lunedì 30 novembre 2009

Deflagrazioni sensoriali

Comunicato stampa

Dal 10 dicembre la Galleria Il Borgo di Milano presenta “Deflagrazioni sensoriali” mostra personale di pittura di Marta Boccone, nota artista milanese dal talento naturale. Secondo il critico e storico dell’arte Sabrina Falzone, curatrice della mostra, la poetica del caos materico in Marta Boccone è recuperata mediante l'apologia del colore, dissipato in deflagrazioni sensoriali senza tempo. Sono granuli di tensione sonora sulle tele “Cime tempestose” a conferire all’ensemble un vibrante universo pittorico, palpabile nell’emozionalità della rappresentazione. Sono le ritmiche increspature materiche sugli “Orizzonti” di Marta Boccone a suggerire un viaggio subliminale verso arcane mete dell’anima, verso altri luoghi interposti tra realtà e fantasia.
Con i germogli della passione nel “Cuore”, attraverso il sussurro leggero della pennellata in “Spiagge” che dilegua le intemperie della vita e con il traboccamento segnico dei motivi floreali Marta Boccone surclassa la visione della quotidianità nella celebrazione del pathos davanti allo spettacolo della Natura, musa ispiratrice dell’artista.
Lo scenario cromatico che ne deriva fonde il gusto estetico con il coinvolgimento empatico-emozionale dello spettatore, catturato dalla trepidazione materica della serie “Esplosioni”.
Nel pomeriggio di sabato 12 dicembre l’artista Marta Boccone riceverà il pubblico su appuntamento.

Marta Boccone. Deflagrazioni sensoriali
Presso: Galleria Il Borgo
C.so San Gottardo 14, Milano (MI)
Inaugurazione: giovedì 10 Dicembre dalle ore 18,30 alle 21,00
In mostra fino al 19 Dicembre 2009
Ingresso libero
Orario di visita: da martedì a venerdì dalle 16:00 alle 19:00;
sabato 10:00-12:00 e pomeriggio su appuntamento
Curatrice: Sabrina Falzone
www.martaboccone.it

domenica 29 novembre 2009

Sant’Ivo alla Sapienza in Roma

di Angela Delle Donne

L’Università di Roma venne istituita da Bonifacio VIII nel 1303 la cui sede probabilmente fu in Trastevere. Nel corso del tempo numerosi furono i pontefici che si occuparono di dotare l’Università di una sede appropriata, fino al complesso di Sant’Ivo, che ha ospitato l’Università romana fino al 1936. Oggi il complesso è sede dell’Archivio di stato e di alcuni uffici del Senato della Repubblica. La chiesa, inserita nello scenografico cortile, è uno dei capolavori del Borromini. L’incarico dell’edificio universitario viene dato al ticinese da Urbano VIII su consiglio del Bernini nel 1632. Negli anni a seguire l’architetto progetta la chiesa, cioè la cappella dell’università, che verrà dedicata a sant’Ivo, protettore degli avvocati concistoriali e generoso soccorritore dei poveri. La facciata coincide con l’esedra di Della Porta; su questa Borromini aggiunge l’attico con i monti, emblemi di Alessandro VII, il pontefice che consacrerà la chiesa. La facciata è caratterizzata dalla celebre lanterna culminante a spirale, che sembra volersi avvitare nel cielo. Sia l’esterno che l’interno sono completamente bianchi. La pianta centrale, con disegno a stella esagonale, è data dalla compenetrazione di due triangoli equilateri; le pareti sono decorate con elementi architettonici alternati a nicchie destinate in origine ad accogliere statue. La cupola, divisa in spicchi, è decorata da file di stelle, cherubini, monti chigiani e ghirlande d’alloro, culminanti con la colomba dello Spirito Santo. L’insieme della decorazione, interna ed esterna, esalta il tema della sapienza divina.

sabato 28 novembre 2009

Valentina De’ Mathà. Ápeiron

Comunicato stampa

Ápeiron è ciò che il filosofo greco Anassimandro concepisce quale ente illimitato, posto a principio dell’universo: mescolanza originaria, eterna e infinita di tutte le cose. Da ciò, secondo lui, si generano gli elementi, per progressiva separazione e opposizione dei contrari; in una cosmologia che rivela il proprio senso nel distacco dall’indefinito donato all’umanità attraverso il peso del conflitto, della lotta tra gli esseri come entità determinate, le quali tornano, per scomparsa, all’indistinto del Tutto da cui saranno di nuovo forgiate. Ápeiron significa, dunque, quantità smisurata della materia dalla quale ogni cosa discende e nella quale ogni cosa si dissolve (al termine di un ciclo stabilito per legge necessaria); e tale principio è governante immortale, indistruttibile, forse divino.
Il concetto di Ápeiron – secondo Fabio Migliorati – risponde agli interrogativi suscitati dall’intervento artistico di Valentina De’ Mathà, perché assorbe in maniera compiuta la definizione di una realtà incompiuta, come è quella cui l’artista allude. «Il carattere indeterminato della sostanza primordiale – afferma il critico aretino – riguarda la trasposizione nella forma, che qui diventa stile significante senza identificarsi con la sensualità di alcun elemento corporeo, pur trattato, peraltro seducente, manifesto. Consente, invece, di fiutare detti elementi con uno slancio alla dimensione più lontana, più interiore di essa, giacendo ai bordi d’ogni riferimento al contenuto della corporeità: a lasciare eredità formalistiche, gusci vuoti di peso carnale, macchie o sagome spurie». La massa di materia colorata risulta quindi apparentemente corporea, quantitativa ed estesa secondo unità di misura metafisiche, riconducibili a ordini di senso antroposofici. Le serie embrioni e white sculpture, in installazione, sono visibili ad Arezzo per mostrare lo spirito di un agire profondo, che si stempera nell’indagine del confine tra materia formale e informale, attraverso una tecnica alchemica, lacerante e sfibrante, capace di rendere misterioso il rapporto artista/opera.

Valentina De’ Mathà, con il suo lavoro, tende inevitabilmente alla trascendenza. Quel che la funzione del corpo cinge è sempre lontano, esterno, fuori: di là da ciò che viene cinto. Oltre la mitologia, qui si sfiora l’iconologia mistica a partire dalla materia; come per configurazione fisica che, però, s’incontra con una specie di religione, perché ogni cosa che contempli il non-finire si espone all’imminenza della soluzione divina. La dimensione è ancora naturalistica ma disposta dalle leggi del cosmo, dell’universale intrinseco; tutto è deriva di una certa inquietudine: moto primo ed eterno, unico, che è stadio dinamico di corpi evanescenti, capaci di sbiadire fino alla trasparenza nel sogno suggestivo di un’appartenenza universa. Si sforzano, quei corpi, di risolvere ciò che sono, nella prossimità di una materia che è già altro. L’arte di De’ Mathà si fonda sull’unità del contenuto primigenio, ma anche su quella legge che emana dall’iconografia anelante a definirlo, nella tensione pragmatica di un linguaggio funzionale perché archeosofico, organico fino al simbolo di una cosmogonia. Si tratta, infondo, di un’inclinazione astratta dell’empiria, in cui una sorta di gnosi panica (fatta di materia che rappresenta la verità) concerne spesso un corpo quale eterea via per il resto, disciolto nel nulla che lo circonda, sempre leggero come il pensiero – a fendere ogni limite, per predisposta variazione di un’essenza instabile. Metamorfosi: in un divenire di gestualità piana, né fredda né calda; neutra come la biologia, sempre immatura, senza eccessi emozionali o iperboli drammatiche...
[da F. Migliorati (a cura di), Ápeiron, Edizioni NAG Contemporary, 2009].

Valentina De’ Mathà. ÁPEIRON
a cura di Fabio Migliorati
con testo critico di Fabio Migliorati e Matilde Puleo
NAG 1 contemporary
via Bicchieraia 20, Arezzo
12 dicembre 2009 - 12 febbraio 2010
Inaugurazione: sabato 12 dicembre, ore 18.00
Catalogo: -N-A-G- Edizioni

venerdì 27 novembre 2009

Maurizio Bolognini. DI STANZE

Comunicato stampa

Le Macchine programmate di Maurizio Bolognini (centinaia dal 1988) sono computer che generano flussi di immagini casuali in continua espansione, attraverso le quali l’artista sembra voler raggiungere una vastità di tipo geografico. Queste macchine sono al centro di molti lavori: dalle sue installazioni di arte generativa, interattiva e pubblica (dal 2000), in cui chiunque può interferire con il processo di creazione delle immagini dal proprio telefono cellulare, fino alla serie Stanza 11, una recente collezione di oggetti (libri, mobili, contenitori…) incisi, disegnati, graffiati dalle traiettorie di un’apparecchiatura laser guidata da una di queste macchine.
STANZA 11, che si è appena conclusa in NAG 1 Contemporary, ad Arezzo, ha presentato alcuni di questi lavori, in cui lo spazio fisico, quello elettronico, il processo tecnologico vengono fatti coesistere e interferire in modi inattesi. DI STANZE, che si inaugura in NAG 2 Contemporary, riprende queste tematiche in una prospettiva differente, rimandando all’estensione geografica presente in altri lavori riconducibili, appunto, al tema della «distanza» (stanze e, insieme, distanze). DI STANZE significa:
- lontananza materiale cancellata dalle tecnologie di comunicazione, in Altavista (replica del website della polizia di Seattle in cui i link alle telecamere di sorveglianza vengono sostituiti da link a webcam situate in altri continenti);
- interferenza tra spazio fisico e spazio elettronico, in Antipodes (orientamento di alcune webcam situate in Nuova Zelanda secondo la posizione dell’artista, nell’emisfero settentrionale);
- misura planetaria percorsa dall’artista in Museophagia Planet Tour (azione che coinvolge gallerie d’arte di numerose città, prelevando oggetti da ciascuna e trasportandoli in raccolta itinerante da Parigi a Bangkok, attraverso New York, Los Angeles, Papeete, Sydney).
La mostra presenterà anche un’installazione di Macchine programmate, con videoproiezione.
Catalogo in sede, con testo critico di Fabio Migliorati e scritti bibliografici di Aa. Vv.

