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lunedì 8 settembre 2014

Quel giuramento ripetuto quattro volte

di Carlo Maria Nardiello

Uno dei primi interessi di un qualsivoglia regnante, dall’antichità ad oggi, è stato quello di garantire continuità alla propria dinastia. Dietro tale necessità è del tutto assente il concetto di fedeltà coniugale, ma solo il riconoscimento ufficiale da parte del padre della progenie. 
Nei secoli spesso la storia è stata scritta da “affari di letto” anziché dalla ragion di Stato. 
Il caso di Federico II, eroe a metà tra leggenda e storia, non fa eccezione: in 56 anni di vita l’imperatore si è unito in matrimonio quattro volte, sin dalla giovanissima età. Nel 1209 (appena quindicenne) sposa Costanza d’Aragona, dietro l’accurata regia del pontefice Innocenzo III, convinto che l’unione dello Svevo con un’ultracattolica possa avvicinare la corona alla Chiesa. Enrico VII è il primo figlio riconosciuto dal colto Federico.
Segue Jolanda di Brienne, sposa tredicenne dell’imperatore, il quale durante la prima notte di nozze alla moglie preferisce la di lei cugina, Anais. Nonostante la scarsa avvenenza della giovane moglie, nascono Corrado IV e Margherita; la morte dell'imperatrice sopraggiunge per cause legate al parto, dopo appena tre anni di matrimonio.
Isabella d'Inghilterra.
Affresco della chiesa rupestre di S. Margherita in Melfi 
Altra unione derivante da interessi diplomatici è quella con Isabella d’Inghilterra, sorella di Enrico III. Dal breve matrimonio nasce Enrico (detto Carlotto), poco fortunato nonostante i natali: muore giovanissimo. Dopo sei anni di matrimonio, per la terza volta in pochi anni Federico segue il corteo funebre per la consorte. 

Bianca Lancia con Federico II.
Miniatura del Codex Palatinus Germanicus 848
Bianca Lancia può senza dubbio dirsi l’unico vero amore di Federico. Il primo incontro è attestato al tempo del secondo matrimonio. Dal 1225 all’ufficializzazione del quarto, e ultimo, giuramento di fedeltà coniugale i due hanno una relazione più o meno clandestina. Voci circa la relazione tra i due circolano ampiamente negli ambienti di corte. Nasce Costanza, figlia adorata dal re, e soprattutto Manfredi: secondo alcuni ci sarebbe stata anche una seconda figlia tra i due, Violante. A metà fra leggenda e storiografia si colloca una vicenda legata alla gravidanza di Manfredi. Fra i primi a mettere in circolo tale storiella è padre Bonavetura da Lama, secondo il quale a causa dell’accecante gelosia del suo amante, Bianca vien rinchiusa in una torre del castello di Gioia del Colle. Alla gelosia, come spesso capita, si aggiunge la paura dell’infedeltà e per ripicca, o per disperazione, la bella cortigiana taglia i propri seni e li manda in consegna all’amante e sovrano, insieme con il neonato, su di un vassoio d’argento. Da quel dì, nella Torre dell’imperatrice, tutte le notti si odono lamenti sottili ma strazianti: sarebbe Bianca che ancora non ha digerito l’offesa.

mercoledì 12 gennaio 2011

"Terrae motus" dalla Reggia al Pan di Napoli

di Gianmatteo Funicelli

L’allestimento che fu realizzato nelle luccicanti sale del Palazzo Reale di Caserta, rappresentò il risultato di un vasto progetto artistico tal titolo “Terrae motus”, installato in vista al pubblico nelle aule del grande palazzo barocco dal 1992 sino ad oggi: un piano espositivo che vide riuniti grandi artisti (locali e internazionali) della scena contemporanea impegnati sulla tematica inerente il catastrofico evento sismico datato 23 novembre 1980. Arte e inventiva dunque per rappresentare, ognuno con la propria capacità espressiva integrata all’intima sensibilità di artista, effetti, segni, angosce e paure in termini di arte visiva, come testimonianza del disastro che trentuno anni fa lacerò Irpinia e Lucania, i cuori pulsanti del Meridione italiano. Dall’anno di prima esposizione del progetto, i 70 lavori riuniti dal gallerista e mecenate Lucio Amelio per la Reggia di Caserta costituiscono un nucleo di arte sempre più ampio e in continue trasferte in numerosi eventi svoltisi in tutta Italia e all’estero, per poi approdare, dal 21 dicembre 2010 nelle sale del PAN Palazzo delle Arti di Napoli, centro di arte contemporanea, dove dalla costellazione del progetto originario, sei sono gli artisti che hanno rappresentato il proprio “Terrae motus” distaccandosi dalla permanente esposizione di Caserta.
In occasione del trentennale terremoto in Irpinia, presentano i propri lavori gli artisti Carlo Alfano, Bruno di Bello, Sergio Fermariello, Nino Longobardi, Gianni Pisani, Ernesto Tatafiore. Carlo Alfano e Bruno di Bello per la realizzazione delle proprie opere attingono preziosi suggerimenti malinconici dal mondo classico; l’opera di Fermariello invece racconta esplicitamente il boato del dramma, mentre il Longobardi tenta di raffigurare la forza distruttrice della natura; oltre alle visioni intime, interiori della distruzione in Gianni Pisani, il pubblico potrà percepire i caratteri identificativi del mondo partenopeo nell’opera del Tatafiore. La particolare esposizione, attiva sino al 4 febbraio 2011, è arricchita dalle documentazioni fotografiche di Peppe Avallone, che tracciano all’unisono, attraverso gli scatti raffiguranti gli artisti in azione nelle fasi di allestimento dei percorsi, il profilo culturale della città partenopea.
L’evento è stato realizzato grazie al contributo di Electa Napoli e Metropolitana di Napoli.

