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venerdì 29 maggio 2015

Vania Elettra Tam. Filoillogica

[Comunicato stampa] La Galleria Orizzonti Arte Contemporanea anche quest’anno ha il piacere di presentare una mostra personale di Vania Elettra Tam.
Come in “Doppia mentiS”, la mostra tenutasi lo scorso anno, anche in “Filoillogica” l’artista comasca presenterà un ciclo di opere pittoriche che trattano il tema del doppio e dell’universo alternativo, sintetizzandolo ulteriormente dal punto di vista iconografico.
Se in “Doppia mentiS” la costruzione dell’opera rispettava una visone prospettica in cui il pavimento separava il mondo di sopra da quello di sotto, nei dipinti di “Filoillogica” la divisione viene rappresentata semplicemente da una riga e i fondi si svuotano, non rappresentano più ambienti casalinghi ma diventano semplici campiture piatte ritmate solamente da geometrie essenziali.
Sembra quasi che l’artista abbia tratto ispirazione da un disegno di Osvaldo Cavandoli , l’ideatore del cartone animato “la linea”, il personaggio diventato protagonista di un famoso carosello negli anni ‘70. Infatti se i soggetti delle opere della Tam avessero la voce, parlerebbero il “Grammelot”, il linguaggio adottato da “la linea”, composto di suoni onomatopeici privi di significato ma comprensibile da tutti. Un idioma capace di rende la filologica, ovvero la scienza che si occupa della ricostruzione storica dei significati delle parole, illogica.
Ecco perché l’artista ha scelto d’intitolare la mostra: “Filoillogica - Metodologie, indagini e congetture su comprensione/incomprensione delle intenzioni”.
Un gioco di parole in grado di mettere sottosopra anche le menti più equilibrate, proprio come accade ai personaggi dei suoi dipinti dove tutto è il contrario di tutto.
I dipinti di Vania Elettra Tam da sempre portano l’osservatore a ragionare su alcune problematiche della società contemporanea e sulle nevrosi, fobie e disagi che queste provocano, soprattutto sui soggetti femminili, visto che l’artista dipinge esclusivamente donne. In questa nuova ricerca pittorica, però, fa un ulteriore passo in avanti, ovvero regala allo spettatore l’opportunità di decidere fra due soluzioni. Infatti le opere di “Filoillogica” si possono appendere dritte o capovolte a testa in giù, perché comunque le guardi hanno senso.

Titolo: Vania Elettra Tam. Filoillogica - Metodologie, indagini e congetture su comprensione/incomprensione delle intenzioni
A cura di: Gabriella Damiani
Sede: Galleria Orizzonti Arte Contemporanea, Piazzetta Cattedrale, Ostuni
Periodo: 1 - 15 giugno 2015
Inaugurazione lunedì 1 giugno, ore 19.00
Orari: tutti i giorni dalle 10.00 alle 22.00

lunedì 2 marzo 2015

Giovanni Morgese - Patrizia Ricco. Dulce Lignum

[Comunicato stampa] Patrizia Ricco, artista fotografa, e Giovanni Morgese, artista, espongono nel Museo Diocesano di Molfetta i loro lavori sul tema della passione e della croce di Cristo. La mostra è a cura del critico d’arte Gaetano Mongelli, professore di storia dell’arte presso l’Università degli studi di Bari con il coordinamento della Società Cooperativa FeArt.
La mostra si inserisce nel programma delle iniziative organizzate dal Comune di Molfetta durante il periodo delle celebrazioni della Settimana Santa e della Pasqua.
Il lavoro di Patrizia Ricco è un’indagine visiva che coglie dettagli delle “statue dei misteri” dello scultore molfettese Cozzoli che sfilano in processione durante i giorni del venerdì e sabato santi lungo le strade della città. Indaga anche il crocifisso ligneo seicentesco sito nella cattedrale di Andria cogliendo dettagli che di solito sono nascosti alla vista dell’osservatore. Le sue fotografie mettono, così, in evidenza i tratti più drammatici della passione di Cristo.
Il lavoro di Giovanni Morgese in modo minimale si serve di alcune parole-chiave che dicono il dramma e il mistero della passione di Cristo. Ogni parola è insieme forma e significato che richiamano la realtà della croce e il senso della passione e morte di Cristo. Il materiale usato è il ferro per dire la violenza e la sofferenza di Chi è passato attraverso il crogiuolo del fonditore per giungere alla vita nuova nella risurrezione.

Titolo: Giovanni Morgese - Patrizia Ricco. Dulce Lignum

A cura di: Gaetano Mongelli
Sede: Museo Diocesano Molfetta, via Entica della chiesa, Molfetta (BA)
Durata: 7 marzo - 10 maggio 2015
Vernissage: sabato 7 marzo 2015, ore 19.30
Aperture: 10.00-13.00 / 17.30-20.30 ogni sabato, domenica e festivi infrasettimanali; giorni feriali: su prenotazione per scolaresche e gruppi organizzati

martedì 27 gennaio 2015

Persone. Ritratti di uomini, donne, bambini (1850-1950)

