venerdì 19 novembre 2010

I tecnici che servono ai Beni Culturali, ma che lo Stato non può assumere

Comunicato stampa

Un concorso ha già individuato 96 archeologi e 101 architetti, ma il taglio del 10%, previsto dalla legge di stabilità -ex finanziaria, insieme al prolungamento del blocco del turn over ne impediscono l’assunzione. “Dovremmo poter assumere almeno, e dico almeno, 50 architetti e 80 archeologi per far fronte all’emergenza” ha dichiarato il Ministro Sandro Bondi riferendo in parlamento sul crollo della casa dei Gladiatori di Pompei. Ci sono, sono pronti, qualificati e titolati, esaminati e classificati nella graduatoria di merito di un recentissimo concorso appunto, indetto dal Ministero per i Beni e le Attività culturali, ma una norma nazionale (Decreto Legge n. 194/2009 convertito, con modifiche, in legge n. 25/2010) ha previsto il dimagrimento percentuale di tutti i dicasteri, un taglio che è stato quantificato nel 10% delle dotazioni organiche. Un taglio, al momento, indisciplinato e indiscriminato che preclude, nei fatti, la possibilità non solo di effettuare l’affiancamento delle nuove generazioni di archeologi e architetti a quelle di coloro che via via stanno andando in pensione, forse l’ultima occasione che si presenta per garantire la “trasmissione del sapere”, ma anche di effettuare quantomeno il turn over. Il bando di concorso è quello pubblicato il 18/07/2008 (DD 14/07/2008), che prevedeva l’assunzione di complessive 100 unità di posizione economica C1, scelte tra architetti, archeologi, storici dell’arte, archivisti, bibliotecari e amministrativi. Tra questi, 30 erano i posti riservati agli archeologi e 50 agli architetti. Al Ministero per i Beni e le Attività Culturali pervennero rispettivamente 5.551 e 3.353 domande di partecipazione. Le prove concorsuali si sono concluse nel gennaio 2010 e le assunzioni dei vincitori hanno avuto luogo a partire dall’aprile scorso. Oltre ai vincitori, il Ministero approva e pubblica le graduatorie generali regionali di merito, dichiarando quindi idonei, 96 archeologi 101 architetti. Tutti sono laureati, tutti hanno specializzazione e/o dottorato di ricerca, tutti hanno esperienze pluriennali di collaborazione con Soprintendenze, Università e Istituti di Ricerca, tutti hanno superato un concorso che ha verificato la loro preparazione, oltre che nelle discipline tecniche di competenza, anche sull’ordinamento e sulle competenze del Ministero, sul Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, sul diritto pubblico, privato, comunitario e penale e sulla conoscenza di una lingua straniera. Ad Aprile scorso c’è stata l’assunzione dei vincitori, ma contestualmente anche un’impennata delle richieste di pensionamento e si è iniziato a fare i conti “di chi va e chi resta”, ma non di “chi arriva”, perché il taglio del 10% non permette di effettuare assunzioni. Stanno scomparendo dunque le professionalità in grado di valutare scientificamente lo stato dei Beni e di definire la necessità e l’urgenza di un intervento strategico e tempestivo, stanno scomparendo gli addetti al controllo e alla tutela del territorio. Si sta dissolvendo quel livello di competenza e conoscenza che ha fatto delle nostre Soprintendenze quelle strutture tecnico-scientifiche apprezzate e imitate all’estero. Tutto questo sta scomparendo in un momento in cui è stato detto essere vitale la razionalizzazione e l’ottimizzazione delle risorse. L’emergenza riguarda in pari misura i Beni Artistici, gli Archivi e le Biblioteche i cui uffici si stanno svuotando delle professionalità competenti, con le stesse dinamiche e le stesse conseguenze descritte per archeologi e architetti. L’emergenza riguarda la sicurezza e la pubblica fruizione di musei, aree archeologiche biblioteche e archivi, costantemente a rischio chiusura o privatizzazione per l’assenza di personale sufficiente. Il concorso sopra menzionato, bandito per far fronte alle gravi carenze di personale, ha dichiarato idonei anche professionisti tra funzionari amministrativi, archivisti, storici dell’arte, bibliotecari, calcografi e assistenti alla vigilanza, sicurezza, accoglienza, comunicazione e servizi al pubblico (anche loro più che titolati). È necessario rilanciare l’attività istituzionale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali nei diversi settori in cui si articola e per farlo non si può che ripartire dalle persone, persone che lo stesso Ministero ha già scelto e selezionato.

Comitato vincitori e idonei concorso MIBAC 500 posti
Segreteria organizzativa c/o Dott.ssa Gianfranca Salis
Via Managheri 19
08025 Oliena (NU)
mail: comitatoconc500mibac@tiscali.it

Specchietto riassuntivo relativo ai recenti Concorsi Pubblici per esame a 500 posti presso l’amministrazione centrale e periferica del Ministero per i Beni e le Attività Culturali banditi il 14 luglio 2008.


