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martedì 26 novembre 2013

Sopra un cielo stellato

Comunicato stampa

Farà tappa presso la Civica Galleria Paulasch dal 7 al 15 dicembre la rassegna itinerante di arte sacra delle artiste Antonella Campi, Maria Enrica Ciceri, Viviana Graziani e Teresa Santinelli, con la mostra intitolata “Sopra un cielo stellato”, realizzata in collaborazione con l’Associazione Artistico Culturale Helianto. L’inaugurazione è prevista per sabato 7 dicembre alle ore 18.00, mentre l’apertura al pubblico avverrà tutti i giorni dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 16.30 alle 19.30.
Il progetto espositivo ha preso le mosse dal successo di una collettiva d’arte ispirata alle parabole di Gesù raccontate nei Vangeli, organizzata nel 2011 a Saronno. Un’iniziativa nata sotto il segno dello stupore e del desiderio di porre l’arte a contatto con le parole di Gesù, per metterne in luce messaggio, risonanze e suggestioni. Dopo avervi partecipato con entusiasmo, le quattro artiste hanno deciso di portare in giro le proprie opere in un viaggio a tappe che negli ultimi due anni ha toccato diversi luoghi sacri tra Mozzate, Ferrara, San Martino di Mozzate, Gorla Minore e ancora Saronno, per approdare lo scorso marzo alla Galleria Eustachi a Milano.
I temi affrontati nella mostra itinerante si sono andati via via arricchendo, cosicché alle parabole sono stati aggiunti prima i miracoli e ora le beatitudini. Episodi sacri letti e rivisitati dalle artiste attraverso il filtro della loro personale interpretazione e sensibilità, facendo ricorso a modalità pittoriche che spaziano dal figurativo all’informale. La mostra vuole essere anche un invito a riflettere sul valore e sul significato dell’arte sacra nella società di oggi e sui fraintendimenti della contemporaneità relativamente al tema religioso nell’arte. Alla domanda se sia possibile produrre un’arte veramente attuale che sia anche sacra, la risposta che viene data è l’elaborazione di un linguaggio capace di unire nella pittura bellezza e spiritualità, senza togliere spazio all’originalità e alla sperimentazione del colore e della forma, caratteristiche che accomunano e uniscono le quattro artiste protagoniste.
Il titolo che si è voluto assegnare alla mostra di Rovello Porro, “Sopra un cielo stellato”, è una citazione tratta dall’Inno alla gioia, componimento in versi di Friedrich Schiller celebre anche per essere stato musicato da Beethoven nel movimento finale della sua Nona Sinfonia, in riferimento a quel luogo oltre le stelle, per dirla con le parole del poeta e scrittore tedesco, “dove abita un padre affettuoso”.

Titolo mostra: Sopra un cielo stellato
Artisti in mostra: Antonella Campi, Maria Enrica Ciceri, Viviana Graziani, Teresa Santinelli
Sede: Associazione Artistico Culturale Helianto c/o Civica Galleria Paulasch
Indirizzo: Piazza Alessandro Porro, 2 - 22070 Rovello Porro (CO)
Periodo: 7-15 dicembre 2013
Inaugurazione: sabato 7 dicembre 2013, ore 18.00
Orari: tutti i giorni 10.00/12.30, 16.30/19.30

mercoledì 27 marzo 2013

Pasqua 2013 a Castronuovo Sant'Andrea

Comunicato stampa

Venerdì 29 marzo 2013, alle ore 18.30 e alle ore 23.00, nelle antiche strade di Castronuovo Sant’Andrea, per iniziativa della Pro Loco e con la collaborazione del MIG. Museo Internazionale della Grafica – Biblioteca Comunale “Alessandro Appella”, si rinnova l’incontro arte-fede: un artista contemporaneo interpreta gli episodi della storia degli ultimi giorni di Gesù e scandisce con il suo lavoro la processione che da centinaia di anni attraversa il paese e ha il suo momento più emozionante nell’incontro del Figlio morto con la Madre rappresentati da due statue in cartapesta del XVIII secolo conservate nella Chiesa Madre. La processione notturna, invece, si caratterizza per il fatto di essere riservata solo agli uomini.
Castronuovo, entrata fin dal 1981 nel giro delle città che fissano l’appuntamento pasquale con l’arte attraverso una particolare Via Crucis, dimostra quanto sia importante confermare questa tradizione di una esperienza così esaltante come quella di porsi di fronte al mistero della Passione.
Dopo Fazzini, Strazza, Dal Molin Ferenzona, Masi, Ricci, Lorenzetti, Cerone, Santoro, Janich, Pirozzi, Scorcelletti, Pulsoni, Guida, Masini, Masi, Timossi e tanti altri, le quattordici stazioni della passione, quest’anno, sono del grande scultore FAUSTO MELOTTI ((Rovereto 1901 – Milano 1986). Dipinte su cartone tra il 1957 e il 1967, rinnovano l’incontro arte-fede e scandiscono il percorso di un grande mistero. È la seconda volta che vengono esposti in Italia.
Melotti ha raccontato da par suo gli anni del dopoguerra che segnano, con la personale alla Galleria L’Annunciata presentata da Alfonso Gatto, il suo ritorno alla pittura: “Durante una guerra lunga e crudele e un dopoguerra sconvolto e senza pace mi trovai alla deriva su strade non mie. Giustifico queste lunghe pause pensando che l’artista partecipi con lo spirito, anche e soprattutto inconsciamente, alle vicende della società in cui vive”.
“Io dipingo. In pittura forse abbiamo ancora il modo di dire qualcosa, una parola che almeno non sia stata pronunciata con quell’accento. Un modo privato, una specie di diario. In scultura più niente da fare, da dire, dopo quello che è già stato detto e fatto. È morta, per ora. Nessuno può crederci più”. “L’evento informale, sia nell’arte sia nella natura, dal vibrare del microbo alle cascate dei fiumi, dal tronco all’uragano, non riesce a catalizzarsi nella forma compiuta, espressione dell’arte. Il taglio di Fontana è l’emblematico bisogno di uscire dalla giungla informale”.
“Stupido amore della materia. L’arte non nasce plasmata o forgiata o compressa sotto vuoto. Come Minerva nasce dal cervello. Molte opere d’arte conclamate si rivelano nate da un’idea artigianale, tutta prevedibile. Un muro invalicabile, il muro della poesia, preclude la cittadella dell’arte. Lì dentro le idee passeggiano nude”.
“Il raptus drammatico della creazione artistica è simile allo stato d’animo del ragazzo che, trovandosi a camminare nella notte in una strada deserta, per farsi coraggio canta e, non ricordando più nulla, inventa la canzone”. “Eliminare il piacere, il gusto della materia. Nella scultura ciò che conta è l’occupazione armonica dello spazio, nella pittura il gioco profondo del disegno e del colore. Gli aleatori imprevisti della materia non sono il sogno. Gli stimoli non sono le sensazioni”.
Da questo momento, la pittura sarà compagna fedele di Melotti, un esercizio quotidiano compiuto nel silenzio dello studio di Via Leopardi a Milano, di Via San Sebastianello a Roma, mai dimenticando ciò che era stato ed era “il vento della guerra, delle divisioni, delle stragi” e quanto Picasso avesse segnato con Guernica la prima stazione di una lunga Via Crucis, da percorrere per ritrovare la fede smarrita.
Le quattordici stazioni di Melotti compiono questo percorso di fede modulando abilmente il linguaggio della pittura e della scultura, attraverso un accumulo pastoso di colore steso sulla carta col gesto di chi vuole riflettere su quanto quotidianamente accade intorno a noi, ridando lentamente corpo alle figure filamentose che si dispiegano intorno al Cristo crocifisso.
In occasione della Via Crucis, sarà possibile vedere, nelle sale del MIG. Museo Internazionale della Grafica, l’opera grafica di Melotti dal 1970 al 1985 e le incisioni di Alexander Calder per E. E. Cummings. Le 14 stazioni, dopo la processione, verranno allestite in una delle sale del MIG e rimarranno esposte fino all’1 giugno 2013.

