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domenica 5 luglio 2015

James Tissot a Roma


[Comunicato stampa] Per la prima volta in Italia, l’attesissima mostra sul grande pittore francese James Tissot (Nantes, 1836 - Buillon 1902). Le sue opere si potranno finalmente ammirare al Chiostro del Bramante di Roma (26 settembre 2015 - 21 febbraio 2016) dopo le importanti esposizioni dedicategli in tutto il mondo come James Tissot al Petit Palais (Parigi - 1985), Victorian Life Modern Love (Yale Center for British Art, New Haven Connecticut - Musée du Québec, Québec City, Canada - Albright-Knox Art Gallery, Buffalo, New York, tra il 1999 e il 2000), James Tissot et ses Maîtres a Nantes presso il Musée des Beaux-arts (2005) e infine la mostra The Life of Christ del Brooklyn Museum of Art (2009)
Raffinato protagonista dell’élite del suo tempo, invidiato e amato in pari misura, James Tissot è un pittore la cui arte è ancora oggi per alcuni aspetti un enigma, tra influenze impressioniste e istanze preraffaellite. Francese di nascita ma britannico di adozione, vissuto a suo agio tra conservatori e liberali, Tissot celebra nei suoi quadri la vita dell’alta borghesia – il ceto portato in auge in epoca vittoriana tra rivoluzione industriale e colonialismo – trasformando la quotidianità in imprese eroiche e celebrative, mutando ogni gesto in un cliché non privo di originalità.
Dart - Chiostro del Bramante e Arthemisia Group, con il Patrocinio dell’Assessorato Cultura e Turismo del Comune di Roma, hanno fortemente creduto nella necessità di presentare al pubblico italiano un artista ancora poco celebrato.
In mostra 80 opere provenienti da musei internazionali quali la Tate di Londra, il Petit Palais e il Museo d’Orsay di Parigi, che raccontano l’intero percorso artistico del pittore e l’influenza che su di lui ebbe l’ambiente parigino e la realtà londinese, dando conto della sua vena sentimentale e mistica, del suo incredibile talento di colorista e del suo interesse per la moda. Tra le opere esposte, capolavori quali La figlia del capitano e La figlia del guerriero, entrambe del 1873, accanto alla Galleria dell’HMS Calcutta (1886), che illustrano i temi principali della sua arte sempre trattati con profondità psicologica e che attestano il suo talento di colorista e fine osservatore del suo tempo.

Titolo: James Tissot
A cura di: Cyrille Sciama
Sede: Roma, Chiostro del Bramante
Periodo: 26 settembre 2015 - 21 febbraio 2016

Immagine: James Tissot, Galleria dell’HMS Calcutta, 1876 ca, olio su tela, Londra, Tate.

venerdì 3 luglio 2015

I Macchiaoli. Una rivoluzione d’arte al Caffè Michelangelo


[Comunicato stampa] La stagione espositiva autunnale delle Scuderie del Castello Visconteo di Pavia aprirà con una mostra dedicata al movimento artistico che rivoluzionò la pittura italiana dell’Ottocento: i Macchiaioli.
Dal 19 settembre al 20 dicembre 2015, le suggestive sale delle Scuderie ospiteranno “I Macchiaioli. Una rivoluzione d’arte al Caffè Michelangelo”, un progetto espositivo ideato, prodotto e organizzato da ViDi in collaborazione con il Comune di Pavia e curato da Simona Bartolena insieme a Susanna Zatti, direttore dei Musei Civici di Pavia.
Nella seconda metà dell’Ottocento, Firenze è una delle capitali culturali più attive in Europa e diventa ben presto punto di riferimento per molti intellettuali provenienti da tutta Italia. Intorno ai tavoli di un caffè cittadino, il Michelangelo, si riunisce un gruppo di giovani artisti accomunati dallo spirito di ribellione verso il sistema accademico e dalla volontà di dipingere il senso del vero. Il nome “macchiaioli”, usato per la prima volta in senso dispregiativo dagli accademici, viene successivamente adottato dal gruppo stesso in quanto incarna perfettamente la filosofia delle loro opere.
Obiettivo della mostra è quello di indagare i protagonisti e l’evoluzione di questo importante movimento, fondamentale per la nascita della pittura moderna italiana. Il punto di vista adottato racconta nello stesso tempo l’importanza storico artistica del movimento, i suoi rapporti con la scena francese, le novità tecniche introdotte dai pittori del gruppo, ma anche la quotidianità della vita al Michelangelo, seguendo il filo dei racconti, degli scritti, delle lettere lasciate dai protagonisti. Un modo di narrare la vicenda poco consueto, che appassionerà anche il pubblico meno esperto.
Nel percorso di mostra verranno sottolineati anche i numerosi punti di contatto con la realtà artistica europea, in particolare quella francese, e con quella del resto della penisola, in quel periodo in fase di unificazione. Tra il ricordo di uno scherzo goliardico e l’emozione della scoperta di un’opera di Degas, tra l’esperienza a Barbizon e un pomeriggio a Montemurlo, si dipana un racconto che farà rivivere un ventennio d’oro dell’arte italiana.
Il percorso espositivo presenta oltre settanta opere provenienti da prestigiose sedi – Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano, Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti di Firenze, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, Galleria d’arte Moderna di Milano, Galleria d’arte moderna Ricci Oddi di Piacenza, Istituto Matteucci di Viareggio e molti altri – e collezioni private, firmate dai principali esponenti del gruppo dei Macchiaioli quali Telemaco Signorini, Giovanni Fattori, Giuseppe Abbati, Vincenzo Cabianca, Silvestro Lega, Adriano Cecioni, Vito d’Ancona, Raffaello Sernesi, Odoardo Borrani e altri.
Un racconto suggestivo porterà il visitatore a immergersi in un momento storico e culturale molto vivace, da cui emergeranno i fermenti di rivolta di questi nuovi pittori, insieme alle loro forti personalità artistiche e umane. La mostra si concluderà con le nuove generazioni che frequentarono il Michelangelo negli anni successivi a quelli vissuti dal gruppo storico, indagando il Caffè fino alle fasi più tarde della sua storia per arrivare all’eredità della macchia con opere di Giuseppe de Nittis, Federico Zandomeneghi e Giovanni Boldini.
Le sezioni della mostra non presenteranno quindi solo la pittura di macchia, ma offriranno uno sguardo più ampio sulla straordinaria rivoluzione artistica che ha preso avvio tra i tavoli di questo celebre caffè fiorentino.
Per tutta la durata dell’esposizione una serie di attività didattiche e visite guidate gratuite per bambini e adulti permetteranno di approfondire le tematiche e le opere esposte nelle sale delle Scuderie del Castello Visconteo.

Titolo: I Macchiaoli. Una rivoluzione d’arte al Caffè Michelangelo
Date: 19 settembre - 20 dicembre 2015
Sede: Scuderie del Castello Visconteo, Viale XI Febbraio 35, 27100 Pavia
Orari: dal lunedì al venerdì 10.00-19.00, mercoledì 10.00-22.00, sabato, domenica e festivi 10.00-20.00 (la biglietteria chiude un’ora prima)
Biglietti: intero 12,00 euro, ridotto 10,00 euro (audioguida inclusa nel prezzo), scuole 5,00 euro

Immagine: Silvestro Lega, I fidanzati, 1869, olio su tela, 35,5x79,5 cm, Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci, Milano

giovedì 2 luglio 2015

Piero di Cosimo. Pittore “fiorentino” eccentrico fra Rinascimento e Maniera


[Comunicato stampa] Si deve a Serena Padovani, già direttrice della Galleria Palatina di Firenze, l’idea di proporre una mostra dedicata a Piero di Cosimo, pittore del Rinascimento fiorentino originale, fantasioso, straordinario narratore di favole, ma la cui notorietà, al di fuori del ristretto mondo degli storici d’arte e dei collezionisti, non ha mai, ingiustamente, raggiunto quella di maestri suoi contemporanei, come Filippino Lippi o Fra’ Bartolomeo.
L’interesse verso questo pittore e l’attualità del tema erano attestati dalla contemporanea intenzione della National Gallery di Washington – uno dei maggiori musei degli Stati Uniti dove sono esposti capolavori assoluti di artisti quali Leonardo da Vinci o Vermeer – di procedere anch’essa nell’organizzazione di un’esposizione monografica dedicata a Piero di Cosimo.
Da questo comune obiettivo è nata una collaborazione che ha portato all’organizzazione di due eventi espositivi per il 2015, di cui il primo, presso il museo americano, si è concluso il 3 maggio scorso. Due eventi distinti e non una mostra in due tappe, perché, sebbene una trentina di dipinti di Piero di Cosimo figurino sia nell’esposizione della National Gallery che in quella degli Uffizi, le due mostre hanno seguito progetti diversi, con un’articolazione più contenuta e strettamente monografica a Washington, più ampia – circa 100 opere – nell’esposizione di Firenze, comprendente anche disegni di Piero di Cosimo oltre ad alcuni dipinti e disegni di diversi maestri dialoganti con Piero, quali Filippino Lippi, Fra’ Bartolomeo e Lorenzo di Credi.
Fra le opere presenti solo alla mostra della Galleria degli Uffizi, spicca la tavola con la Morte di una ninfa della National Gallery di Londra, capolavoro commovente e dal soggetto ancora misterioso, che fin dal XIX° secolo ha stimolato la fantasia di altri artisti.
La mostra fiorentina ricostruisce il percorso artistico di Piero di Cosimo, a partire dalla formazione nella bottega di Cosimo Rosselli – maestro dal quale derivò fra l’altro il nome con cui divenne noto – seppure il suo vero nome fosse Piero di Lorenzo.
Gli incontri determinanti con l’arte di Leonardo da Vinci e dei pittori fiamminghi, stimolarono nel maestro la capacità di osservare la natura e la realtà circostante con incantata meraviglia, trasportandone di volta in volta frammenti nei dipinti di soggetto sacro, dove si arricchiscono di significati simbolici.
Ma seguire le opere di Piero di Cosimo vuol dire anche addentrarsi nella storia fiorentina del Rinascimento, dall’età Laurenziana, epoca alla quale risalgono dipinti di straordinaria qualità come la Visitazione (Washington, National Gallery) eseguita, per la cappella di Piero di Gino Capponi – proprio quel Pier Capponi noto per aver difeso la città contro Carlo VIII – nella chiesa di Santo Spirito, o il ciclo con Storie dell’Umanità primitiva eseguito per il palazzo dei Del Pugliese, di cui sono presenti le due scene di Caccia del Metropolitan Musem di New York e la suggestiva veduta di un edificio in costruzione del museo di Sarasota.
All’epoca della Repubblica fiorentina di fra’ Girolamo Savonarola e Piero Soderini risale, fra gli altri, il dittico con le effigi di Giuliano da Sangallo e di Francesco Giamberti (Amsterdam, Rijksmuseum), tra i ritratti più straordinari di tutto il Rinascimento fiorentino, mentre all’epoca della restaurazione medicea del secondo decennio del XVI° secolo è riconducibile la fantasiosa tavola con Perseo che libera Andromeda (Galleria degli Uffizi), che ornava la camera nuziale di Filippo Strozzi e Clarice de’ Medici.
Le opere di Piero di Cosimo ci introducono infatti anche al mondo colto e raffinato dei suoi committenti, i Del Pugliese, gli Strozzi, i Vespucci, che commissionarono cicli pittorici di tema mitologico per le loro dimore, nei quali il pittore raggiunge i vertici più alti nell’abilità narrativa, nella ricchezza dei dettagli, nella varietà di figure, costumi, scenari che fanno appena intuire quale dovesse essere la meraviglia degli apparati per sfilate e delle scenografie ideati dal maestro e descritti nella sua vita da Giorgio Vasari.
Il processo creativo del maestro è documentato dai rari disegni di sua mano, presenti, come abbiamo detto, solo nella mostra di Firenze poiché ragioni di conservazione non consentivano un periodo di esposizione superiore ai due, tre mesi.
Pittore solitario, al limite della misantropia, secondo quanto racconta il suo principale biografo Giorgio Vasari, anticonvenzionale, incolto nel suo aspetto, eccentrico – per usare un’espressione cara a Federico Zeri – Piero mostra affinità con Leonardo da Vinci per l’interesse verso la natura e la raffigurazione degli stati d’animo, come attesta, fra gli altri, l’intensità dei volti ridenti delle figure nel dipinto Madonna col Bambino e angeli della Fondazione Cini di Venezia.
Come Leonardo fu uno sperimentatore e questa, in un momento che segna il passaggio dalla tradizionale pittura a tempera ad uovo a quella della pittura a olio, può essere la ragione per cui diversi suoi dipinti risultano danneggiati. Antiche ridipinture nascondevano, ad esempio, il vero aspetto di una pala d’altare raffigurante il Matrimonio mistico di Santa Caterina e Santi, già ricordata da Vasari nella distrutta chiesa di San Pier Gattolini, fortunosamente riemersa in una collezione privata fiorentina. L’impegnativo restauro dell’opera, intrapreso in occasione della mostra, ha rivelato l’indiscussa appartenenza ad un unico complesso di questa tavola e della cimasa con Angeli, oggi nella National Gallery di Edimburgo; anch’essa appositamente restaurata per l’occasione, a Firenze: un riconoscimento internazionale dell’altissimo livello professionale che caratterizza il mondo del restauro in Italia.
La mostra, come il catalogo edito da Giunti Editore, è a cura di Serena Padovani, Elena Capretti – studiosa del Cinquecento e autrice di vari studi su Piero di Cosimo –, Anna Forlani Tempesti – specialista di disegni e già direttrice del Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi –, e Daniela Parenti – direttrice del dipartimento dell’arte del medioevo e del primo Rinascimento alla Galleria degli Uffizi. Promotori dell’evento espositivo il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo con il Segretariato regionale del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del turismo della Toscana, la Ex Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze, la Galleria degli Uffizi e Firenze Musei.

