giovedì 26 agosto 2010

Naturacultura

Comunicato stampa

La Galleria Teknè di Potenza, la Galleria Marconi di Cupra Marittima (AP) e l’Associazione Culturale ZOE sabato 4 settembre alle 18.00 presentano Naturacultura, un progetto formato da tre collettive che si incontrano nello spazio della Chiesa di Santa Maria de' Armenis di Matera.
Naturacultura è l’anteprima di Arteknè, Fiera Internazionale Arti Contemporanee, che sarà ospitata a Maratea dal 24 al 27 Settembre 2010. Inaugurerà la mostra Gianluca Marziani direttore di Palazzo Collicola Arti Visive Spoleto e curatore del Premio Terna, nonchè oggi curatore, insieme a Giuseppina Travaglio, di ARTEKNE.
Il progetto è curato da 3 critici: Simonetta Angelini, Crisitna Petrelli e Dario Ciferri.
Simonetta Angelini presenta i lavori di: Daniele Camaioni, Giulia Corradetti, Rocco Dubbini, maicol e mirco, Ivana Spinelli, Rita Soccio e Rita Vitali Rosati.
Cristina Petrelli presenta i lavori di: Daniele Duranti, Carla Mattii, Sabrina Muzi, Giorgio Pignotti e Giovanni Termini.
Dario Ciferri presenta i lavori di: Roberto Cicchinè, Paolo Consorti, Armando Fanelli, Pastorello, Josephine Sassu e Gabriele Silvi.
Naturacultura in primo luogo realizza l’incontro tra due realtà culturali che operano in nell’Italia centro-meridionale: la Galleria Marconi e la Galleria Teknè, un incontro che sviluppa sinergie idee e scambi tra realtà diverse che hanno però uno scopo comune, promuover e fare crescere l’arte contemporanea.
“Naturacultura è un progetto che pone l’accento su uno degli argomenti più sentiti nel panorama artistico contemporaneo, quello del rapporto, appunto, tra Natura e Cultura. La Natura non deve e non può essere considerata solo dal punto di vista botanico o decorativo. Osservando i lavori esposti emerge una situazione di crisi, un allontanamento dalla natura che brucia come una ferita. L’essere umano deve tornare ad avere la consapevolezza che è parte della Natura, non è al di fuori di essa né al di sopra, non può né controllarla né modificarla o finirà per distruggerla.
Naturacultura è formata da tre collettive che si collocano nello spazio urbano, insieme, ma ciascuna indipendente dall’altra, come tre alberi che sono partiti dalle stesse radici per dare nuovi frutti, quasi fossero idee che crescono e nutrono nuovi pensieri e questo è importante per chi ha l’ambizione di fare cultura”. (Franco Marconi – Galleria Marconi).
Come simbolo del progetto è stato scelto il fungo atomico che si è innalzato sotto il cielo delle isole Bikini, un fungo che non rappresenta la vita, bensì la morte, il tentativo folle dell’uomo di controllare le energie del mondo, l’emblema di un falso progresso scientifico che ha portato distruzione e sofferenza, insomma un mondo che non è in armonia con la Natura ma vuole controllarne e dominarne le forze.

Titolo mostra: Naturacultura
Sede: Chiesa di Santa Maria de' Armenis
Via San Francesco da Paola, Matera
Inaugurazione: sabato 4 settembre, 18.00
Durata: dal 4 settembre al 30 settembre
Orario: dalle 11,00 alle 13,30 e dalle 17,00 alle 20,30
Supervisori: Franco Marconi - Giuseppina Travaglio
Curatori: Simonetta Angelini, Cristina Petrelli, Dario Ciferri
Testi critici: Simonetta Angelini, Cristina Petrelli, Dario Ciferri

