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martedì 5 maggio 2015

Byoung-Choon Park. Collected landscape

[Comunicato stampa] Ca’ Foscari Esposizioni - Università Ca’ Foscari Venezia ospita, dal 9 maggio al 30 agosto 2015, Collected landscape, la prima mostra personale in Italia dell’artista sudcoreano Byoung-Choon Park (1966, Youngdong), a cura di Hyun Joo Choe, con undici opere di grandi dimensioni tra dipinti e installazioni.
La mostra è coordinata scientificamente da Giuseppe Barbieri e Silvia Burini, professori del Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali, in collaborazione con Vincenza D’Urso, professoressa del Dipartimento di Studi sull’Asia e sull’Africa Mediterranea dell’Università Ca’ Foscari Venezia, e direttrice della sede veneziana del King Sejong Institute, istituzione governativa sudcoreana che diffonde e promuove la lingua e la cultura del Paese asiatico all’estero.
Collected landscape vuole approfondire la ricerca svolta negli ultimi cinque anni da uno degli artisti più rappresentativi della Corea del Sud. Byoung-Choon Park, che fin dagli anni Novanta si è focalizzato su una sperimentazione rivolta al superamento dei confini della tradizione artistica coreana, mescola impressioni di viaggio, spettacoli naturali, aree rivisitate di Google Earth, sensibilità contemporanea e memorie ataviche, con punti di vista insoliti e stranianti.
Nei suoi dipinti l’artista introduce una rottura con la pittura classica, inserendo riferimenti alla vita quotidiana, come persone e oggetti, legati sia all’esperienza collettiva – in alcuni casi tratti da episodi di cronaca – sia al suo vissuto personale. I paesaggi rappresentati da Byoung-Choon Park potrebbero essere definiti “spazio-temporali", luoghi del ricordo e dell’esperienza.
Nelle sue opere la presenza umana è spesso evocata tramite elementi in scala ridotta e colorati, che esplicitamente si contrappongono alla vastità degli scenari naturali in bianco e nero: ne emerge una realtà indistinta che, nel suo essere al contempo presente e non familiare, riesce a generare nello spettatore una sottile inquietudine di fondo. Ne è un esempio l’opera The memory of red cliff (2015), in cui su un vasto tratto roccioso compaiono un divano rosso e due uccelli blu.
Nei lavori più recenti, presenti nella serie Landscape with a road, Park ha iniziato ad utilizzare immagini prese da Google Earth che gli hanno permesso di raggiungere risultati diversi: tramite le fotografie aeree infatti il paesaggio riesce a perdere ogni connotazione di tridimensionalità, divenendo una rappresentazione totalmente bidimensionale. Anche in questo caso, impercettibili elementi colorati appaiono sullo sfondo del dipinto in bianco e nero: paracadutisti, fiori, case ecc.
Il legame di Byoung-Choon Park con la storia del suo paese, la Corea del Sud, si rivela anche nella tecnica adottata nelle opere: la sua pittura vede, infatti, l’impiego del Muk, una tradizionale tipologia di inchiostro utilizzata in Oriente. L’artista però porta alle estreme conseguenze la propria ricerca, scegliendo di adottare un unico tipo di pennellata per ogni opera.
Al centro del percorso è esposta una grande installazione di oltre 25 metri di lunghezza, Collected landscape (2015), attraversabile dal visitatore, e concepita appositamente per gli spazi di Ca’ Foscari. L’opera è composta da più di 130 fogli di carta con motivi shan shui – stile di pittura cinese risalente al V secolo, dove i soggetti più ricorrenti sono montagne, fiumi e cascate, realizzati con inchiostro e pennello – appesi a ganci da macello su tubi d’acciaio. Si tratta di una sorta di specchio complessivo della natura e della cultura coreana, che affonda le sue radici in quindici secoli di tradizione figurativa orientale.
Infine, un’altra grande installazione chiude il percorso espositivo, Plastic bags landscapes (2015): opera dal forte impatto visivo composta da buste di plastica nere di varie dimensioni. Le immagini di paesaggio vengono qui riprodotte tridimensionalmente attraverso l’utilizzo della plastica che, con le sue differenti forme e un apposito gioco di luci, rappresentano le montagne e i canyon sudcoreani, cari all’artista, creando atmosfere surreali. Anche qui, come nei dipinti, è presente una traccia di realismo con un piccolo aereo rosso che sorvola la superficie dell’opera.
La mostra Collected landscape sarà accompagnata da un e-book, in italiano, inglese e coreano, contenente un ricco apparato iconografico e testi di Giuseppe Barbieri, Byoung-Choon Park, Hyun Joo Choe, Martina Flaborea e Alessandro Zuin.
La mostra è presentata da Cené International e Infinity Art & Culture Promotion, due organizzazioni impegnate, attraverso attività culturali ed espositive, nello sviluppo di rapporti internazionali per la conoscenza, la promozione e lo sviluppo delle eccellenze italiane e coreane. Cené International è attiva in Corea dal 2007 dove, sempre grazie alla collaborazione con Infinity Art & Culture Promotion, ha realizzato numerosi progetti di valorizzazione e distribuzione delle eccellenze produttive del nostro Paese. Da alcuni anni ha colto il valore e l’importanza di attività bilaterali per favorire la conoscenza in Corea dell’arte e dell’artigianato italiani e la promozione in Italia delle più aggiornate espressioni della cultura artistica coreana.
Con Collected landscape a Ca’ Foscari Esposizioni, Cené International, in collaborazione con l’Ateneo veneziano, crea i presupposti per una più stretta sinergia culturale italo-coreana attraverso workshop, convegni e attività espositive da programmare sia in Italia che in Corea. Gli incontri si concentreranno prevalentemente sul tema dell'organizzazione di mostre ed eventi e prevedono la partecipazione di giovani artisti e curatori che potranno entrare in contatto con prestigiose istituzioni museali e universitarie italiane.