Elenco opere:
- Carlo Alfano (Napoli, 1932 – 1990), Eco-Discesa, 1981, tecnica mista su tela, cm 220 x 200
- Bruno Di Bello (Torre del Greco, Napoli, 1938), Apollo e Dafne, 1985, tre tele fotografiche a viraggio blu, cm 200 x 120 ciascuna
- Sergio Fermariello (Napoli, 1961), Senza titolo, 1990, acrilico su legno, cm 80 x 200
- Nino Longobardi (Napoli, 1951), Senza titolo, 1983, tecnica mista su tela, cm 204 x 524
- Gianni Pisani (Napoli, 1935), La credenza, 1964, legno, calchi in gesso, specchio, cm 240 x 163 x 54
- Ernesto Tatafiore (Napoli, 1943), 23 novembre 1980, 1983, acrilico su cartone intelato, cm 228 x 342

PAN | Palazzo delle Arti Napoli
Palazzo Roccella | Via dei Mille, 60 | 80121 Napoli
info@palazzoartinapoli.net
Orari: feriali: 9.30 > 19.30 | festivi: 9.30 > 14.00 |chiuso il martedì

venerdì 7 gennaio 2011

Federico, il re tra i castelli

di Gianmatteo Funicelli

Fortemente influenzata da un revival sul classico, la cultura di re Federico II, protagonista assoluto dell’ascesa politica degli Svevi nel meridione d’Italia, incarna un perfetto, quasi meticoloso, recupero ideologico dell’antico: dal mondo greco a quello latino, dall’arabo alla cultura francese la poliedricità innovativa, ma di carattere “antiquario”, dell’imperatore svevo si rispecchia nella politica, medicina, scienza, nell’arte e persino nella musica. Elettosi come “imperator romano”, Federico arriva a combattere aspramente contro l’imponente dominio spirituale di papa Innocenzo III, in quanto protagonista e partecipe della sua stessa universalità: è il potente mandato da Dio sulla terra per ricostruire l’impero. La sua direttiva politica è di stampo antico, quasi costantiniana.
La complessiva ideologia federiciana esplicita la restaurazione dell’impero tramite la promozione dei suo “antichi” valori. Nelle sue spettanze la produzione artistica, vero emblema del potere, verte sulla celebrazione regale impressa sulla fastosità del marmo, quasi a rievocare la monumentalità ellenistica, quindi “ad instar antiquorum operum”. Testimonianze di propaganda politica saranno i numerosi incastellamenti che Federico staziona per le terre dell’impero soprattutto per la sua più grande passione: la caccia. Al di là delle simbologie di sviluppo civile e difensivo, l’erezione dei castelli in Federico rappresenta un’autocelebrazione del potere, in linea con l’esigenza di un sentito sfarzo residenziale.
Il castello federiciano si distoglie da quelli di matrice normanna, più fedeli alle forme europee, per essere costituiti da una spiccata modulazione geometrica degli alzati, incline sui quadrati, cilindri, e soprattutto sugli ottagoni, nonché dalla ricercatezza spaziale degli ambienti, tipica dei costruttori cistercensi. Di stampo bernardino è, difatti, Castel del Monte presso Andria, esempio capitale dell’incastellamento svevo. La sua fabbrica si attiva già nel 1240. La struttura esterna configura quasi il diadema che cingeva il capo a Federico. Il grande blocco ottagonale riassume, nella forma, simbologie tradizionali come quelle dei martiria, legati al concetto di eternità, come pure quelli incentrati sull’astronomia (“quando il sole entra in un segno zodiacale, le ombre cadono su specifici punti dell’edificio”). La struttura rigorosamente geometrica è incorniciata da otto torri angolari. Nello spazio centrale si apre un cortile, mentre su ogni lato gli ambienti interni, di forma trapezoidale, si impostano su una vasta crociera costolonata con chiave di volta scolpita. Di matrice gotica è lo slancio dell’alzato, nonché le finestrature trilobate. Sulla zona mediana dell’esterno, una netta cornice marcapiano spezza la verticalità del blocco, mentre il portale d’ingresso, rigorosamente di stampo classico, presenta un’impostazione gotica ma con elementi di repertorio ellenistico (architravi, capitelli, fregi e dentelli) che anticipano, a lunga distanza, forme e modus tipici dell’età rinascimentale.

