lunedì 28 febbraio 2011

Artemisia e le altre. Le donne pittrici

di Gianmatteo Funicelli

È risaputo da tutti. Nel passato la figlia femmina (e borghese) o prendeva i voti o attendeva il “buon partito”. La donna nell’arte è ispirazione. Vive al di là della tela e diviene soggetto coinvolto, ma non artefice. “Figura”, ma non “raffigura”. E se la fanciulla in questione cresceva con indole creativa? Se la sua passione era la nobile arte della pittura? Veniva diseredata o non riconosciuta come “legittima”? No. Questo non nel Seicento, epoca in cui nel vasto panorama artistico italiano l’apprendistato presso un “grande” veniva impartito anche alle giovani talentuose dalle vesti lunghe. E non erano pochi i casi. Fede Galizia, ad esempio, si cimentava (e con risultati notevoli) alla realizzazione di nature morte per un pubblico di alta borghesia.
Ma chi erano queste donne virtuose e scevre da pregiudizi, che con passione e testa alta abbandonavano casa, pizzi e merletti per addentrarsi nei rinomati atelier dei dipintori? Quasi tutte figlie di artisti (già di per sé affermati), reclutate e formate da esperti di bottega per entrare a far parte del ricco entourage artistico seicentesco. Donne abbandonate all’estro e all’estasi artistica per esprimere passioni, sentimenti e dimensioni affettive che passano di getto dal cuore al pennello. Del vasto plotone rosa che impugna cavalletto e tavolozza verso il fronte della produzione pittorica barocca si evidenzia Maria Tintoretto, figlia del grande pittore veneziano, come pure la già citata Fede Galizia, figlia di Niccolò Renieri, o Chiara Varotari che vanta di avere come padre il Padovanino.
Tra tutte primeggia, per la qualità espressiva del suo “caravaggismo riberesco” e la fortuna critica che rivestì negli anni, Artemisia Gentileschi. Figlia di Orazio (grande contemporaneo del Caravaggio e affermato “tenebrista”), l’artista nasce nel clima culturale di una Roma di fine ‘500, dove Caravaggio irradia come linguaggio costituito ed immutabile (1597). Il padre la vuole dapprima per sé nella sua bottega, per poi inserirla nel clima culturale fiorentino, al servizio del granduca. Seguiranno, nella sua attività, un ritorno a Roma, poi nel 1626 è a Napoli, dove risedette sino alla morte, con un breve soggiorno all’estero che la vide allontanarsi sino a Londra, dove il padre era rinomato pittore di corte. Sulle sue tele, a differenza dei lucidi e celestiali soggetti paterni, si denota una voragine di dramma, paura, violenza e tumulti impetuosi che l’accompagnarono in vita già da quindicenne, quando subisce uno stupro che la segnerà per sempre, come pure il successivo matrimonio riparatore, ma a breve termine. Il piano pittorico per la giovane artista si fa cupo, oscuro ed incline al crudo realismo di quel Caravaggio che per lei è uno specchio riflesso. Della Giuditta e Oloferne (la versione fiorentina del 1620), grande macchina pittorica conservata agli Uffizi, poche parole: “dall’oscuro, il bianco riflettore investe il macabro teatro. Va in scena l’orribile supplizio del male: Ira e liberazione sulla sottile e fredda striscia tagliente, che con tenacia infligge. Sul suo ultimo sguardo, l’agonia rosso fuoco, che come lava ardente trabocca, dissemina, ricade dal sanguinante e caldo sfavillio. L’incubo, impetuoso, ritorto, nell’affannoso cubo nero, tace.”

domenica 27 febbraio 2011

Amore e altri rimedi

di Angela Delle Donne

Gli affascinanti volti dello star-system hollywoodiano, Jake Gvllehhaal e Anne Hathaway, mostrano a più riprese le loro bellezze corporee in questo film ambientato negli Usa degli anni novanta che stanno per scoprire l’esplosione della pillolina azzurra. Lui è un rampante giovane informatore scientifico che tenta la scalata professionale all’interno di una società farmacologica, sicuro delle sue capacità e della sua voglia di arrivare si butta a capo fitto nel tentativo di avere più appuntamenti possibili con facoltosi medici anche utilizzando mezzucci di bassa lega. Lei è una giovane donna che deve combattere contro l’orrore e la solitudine di una malattia degenerativa che stride contro la bellezza dei suoi anni. Così si scoprono per caso e tentano disperatamente di relegare la loro relazione al solo sesso. Il regista Edward Zwick usa i tempi della commedia per scandire i tempi di una passione travolgente che è svuotata del romanticismo tipico delle commedie anni cinquanta, per mostrare solo l’impetuosità della fisicità. Zwick non è nuovo a film giocati gli sguardi, sugli impulsi impetuosi quale per esempio Vento di Passioni, dove ancora una volta, proprio partendo dal titolo, il motore propulsore è la passione in tutta la sua veemenza. Gyllenhaal e Hathaway hanno già lavorato insieme per un altro film che ha fatto scandalo: I segreti di Brokeback Mountain, in questa opera non sono una coppia travolta dalla passione anzi l’amplesso coniugale è svuotato di ogni desiderio e di ogni aspettativa.

venerdì 25 febbraio 2011

Altari

Comunicato stampa

Sabato 26 marzo, la galleria GiaMaArt studio presenta “altari” mostra personale di Marco Demis che raccoglie un ciclo di opere recenti, insistendo sul motivo delle sue aristocratiche vergini dalla pelle nivea e dagli eleganti abiti retrò. Il suo non è un lavoro attorno all’identità - poiché le sue bambole ne sono prive – e nemmeno sulla serialità. Piuttosto, esse svolgono la funzione di simulacri, idoli che non rimandano ad alcun significato ulteriore. Baudrillard definisce il simulacro (eidôlon) una “verità che nasconde il fatto che non ne ha alcuna", mentre a proposito delle sue bambole Marco Demis parla di una “intima fissità, priva di referente”.
Nella pittura di Marco Demis la propensione tonale si sposa con la tradizione del disegno, secondo una linea che da Botticelli approda fino a Modigliani. Le figure disegnate dall’artista sono, infatti, perfettamente contornate, con linee che impediscono al soggetto di sconfinare atmosfericamente nello spazio circostante. Si tratta di una sensibilità che risponde all’esigenza di mantenere i soggetti nel campo dell’idealità, in una dimensione impalpabile, epifanica.
Il meccanismo attorno al quale ruota il linguaggio di Demis è quello dell’evocazione, intesa come pratica che sottende un’impalpabile rete di connessione tra le cose, qualcosa che “chiama” l’invisibile nella struttura del visibile. Evocazione significa, infatti, “chiamare fuori” o meglio “chiamare da fuori” qualcosa che suscita un senso d’insopprimibile nostalgia. Come gli altari e le are sacrificali, le immagini dipinte dall’artista sono soglie dimensionali, ambiguamente sospese tra il mondo materiale e quello immateriale. In questo limen non vi è possibilità di narrazione, ma solo pura potenzialità. Guardando queste figure ci è impossibile immaginare un racconto, delineare un episodio. Demis sembra occultare ogni traccia biografica, ogni segno di vissuto, congelando la rappresentazione in una sfera perfetta quanto l’Empireo dantesco. E tuttavia, questo regno d’immobilità ieratica sembra subire ora una lieve increspatura. Qualcosa finalmente imprime un moto ai corpi. Una sottile vibrazione percorre le linee degli idoli e le posture divengono più plastiche, sinuose, le figure si ammorbidiscono e infine si avverte, come nel mito di Pigmaglione, un anelito a trasmutare il simulacro in carne viva.
La mostra sarà visitabile fino al 25 maggio 2011 dal Martedì al Sabato dalle ore 17.00 e alle 20.00 e per appuntamento. Gli orari possono variare, si consiglia di verificare sempre via telefono. Catalogo disponibile in galleria, edizioni GiaMaArt studio, testo di Ivan Quaroni.

Titolo mostra: Marco Demis. Altari
Sede: GiaMaArt Studio, Vitulano (BN)
Periodo: 26 marzo - 25 maggio 2011
Inaugurazione: sabato 26 marzo, ore 19.00
A cura di: Ivan Quaroni
Orari: dal martedì al sabato 17.00-20.00
Testo in catalogo: Ivan Quaroni
Catalogo: Edizioni GiaMaArt Studio

