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martedì 23 ottobre 2012

Fausto Melotti. Dei misteri eleusini

Comunicato stampa

L’ultimo appuntamento del 2012 di Repetto Project è dedicato a Fausto Melotti, con una selezione di opere tra Kore (la fanciulla del grano), figure,vasi e coppette. 
Appassionato interprete dell'antica mitologia greca, Melotti coltivò sempre un amore particolare per i misteri eleusini: gli antichissimi riti religiosi legati al mito di Kore (Persefone), sua madre Demetra (la dèa del grano) e Ade, il signore del regno dei morti. Culto arcaico, risalente al periodo miceneo, poi sviluppatosi in tutta la grecità a partire dal VII secolo a.c. Nella città di Eleusi, nel tempio dedicato a Demetra e Kore, il religioso, sovrano simbolo della morte e della resurrezione, del sacrificio e della grazia. Una liturgia, una iniziazione intorno ad un sacro mito: il rapimento di Kore da parte di Ade e la sua reclusione nel regno dei morti. La disperazione e la ricerca di sua madre Demetra. In suo favore, l'intercessione di Zeus e di Ermes. La sua parziale liberazione. Poiché, come il chicco di grano, anche Kore, ogni sei mesi, potrà ritornare alla luce dell'esistenza. Poiché, come il seme del grano, anche il corpo umano deve affondare sotto terra in autunno per rifiorire, per risorgere nella primavera della pura vita. Come scrive Sofocle: "O tre volte beati / i mortali che, visti questi misteri, / vanno nell'Ade, perché solo per essi laggiù / c'è vita, mentre per gli altri, laggiù, non vi è che del male." (fr.837)
Melotti, con l'opera in ceramica, ha saputo avvicinarsi a questa nobile liturgia: modellando la figura di Kore: rito, solennità, sacrificio, grazia. La ciotola: umile contenitore del kykeon (Cicerone), il distillato cerimoniale a base di orzo bevuto dagli iniziati del culto. Il vaso: insieme contenitore, stilizzata colonna, arcaico simbolo di una fascinosa origine micenea. 
Mostra a cura di Carlo e Paolo Repetto con la collaborazione dell’archivio Fausto Melotti di Milano.

Titolo mostra: Fausto Melotti, dei misteri eleusini - Ceramiche e opere su carta 1948-1980
Sede: Repetto Projects, via Senato 24, Milano
Periodo: 30 novembre - 24 dicembre 2012
Inaugurazione: giovedì 29 novembre 2012, ore 18.00
Orario: da lunedì a venerdì 11-19, sabato su appuntamento
Ingresso: libero

martedì 27 marzo 2012

La favola di Amore e Psiche

di Sonia Gammone

Nella splendida cornice di Castel Sant’Angelo a Roma, è stata inaugurata lo scorso 16 marzo, una mostra dedicata alla favola di Amore e Psiche. La Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico e del Polo Museale della città di Roma, diretta da Rossella Vodret, in collaborazione con Roma Capitale, Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico - Sovraintendenza ai Beni Culturali, ha voluto dedicare, al termine dei lavori di restauro del fregio di Perin del Vaga che raffigura la storia di Amore e Psiche in Castel Sant’Angelo, una mostra incentrata su una delle favole più affascinanti dell’antichità, curata dal direttore del Museo di Castel Sant’Angelo, Maria Grazia Bernardini e, per la parte archeologica, da Marina Mattei, curatore archeologo dei Musei Capitolini. La favola di Amore e Psiche, narrata da Apuleio nell’Asino d’Oro, ha ispirato nei secoli moltissimi artisti che si sono cimentati con questo soggetto varie volte. La mostra, che prende avvio dal ciclo di Perin del Vaga che decora il fregio di una delle salette dell’appartamento di Paolo III a Castel Sant’Angelo, intende illustrare, attraverso dipinti, disegni, sculture, incisioni, arazzi e terracotte, i patimenti dell’anima e le prove da superare alla ricerca di Amore divino. La mostra si snoda in quattro sezioni che attraversano le varie letture date nei secoli a questa favola, infatti, se nell’antichità Amore e Psiche sono due figure che si cercano, si torturano, si amano, nel Rinascimento la cultura umanistica, che poneva le virtù morali alla base del vivere civile, vede nella favola il trionfo dell’amore coniugale e della purificazione dell’anima umana. Con un centinaio di opere provenienti da musei italiani e stranieri, la mostra si propone come un interessante momento di sintesi di un soggetto ispiratore nei secoli di grandi risultati artistici.

