martedì 31 maggio 2011

Vanitas. Lotto, Caravaggio, Guercino nella Collezione Doria Pamphilj

di Sonia Gammone

Nella splendida cornice del Palazzo Doria Pamphilj a Roma, è stata inaugurata lo scorso 16 maggio la mostra Vanitas. Lotto, Caravaggio, Guercino nella Collezione Doria Pamphilj. Il tema conduttore della mostra è appunto la Vanitas alla quale sono dedicate le quattro sezioni dell’esposizione. Le splendide opere di Caravaggio, Lorenzo Lotto, Jusepe de Ribera, Mattia Preti, Domenico Fetti e Guercino, riflettono sulla tela l’idea che la vanitas ha sempre ragione di qualsiasi vanità. Una riflessione, questa, molto moderna, che diversi membri del casato Doria Pamphilj fecero propria, e a dimostrazione di essa troviamo anche una moltitudine di oggetti d’arte legati al tema, come gli orologi settecenteschi coronati dall'immagine del Tempo armato di falce. Sono quattro le sezioni tematiche nelle quali si snoda il percorso espositivo: troviamo la natura morta, la pittura sacra, la ritrattistica e, in ultimo, una sezione dedicata al cardinale Benedetto Pamphilj, collezionista, mecenate di artisti e musicisti e poeta, autore del celebre oratorio Il Trionfo del Tempo e del Disinganno musicato da Georg Friedrich Händel nel 1707.
La natura morta, genere diffusosi prima in ambito olandese e fiammingo e solo in un secondo tempo in Italia, si collega alla Vanitas tramite il suo valore metaforico trasferendo tutti quei contenuti di meraviglia e curiosità alla sfera più strettamente morale e religiosa. Nella sezione della pittura sacra troviamo le figure di San Girolamo e della Maddalena; opere magnifiche che indicano la vanità delle cose terrene. Ed è proprio a San Girolamo che si deve storicamente la traduzione in latino della Bibbia dai testi originali in ebraico e in greco. Questa traduzione, la Vulgata, divenne il testo ufficiale della Chiesa e da essa deriva la celebre formula con cui ha inizio l’Ecclesiaste: “Vanitas vanitatum, omnia vanitas” (Vanità delle vanità, tutto è vanità). Seguono la sezione dedicata alla ritrattistica e quella dedicata al cardinale Benedetto Pamphilj. La mostra si conclude con un salto nella contemporaneità: i ritratti di cinque discendenti della famiglia che grazie a moderne tecniche di scansione dal vivo sono state tradotte in sculture con un’anima in legno ricoperta da maschere di piombo che nel tempo evidenzieranno la caducità della vita e la vanità del tutto.

Conoscete quest’uomo. Convegno su Velso Mucci

Comunicato stampa

Sabato 4 giugno (ore 9.00) si terrà a Bra (Cuneo), presso il Centro Culturale Polifunzionale Giovanni Arpino, il convegno internazionale “Conoscete quest’uomo”, in occasione del centenario della nascita dello scrittore e intellettuale Velso Mucci.
Parteciperanno lo scrittore Mario Lunetta di Roma; la scrittrice Christine Wolter; Renzo Pepi di Siena, autore di vari studi su Mucci; gli studiosi di Mucci Cetta e Livio Berardo di Bra, la giornalista e critico Chiara Lostaglio di Potenza; il critico Luca Pietro Nicoletti di Milano.
Introdurrà il convegno Alberto Alberti, che ne ha curato l’organizzazione scientifica, e a coordinare i lavori sarà Armando Lostaglio, giornalista e vice-presidente nazionale del CINIT - Cineforum Italiano.
Sull’insigne uomo di cultura, di origini braidesi, ebbero luogo a Bra due precedenti convegni, nel 1982 e nel 1995.
Mucci nacque a Napoli nel 1911 da madre braidese e padre abruzzese. Dopo varie peregrinazioni per l’Italia, si laureò in filosofia estetica a Torino, dove esordì da scrittore sul “Selvaggio” di Maccari. Aprì quindi col cugino Alex Alberti una libreria antiquaria a Parigi, nella quale tennero anche mostre di De Chirico, Spazzapan, De Pisis e altri importanti artisti.
Nel dopoguerra si stabilì a Roma, fondando con Sinisgalli, Ciarletta e Ferrara la rivista “Il Costume politico e letterario” e ideando la raccolta di testi e incisioni Concilium lithographicum. Negli anni ’50-‘60 fece parte del direttivo del mensile “Il Contemporaneo”, e diresse “La Voce” di Cuneo. Nel 1962 con il volume di poesie L’età della Terra vinse il Premio Chianciano ex-aequo con Andrea Zanzotto.
Nel 1963 si stabilì a Londra, dove scrisse il suo romanzo L’uomo di Torino, rimasto incompiuto per la sua morte, avvenuta il 5 settembre 1964. Le sue opere uscirono quasi tutte postume: Feltrinelli pubblicò L’uomo di Torino nel 1967, e la raccolta di poesie Carte in tavola nel 1968. L’azione letteraria, l’antologia dei suoi scritti, uscì a cura di Mario Lunetta nel 1977.

giovedì 26 maggio 2011

Eiapopeia. L’infanzia nell’opera di Paul Klee

Comunicato stampa

Sabato 25 giugno alle ore 18, nella sede del Museo Archeologico Regionale di Aosta, s’inaugura Eiapopeia. L’infanzia nell’opera di Paul Klee, un progetto espositivo particolarmente innovativo, realizzato dall’Assessorato Istruzione e Cultura della Regione autonoma Valle d’Aosta in collaborazione con il Zentrum Paul Klee di Berna e la Fondazione Antonio Mazzotta di Milano, curato da Alberto Fiz. Per l‘occasione è stato costituito un comitato scientifico formato da eminenti studiosi italiani e stranieri quali Pietro Bellasi, Michael Baumgartner, Guido Magnaguagno, Gabriele Mazzotta e Juri Steiner. La rassegna, che rimarrà aperta sino all’11 settembre, propone un tema cruciale della poetica di Klee attraverso 120 opere tra dipinti, tecniche miste e disegni, di cui gran parte mai esposte prima d‘ora in Italia.
L‘esposizione presenta una serie di testimonianze fondamentali provenienti dal Zentrum Paul Klee, la più importante istituzione dedicata all‘artista. È completata da un nucleo di opere gravitanti intorno alla Fondazione Mazzotta e ad amici collezionisti, che costituisce la parte italiana della mostra. Si tratta di un inserimento particolarmente significativo per documentare l’interesse che l’Italia ha mostrato verso uno dei maggiori artefici delle avanguardie.
I lavori esposti si sviluppano dal 1883, quando Klee bambino realizza i suoi primi schizzi, sino al 1940, anno della sua scomparsa.
Dopo l‘esposizione al Museo Archeologico Regionale di Aosta, unica tappa italiana, la rassegna approderà al Zentrum Paul Klee di Berna.
Fatta eccezione per Jean Dubuffet, ben pochi altri artisti del Novecento hanno attribuito tanta importanza all‘arte dell‘infanzia come Paul Klee. Il suo interesse si manifesta spiccatamente a partire dal 1902 quando, all‘età di ventitré anni, riscopre casualmente i propri disegni d‘infanzia conservati nel solaio della casa di famiglia a Berna. In una lettera alla fidanzata Lily Stumpf definisce quei disegni che aveva realizzato fra i tra tre e i dieci anni come “la cosa più significativa fatta fino a quel momento“.
Ben lontano dall‘evocare una presunta condizione di purezza o di innocenza, Klee considera l‘infanzia una fase primordiale in cui la rappresentazione non necessita di essere filtrata dalla componente razionale. In tal senso l‘immagine vuole essere un evento imprevedibile, non la rappresentazione di un modello programmato a priori. "I signori critici – scrive Klee – dicono spesso che i miei quadri assomigliano agli scarabocchi dei bambini. Potesse essere davvero così! I quadri che mio figlio Felix ha dipinto sono migliori dei miei." E ancora: “Vorrei essere come appena nato, ignorare i poeti e le mode, essere quasi primitivo.“
Fondamentalmente, il segno dell‘infanzia consente di andare oltre ogni forma di convenzione culturale per giungere a uno dei concetti base della sua ricerca: “L‘arte non ripete le cose visibili, ma rende visibile.“
Come scrive Alberto Fiz, “per Klee l‘infanzia non è una forma nostalgica di Eden perduto, bensì il luogo attraverso cui l‘arte tenta il suo imprevedibile processo di metamorfosi. La visione dell‘infanzia è legata a uno stato d‘immaginazione debordante che spesso si scontra con un universo dove le regole ferree imposte dall‘esterno procurano un senso di progressiva alienazione”.
La mostra (nel titolo il termine “eiapopeia” evoca la ninna-nanna, ma anche la fantasia e la libertà espressiva) rappresenta un excursus sorprendente e originale, introdotto da un disegno eseguito da Klee all‘età di quattro anni, intitolato Bambin Gesù, e si conclude con una composizione del 1940, Uomo e albero, dove l‘artista, con piena consapevolezza, tende ancora verso forme elementari mantenendo intatta l‘ispirazione infantile.
Ma sono molti gli aspetti dell‘opera di Klee proposti nella rassegna, dove l‘infanzia, come fonte di energia creativa, tocca differenti soggetti, in particolare maschere, figure, famiglie, ritratti, paesaggi, in una moltitudine infinita di forme realizzate talvolta con ironia e sarcasmo. È lo stesso Klee a descrivere un‘opera celebre come Bambola snodata del 1939, qui presente: “Una figura smembrata non ha bisogno d‘un punto d‘appoggio formale. Sta librata. Dove? Come? Una via d‘accesso qui ce la possiamo ricostruire con l‘immaginazione.”
La mostra, inoltre, propone un tema di fondamentale importanza come quello degli angeli (per esempio, Angelo nel giardino dell‘infanzia del 1939, presente nella rassegna), che per Klee non sono né immortali, né divini: i suoi angeli hanno un corpo, sono imperfetti, ma nello stesso tempo appaiono come entità mediane. Sono raffigurati con sagome informi e infantili e disegnati come fossero bambini in base a un principio identificativo secondo cui l‘angelo e il bambino sanno scoprire i segreti nascosti delle cose e appaiono in continuo divenire.
L‘esposizione aostana si distingue anche per una serie di letture trasversali, e in tale contesto si inseriscono le marionette realizzate da Klee per il figlio Felix tra il 1916 e il 1925. Si tratta di un mondo immaginario dove l‘artista realizza i propri personaggi utilizzando ogni tipo di materiale trovato per caso, da frammenti di abiti usati a gusci di noce, dal cartone alle prese elettriche: un‘infinita serie di assemblages che strizzano l‘occhio con ironia alle avanguardie storiche, siano esse Dada o il Bauhaus. Nell’ambito della rassegna si è realizzato un ambiente particolare con la ricostruzione del teatro delle marionette, a cura di Andrea Comotti e Barbara Laurora, basandosi sul modello creato da Klee.
Il corpus pittorico e grafico è inserito in un percorso multimediale che propone proiezioni dei primi cortometraggi dei fratelli Lumière sull‘infanzia, in una relazione diretta con gli anni di formazione di Klee. In effetti la figura del bambino fa la sua prima apparizione nel cinema lo stesso giorno in cui esso nasce ufficialmente, cioè nella celebre serata del 28 dicembre 1895 organizzata dai fratelli Lumière a Parigi, al n. 14 di Boulevard des Capucines. In quell‘occasione veniva proiettato il film La merenda del bambino, in cui quest’ultimo viene mostrato come una sorta di fenomeno da osservare per il divertimento degli adulti. Auguste e Louis Lumière e l‘opera di Klee hanno in comune la necessità di entrare in relazione diretta con il mondo, e non è un caso che l‘artista svizzero inserisca l‘elemento temporale all‘interno delle sue opere relazionandosi direttamente con il cinema. Tutto viene filtrato dall‘azione, e Klee, nel 1906, sembra evocare talune sequenze dei primi cortometraggi: “Ci sono due povere bambine che si trastullano con le bambole. Niente filosofia, niente letteratura, soltanto linee e forme.“
La rassegna è accompagnata da un catalogo in italiano e in francese, edito da Mazzotta, in cui sono riprodotte tutte le opere in mostra, accompagnate da saggi di Michael Baumgartner, Pietro Bellasi, Alberto Fiz, Osamu Okuda, Juri Steiner.

