giovedì 31 marzo 2011

Massaciuccoli. Il lago degli artisti

Comunicato stampa

Dal 7 maggio al 5 giugno 2011 le Scuderie Medicee di Seravezza (Lucca), via del Palazzo 358, ospitano la mostra “Massaciuccoli. Il Lago degli artisti” curata dal critico d’arte e scrittore Lodovico Gierut che ha riunito quasi novanta artisti i quali rendono omaggio a quello che è stato definito dallo stesso Gierut “Il lago degli artisti”. Un evento che arriva a distanza di tredici anni dalla grande mostra “I pittori del lago” di pucciniana memoria, che il Comune di Seravezza organizzò presso l’adiacente Palazzo Mediceo (1998). La ‘storia’ del Massaciuccoli, infatti, legata all’attività del compositore Giacomo Puccini, è ben conosciuta per le tantissime presenze soprattutto di pittori, ma pure di scultori, attratti dall’unicità di un paesaggio particolarmente stimolante per la creatività. Le opere, sia su tela, sia su carta di assoluta qualità quasi tutta proveniente dalla Cartiera Magnani di Pescia, raffigurano e interpretano il lago e i suoi elementi, concretando un simbolico ‘ponte’ tra quei famosi artisti figurativi che iniziarono a frequentarlo verso la fine dell’Ottocento ed i primi del Novecento (Chini, Nomellini, Gambogi, Fanelli , Pagni, Tommasi, Viani...) e questo nuovo millennio. La varietà delle opere è talmente vasta che l’esposizione, che con Seravezza inizia un percorso itinerante, ma con modifiche non sostanziali nel numero dei lavori esposti, è da definire “unica”. A supporto del tutto, oltre al catalogo a colori e bianco e nero a cura di Gierut con vari interventi di vari ‘addetti ai lavori’, alcuni filmati, cd, pubblicazioni e pieghevoli attinenti anche l’Ente Parco Migliarino, San Rossore Massaciuccoli”.
Le opere sono di Ernesto Altemura, Roberto Altmann, Giovanna Ambrogi, Giancarlo Baglini, Giovanni Balderi, Susie Barrow, Giuseppe Bartolozzi/Clara Tesi, Marcello Bertini, Marco Bianchi, Alberto Bongini, Adastro Brilli, Loretta Brizzi, Joanna Brzescinska, Caterina Bruno, Marcello Buffa, Giovanni Cabras, Massimo Callossi, Sigifredo Camacho Briceño, Giancarlo Cannas, Canova, Mauro Capitani, Maurizio Caruso, Emiliano Chiti Vertax, Lorenzo Cinquini, Paola Colleoni, Ferdinando Coppola, Cristiana Cravanzola, Franco Del Sarto, Bruno Di Maio, Enzo Fabbiano, Luigi Falai. Umberto Falchini, Carlo Ferrari, Franco Estuardo Figueroa Castillo, Silvana Franco, Renato Frosali, Riccardo Ghiribelli, Mario Giammarinaro, Franca Giannecchini, Fabrizio Giorgi, Gian Paolo Giovannetti, Ana Gontero, Paolo Grigò, Paolo Gubinelli, Amedeo Lanci, Alberto Lanteri, Grazia Leoncini, Arturo Lini, Giuseppe Lippi, Raffaella Rosa Lorenzo, Riccardo Luchini, Renzo Maggi, Fabio Mattolini, Riccardo Miozzo, Marco Montaño Lozano, Eros Giorgio Morandini, Mara Moschini, Tito Mucci, Bruna Nizzola, Gianfranco Pacini, Ermanno Palla, Roberto Panichi, Marco Paola , Gioni David Parra, Mario Passavanti, Amerigo Pelosini, Stefano Pierotti, Maria Luisa Pisani, Serena Pruno, Lisandro Ramacciotti, Cinzia Rossi Ghion, Simone Rossi, Gabriele Rovai, Stefano Sabella, Marcello Scarselli, Fabio Sciortino, Liudmila Sidorkevich, Maura Spagnuolo, Sandra Stanzione Landi, Giancarlo Vaccarezza, Roberto Valcamonici, Samuele Vanni, Laura Venturi, Gabriele Vicari.

Titolo: Massaciuccoli. Il lago degli artisti
Cura artistica: Lodovico Gierut
Luogo: Scuderie Granducali, Seravezza (Lucca)
Periodo: dal 7 maggio al 5 giugno 2011
Inaugurazione: sabato 7 maggio 2011, ore 18.30
Orario: da martedì a sabato 15-19.30; domenica 10.30-12.30 e 15-19.30. Ingresso libero
Catalogo a cura di Lodovico Gierut. Edizioni Comitato Archivio artistico-documentario Gierut, Marina di Pietrasanta.

mercoledì 30 marzo 2011

Giacomo Balla. L’altro lato del futurismo italiano

di Gianmatteo Funicelli

Cosa vuole esprimere questa grande opera d’arte di Balla, se non una giovane donna che con astuto narcisismo si ammira dinanzi allo specchio? Considerata dai più grandi critici d’arte un’opera del periodo maturo dell’artista, Le magnolie che si specchiano appartiene ad una corrente pittorica di carattere secondario e poco caratterizzante per una personalità emblema del Futurismo come Giacomo Balla, artista ben noto nella parentesi avanguardistica già nei primi decenni del Novecento.
Con quest’opera il pittore abbandona il manifesto moderno ed è ora il linguaggio interiore a dominare il pennello attraverso cui sperimenta, lontano dagli studi sulla dinamica, la figura ma soprattutto la natura morta. Rimane tipica e costante del suo operato l’indagine pittorica dell’introspezione umana nonché il complesso rapporto luce/dinamismo (chiodo fisso per la pleiade dei futuristi), la quale si fanno spazio nella produzione degli anni trenta, l’ultimo lasso attivo del pittore torinese. La scelta del sobrio linguaggio compositivo si apre sui supporti di Balla con rapide pennellate sbiadite, le quali donano al soggetto un virtuoso gioco di trasparenze e spiccati accenti tonali. Il colore perde consistenza per creare sul piano rapidi tocchi sfumati, che l’artista inserisce sui valori tattili dei fiori, sulla carnosità delle foglie e, con maggiore impeto, sulle cromature e sulla trasparenza luminescente degli oggetti. Una natura morta in chiave rappresentativa del tutto moderna. Meno empirica e strutturata è la prospettiva, che qui si riduce ad una vaga percezione spaziale bidimensionale (che si giustifica per l’angolazione quasi “dall’alto”).
L’analisi del soggetto di quest’opera su tavola del 1938 offrì all’arte nuove possibilità espressive cariche di emblemi e simbolismi dominanti, soprattutto nella produzione moderna del napoletano. Acquistata nel 1994 dal Banco di Napoli, da allora essa rientra nella raccolta dell’omonimo Istituto Bancario. Oggi l’opera è esposta al pubblico negli spazi d’arte moderna di Villa Pignatelli a Napoli.

martedì 29 marzo 2011

Il Corpo e il Segno

Comunicato stampa

Dopo il successo della mostra da poco conclusasi al MAT di San Severo Segni del Novecento. Disegni italiani dal Secondo Futurismo agli anni Novanta, dedicata al disegno nella sua molteplicità di espressioni che hanno caratterizzato la scena artistica nazionale tra la stagione segnata dal secondo Futurismo, sul finire degli anni Dieci, alle generazioni comparse sulla scena espositiva nel decennio Novanta, continua al Museo dell’Alto Tavoliere la Rassegna IL CORPO E IL SEGNO, dedicata ad Arte, Archeologia, Musica, Letteratura, Teatro, Cinema, Danza, Moda, Pedagogia e Psicologia.
Dal 1° aprile al 22 maggio il MAT di San Severo si anima nuovamente con una mostra di arte contemporanea ed un ricco calendario di incontri al museo che affrontano il legame organico tra il corpo ed il segno di sé e la propria identità, un legame che a volte riesce a realizzarsi, altre volte sbiadisce creando dissonanza.
La rassegna al MAT nasce dalla consapevolezza che attualmente i corpi sono un insieme senza significato, ma perfetti nella forma, corpi sottoposti a metamorfosi divenuti cyborg, creature virtuali, ibridi mutanti. L’arte contemporanea visibile al MAT in questa rassegna è alla ricerca dell’ultimo limite oltre il quale forse non è più lecito parlare di figura umana.
La mostra al MAT, Mediamente fragile, che si inaugura venerdì 8 aprile, fa da sfondo agli incontri intorno a questi temi.
Il mito di Narciso che scambia la sua immagine per quella di un altro o la coscienza di appartenere ad un corpo determinato mettendo in atto la propria identità; il significato della corporeità della Grande Madre dell’Antichità; la ricezione del corpo femminile nel corso della storia o le moderne manipolazioni del corpo sono al centro di questa ampia rassegna in cui si alternano conversazioni, innovative performance e videoinstallazioni di Archeologia, Arte, Musica, Letteratura, Teatro, Cinema, Danza, Moda, Pedagogia e Psicologia.
Il corpo tra inarrivabile perfezione e nuovi ibridi viene esplorato in questi appuntamenti al museo; il corpo tra natura e cultura, il corpo che nell’arte contemporanea non è più rappresentazione, ma trasformazione, travestimento per arrivare a comprendere che forse oggi siamo alla ricerca di poter somigliare a quello che il nostro immaginario è: rappresentarsi con lo scopo di riconoscersi attraverso la propria rappresentazione.
Performance multisensoriali con musica e live-painting, videoinstallazioni, pièces teatrali, conversazioni alla presenza di un noto regista, di pedagogisti, di archeologi, di un rinomato psicologo e di esperti di moda. Guest star sarà Luciana Savignano la celeberrima étoile che ha usato il suo corpo quale elegante segno di identità.
La rassegna IL CORPO E IL SEGNO è stata curata dalla Direttrice del MAT, dott. Elena Antonacci, che è anche relatrice in uno degli incontri.
La Rassegna ha anche il patrocinio della Regione Puglia – Assessorato al Paesaggio, Beni culturali e Museo, attestato dalla presenza dell’assessore arch. Angela Barbanente nella giornata dell’8 aprile.
La mostra Mediamente Fragile e gli eventi tra il 9 ed il 17 aprile 2011 rientrano inoltre nelle programmazioni della XIII Settimana della Cultura in collaborazione con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali (eventi del MAT su www.beniculturali.it).
La rassegna è realizzata con la collaborazione dei dipendenti del Consorzio Libero (dottori Daniela Busini, Gioseana Diomede, Donato d’Orsi, Ambra Inglese, Valentina Giuliani, Graziano Urbano, Antonello Vigliaroli, della dott.ssa Rita d’Orsi e dei Volontari del Servizio Civile Nazionale.
L’Amministrazione Comunale di San Severo ringrazia infine lo sponsor GRUPPO FONDIARIA SAI – DIVISIONE SAI AGENZIA DI SAN SEVERO che ha creduto nella qualità della programmazione museale organizzata.