lunedì 6 dicembre 2010

Il Mann: uno scrigno per le antichità

di Gianmatteo Funicelli
  • 1585 = l’architetto G.V. Casale progetta l’edificio per il volere del viceré spagnolo Don Pedro de Giron e fu adibito a caserma per la cavalleria.
  • Sino agli inizi del Seicento l’edificio rimase incompiuto sin quando il nuovo viceré De Castro lo fece rammodernare sotto progetto di Giulio Fontana per ospitarvi l’Università. L’involucro esterno, in perfetto stile della Roma tardo-rinascimentale, rimase ad un solo piano nelle due aule laterali, mentre lo spazio centrale del salone venne sopraelevato.
  • Con il trasferimento dell’Università, l’edificio fu completamente ampliato e rimaneggiato, per essere poi trasformato in “museo universale”, scrigno del sapere scientifico ed artistico del Regno. L’ampliamento del secondo piano venne realizzato da Pompeo Schiantarelli.
  • 1738 = con le scoperte archeologiche di Ercolano e Pompei, la collezione di reperti antichi presenti nella Villa Reale di Portici crebbe notevolmente, mente lo spazio espositivo si faceva sempre più angusto.
  • 1791 ca.= il Vanvitelli propone l’idea di raccogliere tutto il materiale archeologico del vesuviano per custodirlo nel museo universale: la collezione antica di Portici e la Collezione Farnese del palazzo a Campo dei Fiori a Roma, avrebbero dovuto costituire, sotto direttiva di Ferdinando IV, una più coerente ed organica esposizione all’interno del grande palazzo napoletano.
  • 1791 = l’idea di collocare un osservatorio astronomico nel grande salone centrale presente all’interno del palazzo, sfuggì nella sua realizzazione, ed al suo posto venne collocata una monumentale meridiana (lo spazio ancora oggi viene denominato “Salone della Meridiana”) lunga 27 mt.. il soffitto della grande sala, venne decorato con i ritratti dei regnanti Ferdinando e Carolina, qui in veste di protettori delle arti. Sul maestoso pavimento in marmi policromi venne realizzato un ampio scalone di accesso agli ambienti del primo ammezzato e del primo piano.
  • 1805 = i Borboni fuggono da Napoli, mentre a governare saranno i francesi. La struttura espositiva verrà battezzata come “Real Museo”. Quando i Borboni ritornano, verrà intitolato “Real Museo Borbonico” (1816).
  • 1831 = il museo si arricchisce di maestose acquisizioni e scoperte, come il monumentale pavimento musivo raffigurante Alessandro e Dario nella Battaglia di Isso, proveniente dalla Casa del Fauno.
  • 1861 = con la direzione di Giuseppe Fiorelli, la grande struttura espositiva fu “Museo Nazionale”.
  • Una fondamentale riorganizzazione delle raccolte venne attuata da Ettore Pais, che con zelo lo diresse dal 1910 al 1915. Il suo percorso espositivo è rimasto attualmente quasi del tutto inalterato.

giovedì 2 dicembre 2010

La chiesa di un principe

di Gianmatteo Funicelli

Sul tramonto del XII secolo, la dinastia normanna recupera stabilità e peso politico con la riaffermazione del potere sotto Guglielmo II, nelle calde e lussureggianti terre siciliane. Tale testimonianza è tangibile nella maestosa costruzione sacra dedicata alla Maria Assunta e voluta dal principe sull’ampio terrazzamento naturale, nei pressi della fiorente Palermo, denominato poi “monreale”. La sua grande progettazione, attraverso cui doveva configurarsi uno sfarzoso tempio dinastico, venne attuata tramite l’edificazione di uno schema “classico”: l’impianto chiesastico a sé, con annesso il palazzo dei principi. Tale impresa, già pensata in passato, fallì tra le mani di Ruggero II, il quale non seppe dare alla capitale siciliana un’architettura religiosa degna del potere normanno, che vide invece a Monreale la sua più esaustiva realizzazione più tardi.
Sulla linea ideologica della rappresentanza dei due poteri, regale ed ecclesiastico, temporale e spirituale, questi vennero equilibrati con la soluzione di due distinti impianti: l’abbazia su di un lato, e il palazzo reale sull’impianto opposto, mentre la facciata, ad Est, si ergeva imponente verso la città di Palermo. Il corpo di fabbrica mosse numerose maestranze (forse anche costantinopolitane) tali da ridurre i tempi di costruzione sin dall’anno di posa della sua prima pietra (1174).
Dopo quindici anni, la prematura morte di Guglielmo (1189) ne prolunga i lavori, lasciando incompiute le murature interne, ancora senza alcuna decorazione nonché prive delle progettate coperture capriate. Lo spazio religioso all’interno venne riccamente intessuto da fitti parametri musivi, i quali descrivevano ieratiche scene testamentarie (Vecchio e Nuovo Testamento) completamente profuse di luce color dell’oro. Tra gli sfavilli delle tessere, Guglielmo compare effigiato riccamente vestito “alla bizantina”, ai piedi della Vergine mentre le offre il modellino della chiesa imitando, per provocazione, la rappresentazione regale del nonno Ruggero II, raffigurato analogamente nella Martorana all’epoca di Giorgio di Antiochia. La ricchezza degli elementi, tendenti al moresco e alla prassi decorativa di area campana, si esprime a Monreale soprattutto all’esterno dell’abside e nel chiostro, dove il repertorio compositivo ad archi intrecciati e fittamente ornato, ricrea nel duomo normanno quasi una trasposizione stilistica degli edifici di culto islamico.

