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martedì 19 aprile 2011

Julian Schnabel a Venezia

Comunicato stampa

Dal 4 giugno al 27 novembre 2011 il Museo Correr di Venezia dedica un’importante rassegna a Julian Schnabel, celebre artista newyorkese dal poliedrico spirito creativo.
La mostra “Permanently Becoming. Julian Schnabel and the Architecture of seeing” è prodotta e organizzata da Arthemisia Group in collaborazione con la Fondazione Musei Civici di Venezia e realizzata grazie al fondamentale contributo di Maybach, main sponsor dell’evento, e di BNL Gruppo BNP Paribas.
Il percorso espositivo, a cura di Norman Rosenthal, presenta oltre quaranta opere che ripercorrono la carriera artistica di Julian Schnabel dagli Anni ‘70 ad oggi offrendo l’opportunità di ammirare dipinti e sculture di un grande creativo considerato un fenomeno americano a tutto tondo. La retrospettiva illustra la sua poetica fortemente ispirata a Jackson Pollock e Cy Twombly, ma basata anche sulla tradizione europea e mediterranea che ricorda lo stile dei vecchi maestri spagnoli e italiani - come El Greco e Tintoretto - e che interpreta rimandi letterari e culturali, antichi e moderni da Omero a Eschilo, all’arte dei grandi maestri, da Giotto a Goya, da Antoni Gaudí a Pablo Picasso.
Pittore, scultore e regista di fama internazionale, Julian Schnabel si contraddistingue per la sua stupefacente capacità metamorfica e la travolgente forza espressiva che comunica attraverso le sue opere. Un talento nato dalla pittura che lo porta a sondare più campi artistici e a cimentarsi nel mondo del cinema dove riesce come ottimo regista con i film Basquiat del 1996, Prima che sia notte del 2000 (vincitore del premio Grand Jury al Festival del Cinema di Venezia), Lo Scafandro e la Farfalla del 2007 (vincitore del premio per il miglior regista al Festival di Cannes). La produzione cinematografica di Schnabel è strettamente correlata alla sua produzione artistica al punto che i suoi film possono essere considerati un naturale proseguimento della sua vena pittorica.
Solitamente noto come il pittore dei plate paintings, Schnabel in realtà ha utilizzato una serie infinita di supporti e materiali variegati per la realizzazione delle sue opere passando dal velluto alla tela cerata, da pezzi di legno provenienti da tutto il mondo a vele, fotografie, tappeti, teloni e in generale a qualunque superficie piatta che ispiri i suoi processi creativi.
Verso la fine degli Anni ‘80 Schnabel cominicia a prediligere formati di grandi dimensioni per le sue opere. Tale maestosità, benché a volte letta dalla critica come un mero tentativo di impressionare lo spettatore, nasce in realtà dalla volontà dell’artista di creare un collegamento con gli imponenti dipinti del passato commissionati dallo Stato o dalla Chiesa e con i “big paintings” dell’America del Dopo Guerra.
In mostra, tra le opere più significative, “Painting for Malik Joyeux and Bernardo” del 2006, “The Sea” del 1981, “St. Francis in Ecstasy” del 1980, Portrait of Rula” del 2010, "Arrowhead (Bez)” del 2010 e The Atlas Mountains” del 2008.

Titolo mostra: Julian Schnabel. Permanently becoming and the architecture of seeing
A cura di: Norman Rosenthal
Sede: Venezia, Museo Correr
Date: 4 giugno - 27 novembre 2011
Orari: tutti i giorni 10.00 - 19.00 (la biglietteria chiude alle 18.00)
Catalogo: Skira

giovedì 30 settembre 2010

Čiurlionis. Un viaggio esoterico

Comunicato stampa

Palazzo Reale di Milano e la Fondazione Antonio Mazzotta consolidano la loro tradizionale collaborazione esplorando ancora una volta il nuovo: si tratta della prima mostra italiana di Mikolaius Konstantinas Čiurlionis. Saranno esposte 79 tempere e pastelli su tela o cartoncino del maestro, oltre a 30 acquarelli, chine e disegni, 24 fotografie e molti documenti (tra cui una raccolta di lettere inedite) provenienti da un tempio segreto dell’arte moderna: il Museo Nazionale di Belle Arti di Kaunas, in Lituania. Sarà inoltre presentato, per la prima volta dopo il 1910, l’Andante, il secondo dei tre quadri che costituiscono nel loro insieme la Sonata delle piramidi del 1908, recentemente ritrovato dopo anni di ricerche e acquistato da Osvaldas Daugelis per il museo che dirige.
La mostra, promossa dal Comune di Milano, è prodotta da Palazzo Reale e dalla Fondazione Antonio Mazzotta. Fortemente voluta dal Governo Lituano, che ha scelto Milano come prima tappa di un progetto itinerante che toccherà le principali città del mondo, è stata realizzata grazie alla collaborazione con l’Ambasciata Lituana a Roma, il Consolato Lituano di Milano e ASTIPA (Associazione per lo Sviluppo Tecnologico e l’Innovazione della Pubblica Amministrazione). Wytautas Landsbergis, personalità di spicco del panorama politico della Lituania indipendente, raffinato pianista, grande uomo di cultura ed estimatore dell’attività artistica di Čiurlionis (autore anche di una sua biografia), sarà presente all’inaugurazione.
La rassegna sarà accompagnata da numerosi eventi collaterali per mettere in luce la sfaccettata personalità dell’artista, in particolare il complesso rapporto con la musica, proponendo alcune sue composizioni.
Pittore e musicista, Mikolaius Konstantinas Čiurlionis (1875-1911), considerato nel suo paese uno dei fondatori dell’arte moderna, è praticamente sconosciuto nel resto del mondo, a eccezione della Francia che gli ha dedicato nel 2000-2001 al Musée d’Orsay una prima grande retrospettiva.
La quasi totalità della sua opera, compresi gli spartiti e le lettere, è conservata nel Museo Nazionale di Kaunas, che per la mostra milanese presta i dipinti più importanti e significativi. Sono tutte opere estremamente fragili e difficilmente trasportabili per la deperibilità dei materiali utilizzati (tempera e acquarello, per lo più su carta o cartoncino).
La mostra milanese viene quindi a colmare una lacuna, ma anche a saldare un debito verso un artista straordinario quanto insolito e misterioso per la sua pittura, per la singolarità delle sue visioni, dipinte “furiosamente, dimenticando se stesso, senza concedersi tregua”.
La sua opera, condensata in soli sette anni (1902-1909), influenzò molti pittori a lui contemporanei. Fu apprezzato da Stravinskij, che possedeva un suo dipinto, e dal Premio Nobel per la letteratura Romain Rolland, che nel 1930 ammirò le riproduzioni di suoi quadri sulla rivista russa “Apollon”. A sua volta Vasilij Kandinskij, colpito da alcuni dipinti di Čiurlionis esposti a San Pietroburgo, scrisse nel 1910 all’artista lituano per invitarlo alla mostra della Künstlervereinigung di Monaco. Ma la lettera giunse con tale ritardo che Čiurlionis perse l’occasione di farsi conoscere al di fuori del suo paese.
Solitario dell’arte, divenne leggendario per le sue “visioni d’altri mondi”, che pochi ebbero la fortuna di vedere prima che venissero finalmente mostrate a Berlino durante il Festival d’autunno del 1979. Gabriella Di Milia, autrice di un saggio su Čiurlionis per i “Cahiers” del Centre Pompidou di Parigi nel 1980, convinse l’allora direttore Pontus Hulten a inserire alcune sue opere nella mostra parigina Paris-Moscou 1900-1930, ma non fu possibile esporle poiché già richieste dall’istituzione berlinese.
Una mostra esclusivamente dedicata a Čiurlionis dà finalmente l’opportunità di conoscere in Italia una personalità tra le più affascinanti della storia dell’arte, che precorre l’astrattismo senza tuttavia poter essere interamente collegata ad alcun movimento contemporaneo. Infatti Čiurlionis, non identificandosi con la cultura parigina, portò avanti la tradizione romantica nordica di Caspar David Friedrich, anticipando le liriche invenzioni di Kandinskij, Kupka, Mondrian (nella sua fase iniziale) e altri. Fa dunque parte di una schiera di artisti che, nelle loro visioni dell’origine dell’universo, hanno trovato mezzi espressivi nuovi per trasmettere le emozioni più segrete.
Morto nel 1911, a soli trentasei anni, Čiurlions attraversò la pittura come una cometa, introducendo quelle tonalità velate e intimamente abbaglianti che secondo il filosofo Rudolf Steiner corrispondono alla terza parte costitutiva dell’uomo: lo spirito.
Il catalogo della mostra, pubblicato dalle Edizioni Gabriele Mazzotta, comprende testi di Gabriella Di Milia, Osvaldas Daugelis e Nijolé Adomavičiené (curatore del Museo di Kaunas), già autrice di un’ampia e approfondita biografia dell’artista. Completano il volume ricchi apparati, tra i quali spicca una raccolta di lettere di Čiurlionis per la prima volta tradotte in italiano.

