venerdì 18 agosto 2017

ALLA CORTE DELL’ARTE



MOSTRA COLLETTIVA DI ARTE CONTEMPORANEA
CASTELLO DI LAGOPESOLE


Regolamento 

1.In Arte Exhibit organizza una mostra di Arte Contemporanea denominata ALLA CORTE DELL’ARTE, che si inserisce all’interno del progetto espositivo avviato attraverso la rivista In Arte, periodico specialistico a diffusione nazionale.

2.Obiettivo della rassegna è diffondere l’arte contemporanea attraverso le differenti forme ed espressioni artistiche, per mezzo di una mostra collettiva d’arte che avrà luogo nel Castello di Lagopesole ( PZ ) dal giorno 7 settembre al giorno 4 ottobre 2017, offrendo un’importante occasione di visibilità ad artisti di ogni provenienza.

3.La mostra sarà aperta a tutti gli artisti italiani e stranieri che operano nei campi della pittura, scultura, disegno, illustrazione, fotografia, arte digitale e grafica.

4.Ogni artista può partecipare con una o due opere di cui garantisce di essere l’autore. Il tema della mostra è libero, le opere potranno essere realizzate con tutti i materiali, in tutte le sue forme e in tutte le espressioni artistiche. Le dimensioni massime consentite per ciascuna opera sono di cm. 100x100.

4. Per ogni artista che intenda partecipare alla mostra è prevista una quota di iscrizione di € 50 per un’opera, che serviranno a parziale copertura delle spese organizzative.
Con un contributo aggiuntivo di € 14 la nostra organizzazione si occuperà anche del ritiro dell’opera e di riconsegnarla a fine mostra al Vs. indirizzo con un nostro corriere di fiducia.

5.Il versamento dovrà essere effettuato entro e non oltre il giorno 30 agosto 2017 tramite bonifico bancario, utilizzando il codice IBAN IT56E0335967684510700154697 intestato a In Arte Exibit su c.c. Banca Prossima Intesa San Paolo Agenzia 01337, inserendo come causale la dicitura Iscrizione alla mostra ALLA CORTE DELL’ARTE. È possibile, in alternativa, versare la quota di partecipazione in contanti direttamente presso la redazione di “In Arte”, in Largo Pisacane 15 a Potenza.

6. Per partecipare alla mostra tutti gli artisti dovranno inviare, entro e non oltre il giorno 30 agosto 2017, all’indirizzo email eventi@in-arte.org il seguente materiale:

  • domanda di partecipazione compilato in tutte le sue parti e firmato; 
  • prova dell’avvenuto versamento della quota di iscrizione; 
  • immagini delle proprie opere in formato .JPG o PDF di buona risoluzione; 
  • breve curriculum artistico (non obbligatorio). 

7. Al comitato artistico e organizzativo, costituito dai componenti della redazione di “In Arte”, è riservato il diritto insindacabile di selezionare le opere migliori, che saranno esposte all’interno della mostra. Criteri fondamentali di selezione saranno la qualità, la ricerca e l’originalità. Sarà compito della redazione comunicare con estrema immediatezza a ciascun artista l’eventuale ammissione alla mostra.

8. Agli artisti non selezionati sarà restituita la quota di iscrizione, da cui verrà trattenuta la somma di € 10 che serviranno a copertura delle spese della commissione esaminatrice. Gli artisti selezionati che decideranno in un secondo momento di ritirarsi non riceveranno indietro la quota di iscrizione versata.

9. Le opere selezionate dovranno essere consegnate a mano oppure fatte pervenire tramite posta o corriere presso la sede di “In Arte”, in Largo Pisacane 15, 85100 Potenza, dal lunedì al venerdì dalle ore 10.00 alle 13.00 e dalle 17.00 alle 20.00, entro e non oltre il giorno 3 settembre 2017.

10. Ciascuna opera dovrà essere fornita di attaccagli o supporti adeguati. Saranno estromesse dalla mostra (ed escluse quindi anche dalla visibilità sulle piattaforme internet di “In Arte”) le opere non idonee all’esposizione. L’Organizzazione, inoltre, ricusa qualsiasi responsabilità per gli eventuali danni che potranno subire, durante la spedizione e il successivo trasporto alla sede, le opere non debitamente imballate e si riserva la facoltà di escludere dalla mostra anche queste ultime.

