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venerdì 30 ottobre 2015

Teresa Santinelli ...e adesso siediti


[Comunicato stampa] La poltrona è il soggetto delle ultime opere dell’artista saronnese Teresa Santinelli, realizzate appositamente per la galleria d’arte e interior design TheFactory di Saronno, che saranno esposte dal 14 novembre al 5 dicembre 2015 nella mostra “...e adesso siediti”. Opere di grande e soprattutto di piccolo formato che andranno a dialogare con le poltrone che già abitano in TheFactory, creazioni del designer Massimiliano Chiappa. Oggetto che accetta la sosta dell’uomo e lo accoglie per migliorarne il riposo, la poltrona diventa motivo di ispirazione per originali dipinti di arte contemporanea. Il vernissage della mostra è in programma sabato 14 novembre alle ore 17.00 presso lo spazio di Piazza Riconoscenza 3.
La poltrona è un elemento d’arredo concepito principalmente per il comfort, che regala un’occasione di relax e avvolge in un piacevole abbraccio, dove si possono trascorrere attimi di abbandono immersi nei propri pensieri. Diventata nel tempo un simbolo di comodità e ozio, oltre che di eleganza e stile, la poltrona può assumere svariate forme ed essere adatta per scopi e contesti diversi: ne esistono da riposo, da lettura, da salotto, ecc. La storia dell’arte ha visto molti artisti – Matisse, Cézanne, Renoir, Picasso, Modigliani, Boldini – immortalare nei propri dipinti persone adagiate su una poltrona. Teresa Santinelli la rende, invece, assoluta protagonista, affidandole il ruolo centrale nei quadri del suo nuovo ciclo pittorico, collocata all’interno di scene dal sapore malinconico.
Astrattismo e matericità sono le caratteristiche della produzione più recente di Teresa Santinelli, i cui dipinti si sono distaccati dalla figurazione degli esordi, pur continuando a conservarne alcuni tratti. È la materia l’elemento fondamentale delle sue opere: non solo colore, ma anche terra, poliuretano e foglie d’oro, che coprono, e talvolta svelano, la pittura a olio sottostante, formata da gialli e rossi incupiti dalle sovrapposizioni materiche scure aggiunte in un secondo momento. I suoi lavori richiedono procedimenti lunghi e meditati, frutto di inizi, abbandoni e riprese continue, fino al completamento dell’opera. Quello che predilige nella sua pittura sono gli sfondi, che non sono semplici elementi decorativi, ma diventano protagonisti del quadro, alla stessa stregua dei personaggi o degli oggetti che vi possono comparire.

Titolo mostra: Teresa Santinelli ...e adesso siediti
Sede: TheFactory, Piazza Riconoscenza 3, 21047 Saronno (VA)
Periodo: 14 novembre - 5 dicembre 2015
Inaugurazione: sabato 14 novembre 2015, ore 17.00
Orari di apertura: martedì/domenica ore 10.00/12.00 - 16.00/19.00
Info: teresa.santinelli@reina1.it

venerdì 29 maggio 2015

Vania Elettra Tam. Filoillogica

[Comunicato stampa] La Galleria Orizzonti Arte Contemporanea anche quest’anno ha il piacere di presentare una mostra personale di Vania Elettra Tam.
Come in “Doppia mentiS”, la mostra tenutasi lo scorso anno, anche in “Filoillogica” l’artista comasca presenterà un ciclo di opere pittoriche che trattano il tema del doppio e dell’universo alternativo, sintetizzandolo ulteriormente dal punto di vista iconografico.
Se in “Doppia mentiS” la costruzione dell’opera rispettava una visone prospettica in cui il pavimento separava il mondo di sopra da quello di sotto, nei dipinti di “Filoillogica” la divisione viene rappresentata semplicemente da una riga e i fondi si svuotano, non rappresentano più ambienti casalinghi ma diventano semplici campiture piatte ritmate solamente da geometrie essenziali.
Sembra quasi che l’artista abbia tratto ispirazione da un disegno di Osvaldo Cavandoli , l’ideatore del cartone animato “la linea”, il personaggio diventato protagonista di un famoso carosello negli anni ‘70. Infatti se i soggetti delle opere della Tam avessero la voce, parlerebbero il “Grammelot”, il linguaggio adottato da “la linea”, composto di suoni onomatopeici privi di significato ma comprensibile da tutti. Un idioma capace di rende la filologica, ovvero la scienza che si occupa della ricostruzione storica dei significati delle parole, illogica.
Ecco perché l’artista ha scelto d’intitolare la mostra: “Filoillogica - Metodologie, indagini e congetture su comprensione/incomprensione delle intenzioni”.
Un gioco di parole in grado di mettere sottosopra anche le menti più equilibrate, proprio come accade ai personaggi dei suoi dipinti dove tutto è il contrario di tutto.
I dipinti di Vania Elettra Tam da sempre portano l’osservatore a ragionare su alcune problematiche della società contemporanea e sulle nevrosi, fobie e disagi che queste provocano, soprattutto sui soggetti femminili, visto che l’artista dipinge esclusivamente donne. In questa nuova ricerca pittorica, però, fa un ulteriore passo in avanti, ovvero regala allo spettatore l’opportunità di decidere fra due soluzioni. Infatti le opere di “Filoillogica” si possono appendere dritte o capovolte a testa in giù, perché comunque le guardi hanno senso.

Titolo: Vania Elettra Tam. Filoillogica - Metodologie, indagini e congetture su comprensione/incomprensione delle intenzioni
A cura di: Gabriella Damiani
Sede: Galleria Orizzonti Arte Contemporanea, Piazzetta Cattedrale, Ostuni
Periodo: 1 - 15 giugno 2015
Inaugurazione lunedì 1 giugno, ore 19.00
Orari: tutti i giorni dalle 10.00 alle 22.00

venerdì 8 maggio 2015

Territori Espressivi

La Banca Monte Pruno, grazie alla collaborazione con l’associazione culturale In Arte Exhibit, ospita nella propria sede di Potenza, dal 22 maggio al 12 giugno 2015, la mostra “Territori Espressivi”, che raccoglie le opere di quattro importanti artisti attivi sul territorio nazionale: Antonio Caramia, Daniela Grifoni, Fedele Barletta, Roberto Schembri. La quadripersonale di pittura, curata dallo storico d’arte Cristiana Elena Iannelli, sarà inaugurata con un vernissage in programma venerdì 22 maggio alle ore 18.00, presso gli uffici dell’istituto di credito cooperativo in Corso Giuseppe Garibaldi 59/65.
Il progetto espositivo “Territori Espressivi” racchiude al suo interno l’espressione di quattro personalità artistiche che si muovono in piena libertà attraverso percorsi autonomi, esplorando luoghi reali e della mente sulla scia delle correnti e dei linguaggi elaborati nel corso del Novecento a partire dalle avanguardie storiche.
Dai paesaggi surreali e fantastici del pugliese Antonio Caramia si sconfina nel territorio dell’astratto-informale modulato da Daniela Grifoni, pittrice fiorentina di nascita, ma novarese di adozione, proseguendo nella pittura gestuale e impulsiva, ma ancorata al reale di Fedele Barletta, calabrese trapiantato a Genova, per concludere con le emozioni quotidiane dipinte tra i caldi cromatismi del siciliano Roberto Schembri. Un percorso espositivo che, snodandosi in una cornice originale, perde l’aura intangibile del luogo consacrato all’opera d’arte, per lasciarsi osservare nel pieno della sua essenza.
Una vera e propria galleria d’arte verrà, dunque, allestita all’interno della Banca Monte Pruno, così da proporre alla città un evento di carattere culturale e artistico ricco di contenuti. Con tale iniziativa la Banca, guidata dal Direttore Generale Michele Albanese, conferma il proprio impegno a favore delle iniziative culturali a Potenza, aprendo le sue porte, così come avviene presso la sede amministrativa di Sant’Arsenio, a mostre d’arte, nonché a momenti di incontro e confronto.
“Territori Espressivi” è l’ultima di una serie di iniziative, tra mostre personali e collettive di pittura, estemporanee, rassegne di murales, recital di poesia, organizzate dall’associazione culturale In Arte Exhibit allo scopo di diffondere e ampliare la conoscenza della cultura artistica in tutte le sue forme, di valorizzare la creatività e l’operato degli artisti, di promuovere il territorio attraverso iniziative di carattere artistico. Dal 2005 l’associazione pubblica la rivista specialistica “In Arte Multiversi”, un ulteriore strumento di divulgazione della cultura che in ogni numero propone approfondimenti, spunti di riflessione, stimoli intellettuali sul variegato mondo dell'arte, oltre a segnalare mostre e luoghi da visitare.

