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mercoledì 20 febbraio 2019

Sfidando il vuoto e il silenzio: l'ultima personale dell'artista Daniela Grifoni


L’associazione In Arte Exhibit e la rivista In Arte Multiversi sono liete di presentare al pubblico di Matera la mostra personale dell’artista Daniela Grifoni dal titolo: Sfidando il vuoto e il silenzio. L’evento avrà luogo all’interno della galleria d’arte di Casa Cava, scavata nel tufo e ubicata nel cuore della città antica.

Da sempre Daniela Grifoni si dedica all’arte, dottoressa honoris causa, accademico della Italia-English Accademy di Londra. Lascia subito il segno in alcuni fra i più importanti musei del mondo come il M.O.A., il museo Casanova, il museo Maui e in numerose collezioni private. Daniela Grifoni è stata recensita da illustri critici dell’arte quali Paolo Levi, Vittorio Sgarbi, Bruno Rosada, Serena Baccaglini, Alfredo Pasolino, Alberto Gerosa, Paolo Manazza, Raul Capra, Bonini Lorenzo, commissione critica della Royal Accademia di Londra. L'artista s'impegna nell'ambito della pittura, della scultura plastica, di scenografie d’impatto per opere teatrali, traendo così dall’arte la sua linfa vitale.

Allontanatasi del tutto dalla sperimentazione Espressionista di ambito informale, Daniela Grifoni, in modo motivato, ha trovato un suo suggestivo approdo linguistico mirabile sia all’occhio che al tatto. Del percorso dei decenni trascorsi, l'artista ha saputo conservare le vibrazioni cromatiche, valori aggiunti disponibili all’immediata percezione visiva dell’osservatore. La sua innata creatività la guida oggi in una stagione di impegno civile, sul tema portante della lotta contro la violenza sulle donne. Perfettamente coerente il linguaggio plastico visionario e del tutto inedito, che dà corpo alla sua battaglia. Questi costrutti sapienti fra pittura e scultura aprono scenari inquietanti, comunque calibrati dal garbo esecutivo dell’autrice. A differenza delle opere del suo passato nulla ha più da spartire con l’automatismo psichico degli anni ’80 –’90, quando Grifoni, indirettamente, pensava a Robert Rauschenberg, e alle sue colate guidate di colore. Oggi l’artista è nella sua piena maturità. Le sue nuove rivelazioni arcane, esplicite e insieme allusive nel contenuto e nell’impegno, sono sostenute dalla perfetta calibratura e dall’armonia esecutiva che, in verità, è madre e padrona di tutti questi corpi sinuosi. Nel ruolo predominante, in un gioco superbo tra le parti, la donna non si rivela tanto nella talentuosa bellezza dei colori, ma nelle forme informi che si materializzano in carne viva, sfidando il vuoto e il silenzio, da cui deriva il titolo della mostra, Paolo Levi. 