11. Tutte le spese di imballaggio e di trasporto delle opere saranno a carico dei partecipanti. L’imballo dovrà essere riutilizzabile per l’eventuale ritorno tramite corriere. Le opere spedite non necessitano di bolla di accompagnamento, purché sull’imballo risulti la dicitura “Esente da bolla di accompagnamento ai sensi dell’art. 4, comma 2, del D.P.R. 627/78”.

12. È prevista la diffusione di comunicati stampa a giornali, televisioni e siti internet locali e nazionali. L’evento verrà segnalato, inoltre, tramite la newsletter di “In Arte” a una mailing list di circa 10.000 indirizzi, nonché attraverso il sito web della rivista e agli iscritti alla pagina Facebook di “In Arte”. Nella comunicazione è compresa anche la stampa e la diffusione di manifesti, locandine e inviti.

13. Tutti gli artisti partecipanti riceveranno un attestato di partecipazione. Alle opere ammesse alla mostra verrà riservato un piccolo spazio all’interno dell’articolo che sarà pubblicato sulla rivista “In Arte” a conclusione dell’evento.

14. Esaurita la manifestazione, le opere potranno essere ritirate dagli artisti o da loro incaricati muniti di delega scritta entro i 7 giorni successivi alla data di chiusura della mostra. Le opere che non verranno ritirate nei tempi stabiliti saranno rispedite ai rispettivi autori con addebito delle spese a carico del destinatario.

15. L’Organizzazione garantisce la massima cura e custodia delle opere ricevute, ma declina ogni responsabilità per eventuali danni, manomissioni, incendi, furti, smarrimenti, eventi naturali ecc. che potranno verificarsi durante il periodo in cui i lavori rimarranno presso la sede espositiva. Se lo riterranno opportuno, gli artisti potranno provvedere per proprio conto e a loro nome a sottoscrivere l’assicurazione dell’opera.

16. Ogni partecipante concede in maniera gratuita i diritti di riproduzione fotografica o con qualsiasi altro mezzo delle opere presentate per tutte le attività connesse alla promozione e comunicazione del premio. Si intendono esclusi, invece, i diritti di utilizzo delle immagini per campagne pubblicitarie, campagne stampa e affissioni, che non abbiano direttamente attinenza al premio o ad altre attività connesse.

17. I dati personali dei partecipanti saranno trattati in conformità al D.Lgs. 196/03 sulla Privacy al solo fine del corretto svolgimento della manifestazione e gli stessi conserveranno i diritti previsti dall’art. 7 del D.Lgs. 196/03.

18. L’Organizzazione si riserva il diritto di apportare in qualsiasi momento eventuali modifiche al presente bando esclusivamente per la buona riuscita della manifestazione o per cause di forza maggiore.

19. La sottoscrizione e la presentazione della domanda di partecipazione implicano la completa ed incondizionata accettazione del presente regolamento.

20. L’utilizzo integrale o parziale del presente regolamento è consentito soltanto ai fini della diffusione della manifestazione. Ogni abuso verrà perseguito a norme di legge.



Segreteria Organizzativa “In Arte Multiversi”
Largo Pisacane 15, 85100 Potenza
Infoline: 0971 1944810 - 330 798058 - 392 4263201 (ore 10.00-13.00, 17.00-20.00)
E-mail: informazioni@in-arte.org - eventi@in-arte.org
Sito web: www.in-arte.org - Facebook: https://www.facebook.com/InArte/

sabato 15 luglio 2017

Gianni Versace: il classicismo del “sarto del Sud”.

