lunedì 21 dicembre 2009

In edicola "In Arte" di Novembre/Dicembre

Le festività natalizie e di fine anno possono essere una buona occasione per spostarsi ed andare a visitare qualche bella mostra in giro per l'Italia. Sul nostro blog ve ne indichiamo moltissime, ma anche sul nuovo numero di "In Arte", disponibile in edicola, potrete trovare interessanti segnalazioni su come trascorrere le vacanze a stretto contatto con l'arte. Ce n'è per tutti i gusti, dagli appassionati di archeologia agli amanti della pittura. E come al solito tanti approfondimenti, spunti di riflessione, stimoli intellettuali sul variegato mondo dell'arte. Correte in edicola e... buona lettura!

Eventi
Da Velăsquez a Murillo di Piero Viotto

Scultura
Donato Linzalata: arcaismo e magia di Giovanna Russillo

Mitologia nell’arte
Il dolore di Laocoonte di Fabrizio Corselli

Architettura
Un Guggenheim tutto italiano di Mario Restaino

Cinema
La ragazza con l'orecchino di perla di Chiara Lostaglio

domenica 20 dicembre 2009

Diversi e Divisi

Comunicato stampa

Mercoledi 23 Dicembre a Senise, presso la sala stampa della testata giornalistica “La Siritide”, si terrà un incontro pubblico promosso dall’associazione Agoraut, che ospiterà il giornalista lucano Nello Rega.
Le vicende di cronaca degli ultimi mesi riguardanti la figura di Nello Rega sono a tutti note. Autore coraggioso del bel romanzo “Diversi e Divisi-Diario di una convivenza con l’Islam” che è costato a Rega minacce da più fronti che hanno seriamente minato la sua libertà di uomo e di giornalista. Lettere minatorie lasciate più volte in auto, nella cassetta della posta, sotto la porta di casa. Nello Rega, giornalista e scrittore lucano, nel mirino dei fondamentalisti islamici da quando ha deciso di voler raccontare, in un romanzo, la storia d’amore con una donna sciita.
“Diversi e divisi – Diario di una convivenza con l’Islam” non è solo un libro laico, ma autentico e privo di pregiudizi. Un’esperienza diretta, forte, coraggiosa. Ma è anche la constatazione della differenza evidente, obiettiva tra due realtà culturali e religiose. La penna di Rega racconta la reale storia d’amore, l’utopia romantica tra un uomo cattolico e una donna sciita. Il racconto si alimenta di ricordi, parole, sogni, realtà, paura e solitudine. I temi di oggi. I temi del mondo. Rega invita il lettore ad affrontare un viaggio tra le righe di una storia, che è ‘la vita’ stessa. Dall’avventura bella, inimmaginabile solo qualche anno prima, ricca di progetti e desideri fino al suo crudele dissolvimento imposto dalla diversità.
L’incontro è promosso in collaborazione con il Dipartimento Pari Opportunità della Regione Basilicata.

MERCOLEDI 23 DICEMBRE- ORE 17, VIA ROCCO SCOTELLARO 29, SENISE (PZ)

sabato 19 dicembre 2009

Concerto di Natale a Matera

Comunicato stampa

Mozart, Vivaldi, Gounod, Mascagni, Saint-Saens, Verdi e brani della tradizione natalizia di tutto il mondo. E’ il repertorio che sarà proposto nel Concerto di Natale organizzato dal Lams (Laboratorio arte musica spettacolo) di Matera con il Patrocinio della Presidenza del Consiglio Regionale di Basilicata martedì sera alle 20 nella Chiesa di San Rocco in via Lucana, dalla Polifonica Rosa Ponselle e dall’Orchestra da Camera di Matera dirette dal maestro Giuseppe Ciaramella.
Solista della serata il soprano Veronica Pompeo, già definita dal mensile L’Opera musicista dalla “spiccata verve ironica, che evidenzia contemporaneamente raffinatezze quasi aristocratiche, quella maliziosa civetteria tipica di una adolescente vivace e appassionata che unitamente ad un timbro squillante e luminoso fanno di lei un’interprete dalla solarità mediterranea.”
Artista poliedrica, sin da bambina mostra particolari doti artistiche, studia danza classica e recitazione. Nel 2001 si diploma brillantemente al Conservatorio “N.Piccinni” di Bari sotto la guida di Amelia Felle . Ha studiato inoltre con Luciana Serra e Claudio Desderi.
Viene scelta per la 1^ rappresentazione in tempi moderni dell’opera piccinniana “La Cecchina Maritata” nel ruolo “en travesti” del Marchese della Conchiglia; è Rosina ne “Il Barbiere di Siviglia” di G. Paisiello , Clarina ne “La Cambiale di Matrimonio” di G. Rossini e lo Scoiattolo nell’opera “Lo Scoiattolo in Gamba” di N. Rota nell’ambito del “Lucania Opera Festival” diretta da Claudio Desderi e Vito Clemente e con la regia di Davide Livermore. E’ Donna Anna nel “Don Giovanni” di W. A. Mozart presso il “Teatro Borgatti” di Cento con la direzione di Claudio Desderi. E’ interprete di opere contemporanee in prima assoluta quali “Ali di Pietra”, “Drammi Disvelati”, “Le Grotte degli Echi mai uditi” di G. Tamborrino con la collaborazione del padre comboniano Alex Zanotelli.
Ha collaborato inoltre con importanti nomi del panorama teatrale internazionale quali Arnoldo Foà ed Ugo Pagliai in recital di musica e poesia al fianco del flautista R. Fabbriciani.
Ha al suo attivo numerosi concerti in duo con il pianista Pietro Laera e con formazioni cameristiche e orchestrali (Orchestra Giovanile Italiana, Orchestra Sinfonica ICO di Bari, Orchestra provinciale di Taranto, Fondazione Orchestra Lucana, Orchestra sinfonica della provincia di Matera, Orchestra del Conservatorio “ N. Piccinni” di Bari etc.).
La sua voce “…elegante, limpida, intensa …” oltre che operista, la rende interprete del “tango” di Astor Piazzolla, del “Broadway musical” di G.Gershwin, nonché del repertorio cameristico ed operistico novecentesco, contemporaneo ed avanguardistico.
Nel 2008, a seguito del Master universitario “Musica d’oggi” tenuto presso il Conservatorio di Musica “N. Piccinni” di Bari sotto la guida di Gianvincenzo Cresta, approfondisce il multifocale panorama musicale contemporaneo con nomi quali Mario Ancillotti, Marco Angius, Emanuele Arciuli, Gianluca Baldi, Giorgio Bernasconi, Carlo Boccadoro, Azio Corghi, Nicola Campogrande, Filippo Del Corno, Christophe Desjardins, Fabrizio Festa, Mimma Guastoni, Michele Lomuto, Steve Reich, Stefano Valanzuolo, presso l’Accademia del Teatro alla Scala, il Cantiere d’Arte di Montepulciano, il Grame de Lyon, la Fondazione Petruzzelli e Teatri di Bari.
A fine 2008 ha inciso per la casa discografica Stradivarius il cd “Dolly today…around Faurè”,
in qualità di soprano e voce recitante con l’ensemble del master “Musica d’oggi” diretto da Riccardo Ceni.

www.lamsmatera.it

venerdì 18 dicembre 2009

Sant’Andrea delle Fratte in Roma

di Angela Delle Donne

La chiesa è denominata “delle fratte” perché in epoca medievale era ubicata fuori dell’area abitata. Dopo essere stata nel Mediovevo sede dalla nazione scozzese, la chiesta è stata donata nel 1585 da papa Sisto V ai padri minimi di san Francesco di Paola. Ricostruita all’inizio del Seicento per opera del marchese Paolo Del Bufalo, la chiesa presenta forme di gusto tardo cinquecentesche. L’interno è a navata unica con volta a botte e tre cappelle per lato. All’interno ci sono due celebri angeli in marmo di Bernini realizzati per ponte Sant’Angelo ma ritenuti da Clemente XI troppo belli per essere esposti alle intemperie. Di grande effetto scenografico è poi la cappella di san Francesco di Paola realizzata nel 1726 da Filippo Barigioni. Si conservano anche le stazioni della Via Crucis realizzata da diversi pittori, italiani e stranieri, legati alla cerchia dei Nazareni, che frequentavano la zona all’inizio dell’Ottocento. Nel 1653 Francesco Borromini riceve da Paolo del Bufalo l’incarico di completare la chiesa, mancante ancora a quella data, del coro, del transetto e della crociera. Dopo aver proposto una cupola ovale, idea rifiutata dal committente, l’architetto ticinese ne concepisce una circolare, ma incassata in un alto tamburo quadrato con gli angeli smussati. Bizzarro e spettacolare è il disegno del campanile, a pianta quadrata, che riprende quello del tamburo, culminando nei cherubini con le ali piegate a fungere da erme e nelle quattro volute sostenenti gli emblemi del santo e della famiglia.