PROGRAMMA

venerdì 1 aprile ore 19,30
Cromatismo in movimento. Dal segno al corpo dipingendo Bach
Evento multisensoriale con concerto e performance di live painting in collaborazione con “Associazione Amici della Musica di San Severo”
Violoncello: Luca Provenzali
Pittore: Enrico Guerrini

venerdì 8 aprile ore 19,00
Inaugurazione della mostra di arte contemporanea Mediamente fragile di Gianni Pitta con dipinti ed installazioni (la mostra si concluderà domenica 22 maggio).

Interventi
avv. Gianfranco Savino
Sindaco di San Severo

arch. Angela Barbanente
Assessore a Paesaggio, Beni Culturali e Musei
Regione Puglia

prof. Raffaele Bentivoglio
Assessore al Museo del Comune di San Severo

prof. Giuliano Volpe
Rettore dell’Università di Foggia

arch. Pasquale Mininno
Dirigente Servizi Museali del Comune di San Severo

dott. Elena Antonacci
Direttore del MAT di San Severo e curatrice della Rassegna

Relazione inaugurale

Segni d’arte
prof. Mario Corfiati, Docente di Storia dell'Arte Contemporanea, Accademia di Belle Arti di Foggia

martedì 12 aprile ore 19,00
Corpo e corporeità nelle tradizioni popolari
prof.ssa Rosa Parisi, Docente di Etnologia europea e Antropologia delle culture del Mediterraneo, Università di Foggia

sabato 16 aprile ore 19,00
La moda: segno di rivestimento o travestimento del corpo?
Filmati, reportage e conversazioni sul tema della moda
Tony di Corcia, Giornalista e scrittore, autore del libro Gianni/Versace-Lo stilista dal cuore elegante
Guest star: Luciana Savignano, già Etoile del "Teatro Alla Scala" di Milano, converserà su La moda che danza

mercoledì 28 aprile ore 19,00
A corpo libero. La gestualità nell’arte teatrale e cinematografica
Ferruccio Castronuovo, Regista cinematografico e televisivo; collaborazioni con Fellini, Scola, Pasolini; attualmente è regista MEDIASET
Conversazione e proiezioni di filmati televisivi e cinematografici curati dal Regista

domenica 1 maggio ore 19,30
Lectura Dantis. Il senso del corpo in Dante Alighieri
Spettacolo con Giampiero Mancini, Piano & Voice
Pianoforte: Laura Baldasarre
Ballerina: Alessandra Odoardi

venerdì 6 maggio ore 19,00
Mater Terra, Natura e Corporeità: dai segni dell’Antico ai linguaggi contemporanei
dott.ssa Gioseana Diomede, archeologa, MAT
dott.ssa Elena Antonacci, Direttore del MAT di San Severo
Emanuela Barbi, artista
Conversazione sul rapporto antropologico tra Natura e Corpo nei documenti archeologici e presentazione e proiezione dell’opera video Tenero Grano Duro di Emanuela Barbi(l’opera video di Emanuela Barbi sarà in mostra al MAT fino a domenica 22 maggio)

mercoledì 11 maggio ore 19,00
La maledizione di Eva. Il corpo femminile nella Storia
prof.ssa Antonella Cagnolati, Docente di Storia della Pedagogia, Università di Foggia

venerdì 20 maggio ore 19,00
La cura del corpo tra Ideale di Bellezza o Bellezza Ideale?
prof. Luigi Orso, Dipartimento di Scienze Psichiatriche e Medicina Psicologica, Università “La Sapienza”, Roma

mercoledì 25 maggio ore 19,00
Corpi mutanti: metamorfosi del corpo tra Arte e Scienza
prof.ssa Franca Pinto Minerva, Preside Facoltà Scienze della Formazione, Università di Foggia

INFO: MAT – Museo dell’Alto Tavoliere – Città di San Severo
Piazza San Francesco 48 tel/fax 0882 334409 – 225738
museocivicosansevero@alice.it
www.comune.san-severo.fg.it
Facebook:http://www.facebook.com/museoaltotavoliere

lunedì 28 marzo 2011

Fuori dal guscio

Comunicato stampa

L’uovo è origine, metamorfosi, rigenerazione. L’uovo nasconde e svela, custodisce una vita che per manifestarsi deve infrangere barriere, uscire fuori dal guscio. La potenza del suo simbolo attraversa epoche e continenti, in un continuo dialogo tra dimensione sacra e profana. La sua forma archetipica domina miti, riti, leggende, ispira sogni gravidi di misteri, genera visioni di mondi possibili.
Mondi che si schiudono, crescono, esplodono, si moltiplicano attraverso le opere di un gruppo di artisti impegnati a interpretare le contraddizioni di un paese dall’identità vacillante, dove presente e passato faticano a generare futuro, dove giovani pulcini e ambigui Pulcinella recitano copioni sbiaditi sotto riflettori che, invece di rivelare, nascondono.
Eppure visioni inaspettate sorprendono lo sguardo. Rompono il guscio dell’immobilismo e nutrono nuove possibilità, spogliano delle loro contraddizioni simboli e maschere secolari, per andare oltre.
Sono forme di rinascita, interpretate da più sensibilità, moltiplicate in gesti, segni, colori che disegnano il paese reale e progettano quello futuro, racchiuso metaforicamente in un uovo come una sorpresa temibile e desiderata.
Alfredo Avagliano sprigiona il “fumo” dell’esistenza in dense colate di colore; Rosella Barretta dipinge e scolpisce i vortici dell’anima; Rossana Bartolozzi gioca con simboli di metamorfosi e finzioni; Elena Candoli celebra la poesia della natura; Stefania Cappelletti si immerge in paesaggi letterari; Cristina Castellani grida ironica il suo “no” alla violenza sugli animali; Antonella Catini lascia impronte decise sulle possibilità della creazione; Antonio Ceccarelli attraversa l’azzurro dell’universo; Marcello Corigliano esorta a non occupare posizioni apparentemente comode; Domenico D'agostino formula una domanda che non attende (oppure sì?) risposte; Paola de Santis si libra in un volo mistico tra cielo e terra; Daniela Foschi “appende” a un filo le sorti dell’Italia; Catia Ghinelli schiude destini collettivi in una prospettiva incerta ma non priva di speranza; Edoardo Iosimi si confronta con l’eternità attraverso spire sinuose e colori palpitanti; Luciano Lombardi interpreta un gustoso risorgimento senza resurrezione; Cinzia Mastropaolo proietta il nucleo caldo della storia e della vita in un cielo senza tempo; Juan Josè Molina Gallardo sceglie la natura morta sospendendo ogni giudizio; Gianfranco Montini vede la modernità attraverso lenti deformanti; Barbara Morini ritrae l’ambiguità dell’essere umano; Massimiliano Mutarelli dissemina segni e simboli, significanti sempre più privi di significato; Giovanni Novi fissa in tratti essenziali il carattere di una città; Francesca Pompei racconta metamorfosi in spazi geometrici; Pino Pontoriero realizza un saluto meditabondo a un sole apocalittico; Eugenio Rattà invia un messaggio d’amore con la leggerezza di un battito d’ali; Patrizia Ricchiuti oscura il segnale “interrompendo volontariamente il circuito della trasmissione”; Stefania Scala imprime nitide dissolvenze; Togaci si concentra sull’attualità incontrando lo sguardo vuoto di un potente.
Tanti i modelli culturali proposti, rielaborati, scardinati. Tanti i bersagli individuati e colpiti ora con delicatezza ora con violenza. Una sorpresa caleidoscopica, gioco di luci e rifrazioni che i ventisette artisti affrontano con varietà di tecniche, linguaggi e di toni: sussurrano, suggeriscono, urlano, ridono feroci, cantano ironici, cupi o solari, in una dimensione di isolamento, quasi mai corale ma paradossalmente aperta allo scambio e alla condivisione.

Genere: Collettiva
Titolo: Fuori dal guscio/ Sorprese d’artista nell’Italia dei pulcini e Pulcinella
A cura di: Antonietta Campilongo
Presentazione: Sara Bonetti - Carla Graziano
Periodo: dal 16 al 30 aprile 2011
Sede: Fonderia delle Arti
Indirizzo: Via Assisi, 31
Città: 00181 Roma
Vernissage: sabato 16 aprile ore 18.00
Orario di apertura: lunedì-venerdì 10.00-20.00 Sabato 10.00-13.00
Ingresso: tessera 2 euro
Organizzazione e ufficio stampa: N E W O R L D ART Idee e progetti per un mondo sostenibile
Artisti: Alfredo Avagliano, Rosella Barretta, Rossana Bartolozzi, Elena Candoli, Stefania Cappelletti, Cristina Castellani, Antonella Catini, Antonio Ceccarelli, Marcello Corigliano, Domenico D'agostino, Paola de Santis, Daniela Foschi, Catia Ghinelli, Edoardo Iosimi, Luciano Lombardi, Cinzia Mastropaolo, Juan Josè Molina Gallardo, Gianfranco Montini (JFKMG), Barbara Morini, Massimiano Mutarelli, Giovanni Novi, Francesca Pompei, Pino Pontoriero, Eugenio Rattà, Patrizia Ricchiuti, Stefania Scala, Togaci
Performance:
lo stesso trio con batteria diventa quartetto -
presepe conciato per le feste pasquali
azioneperformare degli artisti§innocenti
(Vincenzo De Luca, Daniela De Paulis, Rita Mandolini, Carlo Massaccesi, Franco Ottavianelli, Cani Piacentini, Francesca Saracino)
con l’ininterrotta partecipazione del batterista Damiano Viotti e del pubblico