mercoledì 25 agosto 2010

Maurizio Cariati. Onde di luce

Comunicato stampa

Sabato 25 settembre, la galleria GiaMaArt studio presenta "onde di luce" la nuova personale di Maurizio Cariati che raccoglie un ciclo di opere recentissime dove la pittura di ritratto si sposa in modo innovativo con una visione con le ricerche spaziali e ambientali dell’arte italiana e internazionale del secondo Novecento. Cariati, infatti, lavora da tempo sulla fusione tra una pittura rigorosamente dedicata alla rappresentazione del volto declinata con una forte attenzione alla qualità pittorica e figurativa e l’utilizzo dell’estroflessione che dai Gobbi di Burri in poi è diventato una sorta di codice della presa di possesso dello spazio dello spettatore, della rottura del limite del supporto da parte di un’opera d’arte che sconfina verso i nuovi territori, in quel legame tra vita e arte già teorizzato e portato avanti dal Futurismo. In questo senso anche la scelta di Cariati di usare la juta grezza come supporto dei suoi dipinti rappresenta una scelta in linea con Burri e con le ricerche che lo hanno seguito, un elemento materico che vuole dare maggiore forza plastica a una pittura in dialogo con lo spazio.
In questo modo la nuova pittura iconica mostra la sua consapevolezza di ricerche che l’hanno preceduta e che solo apparentemente sono opposte alle sue finalità e la volontà di un giovane artista, in linea con le parallele espressioni di molti suoi coetanei in tutto il mondo, di servirsi di codici, di risultati e di riferimenti multipli per dare un più articolato e complesso senso alla sua opera.
Le immagini di Cariati ottengono pertanto una valenza doppia: sono uno studio sul volto, la psicologia, l’espressione e allo stesso tempo sono un’indagine sulla luce, sulle rifrazioni e sulle vibrazioni del colore in dialettica con il fondo scuro delle opere e con la luce dell’ambiente che le contiene, in una nuova declinazione del fare pittorico che travalica i suoi precedenti termini per raggiungere una nuova e più intensa dimensione installativa.

Maurizio Cariati. Onde di luce
Sede: GiaMaArt Studio
Via Iadonisi, 14 - 82038 Vitulano (BN)
Inaugurazione: sabato 25 settembre, ore 19.00
Durata: dal 25 settembre al 25 dicembre 2010
A cura di: Lorenzo Canova
Testo in catalogo di Lorenzo Canova
Catalogo: edizioni GiaMaArt studio
Direzione: Gianfranco Matarazzo

martedì 24 agosto 2010

Giorgione a Palazzo Grimani

Comunicato stampa

Tre tra le più celebri opere di Giorgione (1477-1510), La Vecchia (1506), La Nuda (1508) e soprattutto il suo capolavoro più noto, ammirato e ancora oggi di significato controverso, La Tempesta (1507-08), saranno esposte, per oltre un mese, in uno dei più singolari edifici di Venezia, il Palazzo Grimani a campo S. Maria Formosa, restituito alla città nel 2008, che, con questa occasione, diventa spazio espositivo permanente aperto tutti i giorni al pubblico.
Il Palazzo Grimani, acquistato dallo Stato Italiano nel 1981, è un edificio unico per la storia e l’architettura di Venezia. Finalmente aperto come museo di se stesso e di poche, selezionatissime opere nel dicembre 2008 era visitabile finora solo su prenotazione, ma con questa mostra apre definitivamente le sue porte alla città.