giovedì 24 febbraio 2011

Gli occhi di Caravaggio

Comunicato stampa

Vittorio Sgarbi torna nel capoluogo lombardo per presentare una nuova grande mostra che illustra la nascita di un genio quale è il Caravaggio. Ricostruendone la formazione artistica, da Simone Peterzano ai maestri veneti e lombardi, un entusiasmante percorso documenta i precursori e gli artisti contemporanei a Michelangelo Merisi (1571-1610), mettendo in evidenza le opere che l’artista vede di persona negli anni giovanili e ciò che i suoi occhi assorbono nel clima artistico tra Venezia e Milano, prima della definitiva partenza per Roma, che verosimilmente può datarsi intorno al 1595-96, come mettono in luce gli ultimi studi.
Curata da Vittorio Sgarbi, prodotta e organizzata da Arthemisia Group in collaborazione con il Museo Diocesano di Milano, la mostra Gli occhi di Caravaggio. Gli anni della formazione tra Venezia e Milano riunisce circa sessanta capolavori, realizzati dai più grandi interpreti del tempo, che saranno allestiti negli spazi espositivi del Museo Diocesano, dall’11 marzo al 3 luglio 2011.
Le opere di Giorgione, Tiziano, Tintoretto, Lorenzo Lotto, Jacopo da Bassano, Moretto da Brescia, Giovan Battista Moroni, Gerolamo Savoldo, Vincenzo e Antonio Campi, Giovanni Ambrogio Figino e Simone Peterzano e molti altri ancora, in alcuni casi mai esposte prima, documentano il delinearsi di un nuovo gusto e di una nuova concezione della figura, nel suo rapporto con lo spazio e con la luce, che è fondamentale per la crescita del giovane Merisi.
Naturalmente in mostra non poteva mancare la presenza del Caravaggio, documentato dalla presenza di un’opera altamente significativa: è la cosiddetta Murtola (chiamata così dal nome del poeta che nel 1600 ne scrisse un poema), ossia la prima versione della celeberrima Medusa degli Uffizi. Quest’opera, conservata da sempre in collezione privata, fu realizzata dal Caravaggio nel 1596 e può essere considerata come emblema della formazione giovanile del Caravaggio, in particolare per il disegno preliminare, messo in evidenza dalle precisissime indagini diagnostiche che sono state eseguite sull’opera di recente. Le stesse indagini consentono di datare la “rotella” tra il 1596 e il 1597, anni in cui Caravaggio si trasferisce a Roma e quindi, idealmente, la Medusa Murtola chiude il ciclo lombardo e apre quello romano, quando, come ricorda Vittorio Sgarbi: “lui improvvisamente sconvolge tutto al punto tale che il boato della sua rivoluzione arriva in tutta Europa e non c’è un solo grande pittore che non arrivi dalla Francia, dalla Spagna, dalla Germania, dai paesi bassi per vedere quello che ha fatto Caravaggio”.
Altro capolavoro da non perdere è, nella sua struggente e sensuale bellezza, la Flagellazione di Cristo del Caravaggio, proveniente dal Museo di Capodimonte (Napoli), per la prima volta a Milano dopo la celebre mostra del 1951.
Quanto alla ricostruzione della sua formazione, seguendo le parole del noto storico dell’arte Roberto Longhi, “…non si pretende di segnare itinerari precisi ai suoi viaggi (o siano pure vagabondaggi) di apprendista; ma non si potrebbe porli mai in altra zona da quella che da Caravaggio porta a Bergamo, vicinissima; a Brescia e a Cremona, non distanti; e di lì, a Lodi e a Milano. Era questa la plaga dove un gruppo di pittori lombardi, o naturalizzati, tenevano aperto da gran tempo il santuario dell’arte semplice”.
Sin dal saggio del 1917, Cose bresciane del 500, e poi negli ancora più famosi Quesiti caravaggeschi, del 1929, Longhi afferma che per gli anni giovanili è bene rintracciare le sue “strade di predestinazione fra il 1584 e il 1589 circa” nelle “strade di Lombardia”, ovvero è proprio il mondo artistico tra Veneto e Lombardia che può aver ispirato e formato Caravaggio e la cui eco riaffiora costantemente nelle sue opere.
La mostra, divisa in sei sezioni, illustra il contesto artistico in cui Caravaggio si trova ad operare nei primi anni della sua ricerca artistica. Documentato, come noto, nella bottega milanese di Simone Peterzano, allievo di Tiziano, dal 1584 al 1590, Michelangelo Merisi ha modo di lasciarsi suggestionare dalle opere di straordinari artisti, attivi tra Venezia e Milano. Lo sguardo del visitatore si identifica dunque con gli occhi del giovane genio, e immergendosi nel suo affascinante mondo, il pubblico può rivivere l'emozione provata dal maestro al cospetto di quei sommi capolavori. Il percorso è corredato inoltre dalla descrizione delle città “caravaggesche”, con relative piante storiche e, nelle didascalie delle opere, da riproduzioni di dipinti di Caravaggio in cui si evidenziano le similitudini.

Titolo mostra: Gli occhi di Caravaggio. Gli anni della formazione tra Venezia e Milano
Sede: Milano, Museo Diocesano
A cura di: Vittorio Sgarbi
Periodo: 11 marzo - 3 luglio 2011
Orari: martedì - domenica ore 10-18 (la biglietteria chiude alle ore 17.30), lunedì chiuso.
Catalogo: Silvana Editoriale

Immagine: Caravaggio, Medusa Murtola, 1596 circa, olio su tela applicata su uno scudo di legno di fico, d 48 cm, collezione privata.

mercoledì 23 febbraio 2011

Percorsi d’arte... intorno a Picasso

Comunicato stampa

Il 27 febbraio 2011 nella splendida cornice del Monastero dei Frati Minori Francescani dell’Osservanza Regolare di Rocca Imperiale, dominato dall’alto dal Castello Svevo di Federico II, si terrà l’apertura della Mostra “Percorsi d’arte... intorno a Picasso”.
La mostra ha lo scopo di esporre un Picasso nuovo, differente dal periodo cubista che noi tutti conosciamo, ma anche di far apprezzare giovani talenti del nostro territorio e di incentivare la passione artistica nel nostro paese. “La guepe” (The Wasp) appartiene ad una serie di 31 opere intitolate “Histoire Naturelle”, considerata la più importante produzione grafica di animali, uccelli e insetti di Picasso.
La giornata si aprirà con l’arrivo di SAR Principessa Wijdan al-Hashemi, ambasciatore del Regno Hashemita di Giordania in Italia, artista affermata a livello internazionale e accademica nella storia dell'arte, presso la Sala Consiliare, accolta dal Sindaco di Rocca Imperiale, Dott. Ferdinando Di Leo, che poi accompagnerà Sua Altezza Reale in visita al Castello Svevo.
Sua Altezza Reale verrà poi accompagnata presso il Monastero dei Frati Osservanti per la Conferenza Stampa e successivamente inaugurerà la mostra. La visita avverrà lungo un percorso con esposizione di giovani artisti locali e con la visita al quadro “La Guepe” di Pablo Picasso. A conclusione della visita di SAR Principessa Wijdan al-Hashemi sarà offerto un rinfresco.

Titolo mostra: Percorsi d’arte... intorno a Picasso
Sede: Rocca Imperiale (CS), Monastero dei Frati Osservanti
Inaugurazione: domenica 27 febbraio 2011, ore 10.00
Artisti correlati: Lavinia Del Croce, Battista Favoino, Maria La Sala, Francesco Luisi, Annamaria Panarace, Paola Sprovieri

martedì 22 febbraio 2011

Il mito dell’Italia nell’Inghilterra Vittoriana

Comunicato stampa

La Galleria Nazionale d’Arte Moderna annuncia una importante mostra dedicata al rapporto di fascinazione fra l’arte inglese del XIX secolo e la cultura artistica italiana, dal “gusto dei primitivi” al pieno Cinquecento, partendo dai paesaggi di ispirazione italiana di William Turner, attraverso gli studi di John Ruskin su cicli pittorici, monumenti e architetture.
A distanza di 25 anni dalla fortunata retrospettiva dedicata a Burne-Jones, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna torna con una grande mostra sull’arte inglese del secondo Ottocento in cui sono esposte più di 100 opere, provenienti da prestatori privati e musei internazionali, molte delle quali per la prima volta in Italia.
Il nucleo principale della rassegna comprende i preraffaelliti Dante Gabriel Rossetti, Edward Burne-Jones, William Morris e indaga la particolare declinazione del classicismo nell’ambito della Royal Academy operata da artisti come Frederic Leighton e da rappresentanti della cultura estetica e simbolista come Albert Moore, George F. Watts e John William Waterhouse.
Un aspetto particolarmente significativo dell’esposizione verte sul rapporto tra le opere inglesi e i prototipi italiani che ne hanno costituito il modello iconografico e la suggestione formale: sono esposti dipinti di Giotto, Crivelli, Carpaccio, Botticelli, Sebastiano del Piombo, Palma il Vecchio, Bergognone, Luini, Tiziano, Veronese, Tintoretto – a testimoniare, pure nella diversità di clima culturale, la loro incidenza in area inglese. Ciò consente anche di evidenziare singolari letture critiche, suscettibili di continue evoluzioni nel corso del secolo, come la predilezione di Ruskin per Luini, anche rispetto a Leonardo, e il suo rifiuto di Michelangelo, pure destinato ad avere una rilevante influenza in ambito tardo preraffaellita e simbolista.
La passione per l’Italia ha un complesso fondamento critico negli scritti di Ruskin, nelle originali letture del nostro Rinascimento ad opera di Swinburne, insieme ai saggi di Walter Pater su Giorgione, Botticelli, Michelangelo e Leonardo, testi che hanno inciso profondamente nel diffondersi di un preciso orientamento su uno stretto cenacolo di letterati, artisti, critici e committenti.
Altrettanto importante è, infatti, il forte incremento in Inghilterra, fin dall’inizio del secolo, di un collezionismo pubblico e privato di arte italiana, che confluirà nella formazione del primo nucleo della National Gallery (1834), costituito da importanti acquisti provenienti dalla dispersione di patrimoni prevalentemente aristocratici del nostro paese.
Una sala della mostra è dedicata alla diffusione del “gusto dei primitivi” italiani, documentato attraverso una selezione di cromolitografie della popolarissima Arundel Society, di incisioni di Carlo Lasinio dagli affreschi del celebratissimo Camposanto di Pisa e da incisioni di William Young Ottley ispirate agli ‘Old Masters’ della scuola fiorentina.
A chiusura dell’esposizione viene presentata una sezione di artisti italiani – Nino Costa, Giulio Aristide Sartorio, Adolfo De Carolis, Gaetano Previati - che negli ultimi decenni del XIX secolo, proprio attraverso la scoperta dei “preraffaelliti” inglesi, recuperano la tradizione artistica del Rinascimento come matrice culturale ed ideologica dell’identità italiana.
La mostra è curata da Maria Teresa Benedetti, Stefania Frezzotti, Robert Upstone.
Il catalogo Electa raccoglie, oltre ai saggi dei curatori, i contributi di Maria Vittoria Marini Clarelli, Stephen Wildman, Mark Bills, Silvia Danesi Squarzina, Marisa Volpi, Claudia La Malfa, Giorgio Marini, Francesca Bonetti, ed è corredato da schede scientifiche ampiamente documentate delle singole opere curate da Stella Bottai e Matteo Piccioni.
L’allestimento della mostra è stato curato da Federico Lardera.
In occasione della mostra la Galleria nazionale d’arte moderna propone un ciclo di incontri con alcuni tra i principali protagonisti della scena teatrale italiana che leggeranno brani di opere di poeti e scrittori, suggerendo possibili percorsi di visita all’esposizione e di lettura delle opere. Si apre con Gabriele Lavia che il 25 febbraio alle 17.00 leggerà Intervista impossibile a Dante Gabriel Rossetti di Luigi Squarzina e testi poetici da Dante Alighieri e Dante Gabriel Rossetti.

