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venerdì 30 ottobre 2015

Teresa Santinelli ...e adesso siediti


[Comunicato stampa] La poltrona è il soggetto delle ultime opere dell’artista saronnese Teresa Santinelli, realizzate appositamente per la galleria d’arte e interior design TheFactory di Saronno, che saranno esposte dal 14 novembre al 5 dicembre 2015 nella mostra “...e adesso siediti”. Opere di grande e soprattutto di piccolo formato che andranno a dialogare con le poltrone che già abitano in TheFactory, creazioni del designer Massimiliano Chiappa. Oggetto che accetta la sosta dell’uomo e lo accoglie per migliorarne il riposo, la poltrona diventa motivo di ispirazione per originali dipinti di arte contemporanea. Il vernissage della mostra è in programma sabato 14 novembre alle ore 17.00 presso lo spazio di Piazza Riconoscenza 3.
La poltrona è un elemento d’arredo concepito principalmente per il comfort, che regala un’occasione di relax e avvolge in un piacevole abbraccio, dove si possono trascorrere attimi di abbandono immersi nei propri pensieri. Diventata nel tempo un simbolo di comodità e ozio, oltre che di eleganza e stile, la poltrona può assumere svariate forme ed essere adatta per scopi e contesti diversi: ne esistono da riposo, da lettura, da salotto, ecc. La storia dell’arte ha visto molti artisti – Matisse, Cézanne, Renoir, Picasso, Modigliani, Boldini – immortalare nei propri dipinti persone adagiate su una poltrona. Teresa Santinelli la rende, invece, assoluta protagonista, affidandole il ruolo centrale nei quadri del suo nuovo ciclo pittorico, collocata all’interno di scene dal sapore malinconico.
Astrattismo e matericità sono le caratteristiche della produzione più recente di Teresa Santinelli, i cui dipinti si sono distaccati dalla figurazione degli esordi, pur continuando a conservarne alcuni tratti. È la materia l’elemento fondamentale delle sue opere: non solo colore, ma anche terra, poliuretano e foglie d’oro, che coprono, e talvolta svelano, la pittura a olio sottostante, formata da gialli e rossi incupiti dalle sovrapposizioni materiche scure aggiunte in un secondo momento. I suoi lavori richiedono procedimenti lunghi e meditati, frutto di inizi, abbandoni e riprese continue, fino al completamento dell’opera. Quello che predilige nella sua pittura sono gli sfondi, che non sono semplici elementi decorativi, ma diventano protagonisti del quadro, alla stessa stregua dei personaggi o degli oggetti che vi possono comparire.

Titolo mostra: Teresa Santinelli ...e adesso siediti
Sede: TheFactory, Piazza Riconoscenza 3, 21047 Saronno (VA)
Periodo: 14 novembre - 5 dicembre 2015
Inaugurazione: sabato 14 novembre 2015, ore 17.00
Orari di apertura: martedì/domenica ore 10.00/12.00 - 16.00/19.00
Info: teresa.santinelli@reina1.it

martedì 7 aprile 2015

inATTOvisivo

[Comunicato stampa] Sarà inaugurata giovedì 7 maggio alle ore 19.30 presso la sala Cristo Re a Brescia e sarà visitabile fino al 10 maggio la settima edizione della mostra fotografica collettiva dei migliori allievi di Scuolafotografia di Carla Cinelli. La collettiva fotografica accoglierà 32 stampe di grande formato (cm 150x120) di altrettanti autori.
I 32 fotografi che espongono a inATTOvisivo hanno frequentato la scuola di fotografia di Carla Cinelli, fotografa bresciana che con uno stile molto originale e personale riesce a coinvolgere i suoi allievi nella sperimentazione a più livelli per rappresentare un oggetto, un pensiero, un luogo o un momento con uno stile personale. “Una manifestazione consolidata - afferma Carla Cinelli - che regala sempre grandi emozioni per chi ama la fotografia come me; si lavora a lungo con gli autori per arrivare a questo appuntamento che ha l’ambizione di proporre nuove riflessioni sulla fotografia contemporanea”. Le fotografie ritraggono temi diversi realizzati con differenti tecniche fotografiche.
Notevole il riscontro del pubblico nelle scorse edizioni; gli ospiti, appassionati e non, avranno il compito di lasciarsi coinvolgere dall’arte, unitamente a idee e sentimenti rappresentati. La mostra sarà una grande occasione per diffondere un’arte moderna di continuo interesse come la fotografia e l’incontro con gli autori genererà momenti di scambio culturale apprezzabili.
inATTOvisivo è organizzato nell’ambito delle iniziative “Maggio Culturale” dalla Parrocchia Cristo Re di Brescia, ed è organizzata in collaborazione con l’Associazione Culturale Spazio Arte Duina presso la Sala Cristo Re di via Fabio Filzi, 3 (Borgo Trento) a Brescia. L'inaugurazione della mostra inATTOvisivo è per giovedì 7 maggio 2014 alle ore 19.30, presso la Sala Cristo Re di via Fabio Filzi, 3 (Borgo Trento) Brescia, ed è aperta a tutti. La mostra rimarrà aperta al pubblico venerdì 8 maggio dalle ore 18 alle ore 22, sabato 9 maggio dalle ore 16 alle ore 20 e domenica 10 maggio dalle ore 9 alle 12 e dalle 16 alle 20. Si ringrazia per il contributo alla realizzazione la Parrocchia Cristo Re di Brescia.