Enzo Nenci. Il linguaggio della scultura

Comunicato stampa

Inaugura sabato 19 dicembre prossimo, alle ore 17.00 la mostra “Enzo Nenci – Il linguaggio della scultura”, allestita in Galleria d’Arte Moderna Bonzagni dal 19 dicembre 2009 al 7 marzo 2010.

''[...] sentii la necessità di cantare con armonie nuove nelle forme, forme che intendono esprimere l'amore della natura nel dramma universale e umano''.

Sono parole scritte nel 1968 da Enzo Nenci (Mirandola, 1903 - Virgilio, 1972) a proposito di quel gruppo di sue sculture chiamate ''stalagmiti-stalattiti'', leit-motiv, come le definisce Franco Monteforte, ''alla fase piu' matura della sua produzione artistica, quella che si apre subito dopo la seconda guerra mondiale con il trasferimento a Bergamo prima e poi, definitivamente, a Mantova''. E sono parole di un'espressività emotiva e spirituale profonda, cosi' come emozionalmente profonda nei sentimenti e' l'arte di Enzo Nenci, scultore che ha rappresentato una figura artistica di fondamentale importanza in Italia negli anni che vanno dalla fine della prima guerra mondiale fino al Settanta.
Nato nel 1903 a Mirandola, in provincia di Modena, da padre musicista e madre che era un contessa, nonche' pittrice dilettante, Nenci ha fin da piccolo la possibilità di crescere in un ambiente intellettualmente e culturalmente stimolante e vivace, in una famiglia frequentata da musicisti, letterati, artisti. Vive la sua infanzia a Ferrara, dove si trasferisce nel 1907 e tra il 1925 e il 1928 attraversa un'intensa stagione espositiva che lo vede presente in importanti rassegne nel Ferrarese e, in generale, in Emilia. A questi anni risalgono i primi esempi delle sculture delle ''Madri'', tema che, sviluppato nella famiglia, nel genere umano, proseguirà in tutta la sua produzione.
Nei cenni biografici che riguardano questo artista non possono essere dimenticati gli anni della seconda guerra mondiale, tra il 1941 e il 1945, quando Nenci si impiega come capochimico in diversi stabilimenti ferraresi e della provincia di Rovigo. Ed e' in questo periodo che inizia a delinearsi una sua precisa personale linea stilistica, anche a causa di dolorose esperienze personali (la completa distruzione della sua casa-studio ferrarese durante il bombardamento di Ferrara nel 1943, con la perdita dei suoi lavori e il saccheggio di quello che era sfuggito alla distruzione, nonche' la perdita, durante la guerra, di due amatissimi fratelli) che si intrecciano con la tragedia del conflitto mondiale. Sul finire del 1945 e' a Milano, trasferitosi con la famiglia dai genitori, dove esegue alcuni ritratti per il Cimitero Monumentale, quindi trova casa a Ponte San Pietro (Bergamo) per stabilirsi poi definitivamente alla fine del 1946 a Mantova, condotto in questa città dall'attività professionale che lo porta a impiegarsi in uno zuccherificio mantovano per la bimestrale campagna saccarifera. Ed e' proprio a Mantova che le esperienze dolorose prima citate potenziano ''in lui il senso di quel ''dramma universale umano'' cui ora sente di dover dare una risposta con la propria arte'' (Franco Monteforte).
Il legame con la tradizione che accompagna quasi tutta l'attività di Nenci si legge in primo luogo nelle scelte iconografiche, non molte, che ricorrono in continuazione, la maternità, i lottatori, i ritratti, particolarmente femminili, le adolescenti, gli affetti familiari, soggetti semplici e consueti, carichi tuttavia per Nenci, ma anche per la tradizione scultorea, di valori e echi simbolici.
Parimenti anche le tecniche e i materiali (gesso, terracotta, bronzo) con cui Nenci ama lavorare sono conferma del suo profondo legame con gli aspetti piu' solidi e tradizionali della scultura. In particolare e' proprio la terracotta patinata, trattata con grande mestiere e sensibilità poetica, che Nenci predilige per le sue opere migliori, perche' materia calda e vibrante, densa di echi e di memorie, capace di far vivere i volti, i corpi, la loro interna tensione espressiva.
Infine nelle sue opere spesso si legge un robusto impianto classico, nella solidità formale con cui egli affronta le tematiche scelte e nel dichiarato riferimento vuoi alla tradizione scultorea ellenistica vuoi alla piu' alta tradizione italiana rinascimentale. Le dimensioni delle sculture di Nenci non sono grandi e monumentali, eppure monumentale e' la forza dinamica delle forme, la loro capacità di germinare le une dalle altre secondo direttrici di forze che elevano e slanciano la scultura verso l'alto: nel rinunciare alla monumentalità dell'opera, l'artista sembra quasi rifiutare una destinazione pubblica per piegarsi verso una sfera piu' intima, privata, ricca di quei sentimenti, di quei dolori, di quelle gioie che esprime.

Ingresso libero.
La mostra è visitabile nei seguenti giorni ed orari:
martedì e giovedì, dalle 9.30 – 12.30 e 15.00 – 17.00, apertura solo su prenotazione telefonando ai nn. 051-6843390 / 051-6843334;
venerdì, sabato, domenica e festivi: 10.00 – 13.00 e 15.30 – 18.30.
CHIUSA ogni lunedì e mercoledì.

Immagine: Enzo Nenci, Il ponte, 1947, terra cotta patinata

giovedì 17 dicembre 2009

Il fotocollage surrealista

Comunicato stampa

In occasione della mostra monografica “Jindřich Štyrský: On the Needles of These Days. Fotografie 1934-1935”, il Fotomuseo Panini propone un laboratorio didattico che, partendo dalla lettura dell’opera dell’artista surrealista, analizza la tecnica del fotocollage, ampiamente utilizzata durante la stagione del Surrealismo.
Secondo la definizione del poeta Andrè Breton il Surrealismo è “Automatismo psichico puro mediante il quale ci si pone di esprimere sia verbalmente, sia per iscritto o in altre maniere, il funzionamento reale del pensiero, e il dettato del pensiero, con l’assenza di ogni controllo esercitato dalla ragione, al di là di ogni preoccupazione estetica o morale”.
Il Surrealismo è dunque il tentativo di esprimere l’”io” interiore, in piena libertà espressiva e senza l’intervento della ragione che, mettendo in atto meccanismi inibitori, ci condiziona obbligandoci a reprimere istinti e sentimenti.
Il Movimento impiega la tecnica del collage poiché in grado di visualizzare, attraverso forme e colori, le proiezioni mentali dell’individuo e porsi come chiave interpretativa attraverso la quale opera l’inconscio.
Nelle giornate di sabato 19 dicembre, 16 gennaio, 30 gennaio, 13 febbraio e 27 febbraio il Fotomuseo Panini propone un laboratorio ad hoc: l’obiettivo è quello di assecondare la libera-istintiva scelta di ogni eventuale partecipante, realizzando dei fotocollage con riproduzioni di fotografie del Fotomuseo, riviste e quotidiani. I ritagli vengono accostati liberamente, ottenendo così un’opera in grado di porsi in linea con le tematiche dell’oblio e dell’inconscio, tanto centrali nella poetica surrealista.
Ogni appuntamento è introdotto da una proiezione commentata dall’operatore didattico, che spiega le sperimentazioni fotografiche nate nel contesto artistico del Surrealismo e, in particolare, in quello di Štyrský.
Il laboratorio - che si tiene appunto sabato 19 dicembre, 16 gennaio, 30 gennaio, 13 febbraio e 27 febbraio - si svolge a partire dalle ore 16,30. È richiesta la prenotazione telefonica obbligatoria (059-224418) e il costo è di 1,00 euro a persona.
Attraverso la liberazione dell’automatismo psichico, con cui si rende possibile l’accostamento di immagini apparentemente contraddittorie, il Surrealismo si proponeva di costruire una dimensione altra, “surreale”, in cui la contraddizione tra sogno e realtà è indefinita. Il Surrealismo non si limitava a trascrivere passivamente il segno, ma cercava piuttosto di scoprire il meccanismo secondo il quale opera l’inconscio. La novità introdotta dal Surrealismo risiede proprio nella consapevolezza storica e scientifica della ricerca fantastica e onirica: motivata dalla stessa psicanalisi freudiana, l’arte surrealista doveva quindi diventare uno strumento per scoprire la dimensione del sogno e persino della follia.
Il collage surrealista quindi, utilizzando per la sua realizzazione un processo di “selezione-combinazione” casuale, si poneva in collegamento con la ricerca psicoanalitica freudiana. Ecco allora che la tecnica del collage, usata ad alti livelli da artisti quali Max Ernst e John Heartfield, veniva sfruttata per il suo valore evocativo funzionale, utilizzando diversi materiali come riviste, foto, parole estrapolate da giornali.

