lunedì 20 aprile 2015
L'arte della letteratura (Parte 2)
venerdì 10 aprile 2015
L'arte della letteratura (Parte 1)
venerdì 20 giugno 2014
MFAA: la più grande caccia al tesoro della storia
lunedì 23 agosto 2010
André Villers. La Perspective du ventre
Comunicato stampaIn esclusiva per l’Italia la mostra di 120 opere curata da Arte Communications, Fabbrica Arte e Musea, dedicata agli 80 anni di uno dei maestri della fotografia del Novecento: André Villers, nato a Beaucourt, in Francia, nel 1930, dal 1953 fotografo personale di Pablo Picasso.
"Bisogna che facciamo qualcosa noi due. Io ritaglierò dei piccoli personaggi e tu scatterai delle foto. Con il sole darai rilievo alle ombre, ti toccherà fare migliaia di scatti".
Da questa semplice proposta del genio spagnolo, trasformatasi poi in vera e propria comunione d’arte e di intenti col giovane André, avrebbe preso vita tutta una serie di memorabili ritratti di Picasso in pubblico e in privato.
A questo primo formidabile sodalizio sarebbero seguite numerose altre collaborazioni, in particolare con Prévert, Cocteau, César, Hartung, Leo Ferré, Brassai, Doisneau, Ionesco, Aragon, e Butor, anch’essi fatti propri dalla Rolleiflex di Villers insieme a una foltissima schiera di altri protagonisti della cultura europea del secolo scorso: da Simone de Beauvoir a Le Corbusier, da Guttuso a Fellini, da Boulez a Ponge.
Alla raffinata elaborazione psicologica del ritratto nel corso degli anni si sarebbe aggiunta, come contraltare sempre di altissimo livello, tutta un’articolata produzione sperimentale, in parte riconfluita nel filone principale della sua opera come fotoelaborazioni: “Picasso è stato il detonatore, se così posso dire. Quello che m'interessa è cambiare le facce e le cose in modo che il mio sguardo intervenga di più sulla materia. Taglio i negativi, ci sputo sopra e li passo nell'ingranditore cospargendoli di zucchero o di sale, secondo i giorni, secondo l'umore”.
Il titolo della mostra prende spunto dal fatto che Villers fotografava con un apparecchio Rolleiflex che per inquadrare si tiene davanti al ventre. La PROSPETTIVA DEL VENTRE diviene così una sorta di architettura nell’occhio del fotografo e nello spazio del soggetto dove geometrie e sentimenti possono incontrarsi. Possiamo definire le foto di Villers le ultime opere dell’arte fotografica prima dell’era digitale e guardarle come capolavori di capacità artistica e sapienza tecnica. Lo stesso vale per le sue elaborazioni: l’immaginario prodotto dalla serie di opere fotografiche offre una summa delle arti del XX secolo e una miriade di suggestioni pronte a essere carpite dai nuovi media che, pur disponendo della velocità delle tecnologie, faticano a liberarsi dal dato freddo delle possibilità per entrare in rapporto caldo con l’esistenza dei soggetti rappresentati.
Di particolare importanza, fra le numerose pubblicazioni e le esposizioni in tutto il mondo: “Portraits de Picasso” con testo di Jacques Prévert (1959); “Diurnes”, esperimenti fotografici e montaggi in collaborazione con Picasso e con testo di Prévert (1962); “Ombres des sculptures de Giacometti” (1966); “Pliages d’ombres”, album con testo di Michel Butor e mostra alla Gallerie Materasso di Nizza (1978); “Hommage à Picasso”, esposizione a Mougins (dove ha vissuto a lungo e ha sede il museo della fotografia a lui dedicato) di fotografie sue e di David Douglas Duncan (1979); “Bouteilles de survie”, con testi di Michel Butor (1983); “Picasso-Villers”, mostra al Museo Picasso di Parigi (1993); “Originalphotographien und Photocollagen von 1953-2000”, mostra alla Galerie Stephen Hoffman di Monaco di Baviera (2005), mostra alla galleria Rex Irwin Art Dealer di Sydney nel maggio scorso e nello stesso periodo alla Villa Aureliana del Frejus e a Nizza.