Titolo: inATTOvisivo
Curatori: Carla Cinelli, Ezio Mereghetti e Ivano Catini
Sede: Sala Cristo Re, via Fabio Filzi 3 (Borgo Trento), Brescia
Periodo: 7 - 10 maggio 2015
Inaugurazione: giovedì 7 maggio 2015, ore 19.30
Autori in mostra: Alberto Aloisi, Alessandro Galperti, Andrea Mazza, Damiano Baccherassi, Davide Brunori, Ezio Mereghetti, Fabio Corradini, Fabrizia Folsi, Federica Alberti, Filippo Zibordi, Fiorenza Stefani, Francesca Avanzi, Gabriele Verzeletti, Giovanni Lupezzi, Giuliana Beretta, Giuseppe Reboldi, Ivano Catini, Lara Agosti, Luciano Torri, Marina De Mitri, Matteo Agosti, Mirko Tarragoni, Paola Viviani, Paolo Guzzoni, Roberta Bina, Samanta Turati, Simona Ghidini, Simone Ragnoli, Tamara Mestriner, Valentina Colosio, Veronica Paterlini, Vittorio Arena

venerdì 6 marzo 2015

La neve non ha voce

[Comunicato stampa] Fotografia, pittura, scultura, disegno, ricamo, installazione e performance si incontrano al Chiostro di Voltorre per raccontare l’amore sbagliato. Una lunga stagione di mostre dedicate alle donne si apre con un tema forte, quello della violenza di genere, che cinque tra le artiste più interessanti e promettenti dell’ultima generazione hanno deciso di raccontare con delicatezza, in toni sussurrati, scegliendo di affrontare il tema per vie traverse, silenzi allusivi e gesti d’amore.
Salva con nome, la serie fotografica che presenta Alessandra Baldoni, nasce come un omaggio alle poetesse e alle scrittrici del passato morte suicide, da Virginia Woolf ad Amelia Rosselli e Antonia Pozzi: immagini pulite, costruite attraverso una puntualissima messa in scena di sapore cinematografico, semplici e tuttavia intensissime, costruite per elementi simbolici. Non la violenza, l’atto folle del possesso come sopraffazione, dunque, ma piuttosto la solitudine disperata frutto dell’incomunicabilità, i corridoi bui e sottili dell’incomprensione, la morte come estremo tragico anelito alla libertà.
Raccontano invece la negazione del vissuto traumatico le ceramiche di Alice Olimpia Attanasio. Sono candidi busti femminili di sapore neorinascimentale sui quali irrompe l’imprevisto sotto forma di un elemento disturbante, che può essere un uccellino annidato tra i capelli – chinato a bucare col becco la fronte – o un piccolo missile conficcato nel cranio. Anche i disegni, delicatissimi, si pongono in bilico tra canto lirico e oscura minaccia, creando un senso di spaesamento e di inquietudine.
Con i suoi toni leggeri, la pittura liquida, il tratto morbido Jara Marzulli racconta il malamore per contrasto, attraverso l’amore, l’accoglienza e l’abbraccio incarnati da lievi figure femminili. Amiche, sorelle, madri e figlie rafforzano sulle sue tele il senso dell’unione positiva, della “sorellanza” salvifica, accanto a donne che al di là della delicatezza dei gesti si rivelano indomabili guerriere; mentre i colori tenui e gli sfondi indefiniti pongono i personaggi in un limbo fatato, onirico, in bilico tra realtà e memoria.
Una sola donna – una zia avvolta da un’aura peccaminosa, perché colpevole di essere attrice e modella nei puritani anni Cinquanta – è la protagonista dell’installazione proposta da Florencia Martinez. Stampate su stoffa colorata o su seta, esaltate da cornici in tessuto imbottito che si avviluppano introno al soggetto, le immagini spiazzano per il contrasto tra il taglio classico e la mancanza di un dettaglio fondamentale. Gli occhi scompaiono, chiudendo ogni comunicazione con la realtà. Oppure è la bocca a essere sostituita dal vuoto, in uno straziante grido silenzioso.
Tre poetesse, Sylvia Plath, Anne Sexton e la giovane libanese Joumana Haddad, sono le donne che Giovanna Lacedra pone al centro del suo lavoro. I visi delle prime due autrici confessional, declinati in serie di acquerelli leggerissimi, raccontano da un lato la dissoluzione dell’io e dall’altro la strenua ricerca di sé. Dalle fendenti parole della Haddad, invece, l’artista recupera e reinterpreta l’orrore delle spose bambine. L’aspirante, una performance ispirata all’omonima poesia della Plath, aprirà la mostra il giorno dell’inaugurazione, mentre un video racconterà il dramma subdolo dell’abuso all’infanzia.

Titolo: La neve non ha voce. Cinque artiste indagano la violenza del malamore
A cura di: Alessandra Redaelli
Sede: Chiostro di Voltorre, Piazza Chiostro, 23, Gavirate (VA)
Periodo: 8 marzo - 8 aprile 2015
Vernissage: domenica 8 marzo 2015, ore 18.00
Artiste in mostra: Alice Olimpia Attanasio, Alessandra Baldoni, Giovanna Lacedra, Florencia Martinez, Jara Marzulli

