sabato 30 luglio 2011

Corpo Amore e sentimento nei dipinti fra XV e XVIII secolo della collezione Giorgio Baratti di Milano

di Sonia Gammone

Nella Galleria San Marino di Palazzo Arzilli si è aperta lo scorso 27 luglio e sarà visitabile fino al prossimo 18 settembre una pregevolissima esposizione dal titolo Corpo Amore e Sentimento nei dipinti fra XV e XVIII secolo della collezione Giorgio Baratti di Milano. Giunta alla sua ventisettesima esposizione, la galleria ci presenta i dipinti antichi della collezione privata di Giorgio Baratti, milanese, gentiluomo che convive da sempre con stupendi capolavori. Opere uniche di autori unici raccontano passioni, sentimenti, vicende umane di vita e di morte. Pittori come Bronzino, Battistello Caracciolo, Corrado Giaquinto, Giuseppe Bonito, Carlo Cignani, Karl Loth, Antoine Coypel, Giovan Battista Castiglione detto il Grechetto, si susseguono nelle loro tele proponendo al visitatore un percorso emozionante ed unico che il passare dei secoli accentua solo di maggiore bellezza espressiva. Tele piene di vibranti passioni esplicate nei racconti biblici o nella sensualità, opere talvolta ironiche che ci trasportano con i loro soggetti dal sogno alla realtà, dal divino all’umano, dall’amore più puro a quello più sensuale fino alla violenza di alcune scene. Luci ed ombre, passioni ed intrighi, che lo opere in mostra alla Galleria San marino, regalano allo spettatore pronto a coglierne tutta la bellezza simbolica. La mostra ha ottenuto per questi motivi importanti patrocini e riconoscimenti che ne fanno indubbiamente un appuntamento di grande rilievo nella sfera artistica.

domenica 24 luglio 2011

Antonella Malvasi. Il partito preso del qualunque

Comunicato Stampa

Non è certo facile farsi spazio in questa difficile Lucania, ma quando si cresce e si vive per manifestare idee, allora anche le difficoltà e la durezza di questa terra regalano la forza e il desiderio sempre più forti di “mettere le radici”, per poi partire portando, chissà, i frutti di queste forti piante fatte di idee, dalla Lucania al Mondo.
E' una giovane artista, Antonella Malvasi, che dopo aver frequentato l'Accademia di Belle Arti di Lecce, decide di praticare la sua arte partendo dalla sua terra, Pisticci. La sua non è solo ispirazione e attitudine, ma studio attento della società, della politica, non solo dell'arte. Si, perché l'arte è tra le cose, tra la gente, nella politica, nella società, nelle scienze, nell'amore. Un artista è colui che guarda un po' a tutto, che fa memoria e che a volte insegna. L'arte è un modo di guardare e “rendere” la realtà, liberandosene allo stesso tempo e sfidando i limiti del reale anche attraverso il reale.
E allora prova a dire la sua, Antonella Malvasi: “Il Partito preso del Qualunque”, perché l'arte può tutto, anche portarsi e, al tempo stesso, portare il pubblico al limite di un paradosso. In questo modo l'artista mostra il suo senso artistico attingendo fedelmente dalla realtà.
Tommaso Ariemma definisce il lavoro di Malvasi: pittura ironica e paradossale. Il filosofo e docente di estetica, curatore della sua mostra, scrive di lei:
Soffermarsi sulle opere di Antonella Malvasi, è fare esperienza di una pittura a prima vista mite e inoffensiva. La delicatezza del suo stile, la scelta dei colori e dei soggetti non sembrano avere nulla in comune con molta arte contemporanea. Quest’ultima si è, infatti, caratterizzata spesso per la scelta del disgustoso, del macabro e di tutto ciò che un facoltoso borghese mai metterebbe in casa sua. Molta arte contemporanea ha scelto di contrapporsi duramente alla concezione dell’arte come “arredo”. Una contrapposizione netta, che, tuttavia, ha visto acquistare questa arte sovversiva proprio da facoltosi imprenditori che ne hanno fatto subito oggetto di investimento economico. Quest’arte non arrederà più le case come un tempo (il che non è sempre vero), ma arreda musei raffinati, mostre esclusive e risulta sempre protagonista nelle aste, dove le cifre di vendita divengono sempre più vertiginose. Molta arte contemporanea rischia così di essere assorbita e disinnescata proprio da coloro contro i quali quest’arte voleva scagliarsi. All’interno di questo panorama, la strategia messa in atto da Antonella Malvasi è da tenere, allora, in grande considerazione. Piuttosto che scagliarsi in maniera forte e netta contro un certo modo di considerare l’arte, la pittrice sceglie una strategia ironica e paradossale. Grazie all’ironia, Antonella Malvasi non “urta”, lasciando passare in punta di piedi il senso della sua arte. L’arte, e in particolare la pittura, è considerata un arredo? Bene, allora avrete l’arredo della vostra casa, letteralmente, anzi pittoricamente. Malvasi l’arrederà tutta, dalle poltrone alle finestre. Per farvi vedere che la vera arte non riempie una stanza, ma piuttosto fa il vuoto, crea spazio, esprime libertà. Una pittura che entra nelle vostre case, dunque, per ribadire ironicamente che l’arte non è un arredo. Una strategia ironica, quella di Malvasi, ma anche paradossale, fin dal titolo della sua mostra. “Il partito preso del qualunque”, infatti, è un’espressione paradossale. Come dire che c’è tutto, ma selezionato. Come fare la scelta di non scegliere. Ma praticare il paradosso è praticare l’arte: presentare una poltrona che non è una poltrona, un mobiletto che non è un mobiletto, una finestra che non è una finestra. A complicare il tutto sarà, inoltre, l’inclusione di quadri “veri” della pittrice accanto a quelli che “arredano”, per rendere l’esposizione delle opere indecidibile e sfuggente. Un’arte, quella di Malvasi, per cui vale la bella e paradossale espressione di Robert Filliou: “l’arte è ciò che rende la vita più interessante dell’arte”.