venerdì 9 marzo 2012

In Arte presenta: Sacre Visioni


In Arte e il Comune di Forenza indicono la prima edizione del concorso di arte sacra dal titolo “Sacre Visioni”, rivolto ad artisti che operano nei campi della pittura, dell’illustrazione e del disegno. Per partecipare è necessario presentare un’opera che abbia un soggetto sacro e che faccia emergere la visione personale dell’autore riguardo al tema religioso. Tutte le opere pervenute saranno esposte nel corso di una mostra della durata di un mese, ospitata presso il chiostro del seicentesco Convento del SS. Crocifisso a Forenza.
Il progetto “Sacre Visioni” vuole essere un’occasione per indagare il rapporto tra arte e fede in un’epoca contemporanea contraddistinta da una declinante attenzione verso gli aspetti spirituali della vita. È proprio all’arte che da sempre l'uomo affida il bisogno ancestrale di raffigurare la sacralità, poiché nella sua natura creativa e simbolica è riscontrabile una tensione verso l’infinito e verso l’assoluto. Gli artisti contemporanei che producono arte sacra, tuttavia, difficilmente riescono ad affrancarsi da una tradizione iconografica divenuta ormai sterile. “Sacre Visioni” suggerisce la possibilità di promuovere un’arte religiosa adeguata allo spirito moderno e alla peculiare sensibilità individuale di ogni artista, attualizzando la tradizione senza snaturarla e senza stravolgere l’equilibrio richiesto dalla religiosità.
La mostra legata al concorso sarà inaugurata durante la prossima Settimana Santa e rimarrà aperta fino al successivo 3 maggio, giorno in cui a Forenza avvengono le celebrazioni della statua lignea del Cristo in Croce. Le opere in concorso saranno valutate, secondo criteri di qualità artistica e di attinenza al tema, dal comitato artistico e organizzativo costituito dai componenti della redazione di “In Arte”, il quale decreterà i tre artisti più meritevoli. Al primo classificato verrà assegnato un premio in denaro di 500 euro e sarà successivamente dedicata una recensione critica sulle pagine di “In Arte”. Il Comune di Forenza, invece, assegnerà un riconoscimento all’opera che meglio avrà saputo legare il tema del concorso al territorio del Vulture-Alto Bradano, pervaso sin dai tempi antichi da un’intensa spiritualità, come testimoniano ed evocano i numerosi edifici e luoghi di culto presenti nell’area.
Le iscrizioni al concorso resteranno aperte fino al prossimo 30 marzo. È possibile avere maggiori informazioni sulle modalità di partecipazione contattando l'indirizzo email informazioni@in-arte.org oppure il numero di telefono 0971 25683.

venerdì 15 aprile 2011

Inaugurazione Museo Diocesano di Matera

Comunicato stampa

Nell’ambito delle iniziative della XIII Settimana della Cultura, Sabato 16 aprile 2011, alle ore 17.00 nelle Sale della Curia Arcivescovile (in via del Riscatto) sarà inaugurato il Museo Diocesano di Matera.
L’inaugurazione del Museo Diocesano di Matera, nelle bellissime sale dell’ex Palazzo del Seminario, rappresenta il raggiungimento di un apprezzabile traguardo non soltanto per la nostra comunità, che da molti anni attendeva questo evento. L’apertura del Museo è infatti frutto di un ampio processo culturale, innescato e concretamente sostenuto dalla Regione Basilicata che, insieme al Ministero per i Beni e le Attività Culturali e le Curie Vescovili della nostra regione, ha inteso promuovere, mediante una politica condivisa, la realizzazione dei numerosi musei afferenti alle diverse diocesi della Basilicata.
Il Museo si sviluppa in tre ampie sale al piano terra nelle quali sono esposte importanti opere datate tra l’XI e il XIX secolo, provenienti dal Tesoro della Cattedrale e dalla Chiesa di Santa Chiara.
Interventi di S.E. Monsignor Salvatore Ligorio, Arcivescovo della Diocesi di Matera-Irsina; Vito De Filippo, Presidente della Regione Basilicata; Attilio Maurano, Direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Basilicata; Franco Stella, Presidente della Provincia di Matera; Salvatore Adduce, Sindaco di Matera; Marta Ragozzino, Soprintendente per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici della Basilicata; Gennaro Miccio, Soprintendente per i Beni Architettonici e del Paesaggio della Basilicata.
Ingresso libero.