martedì 17 febbraio 2015

Capolavori della Johannesburg Art Gallery

Comunicato stampa

Dal 21 marzo al 19 luglio 2015 le Scuderie del Castello Visconteo di Pavia presentano “Capolavori della Johannesburg Art Gallery. Da Degas a Picasso”. La mostra è ideata, prodotta, organizzata da ViDi in collaborazione con il Comune di Pavia e la Johannesburg Art Gallery e realizzata con la consulenza scientifica di Simona Bartolena.
Aperta al pubblico nel 1910, la Johannesburg Art Gallery vanta una collezione di altissima qualità dal punto di vista del patrimonio artistico. Le sale delle Scuderie di Pavia avranno il privilegio di ospitare un nucleo importante di capolavori provenienti da uno dei più significativi musei d’arte del continente africano, offrendo al pubblico un’occasione unica per scoprire e conoscere da vicino una raccolta di opere difficilmente visibile in altre sedi.
L’esposizione presenta oltre sessanta opere, tra olii, acquerelli e grafiche, che portano le firme di alcuni dei principali protagonisti della scena artistica internazionale del XIX e del XX secolo: da Edgar Degas a Dante Gabriel Rossetti, da Jean Baptiste Corot a Alma Tadema, da Vincent Van Gogh a Paul Gauguin, da Antonio Mancini a Paul Signac, da Pablo Picasso a Francis Bacon, da Roy Lichtenstein a Andy Warhol e molti altri.
Il percorso espositivo, diviso in sezioni cronologiche e tematiche, permetterà ai visitatori di percorrere un viaggio nella storia dell’arte dalla metà del XIX secolo fino al secondo Novecento, spaziando dall’Europa agli Stati Uniti fino al Sud Africa in un racconto che si sposta tra momenti storici, luoghi e linguaggi artistici diversi.
La mostra, oltre a presentare un’ottima selezione di opere di grandi Maestri, consentirà al pubblico di scoprire l’affascinante storia della Johannesburg Art Gallery. Principale protagonista della nascita e della formazione della collezione museale fu Lady Florence Phillips, moglie del magnate dell’industria mineraria Sir Lionel Phillips. Donna dal grande fascino, a sua volta collezionista, convinta che la sua città dovesse avere un museo d’arte, persuase il marito e alcuni magnati dell’industria a investire nel progetto. Determinata a portare avanti la sua idea, Lady Phillips vende un diamante azzurro regalatole dal marito per acquistare i primi lavori. Hugh Lane, altra grande personalità della scena culturale anglosassone, la aiuta nell’impresa, suggerendole possibili acquisizioni. Sin dalla sua apertura il museo presenta una selezione di opere di straordinaria qualità e modernità, un nucleo arricchitosi poi negli anni grazie a nuove acquisizioni e donazioni. 
Per tutta la durata dell’esposizione una serie di attività didattiche e visite guidate per bambini e adulti permetteranno di approfondire le splendide opere esposte nelle sale delle Scuderie del Castello Visconteo.

Titolo: Capolavori della Johannesburg Art Gallery. Da Degas a Picasso
Sede: Scuderie del Castello Visconteo, Piazza Castello, 27100 Pavia
Date: 21 marzo - 15 luglio 2015
Orari: dal lunedì al venerdì ore 10.00-19.00, giovedì ore 10.00-22.00, sabato, domenica e festivi ore 10.00-20.00 (la biglietteria chiude un’ora prima)
Biglietti: intero 12,00 euro; ridotto 10,00 euro (audioguida inclusa nel prezzo); scuole 5,00 euro

Immagine: Joseph Mallord William Turner, Hammerstein sotto Andernach, acquarello, cm 19,5x32, Johannesburg Art Gallery, Johannesburg.

