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lunedì 9 marzo 2015

Manzù. Le donne e il fascino della figura

[Comunicato stampa] Giovedì 12 marzo 2015 si apre al pubblico la mostra “Manzù. Le donne e il fascino della figura” a cura di Lea Mattarella.
L’Area archeologica di Ostia Antica, museo e scavi, diventa luogo di profondo dialogo tra storia antica e bellezza, ospitando trenta opere del maestro bergamasco. Un fil-rouge si snoda tra le statue di divinità esposte nel museo e il fascino della donna di Manzù, tra i suoi lavori e le antiche teste auliche e stilizzate. L’evento è promosso dalla Soprintendenza Speciale per il Colosseo, il Museo Nazionale Romano e l’Area Archeologica di Roma, in collaborazione con Il Cigno GG Edizioni.
Il percorso espositivo si conclude nell’ultima sala del Museo, dove è allocata la grande tela intitolata Pittore e modella, del 1958, e si snoda attraverso una serie di sculture e disegni in cui la figura, prevalentemente femminile, viene investigata con passione meticolosa, attraverso le tecniche espressive che furono tre le preferite del Maestro bergamasco: carboncino, acrilico, olio su tela, sculture in bronzo.
La donna, di cui è visibile il capolavoro che Manzù tenne nella sua camera da letto per tutta la vita e che ritrae la moglie Inge, ricondotta all’essenza e alla forza del suo essere, denudata di ogni vanità terrena, è fonte inesauribile d’ispirazione per l’artista che la ritrasse fin dal 1935, in opere agli antipodi dall’approccio accademico.
All’esterno le sculture dialogano sia con la storia millenaria del luogo, animando di figure l’antica città, sia con i visitatori che potranno apprezzare da vicino il lavoro del Maestro bergamasco. Come ha scritto Maurizio Calvesi, “Da amante […] egli non si è posto mai dei "modelli", né antichi né contemporanei; ma ha risposto in modo diretto al proprio sentimento dell’eros, della bellezza...”. E’ emblematico in tal senso il ritratto di Inge, futura moglie di Manzù, rappresentata nuda su uno scenario spoglio. La nudità della donna e dello spazio che la circonda, dove le suppellettili giacciono inerti su una sedia, simboleggiano l’essenza dell’amore, anche sensuale, che basta a se stesso.
All’ingresso dell’area un cardinale monumentale accoglie i visitatori di Ostia Antica, per ricordare che oltre alle donne Manzù fu scultore e interprete straordinario ed anche innovativo dell’arte sacra, di cui appunto la serie dei cardinali e la Porta della Morte in San Pietro sono capolavori dell’arte plastica del Novecento.
La mostra sarà corredata da un percorso creato ad hoc con forex esplicativi, totem e pannelli, che illustreranno al visitatore la vita e le opere dell’artista. Una piantina, infine, permetterà allo spettatore di rintracciare agilmente le sculture nell’area dello scavo.

Titolo mostra: Manzù. Le donne e il fascino della figura
Sede espositiva: Museo e Area Archeologica di Ostia, Via dei Romagnoli, 717 00119 Roma
Periodo: 13 marzo - 6 novembre 2015
Inaugurazione: giovedì 12 marzo 2015, ore 17.30
Promossa da: Soprintendenza Speciale per il Colosseo, il Museo Nazionale Romano, e l’Area Archeologica di Roma in collaborazione con Il Cigno GG Edizioni
Curatela: Lea Mattarella
Ideazione: Paola Germoni e Lorenzo Zichichi
Orari: martedì-domenica 10.30-13.30, 14.30-18.15; lunedì chiuso
Catalogo: Il Cigno GG Edizioni

