venerdì 29 gennaio 2010

La ceramica di Castelli ad Ascoli Piceno

Comunicato stampa

Trenta esemplari di ceramiche di Castelli faranno bella mostra di sé presso il Museo dell’arte Ceramica di Ascoli Piceno da domani 30 gennaio fino all’11 aprile. La mostra “La maiolica italiana di stile compendiario. I bianchi” è la prima mostra nazionale mai realizzata su uno dei capitoli più importanti della storia della maiolica italiana e verrà inaugurata stasera, venerdì 29 gennaio. Vedrà distinguersi l’arte cinquecentesca abruzzese fra le 140 maioliche realizzate nelle diverse aree di produzione italiane. Curatore della mostra e del catalogo sarà Vincenzo de Pompeis, direttore del Museo “Villa Urania” di Pescara gestito dalla Fondazione Paparella Treccia – Devlet.
«È la prima volta che un museo abruzzese coordina un progetto nazionale così rilevante, per la ceramica italiana, sia dal punto di vista scientifico sia culturale – dichiara Augusto Di Luzio, presidente della Fondazione – Questo incarico riconosce la professionalità e la competenza della nostra struttura e giunge a confermare l’importanza che la produzione di Castelli rivestiva presso l’aristocrazia dell’Italia centrale e meridionale. Il centro di produzione era talmente avanzato dal punto di vista tecnologico che, tra l’altro, era l’unico in grado di aggiungere decorazioni in oro alle maioliche di stile compendiario».
«Per l’occasione il Museo e collezionisti privati abruzzesi, insieme a due musei di Napoli, hanno concesso l’utilizzo di sfarzosi esemplari castellani dell’epoca, come versatoi (“fontane da tavola”), fiasche e rinfrescatoi per bevande – spiega Vincenzo de Pompeis – Per la prima volta è stato applicato un approccio di ricerca multidisciplinare sull’argomento ed è stata possibile la datazione di molti pezzi, grazie allo studio degli stemmi dipinti sulle maioliche, reso possibile dalla disponibilità dell’esperto di araldica sulmonese Fabio Maiorano».
L’esposizione si sposterà successivamente a Faenza, dov’è in programma al Museo Internazionale delle Ceramiche dal 23 aprile al 22 agosto 2010 e infine a Roma, dove verrà ospitata nei Musei Capitolini, dal 16 settembre al 28 novembre 2010.
La mostra è promossa, ideata e prodotta dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno e vede la compartecipazione di Regione Marche, Provincia e Comune di Ascoli Piceno, con la collaborazione dei Musei Civici di Ascoli Piceno. L’evento si avvale di un ampio e prestigioso Comitato Scientifico composto dai maggiori studiosi della materia. Il coordinamento organizzativo è stato affidato a Civita.

mercoledì 27 gennaio 2010

Basilica di Santa Maria Maggiore. Fede e spazio sacro

Comunicato Stampa

Giovedì 28 gennaio alle 18, all' Ambasciata di Spagna, presso la Santa Sede (Piazza di Spagna,57), viene presentato il volume "Basilica di Santa Maria Maggiore, Fede e spazio sacro", edito da San Giorgio Editrice.
La presentazione si apre con i saluti del cardinale Bernard Francis Law Arciprete della Basilica di Santa Maria Maggiore, e di Francisco Vázquez y Vázquez Ambasciatore di Spagna presso la Santa Sede e del sindaco di Roma On. Gianni Alemanno. Si prosegue con gli interventi del cardinale Giovanni Lajolo, Presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, di On. Gianni Letta Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, di Maria Teresa Verda Scajola Storica dell’Arte; e di Maurizio Galletti Soprintendente ai Beni Architettonici del Lazio. Conclude Mons. Bronislaw Morawiec, Canonico Camerlengo di Santa Maria Maggiore. Modera l' incontro Albina Francesca Masconi, Amministratore delegato della San Giorgio Editrice.
Attraverso questa prestigiosa pubblicazione si è voluto mostrare la grandezza della Basilica di Santa Maria Maggiore, proponendo, pagina dopo pagina, la bellezza artistica, la fede, l’arte, la storia e la spiritualità. La prima parte è dedicata al rapporto tra fede e spazio sacro: il culto della Vergine ne è il perno. La fede manifestata tuttora dai fedeli rimarca l’importanza di questa chiesa come luogo intitolato a Maria, madre di Gesù, madre dell’umanità, dove poter cercare in pace e armonia una comunione con Dio.
Il cuore della pubblicazione è il percorso spirituale: infatti il lettore, passo dopo passo, ambiente dopo ambiente, opera dopo opera, segue un cammino di fede e di conoscenza. La terza ed ultima parte interessa la storia della Basilica, ripercorrendo le tappe fondamentali della sua evoluzione: dalle origini alle trasformazioni che si sono susseguite nell’arco dei secoli. La Basilica papale viene descritta come testimonianza della fede cristiana e come archetipo dell’architettura religiosa. È con la volontà di sottolineare l’importanza della spiritualità e della fede oggi, che viene presentato il volume dedicato alla Basilica di Santa Maria Maggiore.

martedì 26 gennaio 2010

Renato Birolli. Necropoli e paesaggio adriatico

Comunicato stampa

La direzione della Galleria d’arte moderna e contemporanea di San Marino, la cattedra di Storia dell’arte contemporanea del Dipartimento di Storia dell’arte della musica e dello spettacolo dell’Università degli Studi di Milano, l’Archivio Alessandro Bonsanti del Gabinetto G.P. Vieusseux di Firenze, la famiglia Birolli hanno organizzato una esposizione dedicata al lavoro compiuto dal pittore Renato Birolli (1905 - 1959) nell’area marchigiana durante gli anni Cinquanta.
Tale periodo di ricerca e fervida attività – testimoniato dalle aperture internazionali del pittore, dalla sentita partecipazione al dibattito politico e artistico del dopoguerra, dalla ripresa della scrittura di un Taccuino – è rimasto meno frequentato dalla storiografia e dalla letteratura artistica. L’esposizione intende mettere in luce il particolare carattere di questa produzione molto legata ai luoghi, al paesaggio adriatico e al tema della necropoli.
Sono esposti circa 25 dipinti di medio e grande formato e un gruppo di ceramiche oltre a un ricco materiali di documentazione. In mostra vi saranno dei veri capidopera e alcuni dipinti provenienti da musei italiani e stranieri, tra cui Storia di mare (Tramonto della luna) (1953 Olio su tela) della Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino e alcuni sconosciuti al pubblico italiano, come Falce sedia e canestra sull’aia (1952 Olio su tela) proveniente da São Paulo del Brasile ed Estate (n°2), (1954 Olio su tela), proveniente da New York.
Il catalogo oltre a documentare il percorso espositivo si gioverà di una serie di contributi riferiti al lavoro del pittore e alla sua biografia. Il carattere di questi scritti intende avere il vantaggio di una conoscenza diretta delle fonti manoscritte e a stampa conservate presso l’Archivio Rosa e Renato Birolli conservato a Firenze. In particolare sono stati privilegiati ambiti poco noti del lavoro dell’artista come il mosaico, la ceramica e un taccuino di disegni databile al 1950. Inoltre una parte del catalogo è dedicata all’approfondimento di alcune lettere inviate al collezionista Cavellini e a una dettagliata biografia degli anni Cinquanta. I saggi in catalogo sono di Marco Birolli, Viviana Birolli, Zeno Birolli, Giacinta Cavagna di Gualdana, Ilaria De Palma, Gloria Manghetti, Maria Chiara Monaldi, Paolo Rusconi, Claudio Spadoni
Oltre a questi testi saranno pubblicati degli estratti inediti dalla corrispondenza dell’artista e dai suoi scritti. La realizzazione del catalogo sarà seguita da Zeno Birolli sia per l’impaginazione grafica sia per la stampa. Accanto alla mostra saranno previste una serie di manifestazioni collaterali quali conferenze e lezioni e attività didattiche per le scuole.

