sabato 27 febbraio 2010

Sguanci Padre e Figlio

Comunicato stampa

L’arte fa mostra di sé in biennali, in triennali, nelle fiere dedicate alla contemporaneità, nei musei, nelle gallerie, negli spazi illustri delle municipalità, eppure, nonostante l’enfasi con la quale viene proposta, anche se universalmente riconosciuta come un elemento portante della civiltà di un popolo e di un vivere qualitativamente migliore, essa risente di una profonda crisi che è il riflesso di un comportamento comunitario. La società, infatti, chiede apparentemente di essere rappresentata solo attraverso un valore estetico e non critico, snaturando in tal modo la sostanza etica e formativa specifica della ricerca artistica. In un certo senso siamo di fronte ad un paradosso: spazi ed investimenti vengono donati alle arti visive, ma all’evento che “mostra” e non a quello che “forma”.
In questo senso l’esposizione alla galleria l’Incontro d’Arte di Roma inerente i due artisti Luca e Loreno Sguanci tende a porsi come evento non concluso in sé stesso, proponendo e rendendo visibile non soltanto l’operato dell’ultimo anno dei due marchigiani, ma evidenziando una rete esistenziale e formativa fatta di rapporti e confronti, gli stessi che danno sostanza al vivere contemporaneo.
La mostra dunque parla di identità artistiche differenti in cui è tuttavia possibile intravedere un contenuto comune perché entrambe sono cresciute l’una accanto all’altra, e racconta di rapporto generazionale come evidenzia il critico Armando Ginesi: “Oggi questo fenomeno è più raro, vuoi perché la società moderna, molto più articolata rispetto a tutte quelle passate, ha enormemente accresciuto il numero delle professionalità, alcune delle quali diventano addirittura obsolete dopo una generazione, che ne propone altre; vuoi perché la tecnologia si è sviluppata in ogni campo (anche in quello della “produzione” artistica) da far quasi scomparire il sapere e il sapore artigianali; vuoi, infine, perché i rapporti tra padri e figli hanno cambiato natura, separandosi sempre più le generazioni tra di loro e quasi sconsigliando a quelle successive di porsi sulla scia professionale delle precedenti. Eppure, quantunque tutto ciò sia innegabilmente vero, permangono ancora alcuni casi in cui l’interesse per uno specifico ambito operativo è condiviso tra appartenenti a generazioni diverse. Come si verifica all’interno della famiglia Sguanci di Pesaro, dove il padre Loreno e il figlio Luca sono artisti di spessore, scultore il primo e pittore il secondo, legati alla tradizione della creatività intesa come metodologia fattuale, come plasmabilità manuale della materia da tradurre in espressione”.
Ma l’esposizione pone in risalto anche la necessità formativa che nasce dalla condivisione e dall’intrecciarsi di altri percorsi artistici, dalla volontà in forte controtendenza di partecipare a progettualità estese, di vivere assieme il senso del fare artistico. Ecco perché all’inaugurazione interverrà e si esibirà il fisarmonicista e compositore Marco Lo Russo (annoverato nell’Annuario Italiano del Cinema e degli Audiovisivi per i suoi lavori compositivi, ha ottenuto ampi consensi e gli apprezzamenti del M°Ennio Morricone, di Piera Degli Esposti e di Giorgio Albertazzi), autore del progetto discografico World Music, di cui Luca Sguanci ha curato la veste di copertina, e all’interno del progetto grafico del catalogo compaiono il nome di un pilastro della fotografia come Aurelio Amendola accanto a giovani esponenti dell’arte fotografica come Alessandro Giampaoli e Marco Traiani.

LORENO SGUANCI - LUCA SGUANCI
Galleria Incontro d’arte
Via del Vantaggio 17/a Roma
dal 4 marzo al 24 aprile 2010

Immagini:
Luca Sguanci, Cambiamento, 2009, tecnica aniline, acrilico e pastelli ad olio su carta applicata su tavola
Loreno Sguanci, Ricordi, 2007, bronzo

venerdì 26 febbraio 2010

Della donna ...il canto

Comunicato stampa

Riciclart e rivivart sono due termini nuovi ma già diffusi. In che cosa consistono e cosa indicano? Nel riciclare e far rivivere materiali di risulta a fini artistici. L’ambivalenza del mezzo è ambivalenza del fine: non solo si sceglie in questa società dello spreco un uso più sobrio, e quindi più etico, dei rifiuti a fini ecocompatibili, ma soprattutto si lascia un più ampio spazio alla creatività soggettiva. La carta, che è originariamente albero, cioè una delle più belle forme-materie della natura, è lo strumento e il mezzo per Maria Addamiano di fare arte di valore. La manipola, la accartoccia, la plasma fino a darle quell’assetto tale da divenire espressività contemporanea.
Un’invenzione tecnica, un gioco? Mica tanto, o meglio anche questo…ma il risultato finale ed ultimo è pura resa formale moderna.
Gran parte della scultura del XX secolo a partire da Rodin, dominante la visioneimpressionistica della luce-materia, si è andata modificando da statuto della plastica a resa dell’estremo pittoricismo: Alberto Giacometti e Germane Richier ne sono gli interpreti e i testimoni più alti e rappresentativi.
Quel pittoricismo che fa risaltare gli sbattimenti della luce rendendo dolenti o drammatiche le composizioni. Quelle dell’Addamiano sono prevalentemente temi sacri, divenuti ora sofferenza carnale umana nella specificità femminile. Abbandoni, deliqui, macerazioni di fronte ai violenti eventi di questi ultimi decenni che sembrano sancire un ritorno di ferinità. Ma l’occhio dell’artista è quello della “pietas”. Universale…oltre ogni forma storica di religione istituzionalizzata, per essere solo religiosità umana. (Luigi Dello Russo)

“DELLA DONNA …IL CANTO”
Mostra personale della scultrice MARIA ADDAMIANO
ADSUM ARTECONTEMPORANEA (Palazzo della Meridiana)
via Marconi 3/5 70038 TERLIZZI
DAL 5 al 20 MARZO 2010
INAUGURAZIONE: VENERDI’ 5 MARZO 2010 ore 19.30
Performance musicale di : Marta Binetti (oboe) – Vincenzo Lisena (piano)
Art director : MARIA BONADUCE e GIOVANNI MORGESE
Critico e storico dell’arte: LUIGI DELLO RUSSO
Grafico design: RAFFAELE PORFILIO
Segreteria organizzativa : ANNAMARIA DE SCISCIOLO