Maurizio Bolognini si dedica alla sperimentazione artistica delle tecnologie digitali dagli anni Ottanta, indagando e facendo coesistere dimensioni diverse, come la delega alla macchina di alcune funzioni creative, la generazione di infinità fuori controllo (immagini sconfinate, voci inesauribili), l’introduzione di forme avanzate di interazione del pubblico, il networking e l’e-democracy, i flussi spazio-temporali della comunicazione tecnologica e le interferenze tra spazio geografico e spazio elettronico...
Nel 1988 inizia a usare elaboratori elettronici per generare flussi di immagini casuali. Negli anni Novanta programma centinaia di macchine che generano immagini in continua espansione (serie IMs, Computer sigillati, Atlas 2 ecc.), lasciandole funzionare indefinitamente. Dal 2000 il suo lavoro si concentra sulla combinazione di dispositivi di programmazione e di comunicazione, sperimentando la possibilità di un’arte generativa, interattiva e pubblica, come nelle Collective Intelligence Machines, installazioni in spazi pubblici realizzate collegando alla rete telefonica cellulare alcune delle sue “macchine programmate”.
Le sue installazioni sono state presentate in numerose occasioni, in Europa e negli Stati Uniti. Tra le ultime mostre personali: Museo di Arte Contemporanea di Villa Croce, Genova; Museo Laboratorio di Arte Contemporanea, Roma; PAN-Palazzo delle Arti, Napoli; CACTicino, Bellinzona; Neon, Bologna; Depardieu, Nizza; Williamsburg Art & Historical Center, New York; Roger Smith Lab, New York.
Libri e cataloghi recenti sul suo lavoro: D. Scudero (a cura di), Maurizio Bolognini: installazioni, disegni, azioni (on-off line), Lithos, Roma 2003; S. Solimano (a cura di), Maurizio Bolognini: Macchine Programmate 1990-2005, Museo di Villa Croce, Genova 2005; M. Costa et al., Maurizio Bolognini. Infinito personale, Nuovi Strumenti, 2007.
www.bolognini.org

Maurizio Bolognini. DI STANZE
a cura di Fabio Migliorati
NAG 2 contemporary
Via della Fara 13, Bergamo
11 dicembre - 11 febbraio
Inaugurazione: venerdì 11 dicembre, ore 18.30

giovedì 26 novembre 2009

FramMenti d’Arte

Comunicato stampa

Si inaugura a Venosa (PZ) il prossimo 28 novembre la “Galleria 25”, uno spazio dedicato all’arte nel cuore del centro storico della città di Orazio, situata proprio nella piazza dedicata al sommo poeta latino, alle spalle della statua che lo raffigura. Per l’occasione, a partire dalle ore 19.00, si terrà nella stessa galleria il vernissage della mostra collettiva “FramMenti d’Arte”, con un’ampia selezione di opere pittoriche di artisti contemporanei.
La galleria prende il suo nome dal numero civico di Piazza Orazio in cui è collocata e si propone di diventare nel tempo uno spazio privilegiato per la promozione dell’arte e più in generale della cultura. Venosa, con la sua storia millenaria e i secoli di cultura che ha alle spalle, costituisce l’ambiente ideale per questo tipo di iniziative, soprattutto in un momento storico in cui, nel territorio del Vulture, molto fermento si percepisce intorno all’arte pittorica.
La mostra “FramMenti d’Arte”, con cui la “Galleria 25” intraprende nel migliore dei modi le sue attività, vuole portare all’attenzione non solo della popolazione locale, ma anche di un pubblico più ampio a livello regionale ed extra-regionale, un gruppo di pittori che, con le loro opere e il loro genio artistico, hanno dato lustro, e ancora continuano a dare, all’arte italiana nel corso degli ultimi decenni.
L’esposizione comprenderà dipinti di R. Guttuso, R. Mussolini, S. Dalì, S. Fiume, A. Corbello, C. Dupriez, C. Franchi, A. D. Fornaciari, E. Baj, E. Di Tuccio, E. Farinelli, E. Traccani, F. Giacomazzi, F. Grassi, G. Falzoni, G. Trombini, G. F. Gonzaga, L. Alinari, M. Antonelli, M. Fiorentino, M. La Sala, M. Martini, A. Faccincani, G. Pedota, M. Santoro, R. Buratti, Ulisse, W. Piacesi, W. Venzi. Tutte queste opere, i “frammenti” del titolo della mostra, vogliono rappresentare tante tessere di un mosaico, che accoglierà i visitatori alla scoperta della bellezza dell’arte e delle emozioni che essa trasmette.
L’esposizione sarà visitabile tutti i giorni fino all’8 dicembre, dalle ore 17.00 alle ore 21.00 e la domenica anche dalle 11.00 alle 13.00. Nelle prossime settimane, fino alla fine di febbraio, altre mostre verranno ospitate nella “Galleria 25”, tra cui collettive, personali e bipersonali.

Titolo: “FramMenti d’Arte”
Sede: “Galleria 25”, Piazza Orazio Flacco n. 25, Venosa (PZ)
Durata: 28 novembre - 8 dicembre 2009
Inaugurazione: sabato 28 novembre, ore 19.00
Orari di apertura: da lunedì a sabato ore 17.00 / 21.00
domenica ore 11.00 / 13.00 - 17.00 / 21.00
Ingresso: libero

martedì 24 novembre 2009

Premio Terna 02

Comunicato stampa

“Energia: Umanità = Futuro: Ambiente. La proporzione per una nuova estetica”, è questo il tema del Premio Terna 02 per l’arte contemporanea, e anche il titolo della mostra che presenterà al Tempio di Adriano a Roma dal 22 dicembre 2009 al 15 gennaio 2010 le 14 opere vincitrici della seconda edizione del Premio e le 43 degli artisti di fama che hanno partecipato al concorso..
Come nella scorsa edizione artisti emergenti, giovani e meno giovani, a cui erano riservate le categorie Megawatt, Gigawatt e Connectivity (riservata ai residenti a New York), esporranno i propri lavori accanto a quelli dei “big” dell’arte contemporanea italiana che hanno partecipato al concorso nella categoria a invito Terawatt.
Protagonisti dell’evento espositivo i vincitori delle quattro categorie in gara, tra le oltre 3.500 opere iscritte. I primi premi sono andati a: Alberto Garutti per la categoria Terawatt; Simone Bergantini per categoria Gigawatt; Stefano Cagol per categoria Megawatt; Francesco Simeti per categoria Connectivity, e Michele Manzini, vincitore del Premio online. (la votazione popolare che si è svolta dal 10 al 20 ottobre sul sito www.premioterna.com). In mostra anche Dino Pedriali, menzione speciale tra i Terawatt, Mauro Folci e Giulio Delvè per il Premio del Comitato dei Galleristi. A seguire, per la categoria Gigawatt: Stefano Canto (Roma) con l’opera “Tao” e Alia Scalvini (Desenzano sul Garda-BS), con l’opera “Crossing the field”; per la categoria Megawatt, Andrea Aquilanti (Roma), con l’opera “Acqua” e Emanuele Becheri (Prato), con l’opera “Temporale”; per la categoria Connectivity: Isola and Norzi, con l’opera “Isolanorzi – fall” e Maeen Hasan, con l’opera “Landscape#1”.
Le 14 opere vincitrici sono state scelte dalla giuria, presieduta da Luigi Roth e Flavio Cattaneo e composta dai curatori del Premio Gianluca Marziani e Cristiana Collu, da Massimiliano Fuksas, Matthew Higgs, Giuseppe Piccioni, Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, Vicente Todolì, Marco Senaldi e Luigi Ontani. Il Comitato Galleristi coordinato dall’art consultant Francesco cascino e composto da Paolo Curti, Galleria Curti & Gambuzzi (Milano), Alberto Peola, Galleria Alberto Peola (Torino), Hélène de Franchis, Studio la Città (Verona), Laura Trisorio, Galleria Trisorio (Napoli) e Marina Covi Celli, Galleria Oredaria Arti Contemporanee (Roma)
Al Tempio di Adriano saranno in mostra tutte le opere dei Terawatt: Claudio Abate, Roberto Baldazzini, Gianfranco Baruchello, Matteo Basilé, Gianni Berengo Gardin, Antonio Biasucci, Andrea Branzi, Brigataes, Giacomo Costa, Mario Cresci, Michele De Lucchi, Alberto Di Fabio, Chiara Dynys, Pablo Echaurren, Flavio Favelli, Marco Ferreri, Giosetta Fioroni, Franco Fontana, Stefania Galegati Shines, Daniele Galliano, Paolo Gioli, Giulio Iacchetti, Armin Linke, Renato Mambor, Gino Marotta, Masbedo, Luciana Matalon, Davide Nido, Fabio Novembre, Adrian Paci, Luca Pancrazzi, Luca Maria Patella, Gaetano Pesce, Pino Pinelli, Cristiano Pintaldi, Alfredo Pirri, Paola Pivi, Andrea Sala, Studio Azzurro, Adrian Tranquilli, Paolo Ulian, Cesare Viel, G. Massimo Vitali.
Al vincitore della categoria Terawatt vanno 100 mila euro dei quali 30 mila destinati all’artista e 70 mila euro devoluti, alla realizzazione di un’iniziativa sociale in ambito culturale e artistico, in accordo con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali.. I vincitori delle categorie Megawatt e Gigawatt si aggiudicano un Artist Residency Program di quattro mesi presso l'International Studio & Curatorial Program (ISCP) di New York. Il vincitore della categoria Connectivity sarà premiato con tre mesi di residenza presso l’American Academy in Rome. I secondi e terzi delle tre categorie si aggiudicano premi acquisto rispettivamente del valore di 4.000 e 3.000 euro.
Tutte le opere vincitrici, categorie Gigawatt, Megawatt, Connectivity e Online saranno acquisite da Terna ed entreranno a far parte della collezione dell’Azienda.
Per i vincitori e i finalisti un catalogo bilingue Silvana Editoriale.