Titolo mostra: Eiapopeia. L’infanzia nell’opera di Paul Klee
120 testimonianze dell’artista esposte insieme ai cortometraggi dei Fratelli Lumière
Sede: MAR Museo Archeologico Regionale, Aosta
Periodo: 26 giugno - 11 settembre 2011
Inaugurazione: sabato 25 giugno, ore 18.00
Realizzazione: Assessorato Istruzione e Cultura della Regione autonoma Valle d’Aosta
In collaborazione con Zentrum Paul Klee, Berna, e Fondazione Antonio Mazzotta, Milano
A cura di: Alberto Fiz
Comitato scientifico: Pietro Bellasi, Michael Baumgartner, Guido Magnaguagno, Gabriele Mazzotta, Juri Steiner
Catalogo: Edizioni Gabriele Mazzotta, 180 pagine, testi in italiano e francese
Testi di Michael Baumgartner, Pietro Bellasi, Alberto Fiz, Osamu Okuda, Juri Steiner
Orario: tutti i giorni dalle 9 alle 19
Biglietti : € 5,00 intero, € 3,50 ridotto, gratuito per i minori di 18 anni e per i maggiori di 65

mercoledì 25 maggio 2011

Mino Rosi: l’artista e la collezione

Comunicato stampa

Dal 18 giugno al 9 ottobre 2011 le sale del Palazzo dei Priori di Volterra (Pisa), ospitano la mostra “Attraverso il Novecento. Mino Rosi: l’artista e la collezione da Fattori a Morandi” curata da Nicola Micieli e promossa dal Comitato Esposizioni 2011 composto dal Comune di Volterra, Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra e Consorzio Turistico Volterra, Valdicecina Valdera. Una esposizione che intende presentare al pubblico un’inusuale panoramica dell’arte del Novecento, vista attraverso le passioni e le opere di Mino Rosi (Volterra 9 giugno 1913-Siena 17 maggio 1995), raffinato collezionista e equilibrato pittore dall’instancabile vena poetica. La sua polivalente personalità offre l’occasione di delineare un quadro esauriente dei numerosi interessi artistici e culturali che hanno contrassegnato il contesto artistico toscano e italiano del Novecento, in particolare nel trentennio che va dagli anni Venti alla fine degli anni Cinquanta.
L’artista Rosi, curioso di tutte le tecniche e attivo nei diversi settori della ricerca e dell’applicazione artistica (dal disegno all’incisione, dall’acquarello all’olio al pastello, dalla ceramica alla vetrata al mosaico), è stato anche un importante e attivo animatore artistico e culturale, svolgendo un ruolo fondamentale specialmente a Pisa e in Toscana nel trentennio ricordato. Nella sua storia di artista non è davvero possibile scindere il ragionamento sulle opere con quello sulle frequentazioni artistiche e le intraprese culturali, inclusa la componente collezionistica che è parte cospicua della raccolta “Mino e Giovanni Rosi” donata alla Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra ed oggi nucleo centrale della mostra.
Il percorso espositivo presenta i nuclei cronologicamente scanditi delle sue opere esponibili (incisioni, disegni, dipinti, acquarelli, pastelli e piccoli mosaici) e le opere del Novecento toscano e italiano incluse nella collezione e in prestito da altri enti toscani, essendo la stragrande maggioranza di queste legate a un rapporto personale di Rosi con gli artisti, uno scambio, una frequentazione, una situazione di gruppo condivisa. Nello specifico le opere del Rosi collezionista e connoisseur d’arte comprendono dipinti, disegni, incisioni e sculture di artisti toscani e italiani, attivi nella prima metà del Novecento: Soffici, Rosai, Viani, Viviani, Bartolini, Mirko e Afro Basaldella, Carrà, De Pisis, Guttuso, Mafai, Morandi e Sassu, solo per fare alcuni dei tanti nomi presenti. Inoltre, per meglio comprendere le radici culturali e artistiche da cui è nata la passione di Rosi per l’arte, una piccola sezione sarà dedicata all’arte della fine dell’Ottocento e degli inizi del Novecento, che più si è rivelata significativa per Mino Rosi, partendo da album, disegni, incisioni e dipinti di Giovanni Fattori fino ad arrivare ai dipinti di Luigi e Francesco Gioli. Infine si proporrà una piccola, ma estremamente qualificata, rappresentanza delle opere d’arte antica raccolte da Rosi con estremo gusto, esponendo dipinti e disegni, ad oggi sconosciuti al grande pubblico, di artisti come Solimena, Cambiaso, Bernini, Pontormo e Salviati.

Titolo mostra: Attraverso il Novecento. Mino Rosi: l’artista e la collezione da Fattori a Morandi
Sede: Palazzo dei Priori, Volterra (PI)
Periodo: 18 giugno-9 ottobre 2011
Inaugurazione: sabato 18 giugno, ore 17.30
A cura di: da Nicola Micieli
Promossa dal Comitato Esposizioni 2011 composto da: Comune di Volterra, Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra, Consorzio Turistico Volterra Valdicecina Valdera.
Cura allestimento e immagine grafica: Irene Taddei
Biglietto intero: 5 euro
Biglietto ridotto: 4 euro
Info: www.volterraesposizioni.it

Immagine: Mino Rosi, Apoteosi di Corot, 1946, dipinto a olio su tavola, collezione "Mino e Giovanni Rosi" della Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra.

martedì 24 maggio 2011

Il treno delle Dolomiti Lucane e della Calata dei Turchi

Comunicato stampa

L’Associazione Treni Storici Puglia, (A.T.S.P.-Onlus) di Taranto effettuerà, in collaborazione con il Comune di Potenza e Trenitalia , domenica 29 maggio 2011, il treno storico delle Dolomiti Lucane e della Calata dei Turchi, Taranto-Potenza Inferiore, per assistere alla Festa di S.Gerardo e alla sfilata in costumi d’epoca della storica “Calata dei Turchi”.
Il treno in mattinata sarà accolto in stazione da figuranti in costumi d’epoca con canti e balli; i passeggeri del treno prenderanno posto su numerosi autobus messi a disposizione dal Comune per essere accompagnati nel Centro Storico della Città dove numerose guide turistiche daranno inizio a visite guidate alle bellezze storiche e architettoniche di Potenza.
Dopo la pausa pranzo, che i visitatori potranno effettuare in ristoranti consigliati con menù tipici locali , nel primo pomeriggio si giungerà, con le avveniristiche scale mobili, allo stadio comunale dove i visitatori potranno assistere da un sito privilegiato alla preparazione e alla partenza della “Sfilata dei Turchi”, manifestazione revocatrice di un evento storico medievale della Città di Potenza.
Questa iniziativa, facente parte del Protocollo d’intesa 2010/2015 con la Regione Puglia , Trenitalia e l’ATSP, vuole cogliere il valore del treno nella vita sociale e quotidiana della collettività pugliese e la promozione turistica, storica e culturale della nostra gente con i treni d’epoca.

Il treno delle Dolomiti Lucane e della Calata dei Turchi
Percorso: Taranto-Potenza Centrale
Data: domenica 29 maggio 2011
Una iniziativa della “Associazione Treni Storici Puglia-onlus”, Taranto
In collaborazione con Ferrovie dello Stato e Comune di Potenza
Orario di massima:
Partenza da Taranto ore 08.30
Arrivo a Potenza ore 10.30
Inizio visita alla città con guide Turistiche del Comune di Potenza
Pranzo libero in locali consigliati e selezionati
Partecipazione alla Festa di S. Gerardo e alla Sfilata in costumi d’epoca della Calata dei Turchi
Partenza da Potenza ore 21.00
Arrivo a Taranto ore 23.00
Treno degli anni 30 elettrico con E 626 185-E 646 028 + Az 21006+DUz 95013+DI86417+Bz39033+Cz37315+Bz 36859+CIz36499+CIz36503+ B 51 83 2271 962-7-
Contributo obbligatorio: 15 €
Il contributo prevede solo il viaggio con il treno storico da Taranto a Potenza Centrale e viceversa. A richiesta l’elenco dei ristoranti consigliati. Sul treno saranno distribuiti depliants della manifestazione.