Titolo mostra: Territori Espressivi
Artisti in mostra: Antonio Caramia, Daniela Grifoni, Fedele Barletta, Roberto Schembri
Curatrice: Cristiana Elena Iannelli
Sede: Banca Monte Pruno, Corso Giuseppe Garibaldi, 59/65 - 85100 Potenza
Periodo: 22 maggio - 12 giugno 2015
Vernissage: venerdì 22 maggio 2015, ore 18.00
Orari di apertura: dal lunedì al venerdì ore 8.30-13.15, 14.30-17.00, sabato e domenica ore 10.00-13.00, 17.00-19.00
Organizzazione e allestimento: Associazione culturale In Arte Exhibit
Media partner: In Arte Multiversi
Ufficio stampa: Francesco Mastrorizzi
Infoline: 330 798058 - 392 4263201
E-mail: informazioni@in-arte.org - eventi@in-arte.org






giovedì 7 maggio 2015

Carlo Levi. La Storia che ci appartiene. La sua arte, il suo pensiero

[Comunicato stampa] Sarà inaugurato a Potenza, venerdì 8 maggio 2015 alle ore 18.00 nella Sala Conferenze della Biblioteca Nazionale, l’evento dal titolo “Carlo Levi. La Storia che ci appartiene. La sua arte, il suo pensiero”, una riflessione, una mostra fotografica ed un’esposizione di dipinti che intendono celebrare la figura dello scrittore e pittore Carlo Levi (Torino, 1902 - Roma 1975), in occasione del quarantesimo anniversario della sua scomparsa, dei 70 anni dall’uscita del romanzo “Cristo si è fermato ad Eboli” e degli 80 anni dal suo confino in Basilicata.
L’evento nasce dalla collaborazione tra la Biblioteca Nazionale di Potenza, lo Studio d’Arte Il Santo Graal di Potenza, il Parco Letterario “Carlo Levi” di Aliano, l’Associazione Culturale “Crassanum” di Grassano, e la curatela della giornalista Grazia Pastore. Tra gli Enti Promotori anche la Banca Monte Pruno. Lo Studio d’Arte Il Santo Graal è presente all’evento anche con un ritratto di Carlo Levi, olio su tela dell’artista Rocco Santacroce che omaggia così l’intellettuale Levi.
La manifestazione è inserita negli appuntamenti del “Maggio Potentino” – promossi dall’Assessorato alla Cultura, Comune di Potenza – ed ha i Patrocini dei Comuni di Potenza, Aliano e Grassano, del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo - Direzione Generale Musei- Polo Museale regionale della Basilicata, de “I Parchi Letterari – Società Dante Alighieri” e della Fondazione “Carlo Levi” di Roma.
«L’iniziativa costituisce l’occasione per evidenziare, ancora una volta, un’antica relazione tra l’intellettuale piemontese e la Basilicata – dichiara il Direttore della Biblioteca Nazionale, Franco Sabia – che ha contribuito a rendere visibile questa regione e partecipe del dibattito meridionalistico, che da troppo tempo segna il passo, come se la ‘questione’ fosse stata definitivamente superata, nonostante conservi ancora tutta la sua attualità».
«Il nostro Istituto di Credito ha, da sempre, visto nella promozione culturale una delle leve più decisive per la crescita di un territorio – spiega il Direttore della Banca Monte Pruno, Michele Albanese – e l'appuntamento culturale su Carlo Levi è un'importante occasione per ricordare una figura di grande pregio storico. Dal nostro arrivo in città, Potenza ci ha colpito per la sua vitalità culturale, che significa avere interlocutori validi per tessere relazioni importanti e porre le basi dei processi di crescita e di sviluppo non solo culturale, ma anche socio-economico».
Al convegno seguirà, nella Sala Mostre, la rassegna fotografica “Genius loci... persistenze spazio temporali” a cura dell’Associazione Fotografica “Imago Lucus”, dedicata ai luoghi del confino, i paesaggi materani di Aliano e di Grassano.
Il percorso espositivo, inoltre, comprende 9 importanti opere di Carlo Levi – messe insieme sotto un unico titolo, “I dipinti di contenuto sociale” – che coprono un arco temporale che va dal 1953 al 1974, di proprietà della Fondazione "Carlo Levi" di Roma, date in comodato al Museo Nazionale d'Arte Medievale e Moderna della Basilicata - Palazzo Lanfranchi, che le ha messe a disposizione per questo evento.
La mostra fotografica e l’esposizione dei dipinti di Carlo Levi sono visitabili nella Biblioteca Nazionale di Potenza fino al 10 giugno prossimo. 

Titolo: Carlo Levi. La Storia che ci appartiene. La sua arte, il suo pensiero | Convegno, Mostra Fotografica ed Esposizione di dipinti
Sede: Sala Mostre - Biblioteca Nazionale di Potenza
Periodo: 8 maggio - 10 giugno 2015
Inaugurazione: venerdì 8 maggio 2015 ore 18.00 c/o Sala Conferenze, Biblioteca Nazionale di Potenza

venerdì 13 marzo 2015

Joanpere Massana. Il libro della pelle

[Comunicato stampa] La Costantini Art Gallery ha atteso tre anni per poter riproporre una mostra personale di Joanpere Massana, tempo che l’artista ha utilizzato per completare la ricerca del suo ultimo ciclo di opere intitolato “Il libro della pelle” presentato in anteprima al castello Le Perthus a Bellegarde in Francia, con la mostra “Frontière: le livre de la peau” conclusasi nell’autunno del 2014.
Quest’ultimo percorso dell’artista spagnolo è dedicato alla pelle, con un duplice significato: pelle quale elemento distintivo e quale terreno di confine tra due distinte realtà.
I lavori, siano essi tele, tavole o opere su carta, sono caratterizzati da varie stratificazioni pittoriche, da brandelli di tela e polpa di carta che si amalgamano alla pittura, alla grafia e alle cuciture del supporto stesso, senza dimenticare le inclusioni di materiali disparati che da sempre sono una delle peculiarità dell’opera dell’artista catalano.
Il libro della pelle di Joanpere Massana, rispetto ai cicli precedenti, accentua maggiormente la componente narrativa nelle sue opere, infatti, gli oggetti, i simboli, i segni e le parole, ci rimandano ad un unico racconto che parla della magia delle cose comuni, al cui interno, però risiede il mistero della vita stessa.
“Massana ripercorre costantemente la relazione tra uomo e natura come un dialogo pieno di esperiernze vitali. Una natura mutante, piena di possibilità, dove tutto si trasforma, tutto scorre rimanendo, però, tranquillo. Insetti, foglie, animali, semi, piante… creano un corpus creato da un cuorioso creatore, osservatore del mondo che pone nuovi modi di capire e comprendere ciò che ci circonda. E’ evidente, quindi, che questo gran catalogo di immagini della natura raggruppate nel tempo, lascia marchi e impronte che appaiono inconsciamente, ma che in determinati momenti affiorano in una specie di viaggio interiore che segue le tracce vissute attraverso le percezioni, sguardi, luoghi, sentimenti… questa appropriazione di frammenti della realtà (semi, foglie, tronchi) è un modo di riferirsi alla complessità dell’universo e, la base per avvicinarsi alla coscienza.” (dal testo di Joan Gil Gregorio)

Titolo: Joanpere Massana. Il libro della pelle
Sede: Costantini Art Galler,Via Crema 8, Milano
Periodo: 24 marzo - 02 maggio 2015
Inaugurazione: martedì 24 marzo 2015, ore 18.00
Orario galleria : 10.30-12.30, 15.30-19.30; chiuso lunedì mattina e festivi

venerdì 13 febbraio 2015

Marco Calvani. Le vie dell'oltre

Comunicato stampa

Chiuso nello studio, avvolto nel silenzio e aperto all’ascolto dell’anima delle cose, il pittore pisano Marco Calvani cerca di dare voce all’essenziale attraverso il linguaggio della realtà e della natura. Nascono così le opere che presenta nella sua personale “Le vie dell’oltre” allestita nel Lu.C.C.A. Lounge&Underground dal 17 febbraio al 15 marzo 2015, aperta al pubblico con ingresso libero.
“Calvani – spiega Massimo Dell’Innocenti – è un uomo che ricerca la religiosità delle cose. Girovagando nel silenzio misterioso dello spazio che sta fra lui e il cavalletto, Calvani all'interno del suo studio di S. Anna sonda l'eterno mistero dell'uomo sulla terra, prosegue come i maestri passati a guardarci da dietro il vetro dipingendo con la serenità del viaggiatore, coltivando il mistero del perché ci si possa legare con lo spazio di un quadro e più ancora del perché l'uomo pittore possa dedicarsi tutta una vita per la sua costruzione”.
Persone o oggetti di uso familiare vengono riletti sotto ottiche altre, rimanendo pur sempre riconoscibili, per diventare ritratti psicologici di un mondo interiore. “Si rimane segretamente attratti dalla pittura di Calvani – prosegue Dell’Innocenti – perché appunto ci svela, nascondendo, quanto ancora sia possibile fare con gli strumenti tipici della pittura senza l'appoggio di null'altro”. La pittura di Calvani non vuole infatti stupire o impressionare il pubblico, ma far meditare su qualcosa di prezioso, invisibile ai nostri occhi, alla ricerca di verità più profonde.