Per informazioni e prenotazioni:
Fotomuseo Giuseppe Panini,
via Giardini 160,
41100 Modena,
tel. 059-224418
Referente: Chiara Reverberi

Immagine: Souvenir, 1924, uno scatto tratto dalla monografia “Jindřich Štyrský”, Ed. Argo 2007

mercoledì 16 dicembre 2009

Soto i Porteghi

Comunicato stampa

La galleria “Anfiteatro Arte” di Padova dedica il suo racconto natalizio al proprio territorio con una mostra collettiva che propone sei artisti nati e cresciuti nella tanto amata città del Santo. Le opere di Giuseppe Biasio, Leo Borghi, Gioacchino Bragato, Paolo Meneghesso, Fulvio Pendini e Tono Zancanaro riempiono così le sale di Anfiteatro costituendo un romantico percorso, tra amicizie e conoscenze, contaminazioni e divergenze. Storie di vite vissute vicino a noi, a volte incrociate proprio sotto i caratteristici “porteghi” di Padova e del Portello in particolare.
Una mostra semplice, fatta di quadri veri e di piccoli pensieri, a volte strappati alla critica del passato, a volte trascritti dopo una chiacchierata con gli stessi artisti. Un colore, scelto con cura, è stato abbinato ad ognuno di questi grandi interpreti del nostro tempo e della nostra città. Il viola per Giuseppe Biasio, unico rappresentante informale della collettiva. Colore dell’estro che ritroviamo nelle sue opere più gestuali, arricchite da frammenti del suo vivere contemporaneo. L’arancione accompagna Leo Borghi, raffinato testimone del nostro tempo. Colore della storia e della poesia. Il verde non poteva che rappresentare Gioacchino Bragato. Eterno bambino travestito da pittore naif. Colore dei prati, della libertà e della semplicità. Paolo Meneghesso è azzurro, come lo sono i cieli dei suoi angeli. Come è il colore della spiritualità insita nella sua opera. Rosa è Fulvio Pendini, per il calore della sua pittura, geniale e metafisica tanto negli scorci urbani quanto nelle nature morte. L’indimenticato Tono non poteva che essere giallo, perché colore primario, quindi insostituibile. Colore nettamente diverso da tutti gli altri che associamo al suo essere anticonformista, sempre lontano da ogni tipo di convenzione.
La mostra resterà aperta al pubblico dal 18 dicembre 2009 al 23 gennaio 2010, da martedì a sabato nei seguenti orari: 10.00-12.30 / 15.30-19.30 o su appuntamento.
In mostra è disponibile il catalogo edito da Anfiteatro Arte: “Soto i porteghi”, pag. 56

Titolo Mostra: “Soto i Porteghi”
Tipologia mostra: Collettiva
Artisti: Giuseppe Biasio, Leo Borghi, Gioacchino Bragato, Paolo Meneghesso, Fulvio Pendini, Tono Zancanaro
A cura di: Lalli Munari
Luogo: Galleria Anfiteatro Arte - via Ognissanti 33, 35129 Padova
Orario: 10.00/12.30 – 15.30/19.30
Biglietti: ingresso libero
Vernissage: venerdì 18 dicembre 2009, ore 18.30/21.00
Periodo: dal 18 dicembre al 23 gennaio 2010 (per visitare la mostra durante le festività natalizie si consiglia di contattare la sede per verificare apertura della mostra)
Catalogo: Edizioni Anfiteatro Arte

martedì 15 dicembre 2009

Welcome

di Angela Delle Donne

Propositivo nel titolo, il film da subito rivela un tema scottante: l’immigrazione ed il tentativo degli immigrati di attraversare clandestinamente diversi paesi per arrivare alla propria meta. La produzione francese del film si sofferma sulla storia di un giovane curdo, Bilal, che vuole raggiungere l’Inghilterra dove potrà rincontrare la sua ragazza. Dopo viaggi nascosti nei camion e ai bordi delle strade, in attesa di essere traghettato, si ritrova a Calais, ed inizia per lui un nuovo viaggio nell’incontro con Simon, istruttore di nuoto. Dopo un iniziale scontro tra i due nasce una forte intesa e l’istruttore si offre di allenare il ragazzo clandestino nel tentativo disperato di aiutare il giovane curdo ad attraversare la manica a nuoto.
La già triste storia si corolla di altri drammi quotidiani che a fatica permettono ai protagonisti di andare avanti. Se pur intimamente drammatico, il film sa trovare degli spiragli di luce che aprono interrogativi sull’alterità e sull’amicizia, dove tutti partono da un punto comune per andare verso le proprie aspirazioni di vita. Così le bracciate del nuotatore diventano simbolo delle bracciate verso la vita e verso i rapporti interpersonali.
Il film è stato premiato a Berlino ed è stato molto applaudito in Francia nonostante la presa di posizione nei confronti delle leggi sull’immigrazioni del governo francese; ricordando che l’altro diventa un corpo estraneo da sfruttare o da espellere, senza una vera possibilità di integrazione.

lunedì 14 dicembre 2009

Onirico Materico

Comunicato stampa

L'Associazione di Promozione Sociale Artetica propone "Onirico Materico", esposizione di sculture, gioielli ed oggetti d'artista dello scultore Jacopo Mandich. L'esposizione è realizzata all'interno del progetto Amparo Expo, un'iniziativa di Artetica cofinanziata dalla Regione Lazio e sviluppata sul tema dello spazio da vivere e della forma in cui lo spazio d’accoglienza viene vissuto. Per questo Amparo Expo da spazio fisico e promozione a progetti personali di artisti di talento esterni ai circuiti commerciali.
Jacopo Mandich lavora principalmente attraverso contrasti, squilibri, forzature. Sceglie materiali “antichi”: legno, ferro, pietra, argento e bronzo per creare forme cariche di fascino e vitalità. “La scultura è per me un mezzo di espressione, indagine e comunicazione, che permette attraverso la materia di giocare con lo spirito.”
L'artista propone per questa sua personale una serie di oltre 10 sculture di diverso formato, gioielli ed oggetti d'artista frutto del lavoro di ricerca degli ultimi anni.

Jacopo Mandich è nato nel 1979. Dopo la formazione presso il Liceo Artistico e l’Accademia di Belle Arti di Roma, apre nel 2003 il suo Laboratorio Sperimentale di Riciclaggio e Scultura all’interno del C.S.O.A Strike. Questo luogo conferisce una particolare impronta al suo lavoro, e gli permette di approfondire la conoscenza di materiali di complessa lavorazione e di grande tradizione, dal legno al bronzo, dal vetro alla pietra.
Partecipa a numerose mostre e simposi, realizza eventi, tiene workshop e collabora con artisti, artigiani e professionisti in tutta Italia. Vincitore della 12° edizione del Premio Mannucci, nell'ultimo anno partecipa alla mostra Avvertenze Artistiche al Museo dei Mercati di Traiano a Roma, ed espone alla Architect’s Gallery di Londra.
La sua ricerca personale si sviluppa nel dare corpo ad un mondo onirico attraverso l'indagine della materia.