giovedì 25 febbraio 2010

Le donne di Picasso

Comunicato stampa

Picasso è stato un uomo con una personalità molto forte e controversa. Molte sono state le donne che lo hanno accompagnato nel corso della sua vita; sembra che il grande genio della pittura del '900 non riuscisse a vivere da solo. Ma cosa hanno significato le donne per lui? Che spazio hanno occupato nei suoi pensieri, nella sua arte? E come hanno influito nella sua vita? Che tipo di relazioni affettive e sessuali ha potuto stabilire un uomo che fin da bambino si è sentito diverso dagli altri? Nei ritratti che Picasso realizza in modo compulsivo c'è qualcosa di antropofago, quasi un tentativo di esorcizzare i propri sentimenti... eppure le donne lo hanno amato. Quale strano masochismo ha fatto sì che molte divenissero pazze per lui?
Ne Le donne di Picasso Paula Izquierdo risponde a tutte queste domande, spiegando il comportamento dell'artista e dando voce alla sua anima, fino a far emergere la figura di un uomo contraddittorio, in permanente conflitto con se stesso: appassionato, grande lavoratore, a volte estremamente distruttivo, altre molto tenero.
Utilizzando la chiave della sessualità, in questo saggio chiarificatore la Izquierdo mette abilmente a nudo le crudeltà del genio e consegna al lettore un nuovo interessante Picasso, l'uomo, capace di creare le sue donne attraverso l'arte ma anche di trasformare il pennello in una spada con cui distruggerle.
Il saggio è corredato da alcune foto delle donne amate da Picasso e dalle stampe di quadri che le ritraggono.
Paula Izquierdo è nata a Madrid ne 1962 ed è laureata in psicologia. Collabora con "ABCD Cultural". Ha pubblicato vari libri tradotti in molti paesi. Di lei Cavallo di Ferro ha pubblicato il romanzo La mancanza (2007) e Libere! - 21 storie di donne radicali (2009).

Paula Izquierdo. Le donne di Picasso
Cavallo di Ferro editore, pp. 224, euro 16,00 - da aprile

mercoledì 24 febbraio 2010

Roberta Correnti. Nuovo Eden

Comunicato stampa

Dal 26 febbraio al 10 marzo 2010 la galleria d’arte contemporanea Edarcom Europa ospiterà una mostra personale dell’artista Roberta Correnti, intitolata “Nuovo Eden”. La mostra raccoglie circa 30 opere selezionate dalla collazione della galleria.
“La vita interiore delle donne. Ecco dunque il tema primario, la certezza ispiratrice di Roberta Correnti; tema e certezza che danno forza al gesto, verità all’ideazione, molteplicità di umori e contenuti nell’affrontare la complessità del reale; tutto: della materia umana e delle sue funzioni” così, anni addietro, attentamente osservava il Maestro Ugo Attardi nella presentazione di una mostra di Roberta Correnti; ed Elio Mercuri, sempre sull’opera dell’artista, giustamente faceva notare come “la sua pittura diviene così un Autoritratto che ferma nei tratti del volto, nelle forme del corpo, negli atteggiamenti, nei gesti il diario, racconto rappresentazione di una vita, raccolta, intensa […]”.

Mostra: Roberta Correnti. Nuovo Eden
Durata: 26 febbraio - 10 marzo 2010
Spazio: Galleria Edarcom Europa
Indirizzo: Via Macedonia, 12/16 - Roma
Orario: da lunedì a sabato, dalle 10,00 alle 13,00 e dalle 15,30 alle 19,30. Domenica e festivi chiuso.
Informazioni: 06.7802620 - www.edarcom.it
Ingresso: Libero

martedì 23 febbraio 2010

Elly Nagaoka. Paper

Comunicato stampa

La Galleria Monty & Company presenta la personale dell’artista giapponese Elly Nagaoka, con l’installazione disciplined fall (acquerello su carta, spilli, zanzariera, ventilatore, cm. 400x240) e la serie created desires di 66 collages di piccola dimensione (collage su carta, cm. 25x35).
Nata a Los Angeles e cresciuta tra il Giappone e gli Stati Uniti d’America, Elly Nagaoka ha studiato alla Rhode Island School of Design di Providence per la quale ha partecipato all’European Honors Program a Roma, dove poi ha deciso di stabilirsi definitivamente.
La cultura di queste tre Nazioni hanno influenzato in maniera determinante il suo iter artistico, in quanto si è ritagliata un percorso del tutto personale, attraverso la riappropriazione e la reinterpretazione dei linguaggi culturali storici con l’utilizzo delle varie tecniche artistiche, dalla grafica, alla pittura, alla fotografia.
Filo conduttore della mostra sarà il supporto cartaceo su cui l’artista ha lavorato per l’occasione.
Nell’installazione disciplined fall, le origini orientali dell’artista, il richiamo all’arte della calligrafia e della pittura giapponesi, si evidenziano nel controllo del tratto e nella padronanza del pennello. La linea tracciata all’acquerello, con il suo spessore variabile e la sua espansione, è il ritmo che si rende visibile. Secondo l’equilibrio tra pieno e vuoto, tra linea disegnata e campo bianco, Elly Nagaoka sintetizza centinaia di Libellule come se stesse tracciando degli ‘ideogrammi’.
Nella sequenza di 66 collages, created desires, l’artista compone il suo materiale (ritagli più disparati) in modo tale che evoca una catena di associazioni di segni che non si limita a contrapporsi alla riproduzione mimetica della realtà. Il rimescolamento dei segni appartenenti ai più diversi contesti, li libera dai loro nessi semantici per suggerirci una nuova alchimia: il “nonsense di liberazione”, come lo chiamano i dadaisti. Il risultato è sorprendente: piccole superfici che liberano in un minimalismo astratto-figurativo, un insieme di segni opposti, riciclati e sovvertiti in una sorta di demistificazione della presunta obbiettività dell'occhio.
In Galleria sarà disponibile il testo critico di Ilari Valbonesi.

Mostra: Elly Nagaoka. Paper: disciplined fall and created desires
Date: dal 2 al 30 marzo 2010
Inaugurazione: martedi 2 marzo, ore 19.00
Galleria Monty & Company
Via della Madonna dei Monti 69, 00184 Roma
A cura di: Caterina Manca di Villahermosa, Irmela Heimbächer
Orari: dal martedì al sabato dalle ore 16.00 alle 20.00
la domenica, il lunedì e tutte le mattine su appuntamento