venerdì 5 novembre 2010

Al Museo provinciale di Potenza mostra su divise militari

Comunicato stampa

Alla vigilia delle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia, che ricorreranno nel prossimo anno, tutte le regioni italiane si sono attivate per la pianificazione, la preparazione e l’organizzazione di manifestazioni e iniziative legate al processo storico di unificazione dell’Italia.
Anche la Provincia di Potenza ha dato il proprio contributo per rendere onore e merito a questo avvenimento con una serie di iniziative di ampio respiro storico, culturale e celebrativo in collaborazione con il Centro Studi Storico-Militari “G. Salinardi” e con i militari dell’ex 91° Battaglione Lucania di stanza a Potenza.
Il 7 novembre p.v. sono in programma in Piazza Mario Pagano a Potenza, dalle ore 10,00, manifestazioni ed esibizioni significative di Reparti Interforze dei corpi militari italiani.
Alle ore 11,00, presso il Museo archeologico provinciale, si inaugurerà, alla presenza del Prefetto di Potenza e delle massime autorità istituzionali e militari, l’esposizione di divise militari e documenti relativi al periodi risorgimentale,fino agli anni del Secondo Conflitto Mondiale, provenienti, per la maggior parte, dai fondi privati Lacava e Galasso.
La mostra ha per tema i 150 anni dell'Unità d'Italia sotto il profilo storico-militare.
Sono in esposizione infatti uniformi italiane del Regio Esercito delle diverse epoche: Risorgimentale (1860-1870), Umbertina (1878-1900), regno Vittorio Emanuele III (1900-1946).
Soprattutto le due guerre mondiali e quelle coloniali della Libia, d’Etiopia e dell'Africa Settentrionale consentono di tenere in esposizione maggior materiale, non solo uniformologico, ma anche documentale, medaglistico ed iconografico.
In maggiore evidenza è il materiale proveniente dal “Fondo Lacava” di Corleto Perticara (PZ). La camicia rossa garibaldina appartenuta a Michele Lacava testimonia la partecipazione dell'ufficiale lucano alle imprese garibaldine , oltre che del 1860, anche nella terza Guerra d'Indipendenza. Cimelio prezioso di tale raccolta sono le "fasce mollettiere" rosse tradizionalmente appartenute a Garibaldi e consegnate a Michele Lacava nel 1866. In cornice tutti gli attestati delle campagne garibaldine di Michele e Pietro Lavava, quest'ultimo, garibaldino nel 1860, proseguì la carriera diplomatica e divenne Deputato e Ministro del Regno d'Italia (come testimonia l'uniforme diplomatica da Ministro impreziosita dall'elegante Feluca).
L’esposizione delle uniformi si completa quasi sempre con quella dei relativi copricapo: chepì, berretti, caschi coloniali ed elmetti, oltre che bandoliere, sciarpe azzurre, pentagli, dragone, sciabole, stivali… etc. Anche oggetti provenienti da scavi di trincea della prima guerra mondiale sono resi suggestivi dalla ricostruzione di alcune ambientazioni di trincee del Carso e del Grappa. Sono numerosi i quadri, soprattutto pervenuti per effetto di donazione alla Provincia dalla Federazione di Potenza dei Combattenti e Reduci, che mettono in evidenza la partecipazione di uomini della Lucania ai momenti salienti della storia militare italiana.
Alla mostra delle uniformi militari si abbina poi quella dei preziosi documenti originali del Governo Prodittatoriale Lucano e dei provvedimenti dei Comandi Militari adottati nei primi anni dell’Italia unita e che costituiscono il “Fondo Riviello”. Detto fondo si compone, oltre che di preziosi documenti, anche dei cimeli appartenuti all’eroico Col. Nicola Riviello, caduto nella guerra di Libia (1911-1912).
Completano l’esposizione militari uniformi risorgimentali (piemontesi e borboniche) ricostruite fedelmente ad opera dell’Associazione Imago Historiae di Potenza.
I visitatori possono fermarsi a guardare filmati e spot istituzionali predisposti dal Governo Italiano e dal Ministero della Difesa per celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia grazie alla predisposizione di un monitor e di un videoproiettore che lascerà scorrere immagini di films e sceneggiati che hanno per oggetto il Risorgimento Italiano e le imprese garibaldine.