Lettera al Ministro Bondi

Signor Ministro,

all’indomani del rovinoso crollo della Schola di Pompei, apprendiamo dalle Sue dichiarazioni ai mezzi di comunicazione che “il” problema risiederebbe nell’incapacità dei Soprintendenti del Ministero da Lei diretto: prova ne sarebbero il rapporto tra i fondi erogati, definiti “adeguati” e la mancanza di managerialità dei dirigenti stessi; e dunque, c’è da pensare, delle Soprintendenze nel loro insieme.
Tuttavia in questi giorni interventi anche autorevoli hanno puntato il dito contro i pesanti tagli che, soprattutto a partire dalle leggi degli ultimi anni, hanno aggredito e ridotto un bilancio complessivo già inadeguato, secondo gli standard europei, alla semplice tutela “passiva” (cioè la sola manutenzione) di un patrimonio storico-artistico e culturale di cui certo non v’è bisogno di rimarcare l’eccezionale importanza e la capillare diffusione sull’intero territorio nazionale.
I tagli di bilancio sono stati accompagnati da riduzioni del personale e blocco delle assunzioni, compresi i tecnici di alta qualificazione; nonché dal contestuale appesantimento di normative e procedure di spesa che in tutti i settori del pubblico impiego - e massimamente nel settore dei beni culturali, particolarissimo per la natura stessa dei beni e delle attività da svolgere - hanno creato ritardi e problemi di applicabilità sempre più difficili da risolvere.
Risulta emblematico di tale assunto il caso di Pompei dove, pur senza entrare nel merito di esistenza e uso di un piano di intervento che l’ultimo Soprintendente di lungo corso dichiara avviato nel 1997, con fondi non statali ma del World Monuments Fund, l’incidenza dei tagli ha prodotto i suoi effetti contestualmente alla decisione di commissariare l’intero sito archeologico mediante figure professionali diverse dai tecnici specializzati (prima un prefetto in congedo, poi un funzionario della Protezione Civile).
Che problemi di spesa vi siano da anni in quasi tutte le Soprintendenze, è sotto gli occhi di tutti e non è dato che si intenda negare, stanti le difficoltà continuamente segnalate dagli uffici stessi ai vertici del Suo Ministero.
La prima risposta di architettura istituzionale è stata la creazione delle Direzioni Regionali, con funzioni tra l’altro di Stazioni appaltanti dei lavori per conto di quasi tutti gli Uffici territoriali del Ministero, retrocessi all’improvviso a strutture prive di autonomia di spesa: le statistiche contabili degli ultimi anni, con la notevole quota di residui a carico delle Direzioni Regionali, dimostrano che non è questa la soluzione.
Si è allora fatto ricorso a forme di commissariamento con poteri di deroga dalle complicate leggi e procedure di spesa di fondi pubblici (Pompei, Uffizi), che però non comportano necessariamente un incremento della “managerialità”, tanto più se disgiunta dalla “tecnicità” (altra cosa è l’affidamento di incarichi speciali a tecnici specialisti del settore).
Signor Ministro, ci lasci dire che è ora che la cultura dell’emergenza ceda il passo a quella della manutenzione, ordinaria e straordinaria, a cura delle strutture e degli staff tecnico-scientifici che quei monumenti, quei siti, quei musei conoscono e tutelano. La valorizzazione come concetto mediatico non può sostituirsi al paziente e faticoso lavoro di monitoraggio, consolidamento e restauro, che per definizione è poco visibile e quindi poco mediatico.
Ben vengano le collaborazioni di Università, Istituti e Accademie, cui le Soprintendenze italiane abitualmente aprono le porte; ben vengano riflessioni su normative e procedure di più facile e dunque più rapida ed efficace applicazione. Ma dev’esserci un quadro di miglioramento dell’attività di tutela nel suo complesso, che non esautori i dirigenti tecnici del Ministero, ma ne ascolti le difficoltà e le proposte, nell’unico interscambio possibile per migliorare le condizioni del patrimonio culturale del nostro Paese.
I Soprintendenti archeologi
Mariarosaria BARBERA - Museo Nazionale d’Arte Orientale ‘Giuseppe Tucci’
Adele CAMPANELLI - Soprintendenza Beni Archeologici Salerno-Avellino-Benevento-Caserta
Teresa Elena CINQUANTAQUATTRO- Soprintendenza Beni Archeologici Puglia
Antonio DE SIENA – Soprintendenza Beni Archeologici Basilicata
Filippo GAMBARI - Soprintendenza Beni Archeologici Liguria
Luigi LA ROCCA - Soprintendenza al Museo Preistorico-Etnografico ‘Luigi Pigorini’
Fulvia LO SCHIAVO - Soprintendenza Beni Archeologici Toscana
Egle MICHELETTO - Soprintendenza Beni Archeologici Piemonte
Marco Edoardo MINOJA - Soprintendenza Beni Archeologici Cagliari e Oristano
Anna Maria MORETTI - Soprintendenza Beni Archeologici Etruria Meridionale
Soprintendenza Beni Archeologici Roma e Ostia (interim)
Jeannette PAPADOPOULOS - Direzione Generale Antichità, Servizio III
Soprintendenza Beni Archeologici Napoli e Pompei (interim)
Andrea PESSINA- Soprintendenza Beni Archeologici Abruzzo
Raffaella POGGIANI - Soprintendenza Beni Archeologici Lombardia
Alfonsina RUSSO - Soprintendenza Beni Archeologici Molise
Elisabetta ROFFIA - Segretariato Generale-Ispettorato
Vincenzo TINÉ - Soprintendenza Beni Archeologici Veneto

giovedì 18 novembre 2010

Il Museo di Eboli “In Musica”

di Gianmatteo Funicelli

Il Mibac inaugura la prima edizione dell’iniziativa culturale “Musei in Musica”, con lo scopo di promuovere al meglio la fruizione del patrimonio artistico presente nei Musei e luoghi d’arte statali. Punto di arrivo dell’evento sarà quello di avvicinare il pubblico agli istituti preposti alla cultura, offrendo aperture straordinarie, previste per Sabato 20 Novembre 2010 sino alle ore 2.00 del giorno successivo, dove arte e cultura saranno protagoniste a ritmo di concerti, spettacoli e buona musica in una sempre più coinvolgente attrattiva di massa. In coda agli istituti museali aderenti, parteciperà all’iniziativa anche il Museo Archeologico di Eboli e della media Valle del Sele (Sa). “La nostra idea di museologia, vuole essere un efficiente canale di comunicazione culturale tramite strategie di intrattenimento nelle quali soddisfare le più multiformi esigenze della cittadinanza. Con questa sinergia il museo di Eboli offre la fruizione dei suoi contenuti, più che preziosi all’archeologia campana, attraverso l’integrazione di più iniziative collaterali, che già in passato hanno riscontrato soddisfacenti successi di pubblico”, afferma fiera e soddisfatta la dott.ssa Giovanna Scarano, direttrice del museo ebolitano. Poi aggiunge “Per questo evento, il nostro museo offrirà un percorso di visita del tutto particolare, riservato ai più attenti visitatori, nonché la presentazione del musical Il Fantasma dell’Opera, che si terrà presso lo spazio polifunzionale del complesso. L’intero percorso museale rimarrà, in tale data, attivo e visitabile dalle ore 20.00 alle 2.00.”. Gli appuntamenti di “Musei in Musica”, assieme alla visita degli stessi luoghi di cultura in cui verranno organizzati, saranno tutti ad ingresso gratuito. Per consultare gli eventi correlati “per regione” all’iniziativa, consultare “MUSEI IN MUSICA”.
  • Museo Archeologico di Eboli e della Media Valle del Sele (Sa): per info, visita il sito

mercoledì 17 novembre 2010

Riapre il tempio di Venere a Roma

di Gianmatteo Funicelli

Ritorna alla pubblica fruizione il Tempio di Venere presso il Foro romano, all’interno di in un promettente e più ampio progetto di riqualificazione e messa in sicurezza riguardanti le maggiori aree archeologiche romane e i relativi percorsi di visita. Il progetto di risistemazione della grande area monumentale si deve all’intervento del delegato per le aree archeologiche di Roma e Ostia, nella figura di Roberto Cecchi, che concretizza manutenzione straordinaria dell’intero spazio archeologico e la sistemazione tecnica dei percorsi, per garantire un’efficiente utilità verso i visitatori. L’antico tempio, fondato nel 141 d.C. da Antonino Pio in epoca antoniniana e dedicato alla Città Eterna nonché alla dea Venere, venne eretto nei pressi del Colosseo dove vi era, un tempo, il vestibolo della Domus Aurea di Nerone. Esso si presentava diptero (con due file di colonne sul perimetro) e con un’elaborata disposizione di ambienti all’interno. Di tale sfarzo, oggi rimane in vista solo il grandioso pavimento in lastre marmoree e le agili colonne in porfido, in quanto Il suo processo di spoliazione cominciò già nel VII secolo, quando vennero estratte dall’edificio le tegole in ottone della copertura sul tetto che l’imperatore Eraclio concede a Papa Onorio per riutilizzarle in San Pietro.
Il progetto di questa grande risistemazione vuole essere una ricognizione dell’architettura originaria, restituendo alla realtà attuale la grandiosità delle strutture antiche. Prima di questi interventi, sino agli anni ottanta, lo spazio archeologico era persino attraversato da una lunga strada asfaltata percorribile dalle auto. Questa collegava la viabilità sino a Piazza di Venere e ai giardini. Oggi manutenzione e ripristino hanno cancellato ogni traccia dell’incombente suolo in asfalto e restituito all’archeologia l’originario impianto architettonico dell’antico sito templare, decaduto e lesionato. Le prevalenti e più necessitanti operazioni di manutenzione hanno interessato dapprima delle soluzioni concernenti scorrimento e smaltimento di infiltrazioni d’acqua, il pericolo più incombente e responsabile del degrado nel sito. I maggiori restauri sono stati attivati invece sulle semicalotte delle absidi nonché sui parametri delle mura nel lato Sud. Lesioni e cedimenti hanno interessato anche le scale che occupavano la zona dell’incrocio delle absidi a cui il restauro ha dovuto rispondere con l’integrazione di numerosi contrafforti collegati da un sistema di possenti solai armati. Al deterioramento delle absidi si è risposto con delle iniezioni di malta, utili a restituire sia un’immagine di integrità all’impianto murario, ma soprattutto a preservare dai successivi decadimenti strutturali. L’intervento attuato, ha impegnato risorse per 265.000, 00 euro.