lunedì 5 settembre 2016

Doppio simmetrico. Inaugurata a Casa Cava la mostra di Antonio Savino Damico

Matera, S. Pietro Barisano, 47 
1-15 settembre 2016


Comunicato stampa

Si è tenuta giovedì 1 settembre 2016, nella prestigiosa Galleria di Casa Cava a Matera, l’inaugurazione della personale di pittura dell’artista milanese Antonio Savino Damico. La cerimonia di apertura della mostra d’arte contemporanea dal titolo‘‘Doppio simmetrico“ si è svolta alle ore 18:00 e ha fatto registrare una buona affluenza di pubblico accorso per prendere parte all’evento, al quale era presente anche l’artista lombardo. Nel corso della cerimonia di apertura il presidente di In Arte Exhibit, Angelo Telesca, ha illustrato le motivazioni che hanno determinato l’associazione culturale di Potenza a portare nella Città dei Sassi le opere di Damico. L’artista si è intrattenuto a lungo con il pubblico incuriosito dalla originalità delle opere ed ha avuto modo di soddisfare la loro curiosità illustrando procedimento e tecnica utilizzata per realizzare le stesse. Damico ha sottolineato l‘ importanza che il figurativo continua a svolgere tuttora in ambito artistico, rivendicando una filiazione da questa corrente e rigettando gli esiti della pura astrazione. La serata è stata allietata dalle liriche dell’arpista del potentino Daniela Ippolito che si è esibita sotto gli sguardi estasiati dei visitatori.
L’artista nato a Milano nel 1939 ha maturato fin dall’infanzia la passione per l’arte, incoraggiata dallo scultore Ettore Calvelli. Docente di fisica e matematica, si è dedicato continuativamente alla pittura dal 1987. Le sue opere sono frutto di una inesauribile fantasia che spinge l’artista a trasferire su carta un universo di strutture arcaiche e primordiali, arche, navi, animali ibridi, cattedrali, paesaggi surreali. L’originalità dell’opera di Damico sta nella tecnica utilizzata: l’artista si avvale di penne biro colorate e attraverso un tratteggio fitto e deciso e il ricorso ad una gamma ristretta di tonalità riesce a generare quella esplosione di colori caratteristica delle sue opere. La fervida immaginazione di Damico traspare anche nei titoli che precisano la vera natura dei soggetti, che altrimenti finirebbero per apparire come bizzarre macchioline d’inchiostro intente a danzare sulla carta. L’ideale ‘tavolozza’ di Damico varia dai gialli tenui al fucsia, passando per l’arancio e il rosso, senza tralasciare le tonalità del verde e del blu.



Le opere di Damico sono affollate di casupole, paesini, fantasmi, figure zoomorfe, elementi sospesi nel vuoto, capovolti, duplicati e rimodulati, fino a generare quella varietas, mai banale, che cattura gli occhi dello spettatore fino a trasportarlo in quella dimensione onirica dalla quale esse scaturiscono. I tratti delle penne a sfera colorate, decisi e fitti, danno vita ad una infinità di texture, intrecciate sapientemente dalla mano dell’artista che disvela paesaggi vertiginosi, arche volanti, cattedrali navali, una commistione di elementi ibridi che si insinuano nella mente dello spettatore fino a condurlo negli abissi dell’anima. A Matera, Capitale Europea della Cultura 2019, una città caratterizzata dall’ equilibrata alternanza tra pieni e vuoti che ha fatto della sua unicità il suo punto di forza e rinnovamento, le opere dell’artista trovano la loro collocazione ideale, instaurando un dialogo con l’ambiente che le circonda e dando vita ad una compenetrazione tra opere d’ arte e contenitore espositivo. 
L’esposizione sarà visitabile fino a giovedì 15 settembre dalle ore 10:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 18:00.

Ufficio stampa “In Arte Multiversi”
Addetto stampa Nicola Margiotta
Largo Pisacane 15, 85100 Potenza
Infoline: 330 798058 - 392 4263201
E-mail: informazioni@in-arte.org - eventi@in-arte.org