lunedì 29 ottobre 2012

La donna nella pittura italiana dell’800

Comunicato stampa

Ancora la pittura italiana del XIX secolo al centro di una mostra in programma il prossimo autunno a Milano, dall’8 novembre al 23 dicembre 2012.
La donna nella pittura italiana dell’800, un progetto firmato da Enzo Savoia e Francesco Luigi Maspes, intende documentare in un percorso che collega la Galleria Bottegantica (via Manzoni 45) e la Galleria Ambrosiana (via Vincenzo Monti 2), il ruolo di protagonista che la donna ebbe nella seconda metà dell’Ottocento nelle opere dei grandi artisti di quel periodo.
La sezione curata da Enzo Savoia alla Galleria Bottegantica, dal titolo Dalla Scapigliatura alla Belle Epoque, raccoglierà trenta opere di artisti attivi nell’arco di tempo che va dalla Scapigliatura milanese fino agli anni della Belle Epoque: Mosè Bianchi, Beppe e Emma Ciardi, Luigi Conconi, Vittorio Matteo Corcos, Giacomo Favretto, Arnaldo Ferraguti, Bartolomeo Giuliano, Vincenzo Irolli, Pompeo Mariani, Alessandro Milesi, Luigi Nono, Ettore Tito, Alessandro Zezzos.
Il percorso offrirà un approfondimento per il lavoro di Giovanni Boldini, straordinario cantore della bellezza femminile e protagonista indiscusso della Belle Epoque parigina, attraverso una preziosa selezione di dipinti, tra cui Nudo di donna con calze nere, Donna in riposo, Giovane signora nell’atelier e le figure di Madame Lantelme e Irene Catlin: opere in cui la donna è raffigurata in smaglianti ritratti ufficiali o in pose più ardite e sofisticate, nelle quali l’artista ferrarese riesce sempre a estrarne un’immagine sintetica e folgorante.
Alla Galleria d’Arte Ambrosiana, Francesco Luigi Maspes curerà invece la sezione Tra ritratto e paesaggio, con venti opere che documentano l’evoluzione dell’immagine femminile nella seconda metà dell’Ottocento nei generi del ritratto e del paesaggio, attraverso i lavori di Angiolo Achini, Leonardo Bazzaro, Mosè Bianchi, Enrico Crespi, Giuseppe De Nittis, Bartolomeo Giuliano, Domenico Induno, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Gaetano Previati, Daniele Ranzoni, Giovanni Sottocornola.
Il tema del ritratto sarà analizzato nel senso più esteso, dall’immagine del volto alla figura intera, di gruppo, familiare e non, in situazioni ufficiali, mondane o intime; ma anche del suo relazionarsi con il genere del paesaggio, che diventa in questo caso paradigma di sensazioni, deposito di memorie.

Titolo mostra: La donna nella pittura italiana dell’800
Periodo: 8 novembre - 23 dicembre 2012
Sezione “Dalla Scapigliatura alla Belle Epoque”
Sede: Galleria Bottegantica - Via Alessandro Manzoni 45, 20121 Milano
Orario di apertura: dal martedì al sabato 10.00-13.00 / 15.00-19.00
Giorno di chiusura: domenica e lunedì
Ingresso: gratuito
Sezione “Tra ritratto e paesaggio”
Sede: Galleria d’Arte Ambrosiana - Via Vincenzo Monti 2, 20123 Milano
Orario di apertura: dal martedì al sabato 10.00-13.00 / 15.00-19.00
Giorni di chiusura: domenica e lunedì
Ingresso: gratuito

Immagini:
1. Bartolomeo Giuliano, Ritratto di donna con ventaglio, olio su tavola, 27 x 21 cm
2. Stefano Novo, Conversazione al balcone, olio su tela, 52x74 cm
3. Giovanni Boldini, Nudo di giovane sdraiata con calze nere, 1885 circa, olio su tavola, 33 x 55 cm

