Giulio Carlo Argan degli anni Trenta e primi anni Quaranta intorno a tre nuclei tematici: gli scritti su architettura e urbanistica, gli interventi sull’arte contemporanea e la promozione degli artisti, i testi sui metodi e gli strumenti della storia dell’arte e della tutela delle opere (l’insegnamento nella scuola, l’educazione artistica, il restauro, il museo, le esposizioni).
Si è voluto in questo modo evidenziare il ruolo svolto dal giovane Argan nel superamento degli stretti confini disciplinari in cui spesso si chiudevano gli storici-filologi dell’arte, intenti prevalentemente all’attribuzione e alla datazione di pitture e sculture del passato. Invece lo studioso torinese interviene con scritti di taglio militante sulle più recenti correnti artistiche (dalla presa di posizione sul futurismo, al sostegno al gruppo dei Sei pittori di Torino e poi del gruppo Corrente), si prodiga per la difesa del patrimonio artistico a ridosso e durante la guerra (collaborando alla stesura della legge di tutela del 1939 e disegnando il progetto fondativo dell’Istituto Centrale del Restauro). In questi scritti emerge la continuità con gli insegnamenti crociani e del suo maestro Lionello Venturi, ma anche la consapevole decisione di non seguire Venturi nell’esilio francese per rimanere alla Direzione generale delle Antichità e Belle Arti, sotto il ministro Giuseppe Bottai, dove gli è possibile prendere posizione nelle polemiche su “archi e colonne” e sui rapporti tra artisti e fascismo, in difesa dell’architettura razionale e dei pittori e scultori meno allineati con le posizioni conservatrici di Ojetti e Farinacci.
L’iniziativa rientra nelle manifestazioni ed eventi che si terranno in tutta Italia ed in particolare a Roma nel 2009 e nel 2010 in occasione del centenario della nascita di Giulio Carlo Argan.

Giulio Carlo Argan (Torino 1909 - Roma 1992) è stato uno tra i maggiori critici d’arte del Novecento. Si forma nell’ambiente culturale gobettiano, studiando all’Università con Lionello Venturi. Nel 1933 entra nell’Amministrazione delle Antichità e Belle Arti, diventando ispettore a Torino, poi a Modena e infine a Roma. Nel 1955 inizia l’insegnamento universitario a Palermo e dal 1959 a Roma. Negli anni Sessanta ha un ruolo di primo piano nel dibattito sull’arte moderna. Nel 1968 pubblica la Storia dell’arte italiana, seguita da L’arte moderna 1770-1970. Negli anni 1976-79 è sindaco di Roma e dal 1983 senatore del PCI, dedicandosi soprattutto alla critica della cultura postmoderna e alla difesa del patrimonio artistico.

Presentazione del libro
Giulio Carlo Argan
Promozione delle Arti, Critica delle forme, tutela delle opere
Scritti militanti e rari (1930 - 1942)
a cura di Claudio Gamba
Galleria Nazionale d’Arte Moderna
22 ottobre 2009, ore 17.00

Il libro sarà presentato da:
Maria Vittoria Marini Clarelli, Soprintendente alla Galleria Nazionale d’Arte moderna e contemporanea
Giorgio Ciucci, Professore di Storia dell’Architettura dell’Università degli Studi di Roma Tre
Marisa Dalai Emiliani, Presidente dell’ Associazione Bianchi Bandinelli - Fondata da G. C. Argan