Antonella Malvasi vive ed opera a Marconia di Pisticci, si laurea presso l'Accademia di Belle Arti di Lecce con il massimo dei voti. La sua ricerca artistica inizia guardando alle diverse correnti delle Avanguardie ma soprattutto soffermandosi sulle ricerche filosofico-artistiche come quelle dei Futuristi. L’arte per Malvasi non è solo pura rappresentazione, ma qualcosa di più : “pensiero- arte”. Il suo percorso artistico è anche una ricerca estetica che guarda a grandi filosofi contemporanei come Alain Badiou.
Partecipa a diversi concorsi artistici che la vedono vincitrice, tra i quali “Premio Enogea 2010” tenutosi a Barile (Pz) e organizzato dall'Associazione “Orme” con sede in Rionero in Vulture.
Antonella Malvasi espone le sue opere nella personale di pittura “Tratti d'Identità” a Pisticci (Mt) nel 2008 e a diverse collettive d'arte, come “Primaverart” nel prestigioso Castello Carlo V a Lecce, “Vernice Fresca” a Salice Salentino (Le), “Arte a Confronto” nel contesto del Making Art Festival a Marconia (Mt), organizzato dall'Associazione culturale “Emanuele 11e72”.
Si esprime anche con la scrittura, non solo nell'arte proponendo Manifesti artistici, ma scrivendo una prefazione per la plaquette “Amore, Passione e Follia” di Anio Iannuzziello e Marina Mercorella, pubblicato ad Aprile 2011 da ARCHIVA edizione.