lunedì 22 febbraio 2010

Rubens e i Fiamminghi

Comunicato stampa

Per il settimo anno consecutivo, Como organizza un grande evento d’arte. I successi delle mostre dedicate a Mirò, Picasso, Magritte, agli Impressionisti, a Klimt e Schiele, e ai maestri dell’Avanguardia russa Chagall, Kandinsky e Malevic, visitate da oltre 500.000 persone per una media annuale di circa 90.000 visitatori, hanno fatto del capoluogo lariano uno dei punti di riferimento del circuito espositivo nazionale.
Le sale della settecentesca Villa Olmo sono ora pronte per aprirsi dal 27 marzo al 25 luglio 2010 al genio di PIETER PAUL RUBENS (Siegen, 28 giugno 1577 – Anversa, 30 maggio 1640), maestro del Barocco.
La mostra Rubens e i Fiamminghi, curata da Sergio Gaddi, assessore alla cultura del Comune di Como e da Renate Trnek, direttrice della Gemäldegalerie dell’Accademia di Belle Arti di Vienna, con 25 capolavori del maestro fiammingo provenienti dalle collezioni della Gemäldegalerie dell’Accademia di Belle arti e dal Lichtenstein Museum di Vienna, presenta uno dei nuclei numericamente più importanti finora mai esposti in Italia. Ad essi, si affiancano anche 40 opere di pittori della sua cerchia, quali Anton Van Dyck, Jacob Jordaens, Gaspar de Crayen, Pieter Boel, Theodor Thulden.
“La mostra di Villa Olmo - commenta il curatore Sergio Gaddi - celebra la genialità e la modernità di uno dei maestri assoluti della pittura, una personalità che dopo quattrocento anni continua a sorprendere per la potenza grandiosa ed esuberante del segno che ha reso universale il Barocco europeo. Rubens è sempre contemporaneo perché fissa nel tempo l’ideale della bellezza classica e riesce a dare la vita alle sue figure attraverso la luce e il colore. La sua pittura è una festa per l’anima e per gli occhi, e le opere esposte a Como raccontano la ricerca della perfezione nell’esperienza rubensiana e permettono al visitatore un viaggio appassionante nell’epoca d’oro della pittura fiamminga del Seicento”. “Con Rubens e i suoi epigoni fiamminghi - sostiene il sindaco di Como, Stefano Bruni - Como si appresta a vivere un’altra straordinaria stagione di grandi eventi, un ulteriore passo di un percorso ambizioso iniziato nel 2004 e che a pieno titolo ci ha già inserito nel circuito delle città d’arte, con importanti benefici per il territorio, per la naturale vocazione turistica e per il prestigio della nostra città. Dopo sette anni, continuo quindi a sostenere e a credere nella straordinaria forza propulsiva delle mostre e nella loro capacità attrattiva”.
Il percorso espositivo, suddiviso nelle nove sale di Villa Olmo, si snoda attraverso i temi caratteristici della pittura di Rubens, come i soggetti sacri, i riferimenti alla storia e al mito, e contempla alcuni dei maggiori capolavori del maestro fiammingo.
Tra questi, le Tre Grazie (1620-1624), vero manifesto dell’ideale bellezza femminile del tempo e che Rubens rappresenta sul modello del gruppo scultoreo ellenistico ritrovato a Roma nel XV secolo. Rubens dipinse o disegnò il motivo delle Tre Grazie diverse volte, come soggetto singolo o inserito in un contesto più ampio. In questo caso, i tre personaggi femminili sono impersonati nella figura delle dee greche delle stagioni, vestite solo di un leggerissimo velo, che reggono un cesto di fiori, donando loro uno straordinario movimento circolare e un naturale ed elegante intrecciarsi di braccia e gesti delle mani.
Borea rapisce Orizia (1615), straordinario capolavoro e immagine guida della mostra, rappresenta il rapimento, narrato da Ovidio nelle Metamorfosi, della ninfa Orizia, da parte del barbuto e alato Borea, personificazione del vento del nord. Rubens fonde i due corpi in un avvolgente e fluttuante abbraccio, catturando il momento di transizione che dalla paura e violenza del rapimento conduce a un’estasi di amore e fantasia. Il corpo di Orizia, come quello di tutte le figure femminili di Rubens, è reso con un incarnato talmente realistico e vivo da far domandare a Guido Reni: “ma questo pittore mescola il sangue ai colori?”
Il dipinto Il satiro sognante, una delle opere più insolite del maestro fiammingo, dipinta tra il 1610 e il 1612 poco dopo il suo ritorno in Italia, colpisce, oltre che per la sua imponenza, per l’architettura della composizione che contrappone il gruppo composto da Bacco, dal satiro ubriaco e dalla menade, a una traboccante natura morta, composta da un prezioso vasellame dorato e da un’infinità di coppe per bere.
Particolarmente importanti sono le due tele, di oltre tre metri di dimensione, che raffigurano Vittoria e Virtù e Il trofeo di armi, appartenenti al ciclo che Rubens dedicò al console Publio Decio Mure (1616-1617). Il tema dei quadri è ispirato alle vicende dell’eroico condottiero romano vissuto nel IV secolo a.C., la cui storia è stata tramandata da Tito Livio. I compiti di portata tanto vasta hanno sempre stimolato l’artista, tanto da fargli dire, in una lettera del 1621 indirizzata a William Trumbull: “Confesso che una dote innata mi ha chiamato a eseguire grandi opere piuttosto che piccole curiosità. Il mio talento è siffatto che nessuna impresa, per quanto grande e multiforme nell’oggetto, ha mai sconfitto la fiducia che ripongo in me stesso”.
La ricerca della perfezione nell’esperienza rubensiana passa dall’analisi accurata della fisicità, e l’idea pittorica coincide perfettamente con la sua esecuzione pratica. A tal proposito, sono da ricordare, tra le altre, La circoncisione di Cristo (1605), che risponde a precise indicazioni iconografiche dettate dalla Controriforma, e la Madonna della Vallicella (1608), due straordinari modelli per le pale d’altare della Chiesa dei Gesuiti a Genova e di Santa Maria della Vallicella a Roma, nelle quali l’impostazione teatrale della luce e l’atmosfera cromatica rivelano l’influsso dei grandi pittori veneziani del Cinquecento, che Rubens aveva studiato durante il soggiorno a Venezia del 1600.
Un’assoluta rarità è Il giudizio di Paride (1605-1608), una delle sole quattro opere che Rubens realizza su tavola di rame, un supporto inconsueto per un tema che invece rappresenta un motivo ricorrente nella pittura del maestro, più volte ripreso fino al famoso quadro del 1638-39 commissionato dal re di Spagna Filippo IV, ora al Prado di Madrid. È questo uno dei più incantevoli ‘poemi’ dipinti da Rubens, in cui tutto, dall’insieme della composizione, alle figure al paesaggio, al cielo che le sovrasta, si risolve nel colore, nella pittura pura stesa con pennellate fluide, fondendo in un unico indissolubile sia le figure che l’ambiente che le circonda. Il dipinto raffigura la competizione tra le dee Giunone, Minerva e Venere per il titolo di donna più bella dell’Olimpo, giudicate da Paride.
Di notevole pregio, alcuni piccoli oli su tavola di soggetto sacro, dipinti da Rubens come studi preparatori per i 39 dipinti commissionatigli nel 1620 per il soffitto della Chiesa dei Gesuiti di Anversa, in cui è possibile incontrare più che mai la mano autografa dell’artista, che realizzava personalmente i bozzetti preparatori, affidandosi poi alla collaborazione della bottega per il perfezionamento dell’opera finale.
Accanto a questi capolavori di Rubens, la mostra di Villa Olmo propone 40 tele realizzate da pittori fiamminghi della sua cerchia, in particolare di Anton Van Dyck, amico del maestro e certamente l’allievo di maggior talento – di cui è presente, tra gli altri, il famoso Autoritratto all’età di quindici anni - oltre che Jacob Jordaens, Gaspard de Crayer e Theodor Thulden.
Tra i fiamminghi spiccano, per particolare pregio e minuzia del dettaglio, le nature morte di Pieter Boel, Jan Fyt e Jan De Heem in cui è possibile incontrare quella commistione di naturalismo, esotismo e artificialità tipica delle raccolte nobiliari delle kunstkammern tanto di moda nei Paesi Bassi del XVII secolo. E’ il caso di Natura morta con mappamondo, tappeto e cacatua di Pieter Boel o Natura morta con frutta e scimmia di Jan Fyt, o ancora Sontuosa natura morta con pappagallo di Jan Davidsz de Heem. Una variante della natura morta, molto apprezzata nelle Fiandre intorno alla metà del Seicento è quella delle scene di cacciagione, ben rappresentate in mostra da opere come Il pavone bianco di Jan Weenix (1693), o le due Natura morta con cacciagione, rispettivamente di Jan Fyt e Melchior Hondecoeter.
Accompagna la mostra un catalogo Silvana Editoriale.