mercoledì 22 settembre 2010

Tra Mito e Storia. Protagonisti e Racconti

Comunicato stampa

Si tiene fino al 30 settembre 2010 a Palazzo San Gervasio (PZ), nella storica sede di Palazzo D’Errico, la mostra Tra Mito e Storia. Protagonisti e Racconti, promossa dall’Ente Morale Pinacoteca e Biblioteca Camillo D’Errico di Palazzo San Gervasio e curata dalla Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici della Basilicata con la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Basilicata.
Sabato 25 settembre, alle ore 18.00 ci sarà la presentazione del catalogo della mostra. Interverranno Federico Pagano, Presidente dell’Ente Morale Biblioteca e Pinacoteca Camillo D’Errico, Marta Ragozzino, Soprintendente per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici della Basilicata, Attilio Maurano, Direttore Regionale per i Beni Culturalie Paesaggistici della Basilicata, Fabrizio Vona, Soprintendente per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici della Puglia, già Soprintendente ad interim della Basilicata e i curatori del catalogo Elisa Acanfora dell’Università degli Studi della Basilicata e Lucio Galante dell’Università degli Studi del Salento, coordinatori scientifici della mostra.
Il volume, pubblicato nel mese di settembre dalle edizioni Mazzotta, testimonia la prima tappa di un progetto di ricerca ideato da Fabrizio Vona durante il suo mandato in Basilicata, che intende valorizzare la Collezione D’Errico, una delle più consistenti nell’Italia meridionale. Il progetto si svilupperà nell’arco di 4 anni (2010-2014) con successivi momenti espositivi.

Titolo mostra: Tra Mito e Storia. Protagonisti e Racconti
Sede: Palazzo San Gervasio (PZ), Palazzo D’Errico, Corso Manfredi
Durata: fino al 30 settembre 2010
Costo del biglietto: Ingresso libero
Orario: tutti i giorni dalle ore 17.30 alle 21.00; sabato, domenica e festivi anche di mattina dalle ore 10.00 alle 13.00.
Catalogo: Mazzotta, 144 pagine, 46 illustrazioni, Euro 28,00
Per informazioni: 0835.25622543
Sito web: http://www.comune.palazzo.pz.it

lunedì 19 aprile 2010

Museo e memoria storica

Comunicato stampa

Per il quinto anno consecutivo l’Amministrazione Comunale di San Severo ed il MAT aderiscono alla Settimana della Cultura con un variegato complesso di iniziative sempre a tema, che in tutti questi anni ha richiamato costantemente un folto pubblico.
L’evento culturale più atteso dell’anno, la XII Settimana della Cultura, si svolge al MAT-Museo dell’Alto Tavoliere di San Severo con un programma volto a valorizzare le collezioni permanenti del museo stesso, ma anche il paesaggio storico dell’intero Alto Tavoliere, con quegli inestimabili beni rappresentati dai tratturi e dalla tradizionale pratica della transumanza che in questo territorio si svolgeva fin dall’epoca preromana.
Paesaggi raccontati attraverso una mostra di arte contemporanea ed attraverso la prestigiosa esposizione di cartografie di San Severo e del Tavoliere appartenenti all’Archivio di Stato di Foggia.
I luoghi del sacro, i reperti archeologici, gli attrezzi della pastorizia che narrano ai bambini ed al mondo della scuola il prezioso patrimonio dei tratturi e la tradizione della transumanza attraverso innovative forme didattiche, come le animazioni ludiche e lezioni-concerto.
Il paesaggio di Puglia ai tempi di Federico II è poi quello che si legge nel libro di Cinzia Tani, un best-seller che verrà presentato al pubblico nell’Auditorium del Museo.
Gli itinerari guidati lungo il Tratturo Regio “L’Aquila - Foggia” tra natura, archeologia e tradizioni costituiscono un'altra suggestiva modalità per scoprire il territorio dell’Alto Tavoliere.
Una Settimana della Cultura che con le sue proposte travalica i limiti temporali dettati dal Ministero, diventando un intero Mese della Cultura in cui il MAT produce un’offerta culturale in stretta connessione con le associazioni ed i club di servizio del territorio.

