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mercoledì 15 aprile 2015

La rosa di fuoco. La Barcellona di Picasso e Gaudí

[Comunicato stampa] La rosa di fuoco, o meglio La Rosa de Foc, per dirla alla catalana, per gli anarchici indicava all’inizio del Novecento il nome in codice di Barcellona. Nome che evoca, allo stesso tempo, il fermento che a cavallo del secolo infiammava la vita politica, sociale e culturale della capitale catalana, ma anche i violenti attentati dinamitardi di cui fu teatro la città.
A mutare volto e storia di Barcellona era stata, nel 1888, la grande Esposizione universale che aveva introdotto dirompenti idee di modernità in una capitale ancora decentrata rispetto al cuore avanzato d’Europa. Nuovi modelli di vita, nuovo benessere e nuove visioni creative si accompagnavano all'espansione industriale ed economica della regione.
In quegli anni a Barcellona il giorno continuava la notte e i caffè e i ritrovi lungo le Ramblas e nel Barrio Gotico pulsavano di gente e di incontri. I poeti, gli intellettuali, i pittori avevano base a Els Quatre Gats e da qui sciamavano per ogni dove, spesso approdando a Parigi.
La crescita culturale ed economica della capitale catalana fu però accompagnata da marcate tensioni sociali che nel luglio del 1909, durante quella che venne chiamata la Settimana tragica, sfociarono in una serie di violente contestazioni e in una cruenta repressione che decretò la fine di questa irripetibile stagione.
Di questi anni fecondi e inquieti e della colorata, sanguigna fucina di talenti che li animò dà conto La rosa di fuoco, la grande mostra con cui Palazzo dei Diamanti apre la stagione espositiva 2015-2016, firmata dalla direttrice dell’istituzione ferrarese, Maria Luisa Pacelli.
La rosa di fuoco, ovvero l’arte e le arti a Barcellona tra 1888 e 1909, rispecchia perfettamente la cifra culturale dei Diamanti: mostre accuratamente selezionate, approfondite, particolari, mai banali. Rassegne che presentano in Italia artisti straordinari ma poco frequentati (tra i tanti Reynolds, Chardin, Zurbarán…) o snodi fondamentali della storia dell’arte da prospettive inedite.
Anche in questa esposizione, infatti, i grandi protagonisti della storia dell’arte sono presentati da punti di vista meno scontati: è il caso del giovanissimo Picasso che, quantunque alle prime prove, nel giro di qualche anno conquista la scena artistica catalana e parigina, con il tratto graffiante del suo precoce talento. Accanto a nomi celebri, vengono proposti artisti che ai più risultano ignoti, ma sono ugualmente di altissimo livello. Pensiamo a Ramon Casas, Santiago Rusiñol o Isidre Nonell che, a differenza di Picasso, fecero ritorno in patria anziché diventare astri del palcoscenico parigino.
Questa è una mostra di forti colori e forti emozioni. Si passa, non a caso, dal caleidoscopio delle tavolozze di fine Ottocento, ai colori acidi e brillanti delle effigi della moderna vita notturna, fino alla dominante blu dell’ultima sala della mostra. Poiché Picasso, e con lui altri animi inquieti, scelsero questo colore per esprimere il dolore e la solitudine che il progresso si lasciava dietro nella sua marcia trionfante.
È una mostra che offre pittura bellissima ma che, con garbo, invita il visitatore a soffermarsi anche sulle altre arti. L’architettura di Gaudí, naturalmente, ma anche grafica, arredi, gioielli, ceramiche e sculture. Si tratta di aree di approfondimento circoscritte, rispetto alla ricchezza della proposta di dipinti, che offrono al visitatore preziose chiavi per far capire come tutte le arti siano state percorse da un medesimo fuoco di rinnovamento, nessuna esclusa.