lunedì 23 maggio 2011

Dalì il genio

Comunicato stampa

Venerdì 27 maggio alle ore 18 presso il Castello Aragonese di Otranto (Le) si terrà l’inaugurazione della mostra “Dalì il genio”, a cura di Alice Devecchi. Questo evento apre la terza stagione di grandi mostre del Castello di Otranto, contenitore culturale gestito dalla Società cooperativa Sistema Museo di Perugia e dall’Agenzia di Comunicazione Orione di Maglie, con la direzione artistica dell’architetto Raffaela Zizzari. Dopo il grande successo degli ultimi due anni con le mostre di Joan Mirò e Pablo Picasso, che hanno registrato 90mila presenze complessive, il castello apre le porte a uno dei più importanti artisti contemporanei del ‘900, affermandosi come punto di riferimento per l’arte e la cultura a livello nazionale e internazionale.
La mostra – aperta dal 28 maggio al 25 settembre (ingresso 6/4 euro) – accoglie sei sculture originali in bronzo, tra le quali “Elefante cosmico” (di grandi dimensioni - h 120 x 90 x 350 cm), e una selezione di cinquantaquattro incisioni originali, che spaziano nel mondo del surreale per illustrare temi e testi letterari e che ancora una volta testimoniano la grande capacità grafica del maestro spagnolo. Dal clima gotico travasato in surrealismo bianco/nero de “Il Castello di Otranto”, ai colori pallidi delle “Fiabe Giapponesi”, al vuoto di colore della carta lasciata nuda in “Tristano e Isotta”, al nero e oro glitterato degli “Amours Jaunes”, Dalì precipita con la sua gamma espressiva multiforme nel vero Castello Aragonese di Otranto. Lo invade, lo trasforma, semina il panico con il suo ingombrante mistero, proprio come il gigantesco elmo che mette in moto la trama del romanzo di Walpole che l’artista spagnolo illustra in una delle serie di incisioni in mostra. Dalì si muove, agile e rapido come un gatto, tra testi completamente diversi per registro, tono, epoca, con l’unico filo rosso che è l’indubbia riconoscibilità delle sue figurette allungate, delle sue fughe vertiginose di linee, della sua irreprensibile indole provocatoria. Le sculture in bronzo paiono la materializzazione dei personaggi che Dalì dirige nella sua opera grafica, attori che si muovono in scena nonostante le loro articolazioni molli, senz’ossa, raccontando ognuna la sua storia più o meno eroica.
“Le serie grafiche in mostra sono legate a testi molto diversi, per epoca, per registro, oltre che per trama”, precisa la curatrice Alice Devecchi. “Per ognuna si può intuire quale elemento abbia agganciato l’attenzione di Dalì permettendogli di affrontare con i suoi strumenti figurativi la narrazione per immagini”. “Le sculture – prosegue - paiono la materializzazione dei personaggi che Dalì dirige nella sua opera grafica, attori che si muovono in scena nonostante le loro articolazioni molli, senz’ossa, raccontando ognuna la sua storia più o meno eroica. La vocazione alla teatralità che l’artista ha sempre avuto nell’arte come nella vita suggerisce in quest’occasione una disposizione delle sue opere plastiche in guisa di interpreti a tre dimensioni di ogni storia raccontata nei fogli incisi”.
Personalità complessa e ricca di fantasia, Salvador Dalì (Figueras, Catalogna, 1904-1989) ha operato con vivace sensibilità e singolare estro creativo in vari campi dell'arte: pittore, scultore, scrittore, illustratore, scenografo, disegnatore di gioielli e di mobili. Le sue molteplici manifestazioni artistiche hanno suscitato da parte della critica giudizi contrastanti che coinvolgono assieme all'opera anche l'uomo, anzi, il personaggio, per taluni atteggiamenti di vistoso gusto eccentrico.
La curatrice Alice Devecchi ha frequentato il liceo classico C. Beccaria di Milano, conseguito la laurea triennale in Scienze dei beni culturali presso l’Università degli Studi di Milano nel 2005 e la laurea specialistica in Storia dell’Arte presso l’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”. Lavora a Urbino, con due architetti, un grafico e una storica dell’arte nel campo della progettazione di allestimenti di mostre e di musei, cura di cataloghi, realizzazione di prodotti multimediali per esposizioni, cura di mostre. Ha ottenuto una menzione speciale per il saggio “Il ventre del pentagono. Geometria magia e salute nel Lazzaretto di luigi Vanvitelli”, nell’ambito del premio Ucare per l’Arte 2009 bandito dalla Fondazione Quarta Onlus di Milano. Ha pubblicato “Ca’ Romanino. Una casa di Giancarlo De Carlo a Urbino”, Argalia editore, Urbino 2010.

Titolo mostra: Dalì il genio
A cura di: Alice Devecchi
Sede: Castello Aragonese, Otranto (Le)
Date apertura: dal 28 maggio al 25 settembre 2011
Inaugurazione: venerdì 27 maggio, ore 18.00
Orari: maggio 10-13 / 15-19; giugno e settembre 10-13 / 15-22; luglio e agosto 10-24.
Aperto tutti i giorni.
Ingresso: intero 6 euro; ridotto 4 euro
Info e prenotazioni: 199.151.123 - infoline@sistemamuseo.it - www.daliotranto.it

venerdì 20 maggio 2011

Ezio Farinelli, padrone del colore

di Francesco Mastrorizzi

Ezio Farinelli è un pittore esponente della "nuova figurazione" italiana. Nato a Rieti nel 1937, vive e opera a Roma dal 1960. Artista in continua evoluzione, negli anni Sessanta ha fatto proprie suggestioni impressioniste, spostandosi, poi, nel decennio successivo, verso l’utilizzo di tecniche espressioniste. Molto importanti sono state le frequentazioni romane, che lo hanno portato a incontrare pittori del calibro di Pietro Annigoni, Eliano Fantuzzi, Ugo Rambaldi, Renato Guttuso e Marcello Avenali. La diretta conoscenza con l’arte contemporanea e la combinazione di tali stimoli con quelli provenienti dall’arte classica e rinascimentale e dalle grandi lezioni dell’Ottocento e Novecento, gli hanno permesso di sviluppare uno stile personale e di proporsi a partire dalla fine degli anni ‘80 con arditi esperimenti in bilico tra realismo e astrattismo.
Farinelli sa farsi apprezzare particolarmente per il tratto elegante del disegno e per la straordinaria maestria nel gestire gli impasti cromatici, che ci appaiono intensi e luminosi. A consentire ciò una originale tecnica di stesura dei colori sulla tela, detta “combustione”, da lui messa a punto a partire dal 1975. Attraverso tale procedimento i pigmenti naturali dei colori-base sono trattati con fonti di calore, in modo da farli sciogliere direttamente sulla tela e da poterli poi lavorare tramite un raffreddamento controllato, che permette di ottenere splendide dissolvenze cromatiche.
Protagonista dominante delle tele di Farinelli, il colore diviene paesaggio, nei vari gradienti dell’azzurro, del verde, dell’arancio, fino al rosso assoluto, per dare vita a sfondi inconfondibili, che richiamano forme irreali e visioni immaginarie. Su di essi si stagliano i soggetti prediletti da Farinelli: le dive, i Don Chisciotte, le vele. Le donne, in particolare, vengono ritratte con maestria sia in momenti di assoluta sensualità sia in atteggiamenti teneramente materni, utilizzando per modellare i tratti somatici colori come il rosso cadmio, il giallo ocra, il verde smeraldo, che fanno assumere all'incarnato evanescenti espressioni ed esaltano la bellezza femminile.

giovedì 19 maggio 2011

Giulio Zanet. Hangover

Comunicato stampa

Sabato 28 maggio, la galleria GiaMaArt studio presenta “HANGOVER” mostra personale di Giulio Zanet che raccoglie un ciclo di opere recenti realizzate tra Berlino e Milano.
La tela è per l’artista piemontese una superficie sperimentale, un’interfaccia in cui s’incrociano istanze interiori ed esteriori, il territorio ideale per compiere un cammino erratico di scoperta, che procede tra ripetuti tentativi, inciampi, ripensamenti, espedienti. “Cerco di non pormi limiti”, afferma Zanet, “inizio a mettere un soggetto sulla tela, aggiungo, tolgo, cancello”. È in questo modo che, lentamente, si coagulano i suoi costrutti visivi, strutture tautologiche e autoreferenziali che, una volta poste in dialogo tra loro, cominciano a produrre simulacri di significato. “Durante la fase di creazione dell’opera”, racconta l’artista, “lascio aperte tutte le possibilità e casualità”. Zanet demanda, infatti, all’osservatore il compito di decrittare i suoi conati iconografici e tradurre in un discorso logico e coerente le sue dissacranti epifanie, spesso piene di riferimenti alla pornografia e agli aspetti meno edificanti della quotidianità.
Non è un caso che, per descrivere i suoi ultimi lavori, l’artista ricorra al termine inglese hangover, che designa la sintomatologia dei postumi da sbornia o da abuso di stupefacenti.
La mostra sarà visitabile fino a domenica 31 luglio 2011 dal Martedì al Sabato dalle ore 16.00 e alle 20.00 e per appuntamento. Gli orari possono variare, si consiglia di verificare sempre via telefono. Catalogo disponibile in galleria, edizioni GiaMaArt studio, testo di Ivan Quaroni.

Titolo mostra: Giulio Zanet. Hangover
A cura di: Ivan Quadroni
Sede: GiaMaArt studio, Vitulano (BN)
Date: dal 28 maggio al 31 luglio 2011
Inaugurazione: sabato 28 maggio, ore 19.30
Orari: dal martedì al sabato ore 16.00-20.00 e per appuntamento
Catalogo: edizioni GiaMaArt studio