Titolo: Marco Calvani. Le vie dell’oltre
Sede: Lu.C.C.A. Lounge&Underground
Periodo: 17 febbraio - 15 marzo 2015
Orario: da martedì a domenica ore 10.00-19.00
Ingresso: libero

mercoledì 12 novembre 2014

Safet Zec. La pittura come miniera

Comunicato stampa

Sabato 15 novembre alle ore 18 inaugura, negli spazi Bomben di Treviso, la mostra La pittura come miniera, personale dell’artista Safet Zec (Rogatica, Bosnia-Erzegovina, 1943), una delle figure più significative della ricerca artistica del nostro tempo. Curata da Domenico Luciani, l’esposizione è organizzata dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche nel quadro della campagna culturale per i villaggi di Osmače e Brežani, Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino 2014, ed è dedicata ad Alexander Langer. La mostra sarà aperta fino a domenica 15 febbraio 2015.
Il percorso espositivo riunisce 64 opere, che coinvolgono tutti i soggetti, i modi, i supporti e gli strumenti della pittura, dell’incisione e del disegno, e che raccontano la personale “ricerca” attraverso l’arte di Safet Zec, dagli anni settanta fino agli ultimi lavori. Quattro i temi indagati e raccontati in altrettante sezioni della mostra: Cose, Persone, Alberi, Luoghi.
«Il lavoro di Safet Zec, continuo a partire dalle prime opere a Sarajevo alla fine degli anni cinquanta, è un lavoro confrontabile con quello del minatore. L’artista scende negli strati profondi per cavare la materia dalla quale trae origine la vita delle forme. Torna su, la porta con sé, la fa arrivare in superficie e la mette in luce. Ci aiuta così a domandarci di che cosa sono fatti i pezzi del mondo che sta intorno a noi; e di che cosa siamo fatti noi stessi. La sua biografia, segnata dai contesti geografici, dagli scarti storici, dalle radicali modificazioni culturali del secondo Novecento, ha trovato nel lavoro artistico il suo mestiere di vivere e nella solitudine operosa la treccia continua che rende indistinguibili, avvolte nella stessa vicenda dolente e riservata, le ragioni della ricerca artistica e quelle della tensione civile. Nonostante la sua opera disponga ormai di una letteratura critica, nella quale spiccano i riconoscimenti di Jorge Semprún (Hacer tiempo, 2006) e abbia alle spalle una vasta gamma di esposizioni, in ogni parte del mondo, la sua figura è ancora lontana dall’essere adeguatamente conosciuta e riconosciuta.
Le ragioni di un’iniziativa che contribuisca a far circolare più largamente il lavoro di Safet Zec sono collocate esattamente all’incrocio dei compiti peculiari di un centro studi, tra diffusione delle conoscenze e approfondimento delle ricerche. Sul terreno culturale, pur non dimenticando che le prime mostre italiane sono state promosse da queste stesse parti (Udine 1993, Conegliano 1994), l’iniziativa trevigiana appare “necessaria”. Sul terreno della ricerca, la varietà e l’ampiezza cronologica delle opere esposte offrono una preziosa occasione per cercare di capire un po’ meglio quale contributo possa venire dai mezzi propri della pittura allo studio dei luoghi, di tutti i luoghi, nella infinita varietà e nella metamorfosi inarrestabile dei loro tratti fisiognomici e caratteri individuali.
Nello scavo implacabile che questo maestro compie con i suoi attrezzi di pittore, incisore e disegnatore addosso e dentro a tutti i soggetti a portata di sguardo, da un cucchiaino a una montagna, da un laccio di scarpe alla chioma di un grande albero, sempre, al di là delle varie misure e posture del soggetto, il risultato ci rivela un nuovo pezzetto della relazione forma-vita.
E ogni volta l’arte, come la musica, ci sorprende, facendoci arrivare “là dove non eravamo stati mai”.
Le cose, le persone, gli alberi, i luoghi sono i quattro pozzi principali della miniera di Safet Zec; quattro eterni rovelli della ricerca artistica, quelli che hanno reso grandi Michelangelo, Velasquez, Vermeer, Bacon e gli altri, con Rembrandt in cima, le figure alle quali egli si rivolge con un’ammirazione così profonda da contenere, con il pathos della conoscenza, anche il furto con l’occhio dell’apprendista, e perfino il gusto della sfida.
Sono quattro centri che dopo le opere introduttive (in mostra, nn. 1-17), occupano altrettante aree espositive sulle quali è costruita la sequenza.
Cose (in mostra, nn. 18-28). Le cose della vita di ogni giorno. Il mondo vicino prende senso. Riappaiono in una nuova luce indaginosa e sorprendente gli oggetti e gli attrezzi del tempo e dello spazio ordinario. Il mestiere del pittore ripensa e ci aiuta a ripensare il valore di ogni cosa che si trovi intorno a noi.
Persone (in mostra, nn. 29-37). Le infinite posture, espressioni, misure del corpo umano, le mani innanzitutto, gli arti, i visi, e i dettagli più diversi, unghie o lacrime che siano, trovano inedite composizioni e significati.
Alberi (in mostra, nn. 38-45). La scurità e le trasparenze alle quali può arrivare la pittura, e ancor più l’incisione, affrontano il mondo vegetale, il grande albero con le sue chiome, le immancabili presenze di fiori e di frutti nelle tavole della casa, nella finestra che guarda il giardino.
Luoghi (in mostra, nn. 46-63). La paziente accumulazione di strati, dai primi fondi neutri alle carte incollate fino alle successive incursioni dei pennelli, della punta, del lapis, la lenta elaborazione e giustapposizione di infiniti segni, insomma le discese e le risalite del minatore nei pozzi e nelle gallerie della miniera, appaiono con particolare leggibilità quando sono alle prese con la natura, la memoria, la forma-vita dei luoghi.
L’area conclusiva espone opere che si misurano con case, borghi, paesi sorpresi nelle loro diverse “tonalità spirituali”, nelle diverse stagioni, nelle diverse luci del giorno, nei diversi stati d’animo di chi dialoga con loro (Ritratto della madre alla finestra, in mostra, n. 64). Appare così ancor più viva la continuità della mostra con le attenzioni culturali, scientifiche e civili rivolte a Osmače e Brežani, villaggi bosniaci del “ritorno alla terra”, sull’altopiano sopra Srebrenica, dove ci ha portato quest’anno il Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino. E appaiono ancor meglio leggibili le ragioni e i sentimenti, con i quali Safet Zec e tutti noi dedichiamo questa iniziativa alla figura di Alexander Langer.»

[testo di Domenico Luciani, tratto dalla pubblicazione connessa alla mostra]

Titolo mostra: Safet Zec. La pittura come miniera. Dipinti, incisioni, disegni 1970-2010
Inaugurazione pubblica: sabato 15 novembre 2014, ore 18.00
Durata: 16 novembre 2014 - 15 febbraio 2015
Orari: da martedì a venerdì ore 15.00-20.00, sabato e domenica ore 10.00-20,00
Sede: spazi Bomben, via Cornarotta 7, Treviso
Ingresso: intero 8 euro, ridotto 5 euro; visite di gruppo per le scuole, ingresso 2 euro, su prenotazione

mercoledì 20 agosto 2014

Nunzio Paci. Humus - Biogenesi dell'ibrido pensiero

Comunicato stampa

L’Amministrazione Comunale di Castell’Arquato (PC) ospita, nelle sale espositive del Palazzo del Podestà, nel centro medievale dell’antico Borgo, “HUMUS. Biogenesi dell'ibrido pensiero”, mostra personale di Nunzio Paci, a cura di Andrea Lacarpia, in collaborazione con il mim Museum in Motion di San Pietro in Cerro, la Fondazione D’Ars Oscar Signorini onlus di Milano e Officine dell’Immagine, galleria d’arte contemporanea di Milano. 

Nunzio Paci, nato a Bentivoglio (BO) nel 1977, vive e lavora a Bologna. Dal 2004 espone in gallerie private e spazi istituzionali ed è invitato a partecipare a note rassegne nazionali tra cui Premio Morlotti (2007), Premio Vasto (2010), Premio Icona (2013). Nel 2011 presenta il ciclo Rhizoma nelle sale del Museo delle Cere Anatomiche di Bologna. Due anni dopo, nel marzo del 2013, inaugura alla galleria Officine dell'Immagine di Milano la mostra personale De Signatura Rerum mentre, a dicembre dello stesso anno, prende parte alla collettiva Ad Imaginem Suam, a cura di Alberto Agazzani, presso il Museo MacS di Catania. A partire dal 2012 alcuni suoi lavori vengono esposti in occasione di manifestazioni internazionali tra cui Scope Basel, Context Art Miami e Abu Dhabi Art. Nell'agosto del 2013 Juxtapoz Art Magazine (San Francisco) dedica un articolo al suo lavoro. Partecipa a diversi programmi di residenze artistiche, la più recente in Cina allo Shangyuan Art Museum di Pechino (aprile/luglio 2014). Diversi sono gli eventi in programma nel biennio 2014/2015, tra cui due mostre personali a Copenhagen e Losanna.

Estratto dal testo in catalogo di Andrea Lacarpia: “Nella propria pittura, Nunzio Paci conferma la necessità di scomporre la realtà osservata, poi ricomposta in nuove forme naturali e coerenti, che sta alla base della dialettica dell'arte moderna e contemporanea. Nunzio Paci fa tesoro del processo d'ibridazione perturbante tipico del Post-Human, nel quale l'uomo perde la sua monolitica centralità per assumere una valenza fluida suscettibile di costanti metamorfosi con le più diverse identità circostanti, ma nel contempo esso assume una posizione più affine alle più attuali urgenze sociali, che dirigono l'umanità verso uno stile di vita biosostenibile, spostando l'attenzione dal mondo artificiale della tecnologia alla concretezza organica del mondo naturale, investigato nelle sue più arcaiche peculiarità biologiche. L'assemblaggio delle forme e dei corpi, descritti nell'amorosa congiunzione come nel cannibale atto di sopraffazione, diviene la trascrizione della teoria delle corrispondenze, fondata sui rapporti d'affinità e contrasto, sulla quale non si fonda solo la fisicità del mondo naturale, ma anche il funzionamento della mente governata dal pensiero associativo. Nella riflessione pittorica di Nunzio Paci, l'interpretazione associativa connette le ramificazioni dell'albero con l'anatomia dell'uomo e dell'animale perché insieme essi partecipano ai più basilari desideri d'espansione e di ricerca del nutrimento: l'affinità del pensiero si traduce nell'affinità biologica”.