Comunicato stampa

La mostra Persone, presso la Pinacoteca “Corrado Giaquinto” di Bari, ha l’intento di proporre al grande pubblico una approfondita lettura del genere “ritratto” attraverso l’esposizione di circa 100 opere (pittoriche, scultoree, grafiche), datate o databili tra il 1850 (con poche eccezioni di epoca precedente) e il 1950, scelte tra quelle conservate nella stessa Pinacoteca barese e nei più importanti musei pugliesi, nonché in alcune collezioni private, anch’esse pugliesi.
Il taglio “territoriale” perseguito, se privilegia alcuni dei più noti artisti della terra di Puglia (da De Napoli a Netti a De Nittis, da Toma a Barbieri, da Cifariello a Martinez, sino a Speranza, Martinelli, Cavalli, Levi), si apre ovviamente ad accogliere anche interessanti opere “extraregionali” (Cammarano, Enrico Fiore, Giuseppe De Sanctis, Enrico Lionne ed altri napoletani, un inedito di Silvestro Lega, opere di Romolo Pergola, Annibale Belli, ecc.) o addirittura di valenza internazionale (un inedito, finissimo Ritratto di signora del cileno, naturalizzato francese, Santiago Arcos y Megalde, morto nel secondo decennio del Novecento, uno straordinario Ritratto di John Singer Sargent), vere e proprie scoperte che non potranno che dare sostanza e valore scientifico a questa iniziativa espositiva. Pur basata su criteri “di genere” e iconografici, la mostra si propone di approfondire i significati sociali del ritratto e le sue diverse tipologie, organizzando il materiale espositivo in ordine cronologico, seguendo una linea evolutiva che vede in alcuni casi l’artista abbandonare la rappresentazione naturalistica a favore di una rappresentazione fortemente soggettiva ed emotiva. Completeranno il percorso alcuni stralci e frammenti tratti da opere di scrittori dell’Otto e Novecento, veri e propri “ritratti” letterari, che dialogheranno con effetti intriganti con le opere esposte, mostrando le sintonie o le variazioni che si stabiliscono tra i due diversi “media”.
La mostra persegue infine dichiaratamente un fine aggiuntivo, che è quello di “fare rete” con i più importanti musei pugliesi di enti locali, in qualche caso poco noti e trascurati nonostante l’interesse del loro patrimonio, valorizzandone alcune importanti opere, talune inedite, accostate in un percorso “diverso” e alternativo, che si propone di suscitare nuove riflessioni e nuove conoscenze.
La mostra sarà accompagnata da un catalogo a cura di Clara Gelao, contenente brevi saggi introduttivi nonché la riproduzione a colori di tutte le opere, corredate da schede scientifiche che vedono la generosa collaborazione di molti studiosi e storici dell’arte di diverse generazioni, alcuni dei quali impegnati nelle stesse istituzioni museali.

Titolo mostra: Persone. Ritratti di uomini, donne, bambini (1850-1950) da collezioni pubbliche e private pugliesi
A cura di: Clara Gelao
Sede: Pinacoteca Provinciale “Corrado Giaquinto”, Via Spalato 19 / Lungomare Nazario Sauro 27, Bari
Durata: fino al 31 marzo 2015
Orario: dal martedì al sabato 9.00-19.00; domenica 9.00-13.00; lunedì e festività settimanali chiuso
Prezzi d’ingreso: intero € 2,58; ridotto € 0,52 (la biglietteria chiude 30 minuti prima dell’orario di chiusura)

domenica 27 luglio 2014

意大利制造 (‘Made in Italy’)

Comunicato stampa

意大利制造, ovvero ‘Made in Italy’ scritto in cinese: un mondo fatto di persone, un universo culturale complesso e difficilmente comprensibile in mostra a Grottaglie, in provincia di Taranto, dal 2 al 13 agosto. Un documento visivo sulla realtà della comunità cinese in Italia e un racconto, attraverso riproduzioni in ceramica e scatti fotografici, di oggetti e soggetti apparentemente identici per il fruitore finale, cioè il compratore, che non comprendendo una cultura differente dalla sua appare inizialmente spaesato per poi convincersi che è tutto uguale.
Nel 2014 il fotografo Dario Miale e il ceramista Giorgio di Palma, autori del progetto, hanno visitato piccoli centri e grandi Chinatown italiane con l’intenzione di realizzare un’esposizione che, combinando ceramica e fotografia, mostrasse una realtà seriale fatta di multipli ossessivi e persone che si assomigliano tra di loro. Questo è quello che avevano visto nei negozi cinesi sparsi in Italia e che ammiravano nei film di Bruce Lee. Dopo aver visitato la Cina di Prato, Pisa, Milano, Roma e Osmannoro (Fi), Dario e Giorgio sono tornati a Grottaglie con un’altra convinzione: dietro il marchio ‘Made in China’ c’è un mondo fatto di persone, un universo culturale complesso e difficilmente comprensibile e hanno deciso così di affidare al connubio ceramica/fotografia il compito di documentare il rapporto oggetto/soggetto della comunità cinese.
Giorgio durante i viaggi ha acquistato e accumulato oggetti, icone tipiche o semplici e inutili gadgets ‘Made in China’. Tornato a Grottaglie li ha poi riprodotti in ceramica, in pezzi unici o in serie limitate, reinterpretandoli o semplicemente imitandoli.
Dario ha invece documentato i soggetti, ovvero i cinesi in Italia, una comunità spesso chiusa, restia per vari motivi ad aperture culturali. Ha usato la macchina fotografica per raccontare svariati momenti e luoghi: per strada mentre passeggiano, nei parchi mentre giocano, nei supermercati mentre acquistano e nelle grandi fabbriche mentre lavorano.
Il risultato è una mostra che combina ceramica e fotografia dal nome 意大利制造 (‘Made in Italy’) visitabile a Grottaglie (Ta) dal 2 agosto al 13 agosto presso Palazzo Simeone, via Vittorio Emanuele 16. L’esposizione è realizzata in collaborazione con Sistema Museo e patrocinata dal Comune di Grottaglie.

Dario Miale e Giorgio di Palma, rispettivamente fotografo e ceramista, sono nati e risiedono a Grottaglie, in provincia di Taranto. Insieme collaborano per documentare differenti aspetti della realtà attraverso fotografie in bianco e nero e riproduzioni ceramiche colorate. I loro progetti sono il risultato di esperienze vissute in maniera poco presuntuosa e mettono in mostra non opere d’arte ma sfaccettature ironiche del mondo moderno.
意大利制造 (‘Made in Italy’) è il risultato della loro seconda collaborazione e rientra nel progetto SANO/SANO (www.sanosano.it), ovvero il contenitore delle loro idee. Mentre nella lingua italiana l’aggettivo sano sta anche per integro, intatto e genuino, nel dialetto grottagliese raddoppiato diventa sinonimo di persona poco furba, quasi ingenua. La volontà di trattare temi diversi con leggerezza ha spinto Giorgio e Dario ad utilizzare questa espressione come marchio di fabbrica.