mercoledì 18 maggio 2011

Fumetti d’Italia

Comunicato stampa

In occasione delle celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia il popolo dei fumetti risponde compatto celebrando la storica ricorrenza con un evento davvero speciale. La mostra Fumetti d’Italia, allestita presso WOW Spazio Fumetto di Milano, ripercorre la nostra storia nazionale raccontata dalle nuvole parlanti: dalle tavole originali dei volumi “150° Storie d’Italia” illustrato dalle più importanti firme del fumetto italiano alle più belle storie Disney, fino alle tavole originali della mitica “Storia d’Italia a Fumetti” firmata da Enzo Biagi, un fiume di carta ci narra, con tratti seri e filologici o con un pizzico di irriverente ironia, vicende ed eroi della nostra storia. La mostra è allestita e organizzata da WOW Spazio Fumetto di Milano in collaborazione con il Museo del Fumetto e dell’Immagine di Lucca e Il Giornalino.
Sabato 21 maggio, alle ore 17.00, si terrà un incontro con gli autori protagonisti della mostra. Interverranno: Ivo Milazzo, Sergio Toppi, Francesco Artibani, Carlo Ambrosini, Sandro Dossi, Stefano Gorla (Direttore de Il Giornalino), Luigi F. Bona (direttore di WOW Spazio Fumetto), Angelo Nencetti (direttore Museo del Fumetto e dell’Immagine di Lucca).
La mostra ripercorre la storia d’Italia partendo dalle suggestive tavole originali di quattro maestri del fumetto italiano, Carlo Ambrosini, Ivo Milazzo, Pasquale Frisenda e Sergio Toppi, realizzate per i volumi 150° storie d’Italia (su testi di Francesco Artibani) edito da Il Giornalino (Periodici San Paolo) e dal Museo del Fumetto e dell’Immagine di Lucca. L’inconfondibile tratto di Sergio Toppi, autore anche dei testi, introduce il visitatore alla mostra con un sunto davvero emozionante della nostra storia più antica, dall’espansione di Roma alle invasioni barbariche, dal Medioevo agli scontri dei garibaldini con le truppe borboniche sul Volturno nel 1860. Carlo Ambrosini ci racconta la suggestiva storia di un bersagliere che, partecipando alla storica breccia di Porta Pia, entra a Roma scoprendo un mondo nuovo tra passato e futuro. Pasquale Frisenda e Ivo Milazzo ci portano invece tra gli orrori della Seconda Guerra Mondiale visti con gli occhi di un uomo senza memoria che nella Firenze ferita dai bombardamenti deve consegnare una lettera ad alcuni partigiani: un secondo Risorgimento italiano.
“La mostra segna una nuova tappa del gemellaggio tra i musei di Milano e Lucca, le due principali realtà museali italiane dedicate al fumetto” - così Luigi Bona, direttore di WOW Spazio Fumetto, annuncia la mostra Fumetti d'Italia – “Il cuore dell'esposizione sarà infatti l’esposizione delle tavole originali di Sergio Toppi, Carlo Ambrosini, Pasquale Frisenda e Ivo Milazzo, su testi di Francesco Artibani, che per l'occasione hanno lasciato il museo di Lucca per il capoluogo lombardo: sono storie complete che fanno parte dei due volumi 150° Storie d'Italia, nati dalla collaborazione tra Angelo Nencetti (direttore del Museo del Fumetto e dell’Immagine di Lucca) e Stefano Gorla (direttore de Il Giornalino, Periodici San Paolo), insieme ad altri contributi di nomi importanti della Nona Arte italiana contemporanea. Non era fisicamente possibile esporre le opere di tutti gli autori che hanno partecipato a quell’impresa editoriale, già esposta a Lucca. Abbiamo così scelto l'opera di Toppi che traccia il percorso precedente al mitico 1861 e quella di Ambrosini che lo suggella con l'acquisizione di Roma nel 1870. L'episodio partigiano prelude alla rinnovata unità italiana che troverà nella Costituzione repubblicana il suo coronamento. Milano ha però completato il suo percorso espositivo con ampliamenti e contorni di altro tipo, arricchendo l'offerta con tavole originali ed episodi che fanno parte della storia del fumetto italiano, come quelle di Ambrosini e Gattìa per la Storia d'Italia a Fumetti di Biagi o le più recenti versioni proposte da Topolino, il Garibaldi live di Marciante, le sapide vignette di Squillante e Riva. Non mancano, per i bibliofili e gli storici, perle come la Storia d'Italia di Cesare Balbo del 1846 e l'eccezionale I primi vagiti della libertà italiana in Piemonte di Francesco Predari del 1861, fino a omaggi a Garibaldi firmati da Gandolin e da Yorik. Le linee guida del nuovo museo milanese si vanno confermando con il consolidamento di una rete fitta di rapporti tra le diverse realtà del mondo del fumetto, dell'illustrazione e dell'animazione, dove gli “accordi di Lucca” di due anni fa sono stati il primo passo importante”.
Storie disegnate da grandi matite che, in modi diversi, ci raccontano altrettanti capitoli fondamentali della nostra storia, tra passato remoto e recente, trasferendoci concetti ed emozioni come solo il fumetto d’autore sa fare. E a proposito di autori con la A maiuscola, non potevano mancare in mostra le suggestive tavole originali di un’opera editoriale unica, parliamo di quella Storia d’Italia a Fumetti firmata da Enzo Biagi che a partire dal 1978 ha aiutato grandi e piccini a comprendere in modo chiaro ed immediato i segreti del nostro passato. Ecco dunque esposte alcune magnifiche tavole di Alarico Gattia e Carlo Ambrosini che in quell’opera narrano le vicende del Risorgimento con protagonisti Garibaldi, Vittorio Emanuele II e Cavour.
Non potevano poi mancare le tavole originali di Paolo Ongaro, raffinato disegnatore veneziano che negli anni Novanta disegnò per Il Messaggero dei Ragazzi le vicende di Silvio Pellico e Giuseppe Mazzini.
Grazie alla collaborazione di The Walt Disney Company Italia sarà possibile ammirare anche divertenti versioni disneyane del nostro Risorgimento. Si parte così dalle tavole disegnate da Sandro Dossi per la storia Paperibaldi e lo sbarco dei 2000 su Topolino (1995), dove Paperino incontra Garibaldi nel corso di una fantasiosa lezione di storia che il professore Pico De Paperis tiene a Qui, Quo e Qua, per arrivare al recentissimo Topolino e l’Italia ri-unita di Marco Bosco e Paolo Mottura, con protagonisti Topolino e Pippo che tornano indietro nel tempo per piazzare delle cronocam (telecamere temporali) e riprendere gli eventi salienti dell'Unità d'Italia al fine di creare alcune installazioni per il Museo del Risorgimento di Torino.
Sergio Bonelli Editore partecipa con una gustosa anteprima: alcune pagine tratte da una storia di Martin Mystère dedicata all’Unità d’Italia in uscita il prossimo autunno.
A completare il percorso, che comprende altre sorprese fumettose come la serie Cuore Garibaldino de L’Intrepido e le battaglie risorgimentali raccontate dal Corriere dei Piccoli (tra cui il numero dedicato al 100° anniversario dell’Unità nel 1961), una significativa esposizione di opere letterarie che dal 1860 ad oggi formano un percorso narrativo e storico davvero suggestivo. In questo contesto spiccano le tempere originali delle figurine FLASH che negli anni Sessanta furono pubblicate per festeggiare i 100 anni dell’Unità con serie dedicate alla vita di Garibaldi e al Risorgimento.
E siccome le matite, una volta in mano al creativo, diventano protagoniste a tutti gli effetti della storia, ecco un omaggio dovuto. All’interno del percorso saranno esposti esemplari de l’Unita, la matita ufficiale del 150° dell’Unità d’Italia, ideata dall’architetto Marco Zito (vincitore del concorso Matitalia) realizzata da F.I.L.A. in collaborazione con Esperienza Italia 150. L’Unita concretizza l’essenza del significato di unità, infatti, le due forme classiche di matita, esagonale e rotonda, sono unite in un corpo unico.
Tra le iniziative che il mondo del fumetto ha dedicato espressamente a questo importante anniversario va ricordato l’omaggio di Filippo Confalmi, il personaggio “testimonial” di Confartigianato Altomilanese che racconta per vignette il mondo degli artigiani. Anche Filippo, infatti, partecipa alla mostra con una sua tavola dedicata all’Unità d’Italia: scritta in italiano e tradotta in varie lingue, dal francese al russo, grazie alla collaborazione della Facoltà di Interpretariato, traduzione e studi linguistici e culturali dell’università IULM (progetto coordinato da Catia Lattanzi), vuole essere un messaggio forte che racconta come “nasce l’Italia” pensando a una nazione sempre più cosmopolita che parli più lingue. Un'idea non solo per comunicare ma anche per far conoscere la storia di questa bella Italia! Un passaggio importante anche per la pubblicazione della raccolta “Filippo Confalmi e l'Unità d'Italia” in edizione digitale con dBooks.it.
La presenza di Filippo Confalmi allo Spazio Fumetto Wow non finisce qui, infatti propone un'anteprima di “Barbe d'Italia” (la mostra che si terrà al Castello di Legnano nel prossimo settembre) con la divertente iniziativa Se fossi... Garibaldi: una sagoma a grandezza naturale dell’Eroe dei due Mondi, con tanto di barba vera da calzare, in cui infilare il viso, per scattare una fotografia davvero “storica”.

Titolo: Fumetti d’Italia. L’Unità d’Italia raccontata dai fumetti
Date: 21 maggio - 26 giugno 2011
Sede : Wow Spazio Fumetto, Milano
Ingresso: intero 5,00 euro, ridotto 3,00 euro
Orari: dal martedì al venerdì dalle 15.00 alle 19.00, sabato e domenica dalle 15.00 alle 20.00, lunedì chiuso

lunedì 16 maggio 2011

Madonne rinascimentali al Quirinale

di Sonia Gammone

Sono otto le splendide Madonne in mostra al Quirinale dallo scorso 11 maggio 2011. Per celebrare i vent’anni di attività, l’Arpai, Associazione per il Restauro del Patrimonio Artistico Italiano fondata nel 1989, ha finanziato e curato il restauro di quasi 200 opere d’arte sparse nelle varie regioni d’Italia, ed in particolare queste otto opere esposte al Quirinale evidenziano il rapporto tra un’opera d’arte modello e le numerose filiazioni che ne sono derivate. Il prototipo che ha fatto da modello per le altre opere è la Madonna con il Bambino che appartiene al Vescovado di Fiesole. Si tratta di una statua in terracotta policroma dei primi anni del Quattrocento, che ha dato il via alla creazione di una vasta serie di manufatti realizzati su commissione. Con lo stesso soggetto troviamo esposti cinque esemplari quattrocenteschi: uno di Lorenzo Ghiberti conservato al Museo del Bargello e uno conservato a Palazzo Davanzati di Firenze, un altro proveniente dalla Chiesa di San Cristoforo a Siena e due di proprietà di collezionisti privati sempre toscani. Accanto ad esse sono esposte altre due splendide opere di epoca più tarda. Si tratta della Madonna con il Bambino del 1555 circa, altorilievo in terracotta monocroma, proveniente dai Musei Civici di Vicenza. L’altra è un rilievo in cartapesta del Museo del Cenedese di Vittorio Veneto. L’intento di mettere a confronto opere dello stesso soggetto che sono state l’uno di ispirazione per l’altra ci offrono uno spazzato degli splendidi manufatti che gli artisti italiani ci hanno regalato nei secoli. La mostra, alla cui inaugurazione era presente anche il Capo dello Stato Giorgio Napolitano, resterà aperta fino al prossimo 19 giugno 2011.

Veni Sancte Spiritus

Comunicato stampa

Mimmo Scognamiglio Artecontemporanea presenta negli spazi della galleria di Milano la mostra personale di Giovanni Manfredini “Veni Sancte Spiritus”. In quest’occasione si rinnova la collaborazione tra l’artista e Ennio Morricone, nata a partire dalla serata in cui le opere di Manfredini hanno incontrato la musica del Maestro all’interno della chiesa di Santa Maria del Popolo a Roma. “Veni Sancte Spiritus”, infatti, riprende il nome del componimento musicale scritto da Morricone in relazione ai lavori di Manfredini e agli scritti di Arnoldo Mosca Mondadori, raccolti all’interno del progetto editoriale ESTASI. Questo spirito estatico si rinnova ora a Milano nella galleria Scognamiglio, dove viene presentata l’essenza del lavoro di Manfredini che, ancora una volta, sceglie il buio e la luce come mezzi della sua rappresentazione.
Il percorso espositivo ospita sfere luminose che galleggiano nell’oscurità, le ESTASI, l’opera VIVI atta a ricucire il passato dell’artista con il suo presente, due autoritratti e quattro corpi che emergono da fondi bui fermati nell’estasi di un momento: figure assolute e al contempo estremamente fisiche, sospese nella perenne dicotomia tra spirito e materialità. La mostra presenta inoltre quattro disegni a grafite e collages che indagano il tema della Trascendenza, raffigurando corpi umani che riprendono immagini di crocefissioni classiche e alcune carte bruciate che si configurano come riferimento spirituale alle Sette Opere della Misericordia del Caravaggio che l’artista interpreta come sette nature morte, inondandole del suo buio pittorico.
Le opere di Giovanni Manfredini presentano quindi un linguaggio assoluto e totalizzante che, mantenendo espliciti rimandi all’arte sacra, si pone al di fuori del tempo e dello spazio proprio perché aspira al luogo dell’esistenza. La tensione e la forza vitalistica del lavoro dell’artista, pur esprimendo sentimenti forti, non si vuole rinchiudere nella dimensione del dolore ma tende a dare vita ad immagini che possano così “respirare”. La presenza, la sera dell’inaugurazione, del Maestro Morricone rappresenta poeticamente la possibilità di tramutare lo spazio fisico della galleria in un luogo fatto di aria e suono: all’arrivo del Maestro, infatti, un coro intonerà un omaggio alle musiche sacre e profonde del suo repertorio.
Giovanni Manfredini (1963) vive e lavora tra Modena e Milano. È stato scelto per rappresentare il nostro Paese al Padiglione Italia della 54 Biennale di Venezia. Tra le mostre recenti si posso annoverare le personali presso la chiesa di Santa Maria del Popolo a Roma, alla Galleria Nove di Berlino, alla Werkstatte Galerie sempre a Berlino e presso la Kunst Depot Galerie Henze e Ketterer a Berna.