Il mim Museum in Motion: La collaborazione con le istituzioni del territorio, iniziata da oltre dieci anni, continua grazie alla spinta culturale che contraddistingue lo spirito del mim Museum in Motion, museo di arte contemporanea aperto al pubblico da marzo a ottobre. Il museo è stato inaugurato nel 2001, battezzato dal critico Pierre Restany, che lo definisce realtà in movimento, attenta alle nuove avanguardie e in continua evoluzione. Il mim, che offre una ampia carrellata di correnti, generi e stili del contemporaneo dal dopoguerra a oggi, si trova nel Castello di San Pietro, fondato nel 1491 dal giureconsulto Bartolomeo Barattieri.

Titolo mostra: Nunzio Paci. Humus - Biogenesi dell'ibrido pensiero
A cura di: Andrea Lacarpia
Sede: Palazzo del Podestà, Castell’Arquato (PC)
Periodo: 20 settembre - 12 ottobre 2014
Inaugurazione: sabato 20 settembre 2014, ore 17.00
Orari di apertura: domenica e festivi 10.30/12.30 - 15.00/18.30
Ingresso: libero

lunedì 18 agosto 2014

Basilicata. Storie da una terra [non] lontana

Comunicato stampa

Sabato 13 settembre 2014, all’Ecomuseo del Freidano di Settimo Torinese, la Basilicata contemporanea si racconta. Per la prima volta insieme, la pittrice Gabriella Nube e il fotografo Roberto Lacava, due giovani artisti d’origine lucana, propongono al pubblico un insolito itinerario visivo alla scoperta d’una regione del Sud poco nota e d’inedita bellezza.
Con le sue ottanta opere esposte, la mostra offre un’interessante occasione d’incontro con gli umori di una terra in cui, come in molti altri luoghi, si continua a partire e dove quel che rimane, strade e paesi quasi deserti, suscitano ancora quel senso d’inesorabile distanza nel tempo e nello spazio descritto settant’anni fa da Carlo Levi in Cristo si è fermato a Eboli.
Grazie alle attente scelte d’allestimento e al legame poetico che unisce le opere, fotografie e dipinti accompagnano il visitatore in uno straniante scenario sospeso tra sogno e realtà, che intreccia intensi frammenti di vita, paesaggi immobili e quasi lunari a originali e insospettate presenze. Un invito al  viaggio e allo stupore in un altrove non distante, che è patrimonio collettivo ed emblematico racconto del nostro tempo.
L’evento è organizzato in collaborazione con le Associazioni lucane “Emanuele Gianturco” di Settimo Torinese e “Vincenzo Abbondanza” di Torino, e con il patrocinio della Regione Basilicata, della Regione Piemonte e della Città di Settimo Torinese.

Note biografiche artisti

Gabriella Nube, laureata in storia dell’Arte, è impegnata a tempo pieno nella ricerca artistica, in una pratica pittorica rigorosamente figurativa tesa a cogliere le valenze emotive che si celano oltre il dato fisico dell’apparenza. Il legame con la Basilicata scaturisce dal ricordo dei racconti della madre, lucana, e dalle tante estati trascorse durante l’infanzia nel paesino materno, suo personale “archivio emotivo” di ricordi e sensazioni d’elezione.

Roberto Lacava, informatico di professione e fotografo per vocazione, è autore di Un giro in Basilicata, un itinerario di 80.000 chilometri attraverso i 131 comuni della sua terra, da cui è nato un folto diario di viaggio composto da oltre 150.000 scatti, dedicati a paesaggi, a persone e piccoli dettagli di una terra dimenticata. Il progetto è raggiungibile a questo indirizzo: www.ungiroinbasilicata.it

Titolo mostra: Basilicata, storie da una terra [non] lontana. Fotografie di Roberto Lacava, dipinti di Gabriella Nube
Sede: Ecomuseo del Freidano. Complesso del Mulino Nuovo, Via L. Ariosto, 36 bis - 10036 Settimo Torinese (TO)
Periodo: 13 settembre - 5 ottobre 2014
Inaugurazione: sabato 13 settembre 2014, ore 16.00
Orario: sabato e domenica dalle ore 15.00 alle 19.00. Gli altri giorni su appuntamento.
Biglietti: € 4 intero, € 3 ridotto (bambini sotto i 12 anni). Sabato ingresso gratuito.
Durante la giornata inaugurale tutti i visitatori potranno accedere gratuitamente.

giovedì 9 gennaio 2014

Premio Enogenius 2013. Nunc est bibendum

Comunicato stampa

Si svolgerà domenica 12 gennaio 2014 alle ore 19.00 presso Galleria 25, in Piazza Orazio 24 a Venosa (PZ), il vernissage della mostra “Nunc est bibendum”, allestita nell’ambito del Premio Enogenius 2013, quinto concorso internazionale di pittura contemporanea finalizzato alla promozione attraverso l’arte del vino rosso Aglianico del Vulture. La serata vedrà l’apertura al pubblico dell’esposizione delle opere finaliste e la cerimonia di proclamazione degli artisti vincitori. L’evento è promosso dall’associazione di promozione sociale Orme, in collaborazione con l’associazione culturale Galleria 25, ed ha ricevuto il patrocinio del Comune di Venosa. La mostra del Premio Enogenius rimarrà aperta per quattro settimane, fino al 9 febbraio, e sarà visitabile dal martedì al sabato nell’orario dalle 16.30 alle 19.30.
Come da regolamento, gli artisti partecipanti hanno tutti un’età inferiore ai quarant’anni e le opere da loro proposte fanno riferimento alla frase “Nunc est bibendum” del poeta latino Orazio, originario proprio di Venosa. I nomi dei 19 finalisti sono i seguenti: Alessandro Allegra, Noemi Alvisi, Katarina Balunova, Giada Bello, Daniela Benedetti, Lorenzo Campetella, Antonella Carucci, Alessandra Cavaliere, Marco Del Vecchio, Massimo Falsaci, Matteo Felloni, Mattia Ferretti, GaeTano & Valentina, Elisabetta Livon, Danio Migliore, Massimo Mion, Michal Pawlowski, Gianna Ruiu, Olimpia Siciliano.
Alla chiusura della prima fase del concorso, svoltasi tra ottobre e novembre scorsi, sono state oltre quaranta le domande di partecipazione giunte al comitato organizzatore dalle provenienze più varie: Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Toscana, Marche, Sardegna, Lazio, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia e dall’estero da Slovenia, Albania, Slovacchia, Polonia. La procedura di selezione delle opere finaliste è stata effettuata da una Commissione Selezionatrice composta da: Deianira Amico (storico dell’arte), Cristina Cagnazzo (storico dell’arte), Cristina Polenta (art blogger), Andrea Zanetti (presidente di Young Artists Bay), Francesco Mastrorizzi (presidente dell’associazione Orme).
Il compito di decretare le opere vincitrici è stato invece affidato ad una Commissione Giudicatrice formata da: Fabio Carisio (presidente di Art & Wine Club), Giuseppe De Rosa (perito d’arte del Tribunale di Pordenone), Elisa Laraia (art director del LAP - Laboratorio permanente di Arte Pubblica), Christina Magnanelli Weitensfelder (direttore creativo del trimestrale L’Aperitivo Illustrato), Maddalena Rinaldi (curatore d’arte contemporanea).
Nelle passate edizioni il Premio Enogenius è stato ospitato nel 2009 a Ginestra e dal 2010 al 2012 a Barile, diventando un appuntamento fisso del calendario culturale lucano, che richiama artisti partecipanti e appassionati di arte contemporanea a visitare il territorio del Vulture, per scoprirne le bellezze storico-culturali, naturali ed eno-gastronomiche.

Titolo manifestazione: Premio Enogenius 2013
Tema del concorso: Nunc est bibendum
Sede espositiva: Galleria 25, Piazza Orazio 24, 85029 Venosa (PZ)
Durata mostra: 12 gennaio - 9 febbraio 2014
Inaugurazione mostra: domenica 12 gennaio 2014, ore 19.00
Orari apertura mostra: da martedì a sabato, ore 16.30-19.30
Ingresso: libero

domenica 1 dicembre 2013

Cristina Caimi. Trappole urbane

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I paesaggi metropolitani di Cristina Caimi saranno in mostra dal prossimo 27 dicembre, fino al 6 gennaio 2014, presso la sala mostre dell’Ufficio Turistico di Madesimo nella personale dal titolo “Trappole urbane”, con vernissage in programma sabato 28 dicembre alle ore 18.00.
Nelle tele in esposizione comuni scene di vita urbana servono a rappresentare l’odierna vitalità caotica e nevrotica delle città, ma sono soprattutto un pretesto per evidenziare lo straniamento dell’individuo nella realtà contemporanea e lo spaesamento dei luoghi di passaggio. Tutte le opere vedono il perpetrarsi di una contrapposizione tra l’uomo e la macchina all’interno dello spazio urbano, la quale è messa in risalto dalla differenza di stile pittorico con cui sono delineate le automobili e la segnaletica stradale, dipinte a tutto pieno, e le figure umane, disegnate solamente nei loro contorni. L’uomo, tra strisce pedonali, semafori, lavori in corso e le tante continue trappole messe in atto dal traffico, appare disorientato e quasi rassegnato ad una quotidiana condizione di anonimato e marginalità.
Attraverso questo ciclo di opere Cristina Caimi esprime quindi un malessere, proprio e non solo, nei confronti di una società nella quale è difficile riconoscersi e dalla quale ci si sente oppressi. Talvolta però si riesce a scorgere nel quadro qualche indizio di una ritrovata leggerezza, di chi ha raggiunto una saggia consapevolezza e accetta il mondo così come viene, nella convinzione che l’uomo sia migliore di ciò che sta esprimendo oggi.
Nata a Milano nel 1970, Cristina Caimi si è diplomata in grafica presso l’Istituto Europeo di Design di Milano. Dopo anni di insegnamento nell’ambito del settore pubblicitario, dalla progettazione grafica al disegno tecnico fino alla creazione di siti web, nel 1998 inizia a dare più spazio alla propria espressività, dedicando la maggior parte del suo tempo alla pittura, sotto la guida del maestro Vanni Saltarelli. Dal 2003 partecipa con le sue opere a concorsi d’arte e a innumerevoli mostre collettive in tutta la Lombardia, ma anche in Svizzera e Francia. La sua più recente personale, risalente al 2009, si è svolta presso il Palazzo Comunale di Asso (CO). Nell’ultimo periodo prende ampio spazio nella sua ricerca artistica l’utilizzo di resine epossidiche, che le permette di ottenere un’originale combinazione di forme e colori.
La mostra “Trappole urbane” sarà visitabile tutti i giorni dalle 17.00 alle 19.00 o su appuntamento al numero 0343 53015. Saranno esposti anche i quadri materici in resina.

