Visualizzazione post con etichetta monumenti basilicata. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta monumenti basilicata. Mostra tutti i post

venerdì 10 agosto 2012

Le Cattedrali di Venosa: percorsi stilistici e influssi interculturali

Comunicato stampa

Nell’ambito delle attività di promozione e valorizzazione del patrimonio storico artistico regionale, finalizzate all’incremento dell’offerta culturale all’utenza, la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici della Basilicata ha predisposto, per tutto il periodo agosto-ottobre 2012, un programma di visite guidate a due tra i più interessanti complessi monumentali della città di Venosa: la Cattedrale di Sant'Andrea e l'Abbazia della SS. Trinità.
L’iniziativa ha non solo lo scopo di far conoscere ad un più vasto pubblico i due importanti monumenti della cittadina oraziana, ma soprattutto di evidenziare come, nel corso dei secoli, i rapporti tra i popoli e gli avvenimenti storici hanno consentito, nell'ambito del dialogo interculturale, di dar vita a quel crogiuolo di civiltà che è oggi l'Europa.

Venosa, Cattedrale di Sant'Andrea e Abbazia della SS. Trinità
dall’11 agosto al 28 ottobre 2012
sabato e domenica - ore 9.00-13.00 / 15.30/18.30
15 e 16 agosto - ore 9.00-13.00
Info e prenotazioni 0972 36095 - 338 9898642

venerdì 18 maggio 2012

Il palazzo ducale di Lavello

di Francesco Mastrorizzi

L’antica domus imperialis, in seguito palazzo ducale, è l’emergenza architettonica più rilevante di Lavello. L’edificio ha subito nel corso dei secoli continue trasformazioni, al variare delle esigenze funzionali. Le sue origini vengono fatte risalire alla fase di insediamento dei normanni nel Vulture, iniziata nel 1040. All’epoca si presentava probabilmente come un castrum, eretto per esigenze di difesa sulla punta estrema della collina del Pescarello e di cui è andata persa ogni traccia materiale.
Nel XIII secolo, sotto il dominio di Federico II, il presidio militare venne completamente trasformato, assumendo le funzioni di domus. La costruzione si sviluppava su due piani, articolati attorno ad una corte, ed era destinata ad accogliere l’imperatore e il suo seguito di ritorno dalle battute di caccia nella zona. Tra il Quattrocento e il Seicento la struttura passò nelle mani della famiglia Orsini-del Balzo prima e dei Del Tufo poi, che la ampliarono e la arricchirono esteticamente, facendole assumere sempre più l’aspetto di un palazzo feudale. Successivamente non vi furono altri interventi significativi.
Oggi il palazzo ducale è sede degli uffici comunali e ospita una mostra permanente della civiltà e cultura contadina, oltre che l’antiquarium, in cui è esposta una parte del patrimonio archeologico di cui è ricca Lavello. Tra gli elementi architettonici conservati, interessante è la loggia quattrocentesca, con portale d’accesso e ampia scalinata d’onore in pietra, collocata all’interno della corte rettangolare, al centro della quale è presente un pozzo in pietra del XVI secolo. Significativi sono anche alcuni torrioni circolari, uno all’estremità della facciata principale e altri due sul prospetto che si affaccia sulla valle dell’Orso.