Informazioni utili:

Orari di visita
Dalle 8.30 fino a un’ora prima del tramonto
Chiuso 1 gennaio, 25 dicembre
La biglietteria chiude un'ora prima
Ingresso
I visitatori entreranno dai due ingressi dell’area archeologica centrale; via dei Fori Imperiali e via di San Gregorio. L’accesso al Tempio di Venere e Roma, una volta all’interno dell’area di visita, si trova a fianco dell’Arco di Tito.
Biglietti
Intero € 12,00; ridotto € 7.50
Il biglietto consente l’accesso alle aree del Foro romano, del Palatino e del Colosseo

martedì 16 novembre 2010

Il Teschio di Diamanti di Damien Hirst a Firenze

Comunicato stampa

For the Love of God, il teschio tempestato di diamanti opera dell’artista inglese Damien Hirst diventato leggendario da quando venne esposto per la prima volta nel 2007, verrà esposto a Palazzo Vecchio, a Firenze, dal 26 novembre 2010 al 1 maggio 2011.
Promosso dal Comune di Firenze, Assessorato alla Cultura e alla Contemporaneità e dai Musei Civici Fiorentini, l’evento è stato ideato da Memoria srl, curato da Francesco Bonami e prodotto e organizzato da Arthemisia Group.
For the Love of God è un calco di platino di un teschio umano in scala reale tempestato di 8.601 diamanti al massimo grado di purezza o con pochissime imperfezioni, per un totale di 1.106,18 carati. Sulla fronte è incastonato un grande diamante rosa a forma di goccia anche noto come “la stella del teschio”. I denti sono stati ricavati da un cranio vero del Settecento acquistato da Hirst a Londra.
Il teschio di diamanti non ha precedenti nella storia dell’arte. Sotto un certo aspetto, l’opera rappresenta un tradizionale “memento mori”, un oggetto che parla della transitorietà dell’esistenza umana. Come scrive lo storico dell’arte olandese Rudi Fuchs: «Il teschio è sovrannaturale, quasi celestiale. Proclama la vittoria sulla decadenza. Al tempo stesso rappresenta la morte come qualcosa di infinitamente più implacabile. Rispetto alla lacrimosa tristezza di una scena di vanitas, il Teschio di Diamanti è gloria pura».
Palazzo Vecchio è la storica sede del governo fiorentino e uno dei grandi capolavori dell’arte e dell’architettura del Rinascimento italiano. I sontuosi ambienti decorati su progetto di Vasari, ospitarono la corte del duca Cosimo I de’ Medici. Il pubblico potrà ammirare For the Love of God esposto nella Camera del Duca Cosimo passando attraverso lo Studiolo di Francesco I de’ Medici, solitamente visitabile solo su prenotazione, in un confronto irripetibile fra la wunderkammer di Palazzo de’ Medici – capolavoro del Manierismo fiorentino realizzato fra il 1570 e il 1575 – e For the Love of God, il tour de force dell’artista contemporaneo Damien Hirst.
Da quando è stato creato, For the Love of God è stato esposto solo due volte prima dell’evento fiorentino. Dopo la presentazione inaugurale al White Cube di Londra (la galleria di Damien Hirst) nel 2007, l’opera è stata al Rijksmuseum di Amsterdam nel 2008 attirando più di 250.000 presenze.

Damien Hirst. For the love of God
Sede espositiva: Palazzo Vecchio, Firenze
Periodo: 26 novembre 2010 - 1 maggio 2011
A cura di: Francesco Bonami

lunedì 15 novembre 2010

Visioni di Vincenzo Lo Sasso

Comunicato stampa

Nella fascinosa loggia tardo-cinquecentesca di Palazzo Fattinanti Cambiaso, oggi foyer del teatro HOPS, inaugura la mostra “Visioni” di Vincenzo Lo Sasso. In esposizione una decina di opere di grande formato, una selezione di lavori che definiscono meglio l’opera dell’artista già apprezzato a Genova con la sua prima personale nel 2007 dal titolo “Ghiaccio Bollente”.
Noto al pubblico genovese soprattutto per le sue opere informali, Vincenzo Lo Sasso presenta in questa occasione lavori dove la pittura si coniuga con la fotografia. Con una sua personale tecnica, complessa ed originale, che ha come base una lastra di alluminio su cui opera attraverso la solidificazione di colori metallici, l’artista esplora realtà e immaginazione. Dimensioni che si incontrano e si scontrano in un dialogo serrato, lasciando tracce e segni. Ha scritto di lui il critico Maurizio Sciaccaluga: “L’opera di Vincenzo Lo Sasso non è soltanto e semplicemente la ricerca di un equilibrio tra forze opposte, ma, piuttosto, radicalmente, il tentativo di tradurre in immagine l’annoso contrasto tra corpi solidi e liquide presenze”. La mostra dal titolo “Visioni” da spazio anche a opere recenti e rimarrà aperta al pubblico, con ingresso libero.
L’esposizione si avvale del sostegno di “Casa Bryton”.