Titolo mostra: Cristina Caimi. Trappole urbane
Sede: Sala mostre - Ufficio Turistico di Madesimo, Via alle scuole, 12 - 23024 Madesimo (SO)
Periodo: 27 dicembre 2013 - 6 gennaio 2014
Vernissage: sabato 28 dicembre 2013, ore 18.00
Orari: tutti i giorni 17.00-19.00 o su appuntamento (tel. 0343 53015)

giovedì 13 giugno 2013

Teresa Santinelli. Un'idea di mare

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L'artista Teresa Santinelli presenterà al pubblico la sua più recente produzione pittorica nella personale “Un'idea di mare”, che si svolgerà dal 17 al 24 agosto 2013 nella prestigiosa cornice dell'Hotel Sporting di Porto Rotondo (OT). Una mostra dedicata al mare, dunque, proposta in una location che si affaccia proprio su uno dei tratti di costa più belli del Mediterraneo, famoso per la purezza delle sue spiagge e la varietà dei colori delle acque, capaci di regalare scorci incantevoli.
Nelle opere che saranno esposte in mostra emerge il legame viscerale, fatto di emozioni, ma anche di meditazioni, dell'artista con l'elemento acquatico. Un rapporto privilegiato che genera ispirazioni profonde come gli oceani, le quali sono poi trasportate sulla tela attraverso una tecnica cosciente e sicura, che domina la materia pittorica dandole corposità e trasmette sensazioni sfaccettate attraverso l'impiego di una varietà di materiali. Dai suoi dipinti, spesso realizzati con modalità informali, traspare un desiderio che, confrontandosi con l'immensità del mare, aspira alla libertà e all'infinito, ma trova la sua meta finale nel proprio stesso intimo. Per l'artista l'opera rappresenta lo specchio di un'immagine interiore fatta di sentimenti, è materia dentro cui si cela altra materia.
Scrive di lei il critico Gennaro Galdi: “il blu ritorna sulle tele di Santinelli, prepotente, a ricordare il carattere mediterraneo della sua pitto-poesia, un blu cobalto delle profondità marine, ricche di miti e leggende, e un blu cobalto del mare della Sardegna, ricco di fascino che nasconde pericolose insidie e misteriose bellezze”. L'architetto Paolo Torresan invece esalta la sua “intensa ricerca coloristica e formale” e il “desiderio intenso di trasmettere, di raccontare”.
Teresa Santinelli nasce a Saronno (VA), dove ancora oggi vive e lavora. Da sempre avverte l'esigenza di dipingere come un “bisogno profondo”, che negli anni '70 la porta ad iniziare la sua avventura di artista da autodidatta e in seguito a frequentare corsi di pittura, che le permettono di affinare la propria tecnica con risultati significativi. Nel corso della sua carriera riceve apprezzamenti da parte sia di pubblico sia di critica e partecipa a numerosi concorsi e collettive, ottenendo premi, segnalazioni e riconoscimenti. Tra di essi nel 2008 il “Premio Nevera - Artisti per Challans”, aggiudicato grazie all'opera “Forza cinque”, con cui rappresenta Saronno nella città francese. Alcuni suoi lavori sono esposti in permanenza a Saronno presso il Museo “Giuseppe Gianetti” e nel “Piccolo Fondo Artistico” del Liceo Legnani. Dal 2010 è tra gli artisti del “Museo La Permanente Milano” ed è inserita nell'“Enciclopedia d'Arte Italiana”. Da qualche anno è coinvolta in un progetto tutto al femminile di arte sacra itinerante, sul tema del miracolo e della parabola evangelica. Fa parte, inoltre, dell'Associazione “FareArte” di Caronno Pertusella, il cui direttore artistico è il Maestro Vanni Saltarelli.

Titolo mostra: Teresa Santinelli. Un'idea di mare
Sede: Hotel Sporting, Porto Rotondo (OT)
Periodo: 17 - 24 agosto 2013
Inaugurazione: sabato 17 agosto 2013, ore 19.00 (su invito)

martedì 7 maggio 2013

Bruno Belloni. Effetto fuoco

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La pittura, ha dichiarato Robert Rauschenberg, “è in rapporto sia con l'arte sia con la vita. Nessuna delle due può essere costruita. Io cerco di operare nello spazio che c'è fra l'arte e la vita”.
Incontro per la prima volta Bruno Belloni a San Cassiano, un eremo alle porte di Narni, durante un workshop, e subito mi colpisce la sua assoluta mancanza di vanità quando parla di sé e dei suoi artefatti realizzati su sacchi di Juta intelaiati che ricopre in parte di un denso pigmento cromatico con cui ingloba la vita, la fatica, il lavoro che quei sacchi simboleggiano, campiture di colore che diventano la trama e l'ordito di un vissuto. Una pittura che parte da qualcosa che esiste già, qualcosa che Belloni può ripensare, nobilitare, innalzare a espressione artistica, un gioco di colori accesi che fa risaltare l'invadente rozzezza della juta e le stampe di immagini, di codici e di scritte che ne esprimono la provenienza e la storia. Una natura morta fuori da qualsiasi canone dove l’uso del colore in chiave quasi scultorea modula la superficie del supporto fino a raggiungere l’effetto di un bassorilievo e richiamare il carattere primitivo di una scultura africana. Segni e gesti a connotare una forte emozionalità astratta, un processo pittorico che esce dalla bidimensionalità, collabora con la luce e diventa volume.
Alla dualità materia-colore Belloni aggiunge l’azione dell’elemento fuoco, che diventa artefice di un risultato non del tutto controllabile dall’artista, l’effetto del fuoco varia il tono dei colori, crea squarci e voragini di vuoto. Belloni non incolla i suoi sacchi sulla tela o sulla tavola, li usa direttamente come inedito supporto del suo fare artistico quelli che usa non sono sacchi anonimi possiedono una loro valenza, una loro individualità, possiedono i segni che ne testimoniano i luoghi di origine e l'antico utilizzo. L'azione creativa si svolge nell’ambito di un linguaggio astratto con opere che non concedono assolutamente nulla al figurativo in senso tradizionale. La sua ricerca è in sostanza ancora tesa alla sublimazione poetica di oggetti segnati dal loro uso che ci parlano di un ricordo e ci spingono a pensare alla loro vita precedente prima che fossero cannibalizzati dal serpeggiante uso del colore e cristallizzati nella immutabilità dell'arte. Rimandi e citazioni che mettono in crisi la retorica del fare artistico dove la materia si fa quadro a dimostrare la facilità di uno scambio fra fantastico e reale. Un sacco di iuta grezza per illustrare un universo seducente e quotidiano, materiali poveri non artistici, non simboli, ma pretesto per dipingere senza mai allontanarsi da un concreto impianto compositivo e spaziale. (Pippo Cosenza)

Titolo mostra: Bruno Belloni. Effetto fuoco
A cura di: Pippo Cosenza
Sede espositiva: Spazio 121, Via A. Fedeli 121, Perugia
Periodo: 18 maggio - 1 giugno 2013
Inaugurazione: sabato 18 maggio 2013, ore 18.30
Orario: da lunedì a venerdì h. 16.00-19.00