Renato Birolli. Necropoli e paesaggio adriatico
A cura di Zeno Birolli e Paolo Rusconi
Museo San Francesco (via Basilicius) - Repubblica di San Marino
14 marzo - 30 giugno 2010
Inaugurazione: sabato 13 marzo ore 17.00
Orario: 9.00 - 17.00 (tutti i giorni)
Ingresso libero
Catalogo edito da Scalpendi
Con testi di Marco Birolli, Viviana Birolli, Zeno Birolli, Giacinta Cavagna di Gualdana, Ilaria De Palma, Gloria Manghetti, Maria Chiara Monaldi, Paolo Rusconi, Claudio Spadoni

lunedì 25 gennaio 2010

San Carlo alle Quattro Fontane (San Carlino) in Roma

di Angela Delle Donne

La chiesa sorge sul luogo della piccola cappella dedicata alla Trinità e a san Carlo Borromeo, edificata nel 1611 dai Padri trinitari scalzi spagnoli. Con l’andar del tempo crebbe l’importanza dell’ordine religioso tanto che, nel giro di pochi anni, i padri acquistarono terreni limitrofi allo scopo di edificare un convento ed ingrandire l’edificio sacro. Il progetto venne affidato al Borromini che realizzò in due anni (1634-36) il convento, successivamente ampliato nel corso del XVIII. I lavori per la chiesa iniziarono qualche anno dopo e la sua consacrazione avvenne solo nel 1646, nonostante la mancanza della facciata. Quest’ultima venne cominciata nel 1664, ma tre anni dopo, quando l’architetto morì, non era ancora ultimata. La chiesa, chiamata di San Carlino per le sue piccole dimensioni, è così il primo ma anche l’ultimo lavoro dell’architetto ticinese, che non volle essere retribuito. La facciata in travertino si distingue per l’andamento ondeggiante delle superfici ed è arricchita dalle colonne, dal balcone, dal grande ovato sostenuto dagli angeli e dalle statue del Borromeo e dei due fondatori dei Trinitari. L’interno ha una pianta particolare che risulta dall’inserzione di un ottagono in un’ellisse. La cupola è ovale con cassettoni di varia forma, ottagonale, esagonale e a croce: al centro è il simbolo della Trinità, emblema dell’ordine. Dal convento si accede al piccolo chiostro, posto parallelamente all’asse principale della chiesa, dalla pianta ottagonale schiacciata e caratterizzato dai due ordini di logge.

domenica 24 gennaio 2010

In edicola "In Arte" di Gennaio

Disponibile in edicola già da diversi giorni il numero di gennaio di "In Arte", che inaugura un 2010 ricco di novità riservate a voi lettori, con nuovi spunti di approfondimento riguardanti le meraviglie che l'arte può offrire. Tre affascinanti percorsi analizzeranno, a partire da questo mese, le splendide architetture del gotico (iniziando dall'abbazia di Saint-Denis di Parigi), i palazzi del potere delle città italiane (si parte dal Palazzo Ducale di Mantova) e le più belle fontane d'Italia (prima tappa la Fontana Pretoria di Palermo).
Ma tanti altri sono gli articoli in sommario questo mese. Qui vi segnaliamo:

Antichità
La torre medievale di Picerno di Sonia Gammone

Pittura
Il magico mondo di Paul Klee di Monica De Canio

Mostre
Un santo e la sua immagine di Angela Delle Donne
La meraviglia del trompe l'oeil di Fiorella Fiore

sabato 23 gennaio 2010

Suspense

Comunicato stampa

La Fondazione Bevilacqua La Masa apre le sale di Palazzetto Tito al nuovo anno con gli artisti protagonisti di "Suspense", collettiva in mostra al pubblico dall'1 al 15 febbraio.
L'esposizione si inserisce nell'ambito del progetto Spazio Elastico, iniziativa con cui la Fondazione dal 2002 ospita eventi espositivi temporanei volti a sostenere la ricerca artistica di chi opera nel territorio veneto, in un ricco calendario di appuntamenti liberi da strette programmazioni. Novità per lo Spazio Elastico, inaugurata con la mostra "Suspense", è la possibilità che la Fondazione offre a giovani curatori come Carolina Lio di vedere concretizzato il proprio progetto negli spazi Bevilacqua La Masa, accanto alle opportunità espositive già tradizionalmente proposte ai giovani artisti, in linea con la missione dell'Istituzione.
"Suspense" comprende quattordici artisti attivi in Italia – e soprattutto nel Triveneto – che riflettono sul tema della leggerezza e della sospensione come metafora visiva di un distacco dal terreno. Gli artisti in mostra abbracciano, infatti, una delle direzioni più evidenti dell'arte contemporanea che cerca di rappresentare un allontanamento dal mondo reale attraverso una leggerezza che sfida la gravità. La mostra permetterà di vedere dall'alto, con distacco, un caos contemporaneo a cui si cerca di soprassedere in nome di una spiritualità che lo travalichi.
"Suspense" si articola, appunto, come un percorso espositivo dove i soggetti delle opere galleggiano e fluttuano, come l'opera che apre la mostra, un'installazione di Alex Bellan in cui un seggiolino da giostra è appeso a un canotto attaccato al soffitto, diventando un'ancora di salvataggio per non sprofondare nel caos quotidiano, ma anzi sublimarlo. Proprio come accade nelle architetture sospese dei lightbox di Jasmine Bertusi, dove interi palazzi e monumenti sono estrapolati dal loro contesto metropolitano e fatti galleggiare in aria, dandogli tempo una consacrazione epica. I richiami mistici e mitici proseguono negli angeli caduti di Julia Krahn e nei burka bianchi scultorei di Dania Zanotto. In altri casi l'acquisizione di leggerezza può significare la perdita di valore, di un peso metaforico, un deprezzamento, come gli oggetti di Chris Gilmour, perfettamente ricostruiti ma con un materiale povero, il cartone. O come, più complessamente, nei dipinti di Luca Bidoli, in cui l'essere umano galleggia in uno sfondo monocromo mentre la sua testa si trasforma in quella di un
animale, formulando così una critica all'antropocentrismo ricollocando l'essere umano nella catena alimentare.
In occasione della mostra è pubblicato da un catalogo con testi di Carolina Lio e Carlo Sala, Edizioni Prioritarie.

Titolo: "Suspense"
Inaugurazione: lunedì 1 febbraio 2010 ore 18.30
Sede: Fondazione Bevilacqua La Masa, Palazzetto Tito
Dorsoduro 2826, 30123 Venezia
Periodo: 1 - 15 Febbraio 2010
Apertura: tutti i giorni dalle 10.30 alle 17.30.
Ingresso Gratuito
Curatore: Carolina Lio
Artisti invitati: Carolina Antich, Nicola Aramu, Alex Bellan, Jasmine Bertusi, Luca Bidoli, Alessio Bogani, Silvia Camporesi, Chris Gilmour, Giuseppe Gonella, Agnese Guido, Julia Krahn, Francesco Merletti, Margherita
Morgantin, Dania Zanotto.
Catalogo Edizioni Prioritarie. Con testi di Carolina Lio e Carlo Sala

venerdì 22 gennaio 2010

Sacra Mirabilia. Tesori da Castiglion Fiorentino

Comunicato stampa

Lo splendido Busto reliquario di Sant’Orsola, capolavoro di oreficeria francese medievale, e un misterioso dado di origine etrusca. Sono queste alcune delle oltre 50 opere della mostra “Sacra Mirabilia. Tesori da Castiglion Fiorentino”, che si potrà visitare nelle prestigiose sale del Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo a Roma dall’11 febbraio all’11 aprile 2010. Promossa dal Comune di Castiglion Fiorentino (Arezzo) e curata dal prof. Paolo Torriti, docente di storia delle arti applicate e dell’oreficeria dell’Università di Siena, questa esposizione si pone l’obiettivo di far conoscere ad un vasto pubblico il ricco patrimonio artistico di Castiglion Fiorentino, cittadina della Val di Chiana che vanta testimonianze che vanno dal periodo etrusco a quello medievale, dal XIII al XIX secolo, attualmente conservate nei tre musei della città: la Pinacoteca, il Museo Archeologico, il Museo della Pieve di S. Giuliano e altre chiese del territorio. Musei che, se anche considerati "minori", custodiscono opere d'arte di grande interesse e di inestimabile valore, un importante esempio di quel "museo diffuso" che è la Regione Toscana.
Dalla Pinacoteca si esporranno alcuni pezzi di gran pregio quali il Busto reliquiario di Sant'Orsola (Parigi, terzo decennio del Trecento), la Croce Santa (manifattura francese? Terzo quarto del XIII sec.) e un'altra Croce reliquiario (manifattura mosana della fine del XII – inizi del XIII sec.), recentemente restaurati dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. Verranno quindi proposti anche i risultati dei restauri e nuove proposte attributive su queste tre interessantissime e affascinanti opere che in occasione della mostra saranno finalmente riconsegnate all’attenzione del grande pubblico dopo, appunto, i citati restauri.
Dal Museo della Pieve di S.Giuliano giungeranno a Roma opere di pittura, oreficeria e alcuni magnifici paramenti come un olio su tela raffigurante San Michele Arcangelo di Salvi Castellucci 1655 circa, un prezioso fermaglio da piviale della metà del Quattrocento, e la tonacella di Petreto, un velluto tagliato con lampasso di manifattura fiorentina del XV secolo.
Dal Museo Archeologico, che esibisce i risultati delle eclatanti scoperte del santuario etrusco nel piazzale del Cassero e di antichi insediamenti come Brolio nel territorio castiglionese, si presenteranno esempi dell'apparato decorativo architettonico del tempio quali le antefisse a testa leonina (IV sec. a.C.) e reperti ceramici dall'epoca etrusca (kylix del Gruppo Clusium), un bronzetto raffigurante un guerriero e un misterioso dado di bucchero del VII a.C di cui ancora non se ne conosce l’uso, ma probabilmente utilizzato per pratiche divinatorie.

