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martedì 14 maggio 2013

Nicolò Quirico. Complicità sovrapposte

Comunicato stampa

La Costantini Art Gallery di Milano presenta la personale dell’artista Nicolò Quirico. L’artista rinnova la tradizionale ricerca della fotografia paesaggistica, la stampa fotografica è realizzata direttamente sopra un collage di vecchie pagine di libri, che conferiscono all’immagine un sapore quasi fané, inoltre, avvicinandosi all’opera, si coglie meglio la texture creata dai caratteri tipografici e dalla sovrapposizione delle pagine.
L’utilizzo di tecniche diverse, è in stretta connessione con l’aspetto progettuale e concettuale dell’artista. L’architettura e la letteratura sono da sempre tra gli elementi fondanti della storia, ed è proprio questa “complicità”, tra parole e immagini, che caratterizza le opere di quest’ultimo ciclo. I testi selezionati, sotto le immagini, rappresentano la voce e i pensieri di chi ha vissuto e di chi vive i palazzi, infatti, sono traccia tangibile di un determinato vissuto storico che sull’opera crea un mormorio diffuso e generico della città. È come se l’artista intendesse eseguire un aggiornamento delle icone architettoniche: edifici del passato ed edifici contemporanei, centro città e periferia come simboli e metafore degli aspetti sociali, culturali ed economici.

«Ogni edificio è vita che si è scritta e si sta scrivendo; ogni pagina di libro è un mattone che costruisce un edificio della nostra cultura.» (tratto da Le città visibili di Giacomo Ambrosi)

Titolo mostra: Nicolò Quirico. Complicità sovrapposte
Sede: Costantini Art Gallery , Via Crema 8, Milano
Periodo: 29 maggio - 29 giugno 2013
Inaugurazione: mercoledì 29 maggio 2013, ore 18.00
Orari: 10.00-12.30, 15.30-19.30 (chiuso lunedì mattina e festivi)

venerdì 1 febbraio 2013

Vanessa Palomba. Heart Show

Comunicato stampa

“Heart Show” di Vanessa Palomba: dal 12 al 22 febbraio 2013 potremo ammirare un’esposizione di cuori assemblati con i materiali più eterogenei per sorridere, riflettere ed emozionarci sull’amore e sulla festa degli innamorati, interpretati dall’artista italo-inglese con l’ironia e la lucidità che caratterizzano l’intera sua opera.
Il lavoro di Vanessa Palomba è contraddistinto da una continua ricerca formale ed espressiva, una sperimentazione di linguaggio e tecniche in costante evoluzione, mai slegato dal concetto e dal tema che l’artista vuole portare avanti.
Nei suoi lavori su tela o su carta, accanto a pennellate corpose, segni marcati, punti focali sottolineati da tratti potenti si accostano velature, sfondi in filigrana e texture delicate proprio volte ad accompagnare con tecniche differenti il significato ed i concetti che l’artista ha in mente e che vuole rappresentare, una sensibilità ed un’attenzione alla composizione interna ed alla gerarchia degli elementi espressivi che conducono, catturano o fanno sorvolare lo sguardo dell’osservatore sull’opera al pari di una composizione musicale o di un’opera tridimensionale. Il legame forte fra idea portante e tecnica espressiva utilizzata è quindi soprattutto evidente nelle opere a collage e nelle composizioni materiche come i suoi “boxes”.
In questa mostra si presenta la serie “Heart in a Box”, una sorta di collezione di cuori in scatola, di declinazione del senso di questo simbolo universale affrontato ora con ironia, ora con una riflessione più amara, ora anche con drammaticità ma sempre cercando di scavare e di riflettere in profondità sul significato di questa icona. Si parte spesso da espressioni del linguaggio, modi di dire, topos contenenti la parola cuore per cercarne significati e contenuti più profondi e per sottolineare aspetti che spesso tralasciamo: Spina nel cuore, Cuore di pietra, Heavy heart, Colpo al cuore, Heart attack, sono alcuni luoghi comuni del linguaggio quotidiano utilizzati dall’artista come filo conduttore per riflettere su concetti come l’abbandono, la violenza, l’infanzia e la gioia.
Il giorno di S. Valentino è il momento tradizionalmente legato alla riproposizione, spesso in modo molto stereotipato e commerciale, del “logo” cuore usato per simboleggiare l’amore o l’affetto: in queste opere (forse l’insieme delle quali ne rappresenta una unitaria) si richiede all’osservatore di riflettere anche sulle molteplici facce, sulle implicazioni meno banali che vi si nascondono dietro.
Dentro delle vere e proprie scatole, utilizzando materiali più vari, dalla pittura al collage, fino alla composizione di materiali di recupero trovati come reti in ferro, viti, stoffe, parti di oggetti diverse, prendono forma dei “visual poems”, quasi dei mini-teatrini in cui oggetti decontestualizzati mettono in scena e rappresentano  temi, memorie, vita quotidiana,  sensazioni e sentimenti legati all’idea di “cuore” e a tutto quello che questo simbolo porta inevitabilmente con sé.

