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martedì 28 aprile 2015

Il coraggio di essere semplici: Henri Matisse

di Cristiana Elena Iannelli

Dallo scorso 5 marzo è visitabile negli spazi espositivi delle Scuderie del Quirinale la tanto attesa mostra Arabesque di Henri Matisse. L’esposizione vuole rendere omaggio ad un aspetto meraviglioso della creatività del maestro francese, il fascino di un mondo che ha condizionato per sempre i suoi gusti, la sua pittura, la sua vita, tanto da fargli affermare: «sono fatto di tutto ciò che ho visto».
Appena entrati, un profumo esotico invade le sale insieme alla magia cromatica dei toni dell’azzurro e del verde, colori decisamente ripresi dal mondo della decorazione orientale. Il Maestro del colore è sedotto nei suoi numerosi viaggi dal “nuovo” linguaggio artistico di quelle terre lontane, da una vera e propria “cosmogonia mistica” che si va diffondendo in quegli anni, una ventata esotica che caratterizza le Grandi Esposizioni Universali della seconda metà del XIX secolo, quando le influenze straniere arricchiscono i mezzi di espressione di Matisse, ma anche degli altri grandi, Picasso primo fra tutti. Matisse aveva compreso la forza primordiale che esprimevano quelle terre “incivili”.
Dagli intensi colori delle ceramiche mediterranee, si passa al fascino per il primitivo diffuso in quegli anni, alla stilizzazione e al forte linearismo delle arti estremo-orientali, ma senza lasciarsi mai sopraffare da quei motivi intarsiati e seguendo scrupolosamente l’orchestrazione del dipinto, come dirà egli stesso. Le sue celebri odalische e quei minuziosissimi tessuti arabescati di cui si circonda nel suo atelier seguono un andamento sinuoso, in un gioco di linee seducenti che esplodono nel colore.
Il colore è stato da sempre la forza motrice della poetica matissiana, quel colore che esiste in se stesso e in ragione del suo potere espressivo, e nella sua produzione è proprio a partire da quell’istino Fauve del colore che la semplificazione delle forme ha avuto un peso rilevante. E ancora, Matisse semplifica posizionando gli ornamenti sullo stesso piano, riducendo interno ed esterno sulla stessa dimensione pittorica, come in Interno con fonografo del 1934 o Interieur à Etretat del 1920. Matisse punta sul colore, il colore del piacere, quello dell’armonia e della rima, come assonanze musicali e poetiche tese in un perfetto rapporto cromatico nel quale il tratto disegna non soltanto un lineamento e, perdendo questa priorità, diviene decorazione.
L’eco della sua poetica lo si ritrova nella realizzazione dei costumi in occasione dello Chant du Rossignol di Stravinskij del 1920; gli abiti da scena disegnati esclusivamente dall’artista per il balletto coreografato da Léonide Massine, rappresenta una fusione armonica di balletto e insieme di poesia e pittura.
Quella di Matisse per l’arte è una vera e propria dedizione, nella quale egli si riscopre con lentezza, assaporando e meditando in contatto con la natura. Un lavoro assiduo e costante, alla ricerca di nuovi segni da introdurre nel linguaggio dell’arte, per poi tornare a quell’essenzialità gestuale che chiude il percorso espositivo.
È la bellezza a trionfare nell’arte del maestro, la massima semplicità che in lui coincide con la massima pienezza, è l’equilibrio nel colore, è lì che si nasconde la chiave dell’unicità di un grande artista come lui.