Sacra Mirabilia. Tesori da Castiglion Fiorentino
Sede: Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo
Lungotevere Castello, 50 – Roma
Periodo: 11 febbraio - 11 aprile 2010
Orari: dal martedì alla domenica, dalle ore 9 alle 19
Ingresso: 7 euro
Catalogo: Edifirenze

giovedì 21 gennaio 2010

Il pretesto di Egisto

Comunicato stampa

Venerdì 22 gennaio, alla Biblioteca Atena in via Comparini 6 a Viareggio, con inizio alle 17.30 ed ingresso libero, presentazione del libro “Il pretesto di Egisto“, scritto da Angelo Dionigi Fornaciari per la Pezzini Editore. L’iniziativa, organizzata dall’Associazione L’Uovo di Colombo e della Ausl12 di Viareggio, sarà una coinvolgente, divertente ed emozionante occasione per parlare di Egisto Malfatti e non solo. Il volume, infatti, è un atto di affetto nei confronti dell’artista viareggino e con lui verso tutti coloro che hanno arricchito la storia culturale della città, in particolare i maestri del colore. Un tributo agli artisti viareggini, in particolare ai pittori: da Viani a Marcucci, da Santini a Liberatore, da Di Giorgio a Francesconi.
Ma non mancano accenni anche ai vari Van Gogh, Picasso, Rembrandt, Pontormo, Rosso Fiorentino, El Greco, a testimonianza di una passione struggente per l’arte maturata nel corso degli anni dall’autore.
Architetto affermato, scenografo teatrale, Angelo Dionigi Fornaciari ha coltivato nel tempo questa attrazione per la pittura che gli permette di guardare il mondo circostante con un occhio affinato a cogliere colori, traslucenze e sfumature del contesto paesaggistico. Scorci delle Apuane e scorci del litorale descritti come se si fosse davanti ad un dipinto: una vera e propria scenografia. Proprio come quelle che lo portarono a sancire il legame di lavoro prima e di amicizia poi con Egisto Malfatti. L’artista viareggino lo mandò infatti a chiamare per realizzare, al posto dell’allora malato Tono D’Arliano, le scene di uno spettacolo teatrale in programma, come tradizione, a Carnevale. Un incarico non da poco per il giovane Fornaciari, una sfida e un’avventura che lo ha portato negli anni a frequentare la casa di Egisto e di conoscerlo a fondo, in tutte le sfaccettature del carattere, nell’intimo e in pubblico. Ecco che il libro si muove su due piani intrecciati: il ritratto dello chansonnier viareggino e un affresco del contesto storico locale.
All’iniziativa, che si concluderà con un aperitivo offerto a tutti i presenti, parteciperà Adriano Barghetti, mentre Luciana Madrigali leggerà alcune pagine del volume. Ospite d’eccezione Marisa Lazzerini, “la prima donna della compagnia di Egisto Malfatti” il cui nome, nel libro, appare alla prima riga. Conduce Stefano Pasquinucci.

martedì 19 gennaio 2010

Margherita del Balzo. La via della carta

Comunicato stampa

L’opera di Margherita del Balzo è interessante per gli addetti ai lavori, stimolante per gli artisti e affascinante per gli amanti dell’arte, così come interessante, stimolante e affascinante è la vita dell’artista che, nata a Roma, di ascendenza partenopea, ha studiato a Parigi e vive ora a Bangkok dopo pluriennali esperienze nelle Filippine, in Burkina Faso e in Cambogia. L’artista “fabbrica” personalmente il supporto delle sue opere, un materiale cartaceo nato dalla macerazione di cortecce e fibre vegetali, foglie e frutti tropicali.
Margherita del Balzo, nata nel 1962 a Roma, ha studiato architettura d’interni all’Ecole Camondo, disegno all’Ecole des Beaux Arts di Parigi, incisione e scultura, espone da venti anni, dal 1989, nei paesi dove ha studiato e dove ha seguito il marito economista demografo, ora in Thailandia.
Le sue composizioni di tratti minutissimi eseguiti a pennino con inchiostri colorati nascono dalla carta stessa e dalla sua consistenza e granulosità. E’ riduttivo parlare di disegni su carta in quanto le sue composizioni sono “disegnate” ma il segno ha qui la forza dell’incisione e può ottenere il rilievo della scultura. La sua attività artistica include creazione di mobili realizzati con collages cartacei, l’insegnamento del disegno e dell’anatomia, l’illustrazione di libri e la scenografia teatrale. Le sue tematiche spaziano dalle composizioni di alberi e nuvole ai paesaggi della savana, dai templi cambogiani ai recenti ritratti: le donne tailandesi sono le ispiratrici delle ultime opere per la prima volta presentate al pubblico ed alla critica in occasione di queste sue mostre a Roma.
I colori degli inchiostri di Margherita del Balzo incidono la superficie cartonata e la sezionano, dando vita a paesaggi che sono apparizioni, ad apparizioni che sono ritratti, nell’un caso e nell’altro “incontri” dell’artista sulla “via della carta” percorsa dalla sua creatività. Nel suo lavoro il supporto cartaceo diventa parte integrante, se non talvolta essenziale, dell’opera, un raffinato gioco di incontri dell’artista con le architetture dei luoghi e l’emotività degli esseri umani che la circondano: il risultato di una indiscussa manualità che la sensibilità di Margherita del Balzo trasforma in segno d’arte, in quel Segno di cui l’artista sente la magia, comunica la malia, subisce l’ossessione: sulla “via della carta” la forza maniacale di un segno senza confini diventa passione esaltante.

Margherita del Balzo. La via della carta
Inaugurazione: venerdì 22 gennaio 2010, ore 18.30-21.00
Organizzazione: Associazione Romana Gallerie d’Arte Moderna (A.R.G.A.M.)
Sedi: FIDIA ARTE MODERNA, Via Angelo Brunetti 49, Roma
STUDIO S-ARTE CONTEMPORANEA, Via della Penna 59, Roma
Orari: FIDIA ARTE MODERNA ore 10.30-13.00/16-19.30 - Chiusura festivi e sabato pomeriggio
STUDIO S-ARTE CONTEMPORANEA ore 11.00-13.00/16.00-20.00 – Chiusura festivi e la mattina del lunedì, mercoledì e venerdì
Testi catalogo: Maria Teresa Benedetti, Francesco Negri Arnoldi
Coordinamento: Carmine Siniscalco

lunedì 18 gennaio 2010

“Tris d’Arte” a Mesagne

Comunicato stampa

Il principio della “scommessa” della vita e sulla vita è stato argomento che ha trovato applicazione estesa, dal campo della filosofia, si pensi al pensiero di Blaise Pascal, a quello oggetto di riflessioni comiche nell’interpretazione del grande Totò. Sulla base di questi presupposti, e considerata l’attualità del contesto in cui viviamo, il messaggio che può giungere dal “Linguaggio delle Arti” assume una valenza primaria, soprattutto quando a lanciare questa “scommessa” è una fusione di elementi autonomi in sé eppure relazionabili tra di loro. Al di là dell’ormai abusato clichè dell’ “ut pictura poiesis”, questa Rassegna interdisciplinare, denominata “Tris d’Arte”, vede stretti attorno ad un’unica finalità, la diffusione dell’arte pittorica, di quella scultorea, e di quella poetica, in un progetto che si propone come viatico alla conoscenza della bellezza creativa. In tempi dove l’escalation al “mordi e fuggi”, oppure al “sensazionalismo” privo di ogni costruzione etica e culturale, all’ordine del giorno anche in manifestazioni di massima rappresentanza pubblica, riaffermare la pregnanza di valori che si rifanno alla verità della nostra storia e civiltà, unitamente all’esigenza di innovare nel segno della continuità, un’idea che mette insieme tre operatori artistici: un pittore, uno scultore e un poeta, rappresenta un segnale di modernità più che eloquente.
Ed è per queste motivazioni, ma anche per tante altre che si potrebbero nominare, non ultima che essa nasce e si realizza in un territorio della cosiddetta provincia artistica, in un paese del sempre più misconosciuto Sud, il quale vanta però energie e forze creative di alto spessore, una Rassegna come “Tris d’Arte” merita un’attenzione unica cella sua originalità.
La Galleria d’arte “Le ali di Mirna” (Via Accademia degli Affumicati, 10 – MESAGNE –BR-) definisce più a fondo, con questo appuntamento, il suo percorso impostato sulla necessità di dotare il territorio di un punto di riferimento culturale, non ovvio né tantomeno peregrino, ma fondato nell’approfondimento delle diverse problematiche che investono oggi l’Arte nella sua molteplicità di interessi.
«…Nicola Andreace – scrive acutamente Raffaele Nigro - grafico, pittore, scultore, interpreta di volta in volta, a partire dalla fine degli anni Cinquanta, la cultura meridionale nel suo continuo trasformarsi e nel suo innestarsi alla cultura nazionale…Tutti i temi agitati dal meridionalismo sono presenti nella sua pittura accesa da un cromatismo caldo infuocato e materico. Andreace non teme di sfidare il realismo, cammina sul filo della figurazione in un andirivieni tra Guttuso, Cantatore, il classicismo italiano, salvandosi continuamente attraverso il ricorso al simbolo espressionista...”.
Di Vincenzo De Filippis, la storica dell’arte Carmen De Stasio scrive : “…C’è una notevole connotazione di religiosità nelle opere di Vincenzo De Filippis; una forza che attiene all’intersezione dell’individuo nel suo misterioso percorso degno di realizzazione della visione. Artista esistenziale ed artista della materia, egli rende la finitezza del contesto in cui l’individuo si inserisce sia nella veste di pittore, che in quella di scultore…”.
Della silloge di Angelo Lippo, Elogio dell’ebbrezza, che viene presentata nell’occasione, il critico letterario Alberto Altamura afferma che essa “…merita di essere conosciuta in quanto, al di là del motivo occasionale, largamente superato dalla sensibilità del poeta, ci consegna una produzione intensa e raffinata, amabile e coinvolgente, che segna un’ulteriore importante tappa nel percorso letterario di Angelo Lippo. Essa si snoda fra richiami classici e accenti moderni, in una fusione ed in un equilibrio sentimentale, tonale e stilistico davvero mirabili…».
La Rassegna, che si avvale del patrocinio dell’Amministrazione Comunale di Mesagne. sarà inaugurata sabato 23 gennaio 2010, alle ore 18.00, con un intervento critico di Alberto Altamura, il coordinamento di Rita Fasano e Vito De Guido, e potrà essere visitata fino al 13 febbraio, tutti i giorni nei seguenti orari: 17-20.