Titolo: Čiurlionis. Un viaggio esoterico
A cura di: Gabriella Di Milia e Osvaldas Daugelis
Sede: Milano, Palazzo Reale (Piazza Duomo 12)
Durata: dal 17 novembre 2010 al 6 febbraio 2011
Inaugurazione: martedì 16 novembre 2010 (su invito)
Orari: lunedì 14.30-19.30; martedì, mercoledì, venerdì, domenica 9.30-19.30; giovedì, sabato 9.30-22.30. La biglietteria chiude un’ora prima.
Biglietto d’ingresso: euro 8,00 intero, 6,00 ridotto - 4,50 ridotto speciale
Catalogo: Edizioni Gabriele Mazzotta

venerdì 16 luglio 2010

Guerrino Tramonti. Ceramiche in terra d'Urbino

Comunicato stampa

Urbino rende omaggio al maestro della ceramica Guerrino Tramonti (Faenza 1915–1992), con una importante mostra retrospettiva presso la Casa natale di Raffaello. Un luogo che rappresenta l'eccellenza dell'arte tout-court, dove l’artista avrebbe certamente avuto piacere di esporre da vivo.
Dopo il successo della manifestazione tenutasi lo scorso anno al Museo di Palazzo Venezia a Roma, la mostra “Guerrino Tramonti. Ceramiche in terra d’Urbino, 1930-1970”, allestita dal 2 al 30 settembre 2010 nelle prestigiose sale espositive della Bottega di Giovanni Santi, testimonia un grande e ulteriore riconoscimento per Tramonti, ceramista, scultore e pittore fra i più affermati in Italia nel XX secolo.
Promossa dall’Accademia Raffaello in Urbino in collaborazione con la Fondazione Guerrino Tramonti in Faenza, che dopo la scomparsa dell’artista ne tutela e custodisce le opere, l’esposizione a cura di Gian Carlo Bojani mette in risalto il periodo più fecondo dell’attività del maestro, tra gli anni Trenta e Sessanta. Un quarantennio caratterizzato da una produzione inesauribile e impetuosa, nota per le sue inconfondibili atmosfere decorative, nell’ambito della quale sono stati riuniti più di sessanta capolavori, tra sculture in terrecotta e ceramiche, in particolare maioliche e grès porcellanato.
Il corpus centrale dell’esposizione è inoltre arricchito da alcuni tra i suoi numerosi dipinti, per una indicazione di confronto con il segno pittorico, che sarà invece interesse prevalente dell’artista negli anni successivi al 1970.
Guerrino Tramonti è artefice di qualità fin dagli anni giovanili; esce dalla Regia Scuola di Ceramica di Faenza, dove impara a conoscere i colori dal maestro faentino Anselmo Bucci, e dove lo scultore Domenico Rambelli, tra gli insegnati, diventa punto di riferimento per il suo futuro artistico. Inizia ad esporre dall’età di quindici anni e, già vincitore di numerosi premi d’arte, approda negli ambienti artistico-culturali della capitale negli anni Quaranta. Fino agli anni Cinquanta, rimane sodale dell'ambiente romano più qualificato, con personalità come Libero De Libero, Leonardo Sinisgalli, il principe Massimo, e l'editore d'arte De Luca che nel 1956 pubblica la sua monografia, nella collana “Artisti d’oggi”.
Dopo i primi studi scolastici, Tramonti ha sempre condotto la sua ricerca creativa da autodidatta, fuori dai canoni accademici, allargando i suoi orizzonti alla scultura e alla pittura, in linea con il clima di “sintesi delle arti” dell’epoca. Ed è per altro nota l’assidua frequentazione di artisti come Arturo Martini, conosciuto in Liguria nel 1938 - quando lavora presso la manifattura “La Casa d’Arte Agnino & Barile” di Albisola - , Filippo de Pisis a Venezia, dove vive dal 1944 al 1947, e Franco Gentilini, amico d’infanzia a Faenza e poi rincontrato a Roma. Tramonti si dedica alacremente e instancabilmente al suo lavoro per tutta la vita e raggiunge una compiutezza espressiva assolutamente unica e personale che, apprezzata da subito dalla critica e consacrata dall’interminabile quantità di mostre e rassegne collettive e personali, gode a tutt’oggi di fama internazionale.
Il percorso della mostra in terra di Urbino, propone le opere più rappresentative dei quattro periodi fondamentali della carriera artistica di Guerrino Tramonti, suddivise nelle sale espositive della Bottega Giovanni Santi nella Casa di Raffaello.
Il primo periodo è quello delle opere a tutto tondo, risalente agli anni Trenta e Quaranta, sotto l'influenza di Arturo Martini e nel clima novecentesco della ripresa archeologizzante, soprattutto d'impronta etrusca, come dimostrano il bronzo Cantilena (1940-44) e significative sculture in terracotta smaltata e dipinta.
Il secondo periodo, risalente al secondo dopoguerra, si manifesta invece nel duplice aspetto di rivestimenti a lustro – in cui a Faenza c'era il grande exploit di maestri come Pietro Melandri e Riccardo Gatti – e nella creazione di maioliche a grossi spessori di smalti, con decorazioni e forme di gusto "primitivo", sull’esempio del maestro Guido Gambone, esaltato da Tramonti come il massimo ceramista del XX secolo.
Si trovano qui esposti i bellissimi vassoi, definiti dalla critica “antichissimi e moderni allo stesso tempo”, che Tramonti realizza con semplici colori – azzurro, giallo, rosso, bianco - e sempre in stretto legame con le ragioni naturali per cui l’arte della ceramica è nata. I suoi piatti e vassoi si possono attaccare ai muri, ma si possono tranquillamente impiegare per l’uso domestico o tenere sul tavolo fra i libri, riconducendoli così al loro uso originario. In questa sala si possono inoltre ammirare due opere rarissime: due ciotole in terracotta decorata a firma dell’amico Franco Gentilini, eseguite dalla bottega Tramonti.
La terza fase del percorso artistico di Tramonti è legata alla sperimentazione da lui avviata alla Scuola d’Arte Francesco Antonio Grue di Castelli, nei primi anni Cinquanta, con una nuova figurazione sulla linea dalle iconografie del Neocubismo, Astrattismo e Primitivismo. Ricerca che porta alla realizzazione presso la scuola di un soffitto composto da 356 tavelle maiolicate con decorazioni policrome. Opera presentata e premiata alla Decima Triennale di Milano nel 1954, che costituisce la versione contemporanea della cosiddetta “Sistina della ceramica”, il seicentesco soffitto maiolicato della Chiesa di San Donato di Castelli d’Abruzzo.