Titolo mostra: 意大利制造 (‘Made in Italy’)
Sede: Palazzo Simeone, via Vittorio Emanuele 16, Grottaglie (TA)
Periodo: 2 - 13 agosto 2014
Inaugurazione: sabato 2 agosto 2014, ore 21.00
Orario: 18.30-22.30

lunedì 15 luglio 2013

Giorgio de Chirico a Otranto tra mistero e poesia

di Sonia Gammone

Nella splendida cornice del castello aragonese di Otranto sarà possibile ammirare per tutta l’estate la mostra retrospettiva dedicata a Giorgio de Chirico, nella quale saranno presenti undici dipinti ad olio, tre sculture e oltre trenta tra disegni, acquerelli e grafiche in prestito dalla Galleria d’Arte Maggiore di Bologna. L’esposizione dal titolo Giorgio de Chirico - Mistero e poesia, a cura di Franco Calarota, propone allo spettatore l’opera degli esordi metafisici dell’artista, quando le sue vedute uniche e particolari misero le basi per un nuovo modo di intendere l’arte.
Il castello di Otranto si apre con questa mostra all’arte metafisica, e dopo aver ospitato negli scorsi anni le opere di Joan Mirò, Pablo Picasso, Salvator Dalì e Andy Warhol, intraprende un percorso intenso attraverso una pittura che mira a superare i limiti del visibile e del reale, rivelando a tratti un significato quasi inquietante che gli oggetti esprimono attraverso il loro inconsueto accostamento. Ci appaiono così quelle visioni che si esprimono attraverso le piazze d’Italia, i manichini, i gladiatori che combattono, i cavalli sulla spiaggia, i tempietti ellenici, simbolo, questi ultimi, anche del suo legame con la patria natia, ovvero la Grecia, alla quale ha sempre guardato. La sua arte metafisica si impone allo sguardo nelle vedute di portici e di ampie prospettive architettoniche, che si stagliano pesanti ed immobili sotto la luce del crepuscolo o di un uragano, e che sono popolate di rari personaggi che proiettano ombre lunghissime.
Di fronte alle sue Piazze d’Italia la mente si sente rassicurata dalle classiche architetture racchiuse in prospettive rinascimentali, ma allo stesso tempo si confonde per via di quegli elementi stranianti e all’apparenza decontestualizzati che rendono le sue opere visionarie. Poi ci sono i manichini senza volto che sembrano trovarsi quasi per caso in quelle visioni deserte e solitarie. Ma sono proprio questi luoghi incerti e instabili a catturare lo spettatore. Quelle figure umane smembrate che abitano città vuote sono come lo specchio di un periodo, quello del secondo dopoguerra, dove tutto aveva bisogno di essere ridefinito. Un nuovo inizio dunque, che prende corpo da un presente incerto per proiettarti verso un futuro indefinito.
Linguaggi e codici differenti si intrecceranno lungo tutta la sua vita artistica che, partendo dalla metafisica, passerà per una maniera realistica ed ufficiale e che per molto tempo si ridurrà a una consumata tecnica pittorica e alla ricerca di effetti materiali di bellezza di colore, ma che sul finire della sua vita farà ritorno agli esordi metafisici che lo hanno visto precursore di una corrente pittorica tra le più apprezzate del Novecento italiano. L’esposizione di Otranto intende appunto percorrere le diverse fasi stilistiche della sua vita artistica ponendo in primo piano quella poetica del mistero che da sempre ha caratterizzato le opere di Giorgio de Chirico alla ricerca di una riscrittura della realtà. Un appuntamento questo di grande fascino e al quale si affiancheranno diversi eventi culturali uniti sotto il tema della metafisica.

sabato 13 luglio 2013

Vincenzo Mascoli. È tutto un gioco

Comunicato stampa

Il Comune di Cassano delle Murge, nell’ambito del progetto “Cassano Cultura 2013” predisposto dall’Assessorato alla Cultura, in collaborazione con Enkomion - rivista trimestrale di Storia Letteratura e Arte, la casa editrice Messaggi edizioni, l’associazione “Presidi del Libro di Cassano delle Murge e il gruppo CaP - onlus tradizioni folkloristiche, organizza la mostra d’arte contemporanea “È tutto un gioco”, personale di Vincenzo Mascoli, nella splendida cornice del Palazzo Miani Perotti, nuovamente protagonista dell’estate nel territorio murgiano.
Décollage e stralci di pubblicità sono le allegorie adottate dall’artista Vincenzo Mascoli per ritrarre la personale visione della realtà ai limiti della fredda cronaca. Il medesimo fil rouge che contraddistinse gli artisti della “Pop Art”, movimento britannico che ha innalzato a effigie di se stesso la “Campbell’s Soup” di Andy Wharol, in cui marketing e vita quotidiana sono mescolati e resi irrimediabilmente inseparabili.
Vincenzo Mascoli, nato a Corato (Ba), è laureato in Scenografia e specializzato in Pittura. La sua carriera artistica vanta già numerosi premi e mostre personali e collettive in giro per l’Italia e per il mondo, tra le quali citiamo “La strada con la valigia”, del 2008, alla National Accademy di New York; “L’Arte in Viaggio”, del 2010, nella Galleria Belle Arti a Barcellona; “Metafisica a Sud”, evento collaterale a “Giorgio De Chirico - Mistero e poesia”, in corso nel Castello Aragonese di Otranto, dal 10 luglio al 29 settembre 2013.
Lorenzo Madaro, giornalista de “La Repubblica”, ha descritto la tecnica del Mascoli quale “procedimento di accumulo di porzioni di carta da giornale, da cui emerge una visione sfaccettata del mondo, mediante un dialogo continuo con le reliquie della comunicazione visuale: quotidiani, carta patinata delle riviste, loghi riconoscibili della pubblicità, una commistione esemplare tra parola e immagine, segni talvolta non identificabili nella loro interezza, perché associati ad altrettanti squarci di vita sociale e politica della contemporaneità.”