Titolo mostra: Dante Gabriel Rossetti, Edward Burne-Jones e il mito dell’Italia nell’Inghilterra Vittoriana
Sede: Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna
Periodo: 24 febbraio-12 giugno 2011
Inaugurazione: giovedì 24 febbraio, ore 18.00
Orari di apertura: martedì - domenica dalle 8.30 alle 19.30 (la biglietteria chiude alle 18.45), chiuso il lunedì
Biglietti mostra: intero 10 €, ridotto 8 €, scuole 4 €, integrato mostra + museo: 12 €
Organizzazione e produzione: Electa, Civita
Catalogo: Electa

lunedì 21 febbraio 2011

In edicola "In Arte" di Febbraio

È in edicola il nuovo numero di "In Arte", con altre novità che ci accompagneranno per tutto il 2011. Un nuovo percorso, infatti, ci porta a scoprire il tema del crimine così come è stato affrontato nella storia dell'arte, partendo dal delitto di Caino ai danni di Abele, mentre nella rubrica "Ritagli" un breve excursus sulla storia del fumetto introduce una serie di articoli sui grandi autori di quest'arte moderna, che verranno presentati nei prossimi mesi.
Tra gli argomenti di questo mese spicca una recente novità del web, il progetto Google Art Project, che permette di visitare virtualmente i musei più importanti del mondo. Nello spazio dedicato alla pittura vi raccontiamo il percorso artistico di Carmine Antonio Mazziale, pittore molisano vincitore del "Premio Speciale In Arte" all'ultima edizione del "Premio Enogea".
Nella rubrica "Persistenze" come sempre ampio spazio alle bellezze lucane: si parte dal castello di Viggianello, proseguendo con il piccolo paese di Calvera, per finire con il santuario di S. Maria d’Orsoleo a Sant’Arcangelo. E ancora vi parliamo di oreficeria e arti suntuarie in epoca etrusca, della rappresentazione della donna nell’arte del Novecento, della National Gallery di Londra e dei dipinti a tema storico-risorgimentale di Giuseppe Vizzotto Alberti e Michele Cammarano.
"In Arte", tutto da leggere, tutto da guardare!

domenica 20 febbraio 2011

La donna leonardesca

di Sonia Gammone

Il Quattrocento volge al termine quando Leonardo da Vinci si trasferisce a Milano. Il periodo milanese (1482-1499) sarà il più importante e significativo di tutta la sua vita. Alla corte di Ludovico il Moro egli potrà dedicarsi in maniera esclusiva alle sue opere e alle sue invenzioni, creando in pittura i suoi massimi capolavori. Per Leonardo il compito principale dell’artista è l’esplorazione della natura considerata come un immenso essere vivente e la pittura, la più importante delle arti, l’unica in grado di rappresentarla. Il sottile chiaroscuro e la capacità di cogliere gli affetti umani sono alla base del suo naturalismo pittorico. Creatore di una tecnica sfumata, con delicati contrasti di luce e di ombra che fanno sparire i contorni e creano un’illusione di atmosfera e di vita nella scena rappresentata.
Furono molte e stupende le opere a soggetto sacro nelle quali è possibile ravvisare il percorso di perfezionamento che egli intraprese fin da giovanissimo, quando a Firenze passava le sue giornate nella bottega del Verrocchio. Ma altrettanto celebri rimangono i ritratti che a più riprese gli vennero commissionati. Al periodo milanese appartengono quelli di due donne aristocratiche vicine a Ludovico il Moro: il ritratto di Cecilia Gallerani, meglio noto come La dama con l’ermellino (1488-1490), e La Belle Ferronière (1495-1498) identificata da alcuni come Lucrezia Crivelli o la stessa Cecilia Gallerani in età più adula. Cecilia Gallerani era l’amante di Ludovico il Moro. L’ermellino oltre ad essere simbolo di purezza, allude al cognome della stessa Cecilia Gallerani e allo stesso Ludovico il Moro, di cui era emblema. Leonardo studia attentamente la luce, che cade sul viso e sulla spalla della dama, e la figura, dal viso voltato a guardare fuori campo. Sono stati curati tutti i dettagli, dai capelli ai gioielli, ai colori sgargianti del vestito. I suoi lineamenti sono dolci e delicati, gli occhi fieri, il sorriso accennato appena ricorda quello della Gioconda, le mani sono lunghe e affusolate. Il ritratto sembra essere lontano sia da connotati erotici, legati alla sua figura di amante, sia da quelli sacri che l’avrebbero voluta triste, in continuo rimando alla figura della Madre di Dio. Quello che emerge è una donna che sembra aver raggiunto una grande apertura mentale e intellettuale, che guarda all’uomo senza sottomissione. Per quanto riguarda La Belle Ferronière, oltre all’innovativo taglio dato alla figura, colpiscono la profondità e il fascino dello sguardo che sembra diretto allo spettatore.
A distanza di anni, e lontano da Milano, Leonardo darà vita a quella che è considerata il suo capolavoro assoluto: la Gioconda (1503-1516). L’identità della donna è ancora motivo di dibattito, tuttavia i più ritengono si tratti di Monna Lisa, moglie di Francesco del Giocondo. Il mistero che avvolge l’opera, si riflette da sempre in quell’interesse collettivo per l’enigmaticità dello sguardo e del sorriso. Qui lo sfumato leonardesco raggiunge la perfezione, la luce che giunge dallo sfondo ha i toni del crepuscolo e rende tutto quasi sfocato. L’immagine è misterioso, ambigua, sfuggente, perché Leonardo ha volutamente lasciato indefinite alcune parti del volto immergendole in una morbida penombra. La figura è intimamente legata alla natura del paesaggio. La grande sfida di Leonardo di rendere con massima veridicità e naturalismo i propri modelli, giunge al culmine e ancora una volta, nella storia dell’arte, la donna ne è protagonista. “…la pittura…penetra dentro ai medesimi corpi, considerando in quelli le lor proprie virtù” (da Il trattato della pittura, di L. da Vinci).

sabato 19 febbraio 2011

Femmine contro maschi

di Angela Delle Donne

Si tratta della seconda saga della commedia di Fausto Brizzi, questa volta invertendo le parti tra femmine e maschi. Il film raccoglie un cast tutto italiano e di nomi noti del piccolo schermo e della cinematografia. Così tra luoghi comuni e risate facili per un’ora e mezza lo spettatore si trova coinvolto in storie parallele di relazioni sentimentali ed amicali. Anna e Piero, Marcello e Paola, Valeria e Diana che si ritrovano due mariti beatlsiani. Emerge il ritratto di donne manipolatrici ed inacidite, di uomini pigri e mammoni, insomma la lista della spesa che già si conosce a memoria. Ficarra e Picone mettono su una cover dei Beatle, l’uno all’insaputa della moglie e l’altro a rischio rottura relazione per questa passione infantile e forse proprio la loro performance alza di poco il livello del film buttando i riflettori su un gruppo che non finisce di attirare fans e imitatori.
Viene scomodata anche Wilma De Angelis che interpreta una mamma che finge problemi di cuore per riuscire a ricucire la famiglia del figlio separata ormai da anni. Il personaggio di Luciana Litizzeto ripropone il cinismo ed il sarcasmo che spesso accompagna i suoi personaggi e la caratterizzano; è la moglie di un divertente Solfrizzi che da prova di interpretare più dialetti italiani.
Il confronto con il primo film non regge per nulla, poiché il primo, per quanto incentrato sulla comicità spicciola, riesce a restituire qualche punto di riflessione in più, cosa che proprio non riesce al secondo, scivolato tra i più banali luoghi comuni mettendo il grembiulino rosa alla femminucce ed il grembiulino azzurro ai maschietti.

