Da metà luglio alla fine di agosto nei fine settimana si svolge nel suggestivo scenario di Campomaggiore Vecchia, un borgo abbandonato della provincia di Potenza, uno spettacolo dal nome “La città dell’Utopia – in una città fantasma rivive il sogno di una notte infinita”. La regia è di Giampiero Francese; e viene narrata la storia di un soldato che ritorna al suo paese natio dopo una estenuante guerra. Nel ritornare non riconosce più nulla, tutto è trasformato poiché una frana – 1885 – ha stravolto le fisionomia del borgo e la vita della sua sposa, che pur di non abbandonare la loro casa si è lasciata morire. Così, costretto a fare i conti con la dura realtà, si ritrova in un sogno fantastico realizzato in una notte fatta di incontri magici: il Conte Rendina, il parraco, Orbis – figlio della terra - , la Sibilla tessitrice – tramite tra l’umano ed il divino -, la Luna. Piano piano i compagni magici del soldato lo conducono dagli incubi della guerra al sogno della ricostruzione della Città dell’Utopia. Così partendo da un episodio di storia reale, lo spettacolo restituisce temporaneamente luce magica ad un sito pressoché abbandonato e dimenticato. Lo spettacolo si avvale dell’utilizzo della danza aerea, che tra i ruderi della antico borgo, crea effetti spettacolari e pittoreschi; un corpo di ballo, un coro di bambini, effetti scenografici e di luci. Le danze, le musiche ed i personaggi catapultano lo spettatore nel mondo fantastico dei sogni e dell’impossibile che può diventare realtà attraverso gli occhi del cuore.giovedì 22 luglio 2010
La città dell’Utopia
di Angela Delle Donne
Da metà luglio alla fine di agosto nei fine settimana si svolge nel suggestivo scenario di Campomaggiore Vecchia, un borgo abbandonato della provincia di Potenza, uno spettacolo dal nome “La città dell’Utopia – in una città fantasma rivive il sogno di una notte infinita”. La regia è di Giampiero Francese; e viene narrata la storia di un soldato che ritorna al suo paese natio dopo una estenuante guerra. Nel ritornare non riconosce più nulla, tutto è trasformato poiché una frana – 1885 – ha stravolto le fisionomia del borgo e la vita della sua sposa, che pur di non abbandonare la loro casa si è lasciata morire. Così, costretto a fare i conti con la dura realtà, si ritrova in un sogno fantastico realizzato in una notte fatta di incontri magici: il Conte Rendina, il parraco, Orbis – figlio della terra - , la Sibilla tessitrice – tramite tra l’umano ed il divino -, la Luna. Piano piano i compagni magici del soldato lo conducono dagli incubi della guerra al sogno della ricostruzione della Città dell’Utopia. Così partendo da un episodio di storia reale, lo spettacolo restituisce temporaneamente luce magica ad un sito pressoché abbandonato e dimenticato. Lo spettacolo si avvale dell’utilizzo della danza aerea, che tra i ruderi della antico borgo, crea effetti spettacolari e pittoreschi; un corpo di ballo, un coro di bambini, effetti scenografici e di luci. Le danze, le musiche ed i personaggi catapultano lo spettatore nel mondo fantastico dei sogni e dell’impossibile che può diventare realtà attraverso gli occhi del cuore.
Da metà luglio alla fine di agosto nei fine settimana si svolge nel suggestivo scenario di Campomaggiore Vecchia, un borgo abbandonato della provincia di Potenza, uno spettacolo dal nome “La città dell’Utopia – in una città fantasma rivive il sogno di una notte infinita”. La regia è di Giampiero Francese; e viene narrata la storia di un soldato che ritorna al suo paese natio dopo una estenuante guerra. Nel ritornare non riconosce più nulla, tutto è trasformato poiché una frana – 1885 – ha stravolto le fisionomia del borgo e la vita della sua sposa, che pur di non abbandonare la loro casa si è lasciata morire. Così, costretto a fare i conti con la dura realtà, si ritrova in un sogno fantastico realizzato in una notte fatta di incontri magici: il Conte Rendina, il parraco, Orbis – figlio della terra - , la Sibilla tessitrice – tramite tra l’umano ed il divino -, la Luna. Piano piano i compagni magici del soldato lo conducono dagli incubi della guerra al sogno della ricostruzione della Città dell’Utopia. Così partendo da un episodio di storia reale, lo spettacolo restituisce temporaneamente luce magica ad un sito pressoché abbandonato e dimenticato. Lo spettacolo si avvale dell’utilizzo della danza aerea, che tra i ruderi della antico borgo, crea effetti spettacolari e pittoreschi; un corpo di ballo, un coro di bambini, effetti scenografici e di luci. Le danze, le musiche ed i personaggi catapultano lo spettatore nel mondo fantastico dei sogni e dell’impossibile che può diventare realtà attraverso gli occhi del cuore.
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mercoledì 21 luglio 2010
Fiori in libertà
Comunicato stampa
La pittrice-scrittrice Principia Bruna Rosco, d’origine lucana, vive e lavora tra Milano e Barrea nel Parco Nazionale d’Abruzzo e, come di consuetudine, nel periodo dal 24 luglio al 5 settembre 2010, con orari dalle 10,00-12,30 e 16,30-20,00, presso la Galleria “Il Mammarino” di Barrea, ripropone una Mostra di Pittura con opere ricche di colore che trovano vigore nei linguaggi artistici dell’espressionismo materico, forma d'arte diretta che tocca le corde più profonde del nostro essere.
Si tratta di una splendida occasione per ammirare opere di un’artista internazionale dai ricchi contenuti e robuste prospettive che aprono una finestra sul mondo e ampliano i propri orizzonti, ma anche per accrescere contestualmente legami ed amicizie, creare un vero "ponte culturale" per condividere passioni ed interessi che sviluppano il futuro dell’Arte.
L’Abruzzo è una Regione ricca di cultura, musica, natura e storia ed è diventata un punto di riferimento importante per tutti gli artisti italiani impegnati su più piani culturali. A tal fine, il Comune di Barrea ha tacitamente sottoscritto un rapporto di cooperazione artistica con la pittrice-scrittrice Principia Bruna Rosco, consolidando una sincera amicizia che ha rafforzato un’iniziativa che dura da circa trent’anni e che ha tracciato un ponte ideale per un dialogo creativo fra le Regioni. Principia Bruna Rosco, pertanto, è un’artista che prosegue nel suo impegno di sensibilizzazione per favorire le relazioni culturali e sociali al fine di contribuire alla pace ed allo sviluppo di relazione fra i popoli. In un secolo dove il mondo ha risposto all’esplosione culturale abbattendo le barriere territoriali, lei ha preso lo spunto per diffondere un patrimonio di conoscenze internazionale, diventando un punto di riferimento importante per tutti gli artisti senza, peraltro, trascurare le attività di carattere sociale, dove è perennemente impegnata a promuovere mostre di beneficienza per Telethon, l’AIFO, l’AIDO e altre istituzioni che riguardano la ricerca scientifica.