Rudy Cremonini. Documenti d’alterità

Comunicato stampa

Dal 29 gennaio al 21 febbraio 2010 si terrà a Bologna, nell’ambito della rassegna ArteFiera OFF, la mostra personale di Rudy Cremonini dal titolo “Documenti d’alterità”, progetto ideato e prodotto dalla galleria GiaMaArt studio e curato da Lorenzo Canova. Rudy Cremonini presenta un'installazione site specific composta di quadri concepiti per dialogare direttamente con le collezioni del Museo delle cere anatomiche "Luigi Cattaneo" di Bologna.
I dipinti installati nelle vetrine e sui muri del museo intendono porsi dunque in un confronto serrato con le sue suggestive opere di ceroplastica anatomica sottolineando, anche grazie al contesto espositivo, il loro valore ambiguo di ricerca, prossima a quella scientifica, nei territori incerti dell'identità e dell'alterità.
In questo modo, nella loro collocazione museale, i volti evocati da un passato lontano assumono il valore di veri e propri documenti dedicati alla presenza incongrua e inquietante di un "altro" differente rispetto ai valori sociali condivisi, si trasformano in testimonianze di un estraniamento dal processo generale e accettato di costruzione dell'identità personale e collettiva e appaiono nella loro cruda e sfuggente evidenza come documenti enigmatici di una diversità ignota da isolare e analizzare.
Catalogo disponibile in mostra, edizioni GiaMaArt studio, testo di Lorenzo Canova.

Rudy Cremonini. Documenti d’alterità
a cura di: Lorenzo Canova
un progetto: GiaMaArt studio
Museo delle cere anatomiche "Luigi Cattaneo"
Via Irnerio, 48 - Bologna
Date: dal 29 gennaio al 21 febbraio 2010
Inaugurazione: venerdì 29 gennaio 2010, ore 19.30
Orari: dal lunedì al giovedì, 9.00 - 12.30, 14.00 - 16.30
venerdì, 9.00 - 12.30 e su appuntamento

sabato 16 gennaio 2010

Inferno. L’Occhio Testimone

Comunicato stampa

Aprirà i battenti il prossimo 30 gennaio 2010 la settima edizione di “Seravezza Fotografia” con la mostra “Inferno - l’Occhio Testimone” di James Nachtwey, tra i più importanti fotoreporter di guerra contemporanei. La manifestazione che si svolge nel cuore della Versilia Storica, è organizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Seravezza (Lu) nella splendida e rinnovata cornice del Palazzo Mediceo insieme alla FIAF ( Federazione Italiana Associazioni Fotografiche) e il Circolo Fotografico “L’Altissimo” con il Patrocinio della Provincia di Lucca e di Manta Stampe d’Arte.
Curata da Libero Musetti, Seravezza Fotografia oltrepassa l’ambito strettamente fotografico e con la mostra di Nachtwey fissa una tappa nel percorso che segna un divisorio con le mostre precedenti. Questo perché nell’opera di James Nachtwey il dolore folle della vita prende il sopravvento anche sull’estrema bravura tecnica del fotografo, e della sua grande audacia, per cui solo visitando la mostra si può capire cosa è in grado di avvenire per mano dell’uomo.
Le immagini esposte confermano purtroppo il luogo comune che a volte la realtà supera la fantasia, in questo caso però il luogo è teatro di atrocità, ripetute all’infinito e in tal modo quasi perse nella normalità di una informazione spesso indifferente e dove proprio l’indifferenza sarà la prima a mettersi da parte, poiché per essa non vi è posto.
“Seravezza Fotografia” propone anche concorsi, workshop con maestri consacrati e talenti nuovi, letture portfolio e mostre collaterali nelle adiacenti Scuderie Granducali. Il programma prevede dal 30 gennaio al 14 febbraio la mostra di Giorgio Tani, dal 20 febbraio al 7 marzo quella di Marcello Carrozzo e dal 20 marzo al 5 aprile saranno esposti gli scatti di Antonio Manta. Dal 13 al 14 marzo sempre alle Scuderie Granducali ci sarà un incontro tra le associazioni fotografiche dal titolo “Micromosso – foto e convivialità”. Altre mostre saranno allestite presso la Cappellina Medicea. Gli “Incontri di cultura fotografica” saranno caratterizzati da grandi nomi del panorama fotografico, con il ritorno di Joël Peter Witkin e inoltre Letizia Battaglia, Mario Cresci. Numerosi i Workshops proposti per questa settima edizione da Ivo Balderi, Giovanni Umicini e Antonio Manta e da non dimenticare l’appuntamento ormai consolidato con le letture portfolio con Giorgio Tani e Giorgio Rigon. Book shop a cura di HF Distribuzione.

James Nachtwey è nato a Syracuse, stato di New York, nel 1948 ed è cresciuto nel Massachusetts. Ha frequentato il Dartmouth College dal 1966 al 1970, dove ha studiato Storia dell'Arte e Scienze Politiche. È profondamente segnato, nella sua scelta di diventare fotografo, dalle immagini della guerra nel Vietnam e del movimento per i Diritti Civili. Ha cominciato a lavorare come fotogiornalista nel 1976 per un quotidiano locale del New Mexico. Nel 1980 si trasferisce a New York dove comincia a lavorare come fotografo freelance. Nel 1981 Nachtwey ha svolto il suo primo incarico all'estero in Irlanda durante lo sciopero della fame di alcuni militanti dell'IRA. Da allora, Nachtwey ha dedicato sé stesso a documentare guerre e conflitti sociali. La sua attività di fotoreporter si è svolta in numerosi paesi quali El Salvador, Nicaragua, Guatemala, Libano, Cisgiordania (West Bank) e Gaza, Israele, Indonesia, Thailandia, India, Sri Lanka, Afghanistan, Filippine, Corea del Sud, Somalia, Sudan, Rwanda, Sudafrica, Russia, Bosnia, Cecenia, Kosovo, Romania, Brasile e Stati Uniti. Nachtwey lavora per il Time dal 1984, ha lavorato per l'agenzia Black Star dal 1980 al 1985 ed è stato membro della Magnum Photos dal 1986 al 2001. Nel 2001 è diventato uno dei membri fondatori dell'Agenzia VII.

