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lunedì 10 giugno 2019

“Il giovane favoloso” per la regia di Mario Martone

di Dario Aprea



L’interessante pellicola storico-biografica del regista napoletano Mario Martone, risalente all’anno 2015 , dal titolo “Il giovane favoloso”, riguarda molto da vicino la vita e le opere scritte nel tempo dal già arcinoto al grande pubblico nazionale, e non solo, letterato marchigiano Giacomo Leopardi, prodotto e distribuito da Palomar 01 distribution - Rai Cinema. Notevole afflusso di pubblico sull’intero territorio nazionale vi è stato al momento della sua uscita del lungometraggio nelle sale, e successivamente dagli spettatori del piccolo schermo con la messa in onda sulla terza rete della Rai nazionale in prima serata: notevole, dicevamo, per essere un film altamente profondo su una delle figure più amate, per quanto certo più difficili da comprendere fino in fondo, tanto più da un pubblico non per forza colto ed appassionato della preziosa produzione dei nostri poeti e, più in generale, letterati del nostro prestigioso panorama nazionale ottocentesco. Superba è stata l’interpretazione dell’attore protagonista Elio Germano, romano di origine molisana, reduce da grandi successi cinematografici, quali Il cielo in una stanza di Carlo Vanzina (1999), nel quale ha recitato con maestrìa ancora giovanissimo, non ancora ventenne, al fianco di interpreti del nostro cinema già navigati, come Mario Mattioli e Ricky Tognazzi, Che ne sarà di noi, di Giovanni Veronesi del 2004, film nel quale ha potuto mettersi in contatto con un’altra giovane promessa del cinema italiano come Silvio Muccino ed il lucano Rocco Papaleo, Romanzo criminale del 2005 di Michele Placido e DiazDon’t Clean Up this Blood di Daniele Vicari del 2012, lungometraggio nel quale Germano fu il giornalista della Gazzetta di Bologna Luca Gualtieri. 


La malinconica vicenda leopardiana viene analizzata nell’opera di Martone, girata tra la nativa, per l’illustre conte-letterato, Recanati, dove visse, tra alterne vicende, tra gloria professionale, ancor giovane, e repressione, dovendo fare i conti con la dura educazione impartitagli dal severo padre Monaldo Leopardi e la sua austera moglie Adelaide Antici , spinti spesso da gelosia personale nel far frequentare poco al giovane Giacomo grandi nomi della coeva critica letteraria nazionale , quali Vincenzo Monti e , soprattutto , il suo grande amico ed estimatore Pietro Giordani. Ma Giacomo , ad un certo punto , uscì dagli angusti confini di Recanati , per vivere prima a Firenze , dove conobbe l’attrice Fanny Targioni Tozzetti , al quale fu legata dal nobile sentimento dell’amore , come per Teresa Fattorini , la Silvia del celebre componimento poetico nel periodo recanatese , per la quale provo’, com’è noto anche ai posteri , un sentimento non altrettanto corrisposto , ed il nobiluomo napoletano Antonio Ranieri , al quale fu legato da un rapporto di intensa amicizia , per il quale ricevette già dai tempi a lui contemporanei non poche critiche dai suoi stessi retrivi parenti per le abitudini di vita piuttosto lascive , che il medesimo Ranieri ebbe anche nel suo intenso periodo fiorentino. Dunque , dopo la parentesi fiorentina vissuta in compagnia degli amici Antonio e Fanny , il talentuoso Giacomo approdò a Roma , odiata dal poeta come l’autorità politico-religiosa che essa già ai suoi tempi rappresentava non solo per lui , seppur accolto , come a Firenze , con tutti gli onori come grande letterato in voga a quel tempo ma , comunque , sommerso da tante critiche da quella fetta di critica letteraria nazionale , che poco condivideva il suo tipico pessimismo cosmico. Escluso da prestigiosi premi letterari per questo medesimo motivo , Giacomo quindi venne a contatto con la realtà della Napoli ottocentesca , città natale di Ranieri , spinto , per questa scelta , anche da ragioni di ristrettezza economica e , contemporaneamente , dal bene estremo che nutrirono nei suoi confronti sia Antonio Ranieri , per l’ appunto , che la sorella di questi Paolina , che lo accolsero nel migliore dei modi in questa stimolante e nuova per lui esperienza partenopea. 


