Visualizzazione post con etichetta Giappone. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Giappone. Mostra tutti i post

giovedì 17 settembre 2015

Marco Nereo Rotelli. Specchi nei miei linguaggi


[Comunicato stampa] La galleria MAG, la Gallery Tomo di Kyoto e l’Istituto Italiano di Cultura di Osaka presentano Specchi nei miei linguaggi, progetto internazionale simultaneo di Marco Nereo Rotelli, a cura di Salvatore Marsiglione, Tomoharu Aoyama e Stefano Fossati. Per la prima volta nella storia delle tre entità, si produce un progetto artistico che è un viaggio, una serie di aperture, di punti luce legati alla parola tra oriente e occidente. Un viaggio che parte da Como alla galleria MAG il 19 settembre con la prima inaugurazione, per poi re-inaugurare alla Gallery Tomo il 1 ottobre e festeggiare la terza tappa con l’inaugurazione a Osaka il 2 ottobre negli spazi istituzionali dell’Istituto Italiano di Cultura. Un viaggio che durerà fino al 18 ottobre con la conclusione in contemporanea delle tre mostre.
Una mostra divisa in tre città e che unisce due continenti sulla cultura e sulla parola attraverso gli specchi di luce che Marco Nereo Rotelli ha ideato appositamente per l’occasione. Una serie di 64 lamine in acciaio di piccole dimensioni che come ideali finestrini, oblò o porte che hanno la profondità dell’immaginario luminoso e la forza della parola tra essere e percepire, tra Italia e Giappone. Siamo di fronte ad un’alterazione della visione dello specchio, in quanto l’alterazione dello specchio, genera l’alterazione della forma. Vige l’assioma, alterità è uguale ad identità.
Marco Nereo Rotelli in questo progetto ha fortemente voluto dare attenzione all’immagine che la parola gli suggeriva, applicando una grande forza espressiva senza però mai farne figurazione o soggetto. Tutta la poesia che traspare è amore, ogni velatura d’acido é dipinto, materia astratta dalla superficie come un contemporaneo Rembrandt sull’antica tela. Traendo ispirazione dalla forma e dall’estetica di modelli del tradizionale ventaglio giapponese, Rotelli crea 14 opere su carta a tinta neutra, con i segni colorati che si ripetono e germogliano in tutta l’esposizione e 14 opere su feltro vivacemente colorato, dove invece il disegno è simbolico, diretto o profondo e pulito nella linea monocromatica.
Un momento importante per la sua ricerca artistica è sicuramente l’approccio barthesiano al concetto di scrittura. Roland Barthes, teorico della Semiologia contemporanea, riteneva di aver ricavato dalla sua esperienza in Giappone un vero e proprio insegnamento relativo a quella che egli definisce “un’etica del segno vuoto”. Infatti, Barthes, in un’intervista del 1969, confermò che “i viaggi in Giappone hanno modificato notevolmente il paesaggio intellettuale in cui vivo, […] mi ha offerto essenzialmente un’esperienza tutta nuova dei segni”. Pensiero che nasce, infatti, laddove nella realtà quotidiana si ritrova una comunicazione ove il Simbolo, il significante, sovraccarico di molteplici riferimenti, perde la sua ricognizione ad una sola parola, alla sua unicità di significato. Rotelli è certamente partito da una conseguente riflessione sull’ordine ignoto dei significanti. Con i suoi segni isolati in piccoli specchi, che oserei pensare come specchietti retrovisori, l’artista esprime ai miei occhi l’utopia di uno spazio comunicativo tra significante e significato, vale a dire che il vuoto che circonda il segno rappresenta la realtà rispecchiata. In altre parole, questi specchi sono punti di congiunzione, un luogo dove simbolo e parola, segno e lingua, convivono, coincidono e rappresentano un’unica realtà.