Titolo:Piero di Cosimo (1462-1522). Pittore “fiorentino” eccentrico fra Rinascimento e Maniera
Sede: Galleria degli Uffizi, Firenze
Periodo: 23 giugno - 27 settembre 2015
Catalogo: Giunti Editore

Immagine: Piero di Cosimo, Liberazione di Andromeda, 1510-1515 ca, olio su tavola, cm 70x23, Firenze, Galleria degli Uffizi.

mercoledì 13 maggio 2015

Dario Fo dipinge Maria Callas

[Comunicato stampa] - AMO Arena Museo Opera, il Museo della Fondazione Arena di Verona, collocato nella splendida cornice di Palazzo Forti, spalanca le sue porte a una stagione d’eccezione e un’importante programmazione di mostre ed eventi culturali. 
Il prossimo 22 maggio AMO presenterà al pubblico nientemeno che un Premio Nobel e la Divina del canto, Dario Fo e Maria Callas. 
La mostra Dario Fo dipinge Maria Callas presenta le opere realizzate da Dario Fo tra il 2013 e il 2015 e dedicate alla grande soprano, che debuttò nel 1947 proprio all’Arena di Verona.
Fo si definisce “attore dilettante e pittore professionista” e alla pittura ha dedicato gran parte delle sue energie. La mostra a Verona è l’occasione per conoscerlo più da vicino, più intimamente, tra passioni ed espressioni geniali che gli sono proprie.
Oltre 70 opere, raccontate ai visitatori dallo stesso Dario Fo, accompagnano il visitatore alla scoperta di AMO, il Museo dedicato alla creatività e all’eccellenza dell’opera lirica italiana che si propone di far conoscere al grande pubblico la perfetta macchina creativa che sta alla base delle celebri opere liriche, tipiche della tradizione culturale italiana e che tutto il mondo ammira. AMO ospita attualmente una mostra permanente e due temporanee e inoltre conta al suo interno la presenza di un pregiato ristorante. Il Museo inoltre è la location ideale per una mostra dedicata a Maria Callas: il suo forte legame con la città di Verona, e ovviamente con l’Arena, ha fatto sì che proprio al Museo AMO fosse allestita un’intera sala intitolata alla celebre diva, voce immortale incarnata nell’arte lirica.
Un genio che racconta uno dei più incredibili talenti di ogni tempo, in una delle più belle città di Italia, in un contesto di pregio: un cortocircuito imperdibile.
Con il Patrocinio del Comune di Verona, la mostra, aperta dal 22 maggio al 27 settembre 2015, è promossa dalla Fondazione Arena di Verona e prodotta e organizzata da Arthemisia Group.
L’evento è realizzato in collaborazione con Jacopo Fo e Gianmarco Mazzi per C.T.F.R. Compagnia Teatrale Dario Fo e Franca Rame, e si avvale del media coverage di Sky Arte HD.
Riduttivo sarebbe poter pensare di incapsulare il Maestro Dario Fo all’interno di ermetiche categorizzazioni: drammaturgo, attore, regista, costumista e impresario della sua stessa compagnia. Scrittore, autore, illustratore, scenografo e attivista italiano noto per l’impegno politico insieme alla moglie Franca Rame. Il suo genio non è suscettibile a definizioni.
Anche se noto per la sua spiccata spregiudicatezza intellettuale e per l’acuta satira, egli ha saputo fare della sua vita e delle sue passioni un’opera d’arte a tutto tondo e senza confini. Oggi Dario Fo si fa pittore e trova un nuovo soggetto da narrare e a far da padroni sono i suoi colori che danno nuovo vigore a un mito d’altri tempi, a una personalità carismatica, drammatica e mutevole: Dario Fo dipinge Maria Callas.
Dopo il libro uscito a ottobre 2014 intitolato Una Callas dimenticata (di Dario Fo e Franca Rame, edito da Franco Cosimo Panini) e a seguire l’omonimo spettacolo teatrale a novembre (scritto a quattro mani con la compagna Franca Rame), Fo omaggia ancora una volta con la più rappresentativa espressione d’arte – la pittura – la cantante più famosa dell’ultimo secolo.
L’amore per la pittura nasce dal desiderio del Maestro - maturato nel corso della sua carriera - di metter mano personalmente alla parte illustrativa degli spettacoli, dipingendo e inserendo gli elementi iconografici nelle quinte delle sue opere che, come in un romanzo a colori, potessero raccontare ancor meglio la vita dei suoi celebri personaggi. Ed è da questo intento che scaturisce l’ardore di narrare la vita della grande Callas. Tra le sale di AMO il drammaturgo presenta un reportage di vita e palcoscenico che ripercorre tutta la biografia della Divina.
Attraverso un’arte dalle linee pulite e i colori sgargianti, Fo dipinge momenti di vita del mitico soprano ripercorrendone l’evoluzione dall’infanzia in America ai trionfi in Italia; gli anni della voracità - non solo artistica, la storia d’amore con il marito Giovanni Battista Meneghini, l’incontro fatale con Aristotele Onassis, Luchino Visconti e via via fino a giungere all’oblio dell’ultimo periodo.
È lo stesso Dario Fo, sala dopo sala, che racconta la mostra e i retroscena che hanno ispirato le sue opere.
Attraverso un percorso cronologico che ripercorre di anno in anno gli avvenimenti della vita della Callas, Fo cede alla tentazione di raccontare la Diva, ironica e sarcastica qual era, narrando come nell’opera I Ravanelli il celebre episodio in cui sul palco della Scala, al termine di una ripresa di Traviata (dicembre 1954), le fu lanciato in segno di disapprovazione un mazzo di ravanelli da un ammiratore della Tebaldi (il soprano italiano all’epoca egualmente amato): a causa della forte miopia la Callas scambiò i ravanelli per fiori che raccolse con gratitudine inchinandosi in segno di riconoscenza e che, solo successivamente, addentò a mo’ di scherno.
Il Maestro ritrae anche le fasi del leggendario dimagrimento, attraverso una serie di opere, come Allegoria dei viaggi di Gulliver dove la Callas è presentata nei panni di una gigantessa e Alla fine del dimagrimento.
In L’isola di Torcello Fo narra attraverso la tela di una gita organizzata da Meneghini per conquistare la giovane appena giunta in Italia dall’America e in Maria e Meneghini - Ormai eravamo amanti rievoca la vita sentimentale con il futuro marito.
In Maria e Aristotele si amano, Fo dipinge la tragica passione per l’armatore greco Aristotele Onassis, passando per l’incontro con Luchino Visconti che tiene per Maria una vera e propria lezione sull’arte dello stare in scena: una biografia a colori che dà un resoconto della storia della lirica novecentesca.
Il drammaturgo omaggia infine anche la città scaligera: numerosi i lavori nei quali è riprodotta l’Arena, come L’Aida all’Arena di Verona con la Callas.

Titolo: Dario Fo dipinge Maria Callas
Sede: AMO Arena Museo Opera, Palazzo Forti, Verona
Periodo: 22 maggio - 27 settembre 2015
Catalogo: Skira

Immagine: Dario Fo, I ravanelli, 2014, tecnica mista su tavola, 57x62 cm, Archivio Franca Rame e Dario Fo.

