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giovedì 7 giugno 2012

Luca Alinari. Quadro Piccola Patria

Comunicato stampa

Dalla passione per l’arte antica agli influssi moderni del Neodadaismo e della Pop Art. Luca Alinari, protagonista della storia della pittura contemporanea italiana e tra i pochi ad aver l’onore di un autoritratto fra gli “Autoritratti d’Autore“ del Corridoio Vasariano della Galleria degli Uffizi di Firenze, porta a Lucca questo sabato 9 giugno la personale “Quadro Piccola Patria”.
Si tratta di una selezione di circa venti opere tra le più importanti della sua produzione artistica, tra cui alcuni ultimi quadri inediti, che inaugurerà alle 18 di sabato (9 giugno) e sarà in esposizione sino al 24 giugno con ingresso libero nelle sale espositive del Palazzo della Fondazione Banca del Monte di Lucca, in Piazza San Martino al numero 7 (centro storico).

Lo stile e la mostra
“Sono legato a Lucca da un percorso di fascinazione continua. Mi piacciono le chiese all’interno delle quali si sente ancora l’odore della cera che brucia”. Così, Luca Alinari, autore anche del logo dei Campionati mondiali di ciclismo che si svolgeranno in Toscana, descrive il sentimento che lo lega alla città di Lucca, nella quale si prepara a debuttare con una serie di quadri che, come lui stesso rivela “rinviano l’uno all’altro, spiegandosi, nascondendosi, in modo da costruire un significato ulteriore al loro significato singolo”. Le opere in mostra sono realizzate con una speciale tecnica che Alinari ha elaborato negli anni utilizzando acrilico e resina e vogliono portare alla luce “l’enigmatico e sfuggente senso della pittura”.
A sottolineare il prestigio internazionale del pittore, il presidente della Fondazione Banca del Monte di Lucca Alberto Del Carlo ed il Consigliere d’amministrazione e coordinatore del comitato settore eventi Pietro Roni, che nell’introduzione al catalogo scrivono: “Luca Alinari, fiorentino e toscano, artista noto in tutto il mondo, financo in Cina, dove fa mostre e tiene lezioni, approda a Lucca. La fama non l’ha distratto dalla sua pittura fantastica, pervasa di immagini ora magiche e strabilianti, ora allusive e sfuggenti e da quella tenue ironia accattivante con cui l’artista guarda le sue opere ed ammicca al suo pubblico, quasi a stuzzicarne il gusto e lo spirito critico”.
“Sono pochi gli artisti, intellettuali per di più, che, al pari di Luca Alinari, suscitano la voglia di scendere sotto la pelle apparente della loro pittura, di quella che tutto sommato è l'affascinante riflesso visivo della complessità del loro essere – è il commento del critico Marco Palamidessi, che fa parte dello staff tecnico-scientifico della Fondazione Banca del Monte di Lucca -. Pochi come questo grande toscano posseggono la dote di guidare, al solo fine di amplificarle, le sensazioni di chi ammira le sue opere, nel lucido premeditato scopo di farlo immergere in esse al solo fine di perdersi”.

