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lunedì 6 giugno 2011

Acquedotti Romani

Comunicato stampa

Dal 7 luglio al 6 novembre 2011 Cinecittàdue Arte Contemporanea presenta “Acquedotti Romani”, mostra dedicata a questo particolare manufatto architettonico che segna l’orizzonte con il suo inconfondibile profilo e costituisce una presenza che, più di ogni altro elemento urbano e architettonico, identifica non solo la Campagna Romana, ma anche gli insediamenti moderni e contemporanei della periferia a sud est della Capitale, come Cinecittà e il quartiere Tuscolano. Questi spettacolari ruderi, che si perdono nella lontananza come un'eco, alternando il pieno al vuoto, costituiscono tracce territoriali continue che pervengono alla scala geografica conferendo ad essa una dimensione eroica.
“Pensare una mostra sugli acquedotti romani – scrive l’ideatore e curatore della mostra Franco Purini – significa leggere, attraverso la loro capacità di costruire il paesaggio oltre la loro essenza tettonica e architettonica, la città di oggi nelle sue contraddizioni, nei suoi aspetti stabili e mutevoli, nella sua singolarità. Assieme a una pluralità di ambiti relativi alla città gli acquedotti romani suggeriscono una ulteriore sfera di contenuti che comprende i temi del frammento, della vastità, del tempo, dell’acqua, una risorsa che sta divenendo sempre più rara e preziosa, oggetto in questi ultimi anni di complesse strategie globali.”
Un tema suggestivo che in mostra sarà affrontato con le opere degli architetti Alessandro Anselmi, Santiago Calatrava, Pietro Derossi, Cherubino Gambardella, Ma0, Alessandro Mendini, Paolo Portoghesi, Franco Purini, Joseph Rykwert, Toso-Giannetti; degli artisti Andrea Aquilanti, Paolo Canevari, Gianni Dessì, Stefano Di Stasio, Lino Frongia, Mimmo Paladino, Alfredo Pirri, Ascanio Renda, Luigi Serafini, Marco Tirelli; dei fotografi Marco Anelli, Gabriele Basilico, Sandro Becchetti, Alessandro Natale, Francesco Zizola e degli scrittori e poeti Antonella Anedda, Claudio Damiani, Marco Lodoli, Valerio Magrelli, Aurelio Picca. Protagonista della mostra anche la musica composta appositamente per l’occasione da Giorgio Battistelli.
Le opere degli artisti coinvolti dovrebbero consentire di vedere nel passato, nel presente ma soprattutto nel futuro di questi straordinari manufatti che sono gli acquedotti romani, nelle diverse ottiche dell’architettura, della pittura e della scultura, della video arte, della musica, della letteratura e della fotografia. Oltre le opere degli artisti, degli architetti e dei fotografi, in mostra sarà proiettato un video in cui i cinque poeti leggeranno i loro versi.
La mostra è allestita nello spazio espositivo Cinecittàdue Arte Contemporanea situato nell’omonimo shopping mall, unico centro commerciale in Europa a contenere uno Spazio Espositivo permanente, e che sorge vicino ad alcuni tra i più celebri acquedotti.
La mostra è accompagnata da due pubblicazioni:
il catalogo della mostra “Acquedotti Romani” a cura di Franco Purini, Gangemi Editore, con testi di Ilaria Giannetti, Daniela Lancioni, Francesco Moschini, Fulco Pratesi, Franco Purini, Gianfranco Toso, Alessandro Viscogliosi e Andrea Lucariello Zattera.
il libro “Acquedotti Romani - I Poeti”, Gangemi Editore, con poesie di Antonella Anedda, Claudio Damiani, Marco Lodoli, Valerio Magrelli e Aurelio Picca.

Titolo mostra: Acquedotti Romani
Sede: Cinecittàdue Arte Contemporanea
Centro Commerciale Cinecittàdue
Viale Palmiro Togliatti 2, 00173 Roma
Durata mostra: dal 7 luglio al 6 novembre 2011
Presentazione stampa e inaugurazione: giovedì 7 luglio 2011, ore 11.30
Curatori: Franco Purini con Bruna Marchini e Alberto Becchetti
Coordinamento: Ilaria Giannetti, Gianfranco Toso
Orario: dal lunedì alla domenica, dalle ore 11.00 alle ore 19.30
La mostra rimarrà chiusa: domenica 14 e 21 agosto, lunedì 15 agosto
Ingresso: libero

Immagine: Marco Anelli, Aquagium, 2011, stampa ai pigmenti su carta cotone, cm. 90x120, edizione limitata di 1/5, fotografia di Marco Anelli (© 2011)

mercoledì 4 febbraio 2009

La complicata storia del complesso di S. Ippolito a Monticchio

di Giuseppe Nolè

La religione cristiana si diffuse tardi nel territorio lucano, soltanto nel V e VI secolo infatti sono stati trovati accenni ai vescovi di Acerenza, Venosa e Potenza. Tale fenomeno fu ampliato dall’invasione dei longobardi che determinò un’ulteriore ostilità nei confronti della chiesa cattolica. Essa si concluse solo con la sconfitta dei greci; in seguito si ebbe un ridestarsi del sentimento religioso che portò alla diffusione della vita monastica anche in Lucania. Nel frattempo però le migrazioni dei cristiani d’oriente, che cercavano di sfuggire alle persecuzioni iconoclastiche, ripopolarono un meridione d’Italia che guerre civili, saraceni, terremoti e carestie avevano reso deserto. La presenza di quest’ultimi favorì l’arrivo dei monaci basiliani; in parallelo però il culto benedettino dell’arcangelo Michele presso Monticchio continuava a diffondersi, alimentando una accesa rivalità tra benedettini e basiliani. Proprio nella zona dei laghi con molta probabilità i monaci di Basilio giunsero prima dei monaci di Benedetto.

Il complesso di S. Ippolito situato lungo la strada che costeggia i due laghi di Monticchio, per molti anni considerato erroneamente un rudere senza particolare importanza, è la testimonianza di questo incontro-scontro tra oriente e occidente cristiano. Secondo i primi studi effettuati la chiesa avrebbe avuto origine benedettina, con un impianto ad una navata di cui i resti circostanti ne erano un semplice ampliamento. In realtà in epoca relativamente recente si è appurato, in seguito al ritrovamento di capitelli figurati di pregevole fattura, che questi resti invece sono la testimonianza di un monumento basiliano crollato. Dagli scavi effettuati nel 1963 emersero poi una serie di strutture all’esterno dell’abside ad una quota di due metri inferiore rispetto al piano della chiesa: si scoprì così l'esistenza di un vero impianto architettonico di epoca alto-medioevale costituito dalla sagoma di un tricorno innestato su un corpo rettangolare diviso in due campate di cinque pilastri di forma rettangolare. La chiesa medievale dunque fu ricavata nell’atrio antistante del primitivo impianto.

Il complesso di S. Ippolito non costituisce un insieme concepito e realizzato omogeneamente, bensì un progressivo sviluppo e sovrapporsi di idee e forme, un autentico “palinsesto” di strutture. I resti delle due chiese hanno in comune curiosamente il tipo di muratura di pietra informe; un fatto unicamente tecnico-economico e che non influisce nell’analisi storica. Per troppo tempo sono stati considerati dei semplici ruderi; questi resti invece nascondo la bellezza di un passato ricco di spiritualità e contatto con la natura incontaminata dei laghi vulcanici di Monticchio.
(Foto Archivio APT)