lunedì 11 maggio 2015

Guardando all'URSS. Realismo socialista in Italia dal mito al mercato

[Comunicato stampa] Per la prima volta a Palazzo Te a Mantova, un progetto espositivo che indaga le relazioni, gli scambi, gli sguardi e i "fuochi incrociati” tra arte italiana del secondo dopoguerra e arte sovietica del realismo socialista, riflettendo su affinità elettive e divergenze culturali e linguistiche, in una mostra di grande respiro internazionale e ricca di documenti, video e fotografie, manifesti e libri, poco o per nulla conosciuti al pubblico.
La mostra riconduce il visitatore agli anni della frontale contrapposizione politica tra comunisti e democristiani, quelli di don Camillo e Peppone, di Dio ti vede e Stalin no. Agli anni in cui per metà degli italiani l’URSS era il mito, il paradiso della giustizia sociale e il demonio per l’altra metà.
Gli anni in cui grandi intellettuali italiani (Levi, Calvino, Moravia tra i tanti) compivano il loro pellegrinaggio laico a Mosca. Gli anni in cui lunghe code si formavano all’Hermitage per ammirare Guttuso.
Lo fa in modo del tutto originale: al centro di questa proposta è infatti la riflessione sull’immagine mitica dell’URSS nell’Italia del secondo dopoguerra e sul ruolo assunto dall’iconografia realista nella sua diffusione e veicolazione.
Due gli ambiti scelti dal progetto per indagare questa vicenda ancora inedita e affascinante: da un lato l’iniziativa del Premio Suzzara, voluto da Dino Villani e dal sindaco comunista Tebe Mignoni con Cesare Zavattini e destinato, dal 1948 per quasi trent’anni, a far riflettere sul linguaggio realista e sul tema del lavoro. Gli artisti partecipanti e premiati (da Guttuso a Zigaina, da Gorni a Borgonzoni, da Mucchi a Pizzinato, da Fabbri a Sughi, solo per fare alcuni nomi) introducono il tema del ruolo dell’arte figurativa all’interno della politica culturale del PCI.
Una seconda sezione della mostra si propone di ricostruire l’immagine dell’URSS in Italia nel secondo dopoguerra, con uno sguardo particolare rivolto alla ricostruzione delle opere e degli artisti proposti nei Padiglioni sovietici alle Biennali veneziane nel 1934 e dal 1956 agli anni Settanta. Grazie ai prestiti della Galleria Tret’jakov, in mostra saranno presenti opere di Nikolaj Andreev, Aleksandr Dejneka, Sergej Gerasimov, Vera Muchina, Pëtr Končalovskij, Grigor’evič Nisskij, Viktor Popkov.
«Parlare del mito dell'URSS in Italia nel secondo dopoguerra significa sollevare il coperchio su un mondo complesso nei linguaggi e nei significati, impossibile da risolvere in una mostra e in una pubblicazione, ma al quale, finalmente e senza falsi miti o negazioni, si vuole guardare» – puntualizza Vanja Strukelj, curatrice della mostra mantovana con Ilaria Bignotti e Francesca Zanella.
«Innanzitutto abbiamo cercato di restringere il campo della nostra ricerca a un territorio rigorosamente storico-artistico, focalizzando l’attenzione sulla ricezione del realismo socialista sovietico in Italia, inquadrandolo in un contesto di scambi e rapporti culturali.
In questo quadro d'insieme un aspetto che è emerso in tutta la sua complessità è quello del viaggio in URSS e dei resoconti di viaggio, che nel corso degli anni Cinquanta costruiscono un'immagine mitica e allo stesso tempo fortemente stereotipata di luoghi, contesti sociali, linguistici, culturali...
Ci siamo chiesti: che cosa avevano visto gli artisti italiani nei loro viaggi in Unione Sovietica? Chi avevano incontrato, di cosa avevano dialogato, cosa avevano portato di sè, cosa avevano ritrovato?
Abbiamo provato a rispondere attraverso il metodo del confronto interdisciplinare, con lo spoglio di archivi, la visione di film d’epoca, la rilettura di racconti e di resoconti di viaggio, guardando a manifesti, cartoline, sfogliando i rotocalchi.
Poi il fenomeno collezionistico, qui documentato da prestiti privati: testimonianza di una cultura d'immagine, di una retorica visiva, di una modalità di racconto della realtà sovietica che rivela forti persistenze, un linguaggio fortemente codificato che viene riproposto, tra copie e riedizioni, per tutti gli anni Ottanta.
L'altro fronte su cui abbiamo lavorato è quello delle esposizioni: ripercorrendo le sale dei Premi suzzaresi e delle Biennali veneziane, certi del confronto fertile tra una manifestazione solo apparentemente di periferia e l’altra ufficiale e internazionalmente riconosciuta.
Abbiamo lavorato alla ricerca di un filo rosso che si dipana e si ritrova nella consapevolezza che parlare di realismo socialista in Italia, dalla nostra prospettiva, significa rileggere la nostra cultura e anche metterla un po’ in crisi. Ma non è forse questo il compito di una mostra e di una pubblicazione che vogliano dare un vero contributo all’oggi?».
La mostra è organizzata dal Centro Internazionale d’Arte e di Cultura di Palazzo Te presieduto da Graziano Mangoni, con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e il Turismo, del Consolato Generale della Federazione Russa a Milano, della Regione Lombardia, del Sistema Mantova per EXPO, del Museo Civico di Palazzo Te e della Galleria del Premio Suzzara, con il contributo del Comune di Mantova e della Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Mantova, e con il sostegno di TEA Energia, Generali Italia Agenzia Pezzoli, Coop Consumatori Nordest e Berman Spa.
Per la realizzazione della mostra e del catalogo edito da Skira, le curatrici Ilaria Bignotti, Vanja Strukelj e Francesca Zanella sono state affiancate da ricercatori, dell’Università di Parma e di altri istituti di ricerca, esperti in differenti discipline.

Titolo: Guardando all'URSS. Realismo socialista in Italia dal mito al mercato
Sede: Fruttiere di Palazzo Te, Viale Te, 13 - 46100 Mantova
Date: 30 maggio - 4 ottobre 2015
Orari: lunedì 13.00-18 .00, martedì-domenica 9.00-18.00 (chiusura biglietteria un’ora prima dell’orario di chiusura della mostra)
Biglietti: intero € 6,00, ridotto € 4,00
Organizzazione: Centro Internazionale d’Arte e di Cultura di Palazzo Te
Progetto mostra e catalogo a cura di: Vanja Strukelj - Francesca Zanella - Ilaria Bignotti
Da una idea di: Arturo Calzona
Catalogo: Skira

Immagine: Armando Baldinelli, Ritorno dai campi, 1948, olio su tela, cm 90,3x120, Suzzara, Galleria del Premio Suzzara.

lunedì 27 aprile 2015

Leonardo Da Vinci 1452-1519. Il disegno del mondo

[Comunicato stampa] La straordinaria mostra inaugurata a Palazzo Reale il 15 aprile 2015, giorno dell’anniversario della nascita di Leonardo – nato a Vinci il 15 aprile 1452 –, a ridosso dell'apertura di EXPO 2015, è la più grande e importante esposizione dedicata a Leonardo mai realizzata in Italia.
Costruita interamente a Milano, la mostra è promossa dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo che ha concesso in via eccezionale la garanzia di Stato e dal Comune di Milano - Assessorato alla Cultura ed è ideata e prodotta da Palazzo Reale e Skira, nel quadro di una partnership che prosegue da oltre quindici anni. Frutto di un intenso lavoro di cinque anni, l’esposizione è curata da Pietro C. Marani e Maria Teresa Fiorio, tra gli storici dell'arte più importanti per gli studi sul grande genio del Rinascimento, e raccoglie oltre 200 opere da un centinaio di musei e istituzioni da tutto il mondo, che hanno eccezionalmente prestato opere preziose delle loro collezioni, come i tre dipinti di Leonardo provenienti dal Louvre e i trenta disegni autografi della collezione di Sua Maestà la Regina Elisabetta II. Anche la Pinacoteca Ambrosiana, considerata la casa milanese di Leonardo, che presta il celebre Ritratto di musico e ben trentotto disegni dal Codice Atlantico, è tra i principali protagonisti della mostra.
La mostra conta sul generoso sostegno di Bank of America Merrill Lynch, principale sponsor dell’iniziativa. Sostengono la mostra anche SNAM che, in linea con i propri valori, intende celebrare la figura di un uomo che ha dedicato la propria vita alla conoscenza e al progresso e Salone del Mobile Milano, media partner è il Corriere della Sera.
L’esposizione presenta una visione di Leonardo non mitografica, né retorica né celebrativa, ma trasversale su tutta l'opera del poliedrico personaggio, considerato come artista e scienziato attraverso alcuni temi centrali individuati dai curatori: il disegno, fondamentale nell'opera di Leonardo; il continuo paragone tra le arti: disegno, pittura, scultura; il confronto con l'antico; la novità assoluta dei moti dell'animo; il suo tendere verso progetti utopistici, veri e propri sogni, come poter volare o camminare sull'acqua per cui sarà allestita in mostra una apposita sezione; l'automazione meccanica e così via, temi che lo hanno reso un alfiere dell’unità del sapere, con l’intrecciarsi continuo nella sua opera di scienze e arti.
La straordinaria mostra illustra, attraverso dodici sezioni, le tematiche centrali nella carriera artistica e scientifica di Leonardo, trasversali nella sua lunga estensione, venendo ad abbracciare non solo gli anni della sua formazione fiorentina, ma anche i due soggiorni milanesi, fino alla sua permanenza in Francia, sottolineando così alcune costanti della sua visione artistica e scientifica. Dal percorso espositivo risulta chiara anche la sua vocazione all’interdisciplinarietà e al continuo intrecciarsi di interessi, attraverso l’approccio analogico allo studio dei fenomeni e alla loro rappresentazione grafica, riassunti e culminanti nei suoi dipinti più tardi.
La sequenza del percorso espositivo presenta nelle varie sezioni opere autografe di Leonardo - dipinti, disegni e manoscritti -, introdotte dalle opere dei suoi predecessori - pittori, scultori, tecnici, teorici - che possano contestualizzare il contributo di Leonardo nella storia dell’arte, della scienza e della tecnica e offrire nel contempo una visione della figura di Leonardo artista e scienziato del suo tempo, senza concessioni alla mitografia e alla banalizzazione. Due sezioni finali, tuttavia, mostrano anche l’influenza di Leonardo pittore e teorico dell’arte in età moderna e la formazione del suo mito, incentrato sulla Gioconda.

Queste le dodici sezioni della mostra:
1. Il disegno come fondamento
2. Natura e scienza della pittura
3. Il paragone delle arti
4. Il paragone con gli antichi
5. Anatomia, fisiognomica e moti dell’animo
6. Invenzione e meccanica
7. Il sogno
8. Realtà e utopia
9. L’unità del sapere
10. De coelo e mundo: immagini del divino
11. I leonardeschi: la diffusione dei modelli di Leonardo e Trattato della Pittura
12. Il mito di Leonardo