Byoung-Choon Park è nato nel 1966 a Youngdong, in Corea del Sud, dove vive e lavora. Park svolge anche attività di insegnamento e attualmente è professore di Arte Contemporanea Orientale presso l'Università di Duksung di Seoul.
Tra le mostre personali più recenti si ricordano: The Long and Winding Road, Sungkok Art Museum di Seoul (2013), Drawing Trip-Walking over a Road, Gallery Jireh, Heyri (2013), An unfamiliar Shan Shui, Gallery Bundo, Daegu (2011), San Shui collection, Savina Museum of Contemporary Art, Seoul (2010), Fleeting Landscape, Jeju Museum of Contemporary Art, Jeju (2009), Collected Shan Shui, Dong San Bang Gallery, Seoul (2008). Ha partecipato a numerose mostre collettive, tra cui: Real Landscpe. True Reflection, OCI Museum of Art, Seoul (2013), Lively Companionship, Hanwon Museum of Art, Seoul (2012), Tell Me Tell Me: Australian and Korean Art 1976-2011, National Art School Gallery, Sydney (2011), Salon du Dessin Contemporain, Carrousel Louvre, Parigi (2010), Contemporary Art of Korean and China, Seoul Museum of Art e Guan Shanyue Gallery, Shenzen, Cina (2006). I sui lavori sono presenti in numerose collezioni pubbliche e private, come il National Museum of Contemporary Art di Gwacheon, il Seoul Museum of Art, il Busan Museum of Art.

Titolo:Byoung Choon Park. Collected landscape
A cura di: Hyun Joo Choe
Commissari: Giuseppe Barbieri e Silvia Burini
Sede: Ca’ Foscari Esposizioni - Università Ca’ Foscari Venezia, Dorsoduro 3246, 30123 - Venezia
Apertura al pubblico: 9 maggio - 30 agosto 2015
Inaugurazione: venerdì 8 maggio 2015, ore 13.00
Orari di apertura: 10.00-18.00 (chiuso il martedì)
Biglietto: ingresso libero
Organizzazione: Cené International e Infinity Art & Culture Promotion
In collaborazione con: Università Ca’ Foscari Venezia - Fondazione Ca’ Foscari