I tre capolavori di Giorgione inaugurano, infatti, una serie di mostre che vedranno come protagonisti i grandi artisti italiani e internazionali.
Per la prima esposizione, il Soprintendente ai Musei e alle Gallerie statali di Venezia Vittorio Sgarbi, ha voluto scegliere proprio Giorgione, di cui ricorre il quinto centenario della morte. La mostra di Palazzo Grimani sarà il principale omaggio della città al grande artista veneziano.
Nei mesi successivi a Palazzo Grimani saranno ospitate, sempre con allestimenti rispettosi degli spazi del palazzo, le Visioni dell’aldilà di Hieronimous Bosch e i quaderni del Canaletto.
La Nuda, esito di un affresco originariamente al Fondaco dei tedeschi e La Vecchia, eccezionale dipinto, in trasferta temporanea dalle Gallerie dell’Accademia, sono il coronamento ideale e la riunificazione di un percorso giorgionesco tutto veneziano che culmina nel capolavoro de La Tempesta, il più celebre ed enigmatico dipinto di Giorgione, primo vero esempio di paesaggio nella pittura italiana e al centro, per secoli, di innumerevoli dispute filologiche sulla corretta interpretazione del suo soggetto.
Ancora recentemente sull’opera si sono pronunciati diversi studiosi. Ma Vittorio Sgarbi, ideatore della mostra, nel saggio in catalogo è di vedute più caute. “La prima fotografia – scrive Sgarbi del soggetto del dipinto – il lampo nel cielo colto nell’istante in cui appare, rendendo luminose e spettrali le architetture sul fondo. Un fulmine, l’avviso della tempesta imminente, in una città che non è difficile identificare nella stessa Castelfranco, subito di là del ponte di legno. Da molto tempo penso che la lettura più pertinente sia proprio quella impressionistica, che fa riferimento alla “tempesta”, la cui evidenza metereologica ha lo stesso peso dei due umani protagonisti. Il fulmine nel cielo nuvoloso sopra la città, quel lampo di luce strisciante sulle case è il tema sostanziale ed è colto con la stessa velocità nel tempo in cui si manifesta: un’istantanea fotografica che corrisponde al “momento decisivo” evocato da Cartier Bresson, in contraddizione con l’atteggiamento “in posa”, quasi per evidenziare il contrasto, dei due personaggi. Paesaggio puro dunque, ma in un momento determinato, in cui la nostra attenzione è improvvisamente destata da quella irruzione imprevedibile e aleatoria che rappresenta la vera, sostanziale originalità di quella veduta”.
Con La Vecchia e La Nuda, Giorgione ha esplorato le risorse delle fattezze femminili cogliendole nelle mutazioni del tempo (e proprio un cartiglio con la scritta “Col tempo” è sorretto dalla mano destra della Vecchia) andando ben oltre il semplice ritratto, mentre La Tempesta, con il suo allusivo gioco di rimandi, con la sua tecnica “impressionistica”, con il soggetto che si presta a mille interpretazioni, anche di matrice religiosa, costituisce un caposaldo della cultura italiana del Rinascimento, esattamente come Palazzo Grimani costituisce un unicum architettonico e culturale veneziano.
Un’occasione di breve durata e di grande significato resa possibile dagli sforzi congiunti di Soprintendenza, Arthemisia Group e Assicurarte, sponsor dell’evento.

