mercoledì 30 novembre 2011

Steve McCurry al Macro

di Francesco Mastrorizzi

Il Museo d'Arte Contemporanea di Roma, negli spazi espositivi La Pelanda del Macro Testaccio, dedica una grande mostra a Steve McCurry, uno dei più grandi maestri della fotografia degli ultimi decenni, premiato più volte con il World Press Photo Awards. Inviato su mille fronti di guerra, da Beirut alla Cambogia, dal Kuwait all’ex Jugoslavia, all’Afghanistan, Steve McCurry si è sempre spinto in prima linea rischiando la vita pur di testimoniare gli effetti e le conseguenze dei conflitti bellici in tutto il mondo.
La mostra comprenderà oltre 200 fotografie, tra cui non mancheranno alcune delle icone di McCurry, come il celebre ritratto della ragazza afgana dagli occhi verdi, scattate nel corso degli oltre 30 anni della sua straordinaria carriera di fotografo e di reporter. Inoltre saranno presentati per la prima volta i lavori più recenti, realizzati dal 2009 al 2011. Le foto sono state scelte non con criteri spazio-temporali, ma per assonanza di soggetti e di emozioni, cercando impensabili legami che accomunano luoghi e persone seppure in latitudini diverse. L’allestimento è pensato come un villaggio nomade, con una serie di volumi che si compenetrano tra loro, per restituire quel senso di umanità che si respira nelle foto di McCurry.
Sarà infine esposta una selezione delle sue “fotografie italiane", come omaggio all'Italia nell'anno in cui festeggia il suo 150° anniversario, frutto dei ripetuti soggiorni effettuati nel corso di quest'anno in varie città e regioni, dal Veneto alla Sicilia, appositamente per questo evento.