Titolo mostra: Vincenzo Mascoli. È tutto un gioco
Sede: Pinacoteca Civica “Miani Perotti”, Cassano delle Murge (BA)
Durata: 14 - 28 luglio 2013
Vernissage: domenica 14 luglio 2013, ore 19.30
Art director: Massimo Nardi
Catalogo: Messaggi Edizioni
Ufficio Stampa: EDI Media Communication
Promotori: Comune di Cassano delle Murge, Enkomion, Presidi del Libro, CaP

lunedì 25 febbraio 2013

Irene Petrafesa. Ànemos - spazio e tempo di un respiro

Comunicato stampa

In occasione della Giornata Internazionale della Donna, la Galleria Spaziosei di Monopoli (Bari) dedica la 6ª edizione di Artedonna all’artista Irene Petrafesa: Ànemos - spazio e tempo di un respiro.
Nata a Bari e vissuta in un ambiente familiare incline all’arte a tuttotondo, Irene Petrafesa interrompe il suo incarico al Ministero delle Finanze e, per passione, dal 2000 intensifica la propria attività artistica. Partecipa a numerose rassegne in Italia e all’estero, riscuotendo numerosi riconoscimenti e grande successo di critica e pubblico.
La mostra, curata da Mina Tarantino, sarà inaugurata sabato 9 marzo 2013 alle ore 19.00.
La presentazione critica è affidata allo Storico dell’arte Giuliana Schiavone che, in catalogo, scrive: «Soffio, vento, respiro. Questa l’etimologia del termine greco ànemos, a lungo adoperato per designare quel principio vitale, elemento vivificatore di tutto ciò che esiste nel mondo, che permea di essenza identitaria quanto è già dotato di realtà biologica, e di cui l’essere può intuire l’impercettibile e assidua presenza nel corso della sua storia individuale.
All’origine dei pensieri e delle passioni, alla base della stessa attività cognitiva dell’uomo si colloca, dunque, un respiro, fruscio dell’anima. Condizione primaria dell’esistenza fisica e psichica, che conferisce unitarietà a una serie infinita di frammenti di spazio e tempo, esso può contenere la memoria fluida delle cose, storicizzarla, contraendola in una sintesi momentanea, per condurci alle soglie di una consapevolezza profonda del nostro rapporto indissolubile col mondo.
Un simile principio dinamico sembra così invadere i lavori di Irene Petrafesa, al punto che ogni opera è materia pulsante e vibratile, unità poetica di forma e sostanza, al cui interno si snoda il racconto di una storia personalissima, narrata attraverso il temperamento del colore, la cui fibra energetica è attivata da un ànemos che vaga indisturbato nell’universo, trasportando in ogni luogo la lieve memoria delle origini. Il processo creativo, più simile a una trasfigurazione inversa che a una rappresentazione strictu sensu, scava nella litosfera del reale, giungendo al nucleo primordiale, intervallo di potenziale libertà e riscatto, in cui persino il dolore più aspro può essere ricondotto alla natura indefinita che appartiene ai suoi albori, abbandonando la sua forma accidentale. Un approccio creativo contestualmente istintivo e analitico, dunque, porta l’artista a intercettare i materiali primari dell’esistenza, in uno spazio fluido e di passaggio, di sospensione temporale, in cui il pensiero, il dato emozionale e simbolico, sono ancora fermi a uno stadio evolutivo prelinguistico, antecedente a qualsiasi determinazione finita. Non sapremo mai, forse, se nei grigi, rossi, aranciati, o bruni delle opere si conservi un dato, reale o psichico, colto nel principio della sua attività esistenziale, o nella disgregazione che appartiene all’atto finale di ogni storia contingente.
Una medesima sostanza accomuna, infatti, l’origine e l’epilogo di ogni cosa, e necessariamente una è la visione estetica che traduce all’esterno i due poli di questo procedere universale. I riferimenti alla realtà, evocati quasi unicamente dai titoli dei suoi lavori, sono sottoposti così al vaglio dell’intuito, umanizzati per il tramite di una gestualità rapida, viscerale, fatta di ripetuti interventi sulla tela, di passaggi sovrapposti, e di volute corruzioni epidermiche che incidono la preesistente morbidezza tonale, sfaldandola. La superficie appare ora densa, segnata da ferite ancora pulsanti, ora più eterea, impalpabile e incorporea come gli elementi naturali o concreti suggeriti dalla composizione, perché il mondo è generato, in fondo, da un respiro continuo ma straordinariamente imperfetto e mutevole, che alle volte placa, altre invece è sintomo, voce dell’anima, accelerazione del suo ritmo, sotto l’urto improvviso degli eventi».

Titolo mostra: Irene Petrafesa. Ànemos - spazio e tempo di un respiro
Periodo: 9-30 marzo 2013
Sede: Galleria Spaziosei, Via S. Anna 6, Monopoli (BA)
Catalogo: in galleria, testo a cura di Giuliana Schiavone
Orario galleria: da martedì a sabato ore 17.30-20.30
Patrocini: Regione Puglia, Città di Monopoli, Provincia di Bari