L'esposizione si terrà a Roma presso Artetica in via dei Marsi 18 nel quartiere San Lorenzo, un piccolo open-space, laboratorio artistico, centro culturale che convivono in momenti diversi, rendendo semplice e spontaneo l'avvicinamento del pubblico all'arte, alla musica, alla cultura e alla produzione creativa.
Inaugurazione venerdì 18 dicembre dalle ore 18, verrà offerto un aperitivo a base di prodotti biologici. La mostra si svolgerà dal 18 dicembre al 20 febbraio 2010 dal giovedì al sabato dalle 18 alle 21.30. E' possibile visitare la mostra anche in altri giorni e orari su appuntamento (tel. 334.3303881 - 349.1061852).

Titolo della mostra: Onirico Materico
Artista: Jacopo Mandich
Luogo: Associazione di Promozione Sociale Artetica, via dei Marsi 18, Roma
Date: dal 18 dicembre 2009 al 20 febbraio 2010
Inaugurazione: il 18 dicembre dalle ore 18.00
Orari: dal giovedì al sabato dalle 18 alle 21.30. In altri orari e giorni su appuntamento
Ingresso: libero
Catalogo: in sede (presentazione il 03/07/2010)


domenica 13 dicembre 2009

Milena Pavlovic Barilli (1909-1945)

Comunicato stampa

Venerdì 18 dicembre alle ore 19.00 presso il Museo Hendrik Christian Andersen – Via P. Stanislao Mancini – avrà luogo l’inaugurazione della mostra “Milena Pavlovic (1909-1945)”, a cura di Jelica Milojkovic, Galleria Milena Pavlović di Požarevac e Žana Gvozdenović, Museo d`arte contemporanea di Belgrado, realizzata col patrocinio del Ministero della Cultura della Repubblica di Serbia e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali della Repubblica Italiana. La mostra durerà dal 18 dicembre al 31 gennaio 2010.
Nella ricorrenza del centenario della nascita di Milena Pavlović Barilli il Museo Hendrik Christian Andersen ospita un’esposizione dell’artista serbo-italiana a quasi 80 anni dalla sua prima mostra nella capitale.
Per il centenario sono state inaugurate una serie di esposizioni a Belgrado (Galleria dell’Accademia delle Arti e delle Scienze e Istituto Italiano di cultura), a Novi Sad (Galleria Matica Srpska con 14 dipinti della collezione del Museo d’arte contemporanea di Belgrado), Rimini, Roma e Parigi.
A Roma, la mostra ospiterà una selezione di 41 tra oli, tempere e disegni provenienti da un corpus di 894 lavori della pittrice, raccolte dalla Fondazione - Galleria Milena Pavlović Barilli di Požarevac, in Serbia, grazie ad una donazione della madre dell’artista.
A Rimini saranno presentati i suoi disegni di moda nella mostra “Moda nella stanza dell’artista” al Museo della Città, dal 19 dicembre al 24 gennaio.
Infine, a Parigi, nel Centro culturale serbo, il 22 dicembre si aprirà una mostra didattica.

Milena Pavlovic Barilli (1909-1945)
Museo Hendrik Christian Andersen
Via P. Stanislao Mancini, Roma
Durata mostra: 18 dicembre 2009 - 31 gennaio 2010
Inaugurazione: venerdì 18 dicembre 2009, ore 19.00

Immagine: © Proprietà Galleria Milena Pavlović Barilli, Požarevac, Serbia

sabato 12 dicembre 2009

L'Ombra del Visir

Comunicato Stampa

Il Comune di Rionero in Vulture (PZ) in collaborazione con l’associazione culturale Suggèsto, nell’ambito della rassegna “Incontri con l’autore” organizza Sabato 12 dicembre 2009, presso il centro sociale di Rionero in Vulture, un incontro con il Prof. Matteo Donato Gallucci per presentare la sua ultima opera, il romanzo "L'Ombra del Visir”.
All’incontro parteciperanno il Presidente dell’Associazione Suggèsto, Nicola Giansanti, il Sindaco di Rionero in Vulture, Antonio Placido, il Direttore Didattico scuole elementari di Rionero, Antonio Pinto e Rocco Viglioglia, docente scuole superiori. Durante l’incontro verranno letti alcuni passi del romanzo a cura di Incoronata Di Lorenzo.
Giunto ormai alla sesta pubblicazione, dopo aver attraversato il filone dei romanzi storici, il Prof. Gallucci ritorna alla sua passione originaria, il romanzo fantasy.
“Non è la prima volta – afferma il Prof. Gallucci - che tratto questo genere letterario. Ho cominciato proprio con il fantasy, per tre volte vincitore del Premio Tolkien, (1983,1984,1985)”.
L'Ombra del Visir è un romanzo heroic fantasy. Pure, lo sfondo su cui si muovono i personaggi, è storico. Come lo sono alcuni protagonisti del romanzo: Il Gran Visir Ahmed Koprülü, il sultano Mehemed IV.
Storica è la Pace di Candia, stipulata tra Venezia e il Turco, la struttura politica della Repubblica di San Marco, quella dell'Impero della Mezzaluna. Per non parlare degli Arsenali navali, la pirateria ecc.
L’ombra del Visir è un’opera storica e fantastica?
È l'una e l'altra. E vi compare anche il soffio di un'anima orrifica. Un horror velato, visto attraverso un delicato ordito in filigrana. Un genere letterario unico nel suo genere, quasi innovativo.
La magia, il filo horror, le imprese degli eroi, la trama storica degli eventi concorrono tutt'insieme a sorprendere il lettore. E il tutto appare verosimile quanto fantastico.
Almeno, era questo l'intento.

Il Presidente
(Dott. Nicola Giansanti)

giovedì 10 dicembre 2009

Racconto d'inverno

Comunicato stampa

Sabato 19 dicembre alle ore 20.00 presso la Pieve Antica di Ronco all'Adige (VR), verrà presentata la mostra “Racconto d'inverno”, bipersonale di Nebojsa Despotovic e Agnese Guido, aperta dal 12 al 31 Dicembre 2009. L'evento comprende il lavoro dei due giovani pittori, entrambi nati nel 1982, e che vivono rispettivamente a Venezia e Milano, le città fulcro dello sviluppo della giovane scena pittorica italiana.
I due nomi scelti sono appunto rappresentativi delle direzioni di una pittura di rilevanza internazionale in cui prevale un senso di irrealtà fiabesco e onirico che trasgredisce le regole fisiche del mondo a favore di un'anarchia visiva di origine psichica. Si crea in questo modo la materializzazione di una realtà mentale che si muove tra colori opachi e forme incerte e distorte come in un sogno. Il percorso della mostra è così paragonabile ad un tragitto allegorico e magico che si srotola come un racconto in cui ad essere protagonisti ed eroi sono i nostri stati mentali e inconsci.
I personaggi di Nebojša Despotović, infatti, sono dipinti in modo quasi ectoplasmatico, sembrano impronte sfuocate, rarefatte, distorte come se a essere ripreso fosse un pensiero o un ricordo dai colori innaturalmente opachi. Le figure hanno una non-carnalità simile a spettri e stanno sospese dentro scenografie grigie e velate, paesaggi minimi non contestualizzabili, di una temporalità indefinita, una specie di limbo mentale dentro cui sensazioni e impressioni prendono forma progressivamente senza mai diventare del tutto fisiche.
Questa impalpabilità viene prolungata dall'immagine visionaria di Agnese Guido, che lavora dando maggior corpo ai suoi protagonisti: degli elementi e dei blocchi definiti ma che galleggiano su sfondi neutri senza peso e senza essere mai completamente integri e realmente interconnessi con gli altri. Vivono come un rebus o in un sogno, dove elementislegati, indipendenti e solitari si presentano in un'unica immagine come simboli di un senso nascosto che si puòricostruire scavandovi attraverso, in un meccanismo che ha dei lati in comune con la ricerca psicanalitica e con l'ipnosi.