domenica 27 marzo 2011

Wow: nasce il Museo del Fumetto

di Francesco Mastrorizzi

Aprirà il prossimo primo aprile “Wow Spazio Fumetto”, la prima casa del fumetto di Milano. La struttura è rivolta a tutti i cultori e agli appassionati del genere, e trova la sua collocazione naturale nella città che può essere considerata storicamente, per numero di case editrici ed artisti, la capitale italiana della cosiddetta “nona arte”. A ospitare la casa del fumetto uno stabile interamente ristrutturato, ex deposito Atm e in precedenza storico stabilimento della Motta, ottimo esempio di riqualificazione di ex aree industriali.
Lo spazio, di oltre 1000 mq, sarà principalmente la sede del Museo del Fumetto, fortemente voluto dalla Fondazione Franco Fossati, a cui il Comune di Milano ha affidato in concessione la gestione, che ospiterà a rotazione mostre ed eventi dedicati al fumetto, ma anche al cinema d’animazione, all’illustrazione, alla letteratura di genere e alla altre arti “sorelle” del fumetto. Il primo piano dell’edificio sarà destinato alle esposizioni temporanee, mentre al piano terrà troveranno spazio la collezione permanente, che potrà contare sull’archivio di oltre mezzo milione di pezzi (tra pubblicazioni, tavole originali, schizzi, prototipi, documenti storici) in possesso della Fondazione Franco Fossati, la biblioteca a scaffale aperto, con un innovativo sistema di catalogazione, e la sala lettura, oltre a un bookshop di alto livello.
Sei postazioni permetteranno di consultare l’archivio (via via che tutto il materiale verrà trasformato in formato digitale), ma si potrà anche sfogliare con mano le copie originali. Saranno organizzati, inoltre, laboratori per le scuole elementari e seminari rivolti agli addetti ai lavori. Chi, invece, vorrà semplicemente trascorrere del tempo libero, potrà approfittare della caffetteria e della connessione a internet senza fili, che verrà messa a disposizione gratuitamente in tutta l’area.
In occasione dell’apertura di “Wow”, sarà inaugurata la prima mostra del museo, dal titolo Editori coraggiosi - Milano e il fumetto, dedicata alle realtà editoriali che hanno fatto grande la scena italiana partendo proprio dal capoluogo lombardo. Un viaggio lungo un secolo attraverso le strisce made in Italy, a partire dal 1908, data di uscita del primo numero del Corriere dei Piccoli. Il percorso sarà composto da circa 80 pannelli contenenti albi, giornali, disegni e immagini, affiancati da vetrine in cui saranno esposti volumi e pezzi rari. Si potranno ammirare, ad esempio, le tavole originali di Jacovitti o i numeri uno di Diabolik, Topolino e Alan Ford. Ad accompagnare il tutto un filmato dell’Istituto Luce sulla prima mostra di fumetti tenutasi in Italia nel 1950.
Nei prossimi mesi, inoltre, sono previste una mostra sui 150 anni dell’Unità d’Italia raccontata dai fumetti e altre dedicate all’avventuroso mondo di Salgari, ai mostri di Dylan Dog (per festeggiare al tempo stesso il 25° anniversario della testata e Halloween) e, per il 2012, al mito della fine del mondo raccontato a fumetti. Da segnalare, infine, che le facciate esterne del museo sono state affrescate con disegni fumettistici realizzati da alcuni bravi street artists, per accogliere nel migliore dei modi quanti vorranno immergersi nel mondo fantastico della creatività e dell’immaginazione.

sabato 26 marzo 2011

Franz Liszt nelle fotografie d'epoca della collezione Ernst Burger

Comunicato stampa

A duecento anni dalla nascita di Franz Liszt, avvenuta a Raiding il 22 ottobre 1811, Villa d’Este a Tivoli celebra dal 13 aprile al 5 giugno 2011 il grande compositore e pianista ungherese che soggiornò ripetutamente presso la Villa e in cui compose molte delle sue opere di ispirazione religiosa.
La mostra è l’evento di apertura di Franz Liszt - un abate a Villa d’Este, un ciclo di manifestazioni organizzate dalla Direzione di Villa d’Este che si terranno durante tutto il 2011 e con il quale la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le province di Roma, Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo intende celebrare la ricorrenza. L’esposizione, organizzata da De Luca Editori d’Arte, è curata da Ernst Burger.
Circa 160 le foto in mostra, provenienti dalla collezione di Ernst Burger, musicologo e iconologo di fama internazionale, che ripercorrono la vita del pianista. Dai dagherrotipi alle calotipie fino alle stampe in gelatina e bromuro d’argento, l’esposizione presenta una serie di ritratti realizzati dai più grandi fotografi dell’epoca. Personaggi come Nadar, Louise Held e Pierre Petit sono solo alcuni degli artisti che hanno ritratto il musicista e che ci hanno lasciato una testimonianza preziosa della sua vita, dalla giovinezza fino agli ultimi anni.
Franz Listz dimostrò sin da giovanissimo le sue spiccate attitudini musicali; personalità cosmopolita, fu molto amato dal pubblico e dalle donne. Viaggiò moltissimo, tra l’Austria, la Francia, l’Inghilterra e l’Italia, conquistando le sale da concerto più importanti d’Europa. Frequentò e strinse amicizia con alcuni dei più noti musicisti dell’epoca, da Mendelhsson a Chopin, da Schuman a Wagner. Dopo varie avventure e dopo aver composto già gran parte del suo repertorio Liszt si avvicinò sempre più alla religione, fin quando nel 1865 a Roma prese gli ordini minori e divenne abate. Per oltre venti anni, soggiornò ripetutamente a Villa d’Este, che amava per la sua tranquillità e che chiamava il mio Eldorado. Fu proprio qui, nella “stanza delle rose” che, tra il 1865 e il 1885, compose alcuni dei suoi capolavori di ispirazione religiosa.
L’inaugurazione del 12 aprile, alla presenza del Direttore Regionale Federica Galloni, del Soprintendente Maria Costanza Pierdominici e del Direttore di Villa d’Este Marina Cogotti, sarà anche l’occasione per assistere al concerto di Leslie Howard, unica tappa italiana del 2011 del pianista, riconosciuto come uno dei massimi interpreti dell’opera di Liszt. Leslie Howard è l’unico ad aver registrato l’intero repertorio di Liszt, incidendo anche opere inedite. Il concerto eseguito da Howard nelle stesse sale frequentate dal compositore, ricreerà per una sera, nei suggestivi spazi affrescati della Sala della Fontana, un’atmosfera magica, dando inizio all’anno di celebrazioni dedicate al grande musicista. L’ingresso al concerto è esclusivamente su invito.

Titolo mostra: Franz Liszt nelle fotografie d’epoca della collezione Ernst Burger
Sede: Tivoli, Villa d’Este
Date: 13 aprile - 5 giugno 2011
Inaugurazione: martedì 12 aprile 2011 ore 18.30. Seguirà concerto
Promozione: Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le Province di Roma, Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo - Soprintendente ad interim: Maria Costanza Pierdominici - Direttore di Villa d’Este: Marina Cogotti
Realizzazione: De Luca Editori d’Arte
Curatore: Ernst Burger
Orario: dal martedì alla domenica ore 8.30 fino ad 1 ora prima della chiusura del monumento, lunedì chiuso.
Ingresso: Biglietto unico € 11,00: mostra + ingresso villa, ridotto: € 7,00
Catalogo: De Luca Editori d’Arte

Imagine: Erwin Hanfstaengl, Ritratto di Franz Liszt, Parigi, marzo 1866

venerdì 25 marzo 2011

Nuova sede per la redazione di "In Arte"

È stata inaugurata giovedì 24 marzo a Potenza la nuova sede dell’Associazione Culturale A.R.C.A. e della redazione della rivista “In Arte Multiversi”, in Largo Pisacane al numero 15, di fianco all’agenzia Tecnocasa. “In Arte” è l’unico periodico della Basilicata dedicato esclusivamente al settore dell’arte, distribuito attraverso le edicole in molte regioni del Meridione e in abbonamento postale in tutta Italia.
A fare gli onori di casa della nuova sede, collocata in un punto strategico del capoluogo, in pieno centro storico, nel quartiere Portasalza, il direttore editoriale Angelo Telesca, ideatore nel 2005 del progetto di una rivista specialistica tutta lucana. Presenti all’inaugurazione anche lo storico direttore responsabile, Mario Latronico, il capo-redattore Giuseppe Nolè e i redattori Angela Delle Donne, Fiorella Fiore, Francesco Mastrorizzi e Giovanna Russillo, solo alcuni dei tanti componenti dello staff sparsi per tutta Italia.
Proprio a seguito del recente spostamento, “In Arte” si è presa un mese di pausa dai suoi lettori, ma tornerà in edicola già da aprile, con un nuovo interessante e variegato numero, in cui verrà dato spazio anche alla mostra in corso alla Galleria Civica di Potenza sui giovani artisti ungheresi. L’impaginazione grafica della rivista rimarrà a cura dello studio Basileus, sempre attento alla qualità delle immagini e alla sobrietà ed eleganza della veste grafica.
La sede di Largo Pisacane nei prossimi mesi sarà utilizzata anche come spazio culturale per ospitare piccole mostre personali di artisti lucani e non, per proseguire così nel costante impegno dell’Associazione A.R.C.A. nella divulgazione della bellezza dell’arte.