Seppur oramai fortemente provato nel suo stato di salute , Leopardi trovò la forza per comporre , prima della morte , avvenuta proprio in terra partenopea , la celeberrima sua ultima composizione poetica La Ginestra o fiore del deserto , messa in opera dopo il suo sfuggire il colera imperversante nella città di Napoli nel secolo XIX° , dal quale aveva scampato , rifugiandosi nella villa Carafa-Ferrigni o delle Ginestre , posta alle pendici del Vesuvio con lo stesso Ranieri e la sorella , evidentemente ispirato dalle vicine e scenografiche eruzioni del vicino vulcano , le quali ben vengono messe in risalto da Martone al termine della pellicola. Altrettante ispirazioni , procurate da altri luoghi e paesaggi , a partire da quelli nativi recanatesi , portano il Germano-Leopardi a declamare interamente all’interno del film altri capolavori del repertorio poetico di questo grande letterato nostrano dell’Ottocento , come il memorabile L’infinito , che ebbe per protagonisti il più che famoso”ermo colle” e la prospiciente siepe , situati nei pressi dell’abitazione e quindi della ricca biblioteca del conte Monaldo , dove avvenne la prima e preziosa formazione letteraria del grande Giacomo.

                             

giovedì 5 luglio 2012

Alessandra Manfredini al Museo d’Arte di Chianciano

Comunicato stampa

Sembrano avvolti nella leggenda i tempi in cui Marietta Robusti, conosciuta come la “Tintoretta”, non poté recarsi alla corte del re spagnolo Filippo II perché il padre, il celebre pittore veneziano Tintoretto, le negò il permesso.
Ai giorni nostri l’artista modenese Alessandra Manfredini è invece testimone esemplare dell’era attuale. Artista, manager e scrittrice di grande talento, sceglie gli eventi a cui partecipare per promuovere la sua arte e accrescere i suoi successi. Ancora una volta riesce a presentare le sue opere al Museo d’Arte di Chianciano Terme durante il Premio Internazionale Chianciano Arte 2012 che si terrà dal 15 al 22 settembre.
L’importante mostra internazionale d’arte raccoglie i talenti della scena artistica contemporanea selezionandoli da ogni parte del mondo per poi presentarli nel bellissimo contesto espositivo del Museo: dalla Cina agli Stati Uniti, dal Giappone all’Australia, dall’Europa all’Africa.
Non poteva mancare lei, l’artista manager, a un evento così prestigioso.
L’opera di Alessandra Manfredini trova una corrispondenza perfetta con l’affascinante tema al quale la manifestazione toscana è dedicata: un viaggio nei meandri del subconscio umano dal titolo l’Arte della Mente.
I suoi lavori nascono, infatti, da impulsi profondamente emozionali e assurgono a tematiche universali, la cui interpretazione filosofica si riversa anche nell’argomento del suo primo libro (corredato da CD con testo musicato): Romeo, la tua vita, che è stato candidato ai Booktrailers Award 2012, per miglior scenografia, miglior colonna sonora e miglior booktrailer.
Le chiavi di lettura per capire l’ecletticità di quest’artista sono molteplici, tanto quanto i poliedrici significati assegnati proprio alla parola “chiave”. Quest’ultima accompagna i titoli di una serie di opere pittoriche, la cui tela madre, La chiave della vita appunto, sarà presentata insieme con altri due lavori durante il Premio Internazionale di settembre. Un semplice oggetto che apre metaforicamente le porte di nuovi orizzonti conoscitivi. La vita, l’infinito, le passioni, i sogni sono trasfigurati attraverso una pittura materico-gestuale ottenuta da un impasto di olio e sabbia. Un’accesa spiritualità filosofica viene intuita nel vortice emotivo di colori forti e avvolgenti che la sua arte sprigiona. Il messaggio dell’artista è filosofico e pragmatico insieme: spinge a riscoprire continuamente se stessi in un girotondo quasi metafisico che sembra non avere fine.
Siamo contenti che il suo nome si aggiunga alla lista delle donne eccellenti che vivificano il panorama culturale e artistico internazionale. Sicuramente Tintoretto con lei non l’avrebbe avuta vinta.