RUBENS E I FIAMMINGHI
Como - Villa Olmo, via Cantoni 1
27 marzo - 25 luglio 2010
Orari: martedì, mercoledì e giovedì 9.00-20.00
venerdì, sabato e domenica 9.00-22.00
(la biglietteria chiude un’ora prima)
lunedì chiuso
Biglietti: Intero: 9 €
Ridotto: 7 € - da 6 a 16 anni, over 65, studenti, gruppi minimo 20 persone
Gruppi scolastici: 5 € - min. 20 persone
Gratuito: bambini fino a 6 anni, accompagnatori di gruppo, disabili con accompagnatore
On line: www.ticketone.it
Catalogo: Silvana Editoriale

Immagine: Peter Paul Rubens, Il giudizio di Paride, olio su rame, cm. 34x45

venerdì 19 febbraio 2010

Musei anni '50: spazio, forma, funzione

Comunicato stampa

Venerdì 5 marzo 2010 presso il Salone dell’Ercole della Galleria nazionale d’arte moderna – Viale delle Belle Arti, 131 - avrà luogo la presentazione del libro MUSEI ANNI ’50: SPAZIO, FORMA, FUNZIONE di Maria Cecilia Mazzi, con saggi di Simona Rinaldi e Stefano Marson, edito da Edifir-Edizioni Firenze, nella collana Le Voci del Museo.
Introdurrà Maria Vittoria Marini Clarelli, soprintendente alla Galleria nazionale d’arte moderna; saranno presenti Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani, Enrico Falcone, direttore generale della Banca di Credito Cooperativo, Paolo Melis, architetto e professore di progettazione architettonica e museografia alla “Sapienza” di Roma, Vitale Zanchettin, storico dell’architettura e ricercatore allo IUAV di Venezia.
Nel libro si raccontano gli anni della ricostruzione nel secondo dopoguerra, una stagione in cui la lettura dell’opera d’arte e le esigenze del visitatore furono posti al centro dell’interesse. Alle devastazioni belliche che lasciano una “tabula rasa” (Calvino) ma consentono di pensare il ‘nuovo’ con grande facilità, fa seguito una straordinaria fioritura di iniziative: si ricostruiscono il museo di Brera, i Musei Civici di Genova; Carlo Scarpa riallestisce le Gallerie dell’Accademia di Venezia con criteri innovativi. Si dedicano a quel compito i maggiori architetti, da Franco Albini a Ignazio Gardella e Carlo Scarpa, Soprintendenti coraggiosi e mecenati avveduti. Grazie all’impegno di tanti, dall’inferno di quelle macerie nasceva una nuova forma di bellezza: le opere d’arte si trasformano in soggetti vivi, protagonisti palpitanti, non più neutri oggetti dell’azione degli uomini.
Si tiene anche lo sguardo fisso sul ‘sogno americano’ e sulle innovazioni tecnologiche e sociali che il giovane mondo al di là dell’oceano offriva, in uno scambio quanto mai fruttuoso con il design di marca italiana attuato dai personaggi più avvertiti, uno per tutti, Adriano Olivetti, committente di Carlo Scarpa. In poco più di un decennio, prendono vita modelli di museo e allestimenti di mostre celebrati nel mondo, ricostruiti con foto d’epoca in bianco e nero, quasi un omaggio al cinema coevo: dalla Mostra di Antonello a Messina (1953) alla Galleria Nazionale della Sicilia a Palermo. E ancora: il riallestimento delle prime sale degli Uffizi (ancora visibile); la Gipsoteca di Possagno e il museo di Castelvecchio a Verona; Capodimonte (ora profondamente modificato); il Museo del Castello Sforzesco a Milano, senza tralasciare la Galleria Nazionale dell’Umbria a Perugia né Roma nel suo duplice volto di sede delle raccolte antiche e di nuovo centro per l’arte contemporanea (Galleria Nazionale d’Arte Moderna), luogo di infiammate polemiche.
Ai musei d’Arte Moderna, a Milano, Torino, Roma, luoghi di incontro fra l’artista ed il pubblico, si affidava il compito di formare il gusto moderno e di rinverdire la conoscenza dell’arte straniera.
Si trattano temi ancora poco indagati, che ora stanno tornando di grande attualità: “gli strappi preventivi”; la sorte dei numerosi affreschi staccati per il restauro, ma anche, sotto l’incubo della Guerra fredda, il ruolo svolto dagli Stati Uniti d’America sia nella protezione delle opere sia nella ricerca di stretti legami culturali con l’Italia.

Presentazione del volume
MUSEI ANNI ’50: SPAZIO, FORMA, FUNZIONI
di MARIA CECILIA MAZZI
CON SAGGI DI SIMONA RINALDI E STEFANO MARSON
Roma, Galleria nazionale d’arte moderna
Venerdì 5 marzo 2010, ore 17.00

