
Residui di affreschi giotteschi sono invece visibili nella Basilica di Sant'Antonio. Sono, per quel poco che è possibile intuire, frutto del lavoro dei collaboratori e molto simili tecnicamente a quelli della successiva Cappella della Maddalena della Basilica inferiore di Assisi.
Intatta è invece un’altra opera del maestro della pittura gotica italiana: la Cappella degli Scrovegni. Giotto ricevette l’incarico di affrescarla da parte di Enrico Scrovegni, rappresentante del ceto mercantile padovano. Dipinta tra il 1303 e il 1305, rappresenta uno dei più straordinari e rivoluzionari capolavori dell'arte medievale.
Il ciclo, diviso in 40 scene, è incentrato sul tema della Salvezza. Nel registro più alto delle pareti troviamo le storie di Gioacchino e Anna e quelle della vita di Maria. Lungo i due registri centrali si svolgono le storie della vicenda terrena di Gesù. Infine il quarto registro è occupato da quattordici allegorie monocrome, alternate a specchi in finto marmo, che simboleggiano i Vizi e le Virtù. L'ultima scena del ciclo, che occupa l'intera controfacciata, rappresenta il Giudizio Universale e la visione del Paradiso.
La cappella si colloca all’interno dell’area del Convento degli Eremitani, costruito tra il 1276 e il 1306, le cui decorazioni furono eseguite da alcuni tra i più illustri artisti dell’epoca. Molte di esse andarono distrutte durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale: si è riusciti a recuperare solamente parte degli affreschi del Mantenga, realizzati all’interno della Cappella Overati.
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