mercoledì 18 febbraio 2015

Matisse. Arabesque

Comunicato stampa

La révélation m'est venue d'Orient scriveva Henri Matisse nel 1947 al critico Gaston Diehl: una rivelazione che non fu uno shock improvviso, ma – come testimoniano i suoi quadri e disegni – viene piuttosto da una crescente frequentazione dell'Oriente e si sviluppa nell'arco di viaggi, incontri e visite a mostre ed esposizioni.
Proposta dalle Scuderie del Quirinale, promossa dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, da Roma Capitale - Assessorato alla Cultura, Creatività, Promozione Artistica e Turismo, la mostra è organizzata dall’Azienda Speciale Palaexpo in coproduzione con MondoMostre e catalogo a cura di Skira editore. In esposizione oltre cento opere di Matisse con alcuni capolavori assoluti – per la prima volta in Italia – dai maggiori musei del mondo: Tate, MET, MoMa, Puškin, Ermitage, Pompidou, Orangerie, Philadelphia, Washington solo per citarne alcuni.
Curata da Ester Coen, con un comitato scientifico composto da John Elderfield, Remi Labrusse e Olivier Berggruen, Matisse. Arabesque vuole restituire un'idea delle suggestioni che l'Oriente ebbe nella pittura di Matisse: un Oriente che, con i suoi artifici, i suoi arabeschi, i suoi colori, suggerisce uno spazio più vasto, un vero spazio plastico e offre un nuovo respiro alle sue composizioni, liberandolo dalle costrizioni formali, dalla necessità della prospettiva e della "somiglianza" per aprire a uno spazio fatto di colori vibranti, a una nuova idea di arte decorativa fondata sull’idea di superficie pura.
Henri Matisse non era destinato alla pittura, “Sono figlio di un commerciante di sementi, al quale avrei dovuto succedere nella gestione del negozio”, cerca di intraprendere la carriera di avvocato prima di diventare un artista. Sarà la sua salute a cambiare il corso della storia. Lavorava come assistente in uno studio legale di Saint-Quentin, quando nel 1890 una grave appendicite lo costringe a letto per quasi un anno. Comincia a dedicarsi alla pittura e dal 1893 frequenta l’atelier del pittore simbolista Gustave Moreau insieme con l’amico Albert Marquet. Si iscrive ufficialmente all'École des Beaux Arts nel 1895, dove insegnano molti Orientalisti.
In quegli anni vedrà molto Oriente: visita la vasta collezione islamica del Louvre in esposizione permanente e le diverse mostre che, nel 1893-1894 e soprattutto nel 1903, vennero dedicate all’arte islamica al Musée des Arts Decoratifs di Parigi. E poi, all’Esposizione mondiale del 1900, scopre i paesi musulmani nei padiglioni dedicati a Turchia, Persia, Marocco, Tunisia, Algeria ed Egitto. Matisse frequenta anche le gallerie dell’avanguardia, come quella di Ambroise Vollard, dal quale acquista nel 1899 un disegno di Van Gogh, un busto in gesso di Rodin, un quadro di Gauguin e uno di Cézanne, che influenzerà moltissimo l’opera di Matisse.
Viaggia in Algeria (1906), ne riporta ceramiche e tappeti da preghiera che nel disegno e nei colori riempiranno le sue tele da li in poi, in Italia (1907) visita Firenze, Arezzo, Siena e Padova “quando vedo gli affreschi di Giotto non mi preoccupo di sapere quale scena di Cristo ho sotto gli occhi ma percepisco il sentimento contenuto nelle linee, nella composizione, nei colori”. La visita alla grande “Esposizione di arte maomettana” a Monaco di Baviera nel 1910 – la prima mostra di arte mussulmana che influenzerà una generazione di artisti, da Kandinsky a Le Corbusier – sarà il vero spunto per un tipo di decorazione di  impianto compositivo assai lontano dalle sue tradizioni occidentali. E' a Mosca nell'autunno 1911 per curare l’installazione in casa Schukin di La danza e La musica. Nel 1912 torna in Africa, stavolta la meta è il Marocco, Tangeri la bianca. Ecco che il tailleur de lumiere, come lo battezza non a caso il genero Georges Duthuit, è sorpreso da una luce dolce e da una natura lussureggiante che andranno ad accentuare la sua cadenza armonica, musicale: “un tono non è che un colore, due toni sono un accordo”. 
Matisse si lascia alle spalle le destrutturazioni e le deformazioni proprie dell’avanguardia, più interessato ad associazioni con modelli di arte barbarica. Il motivo della decorazione diventa per l’artista la ragione prima di una radicale indagine sulla pittura. E' dai motivi intrecciati delle civiltà antiche che Matisse coglie i principi di rappresentazione di uno spazio diverso che gli consente di “uscire dalla pittura intimistica” di tradizione ottocentesca.
Il Marocco, l’Oriente, l’Africa e la Russia, nella loro essenza più spirituale e più lontana dalla dimensione semplicemente decorativa, indicheranno a Matisse nuovi schemi compositivi. Arabeschi, disegni geometrici e orditi, presenti nel mondo Ottomano, nell’arte bizantina, nel mondo ortodosso e nei Primitivi studiati al Louvre; tutti elementi interpretati da Matisse con straordinaria modernità in un linguaggio che, incurante dell’esattezza delle forme naturali, sfiora il sublime.
Una mostra che, attraverso il rimando a oggetti delle ricche e fastose culture figurative citate, a ibridazioni e a commistioni di generi e stili, farà rivivere il lusso e la delicatezza di mondi antichi, esaltati dallo sguardo visionario, profondo e straordinariamente contemporaneo di un artista geniale e grandioso come Matisse.

