martedì 31 agosto 2010

Fellini tra le vie di Rimini

di Angela Delle Donne

I film di Federico Fellini sono imbevuti di Rimini, anche se le scene erano sempre ricostruite a Cinecittà. Percorrendo le vie della città si possono scoprire tanti percorsi che ci riportano al grande maestro. Si può iniziare con il parco Fellini dove si affaccia il Grand hotel, che offre pernottamenti nella suite Fellini o cene a base del menù Fellini. Le tappe successive saranno il porto e la “palata” dove i Vitelloni filosofeggiavano stancamente in una Rimini invernale e dove il motociclista di Amarcord veniva a “sgasare”. E poi il treno e la stazione, metafora del viaggio ancora ritrovato nei suoi film. Ci sono poi le varie case dove abitò la famiglia Fellini; dalla dimora natale, in via Fumagalli, ricordo labile del maestro; alla casa dei primi amori adolescenziali al piano terra di via Clementini, 9. Inseguito la residenza Fellini fu quella di via Oberdan, 1, dove abitava la sorella maddalena. Anche il cimitero potrebbe essere un buon punto di partenza per il giro felliniano. La tomba di Federico e Giulietta Masina è all’ingresso del cimitero monumentale, sulla sinistra rispetto alla porta principale. È sormontata da una scultura in bronzo di Arnaldo Pomodoro che raffigura la “Grande Prua” di una nave che punta al cielo e che ricorda il Rex di Amarcord. Meta prediletta dai visitatori è borgo san Giuliano, “e Borg”. Murales dedicati al maestro e ai suoi film nel labirinto si aprono agli occhi dei passanti fra le linde casettine. Dal borgo parte l’arcata del ponte di Tiberio, anche quest’ultimo racchiuso nella pellicola di Amarcord. Concludiamo con un altro gioiello incastonato in Amarcond: il cinema Fulvor, per il quale è in corso un progetto di restauro.

giovedì 26 agosto 2010

Naturacultura

Comunicato stampa

La Galleria Teknè di Potenza, la Galleria Marconi di Cupra Marittima (AP) e l’Associazione Culturale ZOE sabato 4 settembre alle 18.00 presentano Naturacultura, un progetto formato da tre collettive che si incontrano nello spazio della Chiesa di Santa Maria de' Armenis di Matera.
Naturacultura è l’anteprima di Arteknè, Fiera Internazionale Arti Contemporanee, che sarà ospitata a Maratea dal 24 al 27 Settembre 2010. Inaugurerà la mostra Gianluca Marziani direttore di Palazzo Collicola Arti Visive Spoleto e curatore del Premio Terna, nonchè oggi curatore, insieme a Giuseppina Travaglio, di ARTEKNE.
Il progetto è curato da 3 critici: Simonetta Angelini, Crisitna Petrelli e Dario Ciferri.
Simonetta Angelini presenta i lavori di: Daniele Camaioni, Giulia Corradetti, Rocco Dubbini, maicol e mirco, Ivana Spinelli, Rita Soccio e Rita Vitali Rosati.
Cristina Petrelli presenta i lavori di: Daniele Duranti, Carla Mattii, Sabrina Muzi, Giorgio Pignotti e Giovanni Termini.
Dario Ciferri presenta i lavori di: Roberto Cicchinè, Paolo Consorti, Armando Fanelli, Pastorello, Josephine Sassu e Gabriele Silvi.
Naturacultura in primo luogo realizza l’incontro tra due realtà culturali che operano in nell’Italia centro-meridionale: la Galleria Marconi e la Galleria Teknè, un incontro che sviluppa sinergie idee e scambi tra realtà diverse che hanno però uno scopo comune, promuover e fare crescere l’arte contemporanea.
“Naturacultura è un progetto che pone l’accento su uno degli argomenti più sentiti nel panorama artistico contemporaneo, quello del rapporto, appunto, tra Natura e Cultura. La Natura non deve e non può essere considerata solo dal punto di vista botanico o decorativo. Osservando i lavori esposti emerge una situazione di crisi, un allontanamento dalla natura che brucia come una ferita. L’essere umano deve tornare ad avere la consapevolezza che è parte della Natura, non è al di fuori di essa né al di sopra, non può né controllarla né modificarla o finirà per distruggerla.
Naturacultura è formata da tre collettive che si collocano nello spazio urbano, insieme, ma ciascuna indipendente dall’altra, come tre alberi che sono partiti dalle stesse radici per dare nuovi frutti, quasi fossero idee che crescono e nutrono nuovi pensieri e questo è importante per chi ha l’ambizione di fare cultura”. (Franco Marconi – Galleria Marconi).
Come simbolo del progetto è stato scelto il fungo atomico che si è innalzato sotto il cielo delle isole Bikini, un fungo che non rappresenta la vita, bensì la morte, il tentativo folle dell’uomo di controllare le energie del mondo, l’emblema di un falso progresso scientifico che ha portato distruzione e sofferenza, insomma un mondo che non è in armonia con la Natura ma vuole controllarne e dominarne le forze.