lunedì 18 febbraio 2013

Daniele Duò. Arcanum

Comunicato stampa

Ho bucato nel muro di tela una finestra / Nuotando traditore con gambe e braccia sciolte” (Stephane Mallarmé). Sono i versi scritti da uno dei più celebri poeti simbolisti, ma potrebbero anche essere le parole di un pittore, che – spinto da un’urgenza disvelante – decidesse di trasformare le proprie tele in finestre schiuse su mondi apparentemente inaccessibili. Mondi “altri”. Misteriosi e misconosciuti, eppure prodigiosamente vicini. Mondi dentro al mondo. Conglobati, come scatole cinesi. O realtà parallele. Rasenti come stanze attigue. Luoghi non immediatamente percepibili. Ma intuibili e limitrofi. Territori di un altrove che sta alla realtà, così come il cielo sta al mare.
Gli artisti Pre-Simbolisti – Goya, Rossetti, Füssli e Blake – e Simbolisti – Moreau, Klimt, Von Stuck , Delville, Knopff – hanno trattato la figura umana come padrona dell’immaginifico spazio pittorico e magnificamente capace di spalancare finestre sull’ignoto. Insomma, come il significante per eccellenza. Ancora oggi vi sono artisti convinti che l’arte sia uno strumento capace di sondare l’occulto, rendere manifesta la sovra-natura ed esorcizzare i fantasmi interiori. E a dispetto di una postmoderna deflagrazione di tecniche e contenuti, continuano ad adoperare la pittura ad olio con questa precisa finalità. Uno di questi è Daniele Duò (Torino, 1986). Muovendosi in una dialettica pittorica di matrice Neo-Simbolista, Duò sembra fare di questo verso mallarmeano l’incipit al proprio agire. Pittore di sguardi eloquenti e graffianti, sin dagli esordi popola le sue tele di creature che appaiono avulse dal tempo reale e collocate in un tempo astrale . Deificate e demonizzate dal particolare uso del bianco e nero, queste donne hanno occhi che sembrano discorsi aperti; tagli che si affacciano su una sorta di quinta dimensione. Pin-up o dark lady – un po’ aliene e un pò virago – queste creature sembrano vivere da sempre in un remote viewing.
Il suo nuovo ciclo pittorico, dal titolo Arcanum, ripropone le medesime atmosfere mediante una figurazione sempre molto accurata, ma oggi rinnovata da una scelta stilistica che si avvale anche del segno grafico. In queste nuove opere, infatti, Duò sceglie di sintetizzare, attraverso la linea nera di un pennarello, determinati dettagli della composizione o del soggetto. Tutto il resto è pittura ad olio che crea volumi e profondità mediante l’uso sapiente dello sfumato, basandosi su una tavolozza ridotta alla mescolanza dei non-colori. Il bianco ed il nero risolvono ogni tela in una scala di grigi, e talvolta il contrasto si fa netto. Senza gradazioni. L’altra grande novità delle opere presenti in mostra, risiede nella scelta del soggetto ritratto, il quale non muta più di tela in tela, come accadeva nel ciclo Black Candy (esposto presso lo Spazio Orlandi di Milano nel giugno del 2011), ma resta ossessivamente lo stesso: Lei.
Lei. L’enigma, l’arcano, il mistero. La sintesi di tutte le cose. La roccaforte dell’increato. L’androginia, già incontrata con i Simbolisti storicizzati, torna a manifestarsi nel corpo esile della semidea di Arcanum. È un corpo quasi del tutto scevro da connotati che possano definirne l’identità di genere. La modella scelta dal pittore sembra includerlo nella sua fisicità. Sembra essere l’altra parte di sé. Come Knopff si autoritrae guancia a guancia con la personificazione dell’ispirazione creativa, allo stesso modo Duò inserisce nel ritratto di Lei, elementi della propria fisicità, quasi a tentare quella fusione platonica mai più ritrovata dal tempo in cui Zeus separò l’essere completo in due metà complementari: il maschio e la femmina. Lei ne è la fusione ricreata: un essere etereo e completo. È il segreto della vita raccolto in uno sguardo. E non chiude mai gli occhi, né li rivolge altrove. Quello sguardo esiste per catturare lo spettatore: scruta, svela, indaga. Inchioda chi le sta di fronte, e riassume la luce di tutte le vite che ha vissuto
Lei è madre e amante, è adulta e bambina. È l’amore ed è la morte. Ma non si tratta di una femme fatale klimtiana, né di una peccatrice Vonstuckiana. Si tratta piuttosto di un’anima veggente. O più chiaramente, di quel buco nella tela suggerito Mallarmè. Lei è l’uomo nella donna. È il figlio della Luna. È la presentificazione del mistero. E di tela in tela, muta: ora è una donna-farfalla, ora è la protettrice dei bambini abusati; ora catalizza l’energia della luna, ora diventa padrona del tempo. È sempre una metafora. È simbolo per eccellenza. La sua chioma ribelle si ramifica all’infinito, perché lei è un albero, è un fiore, è un nido ed è una nuvola. Presente a se stessa anche quando si perde, perché resta una scheggia nell’universo. E di tela in tela, procede nel suo cammino, smarrendosi in boschi soleggiati o paesaggi lunari.
Arcanum è un ciclo in cui ogni tela ha una funzione analoga a quella dei Tarocchi nella cartomanzia, e va dunque letta come summa allegorica delle vita stessa. L’atto creativo è in tal caso è un processo alchemico, una sorta di un rituale magico. È un veicolo capace di condurre artista e fruitore in territori che trascendono la realtà fruibile, pur dimorandovi ad un differente livello vibrazionale. La monocromia adottata da Duò sa eternare l’immagine di questa creatura enigmatica. E in alcune tele, la sua centralità e lo scorcio prospettico del sottoinsù la rendono memore della Parsifal di Delville.
Arcanum. Quando la pittura si fa finestra sull’ignoto.