martedì 29 novembre 2011

Fausto Melotti al MADRE di Napoli

Comunicato stampa

A partire dal 16 dicembre 2011 fino al 9 aprile del 2012, si inaugura presso il MADRE a Napoli una grande mostra antologica dedicata a Fausto Melotti (Rovereto 1901 - Milano 1986) a cura di Germano Celant e organizzata in collaborazione con l’Archivio Fausto Melotti.
Riconosciuto da tempo, sia a livello nazionale che internazionale, come i suoi contemporanei Alexander Calder, Alberto Giacometti, Louise Bourgeois e Lucio Fontana, quale figura chiave nell’ambito della scultura moderna e contemporanea, Melotti si è contraddistinto per essere stato, sin dagli inizi degli anni trenta, tra i più significativi protagonisti del rinnovamento e dello sviluppo del linguaggio plastico e materico. La particolare capacità con cui l’artista è riuscito a coniugare la tradizione classica con gli interessi per le avanguardie europee, la conoscenza scientifica con una particolare sensibilità musicale, il talento scultoreo con quello di ceramista, la raffinata abilità letteraria e creatività poetica con la ricercatezza del disegnatore, sono tutte qualità che hanno contribuito ad affermarlo come uno dei talenti artistici più rilevanti del XXI secolo.
L’esposizione che si terrà al MADRE di Napoli, ridisegnato da Alvaro Siza, si svilupperà attraverso le sale del museo in maniera cronologica e porrà in evidenza attraverso una selezione di oltre 200 opere tra terrecotte, maioliche e gessi, sculture a tecnica mista e in ferro, ceramiche e lavori in inox, disegni e bozzetti, il percorso scultoreo di Melotti più strettamente legato al mondo delle arti visive. A partire dai primi lavori realizzati all’inizio degli anni trenta dove, dopo aver appreso le regole del mestiere, attraverso la scarnificazione e la smaterializzazione della figura umana, arriva a comporre nel 1934-1935 i celebri bassorilievi che testimoniano l’adesione dell’artista, insieme a Gino Ghiringhelli, Mauro Reggiani, Luigi Veronesi, Fontana e Atanasio Soldati, al movimento astrattista. Dalle opere eseguite in terracotta o ceramica, eseguite dopo la seconda guerra mondiale, quando cioè: “Melotti si rifugia nell’intimità delle piccole cose, fatte in ceramica e cotte nella piccola muffola nello studio, quasi volesse riconoscere l’agonia e la fine di un’esemplarità umanistica, spostando così l’attenzione dal mondo classico delle forme e dei grandi ideali […] ad una nuova soggettività, che ora è legata ad una concezione naturalistica e favolistica tra essere e mondo” (Celant), si passerà all’imponente quanto fragile insieme de I Sette Savi, 1960, in cui la figura umana viene essenzializzata e resa quasi un manichino astratto. A seguire saranno esposti lavori che porranno in evidenza l’attività di ceramista di Melotti svolta durante gli anni cinquanta e quelli eseguiti durante i rimanenti trent’anni di attività quando la rinnovata energia di una cultura risorta dalla tragedia, scaturirà in una incessante serie di straordinarie opere. E’ il periodo in cui le sculture, costruite con garze, ottone, vetro, tessuto, ceramica e terracotta, fluttuano dentro e fuori il viaggio senza fine di una vitalità in movimento che sembra riedificarsi continuamente. In questo ambito, ampio risalto sarà dato ad una serie di sculture che l’artista produrrà con una continuità di soluzioni formali e tematiche: i Teatrini, la cui tipologia consiste in una cornice-casa che può essere o aperta o chiusa sul dietro e al cui interno, spesso dislocati su diversi piani, si trovano oggetti, personaggi e figure che evocano racconti e narrazioni fantastiche. Intrecciati a queste sequenze, le sale del museo ospiteranno altri attraversamenti scultorei di Melotti legati a materiali come l’inox oppure affidati alla produzione di vasi e di oggetti in ceramica, tra cui spettacolari rilievi in cui il colore quanto le figure arrivano a formare storie e immagini sorprendenti: “Un agitarsi tra le essenze riconosciute di un codice scultoreo, oscillante tra il registro materiale e l’impeto mentale, tra la memoria e la ricerca, che permette a Melotti di attuare spostamenti linguistici continui, che forniscono un incanto sistematico al suo paesaggio d’artista” (Celant).
Seppure incentrata prevalentemente sulle sculture e i bassorilievi, l’esposizione al MADRE, fornirà l’occasione per una lettura approfondita e analitica della complessa figura di Melotti contraddistintosi per la particolare versatilità linguistica che gli ha permesso di attraversare i diversi campi della pittura, della scultura, della ceramica, della poesia, del disegno e della musica. Un universo di poesia e di musica plastica che sarà messo in storia e in racconto dall’intreccio e l’osmosi di un artista come Melotti e le vicende della cultura italiana moderna e internazionale.

Titolo mostra: Fausto Melotti
A cura di: Germano Celant
Sede: Museo MADRE, Napoli
Periodo: 16 dicembre 2011 - 9 aprile 2012
Orari: da lunedì a sabato 10.30-19.30, domenica 10.30-23.00, martedì chiuso
Ingresso: intero 7 euro, ridotto 3,50, lunedì: gratuito

lunedì 21 novembre 2011

Arte Contemporanea in Basilicata

Seminario
"ARTE CONTEMPORANEA IN BASILICATA"
ANALISI DI UN SISTEMA

Evento collaterale della mostra “L’arte non è cosa nostra”, iniziativa promossa dal Padiglione Italia alla 54° Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale Di Venezia per il 150° dall’Unità d’Italia, a cura di Vittorio Sgarbi

Giovedì 24 novembre 2011, ore 18.00
Potenza, Galleria Civica di Palazzo Loffredo

Saluti:
Vito Santarsiero Sindaco di Potenza
Vito De Filippo Presidente Regione Basilicata

Interventi:
Marta Ragozzino Soprintendente per i beni storici, artistici ed Etnoantropologico della Basilicata
Nicolas Ballario Arthemisia Group srl
Angelo Bianco Critico d'arte, Fondazione Southeritage
Fiorella Fiore Storico dell'arte
Massimo Guastella Storico dell'arte, Universita del Salento