Cenni biografici su Luca Alinari
Luca Alinari, nato a Firenze nel 1943, dopo un iniziale interesse per l’universo letterario ed editoriale, trova la sua più autentica espressione nella pittura, attingendo in prima istanza dal repertorio stilistico e figurativo classico dei maestri antichi trecenteschi e dei grandi artisti senesi, riconoscibili nei volti scolpiti con suntuosa eleganza plastica dei suoi personaggi. Artista a tutto campo, libero pensatore e intellettuale vivacemente coinvolto nel dibattito culturale nazionale, Alinari si dimostra sensibile al fascino delle arti fugurative in generale, dalla grafica alle avanguardie moderne, riflesse nelle correnti della post Pop Art degli anni Settanta-Ottanta e nelle sperimentazioni neofigurative degli anni Novanta. Tratti distintivi della sua poliedrica produzione artistica legata al movimento Neodada sono il ricorso a temi, paesaggi e soggetti fantastici, immaginari e utopici e l’utilizzo delle più svariate tecniche espressive, tra cui il disegno con uso di colori fluorescenti, la decalcomania, il collage e, ancora, la pittura su materiali diversi quali plexiglass, legno e stoffa colorata che, fissata sulla tela, permette all'artista di ottenere cromatismi personalissimi. La vena artistica di Alinari ha spaziato nel corso del tempo anche nella scultura in vetro di Murano, creando opere di grande intensità, tanto nelle forme quanto nei colori. Rispetto ai lavori precedenti, le opere della sua ultima produzione, di cui alcune in mostra, risultano ancora più materiche, in quanto realizzate con vari pigmenti acrilici e materiali che spaziano dalle plastiche ai vetri, dalle piume ai fili di nylon. Le cromie, con sfumature delicatissime e quasi impercettibili, sono inoltre evocative di un magico lirismo.
Era il 1969, quando la galleria “Inquadrature” di Firenze dedicò al pittore toscano la prima personale, e da allora le sue opere, conosciute e riconosciute in tutto il mondo, sono state esposte in alcune delle più prestigiose cornici internazionali. Da ricordare la Sala d'Arme di Palazzo Vecchio di Firenze e il Palazzo Reale di Milano, la Biennale di Venezia del 1982 dove Alinari partecipa con un padiglione personale e la Quadriennale di Roma del 1986. Nel 1990 ha l’onore di dipingere il celebre “Cencio” per il Palio di Siena, mentre nel 1999 la Galleria degli Uffizi di Firenze, la sua città, acquista un suo autoritratto, destinandolo alla collezione degli “Autoritratti d’Autore” del Corridoio Vasariano. Dopo Parigi, Madrid, Miami, Chicago, Lisbona e Istanbul, il pittore approda nel 2009 con una personale di 45 opere in Asia, al Beijin Today Art Museum di Pechino, al Centro per l'Arte Contemporanea SunShine di Shanghai e al Museo di Arte Contemporanea di Kun Shan, città satellite di Shanghai e, sempre nel continente asiatico Alinari è solito tenere lezioni d’arte. Per una sua opera sulla pace, nel 2006 è stato ricevuto da Papa Benedetto XVI e nel 2011 ha partecipato alla Biennale di Venezia nel padiglione di Torino, selezionato da Vittorio Sgarbi. Tra gli ultimi progetti che lo coinvolgono, l’ideazione del logo dei Mondiali di Ciclismo 2013: l’immagine di una bicicletta dai tratti essenziali e dal profilo rinascimentale rivelano il camaleontico talento del pittore fiorentino, tra classicità e avanguardia.

In occasione di questa mostra, la Fondazione Banca del Monte di Lucca si avvale della collaborazione con CLUSTER, l’Associazione di Musica Contemporanea Cluster Compositori Europei (www.clustercompositorieuropei.it) chiamata a ideare e musicare colonne sonore in perfetta armonia con le emozioni suscitate dalle opere in mostra. Per la personale di Luca Alinari “Quadro Piccola Patria”, Francesco Cipriano, presidente della Cluster, ha composto un brano per soprano, violoncello e pianoforte dal titolo “Paesaggio Toscano”, che verrà fatto ascoltare al pubblico in anteprima il giorno dell’inaugurazione. Interpreti saranno lo stesso autore al pianoforte coadiuvato dal soprano Paola Massoni e dal violoncellista Federico Cipriano.

La Fondazione Banca del Monte di Lucca per l’arte
“Quadro Piccola Patria” si inserisce in un calendario ricco di esposizioni artistiche di rilievo che la Fondazione BML offre alla città nel corso del 2012. Dopo “Elogio del Bello”, personale dedicata all’enfant terrible dell’arte contemporanea Ugo Nespolo, in mostra dal 21 aprile al 20 maggio, è il turno di Luca Alinari con “Quadro Piccola Patria” dal 9 al 24 giugno; a luglio ci sarà la giovanissima pittrice lucchese Elisa Pasquini, dall’8 al 22. A settembre, dall’1 al 30, sarà la volta della mostra delle opere del livornese Francesco Fanelli, mentre dal 6 al 21 ottobre ad esporre sarà Daniela Giovannetti. A chiudere il calendario saranno Alessandro Tofanelli, tra i maggiori esponenti del paesaggismo metafisico contemporaneo e artista di fama internazionale, che esporrà dal 28 ottobre all’11 novembre, e i fotografi dell’EPEA – European Photography Exhibition Award (25 novembre 2012 – 6 gennaio 2013) con l’importante mostra fotografica itinerante che coinvolge Italia, Norvegia, Portogallo e Germania e di cui la Fondazione BML è tra gli enti promotori.