La mostra presenta sette straordinari capolavori pittorici di Leonardo: il San Gerolamo della Pinacoteca Vaticana, la Madonna Dreyfus della National Gallery of Art di Washington, la Scapiliata della Galleria Nazionale di Parma, il Ritratto di musico dell’Ambrosiana e ben tre capolavori, vere icone, dal Museo del Louvre: la Belle Ferronière, la piccola Annunciazione, il San Giovanni Battista. Esposti inoltre alcuni dei codici originali di Leonardo e un nucleo di almeno cento disegni autografi: il Codice Trivulziano 2162, ovvero il Libretto d'appunti autografo di Leonardo da Vinci, conservato presso la Biblioteca Trivulziana del Castello Sforzesco, che potrà essere anche "virtualmente" sfogliato presso una postazione touchscreen; trentotto disegni provenienti dal Codice Atlantico, grazie alla Biblioteca Ambrosiana, maggior prestatore dell’esposizione; trenta dalla Royal Collection della Regina Elisabetta II, di cui sei visibili al recto e al verso; cinque dal British Museum, quattro dal Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi, cinque dal Metropolitan Museum di New York e cinque dalla Biblioteca Reale di Torino e ancora altri disegni arrivano dalla Morgan Library di New York e dalla Fondazione Custodia di Parigi. Alcuni di questi musei prestano inoltre altri importanti disegni di pittori contemporanei di Leonardo.
È inoltre presentato un cospicuo numero di opere d’arte - dipinti, disegni, manoscritti, sculture, codici, incunaboli e cinquecentine - provenienti dai maggiori Musei e Biblioteche del mondo e da collezioni private, tra cui opere di Antonello da Messina, Botticelli, Filippino Lippi, Paolo Uccello, Ghirlandaio, Verrocchio, Lorenzo di Credi, Francesco di Giorgio Martini, Bonaccorso Ghiberti, Bramante e di altri trattatisti anonimi dei secoli XV e XVI.
La diffusione e la fortuna dell’arte e dei modelli di Leonardo è rappresentata in mostra da splendide opere di Giovanni Antonio Boltraffio, Marco d’Oggiono, Francesco Napoletano, Solario, Francesco Melzi, Giampietrino, Cesare da Sesto, Girolamo e Giovanni Ambrogio Figino e da altri importanti artisti.
Il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia intitolato al grande maestro presta inoltre due modelli storici di macchine - il carro automotore e il maglio battiloro - realizzati dall’interpretazione dei disegni di Leonardo.
Milano rende omaggio a Leonardo con tantissime iniziative, e sono dunque in programma una serie di approfondimenti fuori sede (oltre Palazzo Reale), che coinvolgeranno i luoghi di Leonardo nel territorio urbano e lombardo: la Sala delle Asse al Castello Sforzesco riaprirà al pubblico dopo un lavoro di restauro che ha riportato alla luce nuove strordinarie tracce della mano di Leonardo, che in quelle stanze lavorò per anni al servizio di Ludovico il Moro: una installazione multimediale racconterà ai visitatori la storia della Sala e il ruolo di Leonardo nella sua gigantesca decorazione; nella Sala della Balla, sempre al Castello Sforzesco, saranno disponibili due postazioni touchscreen per sfogliare, ingrandire, approfondire le pagine del Codice Trivulziano, il Libro d’appunti autografo del genio fiorentino: nella Pinacoteca Ambrosiana (Il Mondo di Leonardo), all’Acquario civico (Leonardo e l’acqua).
La Cineteca Italiana promuove infine un programa di nove film su Leonardo che saranno proiettati al MIC-Museo interattivo del Cinema durante il mese di maggio.
La mostra, curata da Pietro C. Marani e Maria Teresa Fiorio, si avvale di un comitato scientifico di assoluto rilievo e prestigio, già convocato a partire dal 2009, al quale hanno partecipato: Carmen C. Bambach (Metropolitan Museum, New York), Roberto Paolo Ciardi (Accademia Nazionale dei Lincei, Roma), Martin Clayton (Royal Library, Windsor Castle), Luisa Cogliati Arano (Ente Raccolta Vinciana, Milano), Vicent Delieuvin (Musée du Louvre, Parigi) Marzia Faietti (Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, Firenze), Paolo Galluzzi (Istituto e Museo Galileo Galilei, Firenze), Martin Kemp (Oxford University, Oxford), Antonio Paolucci (Musei Vaticani, Città del Vaticano, Roma), Richard Schofield (Università IUAV, Venezia).
Il catalogo che accompagna la mostra è, in realtà, ben più di un pur ponderoso catalogo: le oltre 600 pagine in grande formato ospitano, sotto la direzione di Marani e Fiorio, venti saggi di altrettanti grandi specialisti internazionali dell’opera di Leonardo, che analizzano le infinite sfaccettature del "disegno del mondo" del genio di Vinci. Hanno collaborato infatti con inediti contributi scientifici: Carmen C. Bambach (Metropolitan Museum, New York), Juliana Barone (University of London), Andrea Bernardoni (Istituto e Museo Galileo Galilei, Firenze), Roberto Paolo Ciardi (Accademia Nazionale dei Lincei, Roma), Martin Clayton (Royal Library, Windsor), Marzia Faietti (Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, Firenze), Frank Fehrenbach (Harvard University, Cambridge), Paolo Galluzzi (Istituto e Museo Galileo Galilei, Firenze), Claudio Giorgione (Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci), Martin Kemp (Oxford University, Oxford), Rodolfo Maffeis (Università di Firenze e Kunsthistorisches Institut, Firenze), Furio Rinaldi (Università Tor Vergata, Roma e Metropolitan Museum, New York), Richard Schofield (Università IUAV, Venezia), Marco Versiero (Università l’Orientale, Napoli, e Istituto di Studi Filosofici, Napoli), Edoardo Villata (Università Cattolica di Milano).
Il volume, disponibile in due edizioni, italiana e inglese, si pone di fatto come un’eccezionale ed aggiornatissima monografia, destinata a divenire un "reference book" per molti anni a venire.
Accanto al grande catalogo, l’ampio e specializzato bookshop Skira proporrà ai visitatori una guida breve, anch’essa in due lingue, e uno straordinario corredo di altre pubblicazioni sull’opera di Leonardo, tra cui A bottega da Leonardo, un delizioso libro per bambini, oltre a una vastissima gamma di prodotti di merchandising.
L’allestimento della mostra è curato da Corrado Anselmi, e ha potuto contare sulle sponsorizzazioni tecniche di Kartell e Flos.
A fine percorso, grazie all’accordo con Samsung, i visitatori avranno anche la possibilità di una eccezionale esperienza virtuale: immergersi, con i rivoluzionari occhiali Samsung Gear VR, negli ambienti e nel vissuto del genio vinciano. E infine, per tutti, la possibilità di scaricare su tablet IOS e Android, la nuovissima e straordinaria App "Being Leonardo", realizzata da Skira.
Una mostra dunque di eccezionale contenuto scientifico e altresì altamente spettacolare, che richiamerà a Palazzo Reale non solo i moltissimi visitatori di EXPO 2015, ma anche i tantissimi milanesi, che conoscono e apprezzano le opere del grande maestro disseminate in città e ammireranno ancora una volta, in una antologica probabilmente irripetibile, il suo genio senza tempo.

Titolo: Leonardo Da Vinci 1452-1519. Il disegno del mondo
Sede: Palazzo Reale, Piazza Duomo, 12 - 20121 Milano
Periodo: 16 aprile - 19 luglio 2015
Orari: lunedì 14.30-19.30, martedì-mercoledì 9.30-19.30, giovedì-domenica 9.30-24.00 (la biglietteria chiude un’ora e mezza prima)
Biglietti: intero € 12,00, ridotto € 10,00
Catalogo: Skira

Immagine: Leonardo da Vinci, Ritratto di dama (La Belle Ferronnière o “Presunto ritratto di Lucrezia Crivelli”), 1493-1495 circa, olio su tavola di noce, cm 63x45, Parigi, Musée du Louvre.

giovedì 23 aprile 2015

Arte e Vino

[Comunicato stampa] Grappoli, calici che si intrecciano in brindisi ideali, in segno di comunione e di fratellanza, cascate di tralci e di pampini, Cristo che sottrae la vite e il suo frutto al Tempo assicurandone l’eternità; putti vendemmianti, menadi e satiri in travolgenti processioni e Bacco ebbro, Bacco in Trionfo, Bacco con Arianna, Bacco giovane e bello oppure vecchio e disfatto dal bere e dagli eccessi; e poi la fatica dell’uomo, il lavoro nei campi, il raccolto e il risvolto bucolico e agreste; il ciclo delle stagioni, il senso della terra, il rito del convivio, la gioia della festa, la “natura in posa”: immagini tra sacro e profano, racconti, allegorie, metafore, paesaggi, stati d’animo; il caleidoscopico universo delle rappresentazioni del vino nell’arte attraverso i secoli – pittura, scultura, arti decorative – viene messo in scena per la prima volta in una mostra colossale , che a Verona chiama a raccolta 184 opere da oltre 90 prestatori italiani e stranieri e 51 studiosi, tra curatori, membri del comitato scientifico, autori di testi e schede in catalogo.
Un viaggio affascinante che nasce dall’incrocio tra due eccellenze, due punte di diamante della nostra cultura e della nostra storia, due simboli dell’Italia nel mondo: l’arte e il vino.
In occasione e in relazione con Expo 2015 dedicato al tema “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”, Verona, la città che da quasi cinquant’anni ospita la più importante fiera del vino italiano, promuove dall’11 aprile al 16 agosto 2015 a Palazzo della Gran Guardia – nel cuore della città scaligera – uno degli eventi culturali più significativi, una delle più importanti e originali mostre in programma nel nostro Paese per l’atteso appuntamento internazionale, insieme alla Provincia Autonoma di Trento–Assessorato alla cultura, Veronafiere, il Mart-Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto e il Museo Statale Ermitage. Prodotta e organizzata da Villaggio Globale International e da Skira editore, con il sostegno di Fondazione Cariverona e di Trentino Marketing, il contributo di altri importanti Enti pubblici e privati – Amia, Acqueveronesi, Corsorzio Zai–Interporto, Quadrante Europa, AMT Verona, Banco Popolare, Cofely, Veronamercato – e di un gruppo prestigioso di wine sponsor come Allegrini, Corte Giara, Feudi di San Gregorio, Poggio al Tesoro–Bolgheri, Trento DOC, Valle Reale e Villa Sandi, la mostra è curata da Annalisa Scarpa e Nicola Spinosa. Con il supporto di un prestigioso comitato scientifico costituito da esperti dei diversi periodi e ambiti artistici – Irina Artemieva, Carlo Bertelli, Maia Confalone, Eugenio La Rocca, Stéphane Loire, Antonio Natali, Fernando Rigon, Fernando Mazzocca, Wolfgang Prohaska, Attilio Scienza – essa nasce dunque con l’obiettivo di indagare sotto nuova luce e valorizzare un soggetto e un tema, il vino appunto, la cui storia antichissima abbraccia le grandi civiltà del passato e ha radici profonde nella tradizione italiana . Un’eccellenza che ha segnato indelebilmente anche la nostra cultura artistica, divenendo soggetto ispiratore di grandi maestri.
L’immagine del vino nelle sue diversificate e variegate forme e interpretazioni è da sempre una presenza costante nelle opere d’arte, dalla pittura alla scultura fino alle arti decorative , ed è intorno a questo elemento di assoluto valore identitario che si è voluto disegnare un progetto espositivo innovativo e di grande suggestione. È l’occasione per narrare, grazie a testimonianze preziose dell’arte provenienti dai principali musei e collezioni internazionali, l’approccio degli artisti con questo soggetto, traducendone i mutamenti, le sfaccettature, le simbologie, in un excursus che presenta opere dal Cinquecento al Novecento: dalle suggestioni dell’antico e del Rinascimento alla forza barocca del Seicento, al Settecento seduttivo e mondano, alla vita borghese dell’Ottocento, sino alle espressioni più moderne o astratte del XX secolo.
Una mostra corale, un grande affresco, florilegio scoppiettante di colori luci e suoni, che suggerirà anche una liaison evocativa tra le scuole artistiche regionali italiane e i territori della produzione vinicola, a mostrare come vino e arte siano entrambi espressioni della cultura e dell’identità dei luoghi. Quindi, se pure si concentrerà sulle molteplici espressioni dell’arte italiana che hanno colto l’essenza di questo soggetto in tante manifestazioni – nella mitologia, nella religione, nel mondo dei sentimenti, della convivialità e del lavoro – non mancherà di proporre anche un affascinante e intenso dialogo tra le creazioni artistiche italiane e quelle di artisti stranieri che hanno avuto uno stretto rapporto con l’Italia, sia culturale sia di vera e propria frequentazione.
Dunque Lorenzo Lotto, Tiziano, Guido Reni, Luca Giordano, Annibale Carracci, Giuseppe Maria Crespi ma anche Peter Paul Rubens, Jusepe Ribera, Nicolas Poussin, Jacob Jordaens; e poi, Giulio Carpioni, Pietro Longhi, i Bassano, Sebastiano Ricci, Giovanni Battista Tiepolo, Philipp Hackert, Gerrit van Honthorst, Philippe Mercier, Nicholas Tournier e, via via, fino a Morbelli, Nomellini, Inganni, De Pisis, Depero, Morandi, Guttuso, Picasso, per citare alcuni degli artisti in mostra.
Vi è una relazione inevitabile tra i sensi dell’uomo e il vino: dal tatto, quando la mano afferra il bicchiere, all’olfatto che ne coglie le fragranze, alla vista che ne osserva le rifrangenze, al gusto che lo assapora, fino anche all’udito, in quanto esso diventa momento di convivialità, incontro, e quindi di dialogo. Gli artisti si sono fatti interpreti di questo dialogo in immagine, cogliendone le sfumature in un linguaggio fatto di luce, materia e colore. Dopo alcune “Suggestioni dall’antico” che testimoniano l’esistenza e la penetrazione della cultura del vino in queste terre fin dagli Etruschi – tanto che il termine “vino” appare nella bronzea Tabula Cortonensis, terzo testo etrusco per lunghezza esposto eccezionalmente in mostra – il percorso espositivo condurrà dalla sezione del “Vino e Sacro”, con i racconti dell’Antico e del Nuovo Testamento interpretati dall’estro e dal pennello dei grandi maestri, al “Mito”, ove spicca l’ambivalente figura di Bacco dio dell’ebbrezza e della follia, ma anche del lavoro e della produttività della terra e protettore delle arti e della creatività; fino alla sezione dedicata al lavoro, allo scorrere delle stagioni, ai piaceri dell’incontro.
Una mostra emotiva, fatta di colori e sapori che, a volo d’uccello, da un secolo all’altro, farà vivere l’incontro con capolavori d’arte e grandi artisti, per tratteggiare una storia antica, profondamente legata alla nostra terra, al lavoro e alla creatività dell’uomo.
La mostra sarà accompagnata da catalogo Skira e il biglietto includerà il servizio di audioguida. Particolari inoltre gli eventi e le iniziative promosse “tra arte vino”: a partire dalla presenza, accanto al bookshop – nella sede espositiva affacciata sulla bellissima Piazza Bra di Verona – di un wine shop in cui acquistare i vini delle aziende sostenitrici dell’evento e di uno spazio degustazione che proporrà al pubblico abbinamenti tra prestigiose etichette vinicole e i prodotti doc e dop della migliore tradizione locale.