venerdì 16 ottobre 2009

Forgotten Divas - Il ritorno delle Stelle

Comunicato stampa

Anfiteatro Arte presenta la mostra personale “Forgotten Divas - Il ritorno delle Stelle”, un progetto in cui l'artista Pat Edwards indaga gli elementi centrali della sua poetica: identità, memoria e percezione.
Il ciclo è ispirato alle Dive del cinema muto in un percorso in cui i volti e gli sguardi delle Stelle di un tempo rivivono nei bagliori luminescenti delle opere loro dedicate.
L'analisi sull'identità si concentra su personaggi che esprimono una ambiguità di fondo, volti sui quali si proiettavano fantasie e desideri, visi indimenticabili eppure dimenticati, specchi luminosi su cui si riflettevano sogni ed illusioni, ora avvolti dal velo del tempo. Le opere parlano un linguaggio sussurrato, ricco di evocazioni in cui si ritrovano incanto e disillusione, chimera e verità, aspirazioni e miraggi, ambizione e nostalgia.
“Nel ciclo Forgotten Divas ho voluto mettere in rilievo diversi aspetti legati alla nostra società, al nostro tempo e alla nostra cultura. Le grandi dive del cinema muto sono state i primi prodotti di consumo viventi della nostra epoca. Sono state tratte dall’anonimato per essere consacrate sui grandi schermi agli inizi del XX secolo; sono state protagoniste indiscusse dei rotocalchi e hanno illuminato il jet set internazionale. Hanno imposto canoni di bellezza, di eleganza, di moda e sono state ricchissime e ricercatissime. La loro fama era ineguagliabile e ognuna di loro sembrava essere indimenticabile. Invece lo show business scoprì la necessità di creare delle nuove stelle da proiettare nel firmamento di celluloide, e rapidamente i nuovi astri andavano a sostituire i precedenti.
Così le stars, poco prima osannate, si ritrovavano loro malgrado a precipitare dalle luci della ribalta alle ombre del dimenticatoio e dell’anonimato, scomparendo rapidamente dalla memoria collettiva”. (Pat Edwards)
L'ambiguità del successo si accompagna all'evanescenza dei colori che emergono dal velo del tempo con lampi splendenti: l'immagine si accende, le dive irraggiungibili sono presenze soavi ed eteree che raccontano storie, celano sentimenti, suggeriscono sogni, scatenano desideri con la seduttività di uno sguardo. Sono opere diverse in ogni momento: a seconda della luce e della prospettiva le Dive si disvelano nei colori o tornano ad essere avvolte nella patina nostalgica di un'epoca. Sono presenze deliberatamente lasciate senza nome, avvolte in un'aura di charme intrigante e misteriosa.
Stelle ma anche polvere di stelle, precipitato di sogni. Lottano per tornare a splendere, per una visibilità che solo chi guarda può conferire loro. Così l'immagine si accende o si spegne a seconda della posizione dello spettatore che stabilisce una personale relazione con l'opera; un rapporto attivo, che si arricchisce di una intensa componente emozionale.
“Con il mio intervento intendo ridonare una nuova luce a queste identità note ed oscure al contempo. Servendomi metaforicamente del loro rise and fall conduco le loro immagini dal bianco e nero al colore e dal colore nuovamente al bianco e nero. Accendo per alcuni istanti dei volti che hanno vissuto di toni seppiati, come a fare riemergere dalla memoria un ricordo sopito, un lampo repentino che prende vita e per poi scomparire”. (Pat Edwards)
Alla tematica concettuale fa da contrafforte una spiccata tendenza alla ricerca e alla sperimentazione tecnica. L'invenzione cromatica traduce visivamente l'effimero artificio della fama e della notorietà, risvegliando memoria e riflessione. L'opera con il suo movimento e i suoi giochi di luce suggerisce una dimensione spaziale e temporale che implica una dimensione interiore. Lo spostamento del punto di vista dello spettatore dà vita a riflessi e colori, spazi di luce che si modificano costantemente. Gli effetti luminosi e visivi trasmettono all'osservatore un senso di reviviscenza, una memoria risvegliata.
“Forgotten Divas - Il ritorno delle Stelle” traccia un percorso in cui mondo interiore, percezione e coscienza si intrecciano con la cultura e i miti collettivi, dando vita ad opere che creano un immaginario che trascende vita e finzione, realtà e sogno. Uno studio sulla percezione estetica ed emozionale che si traduce in ritratti delicati, raffinati ed intimisti, carichi di intensità emotiva. Una storia di volti dimenticati e di nuovi incontri.
Pat Edwards (1973) vive e lavora tra l'Italia e gli Stati Uniti. “Forgotten Divas - Il ritorno delle Stelle” è la sua prima mostra personale alla galleria Anfiteatro Arte di Milano.