CATEGORIA TERAWATT
Vincitore: Alberto Garutti
Menzione speciale a Dino Pedriali
Claudio Abate, Roberto Baldazzini, Gianfranco Baruchello, Matteo Basilé, Gianni Berengo Gardin, Antonio Biasucci, Andrea Branzi, Brigataes, Giacomo Costa, Mario Cresci, Michele De Lucchi, Alberto Di Fabio, Chiara Dynys, Pablo Echaurren, Flavio Favelli, Marco Ferreri, Giosetta Fioroni, Franco Fontana, Stefania Galegati Shines, Daniele Galliano, Paolo Gioli, Giulio Iacchetti, Armin Linke, Renato Mambor, Gino Marotta, Masbedo, Luciana Matalon, Davide Nido, Fabio Novembre, Adrian Paci, Luca Pancrazzi, Luca Maria Patella, Gaetano Pesce, Pino Pinelli, Cristiano Pintaldi, Alfredo Pirri, Paola Pivi, Andrea Sala, Studio Azzurro, Adrian Tranquilli, Paolo Ulian, Cesare Viel, G. Massimo Vitali.

CATEGORIA GIGAWATT
Vincitore: Simone Bergantini
Secondo classificato: Stefano Canto
Terzo classificato: Alia Scalvini

CATEGORIA MEGAWATT
Vincitore: Stefano Cagol
Secondo classificato: Andrea Aquilanti
Terzo classificato: Emanuele Becheri

CATEGORIA CONNECTIVITY
Vincitore: Francesco Simeti
Secondo classificato: Isola and Norzi
Terzo classificato: Maeen Hasan

PREMIO ONLINE:
Michele Manzini

PREMI DEL COMITATO DEI GALLERISTI
Mauro Folci e Giulio Delvè

SCHEDA INFORMATIVA
Titolo mostra: “Premio Terna 02. Energia: Umanità = Futuro: Ambiente. La proporzione per una nuova estetica”
Sede: Tempio di Adriano
Piazza di Pietra, Roma
Date: 23 dicembre 2009 – 15 gennaio 2010
Orario: tutti i giorni dalle ore 11.00 alle ore 20.00
Ingresso: gratuito
Curatori: Cristiana Collu e Gianluca Marziani
Catalogo: Silvana Editore
Informazioni: www.premioterna.com

lunedì 23 novembre 2009

Urs Lüthi. Just another story about leaving

Comunicato stampa

MACRO presenta al pubblico una mostra personale dedicata a Urs Lüthi, artista svizzero noto sin dagli anni ’70 per la ricerca sul sé, le ambiguità dell’individuo e degli oggetti. Per il MACRO Lüthi ha ideato e sviluppato un progetto speciale in cui le opere, il museo e la città di Roma sono coinvolte in una visione olistica che abbraccia il senso del tempo, le tematiche del viaggio, della partenza e del riapparire.
Dal 17 dicembre 2009 al 5 aprile 2010 MACRO darà il proprio tributo a Urs Lüthi. La mostra, a cura di Luca Massimo Barbero ed Elena Forin e promossa dal Comune di Roma, Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione - Sovraintendenza ai Beni Culturali, si pone come un evento particolare che conclude un anno espositivo di grande intensità sia per l’artista che per il Museo. Dopo le mostre presso il Kunstmuseum Luzern, la Sammlung Falkenberg di Amburgo, il Kunst Meran, e Villa Giulia di Verbania, e dopo l’assegnazione del premio Arnold Bode conferitogli da Documenta di Kassel, la personale al MACRO di Roma è per Lüthi un’occasione per tornare a riflettere su tematiche che da sempre hanno segnato la sua ricerca, coinvolgendo in questa occasione la città e il museo in un modo originale e inedito.
Just another Story about leaving, titolo difficilmente traducibile che richiama simbolicamente l’idea della partenza e dell’allontanamento, è infatti un progetto multiforme che comprende sia un allestimento concepito appositamente per due sale del Museo, sia un viaggio personale attraverso le diverse cronologie della “città eterna”.
Attraverso uno studio sulla propria persona e il suo essere artista, Urs Lüthi ha ricercato gli spazi della città dove far incontrare il presente e la storia e dove individuare il passaggio che anima l’oggi e lo relaziona al futuro. Da queste riflessioni è nata la necessità di portare un’altra scultura nella città delle sculture: Just another Sculpture for Roma è un progetto fotografico speciale che vede un autoritratto scultoreo dell’artista reinterpretare la classicità in rapporto con i luoghi del vivere quotidiano. Questo viaggio ironico alla ricerca di una collocazione e di un ruolo termina al MACRO, dove la scultura si ferma e diventa parte di una riflessione sul valore del tempo. In questo modo, le sale del secondo piano dedicate alla mostra verranno trasformate da Lüthi in un unico spazio, in cui lo spettatore potrà riflettere e misurarsi con le questioni e le esperienze di cui si fa portavoce l’artista in ciascuna delle opere, come ricordo, testimonianza, ricerca, esplorazione, dolore e freddezza.
Gli scatti di Just another Sculpture for Roma verranno presentatati per la prima volta nel catalogo edito da Electa Mondardori, insieme a un’antologia selezionata delle principali fasi della ricerca di Lüthi e alla sezione dedicata al progetto della mostra. Il catalogo offrirà una visione complessiva del lavoro dell’artista a partire dall’ottica con cui egli stesso ha concepito la mostra; comprenderà inoltre testi di Luca Massimo Barbero ed Elena Forin e un dialogo tra l’artista e Christoph Lichtin.

Urs Lüthi è nato a Krienz (Lucerna) nel 1947.
Dal 1986 vive a Monaco e dal 1994 insegna all’Università di Kassel.
La sua prima mostra personale è del 1966 e da allora ha partecipato a mostre personali e collettive in molte gallerie in Italia e all’estero.
Alla 49.Biennale di Venezia nel 2001 era presente con una personale al Padiglione della Svizzera e ha esposto in numerosi musei tra cui la Basel Kunsthalle nel 1976, il Kunstmuseum Bern nel 1981, il Frankfurter Kunstverein di Francoforte nel 1982, il Kunstverein München nel 1987, il Bonner Kunstverein nel 1993, la Galleria Civica di Modena nel 1994, l’Istituto Svizzero di New York e la Städthische Galerie im Lenbachhaus di Monaco nel 2000, il Musée Rath di Ginevra nel 2002, il National Museum of Contemporary Art di Bucarest nel 2006.
Da segnalare con particolare attenzione le ultime mostre personali al Kunstmuseum Luzern, al Kunst Meran di Merano e alla Sammlung Falkenberg di Amburgo (tutte nel 2009) e il conferimento da parte di Documenta di Kassel del premio Arnold Bode.
Tra le molteplici collettive si segnalano Unter 40 alla Galleria d’Arte Moderna di Basilea nel 1967, Giovane Arte Svizzera alla Rotonda della Besana nel 1972, Transformer al Kunstmuseum Luzern nel 1974 e nel 1975 al Kunstmuseum Bochum, 13 Bienal de São Paulo in Brasile nel 1975, Malerei und Photographie im Dialog alKunsthaus di Zurigo e Documenta 6 a Kassel nel 1977, al Centre Pompidou di Parigi nel 1981, nel 1989, nel 1992, nel 1995, nel 2001 e nel 2005, nel 1995 Kunst mit Photographie alla Neue Nationalgalerie di Berlino nel 1983, al Palais de Tokyo di Parigi nel 1984, al Musée d’Art Contemporain di Lione e alla Fondation Cartier di Vitesse nel 1991, alla Galleria Civica di Modena nel 1993, alla Biennale di Seoul nel 1995, al Kasseler Kunstverein di Kassel e al lo Hara Museum of Contemporary Art di Tokio nel 1998, al Musée d’Art moderne et contamporain di Ginevra e a Palazzo delle Papesse di Siena nel 2001, allo Scottsdale Museum of Contemporary Art di Scottsdale (Arizona) e al Bronx Museum of Contemporary Art di New York nel 2002, a Villa Croce, Genova, nel 2004, a Swiss video alla Tate Modern di Londra nel 2006, al Kunstmuseum Luzern nel 2008.

Urs Lüthi. Just another story about leaving
MACRO, Via Reggio Emilia 54, Roma
17 dicembre 2009 - 5 aprile 2010
Inaugurazione: 16 dicembre 2009, ore 19.00
Aperto da martedì a domenica dalle 9 alle 19

Immagine: Autoritratto a mani vuote (Selfportrait with empty hands), 2009, fotografia.

domenica 22 novembre 2009

Le vie dell’arte attraverso le emozioni

Comunicato stampa

“Le vie dell’arte attraverso le emozioni” è un progetto che rende l’arte facilmente fruibile attraverso la stimolazione dei sensi e il coinvolgimento emozionale. E’stato ideato dall’Istituto “Leonarda Vaccari”, con il finanziamento assegnato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, nell’ambito degli interventi volti alla creazione di percorsi museali per persone con disabilità, finanziato dalla Direzione Generale per i Beni Librari e gli Istituti Culturali. Il progetto è stato realizzato con la collaborazione della Soprintendenza alla Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea.
La proposta, rivolta originariamente alle persone con disabilità intellettiva, è stata sviluppata, in fase di progetto esecutivo, nella realizzazione di un percorso fruibile a tutti i livelli. E ciò grazie a una speciale trasposizione multisensoriale che accoglie competenze tecniche e didattiche atte a una lettura largamente accessibile. Il progetto, pensato anche come modello sperimentale, costituisce un allestimento permanente, dotato di supporti specifici dedicati a persone non vedenti e non udenti, che si inserisce in modo più generale e ampio nell’iniziativa “Pensare e ripensare il museo” della Galleria nazionale d’arte moderna.
Il percorso multisensoriale si propone l’obiettivo di mettere il visitatore nella condizione di entrare in sintonia e di poter “vivere”, nella propria dimensione soggettiva, l’emozionalità che l’opera suscita. Esso si articola nella sequenza di quattro opere: Filadelfo Simi, Un riflesso (1887), Giacomo Balla, Nello specchio (1902), Vasilij Vasil’evič Kandinskij, Linea angolare (1930), Alberto Burri, Grande rosso P n. 18 (1964), dando vita ad una significativa alternanza tra verismo e astrattismo. Questa particolare guida didattica intende rendere possibile una lettura emozionante e dare nel contempo informazioni storiche e scientifiche sulle collezioni della Galleria.
Hanno partecipato al progetto: la Direzione Generale per la valorizzazione del patrimonio culturale, la Direzione Generale per le antichità, l’Unione Italiana Ciechi, la Federazione Nazionale Pro ciechi, l’Istituto Italiano Sordi, l’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del C.N.R. e l’Accademia Nazionale Santa Cecilia di Roma. Queste Istituzioni, oltre ad apportare un contributo operativo alla realizzazione del percorso, sono intervenute nel corso di formazione previsto dal progetto destinato agli operatori museali e finalizzato a facilitare l’accoglienza della persona con disabilità all’interno del museo.