Immagine: Reliquiario a busto di Sant’Agapito, XV secolo.

giovedì 14 aprile 2011

Dalla Genesi all’Apocalisse

di Piero Viotto

Per conoscere ed ammirare l’arte sacra di Alessandro Nastasio bisognerebbe poterlo seguire in pellegrinaggio lungo la Via Crucis, perché con questa tematica si è confrontato più volte e con tecniche diverse. Nel 1962 a Cesate Milanese con xilografie in legno di cirmolo, nel 1990 a Montedomini (Firenze) in ferro battuto, nel 1999 a Garbagnate con bassorilievi in gres, nel 2002 nella chiesa di san Zaccaria a Milano con cinque grandi pannelli sgorbiati, che nel loro insieme costituiscono una Sacra rappresentazione. Così Luca Frigerio presenta queste sequenze: “Il suo Cristo mostra una barba arruffata, e il corpo massiccio di chi per vent’anni ha fatto il falegname. Tutto è vero, tutto è vivo. Proprio come la parola nella Scrittura. Raccontare per immagini. Questo solo, in fondo, interessa a Nastasio. Abbassarsi, scomparire perfino, dinnanzi alla Parola, perché essa soltanto possa essere diffusa e compresa”.[1]
A Varese nella “Sala Veratti”, refettorio dell’antico convento delle monache benedettine, con affreschi di Antonio Magatti tra le architetture dipinte dai fratelli Baroffio, abbiamo raccolto, in collaborazione con l’artista, una serie di opere che illustrano le Sacre Scritture dalla Genesi all’Apocalisse. Al centro il Vangelo secondo Giovanni, non solo perché possiamo presentare l’opera nella completezza delle sue cinquantasei xilografie in bianco e nero nella pregevole edizione Marzorati, ma perché è la chiave di lettura dell’intero percorso della mostra. Infatti l’artista, alla ricerca del significato della condizione umana, che non si può accettare e non si può rifiutare, ma si può trascendere, si confronta con le Sacre Scritture sul fondamento ultimo di Cristo morto e risorto, che rappresenta in un'unica figura in diverse sculture. Si consideri al centro della sala “L’uomo pellegrino verso Cristo-Porta” del 2003. L’artista sulla base di un arco, perché la vita umana quaggiù ha un inizio e una fine, rappresenta un pellegrino con il suo bastone che avanza verso il Cristo risorto appoggiato all’albero della vita. È un esplicito riferimento al Vangelo di Giovanni, che ricordando come il Cristo richiamandosi alla rivelazione fatta da Jhwh a Mosè sul monte Horeb, “Io sono colui che sono” (Gn. 2, 20) si presenta come “Io sono la porta” (Gv. 10, 9). Questa porta è la croce, che è insieme sacrificio e glorificazione, perché Cristo morendo vince la morte ed invita tutti a passare attraverso la porta stretta (Lc 13, 24), al di là del caleidoscopio mutevole di tutti i linguaggi visivi e acustici che ci avvolgono da ogni parte in una civiltà succube della tecnologia, per raggiungere, nella contemplazione e nell’amore di Dio e del prossimo, la beatitudine eterna oltre i limiti, le insufficienze, le colpe, le presunzioni della vita quotidiana. Il ciclo si apre con la Genesi della quale l’artista ha scelto di presentare alcuni momenti significativi ad incominciare dalla creazione di Adamo ed di Eva, la prima coppia. Dal loro amore e dal loro peccato, con la pretesa di essere legge a se stessi, inizia la storia dell’umanità, in quanto le conseguenze della colpa originale, di generazione in generazione, ricadono su ogni uomo. Avendo rifiutato la grazia di Dio, l’uomo e la donna si sono ritrovati soli nella loro nudità, insoddisfatti della stessa prole, nonostante il moltiplicarsi della loro discendenza, perché hanno perso la loro relazione verticale con Dio, il dono di una vita soprannaturale che garantiva armonia e pace alla loro vita terrestre . Questa frattura è stata riparata da una nuova donna, Maria generatrice nel tempo del Verbo di Dio, che nel suo sacrificio sulla Croce riconcilia l’umanità con Dio, e dalla Chiesa che prolunga nella storia il Cristo in un relazione di nozze mistiche a cui allude il Cantico dei Cantici.
Alessandro Nastasio sta lavorando alle sculture in bronzo per l’altare della chiesa di san Bartolomeo apostolo a Brugherio (Milano) ; in mostra abbiamo i disegni preparatori. Da un lato Abramo riceve tre personaggi misteriosi, (Gen. 18,2), che la tradizione cristiana considera simbolo della Trinità; dall’altro lato l’angelo, che ferma Abramo mentre sta per sacrificare Isacco (Gen. 22,11), simbolo del sacrificio di Cristo, al centro la moltiplicazione dei pani, simbolo dell’Eucarestia, perché è il Cristo stesso il pane vivo per la vita eterna. (Gv. 6,27) L’artista qui non sono connette l’Antico e il Nuovo Testamento, ma sviluppa una lezione teologica, perché al di là dei simboli raccorda il sacrificio di Cristo alla comunione ecclesiale.
Dopo questa premessa introduttiva la mostra presenta tutta una serie di disegni, pezzi unici, dove il colore prevale sulla linea, studi che l’artista, meditando sui versetti delle Sacre scritture, ha impostato con diverse varianti, provando e riprovando, lo schema figurativo per giungere alla migliore definizione delle linee delle xilografie in legno o in linoleum. Nastasio rapporta con fedeltà ciascun disegno ad un preciso testo biblico, che talvolta trascrive nell’opera stessa o ai margini della medesima. Assistiamo così alla genesi dell’opera, al travaglio dell’artista, che è sempre insoddisfatto del risultato del suo lavoro.