Titolo: Arte e Vino
Sede: Palazzo della Gran Guardia, Verona
Periodo: 11 aprile - 16 agosto 2015
Orari: lunedì-giovedì, sabato-domenica ore 9.30-20.30, venerdì ore 9.30-22.30 (chiusura biglietteria un’ora prima)
Biglietti: intero € 12,00, ridotto € 9,00

Immagine: Sebastiano Ricci, Baccanale in onore di Pan, 1716, olio su tela, cm 84x100, Venezia, Gallerie dell’Accademia.

giovedì 16 aprile 2015

Italia: Fascino e mito. Dal Cinquecento al contemporaneo

[Comunicato stampa] In occasione di Expo 2015, il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, con il sostegno di Regione Lombardia, ha voluto realizzare la grande mostra Italia: Fascino e mito. Dal Cinquecento al contemporaneo prodotta da Consorzio Villa Reale e Parco di Monza, Skira editore e Cultura Domani.
Il progetto scientifico della mostra è stato elaborato a cura della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici e della Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici di Milano, che hanno raccolto attorno a questo tema un Comitato scientifico composto dai principali studiosi in ciascuno degli ambiti cronologici di riferimento.
Particolarmente significativo è stato il generoso intervento di mecenatismo di Giulio Properzi, che della mostra è stato uno degli ispiratori sostenendone il progetto.
La mostra rievoca la fascinazione esercitata sui grandi artisti stranieri dai nostri monumenti, dai nostri paesaggi e dalle nostre tradizioni attraverso una serie di opere esemplari, tra le quali capolavori di pittura, scultura e fotografia, concessi in prestito dalle maggiori istituzioni museali italiane e internazionali.
Viene inoltre evidenziato il ruolo dell'Italia quale “maestra delle arti”, grazie a dipinti e sculture di celebri maestri stranieri come Lucas Cranach di cui è esposto il magnifico olio Eva (1528); Rubens con Ritratto di Giovanna Spinola Pavese (1604-1608), Antoon Van Dyck con un Autoritratto (1622-1623) e un bellissimo ritratto femminile (1627); Claude Lorrain di cui si presenta Porto con Villa Medici (1637), Gerrit Van Honthorst detto Gherardo delle Notti con Giocatori di carte (1620), Valentin de Boulogne con Negazione di Pietro (1620 circa), Gaspar Van Wittel con quattro magnifiche vedute di Venezia, Napoli, Firenze e Roma, Angelika Kauffmann con un poetico ritratto femminile (1794), Anton Raphael Mengs con il Ritratto di papa Clemente XIII (1765), il Ritratto del cardinale Archinto (1756), il Ritratto allegorico di James Caulfeild (1756-58), un Autoritratto (1773) e la celebre Madonna della seggiola, copia da Raffaello; Joshua Reynolds  con Sir William Hamilton (1776-1777), Ingres con un olio di soggetto religioso (1820), Jean-Léon Gérome con Souvenir d’Italie  (1829), opera immagine della mostra.
Accanto a loro altre straordinarie opere di maestri italiani assunti a modello, come Danae (1530-1531) del Correggio, Ritratto di Ippolito de’ Medici (1532-1534) di Tiziano, Il colonnello William Gordon (1765-1766) di Pompeo Batoni, Corinna (1819) di Antonio Canova.
Ma anche nel Novecento, e persino nel nuovo millennio, il Bel Paese non ha cessato di esercitare la sua fascinazione sugli artisti del mondo intero.
Agli inizi del Novecento gli artisti stranieri, specialmente francesi, sono attirati dal Prix de Rome, che, con il soggiorno a Roma all’Académie de France in Villa Medici, rappresenta da generazioni l’obiettivo più ambito. Anche Henry Moore compie il suo “viaggio di formazione” in Italia, che nel 1925 lo porta a Roma, Firenze, Siena, Assisi, Padova, Ravenna e Venezia. Il mito di Michelangelo continuerà a irradiarsi lungo il secolo: in mostra lo si è illustrato con due splendide sculture di Henri Matisse e Auguste Rodin, con due magnifiche tele di Pablo Picasso e un intenso olio di Salvador Dalí.
Dalla nascita delle Avanguardie in poi numerosi artisti, anche i più anticonformisti e radicali, compiranno il loro "pellegrinaggio" in Italia, favoriti anche da personalità come la gallerista americana Ileana Sonnabend che, nata in una ricchissima famiglia ebraica di Bucarest, era stata abituata sin dall’infanzia a trascorrere le vacanze in Italia. Inevitabile che i “suoi” artisti, come ad esempio Gilbert & George e Robert Rauschenberg creassero opere ispirate alla nostra storia dell’arte, sedotti come lei dall’Italia e dalla sua tradizione. In loro lo sguardo sull’Italia è assai diverso da quello di chi li aveva preceduti: l’approccio è più elaborato e concettuale. E si rivolge assai più alla lezione dell’arte italiana antica che alle seduzioni del paesaggio. Altri importanti artisti del secondo Novecento che hanno guardato all’Italia per il loro lavoro e l’hanno visitata più volte sono Yves Klein e Andy Warhol, così come il nostro Paese affascina celebri maestri della contemporaneità di cui saranno in mostra opere significative, come Anselm Kiefer, William Kentridge, Marina Abramović, Christo+Jeanne Claude, i fotografi della scuola di Düsserldorf come Axel Hütte, Thomas Struth, Candida Höfer o americani come Lawrence Beck, sino al bellissimo video Viaggio in Italia del 2006 di Victor Burgin che chiude la mostra.
Ad accogliere ed esaltare i prestiti è la splendida cornice della neoclassica Villa Reale di Monza, oggi completamente riaperta al pubblico nel corpo centrale dopo lunghi e complessi restauri che ne hanno restituito l’aspetto originale. Immersa nel grande parco, che ne costituisce parte integrante, oltre al circuito degli appartamenti reali, la villa comprende nuovi spazi espositivi, integrati agli ambienti originari del secondo piano nobile ed è dotata di nuove strutture dedicate all’accoglienza e alla ristorazione. Rappresenta dunque uno straordinario centro espositivo di livello internazionale, tanto da aver previsto di destinare l’intero complesso monumentale a finalità culturali e di alta rappresentanza istituzionale, in vista delle manifestazioni connesse a Expo 2015.

Titolo: Italia: Fascino e mito. Dal Cinquecento al contemporaneo
Sede: Villa Reale di Monza, Viale Brianza, 1 - 20052 Monza (MB)
Periodo: 23 aprile - 6 settembre, 2015
Orari: martedì, mercoledì, giovedì, sabato e domenica ore 10.00-19.00, venerdì ore 10.00-22.00 (la biglietteria chiude un’ora prima)
Biglietti: da martedì a venerdì intero € 12,00, ridotto € 10,00, scuole € 4,00; sabato e domenica intero € 15,00, ridotto € 13,00, scuole € 5,00

Immagine: Jean-Léon Gérome, Due contadine italiane e un bambino (Souvenir d’Italie), 1849, olio su tela, cm. 88,3x67,9, Parigi, Musée d’Orsay.

mercoledì 15 aprile 2015

La rosa di fuoco. La Barcellona di Picasso e Gaudí

[Comunicato stampa] La rosa di fuoco, o meglio La Rosa de Foc, per dirla alla catalana, per gli anarchici indicava all’inizio del Novecento il nome in codice di Barcellona. Nome che evoca, allo stesso tempo, il fermento che a cavallo del secolo infiammava la vita politica, sociale e culturale della capitale catalana, ma anche i violenti attentati dinamitardi di cui fu teatro la città.
A mutare volto e storia di Barcellona era stata, nel 1888, la grande Esposizione universale che aveva introdotto dirompenti idee di modernità in una capitale ancora decentrata rispetto al cuore avanzato d’Europa. Nuovi modelli di vita, nuovo benessere e nuove visioni creative si accompagnavano all'espansione industriale ed economica della regione.
In quegli anni a Barcellona il giorno continuava la notte e i caffè e i ritrovi lungo le Ramblas e nel Barrio Gotico pulsavano di gente e di incontri. I poeti, gli intellettuali, i pittori avevano base a Els Quatre Gats e da qui sciamavano per ogni dove, spesso approdando a Parigi.
La crescita culturale ed economica della capitale catalana fu però accompagnata da marcate tensioni sociali che nel luglio del 1909, durante quella che venne chiamata la Settimana tragica, sfociarono in una serie di violente contestazioni e in una cruenta repressione che decretò la fine di questa irripetibile stagione.
Di questi anni fecondi e inquieti e della colorata, sanguigna fucina di talenti che li animò dà conto La rosa di fuoco, la grande mostra con cui Palazzo dei Diamanti apre la stagione espositiva 2015-2016, firmata dalla direttrice dell’istituzione ferrarese, Maria Luisa Pacelli.
La rosa di fuoco, ovvero l’arte e le arti a Barcellona tra 1888 e 1909, rispecchia perfettamente la cifra culturale dei Diamanti: mostre accuratamente selezionate, approfondite, particolari, mai banali. Rassegne che presentano in Italia artisti straordinari ma poco frequentati (tra i tanti Reynolds, Chardin, Zurbarán…) o snodi fondamentali della storia dell’arte da prospettive inedite.
Anche in questa esposizione, infatti, i grandi protagonisti della storia dell’arte sono presentati da punti di vista meno scontati: è il caso del giovanissimo Picasso che, quantunque alle prime prove, nel giro di qualche anno conquista la scena artistica catalana e parigina, con il tratto graffiante del suo precoce talento. Accanto a nomi celebri, vengono proposti artisti che ai più risultano ignoti, ma sono ugualmente di altissimo livello. Pensiamo a Ramon Casas, Santiago Rusiñol o Isidre Nonell che, a differenza di Picasso, fecero ritorno in patria anziché diventare astri del palcoscenico parigino.
Questa è una mostra di forti colori e forti emozioni. Si passa, non a caso, dal caleidoscopio delle tavolozze di fine Ottocento, ai colori acidi e brillanti delle effigi della moderna vita notturna, fino alla dominante blu dell’ultima sala della mostra. Poiché Picasso, e con lui altri animi inquieti, scelsero questo colore per esprimere il dolore e la solitudine che il progresso si lasciava dietro nella sua marcia trionfante.
È una mostra che offre pittura bellissima ma che, con garbo, invita il visitatore a soffermarsi anche sulle altre arti. L’architettura di Gaudí, naturalmente, ma anche grafica, arredi, gioielli, ceramiche e sculture. Si tratta di aree di approfondimento circoscritte, rispetto alla ricchezza della proposta di dipinti, che offrono al visitatore preziose chiavi per far capire come tutte le arti siano state percorse da un medesimo fuoco di rinnovamento, nessuna esclusa.