venerdì 12 aprile 2013

Julian Schnabel a Foligno

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Il 20 aprile 2013 sarà inaugurata al Centro Italiano Arte Contemporanea di Foligno una importante mostra personale di Julian Schnabel con 14 grandi capolavori dell’artista in gran parte mai esposti in Italia.
Julian Schnabel è l’artista americano più famoso sulla scena internazionale sia per la produzione pittorica che per quella cinematografica, vive e lavora a New York. Esponente di spicco di un neoespressionismo che risente delle influenze europee e anche della Transavanguardia italiana, Schnabel ha elaborato una ripresa della pittura in assoluta indipendenza tecnica e contenutistica.
Classe 1951, laureato nel 1973 in Belle Arti all’Università di Houston, ha allestito la sua prima mostra nel 1976 al Contemporary Arts Museum di Houston. Nel 1979 presenta due mostre personali alla famosa Galleria Mary Boone di New York, realizzando dipinti a cera e su lastra. I critici celebrano il suo lavoro definendolo "il ritorno alla pittura". Il 1980 vede la sua prima partecipazione alla Biennale di Venezia, dove conosce Francesco Clemente. Comincia a sviluppare una pittura "selvaggia" e gestuale per cui i critici coniano l'espressione neo-espressionista. E integra nei suoi quadri oggetti rinvenuti, usati, esposti alle intemperie, che divengono elemento essenziale del suo lavoro. Le sue opere di pittura e di scultura - su tela cerata, fondi di teatro giapponese, rivestimenti di pavimenti di ring da pugilato, tutti materiali "con una storia", spesso di dimensioni gigantesche come la serie realizzata nel 1990 - sono conservate nei musei e nelle collezioni di tutto il mondo dal MoMA di New York al Guggenheim di Bilbao, al Museo Pecci di Prato.
Genio eclettico anche nel linguaggio filmico, nel 1995 realizza un film sul suo amico pittore di Brooklyn Jean Michel Basquiat, il primo artista nero della Street Art, scomparso a soli 25 anni e oggi riconosciuto a livello internazionale. Nel 1999 dirige Prima che sia notte sulla vita dello scultore cubano esiliato Reinaldo Arenas, che vince nel 2000 il Gran Premio della Giuria e la coppa Volpi per il miglior attore, Javier Bardem, al Festival del cinema di Venezia; nel 2007 realizza il suo terzo film Lo Scafandro e la farfalla, tratto dal romanzo di Jean Dominique Bauby, con cui vince il premio per il miglior regista al Festival di Cannes. Alla 64° edizione della Mostra internazionale di arte cinematografica di Venezia fa parte della Commissione del Venice Movie Stars Photography Award.
In Italia ha esposto nel 1996 in una grande retrospettiva alla Galleria d'Arte Moderna di Bologna, nel 2004 alla Galleria Cardi & Co di Milano e nel 2007 in due grandi mostre personali a Roma e Milano, dove si presenta alla conferenza stampa di apertura in pigiama di seta, divenuta la sua cifra stilistica.
Recentemente l’artista ha tenuto una grande personale nella sede di Los Angeles della Galleria Gagosian.
La mostra al Centro Italiano Arte Contemporanea di questo celebre artista, curata e presentata in catalogo da Italo Tomassoni, si propone come una irripetibile occasione per la conoscenza della pittura contemporanea internazionale.
Sono esposti quattordici lavori di grandi dimensioni che esemplificano il lavoro dell'artista dal 1985 sino al 2008: otto opere appartengono al grande gallerista Gian Enzo Sperone, che conosce profondamente Schnabel, suo vicino di casa a New York e così lo descrive: "Con Julian Schnabel, che ho conosciuto parecchio tempo fa in un ascensore di West Broadway che portava da Leo Castelli, ho incominciato un discorso che non si è ancora esaurito. Strano parecchio, perché la grande parte egli artisti che ho esposto, amato e sostenuto, non li vedo più...La persona è debordante per energia e stazza, non si sottrae al dialogo, anzi lo esige, non elude e richiede molta attenzione...Come pittore, Julian ha una capacità d'intonazione fuori dal normale, con slanci e finezze talvolta in controcanto con il resto, magari cupo, del quadro: mai retorico...Il quadro, alla fine, incombente o sbilenco che sia, funziona sempre e mantiene negli anni il forte slancio che ne ha caratterizzato la genesi: una freschezza impressionante...La sua pittura picchia duro, su telacce d'accatto, formati vertiginosi, colore non steso, ma spalmato con le mani. Scritte insolenti, a volte ovvie a volte fulminanti, mai tremolanti" (dal volume Julian Schnabel Dipinti 1976-2007, Skira).
Gli altri sei lavori, sempre di grandi dimensioni, appartengono a un collezionista milanese che ha accettato di prestare le sue opere al CIAC per completare il percorso della mostra. Tre opere sono state esposte a Roma a Palazzo Venezia nella mostra del 2007, le tre altre non sono mai state esposte.
Tra questi sei lavori l'opera-capolavoro JMB realizzata dopo il tragico suicidio dell'amico Basquiat, esposta una sola volta a Toronto e richiesta a New York per la fine dell'anno, che rappresenta, scrive Italo Tomassoni - "il culmine del suo linguaggio e della sua accorata testimonianza. Emozione, visionarietà, passione ed evocazione potente e tragica. La tensione spirituale dell’artista si misura in quest’opera trasfigurando il ricordo con il tragico quotidiano che trova nella tela un memoriale d’oltretomba che trascorre incessante dal qui all’altrove".
"In Schnabel l'intero bagaglio iconografico dell'Espressionismo - continua Tomassoni - viene sottoposto a una manipolazione radicale che scarta ogni grammatica e spinge la materia dentro la sua opulenza, nella finitezza della sua caotica fenomenologia, tracciando percorsi indeterminati in cui lo smarrimento dell’identità e dell’autobiografia si presentano come l’unica esperienza autentica. In questo senso Schnabel, in linea con l’orizzonte culturale dell’eclettismo nuovayorkese, azzera storia e geografia, stabilizzandosi in un asse che è tanto più forte quanto più è antropologico, materiale e inaccessibile a una traduzione definita".
Una occasione dunque unica per apprezzare la potenza poetica e cromatica di un grande artista sempre alla ricerca di nuovi stimoli e suggestioni da riportare nelle sue opere grandiose, che hanno segnato in modo indelebile l'arte contemporanea internazionale degli ultimi cinquant'anni.

Titolo mostra: Julian Schnabel
A cura di: Italo Tomassoni

Sede:Centro Italiano Arte Contemporanea, Via del Campanile 13, Foligno
Periodo: 20 aprile - 23 giugno 2013
Orari: venerdì, sabato e domenica 10.00-13.00, 15.30-19.00
Ingresso: gratuito

lunedì 18 febbraio 2013

Daniele Duò. Arcanum

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Ho bucato nel muro di tela una finestra / Nuotando traditore con gambe e braccia sciolte” (Stephane Mallarmé). Sono i versi scritti da uno dei più celebri poeti simbolisti, ma potrebbero anche essere le parole di un pittore, che – spinto da un’urgenza disvelante – decidesse di trasformare le proprie tele in finestre schiuse su mondi apparentemente inaccessibili. Mondi “altri”. Misteriosi e misconosciuti, eppure prodigiosamente vicini. Mondi dentro al mondo. Conglobati, come scatole cinesi. O realtà parallele. Rasenti come stanze attigue. Luoghi non immediatamente percepibili. Ma intuibili e limitrofi. Territori di un altrove che sta alla realtà, così come il cielo sta al mare.
Gli artisti Pre-Simbolisti – Goya, Rossetti, Füssli e Blake – e Simbolisti – Moreau, Klimt, Von Stuck , Delville, Knopff – hanno trattato la figura umana come padrona dell’immaginifico spazio pittorico e magnificamente capace di spalancare finestre sull’ignoto. Insomma, come il significante per eccellenza. Ancora oggi vi sono artisti convinti che l’arte sia uno strumento capace di sondare l’occulto, rendere manifesta la sovra-natura ed esorcizzare i fantasmi interiori. E a dispetto di una postmoderna deflagrazione di tecniche e contenuti, continuano ad adoperare la pittura ad olio con questa precisa finalità. Uno di questi è Daniele Duò (Torino, 1986). Muovendosi in una dialettica pittorica di matrice Neo-Simbolista, Duò sembra fare di questo verso mallarmeano l’incipit al proprio agire. Pittore di sguardi eloquenti e graffianti, sin dagli esordi popola le sue tele di creature che appaiono avulse dal tempo reale e collocate in un tempo astrale . Deificate e demonizzate dal particolare uso del bianco e nero, queste donne hanno occhi che sembrano discorsi aperti; tagli che si affacciano su una sorta di quinta dimensione. Pin-up o dark lady – un po’ aliene e un pò virago – queste creature sembrano vivere da sempre in un remote viewing.
Il suo nuovo ciclo pittorico, dal titolo Arcanum, ripropone le medesime atmosfere mediante una figurazione sempre molto accurata, ma oggi rinnovata da una scelta stilistica che si avvale anche del segno grafico. In queste nuove opere, infatti, Duò sceglie di sintetizzare, attraverso la linea nera di un pennarello, determinati dettagli della composizione o del soggetto. Tutto il resto è pittura ad olio che crea volumi e profondità mediante l’uso sapiente dello sfumato, basandosi su una tavolozza ridotta alla mescolanza dei non-colori. Il bianco ed il nero risolvono ogni tela in una scala di grigi, e talvolta il contrasto si fa netto. Senza gradazioni. L’altra grande novità delle opere presenti in mostra, risiede nella scelta del soggetto ritratto, il quale non muta più di tela in tela, come accadeva nel ciclo Black Candy (esposto presso lo Spazio Orlandi di Milano nel giugno del 2011), ma resta ossessivamente lo stesso: Lei.
Lei. L’enigma, l’arcano, il mistero. La sintesi di tutte le cose. La roccaforte dell’increato. L’androginia, già incontrata con i Simbolisti storicizzati, torna a manifestarsi nel corpo esile della semidea di Arcanum. È un corpo quasi del tutto scevro da connotati che possano definirne l’identità di genere. La modella scelta dal pittore sembra includerlo nella sua fisicità. Sembra essere l’altra parte di sé. Come Knopff si autoritrae guancia a guancia con la personificazione dell’ispirazione creativa, allo stesso modo Duò inserisce nel ritratto di Lei, elementi della propria fisicità, quasi a tentare quella fusione platonica mai più ritrovata dal tempo in cui Zeus separò l’essere completo in due metà complementari: il maschio e la femmina. Lei ne è la fusione ricreata: un essere etereo e completo. È il segreto della vita raccolto in uno sguardo. E non chiude mai gli occhi, né li rivolge altrove. Quello sguardo esiste per catturare lo spettatore: scruta, svela, indaga. Inchioda chi le sta di fronte, e riassume la luce di tutte le vite che ha vissuto
Lei è madre e amante, è adulta e bambina. È l’amore ed è la morte. Ma non si tratta di una femme fatale klimtiana, né di una peccatrice Vonstuckiana. Si tratta piuttosto di un’anima veggente. O più chiaramente, di quel buco nella tela suggerito Mallarmè. Lei è l’uomo nella donna. È il figlio della Luna. È la presentificazione del mistero. E di tela in tela, muta: ora è una donna-farfalla, ora è la protettrice dei bambini abusati; ora catalizza l’energia della luna, ora diventa padrona del tempo. È sempre una metafora. È simbolo per eccellenza. La sua chioma ribelle si ramifica all’infinito, perché lei è un albero, è un fiore, è un nido ed è una nuvola. Presente a se stessa anche quando si perde, perché resta una scheggia nell’universo. E di tela in tela, procede nel suo cammino, smarrendosi in boschi soleggiati o paesaggi lunari.
Arcanum è un ciclo in cui ogni tela ha una funzione analoga a quella dei Tarocchi nella cartomanzia, e va dunque letta come summa allegorica delle vita stessa. L’atto creativo è in tal caso è un processo alchemico, una sorta di un rituale magico. È un veicolo capace di condurre artista e fruitore in territori che trascendono la realtà fruibile, pur dimorandovi ad un differente livello vibrazionale. La monocromia adottata da Duò sa eternare l’immagine di questa creatura enigmatica. E in alcune tele, la sua centralità e lo scorcio prospettico del sottoinsù la rendono memore della Parsifal di Delville.
Arcanum. Quando la pittura si fa finestra sull’ignoto.