giovedì 26 febbraio 2015

Henri Rousseau. Il candore arcaico

[Comunicato stampa] Personalità centrale della cultura figurativa tra la fine del XIX secolo e il rivoluzionario periodo delle avanguardie, Henri Rousseau (Laval, 1844 – Parigi, 1910), famoso per le atmosfere oniriche, le foreste e i paesaggi incantati, sfugge da sempre a qualsivoglia catalogazione. Inutile etichettare il suo lavoro: il modo stesso in cui il pittore è stato interpretato, il più delle volte, è stato frutto di una serie di malintesi; eppure la forza della sua pittura, snobbata dai critici ma apprezzata dagli artisti, è espressione di un fenomeno che non ha paragoni nel campo dell’arte tra Otto e Novecento.
A Rousseau, detto il Doganiere, la Fondazione Musei Civici di Venezia, con la collaborazione scientifica e i prestiti eccezionali dei Musées d’Orsay et de l’Orangerie di Parigi e il patrocinio della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Venezia e Laguna, dedica una straordinaria mostra, prodotta da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE, con oltre cento opere provenienti dalle più importanti istituzioni internazionali (quaranta capolavori dell’artista e sessanta opere di confronto), ospitata nell’Appartamento del Doge a Palazzo Ducale.
Il progetto, nato da un’idea di Gabriella Belli e Guy Cogeval, commissari dell’esposizione, condiviso e sviluppato con la collaborazione di Laurence des Cars e Claire Bernardi e con il supporto di Elisabetta Barisoni, non vuole essere l’ennesima celebrazione della naïveté del pittore francese, ma piuttosto la presentazione di un lungo percorso di studi iniziato più di tre anni fa.
Una ricerca che ha messo nella giusta luce critica e storiografica l’opera di Rousseau, figura di riferimento per i grandi protagonisti delle avanguardie storiche, per intellettuali come Apollinaire e Jarry, per grandi collezionisti come Wilhelm Uhde e Paul Guillaume, ma anche per tanti pittori che precedettero e superarono le avventure del cubismo e del futurismo: da Cézanne a Gauguin, da Redon a Seurat, da Morandi a Carrà, da Frida Kahlo a Diego Rivera, per non dire di Kandinskij e Picasso. Tutti artisti presenti in mostra con opere che dialogano coerentemente con quelle dipinte dal Doganiere nella sua breve ma intensa stagione creativa, tra il 1885 e il 1910.
Accanto a essi, una scelta mirata di lavori esemplari di antichi maestri – da Liberale da Verona al Maestro della Fruttiera Lombarda, da Giovanni di ser Giovanni detto lo Scheggia a Francisco Goya – per indagare, con un taglio critico assolutamente nuovo, quell’ispirazione all’arcaismo che nel corso dei secoli corre parallela al classicismo e della quale l’opera di Rousseau sembra essere lo spartiacque tra Otto e Novecento.
Un evento mai realizzato prima d’ora in Italia, che attraverso otto sezioni tematiche consente di ammirare alcuni dei più celebri capolavori del pittore francese, come il celebre Io: ritratto-paesaggio (1889-90), che l’artista considerava il primo “ritratto-paesaggio” della storia dell’arte, Il cortile (1896-98) acquistato personalmente da Kandinsky ed esposto nella prima mostra del Blaue Reiter a Monaco, La guerra o la cavalcata della Discordia (1894) dipinta da Rousseau con quello sguardo innocente che Ardengo Soffici, suo grande estimatore, definiva ricco di “ingenuità da bambino”.
Un “candore arcaico” che emerge anche nelle opere dedicate alla natura selvaggia e nelle famosissime giungle, di cui ben sei sono in mostra – dalla bellissima Incantatrice di serpenti (1907) al Cavallo assalito da un giaguaro (1910) – come pure nei più bucolici paesaggi di campagna e di città. Quindi, le nature morte e la serie sorprendente dei ritratti maschili e femminili (spesso di amici o familiari), che mostrano anche la capacità di Rousseau di cogliere la vita della piccola borghesia, protagonista della placida e apparentemente innocua periferia cittadina, e la forza identitaria di un artista assolutamente unico e originale.
Proprio per sottolineare ancora una volta l’importanza e l’impatto che la produzione artistica di Rousseau ebbe nell’ambiente intellettuale della Parigi di inizio Novecento, nel percorso della mostra il visitatore rivivrà l’emozione del famoso banchetto che Pablo Picasso organizzò in onore del Doganiere nel 1908, in occasione dell’acquisto del Ritratto di donna. Il dipinto di Rousseau sarà esposto di fronte alla La bouteille de Bass di Picasso, in una stanza animata dalla recitazione del poema che Guillaume Apollinaire dedicò a Rousseau durante il celebre banchetto e immersa nella musica del valzer Clemence, composto dallo stesso Doganiere e suonato in quell’occasione. 