Titolo: La rosa di fuoco. La Barcellona di Picasso e Gaudí
Sede: Palazzo dei Diamanti, Corso Ercole I d'Este, 21 - 44121 Ferrara
Periodo: 19 aprile - 19 luglio 2015
Orari di apertura: tutti i giorni; dal 19 aprile al 31 maggio ore 9.00-19.00, dal 1° giugno al 19 luglio ore 10.00-20.00
Biglietto d'ingresso: intero € 11,00, ridotto € 9,00

Immagine: Pablo Picasso, I tetti di Barcellona, 1902, olio su tela, cm 58,5x60,8, Barcellona, Museu Picasso. Dono dell’artista, 1970 © Succession Picasso, by SIAE 2015

lunedì 30 marzo 2015

Picasso e le sue passioni

[Comunicato stampa] Dal 4 aprile al 28 giugno 2015 a Catania si terrà la mostra Picasso e le sue passioni. La mostra, organizzata da Comediarting & III Millennio, con il Patrocinio del Comune di Catania e a cura di Lola Duran e Stefano Cecchetto, sarà allestita presso il Castello Ursino, il maniero realizzato da Federico II di Svevia, oggi sede del Museo Civico della città etnea.
Del grande artista in mostra più di 200 opere tra vasi, piatti, brocche, mattonelle dipinte, importanti opere su carta e alcuni oli tra cui uno appartenuto a Dora Maar ed esposto per la prima volta in Italia in questa occasione, dal titolo Figura de mujer inspirada en la guerra de España.
Si tratta di opere provenienti per la maggior parte da prestigiose raccolte private di tutto il mondo e dal museo di Mija Malaga, noto per la ceramica.
La mostra, con un percorso completo di opere del grande artista, intende illustrare, nei suoi contenuti più autentici, i temi e le passioni che hanno dato vita alla creatività di Picasso e ne hanno influenzato la vicenda umana e quella artistica. Il teatro e il circo, la tauromachia, le donne e la politica sono state per tutta la sua carriera argomenti di ricerca portante nella sua complessa cifra stilistica. Unico artista del ‘900 che ha saputo trattare tutte le tecniche ascrivibili al mondo dell’arte, Picasso ha conquistato il titolo di Genio proprio perché non si è mai fermato davanti a nulla, mettendosi in gioco e sperimentando fino alla vecchiaia.
Figura de mujer inspirada en la guerra de España, realizzata nel 1937, è la prima opera che Picasso usa come arma politica. In essa l’immagine e la poesia si fondono con lo scopo di inviare un chiaro messaggio contro Francisco Franco. Esiste una forte relazione simbiotica tra la figura e quello che si legge scritto alle sue spalle e l’opera non potrebbe essere compresa senza il testo. I riferimenti forti che nella poesia si rifanno alla Marchesa, intesa come la Nobiltà che dava appoggio al Dittatore, si riflettono nella raffigurazione che il grande artista ne fa dandogli figura a forma di gallina con il collo lungo e il volto a becco.
In mostra anche Tête de femme, l’ultimo – e forse il più completo – di una sequenza di quattro ritratti realizzati tutti nello stesso giorno il 3 giugno del 1943, quasi una sorta di addio a Dora Maar, immediatamente prima che l’artista incontrasse la sua prossima conquista e novella musa, la giovanissima Françoise Gilot.
Esposto anche un altro olio su tela, Il Moschettiere del 1964. Il titolo sembra quasi un pretesto per dare libero sfogo all’astrazione poetica della composizione. Le tele dipinte negli anni ’60 sembrano toccate da una leggerezza indescrivibile. In quegli anni Picasso, ormai raggiunta la padronanza del tocco, riesce a trasmettere con pochi segni essenziali, il fluido procedere della sua opera.
Picasso riesce ad infondere anche nella grafica le atmosfere pittoriche dei suoi periodi.
L’attività incisoria dell’artista è stata sempre molto intensa, perché ne ha compreso subito la versatilità e la non ordinarietà delle soluzioni che si possono raggiungere.
In mostra alcune serie d’incisioni: La Suite des saltimbanques (1913), 14 incisioni acquaforte e puntasecca, Il Tricorno (1920), 33 incisioni bulino e collotype, I Venti Poemi di Gongora (1958), 41 incisioni acquaforte e acquatinta allo zucchero, Carmen (1949), 40 opere incisioni a bulino, Tauromachia (1959), 27 opere acquatinta allo zucchero e puntasecca, Barcelona Suite (1966), 5 incisioni litografia a colori, La Célestine (1971), 68 incisioni acquaforte e acquatinta.
Nelle opere in ceramica si esprime tutta la forza della fantasia creatrice di Picasso in un momento particolarmente felice della sua esistenza, terminato l’incubo della seconda guerra mondiale. Si dedica a questo linguaggio espressivo che scopre particolarmente congeniale alla sua vena creativa, tanto da iniziare una sperimentazione che lo accompagna per il resto della vita e che si intreccia indissolubilmente con i suoi lavori su tela, le sue sculture e la sua grafica. Talvolta disegna forme originali di sua invenzione, ma di solito preferisce trasformare i piatti, le ciotole e le brocche della ceramica tradizionale utilizzando diversi metodi di scultura, assemblaggio, disegno e pittura. Per più di vent’anni, fino alla morte, Picasso non smetterà di sperimentare questo mezzo espressivo.
Per quantità di opere, presenza di tutte le tecniche affrontate dal genio spagnolo e l’olio inedito presentato al pubblico per la prima volta al mondo, questa mostra si prefigge di essere un’occasione unica per la Sicilia e una tra le mostre più importanti mai realizzate su Picasso.
Così l’Assessore alla Cultura e al Turismo del Comune di Catania, Orazio Licandro, commenta l’evento: “Non è facile trovare le parole per esprimere la gioia suscitata in me da un evento culturale di enorme rilevanza come la mostra Pablo Picasso e le sue passioni. Un altro appuntamento ospitato a Castello Ursino, splendido maniero federiciano, segno forte della grande storia di Catania che si conferma sempre più come simbolo della sua rinascita culturale. Pablo Picasso per la prima volta a Catania, e con un numero significativo di opere volto a sottolineare l’eclettismo di quello che viene considerato a pieno titolo il più grande artista del XX secolo, non costituisce soltanto un appuntamento culturale imperdibile; esso è il risultato di un grande lavoro organizzativo giocato soprattutto sulla scommessa di restituire orgoglio e dignità a una città splendida e al vivace e dinamico territorio dalle antiche e grandi tradizioni culturali.”

Titolo: Picasso e le sue passioni
Durata: 4 aprile - 28 giugno 2015
Sede: Castello Ursino Piazza Federico II di Svevia 3, Catania
Orari apertura: lun-ven 9-19, sabato 9-23, domenica 9-22 (la biglietteria chiude un’ora prima)
Ingresso: intero 9,50 €, ridotto scuole 4,00 €, gruppi (superiori a 20 persone) 7,00 €

Immagine: Pablo Picasso, Figura de mujer inspirada en la guerra de España, 1937, olio su tela.

venerdì 27 marzo 2015

Barocco a Roma. La meraviglia delle arti

[Comunicato stampa] Dal 1° aprile al 26 luglio 2015 Fondazione Roma Museo-Palazzo Cipolla presenta una ambiziosa operazione culturale che ha il suo principale centro propulsore nella mostra Barocco a Roma. La meraviglia delle arti. Come nell’immagine metaforica del «sole barberiniano», l’evento espositivo si colloca nel mezzo di un originale «sistema eliocentrico», i cui raggi sono rappresentati da una ricca serie di iniziative, presso alcuni tra i principali siti barocchi della città. La mostra, infatti, oltre ad essere una preziosa occasione di conoscenza, studio e aggiornamento sulle tematiche del periodo e i suoi protagonisti, offre l’opportunità di valorizzare il patrimonio storico-artistico ed architettonico barocco del territorio. 
L’operazione, nata dalla determinata volontà del Presidente della Fondazione Roma, il Prof. Avv. Emmanuele Francesco Maria Emanuele, trova nella Fondazione Roma-Arte-Musei il nucleo aggregativo di numerose istituzioni pubbliche, private ed ecclesiastiche, le quali, grazie a questa, fanno sistema con la rassegna Barocco a Roma. La meraviglia delle arti offrendo una serie di eventi satellite correlati: itinerari esclusivi (Musei Vaticani), tour tematici con partenza dalla sede espositiva di Palazzo Cipolla (Complesso di Sant’Ivo alla Sapienza; Oratorio dei Filippini; Cappella dei Re Magi presso Propaganda Fide; Galleria Doria Pamphilj), percorsi barocchi (Musei Capitolini; Galleria Nazionale di Arte Antica in Palazzo Barberini), visite speciali (Palazzo Colonna), mostre di approfondimento (Museo di Roma-Palazzo Braschi; Palazzo Chigi in Ariccia; Sala Alessandrina presso l’Archivio di Stato), giornate di studio, convegni, concerti e la rievocazione storica di Castel Sant’Angelo, con una mostra, la regata e la girandola di fuochi pirotecnici che celebrano la festa dei santi Pietro e Paolo.
La mostra Barocco a Roma. La meraviglia delle arti si propone come esperienza unica per conoscere l’«universo» barocco, prefigurato dalla poetica di Annibale Carracci – che già alla fine del ’500 anticipò un linguaggio pittorico decisamente nuovo per l’epoca – fino alle esperienze ascensionali del Baciccio. La mostra è il punto di partenza di un irripetibile viaggio nel Barocco a Roma, la città che nel Seicento divenne il centro culturale del mondo attirando a sé una infinita congerie di artisti italiani e stranieri, che, stimolati dalla politica della Chiesa, si «sfidarono» toccando i vertici di una creatività senza eguali. La pittura, la scultura, l’architettura e l’urbanistica raggiunsero allora i massimi livelli; la mostra mira a svelarne il fascino attraverso la ricostruzione del percorso creativo dell’artista, dall’idea progettuale – sono esposti in mostra, tra l’altro, studi, bozzetti, schizzi, piante e sezioni architettoniche – fino all’opera compiuta, anche oltre il perimetro della mostra.
La mostra presenta al pubblico quasi 200 opere – tra dipinti, sculture, disegni, medaglie e oggetti – dislocate e contestualizzate in uno spazio visivo ispirato alle inquiete architetture del Borromini; una cornice di grande suggestione, che rispecchia la tradizionale cura del Museo per gli allestimenti. Tra le opere più ricercate troviamo il disegno riferibile a Ciro Ferri tratto dagli affreschi di Pietro da Cortona per palazzo Pamphilj a piazza Navona e il Contro-progetto del colonnato di piazza San Pietro di Gian Lorenzo Bernini. Si possono ammirare anche i bozzetti del Bernini per le statue di ponte Sant’Angelo e per l’Estasi di Santa Teresa (provenienti dal Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo); il prezioso arazzo Mosè bambino calpesta la corona del faraone su cartone di Nicolas Poussin e Charles Le Brun (proveniente dal Mobilier National di Parigi) nonché disegni progettuali di Francesco Borromini e Pietro da Cortona. Altri capolavori che arricchiscono l’evento della mostra sono: Ritratto di Costanza Bonarelli del Bernini (Museo del Bargello), Atalanta e Ippomene di Guido Reni (Museo di Capodimonte), Trionfo di Bacco di Pietro da Cortona (Musei Capitolini), Santa Maria Maddalena penitente con due angeli di Giovan Francesco Barbieri detto il Guercino (Musei Vaticani), Il Tempo vinto dalla Speranza e dalla Bellezza di Simon Vouet (Museo Nacional del Prado).
Nel percorso espositivo spiccano le due composizioni con gli Angeli musici di Giovanni Lanfranco – opere sopravvissute all’incendio della Chiesa di Santa Maria della Concezione dei Cappuccini a Roma – mai esposte sino ad ora dopo il tragico evento risalente all’Ottocento. I dipinti saranno presentati per la prima volta in mostra dopo il restauro realizzato grazie all’intervento della Fondazione Roma-Arte-Musei, che ha voluto compiere un gesto significativo restituendo finalmente queste due importanti opere d’arte alla città di Roma e alla visibilità collettiva. Al termine dell’esposizione gli Angeli, dopo due secoli di oblio, ritorneranno nella loro chiesa di via Veneto.
La rassegna vanta ulteriori e importanti prestiti concessi dai più autorevoli musei del mondo, tra cui: Musée du Louvre e Mobilier National et des manufactures des Gobelins di Parigi, Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo, Kunsthistorisches Museum e Albertina Museum di Vienna, Museo Nacional del Prado di Madrid, Staatliche Museen di Berlino, Victoria & Albert Museum di Londra, Musei Vaticani, oltre ai principali istituti museali italiani (Galleria Nazionale di Arte Antica in Palazzo Barberini, Galleria Nazionale di Arte Antica in Palazzo Corsini, Galleria Borghese, Galleria Spada, Musei Capitolini, Palazzo Chigi in Ariccia, Galleria degli Uffizi, Museo Nazionale del Bargello, Museo Nazionale di Capodimonte).