L’artista
Vincenzo Lo Sasso nasce a Taranto nel 1954. Dopo aver frequentato la facoltà di Architettura inizia il percorso artistico giovanissimo con un’ intensa attività pittorica utilizzando mezzi e supporti tradizionali. All’età di 23 anni scopre la fotografia e avvia una lunga e fruttuosa collaborazione con testate come Vogue Italia, Vogue Bellezza, Uomo Mare, Vogue Travel, Linea Italiana. In teatro Vincenzo Lo Sasso ha collaborato col Balletto d’Arte Contemporanea di San Pietroburgo e col Teatro Stabile di Ancona. Nel mondo dello spettacolo la sua creatività è stata apprezzata da Eros Ramazzotti, Gianni Morandi, Anna Oxa, Spagna. Il suo impegno si è concretizzato anche in campo pubblicitario attraverso lavori concepiti per L’Oreal, Wella, Schwarzkopf e per note aziende di moda tra New York e Milano. Nel febbraio 2007 Vincenzo Lo Sasso partecipa alla Fiera Luxory and Yachts di Verona nella sezione “allestimenti gallerie” con un’opera di notevoli dimensioni.
Nell’aprile 2007 inaugura una mostra personale dal titolo “Ghiaccio Bollente”, presso il Chiostro di S. Matteo di Genova (catalogo curato da Maurizio Sciaccaluga ). Nel luglio 2008 una sua importante mostra personale dal titolo “il Segno e il Sogno” è stata ospitata negli Appartamenti storici della Reggia di Caserta (catalogo curato da Luciano Caprile). Nell’estate del 2009 il Castello Doria di Portovenere accoglie la personale “Emozioni”.
L’artista ha appena avviato un’importante collaborazione con una delle più prestigiose galleria di Soho, il quartiere degli artisti, a New York.

Titolo mostra: Vincenzo Lo Sasso. Visioni
Sede: Teatro Hops - Palazzo Fattinanti, Genova
Inaugurazione: giovedì 25 novembre ore 18
Durata mostra: dal 26 novembre 2010 al 9 gennaio 2011
Orari: dalle ore 18 alle 22 (domenica e lunedì chiuso)
Ingresso: libero

giovedì 11 novembre 2010

La Collezione Permanente “Concetto Valente”

di Angela Delle Donne

L’apertura della sezione permanente “Concetto Valente” presso la Pinacoteca Provinciale di Potenza riunisce le opere pittoriche più rappresentative del patrimonio dell’Ente. Si tratta di una mostra antologica che si apre con le tavole della bottega di Antonio Stabile (seconda metà del ‘500) e per il resto si divide in due sale dedicate rispettivamente all’Ottocento e al Novecento. Le due tavole sono riconducibili alla committenza ecclesiastica della Basilicata cinquecentesca e rappresentano una deposizione ed una resurrezione: temi reiterati nella pietà popolare dalle forme decise e dai colori netti, rinvigoriti dal recente restauro.
Il salto temporale che porta la collezione direttamente all’Ottocento si deve alla restituzione di opere alle chiese di appartenenza, oltre che forse alle distruzioni del bombardamento della seconda guerra mondiale.
Nella sala dedicata all’Ottocento trovano spazio due opere di Giacomo Di Chirico dalla forte espressività pittorica e formale; la freschezza dei colori di Angelo Brando. Di soggetto storico è l’opera di Michele Tedesco affiancato ai ritratti muliebri delicati ed eleganti di Giuseppe Mona e di Vincenzo La Creta, probabilmente appartenuti ad una più cospicua collezione di ritratti di donne in costumi tipici lucani.
La sala novecentesca è maggiormente eterogenea: vi si trovano autori lucani di nascita come Maria Padula, Vincenzo Claps, Luigi Guerricchio; e di adozione come Carlo Levi o Giuseppe Antonello Leone. Diversi tra loro per formazione ed espressività pittorica, vengono accomunati dalla capacità di cogliere e raccontare attraverso suggestioni visive la terra di Basilicata nella sua intimità.
Alcune opere di Renato Guttuso, Fausto Pirandello, Giovanni Colacicchi e Onofrio Martinelli non appartengono alla storia locale, ma rientrano nel patrimonio per via dell’intento dell’Ente di costituire una collezione il più possibile ampia e rappresentativa dell’espressività artistica italiana.

mercoledì 10 novembre 2010

Poeti del colore

Comunicato stampa

La Galleria Il Borgo è lieta di presentare l'Esposizione Internazionale d'Arte "Poeti del colore", che ha l'intento di promuovere le innumerevoli espressioni artistiche legate al cromatismo e all'universo delle emozioni. Per l'occasione sono stati selezionati artisti dalla formazione e dalla provenienza eterogenea per creare un terreno favorevole agli scambi artistico-culturali tra diverse maestranze, scorgendo in essi non solo i punti di distacco stilistico, ma anche le linee afferenti.
L'esposizione è interamente dedicata al colore, interpretato come valore emozionale e mezzo per comunicare.
Nell'arte la storia del colore risale all'età preistorica dai dipinti rinvenuti nelle caverne, in cui il colore era simbolo del linguaggio umano dai significati di primordiali, mentre già nel periodo medievale i colori conferivano una gerarchia devozionale alle sacre pitture. Oggi il colore continua ad essere perno nella comunicazione artistica, sebbene i suoi valori si siano rinnovati. Il percorso espositivo approfondisce tali novità storico-artistiche a partire dalle opere digitali retroilluminate dell'architetto Gianfranco Bosi, sature di correlazioni luministiche, alle originali tele di Roberto Lucato trattate con smalti e acrilici, fino alle emblematiche realizzazioni artistiche di Fabio Mordeglia che sublimano l'apologia del segno.
Il "paesaggio onirico" viene indagato sensibilmente non solo da Maurizio Falcocchio e Patrizio Mugnaini, ma anche dalla pittrice fiorentina Martina Tapinassi, capace di sfiorare il ritmo delle emozioni con un accentuato accostamento tonale, e dal ferrarese Alessio Balduzzi che attua una peculiare sintesi bicromatica, sintesi rintracciabile nelle suture monocrome di Pier Vittorio Notari e negli azzurri o viola di Catena Biagia Ballarino, poetessa dell'orizzonte. Moduli stilistici affini si riscontrano nelle opere di Luisa Brugnera per il formato orizzontale e la linea ben distinta dell'orizzonte paesaggistico.
L'impeto della pennellata si sposa con un dinamico cromatismo nelle opere pittoriche di Manuela Sangalli, dal movimento circolare, e di Gloria Giovanella, dalla stesura verticale e fortemente emotiva. Travolgente è il temperamento gestuale di Enrico Casalino e Daniele Stefàno, entrambi legati da un uso impetuoso del colore che emerge con inaspettata enfasi segnica anche nella pittura interiore di Suzana Lotti.
La bellezza della natura ispira nuovi valori cromatici negli studi fotografici dell'architetto Orazio Monaco e rievoca scenari lirici nei dipinti di Uros Sitar, in arte Laikos.
Le suggestioni cromatiche di Andrea Parigi, Cumòz e Marta Valls attestano la magnifica ricerca espressiva dei "poeti del colore" del nostro secolo.