Principia Bruna Rosco fa parte di varie prestigiose Associazioni artistiche come “D’Arte e D’Artisti” di Milano e nel campo del sociale come l’Associazione Socio Culturale di Cesano Boscone (Milano). Inizia a dipingere giovanissima negli studi dei maestri Schifano e Brindisi con i quali sviluppa una notevole affinità artistica. Abbeverata della pittura di questi grandi maestri, nel corso degli anni ha saputo "stravolgere" ed inventare un modo del tutto personale ed originale di fare arte. Nel 1971 approda alle famose opere a carattere concettuale conferendo alle stesse profondità e matericità. Le opere sono prevalentemente tele di notevoli dimensioni, dipinte con grandi gesti, dove il pigmento allo stato puro viene esaltato dal colore che viene usato come mezzo espressivo, diventando, alle volte, inquietante. Il nuovo millennio segna per l’artista anche l’incontro con la scrittura e con la pubblicazione di diversi libri, tra questi: le poesie “Vorrei” e “Conoscere il Vento” editati dalla OTMA Edizioni di Milano e i romanzi “Petra - La Donna del Vento” e “La Ragione del Destino” editati dalla GRECO & GRECO di Milano. Fra qualche settimana verrà pubblicato il prossimo romanzo “L’incursore”.
Fiori in libertà. Principia Bruna Rosco
Galleria Il Mammarino , Barrea (AQ)
Date: dal 24 luglio al 5 settembre 2010
Orari: dalle 10.00-12.30 e 16.30-20.00
La pittrice-scrittrice Principia Bruna Rosco, d’origine lucana, vive e lavora tra Milano e Barrea nel Parco Nazionale d’Abruzzo e, come di consuetudine, nel periodo dal 24 luglio al 5 settembre 2010, con orari dalle 10,00-12,30 e 16,30-20,00, presso la Galleria “Il Mammarino” di Barrea, ripropone una Mostra di Pittura con opere ricche di colore che trovano vigore nei linguaggi artistici dell’espressionismo materico, forma d'arte diretta che tocca le corde più profonde del nostro essere.Si tratta di una splendida occasione per ammirare opere di un’artista internazionale dai ricchi contenuti e robuste prospettive che aprono una finestra sul mondo e ampliano i propri orizzonti, ma anche per accrescere contestualmente legami ed amicizie, creare un vero "ponte culturale" per condividere passioni ed interessi che sviluppano il futuro dell’Arte.
L’Abruzzo è una Regione ricca di cultura, musica, natura e storia ed è diventata un punto di riferimento importante per tutti gli artisti italiani impegnati su più piani culturali. A tal fine, il Comune di Barrea ha tacitamente sottoscritto un rapporto di cooperazione artistica con la pittrice-scrittrice Principia Bruna Rosco, consolidando una sincera amicizia che ha rafforzato un’iniziativa che dura da circa trent’anni e che ha tracciato un ponte ideale per un dialogo creativo fra le Regioni. Principia Bruna Rosco, pertanto, è un’artista che prosegue nel suo impegno di sensibilizzazione per favorire le relazioni culturali e sociali al fine di contribuire alla pace ed allo sviluppo di relazione fra i popoli. In un secolo dove il mondo ha risposto all’esplosione culturale abbattendo le barriere territoriali, lei ha preso lo spunto per diffondere un patrimonio di conoscenze internazionale, diventando un punto di riferimento importante per tutti gli artisti senza, peraltro, trascurare le attività di carattere sociale, dove è perennemente impegnata a promuovere mostre di beneficienza per Telethon, l’AIFO, l’AIDO e altre istituzioni che riguardano la ricerca scientifica.
Principia Bruna Rosco fa parte di varie prestigiose Associazioni artistiche come “D’Arte e D’Artisti” di Milano e nel campo del sociale come l’Associazione Socio Culturale di Cesano Boscone (Milano). Inizia a dipingere giovanissima negli studi dei maestri Schifano e Brindisi con i quali sviluppa una notevole affinità artistica. Abbeverata della pittura di questi grandi maestri, nel corso degli anni ha saputo "stravolgere" ed inventare un modo del tutto personale ed originale di fare arte. Nel 1971 approda alle famose opere a carattere concettuale conferendo alle stesse profondità e matericità. Le opere sono prevalentemente tele di notevoli dimensioni, dipinte con grandi gesti, dove il pigmento allo stato puro viene esaltato dal colore che viene usato come mezzo espressivo, diventando, alle volte, inquietante. Il nuovo millennio segna per l’artista anche l’incontro con la scrittura e con la pubblicazione di diversi libri, tra questi: le poesie “Vorrei” e “Conoscere il Vento” editati dalla OTMA Edizioni di Milano e i romanzi “Petra - La Donna del Vento” e “La Ragione del Destino” editati dalla GRECO & GRECO di Milano. Fra qualche settimana verrà pubblicato il prossimo romanzo “L’incursore”.
Fiori in libertà. Principia Bruna Rosco
Galleria Il Mammarino , Barrea (AQ)
Date: dal 24 luglio al 5 settembre 2010
Orari: dalle 10.00-12.30 e 16.30-20.00
venerdì 16 luglio 2010
Guerrino Tramonti. Ceramiche in terra d'Urbino
Comunicato stampa
Urbino rende omaggio al maestro della ceramica Guerrino Tramonti (Faenza 1915–1992), con una importante mostra retrospettiva presso la Casa natale di Raffaello. Un luogo che rappresenta l'eccellenza dell'arte tout-court, dove l’artista avrebbe certamente avuto piacere di esporre da vivo.
Dopo il successo della manifestazione tenutasi lo scorso anno al Museo di Palazzo Venezia a Roma, la mostra “Guerrino Tramonti. Ceramiche in terra d’Urbino, 1930-1970”, allestita dal 2 al 30 settembre 2010 nelle prestigiose sale espositive della Bottega di Giovanni Santi, testimonia un grande e ulteriore riconoscimento per Tramonti, ceramista, scultore e pittore fra i più affermati in Italia nel XX secolo.
Promossa dall’Accademia Raffaello in Urbino in collaborazione con la Fondazione Guerrino Tramonti in Faenza, che dopo la scomparsa dell’artista ne tutela e custodisce le opere, l’esposizione a cura di Gian Carlo Bojani mette in risalto il periodo più fecondo dell’attività del maestro, tra gli anni Trenta e Sessanta. Un quarantennio caratterizzato da una produzione inesauribile e impetuosa, nota per le sue inconfondibili atmosfere decorative, nell’ambito della quale sono stati riuniti più di sessanta capolavori, tra sculture in terrecotta e ceramiche, in particolare maioliche e grès porcellanato.
Il corpus centrale dell’esposizione è inoltre arricchito da alcuni tra i suoi numerosi dipinti, per una indicazione di confronto con il segno pittorico, che sarà invece interesse prevalente dell’artista negli anni successivi al 1970.
Guerrino Tramonti è artefice di qualità fin dagli anni giovanili; esce dalla Regia Scuola di Ceramica di Faenza, dove impara a conoscere i colori dal maestro faentino Anselmo Bucci, e dove lo scultore Domenico Rambelli, tra gli insegnati, diventa punto di riferimento per il suo futuro artistico. Inizia ad esporre dall’età di quindici anni e, già vincitore di numerosi premi d’arte, approda negli ambienti artistico-culturali della capitale negli anni Quaranta. Fino agli anni Cinquanta, rimane sodale dell'ambiente romano più qualificato, con personalità come Libero De Libero, Leonardo Sinisgalli, il principe Massimo, e l'editore d'arte De Luca che nel 1956 pubblica la sua monografia, nella collana “Artisti d’oggi”.