venerdì 18 febbraio 2011

Matisse. La seduzione di Michelangelo

Comunicato stampa

Dopo il grande successo dell’iniziativa sugli Inca che ha portato in città oltre 283.000 visitatori, anche per il 2011, Brescia si appresta a diventare una delle capitali italiane dell’arte.
Al Museo di Santa Giulia è in programma, dall’11 febbraio al 12 giugno, l’esposizione MATISSE. La seduzione di Michelangelo che dimostrerà quanto profondo sia stato il legame intercorso tra l’artista francese e il genio italiano del Cinquecento, che portò Matisse alla formulazione di un’arte che fosse una semplificazione assoluta della pittura, alla luce del suo studio giovanile e poi maturo, proprio della scultura di Michelangelo.
L’arte di Michelangelo costituì per Matisse un riferimento e una continua fonte di riflessione che gli permise di lavorare sul perpetuo rapporto tra linea e volume, disegnando e dipingendo in maniera sculturale.
La mostra, curata da Claudia Beltramo Ceppi, coadiuvata da un comitato scientifico composto dai maggiori esperti di Matisse, promossa dal Comune di Brescia, prodotta e organizzata da Fondazione Brescia Musei e Artematica, col patrocinio della Regione Lombardia-Cultura e del Ministero degli Affari Esteri, presenterà 180 opere del maestro francese - dipinti, disegni, incisioni, gouaches découpées – in grado di seguire tutto il suo itinerario creativo, dalle prime opere fauve a quelle realizzate tra il 1908 e il 1914, a quelle del periodo di Nizza (dal 1918 in poi), fino alla parte finale della sua vita, dedicata alla scoperta poetica delle illustrazioni dei libri e della rivista Verve e all’invenzione rivoluzionaria delle gouaches découpées. A esse, si affiancheranno diversi calchi di alcune delle più importanti sculture di Michelangelo tra cui quelle delle Cappelle Medicee, oltre a un importante disegno originale raffigurante due Veneri.
Il percorso espositivo proporrà capolavori di Matisse, difficilmente concessi in prestito, come la grande scultura Lo Schiavo (Musée Matisse di Nizza), il piccolo gioiello del Brooklyn Museum di New York, un olio su tavola, Nudo nel bosco, cui si affiancherà il bronzo Piccolo busto accovacciato (Pierre and Tana Matisse Foundation di New York) che rappresenta quasi una citazione letterale di Michelangelo, ma ridotta alle stesse dimensioni della figura del dipinto, attraverso quel procedimento ‘a togliere’ che Matisse aveva ben studiato nel suo grande antesignano.
Dalla National Gallery of Australia di Canberra giungerà il grande dipinto Il ratto d’Europa, mentre dal MASP di San Paolo del Brasile arriverà il magnifico Busto in gesso, bouquet di fiori. Verranno inoltre esposte le serie delle Odalische (tra cui il magnifico Nudo seduto su sfondo rosso di proprietà del Centre Pompidou di Parigi), esemplari di quella ricerca spasmodica tra tensione ed equilibrio che turbava Matisse, e Natura morta. Interno rosso a Venezia dei Musées Royaux des Beaux-Arts de Belgique di Bruxelles, o la serie di nudi provenienti dal Musée Matisse di Nizza. Dal Musée Matisse di Le Cateau Cambrésis proverrà il Grande nudo seduto, la più grande scultura mai realizzata da Matisse, e gli straordinari ed enormi pannelli di Oceania, mare e Oceania, cielo, rispettivamente di 176x395 cm e 177x370 cm.
Il percorso continuerà con la famosa serie di Jazz, dai colori raggianti di un album aperto per la prima volta in occasione della mostra, o un frammento autentico della vetrata della Cappella di Santa Maria del Rosario di Vence e, tra le gouaches découpées, alcuni importanti esemplari mai esposti in precedenza per il timore che la luce potesse danneggiare i fragilissimi colori. Particolarmente suggestivo sarà il confronto tra due delle opere più importanti di Matisse, provenienti dalla National Gallery di Washington, come il grande dipinto Pianista e giocatori di dama e la grandissima gouache découpée intitolata Venere che verrà affiancata da un disegno originale di Michelangelo raffigurante, per l’appunto, due Veneri.
Il ricordo e la presenza di Michelangelo accompagneranno il visitatore per tutta la mostra, attraverso alcuni suggestivi calchi ottocenteschi delle opere di Michelangelo, tra cui soprattutto la statua di Ecate-Notte delle Cappelle Medicee, a grandezza naturale. È proprio il rapporto tra scultura e pittura a esprimere al massimo l'urgenza di Matisse di superare continuamente i propri limiti, ed è la scultura il momento in cui egli si riallaccia più apertamente alla tradizione che lo ha preceduto. Michelangelo è in questo il suo maestro supremo: “Si potrebbe far rotolare una statua di Michelangelo - affermava - dall’alto di una collina fino a far scomparire la maggior parte degli elementi di superficie: la forma rimarrebbe comunque intatta”, e ancora: “Sono ritornato studente… Disegno la Notte, studio il Lorenzo de’ Medici: cerco di impadronirmi della concezione chiara e complessa che è alla base della costruzione di Michelangelo.”
Del genio italiano condivise la passione sempre insoddisfatta per l'opera, mentre ne ammirò la capacità di sperimentare, fino all'equilibrio estremo, la forza e la tensione che distorcono i corpi. Al capolavoro michelangiolesco L’Aurora - conservato nella chiesa di San Lorenzo a Firenze - Matisse si rifà esplicitamente nel realizzare quella statuetta del Nudo disteso che ricomparirà in tanti dipinti contemporanei. A Michelangelo tornerà per trovare nuove soluzioni spaziali nei tormentati anni Venti. E non a caso, la sua più sofferta scultura sarà proprio quel meraviglioso Grande nudo seduto che si riferisce esplicitamente a Michelangelo e che Matisse trascorrerà ben sei anni a modellare e rimodellare, fino a considerarla la sua opera più importante. Successivamente, altri saranno i problemi che lo coinvolgeranno, ma ancora, nella serie di dipinti dal 1921 al 1940, la figura centrale, a volte dipinta, a volte solo abbozzata, assumerà una profondità spaziale e monumentale di michelangiolesca memoria.
La conseguenza del suo intenso interrogarsi sulla plasticità dei corpi in rapporto con il loro sfondo decorativo, troverà infine una soluzione inattesa nella geniale invenzione delle gouaches découpées, che riconcilieranno finalmente l'elemento pittorico e quello scultoreo dell'opera in un procedimento di fusione di cui Matisse stesso dirà: “Ritagliare a vivo nel colore mi ricorda il procedimento diretto della scultura”. Egli giunse così al definitivo superamento dell’aspetto bidimensionale e di quello tridimensionale dell’opera fino a creare un nuovo universo di forme colorate che di entrambe hanno mantenuto la capacità di sintesi e la tensione.

Titolo mostra: Matisse. La seduzione di Michelangelo
Sede: Brescia, Museo di Santa Giulia
Date: 11 febbraio - 12 giugno 2011
Orari: lunedì - giovedì: 9.00 - 20.00; venerdì e sabato: 9.00 - 21.00; domenica: 9.00 - 20.00.
Biglietti: Intero € 14,00; ridotto € 11,00 (studenti universitari fino a 26 anni con tessera o libretto, over 60, soci TCI, soci FAI, soci ARCI, altre categorie convenzionate); ridotto speciale € 8,00 (fino a 18 anni non compiuti); ridotto speciale Brescia Musei € 6,00 (titolari card “Brescia Musei Desiderio”); speciale famiglia: ridotto € 11,00 per gli adulti (per nuclei
formati da 2 adulti e almeno 1 minorenne); ingresso gratuito (bambini fino a 5 anni, disabili con accompagnatore, soci ICOM); ridotto gruppi (solo su prenotazione) € 9,00 (da 15 a 25 persone - ingresso omaggio per il capogruppo); ridotto scuole (solo su prenotazione) € 6,00.
Catalogo: GAmm Giunti

Immagine: Henri Matisse, Odalisca con il cofanetto rosso, Nizza, Musée Matisse © Succession H. Matisse by SIAE 2010 - Photo: Ville de Nice – Service Photographique

giovedì 17 febbraio 2011

Concorso d’arte "Fobia"

Comunicato stampa

Perché si possa parlare di fobia occorre che non vi sia un pericolo oggettivo o che esista un pericolo, anche minimo, e il soggetto rinunci a incontrare l'oggetto della paura peggiorando la sua qualità della vita. La causa può essere riconducibile a un ricordo ancestrale di cui è rimasta una traccia nel cervello o un'esperienza negativa amplificata fino a essere vissuta successivamente come fobia. Solo i casi più gravi richiedono un trattamento farmacologico, mentre normalmente si ricorre alla psicoterapia, mettendo gradatamente a confronto il soggetto con ciò che teme. E in questa prospettiva che tale realtà è divenuta oggetto di un concorso, sdrammatizzandone o meglio, comunicando diversamente le angosce tipiche di tale patologia. Un invito a superarne i timori o per lo meno a rappresentarli e comprenderli mediante l’arte.
L’invito è rivolto a tutti coloro che vogliono partecipare al concorso d’arte “Fobia” alla Globalart a cura dello Staff della GlobalArt di Rosa Didonna. Le adesioni dovranno pervenire entro il 25 Febbraio 2011 presso la Galleria GlobalArt di Noicattaro (BA), Via Ugo Foscolo 29, Noicattaro (BA).
Gli artisti possono proporre fino ad un massimo di due lavori che abbiano come tema “Le Fobie” nel senso più ampio del termine. Il tema è volutamente generico così da lasciare agli artisti una più libera interpretazione e la possibilità di affrontare il tema come meglio credono e sentono. Il regolamento del concorso sarà inviato una volta data la propria adesione.
La mostra sarà arricchita da due eventi, inaugurazione e conclusione, che prevedono spettacoli di danza, musica e video arte. Durante la serata conclusiva sarà premiato il vincitore selezionato da una giuria di esperti che verrà presentata durante il vernissage. Il premio consiste in una mostra personale della durata di tre settimane presso la Galleria GlobalArt. Il concorso, inoltre, prevede un premio-acquisto di 250 euro che sarà attribuito all’opera più votata dal pubblico (attraverso la rete e di persona). L’esposizione resterà aperta dal lunedì alla domenica, orario 10-13 e 17-20.

Modalità di partecipazione:
Sono invitati a partecipare tutti i giovani artisti di età non superiore ai 35 anni che si esprimono attraverso tutte le varie forme d’Arte. I partecipanti dovranno inviare una mail di conferma allegando curriculum vitae e foto delle due opere che intendono esporre.
La partecipazione prevede un contributo di 30 euro per la spese vive di organizzazione, allestimento e promozione. Le adesioni dovranno pervenire per posta elettronica entro il 25 febbraio 2011 all’indirizzo info@globalartweb.org.

mercoledì 16 febbraio 2011

Catturando l’istante

Comunicato stampa

Sarà inaugurata il 18 febbraio prossimo alle ore 18 per restare aperta fino al 28 febbraio nell’atrio del Palazzo di città a Potenza, la mostra bipersonale “Catturando l’istante”, del fotografo Karmil Cardone e del pittore Vittorio Vettore.
Due arti a confronto in un evento curato dall’artista lucano Rocco Smaldone e dall’esperto di produzioni audio-visive Marialucia Maio.

martedì 15 febbraio 2011

Giovanni Battista Piranesi. Opera grafica

Comunicato stampa

All’interno del filone relativo alla “grafica storica”, il m.a.x. museo di Chiasso propone una prima svizzera: l’esposizione dedicata alle incisioni di Giovanni Battista Piranesi (1720-1778) accompagnate dalle matrici in rame che le hanno generate. Fra l’immensa produzione calcografica piranesiana, sono proposte in mostra le rappresentazioni che costituiscono la più radicale innovazione volta ai valori dell’utopia e della modernità. Sono infatti esposte le stampe che nel Settecento mostrarono un mondo sconosciuto e non immaginabile, e che grazie alla loro suggestione - di inaudita potenza -, hanno saputo esercitare un importantissimo riferimento artistico nella cultura contemporanea.
In mostra sono presentate una sessantina di incisioni, da una prima selezione delle invenzioni originali di Architetture e Prospettive (1743-50) e Fantasie architettoniche (1749), alla raccolta dei Grotteschi (1747-49), delle Carceri (1745-60) e dei Trofei (1743), per terminare con una scelta fra le più significative rappresentazioni delle Vedute di Roma (1748 e segg.) e Antichità Romane (1756). Accompagnano l’esposizione cinque matrici incise, poste a raffronto dell’opera a stampa; “rami” che permettono di comprendere la grande abilità esercitata a bulino dal maestro del primo neoclassicismo. Mai prima di allora la lastra calcografica aveva prodotto immagini con una resa degli effetti così ricca ed espressiva, e con una capacità di variazione del chiaroscuro in grado di “trasformarsi in un’equivalenza del colore”.
L’esposizione delle “matrici piranesiane” è possibile grazie alla collaborazione e al prestito concesso dall’Istituto Nazionale per la Grafica di Roma, unica istituzione a possederle e a detenere in esclusiva il diritto di riproduzione delle incisioni di Giovanni Battista Piranesi, e dalla Fondazione Antonio Mazzotta di Milano che possiede le “editio princeps”.
La mostra è curata da Luigi Ficacci, uno dei maggiori studiosi italiani di Piranesi che ha dato alle stampe l’opera completa della produzione piranesiana, e da Nicoletta Ossanna Cavadini direttrice del m.a.x. museo.
Accompagna l’esposizione un catalogo, curato da Luigi Ficacci e Nicoletta Ossanna Cavadini, pubblicato dalla casa editrice Mazzotta di Milano, pp.128, in vendita a Fr. 38.- o Euro 28.-. Nel catalogo sono riprodotte tutte le opere esposte in mostra e vi sono le prefazioni di Maria Antonella Fusco, Direttrice dell’Istituto Nazionale per la Grafica di Roma, e di Gabriele Mazzotta per la Fondazione Antonio Mazzotta; seguono i contributi di Luigi Ficacci, Nicoletta Ossanna Cavadini, Augusta Monferini e Ginevra Mariani. Tutta la manifestazione è stata realizzata con il sostegno del Dipartimento Cultura Educazione e Sport del Cantone Ticino, della Banca Stato e dell’AGE.