Manifestazione: Seravezza Fotografia
Mostra: Inferno - l’Occhio Testimone
Palazzo Mediceo - Via del Palazzo, 358 - Seravezza (LU)
Date: dal 30 gennaio al 5 aprile 2010
Orari: 15.00-19.30 (chiuso il lunedì)
Biglietti: intero 5 euro, ridotto 3

giovedì 14 gennaio 2010

Kamlanie

Bando di partecipazione

Kamlanie è un termine legato al Kalevala, poema nazionale finlandese, e indica il rapimento estatico, la trance sciamanica che il rapsodo raggiungeva durante l’accompagnamento dei runot (Canti) con il proprio kantele: strumento musicale che secondo tradizione popolare sarebbe stato creato da Väinämöinen, l’eterno cantore, eroe principale del Kalevala.
Il tema del potere del canto e della musica, che ritrova nella poesia il suo apex.
Kamlanie non è un concorso letterario, e sulla falsariga concettuale della compilazione operata da Elias Lönnrot per la stesura del Kantele, quale raccolta di canti popolari lirici, precursore del Kalevala, questa iniziativa letteraria si prefigge di riunire sotto un unico tema, il Fantasy, più autori, in modo da poter attestare diversi stili e diversi metodi di approccio poetico al genere. Pertanto si potrà spaziare all’interno dei diversi filoni e sottogeneri, dallo Sword and Sorcery all’High Fantasy, dal Dark Fantasy al Gotico, fino a lambire i confini del “poema epico”, e quindi del Fantasy mitologico.
Inoltre Kamlanie non si limita a trattare un solo tipo di mito, come quello greco o quello romano, bensì estende la sua attenzione anche a una dimensione dell’immaginario dalle mille risorse, che ritrova la sua forza espressiva e strutturale nella mitopoiesi e nella creazione di nuovi elementi letterari. Quindi oltre ad affondare le proprie radici nei paradigmi mitici noti (per esempio la mitologia norrena o i mondi creati da altri autori, per esempio J.R.R. Tolkien o R.E. Howard), si potrà ricorrere oltremodo a elementi creati dall’autore stesso, nelle dirette forme di un mondo di propria invenzione.
Ultimate le selezioni, i lavori verranno raggruppati ed editati all’interno di un elegante E-Book, come opera collettiva, secondo le direttive delle Edizioni Achilleion, e diffuso presso Siti, Associazioni e Fondazioni di Cultura Fantasy. Il tutto comodamente scaricabile, a titolo gratuito, dal sito www.achilleion.sitiwebs.com.
L’iniziativa non prevede un vero e proprio termine di scadenza. Una volta raggiunti i dieci - dodici autori, la fase di editing del primo ciclo avrà inizio (dopo aver dato preventiva comunicazione agli autori selezionati).
Una volta chiusa la selezione, gli altri partecipanti potranno continuare a inviare i propri elaborati, in vista di una seconda edizione dell’iniziativa.
Kamlanie è aperto a tutti i poeti italiani e appassionati del Fantasy. La partecipazione è quindi aperta a tutti coloro che vogliano cimentarsi nella stesura di una poesia a tema fantasy, senza limiti di età. Non vengono accettati racconti od opere di narrativa e neppure di Fantascienza. La partecipazione è completamente gratuita.
Ogni autore può partecipare con opere originali e in lingua italiana, anche edite, senza alcuna restrizione di data di pubblicazione o mezzo, anche su supporto informatico, sia esso Antologia, Opera Collettiva, Internet, e anche se premiate a un Concorso.
Ogni singolo autore può partecipare con un minimo di due poesie e un massimo di quattro; i testi non devono superare i 45 versi di lunghezza (spazi bianchi inclusi).
Il tema è quello Fantasy, potendo così spaziare da un personaggio singolo a una scena. Si potrà scrivere tanto su un Drago, su un Vampiro o su un Eroe, o nel caso di mondi specifici su un personaggio tolkieniano, o nel caso della mitologia norrena sulla storia di Brunilde o sull’uccisione di Fàfnir, quanto su personaggi “secondari” ma dalla forte carica drammatica. Quindi non solo eroi e dèi ma anche personaggi “più vicini” all’uomo comune; oppure una scena specifica come quella di un rapimento da parte di una creatura fantastica, una scena d’amore, uno scontro fra due eroi, e altro ancora.
È possibile scaricare il bando di partecipazione completo presso il sito www.achilleion.sitiwebs.com - Sezione Edizioni Achilleion.

mercoledì 13 gennaio 2010

Memorie d’inciampo a Roma

Comunicato stampa

Per la prima volta in Italia, l’artista tedesco Günter Demmig posiziona a Roma, il 28 gennaio 2010, in occasione della Giornata della Memoria, 30 Stolpersteine (pietre d’inciampo) in sei MUNICIPI: I Municipio, Centro Storico; II Municipio, Flaminio; VI Municipio, Quadraro; IX Municipio, Appio Tuscolano; XVI Municipio, Monteverde; XVII Municipio, Prati) per ricordare deportati razziali, politici, militari e per lavori coatti.
L’idea di Demmig risale al 1993 quando l’artista è invitato a Colonia per un’installazione sulla deportazione di cittadini rom e sinti. All’obiezione di un’anziana signora secondo la quale a Colonia non avrebbero mai abitato rom, l’artista decide di dedicare tutto il suo lavoro successivo alla ricerca e alla testimonianza dell’esistenza di cittadini scomparsi a seguito delle persecuzioni naziste: ebrei, politici, rom, omosessuali.
Le prime Stolpersteine furono installate a Colonia nel 1995; da allora ne sono state installate già più di 22.000 in Germania, Austria, Ungheria, Ucraina, Cecoslovacchia, Polonia, Paesi Bassi e Belgio.
L’artista sceglie il marciapiede prospiciente la casa in cui hanno vissuto uno o più deportati e vi installa altrettante “pietre d’inciampo”, sampietrini del tipo comune e di dimensioni standard (cm. 10x10). Li distingue solo la superficie superiore, a livello stradale, poiché di ottone lucente. Su di essa sono incisi: nome e cognome del deportato, età, data e luogo di deportazione e, quando nota, data di morte.
L’inciampo non è fisico ma visivo e mentale, costringe chi passa a interrogarsi su quella diversità e agli attuali abitanti della casa a ricordare quanto accaduto in quel luogo e a quella data, intrecciando continuamente il passato e il presente, la memoria e l’attualità.
Le Stolpersteine sono un segno concreto e tangibile, ma discreto e antimonumentale, che diviene parte della città, a conferma che la memoria non può risolversi in appuntamento occasionale e celebrativo, ma costituire parte integrante della vita quotidiana.
Le Stolpersteine sono finanziate da sottoscrizioni private; il costo di ognuna, compresa l’installazione, si aggira tra i 75 e i 95 euro.
Il progetto proseguirà, dopo il 28 gennaio, con l’apertura di uno “sportello” cui potranno rivolgersi quanti intendono ricordare familiari o amici deportati attraverso la collocazione di una Stolpersteine davanti alla propria abitazione. L’obiettivo è la costruzione di una grande mappa urbana della memoria.
All’iniziativa è affiancato un progetto didattico: ogni Municipio, coadiuvato dal Progetto Memoria della Fondazione CDEC e dal Centro di Cultura Ebraica di Roma, dalla FNISM (Federazione Nazionale Insegnanti) e dall’Irsifar (Istituto Romano per la Storia d’Italia dal Fascismo alla Resistenza) ha scelto alcune scuole affidando loro una ricerca storica sui deportati alla cui memoria sono dedicati i sampietrini. Il 28 gennaio, nel corso dell’installazione di Demmig, gli studenti leggeranno i primi risultati del loro lavoro.
Memorie d’inciampo a Roma sarà documentato in un volume che conterrà testi storici e critici, biografie dei deportati redatte dagli studenti, illustrazione fotografica delle installazioni, CD con le riprese filmate della giornata del 28 gennaio.
La presentazione del volume è prevista per il 16 ottobre 2010, anniversario della deportazione degli ebrei romani dal Ghetto.

SCHEDA INFORMATIVA

PROGETTO: Memorie d’inciampo a Roma
ARTISTA: Günter Demmig
INAUGURAZIONE: giovedì 28 gennaio 2010, ore 9.30
Roma, via della Reginella 2
A SEGUIRE: ore 11.30 via Flaminia 21
ore 12.30 viale Giulio Cesare
ore 14.00 piazza Rosolino Pilo 17
ore 16.00 via Taranto 178
ore 17.30 via Romanello da Forlì 34
ore 18.15 via E. Giovenale 95
ore 19.00 via Ascoli Piceno 18
CURATORE: Adachiara Zevi
COMITATO SCIENTIFICO: Anna Maria Casavola, Annabella Gioia, Antonio Parisella, Liliana Picciotto, Micaela Procaccia e Michele Sarfatti.
ENTI PROMOTORI: ANED (Associazione Nazionale ex Deportati)
ANEI (Associazione Nazionale ex Internati)
CDEC (Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea)
Federazione delle Amicizie Ebraico Cristiane Italiane Museo Storico della Liberazione
PATROCINI: Unione delle Comunità Ebraiche Italiane
Comunità Ebraica di Roma
ORGANIZZAZIONE e CORDINAMENTO:
Incontri Internazionali d’Arte