Titolo: Henri Rousseau. Il candore arcaico
Sede: Venezia, Palazzo Ducale - Appartamento del Doge
Periodo: 6 marzo - 6 settembre 2015
Orari: da domenica a giovedì 9.00 -19.00, venerdì e sabato 9.00-20.00 (il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura)
Biglietti: € 13,00 inetro, € 11,00 ridotto
Catalogo: 24 ORE Cultura - Gruppo 24 ORE

Immagine: Henri Rousseau, L’incantatrice di serpenti, 1907, olio su tela, cm 169x190, Parigi, Museo d’Orsay.

venerdì 7 dicembre 2012

Visualizing Venice

di Sonia Gammone

La storia millenaria di una delle città più belle al mondo, Venezia, narrata attraverso un progetto ambizioso che tramite le Information and Communication Technologies (ICT) permette di fare un viaggio affascinante nei secoli. Promossa e svolta da Iuav in collaborazione con la Duke University, l’Università degli Studi di Padova e Nesting scrl di Venezia, Visualizing Venice intende appunto ricostruire, grazie ai più innovativi sistemi informatici, le trasformazioni che la città ha subito nel corso della storia. Il percorso è articolato attraverso una serie di “cantieri”, i casi studio presi in esame dopo un triennio di ricerca. Nello spazio teatrale creato dalle nicchie della sala Gino Valle il visitatore si trova così a poter seguire tutte le variazioni architettoniche ed urbanistiche che i vari luoghi hanno subito nel tempo. Il fruitore della mostra è reso partecipe di una doppia dimensione esperienziale: quella dello spazio e quella del tempo. Potrà osservare i principali cambiamenti di ciascuna area attraverso un doppio registro di lettura che mette in relazione le immagini tratte dai documenti d’archivio e le rielaborazioni digitali con piante e modelli tridimensionali. I cantieri rivisitano l’isola dei SS. Giovanni e Paolo, l’Ospedale, l’Accademia, la Biennale, l’Arsenale, che dopo un attenta ricerca storica delle fonti archivistiche prendono vita nelle letture dei modelli informatizzati che permettono una visita quasi dal vivo. La mostra inaugurata lo scorso 4 dicembre aspetta il visitatore interessato a fare un emozionante viaggio nel tempo condividendo le vicende e le stratificazioni che alcuni luoghi simbolo della città lagunare hanno visto affermarsi nella storia.

lunedì 12 novembre 2012

Resini. Immagini del secondo Novecento a Venezia

di Sonia Gammone

Lo scorso 9 novembre, presso l’Archivio di Stato di Venezia, è stata inaugurata la mostra fotografica Venezia Cinquanta. Immagini dal fondo fotografico Borlui. In mostra abbiamo un piccolo saggio delle immagini conservate nel fondo del fotografo veneziano Luigi Bortoluzzi, in arte Borlui, che era un operatore dell’ Agenzia Fotografica Internazionale, fondata nel 1942 e acquisita nel dopoguerra dall’Editoriale Veneta proprietaria del quotidiano Il Gazzettino. Il suo archivio fotografico, quantificabile in circa 200.000 negativi, di vario formato, databili fra gli anni Quaranta e Ottanta del secolo scorso, nonché in alcune decine di migliaia di positivi su carta, rappresenta una rilevantissima fonte di documentazione per gli anni del secondo dopoguerra e, in particolare, per la storia urbana, mondana, sociale e produttiva di Venezia e di dintorni. L’Archivio di Stato di Venezia conserva dal 2009 il fondo acquistato dal Ministero per i beni e le attività culturali dagli eredi. Il fotografo veneziano Daniele Resini, ha selezionato dalle immagini in negativo che lo compongono una trentina di immagini e che una volta restaurate digitalmente hanno consentito questa mostra e il catalogo realizzato con il contributo della Cassa di Risparmio di Venezia. La mostra, che resterà aperta fino al 24 novembre, offre così un momento di riflessione con uno sguardo sulla realtà degli anni del dopoguerra consentendoci di immergerci in quel periodo cruciale per la formazione della nostra Italia dopo le difficoltà della guerra.