Titolo: Giovanni Manfredini. Veni Sancte Spiritus
Sede: Mimmoscognamiglio Artecontemporanea
C.so di Porta Nuova 46/b Milano
Periodo: dal 23 maggio al 25 luglio 2011
Vernissage: 23 maggio 2011 ore 19.00
Saranno presenti l’artista e il maestro Ennio Morricone
Orari: lunedì-sabato 15.00-19.30

Immagine: Giovanni Manfredini, Estasi, 2010, tecnica mista su tavola, cm. 210, courtesy Mimmo Scognamiglio ArteContemporanea.

venerdì 13 maggio 2011

Giuseppe Pedota. La metafisica nell’arte contemporanea

Comunicato stampa

Ad un anno esatto dalla sua scomparsa, prende avvio l’antologica dedicata all’artista Giuseppe Pedota, intitolata “La metafisica nell’arte contemporanea”. Da domenica 15 maggio il percorso espositivo di viale Dante accoglierà 24 riproduzioni su forex di opere figurative e 6 pannelli con una selezione di versi della sua complessa ricerca poetica.
Referenti istituzionali, del mondo della cultura e dell’arte, amici ed estimatori di Pedota parteciperanno ad un momento commemorativo (ore 18) per rendere omaggio all’artista lucano che amava dipingere galassie, costellazioni e pianeti.
La celebrazione del primo anniversario della scomparsa di Giuseppe Pedota sarà l’occasione per il lancio dell’antologica che, attraverso ben 6 esposizioni e fino al 2012, offrirà una lettura esaustiva della sua multiforme e geniale produzione, dalla grafica alla pittura, dalla scultura al design. Non una semplice mostra, ma un percorso complesso e suggestivo, condurrà alla scoperta e alla valorizzazione dell’arte del Maestro in tre importanti contenitori espositivi: Palazzo Loffredo di Potenza (settembre - ottobre 2011), Palazzo Lanfranchi di Matera (ottobre - novembre 2011) e Palazzo Valentini di Roma (aprile 2012).
La mostra “all’aperto” su viale Dante, in permanenza per diversi mesi, proporrà una selezione di opere che non saranno presenti in alcuna delle esposizioni previste nell’antologica, in quanto detenute da collezionisti privati. In questo stesso arco di tempo, tra luglio e settembre, saranno allestite peculiari esposizioni anche nei tre comuni lucani a cui il poliedrico artista è stato maggiormente legato: Genzano di Lucania, luogo di nascita e di sepoltura; Avigliano, dove ha vissuto ed operato negli ultimi anni; Banzi, dove è stata ospitata l’ultima mostra con un’ardita corrispondenza tra le sue opere ed i reperti archeologici là rinvenuti.
L’evento, organizzato dall’Associazione Art&venti2012, si avvale del patrocinio delle cinque Amministrazioni comunali coinvolte, della Provincia di Potenza e della Regione Basilicata, ma anche della Regione Lazio e della Provincia di Roma.

giovedì 12 maggio 2011

La Notte dei Musei in Basilicata

Comunicato stampa

Per il terzo anno consecutivo il MiBAC partecipa a “La Notte dei Musei”, l’evento europeo che apre gratuitamente le porte di musei in orario serale e notturno, permettendo un’emozionante ed insolita fruizione del patrimonio artistico italiano per tutti coloro che non riescono a farlo nei consueti orari di visita. Un’occasione unica, condivisa da musei non statali, per coinvolgere anche un pubblico giovane e avvicinarlo al mondo della cultura. Molti dei luoghi d’arte arricchiranno la proposta culturale organizzando concerti, mostre e suggestivi percorsi guidati.

La Notte dei Musei in Basilicata e le iniziative in programma:

Matera

Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna della Basilicata
aperto fino alle ore 2 con ingresso gratuito dalle 20 di sabato 14 maggio

Notte dei Musei a Palazzo Lanfranchi
ore 21.00 - Presentazione delle iniziative
ore 21.15 - Concerto Appunti di Viaggio. Dalle Americhe al Mediterraneo
ore 22.00 - Proiezione del concerto dell’Orchestra della Murgia Materana Lo sguardo di un Grillaio
ore 23.00 - Proiezione video La Costruzione del Carro
ore 23.30 - Proiezione video Il Viaggio del Carro
ore 24.00 - Documentario Omaggio a Rocco Scotellaro, di Mario Carbone
Mostre in corso:
- Lucania 61 nel reportage di viaggio di Mario Carbone.
- Dipinti e litografie di Luigi Guerricchio.
- Il Carro della Bruna nel segno dell’Unità.

L’iniziativa è organizzata dalla Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici della Basilicata, con la collaborazione del Comune di Matera, del Conservatorio di Musica Egidio Romualdo Duni”, della Fondazione Zetema e dell’Onyx Jazz Club.
Info: 0835.256211 / 338.8831053

Museo Archeologico Nazionale “Domenico Ridola”
aperto fino alle ore 2 con ingresso gratuito dalle 20 di sabato 14 maggio

Visite guidate al Museo e alle mostre:
- Ritratti di personaggi materani illustri, allestita in occasione del 150° anniversario dell'Unità d'Italia.
- Trasanello ... quattro passi nella Murgia materana.
- La cura dei defunti nel materano tra età tardoantica e altomedievale.

L’iniziativa è organizzata dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Basilicata.
Info: 0835.310058

Potenza

Museo Archeologico Nazionale della Basilicata “Dinu Adamesteanu”
aperto fino alle ore 2 con ingresso gratuito dalle 20 di sabato 14 maggio

Notte in Musica
ore 20.00 - Concerto del Piccolo Coro "Mariele Ventre" della Provincia di Potenza diretto da Marisa Melfi
ore 21.30 - Visita guidata al museo
ore 22.30 - Concerto "Blu Modugno" a cura dell'Associazione Art Academy
ore 24.00 - Visita guidata al museo

L'iniziativa è organizzata dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Basilicata in con la collaborazione del Comune di Potenza-Città Cultura e il contributo de "Il Lucano Magazine”, l'Associazione Carlo Alianello-Centro studi, l'Associazione F.I.D.A.P.A di Potenza e la Tipografia Stes.
Info: 0971.21719

Museo Archeologico Provinciale di Potenza
aperto fino alle ore 2 con ingresso gratuito

Notte di Tango al Museo
ore 22.00 - Concerto del Quartetto Meridies con Pasquale Coviello alla fisarmonica. Verranno eseguiti brani di Astor Piazzolla.
Nelle sale del museo, oltre la mostra archeologica permanente che illustra il percorso crono-culturale delle tre grandi forme di popolamento della Lucania antica (Enotri, Greci, Lucani) dall’età arcaica fino alla romanizzazione, è possibile visitare le mostre:
- “La donna e il mito della differenza” personale di pittura di Maria Luisa Ricciuti.
- “Nata per unire” avente per tema i 150 anni dell'Unità d'Italia sotto il profilo storico-militare.
- “Antichidentità – Museo/Pinacoteca: una storia recuperata” dedicata al lavoro di recupero e valorizzazione dei Beni Archeologici, Archivistici, Storico-Artistici, Demo-Etnoantropologici della Basilicata.

L’iniziativa è organizzata dalla Provincia di Potenza / Museo archeologico provinciale in collaborazione con l’Ateneo Musica Basilicata.
Info: 0971.444833

Apertura straordinaria della Pinacoteca Provinciale di Potenza
fino alle ore 2 con ingresso gratuito

I locali della pinacoteca ospitano la mostra permanente di pittura e scultura intitolata a Concetto Valente che comprende parte della collezione pittorica e scultorea della Provincia che include opere dell’Ottocento, tra cui spiccano quelle dei lucani Giacomo Di Chirico, Angelo Brando e Michele Tedesco. Di particolare interesse, inoltre, i ritratti di Giuseppe Mona, Vincenzo La Creta e Andrea Petrone. Nell’esposizione sono inoltre presenti opere di autori più recenti, come Luigi Guerricchio, Vincenzo Claps e Italo Squitieri presentate nella sala dedicata al Novecento con quelle di più noti autori italiani come Carlo Levi, Fausto Pirandello e Renato Guttuso. Completa l’esposizione la mostra fotografica “Contenuti speciali” di Paola Risoli.