Programma

20 marzo-18 aprile 2010

Mostra di arte contemporanea “IL FUTURO RESPIRO DEL TEMPO contemporanea…mente. Viaggio nei colori”

Trasformazioni di paesaggi nel nostro territorio ed un viaggio tra i colori di artisti di Capitanata

lunedì 19 aprile e mercoledì 21 aprile ore 17.00

Giochiamo al Museo: “Il Gran Premio del Tratturo”

Animazione ludica alla scoperta di oggetti legati alla pratica della transumanza in un museo trasformato in un circuito da percorrere con curiosità e velocità.

Per bambini dagli 8 agli 11 anni; su prenotazione fino ad esaurimento posti disponibili

venerdì 23 aprile ore 11.00

Lezione Concerto al Museo

Musica d’archi al Museo con “Italian Quartett”: la musica spiegata ai ragazzi della scuola media inferiore ed arricchita da una visita guidata alle sale del MAT sui temi della pastorizia transumante nell’antichità e sul culto di Ercole, il dio dei pastori. Su prenotazione

Con “Amici della Musica” di San Severo e Scuola Media Statale “G. Palmieri”

venerdì 23 aprile ore 19.00

Presentazione del libro “Lo stupore del mondo” (Ed. Mondadori) di Cinzia Tani, giornalista RAI e scrittrice

Saluti del Sindaco di San Severo, avv. Gianfranco Savino

Intervengono Fabrizio Fabiano, Presidente del Rotary Club di San Severo, Elena Antonacci, Direttore del MAT, Enzo Verrengia, scrittore e giornalista

Con “Rotary Club” di San Severo

sabato 24 aprile ore 10.30

Inaugurazione della mostra “San Severo e il Tavoliere di Puglia nella cartografia dell’Archivio di Stato di Foggia” (24 aprile - 18 maggio 2010)

Saluti del Sindaco di San Severo, avv. Gianfranco Savino

Intervengono Viviano Iazzetti, Direttore Archivio di Stato di Foggia, Giuseppe Clemente, Presidente CRD - Storia Capitanata, Augusto Ferrara, Dirigente Servizi Museali, Elena Antonacci, Direttore del MAT

Con “Ministero Beni e Attività Culturali - Archivio di Stato di Foggia” e “Centro di Ricerca e Storia per la Capitanata” di San Severo

domenica 25 aprile

La Capitanata e le sue forme

Itinerario guidato nel paesaggio della transumanza (Bosco Lauria, San Paolo di Civitate)

Con Associazione Culturale “GIAVA” di San Severo

domenica 9 maggio

Terre di Transumanza

Itinerario guidato tra archeologia, natura e tradizioni legate alla transumanza

(Tratturo Regio “L’Aquila - Foggia”, area archeologica di Tiati, fiume Fortore e Taverna di Civitate, San Paolo di Civitate)

Con Associazione Culturale “GIAVA” di San Severo

Collaborazioni di Daniela Busini, Gioseana Diomede, Donato d’Orsi, Valentina Giuliani, Ambra Inglese, Graziano Urbano e Antonello Vigliaroli (Consorzio Libero)

INFO: MAT (Museo dell’Alto Tavoliere – Città di San Severo) Piazza San Francesco, 48;

tel./fax 0882 334409; 225738; e-mail: museocivicosansevero@alice.it

www.comune.san-severo.fg.it www.passionebarocca.it

Orari di apertura delle mostre: lun – ven: 9.00 – 13.30; 16.00 – 20.00
sab: 18.00 – 21.00
dom: 10.30 – 13.30; 18.00 – 21.00

Per informazioni sugli Itinerari guidati: associazionegiava@alice.it
Contatto Facebook: Associazione GIAVA
Tel. 0882 334409 (MAT) o Cell. 340 4128286

giovedì 5 novembre 2009

Brevi In Arte

a cura di Francesco Mastrorizzi

CHECKPOINT CHARLIE
Edarcom Europa, Via Macedonia 12/16, Roma
6 - 22 novembre 2009


Venerdì 6 novembre 2009 la galleria d’arte contemporanea Edarcom Europa, in occasione del ventesimo anniversario della caduta del muro di Berlino e nell’ambito delle manifestazioni, indette dal Comune di Roma, volte a ricordarne l’importanza storica, ospiterà la mostra collettiva "Checkpoint Charlie".
Ogni opera è una personale testimonianza dell’evento che più di tutti ha segnato e influenzato la storia europea della seconda metà del secolo scorso e del conseguente cambiamento e di tutto ciò che di buono e di meno buono ha portato il crollo di un muro, non solo fisico ma anche ideale e virtuale.
Gli artisti invitati ad esporre sono Enrico Benaglia, Ennio Calabria, Angelo Colagrossi, Marta Czok, Mario Ferrante, Piero Mascetti, Cynthia Segato, Carlo Roselli e Lino Tardia. La mostra si compone di circa quindici opere ed è visitabile fino al 22 novembre.