Le vie dell’arte attraverso le emozioni
Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea
Viale delle Belle Arti, 131
Martedì 1 dicembre 2009 - ore 11.30

lunedì 16 novembre 2009

Oratorio dei Filippini in Roma

di Angela Delle Donne

La nascita della Congregazione dell’oratorio si deve a san Filippo Neri che, nato a Firenze nel 1515, visse e operò a Roma fino alla sua morte. Con l’istituzione ufficiale di Gregorio XIII nel 1575, la congregazione ebbe sede in Santa Maria in Vallicella. Il primo documento che informa dei lavori svolti del Borromini è del 1636, quando questi, ancora non conosciuto, fu impegnato nel rifacimento dell’altare della sacrestia della Chiesa Nuova. Ben presto il ticinese viene nominato architetto della casa, lavorando nelle Stanze di san Filippo Neri, ricostruite e decorate all’interno del convento (1638). Successivamente si occupa della costruzione dell’oratorio superando una serie di difficoltà tecniche che scaturivano dalla prevista collocazione di questo accanto alla chiesa. Queste ultime verranno brillantemente risolte dall’architetto, che si aggiudica la commissione, realizzando una facciata scandita dall’asimmetria della finestre. I lavori di costruzione verranno conclusi in solo due anni. La facciata è concepita dall’architetto come figlia di quella della chiesa, ha minori dimensioni, è costruita in mattoni in contrasto con il luminoso travertino della chiesa. All’interno sono presenti ambienti diversi come l’oratorio, la portineria con la soprastante residenza dei cardinali, la Biblioteca vallicelliana, il refettorio Vallecelliano e la sala di ricreazione con il celebre caminetto borrominiano. Nell’edificio è ospitato l’archivio storico capitolino con l’annessa Biblioteca romana e la sede della Società romana di storia patria.

domenica 15 novembre 2009

Caravaggio. Restauro Aperto

Comunicato stampa

Un evento eccezionale quello proposto a Roma presso gli spazi della Camera dei deputati in via del Parlamento, dal 7 ottobre al 31 gennaio 2010. “Caravaggio, restauro aperto” consente infatti di seguire giorno per giorno i lavori di conservazione che verranno eseguiti su una delle opere più suggestive ed intime di Caravaggio, l'”Adorazione dei Pastori” del Museo Regionale di Messina. L'opera, collocata all'interno del Punto Camera in via del Parlamento, sarà restaurata da Valeria Merlini e Daniela Storti ogni giorno sotto gli occhi del pubblico.
I lavori saranno diretti dal Dott. Gioacchino Barbera, Direttore del Museo Regionale di Messina e dall’ ISCR Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro.
L’iniziativa è promossa dalla Camera dei deputati, e voluta dalla Regione Sicilia sostenuta grazie al contributo di uno Sponsor unico, Fastweb, che offrirà inoltre la possibilità al pubblico di prenotare, attraverso il sito www.fastweb.it, una visita al “cantiere aperto” durante tutto il periodo di restauro. Sempre attraverso il sito si potrà essere aggiornati sull’andamento dei lavori, seguire in tempo reale l’elaborazione dei dati scientifici prodotti e trovare notizie ed informazioni sul dipinto, sulla sua storia e sul geniale artista che l’ha eseguita.
Due giorni la settimana, il mercoledì e il venerdì dalle ore 15 alle 17 con prenotazione obbligatoria, sarà infatti possibile accedere all’interno del Punto Camera a gruppi di 10 persone ogni 20 minuti , per assistere agli interventi in corso sull’opera avvalendosi della guida esperta delle restauratrici. Negli altri giorni chi passerà in Piazza del Parlamento potrà vedere l’esecuzione dei lavori attraverso una delle vetrate dello spazio attrezzato a laboratorio di restauro.
Il lavoro eseguito dai tecnici verrà filmato in tutte le sue fasi e trasmesso all’esterno in alcuni video costantemente aggiornati.
La tela giunta a Roma dal Museo Regionale di Messina, dalle considerevoli dimensioni cm 314 X 211, realizzata nel 1609 da Caravaggio appare all'interno del Punto Camera in tutta la sua intima e riservata bellezza. La Vergine, riposa a terra tra la paglia tenendo a se il suo bambino appena nato, San Giuseppe e i pastori si sporgono verso di lei con ammirata discrezione, mentre un bue ed un asino di straordinaria bellezza osservano la scena.
L'evento anticipa di qualche mese l’apertura delle celebrazioni per 400 anni dalla morte di Caravaggio, che interesseranno, tutto il 2010. L’”Adorazione dei pastori” infatti al termine del restauro sarà esposta alla grande mostra "Caravaggio" che dal 18 febbraio prossimo sarà ospitata alle Scuderie del Quirinale.
Per l’occasione sarà disponibile un catalogo edito da Skira che raccoglierà i risultati del lavoro tecnico e scientifico, corredato anche da importanti contributi storico artistici.

IL PROGETTO:
In occasione del quarto centenario dalla morte di Caravaggio, il dipinto l’Adorazione dei pastori, verrà sottoposto ad un restauro conservativo nel periodo settembre 2009 – febbraio 2010 per migliorare il suo stato di conservazione, come da tempo si auspicava di poter fare.
Tutte le operazioni tecniche e scientifiche si svolgeranno secondo la metodologia del restauro aperto, presso gli ambienti della Camera dei deputati, che si affacciano su Piazza del Parlamento.
Secondo una prassi da noi già sperimentata (Caravaggio La Madonna dei Pellegrini 1999; Giulio Romano Sacra Famiglia 2007) come restauratori, opereremo sul dipinto mantenendo un contatto continuo con un pubblico di appassionati e di studiosi, ma anche di passanti e turisti, dando notizie ed
informazioni sulle operazioni in corso. Chi attraverserà in quei mesi Piazza del Parlamento, potrà vedere attraverso le vetrate l’esecuzione dei lavori, apprendere con un video continuamente aggiornato una sintesi del lavoro svolto fino a quel momento, ma anche prenotarsi per poter vedere l’opera più da vicino e porgere domande ai tecnici.
Al termine del restauro (fine gennaio), l’Adorazione dei pastori sarà presentata alla Camera dei deputati unitamente ai risultati del lavoro svolto, che verranno raccolti in un catalogo. Questa pubblicazione ed il documentario prodotto durante i lavori dal regista Antonio Farina, accompagnerà l’opera alle Scuderie del Quirinale, sede prestigiosa della grande mostra “Caravaggio”, che accoglierà proprio nell’anno della celebrazione, capolavori del genio lombardo provenienti dai più grandi musei del mondo.

IL RESTAURO:
Il dipinto messinese, già oggetto di un intervento nel 1921 e successivamente nel 1950 da parte dell’Istituto Centrale per il Restauro (l’attuale ISCR), pur presentando il supporto in buono stato di conservazione, mostra una persistente disomogeneità della superficie dipinta che si manifesta attraverso ossidazioni e sbiancamenti, particolarmente visibili nella parte centrale della composizione.
Alcune stuccature si presentano sottolivello rispetto alla pellicola pittorica e sono estremamente visibili numerose alterazioni delle precedenti reintegrazioni
pittoriche.
Il recupero dei valori cromatici originali, dei piani prospettici e di rapporti chiaroscurali, avverrà attraverso la graduale e controllata rimozione delle sostanze
estranee al dipinto, con l’ausilio della strumentazione scientifica più avanzata e secondo i parametri estetici concordati con la direzione dei lavori.
Il restauro sarà affiancato da una consistente campagna diagnostica rigorosamente non distruttiva condotta da M.I.D.A. di Claudio Falcucci, che oltre a costituire un insostituibile supporto durante le operazioni conservative, fornirà importanti elementi relativi alla tecnica esecutiva.