Titolo: Matisse. Arabesque
A cura di: Ester Coen
Sede: Scuderie del Quirinale, Via XXIV Maggio 16 - 00186 Roma
Periodo: 5 marzo - 21 giugno 2015
Orari: domenica-giovedì ore 10.00-20.00; venerdì-sabato ore 10.00-22.30 (la biglietteria chiude un’ora prima)
Ingresso: intero € 12,00, ridotto € 9,50
Catalogo: Skira

Immagine: Henri Matisse, Paravento moresco, 1921, olio su tela, cm 91,9x74,3, Philadelphia Museum of Art. Bequest of Lisa Norris Elkins, 1950.

venerdì 18 febbraio 2011

Matisse. La seduzione di Michelangelo

Comunicato stampa

Dopo il grande successo dell’iniziativa sugli Inca che ha portato in città oltre 283.000 visitatori, anche per il 2011, Brescia si appresta a diventare una delle capitali italiane dell’arte.
Al Museo di Santa Giulia è in programma, dall’11 febbraio al 12 giugno, l’esposizione MATISSE. La seduzione di Michelangelo che dimostrerà quanto profondo sia stato il legame intercorso tra l’artista francese e il genio italiano del Cinquecento, che portò Matisse alla formulazione di un’arte che fosse una semplificazione assoluta della pittura, alla luce del suo studio giovanile e poi maturo, proprio della scultura di Michelangelo.
L’arte di Michelangelo costituì per Matisse un riferimento e una continua fonte di riflessione che gli permise di lavorare sul perpetuo rapporto tra linea e volume, disegnando e dipingendo in maniera sculturale.
La mostra, curata da Claudia Beltramo Ceppi, coadiuvata da un comitato scientifico composto dai maggiori esperti di Matisse, promossa dal Comune di Brescia, prodotta e organizzata da Fondazione Brescia Musei e Artematica, col patrocinio della Regione Lombardia-Cultura e del Ministero degli Affari Esteri, presenterà 180 opere del maestro francese - dipinti, disegni, incisioni, gouaches découpées – in grado di seguire tutto il suo itinerario creativo, dalle prime opere fauve a quelle realizzate tra il 1908 e il 1914, a quelle del periodo di Nizza (dal 1918 in poi), fino alla parte finale della sua vita, dedicata alla scoperta poetica delle illustrazioni dei libri e della rivista Verve e all’invenzione rivoluzionaria delle gouaches découpées. A esse, si affiancheranno diversi calchi di alcune delle più importanti sculture di Michelangelo tra cui quelle delle Cappelle Medicee, oltre a un importante disegno originale raffigurante due Veneri.
Il percorso espositivo proporrà capolavori di Matisse, difficilmente concessi in prestito, come la grande scultura Lo Schiavo (Musée Matisse di Nizza), il piccolo gioiello del Brooklyn Museum di New York, un olio su tavola, Nudo nel bosco, cui si affiancherà il bronzo Piccolo busto accovacciato (Pierre and Tana Matisse Foundation di New York) che rappresenta quasi una citazione letterale di Michelangelo, ma ridotta alle stesse dimensioni della figura del dipinto, attraverso quel procedimento ‘a togliere’ che Matisse aveva ben studiato nel suo grande antesignano.
Dalla National Gallery of Australia di Canberra giungerà il grande dipinto Il ratto d’Europa, mentre dal MASP di San Paolo del Brasile arriverà il magnifico Busto in gesso, bouquet di fiori. Verranno inoltre esposte le serie delle Odalische (tra cui il magnifico Nudo seduto su sfondo rosso di proprietà del Centre Pompidou di Parigi), esemplari di quella ricerca spasmodica tra tensione ed equilibrio che turbava Matisse, e Natura morta. Interno rosso a Venezia dei Musées Royaux des Beaux-Arts de Belgique di Bruxelles, o la serie di nudi provenienti dal Musée Matisse di Nizza. Dal Musée Matisse di Le Cateau Cambrésis proverrà il Grande nudo seduto, la più grande scultura mai realizzata da Matisse, e gli straordinari ed enormi pannelli di Oceania, mare e Oceania, cielo, rispettivamente di 176x395 cm e 177x370 cm.
Il percorso continuerà con la famosa serie di Jazz, dai colori raggianti di un album aperto per la prima volta in occasione della mostra, o un frammento autentico della vetrata della Cappella di Santa Maria del Rosario di Vence e, tra le gouaches découpées, alcuni importanti esemplari mai esposti in precedenza per il timore che la luce potesse danneggiare i fragilissimi colori. Particolarmente suggestivo sarà il confronto tra due delle opere più importanti di Matisse, provenienti dalla National Gallery di Washington, come il grande dipinto Pianista e giocatori di dama e la grandissima gouache découpée intitolata Venere che verrà affiancata da un disegno originale di Michelangelo raffigurante, per l’appunto, due Veneri.
Il ricordo e la presenza di Michelangelo accompagneranno il visitatore per tutta la mostra, attraverso alcuni suggestivi calchi ottocenteschi delle opere di Michelangelo, tra cui soprattutto la statua di Ecate-Notte delle Cappelle Medicee, a grandezza naturale. È proprio il rapporto tra scultura e pittura a esprimere al massimo l'urgenza di Matisse di superare continuamente i propri limiti, ed è la scultura il momento in cui egli si riallaccia più apertamente alla tradizione che lo ha preceduto. Michelangelo è in questo il suo maestro supremo: “Si potrebbe far rotolare una statua di Michelangelo - affermava - dall’alto di una collina fino a far scomparire la maggior parte degli elementi di superficie: la forma rimarrebbe comunque intatta”, e ancora: “Sono ritornato studente… Disegno la Notte, studio il Lorenzo de’ Medici: cerco di impadronirmi della concezione chiara e complessa che è alla base della costruzione di Michelangelo.”
Del genio italiano condivise la passione sempre insoddisfatta per l'opera, mentre ne ammirò la capacità di sperimentare, fino all'equilibrio estremo, la forza e la tensione che distorcono i corpi. Al capolavoro michelangiolesco L’Aurora - conservato nella chiesa di San Lorenzo a Firenze - Matisse si rifà esplicitamente nel realizzare quella statuetta del Nudo disteso che ricomparirà in tanti dipinti contemporanei. A Michelangelo tornerà per trovare nuove soluzioni spaziali nei tormentati anni Venti. E non a caso, la sua più sofferta scultura sarà proprio quel meraviglioso Grande nudo seduto che si riferisce esplicitamente a Michelangelo e che Matisse trascorrerà ben sei anni a modellare e rimodellare, fino a considerarla la sua opera più importante. Successivamente, altri saranno i problemi che lo coinvolgeranno, ma ancora, nella serie di dipinti dal 1921 al 1940, la figura centrale, a volte dipinta, a volte solo abbozzata, assumerà una profondità spaziale e monumentale di michelangiolesca memoria.
La conseguenza del suo intenso interrogarsi sulla plasticità dei corpi in rapporto con il loro sfondo decorativo, troverà infine una soluzione inattesa nella geniale invenzione delle gouaches découpées, che riconcilieranno finalmente l'elemento pittorico e quello scultoreo dell'opera in un procedimento di fusione di cui Matisse stesso dirà: “Ritagliare a vivo nel colore mi ricorda il procedimento diretto della scultura”. Egli giunse così al definitivo superamento dell’aspetto bidimensionale e di quello tridimensionale dell’opera fino a creare un nuovo universo di forme colorate che di entrambe hanno mantenuto la capacità di sintesi e la tensione.