giovedì 18 febbraio 2010

Francesco Borromini: per concludere

di Angela Delle Donne

Concludiamo raccogliendo insieme altri quattro monumenti romani ai quali Francesco Borromini ha lavorato con interventi di vario tipo. Iniziamo con Palazzo Pamphilj in Piazza Navona, voluto da Innocenzo X, fu proprio quest’ultimo a chiamare il ticinese, che vi lavorò dal 1645 al 1650. Al Borromini spetta la decorazione della Galleria Grande e della sua testata all’esterno, con la finestra serliana, ripetuta poi anche sul lato opposto della chiesa di Sant’Agnese e la copertura a volta a botte della grande sala detta del Palestrina, posta fra i due cortili interni. Attaccata al palazzo troviamo la famosa la Chiesa di Sant’ Agnese in Agone; nel 1653 Borromini venne chiamato per sostituire Girolamo e Carlo Rainaldi, ed accolse sostanzialmente le idee dei predecessori in merito alla pianta e alla sistemazione dell’interno, mutando però radicalmente il disegno della facciata, concepita con un ampio fronte concavo, che si ricollegasse alla forma della piazza di cui voleva essere il centro significativo. Borromini lavorò anche alla realizzazione di Palazzo Barberini, affiancando il Maderno che, una volta morto, fu sostituito dal Bernini che continuò a mantenere la collaborazione dell’architetto ticinese fino al 1632. A Borromini possono riferirsi con sicurezza la grande scala a chiocciola, le porte del salone d’onore, le finestre laterali accanto al loggiato in facciata (importanti per lo sviluppo dell’architettura barocca a Roma) e quelle del prospetto posteriore. Ed infine incontriamo San Giovanni in Oleo; si tratta di un piccolo sacello nei pressi di Porta Latina risalente al V secolo d.C. L’intervento del Borromini, commissionato dal cardinale Francesco Paolucci è del 1658 e si limitò al tamburo, sul quale l’architetto aggiunse un altro fregio: sulla calottina conica pose un motivo goticheggiante, con palme e rosoni.

martedì 16 febbraio 2010

Brateís datas

Comunicato stampa

Le Giornate di Studio BRATEIS DATAS. Storie di devozione e pratiche rituali attraverso votivi e strumenti del culto dai santuari della Lucania antica avranno luogo a Matera il 19 e 20 febbraio 2010.
L’incontro, organizzato dalla Scuola di Specializzazione in Archeologia di Matera in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Basilicata, è un’importante occasione di approfondimento su un tema di grande rilevanza nell’ambito della ricerca storico-archeologica sulla Lucania antica: quello dei santuari e della ricostruzione delle pratiche devozionali e rituali che in essi avevano luogo.
Al centro del percorso scelto dal convegno per affrontare il tema della religiosità e dei luoghi di culto lucani è lo studio delle offerte votive alle divinità e degli strumenti utilizzati durante cerimonie e riti religiosi.
Cinque sono i contesti santuariali presentati, ascrivibili ad un arco cronologico che va dal IV sec. a.C. alla prima età imperiale: Rossano di Vaglio, San Chirico Nuovo, Garaguso, Rivello e Timmari. Le ricerche rientrano in cinque progetti di studio avviati dalla Scuola di Specializzazione in Archeologia di Matera in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Basilicata e coinvolgono un folto numero di studenti laureandi e specializzandi della Scuola di Specializzazione in Archeologia di Matera, Università di Foggia, Università degli Studi di Roma ‘Tor Vergata’, Università di Napoli ‘Suor Orsola Benincasa’.
Alla Tavola Rotonda prederanno parte studiosi provenienti da università italiane e straniere (Scuola di Specializzazione in Archeologia di Matera, Università degli Studi di Perugia, Università degli Studi di Foggia, Université Paris Sorbonne, Georg-August-Universität, Göttingen, University of Alberta), che da anni si occupano di archeologia della Magna Grecia.
La maggior parte dei materiali presentati al convegno, spesso frutto di scavi archeologici effettuati decenni orsono e conservati nei depositi dei musei archeologici di Potenza e Matera, ‘vedranno la luce’ per la prima volta in occasione di questo incontro di studio, senz’altro preliminare ad una finale e completa pubblicazione degli interi contesti sacri. La lettura di questa copiosa messe di oggetti, ormai reinseriti nell’originario contesto di rinvenimento attraverso uno studio incrociato di documentazione di scavo,strutture edilizie e fonti epigrafiche, consente dunque di ricostruire quelle pratiche cultuali che altrimenti, in mancanza di fonti scritte, andrebbero definitivamente perdute.

lunedì 15 febbraio 2010

Pescarart 2010

Comunicato stampa

La mostra di Arte Contemporanea “Pescarart 2010” è la prima manifestazione che raggruppa in un solo evento Maestri Storici e Contemporanei attorno alla figura di un altro grande Maestro dello spessore di Umberto Mastroianni, a cui viene reso Omaggio con una mostra parallela. La mostra, articolata in 3 sezioni assume quindi un carattere poliedrico e polisemantico attivando la potenzialità e il grado di destare attenzione e partecipazione di un vasto numero di pubblico amante dell’Arte. La fenomenologia comparativa tra “ i grandi” artisti del passato e i contemporanei viene sostenuta anche dalla professionalità riconosciuta e riconoscibile dei partecipanti che tra i tanti elementi contribuisce all’elevato valore della manifestazione in previsione di un evento definibile nella sua originale qualità e unicità storica.

Manifestazione: Mostra arti visive, III Edizione “PESCARART 2010” promossa dall’Ass. Cult. PAE (Pescara Art Evolution) articolata in tre sezioni.
La prima con Omaggio al Maestro Umberto MASTROIANNI (in occasione del centenario della nascita) a cura di Floriano DE SANTI.
La seconda sezione con l’esposizione di 30 Maestri storici a cura di Antonio PICARIELLO : MARCELLO AVENALI - JOSEPH BEUYS - FRANZ BORGHESE - ALDO BORGONZONI - REMO BRINDISI - ENZO BRUNORI - DOMENICO CANTA TORE - CARLO CARRÀ - ANTONIO CORPORA - ELIO DI BLASIO - GIUSEPPE DI PRINZIO - PIERO DORAZIO - LUIGI FACCIOLI - TANO FESTA - SALVATORE FIUME- LUCIO FON TANA - BEPPE GUZZI - GEORGE GROSZ - UMBERTO MASTROIANNI - MARIO MERTZ - GIU SEPPE MIGNECO - LUIGI MONTANARINI - GIOVANNI PITTONI - CESARE PUCCINELLI - MAN RAY - BRUNO SAETTI - MARIO SCHIFANO - MARIO SIRONI - GIOVANNI STRADONE ANDY WARHOL.
La terza con la partecipazione di 40 Artisti Contemporanei a cura di Antonio GASBARRINI: VITTORIO AMADI0 -DARIO BALLANTINI - LUCA BELLANDI - TONI BELLUCCI - MIRELLA BENTIVOGLIO - TOMASO BINGA - SILVANO BRAIDO – LILIAN CALLEGARI - GAETANO CARBONE - MANDRA CERRONE - ISABELLA CIAFFI - STEFANO CIAPONI - MARIO COSTANTINI - GIANCARLO COSTANZO - LORENZO D'ANGIOLO - ISABELLE DE HAIS - NICOLAS DINGS - DUCCIO GAMMELLI - FERRUCCIO GARD - FRANCO GIULI - CESARE GIULIANI - STEFANO IANNI - PAOLO MARAZZI - ERIK MATTIJSSEN - MANUELA MAZZINI - GABY MINEDI - FAUSTO MINESTRINI - CARLO OBERTI - CIRO PALLADINO - MASSIMINA PESCIE - MASSINO POMPEO - MAURO REA - ROB REGEER - ZUZANA RUDAVSKA - MARCELLO SCOPELLITI - ANNA SECCIA -MARIO SERRA - FRANCO SINISI - ANNA UNCINI - SIMONE ZACCAGNINI.
In occasione della conferenza e presentazione della mostra interverrà l’artista Tommaso BINGA che presenterà il proprio libro “Valore vaginale” con prefazione di Gillo DORFLES – Ed. Tracce.
Ideatore della mostra: Giancarlo COSTANZO
Curatori: Floriano DE SANTI – Antonio PICARIELLO - Antonio GASBARRINI
Patrocinio: Assessorato alla Cultura Comune di Pescara
Assessorato alla Cultura Provincia di Pescara
Presidenza del Consiglio Regione Abruzzo
Soprintendenza Beni Artistici ed Etnoantropologici per l’Abruzzo AQ
Università d’Abruzzo
Partecipazione: ONLUS = “Aiutiamoli a vivere”
Inaugurazione: Sabato 06 Marzo 2010 ore 18.00. Saluto delle Autorità civili e conferenza stampa dei curatori della mostra e degli artisti.
Sedi: Museo d’Arte Moderna e Contemporanea “VITTORIA COLONNA”
http://muvi.org/museovittoriacolonna
Orario e Periodo: Fino al 30 Marzo 2010
Domenica e Lunedì pomeriggio ore 16-20
dal Martedì al Sabato ore 09-13 e 16-20
Dal 01 al 30 Aprile 2010 la mostra continuerà nei locali della Concessionaria FIAT DANELLI, (Palazzina Danelli) di via Raffaello, 30 Pescara - orario di attività commerciale.
Catalogo in sede.