Titolo: Poeti del colore
Sede: Galleria Il Borgo, Milano
Opening: mercoledì 10 novembre, ore 18
In mostra fino al 23 novembre 2010
Ingresso libero
Orario di visita: da martedì a venerdì dalle ore 16:00 alle 19:00; sabato dalle 10 alle 12.
Curatrice: Sabrina Falzone

Espongono:
Alessio Balduzzi, Catena Biagia Ballerino, Arch.Gianfranco Bosi, Luisa Brugnera, Enrico Casalino, Cumòz, Maurizio Falcocchio, Gloria Giovanella, Suzana Lotti, Roberto Lucato, Arch.Orazio Monaco, Fabio Mordeglia, Patrizio Mugnaini, Pier Vittorio Notari, Andrea Parigi, Manuela Sangalli, Uros Sitar - Laikos, Daniele Stefàno, Martina Tapinassi, Marta Valls.

martedì 9 novembre 2010

Luce e colore a Sant’Agata

Comunicato stampa

Il 13 Novembre la Galleria Sliding Etra di Sant’Agata dei Goti ospita l’opera del Maestro Athos Faccincani con la mostra Luce e colore a Sant’Agata.
Con inconfondibile intensità Athos Faccincani realizza concretamente la sua visione estetica del paesaggio. I suoi soggetti preferiti, le assolate marine e i porti pieni di imbarcazioni dei paesaggi mediterranei del Sud, insieme alle combinazioni di case, campi, fiori e alberi resi con vedute da una finestra e con squarci di natura dall’asimmetria apparentemente casuale, emanano un senso di freschezza e di bellezza in una pittura dove la natura e i luoghi presentano il loro volto più amichevole. Vedute ariose e radiose, dai colori forti ma anche straordinariamente dolci, poiché tali sono le sensazioni che i suoi dipinti trasferiscono agli occhi di chi li guarda e ciò è quanto ha avvertito l’artista nell’osservarli.
Faccincani celebra con gioia l’atto pittorico in sé, in quanto attività specifica gratificante, dimostrando che il significato globale e il valore spirituale di un dipinto può consistere anche solo nel suo essere un “dipinto” che libera uno dei mezzi principali della pittura: il colore. L’opera dell’artista si contraddistingue, infatti, per l’intensità dei colori che si accendono a vista d’occhio conferendo al genere del paesaggio una rinnovata espressività in cui l’energia espressiva del colore puro, fiammante, non produce tensione emotiva ma calma interiore.
La ricerca pittorica di Athos Faccincani, come precisa lui stesso, è quindi una «sintesi tra colore e luce, e interiorità espressiva» dove l’unione di impressioni puramente visive e espressioni soggettive si armonizzano tra loro e sono felicemente risolte.
In occasione del vernissage l’artista parlerà al pubblico della sua nuova esperienza artistica, la scrittura, presentando il suo romanzo “ Virgo Fidelis”, edito da Mursia e scritto in collaborazione con Elsa Dilauto. La visione delle opere sarà affiancata dalla performance musicale di Pino Balzano.
Il catalogo dell’esposizione contiene un testo critico di Gabriella Ibello.

Titolo: Athos Faccincani. Luce e colore a Sant’Agata
Sede: Sliding Etra, Sant’Agata De’Goti (BN)
Vernissage: 13 novembre 2010
Durata: fino al 27 dicembre 2010
Orari: martedì-venerdì 10.00-13.00, 17.00-20.00

venerdì 5 novembre 2010

Al Museo provinciale di Potenza mostra su divise militari

Comunicato stampa

Alla vigilia delle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia, che ricorreranno nel prossimo anno, tutte le regioni italiane si sono attivate per la pianificazione, la preparazione e l’organizzazione di manifestazioni e iniziative legate al processo storico di unificazione dell’Italia.
Anche la Provincia di Potenza ha dato il proprio contributo per rendere onore e merito a questo avvenimento con una serie di iniziative di ampio respiro storico, culturale e celebrativo in collaborazione con il Centro Studi Storico-Militari “G. Salinardi” e con i militari dell’ex 91° Battaglione Lucania di stanza a Potenza.
Il 7 novembre p.v. sono in programma in Piazza Mario Pagano a Potenza, dalle ore 10,00, manifestazioni ed esibizioni significative di Reparti Interforze dei corpi militari italiani.
Alle ore 11,00, presso il Museo archeologico provinciale, si inaugurerà, alla presenza del Prefetto di Potenza e delle massime autorità istituzionali e militari, l’esposizione di divise militari e documenti relativi al periodi risorgimentale,fino agli anni del Secondo Conflitto Mondiale, provenienti, per la maggior parte, dai fondi privati Lacava e Galasso.
La mostra ha per tema i 150 anni dell'Unità d'Italia sotto il profilo storico-militare.
Sono in esposizione infatti uniformi italiane del Regio Esercito delle diverse epoche: Risorgimentale (1860-1870), Umbertina (1878-1900), regno Vittorio Emanuele III (1900-1946).
Soprattutto le due guerre mondiali e quelle coloniali della Libia, d’Etiopia e dell'Africa Settentrionale consentono di tenere in esposizione maggior materiale, non solo uniformologico, ma anche documentale, medaglistico ed iconografico.
In maggiore evidenza è il materiale proveniente dal “Fondo Lacava” di Corleto Perticara (PZ). La camicia rossa garibaldina appartenuta a Michele Lacava testimonia la partecipazione dell'ufficiale lucano alle imprese garibaldine , oltre che del 1860, anche nella terza Guerra d'Indipendenza. Cimelio prezioso di tale raccolta sono le "fasce mollettiere" rosse tradizionalmente appartenute a Garibaldi e consegnate a Michele Lacava nel 1866. In cornice tutti gli attestati delle campagne garibaldine di Michele e Pietro Lavava, quest'ultimo, garibaldino nel 1860, proseguì la carriera diplomatica e divenne Deputato e Ministro del Regno d'Italia (come testimonia l'uniforme diplomatica da Ministro impreziosita dall'elegante Feluca).
L’esposizione delle uniformi si completa quasi sempre con quella dei relativi copricapo: chepì, berretti, caschi coloniali ed elmetti, oltre che bandoliere, sciarpe azzurre, pentagli, dragone, sciabole, stivali… etc. Anche oggetti provenienti da scavi di trincea della prima guerra mondiale sono resi suggestivi dalla ricostruzione di alcune ambientazioni di trincee del Carso e del Grappa. Sono numerosi i quadri, soprattutto pervenuti per effetto di donazione alla Provincia dalla Federazione di Potenza dei Combattenti e Reduci, che mettono in evidenza la partecipazione di uomini della Lucania ai momenti salienti della storia militare italiana.
Alla mostra delle uniformi militari si abbina poi quella dei preziosi documenti originali del Governo Prodittatoriale Lucano e dei provvedimenti dei Comandi Militari adottati nei primi anni dell’Italia unita e che costituiscono il “Fondo Riviello”. Detto fondo si compone, oltre che di preziosi documenti, anche dei cimeli appartenuti all’eroico Col. Nicola Riviello, caduto nella guerra di Libia (1911-1912).
Completano l’esposizione militari uniformi risorgimentali (piemontesi e borboniche) ricostruite fedelmente ad opera dell’Associazione Imago Historiae di Potenza.
I visitatori possono fermarsi a guardare filmati e spot istituzionali predisposti dal Governo Italiano e dal Ministero della Difesa per celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia grazie alla predisposizione di un monitor e di un videoproiettore che lascerà scorrere immagini di films e sceneggiati che hanno per oggetto il Risorgimento Italiano e le imprese garibaldine.