Titolo mostra: Daniele Duò. Arcanum
A cura di: Giovanna Lacedra
Sede: Square23 Contemporary Art gallery, Torino
Durata: 28 febbraio - 23 marzo 2013
Opening: 28 febbraio 2013, ore 18.00
Orari di apertura: 11.00-20.00, da martedì a sabato

mercoledì 7 novembre 2012

Loredana Cacucciolo. La lucciola

Comunicato stampa

Loredana Cacucciolo nasce a Bari. Dopo aver maturato una formazione scientifica, sente nel 1991 forte l’attrazione per le arti cui decide di dedicarsi pienamente. Nel 1998, indirizza la sua ricerca verso il paesaggio, avviandosi verso uno studio intimistico dei paesaggi suburbani, luoghi di solitudine e riflessione, tema per lungo tempo approfondito. Attualmente gran parte della sua produzione artistica e’ ispirata dalle letture dei romanzi di Charles Bukowski. Loredana Cacucciolo rivive l’intenso pathos dell’artista rappresentando nelle sue tele o tavole interni alto borghesi: le stanze si trasfigurano in luoghi dell’animo, espressioni delle inquietudini quotidiane. Così scrive di lei Luigi Dello Russo:”La sua creatività figurativa, apparentemente natural-realistica, in verità è sottesa da allusioni psichiche che la apparentano al surrealismo per la sua intimistica e defilata, ma allo stesso tempo audace, introspezione per sé e che evidenzia agli altri.
I suoi colori preferiti sono funzionali a trame tonali diffuse e soffuse che vanno dall’ ocra al beige, dal grigio fango al rosato e proprio perciò integrano tattilità materica e vibrazioni luminose. Ne escono fuori immagini visivamente note, ma proprio per la resa coloristico-materica sono indizi di emotività magnetiche, ma indefinibili. L’effetto finale e’ una ricerca – attraverso le iconologie più scontate – del sé misterioso e possibilità di indagine per gli altri. La sua iconologia creativa si articola in tre momenti di sguardo: il primo dall’ampia prospettiva e’ raffigurato da agglomerati urbani contemporanei costituiti da solidi geometrici privi di presenze umane: alienanti nelle forme e fangosi nella visione . Più un ungarettiano “Porto sepolto” che una comunità terrena: un porto arcano quanto misterioso, luogo sperduto nello spazio e nel tempo e non più recuperabile o rivivibile, se non una metafora dell’inconscio infrequentabile. Il secondo riporta una spazialità più ristretta: sono singole stanze, anch’esse non vissute, ma che conservano i ricordi di rapporti sentimentali o affettivi. Domina un arredo borghese tardo ottocentesco: le care stanze della “Nonna Speranza’ di Guido Gozzano, senza la di lui ironia, anzi ambiguamente visitate tra rivissute emozioni e nostalgie di assenze. Infine uno sguardo focalizzato, più audace ed introspettivo, sugli interni di stanze da letto, ora solitarie ora con una figura di donna: una autorappresentazione , che riporta alle scelte fotografiche di Nan Goldin, in meditazione sulla ricerca di una impossibile felicità: più che perduta, imprendibile. E’ la lucciola di Haruki Murakami di ‘Norwegian wood’: prima chiusa in un barattolo, poi – lasciata libera – diventò inafferrabile. “In quel buio provai molte volte ad allungare la mano. Le mie dita però non incontravano niente. Quella piccola luce era sempre un po’ più avanti delle mie dita”.