di Rosanna d'Erario


A vent’anni dalla morte di Gianni Versace, il Museo Archeologico di Napoli celebra il genio della moda, tra i più grandi stilisti del Novecento che ha scritto uno dei capitolo più belli del made in Italy.
Poco più che ventenne, Versace arriva a Milano da Reggio Calabria portando con sé il suo sud, il profumo intenso di classicismo con cui era cresciuto e che ha influenzato tutta la sua carriera artistica, partendo dal logo stesso della maison, una medusa inscritta in un cerchio con bordatura greca. Nella mitologia greca, infatti, la medusa era una delle tre Gorgoni, fanciulla bellissima che seduceva gli uomini con uno sguardo, un potere magnetico che ha dominato la filosofia del brand, chi sceglie Versace non può tornare indietro.
Fil rouge della mostra è appunto il rapporto di Versace con la Magna Grecia attraverso abiti, oggetti, video. Moda e archeologica insieme,dunque, un contrasto però quasi complementare come spiega la curatrice ed ideatrice della mostra Sabina Albano: "Mi ha ispirato la convinzione che le parole della moda possano leggere la storia. Il linguaggio della moda è per me un linguaggio storico, un codice che può decifrare tutto. Parlare di Gianni Versace e della Magna Grecia significa andare alle radici della nostra cultura. In fondo, sono un'archeologa con la passione della moda. Un abito degli anni '90 non è altro che un reperto, figlio di iconografie artistiche, anch'esso un pezzo di storia: la nostra".
Un rapporto simbiotico e di fusione tra due espressioni creative, costanti contaminazioni del passato che hanno dettato la rivoluzione stilistica di un artista che a distanza di vent’anni è ancora attuale.

Dialoghi/Dissing-Gainni Versace Magna Grecia Tribute è visitabile fino al 20 settembre 2017, una mostra per omaggiare “il sarto del Sud” come lui stesso amava definirsi.

mercoledì 7 giugno 2017

A Milano personale dell'artista Paolo Signore


Galleria Spazioporpora - Milano
vernissage 13 giugno ore 18:00

Sarà inaugurata a Milano martedì 13 Giugno presso la Galleria Spazioporpora la personale dell'artista romano Paolo Signore. Molto apprezzato dal pubblico, dopo una prima personale tenutasi l'anno scorso nella sua città, il pittore ha riscosso alcuni significativi riconoscimenti (terzo tra i più votati online con 837 preferenze al Concorso internazionale Artrooms e vincitore del Premio della critica sezione Nuove Proposte al concorso Jesus 3.0 di Adrenalina Art Project.), esponendo nelle maggiori città italiane e all'estero (Berlino, Miami, New York).
Luce, colore vibrante e contrasti cromatici costituiscono i tre elementi cardine della pittorica di questo artista dalle diverse anime, che dal colore vivace, a tratti violento vira verso composizioni bicromatiche giocate sul bianco e nero o sul contrasto fra tinte forti, quasi come in una metafora pittorica della vita stessa coi suoi lati piacevoli e quelli più tenebrosi. 
Sostenitore dell’arte come mezzo per raccontare la contemporaneità, descrivere il mondo, le emozioni e i fenomeni della realtà senza giudicarli da un punto di vista morale, Signore attraverso la pittura cerca di evocare differenti sensazioni, indagando nelle profondità dell’animo umano al fine di innescare un dialogo tra artista e osservatore che va al di là dell’individualità, divenendo messaggio per l’umanità! Tale idea, che potrebbe facilmente trasformarsi in un nuovo movimento artistico (Avanguardia contemporaneista), da un punto strettamente tecnico propone uno stile che stressa i contrasti cromatici e di forma, producendo per contro un effetto armonico che stimola le emozioni, parlando alle persone e al loro mondo cognitivo fatto di aspettative, speranze e sogni, così turbato dal contesto di crisi in cui viviamo.
La mostra, visitabile fino al 19 giugno presso la galleria Spazioporpora a Milano, sarà dunque non soltanto un evento volto a far conoscere ad un sempre più ampio pubblico l’arte di Paolo Signore ma anche un’occasione per marcare un distacco nei confronti di quella che potremmo definire la “fairyart”, sempre più crescente, “carina” e tecnicamente perfetta ma spesso avulsa dalla realtà e a scarso impatto emotivo.
Questa personale darà così a quanti si recheranno a visitarla la possibilità di immergersi nell’arte di Paolo Signore: un’arte “viva”, intesa come strumento di comunicazione vitale; un’arte che dialoga con la società e con l’anima delle persone.
Da non perdere il vernissage: martedi 13 giugno ore 18:00 ad ingresso gratuito, durante il quale interverranno l’artista e la curatrice Francesca Callipari, oltre ad interessanti ospiti quali Tommaso Lucarelli, eccellente orafo dalle numerose esperienze internazionali. 