giovedì 28 aprile 2011

Donne a Venezia: trionfo di colore

di Sonia Gammone

Con il Cinquecento si apre per Venezia un periodo di grande fervore artistico che vedrà la città lagunare protagonista di un “duello” a distanza con Firenze e la sua arte ormai affermata. La pittura veneta si fonda su principi molto diversi da quelli della pittura fiorentina. Mentre in quest’ultima la natura è sottomessa all’uomo, a Venezia vi è sempre un intimo rapporto tra uomo e natura. A Firenze prevalgono la linea, il disegno, la forma, il volume; a Venezia invece trionfa il colore che, a partire dalla lezione di Giorgione e poi con Tiziano, prevale sul disegno tanto da arrivare a sostituirlo nella definizione delle forme. Nasce così la pittura tonale che riesce ad ottenere effetti di luce, ombra e spazio senza il chiaroscuro e senza il disegno ma solo con le variazioni di colore. Tiziano Vercellio ne sarà il massimo interprete: il colore è in alcuni casi festoso e intenso, in altri scomposto e acceso da improvvisi colpi di luce. Egli diventerà in breve tempo l’artista prediletto di molte corti italiane, soprattutto come ritrattista.
Molte delle sue opere più belle raffigurano soggetti mitologici e tra esse ne è un esempio magnifico la Venere di Urbino. Secondo molti critici quest’opera raffigura la celebrazione dell’amore coniugale. La giovane donna, identificata con la dea Venere, è ritratta nuda sdraiata su un divano in un sontuoso ambiente rinascimentale. Il suo sguardo è rivolto verso lo spettatore che è subito attratto dalla luminosità della dea, esaltata e ravvivata dal rosso dei cuscini e della gonna della domestica. Il vaso di mirto alla finestra rappresenta la costanza in amore, così come le rose che la giovane donna tiene in mano, sono simbolo dell’amore duraturo; e ancora, il cane che dorme ai suoi piedi, simbolo di fedeltà. Quest’opera ha un carattere intimista e caloroso, la sensualità della dea è volutamente erotica.
Altro grande interprete della pittura veneta è Paolo Caliari dello il Veronese, con il quale il colore giunge alla sua massima luminosità, tanto che la sua pittura è definita solare per l’abbagliante intensità cromatica. Anche il Veronese produrrà molte opere con soggetti mitologici. Nel dipinto Venere allo specchio vengono esaltate le forme della dea, il cui viso ritorna in molte altre opere dell’artista. I colori sono caldi e molto luminosi, come la tenda rossa che funge da sfondo o la veste abbassata di un verde intenso che scopre il corpo della Venere seduta di spalle intenta a guardarsi allo specchio. Altra magnifica opera è la Giuditta e Oloferne dipinta nel 1581 circa: contro uno sfondo scuro, in forte contrasto, quasi a voler far dimenticare l’orrendo soggetto, la bella e giovane Giuditta, bionda, dalla carnagione chiara, elegantemente vestita, che regge tra le mani il capo reciso del tiranno.
Con Jacopo Robusti detto il Tintoretto il colore si disgrega sotto l’azione violenta della luce in una serie di bagliori luminosi che contrastano con l’ombra, rendendo la scena drammatica. La sua Danae è uno splendido esempio di questa pittura. La donna è ritratta nuda mentre le monete d’oro, simbolo dell’amore di Giove, cadono dall’alto. Riccamente adornato il suo corpo emerge prepotentemente sullo sfondo fatto di una tenda di un rosso acceso. È luminosa e morbida nella sua posa.
Le donne del mito, ritratte dai maggiori artisti della scuola veneta, scoprono senza timore la propria carnale sensualità. Lontane ormai dallo stereotipo di donna nobile e casta, si mostrano in tutta la loro bellezza terrena.

venerdì 28 gennaio 2011

RIcreazione

Comunicato stampa

L’Associazione Culturale Frammenti e studio Spaziosessantasei presentano RIcreazione, una mostra di Salvatore La Battaglia.
RIcreazione vuole celebrare il corpo della donna, che è gioia e cosa preziosa, proprio come i gioielli. Il gioiello diventa corpo e viceversa. Solo che la creazione di Salvatore La Battaglia non avviene con la trasformazione di materiali preziosi, ma poveri e di riuso. E la celebrazione del corpo della donna diventa un gioco parodistico che prende la bellezza dal passato e la trasmigra nel presente, apportando elementi di modernità ostentata, perchè di questo si tratta: di mettere in mostra il bello e il gioco.
RIcreazione è sostanzialmente un evento, più che una semplice mostra, che si svolge attraverso la presentazione di gioielli in materiali ferrosi e plastici, indossati da modelle affatto ordinarie che si aggireranno tra i visitatori, e manipolati come complementi di immagini evocative che divengono vere e proprie opere a sè stanti,accompagnate musicalmente dai suoni elettronici del dj Vittorio De Rienzo.
La produzione di S. La Battaglia presenta, ri-proponendo in un claidoscopio di immagini-citazioni provenienti da alcuni dei capolavori assoluti del periodo a cavallo tra XIX e XX sec., la problematicità del dare alla donna, o alla sete di essa, un volto univoco e puro.