lunedì 21 marzo 2011

Nessuno mi può giudicare

di Angela Delle Donne

La Cortellesi si presta al cinema per interpretare insieme a Raul Bova una commedia divertente scene esilaranti e buffe. La protagonista è una donna che vive in un mondo ovattato e che si ritrova a dover affrontare la dura realtà dalla sera al mattino. La sua superficialità e i suoi luoghi comuni devono scomparire per fare posto ad una nuova dimensione di vita, fatta di piatti da lavare, ricerca di lavoro per sbarcare il lunario ed un figlio che ha conosciuto solo il telefonino e la scuola privata. Di certo la punta di diamante di questo film sono le mille smorfie facciali che sa trovare la Cortellessi per esprimere di volta in volta i suoi stati d’animo, tra maschere buffe che arricciano il naso e pose sensuali rubate ad un improbabile tentativo di seduzione. Raul Bova veste il ruolo di un ragazzo di borgata che gioca a fare il duro ed il forte, ma si lascia ammaliare da una grazie non comune alle sue abitudini. I protagonisti sono sostenuti da personaggi satelliti che vorticano nella loro orbita e che esprimono al meglio i luoghi comuni e la comicità immediata. Tra una canzone di Pino Daniele ed una comparsa di Fausto Leali il film corre e svela il mestiere più antico del mondo troppo facilmente rappresentato e proposto prepotentemente come soluzione ai problemi contingenti della realtà cinematografica; immagine amara che smette mai di confrontarsi con la vita al di fuori dello schermo. Tra le tante commedie che si ripetono e si appiattiscono sui luoghi comuni questo film riesce a non scadere nella volgarità per ricercare una risata facile.

domenica 13 marzo 2011

La vita facile

di Angela Delle Donne

Storia a tre fra Pierfrancesco Favino, Stefano Accorsi e Vittoria Puccini, il film si divide tra Roma e il Kenia in un rincorrersi di fughe dal proprio presente e dalle proprie responsabilità. Compagni di gioco, i tre si ritrovano a giocare l’uno con la vita degli altri e non riescono a venir fuori dalla vischiosità del rapporto che intercorre fra di loro. I due protagonisti maschili vestono i panni di medici che conducono vite professionali diametralmente opposte e che sono legate dal filo rosso dalla protagonista femminile che dapprima si lascia affascinare dalle scelte eroiche di un medico di prima linea, Accorsi; e poi sceglie spudoratamente il fascino di una vita incentrata su cene, abiti firmati e gioielli scintillanti offerti dall’altro medico, Favino, che ha scelto la carriera nelle cliniche private. Il finale a sorpresa ribalta e conferma l’imprevedibilità della capacità di decidere delle proprie vite che spesso rimangono incatenate in superficialità squallide, quali possono essere quelle che identificano Ginevra – la protagonista femminile – che piange di amarezza e rancore come una bambina piccola alla quale hanno rubato la bambola più bella. Il giovane regista, Lucio Pellegrini, non si lascia ammaliare dal successo facile e cerca di sorprendere lo spettatore cercando di anticiparne le conclusioni ed i tentativi di pensare ad un epilogo. Qui lo troviamo a dirigere una commedia, come ha già fatto altre volte con i comici Paolo e Luca; ma è anche noto per aver portato al cinema un film sui fatti di Genova del 2001.

domenica 27 febbraio 2011

Amore e altri rimedi

di Angela Delle Donne

Gli affascinanti volti dello star-system hollywoodiano, Jake Gvllehhaal e Anne Hathaway, mostrano a più riprese le loro bellezze corporee in questo film ambientato negli Usa degli anni novanta che stanno per scoprire l’esplosione della pillolina azzurra. Lui è un rampante giovane informatore scientifico che tenta la scalata professionale all’interno di una società farmacologica, sicuro delle sue capacità e della sua voglia di arrivare si butta a capo fitto nel tentativo di avere più appuntamenti possibili con facoltosi medici anche utilizzando mezzucci di bassa lega. Lei è una giovane donna che deve combattere contro l’orrore e la solitudine di una malattia degenerativa che stride contro la bellezza dei suoi anni. Così si scoprono per caso e tentano disperatamente di relegare la loro relazione al solo sesso. Il regista Edward Zwick usa i tempi della commedia per scandire i tempi di una passione travolgente che è svuotata del romanticismo tipico delle commedie anni cinquanta, per mostrare solo l’impetuosità della fisicità. Zwick non è nuovo a film giocati gli sguardi, sugli impulsi impetuosi quale per esempio Vento di Passioni, dove ancora una volta, proprio partendo dal titolo, il motore propulsore è la passione in tutta la sua veemenza. Gyllenhaal e Hathaway hanno già lavorato insieme per un altro film che ha fatto scandalo: I segreti di Brokeback Mountain, in questa opera non sono una coppia travolta dalla passione anzi l’amplesso coniugale è svuotato di ogni desiderio e di ogni aspettativa.