mercoledì 11 febbraio 2015

Tutti i colori tranne il grigio

Comunicato stampa

Un mondo per ogni stanza, un illustratore per ogni stanza e una mostra per celebrare la forza, la modernità e la ricchezza di Milano sul finire del 1200 in un racconto parallelo con la forza, la modernità e la ricchezza di oggi. Tratta dal grande libro scritto da Bonvesin de la Riva, De Magnalibus urbis Mediolanensis, uno dei più straordinari volumi che siano mai stati dedicati a una città, la mostra “Tutti i colori tranne il grigio. La meravigliosa Milano di Bonvesin de la Riva raccontata da 20 illustratori” celebra Milano nell’anno di Expo e apre la stagione espositiva 2015 di Casa Testori a Novate Milanese.
La Milano di Bonvesin è una città full color, vivacissima, instancabile, che non fa mancare niente a chi la abita. Il De Magnalibus, Le Meraviglie di Milano nella versione italiana, è un testo minuzioso e descrittivo di tutte le particolarità e le ricchezze che rendono unica la città. È un libro che restituisce una documentazione precisa e insieme entusiasta anche degli aspetti materiali della vita di Milano, riempiendo di stupore e stimolando mille curiosità nel lettore di oggi. Un libro che non è un saggio, ma un resoconto coinvolgente e appassionato della vita concreta della città.
Per far rivivere questo racconto Casa Testori si è affidata alla fantasia e alla libertà di un gruppo di nuovi illustratori milanesi cui si deve o spettacolare percorso della mostra, un binario parallelo che unisce il passato al presente: da una parte lo sguardo storico che accompagna il visitatore e inserisce le informazioni e le visioni di Bonvesin nel loro contesto; dall’altro lo sguardo immaginativo degli illustratori che elaborano, stanza per stanza, le affascinanti visioni di Bonvesin, attualizzandole con un linguaggio contemporaneo. A loro è affidato il compito di riaccendere nei visitatori quello stupore e quelle sorprese di cui sono piene le pagine di Bonvesin, per dimostrare quanto quella Milano di allora viva nella Milano di oggi, che non è affatto una Milano che non c’è più. Semmai è la quintessenza della Milano di sempre.
Lo spettacolare percorso, pieno di sorprese, si apre con il bassorilievo in stile pop della Scrofa lanuta, l’animale da cui alcuni pensavano derivasse il nome della città e che fu il primo simbolo di Milano. Una scrofa con "la lana in mezzo": cioè un animale che serviva a tutto, ad alimentarsi e anche a tessere vestiti. Con questo simbolo inizia la sezione dedicata al contesto storico-geografico: nelle sale del piano terra vengono presentati e rappresentati il personaggio Bonvesin e la Milano in cui si era trovato a vivere e scrivere, interpretati da Emiliano Ponzi, Elyron, Libero Gozzini, Simone Massoni, Francesco Muzzi, Davide Mottes.
Nel grande ambiente delle scale si sviluppa l’installazione di Marco Goran Romano, una lettura scenografica del nome Mediolanum, così come Bonvesin la suggerisce.
Il secondo piano, invece, è dedicato strettamente al libro, evocandone, stanza per stanza, le suggestioni più affascinanti, come i mille mestieri che assicuravano la ricchezza di Milano, a confronto con le professioni dell’oggi: i milanesi in armi di Giacomo Bagnara, i professionisti di Giacomo Gambineri e Giovanni Pastori, i religiosi di Paola Sala e il grande gigante Uberto della Croce di Sarah Mazzetti.
Milano è la prima città a km zero, perfettamente integrata nel suo contado. Bonvesin racconta di 60 carri di ciliegie che nella giusta stagione entravano in città, e Francesco Poroli, illustratore ricostruisce l’ingresso dei carri, con una fantastica rappresentazione fatta sui muri della casa con pastelli a cera. C’è poi spazio per i fiumi (Bonvesin ne elenca addirittura 51) affidato a Jacopo Rosati, la stanza dei pesci, degli orti, del bestiame, del legname. Troveremo la stanza dei numeri, allestita da Elyron, dove il censimento della Milano di sette secoli fa viene messa in parallelo con la Milano di oggi. C’è la stanza del lino, componente importante nell’economia della città, dominata da grandi tovaglie che scendendo dal soffitto raccontano per parole e per figure le lavorazioni. C’è la spettacolare stanza dei campanili, delle campane e delle pusterle che Francesco Muzzi ha immaginato come totem coloratissimi: erano 200 campane? Ebbene il totem sarà composto dalle sagome proprio di 200 campane. Si camminerà sulla mappa della Milano città circolare, scoprendo luoghi e strade.
Era città carnivora Milano: e la stanza del macellaio è affidata a uno dei più fantasiosi tatuatori sulla piazza, Luca Font, mentre la quantità mirabolante di verdure che finivano sulle tavole ambrosiane, danno estro a Tai Pera, taiwanese ma milanese d’adozione, di mettere in scena un mercato pieno di colori golosi. Il legno, tanto legno, arrivava per via d’acqua e un’animazione a tutta parete di Giordano Poloni racconta questo traffico ininterrotto. Città senza mare e senza grandi fiumi, era comunque una città dai mille pesci (in tavola): ci sarà modo di conoscerli, uno per uno nella stanza progettata da Roberta Maddalena. In cantina invece, le bottiglie avranno etichette bonvesiniane immaginate dagli allievi di MiMaster, un master che è un importante incubatore di nuovi talenti nell’illustrazione.
In prospettiva di Expo e della centralità che la manifestazione assicurerà a Milano, la mostra vuole essere un’occasione per permettere al disegno di uscire dal supporto bidimensionale della carta stampata e una possibilità spettacolare per tutti per conoscere Milano e capirne le caratteristiche profonde, nel momento in cui la città torna al centro dell’attenzione del mondo.
La mostra si avvale, dal punto di vista della documentazione letterario e storica, della consulenza di Luca Doninelli, docente e scrittore, oltre che grande conoscitore di Bonvesin.
La mostra è promossa e organizzata da Casa Testori Associazione Culturale in collaborazione con il comitato promotore composto da Luca Doninelli, docente e scrittore e che, come grande conoscitore di Bonvesin, ha curato la documentazione letterario scientifica; Francesco Franchi, art director di "IL" mensile de "Il Sole 24 Ore"; Matteo Riva, art director del mensile "Vita"; Francesca Vargiu, course leader del Master in Interior and Living Design presso Domus Academy e co-founder di kick.office; Giuseppe Frangi, presidente dell’Associazione Giovanni Testori; Sonia Mion, Nicola Iannibello, Sergio Caruso di "Nurant"; Massimilano Frangi, grafico; Mario Abruzzese, architetto presso Cibicworkshop e co-founder di kick.office. Nel progetto sono stati coinvolti anche gli allievi di Mimaster, una realtà formativa internazionale d’eccellenza, con base a Milano.

Titolo: Tutti i colori tranne il grigio. La meravigliosa Milano di Bonvesin de la Riva raccontata da 20 illustratori. Una mostra a Casa Testori
Luogo: Novate Milanese (Milano), largo Angelo Testori 13
Periodo: 15 febbraio - 19 aprile 2015
Inaugurazione: 14 febbraio 2015, ore 18.30
Orari: martedì-venerdì 10-18, giovedì 10-22, sabato-domenica 14-20. Chiuso il lunedì
Ingresso: gratuito
Mostra prodotta da: Casa Testori Associazione Culturale
Artisti in mostra: Giacomo Bagnara, Elyron, Luca Font, Giacomo Gambineri, Marco Goran Romano, Libero Gozzini, Roberta Maddalena, Simone Massoni, Sarah Mazzetti, Mimaster, Davide Mottes, Francesco Muzzi, Gio Pastori, Tai Pera, Giordano Poloni, Emiliano Ponzi, Francesco Poroli, Jacopo Rosati, Paola Sala