La location:
Spaziosessantasei è, in origine, uno studio di giovani architetti, Manuela Cardone e Valentina Stefanelli. Dal 29 Febbraio le sale dello studio si trasformeranno in spazio espositivo e luogo di eventi d’arte, per inaugurare la realizzazione di una nuova idea e di un progetto che prende decisamente il via, quello di rendere pubblico, e dedicarlo all’arte, lo spazio privato e quotidiano del proprio lavoro, di far coincidere l’ordinario con lo straordinario in ogni momento della routine giornaliera, tra strumenti di lavoro, opere e visitatori.

La s-comparsa del mondo
La Battaglia in azione
di Viviana Reda

“Il Bello non è se non la promessa di felicità” (C. Baudelaire)
“L'essere che per la maggior parte degli uomini è la fonte dei piaceri più vivi e anche più durevoli (sia detto a mortificazione delle voluttà filosofiche); l'essere verso di cui o a beneficio del quale tendono tutti gli sforzi del maschio; codesto essere terribile e comunicabile al pari di Dio (…), l'essere in cui J. De Maistre ravvisava un bell'animale (…) la donna, per dirla in una parola, non è soltanto per l'artista in generale, e per G. in particolare, la femmina dell'uomo. Essa è piuttosto una divinità, un astro che presiede a tutte le concezioni del cervello virile; uno scintillio di tutte le grazie della natura condensate in un unico essere; l'oggetto dell'ammirazione della curiosità più acuta che l'affresco della vita possa offrire allo spettatore che contempla. È una specie di idolo, forse stupido, ma affascinante e stregato, che tiene sospesi ai suoi sguardi, destini e volontà. (…)”
Così C. Baudelaire definisce ne Il pittore della vita moderna il mundus muliebris, luogo della seduzione e dell'incanto, della perdita e del ritrovamento, della fine e dell'origine del mondo. Si chiarisce in tal modo lo spazio di una poetica del desiderio che, nella poesia, si dà nella volontà di ritrarre il piacere che tale visione suscita, creando forme che restino vive, segno tangibile di un'inesausta sete di visione. Tale potere di seduzione che l'immagine femminile esercita sul lettore si dà nella modernità in maniera s-composta, s-velata, dis-organica priva di una matrice armoniosa e naturale che la vuole semplice atto della rappresentazione.
“E qual è poi l'uomo che per la strada, a teatro, al parco, non abbia goduto, nella forma più disinteressata, di una toletta sapientemente composta, e non ne abbia attinto un'immagine inseparabile della bellezza di colei a cui apparteneva, così facendo delle due entità, della donna e della veste, un tutto invisibile?” (C. Baudelaire)
In tal senso la produzione di S. LaBattaglia presenta, ri-proponendo in un claidoscopio di immaigni-citazioni provenienti da alcuni dei capolavori assoluti del periodo a cavallo tra XIX e XX sec., la problematicità del dare alla donna, o alla sete di essa, un volto univoco e puro. Sulla donna, nella raffigurazione della sua immagine, si esercita al meglio la moda in cui l'autore dei Salons vedeva la morale e l'estetica del tempo rappresentando uno strumento di messa in scena, dell'identità sociale e culturale cui si vuole dare un volto, in cui l'uomo finisce per assomigliare a ciò che vorrebbe essere. Una immagine che si produce in una s-cultura che nel proporsi come fotografia si rende solido, oltrepassa ed uccide le due dimensioni ed, insieme ad esse, il suo antecedente storico (che sia Gustave Courbet o Gustave Klimt) per rendere ciò che resta della donna, la sua più propria ed ossessiva cultura, quella del dettaglio. Il gioiello diviene il punto di vista particolare, il gesto assoluto che della donna parla facendone a meno, dicendone solo la mancanza, il desiderio, il potere di seduzione. L'eros e la morte, così ossessivamente presenti nell'opera di Klimt, sono qui stemperati da un barocchismo esasperato, sulle soglie del kitch, ostentato e ricercato al punto da fondersi con le forme di donna che, dette, sono destinate a sparire nella decorazione. Nel suo scritto dedicato ai Gioielli, ne La moda, Mallarmè esclamava:
“la Decorazione! Tutto è in questa parola: e io consiglierei a una signora, che esita a chi affidare il disegno, all'architetto che le costruisce il palazzo, piuttosto che alla sarta illustre che le confeziona il suo abito da sera. Tale, in una parola, l'arte del Gioiello; e, detto questo per non tornarci più sopra, passiamo da alcuni luoghi comuni ad alcuni particolari.”
Ecco perchè ogni particolare, ogni dettaglio che nel gioiello si dà come assoluto diviene indispensabile accessorio del femminile, lo descrive e lo contempla, si offre in maniera assoluta pronto a definirsi come nuova natura della bellezza muliebre. “Fiori e gioielli: ogni specie non ha, come dire, il suo terreno? Un certo splendore di sole si addice a questo fiore, un certo tipo di donna a quel gioiello.” (Mallarmè) E come un fiore, la bellezza della donna, evocata dal desiderio metallico della materia si propone ed interroga sulla sua stessa presenza, sulla sua s-comparsa.