Titolo mostra: Giovanni Battista Piranesi. Opera grafica
Sede: Chiasso (Svizzera), M.A.X. Museo
Date: 17 febbraio - 1 maggio 2011
Inaugurazione: mercoledì 16 febbraio 2011, ore 17.30
A cura di: Luigi Ficacci, Nicoletta Ossanna Cavadini
Orari: martedì - domenica 10.00-12.00, 15.00-18.00, lunedì chiuso.
Entrata alla mostra: Fr. 10- Euro 8- (riduzione per gruppi superiori alle 15 persone Fr. 5.- Euro 4.-). Ridotto Fr.7.-

A corollario dell’esposizione, in collaborazione con il Circolo cultura insieme di Chiasso, è proposto un ciclo di tre conferenze serali sull’argomento ove sono relatori studiosi di chiara fama. In tale occasione venerdì 18 febbraio e martedì 22 febbraio il m.a.x. museo rimarrà aperto dalle 21.30 alle 23.30.

Titolo del ciclo di conferenze:
Giovanni Battista Piranesi: un grande maestro dell’acquaforte

VENERDÌ 18 FEBBRAIO, ore 20.30 Foyer del Cinema Teatro di Chiasso
Prof.ssa Maria Antonella Fusco, Direttrice dell’Istituto Nazionale per la Grafica, Roma.
“Piranesiana”: verso la musealizzazione di Giovanni Battista Piranesi

MARTEDÌ 22 FEBBRAIO, ore 20.30 Foyer del Cinema Teatro di Chiasso
Prof. Luigi Ficacci, Soprintendente di Bologna, Ferrara, e delle province della Romagna e Co-curatore dell’esposizione in corso al m.a.x. museo
Immaginario di fantasia e ragione nelle “Carceri” di Giovanni Battista Piranesi

MARTEDÌ 1 MARZO, ore 20.30 Aula Magna delle Scuole di Chiasso
Dott.ssa Ginevra Mariani, Direttrice della Calcoteca, Roma.
Giovanni Battista Piranesi: la collezione di rami incisi

Le conferenze sono ad entrata libera.

In collaborazione con la Direzione artistica del Cinema Teatro si propone un concerto intitolato “Dal Rococò al Classicismo” in cui il passaggio epocale fra gli stilemi ridondanti del Barocco e Rococò vengono a mutare con la visione di riferimento classicista fino a creare un nuovo clima culturale, definito appunto Neoclassicismo. Il repertorio musicale comprende le musiche di J.S.Bach fino ad arrivare alle alla nuove “Haydiane” di F.J.Haydn.

MERCOLEDÌ 6 APRILE, ore 20.30 Cinema Teatro di Chiasso
“Dal rococò al Classicismo”, musiche di J..S.Bach, F.J.Haydn
Ton Koopman -clavicembalo-, Catherine Manson -violino-

lunedì 14 febbraio 2011

Numeri Primi. II Rassegna artisti del '900

Comunicato stampa

È costituita da una collezione privata questa esposizione della seconda edizione di Numeri Primi: figurano artisti che a giusto diritto fanno parte della storia dell'arte contemporanea. Nello specifico si tratta di pittori che hanno avuto il loro pieno riconoscimento di critica e di pubblico in quella stagione, 'la migliore', dell'Italia dopo la seconda guerra mondiale, quando entrammo a far parte delle prime potenze industriali del mondo, cioè quegli anni a cavallo tra i decenni '60 e '70 del secolo scorso. Per gli Italiani erano anni di transizione anche culturale oscillanti tra tradizione e nuove letture critiche. Altrettanto le acquisizioni della borghesia professionale, nel campo artistico, oscillavano assommando opere d'entrambi i filoni cultural-artistici... e questa collezione lo evidenzia al meglio!
Nell'ambito più o meno legato alla tradizione naturalistica o vagamente simbolista vanno ascritti ,tra gli altri, Fantuzzi, Caros, Annigoni, Testa e Zito, in quello più modernista Sassu, Anna Salvatore, Migneco ...fino alle costruzioni surreal- geometriche di Del Pezzo. Né mancano opere, molto diffuse in quei decenni, di artisti famosi, ma realizzate – quasi a volerne accrescere il valore – in argento...ed è il caso di incisioni o scultre a rilievo stiacciato di Dalì, Guttuso, Pietro Cascella e Messina.
Insomma un 'come eravamo' da ri-guardare, ri-leggere e ri-flettere!

Titolo mostra: Numeri Primi. II Rassegna artisti del '900
Sede: Terlizzi, ADSUM Artecontemporanea
Date: 20 febbraio - 4 marzo 2011
Inaugurazione: domenica 20 febbraio 2011, ore 19.00
Artisti in mostra: Aligi Sassu; Salvator Dalì; Anna Salvatore; Renato Guttuso; Migneco; Rodolfo Zito; Pietro Annigoni; Pietro Cascella; Francesco Messina; Lucio Del Pezzo; Giuseppe Bartolini; Eliano Fantuzzi; Joy Caros; Gianni Testa
A cura di: Luigi Dello Russo
Orari: dal lunedì al sabato dalle ore 10.00-12.30 18.00- 20.30 chiusura giovedì pomeriggio e festivi

domenica 13 febbraio 2011

I fantastici viaggi di Gulliver

di Angela Delle Donne

L’eterna favola del mondo lillipuziano questa volta è animato da un goffo e piacente Jack Black, attore di commedie e di film da cassetta. Il Gulliver del XXI secolo è uno sconclusionato portalettere degli uffici di un grande giornale. La sua vita monotona si divide fra ciambelle e pupazzetti di personaggi dei fumetti animati dalla sua vocina cangiante che ogni sera fa vivere loro avventure nuove ed improbabili. Paradossalmente l’adulto infantile in questo film riesce ad avere un ruolo non mortificante poiché ognuno in sé porta la spensieratezza che chiede di essere arricchita di vanagloria e di coccole, così il nostro Gulliver non è un cavaliere impavido, ma un omone che libera il piccolo popolo con la pipì all’aperto, gesti non consoni al mondo degli adulti, ma che svelano la bricconeria dell’adulto. Il regista Rob Letterman chiama in scena i grandi miti contemporanei del mondo occidentale per celebrare il nostro protagonista e per renderlo re di un mondo che in realtà non esiste, se non nei sogni sbiaditi della sera che tentano di offuscare la routine del giorno. Ma tutti siamo richiamati a fare i conti con la realtà e nel momento in cui il nostro Gulliver esce dal suo mondo fantastico riesce ad realizzare il suo sogno: essere guardato con gli occhi della dolcezza e dell’amore della protagonista femminile. Per valorizzare ulteriormente le differenti grandezze dei due mondi la produzione ha scelto la proiezione in tre-D aggiunta solo in una fase successiva, ed anche i titoli di testa sono realizzati secondo un effetto ottico che rende le immagini di New York delle piccole miniature.

venerdì 11 febbraio 2011

Impressionisti. Capolavori della Collezione Clark

Comunicato stampa

Sarà Palazzo Reale di Milano la prima tappa dell’eccezionale e inedito tour mondiale dei capolavori della famosa collezione americana dello Sterling and Francine Clark Art Institute, di Williamstown, Stati Uniti, che comprende grandi opere francesi del XIX secolo, con stupendi dipinti di Pierre-Auguste Renoir, Claude Monet, Edgar Degas, Édouard Manet, Berthe Morisot e Camille Pissarro.
La mostra Impressionisti. Capolavori della Collezione Clark si terrà dal 2 marzo al 19 giugno 2011 e conterà 73 opere dei maestri francesi dell’Ottocento. Successivamente la collezione Clark sarà ospitata in Francia, al Musée des Impressionnismes di Giverny, dal 13 luglio al 31 ottobre 2011, in Spagna, alla CaixaForum di Barcelona, dal 18 novembre 2011 al 12 febbraio 2012, e proseguirà nei maggiori musei di tutto il mondo.
L’evento è promosso dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, vanta il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali ed è organizzato dallo Sterling and Francine Clark Art Institute, insieme a Palazzo Reale e Arthemisia Group. La mostra nasce dalla collaborazione internazionale tra Arthemisia Group - nota per le grandi produzioni internazionali -, l’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano e lo Sterling and Francine Clark Art Institute. Grazie a questa intesa l’Italia è stata scelta come prima sede dell’eccezionale tour.
"Con questa mostra - ha dichiarato l'Assessore alla Cultura del Comune di Milano Massimiliano Finazzer Flory - Milano ribadisce ancora una volta come l'arte sia il terreno d'incontro e d'integrazione tra Europa e Stati Uniti, per un Occidente che riconosce sino in fondo la propria storia, i propri simboli, e che vede negli Impressionisti e nelle loro opere uno specchio in cui si riflette la nostra identità".
Lo Sterling and Francine Clark Art Institute nasce nel 1955 a Williamstown, New England, Massachusetts, grazie a Robert Sterling Clark, uno degli eredi del patrimonio delle macchine da cucire Singer, e alla moglie Francine Clary Clark, che insieme acquistarono il nucleo principale della collezione fra il 1910 e il 1950. Il fiore all’occhiello dell’istituzione è la sua collezione di dipinti francesi oltre a capolavori europei e americani che vanno dal Rinascimento alla fine dell’Ottocento. La collezione Clark ha continuato a crescere grazie ad acquisizioni e donazioni e la holding dei Clark riunisce oggi circa 8000 pezzi tra i quali 500 quadri e importanti collezioni di opere su carta e di arte decorativa.
L’istituto riveste da sempre la duplice missione di museo d’arte e di centro di ricerca e alto perfezionamento nel campo delle arti visive e le sue consistenti risorse nonché le esposizioni e i vivaci programmi accademici proposti in sede, attirano visitatori, studenti e studiosi da ogni dove.
Il Clark Art Institute organizza inoltre grandi mostre esportando le proprie opere in tutto il mondo. L’ultima e più recente è l’importante monografica Pasión por Renoir, aperta ad ottobre 2010 al Museu Nacional del Prado di Madrid, con l’intera collezione di trentuno dipinti di Pierre-Auguste Renoir, mai usciti prima insieme dalla sede di Williamstown.
Dopo Madrid, ventuno di questi capolavori giungono a Milano per l’appuntamento dedicato agli Impressionisti come corpus centrale di un innedito e suggestivo percorso che, accanto ai dipinti di Renoir, Monet, Degas, Manet, Morisot e Pissarro, include altresì opere fondamentali dei pittori barbizonniers quali Jean-Baptiste-Camille Corot, Jean-François Millet, e Theodore Rousseau, dei maggiori pittori accademici del tempo quali William-Adolphe Bouguereau, Jean-Léon Gérôme e Alfred Stevens, e di postimpressionisti quali Pierre Bonnard, Paul Gauguin e Henri de Toulouse-Lautrec.
La mostra è curata da Richard Rand, Senior Curator presso lo Sterling and Francine Clark Art Institute e il percorso espositivo, organizzato con la consulenza scientifica di Stefano Zuffi, è articolato in dieci sezioni incentrate sui temi fondamentali che testimoniano le innovazioni stilistiche e tecniche della seconda metà dell’Ottocento: Impressione, Luce, Natura, Mare, Città e campagna, Viaggi, Corpo, Volti, Società e Piaceri.

