martedì 4 novembre 2014

Riga. Il colore e la forma (parte 1)

di Carlo Maria Nardiello

Riga si riconosce dai colori. 
E dalle facciate dei palazzi. 
I giardini sparsi ovunque, il fiume Daugava che apre alle vie del centro, i tetti che amoreggiano col cielo, i musei che in numero superano gli alberghi, i localini che si aprono sulla strada di giorno e di notte invitano a non uscirvi più, finanche la musica di strada: ovunque il carnevale della capitale lettone manifesta una tavolozza di colori che contrasta con l’immagine stereotipata delle Repubbliche Baltiche, percepite come grigie, fredde, inospitali. 
In soli 304 kilometri quadrati nella città di Riga è possibile visitare ben 50 musei (dal Laima Chocolate Musem al Museo dell’Occupazione, dal Latvian War Musem al Riga Motor Museum, dall’Arsenãl al Railway History Musem, et al.). Ed infatti Riga è comunemente conosciuta, e riconosciuta, come la “Città dei Musei”, oltreché come la “Parigi del Baltico”. Essa conserva, tra gli altri, il maggior numero di testimonianze di Art Nouveau d’Europa, quindi del mondo intero. 
Mikahil Eisenstein (1867-1921), padre di quel Sergei autore, fra gli altri, della Corazzata Potemkin, Ivan il Terribile, Alexander Neviskij, è stato tra i primi a forgiare il claim dell’odierna Riga. L’architetto di origini russe ha disegnato e progettato l’intera collezione di palazzi che affacciano su Alberta iela, una delle principali strade del centro urbano. 
Konstantīns Pēkšēns (1859-1928) è, invece, la bandiera dell’architettura nazionale: consigliere comunale, fondatore dell’Unione Architetti Lettoni e prolifico disegnatore di idee, ancor prima che di palazzi, Pēkšēns è il padre di uno degli edifici iconici di Riga: il Museo di Art Nouveau Riga.
Il centro cittadino è fortificato sin dalle origini: fino a metà Ottocento al suo esterno sorgevano edifici esclusivamente in legno. La primavera dell’architettura di Riga si deve alla tardiva convinzione delle autorità russe: intorno alla metà del XIX secolo essi realizzano che oramai la guerra moderna non si combatte più fra mura fortificate e campagne di fanteria, perciò autorizzano l’abbattimento delle strutture in legno (vincolate a rigide regole risalenti al Medioevo, per il timore che il nemico le utilizzasse come accampamento alle porte della città!) e danno l’avvio ad un periodo di restyling durato molto più che in qualsiasi altra città capitale. 
Mirabile elaborazione, motivi floreali e simpatici gargoyles -sparsi ovunque ma visibili solo ad un occhio attento e suggestionabile- invitano l’avventore del bello a perdersi e ritrovarsi tra le stradine lastricate del centro di Riga.




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