Titolo mostra: Naturacultura
Sede: Chiesa di Santa Maria de' Armenis
Via San Francesco da Paola, Matera
Inaugurazione: sabato 4 settembre, 18.00
Durata: dal 4 settembre al 30 settembre
Orario: dalle 11,00 alle 13,30 e dalle 17,00 alle 20,30
Supervisori: Franco Marconi - Giuseppina Travaglio
Curatori: Simonetta Angelini, Cristina Petrelli, Dario Ciferri
Testi critici: Simonetta Angelini, Cristina Petrelli, Dario Ciferri

mercoledì 25 agosto 2010

Maurizio Cariati. Onde di luce

Comunicato stampa

Sabato 25 settembre, la galleria GiaMaArt studio presenta "onde di luce" la nuova personale di Maurizio Cariati che raccoglie un ciclo di opere recentissime dove la pittura di ritratto si sposa in modo innovativo con una visione con le ricerche spaziali e ambientali dell’arte italiana e internazionale del secondo Novecento. Cariati, infatti, lavora da tempo sulla fusione tra una pittura rigorosamente dedicata alla rappresentazione del volto declinata con una forte attenzione alla qualità pittorica e figurativa e l’utilizzo dell’estroflessione che dai Gobbi di Burri in poi è diventato una sorta di codice della presa di possesso dello spazio dello spettatore, della rottura del limite del supporto da parte di un’opera d’arte che sconfina verso i nuovi territori, in quel legame tra vita e arte già teorizzato e portato avanti dal Futurismo. In questo senso anche la scelta di Cariati di usare la juta grezza come supporto dei suoi dipinti rappresenta una scelta in linea con Burri e con le ricerche che lo hanno seguito, un elemento materico che vuole dare maggiore forza plastica a una pittura in dialogo con lo spazio.
In questo modo la nuova pittura iconica mostra la sua consapevolezza di ricerche che l’hanno preceduta e che solo apparentemente sono opposte alle sue finalità e la volontà di un giovane artista, in linea con le parallele espressioni di molti suoi coetanei in tutto il mondo, di servirsi di codici, di risultati e di riferimenti multipli per dare un più articolato e complesso senso alla sua opera.
Le immagini di Cariati ottengono pertanto una valenza doppia: sono uno studio sul volto, la psicologia, l’espressione e allo stesso tempo sono un’indagine sulla luce, sulle rifrazioni e sulle vibrazioni del colore in dialettica con il fondo scuro delle opere e con la luce dell’ambiente che le contiene, in una nuova declinazione del fare pittorico che travalica i suoi precedenti termini per raggiungere una nuova e più intensa dimensione installativa.