martedì 13 novembre 2012

Tensione verso la forma

Comunicato stampa

Sabato 24 novembre 2012, alle ore 19.00, presso la Galleria Spaziosei di Monopoli, via S. Anna 6, sarà inaugurata la mostra Tensione verso la forma, a cura di Lorenzo Madaro e Mina Tarantino: “Una tensione verso la forma, intesa come capacità di trasfigurazione della materia e di approdo allo svelamento di un senso interno, attraversa i territori dell’arte italiana nell’arco di oltre cinquecento anni, costituendo così il filo rosso capace di dare identità all’immagine italiana” (Achille Bonito Oliva, Il tallone di Achille, 1988).
«Nel concepire una mostra corale di artisti di area pugliese – alcuni residenti altrove da tempo – di varie generazioni, tra maestri consolidati della ricerca sperimentale e giovani presenze con Mina Tarantino abbiamo deciso di confrontarci su una traccia essenziale che continua a marcare indagini di varie ascendenze culturali, orientandosi specialmente sul fronte della pittura e della scultura», scrive in catalogo il critico d’arte Lorenzo Madaro: «abbiamo così prediletto un dialogo dichiarato tra immagine e astrazione, rigore minimale e esplosione materiche, sempre all’interno di quel processo di tensione verso la forma che invade le superfici e sfonda i margini della rappresentazione per giungere al suo stesso grado zero. Documenta una performance di alcuni anni fa la fotografia contenuta in un box retroilluminato di Giuseppe Bellini: un corpo avvolto da membrane transgeniche evidenzia probabilmente l’interesse verso una dimensione ibrida e mutante dell’esistenza. Uccio Biondi recupera il disegno, associandolo a zapping pittorici e a inserti fotografici, esortando così a riflettere sull’immagine e sulle sue declinazioni sociologiche. Ieratica appare la donna effigiata da Mario Di Candia, modellata prelevando particolari e fisionomie dalla plastica arcaica e da certa tradizione popolare meridionale, ma sempre riconoscibile nella sua atemporale caratterizzazione. Miki Carone preleva, con l’ironia che contrassegna la sua ricerca, i gusci dei frutti del mare di Polignano, per reinventarli e comporre dal loro assemblaggio un grande fiore. Claudio Cusatelli predilige invece l’auto rappresentazione, mediata dall’immagine della sua impronta digitale, dove i ghirigori grafici propongono sempre nuovi percorsi visuali della mente.
Severa appare l’installazione di Emilio D’Elia, che stempera l’aurea totemica di una massa antropomorfa, approdando a un contrasto cromatico netto, tra blu intensi e contraccolpi dorati che lo riportano idealmente nella sua Puglia, dopo la pluridecennale permanenza parigina.
La grammatica pittorica e l’attenzione verso oggetti in apparenza ordinari rivelano una simbologia alchemica nella ricerca di Piero Di Terlizzi, che propone una tensione sottile tra geometrie del quotidiano e forme dell’immaginazione e del mito (in questo caso riferite al Filo di Arianna), sempre all’interno di quel suo lungo discorso concettuale che l’ha sempre visto coerentemente schierato dalla parte della pittura. Distante dall’attenzione verso iconografie universali, con chiari accenti politici e antropologici, della sua ricerca passata, Fernando De Filippi da circa un decennio ricostruisce attentamente profili di palme esotiche o di alberi della sua memoria privata (quelli della periferia milanese), recuperando – ma lui invero non l’ha mai tralasciata – una pratica raffinata del disegno e della pittura. La tensione verso la forma di Giulio De Mitri è indirizzata invece verso immagini custodite in teche illuminate, che preservano intatta l’identità giovane e fragile dell’angelica figura effigiata. La luce che emana l’opera rivela ispirazioni ascetiche.
La palpabile voluttà delle forme plasmate da Iginio Iurilli è associata, ancora una volta, a un afflato scultorio arcano, che evidenzia la rielaborazione meditata delle forme della natura mediterranea e della sensualità muliebre. In contesti fiabeschi fluttuano le anonime figure dipinte da Sandro Marasco, che manifestano una dicotomia netta tra la muta vitalità del movimento e l’esplicita condizione di segregazione subacquea in cui dimorano inesorabilmente. Sembra decantare l’importanza della riflessione solitaria l’opera in mostra di Franco Menolascina, invitando il fruitore a una concentrazione armonica e incolume, sull’esempio della figura ritratta.
Una tensione vitalistica verso la pittura contrassegna invece il lavoro più recente di Alessandro Passaro, in cui l’impronta aggressiva, tra orme cromatiche e materia, non tradisce però quella sua costante attenzione verso la rappresentazione, attenta ai momenti di un’apparentemente banale quotidianità.
Francesco Sisinni propone grandi masse di persone che oziano su una spiaggia assolata, a margine di situazioni di sfruttamento e desolazione, rivelando così nei patterns le profonde contraddizioni di questo tempo. L’omino di Giuseppe Sylos Labini rivela una tensione sospesa e riflessiva di un uomo solo con se stesso. Sul lato opposto pare muoversi Natalino Tondo, quasi alla ricerca del grado zero della rappresentazione, che rammenta le lunghe dissertazioni concettuali degli anni Settanta e Ottanta, chiudendo così il percorso espositivo con sovrapposizioni minimali di fogli di carta colorata.
Emerge pertanto un panorama per forza di cose parziale, ma estremamente diversificato, che ribadisce la validità di quanto espresso nel 1988 da ABO e lascia naturalmente aperti nuovi spiragli, per nuove definizioni critiche».

Mostra: Tensione verso la forma
Genere: collettiva
Periodo: 24 novembre 2012 - 05 gennaio 2013
Sede: Galleria Spaziosei, Via S. Anna, 6 - Monopoli (BA)
Catalogo: in galleria
Orario galleria: da martedì a sabato, ore 17.30 - 20.30
Patrocini: Regione Puglia, Provincia di Bari, Città di Monopoli.
Artisti in mostra: Giuseppe Bellini, Uccio Biondi, Miki Carone, Claudio Cusatelli, Fernando De Filippi, Emilio D’elia, Giulio De Mitri, Mario Di Candia, Piero Di Terlizzi, Iginio Iurilli, Sandro Marasco, Franco Menolascina, Alessandro Passaro, Francesco Sisinni, Beppe Sylos Labini, Natalino Tondo