Questo periodo è rappresentato in mostra dai grandi dischi decorativi, invetriati con craquelures, tra cui spiccano la bella Donna con pera (1969-76) e geometriche nature morte. Come sostiene il curatore Bojani: “Sono ceramiche ove si ripresentano quei richiami dell’arcaismo mediato collegatisi stavolta anche alle semplificazioni compositive di un Pablo Picasso, e in un’ottica di riduzione post-cubista rivolta all’alto “decorativismo” di un Gorge Braque. Ma in questa mimesi primitivista dai suddetti maestri, Tramonti ben presto fa confluire l’arcaismo della pittura medioevale catalana, da un viaggio epifanico che in quegli anni compiva in Barcellona assieme a Franco Gentilini. Di allora – ad iniziare dal 1953 – è l’ideazione delle prime grandi forme circolari (…) con l’annullamento di ogni suggestione prospettica e quegli espressionisti tocchi di rosso alle guance, assieme – e qui è una soluzione della tecnica che trasmuta in linguaggio estetico – a quella grossa invetriatura cavillata che fa assumere alla ceramica inedite valenze illusionistiche come figure galleggianti in un acquario, con suggestioni da mosaici bizantini, da vetrate gotiche, da smalti “cloisonnés”.
In ultimo, vediamo esposte le raffinate ceramiche che richiamano l’arte orientale di Cina, Corea e Giappone, ma che venivano rivissute con il purismo formale del design molto in voga fra gli anni Sessanta e Settanta in Europa. Un’essenzialità che ha portato Tramonti a scegliere il grès, materia orientale i cui risultati non dipendono soltanto dalla cottura ad elevata temperatura, ma anche dall’impasto. Definito “porcellana tenera” il Grès si presta al felice connubio di forma e colore. “Quando faccio una forma – dice l’artista – io penso a una scultura”. Sono opere costruite tutte in blocco e per ogni forma sono scelti gli smalti adatti: i veri colori del grès ovvero il bianco, il bruno piombo (detto nero), il bleu, il verde e la gamma dei cinesi.
Nel soppalco che affaccia sulla seconda sala del percorso espositivo, si trovano allestiti, a corredo, alcuni dei dipinti a cui Tramonti si dedica dagli anni Settanta in avanti. Dopo gli innumerevoli successi ottenuti con le arti del fuoco, l’artista decide infatti di abbandonare la ceramica, in particolare le tecniche ad alta temperatura, perché riteneva “di non poter andare oltre a quello che avev(a) raggiunto”. Le composizioni pittoriche sono da ammirare accostate alla sua produzione di ceramista poiché in esse ritornano le sue più celebri iconografie, tra “arcaismi”, elementi di post-cubismo e surrealismo, oltre a rapporti cromatici e forme plastiche ispirati a Fernand Leger, che egli aveva ammirato in Costa Azzurra.
La mostra riassume dunque al meglio l’interpretazione materica e policroma di Guerrino Tramonti che si impone sempre con forza, mostrando una personalità espressiva decisa a superare il passato e a rappresentare la contemporaneità con una impronta mediterranea graffiante e raffinata più che mai attuale.
Così scriveva l’amico Enzo Tortora in occasione della mostra alla Galleria Mariani di Ravenna nel 1974: “Tramonti ha trovato una sua sigla inconfondibile, dopo una ricerca accanita: poche volte m’è capitato in sorte di assistere, da “dietro le quinte” al travaglio di un’opera di pittura. Ora che lo conosco, fiuterei i suoi quadri tra mille: c’è dentro fino al collo. I suoi gatti, le sue nuvole, le sue forme che s’alzano in un volo nuovo, liberatorio: aquiloni che si portano dietro anni ed anni d’esperienze vissute fino alla crudeltà con se stesso. Come quella, estrema, di firmare “Tramonti” il lavoro di un pittore che “sorge”. O che risorge, se volete. Ma che, comunque, durerà”.
Catalogo a cura di Gian Carlo Bojani con introduzione del Presidente dell’Accademia Raffaello, Giorgio Cerboni Baiardi e un testo critico di Anna Cerboni Baiardi, docente all'Istituto di Storia dell'Arte dell'Università Statale di Urbino.

Titolo: Guerrino Tramonti. Ceramiche in terra d'Urbino, 1930-1970
Sede: Casa natale di Raffaello, Bottega Giovanni Santi
Via Raffaello, 57 - 61029 Urbino (PU)
Date: 2 - 30 settembre 2010
Mostra e catalogo a cura di: Gian Carlo Bojani
Promossa da: Accademia Raffaello - Urbino
Fondazione Guerrino Tramonti - Faenza
Orari: dal lunedì al sabato 9,00 - 12,30 / 15,00 - 18,30
domenica: 10,00 - 12,30
Ingresso gratuito
Informazioni:
Casa natale di Raffaello - Museo T 0722 320105
Fondazione Guerrino Tramonti M 392 3011196
www.accademiaraffaello.it
www.tramontiguerrino.it
Ufficio Stampa
Arthemisia Group
Alessandra Zanchi M +39 349 5691710 - az@arthemisia.it
Adele Delle Sala T +39 0721 370956 - ads@arthemisia.it
press@arthemisia.it

venerdì 5 marzo 2010

Montemurro. Maria Padula. Il paesaggio

Comunicato stampa

Nell’ambito delle manifestazioni promosse dal Ministero per i beni e le attività culturali per la ricorrenza dell’8 marzo, Festa della Donna, la Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici della Basilicata, in collaborazione con il Comune di Montemurro, la Pro loco, l’Istituto comprensivo “Domenico Robilotta”, la Fondazione “Leonardo Sinisgalli”, l’Associazione Culturale “Bellivergari” e la famiglia Leone, ha realizzato la mostra: “Montemurro Maria Padula Il paesaggio”, dedicata a Maria Padula, pittrice e scrittrice lucana contemporanea, e al suo rapporto con il paese d’origine e il paesaggio della Basilicata.
Personaggio di rilievo nel panorama culturale del Novecento, non solo regionale ma nazionale, Maria Padula ha ricevuto numerosi e importanti riconoscimenti per il suo impegno nelle battaglie per il riscatto della condizione femminile e l’indiscusso contributo allo sviluppo dell’arte nella società contemporanea “costituendo un punto di riferimento per le arti, le lettere, le scienze” (Premio internazionale “Olimpus” indetto dal Corriere di Roma e assegnato, postumo, in Campidoglio il 22 maggio 1988).
La mostra vuole essere un omaggio alla donna e all’artista, al suo lavoro e alla sua militanza politica e sociale, al ruolo fondamentale svolto nel processo di crescita culturale e sociale della Regione e alla sua instancabile attività artistica con cui ha saputo narrare, attraverso la pittura e le parole, la bellezza e l’unicità del paesaggio lucano.
In esposizione opere di Maria Padula e fotografie degli operatori della Soprintendenza, ispirate agli scorci più significativi del centro storico di Montemurro e al paesaggio circostante.
La mostra, a cura di Tonino Garzia e Antonio Rosa, con la direzione e il coordinamento di Attilio Maurano e le fotografie di Michele Mauro e Francesco Pentasuglia, sarà inaugurata presso il Museo Archeologico Provinciale - Via Ciccotti - Potenza, sabato 6 marzo 2010 alle ore 17.30.