giovedì 24 marzo 2011

Nel farsi del presente

Comunicato stampa

Sabato 2 aprile 2011 alle ore 19.30 sarà inaugurata presso la Mediateca Provinciale, Palazzo dell’Annunziata a Matera, la mostra Nel farsi del presente del Maestro Ennio Calabria. L’esposizione, con il patrocinio della Regione Basilicata, della Provincia e del Comune di Matera è composta da un’ articolata selezione di oltre 40 opere tra tele, disegni e pastelli, degli ultimi anni. Fra queste tele, alcune di grande formato, spiccano Il sogno del pescatore, la lava devia, Cade la spiaggia, il famoso ritratto “cristologico” di Pantani e alcuni ritratti appartenenti ad un ciclo più ampio dal titolo Un volto e il tempo. Ultimo fra questi, quello dedicato ad Elton John.
L’opera dell’Artista è da sempre caratterizzata da una ricerca fondata sulla necessità del rinnovamento del linguaggio pittorico in rapporto alle problematiche che riguardano la condizione mentale ed esistenziale dell’uomo contemporaneo. Calabria, ritenuto ormai uno dei più significativi artisti della pittura d’immagine europea compresa fra gli anni Sessanta e oggi, si distingue nel panorama artistico anche per la sua inscindibile relazione tra pensiero e pittura. È questo un aspetto centrale del suo processo creativo, che lo rende continuamente un attento e singolare testimone del suo tempo.
In riferimento alla sua attuale ricerca indicata dal titolo della mostra, l’artista dice: “Mi faccio carico della fase in cui la forma sta accadendo, considerando tale processo come il contenuto visivo di un immanente presente dell’intuizione.”
In catalogo, Pino Nicoletti scrive: “Fascinose stratificazioni di storia interiore con variazioni sempre nuove, genio inventivo, trasporto per il meraviglioso e le metamorfosi più imprevedibili, infaticabile lavoro di meditazione e selezione, di concentrazione e continuità. Profonda inquietudine, misterioso sentimento negli abissi dell’ignoto, romanticismo onirico e metafisico, confronto con la psicanalisi, ebbrezza cosmica, grande talento pittorici, infinita malinconia in un bisogno di raccontare e di comunicare. Sono questi gli aspetti più rilevanti di Ennio Calabria, uno dei più originali e seducenti artisti degli ultimi trent’anni.”
Rino Cardone aggiunge: “In breve, possiamo dire che la lettura della realtà avviene, nel lavoro di Ennio Calabria, per effetto di un’azione estetica che si svolge (sul piano dell’uso manuale della matita e del pennello e del trattamento e della manipolazione stilistica della forma e della figura) dal “dentro al fuori” e non, viceversa, dal “fuori al dentro”. Si tratta, insomma, di un’azione estetica che si fonda non tanto, e non soltanto, sull’uso dell’occhio fisico, e quindi della pupilla, per osservare, per analizzare e per scandagliare la realtà della vita, ma che si serve, al contrario, dell’iride immateriale dello spirito per produrre, di conseguenza, sulla tela – attraverso il disegno e il colore – una sorta di prolungamento fisico, di genere ideale, dell’anima dell’individuo…”

Titolo mosttra: Ennio Calabria. Nel farsi del presente
Sede espositiva: Matera, Mediateca Provinciale, Palazzo dell’Annunziata
Inaugurazione: sabato 2 aprile 2011, ore 19.30. Alla presenza del maestro
Periodo: dal 2 al 30 aprile 2011
Orario mostra: dal lunedì al giovedì dalle 9.00 alle 18.30, venerdì e sabato dalle 9.00 alle 13.30

mercoledì 23 marzo 2011

Il fascino dell’Egitto. Il ruolo dell’Italia pre e post-unitaria nella riscoperta dell’antico Egitto

di Sonia Gammone

Fino al prossimo 2 ottobre 2011 sarà possibile visitare una originalissima mostra ad Orvieto intitolata Il fascino dell’Egitto. Il ruolo dell’Italia pre e post-unitaria nella riscoperta dell’antico Egitto. Organizzata congiuntamente dalla Fondazione per il Museo “Claudio Faina” e la Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto, la mostra è coordinata da Giuseppe M. Della Fina e dalle egittologhe Elvira D’Amicone e Massimiliana Pozzi. Sono circa 250 i reperti che grazie a questa iniziativa è possibile ammirare. Dal sottotitolo si evidenzia il carattere che gli studiosi hanno voluto dare a questa importante rassegna, sottolineando il meticoloso lavoro di tanti egittologi italiani partiti per l’Egitto e che con grande passione hanno fatto scoperte uniche nella terra dei faraoni. Infatti fu soprattutto durante l’Ottocento che questa scienza prese piede anche da noi con diverse spedizioni. La mostra ci documenta proprio come in quegli anni ci fu quasi una corsa all’Egitto che portò oltre a importanti scoperte anche un fiorente commercio antiquario per via del quale migliaia di reperti sono sparsi in tutto il mondo. La mostra di Orvieto rappresenta un importante momento di sintesi che permette allo spettatore di vedere riunite opere provenienti da molte istituzioni museali e che diversamente sarebbe difficile riuscire ad ammirare.

Comunic'Arte

Comunicato stampa

Achille De Tommaso, da sabato 2 aprile fino a sabato 30 aprile 2011 presenterà presso il “Salotto dell’Arte” di via Argonne 1/c a Torino la sua Personale dal titolo “Comunic’Arte”.
L’artista presenterà attraverso 12 opere in tecnica mista: olio, acrilico, smalto, su molteplici supporti: legno, faesite, tela e carta, la sua costante e sapiente ricerca di esprimere a livello “BASE” il concetto della comunicazione della società contemporanea. Egli mescola, come un moderno alchimista, toni e masse diverse su supporti anche non convenzionali, per arrivare ad un prodotto artistico completo di ogni significato.
Incastona poi le sue opere con preziose e ricercate cornici con le quali sottolinea e evidenzia in modo puntuale ogni tipo di messaggio espresso dalla tela vera e propria.
Colori primari, materia e figure, svuotate da inutili orpelli campeggiano in aree metafisiche; senza interposizione il fruitore è colpito dalla profonda conoscenza dell’animo umano dell’Artista, il messaggio arriva immediatamente al cuore e al cervello passando dall’esterno (cornice) all’interno: particolareggiata composizione di colori e forme.
Il messaggio chiaro interpella direttamente lo spettatore attraverso un’ironia disinvolta, caratteristica intelligente che ricorda le parole di Paul Klee:"L'arte non riproduce ciò che è visibile; ma rende visibile ciò che non sempre lo è".

Titolo mostra: Achille De Tommaso. Comunic’Arte
Sede: Torino, Salotto dell'Arte (via Argonne 1/C)
Periodo: 2-30 aprile 2011
Inaugurazione: sabato 2 aprile, ore 18.30
Orari: dal martedì al sabato ore 16.30-19.30, domenica e lunedì chiuso (apertura fuori orario su appuntamento)

martedì 22 marzo 2011

Fil Rouge e le contaminazioni

Comunicato stampa

Un evento polilinguistico, sui linguaggi creativi e le contaminazioni, una ‘concertazione’ dove le proposte dei singoli diventano funzionali alla presentazione collettiva. Gli artisti: Mirella Caldarone, fotografa; Enrico de Leo pittore digitale; Vito de Leo pittore; Maria Pansini fotografa concettuale e Marina Santeramo creativa; scrivono e dipingono, fotografano e manipolano, raccontano ed evocano, partendo dai linguaggi puri fino a deragliare verso la contaminazione.
Le strumentazioni tecnologiche e quelle più tradizionali sono mezzi per aprirsi a percorsi di ricerca formale, visiva e concettuale. Le metodologie differenti permettono il dipanarsi in cammini propiziatori per conoscenze anche inaspettate, arricchite dalle contaminazioni. Giocando e approfondendo temi minimi e grandi, arrivano a porsi domande private e pubbliche di valenza etico-estetica.
Tra i pensieri degli artisti e nelle loro espressione si sottendono argomenti condivisi: l’attraversamento del tempo, la vivibilità nella frammentazione di esso , l’irrinunciabile sogno di luoghi di vita autentica, rispettosi delle diversità, propri di una ecologia umana. Tutti creativi di confine, s’incontrano in una diversità interattiva; il filo rosso è una metafora del viaggio-ricerca.

Titolo mostra: Fil Rouge e le contaminazioni
Espongono: Mirella Caldarone, Enrico de Leo, Vito de Leo, Maria Pansini, Marina Santeramo
Sede: Terlizzi (BA), ADSUM Artecontemporanea
Periodo: dal 2 al 16 aprile 2011
Sabato 2 aprile 2011 alle ore 19.00 vernissage della mostra
Riflessione critica di Luigi Dello Russo
Intervento musicale di Aldo Di Tommaso(tromba)
Performance di Francesco Bonaduce (voce), Giuseppe Tatoli (suoni)
Apertura: dal lunedì al sabato ore 10.00-12.30, 18.00- 20.30 chiusura giovedì pomeriggio e festivi

lunedì 21 marzo 2011

Nessuno mi può giudicare

di Angela Delle Donne

La Cortellesi si presta al cinema per interpretare insieme a Raul Bova una commedia divertente scene esilaranti e buffe. La protagonista è una donna che vive in un mondo ovattato e che si ritrova a dover affrontare la dura realtà dalla sera al mattino. La sua superficialità e i suoi luoghi comuni devono scomparire per fare posto ad una nuova dimensione di vita, fatta di piatti da lavare, ricerca di lavoro per sbarcare il lunario ed un figlio che ha conosciuto solo il telefonino e la scuola privata. Di certo la punta di diamante di questo film sono le mille smorfie facciali che sa trovare la Cortellessi per esprimere di volta in volta i suoi stati d’animo, tra maschere buffe che arricciano il naso e pose sensuali rubate ad un improbabile tentativo di seduzione. Raul Bova veste il ruolo di un ragazzo di borgata che gioca a fare il duro ed il forte, ma si lascia ammaliare da una grazie non comune alle sue abitudini. I protagonisti sono sostenuti da personaggi satelliti che vorticano nella loro orbita e che esprimono al meglio i luoghi comuni e la comicità immediata. Tra una canzone di Pino Daniele ed una comparsa di Fausto Leali il film corre e svela il mestiere più antico del mondo troppo facilmente rappresentato e proposto prepotentemente come soluzione ai problemi contingenti della realtà cinematografica; immagine amara che smette mai di confrontarsi con la vita al di fuori dello schermo. Tra le tante commedie che si ripetono e si appiattiscono sui luoghi comuni questo film riesce a non scadere nella volgarità per ricercare una risata facile.