Dopo i primi studi scolastici, Tramonti ha sempre condotto la sua ricerca creativa da autodidatta, fuori dai canoni accademici, allargando i suoi orizzonti alla scultura e alla pittura, in linea con il clima di “sintesi delle arti” dell’epoca. Ed è per altro nota l’assidua frequentazione di artisti come Arturo Martini, conosciuto in Liguria nel 1938 - quando lavora presso la manifattura “La Casa d’Arte Agnino & Barile” di Albisola - , Filippo de Pisis a Venezia, dove vive dal 1944 al 1947, e Franco Gentilini, amico d’infanzia a Faenza e poi rincontrato a Roma. Tramonti si dedica alacremente e instancabilmente al suo lavoro per tutta la vita e raggiunge una compiutezza espressiva assolutamente unica e personale che, apprezzata da subito dalla critica e consacrata dall’interminabile quantità di mostre e rassegne collettive e personali, gode a tutt’oggi di fama internazionale.
Il percorso della mostra in terra di Urbino, propone le opere più rappresentative dei quattro periodi fondamentali della carriera artistica di Guerrino Tramonti, suddivise nelle sale espositive della Bottega Giovanni Santi nella Casa di Raffaello.
Il primo periodo è quello delle opere a tutto tondo, risalente agli anni Trenta e Quaranta, sotto l'influenza di Arturo Martini e nel clima novecentesco della ripresa archeologizzante, soprattutto d'impronta etrusca, come dimostrano il bronzo Cantilena (1940-44) e significative sculture in terracotta smaltata e dipinta.
Il secondo periodo, risalente al secondo dopoguerra, si manifesta invece nel duplice aspetto di rivestimenti a lustro – in cui a Faenza c'era il grande exploit di maestri come Pietro Melandri e Riccardo Gatti – e nella creazione di maioliche a grossi spessori di smalti, con decorazioni e forme di gusto "primitivo", sull’esempio del maestro Guido Gambone, esaltato da Tramonti come il massimo ceramista del XX secolo.
Si trovano qui esposti i bellissimi vassoi, definiti dalla critica “antichissimi e moderni allo stesso tempo”, che Tramonti realizza con semplici colori – azzurro, giallo, rosso, bianco - e sempre in stretto legame con le ragioni naturali per cui l’arte della ceramica è nata. I suoi piatti e vassoi si possono attaccare ai muri, ma si possono tranquillamente impiegare per l’uso domestico o tenere sul tavolo fra i libri, riconducendoli così al loro uso originario. In questa sala si possono inoltre ammirare due opere rarissime: due ciotole in terracotta decorata a firma dell’amico Franco Gentilini, eseguite dalla bottega Tramonti.
La terza fase del percorso artistico di Tramonti è legata alla sperimentazione da lui avviata alla Scuola d’Arte Francesco Antonio Grue di Castelli, nei primi anni Cinquanta, con una nuova figurazione sulla linea dalle iconografie del Neocubismo, Astrattismo e Primitivismo. Ricerca che porta alla realizzazione presso la scuola di un soffitto composto da 356 tavelle maiolicate con decorazioni policrome. Opera presentata e premiata alla Decima Triennale di Milano nel 1954, che costituisce la versione contemporanea della cosiddetta “Sistina della ceramica”, il seicentesco soffitto maiolicato della Chiesa di San Donato di Castelli d’Abruzzo.
Questo periodo è rappresentato in mostra dai grandi dischi decorativi, invetriati con craquelures, tra cui spiccano la bella Donna con pera (1969-76) e geometriche nature morte. Come sostiene il curatore Bojani: “Sono ceramiche ove si ripresentano quei richiami dell’arcaismo mediato collegatisi stavolta anche alle semplificazioni compositive di un Pablo Picasso, e in un’ottica di riduzione post-cubista rivolta all’alto “decorativismo” di un Gorge Braque. Ma in questa mimesi primitivista dai suddetti maestri, Tramonti ben presto fa confluire l’arcaismo della pittura medioevale catalana, da un viaggio epifanico che in quegli anni compiva in Barcellona assieme a Franco Gentilini. Di allora – ad iniziare dal 1953 – è l’ideazione delle prime grandi forme circolari (…) con l’annullamento di ogni suggestione prospettica e quegli espressionisti tocchi di rosso alle guance, assieme – e qui è una soluzione della tecnica che trasmuta in linguaggio estetico – a quella grossa invetriatura cavillata che fa assumere alla ceramica inedite valenze illusionistiche come figure galleggianti in un acquario, con suggestioni da mosaici bizantini, da vetrate gotiche, da smalti “cloisonnés”.
In ultimo, vediamo esposte le raffinate ceramiche che richiamano l’arte orientale di Cina, Corea e Giappone, ma che venivano rivissute con il purismo formale del design molto in voga fra gli anni Sessanta e Settanta in Europa. Un’essenzialità che ha portato Tramonti a scegliere il grès, materia orientale i cui risultati non dipendono soltanto dalla cottura ad elevata temperatura, ma anche dall’impasto. Definito “porcellana tenera” il Grès si presta al felice connubio di forma e colore. “Quando faccio una forma – dice l’artista – io penso a una scultura”. Sono opere costruite tutte in blocco e per ogni forma sono scelti gli smalti adatti: i veri colori del grès ovvero il bianco, il bruno piombo (detto nero), il bleu, il verde e la gamma dei cinesi.
Nel soppalco che affaccia sulla seconda sala del percorso espositivo, si trovano allestiti, a corredo, alcuni dei dipinti a cui Tramonti si dedica dagli anni Settanta in avanti. Dopo gli innumerevoli successi ottenuti con le arti del fuoco, l’artista decide infatti di abbandonare la ceramica, in particolare le tecniche ad alta temperatura, perché riteneva “di non poter andare oltre a quello che avev(a) raggiunto”. Le composizioni pittoriche sono da ammirare accostate alla sua produzione di ceramista poiché in esse ritornano le sue più celebri iconografie, tra “arcaismi”, elementi di post-cubismo e surrealismo, oltre a rapporti cromatici e forme plastiche ispirati a Fernand Leger, che egli aveva ammirato in Costa Azzurra.
La mostra riassume dunque al meglio l’interpretazione materica e policroma di Guerrino Tramonti che si impone sempre con forza, mostrando una personalità espressiva decisa a superare il passato e a rappresentare la contemporaneità con una impronta mediterranea graffiante e raffinata più che mai attuale.
Così scriveva l’amico Enzo Tortora in occasione della mostra alla Galleria Mariani di Ravenna nel 1974: “Tramonti ha trovato una sua sigla inconfondibile, dopo una ricerca accanita: poche volte m’è capitato in sorte di assistere, da “dietro le quinte” al travaglio di un’opera di pittura. Ora che lo conosco, fiuterei i suoi quadri tra mille: c’è dentro fino al collo. I suoi gatti, le sue nuvole, le sue forme che s’alzano in un volo nuovo, liberatorio: aquiloni che si portano dietro anni ed anni d’esperienze vissute fino alla crudeltà con se stesso. Come quella, estrema, di firmare “Tramonti” il lavoro di un pittore che “sorge”. O che risorge, se volete. Ma che, comunque, durerà”.
Catalogo a cura di Gian Carlo Bojani con introduzione del Presidente dell’Accademia Raffaello, Giorgio Cerboni Baiardi e un testo critico di Anna Cerboni Baiardi, docente all'Istituto di Storia dell'Arte dell'Università Statale di Urbino.