Titolo mostra: Matisse. La seduzione di Michelangelo
Sede: Brescia, Museo di Santa Giulia
Date: 11 febbraio - 12 giugno 2011
Orari: lunedì - giovedì: 9.00 - 20.00; venerdì e sabato: 9.00 - 21.00; domenica: 9.00 - 20.00.
Biglietti: Intero € 14,00; ridotto € 11,00 (studenti universitari fino a 26 anni con tessera o libretto, over 60, soci TCI, soci FAI, soci ARCI, altre categorie convenzionate); ridotto speciale € 8,00 (fino a 18 anni non compiuti); ridotto speciale Brescia Musei € 6,00 (titolari card “Brescia Musei Desiderio”); speciale famiglia: ridotto € 11,00 per gli adulti (per nuclei
formati da 2 adulti e almeno 1 minorenne); ingresso gratuito (bambini fino a 5 anni, disabili con accompagnatore, soci ICOM); ridotto gruppi (solo su prenotazione) € 9,00 (da 15 a 25 persone - ingresso omaggio per il capogruppo); ridotto scuole (solo su prenotazione) € 6,00.
Catalogo: GAmm Giunti

Immagine: Henri Matisse, Odalisca con il cofanetto rosso, Nizza, Musée Matisse © Succession H. Matisse by SIAE 2010 - Photo: Ville de Nice – Service Photographique