Comunicato stampa
Majakovskij (poeta, uomo di teatro, organizzatore culturale, teorico, politico, designer, pubblicitario, pittore) nutre verso il cinema una passione assoluta. Questa fatale attrazione è testimoniata da Viktor Sklovskij: “al cinema il poeta si divertiva come un ragazzo, come un pellirossa che vada a nozze”. A parte i contributi teorici ed i progetti, l'unica pellicola che è giunta fino a noi è La signorina e il teppista (1918) diretta da Evgenij Slavinskij (in collaborazione con Vladimir Majakovskij), lavoro liberamente ispirato a La maestrina e gli operai di Edmondo De Amicis. Il film è ambientato in un povero quartiere operaio e narra la storia del giovane sbandato Saltafinestra, che nel film ha il volto e la potente fisicità di Vladimir (e che al meglio lo mostra in quella “ruvidezza infinitamente fragile” nella bellissima definizione di Mejerchol'd). La storia è semplice e “classica”: Saltafinestra, ragazzo di strada, la cui esistenza è un misto d'arroganza, risse e disperazione… si redime nel nome dell'amore. Film dal taglio “mélo popolare” (Angelo Maria Ripellino) che molto si distanzia dalla tensione futurista di Majakovskij e per questo ancor più prezioso ed originale contributo per comprendere la complessità del grande autore di Bagdadi. La pellicola presentata - dopo una breve lettura di due poesie di Vladimir Majakovskij a cura del gruppo teatrale Mordimatti - verrà parallelamente “attraversata” da un re-mapping audiovisivo del collettivo d'arti multimediali Soundbarrier. Un ulteriore omaggio (tra visionarietà futurista, restyling audio-visivo e contaminazione elettronica) ad un grande maestro del Novecento: «Per voi il cinema è spettacolo. Per me è quasi una concezione del mondo. Il cinema è portatore di movimento. Il cinema svecchia la letteratura. Il cinema demolisce l'estetica. Il cinema è audacia. Il cinema è un atleta. Il trionfo del cinematografo è garantito, perché è soltanto la logica conclusione di tutta l'arte moderna» (Majakovskij).Arte di sera è un progetto a cura di Stefania Zuliani e si propone di presentare con cadenza quindicinale i materiali acquisiti dalla Mediateca della Fondazione Filiberto Menna, aperta al pubblico dal lunedì al giovedì dalle 16.30 alle 19.30.
Il prossimo appuntamento di Arte di sera: venerdì 13 marzo, Yves Tanguy, Derrière la grille de ses yeux bleu, un film di Fabrice Maze.
Visione ed eversione di un artista totale
Omaggio a Vladimir Majakovskij
Venerdì 27 febbraio 2009 - ore 20
Sala Conferenze della Fondazione Filiberto Menna, Salerno
Anteprima nazionale
Proiezione a doppio schermo del film:
La signorina e il teppista
regia: Vladimir Majakovskij e Evgenij Slavinskij
durata: 50 minuti
lingua: muto
Presentazione: Alfonso Amendola, Mario Tirino
Letture: Mordimatti
Re-mapping audiovisivo: collettivo d'arti multimediali Soundbarrier
Introduce Stefania Zuliani












L’imperversare di continue parole profetiche di sterile ciarlataneria, espresse in profuse recensioni e critiche incantatorie che ritrovano il loro paradiso iperboreo soltanto nelle ragioni del denaro, alimentano l’agonia e l’insoddisfazione del vero artista, confinato nei meandri oscuri di un Limbo, per lui scelto con dovizia e cura. L’illusorietà della possessione dell’Arte ha trovato qui in Italia la propria dimensione arcadica, dove la maggior parte dei creativi può fare arte con la semplice raccolta spontanea di un frutto dal verde arbusto, senza sforzo e senza consapevolezza alcuna. Un luogo incantato in cui il frutto proibito del peccato originale assume la forma di prerequisito per una vita all’insegna dell’arroganza e della banalità; un posto in cui il riflesso di uno stagno assurge a simbolo non di narcisistica ricerca estetica, sì di positiva valenza, ma di morte ninfale al pari del relativo mito greco, una vetrina trasparente sulla quale bestemmiare e denigrare la stessa divinità Arte con auto elogi e pratiche esotiche. Coloro che si sono già risvegliati, assistono al crollo di babeliche torri come tanti castelli in aria, poiché così flebili sono le fondamenta che costituiscono tali strutture ideologiche. Uno dopo l’altro, i mattoni si susseguono procedendo per moto inverso, destrutturando ciò che sarebbe dovuta diventare per eccellenza la torre d’avorio di ogni artista e che adesso ha solo le fattezze di una antica rovina.