Artista: Pat Edwards
Titolo mostra: “Forgotten Divas - Il ritorno delle Stelle”
A cura di: Mattia Munari
Luogo: Galleria Anfiteatro Arte - Milano, Via Savona 26
Vernissage: 19 novembre 2009 ore 18.30 - 21.30
Apertura: dal 19 novembre al 22 dicembre 2009
Orario: 10.30 - 13.00 / 16.30 - 18.30
Biglietti: ingresso libero
Catalogo: “I Quaderni di Milano” n. 002, Edizioni Anfiteatro Arte

Immagine: Pat Edwards “Forgotten Divas # LF” (2009), stampa lenticolare, cm. 50x50

sabato 10 ottobre 2009

In edicola "In Arte" di Ottobre

Questo autunno riserberà certamente un sacco di sorprese per tutti voi, appassionati d’arte, che ci seguite con tanto affetto. Dai temi iconografici del barocco ai rappresentanti dell’arte contemporanea, fotografi e pittori, passando per autori di fama internazionale e disegnatori che hanno fatto la storia del fumetto: questo numero di ottobre non si fa proprio mancare niente. Nei prossimi giorni in edicola...Buona lettura...


Antichità
Alla ricerca di Herdonia di Gianmatteo Funicelli
Il complesso abbaziale di Montescaglioso di Giuseppe Nolé
Egadi medievali di Davide Pirrera


Special Cromie
con Ariella Nador, Enza Viceconte, Nicola Lisanti, Silvia Venuti e Angela Raimondi


Eventi
Temi iconografici del barocco defilato di Angela Delle Donne
Il tempo delle ninfee di Fabrizio Corselli






venerdì 9 ottobre 2009

In attesa del vento

Comunicato stampa

Da mercoledì 14 ottobre 2009 (fino a domenica 8 novembre) le sale Giubileo del Complesso del Vittoriano, a Roma, ospitano la mostra di Angelo Aligia, In attesa del vento.
Curata da Andrea Romoli Barberini, l’esposizione propone un percorso diviso in due sezioni. Nella prima sono esposte circa 12 opere a parete, di grande formato, appartenenti al ciclo Terra Madre, realizzate tra il 2007 e il 2009. La seconda accoglie invece la suggestiva installazione Arcaiche trasparenze,. “L’opera - come riportato nel testo in catalogo di Romoli Barberini - necessita di un ambiente suo proprio. Lo invade per intero senza ammettere null’altro che la propria presenza e quella di chi ne fruisce che, a sua volta, si troverà come interrogato da una sinestesia in cui immagini e suoni sembrano concorrere alla composizione di un rebus. Il quesito è dato dalla compresenza, in uno spazio comune e praticabile, da oggetti dalla tangibile fisicità (le costruzioni con pannelli di canne), da giochi di luce e ombra (ottenuti con le stesse costruzioni), che evocano una metropoli contemporanea illusoria, e dal fruscio del vento attraverso un canneto. Completano l’opera alcune sedie. Su una di esse siede il calco in gesso di un uomo, il simulacro dell’artista che ad un tempo contempla e partecipa all’enigma, quasi invitando l’osservatore a fare altrettanto, prendendo posto sulle sedie vuote. La rete, complessa e fittissima, di relazioni tra gli oggetti, le luci, i suoni suscita una riflessione quasi circolarmente tautologica sul tempo, sul suo scorrere impalpabile, come il vento di cui si sente il sibilo. Tempo che divide il presente della metropoli, evocata dalle luci, dal passato più lontano, preindustriale, delle costruzioni a canne intrecciate. Una divisione naturale e temibile, questa tra presente e passato, che precede la scomparsa, la rimozione e la perdita di ciò che è più lontano e che pertanto va esorcizzata con l’esercizio della memoria, la riflessione. Memoria che non è solo azione del pensiero ma anche prassi, tecnica che si fonda su saperi antichi. Proprio come quel ricordare con le mani, quel fare virtuoso, che Aligia coltiva quando intreccia le canne”.
Angelo Aligia è nato a Maierà (Cs) nel 1959. Giovanissimo, dotato di una spiccata inclinazione per il disegno, si dedica alla scultura, in cui trasferisce l’esigenza di un rapporto con un principio originale e antropologico, come condizione autentica vitale dell’essere umano oltre le differenze individuali e storiche. Le sue sculture precedenti gli anni Ottanta, riconducibili ad alcune esperienze dell’avanguardia storica, si sono sviluppate nel tempo in composizioni libere e sperimentali. L’area della sua ricerca si colloca sin dagli esordi nell’ambito poetico del recupero del primario cui aggiunge una spiccata sensibilità architettonica. Nei suoi lavori più recenti, la sua vena di rinnovato lirismo lo ha indotto a sperimentare nel rilievo e nella pura bidimensionalità l’innato senso della natura che ne connota gli interessi poetici sin dagli esordi. Ha preso parte a numerose mostre personali e collettive in spazi pubblici e gallerie private, in Italia e all’estero, realizzando numerose sculture per centri urbani. Vive e opera a Diamante (Cs).