mercoledì 22 settembre 2010

Tra Mito e Storia. Protagonisti e Racconti

Comunicato stampa

Si tiene fino al 30 settembre 2010 a Palazzo San Gervasio (PZ), nella storica sede di Palazzo D’Errico, la mostra Tra Mito e Storia. Protagonisti e Racconti, promossa dall’Ente Morale Pinacoteca e Biblioteca Camillo D’Errico di Palazzo San Gervasio e curata dalla Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici della Basilicata con la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Basilicata.
Sabato 25 settembre, alle ore 18.00 ci sarà la presentazione del catalogo della mostra. Interverranno Federico Pagano, Presidente dell’Ente Morale Biblioteca e Pinacoteca Camillo D’Errico, Marta Ragozzino, Soprintendente per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici della Basilicata, Attilio Maurano, Direttore Regionale per i Beni Culturalie Paesaggistici della Basilicata, Fabrizio Vona, Soprintendente per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici della Puglia, già Soprintendente ad interim della Basilicata e i curatori del catalogo Elisa Acanfora dell’Università degli Studi della Basilicata e Lucio Galante dell’Università degli Studi del Salento, coordinatori scientifici della mostra.
Il volume, pubblicato nel mese di settembre dalle edizioni Mazzotta, testimonia la prima tappa di un progetto di ricerca ideato da Fabrizio Vona durante il suo mandato in Basilicata, che intende valorizzare la Collezione D’Errico, una delle più consistenti nell’Italia meridionale. Il progetto si svilupperà nell’arco di 4 anni (2010-2014) con successivi momenti espositivi.

Titolo mostra: Tra Mito e Storia. Protagonisti e Racconti
Sede: Palazzo San Gervasio (PZ), Palazzo D’Errico, Corso Manfredi
Durata: fino al 30 settembre 2010
Costo del biglietto: Ingresso libero
Orario: tutti i giorni dalle ore 17.30 alle 21.00; sabato, domenica e festivi anche di mattina dalle ore 10.00 alle 13.00.
Catalogo: Mazzotta, 144 pagine, 46 illustrazioni, Euro 28,00
Per informazioni: 0835.25622543
Sito web: http://www.comune.palazzo.pz.it