Titolo mostra: Salvatore La Battaglia. RIcreazione
Sede: Spaziosessantasei, Largo Santa Maria La Nova 12, Napoli
Date: 29 gennaio - 11 febbraio 2011
A cura di: Viviana Reda
Vernissage: sabato 29 gennaio, ore 19.00
Finissage: venerdì 11 febbraio, ore 19.00
Orari: dal lunedì al venerdì ore 16.00-19.00

venerdì 21 gennaio 2011

Il Medioevo e la donna sacra

di Sonia Gammone

Da sempre la donna è stata oggetto/soggetto privilegiato nell’arte. Rappresentata come archetipo della dimensione umana, la figura femminile ha ricoperto di volta in volta un significato diverso a seconda del periodo storico nel quale viveva. Il modo di rappresentarla e il ruolo simbolico da essa svolto sono cambiati nel corso dei secoli, di pari passo con l’evoluzione delle tecniche artistiche e degli stili, con il variare del gusto estetico e, elemento non meno importante, con il diverso modo di concepire il ruolo della donna nella società.
Nell'iconografia medievale la bellezza femminile era riservata alle immagini sacre. Era la figura di Maria ad essere protagonista indiscussa in tutti i campi dell'arte. Le enormi influenze derivanti dal Cristianesimo portarono ad una rappresentazione della donna solo considerandola nella sua sacralità. La concezione teocentrica tipica di questo periodo, investe ogni ambito della vita e conseguentemente l’arte ne diventa espressione. Le Madonne sono il soggetto sacro per eccellenza: si presentano composte, dolci ed eleganti, come nel caso di Simone Martini; oppure sono ricche di umanità e di tratti più “umanamente” reali, come quelle di Giotto. Nell’opera di Simone Martini Annunciazione la pittura ci presenta l’Arcangelo Gabriele in ginocchio davanti alla Beata Vergine mentre le porge una fronda d’ulivo annunciandole la volontà divina. I loro corpi sono privi di qualsiasi consistenza materiale. Maria è avvolta in un mantello blu con una bordatura dorata. Il suo volto, reclinato sulla spalla destra, indica un sentimento misto tra il pudore e il distacco.
Sarà Giotto a dare una svolta radicale alla pittura del tempo. Nella Chiesa di Ognissanti a Firenze si trova la Pala di Ognissanti: la Madonna è una figura solida, reale, e per la prima volta la sua espressione ci appare del tutto “umanizzata”. A differenza della Madonna bizantina, solenne e severa, questa accenna quasi ad un sorriso nello schiudersi delle labbra che lascia intravedere i denti. Il suo aspetto, il suo volto, la sua espressione, sono di una dolcezza tipicamente umana, senza alcuna astrazione. Il mantello azzurro scuro che la ricopre scende dalla testa creando una linea verticale netta, ma poi si modella adagiandosi sulle gambe della Madonna: a Giotto basta una leggera scoloritura del colore del mantello per farci vedere pienamente il volume disegnato dalle ginocchia. In ossequio alla tradizione, anche Giotto alla fine utilizza il fondo dorato e una sproporzione “gerarchica” tra la figura della Madonna e del Bambino rispetto alle altre figure. Ma sono solo concessioni che egli fa alla tradizione, senza nulla togliere alla sua grande capacità di controllare visivamente tutti i rapporti spaziali e visivi tra le figure. Queste che per Giotto saranno pure intuizioni presto diventeranno metodo e regola con la scoperta e l’utilizzo della prospettiva.
All’unisono con i poeti e i letterati del tempo, le donne sono angeli, sono creature sacre ed immateriali. Una consuetudine questa, rimasta fino all'epoca rinascimentale, quando, secondo le nuove concezioni che riportavano l'uomo al centro dell'universo, anche la donna si riappropriava dei suoi connotati corporali e la sua figura si sganciava da una dimensione esclusivamente trascendentale nella quale era stata relegata dalla storia. Col Rinascimento tutto cambierà, la donna come soggetto sacro sarà sempre presente. Non più lontana e austera come nelle rappresentazioni medievali, ma reale e terrena nelle espressioni e nei gesti, perfezione dell’umanità che rappresenta.