Titolo mostra: Loredana Cacucciolo. La lucciola
A cura di: Luigi Dello Russo
Sede: ADSUM Artecontemporanea, via Marconi, 5 - Terlizzi (BA)
Periodo: 17 novembre - 1 dicembre 2012
Vernissage: sabato 17 novembre 2012, ore 19.00
Orario: dal lunedì al sabato ore 10.00-12.30 / 18.30-20.30 chiusura giovedì pomeriggio e festivi

martedì 18 settembre 2012

Salvatore Magazzini. Paesaggi

Comunicato stampa

S'intitola Paesaggi la mostra del noto maestro pistoiese Salvatore Magazzini, allestita presso una sede davvero prestigiosa come il Palazzo Medici Riccardi di Firenze e curata dal critico d'arte lucchese Marco Palamidessi. Patrocinata e promossa dalla Provincia di Firenze, la mostra ripercorrerà, attraverso una ventina di opere tutte appartenenti alla collezione privata dell'autore, la tematica paesaggistica già largamente apprezzata dal pubblico e dalla critica, proponendo visioni di marine toscane, di paesaggi del Mezzogiorno italiano e del Nord Africa, spingendosi fino a New York. Opere intense, cariche di luminosità e uniche per il modo in cui sintetizzano la realtà, cercando di raggiungere l'essenza dei luoghi senza privarli della loro figuratività.
Scrive nel catalogo Marco Palamidessi: “Se alla Bellezza si addice il silenzio, Salvatore Magazzini è l'artista di quel silenzio che, unito ad una temporanea solitudine, diviene necessaria condizione per quel fare filosofando che noi chiamiamo Pittura. Irrimediabilmente toscano, personalità che senza lasciarsi allettare da mode o distrazioni obbedisce unicamente al suo credo e alla sua ispirazione, Magazzini ha una mano fiera che sa di esserlo, forte della sua sapienza tecnica, apprezzabile nella raffinatezza dei dipinti e nella loro impostazione spaziale. Maestro del colore, i suoi gesti assecondano, dalla preparazione della tavolozza alla stesura delle tinte, la voglia di fare pittura, ovunque pervasa di palpitante emozione, nonchè la tensione al raggiungimento dell'essenza poetica dei luoghi del mondo, dei quali sa restituire intense visioni di bagliori e di ombre, di temperature cromatiche, di sospensioni fatte di tempo cristallizzato. Magazzini è pittore del tempo che si ferma a pensare se stesso: un tempo espanso, che si veste delle atmosfere, luminose e pulviscolari, del paesaggio; un tempo visibile, imbevuto di quella luce che trasfigura, ammantandole, le prodigiose cose del mondo. Una luce che raramente è di quella qualità che tutto rende solido e perfetto, che induce cioè ad attardarsi in particolareggiate descrizioni, ma che invece permette la modulazione e la moderazione di valori colorali ricchi di effetti e trasparenze, che tanto sanno stimolare le nostre sensibilità. Nelle sue opere s'impone un notevole carattere pittorico, dove l'aria, palpabile e diffusa, s'intride di un marcato senso di attesa; dove le pennellate sono un guizzo lirico che cela in sé un'impercettibile malinconia; dove tutto parla della sua anima vibrante, di quell'amore – raro come l'Amore – per la natura e la realtà delle cose create.”
All'inaugurazione, che si terrà sabato 20 ottobre alle ore 17, saranno presenti, oltre all'artista, a Marco Palamidessi e alle autorità fiorentine, Silvano Granchi, direttore di Legautonomie Toscana. Paesaggi sarà visitabile, al civico 1 di via Cavour, tutti i giorni, feriali e festivi, dalle 9 alle 18. Fino al 30 ottobre. Chiuso il mercoledì.