Titolo mostra: Impressionisti. Capolavori della Collezione Clark
Sede: Palazzo Reale, Piazza Duomo 12, Milano
Date al pubblico: 2 marzo - 19 giugno 2011
Orari: tutti i giorni 9.30-19.30, lunedì 14.30-19.30, giovedì e sabato 9.30-22.30 (la biglietteria chiude un’ora prima)
Biglietti: intero € 9,00, ridotto € 7,50, ridotto scuole € 4,50
Catalogo: Skira

Immagine: Claude Monet, Oche nel ruscello, 1874, olio su tela, 73,7 x 60 cm, Sterling and Francine Clark Art Institute, Williamstown, Massachusetts, USA

giovedì 10 febbraio 2011

I giochi della metamorfosi

Comunicato stampa

Protagonista della scena artistica fin dalla seconda metà degli anni Cinquanta, Mario Nanni torna alla Galleria d'Arte Maggiore di Bologna con una selezione significativa di lavori inediti, che aggiungono un capitolo cruciale alla sua importante riflessione sul tema delle "mappe" e pronti a coinvolgere direttamente lo spettatore in un nuovo dialogo tra opera e pubblico. Una ricerca nata negli anni Settanta con il noto ciclo delle "Geografie dell'attenzione" e ripresa nei primi anni del XXI secolo con i famosi "Giochi della metamorfosi", esposti proprio da Franco e Roberta Calarota nel 2004. Le mappe, oggi riproposte in grandi dimensioni e su opere che richiedono l'intervento attivo del pubblico, si presentano quindi come un ideale fil rouge che ripercorre alcuni snodi significativi del lungo e articolato percorso artistico di Mario Nanni, convinto, come lui stesso sottolinea: "che le opere debbano, o dovrebbero almeno, rappresentare il loro tempo storico."
Protagonista del percorso artistico di Mario Nanni, la mappa è un mezzo con cui indagare lo spazio, attraverso un uso straniante che fa perdere ai segni topografici i connotati di cui sono portatori nella quotidianità. La topografia «in quanto tale, è perduta, ma come base figurativa può dar luogo ad una serie di programmi di esplorazione compositiva, percettiva, cromatica, geometrica. Insomma diventa la matrice di quel che si definisce "ricerca creativa", "esercizio di stile"» come scrive Omar Calabrese. Una ricerca artistica che se dal punto di vista materico porta Nanni ad affogare i riferimenti topografici nel colore, espanso in movimenti fluidi e vorticosi, impetuosi e decisi anche nelle tinte che vanno dal rosso accesso al nero; dal punto di vista emotivo trasferisce sui nuovi «portentosi meccanismi mobili, coloratissimi e componibili, che sollecitano l’intervento del pubblico», come li descrive Monica Miretti, nuove dinamiche e nuove personali interpretazioni. Lo spettatore è infatti invitato a comporre alcune opere a suo piacimento, scegliendo tra diverse possibilità, per poi trascrivere la propria preferenza su un apposito modulo. Da qui la necessità di uscire dalla bidimensionalità, per usare ancora una volta le parole dell'artista: «anche quando ho lavorato nella bidimensionalità, ho sempre cercato di venire fuori dal quadro», ed il piacere di coinvolgere il pubblico. Un'interazione che ha radici lontane se si pensa a lavori come Automisurazione psicologica. Il limite del mare, presentato a San Benedetto del Tronto il 5 luglio 1969, o all'installazione ambientale I giochi del malessere, proposta per la prima volta nel 1968, in cui lo spettatore si trovava in una stanza che diventava «una foresta di anelli sonanti», per usare un'espressione di Achille Bonito Oliva.
Mario Nanni continua così la sua inesausta ricerca iniziata a metà degli anni Cinquanta, quando, dopo una breve esperienza realista che ne segna gli esordi, si rivela tra gli artisti italiani più interessanti della stagione informale. Da qui, la sua estrema libertà ideativa lo ha portato nel corso degli anni a confrontarsi con le esperienze diverse della pittura, della scultura – a partire dagli anni Sessanta con le prime "macchine" metalliche di forte impatto e dimensioni – e del coinvolgimento spaziale, in costante dialogo con i movimenti più significativi della scena artistica internazionale. Dotato di un'«anima duplice», Nanni spazia dal polo dell'informale a un polo più razionale, esemplificato nei lavori del Mitico Computer, per poi tornare a un gesto più morbido, "caldo", che si dispiega su legno e su plexiglas trasparente, con le Stratificazioni. La conflittualità in Nanni è quindi la forza motrice di un continuo gioco di rimandi in cui continuare a meditare sul tema dello spazio, del segno, della materia e del gesto inteso come impronta e traccia.

Titolo mostra: Mario Nanni. I giochi della metamorfosi
Sede: Galleria d’Arte Maggiore
Via Massimo D'Azeglio 15, Bologna
Vernissage: 19 febbraio 2011, ore 18.00
Orari di apertura: lunedì 16.00-19.30, martedì-sabato 10.00-12.30 e 16.00-19.30

mercoledì 9 febbraio 2011

A San Valentino niente è più dolce dell'arte

Comunicato stampa

San Valentino rappresenta per antonomasia il giorno della dolcezza e dell'amore. Un'occasione per tutti coloro che si vogliono bene per stare insieme, regalandosi fiori, cioccolatini o semplicemente momenti di condivisione e d'amore. E da sempre l'Arte ha rappresentato l'Amore creando un binomio dall'ineguagliabile forza ispiratrice che nei secoli ha guidato la mano dei più grandi pittori e scultori. Per questo il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, il 12 e 13 febbraio regala a tutte le coppie un San Valentino alternativo, con la possibilità di conoscere e riscoprire le meraviglie del patrimonio culturale italiano offrendo due ingressi al prezzo di uno in tutti i musei, monumenti e siti archeologici statali.
San Valentino è il primo grande evento dell'anno che il MiBAC offre a tutti i cittadini italiani e stranieri per stimolare la conoscenza e la riscoperta delle nostre bellezze artistiche e valorizzare una ricchezza che tutto il mondo ci invidia e di cui noi, per primi, possiamo godere. Sul sito www.beniculturali.it è consultabile il programma di tutti gli eventi, tra concerti, aperture straordinarie, percorsi guidati, che in tutta Italia sono stati organizzati per rendere, nel weekend degli innamorati, la visita in un museo un momento ancora più dolce ed emozionante.

In Basilicata, aderiscono all'iniziativa i luoghi d'arte statali:
  • Museo Archeologico Nazionale "Dinu Adamesteanu" - Potenza
  • Museo Archeologico Nazionale "Domenico Ridola" - Matera
  • Museo Nazionale d'Arte Medievale e Moderna della Basilicata - Matera
  • Museo Archeologico Nazionale del Melfese "Massimo Pallottino" - Melfi
  • Museo Archeologico Nazionale di Venosa e Area archeologica
  • Museo Archeologico Nazionale di Muro Lucano
  • Museo Archeologico Nazionale dell'alta Val d'Agri e Area archeologica di Grumentum - Grumento Nova
  • Museo Archeologico Nazionale di Metaponto e Area archeologica
  • Museo Archeologico Nazionale della Siritide e Area archeologica di Herakleia - Policoro
  • Area espositiva di Palazzo Ducale - Tricarico [solo sabato 12 febbraio]

Aderiscono inoltre, con ingresso gratuito, i seguenti luoghi d'arte e cultura:
  • Museo Archeologico Provinciale di Potenza
  • Pinacoteca Provinciale di Potenza
  • Mediateca Provinciale di Matera
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In Basilicata sono in programma le seguenti iniziative:

POTENZA

Suonatori, girovaghi e lavavetri
Mostra documentaria sul tema del lavoro minorile all'estero e in Italia, dall'ottocento al giorni nostri. La mostra è organizzata dalla Provincia di Potenza

Inaugurazione: Sabato 12 febbraio - La mostra rimarrà aperta fino al 31 marzo
Pinacoteca Provinciale - Via Lazio, 8
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Forme di briganti
Collettiva di pittura e scultura di artisti lucani e non, sulla tematica del brigantaggio. La mostra è organizzata dalla Provincia di Potenza

Inaugurazione: Sabato 12 febbraio - La mostra rimarrà aperta fino al 31 marzo
Museo Archeologico Provinciale - Via Lazio, 18
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La giostra e il mulino
Rappresentazione teatrale sull'opera "RB Ride" dell'artista Carsten Höller realizzata da Bruno Niola con la regia di Carmen Piga, la collaborazione di Lucia Mancusi e le musiche di Gioacchino Fittipaldi. L’iniziativa è realizzata dall’Associazione Centro di Educazione Ambientale Pollino - Basilicata ONLUS in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Basilicata e la Regione Basilicata nell’ambito del progetto ArtePollino.