Modera:
Oreste Lo Pomo Caporedattore Rai di Potenza

Ente Promotore: Regione Basilicata
Ente Attuatore : Comune di Potenza - Città Cultura

domenica 20 novembre 2011

La cattedrale di Melfi

di Sonia Gammone

Nella parte alta della città di Melfi si erge la cattedrale di Santa Maria Assunta. Di notevole interesse artistico, il duomo fu fondato intorno al 1075 da Roberto il Guiscardo o, secondo altre fonti, nel 1153 dal re normanno Guglielmo I dello il Malo. L’imponente campanile normanno fu progettato da Noslo da Remerio nel 1153 e con i suoi quasi 50 metri, resta l’unica parte che non ha subito rifacimenti e danni come invece è accaduto per la cattedrale, e rappresenta uno dei monumenti meglio conservati ed unici della’architettura normanna nell’Italia meridionale. Il campanile si sviluppa su tre piani dei quali gli ultimi presentano quattro bifore per ogni piano abbellite da decorazioni in pietra bianca e nera e da meravigliose raffigurazioni di animali fantastici anch’essi a tarsia bicolore. Lo stile del campanile è in forte contrasto con quello barocco acquisito a partire dal XVIII secolo quando chiesa venne quasi interamente rifatta. All’interno presenta una pianta a croce latina, divisa in tre navate. Quella centrale è coperta con un interessante soffitto a cassettoni dorati, quelle laterali con volte a botte. Di notevole manifattura sono un crocifisso ligneo del XV sec., numerosi dipinti e una tavola del XII sec. raffigurante la Madonna col Bambino fra due Angeli, un trono in legno intagliato, un coro ligneo del 1557, un organo e un pulpito del XVIII secolo. Gli archi della navata centrale conservano le effigi dei cinque Papi che presero parte ai Concili tenutisi presso il Castello di Melfi. Nel transetto di destra in un grande reliquario è contenuta la statua di S. Alessandro martire patrono della città e della diocesi di Melfi

mercoledì 16 novembre 2011

Giovani Idee per un cortometraggio

di Francesco Mastrorizzi

Si è conclusa la VII edizione del concorso di cortometraggi “Giovani Idee”, che ha visto la Basilicata protagonista, grazie alla classe 2ªC del Liceo Classico “Quinto Orazio Flacco” di Venosa. La cerimonia di premiazione è avvenuta sabato 12 novembre a Saint Vincent, in Valle d’Aosta, in occasione del X convegno di studi organizzato annualmente da Fondazione e Associazioni “Carlo Donat-Cattin” di Torino, Bergamo e Brescia.
Il concorso, rivolto a tutte le classi delle scuole secondarie di secondo grado italiane, invitava gli studenti a realizzare un cortometraggio su uno dei temi in agenda per il convegno (“L’Italia che attende. Una Repubblica fondata sul lavoro”), avvalendosi dei mezzi di ripresa a propria disposizione, senza dare incarico a terzi esterni alla scuola o a professionisti del settore.
"Il lavoro è ancora così centrale nella vita delle nuove generazioni, così come lo era per i loro padri e i loro nonni? In questo senso, cosa si aspettano gli studenti di oggi, che saranno i lavoratori di domani? E cosa vorrebbero che la politica facesse per loro?" A queste domande hanno provato a rispondere dodici classi provenienti da scuole superiori di Sicilia, Campania, Emilia Romagna, Lombardia, Puglia, Piemonte, Toscana e Basilicata.
Il cortometraggio premiato, realizzato dai ragazzi della 2ªC del Liceo Classico di Venosa, si intitola “Work in Regress” e vede protagonista un manager che viene licenziato perché non condivide i modi poco puliti adottati dai vertici della sua azienda. Si tratta di una denuncia contro un sistema che si basa sull’aggressione al mondo del lavoro, ma anche un anelito di difesa della libertà e della giustizia sociale.
La motivazione data dalla giuria per l’assegnazione del 1° premio di 2000 euro è stata la seguente: “Il cortometraggio fa proprio il modello retorico dello show informativo televisivo per affermare un punto di vista finalmente autonomo, in cui la nuova generazione si scrolla di dosso la mera denuncia della stagnazione del mondo del lavoro, per reagire e assumere un ruolo da protagonista. In tutto questo, l’opera realizzata denota una buona attenzione ai codici, alle tecniche e alle risorse espressive del mezzo audiovisivo”.
Otto i giorni impiegati per la realizzazione del corto, di cui tre per le riprese e cinque per il montaggio. I giovani attori che compaiono nel filmato sono Marco Bonifacio, Marco Soldo e Chiara Catalano. Le riprese sono state realizzate da Vincenzo Lacolla, il montaggio da Vittorio Grimaldi. La sceneggiatura è opera di Antonio Mancino. Gli altri componenti della classe sono stati impiegati per il soggetto, la scenografia e i costumi.