Titolo: Guerrino Tramonti. Ceramiche in terra d'Urbino, 1930-1970
Sede: Casa natale di Raffaello, Bottega Giovanni Santi
Via Raffaello, 57 - 61029 Urbino (PU)
Date: 2 - 30 settembre 2010
Mostra e catalogo a cura di: Gian Carlo Bojani
Promossa da: Accademia Raffaello - Urbino
Fondazione Guerrino Tramonti - Faenza
Orari: dal lunedì al sabato 9,00 - 12,30 / 15,00 - 18,30
domenica: 10,00 - 12,30
Ingresso gratuito
Informazioni:
Casa natale di Raffaello - Museo T 0722 320105
Fondazione Guerrino Tramonti M 392 3011196
www.accademiaraffaello.it
www.tramontiguerrino.it
Ufficio Stampa
Arthemisia Group
Alessandra Zanchi M +39 349 5691710 - az@arthemisia.it
Adele Delle Sala T +39 0721 370956 - ads@arthemisia.it
press@arthemisia.it
Urbino rende omaggio al maestro della ceramica Guerrino Tramonti (Faenza 1915–1992), con una importante mostra retrospettiva presso la Casa natale di Raffaello. Un luogo che rappresenta l'eccellenza dell'arte tout-court, dove l’artista avrebbe certamente avuto piacere di esporre da vivo.Dopo il successo della manifestazione tenutasi lo scorso anno al Museo di Palazzo Venezia a Roma, la mostra “Guerrino Tramonti. Ceramiche in terra d’Urbino, 1930-1970”, allestita dal 2 al 30 settembre 2010 nelle prestigiose sale espositive della Bottega di Giovanni Santi, testimonia un grande e ulteriore riconoscimento per Tramonti, ceramista, scultore e pittore fra i più affermati in Italia nel XX secolo.
Promossa dall’Accademia Raffaello in Urbino in collaborazione con la Fondazione Guerrino Tramonti in Faenza, che dopo la scomparsa dell’artista ne tutela e custodisce le opere, l’esposizione a cura di Gian Carlo Bojani mette in risalto il periodo più fecondo dell’attività del maestro, tra gli anni Trenta e Sessanta. Un quarantennio caratterizzato da una produzione inesauribile e impetuosa, nota per le sue inconfondibili atmosfere decorative, nell’ambito della quale sono stati riuniti più di sessanta capolavori, tra sculture in terrecotta e ceramiche, in particolare maioliche e grès porcellanato.
Il corpus centrale dell’esposizione è inoltre arricchito da alcuni tra i suoi numerosi dipinti, per una indicazione di confronto con il segno pittorico, che sarà invece interesse prevalente dell’artista negli anni successivi al 1970.
Guerrino Tramonti è artefice di qualità fin dagli anni giovanili; esce dalla Regia Scuola di Ceramica di Faenza, dove impara a conoscere i colori dal maestro faentino Anselmo Bucci, e dove lo scultore Domenico Rambelli, tra gli insegnati, diventa punto di riferimento per il suo futuro artistico. Inizia ad esporre dall’età di quindici anni e, già vincitore di numerosi premi d’arte, approda negli ambienti artistico-culturali della capitale negli anni Quaranta. Fino agli anni Cinquanta, rimane sodale dell'ambiente romano più qualificato, con personalità come Libero De Libero, Leonardo Sinisgalli, il principe Massimo, e l'editore d'arte De Luca che nel 1956 pubblica la sua monografia, nella collana “Artisti d’oggi”.
Dopo i primi studi scolastici, Tramonti ha sempre condotto la sua ricerca creativa da autodidatta, fuori dai canoni accademici, allargando i suoi orizzonti alla scultura e alla pittura, in linea con il clima di “sintesi delle arti” dell’epoca. Ed è per altro nota l’assidua frequentazione di artisti come Arturo Martini, conosciuto in Liguria nel 1938 - quando lavora presso la manifattura “La Casa d’Arte Agnino & Barile” di Albisola - , Filippo de Pisis a Venezia, dove vive dal 1944 al 1947, e Franco Gentilini, amico d’infanzia a Faenza e poi rincontrato a Roma. Tramonti si dedica alacremente e instancabilmente al suo lavoro per tutta la vita e raggiunge una compiutezza espressiva assolutamente unica e personale che, apprezzata da subito dalla critica e consacrata dall’interminabile quantità di mostre e rassegne collettive e personali, gode a tutt’oggi di fama internazionale.
Il percorso della mostra in terra di Urbino, propone le opere più rappresentative dei quattro periodi fondamentali della carriera artistica di Guerrino Tramonti, suddivise nelle sale espositive della Bottega Giovanni Santi nella Casa di Raffaello.
Il primo periodo è quello delle opere a tutto tondo, risalente agli anni Trenta e Quaranta, sotto l'influenza di Arturo Martini e nel clima novecentesco della ripresa archeologizzante, soprattutto d'impronta etrusca, come dimostrano il bronzo Cantilena (1940-44) e significative sculture in terracotta smaltata e dipinta.
Il secondo periodo, risalente al secondo dopoguerra, si manifesta invece nel duplice aspetto di rivestimenti a lustro – in cui a Faenza c'era il grande exploit di maestri come Pietro Melandri e Riccardo Gatti – e nella creazione di maioliche a grossi spessori di smalti, con decorazioni e forme di gusto "primitivo", sull’esempio del maestro Guido Gambone, esaltato da Tramonti come il massimo ceramista del XX secolo.
Si trovano qui esposti i bellissimi vassoi, definiti dalla critica “antichissimi e moderni allo stesso tempo”, che Tramonti realizza con semplici colori – azzurro, giallo, rosso, bianco - e sempre in stretto legame con le ragioni naturali per cui l’arte della ceramica è nata. I suoi piatti e vassoi si possono attaccare ai muri, ma si possono tranquillamente impiegare per l’uso domestico o tenere sul tavolo fra i libri, riconducendoli così al loro uso originario. In questa sala si possono inoltre ammirare due opere rarissime: due ciotole in terracotta decorata a firma dell’amico Franco Gentilini, eseguite dalla bottega Tramonti.
La terza fase del percorso artistico di Tramonti è legata alla sperimentazione da lui avviata alla Scuola d’Arte Francesco Antonio Grue di Castelli, nei primi anni Cinquanta, con una nuova figurazione sulla linea dalle iconografie del Neocubismo, Astrattismo e Primitivismo. Ricerca che porta alla realizzazione presso la scuola di un soffitto composto da 356 tavelle maiolicate con decorazioni policrome. Opera presentata e premiata alla Decima Triennale di Milano nel 1954, che costituisce la versione contemporanea della cosiddetta “Sistina della ceramica”, il seicentesco soffitto maiolicato della Chiesa di San Donato di Castelli d’Abruzzo.
Questo periodo è rappresentato in mostra dai grandi dischi decorativi, invetriati con craquelures, tra cui spiccano la bella Donna con pera (1969-76) e geometriche nature morte. Come sostiene il curatore Bojani: “Sono ceramiche ove si ripresentano quei richiami dell’arcaismo mediato collegatisi stavolta anche alle semplificazioni compositive di un Pablo Picasso, e in un’ottica di riduzione post-cubista rivolta all’alto “decorativismo” di un Gorge Braque. Ma in questa mimesi primitivista dai suddetti maestri, Tramonti ben presto fa confluire l’arcaismo della pittura medioevale catalana, da un viaggio epifanico che in quegli anni compiva in Barcellona assieme a Franco Gentilini. Di allora – ad iniziare dal 1953 – è l’ideazione delle prime grandi forme circolari (…) con l’annullamento di ogni suggestione prospettica e quegli espressionisti tocchi di rosso alle guance, assieme – e qui è una soluzione della tecnica che trasmuta in linguaggio estetico – a quella grossa invetriatura cavillata che fa assumere alla ceramica inedite valenze illusionistiche come figure galleggianti in un acquario, con suggestioni da mosaici bizantini, da vetrate gotiche, da smalti “cloisonnés”.
