martedì 8 luglio 2014

Cos'è il Vittoriale degli italiani (Parte 2)

di Carlo Maria Nardiello


Gabriele d’Annunzio ha vissuto nel Vittoriale gli ultimi diciotto anni della sua vita, non lontano da Salò, dove si sono consumati gli ultimi atti del fascismo. E la storia dell’ultima dimora del Vate è intimamente legata al Duce: secondo alcuni autorevoli storici, la villa sul Garda sarebbe al centro di un compromesso tra d’Annunzio e Mussolini. Infatti, in cambio di ingenti somme di denaro da parte dello Stato italiano necessarie per la ristrutturazione dell’edificio e della costruzione del parco circostante, l’eroe di guerra (fortemente acclamato dalla destra italiana e con una presa popolare da fare invidia) avrebbe dovuto farsi da parte sulla scena politica a vantaggio del futuro dittatore. Ricostruzione facile da supportare se si guarda agli archivi e ai documenti dell’epoca, che certificano i pagamenti, le visite ufficiali e non da parte di Mussolini nel buen retiro di Gardone e l’effettiva uscita dal campo politico del soldato di Fiume.
«Io ho per temperamento, per istinto il bisogno del superfluo. L’educazione estetica del mio spirito mi trascina irresistibilmente al desiderio e all’acquisto delle cose belle» confida alla pagina Gabriele d’Annunzio. Sono parole che colgono pienamente il fondo germinale del Vittoriale: una necessità che obbliga l’uomo a circondarsi della bellezza in ogni sua forma e declinazione. 
Gli esterni della villa, divenuta patrimonio nazionale con il regio decreto n.1050 del 28 maggio 1925, appaiono a volte metafisici, perciò essi sono in equilibrata contrapposizione con gli interni. Un’infinità di sale, stanze, camere da letto e molti, moltissimi bagni, si susseguono in un ragionato e ponderato percorso di conoscenza e di accostamento al suo proprietario. Nulla è affidato al caso. Le librerie sono divise per argomenti, a volte per anni, altre per la lingua, arredi sfarzosi si alternano al mito francescano del poeta in quadri oppositivi sempre ragionati e mai forzati. Gian Carlo Maroni, l’architetto responsabile delle diverse fasi di intervento sulla struttura e sulla divisione interna dello spazio, ha sempre assecondato le prerogative del committente. 


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