lunedì 14 novembre 2011

Davide De Paoli. Gioielli, sculture, cancelli artistici

Comunicato stampa

Lastre metalliche su cui vengono praticati tagli e piegature. Percorsi topologici. Centinature su cui appoggiano involucri invisibili. Costruzioni reversibili che se ripiegate su sè stesse rivelano la matrice piana. Sono ricerche sulla successione dei ritmi di pieno e vuoto, di modulazioni raffinate, di verifica di rapporti euclidei. Ma questa constatazione non ci fa avanzare di molto nella comprensione di una esperienza artistica complessa come quella di Davide De Paoli. Le sue opere sono interrogazioni: cosa è il vuoto, cosa nascondono le cavità, cosa è il protendere e il ritirarsi delle forme. L’intera sua produzione, dai gioielli alle sculture ai cancelli-sculture, è infatti contrassegnata, oltre che da strategie realizzative (modularità, massimo sviluppo della minima superficie), anche da tensioni metafisiche che si esprimono, ad esempio, nello svuotamento dei volumi pieni. La scultura svuotata suggerisce il tuttotondo ma segnala anche lo spalancarsi di interminati spazi di là da quella. E rafforza questa impressione proprio l’assenza di ogni riferimento ontologico nelle dichiarazioni discrete dell’artista che, parlando di sè e della sua esperienza, pare come attenersi controllatamente alla sfera del pronunciabile e del comunicabile.
"Oggi rimangano varie tracce del mio lavoro, in parte inedite, sparse in vari studi di amici, avendo io chiuso il mio laboratorio da due anni. Tutte le opere che presento in questa mostra sono di mia proprietà, salvo alcuni degli anni ‘70, ‘80 e recenti concessimi da amici o collezionisti a me molto vicini. Una piccola antologica, piccola per ragioni pratiche dato lo spazio relativamente limitato della galleria, ma anche trovando molto complesso ristabilire contatti con vari collezionisti per chiederne il prestito. Nei vari periodi ho affrontato diversi materiali, dal metallo al legno alla terracotta. Mentre nel gioiello, attraverso la fusione la laminatura la saldatura si assiste ad un processo integrale, nella scultura ho sempre attinto a materiali semilavorati industriali, in particolare lamiere da me tagliate in forme prevalentemente geometriche e trasformate in forme bi-o-tridimensionali. Nel discorso della percezione ottica c’è spesso un inganno: dove si sottende il pieno, esiste il vuoto proiettato dall’ombra di una forma piegata. Le mie opere sono in gran parte così: volumi virtuali, percorsi topologici, composizione di moduli prefissi calcolando pieni e vuoti, ritmi alternati o simmetrie. Oggi il mio compito è di riordinare, archiviare, fotografare, esporre i vari temi e forme ricavate nei diversi periodi, in base a criteri innovativi e sperimentali. Le sculture spesso sono taglienti, simili ad armi arcaiche o volumi riferiti alla sfera e al quadrato, geometrie elementari da me predilette."

Titolo mostra: Davide De Paoli. Gioielli, Sculture, Cancelli artistici 1972-2007
Sede: Galleria Ostrakon, via Pastrengo 15, Milano
Periodo: 24 novembre 2011 - 12 gennaio 2012
Inaugurazione giovedì 24 novembre, ore 18.00
Presentazione in catalogo di Chiara Gatti e Alessandra Quattordio
Orari: da martedì a sabato dalle 15.30 alle 19.30

lunedì 7 novembre 2011

Rosa Lamberta al TG Basilicata

Servizio del TGR Basilicata andato in onda domenica 6 novembre 2011 nell'edizione delle 14.00.