Il libro di Giobbe è il primo dei libri sapienziali, un poema con un prologo e un epilogo che si sviluppa in un lungo dialogo tra il protagonista, sofferente per la malattia e le disgrazie provocate da Satana, e i suoi tre amici. Nei quarantadue capitoletti ci si interroga sullo scandalo dell’esistenza del male e la fede in un Dio giusto e misericordioso. Nastasio, che è particolarmente sensibile a questa problematica, che sente in profondità la contraddizione dell’esistenza umana, e il mistero del male, ha dedicato a Giobbe ventotto xilografie nel 2006 elaborate sulla basi di numerosi disegni di cui possiamo presentare una selezione. L’artista pone una premessa rilevando la religiosità di Giobbe Si alzava di buon mattino e offriva un olocausto… (Gb. 1,5), sottolinea che la causa del male non è Dio ma il diavolo Satana si allontanò dal Signore… (Gb. 1, 12), poi evidenzia la contraddizione attraverso le parole della moglie Allora sua moglie disse: "Rimani ancor fermo nella tua integrità? Benedici Dio e muori!" (Gb. 2, 9-10) per concludere che la ragione umana non sa risolvere questo mistero“Fino a quando mi tormenterete e mi opprimerete con le vostre parole?” (Gb. 19-2).
Il lavoro di Nastasio sui centocinquanta Salmi, una raccolta di preghiere composta da diversi autori tra l’XI secolo e il II secolo a.C. che costituiscono l’ossatura portante del breviario, e sono oggetto di lettura in tutte le messe, è in corso d’opera. La mostra espone alcune primizie ad incominciare da un ritratto di Davide, uno degli autori dei Salmi, visto di profilo con la sua cetra. L’artista si sofferma sui temi della vita quotidiana, la famiglia e il lavoro. Vivacissima l’illustrazione del salmo 128 con i due sposi visti frontalmente, lei con una rosa in mano e i tre figli che giocano tra di loro:“La tua sposa come vite feconda….” (Sal. 128, 3). Le due illustrazioni che si riferiscono al lavoro “Quelli che seminano nel pianto, mieteranno nella gioia” (Sal. 126, 5) e “ Viene con gioia colui che porta i suoi covoni” (Sal. 126, 6), ci ricordano le figure dei mesi nelle cattedrali romaniche e gotiche. Ma al di là di questo mondo idilliaco si percepisce anche il male e la violenza che tormentano la vita degli uomini e nel presentare il versetto Io sono per la pace ma, quando parlo, essi sono per la guerra (Sal 120, 7) l’artista ritrae il volto di un uomo che urla di rabbia, mentre una bianca colomba vola via in un cielo di sangue. Nell’universo poetico e realistico di Nastasio anche la natura nella sua bellezza e nella sua forza trova un posto, si veda come viene illustrato il versetto “Quelli che confidano in Dio,sono come il monte Sion, che non vacilla,che è stabile in eterno” ( Sal 125, 1).
Il Qohèlet (o Ecclesiaste) è un breve scritto in dodici capitoletti, dovuto ad un saggio ebreo vissuto verso la fine del III secolo a.C., che contiene una serie di pensieri, senza ordine, sulla condizione umana la cui massima “Vanità delle vanità, tutto è vanità” (Qo, 1,2) è entrata nell’immaginario popolare. Nastasio gli dedica due serie di diciotto xilografie, una su linoleum nel 1980 ed una su legno di tiglio nel 2003. In una di queste xilografie l’Artista rappresenta se stesso in un autoritratto a lato del volto di Cristo della Sindone a commento del versetto “Cerco di capire l’opera di Dio” (Qo, 7, 13). In mostra abbiano diversi disegni preparatori, molto bello l’ultimo “Conclusione: rispetta Dio e osserva i suoi comandamenti… (Qo 12, 13) nel quale l’artista contrappone e raccorda la figura di un angelo ad un gruppo di astanti, un vecchio con a fianco un bambino e una coppia. Le diverse condizioni umane e il senso ultimo dell’esistere: la vita è un soffio, ma volge in alto.
Al Cantico de cantici, un delizioso poemetto in otto capitoletti nei quali si alternano le voci di due innamorati, intramezzate dal coro che rappresenta le figlie di Gerusalemme, l’Artista nel 2008 ha dedicato venticinque xilografie che presenta “Io lo chiamo ‘Il canto di amore del mondo’. È un testo di poco più di mille parole ebraiche, dove la poesia tocca il vertice e l’amore dell’uomo si distingue e si confonde con l’amore di Dio”.[2] In mostra abbiamo alcuni disegni preparatori, ad incominciare da quello per la copertina con i due protagonisti del poemetto, ritratti in seguito in due disegni lei di profilo a commento del versetto Ma una sola è la mia colomba… (Ct. 6, 9) lui di fronte Il suo capo è oro, oro puro…( Ct. 5, 11). Gianfranco Ravasi così commenta queste immagini: “Dietro quell’amore grande, ma finito s’intravvede, però, come ha intuito la tradizione giudaica e cristiana, una scintilla dell’amore infinito. L’amore dei due protagonisti del Cantico, infatti, è rischiarato da una lampada celeste, quella dell’amore eterno di Dio”.[3] Non si tratta si sublimare l’amore umano nell’amore divino, ma di comprendere l’amore umano nell’amore di Dio, che ha creato l’uomo maschio e femmina e a partecipato a loro il dono della creazione, infatti gli sposi “pro-creano”. Questo amore sponsale è stato assunto come simbolo della relazione tra la Chiesa e il Cristo. Ma a questo livello mistico passiamo al Nuovo Testamento, che ci fa comprendere come il diavolo abbia guastato il piano di Dio scatenando nel mondo il male che solo la sofferenza della croce di Cristo può rimediare.
Il Vangelo secondo Giovanni rappresenta l’opera maggiore di Alessandro Nastasio e documenta la capacità di tradurre in segni grafici la sua riflessione teologica, in uno stile primitivo espressionista, che si richiama a Kirchener, Nolde, Hechel . Un artista non commenta, non chiosa, ma interpreta il testo letterario con cui si confronta. In mostra abbiamo non solo il volume contenente le cinquantotto xilografie ma anche alcuni studi preparatori con i quali possono essere confrontate, con la possibilità di percepire come nel processo creativo dell’artista si passi mediante un processo di semplificazione all’astrazione dei tratti essenziali della scena da rappresentare. Questi studi preparatori sono appunti per un’idea da sviluppare, ma già contengono in abbozzo l’intuizione poetica dell’artista, che si realizzerà, precisandosi e definendosi, nell’opera d’arte.