Angelo Aligia. In attesa del vento
A cura di Andrea Romoli Barberini
Complesso del Vittoriano
Via di San Pietro in Carcere, Roma
Dal 14 ottobre all’8 novembre 2009
Inaugurazione: 14 ottobre 2009, ore 18.30
Catalogo: edizioni Gangemi, Roma
Ingresso libero
Orario: Tutti i giorni 9.30-19.30

giovedì 8 ottobre 2009

Palazzo Spada in Roma

di Angela Delle Donne

Il palazzo viene costruito e decorato alla metà del XVI secolo con dipinti e stucchi su commissione del cardinale Girolamo Capoferro. Acquistato nel 1632 dal cardinale Bernardino Spada, l’edificio viene subito trasformato per accogliere la dimora del’importante prelato. Così vengono eseguite nuove decorazioni, anche in vista dell’istituzione di una quadreria, in cui è possibile ancora ammirare il ricco arredo, le sculture e quant’altro ha suscitato i molteplici interessi del cardinale. Dal 1926 il palazzo è sede del Consiglio di Stato, lasciando uno spazio per la galleria d’arte aperta al pubblico, tra gli autori più noti troviamo Tiziano e Guido Reni. Borromini inizia a lavorare al restauro di Palazzo Spada attorno al 1635. Trasforma il grande scalone interno e realizza due scale a chiocciola nella facciata verso il giardino. L’opera più importante, tuttavia, è la sorprendente Galleria prospettica, voluta dal cardinale Bernardino Spada, appassionato di questi virtuosismi barocchi. La galleria fu costruita in un anno, dal 1652 al 1653, in collaborazione col matematico agostiniano Giovanni Maria da Bitonto. La profondità virtuale della galleria è di circa 35 metri, ma le misure reali sono di 8,82 metri. L’illusione ottica fu ottenuta mediante la convergenza dei piani del colonnato verso il punto di fuga e l’andamento in salita del pavimento in mosaico. Al termine della galleria, recentemente restaurata, sulla parete di fondo è il calco di una piccola statua di guerriero di età romana, lì collocata alla metà dell’Ottocento.

mercoledì 7 ottobre 2009

Project “Lid for a submerged world‎”

