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giovedì 7 ottobre 2010

Dalì. La Divina Commedia

Comunicato stampa

Dopo il grande successo della mostra “L’incredibile apparente” di Marc Chagall, che nel 2008 interessò più di 5.000 visitatori, il Comune di Marsciano e la Società Sistema Museo, gestore della struttura e produttore dell’evento, si preparano ad ospitare, nella sezione dedicata alle mostre temporanee del Museo Dinamico del Laterizio e delle Terrecotte di Marsciano, le opere di un altro grandissimo artista del secolo scorso: Salvador Dalì.
La mostra, dal titolo “Dalì. La Divina Commedia”, prende il nome dall’omonima serie di xilografie nate dal genio dell’estroso artista spagnolo e ispirate al capolavoro dantesco.
Composta da cento opere a colori, firmate, numerate e pubblicate da Les Heures Claires a Parigi nel 1960, La Divina Commedia riunisce trentatre trittici, ognuno dei quali è composto di tre tavole riferite rispettivamente al Paradiso, al Purgatorio e all'Inferno danteschi. Fondendo in sé simboli, allusioni, esotismo, magia e allegorie in un connubio perfetto, l’opera è una delle maggiori espressioni del metodo pittorico “paranoico-critico” caratteristico dell’artista surrealista.
Dalì creò questi capolavori nel suo periodo illustrativo migliore e lavorò per quasi nove anni alla realizzazione dei cento acquerelli che, in seguito all’esposizione nel 1960 al Musée Galliera di Parigi, furono trasposti, dopo quattro anni di assiduo lavoro con il maestro stampatore Raymond Jacquet, in altrettante xilografie.
Il risultato conseguito è eccellente, sia dal punto di vista tecnico che artistico.
Il soggetto della Divina Commedia, illustrato in precedenza da Botticelli, Blake, Bocklin e Doré, diviene per Dalì un viaggio nella memoria della propria poliedrica sperimentazione passata, e rappresenta una summa dell'arte del maestro spagnolo raggruppando vari aspetti della sua ricerca stilistica, dalla "estetica del molle" alla curiosità verso i miti classici, dall'interesse per la costruzione michelangiolesca delle figure al gusto per l'incisione circolare che dona loro una forma dinamica.
Nell'uso del colore ci si trova davanti ad una vera e propria antologia di modi, dal tratto fragile e guizzante all’uso plastico, come nei panneggi pesanti e materici.
Visitabile dal 27 novembre 2010 al 27 febbraio 2011, la mostra “Dalì. La Divina Commedia”, realizzata con il contributo della Regione Umbria, si pone all’interno di un più ampio progetto di valorizzazione del territorio, dei suoi beni culturali e paesaggistici voluto dal Comune di Marsciano con l’obiettivo di portare i visitatori a scoprire i borghi storici della media Valle del Tevere, lontani dai normali percorsi turistici, ma non per questo meno ricchi di tradizione, storia, cultura e gusto.

Titolo: Dalì. La Divina Commedia
Sede: Museo Dinamico del Laterizio e delle Terrecotte, Marsciano
Durata: 27 Novembre 2010 - 27 Febbraio 2011