martedì 12 gennaio 2010

Renato Birolli. Necropoli e paesaggio adriatico

Comunicato stampa

La direzione della Galleria d’arte moderna e contemporanea di San Marino, la cattedra di Storia dell’arte contemporanea del Dipartimento di Storia dell’arte della musica e dello spettacolo dell’Università degli Studi di Milano, l’Archivio Alessandro Bonsanti del Gabinetto G.P. Vieusseux di Firenze, la famiglia Birolli hanno organizzato una esposizione dedicata al lavoro compiuto dal pittore Renato Birolli (1905-1959) nell’area marchigiana durante gli anni Cinquanta.
Tale periodo di ricerca e fervida attività – testimoniato dalle aperture internazionali del pittore, dalla sentita partecipazione al dibattito politico e artistico del dopoguerra, dalla ripresa della scrittura di un Taccuino – è rimasto meno frequentato dalla storiografia e dalla letteratura artistica. L’esposizione intende mettere in luce il particolare carattere di questa produzione molto legata ai luoghi, al paesaggio adriatico e al tema della necropoli.
Sono esposti circa 25 dipinti di medio e grande formato e un gruppo di ceramiche oltre a un ricco materiali di documentazione. In mostra vi saranno dei veri capidopera e alcuni dipinti provenienti da musei italiani e stranieri, tra cui Storia di mare (Tramonto della luna) (1953 Olio su tela) della Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino e alcuni sconosciuti al pubblico italiano, come Falce sedia e canestra sull’aia (1952 Olio su tela) proveniente da São Paulo del Brasile ed Estate (n°2) (1954 Olio su tela), proveniente da New York.
Il catalogo oltre a documentare il percorso espositivo si gioverà di una serie di contributi riferiti al lavoro del pittore e alla sua biografia. Il carattere di questi scritti intende avere il vantaggio di una conoscenza diretta delle fonti manoscritte e a stampa conservate presso l’Archivio Rosa e Renato Birolli conservato a Firenze. In particolare sono stati privilegiati ambiti poco noti del lavoro dell’artista come il mosaico, la ceramica e un taccuino di disegni databile al 1950. Inoltre una parte del catalogo è dedicata all’approfondimento di alcune lettere inviate al collezionista Cavellini e a una dettagliata biografia degli anni Cinquanta. I saggi in catalogo sono di Marco Birolli, Viviana Birolli, Zeno Birolli, Giacinta Cavagna di Gualdana, Ilaria De Palma, Gloria Manghetti, Maria Chiara Monaldi, Paolo Rusconi, Claudio Spadoni
Oltre a questi testi saranno pubblicati degli estratti inediti dalla corrispondenza dell’artista e dai suoi scritti. La realizzazione del catalogo sarà seguita da Zeno Birolli sia per l’impaginazione grafica sia per la stampa. Accanto alla mostra saranno previste una serie di manifestazioni collaterali quali conferenze e lezioni e attività didattiche per le scuole.

Renato Birolli. Necropoli e paesaggio adriatico
A cura di Zeno Birolli e Paolo Rusconi
Museo San Francesco, Via Basilicius, Repubblica di San Marino
14 marzo - 30 giugno 2010
Inaugurazione: sabato 13 marzo, ore 17.00
Orario: 9.00 - 17.00 (tutti i giorni)
Ingresso libero
Catalogo edito da Scalpendi
Con testi di Marco Birolli, Viviana Birolli, Zeno Birolli, Giacinta Cavagna di Gualdana, Ilaria De Palma, Gloria Manghetti, Maria Chiara Monaldi, Paolo Rusconi, Claudio Spadoni

lunedì 11 gennaio 2010

Gillo Dorfles pittore

Comunicato stampa

L’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano e la Fondazione Antonio Mazzotta presentano a Palazzo Reale la prima grande mostra, per ricchezza e completezza, dedicata alla vastissima produzione artistica di Gillo Dorfles: dipinti, ceramiche, gioielli.
L’iniziativa si propone di celebrare la figura poliedrica di Gillo Dorfles (Trieste 1910), ponendo l’accento sulla sua identità di artista, oltre che critico d’arte ed estetologo con laurea in medicina e psichiatria, in rapporto alla città di Milano. Verranno infatti esposte circa 150 opere tra dipinti, disegni, sculture, grafiche, gioielli e ceramiche dagli esordi metafisico-surreali all’adesione al Movimento Arte Concreta nel decennio 1948-1958, fino alle recenti, originalissime composizioni pervase da una sottile ironia.
Fin dagli anni giovanili – i primi lavori risalgono agli anni ’30 – Dorfles si è dedicato con passione alla pittura, seguendo una vena metafisica surreale. Si tratta di composizioni fantastiche dipinte a tempera grassa all’uovo, una tecnica usata dai maestri del ‘400 e adottata in tempi moderni da pochi, raffinati pittori.
Nel 1948, con Munari, Soldati e Monnet, è tra i fondatori del Movimento Arte Concreta, movimento d’avanguardia che reagisce polemicamente tanto ai dogmi della figurazione quanto a quelli dell’astrazione postcubista. In quest’ambito, centrale diviene il ruolo di Dorfles quale critico e teorico. I “concretisti italiani” si battono per l’assoluta libertà e indipendenza dell’arte da qualunque ideologia, ponendosi in polemica diretta contro ogni condizionamento esteriore all’arte e soprattutto contro la pittura neorealista, vittima di strumentalizzazioni politiche. Gli aderenti al MAC aspirano a consolidare legami con il mondo della produzione, il loro desiderio di crescita industriale li rende attenti alle nuove tecniche e ai nuovi materiali in una città, come Milano, attraversata da un forte desiderio di ricostruzione e di sviluppo dopo i drammatici eventi bellici. Altro tema centrale per il MAC è rappresentato dalla sintesi delle arti, un effettivo rinnovamento del gusto alla luce della interdisciplinarientà in tutti i settori della vita moderna, fondendo in un unico corpo pittura, scultura, design, architettura, grafica. Questa auspicata collaborazione tra gli artisti del MAC e il mondo dell’industria italiana porterà alla realizzazione di alcune mostre in cui l’arte viene posta al servizio della tecnica; ricordiamo le due tenutesi alla Saletta dell’Elicottero a Milano, nel 1952, che vedono la partecipazione anche di Dorfles: "Materie plastiche in forme concrete" e "2° Mostra di Esperienze e di Sintesi tra le Arti: Studi per forme concrete nell’Industria Motociclistica".
Segue un periodo di inattività artistica, in cui Dorfles pubblica numerosi libri, tra i quali “Le oscillazioni del gusto”, “Il Kitsch”, nonché numerosi volumi dedicati all’architettura e al design. Insegna nel frattempo Estetica presso l’Università degli Studi di Milano e l’Università di Cagliari.
Agli inizi degli anni ‘80 riprende a disegnare e a dipingere, creando inediti personaggi, organismi anomali, indefinibili, nati da contaminazioni tra mondo umano, animale e vegetale, fluttuanti e dinamici in un perenne processo di evoluzione: una pittura libera, carica di immagini fantastiche, dove l’immagine torna nell’opera, non più dalla natura esteriore, ma piuttosto da quella interiore dell’artista, assumendo gli infiniti aspetti e la poesia che le relazioni delle forme suggerite dalla fantasia possono determinare.
In mostra saranno esposte circa 150 opere, in prevalenza dipinti e opere grafiche, ma anche ceramiche, gioielli e una serie di fotografie.
Oltre alla collezione personale dell’artista e di altre collezioni private italiane, verranno presentate opere provenienti da musei italiani, tra cui il CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione di Parma.
Completano l’allestimento una sezione fotografica dove verranno presentati i ritratti dell’artista insieme ad amici intellettuali ed artisti; una sezione documentaria con i volumi più celebri di Dorfles e un video con interviste a Dorfles a cura di critici e artisti.