Maurizio Cariati. Onde di luce
Sede: GiaMaArt Studio
Via Iadonisi, 14 - 82038 Vitulano (BN)
Inaugurazione: sabato 25 settembre, ore 19.00
Durata: dal 25 settembre al 25 dicembre 2010
A cura di: Lorenzo Canova
Testo in catalogo di Lorenzo Canova
Catalogo: edizioni GiaMaArt studio
Direzione: Gianfranco Matarazzo

martedì 24 agosto 2010

Giorgione a Palazzo Grimani

Comunicato stampa

Tre tra le più celebri opere di Giorgione (1477-1510), La Vecchia (1506), La Nuda (1508) e soprattutto il suo capolavoro più noto, ammirato e ancora oggi di significato controverso, La Tempesta (1507-08), saranno esposte, per oltre un mese, in uno dei più singolari edifici di Venezia, il Palazzo Grimani a campo S. Maria Formosa, restituito alla città nel 2008, che, con questa occasione, diventa spazio espositivo permanente aperto tutti i giorni al pubblico.
Il Palazzo Grimani, acquistato dallo Stato Italiano nel 1981, è un edificio unico per la storia e l’architettura di Venezia. Finalmente aperto come museo di se stesso e di poche, selezionatissime opere nel dicembre 2008 era visitabile finora solo su prenotazione, ma con questa mostra apre definitivamente le sue porte alla città.
I tre capolavori di Giorgione inaugurano, infatti, una serie di mostre che vedranno come protagonisti i grandi artisti italiani e internazionali.
Per la prima esposizione, il Soprintendente ai Musei e alle Gallerie statali di Venezia Vittorio Sgarbi, ha voluto scegliere proprio Giorgione, di cui ricorre il quinto centenario della morte. La mostra di Palazzo Grimani sarà il principale omaggio della città al grande artista veneziano.
Nei mesi successivi a Palazzo Grimani saranno ospitate, sempre con allestimenti rispettosi degli spazi del palazzo, le Visioni dell’aldilà di Hieronimous Bosch e i quaderni del Canaletto.
La Nuda, esito di un affresco originariamente al Fondaco dei tedeschi e La Vecchia, eccezionale dipinto, in trasferta temporanea dalle Gallerie dell’Accademia, sono il coronamento ideale e la riunificazione di un percorso giorgionesco tutto veneziano che culmina nel capolavoro de La Tempesta, il più celebre ed enigmatico dipinto di Giorgione, primo vero esempio di paesaggio nella pittura italiana e al centro, per secoli, di innumerevoli dispute filologiche sulla corretta interpretazione del suo soggetto.
Ancora recentemente sull’opera si sono pronunciati diversi studiosi. Ma Vittorio Sgarbi, ideatore della mostra, nel saggio in catalogo è di vedute più caute. “La prima fotografia – scrive Sgarbi del soggetto del dipinto – il lampo nel cielo colto nell’istante in cui appare, rendendo luminose e spettrali le architetture sul fondo. Un fulmine, l’avviso della tempesta imminente, in una città che non è difficile identificare nella stessa Castelfranco, subito di là del ponte di legno. Da molto tempo penso che la lettura più pertinente sia proprio quella impressionistica, che fa riferimento alla “tempesta”, la cui evidenza metereologica ha lo stesso peso dei due umani protagonisti. Il fulmine nel cielo nuvoloso sopra la città, quel lampo di luce strisciante sulle case è il tema sostanziale ed è colto con la stessa velocità nel tempo in cui si manifesta: un’istantanea fotografica che corrisponde al “momento decisivo” evocato da Cartier Bresson, in contraddizione con l’atteggiamento “in posa”, quasi per evidenziare il contrasto, dei due personaggi. Paesaggio puro dunque, ma in un momento determinato, in cui la nostra attenzione è improvvisamente destata da quella irruzione imprevedibile e aleatoria che rappresenta la vera, sostanziale originalità di quella veduta”.
Con La Vecchia e La Nuda, Giorgione ha esplorato le risorse delle fattezze femminili cogliendole nelle mutazioni del tempo (e proprio un cartiglio con la scritta “Col tempo” è sorretto dalla mano destra della Vecchia) andando ben oltre il semplice ritratto, mentre La Tempesta, con il suo allusivo gioco di rimandi, con la sua tecnica “impressionistica”, con il soggetto che si presta a mille interpretazioni, anche di matrice religiosa, costituisce un caposaldo della cultura italiana del Rinascimento, esattamente come Palazzo Grimani costituisce un unicum architettonico e culturale veneziano.
Un’occasione di breve durata e di grande significato resa possibile dagli sforzi congiunti di Soprintendenza, Arthemisia Group e Assicurarte, sponsor dell’evento.