L’iniziativa è organizzata dalla Provincia di Potenza / Pinacoteca provinciale di Potenza.
Info: 0971.444833

Avigliano / Lagopesole

Apertura straordinaria del Castello di Lagopesole
fino alle ore 23 con ingresso gratuito

Il Castello di Lagopesole, ubicato sul colle che domina la Valle di Vitalba, fu eretto nel 1242 dall’imperatore Federico II su preesistenze normanne, ed utilizzato quale residenza di caccia e di otium estivo per la corte. Il toponimo sembra derivare dal latino lacus pensilis che ricorda il lago artificiale, oggi non più esistente, situato a breve distanza. Trasformazioni e restauri furono realizzati in età angioina e dai feudatari Caracciolo e Doria. Questi ultimi lo ebbero in possesso dal 1531 al 1968, utilizzandolo come centro produttivo ed amministrativo della vasta tenuta, caratterizzata da numerosi insediamenti colonici. Attualmente ospita una esposizione permanente che documenta gli scavi medievali del sito. L’apertura del Castello, di proprietà del Ministero per le Politiche Agricole Alimentari e Forestali, è organizzata dal Corpo Forestale dello Stato, Ufficio Territoriale per la Biodiversità e dalla cooperativa “Castello”.
Info: 0971.86083

mercoledì 11 maggio 2011

Metamorfosi del segno tra Secessione e Futurismo

Comunicato stampa

Disegni, pastelli, acquerelli e tempere di artisti italiani a cavallo tra Ottocento e Novecento. Sono trenta le opere su carta in mostra alla Nuova Galleria Campo dei Fiori a partire da giovedì 19 maggio 2011.
Apre la rassegna una tempera di Giulio Aristide Sartorio (1860-1932), Campagna romana con papaveri (1893), recentemente riemersa da una prestigiosa collezione romana, dove alla luminosità dei fiori del mese di maggio, si contrappone la staticità di una casupola e di un covone compiti nel cielo. Seguono i disegni e un pastello di tre pittori del gruppo dei XXV della Campagna Romana: Camillo Innocenti (1860-1932), Vittorio Grassi (1878-1958) e Arturo Noci (1874-1953). Fra le opere di ambientazione orientalista, troviamo artisti come Johann Jakob Frey (1813-1865), svizzero ma romano di adozione. L’artista prese parte nel 1842 ad una celebre spedizione archeologica in Egitto e a questo soggiorno risalgono gli acquerelli esposti. Un altro orientalista in mostra è Gustavo Simoni (1845-1926) che ha viaggiato in più riprese nell’Africa del Nord dove ha ambientato l’acquerello in mostra Suonatori arabi (1898).
Fra i Simbolisti si espongono il marchigiano Adolfo De Carolis (1874-1928), il triestino Guido Marussig (1885-1972) e il toscano Raul del Molin Ferenzona (1879-1946) di cui si presentano tre tempere di uno zodiaco simbolista.
Giunge sempre da una storica collezione di Roma una inedita matita di Gino Severini (1883-1966) del 1940, Ritratto di giovane uomo. Alla stessa collezione appartengono due disegni del grande scultore dalmata Ivan Mestrovic (1883-1966), formatosi a Vienna in seno alla Secessione e un autoritratto di Felice Carena (1879-1966) del 1908. Seguono i disegni di altri due scultori: il faentino Ercole Drei (1886-1973) e il triestino Attilio Selva (1883-1970).
Due gli autori futuristi in mostra: il toscano Thayaht (1893-1959) e il siciliano Giulio D’Anna (1908-1978). Sono di ispirazione cubo-futurista un acquerello e una tempera di Ferruccio Ferrazzi (1891-1978).
Di Armando Spadini (1883-1925) si espongono alcuni disegni per i quali ha posato la figlia Anna nel 1910, mentre di Giovanni Guerrini (1887-1972) un lavoro preparatorio per i mosaici per il Salone Centrale del Palazzo dei Congressi a Roma (c. 1941), oltre ad alcuni disegni di figure femminili.

Titolo mostra: Metamorfosi del segno tra Secessione e Futurismo
A cura di: Lela Djokic
Sede: Nuova Galleria Campo dei Fiori, Roma
Periodo: 19 maggio - 29 luglio 2011
Inaugurazione: giovedì 19 maggio 2011, ore 17-20
Orario: 10-13 / 16-19, chiuso lunedì mattina e festivi
Autori in mostra: Felice Carena, Michele Cascella, Raoul dal Molin Ferenzona, Giulio D’Anna, Adolfo De Carolis, Ercole Drei, Ferruccio Ferrazzi, Johann Jakob Frey, Edoardo Gioja, Vittorio Grassi, Giovanni Guerrini, Camillo Innocenti, Guido Marussig, Ivan Mestrovic, Arturo Noci, Giulio Aristide Sartorio, Attilio Selva, Gino Severini, Gustavo Simoni, Armando Spadini, Thayaht.

Immagine: Giulio Aristide Sartorio, Campagna romana con papaveri, 1893.

martedì 10 maggio 2011

Odissea Contemporanea

Comunicato stampa

Giganti dell’arte del XX secolo, accanto a giovani promesse che forse lo saranno nel XXI, molti conosciuti e scoperti da Valentina Moncada, altri collezionati o comunque incrociati nella storia della sua famiglia. Insieme in una grande mostra ODISSEA CONTEMPORANEA, un viaggio che ricompone i tasselli della storia della gallerista, curatrice e collezionista romana, un percorso entusiasmante le cui tappe, attraverso gli artisti incontrati ancora giovanissimi e diventati oggi protagonisti della scena internazionale, rivelano il suo occhio sensibile al talento e visionario nelle scelte.
Curata da Gianluca Marziani, la mostra sarà aperta a Spoleto dal 26 giugno al 30 ottobre 2011 a Palazzo Collicola Arti Visive, un museo giovane, nato infatti solo un anno fa, ma con radici profonde nella collezione che Giovanni Carandente vi ha lasciato e nella storia di una città, Spoleto, che è sinonimo del Festival, che da più di cinquant’anni porta in scena le avanguardie di tutte le discipline artistiche.
ODISSEA CONTEMPORANEA di Valentina Moncada si apre con un omaggio a Cy Twombly, rappresentato da Roman Notes, una grande opera del 1970 mai esposta prima.
Si prosegue poi nel primo dei 14 saloni del piano nobile di Palazzo Collicola, dedicati ognuno ad un artista, con l’installazione Aereoplane (1979) di Tony Cragg, artista inglese a cui Valentina Moncada ha dedicato nel 1990 una delle prime mostre nella galleria appena aperta in via Margutta. L’opera è forse l’unica di quella serie che si trova ancora in una collezione privata e che in qualche modo rappresenta l’invito ad un viaggio.
Nelle grande Galleria del palazzo saranno esposte le 28 maschere di Luigi Ontani, ispirate ad importanti artisti attivi a via Margutta nei secoli passati, 14 delle quali presentate alla Serpentine Gallery di Londra lo scorso autunno e mai viste in Italia.
Fra le scoperte della gallerista forse la più emblematica è quella di Chen Zhen, di cui organizza nel 1991 la sua prima mostra personale, un artista cinese entrato poi nell’olimpo dei grandi di tutti i tempi, come anche la giapponese Yayoi Kusama di cui organizza una mostra nel 1993. Del primo sarà in mostra il totem “La Lucidità dell’agonia/distacco n.3” (1990), mentre della seconda “Shoe in Silver” (1976), opera che l’artista ha regalato e dedicato a Valentina Moncada.
Un grande amore è stato sicuramente quello per James Turrell, nome tra i più accreditati e celebrati nello scenario internazionale, lo ‘scultore della luce’, sempre alla ricerca di catturare la luce e di dare la sensazione di sospensione e di spazio infinito. A Spoleto si potrà ammirare una scultura fatta solo di luce del colore del cielo, esposta alla Galleria Moncada nel 2001, nella prima mostra personale dell’artista in Italia.
Mai esposto in Italia sarà presente nella mostra uno dei grandi libri di piombo di Anselm Kiefer, Star Book, (2003), in cui su ogni pagina è rappresentata una costellazione.
Esposta nel 1994 alla Galleria Moncada e subito acquisita dalla allora nascente Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Untitled (Ceiling) è un’opera di Rachel Whiteread, che all’epoca era esordiente mentre oggi è una degli artisti inglesi più importanti della sua generazione.
Per la prima volta in assoluto si potranno ammirare anche tre opere del fotografo giapponese Hiroshi Sugimoto e sei fotografie inedite scattate nel 1947 da Richard Avedon alla modella Theo Graham. Queste ultime sono alcune delle fotografie stampate per la prima volta da fotocolor originali ritrovati nel baule personale della modella Theo ed esposte nel 2009 nella mostra “Theo by Richard Avedon” a Villa Medici e ai Musei Capitolini di Roma.
In mostra anche un grande quadro di Josè Maria Sicilia, l’artista spagnolo ancora poco conosciuto in Italia ma molto celebrato in patria e all’estero: con una sua personale nel 1988 fu inaugurato il museo IVAM di Valencia e le sue opere sono presenti in molte importanti collezioni pubbliche, tra le quali il Museo Guggenheim e il MOMA di New York.
Uno dei saloni sarà dedicato a Donatella Landi, con la grande installazione Freihafen (1992), un’evocazione visiva e sonora del porto di Amburgo, esposta in Galleria nel 1993.
Spazio anche agli artisti più giovani come Donato Amstutz, che usa il ricamo su tela, Carlo Gavazzeni che ha recentemente esposto in una personale a Villa Torlonia e Francesco Mernini, appena trentenne, pittore e scultore.
Il viaggio si conclude con Pablo Picasso, di cui saranno esposti alcuni dei costumi che l’artista disegnò per il balletto “Parade” durante il suo soggiorno a Roma nel 1917. I tre costumi, provenienti dalla collezione del Teatro dell’Opera di Roma, sono già stati esposti alla galleria Moncada nel 2007, nell’ambito di una mostra che celebrava i 90 anni dal soggiorno dell’artista nel suo atelier di via Margutta.
Un catalogo con i testi di Valentina Moncada e Gianluca Marziani accompagnerà la mostra.

Mostra: Odissea Contemporanea di Valentina Moncada
Curatore: Gianluca Marziani
Sede: Palazzo Collicola Arti Visive, Spoleto
Inaugurazione: sabato 25 giugno 2011, ore 11.00
Durata: 26 giugno - 30 ottobre 2011
Orario: aperto tutti i giorni, dalle ore 10.30 alle 13.00 e dalle 15.30 alle 19.00
Biglietti: € 5,00 (intero), € 3,50 (ridotto: 15-25 anni; oltre 65 anni; gruppi oltre 15 persone), € 2,50 (ridotto: 7-14 anni ). Gratuito: fino a 6 anni.
Artisti in mostra: Donato Amstutz, Richard Avedon, Tony Cragg, Carlo Gavazzeni, Anselm Kiefer, Yayoi Kusama, Donatella Landi, Francesco Mernini, Luigi Ontani, Pablo Picasso, Josè Maria Sicilia, Hiroshi Sugimoto, James Turrell, Cy Twombly, Rachel Whiteread, Chen Zhen.
Catalogo: testi di Valentina Moncada e Gianluca Marziani