Titolo mostra: Salvatore Magazzini. Paesaggi
A cura di: Marco Palamidessi
Sede: Palazzo Medici Riccardi, Firenze
Periodo: dal 20 al 30 ottobre 2012
Inaugurazione: sabato 20 ottobre 2012, ore 17.00
Orari: tutti i giorni 9.00-18.00

martedì 17 luglio 2012

Antonio Mazzotta. La sfida della Sfinge

Comunicato stampa

Il Camping Village Riva dei Greci Metaponto - Campeggio e Villaggio Turistico (Metaponto, Matera, Basilicata) e la “Spiga d’Oro” Associazione Culturale Metaponto, organizzano presso il Camping, nel mese di luglio 2012, il seguente evento culturale: giovedì 19 luglio 2012 ore19.00, rassegna di opere pittoriche di Antonio Mazzotta, preceduta da una conversazione video realizzata dall’Associazione culturale la “Spiga d’Oro”, a cura di Maria Torelli e Jolanda Cartella.
L'arte di Antonio Mazzotta, un'arte poliedrica e polimaterica, rifiuta la sicurezza del consueto, non si limita ad interrogare lo spettatore sull'estetica filosofica ma lo mette davanti a dei problemi che sta solo a lui risolvere. Come Edipo di fronte alla Sfinge, anche noi dobbiamo affrontare una figura multiforme che, sebbene meno minacciosa della mitologica guardiana di Tebe, pone certamente questioni che non è facile affrontare, temi sociali, interrogativi sull'Io, sul Noi; ci invita a riconoscere il nostro vero volto specchiandoci nel suo.
La sperimentazione di diverse tecniche, vissuta come un duello corpo a corpo con la materia, mostra microcosmi congelati che mescolano la realtà e il possibile: agli occhi di chi sa osservare tutto è svelato; dai cambi di prospettiva – come nell'Autoritratto presentato alla Biennale di Venezia – alle trasparenze dei vetri che fanno intravedere l'”oltre”, fino alla visione ultima, lo specchio che manifesta il mistero del sé, l'indovinello finale.
Queste opere rappresentano un attacco alla follia dell'uomo, ma anche una fuga dall'appiattimento in ogni senso del termine: dalle tautologie della banalità, dal buonismo, dal figurativismo oleografico. Un avvertimento coraggioso da custodire con cura. (Maria Torelli)

Antonio Mazzotta nasce a Lecce il 30/05/1946, dove vive e lavora.
Il suo percorso artistico si avvia precocemente nel laboratorio di intaglio e scultura del padre, dove fin da bambino apprende i segreti di un’arte antica e complessa, foriera di una plasmabilità dei materiali duri che rimarrà una componente sempre presente nelle sue opere, organismi a struttura polifonica.
Terminati gli studi artistici, la sua attività nel laboratorio paterno, mai interrotta, si avvia verso nuovi percorsi di sperimentazione in cui tecnica, manualità, profonda conoscenza dei materiali, vivace curiosità e spinta espressiva si coniugano in sinfonie artistiche, non all’insegna della composizione, ma della disposizione all’ascolto in cui i suoni dei pensieri si trasformano in accordi di armonia che danno senso alle immagini.
Le opere di Antonio Mazzotta sono sintesi provvisorie di pensieri rispetto alla spazio aperto, sempre esposto alla contingenza di un nuovo possibile. La complessità, rimane comunque sullo sfondo, ed emerge al minimo spostamento o alla più lieve inclinazione che forma molteplici e sempre differenti configurazioni delle sue rappresentazioni.
Il tema portante del suo percorso artistico e di ricerca è il rapporto tra uomo e società, un rapporto complesso che spinge ai confini del senso dell’esistenza, un tema che rimane ben riconoscibile anche nelle astrazioni più estreme dove luci ed ombre, piani e rilevi, movimento e staticità rilevano la tensione della ricerca di identità dell’uomo moderno.
Numerose le sue partecipazioni a mostre di rilevanza nazionale ed internazionale, le sue opere sono presenti presso musei, fondazioni e collezioni private, tra i suoi ultimi interventi Autoritratto, esposto alla 54^ Biennale di Venezia (Regione Puglia).