Titolo: Giorgione a Palazzo Grimani
Sede: Palazzo Grimani a Santa Maria Formosa
Ramo Grimani, Castello 4858, Venezia
Inaugurazione: sabato 28 agosto, ore 19.00
Date: 29 agosto - 10 ottobre 2010
Organizzazione e produzione: Arthemisia Group
A cura di: Vittorio Sgarbi
Orario apertura: tutti i giorni dalle 9 alle 19 (la biglietteria chiude mezz’ora prima)
Biglietti: intero: € 9,00, ridotto: € 7,00, scuole: € 3,00

lunedì 23 agosto 2010

André Villers. La Perspective du ventre

Comunicato stampa

In esclusiva per l’Italia la mostra di 120 opere curata da Arte Communications, Fabbrica Arte e Musea, dedicata agli 80 anni di uno dei maestri della fotografia del Novecento: André Villers, nato a Beaucourt, in Francia, nel 1930, dal 1953 fotografo personale di Pablo Picasso.
"Bisogna che facciamo qualcosa noi due. Io ritaglierò dei piccoli personaggi e tu scatterai delle foto. Con il sole darai rilievo alle ombre, ti toccherà fare migliaia di scatti".
Da questa semplice proposta del genio spagnolo, trasformatasi poi in vera e propria comunione d’arte e di intenti col giovane André, avrebbe preso vita tutta una serie di memorabili ritratti di Picasso in pubblico e in privato.
A questo primo formidabile sodalizio sarebbero seguite numerose altre collaborazioni, in particolare con Prévert, Cocteau, César, Hartung, Leo Ferré, Brassai, Doisneau, Ionesco, Aragon, e Butor, anch’essi fatti propri dalla Rolleiflex di Villers insieme a una foltissima schiera di altri protagonisti della cultura europea del secolo scorso: da Simone de Beauvoir a Le Corbusier, da Guttuso a Fellini, da Boulez a Ponge.
Alla raffinata elaborazione psicologica del ritratto nel corso degli anni si sarebbe aggiunta, come contraltare sempre di altissimo livello, tutta un’articolata produzione sperimentale, in parte riconfluita nel filone principale della sua opera come fotoelaborazioni: “Picasso è stato il detonatore, se così posso dire. Quello che m'interessa è cambiare le facce e le cose in modo che il mio sguardo intervenga di più sulla materia. Taglio i negativi, ci sputo sopra e li passo nell'ingranditore cospargendoli di zucchero o di sale, secondo i giorni, secondo l'umore”.
Il titolo della mostra prende spunto dal fatto che Villers fotografava con un apparecchio Rolleiflex che per inquadrare si tiene davanti al ventre. La PROSPETTIVA DEL VENTRE diviene così una sorta di architettura nell’occhio del fotografo e nello spazio del soggetto dove geometrie e sentimenti possono incontrarsi. Possiamo definire le foto di Villers le ultime opere dell’arte fotografica prima dell’era digitale e guardarle come capolavori di capacità artistica e sapienza tecnica. Lo stesso vale per le sue elaborazioni: l’immaginario prodotto dalla serie di opere fotografiche offre una summa delle arti del XX secolo e una miriade di suggestioni pronte a essere carpite dai nuovi media che, pur disponendo della velocità delle tecnologie, faticano a liberarsi dal dato freddo delle possibilità per entrare in rapporto caldo con l’esistenza dei soggetti rappresentati.