BUCI SOPELSA. TRASFIGURAZIONI
Cargo20, Via 20 settembre, Verona
6 - 27 novembre 2009

Venerdì 6 novembre 2009 alle ore 18.30 a Verona, in via Venti Settembre 27 presso lo spazio espositivo Cargo20, si terrà l’inaugurazione della personale della pittrice Buci Sopelsa. La mostra resterà aperta fino al 27 novembre.
Cargo20 è uno spazio per la vendita di mobili, luci, tappeti e oggetti di modernariato, con particolare riferimento agli anni ’60 e ’70, ma anche una galleria d’arte. La vocazione museale trova la sua massima espressione nella sala appositamente dedicata alle mostre d’arte; vengono ospitati artisti affermati, ma anche giovani emergenti e fotografi.
Buci Sopelsa, veneziana figlia d'arte, dipinge da quando era bambina. Parallelamente ad un'attività di creativa nel settore della moda e degli accessori, nel 1987, con l'appoggio del docente Lionello Puppi e dell'amico Mario Albanese, ha esordito “ufficialmente” nel mondo dell'arte con la sua prima personale. Da allora ha esposto numerose volte in importanti gallerie, riscuotendo approvazioni di critica e pubblico.
Nel 2000 pubblica, con Terra Ferma il suo primo libro "Tutto su mi* figli*" e nel 2008, edito da ProArt, "Tr@nscritti", condotta nel mondo transgender dall'esigenza di capire la realtà di suo figli* Augusto-Mia, che vive tale realtà ancora sconosciuta alla maggior parte delle persone.

lunedì 23 marzo 2009

La Parata dei Briganti

Comunicato stampa

Martedì 24 Marzo alle ore 16.30 presso le sale di Palazzo Giustino Fortunato in Rionero in Vulture, avrà luogo l'inaugurazione della Mostra Permanente "La Parata dei Briganti". Per l'occasione sarà possibile assistere ad un convegno sul fenomeno del brigantaggio al quale interverranno il Prof. Domenico Scafoglio docente di Antropologia culturale, il Dott. Maurizio Restivo scrittore, la Prof.ssa Simona De Luna docente di Antropologia Culturale, il Prof. Francesco Barra docente di Storia Moderna, il giornalista documentarista Dott. Silvano Vinceti, in qualità di coordinatore ma anche di attento conoscitore dell'argomento ci sarà il Dott. Oreste Lo Pomo, giornalista rai. L'evento è promosso dal Gal Vulture Alto Bradano nell'ambito del programma POR Basilicata 2000/2006 Misura IV. 14 A Progetto: La Parata dei Briganti, Operazione: Rassegna Popolare.
Le tappe di questo suggestivo percorso sono indirizzate alla ricerca di una nuova lettura del fenomeno "Brigantaggio".
Utilizzando le nuove tecnologie infatti lo spettatore riuscirà a calarsi nel periodo tanto funestato di fine '800, grazie all'apporto di immagini, video, voci narranti, musiche, proiezioni cinematografiche, opere pittoriche, fotografiche, rivivendo sotto una nuova luce le vicende di personaggi chiave come Crocco, Ninco Nanco, Francesco Guerra, Michelina di Cesare.
L'utilizzo dell'information Tenchnology applicata ai Beni Storici e Culturali è una realtà sempre più diffusa e una scelta vincente, infatti consente di apportare nuove informazioni là dove non è possibile farlo con la semplice esposizione, permettendo un uso avvincente della fruizione. È un'opportunità da attuare insieme a quelle più tradizionali per rendere davvero comunicativi i nostri musei e la nostra storia ancora poco conosciuta.
Il punto di partenza della mostra permanente è un'introduzione al Brigantaggio Post-Unitario con la presentazione della situazione storico-politica, si passa poi a conoscere meglio i volti dei briganti e delle brigantesse, la vita quotidiana, l'appartenenza alle bande.
Novità assoluta è una sezione interamente dedicata alle donne che nel brigantaggio hanno avuto un ruolo fondamentale, non come semplici amanti e vivandiere ma vere e proprie guerriere.
L'ultima sezione della mostra racconta invece delle influenze che tale fenomeno ha avuto sulle arti: cinema e letteratura, con la possibilità unica di assistere alla proiezione di alcune scene di film quali "L'eredità della Priora",di Anton Giulio Majano" "Li chiamano Briganti" di Squitieri" e attraverso la lettura di libri che hanno trattato l'argomento.
La mostra, ad ingresso gratuito, sarà visitabile dal presso le sale di Palazzo Giustino Fortunato.