Mostra Lamberta - Servizio TGR Basilicata 06-11-2011
Servizio del TGR Basilicata andato in onda domenica 6 novembre 2011 nell'edizione delle 14.00.
Posted by In Arte on Venerdì 18 novembre 2011

Donne tra baci rubati e amorose passioni

di Sonia Gammone

Nella suggestiva cornice offerta dal maniero di Castel del Monte, riconosciuto dall’UNESCO come patrimonio dell’umanità nel 1996, si è svolta da luglio a novembre la mostra Baci rubati e amorose passioni nell’arte e nella letteratura fra Settecento e Ottocento. Motivi ispiratori della mostra sono l’amore e la passione, temi che a partire da Sei-Settecento hanno aperto ampie riflessioni in tutta Europa ed hanno portato alle rappresentazioni più varie attraverso la musica, l’arte figurativa, i drammi teatrali. Trenta opere provenienti da collezioni pubbliche e private di tutta Italia attraverso le quali il sentimento si mostra allo spettatore nei suoi molteplici aspetti. Sono sette i dipinti realizzati da artisti meridionali come Corrado Giaquinto, Paolo De Matteis, Francesco Saverio Altamura, con le rappresentazioni di coppie del mito come Rinaldo e Armida, Erminia e Tancredi, Enea e Didone. Figure rappresentative di una cultura che vede l’amore come un grande mistero che si può vivere solo attraverso la magia.
Troviamo poi opere di autori come Francesco Hayez, Giovanni Carnovali detto il Piccio, Gaetano Previati e altri, con i quali si passa a quella visione dell’amore-passione che nell’Ottocento vede protagoniste donne come Isotta, Francesca da Rimini, Giulietta, Piccarda Donati, Lucrezia Borgia, la Gertrude manzoniana e ancora Pia de’ Tolomei, Desdemona, Anna Bolena; tutte eroine di quelle passioni che le convenzioni sociali non ammettono, trasformandole in vittime dei loro stessi sentimenti. Così nell’opera di Pacifico Buzio Imelda de’ Lambertazzi presso il cadavere dell’amato troviamo la drammatica vicenda dello sfortunato amore tra Imelda, della famiglia ghibellina dei Lambertazzi, e Bonifazio, dell’avversa fazione guelfa dei Geremei. Nell’intensa interpretazione dell’artista, Bonifazio è a terra colpito a morte e la giovane donna viene raffigurata mentre scosta la camicia dell’amato in procinto di attuare il suo tragico gesto d’amore e di morte: suggere il veleno dalle ferite di lui per darsi la fine. Altro tema portante della mostra è il bacio.
Forse il più noto fra i baci della letteratura italiana è quello tra Paolo e Francesca che da Dante arriva fino al Novecento. Prototipo del bacio scambiato dagli sventurati amanti protagonisti loro malgrado di amori osteggiati e negati sul nascere. La vicenda dei due cognati si fa protagonista dell’iconografia del tempo. Molti artisti si sono misurati nella raffigurazione di questo bacio. Giuseppe Poli nel suo Paolo e Francesca rappresenta la scena di un casto bacio sulla guancia che Paolo da a Francesca. Lei ha tra le mani il libro galeotto. Ma alle loro spalle qualcuno li osserva e la tragica fine si fa contemporanea al gesto d’amore. Sensuale e passionale, invece, il bacio opera di Gaetano Previati Romeo e Giulietta. Dell’opera non è nota l’ubicazione ma in mostra c’è una magnifica tempera su cartoncino che ci mostra i due giovani mentre si baciano ardentemente. Si tratta di una suggestiva rivisitazione in chiave preraffaellita. Giulietta è in piedi china sulle labbra di Romeo inginocchiato davanti a lei; le mani di entrambi sono intrecciate e si stringono contro i cuori. Le due bocche sono unite in un bacio appassionato. I due corpi sono una cosa sola che emerge a fatica dall’ombra. Un gesto improvviso il loro, che però porta in sé il senso dell’infinito. Dalla penna degli scrittori alla trasposizione su tela il passo è breve. Splendidi ritratti di donne che vivono la proprio passione con intensità e trasporto, e attraverso quei baci rubati impressi sulla tela si spingono fino alle estreme conseguenze dei loro amori.