Tutte le informazioni sono disponibili sul sito www.camera.it

sabato 14 novembre 2009

Sfogliando il Natale

Comunicato stampa

La Galleria Il Borgo ha indetto il Concorso Mostra Internazionale d'Arte "Sfogliando il Natale" con l’obiettivo di promuovere le espressioni artistiche legate all’iconografia del Natale, trovando un suggestivo connubio tra la poesia e le arti visive.
Il critico e storico dell’arte Sabrina Falzone ha così selezionato validi artisti italiani e stranieri da proporre alla casa editrice italiana Minuto d’Arco per la serie Libellula Edizioni che ha pubblicato la raccolta di poesie natalizie, intitolata "Sfogliando il Natale".
Al progetto editoriale è affiancata un’esposizione internazionale d’arte contemporanea dall’omonimo titolo visitabile dal 20 al 30 novembre 2009 presso la Galleria Il Borgo, ubicata in uno dei quartieri più esclusivi di Milano in pieno centro cittadino, a due passi dai Navigli e da Porta Ticinese.
Il concorso suggerisce nuove riflessioni e interpretazioni tematiche connesse al Natale, prestando particolare attenzione a differenti realtà artistiche e all’impiego di tecniche e stili eterogenei che partono dal figurativo fino all’astrazione segnica.
Dopo un complesso lavoro di valutazione delle opere concorrenti sono stati ammessi alla finale nove artisti su trenta per la sezione di arti figurative: Giusy Fossati, Marialuisa Sabato, Renato Luparia, Rosalba Panzieri, Nadia Presotto, Albina Dealessi, Giorgetti, Barbara Romano e Irene Brandt, mentre per la sezione poesia sono stati menzionati esclusivamente cinque scrittori, tra cui Marzia Cabano, Paola Cenedese, Gabriella Maddalena Macidi e ancora una volta Rosalba Panzieri e Giusy Fossati, personalità che hanno mostrato una particolare completezza espressiva.
Dalle opere concorrenti è emerso un inaspettato ancoramento alla tradizione storico-artistica dedicata al Natale tale da suggellare nell’espressione figurativa le motivazioni intrinseche della creatività contemporanea. Questo aspetto denota un grande legame con la storia e le proprie origini.
Il vincitore del concorso “Sfogliando il Natale” è Giorgetti, autore messinese a cui la casa editrice Libellula Edizioni ha dedicato la copertina della raccolta natalizia in quanto ha saputo cogliere con moderna sensibilità e novità esecutiva profonde considerazioni sul significato dell’esistenza umana afferente al tema del Natale; Giorgetti raggiunge l’obbiettivo introspettivo attraverso la purezza dell’astrazione e l’originalità dell’up/down, riecheggiando la tradizione novecentista legata a Mark Rothko. La duplice lettura dell’opera “Giallo e Blu” consente la relazione con lo stato d’animo dello spettatore, che diviene protagonista dell’atto creativo nella scelta del verso di lettura.
Al secondo posto figura Albina Dealessi dal Piemonte in concorso con l’opera “Nascere”, che è stata in grado di fondere il tema dell’origine con la luce, affiorante da uno sfondo più cupo; il gioco cromatico ha, infatti, veicolato il messaggio dell’opera d’arte, non più affidato alla rappresentazione naturalistica dell’immagine.
La terza posizione è stata assegnata a Rosalba Panzieri e Giusy Fossati in ex aequo per l’espressività eclettica manifestata sia attraverso la scrittura, sia con l’arte pittorica.
Al quarto posto si sono classificati Renato Luparia e Nadia Presotto: il primo ha saputo creare un’aulica atmosfera natalizia mediante l’esperienza professionale della fotografia, la seconda ha puntato sulla figurazione di un efficace scorcio urbano di Betlemme immerso in un’atmosfera di ghiaccio, allusione ai “rigidi inverni” della vita che attraverserà Cristo.
La quinta classificata è Marialuisa Sabato che scalfisce la tela con una gestualità impavida, sicura ed emozionale. Infine, una menzione di merito da parte della critica va anche all’ambientazione naif di Irene Brandt e ai suggestivi paesaggi invernali di Barbara Romano divisi tra nostalgia e ricordi.

SFOGLIANDO IL NATALE
Presso: Galleria Il Borgo
Corso San Gottardo 14, 20136 Milano
Inaugurazione: Venerdì 20 novembre ore 18
In mostra fino al 30 novembre 2009
Ingresso libero
Orario di visita: da martedì a venerdì dalle ore 16.00 alle 19.00;
sabato dalle 10.00 alle 12.00
Curatrice: Sabrina Falzone
Artisti finalisti: Irene Brandt, Giusy Fossati, Marialuisa Sabato, Renato Luparia, Rosalba Panzieri, Nadia Presotto, Albina Dealessi, Giorgetti, Barbara Romano, Marzia Cabano, Paola Cenedese, Gabriella Maddalena Macidi

venerdì 13 novembre 2009

Isolina e le altre...

Comunicato stampa

Si inaugura il 20 novembre 2009 alle ore 17.00 presso la Seconda Circoscrizione, Viale Berlinguer 11 a Ravenna, ‘Isolina e le altre…’, un progetto d’arte contemporanea che affronta il tema della violenza contro le donne. La mostra, curata da Barbara Pavan, è promossa dall’ Associazione Linea Rosa e dall’Associazione Culturale Studio7.it, con il Patrocinio di Regione Emilia Romagna, Provincia di Ravenna e Comune di Ravenna.
In mostra le opere di Adriano Annino, Antonella Avataneo, Arianna Bonamore, Alfredo Bonanni, Roberto Ceccarelli, Giuseppe Cipollone, Gianfranco De Felice, Siberiana Di Cocco, Graziella Gola, LuBott, Sergio Luzzi, Patricia Mallia, Laura Micheli, Daniela Nasoni, Claire Nelson, Monica Scafati, Raffaella Simone, Franco Sinisi, Marinella Sorge, Christina Thwaites, Fabio Usvardi, Patrizia Valcarenghi, Clarice Zdanski
Il progetto ‘Isolina e le altre…’ è nato dalla volontà di apportare anche la voce dell’arte ad una tematica di grande attualità, con l’intento di sollecitare e mantenere viva l’attenzione rispetto ad un problema tanto complesso e diffuso quanto ancora troppo spesso ‘nascosto’. La violenza contro le donne infatti non si esaurisce con la semplice definizione di percosse o violenze fisiche, perché è violenza anche il ricatto morale o affettivo, è violenza la sudditanza psicologica, è violenza il plagio, il dileggio, l’aggressività verbale. Sovente un retaggio culturale difficile da cancellare del tutto e per sempre impedisce persino alle donne vittime di queste violenze di giungere alla consapevolezza di essere ‘vittime’. In una società altamente frenetica come quella in cui viviamo, il tempo per riflettere e guardarsi intorno è sempre più ristretto. Sempre più difficile è comprendere e individuare dov’è il limite della ‘normalità’ e sovente le vittime sono così ‘invisibili’ da non essere nemmeno ‘visti’ in quanto individui, figurarsi in quanto vittime. Viviamo sovente circondati di persone che quotidianamente subiscono ‘violenze’ a vario titolo e in varia forma e che inconsapevolmente avalliamo non sapendo guardare o non volendo vedere. Da queste semplici riflessioni di un pomeriggio d’estate con un gruppo di artiste è nata appunto l’idea di questa mostra, ‘Isolina e le altre…’ che grazie al contributo attivo di associazioni, istituzioni e collaboratori sensibili al problema è stata realizzata in diverse città italiane, rinnovandosi ed ampliandosi di volta in volta, aggiungendo ad ogni edizione la ‘testimonianza’ di altri artisti contemporanei. Fermo restando che non è compito dell’artista quello di fornire soluzioni, crediamo che l’arte sia viva quando è pienamente integrata nel suo tempo e capace di vedere oltre ed in profondità. E’ viva quando sa generare domande, suscitare riflessioni nuove, fornire nuovi punti di vista, scuotere le coscienze in un’ottica di confronto e dialogo costruttivo di una società più consapevole e matura.

Titolo: Isolina e le altre…
A cura di: Barbara Pavan
Sede espositiva: Seconda Circoscrizione, Viale Berlinguer 11, Ravenna
Date: 20 - 29 novembre 2009
Vernissage: 20 novembre 2009, ore 17.00
Orari: lunedì-venerdì ore 8-13 e 14-18
Ingresso: libero
Enti Promotori: Associazione Linea Rosa, Associazione Studio7.it