Titolo mostra: Luca Alinari. Quadro Piccola Patria
Sede espositiva: Palazzo della Fondazione Banca del Monte di Lucca, Piazza San Martino, 7 - 55100 Lucca
Apertura: 9 - 24 giugno 2012
Inaugurazione: sabato 9 giugno ore 18.00
Orari di apertura: dal lunedì al venerdì 15.30-19.30; sabato e domenica 10.00-13.00, 15.30-19.30
Ingresso: libero
Informazioni: www.fondazionebmluccaeventi.it, info@fondazionebmluccaeventi.it, +39.0583.08.22.10

venerdì 20 aprile 2012

La superficie del foglio sembra liscia come sempre

Comunicato stampa

La Galleria 900MILANO inaugura giovedì 17 maggio una personale di Francesco Balsamo (Catania, 1969) dal titolo La superficie del foglio sembra liscia come sempre a cura di Francesca Baboni e Stefano Taddei.
Lo spazio espositivo, sede milanese della Galleria ScuolaRomana di via del Babuino a Roma, ospita un autore raffinato che si racconta attraverso frammenti di disegni, assemblati in curiosi innesti e ambigue mescolanze dall’effetto straniante, catalogati come in un ipotetico museo archeologico, visibili soltanto dietro a un vetro e appoggiati su tavoli illuminati dalla fioca luce di lampade. Accanto ad essi, appese al muro, opere a matita e tempera, scene enigmatiche di difficile interpretazione, arricchite dalla presenza di spessori neri polisemici che appaiono come fessure, censure, soglie buie da investigare.
Francesco Balsamo imbastisce un discorso estetico che scava nel profondo della rappresentazione, mediante un’accuratissima esposizione pensata appositamente per lo spazio della Galleria e favorita dalla semioscurità degli ambienti. La diversificazione delle referenze permette all’autore di muoversi nel luogo dell’ambiguità semantica, senza per questo promuovere un discorso meramente
confusionario. Il suo operare presuppone una fruizione particolarmente intima, dove nella profondità dell’immagine pare stagliarsi un solco che permette ad ogni spettatore di trovare un percorso d’integrazione e confronto con le differenti elaborazioni. Piccoli rebus, immagini cifrate e interrogativi indecifrabili accompagnano lo sguardo attraverso tutti i passaggi del disegno, dall’abbozzo all’ opera finita, in una disposizione apparentemente casuale, in una logica non razionale, ma poeticamente plausibile che diventa il fil rouge dell’intera mostra.

Titolo mostra: Francesco Balsamo. La superficie del foglio sembra liscia come sempre
A cura di: Francesca Baboni - Stefano Taddei
Sede: Galleria 900, Via Santa Marta, 8 - Milano
Durata: 17 maggio - 17 giugno 2012
Opening: 17 maggio 2012, ore 18.00