Le più recenti esposizioni in Italia sono state curate da Fabbrica Arte e Musea nel 2008 ad Aosta e a Varese.
Le foto di André Villers sono presenti a livello internazionale in tutti i musei dedicati a Picasso.
L’esposizione è arricchita da ALBUM VILLERS, edito da TraRariTipi, un volume d’arte che raccoglie per la prima volta in modo esaustivo sia l’opera fotografica che quella artistica di questo straordinario personaggio e artista tuttora attivo in Provenza. La monografia, particolarmente preziosa e ideata da Debora Ferrari e Luca Traini in collaborazione con lo stesso Villers, riporta pagine critiche, biografiche, scritti dell’artista e circa 150 immagini tra i ritratti, le fotoelaborazioni e i découpages del maestro.
Il luogo della mostra è il Fondaco dell'Arte, storico edificio veneziano sorto tra la fine del '500 e gli inizi del '600. Venezia, città legata storicamente al commercio, ereditò dal mondo arabo la tipologia architettonica del fondaco e la trasferì in laguna affinché i mercanti potessero soggiornare e usarne gli spazi come magazzino. Il tipico impianto strutturale, dato da ampi spazi senza pareti divisorie, ne rivela la destinazione. Fondaco dell'Arte, gestito da Arte Communications, ha il fascino della facciata in pietra a vista e delle pareti interne nude e ha ospitato Hong Kong e altri paesi nelle precedenti Biennali. Tra gli elementi caratterizzanti i grandi lucernai sul tetto dai quali filtra la luce naturale e le colonne marmoree che sorreggono antiche capriate in legno e si affaccia sul Canal Grande, nelle vicinanze di Palazzo Grassi.
André Villers. La Perspective du ventre
Ritratti da Picasso a Fellini, fotoelaborazioni, découpages
Sede: Fondaco dell’Arte, San Marco 3415, Venezia
Apertura: fino al 17 ottobre 2010
Orari: tutti i giorni dalle 11 alle 19
martedì 29 giugno 2010
Appuntamento ad Acqui Terme. Da Balla a Sutherland
Rinnovando la ultradecennale tradizione di presentare annualmente esposizioni dei maggiori protagonisti dell’arte moderna italiana, Carlo Sburlati, Assessore alla Cultura della città di Acqui Terme, ha promosso e organizzato, grazie all’intervento della Regione Piemonte, della Provincia di Alessandria, della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria e della Società Palazzo del Monferrato la mostra antologica, a cura di Beatrice Buscaroli, “Appuntamento ad Acqui Terme. Da Balla a Sutherland, quarant’anni di mostre a Palazzo Saracco.”La mostra, che sarà inaugurata il giorno 4 luglio presso il Palazzo Liceo Saracco di corso Bagni 1, sarà coordinata ed allestita dalla Galleria Repetto e resterà aperta sino al 29 agosto 2010 con il seguente orario: 10 - 12,30 /15,30 - 19,30 Lunedì chiuso. Catalogo a colori Edizioni Lizea, Acqui Terme. Accoglienza, bookshop e informazioni a cura dell’Istituto Internazionale di Studi Liguri - Sezione Statiella.
Acqui Terme è una città da molto tempo attiva protagonista nel campo delle arti e della cultura. Notissima in tutta Europa per i suoi premi “Acqui Storia” e “Acqui Ambiente” e per il “Festival Internazionale del Balletto”.
Con una continuità rara e particolarmente lodevole, da 40 anni a questa parte si è riusciti ad organizzare una grande mostra antologica dedicata ad un artista o ad un gruppo di artisti di rilevanza internazionale con cadenza annuale, riuscendo nel tentativo di dare vita ad un “appuntamento” fisso con l’arte, durante ogni estate, all’interno del prestigioso Palazzo Saracco.