NEBOJŠA DESPOTOVIĆ
Nato nel 1982 a Belgrando. Vive e lavora a Venezia. Principali mostre personali: (2009) Ex Chiesetta di Sant'Antonio, Morgano, Treviso. (2007) Galleria 3D, Mestre - Galleria Radar, Mestre. (2006) Galleria V&V Projects, Vicenza. Mostre collettive selezionate: (2009) Galerie Claire Fontaine, Lussemburgo - Giardini della Biennale, collaterale alla 53° Biennale di Venezia - Galleria Antonio Battaglia, Milano. (2008) Museo Brolo, Mogliano Veneto, Treviso - Galleria Contemporaneo, Mestre - GEH8, Dresda, Germania - Galleria A+A, Venezia. (2007) Galleria Totem il Canale, Venezia. (2006) Villa Manin, Passariano, Udine - Fondazine Bevilacqua La Masa, Venezia - Casa del pane, Milano - Accademia di Belle Arti di Venezia - Villa Vecelli Cavriani, Verona. (2004) Palazzo Frisacco, Tolmezzo, Udine.

AGNESE GUIDO
Nata nel 1982 a Copertino, Lecce. Vive e lavora a Milano. Principali mostre personali: (2008) “All my private idols”, Galleria Antonio Battaglia, Milano. (2007) “Piscina comunale”, Spazio d'Arte in Copisteria, Milano. (2005) “Scorciatoia”, Raggio Verde, Lecce. (2001) “Formicaio”, Raggio Verde, Lecce. Mostre collettive selezionate: (2009) “Imagine, La nuova visione della generazione anni '80”, a cura di Carolina Lio, GiaMaArt Studio, Vitulano, Benevento. (2009) “Fairy Tales”, a cura di Carolina Lio, Galleria Antonio Battaglia, Milano. (2008) “Esercizi”, Castello di Rivara, Centro d'Arte Contemporanea, Torino. (2006) “Collettiva 30x30”, Piscina Comunale, Milano. (2006) “Biennale d'Arte Internazionale di Roma”, Galleria L'Agostiniana, Roma. (2005) Castello Carlo V, Lecce.

Titolo: Racconto d'inverno. Nebojsa Despotovic / Agnese Guido
A cura di: Carolina Lio
Date: dal 12 al 31 dicembre 2009
Sede: Pieve Antica di Ronco all'Adige, Verona.
Presentazione critica e incontro con gli artisti: sabato 19 dicembre 2009, ore 20.00
Orari di apertura: sabato 12 e sabato 19 Dicembre tutto il giorno
fino al 31 dicembre su appuntamento al 3386390669.
Patrocini: Comune di Ronco all'Adige.
In collaborazione con Galleria Antonio Battaglia.

Immagini:
Agnese Guido, Videotape III, tecnica mista su tela, 60x80 cm, 2009, courtesy Galleria Antonio Battaglia
Nebojsa Despotovic, Winter, olio su tela, 100x100 cm, 2008, courtesy Galleria Antonio Battaglia

mercoledì 9 dicembre 2009

CossArt

Comunicato stampa

Oltre 50 artisti parteciperanno alla collettiva organizzata per domenica 13 dicembre lungo via Mons. Bruno Occhiuto e piazza S. Eusebio.
Pittura (soprattutto e in tutte le sue varie forme, applicazioni e materiali) ma anche fotografia, scultura, videoinstallazione, poesia, canto, cartoline e artigianato, riunite con un unico scopo: portare all’attenzione dei cittadini di Cassano Allo Ionio le varie manifestazioni della forma artistica e permettere loro di fruirne e di farne, letteralmente, esperienza.
Pensiamo che l’arte sia il miglior modo per accedere al proprio tempo, alla propria epoca, e al futuro. Nella creazione di opere d’arte, infatti, gli artisti si avvicinano alla condizione dei pensatori: essi vedono nei lavori dei loro predecessori una teoria dell’arte implicita, che confutano con decisione grazie a un contro-esempio ben scelto. Col tempo questi stessi contro-esempi vengono assorbiti nel mainstream e perdono il loro potere “innovatore” diventando il bersaglio di una nuova avanguardia. È così l’arte evolve in direzioni strane e imprevedibili: le evoluzioni tecniche e i cambiamenti tematici si intersecano in una danza che prevede del resto anche la permanenza del vecchio: nessuna novità è capace di cancellare le precedenti esperienze, quelle di cui stesse risulta figlia.
Mettere in risalto la questione dell’esperienza artistica, a nostro avviso, mostra anche l’indissolubile legame che l’arte ha con la socialità, fatta di uomini in carne e abitudini, e vedere quali modificazioni essa apporta alle persone, al pubblico, nel momento in cui essa cessa di essere qualcosa di elitario, di lontano, e fa il suo ingresso nella prassi quotidiana di ogni essere umano.
Abbiamo scoperto che molta gente che conoscevamo come semplici amici, stimati professionisti, o semplici, appunto, persone, in realtà si dedicavano all’arte nelle sue più varie forme e per farlo abbiamo deciso di portare letteralmente in piazza le opere ed esporle in modo insolito affinché la gente si accorga della loro esistenza e della loro importanza.
In un mondo dove le parole sono sempre più staccate dal loro reale significato, potere accedere all’epoca in cui viviamo con gli occhi dell’arte rappresenta un reale vantaggio perché ci permette di analizzare le cose in modo minuzioso e predittivo. Solo così impareremo a “vedere” realmente e non ad essere succubi delle immagini, quelle televisive ad esempio, che altri hanno scelto per noi. Questo lo si può fare in 3 modi:
  • nascendo artisti
  • diventando artisti
  • ragionando con gli occhi dell’artisti.
E noi speriamo che con questa iniziativa i cittadini capiscano che anche la terza opzione sia fondamentale per vivere meglio, far rinascere il nostro territorio e dare il via ad una vera rivoluzione culturale che parta dai cittadini e da chi abita la città, da chi è costantemente a contatto con la gente e non da chi si nasconde dietro il dito delle istituzioni e cerca risposte a domande mai poste nei meandri della politica mentre la gran parte della cittadinanza vive nell’arretratezza culturale e nei problemi della quotidianità. La crescita culturale non viene dalle istituzioni, ma dalla cultura stessa, suscitando curiosità e domande nei fruitori.

Luigi Cristaldi
curatore per conto di Cossa Enotria

CossArt
13 dicembre 2009
Cassano Allo Ionio (CS)
A cura dell’associazione culturale Cossa Enotria

Artisti: Mobilia Alberto, Galeandro Rosalba, Nicoletti Rosamaria, Nociti Barbara, Malomo Domenico, Aragona Gigi, Zullo Carmen, Milano Carmelina, Santomartin Domenico, Varca Giovanbattista, De Luca Vincenzo, D’Elia Armando, D’Elia Alessandro, Dattilo Valeria, Cavallaro Tonino, Alario Leonardo, Natale Maria, Martire Peppino, Arcieri Filuccia, Chiarelli Samuela, Cristaldi Luigi, Martino Peppino, Giardini Patrizia, Aloise Mimmo, Lione Luciano, Pellegrino Michele, Elena Prore, Apolito Vanessa, Russo Matteo, Di Pressa Morena, Catalano Giovanni, Mangano Valentina, Rizzo Valeria, Coppola Enrico, Tiano Marco, Bettarini Pietro Maria, Conso Loredana, Conso Angelica, Nigro Emilio, Areté Ensemble, Redente Silvia, De Franco, Regina Rocco, Sarubbo Francesco, Rango Luca, Rodilosso Francesco, Malagrinò Pasquale, Iacobini Ivan, Rugiano Pierluigi, KartCassano, Cersosimo Pasquale, Briatico Giuseppe, D’Elia Andrea.