Titolo mostra: Vanessa Palomba. Heart Show
A cura di: Marco Pezzali
Sede: Galleria della Tartaruga - Via Sistina, 85 - 00187 Roma
Periodo: 12-21 febbraio 2013
Inaugurazione: 14 febbraio 2013, ore 17.30
Orari di apertura:  10.00-13.00, 16.30-19.30
Biglietto: ingresso libero

venerdì 8 ottobre 2010

La mostra è aperta. Artisti in dialogo con Harald Szeemann

Comunicato stampa

Proseguendo il percorso intrapreso lo scorso anno con la mostra Filiberto Menna. La linea analitica dell’arte contemporanea, la Fondazione Filiberto Menna – Centro Studi d’Arte Contemporanea propone, a cura di Stefania Zuliani, un inedito progetto dedicato ad Harald Szeemann, una delle voci più significative della critica d’arte del secolo scorso.
Un’esposizione – La mostra è aperta. Artisti in dialogo con Harald Szeemann ne è il titolo – una giornata di studi – Esposizioni. Lo spazio delle mostre nella critica contemporanea – attività e laboratori didattici che, assieme, nel prossimo mese di ottobre proporranno a Salerno una riflessione plurale su Szeemann, figura complessa di critico e curatore che nel corso della sua lunga attività ha contribuito a trasformare profondamente il significato della mostra, facendone un luogo aperto e di trasformazione.
Un lavoro teorico di straordinaria forza visionaria che la mostra e la giornata di studi, promossi dalla Fondazione Filiberto Menna con il sostegno del Comune di Salerno, con il patrocinio dell’Università degli Studi di Salerno – Dipartimento di Beni culturali e il contributo della Provincia di Salerno, della Regione Campania e della Fondazione Carisal, riattraverseranno grazie all’intervento di sei artisti internazionali e di alcuni protagonisti della critica d’arte in Italia.
Tra i protagonisti della scena critica del secondo Novecento, Harald Szeemann nel corso della sua lunga attività, scandita da mostre e progetti indimenticabili – Quando le attitudini diventano forma (1969), la Documenta 5 a Kassel (1972), il lavoro infinito sul Museo delle ossessioni, le edizioni 1999 e 2001 della Biennale di Venezia… – ha posto le basi di un lavoro critico innovativo disegnando un percorso metodologico che ha saputo modificare gli statuti interni dell’esposizione facendone luogo critico e creativo per eccellenza.
La mostra è aperta. Artisti in dialogo con Harald Szeemann è un progetto espositivo, a cura di Stefania Zuliani, con cui, attraverso opere, per lo più site-specific, realizzate da sei protagonisti della scena espositiva internazionale – Mrdjan Bajic, Danilo Correale, Stanislao Di Giugno, mk, Perino & Vele, Carlotta Sennato –, la Fondazione Filiberto Menna intende disegnare un nuovo momento di riflessione su un pensiero, quello di Szeemann appunto, che ha fatto della mostra uno spazio privilegiato di confronto, un vivace crocevia di scambi disciplinari, occasione costante di ibridazione di codici ed esperienze. Un’opera d’arte totale, confluenza di linguaggi e, soprattutto, di arte e vita, che Szeemann ha pensato sempre in relazione con lo spazio, concreto e simbolico, dell’esposizione, suggerendo una modalità di lettura dell’esperienza artistica arrischiata, capace di accogliere in sé anche il fallimento. Un approccio coraggioso che merita di essere ripensato in un momento storico, il nostro, segnato dal moltiplicarsi impressionante delle mostre e delle biennali come pure dalla crescita, davvero globale, dei musei, cui però non sembra corrispondere l’azzardo di una differente, più coraggiosa interpretazione del ruolo dell’arte e della critica.