Cranach, Tintoretto, Bernini e i capolavori della Galleria Nazionale d’Arte Antica di Trieste

Comunicato stampa

Ripartono gli appuntamenti espositivi presso le Scuderie del Castello Visconteo di Pavia, con una nuova stagione culturale che apre nel segno della pittura italiana. Dopo tre anni ricchi di successi, segnati dalla presenza di eventi artistici di grande richiamo e di alto profilo scientifico, dal 2 aprile al 17 luglio 2011 la sede espositiva pavese ospita la mostra Cranach, Tintoretto, Bernini e i capolavori della Galleria Nazionale d’Arte Antica di Trieste. Un appuntamento imperdibile per tutti gli appassionati della grande arte italiana, che acquisisce un significato più profondo se si pensa in rapporto alle celebrazioni per l’anniversario dell’Unità d’Italia.
In mostra una selezione di circa cinquanta opere di scuola veneta, lombarda, genovese, emiliana, toscana e napoletana, provenienti dalla triestina Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Economo, sede della soprintendenza per i beni storici, artistici ed etnoatropologici del Friuli Venezia Giulia.
La mostra ospita capolavori compresi tra il XV e il XVIII secolo, come ad esempio Ritratto d’uomo del Tintoretto, Diana e le ninfe sorprese da Atteone di Lucas Cranach il Vecchio, il Cristo deposto di Gian Lorenzo Bernini o ancora Madonna con Bambino e san Giovanni Nepomuceno di Pompeo Batoni.
Per varietà tematiche e poetiche affrontate e per la completezza nel riproporre i momenti più rilevanti dell’evoluzione artistica nel corso dei secoli, il percorso espositivo si dimostra articolato e di grande richiamo: un vero e proprio viaggio nella storia dell’arte italiana e nelle sue variazioni stilistiche.
Come osserva il Soprintendente Luca Caburlotto, la mostra si propone come “momento di godimento e oggetto di ammirazione”, la cui presenza a Pavia è del tutto eccezionale. Le opere in mostra sono infatti parte di una collezione permanente che la città lombarda ha l’occasione unica di ospitare sotto forma di esposizione temporanea.
A rendere l’appuntamento artistico ancora più coinvolgente è il suo accostamento alle scenografiche sale storiche delle Scuderie di Pavia, connubio di raro fascino che saprà incantare il pubblico.

Titolo mostra: Cranach, Tintoretto, Bernini e i capolavori della Galleria Nazionale d’Arte Antica di Trieste
Sede: Pavia, Scuderie del Castello Visconteo (Viale XI Febbraio, 35)
Date: 2 aprile - 17 luglio 2011
Conferenza stampa e inaugurazione su invito: venerdì 1 aprile, ore 19.00
Promossa da: Comune di Pavia, Musei Civici di Pavia
Un progetto: Alef - cultural project management
Orari: martedì - venerdì: 10.00 - 13.00, 15.00 - 18.00
sabato, domenica e festivi: 10.00 - 13.00, 14.00 - 19.00
Biglietti: intero € 7.00, ridotto convenzionati € 6.00, ridotto € 5.00
Iniziative speciali: L’acquisto del biglietto di ingresso a uno degli appuntamenti espositivi previsti al Castello Visconteo di Pavia (mostra Leonardeschi. Da Foppa a Giampietrino: dipinti dall’Ermitage di San Pietroburgo e dai Musei Civici di Pavia, mostra Cranach, Tintoretto, Bernini e i capolavori della Galleria Nazionale d’Arte Antica di Trieste, visita alle collezioni dei Musei Civici di Pavia) dà diritto alla riduzione sul biglietto di ingresso a una qualsiasi delle altre iniziative in corso.
Catalogo: Silvana editoriale
Infoline: +39 02 45496873; +39 0382 538932
dal lunedì al venerdì: 10.00 - 13.00; 15.00 - 18.00

domenica 20 marzo 2011

Bruno Munari, una mostra a Seravezza

Comunicato stampa

Bruno Munari è stato uno dei protagonisti dell'arte, del design e della grafica del Novecento. Grande innovatore e sperimentatore ha espresso contributi importanti non solo nelle arti visive (pittura, scultura cinematografia, design e grafica) ma anche nella scrittura, nella poesia e nella didattica. I temi della sua ricerca: il movimento, la composizione e scomposizione della luce, lo sviluppo della creatività e della fantasia nell'infanzia attraverso il gioco. Nell'ambito della terza edizione del Festival di arti visive e musica contemporanea Galaxia Medicea, la Fondazione Terre Medicee e il Comune di Seravezza rendono omaggio a questo grande artista con una mostra organizzata con l'Associazione Todo Modo. Il percorso espositivo, dopo una sezione introduttiva sulla figura di Bruno Munari, privilegia la produzione artistica degli anni Cinquanta dedicata alla sperimentazione sulla luce e sul suono con le sezioni Macchine inutili e Concavo Convesso. Tetracono sarà invece dedicata alle opere degli anni Sessanta ed in particolare alla collaborazione dell'autore con il musicista Pietro Grossi che sonorizzo' l'omonimo lavoro del maestro con la sua opera Tetrafono. Nella sezione Guardiamoci negli occhi sono esposte le schede disegnate da Bruno Munari per l'omonimo libro; in quella denominata Xerografie alcuni originali realizzati a partire dal 1964. Partendo queste opere verrà costruita una installazione che sarà arricchita da altre xerografie realizzate tramite una fotocopiatrice dai visitatori della mostra. Ambienti di luce è invece dedicata alla pittura proiettata realizzata a partire dal 1950 grazie all'utilizzo di materiale vario, fissato tra i vetrini di una diapositiva. Cinematografia sperimentale è la sezione in cui saranno proiettati alcuni film realizzati dall'autore e da Marcello Piccardo tra il 1962 e il 1972.
Inaugurazione: sabato 23 Aprile ore 18 con proiezione di un vetrino polarizzato realizzato da Bruno Munari e digitalizzato sulla facciata del Palazzo Mediceo. In programma anche performance musicali e laboratori ludico-artistici per bambini della scuola dell'infanzia, primaria e secondaria ispirati alla filosofia, alle opere e al pensiero di Bruno Munari.

Mostra: Bruno Munari
Sede: Seravezza (LU), Palazzo Mediceo
Date: 23 aprile - 29 maggio 2011
Orari: martedì-sabato ore 15.00-19.30, domenica ore 10.30-12.30, 15.00-19.30.
Ingresso 5 euro intero, 3 euro ridotto.

sabato 19 marzo 2011

Reaspecta Bauhaus

L’Associazione Culturale REASPECTA presenta:
REASPECTA BAUHAUS
Inaugurazione sabato 02 Aprile 2011
Quartierie fieristico - Calitri (Av)

Comunicato stampa

L’Associazione Culturale Reaspecta si occupa di promuovere la cultura teatrale, letteraria e artistica in genere, nell’intenzione legittima di dimostrare l’influenza dell’Arte nella vita sociale.
Il Progetto Bauhaus si pone come polo aggregante delle diverse realtà artistiche, come istruzione polivalente, che attraversa una fitta rete di scambi interdisciplinari.
Il 2 aprile si accendono i riflettori sulla nuova sede dell’Associazione: le strutture della Fiera Interregionale di Calitri (AV), dove questo progetto prenderà vita.

Programma serata inaugurale:

ore 17:00 Sala Convegni: REASPECTA HOUSE interverranno
Giuseppe Di Milia (Sindaco di Calitri, Presidente della Comunità Montana e dell’EAPSAIM)
Politici di rilievo della Regione e della provincia
Il Comitato Scientifico: docenti dell’Accademia di Belle Arti di Napoli e professionisti del settore di fama nazionale.

ore 18:00
Sala Museale: REASPECTA MUSEUM
In-Tessuto Onirico
Mostra d’Arte Contemporanea di Giuliana Iannotti
a cura di Alberto D’Atanasio

ore 19:00 Catering

ore 19:45 Sala Creativa: REASPACE PRODUCTIONS Bauhaus Selections
Mostra d’Arte Contemporanea di Artisti Selezionati (2 –24 aprile 2011)
a cura di Giuliana Iannotti
Artisti in mostra: Alessandro Della Pietra, Jean Louis Foddai, Sergio Gandossi, Francesca Lavorgna, Ronnj Medini, Veronica Palermino, Francesco Roselli, Adele Sommella, Alessandra Spagnolo

ore 20:15 Galleria d’arte: BAUHAUS GALLERY Mostra Colletiva di Artisti Locali
a cura di Rosella Gallo
Artisti in mostra: Luigi Di Guglielmo, Fulvio Moscaritolo, Giuseppe Piumelli, Luigi Rainone

ore 21:30
Sala Teatrale: TOTAL THEATRE
Quintetto ‘900
diretto dal Maestro Renato Piemontese del Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli

venerdì 18 marzo 2011

NOT GDD

Comunicato stampa

Il progetto NOT GDD nasce dal desiderio di ricordare quale fosse l’approccio artistico di Gino De Dominicis e quale sia stata la risposta destinatagli dal Sistema dell’arte. Ideato per la LABA di Brescia, il progetto viene ora riproposto all’Accademia di Belle Arti di Urbino con un allestimento che comprende documentazioni inedite e nuovi approfondimenti. Un allestimento ancora una volta in absentia, dunque: non una mostra di opere d’arte ma una mostra di critica d’arte che intende analizzare il lascito intellettuale di De Dominicis.
L’iniziativa è sospinta dalla necessità di restituire dignità all’artista che, salvo rare eccezioni, ha sempre sottratto la propria opera all’indiscriminata riproduzione fotografica. È noto come una visione personalissima dell’arte, e in particolare del proprio lavoro, portasse l’artista ad adoperarsi per mantenere un diritto di veto su apparizioni e riproduzioni; un’indicazione che non ha mai trovato un adeguato riscontro, al contrario, a pochi anni dalla scomparsa dell’artista si è tradotta in operazioni di vario genere che hanno sempre più ignorato/violato le disposizioni e le restrizioni adottate da Gino De Dominicis circa la fruizione della sua opera.
Di fronte alle problematiche insorte nell’ultimo decennio, si rende quindi necessaria una verifica dell’intera vicenda per fare luce sul testamento spirituale lasciatoci in eredità dall’artista. Per tali motivi NOT GDD può essere considerato come un invito alla riflessione, oltre che una caustica risposta alla retrospettiva Gino De Dominicis: l’Immortale tenutasi l’anno scorso al MAXXI di Roma.