Titolo: Giorgione a Palazzo Grimani
Sede: Palazzo Grimani a Santa Maria Formosa
Ramo Grimani, Castello 4858, Venezia
Inaugurazione: sabato 28 agosto, ore 19.00
Date: 29 agosto - 10 ottobre 2010
Organizzazione e produzione: Arthemisia Group
A cura di: Vittorio Sgarbi
Orario apertura: tutti i giorni dalle 9 alle 19 (la biglietteria chiude mezz’ora prima)
Biglietti: intero: € 9,00, ridotto: € 7,00, scuole: € 3,00

lunedì 23 agosto 2010

André Villers. La Perspective du ventre

Comunicato stampa

In esclusiva per l’Italia la mostra di 120 opere curata da Arte Communications, Fabbrica Arte e Musea, dedicata agli 80 anni di uno dei maestri della fotografia del Novecento: André Villers, nato a Beaucourt, in Francia, nel 1930, dal 1953 fotografo personale di Pablo Picasso.
"Bisogna che facciamo qualcosa noi due. Io ritaglierò dei piccoli personaggi e tu scatterai delle foto. Con il sole darai rilievo alle ombre, ti toccherà fare migliaia di scatti".
Da questa semplice proposta del genio spagnolo, trasformatasi poi in vera e propria comunione d’arte e di intenti col giovane André, avrebbe preso vita tutta una serie di memorabili ritratti di Picasso in pubblico e in privato.
A questo primo formidabile sodalizio sarebbero seguite numerose altre collaborazioni, in particolare con Prévert, Cocteau, César, Hartung, Leo Ferré, Brassai, Doisneau, Ionesco, Aragon, e Butor, anch’essi fatti propri dalla Rolleiflex di Villers insieme a una foltissima schiera di altri protagonisti della cultura europea del secolo scorso: da Simone de Beauvoir a Le Corbusier, da Guttuso a Fellini, da Boulez a Ponge.
Alla raffinata elaborazione psicologica del ritratto nel corso degli anni si sarebbe aggiunta, come contraltare sempre di altissimo livello, tutta un’articolata produzione sperimentale, in parte riconfluita nel filone principale della sua opera come fotoelaborazioni: “Picasso è stato il detonatore, se così posso dire. Quello che m'interessa è cambiare le facce e le cose in modo che il mio sguardo intervenga di più sulla materia. Taglio i negativi, ci sputo sopra e li passo nell'ingranditore cospargendoli di zucchero o di sale, secondo i giorni, secondo l'umore”.
Il titolo della mostra prende spunto dal fatto che Villers fotografava con un apparecchio Rolleiflex che per inquadrare si tiene davanti al ventre. La PROSPETTIVA DEL VENTRE diviene così una sorta di architettura nell’occhio del fotografo e nello spazio del soggetto dove geometrie e sentimenti possono incontrarsi. Possiamo definire le foto di Villers le ultime opere dell’arte fotografica prima dell’era digitale e guardarle come capolavori di capacità artistica e sapienza tecnica. Lo stesso vale per le sue elaborazioni: l’immaginario prodotto dalla serie di opere fotografiche offre una summa delle arti del XX secolo e una miriade di suggestioni pronte a essere carpite dai nuovi media che, pur disponendo della velocità delle tecnologie, faticano a liberarsi dal dato freddo delle possibilità per entrare in rapporto caldo con l’esistenza dei soggetti rappresentati.
Di particolare importanza, fra le numerose pubblicazioni e le esposizioni in tutto il mondo: “Portraits de Picasso” con testo di Jacques Prévert (1959); “Diurnes”, esperimenti fotografici e montaggi in collaborazione con Picasso e con testo di Prévert (1962); “Ombres des sculptures de Giacometti” (1966); “Pliages d’ombres”, album con testo di Michel Butor e mostra alla Gallerie Materasso di Nizza (1978); “Hommage à Picasso”, esposizione a Mougins (dove ha vissuto a lungo e ha sede il museo della fotografia a lui dedicato) di fotografie sue e di David Douglas Duncan (1979); “Bouteilles de survie”, con testi di Michel Butor (1983); “Picasso-Villers”, mostra al Museo Picasso di Parigi (1993); “Originalphotographien und Photocollagen von 1953-2000”, mostra alla Galerie Stephen Hoffman di Monaco di Baviera (2005), mostra alla galleria Rex Irwin Art Dealer di Sydney nel maggio scorso e nello stesso periodo alla Villa Aureliana del Frejus e a Nizza.
Le più recenti esposizioni in Italia sono state curate da Fabbrica Arte e Musea nel 2008 ad Aosta e a Varese.
Le foto di André Villers sono presenti a livello internazionale in tutti i musei dedicati a Picasso.
L’esposizione è arricchita da ALBUM VILLERS, edito da TraRariTipi, un volume d’arte che raccoglie per la prima volta in modo esaustivo sia l’opera fotografica che quella artistica di questo straordinario personaggio e artista tuttora attivo in Provenza. La monografia, particolarmente preziosa e ideata da Debora Ferrari e Luca Traini in collaborazione con lo stesso Villers, riporta pagine critiche, biografiche, scritti dell’artista e circa 150 immagini tra i ritratti, le fotoelaborazioni e i découpages del maestro.
Il luogo della mostra è il Fondaco dell'Arte, storico edificio veneziano sorto tra la fine del '500 e gli inizi del '600. Venezia, città legata storicamente al commercio, ereditò dal mondo arabo la tipologia architettonica del fondaco e la trasferì in laguna affinché i mercanti potessero soggiornare e usarne gli spazi come magazzino. Il tipico impianto strutturale, dato da ampi spazi senza pareti divisorie, ne rivela la destinazione. Fondaco dell'Arte, gestito da Arte Communications, ha il fascino della facciata in pietra a vista e delle pareti interne nude e ha ospitato Hong Kong e altri paesi nelle precedenti Biennali. Tra gli elementi caratterizzanti i grandi lucernai sul tetto dai quali filtra la luce naturale e le colonne marmoree che sorreggono antiche capriate in legno e si affaccia sul Canal Grande, nelle vicinanze di Palazzo Grassi.