In ultimo, vediamo esposte le raffinate ceramiche che richiamano l’arte orientale di Cina, Corea e Giappone, ma che venivano rivissute con il purismo formale del design molto in voga fra gli anni Sessanta e Settanta in Europa. Un’essenzialità che ha portato Tramonti a scegliere il grès, materia orientale i cui risultati non dipendono soltanto dalla cottura ad elevata temperatura, ma anche dall’impasto. Definito “porcellana tenera” il Grès si presta al felice connubio di forma e colore. “Quando faccio una forma – dice l’artista – io penso a una scultura”. Sono opere costruite tutte in blocco e per ogni forma sono scelti gli smalti adatti: i veri colori del grès ovvero il bianco, il bruno piombo (detto nero), il bleu, il verde e la gamma dei cinesi.
Nel soppalco che affaccia sulla seconda sala del percorso espositivo, si trovano allestiti, a corredo, alcuni dei dipinti a cui Tramonti si dedica dagli anni Settanta in avanti. Dopo gli innumerevoli successi ottenuti con le arti del fuoco, l’artista decide infatti di abbandonare la ceramica, in particolare le tecniche ad alta temperatura, perché riteneva “di non poter andare oltre a quello che avev(a) raggiunto”. Le composizioni pittoriche sono da ammirare accostate alla sua produzione di ceramista poiché in esse ritornano le sue più celebri iconografie, tra “arcaismi”, elementi di post-cubismo e surrealismo, oltre a rapporti cromatici e forme plastiche ispirati a Fernand Leger, che egli aveva ammirato in Costa Azzurra.
La mostra riassume dunque al meglio l’interpretazione materica e policroma di Guerrino Tramonti che si impone sempre con forza, mostrando una personalità espressiva decisa a superare il passato e a rappresentare la contemporaneità con una impronta mediterranea graffiante e raffinata più che mai attuale.
Così scriveva l’amico Enzo Tortora in occasione della mostra alla Galleria Mariani di Ravenna nel 1974: “Tramonti ha trovato una sua sigla inconfondibile, dopo una ricerca accanita: poche volte m’è capitato in sorte di assistere, da “dietro le quinte” al travaglio di un’opera di pittura. Ora che lo conosco, fiuterei i suoi quadri tra mille: c’è dentro fino al collo. I suoi gatti, le sue nuvole, le sue forme che s’alzano in un volo nuovo, liberatorio: aquiloni che si portano dietro anni ed anni d’esperienze vissute fino alla crudeltà con se stesso. Come quella, estrema, di firmare “Tramonti” il lavoro di un pittore che “sorge”. O che risorge, se volete. Ma che, comunque, durerà”.
Catalogo a cura di Gian Carlo Bojani con introduzione del Presidente dell’Accademia Raffaello, Giorgio Cerboni Baiardi e un testo critico di Anna Cerboni Baiardi, docente all'Istituto di Storia dell'Arte dell'Università Statale di Urbino.
Titolo: Guerrino Tramonti. Ceramiche in terra d'Urbino, 1930-1970
Sede: Casa natale di Raffaello, Bottega Giovanni Santi
Via Raffaello, 57 - 61029 Urbino (PU)
Date: 2 - 30 settembre 2010
Mostra e catalogo a cura di: Gian Carlo Bojani
Promossa da: Accademia Raffaello - Urbino
Fondazione Guerrino Tramonti - Faenza
Orari: dal lunedì al sabato 9,00 - 12,30 / 15,00 - 18,30
domenica: 10,00 - 12,30
Ingresso gratuito
Informazioni:
Casa natale di Raffaello - Museo T 0722 320105
Fondazione Guerrino Tramonti M 392 3011196
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giovedì 15 luglio 2010
Artecinema - XV edizione
Comunicato stampaDa giovedì 14 a domenica 17 ottobre 2010 torna a Napoli Artecinema, il Festival Internazionale di Film sull’Arte Contemporanea, curato da Laura Trisorio.
Giunto alla sua quindicesima edizione, il Festival, diviso in tre sezioni: Arte e Dintorni, Architettura, Fotografia, presenta al grande pubblico le diverse realtà dell’arte contemporanea attraverso una selezione di documentari sui maggiori artisti, architetti e fotografi degli ultimi cinquant’anni: interviste, biografie filmate, narrazioni montate con materiali d’archivio.
Al Teatro Augusteo di Napoli, dalle ore 17.00 alle ore 24.00, saranno presentati più di trenta documentari, ricercati direttamente presso i registi e i produttori in tutto il mondo e le proiezioni, in lingua originale con traduzione simultanea, sono intervallate da incontri-dibattito con i registi, gli artisti e i produttori.
Ad ingresso gratuito, Artecinema è il primo festival del genere in Italia ed è diventato uno degli appuntamenti più attesi del settore. Seguito da circa 6.000 spettatori ogni anno, nelle ultime due edizioni è stato premiato con una medaglia dal Presidente della Repubblica, che lo ha definito “uno degli appuntamenti culturali di maggior rilievo del territorio campano”.
In anteprima italiana, fra gli altri, gli ultimi documentari della serie Art:21 “Art in The Twenty-First Century”, serie dedicata agli artisti attivi negli Stati Uniti trasmessa dal canale televisivo americano PBS. A Napoli si potranno vedere i lungometraggi dedicati a John Baldessari, Kimsooja, Allan McCollum e Jeff Koons.
Fra tematiche affrontate, la memoria sarà indagata dall'artista Christian Boltanski nel film Les vies possibles de Christian Boltanski del regista tedesco Heinz Peter Schwerfel, e il potere sarà affrontato nel film About Jenny Holzer, in cui la regista Claudia Müller ha seguito per più di dieci anni l'artista americana vincitrice del Leone d'oro alla Biennale di Venezia nel 1990.
Attraverso il film Chine, empire de l'art di Emma Tassy e Sheng Zhimin, sarà esplorato il panorama dell'arte contemporanea cinese, ormai protagonista del mercato internazionale.
Il regista inglese Bruno Wollheim ha seguito per tre anni David Hockney mentre dipingeva la più grande opera mai realizzata en plain air, composta da 54 tele ed esposta oggi alla Tate Gallery di Londra.
Jan Fabre, il noto artista belga, ci mostrerà il soffitto del Palazzo Reale di Bruxelles, da lui ricoperto da migliaia di coleotteri verdi.
Vedremo inoltre l’artista svizzero Felice Varini intento a creare le sue “pitture spaziali” che si svelano all’osservatore solo guardandole da un punto di vista predeterminato.
Nel film Botero Born in Medellín il regista Peter Schamoni ripercorre la carriera lunga e ricca di successi del pittore e scultore colombiano Fernando Botero.
Nel film Learning from Light: the Vision of I.M. Pei di Bo Landin e Sterling Van Wagenen, il grande architetto di origine cinese, I.M.Pei, ci illustrerà lo spettacolare museo di arte islamica del Qatar, inaugurato nel novembre 2008 e definito il "Louvre del Medio Oriente".
Il programma dettagliato e completo della manifestazione sarà consultabile sul sito internet www.artecinema.com
Sarà pubblicato un catalogo con testi in italiano e inglese distribuito gratuitamente insieme ad un magazine con interviste ai registi e agli artisti, strumento di approfondimento dei temi trattati nel festival.