mercoledì 9 settembre 2009

Gli Atleti di Zeus. Lo sport nell'antichità

Comunicato stampa

Il Museo d’arte di Mendrisio presenta una vasta mostra dedicata all’arte dell’antichità classica.
Organizzata in occasione dei Mondiali di ciclismo su strada a Mendrisio, il tema dell’esposizione è la figura dell’atleta. Attraverso 150 oggetti – dalla scultura all’arte vascolare, dai bronzi alle piccole terrecotte – viene indagata l’importanza nelle arti della figura dell’atleta e del suo gesto, così come sono stati concepiti dall’origine nella cultura occidentale e quindi tramandati, immutati, fino ai nostri giorni. Un’esposizione che, fra torsi, teste, anfore, bronzi, coppe, oggetti tipici del mondo delle palestre, strigili e boccette di oli profumati, mira a rievocare tutto il fascino del mondo dello sport nell’antichità, i suoi valori e le sue storie mitiche.
È la prima volta che il Ticino accoglie, negli spazi rinnovati e ampliati dell’antico complesso di San Giovanni a Mendrisio, una mostra di antichità classica di una tale ampiezza, con pezzi straordinari provenienti dalle collezioni archeologiche di alcuni tra i maggiori musei europei: Augst, Basilea, Berna, Dresda, Erlangen, Francoforte, Ginevra, Karlsruhe, Kassel, Losanna, Monaco, Wuerzburg e Zurigo.
Nell’antica Grecia l’attività sportiva assume un ruolo predominante nella formazione individuale, è un elemento decisivo nella strutturazione del tessuto sociale dell’epoca. Nell’Iliade (fine VIII sec. a.C.) i giochi funebri dedicati a Patroclo servono a garantire la coesione della comunità e, allo stesso tempo, ribadiscono l’eccellenza degli eroi. Con il concetto di kalos kai agathos (bello e buono) si designa un ideale maschile assoluto, dove l’aspetto estetico è diretto retaggio della mentalità eroica. Per questa ragione l’atleta vittorioso, nella società greca, beneficia di quell’aura epica: le sue vittorie danno lustro alla comunità di appartenenza che, più o meno implicitamente, lo elegge come suo “campione” e figura che la rappresenti il più degnamente possibile.
Sullo sfondo della Grecia classica, popolata di atleti alle prese con intensi allenamenti, con la vita dei ginnasi, con gare e vittorie nelle tradizionali discipline olimpiche, prendono vita le vicende narrate da Omero: del grande Odisseo, di Aiace di Telamonio, di Antiloco, del valoroso Diomede e di altri eroi dell’Iliade. Ma prima fra tutte, ancora più antica degli eroi omerici, appare la figura mitologica di Eracle, figlio di Zeus, che per primo traccia le linee di un sacro campo, dedicandolo a suo padre e consacrandolo allo sport e al culto.
Da una sezione incentrata sulle origini nel mito e nella storia, ricca di capolavori – l’Anfora risalente al periodo geometrico (II metà VIII sec. a.C. Institut für Klassische Archäologie di Elangen), un’altra Anfora (570 a.C., Musée d’art et d’histoire di Ginevra) o la Coppa attica a figure nere (550 a.C., Antikenmuseum Basel und Sammlung Ludwig) – e animata da alcune opere di altre antiche civiltà (egizia, assira, nuragica), si passa alle discipline sportive, alla preparazione in palestra, alle gare e alle vittorie.
Oltre alle competizioni proprie dell’atletica (le corse, il salto in lungo, il giavellotto, il pentathlon) trovano ampio spazio competizioni come il pugilato, il pancrazio (lotta in cui era solo proibito mordere, graffiare e accecare), le gare ippiche, tutte classiche discipline olimpiche, documentate da capolavori come l’Anfora panatenaica coi lottatori, opera di Exekias (540-535 a.C., Badisches Landesmuseum di Karlsruhe), il Discobolo in bronzo d’epoca romana, ispirato all’originale di Mirone (450 a.C., Staatliche Antikensammlungen und Glyptothek di Monaco) o la Coppa dipinta da Macrone, ceramica attica a figure rosse (490 a.C., Museo Olimpico di Losanna).
Ma il percorso è costellato da altri capolavori, quali la celebre Choe del Pittore di Achille (480-440 a.C., Antikenmuseum Basel und Sammlung Ludwig) o la splendida Testa di Diaudumeno, copia romana da Policleto (420 a.C., Museumslandschaft Hessen di Kassel) o l’Anfora panatenaica con lottatori, ceramica attica a figure nere del Pittore di Berlino 1833 (490 a.C., Antikensammlungen und Glyptothek di Monaco) o l’Anfora con l’effigie del vincitore, opera del Pittore di Hearst (425-400 a.C., Hellas et Roma di Ginevra), oltre a interessanti e curiosi reperti come la Corona (IV-III sec. a.C.), un Tripode in bronzo dell’epoca di Omero (750 a.C.), premio per il vincitore, un antico Disco in bronzo, o la Mano di pugile con “caestus” (un primo, antico guantone) in marmo di epoca romana che ricorda i cruenti incontri dipinti con grande verismo dagli antichi su vasi e anfore.
Accompagna la mostra un catalogo edito da Silvana in collaborazione con il Museo d’arte Mendrisio con ben 310 immagini e di 12 contributi che, sottolineando le qualità estetiche e storiche dell’oggetto, si soffermano sulla figura dell’atleta, tragico e eroico, e sull’ideale estetico e morale che da secoli porta con sé. Inoltre sarà possibile seguire il percorso espositivo con una audioguida realizzata e curata da Storyville, Narrazioni sonore.
La mostra è stata promossa dal Municipio di Mendrisio e sostenuta dal Comitato organizzativo dei Mondiali designato dall’Union Cycliste Internationale (UCI), dalla Banca Stato del Canton Ticino, dall’Ente turistico del Mendrisiotto e dalla Fondazione Winterhalter.