Il volume edito da Marzorati a Milano nel 1969, con il testo integrale in greco, latino, italiano ha una introduzione di Cesare Angelini. L’opera è molto bene strutturata, dopo un Prologo, in cui l’artista con due tavole presenta il Verbo di Dio nella luce trinitaria e san Giovanni Battista che annuncia la missione dell’Agnello, “Ecco l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo” (Gv, 1,29) si sviluppa in due sezioni. La prima sessione presenta i misteri della gioia, dalle nozze di Cana alla moltiplicazione dei pani, e i misteri della lotta, dai ripetuti scontri con i farisei alla resurrezione di Lazzaro, la seconda gli avvenimenti degli ultimi giorni, dalla Passione alla resurrezione. È il vangelo delle relazioni tra le persone, dei colloqui a tu per tu, si pensi a Nicodemo o alla Samaritana, e del dialogo con la folla, si pensi al discorso sul pane di vita o al discorso delle beatitudini. Nastasio analizza questi incontri e questi scontri, insiste sui volti dei protagonisti. Le figure umane riempiono tutto lo spazio rappresentativo, il paesaggio rurale e urbano è appena accennato. All’artista interessa far emergere dalle immagini i sentimenti dei personaggi. Si percepisce che Gesù tratta i suoi discepoli come amici; posa la sua mano sulla spalla di Simone, per incaricarlo del governo della sua chiesa, lascia che la mano di Tommaso penetri suo nel costato, per soddisfare la sua coscienza dubbiosa. Sono soprattutto i gesti a rendere vive queste rappresentazioni, si veda il braccio teso in avanti di Gesù verso gli altri apostoli che domanda a Pietro “Simone di Giovanni, mi ami più di costoro? (Gv, 21,15). Nastasio evita una narrazione contenutistica, quasi ad illustrazione filologica e usa un segno espressivo marcatamente primitivo, grezzo, che quasi deforma la figura umana, alla maniera degli espressionisti tedeschi. I volti e i gesti non sono che un rimando ad una realtà invisibile a cui le immagini che sono solo un simbolo, alludono.
Diciotto grandi disegni riguardanti san Paolo sono stati presentati nel 2009 alla “X Biennale d’Arte Sacra”, ma altri sono depositati nello studio dell’Artista e nel loro insieme sulla base degli Atti degli apostoli possono illustrare la vita dell’apostolo dalla sua presenza alla lapidazione di Stefano al discorso nell’Areopago di Atene, dal naufragio durante il suo trasferimento a Roma e alla sua prigionia, e commentare alcuni punti nodali delle Lettere di san Paolo. In mostra abbiamo una selezione di cinque opere. Il versetto “Saulo assiste col mantello di Stefano alla lapidazione” (Atti, 7,58-60), offre all’Artista l’occasione di costruire una scena coloratissima su due piani, come in certe miniature medioevali, o nei mosaici di Santa Maria Maggiore a Roma. In basso quattro figure aggrediscono con sassi e bastoni il diacono, in alto Paolo. Al centro, custodisce i mantelli, mentre ai lati, inquadrati da un accenno di architettura si possono individuare, in un certo qual senso i mandanti, come per la morte di Cristo, cioè i giudici del tribunale civile e del tribunale ecclesiale; quasi una sacra rappresentazione. Un semplice inchiostro con pochi tratti ritrae l’apostolo a commento del versetto “Fremeva nel suo spirito a vedere la città piena di idoli” (Atti, 16,17).
Di questo percorso iconologico solo un disegno è stato inciso su legno, e potrebbe essere la copertina di una cartella di incisioni, perché nella scena, immaginata dall’artista, l’Apostolo medita sulle tavole della legge ebraica, mentre alle spalle, sulla collina compaiono le tre croci e in lontananza di intravede una barca, segno e simbolo dei suoi viaggi. L’artista ha compreso che bisogna leggere l’Antico Testamento alla luce del Nuovo Testamento, che la riflessione di san Paolo precisa che la legge è necessaria ma non basta, perché non ci si salva con le buone opere, ma con la fede in Cristo, morto e risorto.
Il ciclo si conclude con l’Apocalisse. Abbiamo un solo disegno nel quale Nastasio comprende diversi momenti della visione di san Giovanni: in primo piano “il dragone con sette teste e dieci corna” (Ap. 12,3) sulla spiaggia del mare, pronto per divorare il bambino che la Donna sta per partorire; a fianco l’apostolo che sta per inghiottire il libricino che le mani di un angelo gli porgono “e sarà amaro al tuo stomaco, ma dolce come il miele nella bocca” (Ap. 10,9); in alto, sopra l’azzurro delle nubi “il figlio di lei rapito verso Dio” (Ap. 12,5). L ’Artista scompone e ricompone i frammenti delle Scritture che hanno colpito la sua immaginazione creatrice. Con lo stesso criterio nel 1985 aveva disegnato sette oli su tela di grandi dimensioni, uno per ciascuna delle sette chiese, fondate da san Giovanni: Efeso (Ap. 2,1-7), Smirne (Ap. 2,8-11), Pergamo (Ap. 2,12-17), Tiatira (Ap. 2,18-29), Sardi (Ap. 3,1-6), Filadelfia (Ap. 3,7-13), Laodicea (Ap. 3,14-22).
È significativo riscontrare il rimando tra i primi capitoli della Genesi e il tema centrale dell’Apocalisse cioè la “donna”, Eva, che si lascia sedurre da Satana, e Maria, che trionfa sul dragone e genera nella sua carne il Verbo di Dio, che morendo in croce salva l’umanità. L’artista esprime questo messaggio titolando l’olio dedicato alla chiesa di Efeso: “Maria che contiene l’Incontenibile”; e come scrive Nazzareno d’Errico “Il sipario non è chiuso per sempre, la fede nella seconda venuta del Cristo colora di speranza l’esistenza dell’artista, che scorge cieli nuovi e terre nuove oltre il muro nero della storia”