Propaganda Fide in Roma

di Angela Delle Donne

Gregorio XV istituisce nel 1622 la Congregazione di Propaganda Fide. Il collegio nasce come luogo deve educare i giovani religiosi di diverse nazionalità, da inviare, una volta pronti, ad evangelizzare popoli lontani e le nazioni di orientamento protestante. La congregazione diverrà ben presto uno dei più potenti strumenti della chiesa. Nel 1626 un sacerdote spagnolo, Juan Baptiste Vives, dona alla Congregazione di Propaganda Fide, il palazzo, già Ferrantini, posto sul lato meridionale di Piazza di Spagna. L’anno successivo il cardinale Antonio Barberini senior, istituisce l’Alunnato, per i giovani di sei diverse nazioni, detto Collegio Urbano in onore del papa regnante. Un primo intervento sul palazzo è del 1634 e spetta a Gianlorenzo Bernini, che vi progetta una cappella interna, dedicata ai Re Magi, munita di un ingresso autonomo sulla strada. Più tardi, nel 1644, la congregazione decide di acquistare l’intero isolato, così viene edificata la facciata sulla piazza. Nel 1646 Francesco Borromini viene incaricato di progettare la nuova ala su via della Mercede. Inizialmente l’architetto ticinese pensa di adattare la cappella preesistente all’interno del nuovo edificio, ma in seguito nel 1660 decide di ricostruirla più grande, provocando contrasti con Gianolorenzo Bernini. Lo schema rettangolare dell’ambiente viene alleggerito grazie alle numerose fonti di luce e alla grande dinamicità suggerita dal disegno che vede sulla volta archi intrecciati, mentre sulle pareti ci sono grandi finestre.

martedì 8 dicembre 2009

Il Mondo delle favole

Comunicato stampa

Una mostra dedicata alle favole e ai miti e alla loro evoluzione, dal mondo classico a quello della comunicazione dal titolo “Il Mondo delle favole”, curata da Vittorio Riguzzi si potrà ammirare da sabato 12 dicembre (vernissage alle ore 17) al 24 gennaio 2010 presso la Sala delle Esposizioni della Fondazione Culturale Geiger, in Corso Matteotti 47, Cecina (Livorno).
In un percorso espositivo di grande suggestione, dedicato a grandi e piccini, si potrà scoprire l’evoluzione del racconto fantastico secondo tre grandi tappe storiografiche: la favola ascoltata, la favola letta, la favola guardata. Dai miti e leggende (Amore e Psyche, Narciso, e altri), le grandi epopee (Gilgamesh, Odiseea) attraverso la tradizione orale che dell'antichità, in autori come Fedro ed Esopo, o come per l'apologo di Menemio Agrippa, giunge nel corso dei secoli alle prime raccolta scritte della grande tradizione popolare europea del XVIII secolo. Da lì si prosegue fino ai nostri giorni per concludersi nelle anti-favole contemporanee dei film di animazione (Shrek, Monsters Inc, Nemo, Shark tale ecc) e i film di fantasy (Signore degli anelli, Harry Potter ecc).
Un grande viaggio attraverso il tempo rappresentato in immagini e disegni creati da Valentina Grassini - una giovane artista e fumettista milanese che vive e lavora in Germania, già nota tra gli “addetti ai lavori” per le sue opere dedicate ai bambini e ai personaggi delle fiabe - testi didattici, ricostruzioni ambientali, installazioni multimediali.
Si rivivranno così le atmosfere del mondo antico, la stanza dei fratelli Grimm, un immaginario laboratorio per cartoni animati della Walt Disney, e infine un ambiente in cui attraverso la tecnologia “chroma key”, per gli effetti speciali, i bambini potranno calarsi negli scenari fantastici del mondo dell’animazione.
“Oltre a realizzare un evento che possa interessare gli adulti a allo stesso tempo divertire i bambini, – ha spiegato il curatore Vittorio Riguzzi – l’obiettivo è quello di restituire l’immaginario rimosso nel passaggio dall’infanzia all’età adulta. Un grande “racconto dei racconti” fantastici che è custode di una millenaria saggezza popolare dell’umanità, e quindi concentrazione di valori antichi nei quali oggi si continua a credere, seppure mutati nella forma e nell’espressione”.

Sede: Fondazione Hermann Geiger
Corso Matteotti 47 a Cecina (Livorno)
Date: 2 dicembre 2009 - 24 gennaio 2010
Inaugurazione: sabato 12 dicembre. ore 17.00
Orari: dal martedì alla domenica dalle 16 alle 20
Ingresso libero

lunedì 7 dicembre 2009

Venticinque tondi tondi

Comunicato stampa

Venticinque artisti invitati a misurarsi con un piccolo formato, una tela tonda di 25 cm, uguale per tutti, con un unico intento: creare venticinque momenti di seduzione, attirare il nostro sguardo e catturare la nostra curiosità per trascinarci in altretanti microcosmi che attendono di essere conquistati. Una mostra all'insegna dell'amicizia tra pittori più giovani e meno giovani, tra pittori, pittura e poesia.









Titolo mostra: Venticinque tondi tondi
Artisti: Ennio Alfani, Ubaldo Bartolini, Aurelio Bulzatti, Alessandro Cannistrà, Bruno Ceccobelli, Francesco Cervelli, Marco Colazzo, Alessandra Di Francesco, Andrea Di Marco, Mauro Di Silvestre, Stefano Di Stasio, Stefania Fabrizi, Ettore Frani, Lino Frongia, Paola Gandolfi, Felice Levini, Salvatore Marrone, Adriano Nardi, Luca Padroni, Hannu Palosuo, Gioacchino Pontrelli, Giuseppe Salvatori, Orsina Sforza, Francesca Tulli, Marco Verrelli. Poesia: Nicola Monti
Sede: Galleria Maniero, Via dell’Arancio 79, Roma
Inaugurazione: sabato 12 dicembre ore 18
Durata mostra: fino al 20 gennaio 2010
Orari: da martedì a sabato ore 16 - 20 e per appuntamento
Catalogo in galleria

domenica 6 dicembre 2009

White Hole

Comunicato Stampa

L’arte contemporanea nella città: prosegue il Viaggio nella "Surmodernità”, di cui i cittadini di Potenza sono protagonisti dal 28 Marzo 2009, coinvolti in un’azione artistica permanente nel loro quotidiano uso della città.
Il LAP - Laboratorio permanente d’Arte Pubblica presenta una nuova artista, dal 12 dicembre 2009, infatti, ai frammenti de “Qual è il tuo Luogo? Deframmentazione II" di Elisa Laraia si avvicendano le sei immagini di “White Hole”, opera creata ad hoc da Alessandra Andrini, che a sua volta sarà seguita il 13 marzo 2010 da Andrea Nacciarriti.
Il 12 Dicembre, h.18.00, opening nella Sala dell’Arco del Palazzo di Città a Potenza, Piazza Matteotti, con la partecipazione del Sindaco della città di Potenza, Vito Santarsiero, convinto sostenitore dell’iniziativa che completa con l’arte contemporanea il profilo della città di Potenza come città della cultura e dell’arte, del Presidente della Regione Basilicata, Vito De Filippo, dell’Assessore Regionale Attività Produttive, Gennaro Straziuso, della Presidente del Comitato Promotore “Opera Prima”, Lorenza Colicigno, e Teri Volini, componente dello stesso Comitato, artista e operatrice culturale, che converseranno con Alessandra Andrini. L’artista, che è nata a Ravenna nel 1958 e vive e lavora a Bologna, è stata selezionata, per esporre nel potentino Laboratorio permanente di Arte Pubblica, dal curatore Roberto Daolio, uno dei massimi esperti di arte negli spazi pubblici. L’esperienza artistica di Alessandra Andrini si sviluppa in rapporto dinamico col contesto urbano, architettonico e paesaggistico, con l’ambiente, con la storia, con la memoria collettiva: una curiosità che porta con sé i mille occhi del guardare collettivo. Alessandra Andrini scrive di sé: “Il mio lavoro si nutre delle architetture della città. Tento di impossessarmene, di lasciare che sia lo spazio a stimolare un sistema di relazioni all’interno della mia installazione, mettendo in atto un sistema visivo di estrema vicinanza con la percezione del reale, dove cerco un varco che possa generare un secondo livello di pensiero sull'immagine.”. La prospettiva di Andrini è pienamente dentro il concept del LAP, che vuol essere una piattaforma laboratoriale di arte contemporanea nella città di Potenza, un laboratorio in cui si discute e si pratica l’Arte Pubblica, in un rapporto costante con la cittadinanza.
In quest’ottica l’opera di Elisa Laraia, immagine unica finora distribuita in frammenti nella città, dal 15 Dicembre sarà esposta nella sua interezza nell’atrio della scala mobile di via Armellini, dove i visitatori potranno apporre le loro firme ed esprimere valutazioni sul progetto del LAP e sulla relazione tra arte contemporanea e città.
L’iniziativa, proposta dal Comitato Promotore per il Museo d’Arte Moderna e Contemporanea a Potenza “Opera Prima”, su un’idea dell’Orfeo Hotel Contemporary art project, è organizzato da Art Factory Basilicata, in collaborazione con il Comune di Potenza e la Regione Basilicata (Fondi FESR), che ha inserito il LAP tra i grandi eventi, si avvale inoltre del patrocinio morale del MIBAC e dalla Provincia di Potenza.