sabato 19 febbraio 2011

Femmine contro maschi

di Angela Delle Donne

Si tratta della seconda saga della commedia di Fausto Brizzi, questa volta invertendo le parti tra femmine e maschi. Il film raccoglie un cast tutto italiano e di nomi noti del piccolo schermo e della cinematografia. Così tra luoghi comuni e risate facili per un’ora e mezza lo spettatore si trova coinvolto in storie parallele di relazioni sentimentali ed amicali. Anna e Piero, Marcello e Paola, Valeria e Diana che si ritrovano due mariti beatlsiani. Emerge il ritratto di donne manipolatrici ed inacidite, di uomini pigri e mammoni, insomma la lista della spesa che già si conosce a memoria. Ficarra e Picone mettono su una cover dei Beatle, l’uno all’insaputa della moglie e l’altro a rischio rottura relazione per questa passione infantile e forse proprio la loro performance alza di poco il livello del film buttando i riflettori su un gruppo che non finisce di attirare fans e imitatori.
Viene scomodata anche Wilma De Angelis che interpreta una mamma che finge problemi di cuore per riuscire a ricucire la famiglia del figlio separata ormai da anni. Il personaggio di Luciana Litizzeto ripropone il cinismo ed il sarcasmo che spesso accompagna i suoi personaggi e la caratterizzano; è la moglie di un divertente Solfrizzi che da prova di interpretare più dialetti italiani.
Il confronto con il primo film non regge per nulla, poiché il primo, per quanto incentrato sulla comicità spicciola, riesce a restituire qualche punto di riflessione in più, cosa che proprio non riesce al secondo, scivolato tra i più banali luoghi comuni mettendo il grembiulino rosa alla femminucce ed il grembiulino azzurro ai maschietti.

domenica 13 febbraio 2011

I fantastici viaggi di Gulliver

di Angela Delle Donne

L’eterna favola del mondo lillipuziano questa volta è animato da un goffo e piacente Jack Black, attore di commedie e di film da cassetta. Il Gulliver del XXI secolo è uno sconclusionato portalettere degli uffici di un grande giornale. La sua vita monotona si divide fra ciambelle e pupazzetti di personaggi dei fumetti animati dalla sua vocina cangiante che ogni sera fa vivere loro avventure nuove ed improbabili. Paradossalmente l’adulto infantile in questo film riesce ad avere un ruolo non mortificante poiché ognuno in sé porta la spensieratezza che chiede di essere arricchita di vanagloria e di coccole, così il nostro Gulliver non è un cavaliere impavido, ma un omone che libera il piccolo popolo con la pipì all’aperto, gesti non consoni al mondo degli adulti, ma che svelano la bricconeria dell’adulto. Il regista Rob Letterman chiama in scena i grandi miti contemporanei del mondo occidentale per celebrare il nostro protagonista e per renderlo re di un mondo che in realtà non esiste, se non nei sogni sbiaditi della sera che tentano di offuscare la routine del giorno. Ma tutti siamo richiamati a fare i conti con la realtà e nel momento in cui il nostro Gulliver esce dal suo mondo fantastico riesce ad realizzare il suo sogno: essere guardato con gli occhi della dolcezza e dell’amore della protagonista femminile. Per valorizzare ulteriormente le differenti grandezze dei due mondi la produzione ha scelto la proiezione in tre-D aggiunta solo in una fase successiva, ed anche i titoli di testa sono realizzati secondo un effetto ottico che rende le immagini di New York delle piccole miniature.