Comunicato stampa

Dal 10 al 25 ottobre 2009 il MACA - Museo d’Arte Contemporanea di Acri ospita le opere del duo di artisti RaMa – composto da Federica Marini e Carmelo Rago –, vincitore della seconda edizione de Il Fuoco dell’Arte, premio internazionale di pittura scultura e poesia promosso dall’Associazione culturale PUL - Proposta Universitaria Libera, in collaborazione con l’UNICAL - Università della Calabria e la Provincia di Cosenza.
La proposta artistica tutt’affatto originale di questo duo può essere letta come un’operazione archeologica della modernità. Al centro del loro lavoro, e della mostra, è il tombino – o pozzetto, o chiusino –, inteso come elemento di arredo urbano capace di esibire le tracce delle propria origine, diventando in questo modo il segno distintivo dell’area geografica di appartenenza e di un particolare periodo storico – basti pensare ai numerosi fasci littori ancora impressi sopra i tombini di alcune città italiane. Attraverso la tecnica della stampa xilografica a cucchiaio, gli artisti si propongono dunque come archeologi capaci di rilevare le impronte, i segni e le tracce storiche, che l’umanità ha lasciato di sé sui pozzetti.
Non va inoltre dimenticato che il tombino richiama fortemente la categoria della “soglia” che il filosofo Walter Benjamin definiva come « il territorio della conoscibilità » - conoscibilità intesa come conoscenza del passato attraverso i luoghi del presente, una conoscenza che è anche una sorta di introspezione. Il pozzetto, infatti, separa ed unisce due mondi: quello della superficie e quello dell’apparato biologico della società, celato nel sottosuolo, consentendo l’interscambio vitale tra la prima e le sue viscere. Sotto di esso scorrono nascoste le acque, le fogne, le tubature del gas; rimangono occultati i cavi elettrici, le fibre ottiche, i serbatoi di benzina; in definitiva tutto ciò che consente la sopravvivenza tecnologica e materiale della civiltà moderna. Sono sistemi digestivi, nervosi, circolatori e linfatici che consentono lo svolgimento regolare e quotidiano della vita in superficie di migliaia di persone.
La mostra verrà estesa anche al di fuori delle sale del museo, interagendo con un tratto del centro storico di Acri. Gli artisti, infatti, trasfigureranno con la loro tecnica tutti i pozzetti della via che porta a Palazzo Sanseverino – sede del MACA –, una volta percorsa dalla carrozze principesche, facendo di questo scorcio di città un’installazione estremamente contemporanea, che, proprio per via del suo oggetto, gode di un’infinita possibilità di trasposizione geografica. Ogni strada che custodisca dei tombini può diventare il luogo in cui dare nuova forma a questo progetto. Ciò che avverrà per la prima volta ad Acri potrebbe essere effettuato allo stesso modo a New York come a Londra, a Tel Aviv, a Dubai, a Barcellona, o a Tokyo.

Mostra: Project “Lid for a submerged world‎”
Progetto “Coperchio per un mondo sommerso”
Curatori: Boris Brollo, Massimo Garofalo, Andrea Rodi, Valerio Vigliaturo
Luogo: MACA-Museo Arte Contemporanea Acri
Palazzo Sanseverino - Piazza Falcone, 1 - 87041 Acri (Cs)
Vernissage: 10 ottobre 2009 ore 17
Periodo: 10 - 25 ottobre 2009
Orario Mostra: 9/13 - 16/20 chiuso il lunedì

martedì 6 ottobre 2009

Il signore degli aquiloni

Nel vento si alzano voli di aquiloni,
sogni che si destano il mattino,
sogni che prendono colore,
emozioni che si adagiano su tele,
sogni che vagano nell’infinito,
aquiloni sospesi da un filo di fantasia.