André Villers. La Perspective du ventre
Ritratti da Picasso a Fellini, fotoelaborazioni, découpages
Sede: Fondaco dell’Arte, San Marco 3415, Venezia
Apertura: fino al 17 ottobre 2010
Orari: tutti i giorni dalle 11 alle 19

venerdì 6 agosto 2010

Nel passato la radice del presente, nel presente il seme del futuro

Comunicato stampa

Continua il viaggio nei comuni lucani la mostra itinerante di creazioni plastiche "Nel passato la radice del presente - nel presente il seme del futuro" di Giuseppe Ligrani, ormai alla dodicesima tappa. Dal 7 agosto sarà possibile visitarla nel Palazzo Badiale di Banzi. L'inaugurazione avverrà alle ore 19,00 - Supportico Abbadia. L'evento è stato organizzato con la collaborazione della Pro Loco "Amici di Ursone" e dell'Amministrazione Comunale di Banzi.
Dopo l'introduzione di Teresa Lovaglio, seguiranno gli interventi di: Nicola Vertone, sindaco di Banzi, Giuseppe Nolè, caporedattore della rivista "InArte", Luigi De Bonis, presidente Pro Loco "Amici di Ursone". Interverrà il musicista Luigi Lofiego. Concluderà la serata il maestro Giuseppe Ligrani, che illustrerà il significato della sua opera e il suo proposito di farla viaggiare nei comuni lucani, per esaltarne la naturale bellezza e per scoprire talenti delle varie espressioni artistiche che meritano di essere portati alla luce. Suggestiva la cerimonia finale, con la posa del "seme del presente" ad opera del più giovane degli spettatori presenti. La serata sarà coordinata dalla scrittrice Lucia Santoro.
Partita dalla Biblioteca Nazionale di Potenza nello scorso dicembre, la mostra ha toccato Moliterno - atrio Palazzo Giliberti, Montemurro - chiesa di San Domenico, Marsico Nuovo - Palazzo Manzoni, Brienza - Palazzo Comunale, Spinoso - terrazza di Piazza Plebiscito, ancora Potenza - scale mobili Santa Lucia, uscita Via Tammone, Brienza - castello medioevale, Grumento Nova - scuderie del castello dei Sanseverino, Villa D'Agri - Enos Wine Bar Enoteca, Chiaromonte - Villa Monumento ai Caduti.
La mostra resterà a Banzi fino al 10 settembre, per poi spostarsi in un altro comune.

Cenni biografici
Giuseppe Ligrani, scultore e pittore, è nato a Potenza il 16 ottobre nel 1951. Ha frequentato l'Istituto Statale d'Arte di Potenza e ha completato gli studi artistici presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli. Ha esposto nelle principali città Italiane e nei piccoli centri della Basilicata. Preferisce spostarsi fra la gente. Alcune opere sono presenti nei giardini pubblici, tante appartengono a collezioni pubbliche e private in Italia, Francia, Brasile, Cile, Uruguay e Stati Uniti D'America.


giovedì 22 luglio 2010

Fiori in libertà

Comunicato stampa

La pittrice-scrittrice Principia Bruna Rosco, d’origine lucana, vive e lavora tra Milano e Barrea nel Parco Nazionale d’Abruzzo e, come di consuetudine, nel periodo dal 24 luglio al 5 settembre 2010, con orari dalle 10,00-12,30 e 16,30-20,00, presso la Galleria “Il Mammarino” di Barrea, ripropone una Mostra di Pittura con opere ricche di colore che trovano vigore nei linguaggi artistici dell’espressionismo materico, forma d'arte diretta che tocca le corde più profonde del nostro essere.
Si tratta di una splendida occasione per ammirare opere di un’artista internazionale dai ricchi contenuti e robuste prospettive che aprono una finestra sul mondo e ampliano i propri orizzonti, ma anche per accrescere contestualmente legami ed amicizie, creare un vero "ponte culturale" per condividere passioni ed interessi che sviluppano il futuro dell’Arte.
L’Abruzzo è una Regione ricca di cultura, musica, natura e storia ed è diventata un punto di riferimento importante per tutti gli artisti italiani impegnati su più piani culturali. A tal fine, il Comune di Barrea ha tacitamente sottoscritto un rapporto di cooperazione artistica con la pittrice-scrittrice Principia Bruna Rosco, consolidando una sincera amicizia che ha rafforzato un’iniziativa che dura da circa trent’anni e che ha tracciato un ponte ideale per un dialogo creativo fra le Regioni. Principia Bruna Rosco, pertanto, è un’artista che prosegue nel suo impegno di sensibilizzazione per favorire le relazioni culturali e sociali al fine di contribuire alla pace ed allo sviluppo di relazione fra i popoli. In un secolo dove il mondo ha risposto all’esplosione culturale abbattendo le barriere territoriali, lei ha preso lo spunto per diffondere un patrimonio di conoscenze internazionale, diventando un punto di riferimento importante per tutti gli artisti senza, peraltro, trascurare le attività di carattere sociale, dove è perennemente impegnata a promuovere mostre di beneficienza per Telethon, l’AIFO, l’AIDO e altre istituzioni che riguardano la ricerca scientifica.
Principia Bruna Rosco fa parte di varie prestigiose Associazioni artistiche come “D’Arte e D’Artisti” di Milano e nel campo del sociale come l’Associazione Socio Culturale di Cesano Boscone (Milano). Inizia a dipingere giovanissima negli studi dei maestri Schifano e Brindisi con i quali sviluppa una notevole affinità artistica. Abbeverata della pittura di questi grandi maestri, nel corso degli anni ha saputo "stravolgere" ed inventare un modo del tutto personale ed originale di fare arte. Nel 1971 approda alle famose opere a carattere concettuale conferendo alle stesse profondità e matericità. Le opere sono prevalentemente tele di notevoli dimensioni, dipinte con grandi gesti, dove il pigmento allo stato puro viene esaltato dal colore che viene usato come mezzo espressivo, diventando, alle volte, inquietante. Il nuovo millennio segna per l’artista anche l’incontro con la scrittura e con la pubblicazione di diversi libri, tra questi: le poesie “Vorrei” e “Conoscere il Vento” editati dalla OTMA Edizioni di Milano e i romanzi “Petra - La Donna del Vento” e “La Ragione del Destino” editati dalla GRECO & GRECO di Milano. Fra qualche settimana verrà pubblicato il prossimo romanzo “L’incursore”.