Titolo: La rosa di fuoco. La Barcellona di Picasso e Gaudí
Sede: Palazzo dei Diamanti, Corso Ercole I d'Este, 21 - 44121 Ferrara
Periodo: 19 aprile - 19 luglio 2015
Orari di apertura: tutti i giorni; dal 19 aprile al 31 maggio ore 9.00-19.00, dal 1° giugno al 19 luglio ore 10.00-20.00
Biglietto d'ingresso: intero € 11,00, ridotto € 9,00

Immagine: Pablo Picasso, I tetti di Barcellona, 1902, olio su tela, cm 58,5x60,8, Barcellona, Museu Picasso. Dono dell’artista, 1970 © Succession Picasso, by SIAE 2015

martedì 3 marzo 2015

Mater. Percorsi simbolici sulla maternità

[Comunicato stampa] La maternità racchiude in un’unica immagine il mistero della vita nell’Universo, segnando l’irruzione del tempo del singolo essere umano nell’immensità dell’infinito. In questo miracolo della materia, che genera e pensa se stessa, permane il più grande mistero della vita.
La mostra Mater. Percorsi simbolici sulla maternità, posta sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, promossa dal Comune di Parma, in programma dall’8 marzo al 28 giugno 2015 al Palazzo del Governatore di Parma, è ideata da Elena Fontanella, curata da Annamaria Andreoli, Elena Fontanella e Cosimo Damiano Fonseca, e si fregia dei Patrocini del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo, della Regione Emilia Romagna e della Diocesi di Parma, con il sostegno di Barilla, Chiesi Farmaceutici, Iren, Opem, Conad Centro Nord, Fondazione Monte di Parma e Cantine Ceci e il contributo tecnico di Reale Mutua, Fidenza Village, Ikea e Tep.
La mostra si propone di esplorare l’aspetto sacrale e archetipico della maternità e il suo ruolo fondamentale nella cultura mediterranea attraverso una selezione di capolavori archeologici e artistici (da Rosso Fiorentino, Pinturicchio, Veronese, Moretto, ad Hayez, Casorati, Ernst, Giacometti, fino a Michelangelo Pistoletto e Bill Viola) con opere, provenienti da oltre 70 importanti musei e collezioni italiane, assicurate per circa 100 milioni di euro di valore da Reale Mutua Assicurazioni.
Il racconto, creato dai capolavori di ogni epoca sul tema del grande mistero della maternità, sarà al centro di un’esposizione che, attraverso 170 opere, s’interrogherà su quanto il valore della procreazione e la responsabilità della crescita abbiano rappresentato e continuino a rappresentare nella vita di ogni essere umano. Il percorso espositivo accompagna il visitatore attraverso i simboli della maternità, in quel territorio dove il pensiero incontra la tecnica, i colori, il disegno e in cui nulla deve avere limiti creando uno spazio in cui il visitatore possa ritrovare la propria profonda ed esclusiva interpretazione.
La mostra si sviluppa attraverso 4 macro sezioni:
I sezione: COSMOGONIE E DEE MADRI: LA MATERNITÀ DELLA TERRA E LA MATERNITÀ DEL CIELO