mercoledì 7 novembre 2012

Loredana Cacucciolo. La lucciola

Comunicato stampa

Loredana Cacucciolo nasce a Bari. Dopo aver maturato una formazione scientifica, sente nel 1991 forte l’attrazione per le arti cui decide di dedicarsi pienamente. Nel 1998, indirizza la sua ricerca verso il paesaggio, avviandosi verso uno studio intimistico dei paesaggi suburbani, luoghi di solitudine e riflessione, tema per lungo tempo approfondito. Attualmente gran parte della sua produzione artistica e’ ispirata dalle letture dei romanzi di Charles Bukowski. Loredana Cacucciolo rivive l’intenso pathos dell’artista rappresentando nelle sue tele o tavole interni alto borghesi: le stanze si trasfigurano in luoghi dell’animo, espressioni delle inquietudini quotidiane. Così scrive di lei Luigi Dello Russo:”La sua creatività figurativa, apparentemente natural-realistica, in verità è sottesa da allusioni psichiche che la apparentano al surrealismo per la sua intimistica e defilata, ma allo stesso tempo audace, introspezione per sé e che evidenzia agli altri.
I suoi colori preferiti sono funzionali a trame tonali diffuse e soffuse che vanno dall’ ocra al beige, dal grigio fango al rosato e proprio perciò integrano tattilità materica e vibrazioni luminose. Ne escono fuori immagini visivamente note, ma proprio per la resa coloristico-materica sono indizi di emotività magnetiche, ma indefinibili. L’effetto finale e’ una ricerca – attraverso le iconologie più scontate – del sé misterioso e possibilità di indagine per gli altri. La sua iconologia creativa si articola in tre momenti di sguardo: il primo dall’ampia prospettiva e’ raffigurato da agglomerati urbani contemporanei costituiti da solidi geometrici privi di presenze umane: alienanti nelle forme e fangosi nella visione . Più un ungarettiano “Porto sepolto” che una comunità terrena: un porto arcano quanto misterioso, luogo sperduto nello spazio e nel tempo e non più recuperabile o rivivibile, se non una metafora dell’inconscio infrequentabile. Il secondo riporta una spazialità più ristretta: sono singole stanze, anch’esse non vissute, ma che conservano i ricordi di rapporti sentimentali o affettivi. Domina un arredo borghese tardo ottocentesco: le care stanze della “Nonna Speranza’ di Guido Gozzano, senza la di lui ironia, anzi ambiguamente visitate tra rivissute emozioni e nostalgie di assenze. Infine uno sguardo focalizzato, più audace ed introspettivo, sugli interni di stanze da letto, ora solitarie ora con una figura di donna: una autorappresentazione , che riporta alle scelte fotografiche di Nan Goldin, in meditazione sulla ricerca di una impossibile felicità: più che perduta, imprendibile. E’ la lucciola di Haruki Murakami di ‘Norwegian wood’: prima chiusa in un barattolo, poi – lasciata libera – diventò inafferrabile. “In quel buio provai molte volte ad allungare la mano. Le mie dita però non incontravano niente. Quella piccola luce era sempre un po’ più avanti delle mie dita”.

Titolo mostra: Loredana Cacucciolo. La lucciola
A cura di: Luigi Dello Russo
Sede: ADSUM Artecontemporanea, via Marconi, 5 - Terlizzi (BA)
Periodo: 17 novembre - 1 dicembre 2012
Vernissage: sabato 17 novembre 2012, ore 19.00
Orario: dal lunedì al sabato ore 10.00-12.30 / 18.30-20.30 chiusura giovedì pomeriggio e festivi

mercoledì 11 luglio 2012

Le vie del tabacco

Comunicato stampa

Si riconferma anche quest’anno la collettiva di pittura e scultura che si terrà nel Museo Civico del Territorio “Santa Parasceve” di Ginosa (TA), collegata alle tante iniziative che il Circolo ARCI “Il Ponte” di Ginosa promuove all’interno dell’evento “Tèrre de U' Munachicchie”, in cui si svolgeranno spettacoli, giochi, gastronomia, artigianato artistico, ecc. Curatrice dell’evento l’artista Maria Grazia Tarulli.
La collettiva si inaugura il 15 luglio 2012 alle ore 20.00. Le opere saranno esposte fino al 20 agosto 2012. Apertura mostra dalle ore 20.00 alle ore 23.00, compresi i festivi. Interverranno: il Sindaco di Ginosa Dott. Vito De Palma, l’Ass. alla Cultura Antonio Bradascio, lo Storico e Critico d’arte Prof. Pietro Tamburrano, il direttore del Museo “Santa Parasceve” Dott. Gianbattista Sassi, l’Ins. Adele Carrera e la Dott. ssa Lidia D’Angelo come rappresentanti dell’Ass. ARCI Ginosa.
“Le vie del tabacco” è il titolo della collettiva, un tema affascinante che rappresenta un periodo storico collegato alla migrazione avvenuta nei primi del ‘900 dal territorio leccese verso le varie province della Puglia, Basilicata e non solo, in cui famiglie intere venivano reclutate da intermediari per effettuare la coltivazione del tabacco. Un lavoro incessante, scandito da passaggi estenuanti quali la semina, la raccolta, l’essiccazione, un lavoro, che spesso i “padroni fondiari” affiancavano, contribuendo anch’essi alla buona riuscita del raccolto. Nasceva così una grande complicità e l’innamoramento da parte delle famiglie migranti per la nostra comunità e il nostro territorio. Qui, tanti si sono fermati, hanno condiviso e continuano a condividere l’amore per i nostri luoghi. Tanta la miseria, ma grande la solidarietà, il pasto condiviso, le feste ai chiari di luna. Per ricordare tutto questo, i piccoli grandi gesti che ogni giorno hanno caratterizzato la vita di queste genti, gli organizzatori hanno inteso celebrare la nascita di quest’evento.
Tantissimi gli artisti che hanno trovato questo tema stimolante. Partecipano alla collettiva:
Vincenzo Alicò, Augusto Ambrosone, Teresa Antenozio, Vito Antonio Baglivo, Maria A. Berardini, Maria Bonaduce, Alessandro Bruno, Letizia Caiazzo, Federica Calabrese, Giancarlo Caneva, Franco Carella, Domenico Carpignano, Gaetano Carriero, Cesare Cassone, Fabio Castellaneta, Paolo Cataldi, Fabrizio Ciccalè, Umberto Colapinto (Cuber), Pasquale Colle, Pietro D’Amelio, Michele Danzi, Gaetano Dimatteo, Francesco Fai, Maria Ferrara, Nicola Filazzola, Matteo Fiorentino, Sandra Langston, Antonella Malvasi, Giulio Orioli, Nino Oriolo, Donato Pace, Daniela Pagliaro, Pietro Palummieri, Vito Palladino, Eugenio Pastore, Maria Luisa Pastore, Annamaria Panarace, Anne Parker, Carmine Pavone, Antonio Pizzulli, Magda Raspatelli, Esilde Rendina, Mario Rosati, Renato Sciolan, Carolina Spagnoli, Raffaella Spadavecchia, Maria Grazia Tarulli, Francesco Viggiano, Antonio Viscardi, Dana Vitto, Teri Volini.