venerdì 12 febbraio 2010

La svolta iconica

Comunicato stampa

Mercoledì 17 febbraio presso l’aula Adolfo venturi della Facoltà di Scienze Umanistiche, Dipartimento di storia dell’arte sarà presentato il volume La svolta iconica di Gottfried Boehm edito da Meltemi. Introdurranno il Preside della Facoltà di Scienze Umanistiche, Roberto Nicolai e il Responsabile scientifico dell’Istituto Svizzero di Roma, Henri de Riedmatten; ne parleranno con l’autore gli storici dell’arte Andreas Beyer, Claudia Cieri Via, Gerhard Wolf e Claudio Zambianchi.
Che cos'è un'immagine? Qual è il suo funzionamento? Quali conoscenze consente e quali conoscenze, invece, presuppone? Cosa può e cosa non può fare? Quali rapporti intrattiene con altre forme di sapere? È a partire da queste domande che, secondo Gottfried Boehm, si può cercare di prospettare una teoria generale dell'iconico priva di soggezioni nei confronti delle pretese della filosofia del linguaggio e capace di rispondere ai problemi posti dalle nuove tecnologie. I testi raccolti in questo volume, scritti nell'arco di un decennio, a partire dal 1994, e selezionati per questa edizione italiana dallo stesso autore, affrontano, da angolature diverse ma strettamente coordinate, le questioni chiave che dovrebbero fissare l'agenda di quella "scienza delle immagini" che è in realtà ancora da farsi e che anzi costituisce il vero desideratum cui si rivolgono le attenzioni di studiosi di indirizzi e interessi assai differenti, filosofi, storici, antropologi, psicologi, semiologi. Evitando i facili entusiasmi non meno che le diagnosi frettolosamente pessimistiche, Boehm analizza e districa con chiarezza i nodi teorici che sottendono l'attuale diffusione dei processi di mediazione della cosiddetta Visual Culture, dalla retorica visiva dell'argomentazione scientifica alle ambizioni conoscitive dell'arte contemporanea, in un percorso che coniuga i presupposti storici e le prospettive future, le possibilità e i limiti di un autentico "sapere" delle immagini.

Presentazione del volume
LA SVOLTA ICONICA
di Gottfried Boehm
Facoltà di Scienze Umanistiche
Dipartimento di Storia dell’Arte
Aula Adolfo Venturi
Mercoledì 17 febbraio ore 15,00

giovedì 11 febbraio 2010

Light-Abstr-Action

Comunicato stampa

La Casa dell’Energia, in occasione del centenario della costituzione dell’Azienda Elettrica Municipale di Milano, presenta dall’11 al 30 marzo, Light Abstr-Action, la prima installazione di Cristiana Fioretti site-specific multimediale, realizzata per celebrare l’energia come segno poetico dei linguaggi visuali per eccellenza.
In questo edificio razionalista, austero e monumentale degli anni Trenta, si espone un’installazione che interagisce con lo spazio, puntando sull’effetto scenografico, mediante un mix di colori, suoni, proiezioni, light box, luce ed opere a tecnica mista per strutturare non un singolo oggetto, ma le potenzialità formali ed architettoniche e tridimensionali del colore che definisce luoghi immaginari. Astrazione, luce, suono e proiezioni interagiscono con l’architettura e sono gli elementi di un progetto complesso composto da volumi e dimensioni luminose che amplificano la nostra percezione dello spazio.
L’autrice compone non opere singole, ma un progetto unitario creato come uno spartito cromatico, con note tonali contenute in light box verticali, volumi luminosi che interagiscono con lo spazio e invitano lo spettatore ad immaginare paesaggi descritti nel segno della luce, nell’evocazione di atmosfere trasparenti come l’aria e in perenne movimento come il mare.
Fioretti passa dalla visibilità alla strutturalità dell’opera che non è più di rottura, com’è stato l’astrattismo nei primi anni del Novecento, ma di struttura come dimostra questo site-specific che trasforma lo spettatore in un catalizzatore di spazi aperti, dentro a un contenitore chiuso con pochissime aperture e fonti d’illuminazione naturali.
Per la prima volta in questo edificio, il colore si fa forma concreta e diventa struttura, prende forma tra un volume e l’altro con intersecazioni di linee di forza, puntando sull’allestimento scenografico della luce che sprigiona l’energia primaria della creatività.