L’iniziativa è patrocinata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dal Senato della Repubblica, dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dal Ministero per lo Sviluppo Economico, dal Ministero dell’Università e della Ricerca, dalla Regione Campania, dalla Provincia di Napoli, dal Comune di Napoli, dalla Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico, Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Napoli, dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici di Napoli e Provincia, dalla Soprintendenza Archivistica per la Campania, dall’Università degli Studi di Napoli “Federico II” e dalla Fondazione Internazionale per gli Studi Superiori di Architettura.
artecinema, 15° Festival Internazionale di Film sull’Arte Contemporanea
Luogo: Teatro Augusteo - Napoli, piazza Duca d'Aosta 263
Date: da giovedì 14 a domenica 17 ottobre 2010
Orario: ogni giorno, dalle ore 17.00 alle ore 24.00
Informazioni: Associazione Culturale Trisorio
Tel/fax +39 081 414306 / info@artecinema.com
www.artecinema.com
Lingua originale/traduzioni simultanee
Ingresso: gratuito
Ufficio Stampa: Novella Mirri e Maria Bonmassar
Tel. 06-32652596 - ufficiostampa@novellamirri.it
Tag:
arte contemporanea
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documentario
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festival
martedì 13 luglio 2010
Arturo Barbante. Icone della tavola
Comunicato stampa
La galleria d’arte Koiné Scicli presenta una mostra personale dell’artista siciliano Arturo Barbante che ha indagato con finezza e consapevolezza sull’influenza del cibo nella nostra vita quotidiana.
Il cibo come metafora della comunicazione che si respira nelle opere ad acquerello e acrilico, descrittive di un tavolo imbandito e una serie di figure umane, testimoni e attori di convivialità e quindi di ricordi, quasi una riunione di famiglia dove però i tratti essenziali dell’acquerello delineano personaggi in cerca di autore, quasi si chiedesse una immedesimazione da parte di chi guarda. Ognuno di noi può ritrovarsi seduto a quei tavoli, dove spesso, o dal titolo o dai particolari, Barbante accenna alla sacralità del momento che diventa episodio da rammentare nella nostra vita sperduta e sola.
Sembra una pittura immediata e pop, l’acquerello dà levità ai contorni e agli sfondi, ma l’atteggiamento delle figure, quasi di attesa e di sospensione, ci fa entrare in una dimensione riflessiva dove il cibo, ancora una volta rappresenta l’attaccamento alla vita, alle passioni, ai sentimenti vissuti insieme.
ARTURO BARBANTE
E’ nato a Vittoria (Rg) nel 1944, dove vive e lavora. Ha insegnato disegno e storia dell’arte negli istituti superiori. Espone in mostre personali e collettive dal 1964 utilizzando diverse tecniche pittoriche. Ha contribuito significativamente alla vita culturale della sua città, curando anche i costumi e le scenografie per varie manifestazioni popolari. Si è anche occupato di grafica per l’editoria e la pubblicità. Dal 2008 partecipa attivamente alle iniziative della galleria Koiné Scicli, sia in mostre collettive che personali.
Titolo mostra: Arturo Barbante. Icone della tavola
A cura di: Bartolo Piccione
Sede: Galleria d'arte Koiné, Scicli (Rg)
Date: 17 luglio - 7 agosto 2010
Inaugurazione: sabato 17 luglio, ore 20.30
Orari di apertura: martedì-domenica 18.30-21.30
Catalogo: Officina delle immagini
Testi critici: Carmelo Arezzo, Andrea Guastella
La galleria d’arte Koiné Scicli presenta una mostra personale dell’artista siciliano Arturo Barbante che ha indagato con finezza e consapevolezza sull’influenza del cibo nella nostra vita quotidiana.Il cibo come metafora della comunicazione che si respira nelle opere ad acquerello e acrilico, descrittive di un tavolo imbandito e una serie di figure umane, testimoni e attori di convivialità e quindi di ricordi, quasi una riunione di famiglia dove però i tratti essenziali dell’acquerello delineano personaggi in cerca di autore, quasi si chiedesse una immedesimazione da parte di chi guarda. Ognuno di noi può ritrovarsi seduto a quei tavoli, dove spesso, o dal titolo o dai particolari, Barbante accenna alla sacralità del momento che diventa episodio da rammentare nella nostra vita sperduta e sola.
Sembra una pittura immediata e pop, l’acquerello dà levità ai contorni e agli sfondi, ma l’atteggiamento delle figure, quasi di attesa e di sospensione, ci fa entrare in una dimensione riflessiva dove il cibo, ancora una volta rappresenta l’attaccamento alla vita, alle passioni, ai sentimenti vissuti insieme.
ARTURO BARBANTE
E’ nato a Vittoria (Rg) nel 1944, dove vive e lavora. Ha insegnato disegno e storia dell’arte negli istituti superiori. Espone in mostre personali e collettive dal 1964 utilizzando diverse tecniche pittoriche. Ha contribuito significativamente alla vita culturale della sua città, curando anche i costumi e le scenografie per varie manifestazioni popolari. Si è anche occupato di grafica per l’editoria e la pubblicità. Dal 2008 partecipa attivamente alle iniziative della galleria Koiné Scicli, sia in mostre collettive che personali.
Titolo mostra: Arturo Barbante. Icone della tavola
A cura di: Bartolo Piccione
Sede: Galleria d'arte Koiné, Scicli (Rg)
Date: 17 luglio - 7 agosto 2010
Inaugurazione: sabato 17 luglio, ore 20.30
Orari di apertura: martedì-domenica 18.30-21.30
Catalogo: Officina delle immagini
Testi critici: Carmelo Arezzo, Andrea Guastella
lunedì 12 luglio 2010
Un mosaico per Tornareccio
Comunicato stampa
Nove nuovi mosaici, trenta bozzetti in mostra e tanto altro: l’edizione numero cinque di “Un mosaico per Tornareccio”, che prende il via sabato 17 luglio, è senz’altro quella dei record. Con l’inaugurazione di ben nove nuovi capolavori, il museo a cielo aperto nato da un’idea del noto mecenate Alfredo Paglione, nativo proprio di Tornareccio, arriverà a contare da quest’anno ben trentatré mosaici installati e visibili sulle facciate delle abitazioni della “capitale abruzzese del miele”: mai, negli anni precedenti, si era riusciti ad aggiungere un numero così ampio di nuove opere in una sola edizione. E mai, in passato, si era arrivati a coinvolgere un numero così elevato di artisti: sono ben trenta, infatti, gli autori che nei mesi scorsi hanno inviato un bozzetto originale. Di questi trenta, venti saranno in concorso: dal 17 luglio al 29 agosto, presso il Salone Polifunzionale in viale don Bosco, chiunque lo vorrà potrà votare (insieme alla giuria di esperti) quelli da trasformare l’anno prossimo in nuovi mosaici. Accanto a questi bozzetti in gara, saranno in esposizione anche dieci opere fuori concorso inviate esclusivamente per “Un mosaico per Tornareccio” da nomi del calibro di Renato Barisani, Luigi Boille, Antonio D’Acchille, Giosetta Fioroni, Sergio Lombardo, Marcello Mariani, Eduardo Palumbo, Tullio Pericoli, Veronica Piraccini e Alberto Sughi. Dal 17 luglio al 29 agosto, poi, sempre presso il Polifunzionale, sarà possibile ammirare la straordinaria mostra personale di Adelchi Riccardo Mantovani, il cui bozzetto dal titolo “Cuore di cera” è stato il più votato nel 2009: come previsto dal regolamento, il primo classificato ha diritto non solo alla trasformazione del bozzetto in mosaico ma anche ad un’esposizione personale.