giovedì 3 novembre 2011

Giancarlo Ossola. Interni del secolo breve

Comunicato stampa

Giancarlo Ossola (Milano, 1935) è alle sue origini artistiche un giovane di talento che con originalità e certa immaginifica visione - tra paesaggio di natura e artificio urbano - si inscrive nella corrente neoinformale degli anni Sessanta. Si riscatta in itinere dall’imprinting dei maestri dell’ultimo naturalismo lombardo, guardando, nella sua città, all’avventura figurativa in solitario di Franco Francese e all’esperienza del ‘realismo esistenziale’ - in particolare Vaglieri e Guerreschi - e, in Europa, ai grandi figurativi critici: Bacon, Giacometti, Freud.
Ciò che decide del destino artistico di Ossola e della sua generazione è il definitivo esilio degli oggetti dalla loro origine di materia e di manufazione - come atto, sia pure via via ridotto, di creazione. Nell’esilio dell’oggetto, nella sua fluttuazione sradicata, è la fine del residuo senso, della residua creatività e storia del lavoro umano. E dei luoghi del lavoro. Così il lavoro umano giunge al grado zero di estraniazione e alienazione. La pop art - habitat degli oggetti di serie e di consumo - propone un universo oggettuale svincolato da qualsiasi origine e una quotidianità ‘liberata’ dalle stratificazioni della memoria, dalla Storia. Il secolo breve finisce sancendo l’assenza di senso del lavoro (manuale, intellettuale) e l’inutilità della memoria (fine della Storia). Ossola aggredisce questa condizione generale, attento piuttosto alla predicazione classista e terzomondista degli artisti e degli oggetti dell’arte povera (antagonista della pop art) e orienta la sua pittura non solo a rappresentare l’enigma dell’esilio degli oggetti, ma il vuoto dei luoghi della manufazione, la rovina del lavoro e dei luoghi del lavoro. Gli spazi desolati, in cui la presenza umana è cancellata, che il secolo nel suo declino ci consegna. Le grandi cascine svuotate di una civiltà contadina estinta - gigantesche architetture prive di senso, oggetti mostruosi - le grandi fabbriche svuotate della fine della civiltà industriale e della crisi, geometrie urbane senza funzione. Grande artista del nostro tempo, egli riscatta e intercetta - in questi vuoti e ambiti desolati - voci e tracce dell’umanità collettiva che vi ha transitato. Migrazioni, un’epica. Spazi del lavoro, ma anche della contenzione, della costrizione (le carceri del ‘Lissandrino’, l’amato Magnasco ne sono un dichiarato antefatto). Remoti, eco di presenze e di umane catastrofi nel secolo delle grandi guerre e dei lager, transiti e porte carraie per una realtà altra da noi, oltre noi. Le sue tele fremono di presenze appena estinte, di tracce di materia e del lavoro dell’uomo, di resti e residui, di fantasmi. Interni che ne sono colmi. Vuoti che lo raccontano. Spazi che ci appartengono, restituiscono un senso, un racconto, figurano la Storia del secolo breve da cui veniamo, fanno da prefazione - da porta - al millennio della Krisis verso cui andiamo.

Titolo mostra: Giancarlo Ossola. Interni del secolo breve
Tele, tempere su carta, disegni 1962-2010
A cura di: Piero Del Giudice
Sede: GALLERIA D’ARTE LA COLOMBA
via al Lido, 9 - CH LUGANO tel. +41 91 972 21 81
Durata: 12 novembre - 20 dicembre 2011
Vernice: sabato 12 novembre 2011, ore 17.30
Orari: da martedì a sabato 14.00 - 18.30, domenica e giorni festivi 14.30 - 18.00

Immagine: Giancarlo Ossola, Geometrie spontanee, 2004, olio su tela, cm. 100x100.