Fiori in libertà. Principia Bruna Rosco
Galleria Il Mammarino , Barrea (AQ)
Date: dal 24 luglio al 5 settembre 2010
Orari: dalle 10.00-12.30 e 16.30-20.00

venerdì 16 luglio 2010

Guerrino Tramonti. Ceramiche in terra d'Urbino

Comunicato stampa

Urbino rende omaggio al maestro della ceramica Guerrino Tramonti (Faenza 1915–1992), con una importante mostra retrospettiva presso la Casa natale di Raffaello. Un luogo che rappresenta l'eccellenza dell'arte tout-court, dove l’artista avrebbe certamente avuto piacere di esporre da vivo.
Dopo il successo della manifestazione tenutasi lo scorso anno al Museo di Palazzo Venezia a Roma, la mostra “Guerrino Tramonti. Ceramiche in terra d’Urbino, 1930-1970”, allestita dal 2 al 30 settembre 2010 nelle prestigiose sale espositive della Bottega di Giovanni Santi, testimonia un grande e ulteriore riconoscimento per Tramonti, ceramista, scultore e pittore fra i più affermati in Italia nel XX secolo.
Promossa dall’Accademia Raffaello in Urbino in collaborazione con la Fondazione Guerrino Tramonti in Faenza, che dopo la scomparsa dell’artista ne tutela e custodisce le opere, l’esposizione a cura di Gian Carlo Bojani mette in risalto il periodo più fecondo dell’attività del maestro, tra gli anni Trenta e Sessanta. Un quarantennio caratterizzato da una produzione inesauribile e impetuosa, nota per le sue inconfondibili atmosfere decorative, nell’ambito della quale sono stati riuniti più di sessanta capolavori, tra sculture in terrecotta e ceramiche, in particolare maioliche e grès porcellanato.
Il corpus centrale dell’esposizione è inoltre arricchito da alcuni tra i suoi numerosi dipinti, per una indicazione di confronto con il segno pittorico, che sarà invece interesse prevalente dell’artista negli anni successivi al 1970.
Guerrino Tramonti è artefice di qualità fin dagli anni giovanili; esce dalla Regia Scuola di Ceramica di Faenza, dove impara a conoscere i colori dal maestro faentino Anselmo Bucci, e dove lo scultore Domenico Rambelli, tra gli insegnati, diventa punto di riferimento per il suo futuro artistico. Inizia ad esporre dall’età di quindici anni e, già vincitore di numerosi premi d’arte, approda negli ambienti artistico-culturali della capitale negli anni Quaranta. Fino agli anni Cinquanta, rimane sodale dell'ambiente romano più qualificato, con personalità come Libero De Libero, Leonardo Sinisgalli, il principe Massimo, e l'editore d'arte De Luca che nel 1956 pubblica la sua monografia, nella collana “Artisti d’oggi”.
Dopo i primi studi scolastici, Tramonti ha sempre condotto la sua ricerca creativa da autodidatta, fuori dai canoni accademici, allargando i suoi orizzonti alla scultura e alla pittura, in linea con il clima di “sintesi delle arti” dell’epoca. Ed è per altro nota l’assidua frequentazione di artisti come Arturo Martini, conosciuto in Liguria nel 1938 - quando lavora presso la manifattura “La Casa d’Arte Agnino & Barile” di Albisola - , Filippo de Pisis a Venezia, dove vive dal 1944 al 1947, e Franco Gentilini, amico d’infanzia a Faenza e poi rincontrato a Roma. Tramonti si dedica alacremente e instancabilmente al suo lavoro per tutta la vita e raggiunge una compiutezza espressiva assolutamente unica e personale che, apprezzata da subito dalla critica e consacrata dall’interminabile quantità di mostre e rassegne collettive e personali, gode a tutt’oggi di fama internazionale.