Titolo: Marco Nereo Rotelli. Specchi nei miei linguaggi
A cura di: Salvatore Marsiglione, Tomoharu Aoyama, Stefano Fossati
Sedi:
MAG Como, Via Vitani, 31 Como - Italia
Gallery Tomo, 1F Aoyama BLD 633 Shimogoryomaecho Nakagyo-ku Kyoto 6040995 - Japan
Istituto Italiano di Cultura, Nakanoshima 2-3-18 mira-ku Festival Tower 17F Osaka 5300005 - Japan
Periodo: 19 settembre - 18 ottobre 2015
Inaugurazioni:
Como, sabato 19 settembre ore 18.00
Kyoto, giovedì 1 ottobre ore 17.00
Osaka, sabato 2 ottobre ore 17.00
Patrocini: Istituto Italiano di Cultura di Osaka, Consolato Generale d’Italia di Osaka, Città di Kyoto, Fondazione Italia Giappone, Associazione Luigi Russolo,
In collaborazione con: Associazione Japan Universal Poets
Orari apertura Como: da martedì a sabato dalle 10.00 alle 19.30

martedì 23 febbraio 2010

Elly Nagaoka. Paper

Comunicato stampa

La Galleria Monty & Company presenta la personale dell’artista giapponese Elly Nagaoka, con l’installazione disciplined fall (acquerello su carta, spilli, zanzariera, ventilatore, cm. 400x240) e la serie created desires di 66 collages di piccola dimensione (collage su carta, cm. 25x35).
Nata a Los Angeles e cresciuta tra il Giappone e gli Stati Uniti d’America, Elly Nagaoka ha studiato alla Rhode Island School of Design di Providence per la quale ha partecipato all’European Honors Program a Roma, dove poi ha deciso di stabilirsi definitivamente.
La cultura di queste tre Nazioni hanno influenzato in maniera determinante il suo iter artistico, in quanto si è ritagliata un percorso del tutto personale, attraverso la riappropriazione e la reinterpretazione dei linguaggi culturali storici con l’utilizzo delle varie tecniche artistiche, dalla grafica, alla pittura, alla fotografia.
Filo conduttore della mostra sarà il supporto cartaceo su cui l’artista ha lavorato per l’occasione.
Nell’installazione disciplined fall, le origini orientali dell’artista, il richiamo all’arte della calligrafia e della pittura giapponesi, si evidenziano nel controllo del tratto e nella padronanza del pennello. La linea tracciata all’acquerello, con il suo spessore variabile e la sua espansione, è il ritmo che si rende visibile. Secondo l’equilibrio tra pieno e vuoto, tra linea disegnata e campo bianco, Elly Nagaoka sintetizza centinaia di Libellule come se stesse tracciando degli ‘ideogrammi’.
Nella sequenza di 66 collages, created desires, l’artista compone il suo materiale (ritagli più disparati) in modo tale che evoca una catena di associazioni di segni che non si limita a contrapporsi alla riproduzione mimetica della realtà. Il rimescolamento dei segni appartenenti ai più diversi contesti, li libera dai loro nessi semantici per suggerirci una nuova alchimia: il “nonsense di liberazione”, come lo chiamano i dadaisti. Il risultato è sorprendente: piccole superfici che liberano in un minimalismo astratto-figurativo, un insieme di segni opposti, riciclati e sovvertiti in una sorta di demistificazione della presunta obbiettività dell'occhio.
In Galleria sarà disponibile il testo critico di Ilari Valbonesi.

Mostra: Elly Nagaoka. Paper: disciplined fall and created desires
Date: dal 2 al 30 marzo 2010
Inaugurazione: martedi 2 marzo, ore 19.00
Galleria Monty & Company
Via della Madonna dei Monti 69, 00184 Roma
A cura di: Caterina Manca di Villahermosa, Irmela Heimbächer
Orari: dal martedì al sabato dalle ore 16.00 alle 20.00
la domenica, il lunedì e tutte le mattine su appuntamento