Titolo mostra: NOT GDD#2
A cura di: Alberto Zanchetta e Serena De Dominicis
Sede: Urbino, Accademia di Belle Arti, aula di decorazione
Periodo: 29 marzo - 12 aprile
Vernissage: martedì 29 ore 15.00
Orari: dal lunedì al martedì 9.30-13.00/14.30-18.00
Ingresso libero

giovedì 17 marzo 2011

La Plebs di Santa Maria di Rota

di Gianmatteo Funicelli

Nel quadro delle svariate indagini archeologiche altomedievali nel salernitano, cospicue risultano le tracce di insediamenti o quantomeno fortuite “presenze” in grado di valutare e proporre modeste conclusioni su di una storiografia medievista di popoli ed un’archeologia fatta di antiche pietre che discutono, a corredo di varie fonti, sull’alternanza di civiltà protagoniste di cambiamenti, nonché delle nostre amate radici. È il caso dell’area a Nord di Salerno, a diciassette chilometri da quest’ultima che il “fortunato” saggio di scavo degli anni 1985-86 condotto nell’area della chiesa plebana di Santa Maria sita nell’antica Rota (oggi Mercato San Severino), uno dei rarissimi esempi di gastaldati longobardi ancora recuperabili in Campania, ha messo alla luce ingenti materiali e reperti ceramici atti a delineare una prima conoscenza del sito.
Le documentazioni a noi più distanti su luogo ci riportano al VII sec. d.C., ossia al 633 quando l’antica Rota era strettamente connessa alle dipendenze amministrative napoletane. La sua successiva fase si rifà poi all’incursione longobarda, dove gli assetati Principi beneventani occuparono il centro, nonostante le continue rivolte degli autoctoni. Questa rinomata convergenza nei confronti di Rota è dovuta alla sua posizione geografica coincidente coi noti percorsi viari della Capua-Regium e della consolare Annia-Popilia, dove l’area fu testimone di numerose entità. Il villaggio divenne gastaldato di Salerno nel IX sec., come ci attestano le attendibilità di fonti scritte (actus rotense). La sua importanza insediativa è considerevole se si pensa che esso fungeva da collegamento tra le due pianure in cui veniva a trovarsi, quella vesuviana e quella pestana. Un saldo centro di controllo, quindi, che coadiuvato dall’alto incastellamento di Lanzara raggiungeva un imponente carica amministrativa, protratta in epoche successive con gli Aragonesi e con l’efficiente linea politica della San Severino moderna. In contrasto alle documentazioni del gastaldato, i dati archeologici, tuttavia, rimandano indietro di tre secoli la frequentazione del sito, in particolare alle presenze connesse col sacrario citato (seconda metà VI sec. d.C.).
La tematica di chi scrive in quest’esame, è proprio quella di riportare l’attenzione, seppure del tutto riassuntiva, sullo specifico contesto sacro alla luce dei risultati archeologici. La chiesa di Santa Maria di Rota è uno dei più rari esempi che ben traduce la cristianizzazione in Campania dal Tardoantico all’Altomedievo (dopo il Battistero di S. Maria Maggiore di Nocera). La “Plebs”, attribuzione sacra che compare nell’area tra il IX e l’XI sec., è la formazione di una specifica adesione religiosa di vari contesti a cui aderiscono i popoli delle città e successivamente quelli delle campagne per adempiere alle dovute attività cultuali e devozionali, che vano dalla cura animarum alla venerazione di un santo particolarmente caro al luogo di deposizione. In termini di “cristianizzazione” di aree rurali, questo fenomeno lento e progressivo si diffonde dalla prima affermazione del Cristianesimo sino al V-VI sec., come accade appunto per la Chiesa di Santa Maria, ad un certo punto non più descritta dalle fonti come ecclesia baptismalis ma come plebs. In termini amministrativi, infine, la “Plebs Sancta Mariae” doveva essere un distretto ecclesiastico dipendente dalla ecclesia episcopalis urbana, ma dotata di un clero operante, dove la suddetta cura delle anime comprendeva i seguenti compiti sacerdotali: la celebrazione delle funzioni religiose, l’impartire il battesimo e l’operare nelle pratiche funerarie; tradotta in termini architettonici, la plebs doveva essere fornita di un’aula di culto, di una fonte battesimale e di uno spazio cimiteriale per la tumulazione dei defunti.
Il tempio sacro, largamente documentato (Codex Diplomaticus Cavensis) tra atti di vendita e donazioni, sorse tra VI e VIII sec. e presenta un’icnografia a navata unica terminante in un abside semicircolare orientata con una misurazione di 24 mt. di lunghezza e di 8 mt. di ampiezza. La struttura nel corso dei secoli ha subito numerosi rifacimenti e accorpamenti di destinazione probabilmente agricola e/o abitativa. La sua muratura esterna in opus quadratum ne accerta un’antica edificazione. La prima campagna di scavo degli anni 1985-86, assieme agli altri saggi esplorativi che hanno promosso il laboratorio di Archeologia medievale “N. Cilento” nell’Università degli Studi di Salerno con la cooperazione della Ricerca scientifica coordinata dagli studiosi del DILAM (Dipartimento di Latinità e medioevo) assieme ad altri enti, tutt’oggi hanno prodotto numerosi risultati che pongono ad osservare il sito da nuovi punti di vista.
Oggi il complesso riversa in un forte stato di degrado, dove si avverte non poco anche l’imminente scomparsa degli ultimi lacerti di affresco ancora presenti in situ sui registri murari interni. Testimonianze sicuramente valide sul territorio altomedievale che però tutt’oggi risulta parzialmente protetta da una lamiera in acciaio e completamente priva di adeguate coperture. È auspicabile che in un futuro prossimo, al di là delle continue e differenti difficoltà di accesso e di approccio sul sito, il progressivo riemergere dell’insediamento sia una nuova pagina indispensabile per la nostra archeologia, ma soprattutto per la nostra civiltà.

Bellezza e armonia: le donne di Raffaello

di Sonia Gammone

Nei primi anni del Cinquecento Firenze torna a splendere artisticamente e culturalmente dopo la stasi del periodo savonaroliano, conclusosi con la condanna al rogo del frate nel 1498. Raffaello vi giunge nell’ottobre del 1504, subito dopo aver terminato lo Sposalizio della Vergine, opera con la quale raggiunse un risultato stilistico tale da porlo come il massimo esponente della pittura umbro-marchigiana del suo tempo. Gli anni fiorentini saranno fondamentali per la definizione della sua arte. Raffaello, giovanissimo, attuerà una geniale mediazione tra i linguaggi di Leonardo e Michelangelo, assimilando dal primo la grazia e dal secondo il furore creativo, ma staccandosi da entrambi e creando quel suo stile fatto di equilibrio compositivo e di perfezione formale.
Nella sua produzione pittorica è dedicato ampio spazio al genere del ritratto che nel primo ‘500 è particolarmente richiesto dall’aristocrazia. Nei ritratti fiorentini per Raffaello sarà fondamentale l’insegnamento della Gioconda, che egli però tradurrà in un linguaggio sostanzialmente diverso: non un ritratto ideale ma fedele alla realtà che costituisce un importante documento della società del tempo. Uno dei primi ritratti è probabilmente la Dama con liocorno. La giovane ritratta per lungo tempo si è celata dietro i panni di Santa Caterina d’Alessandria, tema iconografico diffuso dalla Controriforma. Infatti, prima del restauro del 1935, vi comparivano alcuni attributi iconografici del martirio: la ruota dentata, la penna d’oca e un mantello sulle spalle. Il dipinto è datato intorno al 1505-1506. La dama bionda è ritratta seduta, con il corpo leggermente girato verso sinistra ma il viso quasi frontale allo spettatore. La linea delle braccia e delle spalle disegna un volume rotondo, il volto ha un ovale perfetto che viene messo in grande risalto. La luce diffusa infonde un senso di calme e serenità, senza forti contrasti d’ombra. L’unicorno è simbolo di verginità e castità. La giovane corrisponde esattamente ai canoni estetici celebrati dagli scrittori dell’epoca, così come i gioielli e l’abito sontuoso ne mostrato l’alto stato sociale.
Successivamente Raffaello si trasferì a Roma, ed è a questo periodo che risale una seria superba di ritratti che si caratterizzano per la profonda analisi psicologica. In particolare La Velata del 1514-1515, è il ritratto di un’affascinante nobildonna che Vasari all’epoca identificò come Margherita Luti, la donna amata da Raffaello. Il ritratto deve il proprio nome al velo chiaro che copre la testa della giovane. Qui troviamo un magistrale controllo del colore e della luce, caratteristiche proprie della maturità pittorica raggiunta. La figura si appropria dello spazio con un’espressione che è più un’istantanea che un ritratto di genere. Gli abiti sontuosi mostrano l’abilità di Raffaello nel rendere i magnifici drappeggi. La luce poi, dona quello splendore particolare che sfuma i contorni e addolcisce la figura. La stessa donna sembra essere secondo molti raffigurata in tutt’altra veste nel dipinto La Fornarina del 1518-1519. Il sensuale ritratto raffigura la musa-amante del pittore, ritratta a seno scoperto e con un turbante in testa su uno sfondo scuro. Al braccio, la donna ha un bracciale che riporta la firma di Raffaello, "RAPHAEL URBINAS". Anche se non è accertata l’identità della donna, è innegabile che Raffaello amasse molto le donne. La comprensione della femminilità gli permise di recuperarne l’immagine da quell’atmosfera irreale e sentimentale in cui le aveva collocate Leonardo per riportarle in una dimensione reale di sensualità terrena.