Mostra: Montemurro. Maria Padula. Il paesaggio
Sede: Museo Archeologico Provinciale - Via Ciccotti 85100 Potenza
Date: 6 marzo - 5 aprile 2010
Inaugurazione: sabato 6 marzo 2010, ore 17.30

martedì 26 gennaio 2010

Renato Birolli. Necropoli e paesaggio adriatico

Comunicato stampa

La direzione della Galleria d’arte moderna e contemporanea di San Marino, la cattedra di Storia dell’arte contemporanea del Dipartimento di Storia dell’arte della musica e dello spettacolo dell’Università degli Studi di Milano, l’Archivio Alessandro Bonsanti del Gabinetto G.P. Vieusseux di Firenze, la famiglia Birolli hanno organizzato una esposizione dedicata al lavoro compiuto dal pittore Renato Birolli (1905 - 1959) nell’area marchigiana durante gli anni Cinquanta.
Tale periodo di ricerca e fervida attività – testimoniato dalle aperture internazionali del pittore, dalla sentita partecipazione al dibattito politico e artistico del dopoguerra, dalla ripresa della scrittura di un Taccuino – è rimasto meno frequentato dalla storiografia e dalla letteratura artistica. L’esposizione intende mettere in luce il particolare carattere di questa produzione molto legata ai luoghi, al paesaggio adriatico e al tema della necropoli.
Sono esposti circa 25 dipinti di medio e grande formato e un gruppo di ceramiche oltre a un ricco materiali di documentazione. In mostra vi saranno dei veri capidopera e alcuni dipinti provenienti da musei italiani e stranieri, tra cui Storia di mare (Tramonto della luna) (1953 Olio su tela) della Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino e alcuni sconosciuti al pubblico italiano, come Falce sedia e canestra sull’aia (1952 Olio su tela) proveniente da São Paulo del Brasile ed Estate (n°2), (1954 Olio su tela), proveniente da New York.
Il catalogo oltre a documentare il percorso espositivo si gioverà di una serie di contributi riferiti al lavoro del pittore e alla sua biografia. Il carattere di questi scritti intende avere il vantaggio di una conoscenza diretta delle fonti manoscritte e a stampa conservate presso l’Archivio Rosa e Renato Birolli conservato a Firenze. In particolare sono stati privilegiati ambiti poco noti del lavoro dell’artista come il mosaico, la ceramica e un taccuino di disegni databile al 1950. Inoltre una parte del catalogo è dedicata all’approfondimento di alcune lettere inviate al collezionista Cavellini e a una dettagliata biografia degli anni Cinquanta. I saggi in catalogo sono di Marco Birolli, Viviana Birolli, Zeno Birolli, Giacinta Cavagna di Gualdana, Ilaria De Palma, Gloria Manghetti, Maria Chiara Monaldi, Paolo Rusconi, Claudio Spadoni
Oltre a questi testi saranno pubblicati degli estratti inediti dalla corrispondenza dell’artista e dai suoi scritti. La realizzazione del catalogo sarà seguita da Zeno Birolli sia per l’impaginazione grafica sia per la stampa. Accanto alla mostra saranno previste una serie di manifestazioni collaterali quali conferenze e lezioni e attività didattiche per le scuole.

Renato Birolli. Necropoli e paesaggio adriatico
A cura di Zeno Birolli e Paolo Rusconi
Museo San Francesco (via Basilicius) - Repubblica di San Marino
14 marzo - 30 giugno 2010
Inaugurazione: sabato 13 marzo ore 17.00
Orario: 9.00 - 17.00 (tutti i giorni)
Ingresso libero
Catalogo edito da Scalpendi
Con testi di Marco Birolli, Viviana Birolli, Zeno Birolli, Giacinta Cavagna di Gualdana, Ilaria De Palma, Gloria Manghetti, Maria Chiara Monaldi, Paolo Rusconi, Claudio Spadoni

martedì 12 gennaio 2010

Renato Birolli. Necropoli e paesaggio adriatico

Comunicato stampa

La direzione della Galleria d’arte moderna e contemporanea di San Marino, la cattedra di Storia dell’arte contemporanea del Dipartimento di Storia dell’arte della musica e dello spettacolo dell’Università degli Studi di Milano, l’Archivio Alessandro Bonsanti del Gabinetto G.P. Vieusseux di Firenze, la famiglia Birolli hanno organizzato una esposizione dedicata al lavoro compiuto dal pittore Renato Birolli (1905-1959) nell’area marchigiana durante gli anni Cinquanta.
Tale periodo di ricerca e fervida attività – testimoniato dalle aperture internazionali del pittore, dalla sentita partecipazione al dibattito politico e artistico del dopoguerra, dalla ripresa della scrittura di un Taccuino – è rimasto meno frequentato dalla storiografia e dalla letteratura artistica. L’esposizione intende mettere in luce il particolare carattere di questa produzione molto legata ai luoghi, al paesaggio adriatico e al tema della necropoli.
Sono esposti circa 25 dipinti di medio e grande formato e un gruppo di ceramiche oltre a un ricco materiali di documentazione. In mostra vi saranno dei veri capidopera e alcuni dipinti provenienti da musei italiani e stranieri, tra cui Storia di mare (Tramonto della luna) (1953 Olio su tela) della Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino e alcuni sconosciuti al pubblico italiano, come Falce sedia e canestra sull’aia (1952 Olio su tela) proveniente da São Paulo del Brasile ed Estate (n°2) (1954 Olio su tela), proveniente da New York.
Il catalogo oltre a documentare il percorso espositivo si gioverà di una serie di contributi riferiti al lavoro del pittore e alla sua biografia. Il carattere di questi scritti intende avere il vantaggio di una conoscenza diretta delle fonti manoscritte e a stampa conservate presso l’Archivio Rosa e Renato Birolli conservato a Firenze. In particolare sono stati privilegiati ambiti poco noti del lavoro dell’artista come il mosaico, la ceramica e un taccuino di disegni databile al 1950. Inoltre una parte del catalogo è dedicata all’approfondimento di alcune lettere inviate al collezionista Cavellini e a una dettagliata biografia degli anni Cinquanta. I saggi in catalogo sono di Marco Birolli, Viviana Birolli, Zeno Birolli, Giacinta Cavagna di Gualdana, Ilaria De Palma, Gloria Manghetti, Maria Chiara Monaldi, Paolo Rusconi, Claudio Spadoni
Oltre a questi testi saranno pubblicati degli estratti inediti dalla corrispondenza dell’artista e dai suoi scritti. La realizzazione del catalogo sarà seguita da Zeno Birolli sia per l’impaginazione grafica sia per la stampa. Accanto alla mostra saranno previste una serie di manifestazioni collaterali quali conferenze e lezioni e attività didattiche per le scuole.