Titolo mostra: Antonella Malvasi. Il partito preso del qualunque
A cura di: Tommaso Ariemma
Sede: Casa della Cultura (Accademia della Musica), Rione Terra Vecchia - Pisticci (MT)
Date: dal 9 al 13 agosto 2011
Inaugurazione: giovedì 11 agosto 2011, ore 19.00
Orari: dalle ore 18.00 alle 23.00

mercoledì 20 luglio 2011

Tutta la musica del Vulture

di Francesco Mastrorizzi

Le notti d'estate nel Vulture saranno accompagnate quest'anno più che mai dalle note della buona musica italiana e non solo. Tanti sono infatti i concerti previsti nelle piazze tra fine luglio e agosto, quasi sempre in occasione di feste patronali.
Si parte con la XIII edizione del Vulcanica Live Festival, che sarà diviso in due appuntamenti. Il 25 luglio al Palazzo G. Fortunato di Rionero in Vulture è previsto il concerto del John Scofield Quartet, capitanato da uno dei più grandi chitarristi jazz al mondo. Dal 29 al 31 luglio, invece, ci si sposta a Monticchio, per una intensa tre giorni in cui si esibiranno tante band rock emergenti ed altri gruppi più affermati come Quintorigo e A Toys Orchestra.
La regina di quest'estate, però, è Melfi, che ospiterà ben tre concerti gratuiti nel giro di tre settimane. Il primo è quello di Giusy Ferreri, la cantante lanciata dal talent show "X Factor", che si esibirà il 28 luglio in Piazzale Craxi. Medesima location il 3 agosto per il concerto del menestrello dei giorni nostri, Caparezza. Il 15 agosto in Piazza Duomo, invece, proporrà i suoi successi il cantautore romano Niccolò Fabi.
A Melfi rispondono sia Rionero che Venosa con due concerti ciascuna. L'8 e il 9 agosto il palco di piazza XX settembre a Rionero vedrà le esibizioni del rocker Edoardo Bennato e di Lucio Dalla, accompagnato dalla Grande Orchestra Sinfonica Russa Chaikowski. A Venosa, invece, il 18 agosto arriveranno i Pooh, orfani del batterista Stefano D'Orazio. A precederli il 16 agosto sarà il cantante e percussionista napoletano Tullio De Piscopo.
Anche nei piccoli comuni sono previsti concerti di famosi artisti. Tra tutti spicca Ripacandida, dove il 7 agosto sarà possibile assistere alla performance live di Francesco Renga. Ginestra, invece, accoglierà un personaggio molto amato dal pubblico del sud Italia, Nino D'Angelo, da diversi anni artista più maturo rispetto ai suoi esordi. In tono più minore Maschito, che il 15 agosto presenta Paola e Chiara, e Ruvo del Monte, dove il 18 agosto è attesa Anna Tatangelo.

domenica 17 luglio 2011

Venosa: da convento a casa popolare

di Francesco Mastrorizzi

Si parla spesso di salvaguardia e recupero dei Beni Culturali presenti sul territorio e di conseguenza della loro valorizzazione a fini turistici e non solo. Non sempre, però, alle parole seguono i fatti.
È di pochi giorni fa la pubblicazione da parte del Comune di Venosa di un bando di concorso per l’assegnazione di alcuni alloggi di edilizia popolare, che verranno ceduti in locazione a canoni agevolati. La cosa particolare è che questi alloggi sono in corso di realizzazione all’interno delle strutture di un edificio storico, e cioè l’ex convento di Santa Maria della Scala. Il complesso, adiacente all’omonima chiesa, è stato di recente ristrutturato, con il contributo dell’Unione Europea, dalla ditta Gi.Vi. Costruzioni di Napoli, per una spesa di circa 776 mila euro, riacquistando finalmente un valore architettonico e artistico importante.
Il convento di Santa Maria della Scala, attivo fino al 1868, ospitava in passato circa quaranta monache dell’Ordine Cistercense. Fu costruito nel 1589, per svolgere le funzioni del già esistente monastero situato al di fuori delle mura della città, in osservanza alle norme del Concilio di Trento, che raccomandava il trasferimento in centri abitati dei monasteri femminili siti in luoghi isolati. L’edificio fu ristrutturato più volte nel corso dei secoli e in parte demolito all’inizio del ‘900 per permettere l’apertura di Piazza Giovanni Ninni e con l'intenzione di costruirvi il teatro comunale (progetto mai realizzato).
Delle strutture rimaste, importanti sono in particolare i balconi e il loggiato di collegamento fra il convento e la chiesa, riferibili alla ricostruzione seicentesca. Il corpo centrale dell'ex convento è formato da una serie di ambienti ampi, coperti a volta, cui si accede tramite un piccolo portale.
Conseguentemente al recupero di un edificio di tale valore storico, ci si sarebbe aspettati che venisse adibito a contenitore culturale, ad esempio come sede di una pinacoteca comunale. In città si era parlato anche di un possibile uso come struttura turistica ricettiva. Invece già in partenza era noto, evidentemente non a tutti, che il finanziamento da parte dell’Ue era subordinato alla realizzazione di alloggi, tra l’altro già presenti prima della ristrutturazione. Tuttavia resta l’amaro in bocca per non essere riusciti a trovare altre soluzioni per poter utilizzare al meglio una struttura così importante, collocata in pieno centro storico.