mercoledì 16 marzo 2011

Hans Purrmann. Un maestro del colore

Comunicato stampa

Dopo le grandi rassegne succedutesi nel tempo nei prestigiosi musei svizzeri e tedeschi di Monaco (Museum Villa Stuck, 1976-77), Berlino (Akademie der Künste, 1982), Zurigo (Kunsthaus, 1982- 83), Brema (Gerhard-Marcks-Haus, 1995-96), Tübingen-Saarbrücken (2006), Kaiserslautern (Pfalzgalerie, 2010), il Museo d'arte Mendrisio, con i suoi nuovi spazi freschi di restauro nell'antico Convento dei Serviti di Mendrisio, insieme al Museo Hermann Hesse di Montagnola, residenza del celebre scrittore di lingua tedesca e luogo di culto per i suoi lettori, presentano in contemporanea una grande retrospettiva dedicata a Hans Purrmann (1880-1966), maestro del postimpressionismo tedesco, passato dal clima fervido della Monaco di Kandinsky, Klee e Marc agli ambienti parigini d'inizio secolo, dove fece parte del gruppo del Café du Dôme e si legò con Henri Matisse, amico, maestro e collega.
Protagonista, a 45 anni dalla scomparsa, della prima antologica allestita in area italiana, quella di Purrmann è una figura affascinante, non solo per le ricerche condotte nell'ambito della pittura, segnate da un colorismo acceso e felice, in bilico fra modi espressionisti e seduzioni mediterranee, ma anche per i suoi scritti teorici, per i contatti allacciati con personaggi della cultura di mezza Europa, oltre che per la passione collezionistica e l’amore per l'antico citati costantemente nelle sue nature morte disseminate di oggetti d'altre epoche. Ricco è il repertorio delle sue amicizie eccellenti; ne spiccano due su tutte: Henri Matisse di cui, appunto, fu seguace e collega (fu Purrmann che lo convinse ad aprire una scuola a Parigi e che lo introdusse nel mondo dell’arte tedesco); e poi Hermann Hesse, l’autore di Siddharta, Demian, Narciso e Boccadoro, premio Nobel per la letteratura nel '46, conosciuto nel periodo di soggiorno nel Ticino e con il quale entrò in un lungo rapporto di stima e amicizia, come ricorda una poesia a lui dedicata. Altrettanto significativa la sua attività versatile svolta in Italia, dove fu direttore artistico dell'Istituto tedesco di Villa Romana a Firenze e dove conobbe nel tempo artisti del calibro di Marino Marini e Ottone Rosai.
Restituita da un percorso distribuito su due sedi, con un numero complessivo di opere pari circa a un centinaio di pezzi, fra dipinti a olio (67), acquerelli (20) e disegni (17), la figura di Purrmann si presta a letture trasversali che la mostra propone grazie anche a documenti inediti e nuovi studi scientifici. Forte del suo carattere di sensibile colorista con uno spiccato senso di unità nell’opera, Purrmann occupa un posto del tutto speciale nella grande pittura tedesca della prima metà del XX secolo.
La lunga permanenza dell’artista nel Ticino, a Montagnola, dove ha vissuto alcune delle stagioni creativamente più intense e dove ha intrecciato la relazione d'amicizia con Hermann Hesse, spiega questa iniziativa congiunta tra il Museo d’arte Mendrisio e il Museo Hermann Hesse Montagnola, in collaborazione con gli Archivi Hans Purrmann di Monaco.
Con una selezione di 60 oli e 20 acquarelli, tra i più significativi del suo lavoro, la mostra al Museo d’arte Mendrisio si incentra su paesaggi e nature morte. Abbraccia tutto il variegato percorso pittorico di Purrmann, che si estende dal primo periodo francese, durante il quale dipinge accanto a Matisse i suoi primi paesaggi mediterranei, fino agli anni estremi contraddistinti dai coloratissimi paesaggi ischitani e liguri. All’interno di esso, un posto di rilievo è stato lasciato alla lunga stagione ticinese. Anche al Museo Hermann Hesse Montagnola si possono ammirare alcuni paesaggi; opere che accompagnano i preziosi documenti sul suo lungo periodo ticinese, ricco di amicizie e di incontri con eminenti personalità della cultura tedesca. Nella documentazione spicca soprattutto il carteggio, tenuto nel corso degli anni, proprio con il grande scrittore di lingua tedesca Hermann Hesse, che è al centro di un approfondito studio svolto in concomitanza di questa rassegna e pubblicato in catalogo.
Accompagna le rassegne un catalogo in doppia versione (italiano e tedesco) ricco di contributi critici e corredato di circa 90 immagini a colori.

Cenni sulla vita e sull’opera
Hans Purrmann nasce a Speyer nel 1880. Si forma come artista a Monaco e a Berlino, tra i maestri dell’Impressionismo tedesco (Liebermann, Slevogt e Corinth) e le nuove avanguardie (Kandinsky, Klee, Marc); poi – tappa decisiva – a Parigi dove si trasferisce nel 1905 per rimanerci fino al 1914. A Parigi Purrmann si confronta con l’opera di due figure che si riveleranno decisive nel suo percorso: Paul Cézanne e Henri Matisse, di cui sarà discepolo e amico. Dopo il rientro a Berlino, si stabilisce a Langenargen, sul lago di Costanza. Tra il 1935 e il 1943 soggiorna a Firenze, ricoprendo la carica di direttore dell’Istituto germanico di Villa Romana. Risiede infine, vicino all’amico Hermann Hesse, a Montagnola nel Canton Ticino dove dimora dal 1944 per oltre un ventennio fino alla morte, nel 1966. Nei suoi innumerevoli viaggi predilige l’Italia e la Francia, trovando soprattutto nei luoghi di mare i motivi per la sua pittura. Purrmann rimane legato ai generi del paesaggio, degli interni, delle nature morte, del ritratto. Molti sono i soggetti che ripete in più varianti, seguendo una prassi cezanniana. Nel 1962 la prima importante retrospettiva itinerante (da Monaco a Francoforte), seguita da quelle di Mainz (1966 e 1980) e da altre in alcuni tra i maggiori istituti tedeschi, fino alla più recente, itinerante, del 2006 (Tübingen, Saarbrücken e Schloss Gottorf).

Titolo mostra: Hans Purrmann. Un maestro del colore - Dipinti, scritti e amicizie
Periodo: 10 aprile - 28 agosto 2011
Sedi: Museo d’arte Mendrisio - Museo Hermann Hesse Montagnola
Inaugurazioni: Museo Hermann Hesse Montagnola, venerdì 8 aprile ore 18.30
Museo d’arte Mendrisio, sabato 9 aprile ore 17.00
Curatori: Regina Bucher – Simone Soldini
In collaborazione con Hans Purrmann Archiv Monaco di Baviera
Catalogo in italiano e tedesco con contributi di Felix Billeter (Hans Purrmann Archiv),
Simone Soldini, Matteo Bianchi, Eva Zimmermann.
Orari Museo d’arte Mendrisio: ma-ve 10.00-12.00 / 14.00-17.00 sa-do 10.00-18.00
Orari Museo Hermann Hesse: tutti i giorni (anche lunedì e festivi) 10.00-18.30

martedì 15 marzo 2011

Tamara de Lempicka. La regina del moderno

di Sonia Gammone

Il nuovo anno espositivo del Complesso Monumentale del Vittoriano di Roma si apre con la mostra Tamara de Lempicka. La regina del moderno. Lo scorso 10 marzo, infatti, è stata inaugurata la mostra dedicata all’artista forse più nota e più amata del periodo Déco, Tamara de Lempicka. La mostra, a cura di Gioia Mori, ci avvicina all’artista simbolo delle istanze moderniste degli anni Venti e Trenta, presentandola attraverso un confronto diretto tra le sue opere e quelle dei suoi contemporanei. Nei suoi dipinti è possibile cogliere la volontà di rappresentare una donna emancipata, indipendente, libera e a tratti trasgressiva che in quegli anni si affacciava prepotentemente sulla scena. Un linguaggio artistico fatto di mille sfumature che proviene dalle varie correnti sperimentate dall’artista: dal cubo-futurismo russo e francese, passando al ritorno all’ordine italiano, fino ad arrivare al realismo tedesco e polacco. Figure rielaborate in maniera del tutto personale ed innovativa fino a creare un linguaggio nuovo e autonomamente affascinante. Tutto questo e molto altro sarà possibile trovare nella mostra sulla regina del moderno fino al prossimo 3 luglio 2011.

Spin. Daniel Canogar

Comunicato stampa

Mimmo Scognamiglio Artecontemporanea presenta negli spazi della galleria di Milano la seconda personale di Daniel Canogar.
Le opere più recenti dell'artista madrileno sono realizzate attraverso l’uso di materiali elettronici di scarto: cavi di computer colorati, cavi telefonici ed elettrici, lampadine fuse, vecchie slot machines, e altro ancora. Canogar si propone di rianimare oggetti tecnologici dismessi, esplorando la breve aspettativa di vita delle tecnologie che definiscono la nostra moderna esistenza.
In questa mostra la galleria presenta alcuni lavori delle serie Spin e l'opera Dial M for Murder, formidabili installazioni luminose che riescono a modificare la percezione dello spazio da parte dello spettatore, catturandone l'attenzione.
In Spin (2010), Canogar, partendo dall’utilizzo di 100 DVD scartati, ne ha copiato il contenuto per poi ri-proiettarlo sulle loro superfici, rivelando in questo modo le immagini intrappolate all’interno dei dischi. Si scopre così che la proiezione è una raccolta di numerosi film e racconti umani che “sfarfallano” sull’estensione frammentata della parete. Grazie alla natura specchiante delle superfici dei DVD le proiezioni si riflettono nuovamente sul muro opposto, dando vita ad un doppione astratto del film. Infine, la stratificazione delle diverse tracce audio dei dischi crea una cacofonia acustica che aumenta e diminuisce durante tutta la durata del video.
Appartenenti alla medesima serie, quattro Single Spin (2011) e Cosmos (2011) sono sculture video sempre realizzate con DVD che proiettano videoclip sui muri della galleria e sul soffitto.
Completa l’esposizione l'opera Dial M for Murder (2009), in cui il nastro estratto da una cassetta VHS dell'omonimo film di Alfred Hitchcock viene esteso nella sala, formando un reticolo di linee intrecciate, sulle quali è proiettata un'animazione video della durata di 3.30 minuti.
Incorporando tecnologie media obsolete, Canogar tenta quindi di ricostruire il preciso ritratto di una società e di un’epoca governate dall’uso quotidiano della tecnologia e dagli scarti che da essa ne derivano.