sabato 29 gennaio 2011

Qualunquemente

di Angela Delle Donne

Antonio Albanese con la regia di Giulio Manfredonia porta in scena uno dei suoi personaggi più famosi e popolari: Cetto La Qualunque. Il personaggio, noto per lo spazio riservatogli nel programma di Fabio Fazio, nel film sfoggia tutto il suo essere attraverso battute e personaggi di spalla. Commedia amara su una realtà non poi così fantastica di uno spaccato di società italiana, affronta il tema delle elezioni politiche che sono precedute da una scorretta campagna elettorale. C’è spazio per il dibattito televisivo che è completamente politicamente scorretto; c’è spazio per la “seduzione” dell’elettorato attraverso feste e regalie di vario genere; c’è la scelta del guru che viene chiamato per dare i consigli più utili alla creazione di un personaggio vincente; c’è il tentativo di intimorire l’avversario affinché si ritiri “spontaneamente” dalla scena politica. Il film è ambientato in una Calabria pervasa dal degrado, dal mal costume societario dei falsi invalidi, degli scavi archeologici occultati per costruire stabilimenti balneari, speculazioni edilizie abusive che hanno permesso la costruzione di grandi ville sulla costa. Ed ecco che fra tutto questo torna Cetto da un lungo periodo di latitanza, portando con sé una seconda moglie con bambina che deve dividere il tetto coniugale con la prima moglie ed il primo figlio. Quest’ultimo, di nome Melo, è completamente il rovescio del padre: timido, innamorato di una ragazzina che non ha nulla delle donne portate in giro per propaganda elettorale; impacciato e costretto a subire il carcere al posto del padre, per permettergli di dare l’immagine di un uomo che arriva fino in fondo al proprio dovere di cittadino. Battuta amara e riflessiva che racchiude il senso del film viene pronunciata dal guru, che si sbaglia chiamando La Qualsiasi, lapsus che esplica la pochezza e l’anonimato che a tratti pervade la nostra società.

mercoledì 29 dicembre 2010

La bellezza del somaro

di Angela Delle Donne

La bellezza del somaro è un film di Sergio Castellitto che nasce da un racconto lungo di Margaret Mazzantini. Sono coinvolti attori poliedrici ed differenti tra loro, e con la partecipazione di Enzo Jannacci, che vesti i panni di un uomo anziano che sconvolge la vita di tutti gli altri personaggi con le sue scelte. Una commedia a tratti leggera che ci racconta uno spaccato della nostra società contemporanea italiana, un film per grandi che poi forse attraverso queste scene si scoprono essere più infantili dei propri figli, i quali in qualunque maniera cercano di trovare il proprio posto nel mondo anche a costo di fare gesti estremi. Laura Morante ancora una volta interpreta il ruolo di una donna nevrotica che non riesce a riportare nell’habitat familiare la pacatezza e la serenità che svela candidamente nel mondo professionale. Infatti proprio i comportamenti della figlia adolescente metteranno a dura prova la sua serenità e quella dal marito. La figlia presenta loro un fidanzato senile – Jannacci – che se dapprima scombina il mondo coniugale paterno, in realtà, successivamente attraverso la sua saggezza e tutta la consapevolezza della sua età, riuscirà a traghettare la famiglia ed il mondo amicale che ruota intorno a loro, ad una nuova dimensione; non di certo risolutiva dei dilemmi umani, ma che sicuramente permetterà di ricreare dialoghi e rapporti. Castellitto è regista ed attore e non è la prima volta che passa dietro la macchina da presa e che porta in scena gli isterismi di una coppia di genitori che proprio non riesce a gestire i figli e che proprio non riesce a gestire il ruolo genitoriale.