mercoledì 22 aprile 2009

A Roma le stampe di Utagawa Hiroshige: il maestro della natura

di Piero Viotto

Un tempo non c’era la fotografia e per conservare emozioni e immagini dei propri viaggi si disegnavano xilografie in bianco e nero e a colori, che poi si stampavano in serie. Anche le stampe sono opere d’arte, lo dimostrano le bellissime 200 stampe policrome del pittore Utagawa Hiroshige (1797-1858) esposte al Museo Fondazione Roma, in via del Corso 320, con la collaborazione di “Arthemisia”, in un allestimento curato da Gian Carlo Calza. La mostra è aperta tutti i giorni, escluso il lunedì, dalle 10 alle 20 fino al 7 giugno 2009. Per informazioni e prenotazioni telefonare al numero 06.916508451.
I colori di queste xilografie sono piacevoli, le forme sono morbide e aggraziate, aleggia una sottile poesia che avvolge e impregna il paesaggio, la tecnica grafica è perfetta, ma non c’è vita, non c’è drammaticità, non c’è narrazione, gli uomini sono immersi nella natura, nella solitudine. All’artista interessa descrivere lo scroscio del temporale che si è scatenato più che gli uomini che si infradiciano. E’ un mondo senza tempo. Queste opere sono meravigliose e piacevoli, ma non hanno data, in fondo esprimono tutte sempre il medesimo sentimento, sono ripetitive. Come siamo lontani dai paesaggi dell’impressionismo o dell’espressionismo, per ricordare solo due momenti recenti dell’arte occidentale!!! Quella di Hiroshige è un arte descrittiva, immobile, basti seguire ad una ad una le Vent’otto vedute della luna o le Trentasei vedute del monte Fuji. Tuttavia quest’arte per la sua tecnica espressiva ha affascinato gli artisti europei e americani contemporanei, che l’hanno studiata e recuperata nel loro lavoro creativo, basti ricordare Van Gogh, ma rompendo la staticità delle forme immobili per dare un senso alla rappresentazione, uscendo dal decorativo.
Per capire quest’arte ed inquadrarla nella storia dell’arte universale bisogna ricorrere alla filosofia e alla cultura dell’artista che ha disegnato queste stampe. L’arte orientale, sia essa cinese, coreana, giapponese, si differenzia dall’arte occidentale per la filosofia che esprime: un naturalismo panteistico, un cosmo dove gli elementi primordiali, l’acqua, il cielo, la terra, assorbono uccelli, pesci, animali nell’immensità della natura, dove la vita come un fiume scorre dalla sorgente al mare senza un senso che trascenda il divenire. L’uomo non è protagonista, la vita non ha storia, trascorre dall’aurora alla sera come in un eterno ritorno. Nell’arte occidentale l’uomo, con le vicende della sua storia, è il protagonista assoluto, la natura, con il suo paesaggio rurale o urbano, non è che il fondale della rappresentazione scenica.
La mostra di Hiroshige è una di quelle mostre che fanno riflettere per il contrasto con il nostro mondo occidentale troppo razionalizzato, ma che fanno anche comprendere come sia stato il cristianesimo il lievito dello sviluppo culturale che ha liberato l’uomo dalla soggezione alla natura, sviluppando la sua creatività, sempre nuova, mai ripetitiva, nel campo della letteratura e della musica, delle arti figurative e dell’architettura, al di là delle tradizioni delle diverse civiltà. Le stampe policrome della mostra sono il distillato dello shintoismo giapponese
L’esposizione di Hiroshige si articola in quattro sezioni. Nella prima Il mondo della natura le xilografie propongono al visitatore figure di animali. Ogni stampa comprende nell’immagine stessa, in caratteri giapponesi, una iscrizione esplicativa come Carpa nella corrente, e come Gufo su un acero sotto la luna piena. Nella seconda, Cartoline dalle province, sono raccolte le xilografie che rappresentano paesaggi rurali e marini. Molto interessante è la terza sezione La via per Kioto, perché i paesaggi si snodano lungo le due grandi vie che collegavano la capitale imperiale Kioto con la capitale amministrativa Tokio. La quarta sezione Nel cuore di Tokio presenta una serie di oltre cento vedute di luoghi celebri della città. In una quinta sezione, curata da Rossella Menegazzo, sono raccolte fotografie e cartoline recenti a documentazione dell’influenza che l’artista ha avuto nel mondo della fotografia, che nello sviluppo delle tecniche della comunicazione ha sostituito il mondo delle stampe.
Queste 200 opere non sono che una piccola parte delle 4000 stampe di Utagawa Hiroshige, ma grazie alla collaborazione del “The International Hokusai Research Centre”, che ha seguito la selezione, permettono al visitatore di avere una panoramica completa sull’opera di questo artista nella multiformità delle espressioni, tutte ancorate ad una medesima visione dell’unità della natura.
Concludo pensando che bisogna sapere raccordare la poesia del mondo orientale, troppo naturalistico, con l’umanesimo del mondo occidentale troppo antropocentrico, con la mistica cristiana, che con san Francesco sa cogliere nella natura l’amore di Dio per tutte le sue creature.

Immagini:
Hiroshige Utagawa, Gufo su un acero sotto la luna piena, 1832-1833 ca., xilografia policroma, cm. 11,4x17
Hiroshige Utagawa, Crisantemo e fagiano, 1832 ca., xilografia policroma, cm. 37x15