lunedì 7 giugno 2010

Vibrazioni nel cemento tra spirito e materia

Comunicato stampa

A partire da lunedì 14 giugno (fino al 20 giugno 2010), le Sale Nobiliari del Castello Ducale Orsini, a Fiano Romano (Rm), ospiteranno una selezione di opere dipinte a quattro mani da Anna Pinzari e Chantal Corso, rappresentative della ricerca svolta dal duo pittorico dal 2008 a oggi.
Curata da Andrea Romoli Barberini, la mostra presenta una ricca selezione di dipinti realizzati ad olio su imponenti superfici di cemento armato in cui viene affrontato il tema del corpo femminile calato in una suggestiva dimensione atemporale. L’esposizione si inserisce, come evento collaterale, nel Festival del Cinema delle Donne di Fiano Romano.
Dopo la tappa al Castello Ducale Orsini, la mostra, che è corredata da un catalogo con testi di Anna Janowska e Andrea Romoli Barberini, sarà presentata a Milano (Museo Fondazione Luciana Matalon, dal 5 al 13 novembre 2010) e a Roma (Palazzo Valentini, dal 19 novembre al 3 dicembre 2010).

[...] “Qui l’Arte, la Filosofia, e la Fede hanno trovato una loro armonia nella femminilità dei corpi senza volto, ma pieni di forza e di speranza nella salvezza. [...] Le tonalità rosate e grigie, con qualche tocco solare, con una straordinaria delicatezza abbracciano corpi flessuosi, forti e abbandonati nell’aria. [...] Partono in volo come Icaro, verso l’ignoto. La loro speranza si sente, palpita nelle mani che si girano verso l’osservatore coinvolgendolo,richiamandolo e seguire il loro volo verso la Speranza...” (Anna Janowska)

[...] “Il cemento, nell’incanto del quadro, traduce la sua grigia massa fisica in leggerezza siderale, spazio infinito, senza gravità, in cui sensuali lacerti figurali, pittoricamente mutuati dai corpi delle stesse autrici, fluttuano. [...] Si tratta quindi di un percorso introspettivo e, perciò, complesso, che muove dalla corporea fisicità, conosciuta visivamente attraverso la fotografia e riconosciuta e rigenerata attraverso la pittura, per andare molto oltre e ritrovare in essa quelle ancestrali pulsioni, quella varietà di sentimenti che la nudità sa esprimere in modo universale e che un dipinto sa contenere eludendo, nel suo eterno qui e ora, certe insidie del tempo...” (Andrea Romoli Barberini)