Dalle antichissime raffigurazioni delle Grandi Madri ‘steatopigie’ fino ai miti greco-romani il tema della fertilità e della maternità ha rappresentato per secoli la rappresentazione fisica del costante rapporto dell’Umanità con il Divino. Tra le opere di maggior importanza di questa sezione, sono esposti gli idoli femminili primitivi (Dea Madre) come la celebre “Venere di Savignano (Mo)” del Museo Etnografico Pigorini di Roma e la “Madre dell’ucciso di Urzei” del Museo Archeologico di Cagliari, l’Artemide Efesia dei Musei Vaticani, l’Ara con Eos del Museo Regionale di Gela, i celebri Bambini in fasce (ex voto) del santuario di Vulci del II sec. a.C., gli affreschi pompeiani e la curiosa tavoletta eburnea con scena di parto del I sec. d.C. del Museo Archeologico di Napoli. I misteri femminili legati al culto di Iside e di Demetra sono rappresentati dal busto di Iside in basalto della XXVI dinastia del Museo Egizio di Firenze e dalla preziosissima statua di Proserpina (III sec. a.C.) del Museo Civico di Lucera.
II sezione: MATERNITÀ RIVELATA
Nella sezione verrà espressa la decisiva svolta simbolica nella rappresentazione artistica della Maternità dopo il riconoscimento di Maria come Madre di Dio dal Concilio di Nicea nel 325 d.C. Partendo dall’esperienza artistico/religiosa delle icone bizantine presenti in mostra, il percorso si sviluppa dal Trecento toscano fino al XVII secolo con preziosi capolavori su tavola come la prima opera di Masaccio Madonna in trono o Trittico di San Giovenale e celebri Madonne con Bambino da Filippo Lippi a Andrea Mantegna, da Pinturicchio a Rosso Fiorentino, dal Veronese a Tiepolo.
III sezione: DALLA MATERNITÀ SACRA ALLA MATERNITÀ BORGHESE
La trasformazione della famiglia in ambito borghese ottocentesco ha modificato l’ideale di sacralità della maternità. Nella sezione verrà analizzato il forte squilibrio sociale creato dalla rivoluzione industriale che farà da sfondo al recupero della maternità come valore nuovo, qui ben esemplificato dai ritratti di genere di Francesco Hayez e di Domenico Induno fino alle magnifiche tele di Felice Casorati (La famiglia Consolaro Girelli) e di Gino Severini (La maternità).
IV sezione: IL SECOLO BREVE: EMANCIPAZIONE DELLA FIGURA FEMMINILE DAI TEMI ARCHETIPICI
La sezione sottolinea il tema della Maternità nell’arte del Novecento e delle sue Avanguardie. Ne emerge non più una figura di madre astratta e chiusa in una propria femminilità sacrale, ma una figura in reale competizione con il quotidiano, in cui è la donna - affrancandosi dalla condizione esclusiva di madre - che determina nell’arte una variazione della propria iconografia. La maternità sacra si trasforma in femminilità seduttiva e il senso procreativo cede il passo ad una rappresentazione estetica concettuale. La sezione si interroga sulla moderna ricerca artistica di un nuovo archetipo femminile attraverso le opere di Mimmo Rotella, Michelangelo Pistoletto, Max Kuatty, Bill Viola, Mat Collishaw, fino alla celebre icona del personaggio di Valentina di Crepax (di cui quest’anno ricorre il cinquantesimo anniversario).