Domenica 13 febbraio, ore 18
Museo Archeologico Nazionale della Basilicata “Dinu Adamesteanu” - Via Andrea Serrao
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MATERA

Percorsi dell'anima
Mostra personale di pittura dell'artista salentino Carlo Cofano, la cui produzione si evolve lungo tre “Percorsi dell’anima”, che guardano alla donna, sempre musa ispiratrice, in tre prospettive diverse. La donna diventa simbolo e messaggera di una nuova forma di comunicazione che andando oltre l’immagine, oltre la percezione visiva, entra nell’anima delle cose per carpirne l’essenza. Tonalità cupe vengono incendiate da colpi di luce così da far divenire i colori vibranti; trasparenze che si mescolano ad un mondo onirico e parallelo, che scava nella memoria. La mostra è organizzata dalla Mediateca provinciale di Matera

Inaugurazione: Sabato 12 febbraio, ore 18 - La mostra rimarrà aperta fino al 5 marzo.
Mediateca Provinciale di Matera “Antonello Ribecco” - Palazzo dell’Annunziata, Piazza Vittorio Veneto
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L'età di Galileo e del Caravaggio. Testimonianze tra arte e scienza a Matera
La mostra propone all’attenzione di specialisti e di amateurs, attraverso documenti conservati presso l’Archivio di Stato di Matera, la scoperta del territorio nel suo ritratto più veritiero testimoniato da carte topografiche, inventari di beni e atti notarili.
Nel corso della serata verrà inoltre presentato il volume di Eleonora Carmela Bianco “Matera Barocca” che offre al lettore il piacere della scoperta e della riscoperta, proposto da una storica dell’arte, della Città sei e settecentesca guidandolo sulle diverse imprese, sui cantieri avviati, sulle maestranze impiegate e sui committenti.
L'iniziativa è realizzata dall’Archivio di Stato di Matera in collaborazione con l'Università degli Studi della Basilicata - Facoltà di Lettere e Filosofia, Comune di Matera, Società di servizi per l’arte “Porta Sibilla” di Matera, Soprintendenza per i Beni Archeologici della Basilicata.

Inaugurazione: Lunedì 14 febbraio, ore 18 - La mostra rimarrà aperta fino al 31 maggio.
Archivio di Stato di Matera - Via Tommaso Stigliani, 25
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AVIGLIANO (PZ)

Avigliano. Storia urbana Territorio Architettura Arte
Presentazione del volume di Francesco Manfredi che tratta in maniera puntuale la storia urbana, architettonica ed artistica di Avigliano e del suo vasto e variegato territorio, e si pone quale unicum, nel suo genere, per l’intera regione Basilicata. Le vicende trattate si basano in gran parte su fonti archivistiche di prima mano e su analisi sul campo, supportate da un ricchissimo apparato grafico e iconografico, la cui lettura è agevolata da dettagliati indici analitici. L’iniziativa è organizzata dal Centro Studi Politeia di Avigliano in collaborazione con la Pro Loco di Castel Lagopesole, la Deputazione di Storia Patria per la Lucania e la Città di Avigliano.

Sabato 12 febbraio, ore 17.30
Cinema Pasolini - frazione Lagopesole

martedì 8 febbraio 2011

Un’espressione geografica

Comunicato stampa

L’Italia è un’espressione geografica!
Klemens Von Metternich in una nota al conte Dietrichstein, 1847

L’anno appena cominciato è l’anno dell’Anniversario dei 150 anni dell’Unità d’Italia. La Fondazione SoutHeritage per l’arte contemporanea nella veste di attivatore di partnership con istituzioni italiane e internazionali intende celebrare questo storico evento con la collaborazione alla mostra “Un’espressione geografica” .
Nell’ambito del programma nazionale Esperienza Italia150, la Fondazione SoutHeritage è stata invitata come partner istituzionale per la regione Basilicata al progetto di mostra internazionale curata da Francesco Bonami che, negli spazi museali della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino, proporrà il lavoro ispirato alla cultura e al territorio italiano di venti artisti europei contemporanei. La mostra è il risultato di un viaggio in Italia intrapreso da artisti provenienti da diverse nazioni europee, ognuno in una delle venti regioni del nostro paese.
Nell’ambito del progetto, gli artisti selezionati ad interpretare la Basilicata sono: Taiyo Onorato (Zurigo_CH, 1979) & Nico Krebs (Winterthur_CH, 1979)*. Coppia di artisti residenti a Berlino che lavorano insieme dal 2003 realizzando fotografie di oggetti e strutture effimere che, inseriti in contesti specifici, danno vita a paesaggi e immagini dal carattere straniante e surreale. Al lavoro nel campo della fotografia affiancano, da alcuni anni, una produzione scultorea contraddistinta dall’utilizzo di oggetti di uso comune che, assemblati acquistano nuovi significati. Gli artisti, attraverso un contemporaneo “Grand tour” per il territorio della Basilicata, racconteranno, con la realizzazione di un’opera, il territorio lucano, esaltandone ricchezze, criticità e specificità, in una visione contemporanea della nostra regione.
In questo quadro di continuo scambio e dialogo con altre istituzioni, la Fondazione SoutHeritage si riconferma luogo d’incontro ideale per progetti culturali internazionali tra percorsi diversi e multiformi, uniti dal comune obiettivo di creare occasioni per la diffusione dell’arte contemporanea avanzata e la partecipazione del nostro territorio al dibattito culturale nazionale e internazionale. Il progetto rappresentante la Basilicata, dopo l’esposizione nella città di Torino sarà presentato in un luogo storico o simbolico della regione Basilicata.

* Principali mostre personali:
The Casting, Suzie Q Projects, Zurich (2009);
The Whole Shebang, Swiss Institute, New York (2008);
Twilight Switch, P.S.1 MoMA, New York (2006).
Principali mostre collettive:
Karaoke, Fotomuseum, Winterthur (2009);
Nail Soup, Peter Lav Gallery, Copenhagen (2009);
The Language of Humour, SOGA Gallery, Bratislava (2008);
Journées photographiques de Bienne, Biel/Bienne (2008);
Olaf Breuning, Migros Museum, Zurich (2007);
Whitney Art Party, Whitney Museum, New York (2007).
Web site: http://www.tonk.ch

Immagine: © & courtesy: Taiyo Onorato & Nico Krebs

lunedì 7 febbraio 2011

Liberascienza presenta "A Glance"

Comunicato stampa

Il 10 Febbraio alle ore 20.30 presso il Teatro F. STABILE di Potenza, l’Associazione culturale Liberascienza - in collaborazione con il Comune di Potenza e l’Apof-Il - presenterà “A Glance”, il nuovo lavoro del maestro Francesco D’Errico.
Nella prima parte della serata sarà presentato per la prima volta il Magazine associativo, dedicato questa volta al tema della incompletezza, alternando momenti di teatro ad interventi di musica, arte, scienza e letteratura.
Dal non-finito di Michelangelo, alle pagine del Visconte dimezzato Calvino, sino ad arrivare all’arte dell’improvvisazione di grandi maestri jazz quali John Coltrane o Miles Davis e ai paradossi logici di Kurt Godel.
Interverranno il Presidente dell’associazione, Pierluigi Argoneto, la Vicepresidente, Fiorella Fiore, il musicista e direttore dell’Apof-Il Giuseppe Romaniello e gli allievi attori de “La Scuola Sull’Albero” Mattia Di Pierro e Francesca Laurita.
Nella seconda parte della serata, il maestro D’Errico, accompagnato da Marco De Tilla al contrabbasso e da Dario Guidobaldi alla batteria, eseguirà brani jazz inediti contenuti nell’opera A Glance.
L’ingresso alla serata è libero e gratuito. In allegato l’invito all’evento.

Per maggiori informazioni e comunicazioni
comunicazione@liberascienza.it
www.liberascienza.it

sabato 5 febbraio 2011

Una piccola chiesa dalla lunga storia a Forenza

di Francesco Mastrorizzi

In una vallata a poche centinaia di metri dall’abitato di Forenza, in Basilicata, sorgono i ruderi della piccola chiesa dedicata a Santa Maria degli Armeni. Non si sa esattamente quando l’edificio sia stato fondato: probabilmente le sue origini risalgono all’XI secolo. Secondo alcuni sarebbe la testimonianza di un antico insediamento armeno in Basilicata, secondo altri la denominazione sarebbe giustificata solamente dal culto di un’effige della Madonna, trasportata dall’Oriente bizantino da un cavaliere di ritorno dalla crociata.
Le prime notizie sulla chiesa sono contenute in un documento conservato nell’archivio dell’abbazia di Montevergine, che attesta una compravendita tra privati, avvenuta nel 1196, di una vigna nelle sue vicinanze. Nel 1219, alla morte del conte Giacomo di Tricarico, della famiglia dei Sanseverino, Santa Maria venne donata ai monaci di Montevergine, assumendo così la funzione di grancia (comunità agraria dell’abbazia).
Sul finire del XIII secolo, grazie alle ingenti donazioni che ne incrementarono il patrimonio fondiario, la grancia fu trasformata in priorato, con la conseguente costruzione di un monastero per ospitare i monaci inviati da Montevergine allo scopo di amministrarne i possedimenti. Le fortune di Santa Maria degli Armeni continuarono fino alla prima metà del ‘500 e le sue proprietà divennero sempre più consistenti. Successivamente, però, iniziarono a riscontrarsi difficoltà economiche, tanto che nel 1567 Papa Pio V inserì il piccolo monastero di Forenza fra gli edifici destinati alla soppressione. L’esecuzione avvenne nel 1596, con il nuovo declassamento a grancia, alle dipendenze prima di Montevergine e poi del convento di Sant’Agata di Puglia, fino all’anno 1807.
Attualmente del monastero non rimangono che le mura portanti della chiesa e piccoli resti di fabbriche annesse. La chiesa è costituita da un’unica navata con un solo altare e due ingressi, uno in asse e l’altro laterale. Due arcate dividono la navata in tre campate, delle quali le prime due avevano una copertura a capanna, la terza a crociera. Recenti lavori di scavo sul fronte est dell’edificio hanno portato alla luce, sotto l’ingresso, una antecedente struttura presbiterale, permettendo di individuare l’impianto originario della chiesa, con orientamento opposto a quello dell’edificio oggi visibile.