L’inaugurazione dei nuovi mosaici sulle facciate delle abitazioni, l’esposizione dei bozzetti in gara (con l’apertura della votazione) e quelli fuori concorso, e il taglio del nastro della mostra di Mantovani sono in programma sabato 17 luglio presso il Salone Polifunzionale in viale don Bosco a Tornareccio, con inizio alle ore 18.00, nel corso della cerimonia inaugurale della quinta edizione di “Un mosaico per Tornareccio”, curata da Gabriele Simongini, storico dell’arte contemporanea, con il coordinamento generale di Elsa Betti, e la partecipazione dell’esperta di mosaici Laura Gavioli, curatrice della mostra di Mantovani.
La scelta di questa data non è casuale: il 17 luglio del 2000 moriva a Palma de Majorca Aligi Sassu (nato il 17 luglio del 1912 a Milano), tra i più grandi maestri del Novecento e cognato di Alfredo Paglione: il suo mosaico “Il cavallo rosso” (tra i primi installati nel 2005, visibile nei pressi del santuario della Madonna del Carmine) è diventato logo di “Un mosaico per Tornareccio”. Nel corso della cerimonia del 17 luglio, così, sarà anche celebrata la sua figura e la sua opera, a dieci anni dalla scomparsa.
Oltre al mosaico di Mantovani, le altre nuove opere – realizzate come sempre dai maestri del Gruppo Mosaicisti di Ravenna di Marco Santi – sono tratti da bozzetti di Aurelio Bulzatti, Paola Campidelli, Riccardo Licata, Gino Marotta, Matteo Massagrande e Sergio Zanni, gli artisti più votati l’anno scorso. A questi si aggiungono due vere e proprie “chicche”: i due mosaici donati dagli eredi di due grandi maestri del passato, Michele Cascella e Carlo Mattioli, che andranno ad affiancarsi a quello di Gino Severini inaugurato nel 2009, in quella che verrà definita la “Piazzetta dei Maestri”, incantevole scorcio ai piedi del campanile di Santa Vittoria, nel centro storico, dove nel tempo saranno esposti i mosaici “griffati” dei grandi maestri del Novecento. Di queste nove nuove opere, solo una non è destinata a rimanere a Tornareccio: “La rosa sibillina” di Gino Marotta, infatti, è stata donata al Comune di Poggio Picenze, in provincia dell’Aquila, come segno di solidarietà dopo il sisma del 2009, voluto dai promotori di “Un mosaico per Tornareccio”: l’associazione Amici del Mosaici Artistico e il Comune di Tornareccio. Un’edizione ricca di novità, insomma, preceduta a maggio dal debutto di un’ulteriore iniziativa: “Un mosaico per la scuola. Premio Teresita Olivares Paglione”, che ha coinvolto centinaia di alunni delle elementari in una versione junior del progetto “Un mosaico per Tornareccio”.
Gli artisti che hanno inviato un proprio bozzetto per il 2010 sono: Sabina Alessi, Sonia Alvarez, Renato Barisani (fuori concorso), Nino Barone, Luigi Boille (fuori concorso), Sergio Ceccotti, Michele Cossyro, Ugo Cossu, Antonio D’Acchille (fuori concorso), Luciano De Liberato, Giosetta Fioroni (fuori concorso), Giorgio Galli, Alessandra Giovannoni, Bruno Gorgone, Andrea Lelario, Francesco Guerrieri, Sergio Lombardo (fuori concorso), Danilo Maestosi, Marcello Mariani (fuori concorso), Claudio Marini, Gabriele Marino, Piero Mascetti, Matteo Montani, Eduardo Palumbo (fuori concorso), Tullio Pericoli (fuori concorso), Stefano Piali, Veronica Piraccini (fuori concorso), Paolo Porelli, Alberto Sughi (fuori concorso), Marco Tamburro.
I nuovi mosaici sono stati finanziati dalla Fondazione Carichieti, Banca di Credito Cooperativo Sangro Teatina, Alfredo Paglione, Comune di Tornareccio, Nicola Santovito, Filsiva Srl e Nicola Berardi.
“Un mosaico per Tornareccio” si avvale del sostegno di Regione Abruzzo, Provincia di Chieti, Fondazione Carichieti, Camera di Commercio di Chieti, Comunità Montana Valsangro, e del patrocinio dell’Università “d’Annunzio” Chieti-Pescara e della Fondazione Crocevia (Milano).
Titolo dell’evento: Un mosaico per Tornareccio - La città delle api
Da un’idea di: Alfredo Paglione
Curatore edizione 2010: Gabriele Simongini
Coordinamento generale: Elsa Betti
Promotori: Associazione Amici del Mosaico Artistico - Tornareccio
Comune di Tornareccio
Quinta edizione: 17 luglio - 29 agosto 2010
Sede mostra e bozzetti: Salone Polifunzionale, viale don Bosco, Tornareccio
Periodo: 17 luglio - 29 agosto 2010 (ingresso libero)
Mostra personale 2010: Personale di Adelchi Riccardo Mantovano
Curatrice: Laura Gavioli
Catalogo: ed. La Frentania
Nove nuovi mosaici, trenta bozzetti in mostra e tanto altro: l’edizione numero cinque di “Un mosaico per Tornareccio”, che prende il via sabato 17 luglio, è senz’altro quella dei record. Con l’inaugurazione di ben nove nuovi capolavori, il museo a cielo aperto nato da un’idea del noto mecenate Alfredo Paglione, nativo proprio di Tornareccio, arriverà a contare da quest’anno ben trentatré mosaici installati e visibili sulle facciate delle abitazioni della “capitale abruzzese del miele”: mai, negli anni precedenti, si era riusciti ad aggiungere un numero così ampio di nuove opere in una sola edizione. E mai, in passato, si era arrivati a coinvolgere un numero così elevato di artisti: sono ben trenta, infatti, gli autori che nei mesi scorsi hanno inviato un bozzetto originale. Di questi trenta, venti saranno in concorso: dal 17 luglio al 29 agosto, presso il Salone Polifunzionale in viale don Bosco, chiunque lo vorrà potrà votare (insieme alla giuria di esperti) quelli da trasformare l’anno prossimo in nuovi mosaici. Accanto a questi bozzetti in gara, saranno in esposizione anche dieci opere fuori concorso inviate esclusivamente per “Un mosaico per Tornareccio” da nomi del calibro di Renato Barisani, Luigi Boille, Antonio D’Acchille, Giosetta Fioroni, Sergio Lombardo, Marcello Mariani, Eduardo Palumbo, Tullio Pericoli, Veronica Piraccini e Alberto Sughi. Dal 17 luglio al 29 agosto, poi, sempre presso il Polifunzionale, sarà possibile ammirare la straordinaria mostra personale di Adelchi Riccardo Mantovani, il cui bozzetto dal titolo “Cuore di cera” è stato il più votato nel 2009: come previsto dal regolamento, il primo classificato ha diritto non solo alla trasformazione del bozzetto in mosaico ma anche ad un’esposizione personale.L’inaugurazione dei nuovi mosaici sulle facciate delle abitazioni, l’esposizione dei bozzetti in gara (con l’apertura della votazione) e quelli fuori concorso, e il taglio del nastro della mostra di Mantovani sono in programma sabato 17 luglio presso il Salone Polifunzionale in viale don Bosco a Tornareccio, con inizio alle ore 18.00, nel corso della cerimonia inaugurale della quinta edizione di “Un mosaico per Tornareccio”, curata da Gabriele Simongini, storico dell’arte contemporanea, con il coordinamento generale di Elsa Betti, e la partecipazione dell’esperta di mosaici Laura Gavioli, curatrice della mostra di Mantovani.