La mostra, interamente prodotta per l’occasione, si avvale del contributo curatoriale di Alessandro Demma, Maria Giovanna Mancini e Antonello Tolve, giovani critici d’arte impegnati in un percorso di ricerca nell’ambito del Dottorato in Metodi e metodologie della ricerca archeologica e storico artistica dell’Università degli Studi di Salern.
Muovendo dalla lezione complessa di Szeemann e attraverso il contributo di alcune tra le voci che animano il dibattito critico più recente, una giornata di studi proverà a fare il punto sulla questione, attualissima, dell’esposizione e del suo significato all’interno del contemporaneo sistema dell’arte.
La Giornata di Studi, che si svolgerà il 22 ottobre 2010 presso la Sala Conferenze della Fondazione Filiberto Menna di Salerno, prevede la presenza di alcuni critici e curatori attivi sulla scena internazionale – hanno già dato la loro adesione Stefano Chiodi, Roberto Pinto, Gabi Scardi ed Eugenio Viola – che, confrontandosi con Angelo Trimarco, Presidente della Fondazione, e con Stefania Zuliani, curatrice del progetto e docente di Storia e teoria del museo contemporaneo all’Università di Salerno, daranno il proprio contributo ad un dibattito sulle attuali metodologie curatoriali riflettendo sul tema della site specificity, sul rapporto tra arte e museo, sulle nuove strategie di comunicazione e di esposizione dell’opera. Una articolata discussione che a partire dalla relazione opera-spazio espositivo intende affrontare il problema dello statuto della critica e del ruolo, sempre più creativo, del pubblico.
Per alimentare un più intenso e consapevole contatto con il pubblico e nella convinzione che l’educazione all’arte sia attualmente una forma irrinunciabile di intervento, critico e creativo, la Fondazione Filiberto Menna proporrà in occasione dell’esposizione La mostra è aperta. Artisti in dialogo con Harald Szeemann una serie di laboratori didattici che coinvolgeranno studenti universitari e alunni delle scuole salernitane.
Consolidando una tradizione inaugurata nel 2007 con il ciclo Imparare al museo. L’artista l’opera il pubblico, la Fondazione, da sempre attenta alle strategie educative dedicate all’arte contemporanea, luogo del dialogo e dell’ospitalità, organizzerà con il supporto di operatori esperti e attraverso l’impegno, progettuale e operativo, di studenti del corso di Storia e teoria del museo in età contemporanea della Laurea Magistrale in Storia e critica d’arte dell’Università di Salerno laboratori didattici rivolte ai bambini e visite guidate per gli studenti delle scuole medie superiori.
Due i laboratori proposti: Le forme dell’opera, in cui sarà data l’opportunità di riflettere sulle diverse forme assunte oggi dall’opera d’arte attraverso una serie di attività manuali che vedranno protagonisti gli stessi bambini; Il museo delle meraviglie, in cui i bambini verranno invitati a costruire un proprio museo attraverso immagini e oggetti del proprio quotidiano, sulla traccia del Museo delle ossessioni di Szeemann.
Gli stessi temi – le trasformazioni dell’opera d’arte e i nuovi linguaggi dell’arte, il significato del museo come luogo di memoria e produzione dell’arte ma anche stanza delle meraviglie – saranno affrontati nelle visite guidate rivolte agli studenti delle scuole medie superiori, che potranno avvicinare attraverso la voce degli studenti universitari e nell’incontro diretto con le opere aspetti e problemi dell’arte contemporanea.