venerdì 4 febbraio 2011

Potenza e l’antico sacello di San Rocco

di Sonia Gammone

La chiesa di San Rocco Confessore di Potenza è da sempre oggetto di grande interesse popolare poiché legata ad uno dei Santi più amati e venerati dalla tradizione religiosa potentina. L’edificio, risalente alla seconda metà del XIX secolo, fu realizzato sulle rovine di una precedente cappella edificata tra il 1400 e il 1500 a seguito della pestilenza che colpì la città, detta “delle Ghiandole”. A questo periodo risale anche l’istituzione della Confraternita omonima, il cui statuto fu riconosciuto nel 1789 da Ferdinando IV di Borbone. Logorata dal tempo, la cappella crollò del tutto nel 1832 e solo nel 1860 la Confraternita diede inizio alla costruzione della nuova chiesa e fu grazie al sostegno economico dei fedeli che nel giro di un biennio il nuovo edificio fu riaperto al culto. In tal senso si legge su una lapide celebrativa presente all’interno della chiesa “L’ANTICO SACELLO/DEDICATO AL GLORIOSO S. ROCCO/IN PIỦ AMPIA E NOBIL FORMA RIEDIFICAVASI/DELLA PIETÀ DEI POTENTINI/NELL’ANNO DI GRAZIA/1862./ERA PRIORE DOMENICO ALBANESE/PROCURATORE GERARDO MANCINO”.
L’impianto, a forma di croce latina, presenta tre navate. L’abside e i due cappelloni laterali sono uguali nelle dimensioni e presentano una copertura a forma di calotta emisferica che viene impreziosita da riquadri ottagonali recanti al centro un motivo floreale. La facciata anteriore ci appare con un portale affiancato da due grandi lesene grigie che si innalzano fino al cornicione. Al di sopra troviamo una lunetta finestrata che termina con un timpano di forma triangolare. I prospetti laterali sono più bassi e rivelano la presenza delle due grandi cappelle semicilindriche. Al centro dell'architrave del portale d'ingresso si trova una formella in marmo recante in rilievo l'effigie di S. Rocco, databile al 1857 ed attribuibile allo scultore lucano Michele Busciolano. Sul lato sinistro, adiacente all’abside, si eleva il campanile a tre livelli che culmina in una cuspide tronco-piramidale in cui si conserva una campana, non più in funzione, risalente al 1565 e dedicata a S. Lorenzo da Padula. Sul lato destro possiamo ammirare una statua in bronzo raffigurante il Santo di Montpelier, realizzata nel 1969 su progetto del parroco don Salvatore Vigilante. Un altro elemento estremamente interessante, situato sulla parete destra della chiesa, è un rilievo funerario di epoca romana. La stele funeraria, racchiusa in una piccola nicchia, rappresenta un busto femminile ritratto fino all’altezza dell’addome. La donna, rappresentata nel consueto gesto della Pudicitia, indossa una tunica con scollo arrotondato ed un mantello caratterizzato da profonde e fitte pieghe che le copre in parte il capo; con la mano destra, sollevata all’altezza del petto, trattiene un lembo di mantello, mentre nella mano sinistra regge quello che sembra essere un ventaglio, accessorio piuttosto ricorrente in tali rappresentazioni.
All’interno colpisce l’abbondanza degli stucchi dorati che appaiono quasi in contrasto con il sobrio rivestimento basamentale in pietra di Trani. Nel cappellone di destra possiamo ammirare, su di un altare di marmo all’interno di un’edicola, una statua lignea di San Rocco realizzata nel 1859 dal Busciolano: il Santo è raffigurato come un giovane con la barba, nelle vesti e con il bastone da pellegrino, nell’atto di indicare il bubbone della peste presente sulla gamba sinistra, modello iconografico questo, molto diffuso. Sempre al Busciolano si devono anche altre due pregevoli opere presenti nella chiesa, una statua lignea del Sacro Cuore e una di San Vito. Attenti lavori di restauro hanno anche riportato a nuova luce uno splendido crocifisso ligneo di uno scultore ignoto datato intono al XV secolo che è ora possibile ammirare alle spalle dell’altare centrale. La scultura è stata scolpita in un unico blocco di legno, a cui sono state aggiunte testa e braccia; dell’originaria cromia rimangono solo pochi frammenti. Nel corso dei secoli ha subito profonde modifiche: sono state evidenziate ferite e sangue, aggiunti i capelli e le mani in stucco, un perizoma in cartapesta e varie ricostruzioni. L’attento studio anatomico, caratteristico dell’epoca, rivela il volto di un Cristo estremamente umano nei lineamenti, che nonostante il dolore mostra un sorriso sereno.
Dopo anni di restauro la Chiesa di San Rocco Confessore ha riaperto nel marzo del 2010, con una messa solenne presieduta dall’arcivescovo di Potenza Mons. Agostino Superbo, che ha così riconsegnato ai fedeli lo storico edificio di culto del capoluogo di regione.