Per info:


lunedì 22 maggio 2017

OPEN: l’arte accomunata di Antonio Del Donno e Fabio Ferrone Viola

OPEN
Trenta opere di Antonio Del Donno e Fabio Ferrone Viola
Spazio Cerere – Roma
25-29 maggio 2017

di Carlo Maria Nardiello


Il Novecento, il “secolo breve” teorizzato dallo storico britannico Eric Hobsbawm, dopo aver affermato il culto dell’innovazione e della conquista ha prodotto una miriade di riflessioni circa gli effetti di tali fenomeni sulla società. Una volta preso atto della neo-nata “massa”, intellettuali dai diversi profili hanno concepito una personale valutazione circa le possibilità di intervenire attivamente sull’ininterrotto fluire (veloce e lento) del Tempo. Tramite il ricorso alla fantasia generata dalla creatività speculativa e indagatrice della mente dell’artista, dal figurativo alla Settima Arte, dalla narrativa alla musica, lungo tutto il Novecento si è inteso generare una forma brillante e originale di “interventismo culturale”.
Il proliferare di teorie e declinazioni ha prodotto una sovrabbondanza di materia innovativa da un lato (il progresso) e dall’altro un recupero del già noto ma riletto in virtù dei cambiamenti intervenuti nella realtà circostanziale (la tradizione riformulata). 
Nel novero degli artisti che hanno prodotto un valido risultato muovendosi sull’incerto confine tra Progresso e Tradizione (quest’ultima in senso lato) troviamo Antonio Del Donno, beneventano del 1927, uno dei più longevi artisti italiani attivo sulla scena nazionale e internazionale da oltre sessant’anni. Frutto del continuo dialogo tra arte e vita, Del Donno ha intenzionalmente messo al centro della propria opera la sacralità del divenire inesorabile dei materiali, di qualsiasi materiale, specie quelli relegati alla categoria dello “scarto”. Sotto questo punto di vista, appare naturale l’accostamento a Fabio Viola Ferrone, romano del 1966, formatosi negli ambienti pop statunitensi e interessato ad esasperare i contenuti della cultura contemporanea del consumo, emblematicamente sintetizzata dai rifiuti metropolitani, adoperati con maestria e cura. Da questo carico di residui l’artista romano è riuscito ad estrapolare la valenza distruttiva della civiltà dei consumi. 
Dal confronto tra i due artisti emerge la comune dimensione di avversità al figurativo ed una spiccata intenzione di riprodurre l’estensione della modernità sull’universo di immagini e forme generate al di là del tempo, inteso come processo in divenire, fortemente connotato dall’eterno ritorno di materiali rifiutati dal canone (Del Donno) o dalla società (Viola Ferrone). Rendere un’opera nobile e di senso non in virtù della materia utilizzata ma perché risultante da un’analisi del mondo, osservato in maniera disincantata e libera, è il traguardo raggiunto da entrambi gli artisti, così distanti per anni e formazione, eppure così vicini per intenzioni e sguardi. 
La mostra OPEN: Generazioni a confronto, a cura di Paola Valori presso Spazio Cerere di Roma (aperta e visitabile per pochi giorni dal 25 al 29 maggio) persegue l’obiettivo di rendere immediatamente tangibile il terreno comune tra Antonio Del Donno e Fabio Viola Ferrone. Nell’universo di entrambi, infatti, si staglia netta l’idea di un’arte intesa come pratica esistenziale e quotidiana, capace di offrire uno spunto critico (ma non ideologico) sul moderno villaggio globale, che simultaneamente è arricchito e impoverito, potenziato e depauperato, alimentato e spremuto. Il sistema di oggetti e forme prodotte da entrambi rifugge dalle intenzioni di “catechizzare” l’attuale società bensì intende, in maniera inclusiva, rendere tutti i fruitori partecipi dei fenomeni in atto, ricordando come attraverso il racconto esistenziale dell’arte sia possibile rendersi protagonisti del cambiamento. 
OPEN, dunque, non è solo un racconto generazionale aperto e dialogante tra i due artisti, ma anche l’invito ad accogliere una rinnovata comunicazione tra il Passato e il Presente con occhi e orecchi tesi al Futuro, quello prossimo e quello lontano.   