Comunicato stampa


La Galleria Linea d’Arte è lieta di ospitare dal 10 al 31 ottobre 2009, presso la sede espositiva in via De Rossi, 83 a Bari, la mostra personale dell’Artista Renato Sciolan.
L’evento propone la presentazione di opere inedite dell’Artista Renato Sciolan, con una sua mostra intitolata “Il signore degli aquiloni”.
Renato Sciolan è andato attraverso anni ad affiancarsi ad un suo primitivismo mondo fantastico, governato da un ritmo interiore lento, contemplativo. E' come se i suoi lavori fossero composti da numerose tessere, che lasciano però sempre un margine di aleatorietà, sono opere composte e serene, ma sospese in una visione magica, fusione singolare tra allegorie di impegno civile e sapori d'evasione di fiaba, cullate su quel "senso dell'ordine", di ripetizione come linguaggio universale d'una millenaria tradizione.
Nei momenti più cupi, fra difficoltà ed ostacoli i suoi aquiloni librano nell’aria, volteggiando risvegliano l’incanto per tutto ciò che è inaspettato e che ci viene regalato dall’esperienza, dalla vita, dal nostro percorso, sono aquiloni invisibili che hanno il color del vento, che vanno per i cieli come palloncini portati dal vento
Le sue opere, in questa sua mostra intitolata “Il signore degli aquiloni”, si collegano al mondo dei pensieri e della fantasia, ad un suo immaginario, è come se volesse liberare da questo immenso universo, stelle e lune e lasciare che possano navigare in mari incontaminati.
Il suo è un bisogno di più ampi spazi, impregnati di ascolto meditativo, i suoi incastri di cielo e terra lo portano ad ottenere, apparizioni vibranti, ma con funzioni evocative e fantastiche, il suo operato porta alla mente l’affiorare dei ricordi in stratificazioni, e a fissare con delicatezza allusiva, il ritmo del respiro quieto ed i moti silenti dell'animo.
L'Artista Sciolan ha orientato la sua ricerca artistica verso la pittura e la scultura.
Note malinconie intrise di passato, in molte delle sue opere nascono dal suo subconscio, quasi a voler testimoniare e concretizzare una esternazione dei suoi ricordi.
Una sorta di foga dell’emersione trascina con sé Renato Sciolan, una natura irrequieta lo sospinge, lo travolge gioiosamente, riconducendolo in percorsi itineranti dell’essere.
Pensiero, fisicità, sensibilità, atmosfera e solarità: questi i mezzi di cui si giova per dare alle sue opere un valore di apparizione, di scoperta, di sensibilità “plein-air” sentito con il vero slancio creativo e significativo, in un abbandono romantico che è tenerezza e poesia.

Renato Sciolan. Il signore degli aquiloni
Galleria Linea d’Arte - via De Rossi 83 - Bari
Dal 10 al 31 ottobre 2009
Inaugurazione, con la presenza dell’artista: 10 ottobre, ore 19.00
Ingresso: libero

lunedì 5 ottobre 2009

Brevi In Arte

a cura di Francesco Mastrorizzi

A PIEDI NUDI SUI CONFINI
Galleria Arena, Via Osanna 59, Reggio Calabria
3 - 31 ottobre 2009

La Galleria Arena presenta la personale di Loredana Albanese dal titolo "A piedi nudi sui confini", visitabile tutti i giorni dalle 10.30 alle 13.00 e dalle 17.30 alle 20.00.
Loredana Albanese è nata e vive a Bari, dove ha frequentato botteghe e studi di maestri figurativi, mantenendo al contempo un forte legame con la città, con il suo mare e la sua storia millenaria. L'esperienza e il "mestiere" acquisiti con l’esercizio e lo studio, attraversando diverse tecniche, le consentono di affrontare ogni tela mettendosi in gioco e riuscendo a tradurre in immagini sentimenti ed emozioni che inducono nell’osservatore pensieri e riflessioni.
Luigi Mastromauro, nella presentazione del catalogo, afferma che "L’idea di questa mostra è di fare riflettere sul concetto di confine, inteso come limite alle relazioni di varia natura. L’arte, come il pensiero poetico, ha per sua natura la condizione di intercettare le possibilità di oltrepassare i confini, per poter condividere le innumerevoli relazioni.
Il merito indiscutibile che bisogna riconoscere a Loredana è il mostrarci dettagli della quotidianità, dove traspare la condizione dell’essere in procinto di accingersi ad un superamento del 'recinto', i simboli della realtà, i segni della sacralità, sono misuratamente offerti al nostro sguardo con sapiente discrezione."