mercoledì 5 gennaio 2011

Venosa, ventitre secoli di storia e di arte

di Francesco Mastrorizzi

Era il 291 a.C. quando i Romani, dopo aver sconfitto e scacciato i Sanniti, che occupavano un altopiano situato ai margini del Vulture, fondarono la colonia latina di Venusia, chiamata così forse in onore della dea dell’amore Venere (in latino Venus), probabilmente riprendendo il nome della già importante città sannita. Da allora Venosa ha vissuto a pieno ventitre secoli di storia, durante i quali hanno lasciato le loro tracce in questo luogo molteplici popoli e civiltà (dai Romani ai Longobardi, dai Saraceni ai Normanni, dagli Svevi agli Aragonesi), nonché personalità artistiche di rilievo nel campo della poesia, della musica e della pittura. Il passato di Venosa è ricco di arte e di cultura e affascina per la sua lunga vicenda storica e per i suoi monumenti carichi di memoria.
Gran parte delle testimonianze della storia di Venosa sono conservate nel tessuto urbano della città, il quale costituisce uno straordinario esempio di continuità storica tra età romana, medioevo ed età moderna. Il centro storico è fatto quasi per intero di materiali recuperati dalle architetture civili e religiose romane e questo gioco di rimandi e intrecci, innesti e sovrapposizioni, crea il fascino della città. Ogni più piccolo angolo racchiude in sé i segni di un passato luminoso e importante e merita di essere apprezzato e valorizzato. Chi, visitando la città, si incammina per strade e vicoli, attraversandola da un’estremità all’altra, percepisce la muta presenza del tempo, sedimentato in tantissime testimonianze architettoniche, dalle chiese ai palazzi nobiliari alle tante fontane sparse per il centro.
Le tracce più significative della colonia latina sono individuabili nell’attuale parco archeologico, il quale conserva testimonianze comprese tra il periodo repubblicano e l’età medievale, quali le terme pubbliche del I-III secolo d.C., una grande domus con pavimenti a mosaico di prima età imperiale, alcuni edifici a carattere abitativo, in uso dal II secolo a.C. sino al V-VI secolo d.C. Nella stessa area, ai margini della città antica, è ubicato un anfiteatro costruito tra il I ed il II secolo d.C. e utilizzato per spettacoli a cui potevano assistere fino a 10.000 spettatori.
Attrazione di grande valore è anche il complesso della S.S. Trinità. Sorto su di un insediamento paleocristiano del V-VI secolo d. C., a sua volta edificato sulle rovine di un tempio pagano dedicato ad Imene, divinità delle Nozze, la sua origine, ancora oggi oggetto di dibattito e di confronto in sede storica, si può far risalire tra l’XI e il XII secolo. La dominazione normanna e la presenza benedettina furono il volano di crescita e di sviluppo di questo complesso. I Normanni nel 1135 decisero di realizzare un consistente ampliamento dell'abbazia, attraverso un intervento estremamente ambizioso, che non fu mai portato a termine. Testimonianza dell’imponente progetto basilicale sono i muri perimetrali e parte del colonnato, eretti utilizzando materiali sottratti all'anfiteatro romano, che costituiscono quella che è nota a tutti come l’Incompiuta.
All’interno del centro storico spicca maestoso il Castello Aragonese con le sue quattro torri cilindriche, costruito nel 1470 per ordine del duca Pirro del Balzo, nel punto dove sorgeva l'antica Cattedrale e vi era un sistema di cisterne di età romana. Trasformato nel Seicento in dimora signorile, al suo interno ospita il Museo Archeologico, ricco di reperti di diverse civiltà ed epoche storiche, che vanno dal Paleolitico al periodo normanno.
La Cattedrale di Sant'Andrea, edificata anch’essa secondo il volere di Pirro del Balzo tra il 1470 e il 1502, si distingue per la sua facciata a capanna e lo spettacolare campanile che svetta su tutta la città. L'interno presenta un impianto basilicale a tre navate, adornate con archi a sesto acuto, e custodisce diversi dipinti, tra cui il Martirio di San Felice e l’Annunciazione di Carlo Maratta (1625-1713) e L'Adorazione dei Magi, affresco ad opera di Simone da Firenze (notizie 1520-1540), di cui ci rimane solamente un piccolo frammento.
Fuori dall’abitato, sulla collina della Maddalena, sono situate le catacombe ebriache. Datate tra il IV e il VI secolo d.C. secondo la documentazione epigrafica e scoperte nel 1853, sono composte da una serie di corridoi lungo i quali si possono ammirare le sepolture e le iconografie di questo popolo. Accanto alle catacombe ebraiche, vi è un'altra struttura che ospita quelle cristiane; ciò è una delle prove che gli ebrei riuscirono a convivere pacificamente con la popolazione locale.
Tra i personaggi a cui Venosa ha dato i natali spiccano quelli che si sono distinti a livello nazionale e mondiale nell’ambito dell’arte e della cultura.
A Venosa nel 65 a.C. nacque uno tra i più grandi poeti della latinità, il celeberrimo Quinto Orazio Flacco. Maestro di eleganza stilistica e dotato di inusuale ironia, fu poeta che seppe affrontare le vicissitudini politiche e civili del suo tempo da placido epicureo amante dei piaceri della vita, dettando quelli che per molti sono ancora oggi i canoni dell’ars vivendi.
Restando nell’ambito della poesia, tra i suoi cittadini illustri Venosa può vantare anche Luigi Tansillo, uno dei più validi poeti italiani del XVI sec., da alcuni ritenuto il creatore del dramma pastorale. Le liriche raccolte nel suo Canzoniere ne fanno uno dei più eminenti poeti del petrarchismo meridionale.
Nacque a Venosa anche il sommo madrigalista Carlo Gesualdo, musicista geniale e compositore eccentrico, da molti considerato un autentico precursore della musica moderna. Fu uno dei personaggi più rappresentativi dell'età della Controriforma e uno dei grandi testimoni del manierismo musicale. Le sue originali composizioni, assieme alle tormentate vicende personali, sono state oggetto nel corso dei secoli non solo di studi storici, ma anche di opere letterarie, musicali, teatrali, cinematografiche.
Venosino di rilievo fu anche Giacomo Di Chirico, uno dei protagonisti della scena pittorica napoletana della seconda metà dell'Ottocento, apprezzato dalla critica nazionale ed europea e più volte in mostra nelle grandi capitali culturali del tempo (Napoli, Roma, Milano, Torino, Parigi, Vienna), tanto che riuscì ad approdare alla Galleria parigina di Goupil, il cui gusto determinava gli orientamenti di gran parte del mercato europeo dell'arte.
Altro pittore molto conosciuto in tutta Italia, tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento, fu Andrea Petroni, il quale espose nelle principali mostre della penisola, da Venezia a Napoli, e decorò il salone del Ministero dell’Agricoltura a Roma.