Titolo mostra: Gli atleti di Zeus. Lo sport nell’antichità
Sede: Museo d’arte Mendrisio
Periodo: 13 settembre 2009 - 10 gennaio 2010
Vernice: sabato 12 settembre 2009, ore 17.00
A cura di: Simone Soldini, Esaù Dozio, Carlo-Maria Fallani
Orario: martedì-venerdì 10.00-12.00, 14.00-17.00; sabato-domenica 10.00-18.00; lunedì chiuso (escluso i festivi)
Ingresso: Fr. 10 / € 7; ridotto e gruppi (da 10 pers.) Fr. 8 / € 6; audioguida: Fr. 5 / € 3.50 cad; gratuito: scuole (inclusa visita guidata)

Catalogo: Silvana Editoriale e Museo d’arte Mendrisio

Immagini:
Torso del discoforo, pietra, Antikenmuseum Basilea, copia romana in marmo di un originale in bronzo di Policleto, ca 450 a.C
Anfora panatenaica, opera di Exekias, Badisches Landenmuseum, Karlsruhe, ceramica attica a figurenere, 540-535 a.C.

lunedì 24 agosto 2009

La ruota della Fortuna

di Silvia Petrazzuolo

L’antica dea Fortuna viene descritta da filosofi e letterati come un essere malvagio dalla personalità duplice che prima seduce l’animo umano elargendo preziosi doni e poi dimostra la sua crudeltà privandolo improvvisamente della ricchezza accumulata con tanta avidità. Ritratta come una giovane donna, è associata a vari attributi simboleggianti la sua incostanza: il timone, il globo, le spighe, la prua della nave, la corda, il cerchio, la sfera o la ruota. La Fortuna, contrapposta ad ogni tipo di Virtù, è cieca ma ancor più spesso bendata, come la immagina Sant’Agostino.
Il primo esempio di Ruota della Fortuna fu riscoperto nel 1934 a Olynthos nella Villa della Buona Fortuna. Quest’importante scoperta ne ha dimostrato, secondo Robinson, l’origine antica e non medievale. Nel 523 Boezio scrisse la Consolatione Philosophie, celebre trattato filosofico-morale che ne definisce l’iconografia medievale. Egli oppone la Fortuna alla Provvidenza, rilevando un legame platonico tra Fortuna e volere divino.
Dal XII secolo si diffonde l’immagine della Fortuna mentre gira la ruota, attorno alla quale si distribuiscono di solito quattro o sei re: quello in cima detiene il potere, perde poi i suoi simboli regali da una parte, e li riacquista risalendo dall’altra parte della ruota. Il tema della Fortuna è ora associato a quello del potere attraverso il noto epigramma: “Regnabo, Regnavi, Regno, Sum Sine Regno”.
Nei primi secoli del Cristianesimo si iniziò una lotta contro il paganesimo e contro tutte le sue manifestazioni. Si voleva distruggere tutto ciò che di pagano esisteva ancora, decontestualizzando e tramutando ogni elemento politeista in un nuovo simbolo cristiano. Così, la Dea pagana, essere mostruoso propenso alla perfida doppiezza, fu convertita in creatura celeste, ministra dei beni materiali degli uomini, un riflesso del volere divino. Il Cristianesimo porta avanti un’opera di distruzione e di ricostruzione. La ruota diventa il suo attributo per eccellenza perché adatto ad esprimere la sua incostanza; a volte, la troviamo persino senza Dea. Ne parlano Petrarca, Boccaccio e Dante nel VII Canto dell’Inferno.
Nell’XI secolo si trova la prima raffigurazione medievale rinvenuta presso la Biblioteca di Montecassino in due versioni e una rinvenuta nell’Abbazia di Fécamp in Normandia. Villard de Honnecourt la disegna nel suo famoso taccuino nel 1225 ca.
Dal 1176 al 1185 si ritrova all’interno dell’Hortus Deliciarum di Herrera di Landsberg. Il più antico esempio medievale di raffigurazione della Ruota della Fortuna è un mosaico frammentario della seconda metà del XII secolo rinvenuto sotto l’attuale Duomo di Torino.
In alcuni casi la Ruota della Fortuna adorna i rosoni delle cattedrali. In Italia la troviamo nella Basilica di San Zeno a Verona (fine XII - inizio XIII sec) eseguita da Briotolo, sulle facciate della Cattedrale di Trento (inizio XIII sec) compiuta da Adamo di Arongo, della chiesa San Domenico della Cattedrale di Matera. I casi francesi sono due: sulla facciata del transetto nord a Saint’Étienne a Beauvais (1130-1140) e quello della Cattedrale di Amiens. Modelli svizzeri sono due: la Cattedrale di Basilea (fine XII sec) e la Cattedrale di Losanna. Esempi in affresco: nella Cattedrale di Rochester (XIII sec), nella Torre Abbaziale della Basilica di San Zeno a Verona, nell’Aula della Curia di Bergamo e nella Rocca Borromeo di Angera.
La raffigurazione è presente in numerosi manoscritti contenenti testi sacri con una connotazione morale a scopo didattico e in scritti profani (XII-XIII sec). Tra 1390 e 1400 si può citare l’affresco del Castello di Lichtenberg in Tirolo. Esempi postumi sono nella Cattedrale di Basilea (XV sec) e nella Cattedrale di Canterbury. L’antitesi tra la virtù come principio cristiano e la fortuna come dottrina di un fatalismo, contro il quale ogni opposizione è vana, è più che nettamente illustrata nel tardo gotico in uno dei mosaici del pavimento marmoreo della Cattedrale di Siena.