Novembre al Museo Archeologico e alla Pinacoteca della Provincia di Potenza

Comunicato stampa

Anche per il mese di novembre l’offerta culturale del Museo archeologico e della Pinacoteca provinciali risulta ampia e interessante.
Nel Museo archeologico, oltre alla mostra documentaria “Antichidentità – Museo/Pinacoteca: una storia recuperata”, dedicata al lavoro di recupero e valorizzazione dei Beni Archeologici, Archivistici, Storico-Artistici, Demo-Etno-Antropologici della Basilicata ad opera dei tre primi direttori Vittorio Di Cicco, Concetto Valente, Francesco Ranaldi e all’esposizione archeologica permanente, che illustra il percorso crono-culturale delle tre grandi forme di popolamento della Lucania antica (Enotri, Greci, Lucani) dall’età arcaica fino alla romanizzazione si possono visitare:
La mostra “Opere dal 1983 al 2010”del pittore potentino Rocco Falciano, inaugurata il 23 ottobre 2010 e con durata fino al 23 novembre p.v., composta da trenta tra acquerelli e pastelli che hanno come soggetto la Basilicata e il Salento con immagini di interni della casa di famiglia, nature morte, paesaggi.
La mostra documentaria e celebrativa della Giornata delle Forze Armate e del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, che si inaugurerà il 7 novembre p.v.
Nella Pinacoteca provinciale è ospitata la permanente di pittura e scultura intitolata a Concetto Valente che comprende parte della collezione pittorica e scultorea della Provincia che include opere dell’Ottocento, tra cui spiccano quelle del venosino Giacomo Di Chirico, del marateota Angelo Brando e del moliternese Michele Tedesco. Di particolare interesse, inoltre, i ritratti di Giuseppe Mona, Vincenzo La Creta e Andrea Petrone.
Nell’esposizione sono presenti opere di autori più recenti, come Luigi Guerricchio, Vincenzo Claps ed Italo Squitieri presentate nella sala dedicata al Novecento con le quelle di più noti autori italiani come Carlo Levi, Fausto Pirandello e Renato Guttuso.
Di grande interesse sono i due dipinti su tavola, risalenti alla seconda metà del Cinquecento, ascritti alla bottega di Antonio Stabile, restaurati dalla Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Basilicata.
Fino al 18 novembre p.v. continua la mostra fotografica “Anni ’70 tra memoria e nostalgia” del lucano Pietro Lombardi, uno spaccato delle tensioni sociali, politiche e culturali dell’Italia di quegli anni.

Orari
Museo Archeologico: dal martedi alla domenica con apertura dalle 09,00 alle 20.30
Pinacoteca Provinciale: dal venerdi alla domenica con apertura dalle 09,00 alle 20.30

Per informazioni e prenotazioni dei servizi e delle visite guidate telefonare al numero 0971.444833.
e-mail: museo.provinciale@provinciapotenza.it
pinacoteca.provinciale@provinciapotenza.it
mariacristina.caricati@provinciapotenza.it

giovedì 4 novembre 2010

La Natura delle immagini

Comunicato stampa

Sono aperte fino al prossimo 19 novembre le iscrizioni a La Natura delle immagini, primo workshop tenuto in Basilicata da uno dei più talentuosi ed originali autori del nuovo cinema internazionale, Michelangelo Frammartino.
Organizzato dalla GePA Spa su incarico della Comunità Montana Alto Sinni ed in partnership con il Noeltan Film Studio, il workshop è destinato a 10 filmmakers senza alcun limite di età e di provenienza ed in possesso di una già minima ma comprovata esperienza realizzativa in ambito cinematografico (nelle sue più disparate proiezioni stilistiche e linguistiche). Tre di tali posti saranno riservati a partecipanti nati e/o residenti in Basilicata.
Le iscrizioni sono gratuite così come i costi di vitto e alloggio per tutti i filmmakers invitati a partecipare.
Ciascun partecipante, partendo dalla poetica di Michelangelo Frammartino, avrà l’occasione di approfondire le tecniche di regia e di produzione cinematografica e si confronterà sul piano stilistico-formale attraverso la produzione di alcuni film brevi in digitale frutto dell’interazione con la comunità locale e le sue identità culturali.
I migliori film realizzati verranno inseriti in una compilation dvd e distribuiti nei principali circuiti cinematografici internazionali.
Il percorso, intensivo e di tipo teorico-pratico, si svolgerà a Teana (PZ), nello splendido scenario del Parco Nazionale del Pollino dall’11 al 19 dicembre 2010.
Preziosa per i partecipanti la possibilità di lavorare sotto l’egida di quello che la stampa nazionale ed internazionale definisce uno dei più significativi esponenti della nuova cinematografia contemporanea, Michelangelo Frammartino che - proprio sul versante calabrese del Pollino - ha girato i suoi due film.
Esordisce su grande schermo con il film Il dono (2003) presentato al Festival Internazionale di Locarno, a cui segue il particolare Le quattro volte (2010). Il film presentato e premiato con il Label Europa Cinemas Quinzaine des Realizateurs all’ultimo festival di Cannes – solo per citare uno dei numerosi riconoscimenti ottenuti dalla pellicola grazie anche all’ottimo riscontro da parte del pubblico e della stampa nazionale ed internazionale - segue il ciclo vitale di un uomo, di un animale, di un vegetale e di un minerale "in una visione poetica della natura e delle tradizioni dimenticate di un luogo senza tempo".
Ed è proprio la natura – da qui anche il titolo del workshop – ad avere un ruolo fondamentale nei lavori di Frammartino che a proposito del pluripremiato Le quattro volte ha dichiarato: “è un film sul legame tra uomo e natura. Il cinema è uno di quegli strumenti attraverso il quale l'uomo si è messo al centro. E allora il cinema deve lasciare l'uomo meno solo: io ho cercato di far emergere quello che di solito fa da sfondo nel cinema e nella cultura: gli animali, le piante, gli oggetti”.
Per ulteriori informazioni e per prendere visione del bando di partecipazione e della documentazione che regola le modalità di accesso ed iscrizione al workshop è possibile visitare la sezione News del sito web www.noeltanfilm.com, contattare la segreteria organizzativa chiamando il numero 0971 411217 o inviando una e-mail a info@noeltanfilm.com.