MOSTRA PERSONALE DI GIAMPAOLO MULIARI
Palazzo del Senato, Milano
13 - 24 ottobre 2009

Dal 13 al 24 ottobre Palazzo del Senato di Milano ospiterà la mostra personale di Giampaolo Muliari.
L’artista brianzolo, formatosi alla prestigiosa Scuola del Beato Angelico di Milano e all’Accademia di Brera, ha dedicato la sua ventennale attività artistica alle tematiche sociali, in particolare a quelle dell’infanzia, come dimostrano le sue pubblicazioni monografiche: "La vita è un dono sempre" e "L’amore oltre la vita". Questa rassegna si propone pertanto di sottolineare il notevole impegno dell’artista verso tali temi, esponendo sessanta opere su carta tutte dedicate al mondo dei bambini.
Attraverso i suoi ritratti Muliari riesce a comunicare un importante messaggio d’amore e di speranza. I volti dei bimbi, colti nei loro più diversi atteggiamenti, vengono interpretati con delicata introspezione e profondo studio psicologico e ciò che ne traspare sono sentimenti spesso contrastanti: gioia, fiducia, tenerezza,ma anche diffidenza e ritrosia.
La mostra sarà inaugurata martedì 13 ottobre e durerà fino al 24 ottobre, con i seguenti orari di apertura al pubblico: dal lunedì al giovedì dalle 10.00 alle ore 18.00 e dal venerdì al sabato dalle ore 10.00 alle 14.00.

venerdì 2 ottobre 2009

Leggere la fatica di leggere

Comunicato stampa

Anche quest’anno torna “Ottobre, piovono libri”, campagna promossa dal Centro per il Libro e la Lettura del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, in stretta sinergia con la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, l’Unione delle Province d’Italia e l’Associazione Nazionale Comuni Italiani. Sulla scia del successo esponenziale riscosso dalle prime tre edizioni, che hanno trasformato il Paese in un’unica capillare “mappa della lettura” attraverso un inedito calendario di appuntamenti, spicca per originalità la rassegna “Leggere la fatica di Leggere” che si terrà a Cerignola dal 2 al 4 ottobre 2009.
La rassegna cerignolana rientra nel calendario delle oltre 1.500 manifestazioni che si terranno durante il mese di ottobre in tutta Italia. “Leggere la fatica di Leggere” è quest’anno appuntamento capofila in quanto apre la campagna nazionale “Ottobre piovono libri” ed è tra le 40 manifestazioni finanziate direttamente dal Centro per il Libro e la Lettura del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
Il progetto “Leggere la fatica di leggere“ è nato nel 2006 a Cerignola. Dopo due prime edizioni, nel 2006 e nel 2007, in cui la musica è stata filo conduttore del progetto, interpretando e sostenendo argomenti quali l'emigrazione, i canti sociali e politici, la storia e l'epopea del movimento bracciantile con Giuseppe Di Vittorio, l’edizione di quest’anno continua il suo viaggio geografico e ideale nei generi – dalla letteratura, alla musica popolare (del Gargano attraverso la Murgia fino al Salento), dalla documentazione storiografica all’arte contemporanea; nelle diverse modalità di rappresentazione - presentazioni di libri, reading musicali, proiezioni, concerti, mostre documentarie, installazioni d’arte. Grande risalto sarà dato anche alle differenti culture del cibo e dei prodotti genuini. Uno spazio particolare sarà riservato agli autori esordienti con letture e presentazione di inediti letterari.
Gli Incontri della Terza Edizione 2009 verranno tutti ospitati nello storico complesso dell’Azienda Santo Stefano (1870) dei Conti Pavoncelli, a circa 3 km da Cerignola. Il pubblico potrà – prima dell’inizio degli eventi - visitare i gazebo allestiti nel grande piazzale antistante l’azienda, con offerte librarie, mostre fotografiche, punti di degustazione. Sono previste inoltre visite guidate all’antico frantoio, alle ottocentesche cantine e ai modernissimi impianti dove si trasformano e confezionano le olive giganti della varietà “Bella di Cerignola”, che da qui vengono esportate in tutto il mondo. La famiglia Pavoncelli ha aderito alla proposta con entusiasmo e grande ospitalità.
L’evento organizzato dall’Associazione Culturale Mosaico di Foggia, con la direzione artistica e il coordinamento di Giovanni Rinaldi, è realizzato in collaborazione con Centro per il Libro e la Lettura del Ministero per i Beni e le Attività Culturali con il sostegno del Consorzio di Tutela Oliva da Mensa D.o.p. La Bella della Daunia cultivar Bella di Cerignola e il contributo di alcune aziende locali.