Titolo: Mater. Percorsi simbolici sulla maternità
Sede: Palazzo del Governatore, Parma
Periodo: 8 marzo - 28 giugno 2015
Orari: lunedì 14.30-20.00, martedì, mercoledì, giovedì, venerdì e domenica 9.30-20.00, sabato 9.30-23.00
Ingresso: intero 10,00 €, ridotto 8,00 €

Immagine: Alessandro Moretto, Madonna con Bambino, XVI secolo, Musei di Strada Nuova, Genova.

mercoledì 20 agosto 2014

Nunzio Paci. Humus - Biogenesi dell'ibrido pensiero

Comunicato stampa

L’Amministrazione Comunale di Castell’Arquato (PC) ospita, nelle sale espositive del Palazzo del Podestà, nel centro medievale dell’antico Borgo, “HUMUS. Biogenesi dell'ibrido pensiero”, mostra personale di Nunzio Paci, a cura di Andrea Lacarpia, in collaborazione con il mim Museum in Motion di San Pietro in Cerro, la Fondazione D’Ars Oscar Signorini onlus di Milano e Officine dell’Immagine, galleria d’arte contemporanea di Milano. 

Nunzio Paci, nato a Bentivoglio (BO) nel 1977, vive e lavora a Bologna. Dal 2004 espone in gallerie private e spazi istituzionali ed è invitato a partecipare a note rassegne nazionali tra cui Premio Morlotti (2007), Premio Vasto (2010), Premio Icona (2013). Nel 2011 presenta il ciclo Rhizoma nelle sale del Museo delle Cere Anatomiche di Bologna. Due anni dopo, nel marzo del 2013, inaugura alla galleria Officine dell'Immagine di Milano la mostra personale De Signatura Rerum mentre, a dicembre dello stesso anno, prende parte alla collettiva Ad Imaginem Suam, a cura di Alberto Agazzani, presso il Museo MacS di Catania. A partire dal 2012 alcuni suoi lavori vengono esposti in occasione di manifestazioni internazionali tra cui Scope Basel, Context Art Miami e Abu Dhabi Art. Nell'agosto del 2013 Juxtapoz Art Magazine (San Francisco) dedica un articolo al suo lavoro. Partecipa a diversi programmi di residenze artistiche, la più recente in Cina allo Shangyuan Art Museum di Pechino (aprile/luglio 2014). Diversi sono gli eventi in programma nel biennio 2014/2015, tra cui due mostre personali a Copenhagen e Losanna.

Estratto dal testo in catalogo di Andrea Lacarpia: “Nella propria pittura, Nunzio Paci conferma la necessità di scomporre la realtà osservata, poi ricomposta in nuove forme naturali e coerenti, che sta alla base della dialettica dell'arte moderna e contemporanea. Nunzio Paci fa tesoro del processo d'ibridazione perturbante tipico del Post-Human, nel quale l'uomo perde la sua monolitica centralità per assumere una valenza fluida suscettibile di costanti metamorfosi con le più diverse identità circostanti, ma nel contempo esso assume una posizione più affine alle più attuali urgenze sociali, che dirigono l'umanità verso uno stile di vita biosostenibile, spostando l'attenzione dal mondo artificiale della tecnologia alla concretezza organica del mondo naturale, investigato nelle sue più arcaiche peculiarità biologiche. L'assemblaggio delle forme e dei corpi, descritti nell'amorosa congiunzione come nel cannibale atto di sopraffazione, diviene la trascrizione della teoria delle corrispondenze, fondata sui rapporti d'affinità e contrasto, sulla quale non si fonda solo la fisicità del mondo naturale, ma anche il funzionamento della mente governata dal pensiero associativo. Nella riflessione pittorica di Nunzio Paci, l'interpretazione associativa connette le ramificazioni dell'albero con l'anatomia dell'uomo e dell'animale perché insieme essi partecipano ai più basilari desideri d'espansione e di ricerca del nutrimento: l'affinità del pensiero si traduce nell'affinità biologica”.

Il mim Museum in Motion: La collaborazione con le istituzioni del territorio, iniziata da oltre dieci anni, continua grazie alla spinta culturale che contraddistingue lo spirito del mim Museum in Motion, museo di arte contemporanea aperto al pubblico da marzo a ottobre. Il museo è stato inaugurato nel 2001, battezzato dal critico Pierre Restany, che lo definisce realtà in movimento, attenta alle nuove avanguardie e in continua evoluzione. Il mim, che offre una ampia carrellata di correnti, generi e stili del contemporaneo dal dopoguerra a oggi, si trova nel Castello di San Pietro, fondato nel 1491 dal giureconsulto Bartolomeo Barattieri.

Titolo mostra: Nunzio Paci. Humus - Biogenesi dell'ibrido pensiero
A cura di: Andrea Lacarpia
Sede: Palazzo del Podestà, Castell’Arquato (PC)
Periodo: 20 settembre - 12 ottobre 2014
Inaugurazione: sabato 20 settembre 2014, ore 17.00
Orari di apertura: domenica e festivi 10.30/12.30 - 15.00/18.30
Ingresso: libero