Renato Birolli. Necropoli e paesaggio adriatico
A cura di Zeno Birolli e Paolo Rusconi
Museo San Francesco, Via Basilicius, Repubblica di San Marino
14 marzo - 30 giugno 2010
Inaugurazione: sabato 13 marzo, ore 17.00
Orario: 9.00 - 17.00 (tutti i giorni)
Ingresso libero
Catalogo edito da Scalpendi
Con testi di Marco Birolli, Viviana Birolli, Zeno Birolli, Giacinta Cavagna di Gualdana, Ilaria De Palma, Gloria Manghetti, Maria Chiara Monaldi, Paolo Rusconi, Claudio Spadoni

venerdì 18 dicembre 2009

Enzo Nenci. Il linguaggio della scultura

Comunicato stampa

Inaugura sabato 19 dicembre prossimo, alle ore 17.00 la mostra “Enzo Nenci – Il linguaggio della scultura”, allestita in Galleria d’Arte Moderna Bonzagni dal 19 dicembre 2009 al 7 marzo 2010.

''[...] sentii la necessità di cantare con armonie nuove nelle forme, forme che intendono esprimere l'amore della natura nel dramma universale e umano''.

Sono parole scritte nel 1968 da Enzo Nenci (Mirandola, 1903 - Virgilio, 1972) a proposito di quel gruppo di sue sculture chiamate ''stalagmiti-stalattiti'', leit-motiv, come le definisce Franco Monteforte, ''alla fase piu' matura della sua produzione artistica, quella che si apre subito dopo la seconda guerra mondiale con il trasferimento a Bergamo prima e poi, definitivamente, a Mantova''. E sono parole di un'espressività emotiva e spirituale profonda, cosi' come emozionalmente profonda nei sentimenti e' l'arte di Enzo Nenci, scultore che ha rappresentato una figura artistica di fondamentale importanza in Italia negli anni che vanno dalla fine della prima guerra mondiale fino al Settanta.
Nato nel 1903 a Mirandola, in provincia di Modena, da padre musicista e madre che era un contessa, nonche' pittrice dilettante, Nenci ha fin da piccolo la possibilità di crescere in un ambiente intellettualmente e culturalmente stimolante e vivace, in una famiglia frequentata da musicisti, letterati, artisti. Vive la sua infanzia a Ferrara, dove si trasferisce nel 1907 e tra il 1925 e il 1928 attraversa un'intensa stagione espositiva che lo vede presente in importanti rassegne nel Ferrarese e, in generale, in Emilia. A questi anni risalgono i primi esempi delle sculture delle ''Madri'', tema che, sviluppato nella famiglia, nel genere umano, proseguirà in tutta la sua produzione.
Nei cenni biografici che riguardano questo artista non possono essere dimenticati gli anni della seconda guerra mondiale, tra il 1941 e il 1945, quando Nenci si impiega come capochimico in diversi stabilimenti ferraresi e della provincia di Rovigo. Ed e' in questo periodo che inizia a delinearsi una sua precisa personale linea stilistica, anche a causa di dolorose esperienze personali (la completa distruzione della sua casa-studio ferrarese durante il bombardamento di Ferrara nel 1943, con la perdita dei suoi lavori e il saccheggio di quello che era sfuggito alla distruzione, nonche' la perdita, durante la guerra, di due amatissimi fratelli) che si intrecciano con la tragedia del conflitto mondiale. Sul finire del 1945 e' a Milano, trasferitosi con la famiglia dai genitori, dove esegue alcuni ritratti per il Cimitero Monumentale, quindi trova casa a Ponte San Pietro (Bergamo) per stabilirsi poi definitivamente alla fine del 1946 a Mantova, condotto in questa città dall'attività professionale che lo porta a impiegarsi in uno zuccherificio mantovano per la bimestrale campagna saccarifera. Ed e' proprio a Mantova che le esperienze dolorose prima citate potenziano ''in lui il senso di quel ''dramma universale umano'' cui ora sente di dover dare una risposta con la propria arte'' (Franco Monteforte).
Il legame con la tradizione che accompagna quasi tutta l'attività di Nenci si legge in primo luogo nelle scelte iconografiche, non molte, che ricorrono in continuazione, la maternità, i lottatori, i ritratti, particolarmente femminili, le adolescenti, gli affetti familiari, soggetti semplici e consueti, carichi tuttavia per Nenci, ma anche per la tradizione scultorea, di valori e echi simbolici.
Parimenti anche le tecniche e i materiali (gesso, terracotta, bronzo) con cui Nenci ama lavorare sono conferma del suo profondo legame con gli aspetti piu' solidi e tradizionali della scultura. In particolare e' proprio la terracotta patinata, trattata con grande mestiere e sensibilità poetica, che Nenci predilige per le sue opere migliori, perche' materia calda e vibrante, densa di echi e di memorie, capace di far vivere i volti, i corpi, la loro interna tensione espressiva.
Infine nelle sue opere spesso si legge un robusto impianto classico, nella solidità formale con cui egli affronta le tematiche scelte e nel dichiarato riferimento vuoi alla tradizione scultorea ellenistica vuoi alla piu' alta tradizione italiana rinascimentale. Le dimensioni delle sculture di Nenci non sono grandi e monumentali, eppure monumentale e' la forza dinamica delle forme, la loro capacità di germinare le une dalle altre secondo direttrici di forze che elevano e slanciano la scultura verso l'alto: nel rinunciare alla monumentalità dell'opera, l'artista sembra quasi rifiutare una destinazione pubblica per piegarsi verso una sfera piu' intima, privata, ricca di quei sentimenti, di quei dolori, di quelle gioie che esprime.

Ingresso libero.
La mostra è visitabile nei seguenti giorni ed orari:
martedì e giovedì, dalle 9.30 – 12.30 e 15.00 – 17.00, apertura solo su prenotazione telefonando ai nn. 051-6843390 / 051-6843334;
venerdì, sabato, domenica e festivi: 10.00 – 13.00 e 15.30 – 18.30.
CHIUSA ogni lunedì e mercoledì.

Immagine: Enzo Nenci, Il ponte, 1947, terra cotta patinata

domenica 13 dicembre 2009

Milena Pavlovic Barilli (1909-1945)

Comunicato stampa

Venerdì 18 dicembre alle ore 19.00 presso il Museo Hendrik Christian Andersen – Via P. Stanislao Mancini – avrà luogo l’inaugurazione della mostra “Milena Pavlovic (1909-1945)”, a cura di Jelica Milojkovic, Galleria Milena Pavlović di Požarevac e Žana Gvozdenović, Museo d`arte contemporanea di Belgrado, realizzata col patrocinio del Ministero della Cultura della Repubblica di Serbia e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali della Repubblica Italiana. La mostra durerà dal 18 dicembre al 31 gennaio 2010.
Nella ricorrenza del centenario della nascita di Milena Pavlović Barilli il Museo Hendrik Christian Andersen ospita un’esposizione dell’artista serbo-italiana a quasi 80 anni dalla sua prima mostra nella capitale.
Per il centenario sono state inaugurate una serie di esposizioni a Belgrado (Galleria dell’Accademia delle Arti e delle Scienze e Istituto Italiano di cultura), a Novi Sad (Galleria Matica Srpska con 14 dipinti della collezione del Museo d’arte contemporanea di Belgrado), Rimini, Roma e Parigi.
A Roma, la mostra ospiterà una selezione di 41 tra oli, tempere e disegni provenienti da un corpus di 894 lavori della pittrice, raccolte dalla Fondazione - Galleria Milena Pavlović Barilli di Požarevac, in Serbia, grazie ad una donazione della madre dell’artista.
A Rimini saranno presentati i suoi disegni di moda nella mostra “Moda nella stanza dell’artista” al Museo della Città, dal 19 dicembre al 24 gennaio.
Infine, a Parigi, nel Centro culturale serbo, il 22 dicembre si aprirà una mostra didattica.