lunedì 9 maggio 2011

DiVino. Dall’Antichità ad Oggi

Comunicato stampa

Sulla storia del vino di mostre se ne sono già viste diverse, sia in Italia che all’estero. Ma mai nessuna così.
“DiVino. Dall’Antichità ad Oggi”, allestita dal 21 maggio al 5 agosto a Materima, in quel di Casalbeltrame nel novarese, è per più aspetti evento assolutamente d’eccezione. Innanzitutto per l’ampiezza dell’arco temporale esaminato: in pratica dai primordi della coltura intensiva della vite ad oggi. Ma soprattutto per la rilevanza e il numero dei materiali originali riuniti per raccontare questa lunga, affascinante vicenda: 350 i reperti archeologici, in parte mai prima esposti, che abbracciano tutte le civiltà vinicole del Mediterraneo. Alle testimonianze storiche si uniscono le sculture contemporanee di Marino Marini e Giuliano Vangi, in un gioco di suggestioni antico-contemporaneo che non potrà non coinvolgere i visitatori.
“DiVino”, curata da Giuseppina Carlotta Cianferoni, direttore del Museo Archeologico Nazionale di Firenze, e da Fabrizio Minucci, di ARA-Attività di Ricerca Archeologica, nasce dalla collaborazione tra lo Studio Copernico, che da sempre si occupa di arte moderna, e la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana e il Museo Archeologico Nazionale di Firenze e ARA--Attività di Ricerca Archeologica. Ad accoglierla sono gli spazi di rara suggestione di Materima, il luogo creato da Nicola Loi per fare incontrare le arti, a Casalbeltrame nel novarese.
“L’ampio nucleo dei materiali presentati – afferma Giuseppina Carlotta Cianferoni , curatore della Mostra - copre un arco cronologico che va dal III millennio a.C. al XIX secolo d.C.: dalle più antiche testimonianze del Vicino Oriente alla Grecia, dall’Etruria a Roma, per finire, attraverso Medioevo e Rinascimento al periodo Risorgimentale”.
“La mostra si articola in 4 grandi sezioni. Nella prima si affronta il tema della vinificazione e viticoltura, partendo dalle sue origini e concentrandosi poi sull’ideologia del simposio greco ed etrusco, con una finestra sul commercio del vino etrusco, giungendo infine alla pratica del banchetto in epoca romana. La seconda sezione riguarda il mondo del Vicino Oriente e della Grecia; la terza l’Etruria e Roma; l’ultima presenta un excursus sul Medioevo ed il Rinascimento, fino a giungere al periodo Risorgimentale. A corredo di questo percorso vi sono due sale espositive in cui sono stati ricreati scenari suggestivi e sensoriali: un fondale marino con resti del carico di una nave da commercio di epoca etrusca ed una sala tricliniare di epoca romana.
Il cuore della mostra è rappresentato dai principali temi che costituiscono la cultura del vino e della viticoltura, intesi come produzione, tecnologia, costume e territorio. Viene trattato il tema della coltivazione della vite e della produzione del vino nel mondo antico con particolare attenzione all’Italia, evidenziando gli aspetti – storico, sociale, artistico, antropologico e culturale – del consumo della principale bevanda dell’antichità. Lo studio attento delle fonti iconografiche e letterarie offre una ricca documentazione sui vini e sul loro approvvigionamento, nonché sul banchetto e sul simposio.
Un cospicuo nucleo di materiali mostra, a volte con pitture vascolari, altre volte con lastre fittili a rilievo o piuttosto con materiali lapidei, la tradizione della produzione del vino, la vinificazione e l’ideologia del simposio legata al culto di Dioniso. Si segnala una scena di banchetto sulla lastra fittile a rilievo da Murlo datata al VI secolo a.C., piuttosto che scene di vendemmia e pigiatura dell’uva su vasi attici a figure rosse, come la grande kylix “a occhioni”a figure rosse o il cratere del pittore di Firenze, databili tra la fine del VI e la metà del V secolo a.C.. Legate ancora al banchetto si possono ammirare alcune urne etrusche in alabastro, di cui la più imponente è un’urna bisoma con coniugi a banchetto proveniente dalla tomba dei Calisna Sepu a Monteriggioni (SI). La cultura del banchetto in Etruria è grandemente testimoniata dai corredi funebri che sono stati rinvenuti e qui presenti, ad esempio, con un corredo in bronzo proveniente da San Cerbone (Populonia), un corredo in ceramica etrusco corinzia e bucchero o con un grande foculo di produzione chiusina. Una statua in marmo che rappresenta un Dioniso bambino ci conduce al tema del culto di Dioniso nella tradizione della viticoltura, della produzione e consumo del vino. La tipica ceramica della fine dell’età repubblicana ed inizio di quella imperiale, la terra sigillata italica, introduce alla tradizione del banchetto romano.
Nella seconda sezione vengono messi in esposizione numerosi oggetti che documentano la cultura materiale legata al vino nel modo del Vicino Oriente antico, a partire dal III millennio fino al VI sec. a.C.. Un gruppo di materiale proveniente dall’Anatolia rappresenta una delle più antiche testimonianze della tradizione vascolare legata al vino. Imponenti calici micenei provenienti da Rodi ci conducono nelle mense dei grandi principi dei poemi omerici, che al pari dei loro eredi già erano legati al culto del vino e con questo brindavano per suggellare patti e alleanze, festeggiavano vittorie e celebravano riti funebri: il rogo di Ettore, come quello di Patroclo, viene spento con del vino “tutta la notte il rapido Achille dall’aureo cratere con duplice coppa prendendo il vino, lo versava al suolo, bagnava la terra chiamando l’ombra del misero Patroclo.”(Iliade XXIII 218-221) “Ma quando figlia di luce brillò l’Aurora dita rosate, il popolo si raccolse intorno al rogo d’Ettore luminoso; e come convennero e furono riuniti, prima spensero il rogo con vino scintillante, tutto, la dove aveva regnato la furia del fuoco.” (Iliade XXIV 788-792)
La terza sezione presenta una grande quantità di materiale da banchetto, con un’ abbondante varietà di forme proveniente in massima parte dalle necropoli dell’Etruria laziale e toscana. In questa sezione si presenta inoltre un nucleo di forme in vetro provenienti da Damasco, testimonianza della tradizione dei maestri vetrai damasceni. La mostra si conclude con l’esposizione di alcuni boccali medioevali e rinascimentali, per culminare con un gruppo di bottiglie e bicchieri in vetro recuperati dal relitto del Polluce, affondato nel 1841”.
“DiVino” porta con sé echi del passato che trovano riflessi nel mondo moderno.
Le conoscenze necessarie alla domesticazione della vite, alla produzione del vino e al suo consumo, l’ideologia del simposio e il commercio di questo importante coagulante sociale: sono questi gli aspetti che oggi, forse troppo spesso, diamo per scontati ma che affondano le loro radici nelle terre e nelle società dei popoli che si affacciavano sul bacino del Mediterraneo più di 6000 anni fa.
Il valore aggiunto dell’evento è la fusione ponderata tra queste fondamentali testimonianze del nostro passato ed alcune tra le più suggestive creazioni di due degli artisti italiani moderni più importanti: Marino Marini e Giuliano Vangi.
La scelta di esporre opere di questi scultori nasce dal loro essere degli “etruschi contemporanei” che, al pari degli antichi, si sono cimentati nella scultura policroma. E’ anche per questo che i lavori selezionati trovano respiro in questa esposizione, offrendo cesure e unioni con il mondo antico.

Titolo mostra: DiVino. Dall’Antichità ad Oggi
Sede: Materima, Casalbeltrame (NO)
Periodo: dal 21 maggio al 5 agosto 2011
Orario: dal martedì al venerdì 14.00 - 20.00, sabato e domenica 10.30 - 20.00, lunedì chiuso
Ingresso: € 5,00
Catalogo: Copernico ed Ara Edizioni

sabato 7 maggio 2011

Athos Faccincani, il colore della luce

di Francesco Mastrorizzi

Athos Faccincani è un pittore paesaggista molto noto al grande pubblico per i suoi panorami dai colori accesi. Nato a Peschiera del Garda (VR) nel 1951, all’età di tredici anni inizia a frequentare lo studio del maestro Pio Semeghini. Conseguito il diploma di ragioniere per accontentare la madre, si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Nella città lagunare conosce i pittori Guidi, Novati, Gamba e Seibezzi. Terminati gli studi si dedica quasi esclusivamente alla pratica della pittura, fraternamente aiutato da Nantas Salvalaggio.
Inizialmente il suo acuto spirito di osservazione lo pone di fronte ad un doloroso impatto con la realtà sociale e i suoi problemi, spingendolo a realizzare opere ispirate ai drammi e alle contraddizioni dell’umano vivere. I soggetti privilegiati di questi dipinti sono gli emarginati, i disperati, i vinti, ritratti utilizzando una tavolozza malinconica. Questa scelta contenutistica, tuttavia, a lungo andare gli crea lacerazioni interne e una sorta di rifiuto verso la tela, tanto che per quasi un anno smette di dipingere.
Durante questo periodo (siamo nel 1980) Faccincani si rifugia in Sicilia ed è qui, con la scoperta della luce, del colore, del sole alto, che avviene la propria rigenerazione interiore, a cui corrispondono un cambiamento stilistico e il passaggio dalla figura al paesaggio. L’attenzione è da questo momento rivolta alla natura, che egli ama nella sua sacra totalità e che eleva a proprio modello quasi esclusivo. La pittura diventa testimone di gioia e di serenità, in un contesto di recupero del figurativo.
La produzione di Faccincani è fatta di immagini di chiara derivazione impressionista, dai colori forti e prorompenti, in cui domina il racconto semplice. Le sue opere accompagnano lo spettatore in un viaggio itinerante attraverso le meraviglie delle coste di quel Sud, che è stato non solo la salvezza dell’arte di Faccincani, ma anche della sua vita. I faraglioni dell’isola di Capri, le casine bianche arroccate sulla montagna di Positano, le insenature mozzafiato della costiera amalfitana, gli scorci delle isole più nascoste e preziose della Grecia: sono questi i protagonisti delle sue tele, che gli sono valsi la definizione di “pittore del Mediterraneo”. Le sue sono splendide cartoline adornate di fiori variopinti delle specie più varie, di cespugli di rose rosse, di fasci di fiori di campo adagiati su davanzali, di distese di papaveri, violette e girasoli a perdita d’occhio, tutti contrapposti ad un cielo sempre terso e limpido e avvolti da una luce perenne che fa brillare il paesaggio.

venerdì 6 maggio 2011

X Biennale Internazionale per l’Incisione

Comunicato stampa

Per due settimane, dal 19 giugno al 7 luglio 2011, Acqui Terme è teatro di incontri e dibattiti tra critici d’arte, artisti, collezionisti ed amatori, l’occasione sono la X Biennale Internazionale per l’Incisione e l’assegnazione del Premio Acqui 2011. La Biennale è ormai un’istituzione espositiva, con una storia ventennale, nata con l’intento di promuovere Acqui Terme ed il Monferrato per mezzo di una iniziativa culturale.
Angelo Dragone, nel suo testo introduttivo al catalogo della prima edizione, motivava così le ragioni di questa iniziativa identificando l’incisione come “un settore ideale con il quale contribuire a far cultura.” Nel tempo la Biennale ha allargato i suoi orizzonti, è divenuta Internazionale; la competizione si è trasformata in scambio di idee e di conoscenze tecniche tra le opere di maestri affermati e quelle di giovani incisori, in un’esperienza di coesistenza pacifica e amichevole tra culture diverse.
L’allestimento è en plein air, per le strade cittadine sotto i Portici della centralissima via XX Settembre, accanto al centro termale e al Grand Hotel Nuove Terme.
La direzione artistica del Premio Acqui è affidata ad una Giuria Internazionale di Accettazione di cui fanno parte personalità di spicco del mondo della grafica: Gabriella Locci, Giulia Napoleone, Brita Prinz, Marta Raczek e Anouk Van De Velde.

