mercoledì 2 luglio 2014

Cos'è il Vittoriale degli italiani? (Parte 1)

di Carlo Maria Nardiello


Gabriele d’Annunzio non è stato solo un egregio romanziere, un navigato poeta, un raffinato drammaturgo, un sensibile giornalista di costume e un amante delle belle donne: d’Annunzio è stato anche un “imaginifico architetto”.
Notoriamente attratto dal Bello, adepto fedele dell’Estetismo, il Vate dedica all’architettura e all’arte dell’arredamento pagine sempre pertinenti e argute sin dai primissimi scritti giovanili, in qualità di giornalista per «La Tribuna» di Roma.
È naturale attendersi che le case abitate dal poeta siano una realizzazione plastica di quanto felicemente descritto, con dovizia di particolari, nei suoi testi più famosi, in cui le sezioni dedicate agli interni traboccano. Delle diverse abitazioni in cui d’Annunzio ha vissuto e scritto e studiato e amato (le più ricordate delle quali sono Villa La Capponcina e lo châlet Saint Dominique ad Arcachon) il Vittoriale è certamente quella che “racconta” meglio di tutte i segreti del suo inquilino.
Sin dalla prima visione della villa di Cargnacco nella romantica cornice di Gardone Riviera, sulle rive del Garda, d’Annunzio riconosce le potenzialità di una struttura che da «Colonica» diventerà «Vittoriale», grazie al suo intervento. Così, il I febbraio del 1921 l’eroe di Fiume fitta per 600 lire al mese la villa che fu di Henry Thode e prima della fine dell’anno si decide ad acquistarla per 260.000 lire. Compreso nel prezzo è anche la biblioteca di oltre seimila volumi, manoscritti di Wagner e soprattutto il pianoforte Steinway appartenuto a Franz Listz, il pezzo forte della proprietà da cui d’Annunzio si lascia persuadere sin da subito.

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