Ciò ha consentito la possibilità di tracciare una sorta di mappa della principale arte italiana dalla fine dell’Ottocento ai giorni nostri, scrivendo una vera e propria pagina di storia dell’arte. Da Giacomo Balla a Mario Sironi, da Carlo Carrà a Sigfrido Bartolini, da Filippo de Pisis a Mattia Moreni, la successione delle mostre, da sempre affidate ad alcuni fra i principali curatori italiani, ha fatto della città di Acqui Terme un punto di riferimento per il territorio circostante e non solo, nonché un esempio da seguire per tanti centri della provincia italiana.
Nell’occasione dei 40 anni di tale appuntamento, la rassegna del 2010 - che si terrà come di consueto a Palazzo Saracco - intende ripercorrere l’intera vicenda espositiva della città di Acqui Terme, realizzando un percorso che, scorrendo i nomi degli artisti presenti, si configurerà come un compendio sugli esiti, gli sviluppi e le sperimentazioni artistiche del secolo appena trascorso.
Si comincia dalla fine dell’Ottocento con l’esperienza dei paesaggisti piemontesi, Antonio Fontanesi, e Lorenzo Delleani per giungere con Angelo Morbelli e Pellizza da Volpedo agli inizi del Novecento che già annuncia le grandi avanguardie. Giacomo Balla rappresenta il futurismo di F.T.Marinetti. Dopo la guerra, con il cosiddetto “ritorno all’ordine” appaiono le personali interpretazioni figurative di Giorgio De Chirico, Filippo De Pisis, Mario Sironi, Felice Casorati, Massimo Campigli, Ottone Rosai. Due personalità individuali, non riconducibili a nessuna scuola o corrente attivi in quegli anni rimangono Giorgio Morandi e Osvaldo Licini. La seconda guerra mondiale porterà distruzione anche in arte. La poetica informale di Ennio Morlotti e Alberto Burri, di Mattia Moreni e Giuseppe Uncini sospende l’ idea di “rappresentazione”, diversamente dal realismo fiducioso di Renato Guttuso.
La mostra raccoglie un centinaio di opere che provengono da importanti collezioni private e istituzioni pubbliche, quali la Pinacoteca di Alessandria, il Museo del Territorio Biellese, le Raccolte d’Arte e di Storia della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, la Fondazione Pellin, il Museo Ardengo Soffici di Poggio a Caiano, il Museo di Ca’ La Ghironda, rievocano quindi lo spirito delle quaranta rassegne che iniziarono nel 1970 con una antologica di disegni di Pietro Morando e attraversarono l’arte italiana, come si diceva, fino al 2008 di Sigfrido Bartolini e al 2009 di Mino Maccari.
In molte occasioni si è riusciti a ritrovare le opere che erano già state ospitate nelle relative mostre e cataloghi, come nel caso di Rosai, Morlotti, Chighine, Burri, Sigfrido Bartolini.
A cura di Beatrice Buscaroli
Sede: Palazzo Liceo Saracco, Corso Bagni 1, Acqui Terme
Date: 4 luglio - 29 agosto 2010
Inaugurazione: domenica 4 luglio, ore 18.00
Orario: 10.00-12.30 /15.30-19.30 Lunedì chiuso.
Biglietto d’ingresso: intero euro 7,00 - ridotto euro 4,00
Per informazioni: Comune di Acqui Terme, Assessorato Cultura tel. 0144/770272
www.comuneacqui.com cultura@comuneacqui.com
Catalogo Lizea Arte Edizioni - Acqui Terme
Ufficio stampa Lizea
Federica Bocchino, Cristina Gallo, ufficiostampa@artelizea.com
Coordinamento organizzativo e allestimento: Galleria Repetto
venerdì 7 maggio 2010
Arte del XX secolo nelle collezioni delle Fondazioni Bancarie di Venezia e Pistoia
La Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia e
Completa l’esposizione un itinerario in città e provincia che comprende opere commissionate, donate o realizzate dalla Fondazione: il Cavaliere di Marino Marini nel Palazzo del Tau (scultura in bronzo) e le vetrate di Sigfrido Bartolini e Umberto Buscioni nelle chiese di San Paolo e dell’Immacolata Concezione a Pistoia; diciassette installazioni permanenti site-specific per spazi pubblici di Anselm Kiefer, Daniel Buren, Marco Bagnoli, Pol Bury, Fabrizio Corneli, Vittorio Corsini, Dani Karavan, Sol Lewitt, Robert Morris, Maurizio Nannucci, Hidetoshi Nagasawa, Claudio Parmiggiani, Anne a Patric Poirier, Susuma Shingu e Gianni Ruffi.