Il percorso della mostra in terra di Urbino, propone le opere più rappresentative dei quattro periodi fondamentali della carriera artistica di Guerrino Tramonti, suddivise nelle sale espositive della Bottega Giovanni Santi nella Casa di Raffaello.
Il primo periodo è quello delle opere a tutto tondo, risalente agli anni Trenta e Quaranta, sotto l'influenza di Arturo Martini e nel clima novecentesco della ripresa archeologizzante, soprattutto d'impronta etrusca, come dimostrano il bronzo Cantilena (1940-44) e significative sculture in terracotta smaltata e dipinta.
Il secondo periodo, risalente al secondo dopoguerra, si manifesta invece nel duplice aspetto di rivestimenti a lustro – in cui a Faenza c'era il grande exploit di maestri come Pietro Melandri e Riccardo Gatti – e nella creazione di maioliche a grossi spessori di smalti, con decorazioni e forme di gusto "primitivo", sull’esempio del maestro Guido Gambone, esaltato da Tramonti come il massimo ceramista del XX secolo.
Si trovano qui esposti i bellissimi vassoi, definiti dalla critica “antichissimi e moderni allo stesso tempo”, che Tramonti realizza con semplici colori – azzurro, giallo, rosso, bianco - e sempre in stretto legame con le ragioni naturali per cui l’arte della ceramica è nata. I suoi piatti e vassoi si possono attaccare ai muri, ma si possono tranquillamente impiegare per l’uso domestico o tenere sul tavolo fra i libri, riconducendoli così al loro uso originario. In questa sala si possono inoltre ammirare due opere rarissime: due ciotole in terracotta decorata a firma dell’amico Franco Gentilini, eseguite dalla bottega Tramonti.
La terza fase del percorso artistico di Tramonti è legata alla sperimentazione da lui avviata alla Scuola d’Arte Francesco Antonio Grue di Castelli, nei primi anni Cinquanta, con una nuova figurazione sulla linea dalle iconografie del Neocubismo, Astrattismo e Primitivismo. Ricerca che porta alla realizzazione presso la scuola di un soffitto composto da 356 tavelle maiolicate con decorazioni policrome. Opera presentata e premiata alla Decima Triennale di Milano nel 1954, che costituisce la versione contemporanea della cosiddetta “Sistina della ceramica”, il seicentesco soffitto maiolicato della Chiesa di San Donato di Castelli d’Abruzzo.
Questo periodo è rappresentato in mostra dai grandi dischi decorativi, invetriati con craquelures, tra cui spiccano la bella Donna con pera (1969-76) e geometriche nature morte. Come sostiene il curatore Bojani: “Sono ceramiche ove si ripresentano quei richiami dell’arcaismo mediato collegatisi stavolta anche alle semplificazioni compositive di un Pablo Picasso, e in un’ottica di riduzione post-cubista rivolta all’alto “decorativismo” di un Gorge Braque. Ma in questa mimesi primitivista dai suddetti maestri, Tramonti ben presto fa confluire l’arcaismo della pittura medioevale catalana, da un viaggio epifanico che in quegli anni compiva in Barcellona assieme a Franco Gentilini. Di allora – ad iniziare dal 1953 – è l’ideazione delle prime grandi forme circolari (…) con l’annullamento di ogni suggestione prospettica e quegli espressionisti tocchi di rosso alle guance, assieme – e qui è una soluzione della tecnica che trasmuta in linguaggio estetico – a quella grossa invetriatura cavillata che fa assumere alla ceramica inedite valenze illusionistiche come figure galleggianti in un acquario, con suggestioni da mosaici bizantini, da vetrate gotiche, da smalti “cloisonnés”.