venerdì 3 ottobre 2014

Piero Cicoli. Storie di maioliche e di pitture

Comunicato stampa

Domenica 12 ottobre a Palazzo Perabò a Cerro di Laveno Mombello (VA) alle ore 10.30 apre la mostra “Piero Cicoli. Storie di maioliche e di pitture”. L’obiettivo di questa mostra, in linea con la mission del MIDeC, è di promuovere gli artisti impegnati con passione nel mondo della ceramica d’arte, e Piero Cicoli è degno di entrare a pieno titolo in questa schiera.
Nato a Urbania, una terra dove sono state prodotte le più belle maioliche del Rinascimento, inizia la sua attività ceramica giovanissimo, guidato dal prof. Federico Melis, figura determinante per la rinascita della ceramica di Urbania. A soli 24 anni è già responsabile tecnico e artistico della fabbrica di ceramiche “Metauro” di Urbania e contemporaneamente consegue il diploma di Maestro d’Arte per la sezione Ceramica presso l’Istituto di Belle Arti di Urbino.
Nella sua produzione ceramica si è prevalentemente dedicato alle maioliche policrome lustrate a terzo fuoco. Per questa mostra, curata dalla conservatrice del MIDeC dott.ssa Maria Grazia Spirito, sono state selezionate le maioliche più recenti: si tratta di grossi piatti astratti ispirati ad alcuni particolari delle sue opere dipinte, ma ci sono anche piastrelle la cui decorazione rimanda ai paesaggi marchigiani tanto cari all’autore. Nella lavorazione delle maioliche policrome Cicoli si abbandona al piacere di evocare sensazioni giocando con le forme, i colori degli smalti e le applicazioni di vetri, che fondendo in cottura, diventando elemento decorativo movimentando la superficie dei suoi tondi.
Il percorso espositivo della mostra vede anche le grandi tele di Cicoli inserite nelle sale di palazzo Perabò, accanto alle ceramiche della tradizione Lavenese per stimolare il dialogo tra l’arte contemporanea e la collezione storica. Le figure pittoriche di Cicoli accompagnano il visitatore come presenze silenziose, ma capaci al contempo di suscitare intense emozioni. Questa mostra è stata quindi pensata per creare nuove alchimie.
Nei dipinti di Cicoli l’attenzione è posta sulle donne e sugli uomini nella loro quotidiana essenza, con un espressionismo che, pur nelle sue molteplici sfaccettature e stilizzazioni, attinge sempre al reale, all’ambiente e all’umanità che lo popola. Compone le sue immagini su fondi scanditi con geometrie orizzontali e verticali, che di per sé potrebbero risultare come quadri astratti dai quali emergono figure nascoste, connotate da sentimenti di solitudine e malinconia. Anche per questo l’arte di Piero Cicoli s’inserisce nel contesto artistico contemporaneo attraverso un linguaggio che viene definito dalla critica “nuovo realismo”.
L’iniziativa è promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Laveno Mombello, con la collaborazione di ANAC- Associazione Nazionale Amici della Ceramica delegazione di Varese e dell’Associazione Culturale Atelier Capricorno di Coquio Trevisago. La mostra sarà visitabile fino al 16 novembre negli orari di apertura del museo.

Titolo mostra: Piero Cicoli. Storie di maioliche e di pitture
Sede: Museo Internazionale del Design Ceramico
Via Lungolago Perabò, 5 - Cerro di Laveno Mombello (VA)
Date: 12 ottobre - 16 novembre 2014
Inaugurazione: domenica 12 ottobre 2014, ore 10.30
Orari: martedì 10.00-12.30; da mercoledì a venerdì 10.00-12.30, 14.30-17.30; sabato e domenica 10.00-12.30, 15.00-18.00 (ultimo ingresso mezz’ora prima della chiusura; chiuso il lunedì)
Biglietto: intero € 5,00 - ridotto studenti € 3,00 - gratuito bambini fino a 12 anni e over 65

mercoledì 27 agosto 2014

Licata e la pittura a Venezia nel Dopoguerra

Comunicato stampa

La musica come guida, il mosaico come sintesi, la versatilità come strumento: il Movimento Spaziale è una testimonianza vivida della creatività italiana del Dopoguerra e le opere di Riccardo Licata ne sono lʼemblema più caleidoscopico. A pochi mesi dalla scomparsa dellʼartista, avvenuta a Venezia lo scorso 19 febbraio, nasce così la mostra Licata e la pittura a Venezia nel Dopoguerra, che si terrà dal 3 settembre al 10 dicembre nella cornice di Palazzo Te a Mantova. La prima occasione per riflettere sul lascito artistico di Riccardo Licata. La mostra, curata dal prof. Giovanni Granzotto, è stata realizzata da Il Cigno GG Edizioni e lo Studio GR con il patrocinio del Comune di Mantova e dellʼAssessorato alla Cultura. Una rassegna unica, sponsorizzata dal Gruppo Euromobil, che si terrà presso lʼAla Napoleonica, il padiglione ottocentesco del Palazzo Te: lʼinaugurazione sarà alle ore 18.30 del 3 settembre presso il palazzo mantovano.
Una mostra quindi che mette in luce lʼalchimia colorata degli artisti che si legano al pittore torinese e che ne tracciano la cornice e il contesto realizzativo. Licata e la pittura a Venezia nel Dopoguerra apre con i quadri di Bruno Saetti, così lontani dalle avanguardie e così vicini al realismo espressionista con le sue tele sulle nature morte. Ci sono le opere di Virginio Guidi, Mario Deluigi, Luciano Gaspari, Edmondo Bacci e di altri artisti a riportare lʼattenzione del visitatore sul Movimento Spaziale. Seguono i dipinti dei riferimenti più vicini allʼespressione concettuale di Licata come quelli di Giuseppe Santomaso e alle opere di rivali dellʼautore di origini siciliane come quelle di Emilio Vedova: un percorso ideale per descrivere il vissuto artistico che ha forgiato lʼhumus creativo di Riccardo Licata. Alle opere del grande spazialista è dedicata la seconda parte del percorso espositivo della mostra mantovana, con dipinti realizzati con tempera, olio e acrilico su tela e quindi un mosaico che illumina i segni e i codici di Licata, ricchi di illusioni grafiche e codici espressivi.