Di particolare importanza, fra le numerose pubblicazioni e le esposizioni in tutto il mondo: “Portraits de Picasso” con testo di Jacques Prévert (1959); “Diurnes”, esperimenti fotografici e montaggi in collaborazione con Picasso e con testo di Prévert (1962); “Ombres des sculptures de Giacometti” (1966); “Pliages d’ombres”, album con testo di Michel Butor e mostra alla Gallerie Materasso di Nizza (1978); “Hommage à Picasso”, esposizione a Mougins (dove ha vissuto a lungo e ha sede il museo della fotografia a lui dedicato) di fotografie sue e di David Douglas Duncan (1979); “Bouteilles de survie”, con testi di Michel Butor (1983); “Picasso-Villers”, mostra al Museo Picasso di Parigi (1993); “Originalphotographien und Photocollagen von 1953-2000”, mostra alla Galerie Stephen Hoffman di Monaco di Baviera (2005), mostra alla galleria Rex Irwin Art Dealer di Sydney nel maggio scorso e nello stesso periodo alla Villa Aureliana del Frejus e a Nizza.
Le più recenti esposizioni in Italia sono state curate da Fabbrica Arte e Musea nel 2008 ad Aosta e a Varese.
Le foto di André Villers sono presenti a livello internazionale in tutti i musei dedicati a Picasso.
L’esposizione è arricchita da ALBUM VILLERS, edito da TraRariTipi, un volume d’arte che raccoglie per la prima volta in modo esaustivo sia l’opera fotografica che quella artistica di questo straordinario personaggio e artista tuttora attivo in Provenza. La monografia, particolarmente preziosa e ideata da Debora Ferrari e Luca Traini in collaborazione con lo stesso Villers, riporta pagine critiche, biografiche, scritti dell’artista e circa 150 immagini tra i ritratti, le fotoelaborazioni e i découpages del maestro.
Il luogo della mostra è il Fondaco dell'Arte, storico edificio veneziano sorto tra la fine del '500 e gli inizi del '600. Venezia, città legata storicamente al commercio, ereditò dal mondo arabo la tipologia architettonica del fondaco e la trasferì in laguna affinché i mercanti potessero soggiornare e usarne gli spazi come magazzino. Il tipico impianto strutturale, dato da ampi spazi senza pareti divisorie, ne rivela la destinazione. Fondaco dell'Arte, gestito da Arte Communications, ha il fascino della facciata in pietra a vista e delle pareti interne nude e ha ospitato Hong Kong e altri paesi nelle precedenti Biennali. Tra gli elementi caratterizzanti i grandi lucernai sul tetto dai quali filtra la luce naturale e le colonne marmoree che sorreggono antiche capriate in legno e si affaccia sul Canal Grande, nelle vicinanze di Palazzo Grassi.

André Villers. La Perspective du ventre
Ritratti da Picasso a Fellini, fotoelaborazioni, découpages
Sede: Fondaco dell’Arte, San Marco 3415, Venezia
Apertura: fino al 17 ottobre 2010
Orari: tutti i giorni dalle 11 alle 19