martedì 26 febbraio 2013

Stile Italiano: Arte e Società 1900-1930

Comunicato stampa

La Reggia di Colorno, nel parmense, risanati almeno in parte i danni subiti dal recente terremoto, riapre i suoi magnifici ambienti ad eventi espositivi di rilievo. Questo nuovo corso prende il via il prossimo 2 marzo con la grande rassegna intitolata Stile Italiano: Arte e Società 1900-1930, allestita in Reggia grazie alla collaborazione tra Provincia di Parma, Comune di Colorno, il Massimo e Sonia Cirulli Archive, New York e Antea Progetti e Servizi per la Cultura e il Turismo. Di rilievo la collaborazione assicurata alla mostra dal Metalab della Harvard University, nella figura del suo direttore Jeffrey Shnapp.
Oltre 150 opere, molto selezionate, vi compongono una moderna wunderkammer sull’arte Italiana del XX secolo che celebra il “fare italiano” o made in Italy offrendo un punto di vista documentato sulla complessità artistica, creativa ed estetica dell’Italia della prima parte del Novecento.
Come in un prisma la mostra Stile Italiano: Arte e Società 1900-1930 riflette e rifrange, attraverso la molteplicità degli ambiti artistici presi in considerazione, lo spirito del secolo, in un dialogo continuo tra pittura, scultura, disegni, grafica pubblicitaria, progetti per l’industria e le loro implicazioni poetiche e filosofiche. Fino a giungere ad una vera e propria sintesi tra le varie espressioni artistiche, che ha le sue radici profonde nel grande big bang futurista, in questo modo affascinando e continuando ad affascinare molti paesi nel mondo.
I dipinti di Balla, Sironi, Licini, Russolo, Previati, le fotografie di Luxardo, Ghergo e Ghitta Carell, le fotodinamiche di Masoero, Munari e Bragaglia, i manifesti pubblicitari firmati da Enrico Prampolini, Lucio Fontana, Marcello Dudovich, le sculture di Thayaht, i fotomontaggi di Bruno Munari, la collezione di libri e manoscritti futuristi, i disegni di architettura dei grandi razionalisti italiani per la grande sfida della costruzione di una “cittá utopica” a Roma, EUR o E 42, il progetto di Sant’Elia per una “stazione per treni e aerei” del 1913, impaginate in questa grande mostra, ci parlano della nostra avventurosa presenza nel secolo appena concluso, descrivendo le mille sfaccettature di quello che è internazionalmente riconosciuto come lo stile italiano.
«La multidisciplinarità è uno dei grandi pregi di questa rassegna, la rende vissuta e nel contempo viva e piena di sorprese per i visitatori. A noi piace pensare alla mostra – afferma Massimo Cirulli – come a un racconto, una partitura, una sceneggiatura di un film, meglio ancora come una composizione d’autore, rivolta in particolar modo alle nuove generazioni, le più giovani, quelle che – come diceva Bruno Munari – rappresentano il futuro che è già presente qui, adesso, tra di noi.
Naturalmente è legittimo chiedersi se esista davvero uno stile italiano e se sia possibile definire alcune caratteristiche della sua modernità. Tra le possibili risposte cerchiamo di abbozzare alcuni fondamenti: un aspetto emozionale che arricchisce un prodotto più artigianale che industriale e la cui forma spesso deriva in modo pragmatico dalla funzione; la semplicità, ovvero il tentativo di cancellare tutto il superfluo senza essere obbligatoriamente più semplici; la fantasia che fa da contrappeso alle regole troppo rigide della progettualità; l’eleganza, ovvero il risultato di un equilibrio compositivo, di una partitura cromatica ed estetica ottenuta per futili motivi, per puro godimento della bella forma».
Da La santità della luce del 1910 del futurista Russolo, dal disegno Stazioni per treni ed aeroplani di Sant’Elia del 1912 alla fotografia vintage dello Sviluppo di una bottiglia nello spazio di Boccioni del 1912 alla Città che sale di Licini del 1914, solo per fare alcuni esempi delle opere che sono contenute nell’Archivio e che sono qui esposte (molte per la prima volta in Italia), è esplicitato tutto lo sforzo descrittivo ed analitico di inizio secolo verso un mondo inafferrabile, in continuo mutamento, descrivibile solo attraverso la molteplicità delle sue trasformazioni, un mondo complesso che riflette la profonda esaltazione della modernità italiana, della velocità, del dinamismo, della urbanizzazione, della industrializzazione.
E allora scorrere le immagini che vanno dal Profilo continuo del 1933 di Bertelli al Poeta incompreso di Munari, dai manifesti giallo intenso per la Perugina di Seneca a quelli per la Campari di Depero, Nizzoli e Munari, è un succedersi caleidoscopico di suggestioni visive, ricordi, passioni, stili con un comune denominatore: lo stile italiano.
«Difficilmente, anche il visitatore più distante dai temi dell’arte, potrà rimanere – conclude Massimo Cirulli – indifferente e non notare la qualità eccellente di un lavoro che non è solo relegato ad un passato da ricordare con affetto, ma che è ancora vivo nel nostro patrimonio culturale e industriale, consolidato nel linguaggio visivo di un’intera nazione».
Il Massimo e Sonia Cirulli Archive, da dove provengono tutte le opere, nasce a New York, così come all’estero vivono e lavorano in prestigiose università alcuni dei giovani professori italiani che sono stati chiamati nell’Advisory Board a contribuire, con le loro ricerche storico-scientifiche, ad una riflessione su quanto abbiamo prodotto in Italia.