La scelta di questa data non è casuale: il 17 luglio del 2000 moriva a Palma de Majorca Aligi Sassu (nato il 17 luglio del 1912 a Milano), tra i più grandi maestri del Novecento e cognato di Alfredo Paglione: il suo mosaico “Il cavallo rosso” (tra i primi installati nel 2005, visibile nei pressi del santuario della Madonna del Carmine) è diventato logo di “Un mosaico per Tornareccio”. Nel corso della cerimonia del 17 luglio, così, sarà anche celebrata la sua figura e la sua opera, a dieci anni dalla scomparsa.
Oltre al mosaico di Mantovani, le altre nuove opere – realizzate come sempre dai maestri del Gruppo Mosaicisti di Ravenna di Marco Santi – sono tratti da bozzetti di Aurelio Bulzatti, Paola Campidelli, Riccardo Licata, Gino Marotta, Matteo Massagrande e Sergio Zanni, gli artisti più votati l’anno scorso. A questi si aggiungono due vere e proprie “chicche”: i due mosaici donati dagli eredi di due grandi maestri del passato, Michele Cascella e Carlo Mattioli, che andranno ad affiancarsi a quello di Gino Severini inaugurato nel 2009, in quella che verrà definita la “Piazzetta dei Maestri”, incantevole scorcio ai piedi del campanile di Santa Vittoria, nel centro storico, dove nel tempo saranno esposti i mosaici “griffati” dei grandi maestri del Novecento. Di queste nove nuove opere, solo una non è destinata a rimanere a Tornareccio: “La rosa sibillina” di Gino Marotta, infatti, è stata donata al Comune di Poggio Picenze, in provincia dell’Aquila, come segno di solidarietà dopo il sisma del 2009, voluto dai promotori di “Un mosaico per Tornareccio”: l’associazione Amici del Mosaici Artistico e il Comune di Tornareccio. Un’edizione ricca di novità, insomma, preceduta a maggio dal debutto di un’ulteriore iniziativa: “Un mosaico per la scuola. Premio Teresita Olivares Paglione”, che ha coinvolto centinaia di alunni delle elementari in una versione junior del progetto “Un mosaico per Tornareccio”.
Gli artisti che hanno inviato un proprio bozzetto per il 2010 sono: Sabina Alessi, Sonia Alvarez, Renato Barisani (fuori concorso), Nino Barone, Luigi Boille (fuori concorso), Sergio Ceccotti, Michele Cossyro, Ugo Cossu, Antonio D’Acchille (fuori concorso), Luciano De Liberato, Giosetta Fioroni (fuori concorso), Giorgio Galli, Alessandra Giovannoni, Bruno Gorgone, Andrea Lelario, Francesco Guerrieri, Sergio Lombardo (fuori concorso), Danilo Maestosi, Marcello Mariani (fuori concorso), Claudio Marini, Gabriele Marino, Piero Mascetti, Matteo Montani, Eduardo Palumbo (fuori concorso), Tullio Pericoli (fuori concorso), Stefano Piali, Veronica Piraccini (fuori concorso), Paolo Porelli, Alberto Sughi (fuori concorso), Marco Tamburro.
I nuovi mosaici sono stati finanziati dalla Fondazione Carichieti, Banca di Credito Cooperativo Sangro Teatina, Alfredo Paglione, Comune di Tornareccio, Nicola Santovito, Filsiva Srl e Nicola Berardi.
“Un mosaico per Tornareccio” si avvale del sostegno di Regione Abruzzo, Provincia di Chieti, Fondazione Carichieti, Camera di Commercio di Chieti, Comunità Montana Valsangro, e del patrocinio dell’Università “d’Annunzio” Chieti-Pescara e della Fondazione Crocevia (Milano).
Titolo dell’evento: Un mosaico per Tornareccio - La città delle api
Da un’idea di: Alfredo Paglione
Curatore edizione 2010: Gabriele Simongini
Coordinamento generale: Elsa Betti
Promotori: Associazione Amici del Mosaico Artistico - Tornareccio
Comune di Tornareccio
Quinta edizione: 17 luglio - 29 agosto 2010
Sede mostra e bozzetti: Salone Polifunzionale, viale don Bosco, Tornareccio
Periodo: 17 luglio - 29 agosto 2010 (ingresso libero)
Mostra personale 2010: Personale di Adelchi Riccardo Mantovano
Curatrice: Laura Gavioli
Catalogo: ed. La Frentania
domenica 11 luglio 2010
Marinelli, Tedesco, Padula: l'arte nata in Val d'Agri (II parte)
di Angela Delle Donne
Nel 1834 nasce a Moliterno Michele Tedesco, ed anche egli intraprende inizialmente una strada napoletana, grazie ad una pensione elargita dalla Provincia, da subito entra a far parte dello studio di Filippo Palizzi seguendo nuovi percorsi figurativi. Finiti gli anni della formazione, nel 1859, cerca di andare a Roma, ma alla fine si ritrova a Firenze, dove viene introdotto nell'ambiente avanguardista dei Macchiaioli. Abbandona la produzione accademica per dedicarsi alle piccole dimensioni. Tutto il decennio è caratterizzato da una forte amicizia con il gruppo del Caffè Michelangelo, producendosi sempre più in temi e forme macchiaiole fino al punto di essere confuso con Silvestro Lega per l'attribuzione di alcune opere.
Altra tappa decisiva nella sua vita è l'incontro con Giulia Hoffmann, che diventerà la moglie. Anch'ella pittrice, di origine bavare, lo introduce al mondo tedesco, abbandonando progressivamente le forme macchiaiole. Dal 1873 si stabilisce definitivamente a Napoli con la moglie, andando in contro ad una pittura più classica e meditata. Anch'egli conclude la sua vita insegnando all'Accademia di belle arti di Napoli.
Non del tutto conosciuti, Marinelli e Tedesco sono due personalità ben definite all'interno della produzione pittorica dell'800 - primi 900, poiché, posti al fianco di autori più marcatamente noti, hanno appreso la lezione e hanno redatto forme personali ed intime, emergendo dalla produzione strettamente provinciale.
Leggi la prima parte
Nel 1834 nasce a Moliterno Michele Tedesco, ed anche egli intraprende inizialmente una strada napoletana, grazie ad una pensione elargita dalla Provincia, da subito entra a far parte dello studio di Filippo Palizzi seguendo nuovi percorsi figurativi. Finiti gli anni della formazione, nel 1859, cerca di andare a Roma, ma alla fine si ritrova a Firenze, dove viene introdotto nell'ambiente avanguardista dei Macchiaioli. Abbandona la produzione accademica per dedicarsi alle piccole dimensioni. Tutto il decennio è caratterizzato da una forte amicizia con il gruppo del Caffè Michelangelo, producendosi sempre più in temi e forme macchiaiole fino al punto di essere confuso con Silvestro Lega per l'attribuzione di alcune opere.Altra tappa decisiva nella sua vita è l'incontro con Giulia Hoffmann, che diventerà la moglie. Anch'ella pittrice, di origine bavare, lo introduce al mondo tedesco, abbandonando progressivamente le forme macchiaiole. Dal 1873 si stabilisce definitivamente a Napoli con la moglie, andando in contro ad una pittura più classica e meditata. Anch'egli conclude la sua vita insegnando all'Accademia di belle arti di Napoli.
Non del tutto conosciuti, Marinelli e Tedesco sono due personalità ben definite all'interno della produzione pittorica dell'800 - primi 900, poiché, posti al fianco di autori più marcatamente noti, hanno appreso la lezione e hanno redatto forme personali ed intime, emergendo dalla produzione strettamente provinciale.
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