Titolo mostra: Antonio Mazzotta. La sfida della Sfinge
Sede: Camping Village Riva dei Greci, Metaponto (MT)
Inaugurazione: giovedì 19 luglio 2012, ore19.00

giovedì 10 marzo 2011

Fabio Mordeglia. Mostra personale

Comunicato stampa

Un groviglio di sensazioni, fluttuanti e contraddittorie, si addensa sulla superficie dei dipinti firmati Fabio Mordeglia, artista savonese particolarmente presente sulla scena artistica nazionale.
Dal 3 aprile il poliedrico autore, originario di Albisola, presenterà la sua cospicua produzione pittorica alla Galleria “Immagini-Spazio Arte” di Cremona, in pieno centro storico. Per gli appassionati del linguaggio materico e simbolico, la ricerca artistica di Fabio Mordeglia rappresenta un punto di riferimento nel panorama contemporaneo della creatività, nel quale convergono differenti tecniche e diversi materiali impiegati in un contesto eterogeneo di elementi al confine tra pittura e scultura. Ma gli aspetti materici dell’opera d’arte di Mordeglia non si esauriscono qui.
Anche il cromatismo contribuisce al significato intrinseco dell’opera d’arte. E’ per questo che il contrasto tra il rosso e il nero favorisce una riflessione attenta non solo del vissuto, ma soprattutto dell’universo interiore di Fabio Mordeglia, come un’altalena costante tra la gioia e il dramma che l’esistenza a poco, a poco ci svela.
Gli appassionati d’arte e simbologia non posso lasciarsi sfuggire questo appuntamento con la materia, l’anima e il colore.

Fabio Mordeglia. Mostra Personale di Pittura
Sede: Cremona, Galleria “Immagini-Spazio Arte”
Date: dal 3 al 16 aprile 2011
Orari di apertura: sabato ore 10,30-19,30;
martedì-venerdì e domenica 16,30-19,30;
Lunedì chiuso (verificare sempre via telefono)
Ingresso libero

mercoledì 2 marzo 2011

Carlo Romiti. Di terra e d’aria

Comunicato stampa

“Di terra e d’aria” è un percorso pittorico di Carlo Romiti pensato per gli spazi della Rocca di Staggia a Staggia senese (SI). L’esposizione si afferma nella relazione e nel dialogo con lo spazio fisico, interpretato e riletto da Romiti. Il fascino dei singoli ambienti della Rocca, le pietre, i colori, diventano elementi del percorso formale, luogo d’elezione per la manifestazione dell’essenza più intima del pittore, di volta in volta indagata nelle sue evoluzioni e nei suoi ritorni. La cura del progetto è di Donatella Bagnoli, direttore artistico della Rocca di Staggia.
“Di terra e d’aria” è una narrazione sull’uomo Romiti, sull’energia vitale, sulla sacralità della terra, delle terre, madri dell’opera. Maestria pittorica e passione tracciano indizi, segni, ombre, linee di tensione.
Nei cavalli di Romiti c’è il sogno di una libertà selvaggia, mai appagata, mai univoca e convenzionale, in continua tensione, consapevole della paura. E c’è un desiderio potente di ricomposizione, che diventa spazio pulviscolare, paesaggio indefinito e allo stesso tempo concreto: donna-paesaggio, pelle. La mano che si fa lieve e intensa, le sfumature che illudono e accolgono, si addensano in piacere o che colano per sciogliersi in pianto.
Le forme di una traduzione prestigiosa intensamente assorbite e riscritte alla luce della propria interiorità e della propria vicenda personale raccontano l’aspirazione ad una nuova nascita, un volo, che può esserci solo se le radici sono profonde... E’ la terra pronta a fruttare. E l’aria è l’insieme di idee che la rendono spazio aperto e la fecondano.
La carica concettuale del lavoro di Romiti espressa in questo allestimento è tale da renderlo uno dei più interessanti interpreti dell’essere artista e uomo oggi, forte e insieme assolutamente fragile, di terra e d’aria.

Titolo mostra: Carlo Romiti. Di terra e d’aria
A cura di: Donatella Bagnoli
Staggia Senese, La Rocca di Staggia
Periodo: fino al 30 aprile 2011
Orari:
marzo: apertura tutti i giorni 10.00 - 17.00
aprile: apertura tutti i giorni 10.00 - 13.00, 15.00 - 19.00