Opening
12 dicembre 2009 h.18.00
L’arte contemporanea nella città.
Ne parlano, con l’artista Alessandra Andrini, il Sindaco di Potenza, Vito Santarsiero, il Presidente della Regione Basilicata, Vito De Filippo, l’Assessore regionale Attività Produttive, Gennaro Straziuso, la Presidente del Comitato Promotore “Opera Prima”, Lorenza Colicigno, Teri Volini, componente “Opera Prima”, esperta di arte negli spazi pubblici.
Tour in città
13 dicembre 2009 h. 12.00
Visita all’opera di Alessandra Andrini “White Hole”, disseminata nelle sei postazioni del LAP - Laboratorio permanente di Arte Pubblica a Potenza, in via Roma [muro di sostegno Istituto Magistrale Emanuele Gianturco], Via Ciccotti [muro sottostante ex Ospedale San Carlo], San Rocco [ex sede dei vigili del fuoco], Viale Dante [muro sostegno lato scala Medaglie d'Oro], Via Beato Bonaventura [edificio scuola media “Torraca”], Piazzetta XX Settembre [Palazzo Comunale].

www.laboratoriodiartepubblica.it


[Nella foto una delle immagini di “White Hole”, opera creata ad hoc da Alessandra Andrini per il LAP, nella postazione di Via Beato Bonaventura (edificio scuola media “Torraca”)]

sabato 5 dicembre 2009

Angelo Fois. I colori della quotidianità

Comunicato stampa

Da giovedì 10 dicembre, fino al 10 gennaio 2010, la Galleria “Il Saggiatore” di Via Margutta, a Roma, torna a proporre il Maestro Angelo Fois (Bosa 1910 - Roma 1988). La retrospettiva raccoglie un nucleo di circa trenta opere ad olio su masonite datate tra la metà degli anni Quaranta e la fine dei Settanta.

“[...] Osservare oggi le opere di questo artista, significa tuffarsi nel passato prossimo della pittura per ritrovarvi l’eco di alcuni tra i più significativi fermenti che hanno connotato il clima culturale, non soltanto capitolino, in un arco di tempo compreso tra le due guerre e buona parte degli anni Sessanta.
Un piacevole balzo indietro negli anni, quindi, è quello suscitato dall’osservazione delle opere che Fois ha realizzato di preferenza su masonite e quasi sempre in formati piuttosto contenuti. Scelta, quest’ultima, non priva di significato perché coerente con la sua presa di distanza dall’idea di una monumentalità evidentemente incompatibile con la dimensione intima e personale di molti dei suoi soggetti più ricorrenti. [...]
Artista introverso, per tutta la sua carriera – iniziata con il suo arrivo a Roma a soli sedici anni, nel 1926 - Fois ha fissato il suo sguardo di pittore su situazioni e cose offerte da una quotidianità priva di clamori, di una semplicità pura, senza furbi ammiccamenti, cercando sempre di cogliere il lato poetico della realtà celato dietro l’apparenza del banale.
Ed è nel particolare approccio con la realtà, fatto di esperienze, contatti diretti, partecipazione emotiva con i fatti priva di mediazioni - caratteristica che questo artista ha espresso e conservato per tutto l’arco della sua esistenza - che si può individuare uno degli elementi più incisivamente connotanti dell’intera sua opera [...]”.
(Andrea Romoli Barberini)

Notizia Biografica – Figlio di calzolaio, sesto di sette fratelli, Angelo Fois sente il richiamo dell’arte sin da ragazzo. Comincia modellando la creta e tracciando i primi schizzi ad acquarello. Lasciata la Sardegna appena sedicenne, viene a Roma, dove frequenta l’Accademia di Belle Arti e perfeziona la sua formazione artistica. Le prime mostre risalgono al 1937. Solidamente inserito nella cultura contemporanea, costruisce un personale mondo poetico nutrito di una magia sospesa in un’aria di quotidianità familiare e privata. Partecipa a importanti rassegne (Biennale e Quadriennale Romana, Mostre di Via Margutta, Maggio della Pittura Romana, Mostra d’Oltremare di Napoli, Arti Figurative di Roma e del Lazio) ricevendo numerosi premi e riconoscimenti. Sue opere sono presenti in numerose collezioni pubbliche e private.

Angelo Fois. I colori della quotidianità
A cura di Andrea Romoli Barberini
Galleria d’Arte “Il Saggiatore”
Via Margutta 83/b, 00187 Roma
Durata: 10 dicembre 2009 - 10 gennaio 2010
Inaugurazione giovedì 10 dicembre, ore 18,30
Ingresso e orario: Dal martedì al sabato, dalle 12,00 alle 19,30.
Aperto nelle domeniche del 13 del 20 dicembre e del 3 gennaio dalle 12 alle 17.30.
Catalogo in galleria

venerdì 4 dicembre 2009

Al di là delle cose

Comunicato stampa

Collettiva d’esordio per la galleria Ostrakon che, nelle sue due sedi milanesi, presenta "Al di là delle cose", un’esposizione che ripercorre, attraverso quaranta opere fra dipinti, disegni, incisioni e sculture, le vicende artistiche del Realismo Esistenziale a partire dall’iniziale definizione storica data da Valsecchi (1956) con le opere del gruppo originario animato dai maestri milanesi, fino agli autori che, fra anni Settanta e Ottanta, ne raccolsero l’eredità di pensiero e sentimento.

***

Il nome della galleria non è riferito a nessuna messa al bando o esclusione, ma al bozzetto, alla freschezza del bozzetto. A quei frammenti di pietra che le maestranze egizie, nelle pause di costruzione e istoriazione di templi e tombe, usavano come supporto per gli schizzi.
«Tutto l’oro di Tutankamon per un ostrakon». Così dicevo a me stesso dopo una visita al museo del Cairo. Ne faccio ora il motto e il paradigma programmatico della Galleria.
Preciso che non è pregiudizio contro alcuna forma d’espressione artistica contemporanea, non è preferenza dell’opera dipinta rispetto all’installazione, non è figurazione rispetto a astrazione, non è oggetto rispetto a idea, non è pigmento rispetto a pixel, non è preferenza del locale rispetto all’internazionale.
E’ ambizione di discernimento, di selezione di quelle produzioni, nel vasto panorama artistico che va dagli anni cinquanta del secolo scorso ai tempi correnti, che, se indagate non superficialmente,
trasmettono un incanto, quello della poesia.
La collettiva che presento è, da questo punto di vista, fondativa.
Si tratta di quattordici artisti di formazione comune, addirittura sovrapponibile per alcuni protagonisti del Realismo Esistenziale. I percorsi individuali poi si differenziano, ma la tensione etica, l’idea dell’arte come coinvolgimento, come “esserci”, come chiamata civile, è una costante irredimibile per tutti.