Cristiana Fioretti. 1910-2010 Light-Abstr-Action: l’interiorità struttura uno spazio dell’astrazione
A cura di Jacqueline Ceresoli
Milano, Casa dell’Energia
11 marzo - 30 marzo 2010
Catalogo: Edizioni Gabriele Mazzotta
Inaugurazione: mercoledì 10 marzo 2010, ore 18.30

martedì 9 febbraio 2010

L’“Adorazione dei pastori” di Caravaggio dopo il restauro

Comunicato stampa

Giovedì 11 febbraio, alle ore 11, presso la Sala della Lupa di Palazzo Montecitorio, si terrà la cerimonia di presentazione del dipinto restaurato “Adorazione dei pastori” di Caravaggio. Introdurrà l’iniziativa, il Presidente della Camera, Gianfranco Fini. Interverranno il Ministro dei Beni e le Attività culturali, Sandro Bondi, il Presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo, Stefano Parisi, amministratore delegato di Fastweb, il Vicepresidente della Camera, Maurizio Lupi. L’opera restaurata sarà successivamente presentata nella Sala Aldo Moro dalle restauratrici Valeria Merlini e Daniela Storti. L’“Adorazione dei pastori” resterà qui esposta al pubblico dall’11 al 14 febbraio. Orari d’ingresso (gratuito, da Piazza Montecitorio): giovedì 11 febbraio dalle 14 alle 19 (ultimo ingresso alle 18,30); venerdì 12 dalle 10 alle 19 (ultimo ingresso ore 18,30); sabato 13 e domenica 14, dalle 10 alle 14 (ultimo ingresso ore 13,30).
Dal mese di ottobre al mese di gennaio, la Camera dei deputati ha ospitato i lavori di restauro del dipinto di Caravaggio. L’opera, giunta a Montecitorio dal Museo Regionale di Messina, è stata restaurata da Valeria Merlini e Daniela Storti, sotto la direzione di Gioacchino Barbera e l’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro grazie al contributo di Fastweb. L’“Adorazione dei pastori” è stata restaurata nei locali del Punto Camera di Piazza del Parlamento e i lavori sono stati aperti al pubblico il mercoledì e il venerdì dalle 15 alle 17. I visitatori in questo periodo sono stati circa 5mila, mentre gli accessi alle sezioni dedicate a “Caravaggio Restauro Aperto” sul portale Fastweb sono stati oltre 60mila.
La cerimonia di presentazione del restauro sarà trasmessa in diretta sulla webtv di Montecitorio.

lunedì 8 febbraio 2010

Alik Cavaliere. Poeta, filosofo, umanista e scultore, anche (quasi una biografia)

Comunicato stampa

Venerdì 12 febbraio presso il Salone dell’Ercole della Galleria nazionale d’arte moderna di Roma sarà presentato il volume ALIK CAVALIERE. Poeta, filosofo, umanista e scultore, anche (quasi una biografia) di Arturo Schwarz edito da Electa. Introdurrà Maria Vittoria Marini Clarelli, soprintendente alla Galleria nazionale d’arte moderna; ne parleranno con l’autore il critico Angela Vettese e Sandra Pinto, soprintendente emerita alla Galleria nazionale d’arte moderna.
Nella monografia di Alik Cavaliere (Roma 1926 - Milano 1998), pubblicata da Electa, Schwarz tenta di “delineare la complessa bellezza di un lavoro il cui tema riporta sempre alla condizione umana”. Cavaliere è uno degli scultori più raffinati e singolari del secondo Novecento. Artista originale e complesso da definire: nel suo percorso di studio e ricerca ha costantemente inseguito nuove forme espressive, mediante l’uso delle tecniche scultoree, la manipolazione dei materiali e delle idee. La vicenda creativa di Alik Cavaliere dimostra interessanti affinità con il surrealismo, la metafisica, l’esistenzialismo e il nouveau réalisme, movimenti rispetto ai quali l’artista si pone con originali proposte. “Cavaliere ha saputo restituire nuova esistenza alla “lingua morta” della scultura liberandola da una tridimensionalità restrittiva, allargandone la presenza al palcoscenico della vita e moltiplicandone le tecniche e gli elementi compositivi”. “…Con Cavaliere”, afferma Schwarz, “natura e cultura non sono più antagonisti: l’una diventa la ragione d’essere dell’altra. Mi pare che in poche opere dell’arte contemporanea si possa ritrovare un riflesso altrettanto fedele delle leggi che strutturano il nostro universo sia cosmologico sia umano. Con Cavaliere, l’etica e l’estetica sono parti di un tutto”.
Contestualmente alla presentazione del volume, avrà luogo nello stesso Salone dell’Ercole l’esposizione di due dei personaggi emblematici de I processi: dalle Storie inglesi di Shakespeare (Biennale di Venezia 1972). Si tratta di un’opera imponente, che si sviluppa su una area di m 10 x 10 per un’altezza di 5, composta da oltre cento elementi, donata da Adriana Cavaliere, moglie dell’artista, alla Galleria nazionale d’arte moderna nel 2001, durante la Soprintendenza di Sandra Pinto. I processi, accompagnati dalla musica di Bruno Canino e da un testo scritto e recitato da Roberto Sanesi, sono stati, come afferma quest’ultimo, “una vera e propria messa in scena di impianto elisabettiano. Teatro e patibolo insieme, sulla complessa costruzione in legno, si rimettono in gioco […] tutte le motivazioni etiche e civili, moltiplicando nel grande fondale a specchio un coacervo di orrori”.

Presentazione del volume
ALIK CAVALIERE. Poeta, filosofo, umanista e scultore, anche (quasi una biografia)
di Arturo Schwarz
Venerdì 12 febbraio 2010, ore 17.00
Galleria nazionale d’arte moderna
Viale delle Belle Arti 131, Roma

domenica 7 febbraio 2010

Stanza dentro

Comunicato stampa

“Pasticceria d’arte”, studio nato nel 2008 dalla collaborazione di cinque artisti dell’Accademia delle Belle Arti di Torino, presenta la personale di Simona Castaldo, prima mostra di un ciclo di esposizioni che scandirà l’attività primaverile dell’atelier.
Simona, formatasi a Napoli, sua città natale, vive e lavora a Torino, dove continua ad approfondire una particolare investigazione sul rapporto tra individuo e ambiente di appartenenza: complesse ed emarginate realtà sociali, spesso distanti anche geograficamente, diventano contenuto delle sue opere, nelle quali, accanto ad un’accurata e sapiente ricerca estetica, traspare una profonda indagine di carattere sociologico.
Per la mostra Stanza dentro l’artista espone un ciclo di lavori su carta dedicati al fenomeno giapponese degli “otaku”, giovani appassionati di manga e anime, la cui mania collezionistica è la risposta a una società incapace di accoglierli e il tentativo di totale identificazione in un mondo fantastico di cui possono essere padroni.
Al centro dello spazio espositivo la ricostruzione della stanza di un ragazzo otaku porta la riflessione a livello performativo, proponendo alcune interessanti questioni sull’assorbimento da parte dell’ambiente, di cui spesso siamo vittime: un’ora al giorno (dalle 19,00 alle 20,00), per tutta la durata della mostra, la camera verrà abitata e il suo affaccio sulla strada, attraverso la vetrina, consentirà di stringere con il soggetto quel rapporto personale che è principio di ogni ricerca estetica condotta dall’artista.