Titolo mostra: Licata e la pittura a Venezia nel Dopoguerra”
A cura di: Giovanni Granzotto
Sede: Museo Civico di Palazzo Te, Mantova
Date: 3 settembre - 10 dicembre 2014
Vernissage: 3 settembre 2014, ore 18.30
Catalogo: Il Cigno GG Edizioni

domenica 1 dicembre 2013

Cristina Caimi. Trappole urbane

Comunicato stampa

I paesaggi metropolitani di Cristina Caimi saranno in mostra dal prossimo 27 dicembre, fino al 6 gennaio 2014, presso la sala mostre dell’Ufficio Turistico di Madesimo nella personale dal titolo “Trappole urbane”, con vernissage in programma sabato 28 dicembre alle ore 18.00.
Nelle tele in esposizione comuni scene di vita urbana servono a rappresentare l’odierna vitalità caotica e nevrotica delle città, ma sono soprattutto un pretesto per evidenziare lo straniamento dell’individuo nella realtà contemporanea e lo spaesamento dei luoghi di passaggio. Tutte le opere vedono il perpetrarsi di una contrapposizione tra l’uomo e la macchina all’interno dello spazio urbano, la quale è messa in risalto dalla differenza di stile pittorico con cui sono delineate le automobili e la segnaletica stradale, dipinte a tutto pieno, e le figure umane, disegnate solamente nei loro contorni. L’uomo, tra strisce pedonali, semafori, lavori in corso e le tante continue trappole messe in atto dal traffico, appare disorientato e quasi rassegnato ad una quotidiana condizione di anonimato e marginalità.
Attraverso questo ciclo di opere Cristina Caimi esprime quindi un malessere, proprio e non solo, nei confronti di una società nella quale è difficile riconoscersi e dalla quale ci si sente oppressi. Talvolta però si riesce a scorgere nel quadro qualche indizio di una ritrovata leggerezza, di chi ha raggiunto una saggia consapevolezza e accetta il mondo così come viene, nella convinzione che l’uomo sia migliore di ciò che sta esprimendo oggi.
Nata a Milano nel 1970, Cristina Caimi si è diplomata in grafica presso l’Istituto Europeo di Design di Milano. Dopo anni di insegnamento nell’ambito del settore pubblicitario, dalla progettazione grafica al disegno tecnico fino alla creazione di siti web, nel 1998 inizia a dare più spazio alla propria espressività, dedicando la maggior parte del suo tempo alla pittura, sotto la guida del maestro Vanni Saltarelli. Dal 2003 partecipa con le sue opere a concorsi d’arte e a innumerevoli mostre collettive in tutta la Lombardia, ma anche in Svizzera e Francia. La sua più recente personale, risalente al 2009, si è svolta presso il Palazzo Comunale di Asso (CO). Nell’ultimo periodo prende ampio spazio nella sua ricerca artistica l’utilizzo di resine epossidiche, che le permette di ottenere un’originale combinazione di forme e colori.
La mostra “Trappole urbane” sarà visitabile tutti i giorni dalle 17.00 alle 19.00 o su appuntamento al numero 0343 53015. Saranno esposti anche i quadri materici in resina.

Titolo mostra: Cristina Caimi. Trappole urbane
Sede: Sala mostre - Ufficio Turistico di Madesimo, Via alle scuole, 12 - 23024 Madesimo (SO)
Periodo: 27 dicembre 2013 - 6 gennaio 2014
Vernissage: sabato 28 dicembre 2013, ore 18.00
Orari: tutti i giorni 17.00-19.00 o su appuntamento (tel. 0343 53015)

martedì 3 settembre 2013

Enrico Schinetti: il mito quotidiano

Comunicato stampa

Il 7 settembre alle ore 18.00 il Museo Diocesano di Brescia ospita l’inaugurazione dell’antologica Enrico Schinetti: il mito quotidiano. La retrospettiva vuole illuminare il percorso artistico del pittore nato a Grumello del Monte (Bergamo) dagli anni Settanta ad oggi e coglie l’occasione per provare a decifrare quel discorso criptico, quel filo rosso, che unisce le sue opere, guardando attraverso i cicli pittorici che hanno caratterizzato i dipinti nel divenire di una creazione oggi sempre più rigogliosa.
Si fa dunque il punto su un lavoro di grande coerenza intellettuale e artistica, che sfugge alle definizioni e non può essere incasellato in un movimento, ma inquadrato nella storia, una storia di pensiero comune alla nostra società, una storia tutta sua nella pittura.
Le opere sono esposte secondo i cicli: Monumenti (1969-1972), Test (1972-1976), Teatri non immaginari (1976-1983), Problemi di Ulisse (1983-1998), Giardini Ateniesi (1999-2011). L’ultima sezione è dedicata all’Apocalisse, i cui quattro grandi dipinti in sequenza vengono esposti per la prima volta, assieme ai “volti”, nati come studi ma del tutto autonomi come opere. Completano le sale le opere grafiche.
«Schinetti vive la modernità nella figurazione simbolica, con l’urgenza didascalica di una pittura che è intenzionalmente religiosa nei richiami mitologici, etici, simbolici, laici e cristiani (nelle opere a tale sfondo), psicologici. Mentre dopo l’arte astratta, la pittura didascalica di impronta morale e religiosa aveva trovato negli anni Settanta un approdo spesso formalmente incerto nella stilizzazione delle forme, Schinetti comunica con una pittura della realtà, alla cui mutazione endogena delle figure affida il messaggio concettuale e morale.» (Marco Ticozzi)
La fusione di questi momenti con i richiami continui ai testimoni del passato – prossimo e remoto, della nostra storia del Novecento e dell’antichità del pensiero – portano a quel mito, che diciamo “quotidiano” perché rintracciato in ogni dove e che viene evocato da Schinetti, facendone una guida della sua opera.