Titolo: La mostra è aperta. Artisti in dialogo con Harald Szeemann
Date: 9 ottobre-3 novembre 2010
Orari:
da lunedì a venerdì dalle 11.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00;
sabato e domenica dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 21.00.
Sede: Chiesa dell’Addolorata / Complesso Monumentale di S. Sofia, Largo Abate Conforti - Salerno
A cura di: Stefania Zuliani
Opere di: Mrdjan Bajic, Danilo Correale, Stanislao Di Giugno, mk, Perino & Vele, Carlotta Sennato
Contributi curatoriali di: Alessandro Demma, Maria Giovanna Mancini, Antonello Tolve

giovedì 13 maggio 2010

Avventure minime

Comunicato stampa

L'Associazione Corporazione delle Arti e delle Tecnologie con il patrocinio del Comune di Salerno - Assessorato al Turismo ai Beni Culturali e alla Portualità Turistica, la preziosa collaborazione del MMMAC - Museo Materiali Minimi d'Arte Contemporanea, della Fondazione Filiberto Menna - Centro Studi d'Arte Contemporanea e dell'Associazione Seventh Degree dell'Università degli Studi di Salerno presenta, per le manifestazioni di Salerno Porte Aperte 2010 - Maggio dei Monumenti - la mostra collettiva Avventure Minime. Miocinesia nell'arte d'oggi, a cura di Antonello Tolve.
«I rimasugli del poeta, lo spartito incompleto di un compositore, il modello di una scultura, il disegno preparatorio o il semplice schizzo lasciato su un foglietto qualsiasi e magari approntato su un tram, in treno, nella sala d'attesa di un aeroporto, durante la fila che si fa per pagare la bolletta di turno in un ufficio postale. Caratterizzato da un gesto fulmineo e a volte frenetico», suggerisce Antonello Tolve nel testo in catalogo, «lo schizzo rappresenta il mondo embrionale e sotterraneo dell'arte che fa i conti con un atteggiamento miocinetico, basato, cioè, su un sistema psichico incompleto o, quantomeno, non così dettagliato come quello trattato dal raziocinio e dalla rielaborazione e organizzazione di tutti quei materiali primari che caratterizzano una molteplicità di condotte cotidiane.
Tutti quei segni che maltrattano un volume, quei segni lasciati tra le righe o ai margini di saggi, romanzi o raccolte poetiche (trattini, freccette, parentesi, piccole v, stelle e crocette) che, oltre a disegnare una vera e propria segnaletica in cui l'artefice ritrova una personalissima geografia, rendono caratteristico il libro. Tutte quelle parole, quei cerchietti, quadratini, quei triangolini e quei segni decisamente automatici che lasciamo su un foglietto, su uno scontrino, su un post-it, al termine di una telefonata. Tutte quelle pseudoforme insignificanti che produciamo quotidianamente e buttiamo regolarmente nel cestino della carta perché inutili e inutilizzabili (ma tuttavia figli di un appagamento momentaneo). Sono esperienze psicomotorie (impulsi fulminei) che, se da una parte si presentano come involontarie azioni autoterapeutiche perché svolgono un'attività appagante e dunque non trasformano il desiderio e l'impulso elementare in una frustrazione o in un insuccesso, dall'altra disegnano un vero e proprio scenario interiore il più delle volte incomprensibile al suo autore».
«La gestualità impura, lo scarabocchio, il ghirigoro, la macchia o lo sgorbio che molte volte l'artista reputa inutile e decisamente secondario rispetto ad opere elaborate con cura (anche in vista di un loro ingresso nel mercato dell'arte) è, in molti casi, il primus movens di un discorso che troverà soltanto successivamente una reale conformazione, una reale compilazione, un reale raziocinio.
Miocinesia nell'arte d'oggi vuole essere un omaggio a Gillo Dorfles, e precisamente ad un ambito del suo pensiero che, per la forte coincidenza tra la pratica critica e quella pittorica, ha individuato nei collassi della ragione o nei flussi dello sgrammaticato la rivincita di un potere magico e mitico centrale nella produzione artistica di ogni tempo».
«Senza alcuna pretesa di essere esauriente o minuzioso nelle sue forme, lo schizzo si pone, così, tra le maglie dell'arte e della sua storia (delle sue storie), come fonte di studio tenacemente connessa all'intenzione dell'artista.
Di dimensioni ridotte e di rapida esecuzione, questa forma fetale è un'impressione che si pone, paradossalmente, come un non finito compiuto. In altre parole, quello che definiamo come schizzo riassume al suo interno - in uno spazio che sottolinea, appunto, la velocità dell'esecuzione - ciò che è necessario e sufficiente per fornire una determinata informazione.
Così, tutte quelle linee intime che sviluppano su ogni tipo di superficie le forze creatrici dell’artista, linee preverbali e pregrammaticali in cui è possibile individuare appieno il senso investigativo e la libertà espressiva dell’artista fanno del materiale minimo una vera e propria modalità estetica presente in ogni attività artistica e non».

Titolo mostra: AVVENTURE MINIME. Miocinesia nell'arte d'oggi
A cura di: Antonello Tolve
Sede: Archivio Generale - Sede Storica, ex Convento di San Lorenzo, Via de' Renzi, Salerno
Periodo della mostra: dal 22 maggio al 13 giugno 2010
Opening: 22 maggio 2010, ore 11.00
Orari d'apertura: 10.00 - 13.00 / o su appuntamento +39 349 5813002
Catalogo MMMAC Edizioni / EDI.COM
Artisti in mostra:
Mrdjan Bajic, Jean-Michel Basquiat, Bianco-Valente, Joseph Beuys, Louis Cane, Maurizio Cattelan / Patrizia Giambi, Antonio Cervasio, Gianluca Codeghini, Gillo Dorfles, Fredrich Kiesler, Wilma Kun, Pierpaolo Lista, Pietro Lista, Richard Long, Annalisa Macagnino, Domenico Antonio Mancini, Alessandro Mendini, Moio & Sivelli, Damir Očko, Mimmo Paladino, Giulia Palombino, Anja Puntari, Luisa Rabbia, Marco Raparelli, Mimmo Rotella, Giuseppe Stampone, Studio Azzurro, Enrico Tealdi, Eugenia Vanni, Andy Warhol, Mary Zygouri.
Con due poesie di Tomaso Binga