PROGRAMMA

Venerdì 2 OTTOBRE 2009 ore 19.00
SOPRATAVOLA i libri, i suoni, il cibo

- Convers/azioni, letture, as/saggi, divagazioni a partire da
LE CARTE IN TAVOLA (Grenzi Ed. 2005)
di GUIDO PENSATO e SAVERIO RUSSO
Ospiti, con gli autori, ROBERTO LINZALONE poeta-cabarettista e VINCENZO SANTORO coord. dell’Archivio Sonoro della Puglia e resp. Ufficio Cultura dell’ANCI

- A seguire concerto di musica popolare e balli tradizionali del Salento con ANNA CINZIA VILLANI e I SUONI RURALI nel concerto spettacolo “Li guai della pignata”

Sabato 3 OTTOBRE 2009 ore 19.00
IN VIAGGIO il racconto di un’epopea nell’Italia degli anni ’50

- I TRENI DELLA FELICITÀ. Storie di bambini in viaggio tra due italie (Ediesse 2009)
di GIOVANNI RINALDI

- PASTA NERA documentario
di ALESSANDRO PIVA
Anticipazione nazionale (Prod. Seminal Film, sostegno Progetto Casa Di Vittorio e Cinecittà Luce)
Ospiti, con gli autori, IGINO POGGIALI Istituzione Biblioteche di Roma, ANGELO FERRACUTI scrittore, VANIA CAUZILLO e ANDREA NOBILE filmaker

- A seguire concerto di musica popolare e balli tradizionali del Gargano e della Capitanata con RIONE JUNNO – tarant beat project

Domenica 4 OTTOBRE 2009 ore 19.00
CONTROMANO letteratura, musica, immagini dalla periferia dell’Italia

- VENTO FORTE TRA LACEDONIA E CANDELA (Laterza, Premio Napoli 2009)
di FRANCO ARMINIO
Ospite, con l’autore, ANGELO FERRACUTI scrittore

- A seguire concerto di musica popolare e balli tradizionali della Murgia e dell’Alto Salento con SKADDIA

Gli eventi giornalieri saranno preceduti da libere letture di testi inediti.

Esposizioni permanenti
- “I treni della felicità. Bambini negli anni ’50 tra Puglia ed Emilia Romagna” mostra fotodocumentaria a cura di G. Rinaldi
- “Zingarelli e il vocabolario” mostra foto documentaria a cura di G. Rinaldi
- “L’avanguardia è nei sentimenti” interventi artistici di Sinuhe

Esposizioni librarie a cura di Libreria Ubik di Foggia, Punto Einaudi di Barletta.
Presentazione prodotti gastronomici e degustazioni a cura dei produttori locali.
Spazio ludico dedicato ai bambini, con animatrici.

INFO: www.mosaicocultura.it - mosaicofoggia@gmail.com