Gillo Dorfles pittore
A cura di Luigi Sansone
Palazzo Reale, Milano - Piazza del Duomo 12
26 febbraio - 23 maggio 2010
Inaugurazione: giovedì 25 febbraio 2010, ore 18.30
Orario: lunedì 14.30-19.30 | da martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30-19.30 | giovedì e sabato 9.30-22.30
Biglietto d’ingresso: intero € 8,00; ridotti € 6,00; ridotto speciale scuole e gruppi € 4,50
Il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura della mostra.

domenica 10 gennaio 2010

Viaggio nel colore

Comunicato stampa

Il Graffialismo approda a Nizza imponendosi nel contesto della programmazione culturale francese. Fino al 4 febbraio la storica dimora settecentesca Villa Magdalena, situata in prossimità dell’antico porto, ospiterà all’interno degli eleganti saloni finemente affrescati un’innovativa opera di Antonella Magliozzi intitolata “Corteggiamento”, già esposta presso la Galleria Il Borgo di Milano.
Il nome della giovane artista Antonella Magliozzi figura accanto a quello di uno dei più celebri maestri dell’arte contemporanea del Novecento, Salvatore Fiume, in mostra con la nota scultura “L’Etiope”. Tale traguardo della pittrice nativa di Formia è l’attestazione non soltanto dell’ottimo lavoro di ricerca artistica condotto dalla stessa in questi anni di intensa attività creativa in Italia, ma è anche il riconoscimento internazionale del talento innato di Antonella Magliozzi che ha gettato le radici di una nuova metodologia pittorica: il “Graffialismo”.
Il termine è stato coniato dall’autrice nel 2009 in occasione della prima Mostra Personale di Pittura “Graffi di Memoria” di Antonella Magliozzi, che si svolse dal 22 agosto al 6 settembre presso il famoso Museo Diocesano di Gaeta (LT) riscuotendo un incredibile successo di pubblico e di critica, come anche la recente esposizione “Graffi tra sogno e realtà” alla Galleria Corte Comunale di Formia, sua città natale, che ha avuto luogo nel mese di dicembre, attirando notevolmente l’attenzione mediatica. E’, infatti, disponibile un servizio televisivo su Tele Monte Orlando (si veda il link: http://www.youtube.com/?v=Vp7s5UDpwX8) che illustra l’intervista rivolta ad Antonella Magliozzi in occasione del vernissage.
Analizzando a fondo le motivazioni che hanno determinato il successo e i positivi riscontri a favore dell’artista occorre menzionare, in primo luogo, la novità tecnico-stilistica del Graffialismo, che si sta imponendo in Italia e ora anche all’estero con un nuovo sguardo sui procedimenti astratti dell’arte contemporanea, improntati ad una sorprendente rapidità esecutiva e ad un’amplificazione del pathos attraverso la forza comunicativa del colore. Inoltre, il pubblico deve aver senza dubbio percepito l’immediatezza e la spontaneità del modus pingendi di Antonella Magliozzi che arriva dritto all’anima. Sono graffi sulla realtà alla scoperta dell’altro e di sé, una pittura carica di vibrazioni intimistiche che non potevano restare in silenzio.

Antonella Magliozzi in mostra con Salvatore Fiume
VIAGGIO NEL COLORE
Esposizione Internazionale
Collettiva di Arte Contemporanea
dal 6 dicembre 2009 al 4 febbraio 2010
Ingresso libero
Orario di visita: aperto tutti i giorni
Presso: Villa Magdalena
1, Avenue du Capitaine Scott - NIZZA (Francia)
Info: 3333015599 - 3407259725 - 07711830029
antonella.magliozzi@libero.it - graffialismo@libero.it
Ufficio Stampa: Sabrina Falzone, info@sabrinafalzone.info

sabato 9 gennaio 2010

Georges Rouault. La notte della Redenzione

Comunicato stampa

Con una mostra dedicata all’artista francese Georges Rouault (1871-1958), a cura di Andrea Dall’Asta S.I., Elena Pontiggia e Michele Tavola, la Raccolta Lercaro intende riflettere sulle tematiche fondamentali della sua opera. Attraverso un’ampia selezione della sua produzione grafica, oltre un centinaio di fogli, sono presentati i maggiori cicli dell’autore, dal Miserere alle due serie di Cirque, da Réincarnations du Père Ubu a Les Fleurs du mal, fino a Passion. Accanto a questo corposo nucleo grafico saranno inoltre esposti alcuni disegni (di cui alcuni inediti), matrici di rame, lettere e alcune rare prove d’artista, come quelle relative alla grande crocifissione a colori. Al termine del percorso delle opere di Rouault sono collocate tre grandi tele monocrome dell’artista americano David Simpson, provenienti dalla Collezione Giuseppe Panza di Biumo.
Mai come nel secolo scorso l’espressione artistica ha avuto difficoltà a dare voce alla fede cristiana. Per Georges Rouault, uno dei protagonisti della pittura europea del Novecento, la dimensione di fede è, al contrario, la fonte ispiratrice di tutta la sua attività artistica. L’arte è una vocazione, testimonianza di vita, esplorazione del mistero. In questo senso, la mostra è come la rivelazione del cammino di fede dell’artista.
I temi affrontati da Rouault sono molteplici e raccontano di un’umanità popolata da clown, prostitute, vagabondi, tipi grotteschi, poveri e umili che si contrappongono a presuntuosi, potenti e ricchi. In cicli come Réincarnations du Père Ubu o Grotesques, Rouault si concentra sulle miserie e sull’oscurità del peccato, in cui s’immerge la tumultuosa vita dell’uomo. In opere successive, come Passion, i soggetti si collocano in un orizzonte di pace e di quiete. Con un espressionismo dai tratti forti e ben marcati, Rouault riflette su soggetti sacri, maternità, figure femminili. A una visione dalle forti tinte drammatiche succede una calma che si fa espressione di una pienezza di vita, di una speranza di riscatto.
Una presenza costante accompagna e ispira tutta l’opera dell’artista: Gesù Cristo. È il Christus patiens, raffigurato nella maestà del suo dolore, devastato e sublime allo stesso tempo, lacerato e risplendente di luce.
Nel Miserere, il ciclo più importante dell’artista e ampiamente documentato in mostra, Rouault si concentra su volti taciturni, vagabondi, chiusi nella propria sofferenza, gonfi di un nero bituminoso, come a conservare quell’oscurità della terra da cui provengono. Sono la rappresentazione del fallimento della condizione umana, la pattumiera del mondo. L’immagine stessa di Cristo sulla Croce. Tuttavia, custodiscono una speranza. Sono feriti, ma non disperati. Senza speranza, portano la speranza. La salvezza è lo sguardo di misericordia di Dio sull’umanità. È il velo di pietà sulla miseria umana, che culmina con la Croce in cui il Figlio di Dio muore per la salvezza del mondo. Sulla Croce Dio si fa, infatti, solidale con l’uomo, assumendone la lacerazione e il dolore. Si fa Deus absconditus. Come il sole nel suo viaggio notturno. Il sole c’è, ma occorre attendere l’alba per vederlo. È la notte della Redenzione.
La mostra si conclude con tre opere di David Simpson. Sono dipinti monocromi, grandi superfici riflettenti in grado di assorbire la luce per poi irradiarla e diffonderla nell’ambiente circostante. L’attesa di una redenzione si fa qui esplosione di luce. Al termine della notte, ci accoglie la luce della Risurrezione. Per crucem ad gloriam?

Il catalogo, oltre ai testi dei curatori, comprende un saggio di S. E. Mons. Gianfranco Ravasi. Biografia dell’autore e schede delle opere sono a cura di Chiara Gatti. Il repertorio bibliografico è di Claudia Amato.

La centralità della riflessione sulla figura di Cristo di Rouault trova deale continuità di intenti nel lavoro sul Sermone della Montagna che la Fondazione Marilena Ferrari-FMR ha recentemente commissionato al pittore forlivese Nicola Samorì e che dal mese di febbraio sarà esposto presso la Raccolta Lercaro, consentendo ai visitatori un confronto tra modalità diverse di affrontare il tema dell’incontro di un artista con il mistero dell’Imago Christi.

Nell'ambito della mostra sono organizzate le visite guidate a cura della Fondazione Cardinale Giacomo Lercaro e della Fondazione Marilena Ferrari - FMR:
  • Giovedì 28 gennaio, ore 17.30
  • Venerdì 5 febbraio, ore 17.30
  • Sabato 13 febbraio, ore 16.30
  • Venerdì 19 febbraio, ore 17.30
  • Sabato 27 febbraio, ore 16.30
  • Giovedì 4 marzo, ore 17.30
  • Giovedì 15 aprile, ore 17.30
  • Giovedì 22 aprile, ore 17.30
  • Venerdì 7 maggio, ore 17.30
Per le visite guidate è necessaria la prenotazione (Tel. 051 6566210-211 segreteria@raccoltalercaro.it) - Gruppi di massimo 30 persone - Ingresso libero

Titolo mostra : Georges Rouault. La notte della Redenzione
Opere grafiche e disegni
Fondazione Cardinale Giacomo Lercaro, Galleria d'Arte Moderna “Raccolta Lercaro"
Via Riva di Reno 57 - Bologna
Inaugurazione: sabato 23 gennaio 2009, ore 17.00
Apertura: 23 gennaio - 27 giugno 2010
Orari: da martedì a domenica, ore 11 - 18.30
Chiuso il lunedì
Ingresso libero
Con il contributo della Fondazione Marilena Ferrari-FMR
Mostra promossa in collaborazione con la Galleria San Fedele di Milano e l'Istituzione Musei Civici del Comune di Bologna
Mostra a cura di: Andrea Dall’Asta S.I., Elena Pontiggia, Michele Tavola
Segreteria e coordinamento artistico: Francesca Passerini
Responsabile tecnico: Pietro Caccia Dominioni
Gestione organizzativa: Alessandra Bonzi
Ufficio stampa: Arcidiocesi di Bologna, con la collaborazione di Francesca Passerini
Testi in catalogo di: S. E. Mons. Gianfranco Ravasi, Dall’Asta Andrea S.I., Chiara Gatti, Elena Pontiggia e Michele Tavola
Repertorio bibliografico di Claudia Amato
Progetto allestimento: Paolo Capponcelli, Panstudio architetti associati, Bologna
Progetto grafico: Enzo Grassi, Colpo d'occhio, Rimini
Catalogo: Edizioni ETS - Pisa