sabato 16 luglio 2011

La cattedrale di Venosa

di Sonia Gammone

La cattedrale di Venosa rappresenta sicuramente uno dei monumenti simbolo della cittadina oraziana. La sua imponente mole è affiancata dal volume slanciato del campanile e domina l’omonima piazza di cui occupa il lato nord-occidentale, emergendo nettamente rispetto al contesto edilizio che la circonda. Grazie a diverse fonti storiche concordi, la sua costruzione può essere datata a partire da 1470 quando il feudatario Pirro del Balzo si impegnò a realizzare l’opera dopo aver ottenuto da vescovo Nicola Geronimo Porfido il consenso di demolire il preesistente duomo per edificare al suo posto il nuovo castello. Tuttavia, per diverse vicissitudini, la cattedrale fu consacrata solo il 12 marzo 1531.
Modellato in forme semplici, ma grandi e spaziose, l’edificio presenta soprattutto all’interno soluzioni strutturali e decorative di matrice tardo-gotica sui quali nei decenni successivi si sono aggiunti i complementi ornamentali più strettamente rinascimentali. Nei secoli si sono susseguiti trasformazioni, integrazioni rifacimenti e mutilazioni che le fonti ci descrivono più o meno nel dettaglio. Il campanile venne realizzato solo molto più tardi: i lavori iniziarono nel 1589 e dopo vari rifacimenti ed aggiunte terminarono solo nel 1714. Situato in corrispondenza della parte presbiteriale, è alto 42 metri e rappresenta visivamente l’emergenza architettonica più visibile della città. La costruzione si eleva su cinque blocchi: i primi tre, più grandi e solidi, hanno pianta quadrangolare e gli ultimi due, sovrapposti “a telescopio”, hanno pianta ottagonale.
All’interno la cattedrale di Venosa si presente divisa in tre navate su due piani. Le navate sono delimitate da archi a sesto acuto; in fondo due grandi archi segano l’area del transetto, oltre il quale la visuale va a chiudersi nell’abside a forma di lunetta. Nelle navate laterali sono ospitate varie cappelle tra le quali spiccano quella la Cappella del Sacramento risalente al 1520, ornata da un arco costellato da putti, candelabri e festoni. Diversi i dipinti che ornano l’interno della chiesa come Il martirio di San Felice di Carlo Maratta, Cristo e la Maddalena di Nicola Marangelli, l’Adorazione dei Magi di Simone da Firenze, del quale si conservano purtroppo solo piccoli frammenti. Nella cripta è custodita la tomba di Maria Donata Orsini, moglie di Pirro del Balzo che come dote diede al duca proprio la città di Venosa nel 1453.