Michelangelo Frammartino nasce a Milano nel 1968.
Nel 1991 si iscrive alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, contesto in cui matura l’interesse per la relazione fra gli spazi concreti e costruiti dell’abitare e la presenza dell’immagine, sia essa fotografica, cinematografica o video. Continua ad approfondire la dimensione del visivo alla Civica Scuola del Cinema di Milano, a cui viene ammesso nel 1994, scoprendo in questi anni un ambito di ricerca particolarmente ricco: il campo delle videoinstallazioni, soprattutto nella versione sperimentata da Studio Azzurro.
Negli anni di formazione, alterna lavori più tradizionalmente orientati al cinema (una serie di cortometraggi autoprodotti), a lavori più specificatamente orientati alle arti visive (scenografie per film, videoclip e film indipendenti, videoinstallazioni), a interventi nel campo della formazione (corsi nelle scuole elementari e medie, promossi da cooperative di educatori e finalizzati a modificare il rapporto dei giovanissimi con l’immagine televisiva; i corsi hanno portato alla realizzazione di alcune installazioni interattive a circuito chiuso, proiettate in video nel 1997 alla prima edizione di Generazione Media, Palazzo delle Esposizioni di Milano).
Nel 1997 si diploma in regia alla Civica Scuola del Cinema e continua autonomamente il proprio percorso di sperimentazione sull’immagine, in particolare riavvicinandosi al cinema, e gestendo per due anni, dal 2000 al 2002, uno studio di produzione cinematografica e video in collaborazione con due soci.
Dal 2005 insegna Istituzioni di regia all’Università degli Studi di Bergamo.
Tra i suoi film Il Dono (2003, 16mm gonfiato in 35 mm, colore, 80’) e Le Quattro Volte (2010, 35 mm, colore, 88’) opere che hanno partecipato a numerosi festival internazionali ottenendo tra gli altri il Premio Speciale della Giuria al 44° Thessaloniki International Film Festival, il premio come Miglior Film Straniero al Festival International du Film di Belfort e Miglior Film al Tiburon International Film Festival, la Menzione Speciale della Giuria al Warsaw International Film Festival, il Label Europa Cinemas Quinzaine des Realizateurs all’ultimo festival di Cannes, il Grand Prix d’Annecy Cinéma Italien 2010 e il Nastro d’Argento Speciale 2010.

La Natura delle immagini
Workshop internazionale per filmmakers con Michelangelo Frammartino
Teana (Pz, Basilicata), 11-19 dicembre 2010
Iscrizioni aperte fino al 19 novembre

mercoledì 3 novembre 2010

Poeti in libertà

Comunicato stampa

A Siena, il 5 e il 12 novembre 2010 alle ore 17.30, presso la Chiesa della Maddalena (Via Mattioli, 4/A) si svolgerà il primo festival internazionale di poesia ospitato dalla città: Poeti in libertà: Incontri internazionali di poesia per la cooperazione e per la pace, ideato ed organizzato dall’Associazione Culturale Macondo (www.macondosiena.it) e finanziato dalla Fondazione Monte dei Paschi di Siena e dall’Ente per il Diritto allo Studio della Toscana.
Parteciperanno all’evento leggendo le proprie opere poeti provenienti dagli Stati Uniti, dalla Bosnia, dalla Serbia, dalla Francia, dalla Grecia e dall’Italia, con un particolare riguardo ai poeti legati al nostro territorio: il 5 novembre Sinan Gudžević (Serbia/Croazia), Paolo Maccari (Italia), Sotirios Pastakas (Grecia), Maria Teresa Santalucia Scibona (Italia), Abdulah Sidran (Bosnia); il 12 novembre Francis Combes (Francia), Matia Curci (Italia), Paul Polansky (Stati Uniti d’America), Caterina Trombetti (Italia).
Alle performance poetiche si alterneranno assaggi di vini e formaggi del territorio, con l’intenzione di recuperare le atmosfere conviviali e simposiali della poesia delle origini, “convinti come siamo che ‘anche i versi sono contenti quando la gente si incontra’, come recitava un verso del poeta Izet Sarajlić e che idealmente poniamo in epigrafe ai nostri incontri”, come hanno dichiarato Giuseppe Emiliano Bonura e Duccio Benocci, rispettivamente Presidente e Responsabile comunicazione dell’Associazione Macondo. “Nelle nostre intenzioni questi incontri si inquadrano in una prospettiva dinamica del concetto di cultura, rendendo possibile una fruizione popolare dei più bei versi dei poeti contemporanei. Ci auguriamo inoltre che una tale iniziativa possa col tempo divenire un aspetto strutturale e progressivo nel panorama culturale senese e internazionale, anche noi auspicando e incoraggiando l’elezione di Siena a Città Europea della Cultura nel 2019”.
Il 12 novembre, a conclusione delle letture dei poeti ed in anteprima nazionale per le sale, verrà proiettato “La mia Toscana”, un filmato che vede protagonista John Malkovich: si tratta di un dialogo su dieci parole chiave del nostro tempo, tra Malkovich e Daniele Magrini, giornalista e direttore di «Toscana Tv» (il quale presenterà il cortometraggio), con la regia di Lorenzo Galanti. Da “Toscana” a “futuro”, in 12 minuti, un piccolo viaggio sulla potenza e la suggestione della parole.
Alla realizzazione del festival hanno inoltre collaborato la “Sala Rosa” (Università degli Studi di Siena), l’Associazione Istituto Gramsci Senese e l’Associazione “Casa della Poesia” (Salerno). L’iniziativa è promossa dalla Provincia di Siena e dal Forum provinciale della cooperazione e solidarietà internazionale, con il patrocinio della Regione Toscana e del Comune di Siena.