In ultimo, vediamo esposte le raffinate ceramiche che richiamano l’arte orientale di Cina, Corea e Giappone, ma che venivano rivissute con il purismo formale del design molto in voga fra gli anni Sessanta e Settanta in Europa. Un’essenzialità che ha portato Tramonti a scegliere il grès, materia orientale i cui risultati non dipendono soltanto dalla cottura ad elevata temperatura, ma anche dall’impasto. Definito “porcellana tenera” il Grès si presta al felice connubio di forma e colore. “Quando faccio una forma – dice l’artista – io penso a una scultura”. Sono opere costruite tutte in blocco e per ogni forma sono scelti gli smalti adatti: i veri colori del grès ovvero il bianco, il bruno piombo (detto nero), il bleu, il verde e la gamma dei cinesi.
Nel soppalco che affaccia sulla seconda sala del percorso espositivo, si trovano allestiti, a corredo, alcuni dei dipinti a cui Tramonti si dedica dagli anni Settanta in avanti. Dopo gli innumerevoli successi ottenuti con le arti del fuoco, l’artista decide infatti di abbandonare la ceramica, in particolare le tecniche ad alta temperatura, perché riteneva “di non poter andare oltre a quello che avev(a) raggiunto”. Le composizioni pittoriche sono da ammirare accostate alla sua produzione di ceramista poiché in esse ritornano le sue più celebri iconografie, tra “arcaismi”, elementi di post-cubismo e surrealismo, oltre a rapporti cromatici e forme plastiche ispirati a Fernand Leger, che egli aveva ammirato in Costa Azzurra.
La mostra riassume dunque al meglio l’interpretazione materica e policroma di Guerrino Tramonti che si impone sempre con forza, mostrando una personalità espressiva decisa a superare il passato e a rappresentare la contemporaneità con una impronta mediterranea graffiante e raffinata più che mai attuale.
Così scriveva l’amico Enzo Tortora in occasione della mostra alla Galleria Mariani di Ravenna nel 1974: “Tramonti ha trovato una sua sigla inconfondibile, dopo una ricerca accanita: poche volte m’è capitato in sorte di assistere, da “dietro le quinte” al travaglio di un’opera di pittura. Ora che lo conosco, fiuterei i suoi quadri tra mille: c’è dentro fino al collo. I suoi gatti, le sue nuvole, le sue forme che s’alzano in un volo nuovo, liberatorio: aquiloni che si portano dietro anni ed anni d’esperienze vissute fino alla crudeltà con se stesso. Come quella, estrema, di firmare “Tramonti” il lavoro di un pittore che “sorge”. O che risorge, se volete. Ma che, comunque, durerà”.
Catalogo a cura di Gian Carlo Bojani con introduzione del Presidente dell’Accademia Raffaello, Giorgio Cerboni Baiardi e un testo critico di Anna Cerboni Baiardi, docente all'Istituto di Storia dell'Arte dell'Università Statale di Urbino.

Titolo: Guerrino Tramonti. Ceramiche in terra d'Urbino, 1930-1970
Sede: Casa natale di Raffaello, Bottega Giovanni Santi
Via Raffaello, 57 - 61029 Urbino (PU)
Date: 2 - 30 settembre 2010
Mostra e catalogo a cura di: Gian Carlo Bojani
Promossa da: Accademia Raffaello - Urbino
Fondazione Guerrino Tramonti - Faenza
Orari: dal lunedì al sabato 9,00 - 12,30 / 15,00 - 18,30
domenica: 10,00 - 12,30
Ingresso gratuito
Informazioni:
Casa natale di Raffaello - Museo T 0722 320105
Fondazione Guerrino Tramonti M 392 3011196
www.accademiaraffaello.it
www.tramontiguerrino.it
Ufficio Stampa
Arthemisia Group
Alessandra Zanchi M +39 349 5691710 - az@arthemisia.it
Adele Delle Sala T +39 0721 370956 - ads@arthemisia.it
press@arthemisia.it