Milena Pavlovic Barilli (1909-1945)
Museo Hendrik Christian Andersen
Via P. Stanislao Mancini, Roma
Durata mostra: 18 dicembre 2009 - 31 gennaio 2010
Inaugurazione: venerdì 18 dicembre 2009, ore 19.00

Immagine: © Proprietà Galleria Milena Pavlović Barilli, Požarevac, Serbia

sabato 5 dicembre 2009

Angelo Fois. I colori della quotidianità

Comunicato stampa

Da giovedì 10 dicembre, fino al 10 gennaio 2010, la Galleria “Il Saggiatore” di Via Margutta, a Roma, torna a proporre il Maestro Angelo Fois (Bosa 1910 - Roma 1988). La retrospettiva raccoglie un nucleo di circa trenta opere ad olio su masonite datate tra la metà degli anni Quaranta e la fine dei Settanta.

“[...] Osservare oggi le opere di questo artista, significa tuffarsi nel passato prossimo della pittura per ritrovarvi l’eco di alcuni tra i più significativi fermenti che hanno connotato il clima culturale, non soltanto capitolino, in un arco di tempo compreso tra le due guerre e buona parte degli anni Sessanta.
Un piacevole balzo indietro negli anni, quindi, è quello suscitato dall’osservazione delle opere che Fois ha realizzato di preferenza su masonite e quasi sempre in formati piuttosto contenuti. Scelta, quest’ultima, non priva di significato perché coerente con la sua presa di distanza dall’idea di una monumentalità evidentemente incompatibile con la dimensione intima e personale di molti dei suoi soggetti più ricorrenti. [...]
Artista introverso, per tutta la sua carriera – iniziata con il suo arrivo a Roma a soli sedici anni, nel 1926 - Fois ha fissato il suo sguardo di pittore su situazioni e cose offerte da una quotidianità priva di clamori, di una semplicità pura, senza furbi ammiccamenti, cercando sempre di cogliere il lato poetico della realtà celato dietro l’apparenza del banale.
Ed è nel particolare approccio con la realtà, fatto di esperienze, contatti diretti, partecipazione emotiva con i fatti priva di mediazioni - caratteristica che questo artista ha espresso e conservato per tutto l’arco della sua esistenza - che si può individuare uno degli elementi più incisivamente connotanti dell’intera sua opera [...]”.
(Andrea Romoli Barberini)

Notizia Biografica – Figlio di calzolaio, sesto di sette fratelli, Angelo Fois sente il richiamo dell’arte sin da ragazzo. Comincia modellando la creta e tracciando i primi schizzi ad acquarello. Lasciata la Sardegna appena sedicenne, viene a Roma, dove frequenta l’Accademia di Belle Arti e perfeziona la sua formazione artistica. Le prime mostre risalgono al 1937. Solidamente inserito nella cultura contemporanea, costruisce un personale mondo poetico nutrito di una magia sospesa in un’aria di quotidianità familiare e privata. Partecipa a importanti rassegne (Biennale e Quadriennale Romana, Mostre di Via Margutta, Maggio della Pittura Romana, Mostra d’Oltremare di Napoli, Arti Figurative di Roma e del Lazio) ricevendo numerosi premi e riconoscimenti. Sue opere sono presenti in numerose collezioni pubbliche e private.

Angelo Fois. I colori della quotidianità
A cura di Andrea Romoli Barberini
Galleria d’Arte “Il Saggiatore”
Via Margutta 83/b, 00187 Roma
Durata: 10 dicembre 2009 - 10 gennaio 2010
Inaugurazione giovedì 10 dicembre, ore 18,30
Ingresso e orario: Dal martedì al sabato, dalle 12,00 alle 19,30.
Aperto nelle domeniche del 13 del 20 dicembre e del 3 gennaio dalle 12 alle 17.30.
Catalogo in galleria

giovedì 5 novembre 2009

Calder. Il ferro, la forma, il moto

di Gianmatteo Funicelli

Mai sinora la capitale romana aveva dedicato una così vasta retrospettiva ad un artista americano che, negli albori del Novecento, per poi proseguire i suoi percorsi artistici nel dopoguerra europeo, fece della scultura un concetto di modernità. È il Palazzo delle Esposizioni di Roma ad accogliere da ottobre 2009 oltre cento opere di Alexander Calder, l’inventore della scultura cinetica, in un unico ed affascinante itinerario artistico atto a descrivere nelle applicazioni del maestro “una solida linea, un puro e sobrio concetto delle forme, ma al contempo un vivace, umoristico ed esuberante valore di plasticità”, così come definì James Sweeney la scultura di Calder in occasione dell’esposizione al Museum of Modern Art di New York del 1943.
Dalla formazione universitaria in ingegneria sino alla più diretta immersione nel mondo delle Avanguardie parigine, negli anni Trenta l’artista statunitense realizza le sue prime creazioni plastiche, che Marcel Duchamp battezzò in “Mobile”; un continuo divenire di forme, materiali, concetti in rivoluzione spaziale, ricercatezza di elementi che prendono atto della materia. La sinergia e la capacità di fondere materia e colore sotto l’armonizzante sfera del ritmo, sono i principali concetti della scultura di Calder, che tende a concretizzare i suoi elementi pratici in un continuo disperdersi teorico di strutture e profili nello spazio strettamente condiviso che lo scultore chiama “universo”, dove la fisicità degli oggetti trova libero sfogo, mentre può muoversi ed incurvarsi così da rendere percepibile all’osservatore il suo “essere” nello spazio.
Le opere in mostra sono state prelevate dalle più importanti collezioni contemporanee sia pubbliche o private, come pure dalla stessa Fondazione Calder. Nell’area espositiva il primo percorso riguarderà le Wire Sculpture, ossia le realizzazioni in filo di ferro che campeggiano lo spazio attraverso anatomie di acrobati, animali oppure ritratti frutto delle sue prime elaborazioni parigine negli anni Venti, formate da un’ironica e vibrante plasticità nello spazio. Ascrivibili agli anni Trenta sono invece le creazioni bronzee di contorsionisti ed acrobati che inquadrano nella scultura di Calder una profonda apertura verso nuove esperienze compositive. Fondamentale sarà per l’artista il contatto con Mondrian, da cui attinge una profonda approvazione alle teorie dell’Astrattismo; contaminazione riccamente documentata nello spazio della mostra. Fulcro dell’intera esposizione saranno i Mobile che Calder realizzerà con i materiali industriali più disparati (metallo, rame, ferro, bronzo). Particolari interessanti nel suo approccio con la pittura a gouache su carta e dei suoi monumentali Stabile verranno delineati nel tragitto espositivo.
Delle tante installazioni che l’artista disseminò in ogni angolo americano e d’Europa, va ricordata anche un’opera che realizzò per l’Italia. Si tratta del Teodelapio, una delle prime sculture stabili mai realizzate prima (e anche l’unica dell’artista in Italia). Calder la realizzò per la città di Spoleto e venne installata sul piazzale antistante la stazione ferroviaria: alta 18 metri circa, la possente massa in acciaio lucidato di nero rappresenta un elegantissimo re longobardo a cavallo stagliato verso il cielo in un intonato e centrifugo gioco di linee.
La mostra presso il Palazzo delle Esposizioni resterà aperta al pubblico sino al 14 febbraio 2010.

