
Le documentazioni a noi più distanti su luogo ci riportano al VII sec. d.C., ossia al 633 quando l’antica Rota era strettamente connessa alle dipendenze amministrative napoletane. La sua successiva fase si rifà poi all’incursione longobarda, dove gli assetati Principi beneventani occuparono il centro, nonostante le continue rivolte degli autoctoni. Questa rinomata convergenza nei confronti di Rota è dovuta alla sua posizione geografica coincidente coi noti percorsi viari della Capua-Regium e della consolare Annia-Popilia, dove l’area fu testimone di numerose entità. Il villaggio divenne gastaldato di Salerno nel IX sec., come ci attestano le attendibilità di fonti scritte (actus rotense). La sua importanza insediativa è considerevole se si pensa che esso fungeva da collegamento tra le due pianure in cui veniva a trovarsi, quella vesuviana e quella pestana. Un saldo centro di controllo, quindi, che coadiuvato dall’alto incastellamento di Lanzara raggiungeva un imponente carica amministrativa, protratta in epoche successive con gli Aragonesi e con l’efficiente linea politica della San Severino moderna. In contrasto alle documentazioni del gastaldato, i dati archeologici, tuttavia, rimandano indietro di tre secoli la frequentazione del sito, in particolare alle presenze connesse col sacrario citato (seconda metà VI sec. d.C.).

Il tempio sacro, largamente documentato (Codex Diplomaticus Cavensis) tra atti di vendita e donazioni, sorse tra VI e VIII sec. e presenta un’icnografia a navata unica terminante in un abside semicircolare orientata con una misurazione di 24 mt. di lunghezza e di 8 mt. di ampiezza. La struttura nel corso dei secoli ha subito numerosi rifacimenti e accorpamenti di destinazione probabilmente agricola e/o abitativa. La sua muratura esterna in opus quadratum ne accerta un’antica edificazione. La prima campagna di scavo degli anni 1985-86, assieme agli altri saggi esplorativi che hanno promosso il laboratorio di Archeologia medievale “N. Cilento” nell’Università degli Studi di Salerno con la cooperazione della Ricerca scientifica coordinata dagli studiosi del DILAM (Dipartimento di Latinità e medioevo) assieme ad altri enti, tutt’oggi hanno prodotto numerosi risultati che pongono ad osservare il sito da nuovi punti di vista.
Oggi il complesso riversa in un forte stato di degrado, dove si avverte non poco anche l’imminente scomparsa degli ultimi lacerti di affresco ancora presenti in situ sui registri murari interni. Testimonianze sicuramente valide sul territorio altomedievale che però tutt’oggi risulta parzialmente protetta da una lamiera in acciaio e completamente priva di adeguate coperture. È auspicabile che in un futuro prossimo, al di là delle continue e differenti difficoltà di accesso e di approccio sul sito, il progressivo riemergere dell’insediamento sia una nuova pagina indispensabile per la nostra archeologia, ma soprattutto per la nostra civiltà.
2 commenti :
Dovrei condurre un rilievo materico sella Chiesa, potreste indicarmi qualche fonte bibliografica?
Uno dei primi testi di riferimento, fu pubblicato nel 2001, a ridosso di un incontro di studi archeologici tenutosi dai ricercatori dell'Università degli Studi di Salerno presso Mercato San Severino: AA. VV., "Mercato San Severino e la sua storia. Dall'antica Rota alle trasformazioni moderne", Salerno, 2001.
Per maggiori delucidazioni bibliografiche e materiali di studio, la invito a contattare gli studiosi di riferimento, afferenti al DILAM, Dipartimento di Latinità e Medioevo dello stesso Ateneo (http://www.dilam.unisa.it/), ossia il Prof. Paolo Peduto, la Dott.ssa Rosa Fiorillo e la Dott.ssa Chiara Lambert.
Buon lavoro!
Gianmatteo Funicelli
(Free Lance International Press - Roma)
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