VENEZIA E IL SECOLO DELLA BIENNALE. Dipinti, vetri e fotografie dalla Collezione della Fondazione di Venezia, a cura di Enzo Di Martino, che segue le mostre precedenti di Palermo, Verona e Roma, rappresenta un’occasione unica per ammirare un’importante collezione, quella della Fondazione di Venezia, raramente accessibile al pubblico ed approfondire le vicende artistiche legate alla Biennale di Venezia che hanno segnato il secolo scorso. Una storia ricca di avvenimenti artistici, polemiche culturali, mutamenti politici e perfino scandali clamorosi. A partire dalla fondazione, avvenuta nel 1895, la grande istituzione veneziana che fu in grado di coinvolgere ad ogni edizione oltre 70 Paesi stranieri, passando per il “rumoroso” arrivo nel 1910 dei Futuristi a Venezia, l’opaco periodo tra le due guerre, la clamorosa riapertura nel 1948, l’esplosione della Pop Art americana nel 1964, la contestazione del 1968, il rinnovo statutario del 1973, fino agli eventi dei giorni nostri. Una storia documentata da quaranta dipinti, selezionati da un corpus di circa 300 opere, tra i quali spiccano opere di Boccioni e i Ciardi, De Pisis e Carena, Casorati e Depero, Cagnaccio di San Pietro e Marussig, Vedova e Santomaso, Pizzinato, Tancredi, Plessi, Virgilio Guidi e Gino Rossi. Il percorso espositivo comprende anche trentasei vetri di Murano, parte di una collezione di 128, acquisiti nello storico padiglione Venezia, tra i quali troviamo, oltre quelli di maestri vetrai leggendari, i nomi di prestigiosi artisti e designers quali Tapio Wirkkala, Carlo Scarpa e Paolo Venini. Ad aprire la mostra una selezione di fotografie dei maggiori protagonisti dell’arte del XX secolo, spesso ritratti al lavoro durante l’allestimento del loro spazio alla Biennale, che provengono dall’archivio del fotografo Graziano Arici e dall’archivio De Maria della Fondazione di Venezia.
In ogni edizione della Biennale sono stati presenti numerosi artisti veneziani e veneti, che hanno partecipato con opere assolutamente puntuali e rispondenti allo spirito del proprio tempo. In tal senso ci troviamo di fronte ad un vero e proprio patrimonio culturale, che vuole celebrare nello stesso tempo il valore culturale degli artisti e la cornice entro cui essi furono presentati. È importante notare le diverse ricerche linguistiche, l’evoluzione sperimentale di forme che man mano assumono le cadenze stilistiche di un’epoca culturale. Se la Biennale di Venezia ha infatti presentato nel corso della propria storia la ricerca in atto a livello internazionale, ecco ben documentato come la presenza degli artisti veneziani sia assolutamente pertinente e capace di sostenere un dialogo con artisti di paesi diversi.
La Fondazione di Venezia raccoglie l’eredità collezionistica della Cassa di Risparmio di Venezia che a cavallo tra Ottocento e Novecento fu uno dei soggetti promotori della manifestazione veneziana, rivelando spirito di rinnovamento e riuscendo a tessere contatti con gli artisti più significativi nell'ambiente italiano.