Immagini:
Cattedrale di Trento. La Ruota della Fortuna
Rocca di Angera. La Fortuna e la Ruota
Ruota della Fortuna di Siena

martedì 21 aprile 2009

Eventi in pillole

a cura di Giovanna Russillo

PROFILI DI DONNA
Museo Archeologico Nazionale "D. Ridola", Matera
7 marzo - 30 maggio 2009

Un percorso alla scoperta dell’universo femminile nella mitologia, un ponte tra passato e presente, un filo sottile che lega le donne di ieri e di oggi. “Profili di donna. Personaggi femminili e divinità nell’Odissea e nella mitologia” è la mostra ospitata fino al 30 maggio al Museo Archeologico Nazionale di Matera. Penelope, Circe, Nausicaa e altre affascinanti figure femminili costituiscono lo spunto di riflessione sul ruolo della donna attraverso i secoli e una straordinaria occasione di valorizzazione del patrimonio mitologico greco. Donna arcaica e donna moderna a confronto, per individuare a sorpresa non poche similitudini, dettate principalmente dai sentimenti e dalle passioni. La mostra declina questo tema spaziando dall’archeologia (eccezionali i reperti archeologici esposti) alla letteratura. Il progetto è stato realizzato grazie alla collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Basilicata, con il coordinamento scientifico del dott. Dimitris Roubis (IBAM-CNR, Scuola di Specializzazione in Archeologia dell’Università degli Studi della Basilicata) e con la partecipazione delll’Associazione culturale Officina Lucana delle Arti.

Orari: lun 14.00-20.00, mar-dom 9.00-20.00
Info: tel. 0835.310058
museoarcheologicomatera@virgilio.it

TRA SACRO E PROFANO
Museo Archeologico Nazionale, Muro Lucano
23 aprile - 31 ottobre 2009

Nella Valle del Melandro alla bellezza del paesaggio naturale si unisce la complessità della storia di antiche genti che qui posero importanti insediamenti. A quei popoli, al loro mondo e alle loro gesta quotidiane è dedicata una mostra promossa dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Basilicata e dal Museo archeologico nazionale di Muro Lucano. Proprio quest’ultimo ospiterà fino ad ottobre nelle proprie sale i più recenti reperti trovati nell’area che circonda la Torre di Satriano. Proprio qui c’è traccia di una capanna risalente al VI secolo a. C. e la mostra ne ricostruisce alcuni spazi abitativi, come il focolare e l’angolo dedicato alla tessitura.
Alcuni pannelli didattici illustrano le modalità di filatura della lana, l’alimentazione e gli oggetti di uso quotidiano. La mostra dedica una sezione anche alle attività sacre che rivestivano grande importanza nella vita quotidiana delle antiche popolazioni lucane.

Orario: inverno: mar-ven 9.00-13.00; sab-dom 10.30-12.30, 17.00-19.30; estate: mar-dom 10.30-12.30, 18.00-20.30.
Inaugurazione: 23 aprile, ore 18.00
Telefono e fax: 0976.71778