Titolo mostra: Le vie del tabacco
A cura di: Maria Grazia Tarulli
Sede: Museo Civico del Territorio “Santa Parasceve”, Ginosa (TA)
Periodo: 15 luglio-20 agosto 2012
Inaugurazione: domenica 15 luglio 2012, ore 20.00
Orari di apertura: tutti i giorni dalle 20.00 alle 23.00

lunedì 30 aprile 2012

Tommaso Blonda. Escursioni

Comunicato stampa

Domenica 13 maggio 2012, alle ore 19.00, presso la Galleria Spaziosei di Monopoli, sarà inaugurata la mostra Escursioni di Tommaso Blonda, a cura di Mina Tarantino.
Tommaso Blonda nasce a Bari nel 1939. I suoi scatti fotografici raccontano un percorso di vita che, da “nomade delle istituzioni” (l’evoluzione del cammino professionale lo conduce in giro per l’Italia presso la presidenza del Consiglio dei Ministri prima, e poi, da prefetto, a Matera, Parma, Catania e, di nuovo nella sua terra, a Bari), lo porta a scoprire terre e luoghi diversi, ognuno definito dai propri elementi caratterizzanti, un viaggio lungo i paesaggi, la storia, la tradizione. Appassionato e dotato di energia creativa e grande forza intuitiva, Blonda è un artista che sente profondamente le sue radici meridionali.
La mostra è presentata dal critico d’arte Santa Fizzarotti Selvaggi, che di lui scrive in catalogo: «Tommaso Blonda raccoglie nelle immagini di sfuggenti scenari le radici del cuore: la fotografia abbandona gli abiti consueti di un apparente semplice ricordo per indossare quelli della complessità misteriosa di una opalescente memoria, gonfia di perdute visioni. Le sue Opere riscoprono, così, il senso del divenire che dolorosamente affiora attraverso forme, spazi e cromatismi mentre sullo sfondo appare l’essere umano nella sua solitudine […] ci riconducono in quella area misteriosa che si inscrive tra il sonno e la veglia, in quella area di transizione in cui percepiamo in modo indistinto l’anima delle cose. Tutto diventa a noi familiare e si stabilisce un dialogo tra la nostra vita e quella dell’altro, finanche dell’alterità assoluta.
Invero in ogni fotografia, in ogni opera d’arte vi è sempre il ritorno di quell’unico sogno che non possiamo vedere sino in fondo senza correre il rischio di esserne travolti. In una realtà dominata dal visuale, meglio dall’accecamento mediatico, dalla accelerazione di ogni evento e relativa rapida dissoluzione, Tommaso Blonda attraverso lo “scatto” fotografico afferra la luce che genera gli oggetti, i paesaggi, gli esseri umani , rivestendoli di simboli, significati e metafore, nel tentativo di scrivere la sua vicenda di uomo alla ricerca del senso del proprio essere al mondo, in una realtà naturale avviluppata da plastiche, mortiferi derivati dell’avidità umana. Come se in quell’istante egli si e ci chiedesse del futuro del mondo: ed è così che prova, ogni istante della sua vita , a catturare quella minima parte di tutto ciò che il suo sguardo coglie per renderlo condivisibile e consegnarlo all’eternità. Di qui le sue escursioni, il suo proiettarsi fuori di sé alla ricerca di uno spazio-tempo diverso, forse dell’innocente luogo primigenio “al di là del bene e del male”. […] Le Opere fotografiche di Tommaso Blonda, al di là della loro stessa peculiare e consueta aria metafisica , introducono a spazi sconosciuti, all’arcano mistero della terra e del cielo, dell’uomo. Le strutture urbane, le città e le campagne diventano il teatro della vicenda umana e del vissuto sociale dell’Autore che pone in scena perdite e speranze, mentre cerca di restituire tutto ciò che appare perduto a ogni volto che incontra, a ogni paesaggio che “inquadra”, alla sabbia, al mare, agli alberi. […] La mostra appare complessa e carica di attraversamenti etici. L’indicibile si annida in silenzio in un angolo imprecisato del campo visivo. Blonda, tra reale e irreale, legge fra le dimensioni del tempo e le pieghe del destino, scritto nello spazio cosmico per noi infinito. D’altra parte in ogni foto si manifesta il segno inequivocabile del nostro limite e del mistero delle origini. […] L’universo di Blonda si nutre, dunque, di percorsi inconsueti e non contempla eroi e condottieri, ma la fragilità della vita delle cose, la bellezza fugace di un albero in fiore, lo splendore abbacinante del mare, i viottoli dei campi, l’inquietudine della tempesta… In tal senso la fotografia si fa poesia tra le mura screpolate come pelle al sole, i tagli architettonici, i ricordi colmi di amarezze che narrano sommessamente la tessitura di scelte segrete, desideri inespressi […]».

Titolo mostra: Tommaso Blonda. Escursioni
Sede: Galleria Spaziosei, Via S. Anna, 6 - Monopoli (BA)
Periodo: 13 maggio - 16 giugno 2012
Inaugurazione: domenica 13 maggio 2012, ore 19.00
Catalogo: in galleria, testo a cura di Santa Fizzarotti Selvaggi
Orari: da martedì a sabato, ore 17.30-20.30