La mostra 1910-2010: UN SECOLO D'ARTE A PISTOIA prende le mosse dalle PRIME AVANGUARDIE a Pistoia con Andrea Lippi e Mario Nannini le cui opere rappresentano un’uscita dalle regole di un mondo, che pur essendo al corrente di quanto avveniva in Italia e all’estero, resta legato alla natura e alla figurazione colta. Se Lippi esporrà, prima di morire giovanissimo, alle Biennali di Venezia del 1912 e del 1914, Nannini si misurerà con le avanguardie e con l’esperienza futurista e in pochi anni raggiungerà una tale maturità da trovare confronti solo con i modelli nazionali di Balla e Boccioni e un certo cubofuturismo internazionale. Anche a Pistoia, come a Firenze, sono gli anni delle riviste che contribuiscono a creare un’animata vita culturale, avvicinando alla città personaggi decisivi nel creare un’unione tra gli artisti in nome di programmi e ideologie, come Giovanni Costetti, Galileo Chini e Giovanni Michelucci che avrà un ruolo fondamentale per i giovani artisti suoi contemporanei. IL PRIMO NOVECENTO NELL’ARTE A PISTOIA è rappresentato da artisti come Francesco Chiappelli, dal cui lavoro si rafforza in Toscana il grande interesse per la grafica, Renzo Agostini con i suoi lavori di un “primitivismo quasi infantile, ma di una straordinaria freschezza”, Pietro Bugiani, che più incarna il carattere della pittura a Pistoia tra la metà degli anni Venti e Quaranta, portandola ai massimi livelli. Infine Marino Marini, Agenore Fabbri, Mario Nigro e Gualtiero Nativi che pur essendo nati a Pistoia e rimanendovi fortemente legati, svolsero la maggior parte della loro vita artistica fuori dalla città. Seguono le opere di quella che è stata definita “la generazione di mezzo”, dove i contrasti si fanno evidenti tra chi rimane fedele al figurativo e chi si apre verso le nuove avanguardie. Da un lato dunque personalità come Sigfrido Bartolini, colto e agguerrito critico oltre che pittore e incisore, che non indugia su nessun senso di nostalgia ma punta su una visione chiara e intensa del reale, dall’altra parte artisti come Fernando Melani - un “unicum” straordinario nel panorama artistico contemporaneo - che anticipa nel suo continuo riferimento alla forza e all’energia insita nella materia, uno dei più forti contenuti dall’Arte povera e per certi aspetti il “progetto” di Beuys e del concettualismo. A metà degli anni Sessanta, Remo Gordigiani, costretto ad abbandonare la pittura a causa di una grave malattia, si inventa un nuovo modo di “fare pittura”, con uno straordinario e personale uso del collage. Col gruppo Barni, Buscioni e Ruffi, inizialmente comprendente anche Natalini, la cosiddetta “Scuola di Pistoia”, siamo in pieno rapporto con la cultura internazionale contemporanea, dalla metà degli anni Cinquanta incentrata sulla Pop Art americana, seguono Massimo Biagi ed Andrea Dami. Infine due giovani artisti, Federico Gori e Zoè Gruni, esempi del “fare arte” contemporaneo, in linea con le manifestazioni artistiche internazionali ma con un proprio e profondo linguaggio personale.
CATALOGO: GLI ORI editori contemporanei
MOSTRA: VENEZIA E IL SECOLO DELLA BIENNALE. Dipinti, vetri e fotografie dalla
Collezione della Fondazione di Venezia
CATALOGO: ALLEMANDI
DOVE: Palazzo Fabroni, via Santa 5, Pistoia
QUANDO: 23 maggio - 25 luglio 2010
INAUGURAZIONE: 22 maggio 2010
ORARI: dal martedì alla domenica, ore 10/18 (chiuso il lunedì)
possibilità biglietto cumulativo con i musei del sistema museale pistoiese

Gualtiero Nativi, Grande Apocalisse, Firenze, 1983, tempera grassa su tela, cm. 112x162
Umberto Boccioni, Nonna, 1905-6, pastello su carta, cm. 116x71, Collezione della Fondazione di Venezia
Hidetoshi Nagasawa, Giardino con sassi, Padiglione per l’Emodialisi dell’Ospedale di Pistoia, foto Aurelio Amendola