Immagini:
Georges Rouault, Il duro mestiere di vivere, 1922, acquatinta , puntasecca, brunitoio e rotella
Georges Rouault, Cristo in croce, 1936, acquaforte e acquatinta

venerdì 8 gennaio 2010

Tensioni cromatiche

Comunicato stampa

La prima mostra inaugurata nel 2010 dalla Galleria Il Borgo di Milano si intitola “Tensioni cromatiche” ed è dedicata alle opere artistiche di Antonio Gallone, autore di origini pugliesi ma romano di adozione che si è distinto nel panorama nazionale per una spiccata originalità creativa e la straordinaria novità dell’esecuzione pittorica, ben distante dalla tradizionale pittura su tela.
A seguito dell’interesse riscontrato la scorsa stagione estiva nel Palazzo Comunale di Moniga del Garda, l’autore si affaccia sul capoluogo lombardo con un corpus di trenta opere realizzate ad acrilico su fili metallici, che il critico Sabrina Falzone ha definito “satelliti ideali di una geografia estetico-concettuale in grado di scandagliare le innumerevoli traiettorie della psiche umana”.
Antonio Gallone si configura come una personalità poliedrica che consolida un nuovo modus operandi nell’ambito di una personalissima ricerca artistica incentrata sullo studio delle tensioni formali e sulla sequenza cromatica da intendersi come linguaggio intellettuale nonché libera espressione del pensiero.
In questa rassegna emerge il dualismo esistenziale tra la ragione e il sentimento, tra il caos formale dei “Grovigli” e il rigore della sequenza della serie “Tensioni cromatiche” o del geometrismo cromatico dei “Rettangoli” in un affascinante percorso sulla mente.

Antonio Gallone. Tensioni cromatiche
In mostra fino al 18 gennaio 2010
Presso: Galleria Il Borgo
C.so San Gottardo 14, Milano
A cura di: Sabrina Falzone
Orario di visita: da martedì a venerdì h. 16.00-19.00
Sabato h. 10.00-12.00
Ingresso libero
Artista: Antonio Gallone

giovedì 7 gennaio 2010

Vedi Napoli, e poi il Barocco

di Gianmatteo Funicelli

Il grande progetto espositivo “Ritorno al Barocco. Da Caravaggio a Vanvitelli“, a cura di Nicola Spinosa, vuole raccontare l’arte moderna del capoluogo campano attraverso lo stile che ha maggiormente segnato le peculiari vicende artistiche napoletane, il Barocco. Un periodo di sfarzo, un'età di fame e di conflitti. Una memorabile epoca che solo attraverso l’arte susciterà al visitatore un viaggio a ritroso. A riguardo più di 51 itinerari affronteranno la stagione artistica napoletana, coinvolgendo un’intera Città. Un’affascinante ‘macchina del tempo’ all’insegna dell’arte seicentesca che dal Caravaggio al Vanvitelli, si muoverà nelle antiche “rughe” napoletane, verso un vero e proprio viaggio a ritroso nell’avvincente “Ritorno al Barocco”. Luci dei riflettori su chiese, pinacoteche, musei, gallerie e collegiate nella città campana-barocca per eccellenza. I principali percorsi tematici si muoveranno in 6 mostre in cui oltre 500 saranno le opere esposte che documenteranno le principali tematiche artistiche e sociali del 1600 (tra Caravaggio, i diretti allievi ed i Borboni). Una fondamentale rassegna “storico-artistica” sulla comprensione di un secolo di realtà, mito, rivolta e fantasia popolare raccolto ed organizzato in sei punti museali:
  • Museo di Capodimonte (pittura figurativa sacra e profana da Cravaggio al Solimena 1606-1747)
  • Castel S. Elmo (percorso sul restauro di oggettistica e dipinti del 1600 – mostra fotografica di L. Pedicini)
  • Certosa e Museo di San Martino (il barocco nella Certosa – immagini di uomini illustri e della città partenopea)
  • Museo Duca di Martina (le arti decorative)
  • Museo Pignatelli (natura ‘in posa’)
  • Palazzo Reale (esposizione di Architettura, urbanistica e cartografia – dipinti e arredo barocco – tematiche sulla natività)
Un grandioso evento per valorizzare/ricordare la nostra Napoli, il Seicento partenopeo come “teatro del mondo” e la grande stagione artistica che ha segnato l’intera pittura dell’arte contemporanea italiana.

Informazioni evento:
Ritorno al Barocco. Da Caravaggio a Vanvitelli.
Napoli. Varie sedi museali.
Data Inizio:12 dicembre 2009
Data Fine: 11 aprile 2010
Luogo: Napoli, vari sedi museali
Sito Web: www.ritornoalbarocco.it

mercoledì 6 gennaio 2010

Bolle d’aria

Comunicato stampa

"Ohne Titel Lab", spazio-laboratorio indipendente nel quartiere di San Salvario di Torino, promuove la ricerca al confine tra videoarte e installazione interattiva di "auroraMeccanica" e nel contempo l’attività grafica e incisoria di due giovani artisti dell’Accademia Albertina delle Belle Arti.
auroraMeccanica, nata nel 2007 dall’incontro di Roberto Bella e Carlo Riccobono (e che dal 2009 si avvale della collaborazione di Fabio Alvino), si propone di superare i limiti della fruizione passiva del video, sviluppando un discorso sulla collaborazione e sulla socialità, metaforicamente condensate nell’interazione necessaria ad attivare le opere.
La mostra "Bolle d’aria" presenta una riflessione sul consumismo condotta con ironia e sarcasmo attraverso tre installazioni frutto di un’attenta indagine sulla sovrapproduzione di beni deperibili e di troppo facile consumo, anche nel mondo dell’arte.
La proiezione di un imponente fiore, bisognoso di cure, accoglie il pubblico e dichiara gli intenti della mostra: la partecipazione attiva del singolo è necessaria alla sopravvivenza della collettività. Così nella seconda opera, Passaggi di stato, la necessità di agire in prima persona è simboleggiata dall’immagine di una giovane donna capace di riemergere dall’ammasso dei prodotti di un consumismo spietato, solo con l’aiuto dello spettatore. Infine, l’opera inedita che dà titolo all’esposizione estende le tematiche care al duo, al contemporaneo mercato dell’arte.

Titolo mostra: Bolle d’aria
A cura di: Fabio Cafagna
Sede: Ohne Titel Lab, via Principe Tommaso n. 11/D - Torino
Inaugurazione: sabato 16 gennaio 2010, ore 19.30
Date: dal 17 al 24 gennaio 2010
Orari: tutti i giorni dalle 18.00 alle 21.00

martedì 5 gennaio 2010

Palazzo Carpegna in Roma

di Angela Delle Donne

La costruzione del palazzo, nei pressi della Fontana di Trevi, è stata datata alla fine del XVI secolo e attribuita a seguaci del celebre Giacomo Dalla Porta. L’edificio commissionato dalla famiglia Vaini non era sufficientemente prestigioso poiché, come risulta dai documenti, quando i Carpegna lo acquistarono negli anni trenta del Seicento, ne decisero immediatamente la trasformazione e l’ampliamento. Per quanto riguarda la ristrutturazione del palazzo, questa può essere riferita al periodo che va dal 1638 al 1647. Dai disegni rimasti, si può comprendere che, purtroppo, ben poco è stato eseguito del progetto dell’architetto ticinese. Spettano a Francesco Borromini, su richiesta del conte Ambrogio Carpegna, da poco proprietario dell’immobile, il grande scalone a lumaca, il porticato interno, il cortile e soprattutto il sorprendente portale d’ingresso interno. Quest’ultimo è caratterizzato da due colonne sostenenti altrettante cornucopie rovesciate alle cui estremità l’ovale alato è, con il volto della Medusa, un classico motivo che si riteneva allontanasse gli influssi malefici. Dai capitelli pende un festone di alloro e di fiori che insieme all’ornato superiore disegna un originale ovale. Dal 1932 il palazzo è sede dell’Accademia nazionale di san Luca, sorta nel 1577; l’antica istituzione trasferì dalla demolita sede dei santi Luca e Martina le opere che compongono la Galleria dell’Accademia di san Luca, tra cui dipinti di Raffaello, Jacopo Bassano, Guido Reni, Pietro da Cortona e Baciccia.