Scrive la curatrice Chiara Gatti nel testo in catalogo:
“…brani di una lucidità struggente. Pezzi di una quotidianità domestica fatta di tavolacci di legno e coltelli dalle lame sbeccate, cucine economiche, sedie impagliate, staccionate mezze rotte, specchi infranti e polli appesi per il collo. Una figurazione di impegno umano, elaborata (e sofferta…) sul campo, ma senza compromessi formalistici, concretizzata in immagini fortemente iconiche; un concentrato in potenza di situazioni di ordinaria tragedia…”
Quanto agli sviluppi scrive:
“… ricondurre al solo realismo esistenziale gli sviluppi che da questo momento in avanti videro le riflessioni degli artisti milanesi diramarsi verso altre dimensioni sociologiche del realismo stesso, potrebbe sembrare riduttivo…Il riconoscimento di tali sviluppi entro il cono prospettico del realismo esistenziale aiuta tuttavia a comprendere le origini di un sentimento comune, come pure il superamento e il distacco da quello…è innegabile che la dimensione esistenziale tout-court persista in molte ricerche successive. Al di là delle cose. E al di là, anche, di un primo coinvolgimento con le vicende del gruppo. È una predisposizione che aleggia nell’aria…”

Dorino Iemmi

Al di là delle cose
A cura di Chiara Gatti
Galleria Ostrakon, Milano
16 dicembre 2009 - 31 gennaio 2010
1ª Inaugurazione: mercoledì 16 dicembre, ore 19 in via Pastrengo 15, Milano
2ª Inaugurazione: venerdì 18 dicembre, ore 19 in via Moscova 66, Milano
Artisti in mostra: Giuseppe Banchieri, Giancarlo Cazzaniga, Mino Ceretti, Gianfranco Ferroni, Franco Fossa, Giuseppe Guerreschi, Gianfranco Lamon, Giovanni Lopresti, Giancarlo Ossola, Liberio Reggiani, Bepi Romagnoni, Giorgio Rossi, Giulio Scapaticci, Tino Vaglieri
Orari: da martedì a sabato dalle 15.30 alle 19.30
Catalogo in galleria
Ingresso libero

Immagine: Vaglieri, Interno di pescheria, 1956, olio su carta intelata, cm. 54x65

giovedì 3 dicembre 2009

Itinerari. Ritratti di un pianeta

Comunicato stampa

Venerdì 4 Dicembre, la Art Fine Photography di Morgan Capasso dietro la direzione artistica di Enzo Ventre inaugura la terza esposizione della stagione.
Protagonista questa volta il fotografo Giorgio Muscetta e la bellezza di un pianeta testimoniata dall’occhio curioso del suo obiettivo.
Sperimentare l’esotico ed il familiare in un sol tempo, viaggiando tra le foreste umide di felci e di spiagge popolate di pinguini viaggiando dagli ampi specchi d’acqua in cui si sdoppiano visioni da fiaba nordica a fino ai luoghi della cultura Maori, scolpiti nel legno rosso dei templi, nella forza delle antiche danze e dei tatuaggi rituali... Guardare lontano, ad un paese agli antipodi.
Un lavoro essenzialmente naturalistico, strutturato sui paesaggi, ritratti di avifauna, ma anche un reportage comprensivo di scatti divertenti e piu’ coinvolgenti, in cui emerge la volontà di un incontro tutt’altro che superficiale, una curiosità sincera che si rivolge ad una realtà diversa e trasmette la sensibilità, il rispetto e l’interesse che dovrebbero accompagnare ogni contatto.
Le foto di Giorgio Muscetta permettono di esprimere tale contatto; quella bellezza che con le sue più ricche sfumature ci incanta, distaccandoci quasi dal reale. In quella bellezza che sì, ha la possibilità di salvare il mondo.
L’esposizione avrà inizio venerdì 4 Dicembre alle ore 17.30 con rinfresco, e seguirà fino alla Giovedi 10 Dicembre, nello spazio espositivo della Galleria d’Arte Art Fine Photography, in via Paolo Zacchia, 20 (zona Piazza Bologna, Roma).
Le opere esposte potranno essere acquistate in diversi formati presso la Galleria durante e dopo l’esposizione.
La galleria Art Fine Photography sarà lieta di prestare gratuitamente le sue mura per i finesettimana a seguire ad artisti emergenti e non, che avranno la possibilità di esporre i loro lavori e mostrare al pubblico le passioni e le varie sfaccettature dell’Arte.

Giorgio Muscetta. Itinerari
Ritratti di un pianeta
Art Fine Photography
Via Paolo Zacchia 20 00161 Roma
Dal 4 al 10 dicembre 2009
Inaugurazione: venerdì 4 dicembre, ore 17.30

martedì 1 dicembre 2009

A difesa del Tempio di Santa Maria della Consolazione

Comunicato stampa

Dinanzi alla scelta, a dir poco scellerata, di infiggere sulle pietre stesse del Tempio di Santa Maria della Consolazione di Todi un nuovo impianto di illuminazione dello stesso, un gruppo di cittadini tuderti ha inteso il bisogno di auto costituirsi in associazione spontanea a difesa di questo monumento. Questi liberi cittadini, spinti soltanto dall’amore per la bellezza di uno dei monumenti rinascimentali più conosciuti dell’arte italiana, giudicando tale intervento come inutile e particolarmente dannoso, hanno inteso intraprendere questa battaglia a difesa di quanto i nostri antenati hanno voluto lasciare di stupendamente bello , questo si, a noi e alle generazioni future.
Per "migliorarlo", cosa non necessaria ed inutile, è stato deciso di illuminarlo con un nuovo apparato di luci che, oltre a intaccarne la struttura e romperne l'armonia estetica, ne darà una visione che farà cambiare l'effetto architettonico che il disegno, attribuito al Bramante, aveva voluto dare a questo tempio noto in tutto il mondo. Studiosi dell’arte rinascimentale sono arrivati a Todi per vederlo, studiarlo, ammirarlo. Per 500 anni gli occhi dei tuderti e di tutti coloro che si sono trovati a passarvi dinanzi hanno potuto godere, con il cuore e con lo spirito al di là delle loro convinzioni religiose, di una bellezza travalicante qualsiasi tipo di barriera.
Dopo 500 anni tutto questo viene messo in discussione da un germe terribile ed incontrollabile: l'arroganza dell'ignoranza.
Dinanzi a tutto ciò non possiamo tacere. Non dobbiamo tacere, perchè i nostri figli ed i figli dei nostri figli, anzi, tutti coloro che verranno dopo di noi, non dovranno essere privati del piacere di ammirare la bellezza e la maestosità di questo bene che non è solo nostro, ma appartiene a tutta la comunità mondiale e che i nostri avi ci hanno lasciato così generosamente.
Il comitato “Difendiamo la Consolazione” intende battersi con ogni mezzo legale affinché tale scempio sia sanato in ogni modo.
Chiunque può ci aiuti a difendere questo monumento.

Comitato “Difendiamo la Consolazione”

Elementi spaziali in San Vitale

di Gianmatteo Funicelli

La Basilica di San Vitale di Ravenna rappresenta una delle maggiori linee di sviluppo architettonico bizantine in età paleocristiana. Edificata intorno al 540 d.C. l’area interna dell’antico sacrario è una profusione di mosaici, pulvini e spazi ben impostati da un possente apparato di arconi e coperture voltate, da cui è difficile non trarre un immediato senso di armonia costruttiva. Persino la muratura esterna, costituita da un continuo parametro in laterizio, rappresenta una sintonia visiva del tutto caratterizzante, soprattutto nella spaziatura absidale; una linea sobria percorre sulla costruzione di mattoni un gioco di rientranze e sporgenze da cui trarre modelli per le successive architetture del paleocristiano ravennate.
Il grande vano all’interno è una fitta maglia di mosaici, pietre ed affreschi, irradiati dalle ampie finestre incassate in spazi verticalizzanti, i quali presentano arcate a tutto sesto. Colpisce all’occhio del guardante la cupola centrale che come un capolavoro di ingegneria fu realizzata con la sovrapposizione di sottili tubi in ceramica, tali da conseguire all’alzato cupolato della soffittatura ben 16 metri di diametro.
L’area centrale dell’impianto basilicale è rafforzato da otto pilastri da cui si aprono le eleganti esedre. Su tale innalzato, si profila in verticale un doppio ordine colonnare su cui si affaccia l’arioso matroneo, vano a cui era riservato il culto e la preghiera del mondo femminile. Il matroneo era accessibile tramite le torri scalari poste all’esterno dell’edificio, cui si accedeva tramite l’esonartece del cortile antistante. Da evidenziare che una di queste due torri, nel corso dei secoli, fu più volte sopralzata in via dei continui rifacimenti, sino a connotarsi come torre campanaria.