Notizie biografiche
Chantal Corso nasce a Roma nel 1968, si diploma al Liceo Artistico S. Orsola di Roma e si specializza nella Scuola di Ceramica di Civita Castellana (Vt). Figlia d’arte, cresce nel laboratorio materno dove si eseguono i lavori di pittura decorativa (trompe l’oeil, doratura a foglie, acquerello di paesaggio, decorazione del mobile e dell’oggetto).
Anna Pinzari nasce a Roma nel 1964, si diploma al Liceo Artistico S. Orsola di Roma, consegue poi il diploma all’Istituto Europeo di Design (I.E.D.) di Roma. Negli anni successivi cura la produzione per varie aziende nel campo della moda e del gioiello. Si diploma in Pittura nel 1993 presso l’Accademia di Belle Arti di Roma.
Pinzari e Corso si conoscono nel 2004, creano un sodalizio artistico e iniziano un’esperienza di pittura a quattro mani che le porterà a partecipare a diversi premi e concorsi (I Premio Pio Istituto Catel) e ad esporre in diverse mostre personali e collettive.

Pinzari e Corso. Vibrazioni nel cemento tra spirito e materia
A cura di: Andrea Romoli Barberini
Sede: Castello Ducale Orsini - Sale Nobiliari
Indirizzo: Piazza Giacomo Matteotti - 00065 Fiano Romano (Rm)
Durata: 14 - 20 giugno 2010
Inaugurazione: lunedì 14 giugno, ore 19.00
Apertura: tutti i giorni dalle 19 alle 24

lunedì 23 febbraio 2009

La donna nell’Arte

dal sito MiBAC

Donna e Arte: un connubio ispiratore per pittori, scultori, musicisti e tutti coloro che nei secoli hanno individuato nella figura femminile una musa ispiratrice per la loro opera. E sono anche tante le donne che hanno potuto e saputo esprimere, in prima persona, il proprio talento artistico, superando pregiudizi ed ostacoli sociali. Sono questi gli spunti che, per il terzo anno consecutivo, inducono il MiBAC a celebrare la Festa della Donna. Sotto lo slogan “La donna nell’Arte” viene infatti organizzato un ricco programma gratuito di concerti, mostre, laboratori, dibattiti, proiezioni e qualsiasi evento in grado di rappresentare l’arte al femminile nello spazio e nel tempo.
Dopo le grandi trasformazioni del ruolo della donna nella società avvenute nel XX secolo permane una grande incertezza su cosa comporti essere donna oggi e su cosa significhi esprimersi in libertà. In questo contesto, il ruolo dell’arte è molto importante, perché è in grado di esprimere la realtà in maniera universale, superando ogni barriera culturale. La dirompenza del suo linguaggio ha il compito di riaffermare che eguaglianza non è sinonimo di uniformità, ma è il risultato di un atteggiamento armonioso nella visione e comprensione del mondo.L’arte e la cultura, quindi, possono contribuire ad una partecipazione più attiva ed elevata delle donne ai diversi ambiti della società, così da rendere più equilibrata la loro partecipazione alle diverse sfere del vivere sociale.
Per rafforzare questo messaggio, l’8 marzo il MiBAC offrirà a tutte le donne l’ingresso gratuito nei luoghi d’arte statali: musei, monumenti, archivi, biblioteche, siti archeologici.

giovedì 2 ottobre 2008

Femminili presenze

Comunicato stampa

Femminili presenze, femminili ricordi sfumati nell’aria, femminili echi rapiti da unvento di colori, femminilità raccolta o impudente: è questo l’universo iconograficoattorno a cui ruota il progetto espositivo presentato dall’Associazione Artigianandonell’Arte. La mostra è un omaggio alla donna, alla sua presenza fisica e intellettuale, omaggioche gli artisti selezionati hanno saputo esprimere con originalità creativa e finezzad’esecuzione.

FEMMINILI PRESENZE
Mostra Internazionale d’Arte Contemporanea
pal 3 al 17 ottobre 2008
presso Chez Gaby Art Café Via Santa Croce
200123 Torino (centro storico)