Titolo mostra: Daniele Duò. Arcanum
A cura di: Giovanna Lacedra
Sede: Square23 Contemporary Art gallery, Torino
Durata: 28 febbraio - 23 marzo 2013
Opening: 28 febbraio 2013, ore 18.00
Orari di apertura: 11.00-20.00, da martedì a sabato

martedì 27 novembre 2012

Antonio Matarazzo. Il cacciatore di fulmini

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Il blu del cielo, il verde delle foreste pluviali e il bianco delle stelle compongono i numerosi piani di lettura presentati nella mostra personale di Antonio Matarazzo “Il cacciatore di fulmini”, inaugurata domenica 25 novembre presso il Circolo Aternino di piazza Garibaldi 51 a Pescara. La mostra, curata da Tony Matarazzo, sarà visitabile fino al 22 dicembre, con orario 17.30-20.30 dal lunedì al giovedì e 17.30-23.00 dal venerdì alla domenica.
“Il cacciatore di fulmini” presenta quasi 40 lavori su tela, tutti realizzati in tecnica mista, di diverse dimensioni, accompagnati ciascuno dal proprio “eco” raffigurante l’idea di partenza, e circa 30 opere su cartoncino; gode del patrocinio dell’assessorato alla cultura della Provincia di Pescara, del Comune di Pescara e della Fondazione Pescarabruzzo, e vede come partner Pasquale Grilli “Iniziative per la salute”, Cottage viaggi e Tour operator.
In occasione del finissage, il pomeriggio del 22 dicembre sarà estratto uno dei nominativi lasciati dai visitatori durante l’esposizione, che vincerà un week-end tra cultura e natura.
«La pittura di Antonio Matarazzo pone una lunga serie di problematicità, più o meno risolte, in un evidente percorso in divenire capace di accogliere in un intricato magma creativo arte, materia e vita – così descrive Rossella Iorio l’operato di Antonio Matarazzo nel testo critico esposto nel circolo Aternino – Ciò che mi ha colpito immediatamente mentre osservavo i quadri nello studio del pittore, è stata la poeticità delle composizioni, dei soggetti, dei colori, della capacità di comunicare tramite questi segni senza accedere necessariamente alla comprensione razionale. (…) Nel caso di Matarazzo non si può parlare semplicemente di uso spregiudicato e materico della pasta pittorica. Nell'operazione funzionale di questo artigiano dell'ars pingendi ogni tipo di materiale ha diritto di esistenza nel divenire del quadro. Anzi. Quella dei materiali si sviluppa come una ricerca per sottrazione, in cui la vernice o lo smalto, il cemento o il gesso di provenienza edile raccontano di una capacità alchemica di trasformazione della materia umile in qualcosa di estremamente prezioso».
Sono esposti anche i testi critici di Geniola Gentile e Marialisa Sammaciccia

Titolo mostra: Antonio Matarazzo. Il cacciatore di fulmini
A cura di: Tony Matarazzo
Sede: Circolo Aternino, piazza Garibaldi 51, Pescara
Durata: fino al 22 dicembre
Orario: dal lunedì al giovedì 17.30-20.30, dal venerdì alla domenica ore 17.30-23.00

domenica 28 ottobre 2012

Alessandro Tofanelli. Dissolvenze d’autunno

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Un nuovo, grande appuntamento con la pittura nelle sale espositive del Palazzo della Fondazione Banca del Monte di Lucca, che ospita la personale di un altro importante artista contemporaneo di fama internazionale. Inaugura domenica 28 ottobre alle ore 18 “Dissolvenze d’autunno”, la mostra delle opere del versiliese Alessandro Tofanelli.
Pittore, fotografo, video-documentarista, regista e sceneggiatore, nel corso della sua lunga carriera il viareggino Tofanelli ha vinto numerosi premi e riconoscimenti prestigiosi. I suoi dipinti fanno parte di collezioni pubbliche e private sia nazionali che estere. Tofanelli collabora con diverse trasmissioni Rai, come Geo e Linea Verde, e pubblica le sue opere su varie riviste specializzate.
Luci ed ombre si alternano nei suoi dipinti per creare dei veri e propri “ritratti di paesaggio”, caratterizzati da infinite variazioni fisionomiche, da soluzioni luministiche teatrali, gestite dalla regia sapiente dell’artista in una singolare operazione intellettuale. Ritratti di paesaggi inesistenti, frutto di una stratificazione di immagini care all’autore, fatte di ricordi e rielaborate dall’arte della memoria.
Scrive nel catalogo il critico Marco Palamidessi: “È dal complesso rapporto, sentimentale e conoscitivo, che Alessandro Tofanelli da sempre rinsalda con i luoghi della terra natìa, che scaturisce la linfa vitale che nutre la sua pittura. Artista notoriamente inserito fra i principali esponenti del paesaggismo metafisico contemporaneo, le sue opere raccontano la memoria di luoghi intensamente amati e vissuti, un universo poetico che si manifesta in tutta la sua pienezza e il suo splendore. La trasfigurazione figurativa messa in atto dalla sua pittura fa sì che l'immagine del paesaggio appaia fin da subito intimamente connessa ad istanze interiori, del ricordo e della psiche. Quello dipinto da Tofanelli è infatti un paesaggio proiettivo, dell'anima, un volto dalle molteplici fisionomie, che dalla realtà prende la somiglianza ma non il dato oggettivo, per far posto allo spazio dei sogni, dei desideri e delle illusioni.”
“Dalle opere di Tofanelli traspare un intenso coinvolgimento sentimentale nei confronti dell’ambiente naturale, che costituisce fonte importante della sua ispirazione: i luoghi eletti a paradiso figurativo, come il Lago di Massaciuccoli con le sue zone paludose, la macchia di San Rossore e di Migliarino Pisano, la foce del Serchio…, sono luoghi penetrati dal pittore rivissuti come spazi proiettivi di situazioni e figure, rappresentazioni del proprio paesaggio interiore. Merito di Tofanelli è di aver reso una tematica antica come quella paesaggistica, attraverso il suo linguaggio ormai riconoscibile nel panorama artistico contemporaneo, assolutamente moderna, rielaborata ed arricchita di nuove poetiche suggestioni personali”, commenta l'avvocato Alberto Del Carlo, presidente della Fondazione Banca del Monte di Lucca.
Il catalogo della mostra contiene, tra l'altro, il contributo di Adolfo Lippi, noto giornalista, scrittore e regista anch'egli viareggino.

Titolo mostra: Alessandro Tofanelli. Dissolvenze d’autunno
Sede: Palazzo della Fondazione Banca del Monte di Lucca
Durata: 28 ottobre - 11 novembre 202
Inaugurazione: domenica 28 ottobre, ore 18.00
Orario: dal lunedì al venerdì 15:30/19:30; sabato e domenica 10-13, 15:30/19:30
Ingresso: libero