sabato 20 maggio 2017

Blarney Castle, un esempio di sineddoche

di Carlo Maria Nardiello


Raggiungere la vetta della torre nord del castello di Blarney è come planare dall’alto su una distesa di verde che rappresenta la parte per il tutto dell’Irlanda. Miti, druidi (etimologicamente i “profondi veggenti” dei popoli celti) vallate di verde a perdita d’occhio, cascate e sentieri nascosti, grotte abitate da figure fantastiche, alberi centenari resistenti alla furia del tempo e la famigerata pietra dell’eloquenza rendono Blarney il perfetto epicentro di tutto l’immaginario tradizionalmente riferito al mondo irlandese, ieri e oggi. 
La prima visita al Castello di Blarney è come entrare nella soffitta della casa che si è abitata fin da piccoli: si svela un mondo nuovo, inaspettato e imprevisto eppure familiare, da sempre lì in attesa di esser conosciuto. Si cammina in un luogo mai visto prima eppure ci si sente a casa, con l’agio e la dimestichezza tipici dell’ambiente domestico. 
Quello che oggi è l’edificio più fotografato di tutta l’Irlanda è stato eretto nel 1446 da Cormac “the Strong”, della gloriosa dinastia dei MacCarthy, e nelle intenzioni originarie avrebbe dovuto essere una torre abitabile fortificata e circondata da una serie di altre piccole torrette d’avvistamento e un muro perimetrale all’interno di un’area di otto acri, col tempo ampliati a dismisura. Parrebbe pertanto improprio il nome di castello, se non fosse per i suoi giardini e per l’aurea magica che da secoli emana questa costruzione. La maggior parte degli odierni visitatori raggiungono il piccolo centro di Blarney, pochi chilometri a nord di Cork, per baciare la sua famosissima pietra, in cima alla torre: la pietra dell’eloquenza, la stessa che si riceve in dono baciandola con laica fiducia nella sua potenza! Giacobbe, il profeta Geremia, gli scozzesi, re David, i templari, Mosè oppure le streghe: a ciascuno di essi questa o quella teoria riconduce l’origine di tale “monumento nazionale”. Sia come sia, dopo aver schioccato il bacio alla pietra chiunque “potrà arrampicarsi alla camera di una dama, o divenire un membro del parlamento”: entrambi i destini, ovviamente, hanno una stretta relazione con l’eloquenza che Blarney dona!


Se sull’origine della pietra permangono le più svariate teorie, sul significato del termine “Blarney”, invece, v’è assoluta certezza: fu impiegato per la prima volta dalla regina Elisabetta I. Infatti, la famiglia MacCarthy rimaneva salda sulle intenzioni di non versare le tasse dovute al trono inglese, in ciò riuscendo grazie alla capacità dei propri emissari di persuasione nei riguardi degli esattori reali; all’ennesimo rifiuto, la regina esasperata e sconfitta ammise: this is all blarney! Perciò, il termine è oggi usato per indicare un’adulazione fine a se stessa, una moina, una smanceria e quindi per traslazione un mucchio di chiacchiere inutili. 
Come ogni ricompensa che si rispetti, anche questa legata all’eloquenza richiede una buona dose di impegno e sacrificio, che in questo caso si riscontra nell’affrontare una dura salita lungo una scalinata tutt’altro che agevole, al termine della quale, oltre alla famigerata ars oratoria si è messi nelle condizioni di toccare il cielo d’Irlanda con un dito.