giovedì 12 novembre 2009

Il Potere e la Grazia. I Santi Patroni d’Europa

Comunicato stampa

Dall’8 ottobre al 31 gennaio 2010, Palazzo Venezia dispiega il racconto dell’affascinante e complesso intreccio tra la storia dell’Europa e dei suoi popoli e duemila anni di storia della santità cristiana in una rassegna a cura di Don Alessio Geretti del Comitato di San Floriano.
Cento opere di artisti come van Eyck, Memling, Mantegna, Del Sarto, van Dyck, Tiziano, Veronese, El Greco, Guercino, Caravaggio, Murillo, Tiepolo, provenienti dai maggiori musei europei, daranno la percezione di sfogliare un antico codice istoriato da miniature d’eccezione, compiendo di stagione in stagione un vero e proprio viaggio nel tempo, nella cultura e nella storia sociale e politica d’Occidente.
La mostra è stata inaugurata il 7 ottobre dal Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, e dall’On Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio.
Tra tavole medioevali e dipinti imponenti, preziosi diademi e codici miniati, i capolavori dell’arte da un lato presentano conversioni e persecuzioni, battesimi e battaglie che hanno congiunto la vicenda dei popoli europei al cristianesimo, e dall’altro dischiudono le porte regali di una ideale iconostasi, confine dove si congiungono fede e bellezza, visibile e invisibile, temporale e spirituale.
Promossa dal Governo italiano, tramite l’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, e dalla Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa, la mostra, curata da Don Alessio Geretti, nasce dalla collaborazione tra il Comitato di San Floriano – istituzione culturale e religiosa del Friuli Venezia Giulia, che propone annuali mostre d’arte sacra di rilievo nazionale ad Illegio, in Carnia – ed il Polo Museale della città di Roma, ed è organizzata da MondoMostre, protagonista della riuscitissima monografica su Sebastiano del Piombo e delle dieci grandi mostre della Galleria Borghese.
L’Europa è posta sotto la protezione di sei santi patroni, scelti tra i principali protagonisti della sua evangelizzazione, tra primo e secondo millennio dell’era cristiana, emblematici per l’impronta che lasciarono nella storia dei popoli latini, nordici e slavi e per la sintesi di valori culturali e religiosi che lasciarono in eredità.
Ogni singolo Stato europeo, peraltro, ha i suoi santi patroni, talora acclamati dalla devozione popolare ed immortalati per le opere di carità di intramontabile valore compiute, talvolta eletti dal potere politico o celebrati da élites di intellettuali ed artisti, o ancora impugnati come vessilli e catalizzatori dell’identità nazionale nell’epoca del sorgere degli Stati nazionali o dei movimenti per l’indipendenza ottocenteschi.
Testimoni del fatto che l’Europa è molteplice, nel segno delle identità e delle autonomie che la compongono da sempre, ma anche una, quanto ai fondamenti culturali della sua civiltà, i settanta santi patroni dei diversi popoli europei hanno ispirato nei secoli le migliori espressioni delle arti, della liturgia, della mistica e della religiosità popolare: è a tutto ciò che la mostra di Palazzo Venezia vuole rendere omaggio, invitando a scoprire con eleganti accenni – opere scelte per indicare percorsi di agiografia, storia sociale e politica, evoluzione della vita religiosa – un patrimonio ricchissimo.
Questa novella Legenda Aurea, sontuosamente illustrata nella mostra romana, consentirà di cogliere in controluce sulla mappa dell’Occidente la filigrana del rapporto tra Chiesa e comunità politica: un rapporto decisivo e complesso per spiegare da dove provengano all’Europa molte delle sue conquiste e delle sue grandezze.
In ultima analisi, questa esposizione si propone di affrontare e dare un contributo per sciogliere i più delicati nodi del dibattito culturale contemporaneo – le questioni delle identità, della laicità, delle civiltà e delle religioni – non con la fatica di ragionamenti serrati ma con il fascino del bello, attraverso cui intuire le soluzioni incarnate nella vita dei più santi degli europei e dei più europei dei santi.
Originata dalla chiara ispirazione religiosa del suo curatore, la mostra può essere fruita anche con un’ottica laica, come esercizio per l’approfondimento e lo studio delle radici storiche e culturali dell’Europa e delle società di molti Paesi europei.
La rassegna a Palazzo Venezia comprende capolavori dei massimi geni dell’arte di tutti i tempi: dalle Stigmate di San Francesco del van Eyck della Galleria Sabauda di Torino, al Martirio di San Pietro di Guercino dalla Galleria Estense, dal San Giovanni Battista di Caravaggio dalla Galleria Corsini, al San Luigi IX di El Greco dal Louvre, da L'Imperatore Teodosio e Sant'Ambrogio alla Cattedrale di Milano di van Dyck dalla National Gallery di Londra al San Giorgio del Mantegna o al San Giovanni Battista di Tiziano, entrambi in prestito dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia, dal San Giacomo vittorioso di Tiepolo da Budapest all’Immacolata Concezione del Murillo dal Prado di Madrid.
Una collezione di tesori assoluti, raccolti dal filo conduttore dell’intreccio fra potere, religione e arte.

Informazioni Evento:
Data Inizio:08 ottobre 2009
Data Fine: 31 gennaio 2010
Luogo: Roma, Palazzo Venezia
Orario: tutti i giorni: dalle 10 alle 20; venerdì e sabato dalle 10 alle 22; chiuso lunedì

Immagine: Andrea del Sarto, San Giovanni Battista (1521). Tavola, 94 x 68 cm, Firenze, Palazzo Pitti - Galleria Palatina

mercoledì 11 novembre 2009

Sensualità dell’In-Formale

Comunicato stampa

L’Associazione Culturale Ferrara Pro Art e la Domus Turca, con il patrocinio della Provincia e del Comune di Ferrara, in concomitanza con la grande rassegna dedicata a Giovanni Boldini al Palazzo dei Diamanti di Ferrara, daranno vita alla rassegna in Omaggio al grande pittore pre-impressionista Giovanni Boldini. La mostra sarà inaugurata il 14 Novembre 2009 alle ore 17:30 presso il Castello Estense di Ferrara - Sale dell’Imbarcadero 3/4 fino al 22 Novembre. L’elevato afflusso di visitatori alla mostra del Boldini potrà rivelarsi elemento determinante in quanto il Castello Estense è situato lungo il percorso del Palazzo dei Diamanti.
L’artista della Belle Époque viene ricordato tramite un excursus tecnico che richiama tutti i protagonisti di questa rassegna. Boldini non dipinge solamente, ma registra con incredibile maestria le scene mondane dell’Europa danzante e i paesaggi che attraverso i suoi occhi trasforma in movimento, in gesto, in attimo. Le sue pennellate fugaci diventano azione, il colore prende vita e il tutto sembra uscire dal quadro e avvolgere lo spettatore.
Il passaggio da opere figurative all’astrazione pre-informale è lineare e ben evidente nelle “sciabolate” che raffigurano e lasciano immaginare i sontuosi vestiti delle donne della Ville Lumiére. Boldini ci ha lasciato un’impronta artistica inconfondibile di strabiliante potenza. È così che Boldini si vuole ricordare ed è così che lo ricordiamo noi con un omaggio che sta a significare una sensualità di quel tratto pittorico che appunto è l’informale.
L’organizzazione, al fine di presentare al meglio le opere esposte, fornirà un particolare servizio di accoglienza alla mostra per cui, durante tutto il periodo, visitatori e collezionisti riceveranno informazioni e ragguagli sugli artisti in mostra.
Alla rassegna saranno presenti le opere di: Carlo Contegno, Federica Del Piccolo, Davide Puma, Maurizio Carpanelli, Francesco De Marco, Elisabetta Palisi, Isac Pitto, Valentina Canale, Roberto Breccia, Gislon Gis, Antonio Molinari, Ivano Emilio Zanetti.
Ogni giorno sarà possibile visitare la mostra dalle 10.00 alle 17:30.


martedì 10 novembre 2009

Cinque sogni

Comunicato stampa

Nella mostra Cinque sogni, Massimo Ruiu presenta una selezione di opere tratte da un ciclo realizzato dall’artista nel 2007 nel quale, con un linguaggio poetico ricco di paradossi e con leggera ironia, si realizza un ossimoro: “tentare di illuminare colui che per definizione è già Illuminato”.
Ogni opera rappresenta una riflessione sul comportamento dell’uomo, che va in cerca di ciò che già possiede. Nella mostra saranno esposte cinque opere.
“Il primo sogno dell’Illuminato”: una bilancia che mostra la testa capovolta dell’Illuminato cercare la luce in un lampadario di cristallo posto da contrappeso. Il secondo: un tentacolo spunta dalla testa di bronzo di un Budda stringendo una lampadina accesa nel vano tentativo di illuminare l’interno della testa. Il terzo: la testa dormiente di Budda che sogna l’illuminazione in un gesto antico e domestico: tagliare le punte ai fagiolini. Il quarto: una lastra di vetro attraversata dai pesci e dalla loro ombra costituisce un insolita aurea che circonda la testa dell’Illuminato. Il quinto: un Budda di maiolica bianca, immerso in una bolla di miele dorato, tenta di dare corpo alla propria aurea.

Massimo Ruiu 1961, vive e lavora a Roma e a Monopoli (BA).

Principali mostre personali:
2008 “Le parole illuminate dei pesci” Giovinazzo (BA), Vedetta della Marina.
2007 “Long-life” Museo Nuova Era -Bari. “Doppio mare” Studio Fedele-Monopoli (BA).
2003 “Secondo tempo” Palazzo Pascali, Museo C. Arte Contemporanea di Polignano.
2001 “Ombre Assolute” Studio Pino Casagrande, Roma.
1998 “C’è qualcosa che non torna” Museo di Gallese (VT). “In altri termini” Teatro Kismet, Bari. 1996 “Essenze” Galleria Giulia, Roma.
1994 “Sirene” Il Politecnico XX Arte, Roma.
1993 “Arcana Mundi” Salon des Arts, Londra.

Principali mostre collettive:
2009 “Gli uccelli” Studio Fedele, Monopoli (BA).
2009 “Intramoenia” Castello di Barletta (Ba)
2009 “A sud del mondo” Palazzo Delli Ponti (Taranto)
2009 “Come eravamo” EB Gallery (Roma).
2008 “Mediterraneum” Galleria dell’Istituto dei Portoghesi, Roma Menolascina
2007 “Ruiu, Tarshito, Fanelli” Kunsthalle, Putignano (BA)
2007 “Timeless” Archivio centrale dello Stato, Roma
2007 “La luce e l’ombra” Palazzo Pascali
2007 Koinè diàlektos Teatro comunale Verdi (BR)
2006 Naufragi e approdi Kino Workshop (TA)
2003 Arte italiana per il XXI secolo Ministero degli Affari Esteri, Roma
2002 Dalla pianta al banchetto Castel del Monte e Castello di Copertino (LE)
2001 “Shapes of mind” Museum Nasional Indonesia, Giacarta - Ministero Affari Esteri.
1999 “Atlante” Centro d’arte contemporanea Masedu, Sassari.
1998 “Art’e Maggio” Galleria Zelig, Stadio della Vittoria, Bari
1997 “L’arte a Roma” Comune di Roma. “Sirene - Ritorno al mare” Galleria Zelig / Museo Pino Pascali, Polignano a Mare (BA)
1996 “Montaliana” Museo di S. Agostino, Genova. “Tempi Ultimi” XIII Biennale d’Arte, Penne (PE)
1995 “Disgregante – Aggregante II” Donazione CESPEM, Galleria d'arte moderna, Spoleto.
1992 “Arte x 1000” (I premio), Sala 1, Roma

Artista: Massimo Ruiu
Titolo mostra: Cinque sogni
Sede: Galleria Maniero, via dell’Arancio 79, Roma
Inaugurazione: mercoledì 18 novembre 2009, ore 18.30
Durata mostra: fino al 5 dicembre 2009
Orari: da martedì a sabato ore 16-20 e su appuntamento


lunedì 9 novembre 2009

Brevi In Arte

a cura di Francesco Mastrorizzi

MALACARNE. OPERE SCELTE 2008-2009
Galleria Idearte, Via Londra 75, Potenza
15 novembre - 10 dicembre 2009

Domenica 15 novembre, alle ore 18.00, alla presenza dell'artista e del critico d'arte Rino Cardone, presso la galleria Idearte di Potenza, sarà inaugurata la mostra "Malacarne. Opere scelte 2008-2009".
Trenta le opere in esposizione fino al 10 dicembre prossimo, tutte facenti parte dell'ultima produzione del Maestro mantovano Claudio Malacarne, che ritorna sempre con grande entusiasmo ad esporre nel capoluogo potentino. La personale sarà visitabile tutti i giorni nei seguenti orari: 11.00-13.00, 17.30-20.30.
Claudio Malacarne nasce a Mantova nel 1956. Giovanissimo scopre un grande interesse per il disegno in genere e per la pittura in particolare, tanto che a soli quattordici anni realizza già i suoi primi dipinti ad olio. Conosciuto ed apprezzato pittore professionista, da circa quarant'anni opera principalmente a livello nazionale, pur avendo avuto numerosi contatti e presenze di rilievo nel mercato artistico europeo e statunitense. Vive e lavora in provincia di Mantova.