venerdì 4 febbraio 2011

Luciano Longo. Opere 1998-2010

Comunicato stampa

Sarà inaugurata domenica 6 febbraio 2011 alle ore 18 la Mostra “LUCIANO LONGO Opere 1998-2010” a cura di Laura Gavioli, nella Cappella dei Celestini della Galleria Civica di Palazzo Loffredo in Largo Duomo.
“Luciano Longo – dice il Sindaco Vito Santarsiero – è un giovane pittore che vive in un piccolo paese della nostra regione, ai margini di una delle riserve naturali più belle ed incontaminate, lungo quella estrema parte degli Appennini che si protende verso il Mediterraneo: il Parco del Pollino. Longo ha dipinto negli ultimi dodici anni una serie di nature morte di straordinaria ricchezza e di notevole impegno compositivo.
Con questa mostra abbiamo voluto arricchire la storia della nostra Galleria Civica, ma anche portare a conoscenza della nostra comunità questa figura di grande artista che vive nella nostra regione ma che è conosciuto in tutto il mondo per la sua sensibilità. Sicuramente la provincia può essere una buona protezione per concentrarsi nel lavoro artistico quando si è sicuri delle proprie scelte e si cerca la pace che consente alle idee di progredire e alle opere di completarsi.”
“L’arte – scrive Laura Gavioli, curatrice della mostra – si rafforza dei propri contrasti, che sono spesso delle contrapposizioni linguistiche. In Italia ha conosciuto gli stimoli delle avanguardie, così come il ritorno all’ordine, la grande figurazione e l’astrattismo, quindi le numerose espressioni del secondo dopoguerra. Ma la provincia ha avuto una parte, seppure minoritaria, estemporanea nello svolgimento di ricerche e proposte legate alla produzione artistica nazionale.
Conosco i lavori di Longo dai primordi, quando mi mostrava i suoi dipinti con umiltà e però anche con l’ansia evidente di voler raggiungere nuovi traguardi, di impadronirsi di uno stile, di confrontarsi con i grandi maestri del passato di ambito figurativo, le opere dei quali sono state esposte nelle diverse rassegne potentine negli ultimi anni. E Longo è uno dei giovani artisti lucani più attenti e sensibili a quel proposito, anche didattico, che ha caratterizzato le ricerche espositive sui realismi, perché l’appassiona l’osservazione della natura e la scoperta di quei valori interpretativi della luce che sono per lui oggetto di curiosità e di stimolo.”

Chi è Luciano Longo
Nasce a Laino Borgo (Cosenza) nel 1967. Fin da bambino è attratto dalla magia del disegno e del colore: disegna a penna i primi soggetti e scopre la passione per il disegno caricaturale. Diciottenne soggiorna per circa due mesi a Parigi ed incontra la pittrice italo-mongola Marianne ma è a Roma che il contatto con il mondo del’arte si fa più intenso anche grazie all’incontro con il gallerista Stefano Sconci. Il 1997 è l’anno della sua prima mostra a Roma. Da allora ne seguiranno tante. Le sue opere sono esposte permanentemente presso galleria in Italia e all’estero.

Titolo mostra: Luciano Longo. Opere 1998-2010
A cura di: Laura Gavioli
Sede: Cappella dei Celestini, Galleria Civica
Palazzo Loffredo, Largo Duomo, Potenza
Periodo: 6 - 27 febbraio 2011
Inaugurazione: domenica 6 febbraio 2011, ore 18.00
Interverranno: Vito Santarsiero, Sindaco di Potenza
Fiorella Fiore, Critico d’arte
Sarà presente l’autore
Orari: dal martedì alla domenica, ore 9.00-13.00 / 16.30-20.30
Ingresso libero
Iinfo e prenotazioni visite guidate:
0971415009 - 097127185
www.comune.potenza.it
info.galleriacivica@comune.potenza.it

Potenza e l’antico sacello di San Rocco

di Sonia Gammone

La chiesa di San Rocco Confessore di Potenza è da sempre oggetto di grande interesse popolare poiché legata ad uno dei Santi più amati e venerati dalla tradizione religiosa potentina. L’edificio, risalente alla seconda metà del XIX secolo, fu realizzato sulle rovine di una precedente cappella edificata tra il 1400 e il 1500 a seguito della pestilenza che colpì la città, detta “delle Ghiandole”. A questo periodo risale anche l’istituzione della Confraternita omonima, il cui statuto fu riconosciuto nel 1789 da Ferdinando IV di Borbone. Logorata dal tempo, la cappella crollò del tutto nel 1832 e solo nel 1860 la Confraternita diede inizio alla costruzione della nuova chiesa e fu grazie al sostegno economico dei fedeli che nel giro di un biennio il nuovo edificio fu riaperto al culto. In tal senso si legge su una lapide celebrativa presente all’interno della chiesa “L’ANTICO SACELLO/DEDICATO AL GLORIOSO S. ROCCO/IN PIỦ AMPIA E NOBIL FORMA RIEDIFICAVASI/DELLA PIETÀ DEI POTENTINI/NELL’ANNO DI GRAZIA/1862./ERA PRIORE DOMENICO ALBANESE/PROCURATORE GERARDO MANCINO”.
L’impianto, a forma di croce latina, presenta tre navate. L’abside e i due cappelloni laterali sono uguali nelle dimensioni e presentano una copertura a forma di calotta emisferica che viene impreziosita da riquadri ottagonali recanti al centro un motivo floreale. La facciata anteriore ci appare con un portale affiancato da due grandi lesene grigie che si innalzano fino al cornicione. Al di sopra troviamo una lunetta finestrata che termina con un timpano di forma triangolare. I prospetti laterali sono più bassi e rivelano la presenza delle due grandi cappelle semicilindriche. Al centro dell'architrave del portale d'ingresso si trova una formella in marmo recante in rilievo l'effigie di S. Rocco, databile al 1857 ed attribuibile allo scultore lucano Michele Busciolano. Sul lato sinistro, adiacente all’abside, si eleva il campanile a tre livelli che culmina in una cuspide tronco-piramidale in cui si conserva una campana, non più in funzione, risalente al 1565 e dedicata a S. Lorenzo da Padula. Sul lato destro possiamo ammirare una statua in bronzo raffigurante il Santo di Montpelier, realizzata nel 1969 su progetto del parroco don Salvatore Vigilante. Un altro elemento estremamente interessante, situato sulla parete destra della chiesa, è un rilievo funerario di epoca romana. La stele funeraria, racchiusa in una piccola nicchia, rappresenta un busto femminile ritratto fino all’altezza dell’addome. La donna, rappresentata nel consueto gesto della Pudicitia, indossa una tunica con scollo arrotondato ed un mantello caratterizzato da profonde e fitte pieghe che le copre in parte il capo; con la mano destra, sollevata all’altezza del petto, trattiene un lembo di mantello, mentre nella mano sinistra regge quello che sembra essere un ventaglio, accessorio piuttosto ricorrente in tali rappresentazioni.
All’interno colpisce l’abbondanza degli stucchi dorati che appaiono quasi in contrasto con il sobrio rivestimento basamentale in pietra di Trani. Nel cappellone di destra possiamo ammirare, su di un altare di marmo all’interno di un’edicola, una statua lignea di San Rocco realizzata nel 1859 dal Busciolano: il Santo è raffigurato come un giovane con la barba, nelle vesti e con il bastone da pellegrino, nell’atto di indicare il bubbone della peste presente sulla gamba sinistra, modello iconografico questo, molto diffuso. Sempre al Busciolano si devono anche altre due pregevoli opere presenti nella chiesa, una statua lignea del Sacro Cuore e una di San Vito. Attenti lavori di restauro hanno anche riportato a nuova luce uno splendido crocifisso ligneo di uno scultore ignoto datato intono al XV secolo che è ora possibile ammirare alle spalle dell’altare centrale. La scultura è stata scolpita in un unico blocco di legno, a cui sono state aggiunte testa e braccia; dell’originaria cromia rimangono solo pochi frammenti. Nel corso dei secoli ha subito profonde modifiche: sono state evidenziate ferite e sangue, aggiunti i capelli e le mani in stucco, un perizoma in cartapesta e varie ricostruzioni. L’attento studio anatomico, caratteristico dell’epoca, rivela il volto di un Cristo estremamente umano nei lineamenti, che nonostante il dolore mostra un sorriso sereno.
Dopo anni di restauro la Chiesa di San Rocco Confessore ha riaperto nel marzo del 2010, con una messa solenne presieduta dall’arcivescovo di Potenza Mons. Agostino Superbo, che ha così riconsegnato ai fedeli lo storico edificio di culto del capoluogo di regione.

giovedì 3 febbraio 2011

Artisti in Mostra a Martano

Comunicato stampa

Si inaugura sabato 5 febbraio la collettiva ARTISTI IN MOSTRA presso la Galleria Pinacoteca STOMEO nella storica cittadina di Martano.
Continua, così, il viaggio degli artisti che hanno partecipato alla Prima Biennale Internazionale di pittura, scultura, grafica “Città di Lecce” tenutasi lo scorso anno. Molte le opere di artisti venuti da più parti d’Italia, dedicate al paesaggio con una predilezione per la terra del Salento, intesa come luogo di storia e di mito e di nostalgia, ma anche opere informali, astratti e figurativi dove vengono affrontati temi sociali e affettivi.
Le opere dei 23 artisti partecipanti trovano una giusta collocazione nella Galleria dalle architetture antiche e intrise di storia. Le tele propongono pennellate sicure e policrome, sottili o pregnanti, strappi e cuciture, segni e sogni, desideri e speranze, fatica e gioia, dove ogni artista esprime le proprie tensioni, liberamente senza canoni, senza obblighi, ciascuno con il proprio vissuto, sempre pronto a sperimentarsi, con il coraggio di mostrare la propria anima anche quando potrebbe far male.
La collettiva avrà come filo conduttore il messaggio dell’artista Alberto Savino il quale asseriva che “L’arte non ripete le cose visibili, ma le fa vedere. L’arte viene da lontano e va lontano. Questo è il suo fascino e la ragione per la quale la gente le si affolla attorno, la guarda come si guarda a un viaggiatore che torna da Paesi lontanissimi e dal quale si aspettano racconti meravigliosi”.
Durante la serata di inaugurazione gli artisti saranno presentati dalla giornalista Pompea Vergaro. Seguirà cocktail.
La Galleria STOMEO rimarrà aperta dal 5 al 16 febbraio 2011 tutti i giorni compreso sabato e domenica dalle ore 9.30 alle 12.30 dalle ore 16.00 alle ore 21.00. Chiuso il Lunedì.