lunedì 27 dicembre 2010

La banda dei Babbi Natale

di Angela Delle Donne

Un nuovo appuntamento con la comicità di Aldo, Giovanni e Giacomo, questa volta come ci racconta il titolo i tre comici si divertono a vestire i panni di babbo natale in un freddo inverno milanese ignari di ciò che li aspetterà. La divertente Angela Finocchiaro si ritrova nel suo commissariato tre personaggi in barba bianche e visto rosso che a ritroso nel tempo – utilizzando la tecnica del flash back, raccontano le loro disavventure proprio la notte di Natale. Aldo racconta di dover recuperare l’amore della sua amata arrabbiata per la sua vita da nullafacente; Giovanni è un veterinario che porta avanti due relazioni, una a Milano e l’altra aldilà del confine elvetico; Giacomo è ancorato al ricordo di una moglie eterea dalla qual immagine non riesce a distaccarsi. Sono uniti da un'unica passione: il gioco delle bocce ed inseguo un trofeo del campionato bocciofilo che li lascia sempre al secondo posto. Così tra le canzoni di Mina, passa una notte di Natale dapprima dietro una sbarra e poi dietro una scrivania di commissariato a fare tortellini e pasta di casa. La leggerezza di questa commedia ci restituisce una favola tante volte rappresentata che qui si replica in tre differenti vite ed un commissario che aspetta di scartare il suo regalo tra una telefonata alla famiglia che aspetta a casa ed un appuntato che le fa da spalla nell’ilarità gaudente ma mai volgare. Il regista, Paolo Genovese, noto per film Incantesimo, ambientato nel napoletano ma con una protagonista imbevuta della cultura meneghina, ancora una volta si lascia affascinare dalla città delle Madunnina, che in realtà viene inghiottita dalla nostra banda, ma che aleggia tra la neve ed una via del centro. Ancora una volta la comicità di Aldo, Giovanni e Giacomo emerge per semplicità e bellezza.

mercoledì 1 dicembre 2010

La donna della mia vita

di Angela Delle Donne

La donna della mia vita è una commedia ideata da Cristina Comencini, per la regia di Luca Lucini. Siamo di fronte alla storia di due fratelli che oltre a condividere un’unica madre chioccia condividono la passione per una stessa donna, che di fronte a bugie e colpi di scena, tarda a decidere quale dei due sarà il suo uomo. Valentina Lodovini è contesa tra l’inquieto primo figlio che è Alessandro Gassman e il piccolo cucciolo di famiglia che è Luca Argentero. Il personaggio di Gassman vive a Roma con una moglie disperatamente concentrata su i suoi tentativi di gravidanza e che non sa nulla delle trasferte milanesi del marito, che per questioni di lavoro e per questioni affettive, periodicamente lascia la capitale per andare nel capoluogo lombardo dove lo aspettano anche la mamma ed il fratellino. Quest’ultimo svogliatamente porta avanti la azienda di famiglia che produce torroncini. Il personaggio della Lodovini risulta spesso stretto tra le dirompenze dei due protagonisti maschili, che magistralmente si cedono l’un l’altro la scena; il tutto è intessuto dalla brava Stefania Sandrelli che ricama a suo piacimento la trama delle vite dei sui cari. La Sandrelli si assume il ruolo di definire le verità per tutti in nome del bene comune che non sconvolga le vite di nessuno, ma, come si sa, non si può imporre la propria volontà al caso, per cui le cose accadono e seguo il loro verso. A tutto questo il personaggio della Sandrelli, mamma chioccia che non si spoglia mai di questo ruolo, reagisce con un sorriso e qualche bugia e svelando forse che è proprio lei la donna della vita...

giovedì 21 ottobre 2010

La pecora nera

di Angela Delle Donne

La pecora nera è film drammatico e silente sulla realtà della demenza e del mondo delle relazioni che intessono coloro che sono affetti da problemi mentali. Il film è di Ascanio Celestini ed è con Ascanio Celestini che interpreta il personaggio principale, che da bambino viene introdotto al mondo del manicomio e che presto diverrà la sua residenza stabile. Spalla magistrale del protagonista è il personaggio interpretato da Giorgio Tirabassi, noto ai più per aver interpretato un poliziotto di commissariato, ma qui regala alla platea un profondo alterego al personaggio di Celestini, così il nome Nicola, sembra passare dall’uno all’altro senza sapere in realtà a chi appartenga. La trama non esce inedita nelle sale cinematografiche, poiché Celestini ha già realizzato una rappresentazione teatrale e una redazione letteraria, dando una completezza ed uno sguardo a trecentosessanta gradi nel spettro delle produzioni artistiche. Così questo assolo nasce da un’indagine condotta negli ospedali psichiatrici, le cui mura conoscono le storie e le vicissitudini di individui alienati ed alienati da se stessi, che in Nicola – il protagonista – trovano voce corale e completa. È più facile trarre conclusioni affrettate e proporre luoghi comuni, che portare in scena la profonda solitudine di individui che hanno difficoltà a relazionarsi con gli altri e che intimamente hanno difficoltà ad ascoltare i propri stati d’animo che emergono a sprazzi, spesso sedati da farmaci o da auto convincimenti. L’autore non ci risparmia nulla poiché è un mondo fatto anche di tanta pochezza, di tanta povertà, di tanta paura verso se stessi e verso l’altro.