IN PRIMIS
ADSUM artecontemporanea, Terlizzi (BA)
14 - 28 novembre 2009

La galleria ADSUM da anni si occupa della promozione di giovani e meno giovani artisti che non hanno sufficiente visibilità sul territorio. Il gemellaggio con varie realtà espositive dà maggiore linfa a questo progetto. E’ in quest’ottica che nasce la collaborazione con la Fondazione "Gaetano Morgese", nata nel 1999 dopo il tragico evento della morte di Gaetano, studente di architettura, grazie alla generosità della famiglia Morgese che devolve l’indennizzo ricevuto dallo Stato per la sua creazione. Da nove anni la Fondazione indice, accanto ad altri importanti progetti, il Concorso per i talenti delle Accademie di Belle Arti Italiane. Quest’anno tutte le Accademie hanno preso parte alla competizione inviando le opere dei loro migliori allievi.
La galleria ADSUM, avendo collaborato nella realizzazione di questo importante evento, ha proposto un ulteriore incentivo per i giovani artisti partecipanti: la possibilità di esporre, ai primi sei classificati, le loro opere più importanti nell’ampio spazio della galleria, in una mostra collettiva. Pertanto “In Primis”, titolo dato a questo evento, richiama il concetto di inizio, principio, priorità e attenzione verso un giovane mondo artistico in embrione. Al contempo un augurio che tale impegno sia di stimolo per una incessante ricerca della bellezza.
Gli artisti in mostra sono: Alexandru Cinean (Torino), Luca Coltelli (Carrara), Sara Di Costanzo (Frosinone), Carmen Roberta Mannino (Catania), Pietro Pastore (Bologna), Alessia Zolfo (Frosinone). L'inaugurazione avverrà sabato 14 novembre 200 alle ore 19.00

domenica 8 novembre 2009

Getting nowhere

Comunicato stampa

Il 14 novembre alle ore 18,00 la Galleria Gentili di Prato inaugura la mostra collettiva a cura di Lorenzo Bruni dal titolo “Getting nowhere – voglio essere proprio qui” ( fino al 16 gennaio 2010).
Il progetto, ideato da Lorenzo Bruni, presenta installazioni di grandi dimensioni e opere pensate appositamente per lo spazio. Per “Getting nowhere”, Martin Boyce, Jose Dávila, Loris Grèaud, Alexis Harding, Sergej Jensen e Paolo Parisi, artisti internazionali, molti presentati in Italia per la prima volta, indagano nuove ipotesi di praticare e pensare lo spazio fisico e quello percepito come una dimensione allo stesso tempo personale e collettiva, intima e pubblica, ponendo particolare attenzione alla possibilità di rappresentare questa tensione; tentativo che paradossalmente non è soddisfatto da tutti i mezzi di riproduzione e distribuzione di immagini che abbiamo a disposizione oggi. Le opere degli artisti in mostra stabiliscono nuovi parametri di orientamento nella galleria conducendo così il visitatore ad una modalità di esperienza dello spazio differente da quella utilizzata nella pratica del quotidiano. Inoltre questo approccio porta il soggetto, che si confronta con quel “nuovo contesto spaziale”, a ripensare a nuove ipotesi di progettazione dello spazio urbano in quanto spazio sociale. Il progetto apre dunque una riflessione sul punto di vista, sul “tempo della fruizione”, e sulla sua manifestazione, mettendo in evidenza non solo ciò che si vede ma il come e la necessità di condividerlo con “gli altri diversi da sé”.
Alcune delle opere in mostra, pensate appositamente per l’occasione, vanno dalla grande silhouette attraversabile della parete in metallo di Martin Boyce, ai monocromi che dialogano con le forme di particolari di mappe geografiche di Paolo Parisi, dalle foto sgualcite di grandi grattacieli salvate metaforicamente dalla spazzatura da Jose Dávila, alla griglia modernista di Alexis Harding, la stessa sia dei piani urbani americani che dei quadri astratto-geometrici, che scivola per troppa materia dalla tavola di legno, e ancora dall’installazione sonora di Loris Gréaud che si rivela strumento con cui minare la sicurezza dell’architettura stessa della galleria, fino alla grande tela di Serghej Jensen con trama astratto-geometrica che può essere percepita anche come un tappeto o viceversa. Queste sono alcune tipologie di intervento, oltre ad ulteriori progetti, disegni, sculture che puntano alla stimolazione della percezione degli spettatori per una nuova reazione e misurazione di questi “luoghi” (evocati e indicati). Lo spazio diviene reale, convalidato, solo quando viene percorso e attraversato dal fruitore. In questo caso l’attenzione è posta sulla presenza dello spettatore stesso per mezzo di questi spazi o meglio “presenze di spazialità”. Infatti, queste opere sono tutte accomunate dal tentativo di eliminare il confine, o meglio rendere compresente, lo spazio rappresentato e quello vissuto, lo spazio osservato e quello percorso, per stabilire un nuovo equilibrio e dialogo tra la percezione fisica e la progettazione mentale dello spazio sociale da parte del singolo soggetto. Per fare questo gli artisti affrontano sia una riflessione sui codici dell’architettura, nata come organizzazione dello spazio esterno-interno, sia su quelli della pittura astratta, nata per evitare l’illusione della rappresentazione di uno spazio “altro”. Tutto ciò ci introduce in una nuova riflessione non retorica sul modernismo poiché ne affronta non le ideologie ad esso collegabili bensì gli strumenti e la loro attualità.
Tra le molte mostre internazionali a cui hanno partecipato questi artisti ricordiamo per Martin Boyce (Glasgow, Scottish, 1967; vive e lavora a Glasgow) la sua partecipazione all’ultima Biennale di Venezia nel padiglione scozzese, per Jose Dávila (Guadalajara, México, 1974; vive e lavora a Messico City) la mostra collettiva Megastructure reloaded a Berlino nel 2007, per Loris Greaud (Eaubonne, France 1979; vive e lavora a Parigi) la sua personale al Palais de Tokio a Parigi nel 2008, per Alexis Harding (London, 1973; vive e lavora a Londra) la mostra collettiva all’University of the Arts a Londra nel 2008, per Sergej Jensen (Maglegaard, Denmark 1973; vive e lavora a Berlino) la recente mostra al KW di Berlino; per Paolo Parisi (Catania, 1965; vive e lavora a Firenze) la mostra personale al Centro Pecci di Prato nel 2008/2009. Lorenzo Bruni, critico e curatore indipendente, sta attualmente scrivendo per Silvana Editoriale il libro “E’ tutta questione di spazio” che prende in esame le ricerche degli artisti che hanno saputo offrire una soluzione inedita relativa agli scambi sempre fruttuosi intervenuti fra arte e architettura tra gli anni Settanta ad oggi.

“Getting nowhere – voglio essere proprio qui”
Galleria Gentili, Prato
14 Novembre 2009 - 16 Gennaio 2010
Inaugurazione: sabato 14 novembre 2009, ore 18.00
A cura di Lorenzo Bruni
Espongono: Martin Boyce, Jose Dávila, Loris Grèaud, Alexis Harding, Sergej Jensen, Paolo Parisi

sabato 7 novembre 2009

Pioggia di colori

Comunicato stampa

Prosegue la ricca programmazione culturale alla Galleria Il Borgo di Milano, ubicata in uno dei quartieri più esclusivi di Milano, in prossimità dei Navigli e di Porta Ticinese. L’Esposizione Internazionale d'Arte Contemporanea "PIOGGIA DI COLORI" sarà inaugurata per valorizzare la ricerca artistica contemporanea.
L’esposizione si orienta alla celebrazione delle qualità cromatiche dei lavori d’artista, sovente espresse mediante un’esecuzione rapida e immediata che giunge all’emozione attraverso la forza del colore. E’ il caso di Giuseppe Calì, che con dichiarata enfasi gestuale pone lo spettatore davanti ad un’opera vibrante e sentimentale: “Ambrosia”. L’ampiezza della gestualità connota ritmicamente anche i dipinti di Luminita Gall, proveniente dalla Romania, che utilizza colori più incisivi in opposizione alla sobria esplosione monocromatica di Antonella Magliozzi.
Di un raffinato cromatismo sono intessute le opere d’arte di Afran, originario del Camerun, che eleva il colore a poesia dell’anima. Dall’Uruguay espone Virginia Vargas con un dipinto intitolato “Colori d’estate” che fonde l’arte fotografica alla pittura ad olio, ottenendo un realismo sorprendente. Colombiana è, invece, Dindina Burgos che mostra il volto femminile della quotidianità in tonalità esotiche.
I contrasti cromatici si evincono osservando la produzione artistica di Jessica Bartolini e di Raffaele Cirillo, che sia pure con tecniche esecutive differenti l’una dall’altro, individuano nel principio dell’opposizione tonale un canale espressivo privilegiato. In un modo del tutto particolare anche Giorgetti si orienta ad una bipolarità comunicativa, affiancando in “Giallo e Blu” non solo tinte calde e fredde ma anche interpretando la realtà in due emisferi visivi ribaltabili. La duplice firma rappresenta un’attestazione di questa nuova concezione dell’opera d’arte.
In mostra sarà presente anche una elegante scultura di Mirko Cervini dalle forme sinuose e avvolgenti, oltre alla fotografia di Valentina Cellai raffigurante riflessi di luce ed un dipinto di Rita Puliafito, incentrato sul trascorrere del tempo. Infine, Anna Tamborini contribuirà con le sue creazioni a connotare la rassegna di originalità.