Segreteria Organizzativa:
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martedì 7 ottobre 2008

La leggenda di Venosa nel destino di un eroe

 di Nicola Di Tommaso

Quando tutti i sacrifici sono fatti agli Dei, questi, se scelti bene, sanno ricambiare lautamente. Era sicuramente ciò in cui speravano gli auguri (i sacerdoti romani) quando scelsero il pianoro venosino per edificare una potente colonia, che doveva servire a proteggere Roma dagli attacchi dei popoli Apuli e Lucani. Va ricordato in proposito, che vi sono diverse fonti storiche e archeologiche che riportano Venosa ad un origine preromana, fra cui Dionigi di Alicarnasso (Antiqu. 17, 18, 5) riferisce che già nel IV secolo (prima della fondazione romana del 291 a. C.) Venusia era una città πολυάνθροπος (città popolosa) difesa da massicce mura, che godeva di caratteristiche tipiche di una repubblica; aveva il suo senato, l’esercito, leggi proprie e monete coniate con il monogramma VE. Anche se in realtà non sappiamo se vi sia mai stato un rito di fondazione nella nascita di Venusia romana, ciò che sappiamo è che il centro preromano doveva essere un incrocio di molteplici e importanti vie provenienti da ogni direzione, con una posizione particolarmente felice nelle comunicazioni dell’Italia meridionale.
I romani pertanto, lungimiranti nella gestione politica e territoriale del sito, lo colonizzarono ed eseguirono l’impianto coloniale alla perfezione, curandolo fin nei minimi dettagli, se ancora una volta, come per le tante e meravigliose opere antiche d’ingegneria urbana (di cui Venosa conserva un interessantissimo esempio come l’acquedotto romano lungo l’odierna Via Appia, che ha rifornito la città per ben 2000 anni!), la storia diede ragione loro in tutto e per tutto. Venosa infatti, può a tutt’oggi essere considerata l’unica città della sua regione che dalla nascita, vive, sopravvive, e risorge, senza soluzione di continuità, fra invasioni, periodi di splendore e di decadimento. Ma per gli amanti di miti, storie e leggende però, non poteva essere altrimenti; l’antico pianoro ricco di acque e sorgenti, posto fra i due verdi valloni (Ruscello e Reale) vantava già epiche ascendenze. La leggenda della prima fondazione di Venosa risale, infatti, all’arrivo del mitico eroe greco Diomede in viaggio dopo la caduta di Troia. Dopo il grande evento, secondo il mito omerico, il figlio protetto della dea Atena fu il primo tra tutti gli Achei a tornare in patria, ad Argo (di cui Diomede era divenuto re dopo la morte del vecchio sovrano, ovvero il padre della sua futura moglie Egialea, perito durante la seconda guerra contro Tebe, a cui aveva inoltre valorosamente partecipato lo stesso Diomede).
Il veloce ritorno era però opera di Afrodite, ansiosa di vendicarsi dell’offesa ricevuta durante la guerra; ricordiamo infatti, che il figlio di Tideo, simile a un torrente in piena che tutto travolge, nel pieno dello scontro contro i troiani, ferì a una mano la più bella delle dee mentre tentava di sottrarre il figlio Enea (il futuro fondatore di Roma) alla furia dell’eroe. Al suo ritorno ad Argo quindi, né sua moglie Egialea né i suoi sudditi lo riconobbero più: Afrodite aveva cancellato il ricordo del eroe-re dalla loro memoria.
Ancora una volta il destino condusse pertanto l’eroe ad abbandonare la sua città e ad avventurarsi questa volta per l'Italia, con l’intento forse di ottenere il perdono della dea nata dalla spuma del mare (Afrodite). Imbarcatosi, Diomede si fermò nei porti dell’Adriatico e insegnò alle popolazioni locali a navigare (arte sotto la protezione di Afrodite) e ad addomesticare i cavalli. Da campione della guerra Diomede divenne così l’eroe del mare e della diffusione della civiltà greca o meglio “l’eroe della civilizzazione” come in seguito verrà definito, per aver a lungo navigato e per aver fondato diverse città della costa adriatica e della Daunia, come Canusium, Arpi, Sipontum e Luceria.
Infine, per placare l’ira di Afrodite (Diomedes... Venusiam in satisfactionem Veneris, quod eius ira sedes patrias invenire non poterat: quae Aphrodysias dicta est, Servio ad Aen. II, 216) fonda Venusia (Venere infatti, dea dell'amore, della sessualità e della bellezza, come sappiamo è nella mitologia romana, l’equivalente di Afrodite nel pantheon greco) e ottiene il desiderato perdono. Dopo il lungo viaggio l’eroe decise però di non tornare più in patria ma di stabilirsi in Italia meridionale, sposando la principessa Evippe (figlia del re Dauno, signore dell’antico popolo indigeno dei Dauni). Una spiaggia delle Isole Tremiti divenne il luogo di sepoltura dell’eroe greco e, sempre secondo la leggenda, i suoi compagni vennero trasformati da Afrodite in grandi uccelli marini: le “diomedee”, allo scopo di bagnare per sempre la tomba del grande eroe Diomede.