mercoledì 2 novembre 2011

Inaugurazione Galleria Sabrina Falzone

Comunicato stampa

Sabato 5 novembre alle ore 18 nella cornice di un palazzo nobiliare del XX secolo, a due passi dal Duomo e dalla Fiera Campionaria, inaugura la galleria Sabrina Falzone, il più elegante spazio museale della città di Milano dedicato all’arte contemporanea e alla sua capillare promozione in Europa.
Dal 5 al 19 novembre verranno presentate le personali di Valenberg “Astrattismo materico” e di Francesca Pettinato “Trame silenti” a fianco a una collezione di opere in permanenza, tra le cui firme figurano Paola Cirrincione, Antonio Giuliani, Valerio Tizzi, Anna Galli. Ma non è tutto. In mostra sarà possibile ammirare anche le opere di Symona Colina e Luciano Besi.
La sede museale, diretta dal critico d’arte Sabrina Falzone e da Giuseppe Di Salvo, si sviluppa su due livelli ed è situata nel centro storico (zona 1 di Milano) accanto alla metropolitana Pagano, nel quartiere di Corso Vercelli e nell’area dello shopping milanese. Essa si affaccia sul Parco Pallavicino nel contesto di un palazzo d’epoca del Novecento.
Per il suo prestigio architettonico il palazzo è tutelato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali come bene di particolare interesse paesaggistico, in quanto espressione di valori storici, culturali e artistici del territorio lombardo. Un sofisticato sistema di allarme garantisce la massima protezione alle opere in esposizione temporanea o permanente.
Il centro espositivo, recentemente restaurato, possiede uno charme unico, avvolto nei dettagli d’epoca. L’aspetto architettonico conserva ancora i preziosi seminati e gli originali soffitti in laterizio che si possono ammirare dal Salone Bernini, dalla Sala Europa e dallo Spazio Mirò della galleria Sabrina Falzone, mentre la bellezza degli stucchi troneggia sulla Sala Guttuso e le forme lignee rendono unico il percorso espositivo all’interno della Sala Furini.
Su quasi 200 mq di superficie espositiva si respira un’atmosfera di grande equilibrio tra passato e presente, dove le opere d’arte, accuratamente selezionate, sono valorizzate da un’illuminazione professionale di livello museale e da un allestimento di elevata qualità, grazie ad un efficiente team di professionisti in grado di progettare un’esposizione d’arte dalla sua fase di concepimento a quella organizzativa, fino a quella promozionale.
L’idea di allestire uno spazio dedicato all’arte contemporanea e agli scambi artistici era già nata nel gennaio 2009 con il nome “Il Borgo”, in quanto la prima sede espositiva si affacciava su un caratteristico borgo antico di Corso San Gottardo nell’esclusivo quartiere Navigli di Milano. La galleria ha visto al suo interno l’esposizione di opere di celebri artisti contemporanei del calibro di Fiume riconosciuto a livello mondiale ed in meno di tre anni è cresciuta notevolmente grazie ad una costante dedizione e all’alta professionalità.

SABRINA FALZONE. GALLERIA SPAZIO MUSEALE
Direzione Artistica: Sabrina Falzone
Vice-direttore: Giuseppe Di Salvo
PR e Relazioni Internazionali: Sanja Kocman
Indirizzo: Via Giorgio Pallavicino 29, 20145 Milano
Inaugurazione: sabato 5 novembre 2011, ore 18.00
Orari di visita: martedì-venerdì h.16-19 e sabato h.10-12
Chiuso Lunedì e festivi
Ingresso gratuito
mostre@sabrinafalzone.info
http://www.galleriasabrinafalzone.com

martedì 1 novembre 2011

In Arte Exhibit presenta Franco Corbisiero

Servizio del TGR Basilicata andato in onda sabato 29 ottobre 2011 nell'edizione delle 14.00.

Mostra Corbisiero - Servizio TGR Basilicata 29-10-2011
Servizio del TGR Basilicata andato in onda sabato 29 ottobre 2011 nell'edizione delle 14.00.
Posted by In Arte on Giovedì 3 novembre 2011