Titolo mostra: Stile Italiano: Arte e Società 1900-1930
Sede: Reggia di Colorno, Piano Nobile, Colorno (PR)
Periodo: 2 marzo - 15 giugno 2013
Mostra promossa da: Provincia di Parma, Comune di Colorno
Organizzazione a cura di: Antea Progetti e Servizi per la Cultura e il Turismo scrl
Ideazione di: Massimo Citrulli, Antonio Morabito
A cura di: Pierpaolo Antonello - University of Cambridge, Alessandro Coalizzi - Université du Québec, Giuseppe Virelli - Università di Bologna
Supervisione progetto: Jeffrey T. Schnapp, Metalab at Harvard University
© Massimo & Sonia Cirulli Archive, New York
Orari di apertura: dal 2 al 31 marzo: martedì-domenica 10-18; dal 1 aprile al 15 giugno: martedì-venerdì 9-18, sabato e domenica 9-19. Chiuso il lunedì. La biglietteria chiude un’ora prima.
Ingresso: intero € 8.50; ridotto € 7.00 (ragazzi 15-18 anni, over 65, Card Castelli del Ducato, Soci FAI, Soci Touring); ridotto ragazzi € 3.00 (ragazzi 7-14 anni); ingresso Gruppi € 6,50 (minimo 15 persone). Tutti i giovedì e sabato ore 15.00 ingresso e visite guidate € 12,50. Visita guidata fino a 30 partecipanti € 70 a gruppo + ingresso ridotto. Prenotazione obbligatoria.
Informazioni e prenotazioni: tel. 0521.312545 - fax 0521.521370