[1] M. Marchiando Pacchiola, Il sacro nell’arte di Alessandro Nastasio, Museo Diocesano di Pinerolo (Torino) 2011, pp. 68-69

[2] Ivi pag, 92

[3] Ivi pag, 93

martedì 5 aprile 2011

L’artista come Rishi

Comunicato stampa

Frutto della sinergia tra il Museo d’Arte Orientale “Giuseppe Tucci”, Sala 1 - Centro Internazionale d’Arte Contemporanea, Bibliothè - Bhagavat Atheneum e l’associazione ASIA, la mostra L’artista come Rishi si interroga sulla rappresentazione del “sacro” nell’arte contemporanea, indagando relazioni e compatibilità tra esperienza artistica e conoscenza ultrasensibile; convergenza tra pensiero occidentale e orientale alla luce di una “metafisica unitaria”, ora di matrice laica ora religiosa, che come una corrente invisibile attraversando ogni civiltà e a distanza di molti secoli, ancora oggi ispira l’uomo nel suo desiderio di evoluzione.
L’artista come il Rishi, il veggente della tradizione vedica, può accedere a un mondo non confinato nei limiti percettivi dei sensi e della mente, ma quale gradazione ininterrotta di “piani segreti”: dall’Uno al Tutto, dalle tenebre alla luce, dal microcosmo al macrocosmo.
L’esposizione L’artista come Rishi presenta le opere di Andrea Aquilanti, Minou Amirsolemaini, Enzo Barchi, Alighiero Boetti, Trina Boyer, Alessandro Cannistrà, Rupa Chordia, Stefano Cioffi, Bruno Ceccobelli, Laura Cionci, Gino De Dominicis, Baldo Diodato, Nyima Dhondup/Livia Liverani, Davide Orlandi Dormino, Stefania Fabrizi, Maimuna Feroze Nana, Gonkar Gyatso, Uemon Ikeda, Emilio Leofreddi, Massimo Livadiotti, Patrizia Molinari, Simona Morgantini, Melina Nicolaides, Anna Onesti, Luigi Ontani, Franco Ottavianelli, Anna Paparatti, Alberto Parres, Paola Parlato, Ketna Patel, Drugu Chegysal Rinpoche, Jack Sal, Samagra (Anna Maria Colucci), Silvia Serenari, Sodhon, Silvia Stucky, Naoya Takahara, Tarshito.
Artisti selezionati dagli anni Settanta alla contemporaneità più recente, diversi per provenienza geografico-culturale (dall’occidente all’estremo oriente), generazione, stile e linguaggio, le cui opere in prevalenza figurative affiancano altre, aniconiche. Un gioco di rimandi e attraversamenti che innesca inediti confronti tra culture; genera impercettibili legami fra creazioni di artisti accomunati dal medesimo fil rouge: il misticismo come terreno comune di tutte le religioni in ogni epoca della storia o la filosofia vissuta non come arido esercizio intellettuale, ma in quanto motore del processo creativo.

Titolo mostra: L’artista come Rishi
Da un’ idea: di Lori Adragna ed Enzo Barchi
A cura di: Lori Adragna e Mary Angela Schroth, in collaborazione con Museo Nazionale d'Arte Orientale 'Giuseppe Tucci' (Massimiliano Polichetti, Centro Internazionale d’Arte Contemporanea - Sala 1 (Emanuela Termine e Barbara Santamato), Bibliothè Bhaktivedanta, associazione ASIA (Valeria Donati)
Coordinamento: Manuela De Leonardis
Sedi: Roma, Palazzo Brancaccio, Museo Nazionale d'Arte Orientale 'Giuseppe Tucci'
Sala 1 - Centro Internazionale d’Arte Contemporanea
Bhagavat Atheneum - Bhaktivedanta Cultural & Educational Library - Bibliothè
Periodo: dal 5 maggio al 7 giugno 2011
Vernissage: giovedì 5 maggio 2011, MNAO ore 18 e Sala 1 ore 19
martedì 10 maggio 2011, Bibliothè ore 18
Catalogo De Luca Editore con contributi di: Lori Adragna, Achille Bonito Oliva, Manuela De Leonardis, Valeria Donati, Massimo Gigliotti, Iacopo Nuti, Francesca Pietracci, Massimiliano Polichetti, Barbara Santamato, Mary Angela Schroth, Emanuela Termine. Poesie di Satsvarupa das Goswami.

venerdì 29 ottobre 2010

Salerno: alla (ri)scoperta di una collezione sacra

di Gianmatteo Funicelli

Nella cornice medievale del Museo Diocesano di Salerno, sino al 29 Dicembre 2010, la Soprintendenza BSAE di Salerno e Avellino riporta in luce un gruppo di tele dipinte mai esposte sinora. Sono i frutti di un ampio capitolo di arte sacra (sino ad oggi sconosciuti al pubblico) che, dopo accurate indagini diagnostiche e relativi restauri, riemergono dai depositi del museo del duomo per essere visitati, ogni mercoledì e venerdì dalle ore 9.00 alle 13.00, in tutto il loro fascino sino ad oggi sconosciuto a gran parte del pubblico. Sono ventisei le opere a carattere religioso che costituiscono l’ingente collezione della nobile famiglia Ruggi d’Aragona donata alla cattedrale salernitana dal suo ultimo erede, il generoso marchese Giovanni. La preziosa quadreria denuncia una storia museografica più che travagliata: la donazione del nobile all’Arcivescovado risale al Luglio 1870. Nel 1929 la raccolta viene poi ricordata in uno scritto come giacente nella sacrestia del Duomo salernitano e comprovata dalla presenza di ventotto tele dipinte. Nei successivi anni ’30, in occasione dei rifacimenti e restauri del complesso della cattedrale, i dipinti furono da lì rimossi, per essere integrati nella ex sede del museo annessa al Duomo, e trasferiti successivamente nel nascente Museo Diocesano, sino a formare il primo nucleo della pinacoteca. Dopo essere stati nuovamente archiviati nei depositi, la storiografia, il pubblico, e problematiche varie esiliarono nel dimenticatoio comune l’intera raccolta pittorica. Oggi le opere ritornano ad essere esposte nella nuova veste che le vede reintegrate e rimesse in efficienza grazie alle progressive fasi di restauro a cui sono state sottoposte. La maggior parte delle tele in mostra, sono il frutto di una particolare parentesi del Seicento napoletano accorpata a motivi di matrice barocca. Tematiche religiose, abbracciano storie bibliche e sapori di religiosità di particolare fascino sotto il pennello delle figure artistiche più eccellenti dell’epoca. Si ricordano tra questi Luca Giordano, Giuseppe Ribera, Filippo Vitale, Andrea e Nicola Vaccaro. Un’imperdibile proposta di lettura, un passaggio obbligato per chi ama la storia dell’arte da riscoprire, prima che siano nuovamente richiuse le oscure porte del deposito museale.