domenica 26 settembre 2010

La passione

di Angela Delle Donne

Silvio Orlando si lascia guidare nella ricerca di una seconda possibilità nei panni di un regista ormai perso dietro un copione che non vuole nascere. Si nega a chiunque lo cerca ma non può esimersi dall’affrontare la annosa questione di una casa in Toscana che ha allagato la cappella affrescata sottostante. Commedia che si innesta tra le pieghe della più tragica delle rappresentazioni, la passione del Cristo, si divide tra la vita di un paesino di campagna e la vita di uno che deve a tutti i costi riscattarsi per continuare ad avere un ruolo nel mondo cinematografico. Accontentarsi di fare il regista di una sacra rappresentazione di provincia di certo non è da meno di girare un film nella capitale con la star femminile del momento, interpretata da Cristina Capotondi. La presenza di Stefania Sandrelli e Corrado Guzzanti regalano al film un brillante guizzo di comicità spicciola ed esilarante. La Sandrelli interpreta un funzionario comunale che non perdere tempo ad intimorire il nostro protagonista nel convincerlo ad una spontanea accettazione di ruolo di regista del venerdì santo. Corrado Guzzanti è un metereologo della tv locale che chiuso nel suo cappotto di pelle e nel suo egocentrismo di attore mancato. Quando tutto sembra perduto ecco che ritorna il sereno su uno storia intrisa delle contraddizioni che pervadono il nostro paese e su personaggi che si atteggiano a ruoli che non gli sono consoni. Il mondo parallelo pensato dal personaggio della Capotondi che di volta in volta si prefigura quale protagonista cinematografica interpreterà spezza la tensione di vite talvolta prive di una svelata speranza.

lunedì 27 ottobre 2008

Ex Drummer, nuovo Trainspotting?

di Gabriele Di Stasio

Film che travalica ogni confine di genere e focus, è da segnalare Ex Drummer, di Koen Mortier, regista 42enne che nel 1998 ha fondato una casa di produzione, la CZAR.BE, specializzata in pubblicità televisive, che gli ha portato grande fama (miglior regista nei Pesi Bassi nel 2007). Nel 2002 ha fondato CCCP, una casa di produzione focalizzata su lungometraggi e documentari, ed Ex Drummer è il suo primo lungometraggio. Un film crudo, ironico, geniale, semplicemente bello, una sorta di Trainspotting belga 11 anni dopo.
La semplice trama, riassunta in poche frasi di seguito, si esalta in un susseguirsi di immagini crude che qualcuno osa definire “fini a se stesse”. Un celebre scrittore accetta la richiesta di tre relitti della società che gli chiedono di entrare nella loro punk-rock band come batterista. Lo scrittore lo fa, senza quasi rendersene conto, per trarre ispirarazione per un suo nuovo libro. Mortier tesse un universo popolato di strani personaggi, inverosimili quanto basta per sembrare (quasi) reali. Un'epopea di puro cinismo che procede al ritmo incalzante della straordinaria (per chi ama il punk-rock) colonna sonora, vero trait d'union tra storie e personaggi. Nelle parole del regista il film è «une oeuvre musicale à lire et, en ce qui me concerne, un film à entendre» (un'opera musicale da leggere e, per quel che mi concerne, un film da percepire). Alla colonna sonora hanno partecipato gruppi rock di spicco della scena belga. Il cast è tanto sconosciuto a noi italiani, quanto stellare in termini di abilità interpretative.
Ex Drummer rappresenta un'opera cinematografica estremamente interessante, alla stregua del pure bello (e belga) Ben X, con il quale condivide uno sguardo spietato eppure "sognante " sulla realtà e sui suoi anti-eroi. Presentato all' International Film Festival Rotterdam del 2007 con ottimo successo, il film è stato distribuito nelle sale europee fin dal 31 Gennaio 2007. Arriva con ritardo in Italia (ma meglio tardi che mai), è uscito infatti il 3 Ottobre scorso e ci incuriosisce sapere che vita avrà nel nostro paese, da anni immemori vittima di uno strano embargo distributivo, che mai ci aveva permesso di vedere un film così "speciale". Da non perdere, ma lasciando minori e bambini a casa.