venerdì 3 febbraio 2012

Lawand. La traversée du jaune

Comunicato stampa

Raffaella De Chirico è lieta di annunciare questa mostra personale di Lawand, di origine curda nato a Rakka, in Siria nel 1984, prima esposizione dell’artista in Italia. Vive in Francia dall’età di 10 anni, quando la famiglia raggiunge il padre, anch’egli pittore già noto e poeta, ad Angers. È questa dunque la matrice che avvicina Lawand all’arte pittorica, frutto della frequentazione dell’atelier paterno, dal quale si allontanerà in età adolescenziale per trovare un suo personale linguaggio.
Circa trenta opere in mostra, oli su tela e disegni, illustrano un percorso artistico di anni recenti.
Scrive Jacki Essirard della pittura di Lawand “…pensiamo agli espressionisti, ma le deformazioni messe in atto da Lawand sono piuttosto immateriali. Cita volentieri Egon Schiele, Lucien Freud, Francis Bacon, Giacometti ma la sua pittura trascende dalla rappresentazione e trascende i corpi, utilizzando la materia nel suo stato instabile e vibrante”.
Figure verticali che sembrano venirci incontro come proiezioni di immagini mentali, fissate su tele sia di importanti dimensioni (cm 149 x 114 e cm 116 x 89) sia di superfici di dimensioni più raccolte (cm 35 x 27 e cm 65 x 54) trovano collocazione nel salone centrale della galleria De Chirico, mentre le salette laterali, più intime fanno da foce ad una cospicua produzione di disegni e di inchiostri colorati su carta, di varie dimensioni.
Lawand ha affiancato l’attività pittorica alla ricerca di altre tecniche espressive, interessandosi sia alla danza contemporanea facendone scaturire delle performance, sia alla poesia, declinando la sua produzione artistica alla realizzazione di libri d’artista. I poeti Michaux, Ghérasim Luca, Guillevic e Adonis hanno un ruolo fondamentale nella sua formazione, nonché i poeti contemporanei Antonie Emaz, Bernard Noël, Jean-Claude Schneider, Yves Bonnefoy con cui ha stretto diverse collaborazioni. Il dialogo invece con Djalal al-dîn Rûmi e Omar Khayyâm oltre a consolidare le radici culturali di Lawand legate al mondo arabo, ha probabilmente evidenziato l’esigenza di sottolineare la condizione attuale della pittura e dei personaggi legati al mondo della cultura in Siria. A Lawand è infatti proibito rientrare nel suo Paese di nascita, anche per brevi periodi.

Titolo mostra: Lawand. La traversée du jaune
Sede: Galleria d'Arte Raffaella De Chirico, Torino
Periodo: 9 febbraio - 18 marzo 2012
Orari: martedì-domenica 10.00-12.30, 15.30/19.30

sabato 18 giugno 2011

Il realismo ironico di Romano Buratti

di Francesco Mastrorizzi

Romano Buratti è nato a Cesena nel 1937 e attualmente vive a Roncofreddo (FC). Da giovane frequenta per due anni i liberi corsi dell’Accademia di Belle Arti di Ravenna, ma decide poi di abbandonare gli studi, con il proposito di intraprendere un proprio discorso artistico personale. Dal 1974 inizia a ricevere il consenso del pubblico e della critica, che successivamente cresce e si consolida. Da anni espone in Italia e all’estero e il suo nome figura sui più importanti cataloghi d’arte italiani. Le sue opere si trovano in numerose collezioni pubbliche e private sia nazionali che internazionali. Oltre che nella pittura, si è cimentato anche nella grafica umoristica, collaborando con giornali e riviste.
Le sue opere si contraddistinguono per il realismo e la forte carica ironica e rappresentano scene di ordinaria normalità tipiche della Romagna rurale della metà del Novecento (al bar con gli amici, a spasso in bicicletta, a guardar la luna con l’innamorata). L’arte di Buratti nasce, infatti, dai ricordi e dalle radici, dal periodo dell’infanzia vissuto in campagna, in mezzo ai contadini, a contatto con la gente umile e operosa. Esperienze che hanno lasciato in lui sentimenti vivi e profondi, che egli cerca di condividere con lo spettatore.
I suoi dipinti, che possono essere definiti quasi delle vignette su tela, hanno come protagonisti persone genuine e popolari, molte volte ritratte in situazioni divertenti o in pose bizzarre, che ci raccontano con fare giocoso la quotidianità e i piaceri più semplici, rifuggendo la fatica e la sofferenza. I loro volti caricaturali, dai lineamenti spigolosi, che accentuano i difetti, sono maschere velate di ironia, ma capaci di raggiungere anche momenti di grande intensità lirica e tenerezza, quando l’autore si concentra su scene romantiche di amore al di là del tempo e dei canoni estetici. Il linguaggio è diretto e autentico, l’atmosfera fiabesca, nonostante l’uso di blu e marroni foschi, e sempre dominata dalla magia del sorriso.