martedì 2 novembre 2010

Caravaggio. Una mostra impossibile

Comunicato stampa

Un nuovo straordinario evento dedicato a Caravaggio, nella sua terra di origine, chiude le celebrazioni per il quarto centenario della morte del maestro lombardo.
Tutte le opere di Michelangelo Merisi (1571 – 1610) si potranno ammirare nel loro folgorante splendore nella mostra Caravaggio. Una mostra impossibile allestita in Palazzo della Ragione a Milano, dal 10 novembre 2010 al 13 febbraio 2011. Ma non solo. Entrando nello spazio espositivo il pubblico sarà accompagnato da Caravaggio in un affascinante viaggio alla scoperta dei segreti della sua vita e della sua arte.
Promossa dal Comune di Milano - Cultura, dalla Rai Radiotelevisione Italiana, e prodotta e organizzata da Arthemisia Group e Palazzo della Ragione, la Mostra impossibile del Caravaggio raccoglie 65 capolavori - l’intero corpus delle opere di Michelangelo Merisi, nessuna esclusa e comprese alcune attribuite – riprodotti ad altissima definizione e disposti lungo un itinerario cronologico. Un viaggio “impossibile” tra dipinti disseminati nei musei, nelle chiese e nelle collezioni private di tutto il mondo, che diventa realtà nell’era della riproducibilità digitale dell’opera d’arte.
A più di mezzo secolo di distanza dalla celebre rassegna milanese dedicata a Caravaggio nel 1951, a cura di Roberto Longhi, il capoluogo lombardo rende così omaggio all’artista con un evento ancora più esaustivo e omnicomprensivo delle sue opere.
"Un Caravaggio impossibile ma probabile, con una premessa: non c'è cultura senza educazione. Questo è il senso del progetto - spiega l'Assessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory -. L'arte antica ha bisogno di futuro e questo Caravaggio virtuale ha qualcosa di molto reale: la possibilità di conoscere la bellezza dell'arte attraverso la tecnologia, con il sorprendente risultato di riuscire a vedere tutte le opere di Caravaggio in un unico spazio scenico".
Grazie a questo progetto ideato e curato da Renato Parascandolo, realizzato dalla Rai in collaborazione con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, e con un comitato scientifico composto da Ferdinando Bologna e Claudio Strinati, le opere di Caravaggio conservate da Parigi a San Pietroburgo, da New York a Princeton, da Dublino a Vienna, da Roma a Napoli, Firenze, Siracusa, ecc. sono oggi fruibili in uno stesso luogo. I quadri, riprodotti in digitale con tecnologie d’avanguardia ad altissima definizione, nel rigoroso rispetto delle dimensioni, dei colori e della luce originali, si trovano finalmente riuniti realizzando un sogno a lungo coltivato da studiosi, critici e appassionati.
L’esposizione supera spazio e tempo e fa rivivere a distanza di secoli il pittore più moderno e rivoluzionario della storia, seguendo passo dopo passo le tappe dalla sua opera e della sua vita burrascosa.
Entrando in una vera e propria wunderkammer, i visitatori saranno infatti accolti da performer nei panni del grande maestro e verranno condotti nel suo mondo attraverso aneddoti di vita vissuta e racconti sulle opere, scanditi in tre fasi temporali: gli esordi, la maturità, il periodo precedente la prematura scomparsa. Caravaggio rivive altresì attraverso numerosi film, documentari storici e spettacoli a tema, proiettati su grandi schermi televisivi; l’atmosfera dell’epoca si respira nella sezione con i quattro dipinti del maestro in cui compaiono strumenti musicali e spartiti. Un sottofondo sonoro di madrigali, cantati da un coro a quattro voci, pervade l’ambiente: sono le musiche dipinte dal Caravaggio in quattro opere famose: Riposo durante la fuga in Egitto (1596), le due versioni del Giovane che suona il liuto (1596-97) e Amore vincitore (1602).
Caravaggio. Una mostra impossibile non è una mostra convenzionale ma è innanzi tutto un sistema di comunicazione innovativo e altamente didattico, che coinvolge e rende partecipe il visitatore-spettatore in modo attivo, con un’esperienza visiva e auditiva a tutto tondo.
Si tratta inoltre di una tipologia di mostra senza precedenti in quanto omnicomprensiva rispetto a qualsiasi altra esposizione, anche perché, a causa dei costi proibitivi di allestimento e della crescente difficoltà di ottenere dai musei il prestito delle opere d’arte, una mostra di tutti i dipinti del Caravaggio era e resta impossibile in assoluto.
Inoltre, la riproduzione digitale dei dipinti consente di prolungarne la memoria al di là dell’usura e degli eventi, di trasmetterne ai posteri una testimonianza attendibile e, soprattutto, rende possibile una più esauriente e analitica “leggibilità” delle opere stesse, consentendo di percepire aspetti cromatici e luministici - l’essenza della pittura caravaggesca - solitamente inaccessibili all’occhio umano di fronte all’originale, a causa del contesto in cui viene esposto e per lo stato di conservazione dell’opera.

Titolo: Caravaggio. Una Mostra Impossibile
Sede: Palazzo della Ragione, ,Milano
Date: 10 novembre 2010 - 13 febbraio 2011
Ideazione di: Renato Parascandolo
Comitato scientifico: Claudio Strinati - Ferdinando Bologna
Orari: Martedì - domenica ore 9.30 - 19.30
Giovedì ore 9.30 - 22.30
Lunedì ore 14.30 - 19.30
La biglietteria chiude un’ora prima
Aperture straordinarie:
24 e 31 dicembre ore 9.30 - 14.00
25 dicembre,1 gennaio ore 14.30 - 19.30
6, 7, 8, 26 dicembre e 6 gennaio ore 9.30 - 19.30
Biglietti (Visita animata inclusa):
Intero € 9,00 - Ridotto € 7,00 - Scuole € 4,50

Immagine: Caravaggio, Ragazzo morso da un ramarro, 1593 - 1594, olio su tela, cm. 65,80x52,30, Firenze, Fondazione Roberto Longhi

lunedì 1 novembre 2010

Vincent van Gogh. Campagna senza tempo – Città moderna

Comunicato stampa

Dall’8 ottobre 2010 al 6 febbraio 2011 il Complesso del Vittoriano di Roma riporta a Roma dopo ventidue anni il genio assoluto di Vincent van Gogh, che ha lasciato un segno indelebile nella storia dell’arte e nell’immaginario collettivo dell’uomo moderno.
Il percorso scientifico dell’esposizione analizza per la prima volta le due inclinazioni contraddittorie che spesso guidarono il pittore nella scelta dei soggetti dei suoi dipinti: il suo amore per la campagna, come ambiente fisso e immutabile, e il suo legame con la città, centro della vita moderna e del suo rapido movimento.
Saranno esposti settanta capolavori tra dipinti, acquarelli e opere su carta del maestro olandese e oltre trenta opere dei grandi artisti che gli furono di ispirazione – tra i quali Millet, Pissarro, Cézanne, Gauguin e Seurat.
La mostra, che nasce sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana, è promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, in collaborazione e con la partecipazione del Comune di Roma - Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione –, della Provincia di Roma – Presidenza e Assessorato alle Politiche culturali -, della Regione Lazio – Presidenza e Assessorato alla Cultura, Arte e Sport -, con il patrocinio del Senato della Repubblica, della Camera dei Deputati, del Ministero degli Affari Esteri, dell’Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi a Roma e dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano. La rassegna è organizzata e realizzata da Comunicare Organizzando di Alessandro Nicosia.
L’esposizione vanta la collaborazione ed il supporto delle più grandi istituzioni museali del mondo, insieme ad importantissime collezioni private. Tra esse spiccano: Van Gogh Museum, Kröller-Müller Museum, Rijksmuseum, The Art Institute of Chicago, The Solomon R. Guggenheim Museum, The Museum of Modern Art, Hammer Museum, The Detroit Institute of Arts, National Gallery of Canada, Tate, Musée du Louvre.
La mostra “Vincent van Gogh. Campagna senza tempo – Città moderna” è a cura di Cornelia Homburg, studiosa nota a livello internazionale per le sue ricerche su Vincent van Gogh, e si avvale di un prestigioso comitato scientifico composto da Sjraar van Heugten e Chris Stolwijk, Van Gogh Museum, Jenny Reynaerts, Rijksmuseum, Judy Sund, City University New York, Tsukasa Kodera, Osaka University, Joan Greer, University of Alberta, Cornelia Peres, conservatrice, Liesbeth Heenk, storica dell’arte.

Titolo: Vincent van Gogh. Campagna senza tempo – Città moderna
Sede: Roma, Complesso del Vittoriano
Periodo: fino al 6 febbraio 2011
Orario: dal lunedì al giovedì 9.30 – 19.30; venerdì e sabato 9.30 – 23.30; domenica 9.30 – 20.30.
Costo del biglietto: € 12,00 intero; € 8,50 ridotto (clicca qui per acquistare il biglietto d'ingresso on line)
Organizzazione e produzione: Comunicare Organizzando S.r.l.
Catalogo: Skira; € 35,00

Immagine: Vincent van Gogh, Cipressi con due figure femminili, 1889, olio su tela, 91,6 x 72,4 cm, Kröller-Müller Museum, Otterlo