Palazzo delle Esposizioni
Via Nazionale 194, Roma
www.palazzoesposizioni.it

Immagine: Alexander Calder, The Y (La Y), 1960. The Menil Collection, Houston.

domenica 18 ottobre 2009

Afro

Comunicato Stampa

Lo Studio d’Arte G.R. nella sua nuova sede riprende la tradizione delle mostre in galleria inaugurando questo ciclo con un’esposizione dedicata ad Afro Basaldella. Universalmente riconosciuto come il più importante maestro contemporaneo friulano, con la sua opera ha affascinato i maggiori critici, storici ed amanti dell’arte di tutto il mondo e conquistato le sale delle fondazioni dei musei e internazionali più prestigiosi. Similmente, l’ultra trentennale attività della storica galleria sacilese è stata puntualmente accompagnata dallo studio e dalla promozione, di questo grande artista. Appare di conseguenza doveroso rendere omaggio a tale sodalizio, reso possibile grazie al continuo sostegno dell’Archivio Afro di Roma, con un’intima ed elegante mostra antologica che prende luogo nei nuovi spazi dello Studio G.R.
L’esposizione propone un’accurata selezione di circa trenta opere su tela, tavola e carta, più una decina di progetti, altamente rappresentativa dell’intera carriera artistica del maestro friulano. La produzione messa in mostra in quest’occasione spazia infatti dall’iniziale periodo figurativo al cubismo goticheggiante, caratteristico della metà degli anni quaranta; dai primi lacerti astratti degli anni cinquanta fino al più puro Informale per terminare con le ieratiche composizioni geometriche dei ’70.
La mostra sarà corredata da un raffinato catalogo a colori edito dalla casa editrice Il Cigno GG di Roma che riunisce le illustrazioni di tutte le opere messe in mostra. Il medesimo sarà corredato saggi critici a firma di Giovanni Granzotto, Luciano Caramel, Giovanni Carandente, Bruno Mantura e James Johnson Sweeney.

Afro
A cura di Studio d’Arte G.R.
In collaborazione con DATAARS
Date: 24 ottobre 2009 - 7 Gennaio 2010
Inaugurazione: sabato 24 ottobre 2009, ore 18:30
Studio d’Arte G.R.
Viale Zancanaro n.44, Sacile (PN)
Orari: martedì-venerdì, 9:30-12:30/16:00-19:00;
lunedì e sabato, 9:30-12:30
Ingresso: gratuito

sabato 8 agosto 2009

Brevi In Arte

a cura di Francesco Mastrorizzi

TOMMASO CASCELLA, IL PERCORSO DI UNA VITA
Museo di Villa Urania, Pescara
Fino al 31 ottobre 2009

Fino al prossimo 31 ottobre sarà visitabile presso il museo di Villa Urania a Pescara la mostra “Tommaso Cascella, il percorso di una vita”. Si tratta del contesto più completo che ad oggi abbia trattato del pittore Tommaso Cascella, primogenito dell’artista pescarese Basilio e fratello di Michele e Gioacchino, che per via del carattere riservato ed austero non si è mai sufficientemente adoperato per promuovere la sua figura di artista. L’esposizione presenta circa 40 opere (oli su tela, pastelli su cartoncino, maioliche e tecniche miste) realizzate tra il 1907 e il 1950, che ci rivelano un nuovo volto di Tommaso, prima enfant prodige e poi artista maturo, sempre pieno di entusiasmo e di passionalità, che trova nella pittura la sua massima espressione. La mostra è frutto di un lungo e paziente lavoro di ricerca, condotto da Vincenzo de Pompeis e da Giovanbattista Benedicenti, ed è stata realizzata grazie al beneplacito della Camera di Commercio di Chieti e di collezionisti privati abruzzesi e milanesi, che hanno prestato le loro opere.
Nato ad Ortona e vissuto in Abruzzo, Tommaso Cascella ha fatto una scelta che ha penalizzato la sua notorietà, premiando forse la sua qualità artistica: è rimasto nella terra in cui è nato, abitando a Pescara in quello che era stato il laboratorio del padre e che oggi è sede del Museo Basilio Cascella. Scelta contraria di quella compiuta da suo fratello minore, Michele, diventato più celebre anche grazie alle sue esperienze internazionali. Vissuto tra il 1890 e il 1968, Tommaso Cascella ha reso onore al suo Abruzzo documentandone con colori vibranti scene di vita popolare e scorci paesaggistici, come il porto fluviale di Pescara, attraversato dalle caratteristiche paranze, le colline della provincia, la Majella "madre" e il Gran Sasso, la “bella addormentata”, che si staglia all’orizzonte vista dal fiume.
Per l’occasione è stato pubblicato un vero e proprio volume monografico dedicato a Tommaso Cascella, il primo che presenti con completezza la sua vita e la sua carriera artistica. Il libro, di oltre cento pagine, edito da Ianieri e cofinanziato dalle Fondazioni Pescarabruzzo e Paparella Treccia-Devlet, riporta oltre 160 testimonianze della carriera artistica di Tommaso, moltissime delle quali inedite: dal suo esordio, appena quattordicenne, come disegnatore su un fascicolo realizzato in onore a Gabriele d’Annunzio, passando per la sua prima mostra tre anni dopo a Parigi e documentando le esposizioni a Milano, alla Biennale di Venezia (1920), a Bari (1929) e alla Quadriennale Nazionale d’Arte di Roma (1952).