venerdì 13 maggio 2011

Giuseppe Pedota. La metafisica nell’arte contemporanea

Comunicato stampa

Ad un anno esatto dalla sua scomparsa, prende avvio l’antologica dedicata all’artista Giuseppe Pedota, intitolata “La metafisica nell’arte contemporanea”. Da domenica 15 maggio il percorso espositivo di viale Dante accoglierà 24 riproduzioni su forex di opere figurative e 6 pannelli con una selezione di versi della sua complessa ricerca poetica.
Referenti istituzionali, del mondo della cultura e dell’arte, amici ed estimatori di Pedota parteciperanno ad un momento commemorativo (ore 18) per rendere omaggio all’artista lucano che amava dipingere galassie, costellazioni e pianeti.
La celebrazione del primo anniversario della scomparsa di Giuseppe Pedota sarà l’occasione per il lancio dell’antologica che, attraverso ben 6 esposizioni e fino al 2012, offrirà una lettura esaustiva della sua multiforme e geniale produzione, dalla grafica alla pittura, dalla scultura al design. Non una semplice mostra, ma un percorso complesso e suggestivo, condurrà alla scoperta e alla valorizzazione dell’arte del Maestro in tre importanti contenitori espositivi: Palazzo Loffredo di Potenza (settembre - ottobre 2011), Palazzo Lanfranchi di Matera (ottobre - novembre 2011) e Palazzo Valentini di Roma (aprile 2012).
La mostra “all’aperto” su viale Dante, in permanenza per diversi mesi, proporrà una selezione di opere che non saranno presenti in alcuna delle esposizioni previste nell’antologica, in quanto detenute da collezionisti privati. In questo stesso arco di tempo, tra luglio e settembre, saranno allestite peculiari esposizioni anche nei tre comuni lucani a cui il poliedrico artista è stato maggiormente legato: Genzano di Lucania, luogo di nascita e di sepoltura; Avigliano, dove ha vissuto ed operato negli ultimi anni; Banzi, dove è stata ospitata l’ultima mostra con un’ardita corrispondenza tra le sue opere ed i reperti archeologici là rinvenuti.
L’evento, organizzato dall’Associazione Art&venti2012, si avvale del patrocinio delle cinque Amministrazioni comunali coinvolte, della Provincia di Potenza e della Regione Basilicata, ma anche della Regione Lazio e della Provincia di Roma.

sabato 23 aprile 2011

L’eleganza dell’arte di Carlo Massimo Franchi

di Francesco Mastrorizzi

Carlo Massimo Franchi, nativo di Pavia e novarese di adozione, si è da tempo imposto all’attenzione del pubblico e della critica grazie a una serie di personali tenute in tutto il mondo, da Dubai a New York, da Las Vegas a Montecarlo. La sua produzione trova spazi significativi nelle gallerie americane di San Francisco, Los Angeles e nel Getty Museum di Santa Monica in California. Molte le esposizioni pubbliche allestite in Italia, tra le quali va ricordata quella al Palazzo dei Normanni di Palermo e le numerose personali curate a Firenze, Napoli, Torino, Roma e Milano. Importanti committenze gli sono giunte dal Medio Oriente e dal Sultanato del Brunei.
Dopo essersi diplomato presso lʼAccademia di Brera, Franchi intraprende il suo percorso artistico a inizio anni ‘80 con opere di stampo figurativo incentrate sulle “donne mediterranee”, dalle quali in seguito si discosta, inclinando verso uno stile informale e metafisico. Architetto, scenografo per alcuni lavori teatrali di Salvatore Fiume, di cui diventa allievo, e poi apprezzato designer, sul finire degli anni ‘90 decide di dedicarsi esclusivamente alla pittura. Il design e la moda rimangono, tuttavia, il filo conduttore delle sue opere e ciò si manifesta soprattutto nella ricerca di supporti sempre nuovi e originali, come sete, damaschi e broccati: materiali che addensano una grande storia e che sono un omaggio e un riconoscimento al made in Italy. Tessuti preziosi che ben si abbinano all’eleganza del suo tratto, che gli hanno permesso di rendere il suo stile facilmente riconoscibile.
Una caratteristica fondamentale di Franchi è, appunto, la continua sperimentazione nella scelta e nell’utilizzo dei materiali: alle stoffe pregiate prese in oriente si alternano tessuti poveri come la juta, su cui vengono applicati oli grassi e materici, smalti, calce e gesso. Molto ricercato è anche il cromatismo, attraverso l’utilizzo di colori intensi e sgargianti, con accostamenti sempre nuovi e originali.
Uno dei filoni più rilevanti della carriera di Franchi è quello dedicato alle cosiddette “aggregazioni”. Si tratta di composizioni in cui si intrecciano e si sovrappongono profili umani stilizzati, che si guardano specularmente o che nascono l’uno dall’altro, a simboleggiare un atto metafisico di unione tra gli uomini. Unione fortemente auspicata dall’autore, che tuttavia riconosce nella società moderna incomunicabilità e individualismo, tanto da raffigurare le persone come rigide sagome. Tra di esse risulta esserci sì vicinanza fisica, ma al tempo stesso una evidente distanza emotiva. In alcune opere oltre alle figure umane compaiono anche degli elementi architettonici, che creano geometrici paesaggi urbani dominati dai ponti, simbolo di salvezza e di speranza.