giovedì 17 dicembre 2009

Il fotocollage surrealista

Comunicato stampa

In occasione della mostra monografica “Jindřich Štyrský: On the Needles of These Days. Fotografie 1934-1935”, il Fotomuseo Panini propone un laboratorio didattico che, partendo dalla lettura dell’opera dell’artista surrealista, analizza la tecnica del fotocollage, ampiamente utilizzata durante la stagione del Surrealismo.
Secondo la definizione del poeta Andrè Breton il Surrealismo è “Automatismo psichico puro mediante il quale ci si pone di esprimere sia verbalmente, sia per iscritto o in altre maniere, il funzionamento reale del pensiero, e il dettato del pensiero, con l’assenza di ogni controllo esercitato dalla ragione, al di là di ogni preoccupazione estetica o morale”.
Il Surrealismo è dunque il tentativo di esprimere l’”io” interiore, in piena libertà espressiva e senza l’intervento della ragione che, mettendo in atto meccanismi inibitori, ci condiziona obbligandoci a reprimere istinti e sentimenti.
Il Movimento impiega la tecnica del collage poiché in grado di visualizzare, attraverso forme e colori, le proiezioni mentali dell’individuo e porsi come chiave interpretativa attraverso la quale opera l’inconscio.
Nelle giornate di sabato 19 dicembre, 16 gennaio, 30 gennaio, 13 febbraio e 27 febbraio il Fotomuseo Panini propone un laboratorio ad hoc: l’obiettivo è quello di assecondare la libera-istintiva scelta di ogni eventuale partecipante, realizzando dei fotocollage con riproduzioni di fotografie del Fotomuseo, riviste e quotidiani. I ritagli vengono accostati liberamente, ottenendo così un’opera in grado di porsi in linea con le tematiche dell’oblio e dell’inconscio, tanto centrali nella poetica surrealista.
Ogni appuntamento è introdotto da una proiezione commentata dall’operatore didattico, che spiega le sperimentazioni fotografiche nate nel contesto artistico del Surrealismo e, in particolare, in quello di Štyrský.
Il laboratorio - che si tiene appunto sabato 19 dicembre, 16 gennaio, 30 gennaio, 13 febbraio e 27 febbraio - si svolge a partire dalle ore 16,30. È richiesta la prenotazione telefonica obbligatoria (059-224418) e il costo è di 1,00 euro a persona.
Attraverso la liberazione dell’automatismo psichico, con cui si rende possibile l’accostamento di immagini apparentemente contraddittorie, il Surrealismo si proponeva di costruire una dimensione altra, “surreale”, in cui la contraddizione tra sogno e realtà è indefinita. Il Surrealismo non si limitava a trascrivere passivamente il segno, ma cercava piuttosto di scoprire il meccanismo secondo il quale opera l’inconscio. La novità introdotta dal Surrealismo risiede proprio nella consapevolezza storica e scientifica della ricerca fantastica e onirica: motivata dalla stessa psicanalisi freudiana, l’arte surrealista doveva quindi diventare uno strumento per scoprire la dimensione del sogno e persino della follia.
Il collage surrealista quindi, utilizzando per la sua realizzazione un processo di “selezione-combinazione” casuale, si poneva in collegamento con la ricerca psicoanalitica freudiana. Ecco allora che la tecnica del collage, usata ad alti livelli da artisti quali Max Ernst e John Heartfield, veniva sfruttata per il suo valore evocativo funzionale, utilizzando diversi materiali come riviste, foto, parole estrapolate da giornali.

Per informazioni e prenotazioni:
Fotomuseo Giuseppe Panini,
via Giardini 160,
41100 Modena,
tel. 059-224418
Referente: Chiara Reverberi

Immagine: Souvenir, 1924, uno scatto tratto dalla monografia “Jindřich Štyrský”, Ed. Argo 2007