Daniel Canogar è nato nel 1964 a Madrid, dove vive e lavora. Nel 1990 ha conseguito un master specialistico in fotografia presso la New York University e l’International Centre of Photography. Tra le numerose installazioni pubbliche realizzate dall'artista si possono annoverare Constelaciones, il più grande foto-mosaico d'Europa realizzato su due ponti pedonali che attraversano il fiume Manzanares a Madrid, e quella commissionata dall’American Museum of Natural History di New York: una monumentale installazione che simula visualmente gli impulsi sinaptici del cervello umano.

Titolo mostra: Spin. Daniel Canogar
Sede: Mimmo Scognamiglio Artecontemporanea
C.so di Porta Nuova 46/b Milano
Periodo: 24 marzo - 11 maggio 2011
Vernissage: 24 marzo 2011, ore 19.00
Orari: lunedì-sabato, 15.00-19.30

lunedì 14 marzo 2011

Mino Ceretti. L'esperienza della pittura

Comunicato Stampa

Quaranta opere tra grandi tele e carte pastellate, a coprire un arco temporale di lavoro che va dal 1968 (Figure bersaglio) al 2010 (Figura probabile) – Mino Ceretti – 80 anni, un protagonista della scena artistica milanese – rendiconta una vita spesa nella ricerca pittorica, una attività inquieta che si propone in testi inediti, in opere di bilancio e di apertura. Lo fa negli spazi della galleria Ostrakon di Milano, in via Pastrengo 15, con un’ampia scelta di opere, che ne tracciano il percorso autonomo e originale. Allievo a Brera di Aldo Carpi, insieme a Guerreschi, Vaglieri e Romagnoni, con loro fonda e caratterizza il movimento critico del “realismo esistenziale” che scuote e innova la proposta di una pittura di realtà antiretorica nel Nord-Italia. Fu certo un coup de theatre la mostra del 1956 al Centro San Fedele di Milano in cui Giorgio Kaiserlian, il critico d’area cattolica, presenta la nuova ricerca, le nuove predicazioni di impegno, di un gruppo di pittori (Guerreschi, Ceretti, Romagnoni) che fa sulla tela “realtà oltre la cronaca”.
Dopo una breve e appassionata stagione unitaria del movimento - mostre in comune, dibattito comune, documenti comunemente redatti - Ceretti, insieme ad altri protagonisti del gruppo, aderisce al nuovo linguaggio internazionale, all’informale. E qui realizza d’impeto una serie di tele di materie sontuose scosse da una irruenza tra gestuale e sentimentale che afferma la “rifondazione” del suo rapporto con la realtà ormai definitivamente critico. Negli anni Cinquanta del “realismo esistenziale” si voleva rappresentare una realtà liberata dalla ideologia e dalla opzione politica, contro gli officianti del “neorealismo” e le altezze ireniche dell’astrattismo. La via informale porta alla rappresentazione di una “realtà fenomenica”, via via ad una pluralità di soggetti, ad una moltitudine di presenze sulla tela che il pittore di continuo cerca di ordinare. E’ il processo creativo che Emilio Tadini definisce “esplosivo-implosivo”, la catastrofe di senso, l’universo delle merci e delle epifanie che il pittore di continuo contrasta e ordina sulla tela. Sino agli ultimi cicli di lavoro - Ritratto probabile, Figura probabile, Pietra - in cui la messa in discussione è totale, l’interrogazione sulla pittura e sul suo senso – qui, ora – è radicale, sino a ipotizzare come spazio della ricerca artistica, come ambito della rappresentazione pittorica la mera profezia.
La ricerca di Mino Ceretti, esistenziale e fenomenica, sontuosa di esiti pittorici e di suggestioni di idee, si colloca nello spazio europeo del pensiero critico postmarxiano - da Jean Paul Sartre a Enzo Paci - a fianco di ricerche letterarie da Albert Camus a Luigi Meneghello, da Marguerite Duras alla Yourcenar a La Storia di Elsa Morante, insieme ad artisti come Romagnoni e Vaglieri, al gruppo francese della “Ruche”, alle correnti europee della “figurazione critica”.

Titolo mostra: Mino Ceretti. L'esperienza della pittura. Opere 1968-2010
A cura di: Piero Del Giudice
Sede: Milano, Galleria Ostrakon
Date: 23 marzo - 23 aprile 2011
Inaugurazione: mercoledì 23 marzo, ore 18.30
Orari: da Martedì a Sabato ore 15.30 - 19.30

domenica 13 marzo 2011

La vita facile

di Angela Delle Donne

Storia a tre fra Pierfrancesco Favino, Stefano Accorsi e Vittoria Puccini, il film si divide tra Roma e il Kenia in un rincorrersi di fughe dal proprio presente e dalle proprie responsabilità. Compagni di gioco, i tre si ritrovano a giocare l’uno con la vita degli altri e non riescono a venir fuori dalla vischiosità del rapporto che intercorre fra di loro. I due protagonisti maschili vestono i panni di medici che conducono vite professionali diametralmente opposte e che sono legate dal filo rosso dalla protagonista femminile che dapprima si lascia affascinare dalle scelte eroiche di un medico di prima linea, Accorsi; e poi sceglie spudoratamente il fascino di una vita incentrata su cene, abiti firmati e gioielli scintillanti offerti dall’altro medico, Favino, che ha scelto la carriera nelle cliniche private. Il finale a sorpresa ribalta e conferma l’imprevedibilità della capacità di decidere delle proprie vite che spesso rimangono incatenate in superficialità squallide, quali possono essere quelle che identificano Ginevra – la protagonista femminile – che piange di amarezza e rancore come una bambina piccola alla quale hanno rubato la bambola più bella. Il giovane regista, Lucio Pellegrini, non si lascia ammaliare dal successo facile e cerca di sorprendere lo spettatore cercando di anticiparne le conclusioni ed i tentativi di pensare ad un epilogo. Qui lo troviamo a dirigere una commedia, come ha già fatto altre volte con i comici Paolo e Luca; ma è anche noto per aver portato al cinema un film sui fatti di Genova del 2001.

sabato 12 marzo 2011

Artekne 2011

Comunicato stampa

Dal 26 al 29 Maggio 2011 torna a Matera Artekne, la prima Mostra Mercato Internazionale Arti Contemporanee del Sud Italia, ambientata, per questa terza edizione, nel “paesaggio culturale” dei Sassi. Vetrina annuale dell’arte contemporanea, è la Fiera “in movimento”, che scopre ed esalta il dinamismo, attraverso l’alternanza e la varietà di location. Tra i Sassi di Matera, patrimonio mondiale dell’Umanità, e l’aspra e incontaminata costa di Maratea, perla del Tirreno lucano, ogni edizione valorizza paesaggi e siti archeologici, sceglie spiagge incastrate nella roccia e palazzi monumentali per allestire mostre o presentare performance. In una terra incantata e sconosciuta, anche quest’anno Artekne si conferma punto di contatto tra artisti, gallerie e collezionisti, luogo d’incontro di esperti, critici e giornalisti attenti a conferme, rivelazioni e anticipazioni.
La Mostra Mercato, nata da un’idea della gallerista Giuseppina Travaglio e organizzata dall’associazione culturale Zoe di Potenza, si svolgerà nelle stanze dello splendido Palazzo Gattini Luxury Hotel. L’idea coniuga l’esigenza di ospitare l’evento d’arte in una città d’arte e quindi tra le mura di uno dei più bei palazzi storici di Matera, con la fortunata tendenza newyorkese, già invalsa da qualche anno in Italia, di scegliere come location hotel di lusso, luoghi che per antonomasia sono il palcoscenico di un’umanità varia e in continuo fluire.
L’allestimento darà spazio a collezioni di gallerie note di tutt’Italia e a opere provenienti da tutte le latitudini. Nelle scorse edizioni, Artekne ha ospitato opere di artisti del calibro di Gino De Dominicis con uno dei suoi “lunghi nasi” proposto dalla galleria Toselli di Milano, Andy Warhol, Aldo Mondino, Mimmo Rotella con i decollages, Mario Vespasiani, Yuan Shong, Serena Clessi, Enzo Esposito, Carlos Puente, Paola Risoli che ha vinto la scorsa edizione del Premio Artekne con l’opera “AgileHandle with care” proposto dalla galleria Shazar di Sant’Agata de’ Goti, Carlo Bernardini, Carlos Motta, Simone Fazio, Elena Monzo. Nei primi due anni, hanno partecipato alla Fiera, critici come Gianluca Marziani (che quest’anno scriverà sul Catalogo), Lia De Venere, Gloria Gradassi, Adriana Polveroni, Ludovico Pratesi. Direttore artistico e curatore della terza edizione sarà Renato Bianchini.
Nell’intricato avvicendarsi di vicoli e scale, di grotte e palazzotti signorili, di archi e ballatoi, orti e terrazze, tutta la città di Matera, che negli ultimi anni cresce continuamente nella sua offerta museale, sarà coinvolta nella Mostra Mercato con una serie di eventi che solleciteranno l’interesse culturale e artistico di ospiti e visitatori. Installazioni, performance, presentazioni e personali verranno sapientemente distribuiti lungo un suggestivo itinerario che, partendo dal rione Civita in cui sorge Palazzo Gattini, si snoda tra il Sasso Barisano e il Caveoso, toccando palazzi, monasteri e chiese.
Tra tutti il complesso cinquecentesco delle Monacelle, arroccato sulle scoscese pendici dei canyon della gravina, e la splendida piazza Duomo, che ospiteranno alcune performance di writers. Tra questi Pietro Maiozzi, in arte BOL23, nato a Roma, nel quartiere Centocelle, nel 1970, che dipinge dal 1988. Ha cominciato realizzando murales con il gruppo del Laboratorio di Disegno del Forte Prenestino dal 1990, e ha continuato usando gli spray con i gruppi/crew Menti Primitive, TMH, 23 recordz, PDB. E’ uno dei primi writers di Roma.
Non mancheranno le degustazioni dei prodotti tipici locali, le visite guidate tra i Sassi, alla chiesa rupestre del “peccato originale” e ai Musei, alle Tavole Palatine di Metaponto, al Parco sculture del Pollino.