Simona Castaldo. Stanza dentro
Sede: Pasticceriadarte, via Napione 32C, 10124 Torino
Date: 26 febbraio - 10 marzo 2010
Inaugurazione: venerdì 26 febbraio 2010, ore 19.00
A cura di Fabio Cafagna, resterà aperta fino al 10 marzo,
Orari: tutti i giorni 16.00 - 20.00

giovedì 4 febbraio 2010

San Giovanni in Laterano in Roma

di Angela Delle Donne

La basilica, propriamente detta del Santissimo Salvatore e dei Santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista è la cattedrale di Roma. Fu eretta in forma basilicale a cinque navate come l’originaria San Pietro. Inaugurata nel 327 venne dedicata solo al Santissimo Salvatore. Più volte danneggiata e restaurata, la basilica fu sempre oggetto di importanti interventi artistici. Determinanti furono i lavori intrapresi sotto Sisto V, interessanti il limitrofo Palazzo Lateranense. E Francesco Borromini venne chiamato proprio per il restauro della basilica, che è stato senz’altro l’incarico più importante ricevuto dal architetto ticinese. Fu Innocenzo X Panphilj a ordinare, per il giubileo del 1650, il ripristino dell’edificio che versava in uno stato di degrado. Il papa limitò tuttavia le geniali soluzioni presentate dall’architetto ticinese, poiché intendeva conservare quanto più possibile dei precedenti interventi. La decisione più drastica interessò la rinuncia della costruzione della volta della navata maggiore, progettata a botte a pieno sesto cassettonata, e rimasta, invece, con il precedente soffitto ligneo della metà del Cinquecento. La navata maggiore presenta pilastri con dodici edicole decorate nel timpano dalla colomba papale, entro le quali, nel XVIII secolo vennero inserite statue colossali. Nelle navate laterali l’architetto ticinese sistemò in modo assolutamente originale, i frammentari sepolcri di età precedente presenti in basilica, inserendoli entro edicole scavate nel muro e arricchendoli con elementi decorativi di sua invenzione.

mercoledì 3 febbraio 2010

Coriandoli

Comunicato stampa

La mostra “Coriandoli” è un omaggio all’artista Tano Festa, che Liliana Maniero vuole fare proprio nel periodo del carnevale. Festa realizza queste opere di grande effetto che fanno parte della serie dei coriandoli, pezzettini di carta gettati sulla tela impregnata di colore, negli anni ottanta. Segno e gesto insieme che ci riportano alle soluzioni formali da lui propugnate negli anni sessanta, nelle quali è l'oggetto stesso che condiziona l'opera.
Saranno esposte cinque opere di cm 100x100 e una 160x130, opere che Liliana ha raccolto nel tempo e ora espone nella sua galleria, per ricordare il grande Maestro, in questo suo poetico e infinito gesto, con questi fuochi d’artificio impressionati sulla tela.

Titolo mostra: “Coriandoli”
Autore: Tano Festa
Inaugurazione: martedì 16 febbraio 2010 ore 18
Durata: fino al 13 marzo 2010
Luogo: Galleria Maniero, via dell’Arancio 79, 00186 Roma

martedì 2 febbraio 2010

Le Patamacchine

Comunicato stampa

L’Associazione culturale "La luna al guinzaglio" di Potenza presenta “Le Patamacchine - Ovvero, come accadde che telefonando a Gigi, gli toccai un brufolo”; le 10 opere - ispirate alle Macchine inutili di Tinguely - saranno esposte in un allestimento interattivo dedicato alla Patafisica di Jarry, la scienza delle soluzioni immaginarie.
L’inaugurazione della mostra avverrà domenica 7 febbraio alle ore 17:30, presso la Pinacoteca Provinciale del capoluogo lucano, alla presenza di Raffaele Rizzo, membro dell´Institutum Pataphisycum Partenopeium.
Le Patamacchine sono state costruite a partire da materiali di scarto o usati: in particolare sono stati utilizzati i Raee (Rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche), recuperati per la maggior parte all’interno della “PiActaforma” di Potenza (Piattaforma Ecologica dell’Azienda Comunale Tutela Ambientale, destinata alla raccolta di rifiuti ingombranti) e assemblati presso il Salone dei Rifiutati, laboratorio del riciclaggio creativo nonché sede dell’Associazione.
Ogni venerdì, sabato e domenica, dalle ore 9 alle ore 20, fino al 14 marzo, i visitatori potranno utilizzare le Patamacchine, veri e propri oggetti meccanici in stile “futuroretrò”, elaborati congegni sospesi tra la realtà e il nonsense. La mostra presenta ulteriori spazi destinati all’Intrattieni, qui ciascuno potrà, giocando, mettere alla prova la propria immaginazione e riflettere sul percorso attraversato.
Ironizzando sugli eccessi del futuro, dunque, le Patamacchine intendono far riflettere il pubblico sull'importanza delle relazioni umane e del rispetto ambientale, opponendosi, attraverso la creatività e la fantasia, alla logica dell’usa e getta.
“Ogni oggetto contiene potenzialità creative meritevoli di essere accolte e sviluppate perché ogni cosa, se osservata con altri occhi e con maggiore attenzione, può essere riscoperta nelle sue mille possibilità” afferma Rossana Cafarelli, presidente dell’Associazione La luna al guinzaglio che opera dal 2003 ispirandosi ai valori della tutela ambientale, del dialogo, dello scambio, dell’apertura culturale e della curiosità. Dal 2008 l’Associazione gestisce a Potenza il Salone dei Rifiutati, centro sperimentale che, attraverso la realizzazione di laboratori, percorsi formativi, attività teatrali e performance, intende contrastare i comportamenti antiecologici e la gestione irresponsabile delle risorse naturali e materiali.
Intellettuale napoletano, Raffaele Rizzo scrive per il teatro. Nel 2005 ha vinto il concorso nazionale di microdrammaturgia di Porto San Giorgio con “L’ultima automobile”: un´auto come scena e platea, un attore e pubblico di tre persone. Ha vinto anche l’edizione del 2008 con “Quando le sedie di plastica bianca guardano le superstrade”. È stato presente, negli ultimi quattro anni, alla rassegna “Museum teatro Napoli “, per cui ha firmato, tra gli altri, “La cosa innominabile” sull ´opera di Zavattini . A maggio 2008 è stato invitato con il suo “Leggenda e cunto del libero merlo” al Festival Imaginarius di teatro di strada di S.M. La Feira, Portogallo. E’ autore del testo “Le cipolle fanno ridere”, un libro di calembours e manipolazioni linguistiche.

Le Patamacchine - Ovvero, come accadde che telefonando a Gigi, gli toccai un brufolo
Dal 7 febbraio al 14 marzo 2010
c/o Pinacoteca Provinciale di Potenza
via Lazio - 85100 Potenza
Orari di apertura: venerdì, sabato e domenica - dalle 9 alle 20
Ingresso libero
Ideazione e allestimento: Mariangela Tolve e Rossana Cafarelli