lunedì 7 novembre 2011

Donne tra baci rubati e amorose passioni

di Sonia Gammone

Nella suggestiva cornice offerta dal maniero di Castel del Monte, riconosciuto dall’UNESCO come patrimonio dell’umanità nel 1996, si è svolta da luglio a novembre la mostra Baci rubati e amorose passioni nell’arte e nella letteratura fra Settecento e Ottocento. Motivi ispiratori della mostra sono l’amore e la passione, temi che a partire da Sei-Settecento hanno aperto ampie riflessioni in tutta Europa ed hanno portato alle rappresentazioni più varie attraverso la musica, l’arte figurativa, i drammi teatrali. Trenta opere provenienti da collezioni pubbliche e private di tutta Italia attraverso le quali il sentimento si mostra allo spettatore nei suoi molteplici aspetti. Sono sette i dipinti realizzati da artisti meridionali come Corrado Giaquinto, Paolo De Matteis, Francesco Saverio Altamura, con le rappresentazioni di coppie del mito come Rinaldo e Armida, Erminia e Tancredi, Enea e Didone. Figure rappresentative di una cultura che vede l’amore come un grande mistero che si può vivere solo attraverso la magia.
Troviamo poi opere di autori come Francesco Hayez, Giovanni Carnovali detto il Piccio, Gaetano Previati e altri, con i quali si passa a quella visione dell’amore-passione che nell’Ottocento vede protagoniste donne come Isotta, Francesca da Rimini, Giulietta, Piccarda Donati, Lucrezia Borgia, la Gertrude manzoniana e ancora Pia de’ Tolomei, Desdemona, Anna Bolena; tutte eroine di quelle passioni che le convenzioni sociali non ammettono, trasformandole in vittime dei loro stessi sentimenti. Così nell’opera di Pacifico Buzio Imelda de’ Lambertazzi presso il cadavere dell’amato troviamo la drammatica vicenda dello sfortunato amore tra Imelda, della famiglia ghibellina dei Lambertazzi, e Bonifazio, dell’avversa fazione guelfa dei Geremei. Nell’intensa interpretazione dell’artista, Bonifazio è a terra colpito a morte e la giovane donna viene raffigurata mentre scosta la camicia dell’amato in procinto di attuare il suo tragico gesto d’amore e di morte: suggere il veleno dalle ferite di lui per darsi la fine. Altro tema portante della mostra è il bacio.
Forse il più noto fra i baci della letteratura italiana è quello tra Paolo e Francesca che da Dante arriva fino al Novecento. Prototipo del bacio scambiato dagli sventurati amanti protagonisti loro malgrado di amori osteggiati e negati sul nascere. La vicenda dei due cognati si fa protagonista dell’iconografia del tempo. Molti artisti si sono misurati nella raffigurazione di questo bacio. Giuseppe Poli nel suo Paolo e Francesca rappresenta la scena di un casto bacio sulla guancia che Paolo da a Francesca. Lei ha tra le mani il libro galeotto. Ma alle loro spalle qualcuno li osserva e la tragica fine si fa contemporanea al gesto d’amore. Sensuale e passionale, invece, il bacio opera di Gaetano Previati Romeo e Giulietta. Dell’opera non è nota l’ubicazione ma in mostra c’è una magnifica tempera su cartoncino che ci mostra i due giovani mentre si baciano ardentemente. Si tratta di una suggestiva rivisitazione in chiave preraffaellita. Giulietta è in piedi china sulle labbra di Romeo inginocchiato davanti a lei; le mani di entrambi sono intrecciate e si stringono contro i cuori. Le due bocche sono unite in un bacio appassionato. I due corpi sono una cosa sola che emerge a fatica dall’ombra. Un gesto improvviso il loro, che però porta in sé il senso dell’infinito. Dalla penna degli scrittori alla trasposizione su tela il passo è breve. Splendidi ritratti di donne che vivono la proprio passione con intensità e trasporto, e attraverso quei baci rubati impressi sulla tela si spingono fino alle estreme conseguenze dei loro amori.

lunedì 12 settembre 2011

Alessandro Gedda. Sussulti del cuore

Comunicato stampa

La Galleria d’Arte Stomeo di Martano (Le) sabato 17 settembre alle ore 20.30 inaugura la nuova stagione di Arte cominciando dal Cuore con la personale dell’artista toscano di fama internazionale Alessandro Gedda.
Al Vernissage il critico d’arte Pompea Vergaro farà un viaggio sentimentale tra le opere dell’eclettico artista; interverranno, inoltre, Elisabetta Opasich e Mauro Ragosta rispettivamente con canti a cappella e letture in versi, de l’Officina delle Parole di Lecce
“I Sussulti del cuore” è il titolo della rassegna che propone un tema caro all’artista, quello dei cuori detti he-arts, 13 cuori, di cui 10 dipinti, olio su tavola attraverso dei piccoli, ma solidi getti di pittura e 3 cuori destrutturati, una tecnica tutta personale per mezzo della quale l’artista utilizza pezzi di legno e rame. Alessandro Gedda, viene da Milano dove opera con grandi successi e riconoscimenti. Nato in Toscana, pittore e scultore con una grande passione per il design, è conosciuto e apprezzato come progettista innovativo con la messa in opera di grandi installazioni dall'equilibro apparentemente insicuro con la tecnica destrutturata: un sapiente e laborioso incastro di migliaia di pezzetti di legno, una fitta maglia priva di struttura portante e senza telaio che si regge in piedi grazie a una serie di incroci. Per l’occasione nella Galleria Stomeo, accanto ai cuori, sarà installata un’opera lignea, una grande matita alta circa 3 metri.
L’opera segue il filone de "I Giganti" iniziato dall’artista alla Triennale di Milano e che ha continuato nell’evento del luglio scorso Salento Silente nel Palazzo del Principe Protonobilissimo di Muro Leccese con una tazza di sei metri cubi.
I cuori di Gedda vengono segnati su uno sfondo rigorosamente nero attraverso una miriade di zampilli a olio dove il filo conduttore è il rosso, in tratteggi lievi ora violacei, ora aranci, ora multicolori, con piccoli gesti di bianco sullo sfondo,ora sfaldato, ora più compatto, una luce, comunque, una speranza che emerge da buio.
I colori e i segni creano un effetto di pittura veloce, una sorta di “action painting”: cuori sfilacciati, cuori vicini, ma in genere sono cuori solitari che esprimono le passioni e le emozioni più segrete dell’artista, in una ricerca non solo fisica, ma dell’anima, in un mondo pieno di insidie e pericoli.

Titolo: Alessandro Gedda. Sussulti del cuore
A cura di: Pompea Vergaro
Sede: Galleria d’Arte Stomeo, Martano (LE)
Date: 17 settembre - 2 ottobre 2011
Inaugurazione: sabato 17 settembre, ore 20.30
Orari: tutti i giorni ore 9.30-12.30, 16.00-21.00, lunedì chiuso.