Titolo: Barocco a Roma. La meraviglia delle arti
A cura di: Maria Grazia Bernardini e Marco Bussagli
Sede: Roma, Fondazione Roma Museo – Palazzo Cipolla (via del Corso, 320)
Periodo: 1 aprile - 26 luglio 2015
Orari: lunedì ore 15.00 > 20.00, dal martedì al giovedì e domenica ore 10.00 > 20.00, venerdì e sabato 10.00 > 21.30 (la biglietteria chiude un'ora prima)
Catalogo: Skira

Immagine: Peter Paul Rubens, San Sebastiano curato dagli angeli, 1602-04, olio su tela, Roma, Galleria Nazionale d’Arte Antica in Palazzo Corsini.

lunedì 23 marzo 2015

L'arte di Francesco

[Comunicato stampa] Organizzata dalla Galleria dell’Accademia, in collaborazione con l’Ordine dei Frati Minori, e ideata scientificamente con la Commissio Sinica (Scuola Superiore di Studi Medievali e Francescani, Pontificia Università Antonianum di Roma), la mostra si propone di documentare ai massimi livelli qualitativi la produzione artistica di diretta matrice francescana (pittura, scultura, arti suntuarie) dal Duecento al Quattrocento e, nel contempo, di porre in evidenza la straordinaria attività evangelizzatrice dei francescani in Asia, dalla Terra Santa alla Cina, rievocandola anche con oggetti di eccezionale importanza storica e incomparabile suggestione. Tra questi, il corno ritenuto tradizionalmente quello donato al Santo dal Sultano d’Egitto al-Malik al-Kamil nel 1219 a Damietta (Egitto) in occasione del loro incontro e conservato in Assisi nella Cappella delle reliquie della basilica di San Francesco.
Occorre sottolineare che i capolavori d’arte sono presentati in mostra non soltanto dal punto di vista della loro iconografia francescana, ma in primo luogo per il fatto di essere il frutto della committenza dei frati francescani, per il tramite delle loro più prestigiose fondazioni chiesastiche e conventuali, nonché per opera di privati cittadini particolarmente devoti del Serafico e dei suoi più diretti seguaci, quali ad esempio, Santa Chiara, San Bonaventura, Sant’Antonio da Padova, San Bernardino.
Per la pittura riveste un’importanza fondamentale l’opera di Giunta di Capitino, il primo pittore ufficiale dell’Ordine francescano, la cui influenza si estese nella prima metà del Duecento in vaste aree dell’Italia centrale e fino in Emilia. Il grandissimo artista, il primo pittore ‘nazionale’ della storia dell’arte italiana, ricoprì il ruolo d’interprete della spiritualità francescana che poi sarà assolto da altre due altissime personalità, Cimabue e Giotto. Di particolare interesse si rivela la sezione che ospita alcune fra le più antiche immagini devozionali del santo di Assisi, che tramandano gli episodi più famosi della sua agiografia. Oltre alle celebri tavole cuspidate di Pisa (Museo Nazionale di San Matteo) – oggi riferita dai più a Giunta – e di Firenze (sull’altare della Cappella Bardi in Santa Croce) – attribuita a Coppo di Marcovaldo – sarà presente in mostra quella analoga del Museo Civico di Pistoia e il San Francesco con due storie della sua vita e due miracoli post mortem attribuito a Gilio di Pietro (Orte, Museo Diocesano), restaurata appositamente per l’esposizione.
Tra gli artisti presenti in mostra figurano anche il Maestro di San Francesco e il Maestro dei Crocifissi francescani, due protagonisti di primo piano della pittura su tavola e in affresco nel corso del XIII secolo. Il vasto pubblico della Galleria fiorentina godrà di una vasta campionatura delle diverse tecniche artistiche e delle tipologie morfologiche: dalle piccole tavole per la devozione privata ai dossali destinati agli altari delle maggiori chiese dell’Ordine, fino ai grandiosi complessi d’altare.
Un grande affresco staccato dalla chiesa di San Francesco a Udine di cultura tardogotica introdurrà il visitatore alla straordinaria vicenda umana del Beato Odorico da Pordenone (1286–1331), che intraprese intorno al 1314 un viaggio incredibile, sostenuto dal fervore missionario che lo porterà prima in Asia Minore, per incontrare poi i Mongoli della dinastia Yuan (1279-1368) negli anni 1323-28, e in India. Rientrato in patria dopo un viaggio rocambolesco Odorico riferì al Papa lo stato delle missioni in Oriente in una dettagliata Relatio. La vicenda di Odorico da Pordenone fu solo una delle ultime dell’epopea francescana in Asia orientale, generata dall’impulso stesso dell’azione di Francesco e iniziata nel 1245 con Giovanni da Pian del Carpine, culminata con Giovanni da Montecorvino, consacrato nel 1313 primo vescovo di Khanbaliq (Pechino). Epistolae et relationes, principalmente provenienti dalla Biblioteca Apostolica Vaticana ed esposte nella mostra, riveleranno i segni ancora visibili di quelle missioni guidate da francescani di alto rango, in gran numero legati pontifici “ad Tartaros” per rimediare alla separazione delle chiese orientali, per offrire “al re e al popolo tartaro” i benefici spirituali della dottrina cristiana, per frenare le ulteriori aggressioni mongole ai danni delle cristianità e tentare di contenere con un’alleanza l’irruenza mussulmana in Terra Santa. Altrettanto significativo ed essenziale è il nucleo di attestazioni (documenti d’archivio e reperti archeologici), proveniente dal Museo della Custodia di Terra Santa (Gerusalemme) e dal Museo della Basilica dell’Annunciazione di Nazareth, che illustra il contesto artistico in cui si trovarono ad operare i Francescani. E proprio la ricchezza e varietà delle tradizioni religiose dell’Asia oltre la Terra Santa, e sino alla Cina – fra tutte le comunità cristiane siro-orientali o nestoriane e il buddhismo – sono documentate in mostra da un nucleo di Croci nestoriane in bronzo fuso, risalenti al periodo della dinastia Yuan (1272-1368), appartenenti alla prestigiosa raccolta dello University Museum and Art Gallery di Hong Kong, legate alla coeva presenza francescana in Cina.
Tornando ai capolavori d’arte ispirati dall’impulso di Francesco specialmente in ambito italiano, nel corso della prima metà del Trecento si colloca l’attività di uno dei più grandi pittori dell’epoca, il Maestro di Figline, che quasi certamente fu un membro dell’Ordine francescano, uno dei seguaci più alti e originali della cultura giottesca, largamente attivo non solo su tavola e in affresco, ma anche nella decorazione di vetrate dipinte.
Anche in piena epoca rinascimentale la committenza dell’Ordine francescano produrrà effetti di rilevanza straordinaria, avvalendosi dei massimi artisti del tempo, quali Carlo Crivelli, Antoniazzo Romano e Bartolomeo della Gatta. Non meno importante e ricco di capolavori si presenta il versante della scultura di origine francescana, che annovera personalità del calibro di Nicola Pisano, Nino Pisano, Domenico di Niccolò dei Cori e Andrea Della Robbia. Vertici di preziosità assoluta sono raggiunti poi nel campo delle cosiddette arti minori, con alcuni eccezionali vetri dipinti e graffiti e una selezione di manoscritti miniati di eccezionale importanza.
La mostra si ricollega strettamente alla vasta e celebre raccolta di pittura antica della Galleria dell’Accademia, di cui fa parte il ciclo composto da una lunetta e da ventidue formelle quadrilobate raffiguranti le storie parallele di Cristo e di San Francesco, l’alter Christus, opera di Taddeo Gaddi, provenienti dalla sacrestia della basilica francescana di Santa Croce a Firenze. L’esposizione presenterà inoltre una delle due formelle conservate nella Alte Pinakothek di Monaco di Baviera, segnatamente quella con la Prova del fuoco davanti al sultano, che sarà riunita per la prima volta al complesso di provenienza.
La mostra, come il catalogo edito da Giunti, è a cura di Angelo Tartuferi, Direttore della Galleria dell’Accademia, e di Francesco D’Arelli, Direttore scientifico della Commissio Sinica ed è promossa da: il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo con il Segretariato regionale del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo per la Toscana, la Ex – Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze, la Galleria dell’Accademia, Firenze Musei, insieme all’Ordine dei Frati Minori, la Custodia di Terra Santa, la Commissio Sinica della Pontificia Università Antonianum.

Titolo: L’arte di Francesco. Capolavori d’arte italiana e terre d’Asia dal XIII al XV secolo
A cura di: Angelo Tartuferi e Francesco D’Arelli
Sede: Galleria dell'Accademia, via Ricasoli 58, Firenze
Periodo: 31 marzo - 11 ottobre 2015
Inaugurazione: lunedì 30 marzo 2015, ore 17.30
Orario: martedì-domenica ore  8.15-18.50 (la biglietteria chiude alle 18.05); chiuso il lunedì
Prezzo biglietto: intero € 12,50, ridotto € 6,25
Catalogo: Giunti Editore

Immagine: Cimabue, San Francesco, 1280 circa, tavola, Assisi, Museo della Porziuncola.

mercoledì 18 marzo 2015

Italia Inside Out

[Comunicato stampa] Dal 21 marzo 2015 al 7 febbraio 2016, Palazzo della Ragione Fotografia di Milano ospita Italia Inside Out, la più grande mostra di fotografia mai realizzata, interamente dedicata all’Italia.
L’esposizione, concepita per essere un’unica iniziativa scandita in due momenti, dal 21 marzo al 2 agosto 2015 con i fotografi italiani e dal 10 novembre 2015 al 7 febbraio 2016 con i fotografi del mondo, consegna al pubblico l’immagine del paese più rappresentato della terra, attraverso 600 immagini dei più importanti autori italiani e internazionali.
“Questa mostra raccoglie idealmente il testimonial delle due precedenti esposizioni dedicate ai due grandi maestri della fotografia Salgado e Bonatti che hanno raccolto un grande successo e racconta il nostro paese proponendo le fotografie di grandi fotografi che hanno colto gli aspetti principali del nostro Paese e dei suoi abitanti – ha dichiarato Filippo Del Corno, Assessore alla Cultura – . Un capitolo importante del palinsesto di Expo in città che conferma la vocazione di Milano come città d’arte aperta "aperta a tutti i linguaggi dell'espressione artistica contemporanea.”
La rassegna promossa e prodotta dal Comune di Milano - Cultura, Palazzo della Ragione, Civita, Contrasto e GAmm Giunti, a cura di Giovanna Calvenzi e con un progetto scenografico di Peter Bottazzi, dopo le personali dedicate a Sebastião Salgado e Walter Bonatti, continua il programma di Palazzo della Ragione Fotografia, il nuovo spazio espositivo interamente dedicato alla fotografia in piazza dei Mercanti, inaugurato a giugno 2014, a due passi da piazza Duomo.
La mostra fa parte di Expo in città, il palinsesto di iniziative che accompagnerà la vita culturale della città durante il semestre dell’Esposizione Universale.
Italia Inside Out ripercorre la storia della nazione attraverso l’occhio attento degli artisti più decisivi del secolo scorso. Se da un lato Henri Cartier-Bresson o Herbert List, negli anni trenta, e successivamente Robert Capa o David Seymour, hanno documentato la seconda guerra mondiale e il dopoguerra, gli autori italiani hanno seguito le trasformazioni dell’Italia dagli anni cinquanta fino a oggi.
Per la prima volta, Italia Inside Out propone il lavoro di grandi maestri che, in momenti diversi e con esperienze soggettive, hanno colto gli aspetti principali e le peculiarità che contraddistinguono il Belpaese e i suoi abitanti. La loro ricerca si è concentrata sulle bellezze dei paesaggi, sullo sviluppo delle città, sugli stereotipi, sul modo di vivere, ma anche sulle speranze, sui sogni e sui drammi della nostra storia recente. Un viaggio nel tempo, nei luoghi, nelle vicende che, mescolandosi, costituiscono la trama per un riflessione su quello che l’Italia e gli italiani sono e sono stati. La suggestione del viaggio verrà anche ricreata dal particolare allestimento di Peter Bottazzi che, per l’occasione, ha pensato a un lungo convoglio composto da diverse carrozze che ospitano, al loro interno, delle personali di ciascun autore che interpreta i luoghi dell’Italia che più l’hanno ispirato.
La prima parte – INSIDE – accoglie dal 21 marzo al 2 agosto 2015 una selezione di oltre 250 immagini di oltre quaranta fotografi, da Gianni Berengo Gardin a Massimo Vitali, da Gabriele Basilico a Mario Giacomelli, da Luigi Ghirri a Mimmo Jodice, da Letizia Battaglia a Silvia Camporesi, con opere che testimoniano l’evoluzione del linguaggio fotografico italiano contemporaneo e, al tempo stesso, sono un atto d’amore nei confronti del proprio Paese, dei suoi paesaggi, delle sue città, dei suoi abitanti.
Con la seconda parte – OUT –, dal 10 novembre 2015 al 7 febbraio 2016, le fotografie degli autori italiani lasceranno il posto a quelle di grandi maestri internazionali, quali Henri Cartier-Bresson, David Seymour, Alexei Titarenko, Bernard Plossu, Isabel Muñoz, John Davies e altri.
Al pubblico sarà offerta la possibilità di acquistare un biglietto integrato che gli consentirà di visitare le due tappe dell’esposizione a un prezzo speciale di 18 Euro.