NB: La visita alla Collezione Ruggi d’Aragona potrà essere effettuata nei gg. mer. e ven. nel consueto orario di apertura del museo, solo previa prenotazione obbligatoria: tel. prenotazioni 0892758220

Titolo mostra: La Collezione Ruggi d'Aragona: dal restauro all'esposizione
Sede: Museo Diocesano “S. Matteo”, Salerno
Orario: 9.00 - 13.00
Costo del biglietto: gratuito
Telefono: 089239126
Fax: 0892753328

venerdì 26 febbraio 2010

Della donna ...il canto

Comunicato stampa

Riciclart e rivivart sono due termini nuovi ma già diffusi. In che cosa consistono e cosa indicano? Nel riciclare e far rivivere materiali di risulta a fini artistici. L’ambivalenza del mezzo è ambivalenza del fine: non solo si sceglie in questa società dello spreco un uso più sobrio, e quindi più etico, dei rifiuti a fini ecocompatibili, ma soprattutto si lascia un più ampio spazio alla creatività soggettiva. La carta, che è originariamente albero, cioè una delle più belle forme-materie della natura, è lo strumento e il mezzo per Maria Addamiano di fare arte di valore. La manipola, la accartoccia, la plasma fino a darle quell’assetto tale da divenire espressività contemporanea.
Un’invenzione tecnica, un gioco? Mica tanto, o meglio anche questo…ma il risultato finale ed ultimo è pura resa formale moderna.
Gran parte della scultura del XX secolo a partire da Rodin, dominante la visioneimpressionistica della luce-materia, si è andata modificando da statuto della plastica a resa dell’estremo pittoricismo: Alberto Giacometti e Germane Richier ne sono gli interpreti e i testimoni più alti e rappresentativi.
Quel pittoricismo che fa risaltare gli sbattimenti della luce rendendo dolenti o drammatiche le composizioni. Quelle dell’Addamiano sono prevalentemente temi sacri, divenuti ora sofferenza carnale umana nella specificità femminile. Abbandoni, deliqui, macerazioni di fronte ai violenti eventi di questi ultimi decenni che sembrano sancire un ritorno di ferinità. Ma l’occhio dell’artista è quello della “pietas”. Universale…oltre ogni forma storica di religione istituzionalizzata, per essere solo religiosità umana. (Luigi Dello Russo)

“DELLA DONNA …IL CANTO”
Mostra personale della scultrice MARIA ADDAMIANO
ADSUM ARTECONTEMPORANEA (Palazzo della Meridiana)
via Marconi 3/5 70038 TERLIZZI
DAL 5 al 20 MARZO 2010
INAUGURAZIONE: VENERDI’ 5 MARZO 2010 ore 19.30
Performance musicale di : Marta Binetti (oboe) – Vincenzo Lisena (piano)
Art director : MARIA BONADUCE e GIOVANNI MORGESE
Critico e storico dell’arte: LUIGI DELLO RUSSO
Grafico design: RAFFAELE PORFILIO
Segreteria organizzativa : ANNAMARIA DE SCISCIOLO