martedì 5 luglio 2011

Vincenzo Lo Sasso. Frammenti dell’Anima

Comunicato stampa

Sabato 9 Luglio 2011, alle ore 18, presso la Galleria Artrè Gallery di Piazza delle Vigne a Genova, viene inaugurata la mostra “Frammenti dell’anima”, personale di Vincenzo Lo Sasso. L’artista milanese, dopo il successo della recente mostra allestita presso la 532 Galleria Thomas Jaeckel di New York, ritorna a Genova, a distanza di quattro anni dal suo debutto ligure, portando alla Artrè Gallery una selezione di nuovi lavori. Bruna Solinas, titolare dello spazio, testimonia ancora una volta la sua attenzione per le ultime tendenze dell’arte contemporanea. Con l’opera “Frammenti dell’Anima” Vincenzo Lo Sasso, su invito di Vittorio Sgarbi, è presente alla 54esima edizione del prestigiosa Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia.
“Frammenti dell’Anima”, nella mostra genovese, è un percorso scandito da trenta opere di piccole e medie dimensioni e una di grandissimo formato, lavori per lo più inediti che l’autore ha realizzato proseguendo il suo filone di ricerca legato all’arte informale. In tutte le opere esposte Vincenzo Lo Sasso ripropone la personale e segretissima tecnica che prevede la solidificazione di colori metallici sul supporto di alluminio.
“I frammenti dell’anima – rileva il critico Luciano Caprile – costituiscono un distillato di impulsi informali che dilagano sul supporto di alluminio e sembrano corromperlo in allusioni rugginose o dorate su cui prevale e fiorisce un magma azzurrognolo ora in via di disgregazione radiale ora rivolto a una più decisa compattezza centripeta”.
E’ questo dei “frammenti” un ciclo pittorico (27 i lavori in mostra) dove la materia si carica di forza ed energia, suggestioni e vitalità nonostante sia utilizzato un supporto dall’anima fredda come suggerisce la lastra di metallo.

Nota biografica
Vincenzo Lo Sasso nasce a Taranto nel 1954. Dopo aver frequentato la facoltà di Architettura inizia il percorso artistico giovanissimo con un’intensa attività pittorica utilizzando mezzi e supporti tradizionali. All’età di 23 anni scopre la fotografia e avvia una lunga e fruttuosa collaborazione con testate come Vogue Italia, Vogue Bellezza, Uomo Mare, Vogue Travel, Linea Italiana. In teatro Vincenzo Lo Sasso ha collaborato col Balletto d’Arte Contemporanea di San Pietroburgo e col Teatro Stabile di Ancona. Nel mondo dello spettacolo la sua creatività è stata apprezzata da Eros Ramazzotti, Gianni Morandi, Anna Oxa, Spagna. Il suo impegno si è concretizzato anche in campo pubblicitario attraverso lavori concepiti per L’Oreal, Wella, Schwarzkopf e per note aziende di moda tra New York e Milano. Nel febbraio 2007 Vincenzo Lo Sasso partecipa alla Fiera Luxory and Yachts di Verona nella sezione “allestimenti gallerie” con un’opera di notevoli dimensioni.
Nell’aprile 2007 inaugura una mostra personale dal titolo “Ghiaccio Bollente”, presso il Chiostro di S. Matteo di Genova (catalogo curato da Maurizio Sciaccaluga ). Nel luglio 2008 una sua importante mostra personale dal titolo “il Segno e il Sogno” è stata ospitata negli Appartamenti storici della Reggia di Caserta (catalogo curato da Luciano Caprile). Nell’estate del 2009 il Castello Doria di Portovenere accoglie la personale “Emozioni”.
Nella primavera del 2011 ha esposto le sue opere presso la 532 Galleria Thomas Jaeckel delle più prestigiose galleria di Soho, il quartiere degli artisti, a New York. Vincenzo Lo Sasso è presente alla 54esima edizione dell’esposizione internazionale “Biennale di Venezie” con l’opera “Frammenti dell’anima”.
Vive e lavora a Milano.