mercoledì 22 aprile 2009

A Roma le stampe di Utagawa Hiroshige: il maestro della natura

di Piero Viotto

Un tempo non c’era la fotografia e per conservare emozioni e immagini dei propri viaggi si disegnavano xilografie in bianco e nero e a colori, che poi si stampavano in serie. Anche le stampe sono opere d’arte, lo dimostrano le bellissime 200 stampe policrome del pittore Utagawa Hiroshige (1797-1858) esposte al Museo Fondazione Roma, in via del Corso 320, con la collaborazione di “Arthemisia”, in un allestimento curato da Gian Carlo Calza. La mostra è aperta tutti i giorni, escluso il lunedì, dalle 10 alle 20 fino al 7 giugno 2009. Per informazioni e prenotazioni telefonare al numero 06.916508451.
I colori di queste xilografie sono piacevoli, le forme sono morbide e aggraziate, aleggia una sottile poesia che avvolge e impregna il paesaggio, la tecnica grafica è perfetta, ma non c’è vita, non c’è drammaticità, non c’è narrazione, gli uomini sono immersi nella natura, nella solitudine. All’artista interessa descrivere lo scroscio del temporale che si è scatenato più che gli uomini che si infradiciano. E’ un mondo senza tempo. Queste opere sono meravigliose e piacevoli, ma non hanno data, in fondo esprimono tutte sempre il medesimo sentimento, sono ripetitive. Come siamo lontani dai paesaggi dell’impressionismo o dell’espressionismo, per ricordare solo due momenti recenti dell’arte occidentale!!! Quella di Hiroshige è un arte descrittiva, immobile, basti seguire ad una ad una le Vent’otto vedute della luna o le Trentasei vedute del monte Fuji. Tuttavia quest’arte per la sua tecnica espressiva ha affascinato gli artisti europei e americani contemporanei, che l’hanno studiata e recuperata nel loro lavoro creativo, basti ricordare Van Gogh, ma rompendo la staticità delle forme immobili per dare un senso alla rappresentazione, uscendo dal decorativo.
Per capire quest’arte ed inquadrarla nella storia dell’arte universale bisogna ricorrere alla filosofia e alla cultura dell’artista che ha disegnato queste stampe. L’arte orientale, sia essa cinese, coreana, giapponese, si differenzia dall’arte occidentale per la filosofia che esprime: un naturalismo panteistico, un cosmo dove gli elementi primordiali, l’acqua, il cielo, la terra, assorbono uccelli, pesci, animali nell’immensità della natura, dove la vita come un fiume scorre dalla sorgente al mare senza un senso che trascenda il divenire. L’uomo non è protagonista, la vita non ha storia, trascorre dall’aurora alla sera come in un eterno ritorno. Nell’arte occidentale l’uomo, con le vicende della sua storia, è il protagonista assoluto, la natura, con il suo paesaggio rurale o urbano, non è che il fondale della rappresentazione scenica.
La mostra di Hiroshige è una di quelle mostre che fanno riflettere per il contrasto con il nostro mondo occidentale troppo razionalizzato, ma che fanno anche comprendere come sia stato il cristianesimo il lievito dello sviluppo culturale che ha liberato l’uomo dalla soggezione alla natura, sviluppando la sua creatività, sempre nuova, mai ripetitiva, nel campo della letteratura e della musica, delle arti figurative e dell’architettura, al di là delle tradizioni delle diverse civiltà. Le stampe policrome della mostra sono il distillato dello shintoismo giapponese
L’esposizione di Hiroshige si articola in quattro sezioni. Nella prima Il mondo della natura le xilografie propongono al visitatore figure di animali. Ogni stampa comprende nell’immagine stessa, in caratteri giapponesi, una iscrizione esplicativa come Carpa nella corrente, e come Gufo su un acero sotto la luna piena. Nella seconda, Cartoline dalle province, sono raccolte le xilografie che rappresentano paesaggi rurali e marini. Molto interessante è la terza sezione La via per Kioto, perché i paesaggi si snodano lungo le due grandi vie che collegavano la capitale imperiale Kioto con la capitale amministrativa Tokio. La quarta sezione Nel cuore di Tokio presenta una serie di oltre cento vedute di luoghi celebri della città. In una quinta sezione, curata da Rossella Menegazzo, sono raccolte fotografie e cartoline recenti a documentazione dell’influenza che l’artista ha avuto nel mondo della fotografia, che nello sviluppo delle tecniche della comunicazione ha sostituito il mondo delle stampe.
Queste 200 opere non sono che una piccola parte delle 4000 stampe di Utagawa Hiroshige, ma grazie alla collaborazione del “The International Hokusai Research Centre”, che ha seguito la selezione, permettono al visitatore di avere una panoramica completa sull’opera di questo artista nella multiformità delle espressioni, tutte ancorate ad una medesima visione dell’unità della natura.
Concludo pensando che bisogna sapere raccordare la poesia del mondo orientale, troppo naturalistico, con l’umanesimo del mondo occidentale troppo antropocentrico, con la mistica cristiana, che con san Francesco sa cogliere nella natura l’amore di Dio per tutte le sue creature.

Immagini:
Hiroshige Utagawa, Gufo su un acero sotto la luna piena, 1832-1833 ca., xilografia policroma, cm. 11,4x17
Hiroshige Utagawa, Crisantemo e fagiano, 1832 ca., xilografia policroma, cm. 37x15