Titolo mostra: Enrico Schinetti: il mito quotidiano
A cura di: Marco Ticozzi
Sede: Museo Diocesano, Via Gasparo da Salò 13, Brescia
Periodo: 7 settembre - 10 ottobre 2013
Inaugurazione: 7 settembre 2013, ore 18.00
Orario: feriale e festivo 10.00-12.00 / 15.00-18.00, chiuso il mercoledì
Allestimento: Marco Ticozzi in collaborazione con Giuliano Migliorati, Davide Stefana e Valentina Zanini
Con il patrocinio di: Comune di Brescia - Comune di San Zeno
Catalogo: Tipografia Camuna S.p.A. - Brescia
Scritti in catalogo: Giuseppe Fusari, Enrico Schinetti e Marco Ticozzi

lunedì 3 dicembre 2012

Leone Lodi. I segreti dello scultore

Comunicato stampa

Il Comune di Soresina festeggia i suoi cinquant'anni di storia con una grande mostra dedicata allo scultore Leone Lodi (1900-1974), un maestro dell'arte del Novecento, nato nell’antico centro cittadino.
Dopo l'importante retrospettiva dedicatagli nel 2006 nelle sedi della Triennale e di Palazzo Isimbardi a Milano e al Museo Civico di Crema, Leone Lodi torna nella sua città natale, che ancora oggi ospita il suo studio-laboratorio, con una mostra realizzata in collaborazione con l’Associazione Leone Lodi e allestita nelle antiche sale espositive del Palazzo del Podestà.
La mostra, a cura di Chiara Gatti, offre una panoramica di circa quaranta lavori, fra gessi, marmi e bronzi, alcuni inediti, realizzati dagli esordi all'ultima fase dell'attività del maestro, che unitamente a un nucleo di disegni scelti nel ricchissimo patrimonio del suo archivio svelano per piccole tappe cronologiche evoluzioni, eredità, temi, ricerche tecniche e sperimentazioni espressive, che hanno segnato le differenti fasi della sua produzione.
Il suo talento di scultore monumentale, capace di concepire immagini di grandi dimensioni come parte vitale dello spazio urbano, gli assicurò la simpatia di molti architetti, come Agnoldomenico Pica, Marcello Piacentini, Paolo Mezzanotte, Giuseppe Pagano, Giulio Minoletti, Eugenio Faludi, oltre alla stima del collega Mario Sironi, che coordinò, insieme a Ponti, i cantieri delle Triennali a partire dal '33 e che trovò in lui un collaboratore importante.
Le opere di Lodi, perfette nello studio dei materiali, delle patine e delle tonalità delle pietre, dialogano a meraviglia con gli elementi della costruzione, le superfici, i rivestimenti, in linea con l'idea – nata in seno al Bauhaus – di un’armonia ideale fra architettura, scultura e pittura. La stessa che si ritrova, per esempio, negli altorilievi con i quattro elementi, collocati nel 1930 alla base delle colonne del Palazzo della Borsa; o nei rilievi della Torre dei venti, meglio nota come la Torre dell'autostrada all'uscita di Bergamo; o, ancora, in altri altorilievi, come quelli modellati per L'Università Luigi Bocconi e di cui, in mostra, si possono ammirare oggi alcuni gessi preparatori.
La sensibilità di Leone Lodi per i toni della materia, naturali, oppure ottenuti con sapienti processi di colorazione e patinatura, gli permise di creare episodi, figure e brani immersi in una vena di eternità, ereditata dalla poesia di Adolfo Wildt e in sintonia con la riflessione di Arturo Martini. Questa vicinanza con tali maestri del Novecento, rappresenta un importante capitolo indagato dalla mostra. Dallo studio delle pose dei singoli personaggi, figure sacre o mitiche, ritratti o nudi algidi, emerge infatti la sua attitudine nel relazionarsi costantemente con lo spazio, in termini assoluti.
La mostra di Soresina è la prima tappa di un percorso che mira a valorizzare la figura del maestro attraverso una mappa di visita alle opere distillate nel territorio, ma soprattutto, grazie all'importante progetto, in fase di definizione da parte del Comune di Soresina, di un museo monografico dedicato all'opera di Leone Lodi allestito nel centro storico della città, dove confluirà una scelta dei suoi lavori e la documentazione d'archivio.
Completa il percorso espositivo, una sezione documentaria ricca di foto d'epoca e un video realizzato appositamente per l'antologica che, partendo dagli ambienti del suo studio a Soresina, racconta la fortuna del maestro ricercato per commissioni pubbliche in tutta Italia. In concomitanza con questa grande retrospettiva, sono stati predisposti da Ada Ceola e Daniela Lodi alcuni laboratori didattici e percorsi guidati alla scoperta dei temi, ma soprattutto dei materiali, dei colori, delle tecniche segrete della scultura di Lodi.

Titolo mostra: Leone Lodi. I segreti dello scultore
A cura di: Chiara Gatti
Sede: Sala del Podestà, Sale Comunali - Palazzo del Podestà, Soresina (CR)
Periodo: 8 dicembre 2012 - 17 marzo 2013
Inaugurazione: sabato 8 dicembre 2012, ore 18.00
Orari: SALA MOSTRE sabato e festivi 10-12 e 15-19, venerdì 16-19, Natale 16-19, lunedì chiuso; martedì, mercoledì e giovedì a disposizione per gruppi, previa prenotazione nei giorni feriali dalle 9 alle 12 al numero 0374349414, referente Daniela Corda;  STUDIO di Via Verdi 8, sabato 10-12  e 15-19, altri giorni su prenotazione.
Ingresso: gratuito