lunedì 14 marzo 2011

Mino Ceretti. L'esperienza della pittura

Comunicato Stampa

Quaranta opere tra grandi tele e carte pastellate, a coprire un arco temporale di lavoro che va dal 1968 (Figure bersaglio) al 2010 (Figura probabile) – Mino Ceretti – 80 anni, un protagonista della scena artistica milanese – rendiconta una vita spesa nella ricerca pittorica, una attività inquieta che si propone in testi inediti, in opere di bilancio e di apertura. Lo fa negli spazi della galleria Ostrakon di Milano, in via Pastrengo 15, con un’ampia scelta di opere, che ne tracciano il percorso autonomo e originale. Allievo a Brera di Aldo Carpi, insieme a Guerreschi, Vaglieri e Romagnoni, con loro fonda e caratterizza il movimento critico del “realismo esistenziale” che scuote e innova la proposta di una pittura di realtà antiretorica nel Nord-Italia. Fu certo un coup de theatre la mostra del 1956 al Centro San Fedele di Milano in cui Giorgio Kaiserlian, il critico d’area cattolica, presenta la nuova ricerca, le nuove predicazioni di impegno, di un gruppo di pittori (Guerreschi, Ceretti, Romagnoni) che fa sulla tela “realtà oltre la cronaca”.
Dopo una breve e appassionata stagione unitaria del movimento - mostre in comune, dibattito comune, documenti comunemente redatti - Ceretti, insieme ad altri protagonisti del gruppo, aderisce al nuovo linguaggio internazionale, all’informale. E qui realizza d’impeto una serie di tele di materie sontuose scosse da una irruenza tra gestuale e sentimentale che afferma la “rifondazione” del suo rapporto con la realtà ormai definitivamente critico. Negli anni Cinquanta del “realismo esistenziale” si voleva rappresentare una realtà liberata dalla ideologia e dalla opzione politica, contro gli officianti del “neorealismo” e le altezze ireniche dell’astrattismo. La via informale porta alla rappresentazione di una “realtà fenomenica”, via via ad una pluralità di soggetti, ad una moltitudine di presenze sulla tela che il pittore di continuo cerca di ordinare. E’ il processo creativo che Emilio Tadini definisce “esplosivo-implosivo”, la catastrofe di senso, l’universo delle merci e delle epifanie che il pittore di continuo contrasta e ordina sulla tela. Sino agli ultimi cicli di lavoro - Ritratto probabile, Figura probabile, Pietra - in cui la messa in discussione è totale, l’interrogazione sulla pittura e sul suo senso – qui, ora – è radicale, sino a ipotizzare come spazio della ricerca artistica, come ambito della rappresentazione pittorica la mera profezia.
La ricerca di Mino Ceretti, esistenziale e fenomenica, sontuosa di esiti pittorici e di suggestioni di idee, si colloca nello spazio europeo del pensiero critico postmarxiano - da Jean Paul Sartre a Enzo Paci - a fianco di ricerche letterarie da Albert Camus a Luigi Meneghello, da Marguerite Duras alla Yourcenar a La Storia di Elsa Morante, insieme ad artisti come Romagnoni e Vaglieri, al gruppo francese della “Ruche”, alle correnti europee della “figurazione critica”.

Titolo mostra: Mino Ceretti. L'esperienza della pittura. Opere 1968-2010
A cura di: Piero Del Giudice
Sede: Milano, Galleria Ostrakon
Date: 23 marzo - 23 aprile 2011
Inaugurazione: mercoledì 23 marzo, ore 18.30
Orari: da Martedì a Sabato ore 15.30 - 19.30