UN MOSAICO PER TORNARECCIO
Tornareccio (CH)
Per tutto il mese di agosto

La grande arte torna ad animare il borgo di Tornareccio (CH). Per tutto il mese di agosto si svolge la quarta edizione di "Un mosaico per Tornareccio", l’originale iniziativa ideata da Alfredo Paglione, il collezionista e mecenate originario proprio di questo paese, che sta trasformando il suo paese natio in uno straordinario museo a cielo aperto. L’evento, un vero unicum nel panorama artistico nazionale, è promosso dall’associazione Amici del Mosaico Artistico e dal Comune di Tornareccio, con la collaborazione scientifica della nota esperta di mosaici Laura Gavioli e il coordinamento di Elsa Betti, autrici dei testi del catalogo edito da La Frentania di Lanciano.
Così, con l’inaugurazione di altri nove mosaici avvenuta il 1 agosto, mosaici che si aggiungono ai sedici delle edizioni precedenti, salgono a venticinque le opere musive che si possono ammirare su altrettante facciate delle abitazioni, dislocate in ogni angolo del paese. I nuovi capolavori, realizzati dal Gruppo Mosaicisti Ravenna, sono riproduzioni dei bozzetti realizzati da Sergio Ippoliti, Pierluigi Abbondanza, Alessandro Busci, Jacopo Cascella, Omar Galliani, Piero Guccione, Antonio Maya e Fujio Nishida, gli artisti che nel 2008 hanno ricevuto maggiori consensi dalla giuria popolare e quella di esperti. A questi otto si aggiunge un pregevole "fuori concorso", che rappresenta la grande novità di questa edizione 2009: una riedizione del mosaico "Testa maschile" di Gino Severini, il grande maestro scomparso nel 1966, autorizzata dai suoi familiari che in questo modo hanno voluto dare un’ulteriore autorevolezza artistica a "Un mosaico per Tornareccio", già di per sé molto elevata grazie alla presenza negli anni scorsi di artisti del calibro di Sassu, Ortega, Calabria, Guccione, Galliani, Notari, Cattaneo, Savinio e altri.
Quanti sceglieranno Tornareccio per ammirare i mosaici, inoltre, avranno la possibilità di vedere presso il salone polifunzionale in via del Carmine la mostra "Sorriso amaro", una personale di Sergio Ippoliti, l’artista più votato in assoluto nel 2008, e i venti nuovi bozzetti in gara per diventare mosaici nel 2010, inviati nelle settimane scorse da artisti di respiro internazionale. La mostra di Ippoliti e i bozzetti rimarranno in esposizione fino al 30 agosto, data entro cui tutti i visitatori potranno votare, mediante apposito modulo presente in loco, il bozzetto che si intende far trasformare in mosaico nel 2010.
Altre informazioni su www.unmosaicopertornareccio.it.

martedì 21 luglio 2009

Contemplazioni

Comunicato stampa

Contemplazioni. Bellezza e tradizione del nuovo nella pittura italiana contemporanea è il nuovo ambizioso progetto espositivo curato da Alberto Agazzani, che inaugurerà il 5 agosto 2009 a Rimini presso le prestigiose sedi di Castel Sismondo e Palazzo del Podestà, dove resterà aperta al pubblico fino al prossimo 6 settembre.
Con le opere di più di cento artisti, italiani e stranieri, che hanno scelto l’Italia come patria d’adozione per la propria arte, Contemplazioni, si annuncia come la più importante retrospettiva dedicata all’arte figurativa italiana ad oggi realizzata sul nostro territorio. Attraverso le opere esposte, accomunate dall’indagine e dall’utilizzo del mezzo pittorico, viene ripercorsa la fortuna di questo modo di fare arte nel nostro paese: dalla “pittura colta” all’iperrealismo, fino a giungere alle soglie dell’astrazione; dai grandi maestri del ‘900 quali Carlo Guarienti, Omar Galliani, Leonardo Cremonini o Alberto Sughi, fino ai più giovani protagonisti della scena contemporanea italiana, passando attraverso pittori di origine straniera quali Ana Kapor, Vladimir Pajevic o Paul Beel. Tutti artisti intrinsecamente legati alla grande tradizione della storia dell’arte italiana ma al contempo capaci di una continua rilettura della stessa in chiave contemporanea.
Nel corso di gran parte del Novecento, in un periodo che ha visto il predominio pressoché indiscusso di forme di espressione artistica quali video, fotografia e installazioni, la pittura ha dovuto affrontare un cammino impervio. Ostracismi, indifferenza o netta condanna da parte della comunità artistica e culturale italiana, infatti, l’hanno a lungo obbligata a scegliere la via della clandestinità, fino agli anni ’80 quando inizia una sua lenta ma irreversibile riscoperta, accompagnata anche da fenomeni vistosi e prese di posizione radicali, come può essere stata la Transavanguardia.
Con le opere esposte in mostra, che si impongono per la loro bellezza e la carica etica che racchiudono, Contemplazioni testimonia questa capacità della pittura di riaffermare il proprio statuto e di confermarsi, anzi, come una delle forme espressive maggiormente capaci di interpretare la modernità rinnovando i valori della grande “tradizione del nuovo”, quali Bellezza e Verità.

Titolo mostra: Contemplazioni.Bellezza e tradizione del nuovo nella pittura italiana contemporanea
A cura di: Alberto Agazzani
Sede: Rimini - Castel Sismondo, Piazza Malatesta, e Palazzo del Podestà, Piazza Cavour
Date: 5 agosto - 6 settembre 2009
Ideazione e realizzazione: Associazione Culturale Città d’Arte
Orario di apertura: dalle 18.00 alle 24.00 - ingresso gratuito
Artisti in mostra: Alberto Abate, Fabio Aguzzi, Massimiliano Alioto,Sonia Alvarez, Alessandra Ariatti, Agostino Arrivabene,Francesco Balsamo, Ubaldo Bartolini, Alessandro Bazan, Paul Beel, Luigi Benedicenti, Matteo Bergamasco, Carlo Bertocci,Claudia Bianchi, Giovanni Blanco, Caterina Borghi, Dino Boschi, Andrea Boyer, Danilo Buccella, Agata Bulla, Aurelio Bulzatti, Alessandro Busci, Saturno Buttò, Alessandro Cannistrà, Francesco Capello, Roberto Coda Zabetta, Enrico Colombotto Rosso, Roberta Coni, Gianluca Corona, Leonardo Cremonini, Luca Crocicchi, Roberta Crocioni, Renzo Dall'Asta, David De Biasio, Francesco De Grandi, Paolo dell'Aquila, Andea Di Marco, Stefano Di Stasio, Giulio Durini,Eron, Marica Fasoli, Roberto Ferri, Francesca Forcella,Giovanni Frangi, Ettore Frani, Davide Frisoni, Lino Frongia,Omar Galliani, Giovanni Gasparro, Massimo Giannoni,Giuseppe Gigli, Luca Giovagnoli, Alfio Giurato, Carlo Guarienti, Piero Guccione, Federico Guida, Giuseppe Guindani, Marcello Jori, Ana Kapor, Alessandro La Motta,Lanfranco, Marco Luzi, Salvatore Mammoliti, Giovanni Manfredini, Carlo Maria Mariani, Salvatore Marrone, Andrea Martinelli, Matteo Massagrande, Mauro Maugliani, Raffaele Minotto, Daniela Montanari, Luca Morelli, Mauro Moscatelli,Riccardo Negri, Romano Notari, Gonzalo Orquín, Vladimir Pajevic, Salvatore Paolino, Alessandro Papetti, Francesco Parisi, Mario Persico, Marco Petrus, Adriano Pompa, Giuseppe Puglisi, Massimo Pulini, Roberto Rampinelli, Antonio Recalcati, Fulvio Rinaldi, Gianni Ruspaggiari, Salvo Russo,Nicola Samorì, Franco Sarnari, Giorgio Scalco, Bernardo Siciliano, Alberto Sughi, Paolo Tagliaferro, Marzio Tamer,Cristiano Tassinari, Marco Tirelli, Vito Tongiani, Paolo Troilo,Francesca Tulli, Wainer Vaccari, Sergio Vacchi, Claudio Valenti, Luciano Ventrone, Luca Vernizzi, Marco Verrelli,Virgilio, Giancarlo Vitali, Massimiliano Zaffino, Giuseppe Zigaina, Giovanni Zoda, Piero Zuccaro, Andrea Zucchi