venerdì 26 ottobre 2012

Stefano Bolcato. The party is over

Comunicato stampa

Sabato 3 novembre alle ore 18.30, la GiaMaArt studio inaugura e si trasferisce al piano terra della sua già nota sede di Via Iadonisi 14 a Vitulano, presentando la mostra The party is over, personale dell'artista Stefano Bolcato, tra gli artisti vincitori della prima edizione del Premio ORA.
La scelta di Gianfranco Matarazzo di espandere la sua galleria d'Arte proprio nei locali occupati un tempo dall'officina di un fabbro, Vittorio, è stata dettata da due motivazioni fondamentali: la prima, importantissima, è il desiderio di riaprire lo spazio fisico in cui operava Vittorio, che di Gianfranco era l’amatissimo padre: permettere ai colori delle tele e delle istallazioni di inondare quel posto, facendolo rivivere, va al di là di ogni esigenza di spazio. Il secondo motivo è legato alla continuità: dal momento che in senso figurato la “fucina” è il luogo dove si generano nuove idee, il luogo in cui nascono e si formano nuovi talenti, il passaggio “da officina a officina” è lineare e non comporta trasformazioni radicali, ma solo adattamento, da arte ad arte.
Il progetto presenterà una serie di lavori realizzati negli ultimi mesi dall'artista in un progetto preparato appositamente per la galleria e per i suoi nuovi spazi.
Stefano Bolcato segue una riconoscibile e coerente ricerca pop che porta avanti già da diversi anni. Tutte le sue opere sono, infatti, ambientante in un suo personale universo parallelo popolato dai piccoli personaggi e dai mattoncini assemblabili della LEGO. In questa dimensione recuperata dai tempi dell'infanzia e dotata di una forte connotazione simbolica, l'artista crea scene tanto ironiche quanto drammatiche. La vita vera in tutte le sue sfaccettature viene demistificata e resa caricaturale nel momento in cui è ricostruita da un gioco per bambini, permettendoci di guardare l'umana commedia dall'alto e di ripensare e soppesare ogni situazione. Possiamo in questo modo individuare quella dinamica ludica e persino comica dietro ogni cosa ci capita, sdrammatizzandola nella chiave pop e consumistica dei giorni d'oggi. Ma questo non senza una vena critica e melanconica che fanno da nucleo centrale non solo al percorso dei lavori in mostra, ma anche all'intera ricerca di Bolcato. Tra le sfumature del titolo scelto per la mostra troviamo un senso di nostalgia indefinita e di arrendevolezza davanti a un'inesorabile senso di chiusura e sconfitta.
Come spiega nel catalogo il curatore della mostra, Carolina Lio: “a essere finito è forse il mondo dell'infanzia, ma ancora più in generale il tempo delle illusioni. Nel momento in cui ci rendiamo conto di essere effettivamente descrivibili da teatrini di giocattoli, ecco sorgere delle ovvie domande sull'omologazione contemporanea, sul senso delle nostre azioni e su quanto di reale vi sia nell'apparente libertà individuale conquistata dall'uomo contemporaneo”. Affrontando temi sociali, dai fatti di cronaca ai più discussi temi politici, Stefano Bolcato lì dove ironizza riesce nello stesso tempo anche a sottolineare la patina di finzione che avvolge i nostri gesti quotidiani e le forzature destinate a scoppiare in situazioni grottesche da cui ci difendiamo esercitando una sorta di continuo inumano distacco da quello che ci circonda.

Titolo mostra: Stefano Bolcato. The party is over
A cura di: Carolina Lio
Sede: GiaMaArt studio, Via Iadonisi 14, Vitulano (BN)
Periodo: 3 novembre 2012 - 26 gennaio 2013
Inaugurazione: sabato 3 novembre 2012, ore 18.30
Orari: dal martedì al sabato dalle ore 16.00 e alle 20.00 e per appuntamento
Catalogo: Edizioni GiaMaArt studio - disponibile in galleria

martedì 16 ottobre 2012

Carlo Ravaioli. Identikit

Comunicato stampa

Venerdì 19 ottobre, alle ore 18.30, presso l’Oratorio di San Sebastiano, a Forlì, si inaugurerà la mostra Identikit dedicata all’artista forlivese Carlo Ravaioli. La rassegna, organizzata da Il Vicolo - Sezione Arte, è curata da Marisa Zattini, mentre l’allestimento è a firma di Augusto Pompili, entrambi architetti. La rassegna documenta una raffinata ricerca avviata da qualche anno da Carlo Ravaioli e ci offre l’occasione di riflettere su di un tema profondo e articolato quale l’identità.
Attraverso 14 raffinati ritratti e 7 “identikit”, l’artista «pone l’accento sulla de-realizzazione e sull’iperreale come ibridazione. Reale e virtuale: due mondi integrati come da sempre avviene nell’ambito dell’arte. Il Surrealismo ne era già un esempio eccellente. [...] La pittura, qui, è più che mai lente di ingrandimento emotivo che cerca di chiarire chi siamo, come ci percepiamo e come possiamo apparire allo sguardo degli altri. La lente deformante che ci ridisegna in mondi irreali come in “second life” può diventare territorio da esplorare e da documentare al pari di un mondo fisico reale, come sembra suggerirci l’artista» (Marisa Zattini, dal testo in catalogo). Scrive inoltre la curatrice: «L’identikit nasce come concetto per ricomporre il ricordo, l’immagine di alcuni particolari fissati in pochi istanti nella mente e riferiti, solitamente, ad una persona reale, in “carne e ossa”. Il processo immaginario innescato da Carlo Ravaioli scava “in apparizione” in quanto “second life” – al quale un terzo della mostra si riferisce – è terra di Avatar, vale a dire terra di fantasia e di gioco. Il virtuale come alternativa e completamento reale: uno scambio simbolico e una rottura postmoderna, come sosteneva Baudrillard, fra i valori capitalistici imperanti – schiavi dell’imperativo di consumo e utilità, lavoro e profitto – e la possibilità di libertà di scelte».
La rassegna ci inviterà a rivolgere uno sguardo dentro noi stessi, a osservare con occhi diversi la realtà e a porci delle domande su queste nuove realtà virtuali che sempre più si concretizzano come mondi paralleli. Il tutto sarà documentato da un corposo ed esaustivo catalogo, edito per l’occasione da Il Vicolo Editore, che conterrà, accanto alla riproduzione di tutte le opere oggetto della mostra, i testi critici e i contributi poetici a firma della curatrice, del Prof. Janus, della scrittrice Gabriella Baldissera, della poetessapsicologa Caterina Camporesi, della psicoanalista freudiana Franca Mazzei, con un contributo di Adriana Pagnoni.

Titolo mostra: Carlo Ravaioli. Identikit
Sede: Forlì, Oratorio di San Sebastiano (Piazza Guido da Montefeltro)
Durata: 19 ottobre - 18 novembre 2012 A cura di: Marisa Zattini
Allestimento: Augusto Pompili
Organizzazione: Il Vicolo - Sezione Arte, Via Carbonari, 16 - 47521 Cesena
Ente Promotore: Associazione Culturale “ARTEpro”
Orario: giorni feriali 16.00-19.00, domenica e festivi 10.30-12.30 / 16.00-19.00, chiuso il lunedì
Ingresso: gratuito
Catalogo: Il Vicolo Editore
Contributi di: Janus, Gabriella Baldissera, Caterina Camporesi, Franca Mazzei, Adriana Pagnoni, Marisa Zattin

martedì 18 settembre 2012

Salvatore Magazzini. Paesaggi

Comunicato stampa

S'intitola Paesaggi la mostra del noto maestro pistoiese Salvatore Magazzini, allestita presso una sede davvero prestigiosa come il Palazzo Medici Riccardi di Firenze e curata dal critico d'arte lucchese Marco Palamidessi. Patrocinata e promossa dalla Provincia di Firenze, la mostra ripercorrerà, attraverso una ventina di opere tutte appartenenti alla collezione privata dell'autore, la tematica paesaggistica già largamente apprezzata dal pubblico e dalla critica, proponendo visioni di marine toscane, di paesaggi del Mezzogiorno italiano e del Nord Africa, spingendosi fino a New York. Opere intense, cariche di luminosità e uniche per il modo in cui sintetizzano la realtà, cercando di raggiungere l'essenza dei luoghi senza privarli della loro figuratività.
Scrive nel catalogo Marco Palamidessi: “Se alla Bellezza si addice il silenzio, Salvatore Magazzini è l'artista di quel silenzio che, unito ad una temporanea solitudine, diviene necessaria condizione per quel fare filosofando che noi chiamiamo Pittura. Irrimediabilmente toscano, personalità che senza lasciarsi allettare da mode o distrazioni obbedisce unicamente al suo credo e alla sua ispirazione, Magazzini ha una mano fiera che sa di esserlo, forte della sua sapienza tecnica, apprezzabile nella raffinatezza dei dipinti e nella loro impostazione spaziale. Maestro del colore, i suoi gesti assecondano, dalla preparazione della tavolozza alla stesura delle tinte, la voglia di fare pittura, ovunque pervasa di palpitante emozione, nonchè la tensione al raggiungimento dell'essenza poetica dei luoghi del mondo, dei quali sa restituire intense visioni di bagliori e di ombre, di temperature cromatiche, di sospensioni fatte di tempo cristallizzato. Magazzini è pittore del tempo che si ferma a pensare se stesso: un tempo espanso, che si veste delle atmosfere, luminose e pulviscolari, del paesaggio; un tempo visibile, imbevuto di quella luce che trasfigura, ammantandole, le prodigiose cose del mondo. Una luce che raramente è di quella qualità che tutto rende solido e perfetto, che induce cioè ad attardarsi in particolareggiate descrizioni, ma che invece permette la modulazione e la moderazione di valori colorali ricchi di effetti e trasparenze, che tanto sanno stimolare le nostre sensibilità. Nelle sue opere s'impone un notevole carattere pittorico, dove l'aria, palpabile e diffusa, s'intride di un marcato senso di attesa; dove le pennellate sono un guizzo lirico che cela in sé un'impercettibile malinconia; dove tutto parla della sua anima vibrante, di quell'amore – raro come l'Amore – per la natura e la realtà delle cose create.”
All'inaugurazione, che si terrà sabato 20 ottobre alle ore 17, saranno presenti, oltre all'artista, a Marco Palamidessi e alle autorità fiorentine, Silvano Granchi, direttore di Legautonomie Toscana. Paesaggi sarà visitabile, al civico 1 di via Cavour, tutti i giorni, feriali e festivi, dalle 9 alle 18. Fino al 30 ottobre. Chiuso il mercoledì.

Titolo mostra: Salvatore Magazzini. Paesaggi
A cura di: Marco Palamidessi
Sede: Palazzo Medici Riccardi, Firenze
Periodo: dal 20 al 30 ottobre 2012
Inaugurazione: sabato 20 ottobre 2012, ore 17.00
Orari: tutti i giorni 9.00-18.00