lunedì 27 febbraio 2012

Rembrandt. Incidere la luce

Comunicato stampa

Dopo il grande successo della mostra Degas, Lautrec, Zando’. Les folies de Montmartre prosegue il programma di valorizzazione culturale delle Scuderie del Castello Visconteo con la mostra Rembrandt. Incidere la luce. I capolavori della grafica dal 17 marzo al 1 luglio 2012. L’iniziativa, promossa dal Comune di Pavia con l'esclusiva partnership istituzionale della Provincia di Pavia e curata da Laura Aldovini con i Musei Civici di Pavia, è prodotta e organizzata da Alef - cultural project management.
L’esposizione presenta la produzione grafica del grande artista olandese, Rembrandt Harmenszoon van Rijn (Leida, 1606 - Amsterdam, 1669), celebre pittore, ma anche e soprattutto geniale incisore che, attraverso una grande varietà di soggetti, una straordinaria perizia tecnica e un inconsueto uso della luce, realizzò circa trecento stampe di forte impatto emotivo. In mostra quaranta incisioni - tra autografe dell’artista e alcuni fogli di bottega - gran parte delle quali esposte per la prima volta al pubblico e tutte provenienti dalla Collezione Malaspina, prestigiosa raccolta grafica a livello nazionale e nucleo fondante dei Musei Civici di Pavia.
Il percorso espositivo presenta anche tre opere di Albrecht Dürer (1471-1528), al fine di mostrare l’influenza del celebre maestro tedesco su Rembrandt e affiancare due artisti che, seppure distanti cronologicamente e tecnicamente, sono da considerarsi i più grandi incisori di tutti i tempi.
Il visitatore potrà ammirare alcuni dei capolavori di Rembrandt tra cui una serie dei suoi famosi ritratti e autoritratti come il Ritratto di Jan Six (1647), l’Autoritratto con la sciarpa al collo (1633) o l’Autoritratto alla finestra (1648), prova di una forte capacità di introspezione psicologica, nonché le celeberrime scene sacre come La morte della Vergine (1639) o La stampa dei cento fiorini (1649 ca.) e anche esempi di opere rimaste ancora oggi enigmatiche nel loro significato, come quella detta generalmente Il Faust (1652 ca.).
Con questo omaggio al grande maestro olandese i Musei Civici permetteranno inoltre al pubblico di saggiare la qualità e la rarità di alcune delle incisioni appartenenti alla raccolta di stampe del marchese Malaspina, collezionista eccezionale, che attraverso l’acquisto di oltre 5.000 opere ha saputo ricostruire in modo esaustivo la storia dell’incisione dal Quattrocento al Settecento.

Titolo mostra: Rembrandt. Incidere la luce. I capolavori della grafica
Sede: Scuderie del Cas tello Visconteo, Pavia
Date: 17 marzo - 1 luglio 2012
Orari: martedì, mercoledì, venerdì: 10.00 - 13.00 | 15.00 - 19.00
sabato, domenica: 10.00 - 13.00 | 14.00 - 20.00
giovedì: 10.00 - 13.00 | 15.00 - 21.00
lunedì chiuso
Biglietti: intero 7,00 euro, ridotto 5,00 euro, convenzionati 6,00 euro
Catalogo: Silvana Editoriale

venerdì 17 giugno 2011

Sabrina Casadei. Atti di decostruzione

Comunicato stampa

Analisi silenziosa ed introspettiva di dimore famigliari e di luoghi impersonali, è il fil rouge che collega le opere di Sabrina Casadei esposte dalla Galleria Marchina. Tematiche drammatiche ed intimistiche si contrappongono ad un agire artistico violento ed estroverso.
Nelle proprie opere Sabrina Casadei compie una rilettura di dati oggettivi della realtà, rivisti tramite l’informalità del colore, dei gesti e dagli accostamenti di varie tecniche artistiche, tutto ciò genera una struggente pittura dettata da sensibili percezioni sensoriali. L’arte che ne sorge si caratterizza per una ricerca estetica minuziosa, dove stralci testuali, fotografici, pittorici si fondono evocando profondi stati emotivi, capaci di riallacciarci al silenzio e al non-tempo, ormai sconosciuti nell’attuale società.
Sabrina Casadei nasce a Roma nel 1985, nel 2004 ottiene il diploma di Liceo Classico presso il “liceo Anco Marzio” di Roma. Nel 2009 ottiene il diploma di laurea in Pittura presso l’ “Accademia di belle Arti di Roma”.
Nei suoi lavori tutto sembra in stato di abbandono e deperimento, pervaso da un’enigmatica bellezza. Relitti di navi o palazzi devastati caratterizzano paesaggi desolati dall’ atmosfera sospesa in cui, come in alcuni paesaggi urbani dei pittori metafisici, l’uomo è evocato nella sua assenza, nella sua estraneità fantasmatica. I frammenti letterari e quelli pittorici che spesso restano imprigionati sulla tela rappresentano, ben al di là di qualsiasi sforzo intertestuale o interdisciplinare, la volontà di un’opera indisciplinata, che vuole liberarsi da qualsivoglia definizione. L’immagine non è più veicolo di significati né media alcunché, ma mira ambiziosamente a farsi testimone d’una sensazione. In questa prospettiva, lo spiccato materismo delle opere rivela l’essenza residuale delle stesse: se superficialmente (sulla superficie della tela) la materia rafforza la suggestione generata dall’oggetto raffigurato, ad una seconda lettura essa diviene una traccia, un residuo per l’appunto, dell’operare artistico nel suo prodursi. Lo spettatore/fruitore è pertanto avvisato: “Honni soit qui symboles y voit”.
Dal 2010 si trasferisce come giovane artista a Berlino.

Titolo mostra: Sabrina Casadei. Atti di decostruzione
Sede: Galleria Marchina, Via Violino di Sopra 10 - 25126 Brescia
Date: 25 giugno - 7 settembre 2011
Inaugurazione: sabato 25 giugno 2011, ore 18.00
Orari: 15.00-19.00 dal lunedì al sabato, mattina su appuntamento
Info: www.galleriamarchina.com - info@galleriamarchina.com

Immagine: Sabrina Casadei, Ogni relazione muta, tecnica mista su tela, cm. 70x115, 2011