giovedì 12 novembre 2009

Il Potere e la Grazia. I Santi Patroni d’Europa

Comunicato stampa

Dall’8 ottobre al 31 gennaio 2010, Palazzo Venezia dispiega il racconto dell’affascinante e complesso intreccio tra la storia dell’Europa e dei suoi popoli e duemila anni di storia della santità cristiana in una rassegna a cura di Don Alessio Geretti del Comitato di San Floriano.
Cento opere di artisti come van Eyck, Memling, Mantegna, Del Sarto, van Dyck, Tiziano, Veronese, El Greco, Guercino, Caravaggio, Murillo, Tiepolo, provenienti dai maggiori musei europei, daranno la percezione di sfogliare un antico codice istoriato da miniature d’eccezione, compiendo di stagione in stagione un vero e proprio viaggio nel tempo, nella cultura e nella storia sociale e politica d’Occidente.
La mostra è stata inaugurata il 7 ottobre dal Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, e dall’On Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio.
Tra tavole medioevali e dipinti imponenti, preziosi diademi e codici miniati, i capolavori dell’arte da un lato presentano conversioni e persecuzioni, battesimi e battaglie che hanno congiunto la vicenda dei popoli europei al cristianesimo, e dall’altro dischiudono le porte regali di una ideale iconostasi, confine dove si congiungono fede e bellezza, visibile e invisibile, temporale e spirituale.
Promossa dal Governo italiano, tramite l’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, e dalla Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa, la mostra, curata da Don Alessio Geretti, nasce dalla collaborazione tra il Comitato di San Floriano – istituzione culturale e religiosa del Friuli Venezia Giulia, che propone annuali mostre d’arte sacra di rilievo nazionale ad Illegio, in Carnia – ed il Polo Museale della città di Roma, ed è organizzata da MondoMostre, protagonista della riuscitissima monografica su Sebastiano del Piombo e delle dieci grandi mostre della Galleria Borghese.
L’Europa è posta sotto la protezione di sei santi patroni, scelti tra i principali protagonisti della sua evangelizzazione, tra primo e secondo millennio dell’era cristiana, emblematici per l’impronta che lasciarono nella storia dei popoli latini, nordici e slavi e per la sintesi di valori culturali e religiosi che lasciarono in eredità.
Ogni singolo Stato europeo, peraltro, ha i suoi santi patroni, talora acclamati dalla devozione popolare ed immortalati per le opere di carità di intramontabile valore compiute, talvolta eletti dal potere politico o celebrati da élites di intellettuali ed artisti, o ancora impugnati come vessilli e catalizzatori dell’identità nazionale nell’epoca del sorgere degli Stati nazionali o dei movimenti per l’indipendenza ottocenteschi.
Testimoni del fatto che l’Europa è molteplice, nel segno delle identità e delle autonomie che la compongono da sempre, ma anche una, quanto ai fondamenti culturali della sua civiltà, i settanta santi patroni dei diversi popoli europei hanno ispirato nei secoli le migliori espressioni delle arti, della liturgia, della mistica e della religiosità popolare: è a tutto ciò che la mostra di Palazzo Venezia vuole rendere omaggio, invitando a scoprire con eleganti accenni – opere scelte per indicare percorsi di agiografia, storia sociale e politica, evoluzione della vita religiosa – un patrimonio ricchissimo.
Questa novella Legenda Aurea, sontuosamente illustrata nella mostra romana, consentirà di cogliere in controluce sulla mappa dell’Occidente la filigrana del rapporto tra Chiesa e comunità politica: un rapporto decisivo e complesso per spiegare da dove provengano all’Europa molte delle sue conquiste e delle sue grandezze.
In ultima analisi, questa esposizione si propone di affrontare e dare un contributo per sciogliere i più delicati nodi del dibattito culturale contemporaneo – le questioni delle identità, della laicità, delle civiltà e delle religioni – non con la fatica di ragionamenti serrati ma con il fascino del bello, attraverso cui intuire le soluzioni incarnate nella vita dei più santi degli europei e dei più europei dei santi.
Originata dalla chiara ispirazione religiosa del suo curatore, la mostra può essere fruita anche con un’ottica laica, come esercizio per l’approfondimento e lo studio delle radici storiche e culturali dell’Europa e delle società di molti Paesi europei.
La rassegna a Palazzo Venezia comprende capolavori dei massimi geni dell’arte di tutti i tempi: dalle Stigmate di San Francesco del van Eyck della Galleria Sabauda di Torino, al Martirio di San Pietro di Guercino dalla Galleria Estense, dal San Giovanni Battista di Caravaggio dalla Galleria Corsini, al San Luigi IX di El Greco dal Louvre, da L'Imperatore Teodosio e Sant'Ambrogio alla Cattedrale di Milano di van Dyck dalla National Gallery di Londra al San Giorgio del Mantegna o al San Giovanni Battista di Tiziano, entrambi in prestito dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia, dal San Giacomo vittorioso di Tiepolo da Budapest all’Immacolata Concezione del Murillo dal Prado di Madrid.
Una collezione di tesori assoluti, raccolti dal filo conduttore dell’intreccio fra potere, religione e arte.

Informazioni Evento:
Data Inizio:08 ottobre 2009
Data Fine: 31 gennaio 2010
Luogo: Roma, Palazzo Venezia
Orario: tutti i giorni: dalle 10 alle 20; venerdì e sabato dalle 10 alle 22; chiuso lunedì

Immagine: Andrea del Sarto, San Giovanni Battista (1521). Tavola, 94 x 68 cm, Firenze, Palazzo Pitti - Galleria Palatina

venerdì 10 aprile 2009

Arte sacra antica e contemporanea

Comunicato stampa

Sabato 11 aprile alle ore 9.00 presso il Convento di Sant’Antonio ad Oppido Lucano si terrà la conferenza stampa di presentazione della manifestazione “Arte sacra antica e contemporanea” organizzata dall’Associazione Culturale Artitudo, in collaborazione con i Padri Francescani del Convento di Sant’ Antonio di Oppido Lucano e la Cineteca Lucana.
La manifestazione sarà inaugurata il giorno 16 Aprile alle ore 19.00 con la mostra di Arte Contemporanea dell’artista romano Federico Cozzucoli intitolata "Il dialogo". Allestito nel meraviglioso contesto del Convento di Sant’Antonio a Oppido Lucano, il progetto della mostra prevede che le opere del Cozzucoli dialoghino con gli affreschi del 1548 di Giovanni Todisco da Abriola. Verrà inoltre redatto un catalogo critico a cura di Erica Olmetto.
Contestualmente sarà allestita una Mostra di Arte Sacra a cura della Cineteca Lucana che ripercorre i passi più significativi che la Chiesa ha compiuto per diffondere la Dottrina Cristiana. L’intera manifestazione si svolgerà dal 16 Aprile al 9 Maggio 2009 a Oppido Lucano con l’intento di valorizzare la presenza dei Padri Francescani che quest’anno festeggiano l’ottocentesimo anno dalle origini dell’Ordine e della loro presenza ad Oppido fin dal 1482. L’evento vuole inoltre essere un’occasione per celebrare l’arte sacra “antica” presente in tante chiese e conventi della Basilicata mettendola a confronto con le opere di arte sacra contemporanea. A questo scopo è stato bandito un Concorso dal titolo “L’arte sacra secondo me”, che vedrà impegnati nella produzione di elaborati i giovani delle Scuole Medie Inferiori ed Elementari di Oppido Lucano e dei paesi in cui il Todisco ha operato: Abriola (paese natìo), Anzi, Laurenzana, Cancellara, Avigliano e Rivello. Sempre il 16 aprile è prevista anche la premiazione delle opere vincitrici.
Dal testo critico in catalogo a cura di Erica Olmetto: ”Grazie all’arte il ruolo dell’artista (F.Cozzucoli) in questo contesto diventa funzionale alla propria poetica ma anche al luogo sacro in cui si accinge ad operare, offrendo dal punto di vista artistico e culturale momenti di riflessione verso temi di importanza storica e contemporanea. L’installazione delle opere, realizzate con tecnica mista e spesso con l’ausilio della fotografia e della pittura, segue la successione delle stanze dove si trovano gli affreschi di Giovanni Todisco da Abriola, costruendo in sequenza un percorso narrativo di integrazione e rafforzamento in chiave contemporanea delle immagini preesistenti e del loro significato religioso”. La manifestazione si terrà anche grazie allo sponsor della BCC - Banca di Credito Cooperativo di Oppido Lucano e Ripacandida.

Associazione Culturale Artitudo - Vico Mignogna, 1 - 85100 Potenza Tel.348 3790734.
Email: info@artitudo.it - www.artitudo.it
Convento Sant’Antonio - Oppido Lucano Tel.0971 748183.