mercoledì 29 febbraio 2012

Tancredi-Licata. Un'amicizia oltre il tempo

Comunicato stampa

TancrediDomenica 4 marzo 2012 alle ore 11.30, la Galleria Perl’A situata a Venezia in Salizada San Samuele, San Marco 3216 (a pochi passi da Palazzo Grassi), inaugura un’importante mostra dedicata a due grandi Maestri del dopoguerra: Tancredi Parmeggiani (1927-1964) e Riccardo Licata (1929). Veneziani d’adozione ed artisti geniali; la loro storia creativa e personale si incrocia continuamente durante un’amicizia lunga quasi vent’anni.
Tancredi percorre un’irregolare formazione artistica nella città di Venezia, a soli vent’anni ottiene la stima di artisti come Vedova e Guidi che 1949 lo presenta nella sua prima personale. Nel ’51 espone alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e di ritorno a Venezia incontra Peggy Guggenheim che gli mette a disposizione un atelier personale. A partire dall’anno seguente partecipa all’attività del movimento Spaziale con una serie di opere che comunicano, attraverso segno e colore, una lirica profonda e intima. Alla fine degli anni ’50 lascia la città lagunare per dirigersi verso Parigi. Qui incontra autori geniali come Klein e Giacometti; difficoltà economiche e situazioni disagevoli influenzano la sua pittura degli ultimi anni con grotteschi lacerti figurativi e riferimenti ad una cruda realtà.
LicataLicata ha studiato al Liceo Artistico e all’Accademia di Belle Arti di Venezia negli anni compresi tra il 1947 e il 1955, anni in cui aderisce allo spazialismo con una pittura segnica di grande originalità. Nel 1957 è chiamato come assistente di Gino Severini all’Ecole d’Art Italienne de Paris e nel 1961 è nominato professore di mosaico alla Ecole Nationale de Paris dove ha insegnato fino al 1995. Con vasta esperienza d’arte che lo vede di volta in volta pittore, incisore, mosaicista, scultore, scenografo, inizia ad esporre a Venezia e a Firenze nel 1949 con il gruppo dei Giovani Pittori Astratti. La sua prima esposizione personale si tiene a Venezia nel 1951, seguono oltre 400 personali in 35 diverse Nazioni.
L’esposizione, organizzata in partnership con lo Studio d’Arte G.R., comprenderà una trentina di opere dei due artisti che nel periodo compreso tra la fine degli anni ’40 e i primi anni ’60, aderirono e contribuirono alla storia del Movimento Spaziale che – con l’arte Programmata, l’arte Povera e la Transavanguardia – è una delle poche espressioni artistiche italiane teorizzate, riconosciute a livello internazionale del secondo ‘900. Le illustrazioni di tutte le opere esposte saranno raccolte in un raffinato catalogo edito da “Il Sogno di Polifilo edizioni” corredato da un contributo critico del Prof. Giovanni Granzotto.

Titolo mostra: Tancredi-Licata. Un'amicizia oltre il tempo
A cura di: Giovanni Granzotto
Sede: Perl'A Art Gallery, Venezia
Durata: 4 marzo - 18 aprile 2012
Inaugurazione: domenica 4 marzo 2012, ore 11.30
Orari: 10.30-13.00/16.00-19.00 (martedì chiuso, domenica solo su appuntamento)