Evento: Premio Acqui 2011, X Biennale Internazionale per l’Incisione
Sede: Acqui Terme (AL)
Periodo: 19 giugno - 7 luglio 2011
Inaugurazione e premiazione: sabato 18 giugno 2011 ore 17, Grand Hotel Nuove Terme - Sala Belle Epoque
Mostre en plein air: portici di via XX settembre
Ingresso: libero
Catalogo: Mazzotta

giovedì 5 maggio 2011

Disturbate Divinità

Comunicato stampa

“Sono i silenzi in cui si vede in ogni ombra umana che si allontana qualche disturbata Divinità.” E.Montale

L’esposizione fotografica di Luigia Bersani si ispira alle parole de “I Limoni” di Eugenio Montale. La fotografa propone una serie di scatti in cui dei soggetti principali si possono solo immaginare i volti e le storie, sono persone che si incrociano, si schivano, si specchiano, ombre che si allontanano, sagome di spalle che suonano, danzano, camminano. Sono immagini silenziose, ritratti immobili nel “loro ultimo segreto”, personali interpretazioni della fotografa delle “illusioni” del poeta, “sono i silenzi in cui si vede in ogni ombra umana che si allontana qualche disturbata Divinità.”

Titolo: Disturbate Divinità. Mostra fotografica di Luigia Bersani
Sede: CIRCUS, Via Della Vetrina 15, 00186 - Roma
Date: 12 maggio - 12 giugno 2011
Vernissage: 12 maggio 2011, ore 19.00-22.00
Orario: dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 2.00

mercoledì 4 maggio 2011

Gigino Falconi. Mostra personale

Comunicato stampa

L’effetto pittorico è decisamente acquatico. Gigino Falconi evoca un’atmosfera Triphop di stile inglese oppure un’onda made in Bristol stile Alpha o Portshead. I dipinti “La capra sul Lago” (1994); “Il Fanciullo” (1988); “Meriggio” (1987-88) sono la sintesi espressiva della nuova cultura sociale dell’artista. Più altri quadri che si muovono in modo centrifugo sullo sfondo nero lucido: “La Castellana Lunare” (1994), “Il Fanciullo” (1988) e “Premonizione” (1999). La sua ricerca iconica di estremo rigore formale e di straordinaria intensità luministica trova applicazione nei grandi cicli pittorici, come quelli dedicati ai temi dannunziani e all’arte sacra.
Falconi fa delle sue opere una cronaca di emozioni e di speranze della sua vita quotidiana, ma anche un recupero di esperienze e di sensazioni che gli provengono dal mondo della cultura. Nelle quali si riconosce la metacognizione fatta sulla poesia dell’Alcyone di Gabriele D’Annunzio. Che tra l’altro riaccende nel pittore la cultura umanistica, arricchita da interessi in campo religioso. È stato, infatti, spinto a realizzare il ciclo “Una luce sul mondo” ed ad esporlo a Giulianova (2001) perché la poesia lo ha spinto a pensare alla spiritualità e alla pittura religiosa.
La pittura metafisica di Falconi ci permette di immergerci nel tempo presente: i suoi racconti offrono allo spettatore una serie di rivelazioni e significati, non sempre facili e accessibili. Del resto la sua produzione è ricca di suggestioni espressive e la media la realtà circostante attraverso la gestualità dei suoi personaggi o le ambientazioni teatrali che assumono toni espressivi particolarissimi. Questo si traduce in una scelta compositiva rivolta - quasi completamente - alle immagini femminili, diventando il nucleo centrale della struttura compositiva.
La sua è ricerca sull’identità e sulla figura umana, condotta con nuove performance gestuali; e crea un forte impatto emotivo nello spettatore. La luce, che modella la figura umana, è un artificio linguistico che rende il tempo passato, presente all’interno della struttura compositiva del quadro. La sua è una pittura fatta di luoghi interiori, di frammenti poetici, portati con sé per tutta la vita, ma senza stacchi e sradicamenti sentimentali. Negli ultimi anni il suo lavoro è stato al centro di una serie di monografie firmate da noti critici: Antonio De Guercio, Carlo Bo, Mario Luzi e Mario De Micheli; interventi critici di Sandro Parmigiani e di Vittorio Sgarbi.

Nato a Giulianova, in provincia di Teramo, ha iniziato a dipingere a soli sedici anni e, presto, si è dedicato alla concezione e alla realizzazione di numerosi cicli pittorici. Tra i numerosi impegni che lo hanno visto protagonista in vent'anni di carriera, molti lavori grafici ispirati dalle poesie di Enzo Fabiani, Alberico Sala, Leonardo Cohen. Molte sono state dopo gli anni Cinquanta, le esposizioni cui ha partecipato - personali e collettive - in tutta Italia e all'estero (Stati Uniti, Olanda, Canada, Giappone) mentre diversi suoi dipinti si trovano in collezioni pubbliche e private.

Titolo: Gigino Falconi. Mostra personale
Sede: Villa Coppetti, Castelbellino (AN)
Periodo: dal 17 al 31 luglio 2011
Inaugurazione: domenica 17 luglio, ore 17.30
Orario: tutti i giorni dalle 17.30 alle 19.30

La Festa del Maggio di Accettura

di Sonia Gammone

Ancora oggi ad Accettura, in provincia di Matera, si celebra un antichissimo rito nuziale propiziatorio che costituisce un vero e proprio unicum, sia per la grande coralità dell’evento sia per il livello di partecipazione intenso e coinvolgente. I riti arborei sonno tra i culti pagani meglio tramandati fino ai giorni nostri: ad Accettura risale probabilmente al I sec. a. C. dopo la vittoria di Silla sugli insediamenti lucano-enotri. Successivamente la cristianità l’ha inglobata nel suo calendario.
La festa inizia il giorno dell’Ascensione, quando taglialegna e boscaioli vanno a scegliere il “Maggio” nel bosco di Montepiano: dopo aver individuato il cerro più alto e più dritto perché diventi lo sposo, lo puliscono della corteccia e lo levigano. La scelta è dettata dal fatto che più sono maestose le piante e più gli spiriti favoriscono la crescita del grano, degli alberi da frutto, delle vigne, rendono fertili le donne, danno ricchezza e salute. Lo stesso avviene per la “Cima”: la mattina del giorno di Pentecoste, un gruppo di giovani, detti “Cimaioli”, si recano nel bosco di Gallipoli per cercare un agrifoglio spinoso e ramificato, affinché diventi la sposa del “Maggio”. Una volta recisa, la “Cima” viene portata a spalla dai più robusti, aiutati da altri con particolari bastoni a forcella decorati con intarsi detti “crocce”. Il tragitto per raggiungere la piazza del paese è lungo circa 12 km. Contemporaneamente dal bosco di Montepiano, i “Maggiaiuoli” accompagnano il lungo e pesante tronco del cerro, trascinato da dodici coppie di buoi di razza podolica, per circa 5 km. Entrambi i percorsi vengono interrotti da banchetti a base di prodotti tipici e vino. A sera i due cortei arrivano nella piazza del paese confondendosi in una grande festa. Solo il martedì, con la processione di San Giuliano, si lavora per l’innesto dei due alberi. Con funi ed argani si innalzano il cerro e l’agrifoglio raggiungendo un’altezza di circa 35 metri. Nel pomeriggio i cacciatori sparano alla chioma del “Maggio” per colpire le targhette metalliche che sostituiscono quelli che una volta erano i premi in natura (in genere animali) appesi ai rami della Cima. La festa si conclude con l’antica usanza della scalata da parte dei più ardimentosi, prova di forza e di passaggio all’età adulta.

martedì 3 maggio 2011

Fratelli d’Italia

Comunicato stampa

I 150 anni dell’Unità d’Italia noi li festeggiamo così: con una mostra corale, un ambizioso progetto che vede coinvolti venti artisti, uno per ogni regione, scelti in base al loro luogo di nascita. Dalle Alpi alla Sicilia, sfileranno in galleria, in gruppi di tre, i lavori di Bruno Benuzzi (Sardegna), Enrica Borghi (Piemonte), Maurizio Cannavacciuolo (Campania), Adrea Chiesi (Emilia Romagna), Fabrice De Nola (Sicilia), Alberto Di Fabio (Abruzzo), Tamara Ferioli (Lombardia), Ettore Frani (Molise), Sarah Ledda (Valle d’Aosta), Tommaso Lisanti (Basilicata), Carla Mattii (Marche), Franco Passalacqua (Umbria), Simone Racheli (Toscana), Ascanio Renda (Calabria), Max Rohr (Trentino Alto Adige), Massimo Ruiu (Puglia), Serse (Veneto), Antonio Sofianopulo (Friuli Venezia Giulia), Francesca Tulli (Lazio), Corrado Zeni (Liguria),
Il progetto espositivo è articolato in otto appuntamenti, dal 25 maggio al 25 novembre, uno ogni due settimane. Di ogni artista saranno presentate due o tre opere a sua scelta, una terza sarà realizzata appositamente su un supporto della forma della regione di appartenenza, per l’ultimo appuntamento, che vedrà coinvolti tutti gli artisti, che uniti, pur nella diversità di stili, tecniche e linguaggi, ricomporranno la cartina della nostra nazione.
"Fratelli d'Italia" è un omaggio al nostro inno, alla nostra storia. Una testimonianza di fratellanza, una lunga e inconsueta passeggiata tra le pieghe dell’arte contemporanea del nostro paese.
Pittura, scultura, installazioni, si susseguiranno, senza sosta, fino alla fine del 2011, più di 60 opere, attraverso le quali sarà possibile stabilire dialoghi e confronti, stimolare riflessioni e delineare nuovi e inaspettati orizzonti.

Titolo mostra: Fratelli d’Italia
Curatrice: Manuela Alessandra Filippi
Inaugurazione: 25 maggio 2001, ore 18.00
Durata mostra: 25 maggio - 25 novembre 2011
Luogo: Galleria Maniero, Via dell’Arancio 79, Roma
Orario: lunedì - sabato ore 16 - 20 altri orari su appuntamento

Calendario mostre
25 maggio - 7 giugno: TAMARA FERIOLI - CARLA MATTII - ETTORE FRANI
8 giugno - 21 giugno: SIMONE RACHELI - ALBERTO DI FABIO - MAX ROHR
22 giugno - 5 luglio: MAURIZIO CANNAVACCIUOLO - FRANCO PASSALACQUA - CORRADO ZENI
6 luglio - 19 luglio: ANTONIO SOFIANOPULO - BRUNO BENUZZI - SARAH LEDDA
21 settembre - 4 ottobre: FABRICE DE NOLA - MASSIMO RUIU - TOMMASO LISANTI
5 ottobre - 18 ottobre: ENRICA BORGHI - ANDREA CHIESI - FRANCESCA TULLI
19 ottobre -1 novembre: SERSE - ASCANIO RENDA
9 novembre - 25 novembre: FRATELLI D’ITALIA - PRESENTAZIONE CATALOGO