Titolo: Vincenzo Lo Sasso. Frammenti dell’Anima
Sede: Galleria Artrè, Genova
Date: 9 - 31 luglio
Vernissage: sabato 9 luglio 2011, ore 18.00
Orario di apertura: dal martedì al sabato dalle ore 15.30 alle ore 19.30

Immagine: Vincenzo Lo Sasso, Frammenti dell’anima, 2011, cm 70x70

sabato 2 luglio 2011

Caravaggio: donna tra luce ed ombra

di Sonia Gammone

Artista rivoluzionario e tormentato, Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, vive un’esistenza sempre al limite, fatta di mille contraddizioni umane e di altrettante stupefacenti intuizioni nel campo pittorico che segneranno una svolta epocale per la storia dell’arte. La sua rivoluzione sta in quel naturalismo espresso dai soggetti e nelle atmosfere in cui le figure emergono dall’oscurità grazie al volume che la luce dona ai loro corpi. La luce rivela ciò che l’ombra nasconde. In quella pittura lontana dal sublimare la sacralità comunemente riconosciuta, il Caravaggio sconvolge tutti, committenti, pubblico, critici, portando il divino nel mondo degli umani, lasciando che il realismo dei suoi personaggi prenda il posto delle figure ideali che fino a quel momento avevano rappresentato il sacro nella pittura.
La sua produzione pittorica è vasta e i tanti committenti che si sono susseguiti nel corso della sua vita ci permettono di avere oggi, a quattrocento anni dalla sua morte, opere magnifiche che non smettono di stupire tutti quegli spettatori che giungono da lontano per ammirarle. Spettatori estasiati e non più sconvolti e imbarazzati come quelli che per la prima volta videro la Madonna di Loreto o Madonna dei pellegrini ritratta sulla soglia di un’umile dimora dalle mura fatiscenti, vestita da popolana con Gesù in braccio, con il piede sinuoso quasi a mostrare la sua femminilità. E davanti a lei i due pellegrini, così reali con quei piedi sporchi mostrati in primo piano. Il volto della Madonna è quello di Lena, Maddalena Antognetti, una prostituta romana descritta in alcune cronache come “donna di Michelangelo”. E sarà sempre suo il volto della Madonna dei Palafranieri o della serpe che mostra la Madonna e il Bambino mentre schiacciano il serpente del peccato originale alla presenza di Anna. Ma l’opera fece scandalo e venne rifiutata dai committenti: il bambino è troppo cresciuto per essere ritratto nudo e la scollatura della Madonna è troppo abbondante. Già prima di queste opere egli era ricorso ai volti di donne di malaffare probabilmente conosciute di persona nelle sue frequentazioni tra i ceti più bassi. Il volto di Anna Bianchini, detta Annuccia, lo ritroviamo in almeno quattro opere: nella Maddalena penitente, nel Riposo durante la fuga in Egitto, nella Marta e Maria Maddalena e nella Morte della Vergine. La Maddalena penitente è il primo soggetto sacro dipinto dal Caravaggio. Rispetto all’iconografia classica qui non ci sono gesti plateali di autopunizione, ma c’è solo l’atteggiamento umanissimo di una ragazza che si sente peccatrice e che chiede perdono. La sua sofferenza è tutta lì nelle mani raccolte in grembo e nel suo viso dolente mentre se ne sta seduta su una sedia. Ma la donna che più di ogni altra ha segnato la sua vita è Fillide Melandroni poiché legata anche a Ranuccio Tommasoni, l’uomo che il pittore assassinò nel 1606. La ragazza, prostituta anche lei, compare in quattro dipinti: nel Ritratto della cortigiana Fillide, nella Marta e Maria Maddalena, nella Santa Caterina d’Alessandria e in Giuditta e Oloferne. Opera, quest’ultima, che ancora una volta traccia una netta linea di separazione rispetto alla tradizionale rappresentazione del soggetto. Egli sceglie di fissare su tela il momento culminante della storia dell’eroina biblica, la decapitazione del generale assiro Oloferne, e lo fa in maniera cruenta e realistica. Giuditta, concentrata nell’azione, appare stupita e quasi disgustata per la violenza e la rapidità del suo gesto, e accanto a lei la serva, vecchia e rugosa, che con lo sguardo terrorizzato tiene fra le mani la bisaccia nella quale è pronta ad accogliere la testa del tiranno. Donne di vita quelle che Caravaggio sceglie di fissare nei suoi dipinti, accompagnate nell’esistenza reale così come sulla tela da luci ed ombre.