Espongono: Afran, Jessica Bartolini, Dindina Burgos, Giuseppe Calì, Valentina Cellai, Mirko Cervini, Raffaele Cirillo, Luminita Gall, Giorgetti, Antonella Magliozzi, Rita Puliafito, Anna Tamborini, Virginia Vargas

Pioggia di colori
Presso: Galleria Il Borgo
Corso San Gottardo 14, 20136 Milano
Inaugurazione: 10 novembre ore 18.00
In mostra fino al 18 novembre 2009
Ingresso libero
Orario di visita: da martedì a venerdì dalle ore 16:00 alle 19:00;
sabato dalle 10 alle 12
Curatrice: Sabrina Falzone

venerdì 6 novembre 2009

L’eco del vento

Comunicato stampa

A partire da sabato 7 novembre (fino a sabato 12 dicembre 2009) lo spazio espositivo “Zona Sud” in località Vrasi, nel Comune di Maierà (CS) ospiterà una selezione di opere di Angelo Aligia rappresentative della ricerca svolta dall’artista dal 2006 a oggi.
Curata da Andrea Romoli Barberini, la mostra, che dialoga a distanza con la grande personale dedicata al maestro calabrese, tutt’ora in corso, presso le Sale Giubileo del Vittoriano a Roma, si compone di circa 15 opere (dodici elementi a parete e tre sculture) inseribili nell’ambito poetico del recupero del primario, indagato dall’artista sin dai suoi esordi. Ma se in passato Aligia aveva fatto della scultura uno strumento per dialogare con l’architettura, nei suoi ultimi lavori sembra invece imporsi una vena di rinnovato lirismo che trova nei supporti bidimensionali le nuove superfici d’elezione. (A. Romoli Barberini)

Angelo Aligia nasce a Maierà (CS) nel 1959. Da sempre si dedica alla scultura, linguaggio in cui trasferisce l’esigenza di un rapporto con un principio originale e antropologico, come condizione autentica vitale dell’essere umano oltre le differenze individuali e storiche. Oggi Aligia lavora tra Roma e Diamante, luogo di separazione e realizzazione delle sue sculture che dalle forme più costruite degli anni Ottanta, strutturate secondo parametri stilistici che si riallacciano ad alcune esperienze dell’avanguardia storica passano a una composizione più libera. Aligia esprime in termini empirici e reali che ristabilisce mediante l’uso di frammenti di rocce e pietre di varia provenienza. Un contatto diretto con la natura in senso ampio, carico di una profonda umanità.

Angelo Aligia. L’eco del vento
Spazio Expo “Zona Sud”
Loc. Vrasi, Maierà (CS)
A cura di: Andrea Romoli Barberini
Associazione Culturale Diamante Arte Contemporanea
Date: 7 novembre - 12 dicembre 2009
Inaugurazione: sabato 7 novembre 2009 ore 19.00
Ingresso e orario: dal martedì alla domenica dalle 16.00 alle 21.00. La mattina e Domenica su appuntamento.

giovedì 5 novembre 2009

Calder. Il ferro, la forma, il moto

di Gianmatteo Funicelli

Mai sinora la capitale romana aveva dedicato una così vasta retrospettiva ad un artista americano che, negli albori del Novecento, per poi proseguire i suoi percorsi artistici nel dopoguerra europeo, fece della scultura un concetto di modernità. È il Palazzo delle Esposizioni di Roma ad accogliere da ottobre 2009 oltre cento opere di Alexander Calder, l’inventore della scultura cinetica, in un unico ed affascinante itinerario artistico atto a descrivere nelle applicazioni del maestro “una solida linea, un puro e sobrio concetto delle forme, ma al contempo un vivace, umoristico ed esuberante valore di plasticità”, così come definì James Sweeney la scultura di Calder in occasione dell’esposizione al Museum of Modern Art di New York del 1943.
Dalla formazione universitaria in ingegneria sino alla più diretta immersione nel mondo delle Avanguardie parigine, negli anni Trenta l’artista statunitense realizza le sue prime creazioni plastiche, che Marcel Duchamp battezzò in “Mobile”; un continuo divenire di forme, materiali, concetti in rivoluzione spaziale, ricercatezza di elementi che prendono atto della materia. La sinergia e la capacità di fondere materia e colore sotto l’armonizzante sfera del ritmo, sono i principali concetti della scultura di Calder, che tende a concretizzare i suoi elementi pratici in un continuo disperdersi teorico di strutture e profili nello spazio strettamente condiviso che lo scultore chiama “universo”, dove la fisicità degli oggetti trova libero sfogo, mentre può muoversi ed incurvarsi così da rendere percepibile all’osservatore il suo “essere” nello spazio.
Le opere in mostra sono state prelevate dalle più importanti collezioni contemporanee sia pubbliche o private, come pure dalla stessa Fondazione Calder. Nell’area espositiva il primo percorso riguarderà le Wire Sculpture, ossia le realizzazioni in filo di ferro che campeggiano lo spazio attraverso anatomie di acrobati, animali oppure ritratti frutto delle sue prime elaborazioni parigine negli anni Venti, formate da un’ironica e vibrante plasticità nello spazio. Ascrivibili agli anni Trenta sono invece le creazioni bronzee di contorsionisti ed acrobati che inquadrano nella scultura di Calder una profonda apertura verso nuove esperienze compositive. Fondamentale sarà per l’artista il contatto con Mondrian, da cui attinge una profonda approvazione alle teorie dell’Astrattismo; contaminazione riccamente documentata nello spazio della mostra. Fulcro dell’intera esposizione saranno i Mobile che Calder realizzerà con i materiali industriali più disparati (metallo, rame, ferro, bronzo). Particolari interessanti nel suo approccio con la pittura a gouache su carta e dei suoi monumentali Stabile verranno delineati nel tragitto espositivo.
Delle tante installazioni che l’artista disseminò in ogni angolo americano e d’Europa, va ricordata anche un’opera che realizzò per l’Italia. Si tratta del Teodelapio, una delle prime sculture stabili mai realizzate prima (e anche l’unica dell’artista in Italia). Calder la realizzò per la città di Spoleto e venne installata sul piazzale antistante la stazione ferroviaria: alta 18 metri circa, la possente massa in acciaio lucidato di nero rappresenta un elegantissimo re longobardo a cavallo stagliato verso il cielo in un intonato e centrifugo gioco di linee.
La mostra presso il Palazzo delle Esposizioni resterà aperta al pubblico sino al 14 febbraio 2010.

Palazzo delle Esposizioni
Via Nazionale 194, Roma
www.palazzoesposizioni.it

Immagine: Alexander Calder, The Y (La Y), 1960. The Menil Collection, Houston.

Brevi In Arte

a cura di Francesco Mastrorizzi

CHECKPOINT CHARLIE
Edarcom Europa, Via Macedonia 12/16, Roma
6 - 22 novembre 2009


Venerdì 6 novembre 2009 la galleria d’arte contemporanea Edarcom Europa, in occasione del ventesimo anniversario della caduta del muro di Berlino e nell’ambito delle manifestazioni, indette dal Comune di Roma, volte a ricordarne l’importanza storica, ospiterà la mostra collettiva "Checkpoint Charlie".
Ogni opera è una personale testimonianza dell’evento che più di tutti ha segnato e influenzato la storia europea della seconda metà del secolo scorso e del conseguente cambiamento e di tutto ciò che di buono e di meno buono ha portato il crollo di un muro, non solo fisico ma anche ideale e virtuale.
Gli artisti invitati ad esporre sono Enrico Benaglia, Ennio Calabria, Angelo Colagrossi, Marta Czok, Mario Ferrante, Piero Mascetti, Cynthia Segato, Carlo Roselli e Lino Tardia. La mostra si compone di circa quindici opere ed è visitabile fino al 22 novembre.

BUCI SOPELSA. TRASFIGURAZIONI
Cargo20, Via 20 settembre, Verona
6 - 27 novembre 2009

Venerdì 6 novembre 2009 alle ore 18.30 a Verona, in via Venti Settembre 27 presso lo spazio espositivo Cargo20, si terrà l’inaugurazione della personale della pittrice Buci Sopelsa. La mostra resterà aperta fino al 27 novembre.
Cargo20 è uno spazio per la vendita di mobili, luci, tappeti e oggetti di modernariato, con particolare riferimento agli anni ’60 e ’70, ma anche una galleria d’arte. La vocazione museale trova la sua massima espressione nella sala appositamente dedicata alle mostre d’arte; vengono ospitati artisti affermati, ma anche giovani emergenti e fotografi.
Buci Sopelsa, veneziana figlia d'arte, dipinge da quando era bambina. Parallelamente ad un'attività di creativa nel settore della moda e degli accessori, nel 1987, con l'appoggio del docente Lionello Puppi e dell'amico Mario Albanese, ha esordito “ufficialmente” nel mondo dell'arte con la sua prima personale. Da allora ha esposto numerose volte in importanti gallerie, riscuotendo approvazioni di critica e pubblico.
Nel 2000 pubblica, con Terra Ferma il suo primo libro "Tutto su mi* figli*" e nel 2008, edito da ProArt, "Tr@nscritti", condotta nel mondo transgender dall'esigenza di capire la realtà di suo figli* Augusto-Mia, che vive tale realtà ancora sconosciuta alla maggior parte delle persone.