mercoledì 16 gennaio 2013

Virginia Mori. Specchio riflesso

Comunicato stampa

Specchio riflesso è il titolo della personale di Virginia Mori, che verrà inaugurata il 19 gennaio alle ore 19 presso Meme in via Giordano Bruno 4 a Carpi (MO), con la curatela di Francesca Pergreffi, la mostra è visitabile fino al 24 febbraio.
La mostra Specchio riflesso di Virginia Mori è composta da una serie di disegni e sketches realizzati con uno strumento semplice e preciso: una penna bic nera. Essi appaiono fissi, immobili, minimali, nella loro nettezza e semplicità, non per questo incolori: l’autrice con il suo tratto veloce e immediato crea una vasta gamma di sfumature del nero. I soggetti della Mori sono un mezzo che lei utilizza per comunicare idee, sensazioni, metafore di ossessioni private, sollecitare interrogativi e incubi infantili. Il protagonista della sua narrazione è l’insieme e non il particolare. I disegni sono tante inquadrature isolate, silenziose, che legate tra loro da un filo invisibile, evocano in maniera tagliente e senza tanti ghiribizzi un’atmosfera irreale ed onirica, impalpabile. Sono visioni fantastiche e tuttavia crude, inquietanti a tratti grottesche, in cui non vi è nulla di confortante, di gioioso o giocoso; il magico in Virginia Mori è l’astrazione.
Il titolo della mostra: Specchio riflesso è denso di significati che spaziano dal gioco infantile in cui il bambino riproduce le pose dell’altro ed essere il suo specchio; alla filastrocca efficace arma dialettica di difesa contro gli sberleffi che vengono rispediti al mittente; alle diramazioni simboliche dello specchio, che arricchite dal termine “riflesso” emanano subito suggestioni di visioni di mondi nascosti. Specchio riflesso è una breve pausa dalla realtà.

Titolo mostra: Virginia Mori. Specchio riflesso
A cura di: Francesca Pergreffi
Sede: Spazio Meme, Via Giordano Bruno 4, Carpi (MO)
Periodo: 19 gennaio - 24 febbraio 2013
Inaugurazione: 19 gennaio 2013, ore 19.00
Orari: da lunedì a domenica dalle 16 alle 20, giovedì, sabato e domenica anche dalle 10 alle 13, giovedì pomeriggio chiuso

lunedì 27 ottobre 2008

Esposizione di biciclette storiche a Dozza

Comunicato stampa

Dal 19 ottobre nelle sale espositive della Rocca di Dozza, in provincia di Bologna, è possibile visitare la mostra Su due ruote. Storia di bicicletti, biciclette e affini, curata da Eugenio Riccòmini e aperta fino al 1 febbraio 2009.
La mostra, organizzata dalla Fondazione Dozza Città d’Arte con il Comune di Dozza, propone un'ampia rassegna di antiche biciclette che appartengono alla raccolta di Paolo Andreoli. Sono quaranta i veicoli d'epoca, compresi fra il 1870 e il 1910, che il collezionista ha selezionato per ripercorrere la storia della bicicletta: i velocipedi, veicoli a due ruote muniti di una sella e mossi da una coppia di pedali posti sulla ruota anteriore, diretto successore della draisina, che avanzava con la semplice spinta dei piedi al suolo; il biciclo, composta da una piccola ruota posteriore e da una grande ruota anteriore dotata di pedali; il triciclo, pensato per le signore e il bicicletto, molto simile all'attuale bici; il percorso storico è poi completato dagli accessori per bici, congegni ingegnosi, ordinati per tipologia ed epoca.
Riguardo l'invenzione dei veicoli su due ruote, così scrive, nel catalogo di presentazione della mostra, Eugenio Riccomini: “Si trattava d'una ricerca perfino consona al nuovo spirito democratico, perché un cavallo costa parecchio, ha bisogno di essere continuamente accudito e alloggiato, nonché nutrito, e certo non tutti se lo potevano permettere. Così la moderna ingegnosità meccanica, s'industriò a lungo a inventare, costruire e sperimentare un mezzo di trasposto individuale su due ruote, mosso dalla forza muscolare di chi ci stava sopra, e che potesse anche essere prodotto in serie per poterlo largamente diffondere.”
Accanto al nucleo storico dell'esposizione è stata aggiunta una sezione dedicata al ciclismo agonistico dozzese, in cui si mostrano le biciclette di alcuni campioni che hanno avuto uno stretto legame con Dozza, attraverso la figura umana e sportiva di Luciano Pezzi. Parliamo di Coppi, Gimondi, Pantani e della squadra Mercatone Uno.
La manifestazione è realizzata in collaborazione con l’Enoteca Regionale dell'Emilia Romagna e con il contributo di Mercatone Uno, Carisbo San Paolo e Con.Ami.