venerdì 6 agosto 2010

Nel passato la radice del presente, nel presente il seme del futuro

Comunicato stampa

Continua il viaggio nei comuni lucani la mostra itinerante di creazioni plastiche "Nel passato la radice del presente - nel presente il seme del futuro" di Giuseppe Ligrani, ormai alla dodicesima tappa. Dal 7 agosto sarà possibile visitarla nel Palazzo Badiale di Banzi. L'inaugurazione avverrà alle ore 19,00 - Supportico Abbadia. L'evento è stato organizzato con la collaborazione della Pro Loco "Amici di Ursone" e dell'Amministrazione Comunale di Banzi.
Dopo l'introduzione di Teresa Lovaglio, seguiranno gli interventi di: Nicola Vertone, sindaco di Banzi, Giuseppe Nolè, caporedattore della rivista "InArte", Luigi De Bonis, presidente Pro Loco "Amici di Ursone". Interverrà il musicista Luigi Lofiego. Concluderà la serata il maestro Giuseppe Ligrani, che illustrerà il significato della sua opera e il suo proposito di farla viaggiare nei comuni lucani, per esaltarne la naturale bellezza e per scoprire talenti delle varie espressioni artistiche che meritano di essere portati alla luce. Suggestiva la cerimonia finale, con la posa del "seme del presente" ad opera del più giovane degli spettatori presenti. La serata sarà coordinata dalla scrittrice Lucia Santoro.
Partita dalla Biblioteca Nazionale di Potenza nello scorso dicembre, la mostra ha toccato Moliterno - atrio Palazzo Giliberti, Montemurro - chiesa di San Domenico, Marsico Nuovo - Palazzo Manzoni, Brienza - Palazzo Comunale, Spinoso - terrazza di Piazza Plebiscito, ancora Potenza - scale mobili Santa Lucia, uscita Via Tammone, Brienza - castello medioevale, Grumento Nova - scuderie del castello dei Sanseverino, Villa D'Agri - Enos Wine Bar Enoteca, Chiaromonte - Villa Monumento ai Caduti.
La mostra resterà a Banzi fino al 10 settembre, per poi spostarsi in un altro comune.

Cenni biografici
Giuseppe Ligrani, scultore e pittore, è nato a Potenza il 16 ottobre nel 1951. Ha frequentato l'Istituto Statale d'Arte di Potenza e ha completato gli studi artistici presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli. Ha esposto nelle principali città Italiane e nei piccoli centri della Basilicata. Preferisce spostarsi fra la gente. Alcune opere sono presenti nei giardini pubblici, tante appartengono a collezioni pubbliche e private in Italia, Francia, Brasile, Cile, Uruguay e Stati Uniti D'America.


giovedì 5 agosto 2010

Marinelli, Tedesco, Padula: l'arte nata in Val d'Agri (III parte)

di Angela Delle Donne

Facciamo un salto temporale più ampio per incontrare un'altra personalità artistica. Si tratta di una donna: Maria Padula, nata a Montemurro nel 1915. Vive altri fermenti culturali, ed altre vicissitudini storiche. La sua produzione artistica è strettamente legata all'impegno sociale, che accompagnerà tutta la sua vita. Resta fortemente legata alla sua terra d'origine attraverso amicizie profonde con altri artisti e scrittori, creando anche legami culturali ed ideali, un nome per tutti Leonardo Sinisgalli, ma più di tutti Giuseppe Antonello Leone, compagno nell'arte e nella vita.
La sua formazione iniziale si svolge tra Napoli e Firenze, così successivamente per quarant'anni si occupa socialmente ed artisticamente della sua terra, cerca di leggere attraverso le vicende nazionali il territorio locale. Sul finire degli anni Sessanta inizia ad insegnare all'Istituto d'arte, dapprima a Potenza e poi Napoli, dedicandosi così alla formazione dei giovani.
Donna impegnata eppure non si sottrae alla sfera intima e familiare, tutto questo traspare nelle sue opere che sono forti, incisive, che non lasciano spazio alla superficialità, come per esempio Fuoco alle stoppie; opera di intensa liricità, dai colori caldi e suffusi; il paesaggio desolato si delinea tra le forme dei monti ed i fuochi delle stoppie. Il contadino in primo piano diventa parte integrante del paesaggio, con al braccio il suo bastone compagno dei viaggi per le campagne ed immagine delle suggestioni visive intime della terra lucana.

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