giovedì 20 novembre 2014

Riga. Il colore e la forma (Parte 2)

di Carlo Maria Nardiello


Riga disegna una fitta trama di percorsi fatti di arte, musica, tradizioni e storia. 
Quest’ultima inizia ufficialmente nel lontano 1201, quando il vescovo Alfred von Buxhoevden vi giunge per evangelizzare e germanizzare la regione della Livonia. Entrata a far parte della Lega Anseatica, Riga conosce nel XIII secolo un periodo di enorme splendore. Del 1561 è l’annessione alla Polonia; al 1621 risale l’annessione alla Svezia mentre la definitiva acquisizione da parte della Russia è di un secolo dopo (1721, Trattato di Nystad). 
Vecrīga (la Vecchia Riga) si caratterizza per le tipiche costruzioni in stile anseatico, la cui differenza col panorama Art Nouveau del resto della città si coglie sin da un primissimo sguardo. 
L’unicità è il valore aggiunto dell’intera cittadina dell’Est: esso si ravvisa nell’arte, nella storia, negli eroi nazionali e nella musica. Gidon Kremer (violoncellista), Mariss Jansons (direttore d’orchestra), Misha Maisky (violoncellista), Georgij Andreevič Baklanov (baritono), Elīna Garanča (mezzosprano), Ilya Grubert (violinista) sono fra i maggiori artefici dell’immagine di Riga come capitale della musica europea. Ad aggiungere spessore a tale congrega di artisti e musici è Richard Wagner, che di Riga è stato Kappellmeister, direttore d’orchestra. Già presso il teatro nazionale di Konigsberg il compositore si misura con la direzione, ma l’esperienza termina con il licenziamento a causa dei debiti contratti con svariati creditori. Da lì si trasferisce nella capitale lettone, dove oltre ad un nuovo impiego trova anche l’ispirazione per una nuova opera, il Rienzi. Tuttavia, dopo appena due anni, nel 1839, anche a Riga decidono di fare a meno del talentuoso ma inaffidabile genio della musica: tramite un’avventurosa fuga notturna, Wagner supera il confine tra Russia e Prussia in compagnia della moglie Minna Planer e muove verso Londra. 
Ieri come oggi Riga accoglie musicisti da tutto il mondo, imponendosi sempre più come centro di sperimentazione e di contaminazione attento e sensibile alle nuove esigenze artistiche. Sempre più artisti creano un network conoscitivo e relazionale stabile, che si rinnova d’anno in anno grazie alla paziente organizzazione di eventi capaci di concentrare nei parchi e nelle ville cittadine cultori delle nuove tendenze da tutto il mondo. 
Riga, dunque, si conferma quale crocevia nel cuore pulsante di un’Europa unita nel nome delle arti applicate. Non è difficile incontrare nelle vie del centro urbano giovani e giovanissimi ricercatori universitari, lavoratori stagionali mossi dalla curiosità per un Paese ancora poco conosciuto, affabili turisti in cerca di “qualcosa di diverso dal solito”. 
La cornice entro la quale queste presenze fanno da comparsa è quella descritta da angoli e scorci qui e lì ravvisabili, a volte sovrabbondanti, altre volte solitari e pacifici. Bassorilievi e statue di gattini sui tetti, ragazzi che leggono, donne con lunghe trecce e icone della tradizionale locale pullulano sulle facciate dei palazzi di questa decadente Parigi baltica.



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