Titolo: Italia Inside Out. I grandi fotografi e l’Italia
A cura di: Giovanna Calvenzi
Sede: Palazzo della Ragione Fotografia, Piazza Mercanti 1, Milano
Date: 21 marzo 2015 - 7 febbraio 2016
Italia INSIDE out - I fotografi italiani: 21 marzo - 2 agosto 2015
Italia inside OUT - I fotografi del mondo: 10 novembre 2015 - 7 febbraio 2016
Organizzazione: Comune di Milano – Cultura, Palazzo della Ragione, Civita, Contrasto, GAmm Giunti
Catalogo: Contrasto - GAmm Giunti
Orari: martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30-20.30, giovedì e sabato 9.30-22.30, chiuso lunedì (ultimo ingresso un’ora prima della chiusura)
Ingresso (comprensivo di audioguida): intero € 12,00, ridotto  € 10,00

Immagini:
1. Federico Patellani, Matera, 1953

2. Vincenzo Castella, Milano, 2013

giovedì 12 marzo 2015

Piero della Francesca. Il disegno tra arte e scienza

[Comunicato stampa] Vi sono personaggi, nella storia dell’arte, che sono portatori di novità tali da innescare una vera e propria rivoluzione. Uno di questi è sicuramente Piero della Francesca che sarà protagonista della mostra “Piero della Francesca. Il disegno tra arte e scienza”, curata da Filippo Camerota, Francesco Paolo Di Teodoro e Luigi Grasselli, in programma a Palazzo Magnani di Reggio Emilia dal 14 marzo al 14 giugno 2015.
Attorno al Maestro di Sansepolcro aleggia da sempre un velo di mistero e di enigmaticità dovuto sia ai pochi documenti che lo riguardano, sia alla singolarità del suo linguaggio espressivo che coniuga, magicamente in equilibrio perfetto, la plasticità e la monumentalità di Giotto e Masaccio con una straordinaria capacità di astrazione e sospensione. Un’essenzialità e purezza di forme che trovano fondamento nei suoi interessi matematici e geometrici mirabilmente espressi nei trattati che ci ha lasciato: l’Abaco, il Libellus de quinque corporibus regularibus, il De Prospecitva pingendi e il da poco scoperto Archimede. Ed è proprio su questi preziosi testimoni dell’opera scritto-grafica di Piero, in specie sul De prospectiva pingendi, che la mostra di Palazzo Magnani prende corpo.
“Piero della Francesca. Il disegno tra arte e scienza”, presenta la figura del grande Maestro di Sansepolcro nella sua doppia veste di disegnatore e grande matematico. Per l’occasione sarà riunito a Palazzo Magnani – fatto straordinario, per la prima volta da mezzo millennio – l’intero corpus grafico e teorico di Piero della Francesca: i sette esemplari, tra latini e volgari, del De Prospectiva Pingendi (conservati a Bordeaux, Londra, Milano, Parigi, Parma, Reggio Emilia) i due codici dell’Abaco (Firenze), il Libellus de quinque corporibus regularibus (Città del Vaticano) e Archimede (Firenze).
Ma la mostra non è ‘solo’ l’occasione, prima e unica, per ammirare tutte insieme le opere grafiche del Maestro di Sansepolcro (evento, di per sé, straordinariamente importante per gli studiosi d’ogni Paese); essa è anche un viaggio straordinario nel Rinascimento, unicità italiana che ha influenzato per secoli l’arte e il sapere dell’Occidente (e non solo) producendo i più grandi capolavori, oggi icone insuperate, della cultura figurativa mondiale e dell’immaginario collettivo.
Un viaggio, commentato nell’audioguida da Piergiorgio Odifreddi, condurrà il visitatore tra le opere grafiche e pittoriche di Piero (sarà esposto il suo magnifico affresco staccato del “San Ludovico da Tolosa” del Museo di Sansepolcro) e tra i capolavori pittorici e grafici di altri grandi maestri del XV e XVI secolo quali Lorenzo Ghiberti, Ercole de’ Roberti, Domenico Ghirlandaio, Giovanni Bellini, Francesco di Giorgio, Albrecht Dürer, Bernardo Zenale, Antonio da Sangallo il Giovane, Baldassarre Peruzzi, Amico Aspertini, Michelangelo, e molti altri; opere concesse in prestito da prestigiose istituzioni italiane e straniere (Sbb-Pk Staatsbibliothek di Berlino, Bibliothèque Municipale di Bordeaux, Bibliothèque Nationale de France, British Museum, British Library, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, Galleria Nazionale dell’Umbria, Musei Vaticani, Biblioteca Medicea-Laurenziana, Biblioteca Nazionale di Firenze, Biblioteca Ambrosiana, Biblioteca Palatina di Parma, Galleria Estense di Modena, Museo Comunale di Sansepolcro … solo per citarne alcune).
Fulcro dell’esposizione è l’esemplare del De Prospectiva Pingendi della Biblioteca “Panizzi” di Reggio Emilia, uno dei più importanti testimoni della fondamentale opera prospettica di Piero della Francesca. Il manoscritto, opera di un copista, reca numerose correzioni, note marginali ed estese aggiunte di mano di Piero. Esso fa fede del lavoro di continua revisione del testo e ospita nei suoi 110 fogli numerosi disegni di mano dell’artista: linee sottilissime che solcano le pagine del codice a illustrazione del testo, manifestando la straordinaria perizia grafica dell’autore.
I cosiddetti “maestri della prospettiva”, ossia gli intarsiatori, fondarono la propria arte sul repertorio di temi e di immagini contenuto nel trattato e l’amicizia fraterna che legava Piero ai fratelli Lorenzo e Cristoforo Canozi da Lendinara, intarsiatori per eccellenza, fu degna della menzione di Luca Pacioli. Albrect Dürer dimostra in più luoghi dei suoi scritti la conoscenza del trattato di Piero, mentre Daniele Barbaro compilò addirittura gran parte del suo celebre trattato prospettico (1569) seguendo il De Prospectiva Pingendi.
Se risale solo a Constantin Winterberg (1899) la notizia – mai dimostrata né rintracciata – che Leonardo, dopo aver saputo da Pacioli che Piero aveva compilato un trattato di prospettiva, rinunciò a redigerne uno suo, è però un fatto non trascurabile per la fortuna dell’opera maggiore pierfrancescana che si sia voluto sottolinearne l’eccezionalità e la novità con un paragone eccellente, che pone Piero teorico al di sopra di tutti i pittori prospettici della sua epoca.
Le opere presenti in mostra – un centinaio tra dipinti, disegni, manoscritti, opere a stampa, incisioni, sculture, tarsie, maioliche e medaglie – accompagnano il visitatore in un percorso che segue a grandi linee le tematiche affrontate nei capitoli del De Prospectiva Pingendi e attraversare le sale sarà un po’ come sfogliarne le pagine. Si inizia dai principi geometrici e si prosegue con le figure piane, i corpi geometrici, l’architettura, la figura umana, la proiezione delle ombre e l’anamorfosi.
La mostra è inoltre concepita come uno strumento e una “macchina didattica” che consente di entrare nell’arte e nella creatività di questo singolarissimo artista. I disegni del trattato sono trasformati in modelli tridimensionali per illustrare al meglio la logica delle loro costruzioni geometriche, mentre una serie di macchine matematiche dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia riproducono scientificamente gli strumenti della bottega dell’artista rinascimentale, permettendo al visitatore di toccare con mano e comprendere gli accorgimenti tecnici adottati dai pittori per sfruttare creativamente gli inganni della visione.
Suggestive installazioni multimediali saranno parte integrante del percorso di mostra. Alcuni apparati multimediali e app di navigazione in realtà aumentata permetteranno di comprendere meglio la celebre “Città ideale” di Urbino, uno dei capolavori della prospettiva rinascimentale, necessario complemento della trattatistica prospettica.
Per la realizzazione di questi supporti la Fondazione Palazzo Magnani si è avvalsa della preziosa collaborazione scientifica di Imago rerum team/Università Iuav di Venezia/dCP Dip. Culture del Progetto, del DICEA (Dip. Ingegneria Civile Edile e Architettura) e del DII (Dip. Ingegneria del’Informazione) dell’Università Politecnica delle Marche – con la partecipazione della Soprintendenza SBAE Marche – e di Cr-Forma di Cremona che ha condotto le analisi scientifiche sul codice reggiano del De prospectiva pingendi.
Sarà inoltre consultabile in mostra la Biblioteca digitale tematica sui Codici del De prospectiva pingendi a cura del Museo Galileo di Firenze.
La mostra si svolgerà in Palazzo Magnani che tuttavia sarà al centro di una rete di luoghi e segni che coinvolgeranno l’intera città. Infatti, parte integrante del percorso di mostra sarà la Basilica di San Prospero dove gli stalli del coro cinquecentesco focalizzeranno l’attenzione sulla produzione emiliana di tarsie lignee. Atra tappa, rivolta principalmente alle scuole, è l’allestimento presso la sede modenese dell’Università di Modena e Reggio Emilia, di una nutrita sezione dedicata alle macchine matematiche che sarà interessata da laboratori didattici per bambini, adolescenti e adulti.
“Piero della Francesca. Il disegno tra arte e scienza” è dunque un appuntamento imperdibile, di rilevanza internazionale, che consentirà di comprendere il linguaggio espressivo di Piero della Francesca – “Monarca a li dì nostri della pictura e architectura” come lo definì Luca Pacioli nella Divina proportione (1509) –, e di decifrare i codici di lettura della sua opera, gettando nuova luce su un artista che ha tramutato la scienza in arte e che ha saputo influenzare, a distanza di tempo, le Avanguardie del primo Novecento e la pittura Metafisica.
In occasione di Expo le mostre “Piero della Francesca. Il disegno tra arte e scienza” di Palazzo Magnani e “Leonardo 1452-1519” in programma a Palazzo Reale di Milano dal 15 aprile al 19 luglio 2015 hanno attivato una collaborazione che prevede una scontistica reciproca sui biglietti di ingresso.

Titolo: Piero della Francesca. Il disegno tra arte e scienza
A cura di: Filippo Camerota, Francesco Paolo Di Teodoro, Luigi Grasselli
Sede: Palazzo Magnani, Reggio Emilia
Periodo: 14 marzo - 14 giugno 2015
Orari: dal martedì alla domenica e festivi 10.00-19.00, sabato 10.00-22.30, lunedì solo per le scuole