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martedì 20 gennaio 2015

La settima arte ai tempi della rivoluzione gotica

Riflessioni critiche sulla filmografia e la carriera di Tim Burton

di Daniele Nardiello

Congegni paradossali, macchine ingenuamente ingegnose, espressioni malinconiche di protagonisti tanto fantasiosi quanto drammaticamente umani, ambientazioni ultra-kitsch: benvenuti nell’universo visionario di Tim Burton!
Timothy William Burton rappresenta una figura poliedrica di regista e sceneggiatore, ma ancor prima animatore e disegnatore. Nato 57 anni fa in una serena ed ordinata cittadina della Contea di Los Angeles, non lontana da Hollywood, trascorre un’infanzia travagliata. È introverso, lunatico, intollerante verso l’autorità dei genitori. Ragazzo timido ed eccentrico, si ciba voracemente di cartoni animati e vecchi film dell’orrore, di cui assorbe inesorabilmente le atmosfere gotiche ed espressioniste. Manifesta ben presto una potente disposizione artistica, che esprime attraverso il disegno.
Il suo è un talento vero e sofferente. A 18 anni vince una borsa di studio messa in palio dalla Disney, che gli permette di continuare a coltivare la sua passione al California Institute of the Arts di Valencia, per poi diventare alla fine degli anni ’70 un disegnatore ufficiale dei lungometraggi animati. Ma il suo spirito travagliato rifugge presto dalle atmosfere edulcorate, troppo infarcite del presuntuoso conformismo di «graziose bestioline ammiccanti».
Esordisce coraggiosamente da regista con il cortometraggio Vincent (1982), omaggio al suo mito e maestro Vincent Price . Della durata di soli 5 minuti, interamente in bianco e nero, viene realizzato con la suggestiva tecnica stop-motion, consistente nel creare un fotogramma per volta, ottenuto fotografando i piccolissimi movimenti compiuti da modellini, in modo da dare l'illusione del movimento. «Vagare vorrebbe in tenebra oscura, sfidando pericoli senza paura», recita la voce fuori campo, sublimando le suggestioni dei racconti di Edgar Allan Poe, in una frase che esprime tutta la sofferta interiorità del giovane regista.
Burton esordisce nei lungometraggi con Pee-wee's Big Adventure (1985), commedia originale e divertente che segna l’inizio della fortunata collaborazione del regista con il musicista Danny Elfman, con il quale in futuro collaborerà in quasi tutte le sue pellicole, con le sue sonorità incantevoli e fantastiche, ottenute attraverso una peculiare e magistrale composizione orchestrale.
Raggiunge un’insperata notorietà con Beetlejuice - Spiritello porcello (1988), una stramba ma interessante commedia fantasy-horror della Warner. La pellicola si aggiudica nel 1989 l'Oscar al miglior trucco e il personaggio gotico di Beetlejuice conquistò un notevole successo di pubblico e critica, dando vita anche a una serie televisiva animata.
Il giovane regista è pronto al grande salto nello star system. La Warner gli affida nel 1989 un progetto ambizioso: la trasposizione cinematografica del fumetto Batman. Il risultato è un grande successo, grazie all'appoggio artistico degli attori Michael Keaton, primo feticcio di Burton, e dello straordinario Joker Jack Nicholson.
L’anno successivo Burton discosta la sua atipica figura di film maker dalla logica di botteghino delle major hollywoodiane, regalandoci il poetico, commovente Edward mani di forbice (1990). L’esordiente outsider Johnny Depp, destinato a diventare il nuovo feticcio, interpreta una creatura grottesca a metà strada tra Pinocchio e il mostro di Frankenstein, che vive la sua diversità con coraggiosa illusione, per scoprire l’impossibilità all’integrazione in un mondo di “normale” crudele umanità. Il film è una favola amara, che sparge i semi di quel mondo misto di tenerezza ed assurdità, che rappresenta il filo conduttore della poetica di Burton.
Il fertile sodalizio con Depp produrrà l’eccezionale thriller-horror Il mistero di Sleepy Hollow (1999) e la commedia musical-drammatica Sweeney Todd - Il diabolico barbiere di Fleet Street (2007), affiancato dalla splendida e lugubre compagna di Burton, Helena Bonham Carter, in pellicole gotiche che mietono premi e nomination.
Particolare menzione merita Big Fish - Le storie di una vita incredibile del 2003, racconto della vita romanzesca di Ed Bloom (interpretato rispettivamente da Ewan McGregor nella versione giovanile e da Albert Finney nella fase senile, entrambi straordinari e credibili). Si tratta di una rivisitazione del novello Barone di Münchhausen, che appare agli occhi del figlio come una figura patetica, incapace di affrontare la realtà e colpevole di esserle sempre sfuggito attraverso il ricorso ai racconti fiabeschi. Tuttavia si scopre nel commovente epilogo lo stupefacente intreccio di realtà e magia, visibile solo agli occhi di chi conserva nel candore infantile la capacità di vedere e saper ascoltare la ricchezza del mondo interiore.

«La gente vede la follia nella mia colorata vivacità e non riesce a vedere la pazzia nella loro noiosa normalità!»
Cappellaio Matto (Johnny Depp), dal film Alice in Wonderland (2010) di Tim Burton

venerdì 28 giugno 2013

FuoriScena

Comunicato stampa

L’artista e illustratore fiorentino Giovanni Manna, Premio Andersen 2003, lavora nell’editoria per l’infanzia dal 1995 utilizzando principalmente la tecnica dell’acquarello e le sue eleganti illustrazioni sono spesso accompagnate dalle parole della scrittrice Laura Manaresi. Insieme da vent’anni, nel lavoro e nella vita, Manna e Manaresi hanno creato numerosi progetti editoriali, oltre a corsi e laboratori per adulti e bambini presso festival, mostre, istituzioni e nel sociale. Il filo conduttore, un comune sentire ed un immaginario che attraverso le illustrazioni e le parole trasporti il lettore in un’atmosfera il più possibile evocativa.
L’incontro di questa coppia di artisti con la rivista online NewsCinema ha dato alla luce il progetto culturale “FuoriScena”, che porta ad una nuova rappresentazione visiva del cinema, reinterpretando con il tocco leggero ed elegante dell’acquarello in bianco e nero i grandi film, per comunicare emozioni e stimolare creatività e fantasia. Scene mai viste, dettagli nascosti, antefatti o finali alternativi vengono rappresentati nelle illustrazioni esposte, in cui i protagonisti di sempre vivono situazioni e atmosfere parallele, poetiche, evocative o ironiche. Vedrete King Kong sulla Mole Antonelliana, una delle sequenze più famose dell’intramontabile successo di Ridley Scott Blade Runner sotto una nuova luce, E.T. che sorvola il Colosseo a bordo della mitica bicicletta, o i romantici Elizabethtowne Ruby Sparks riassunti in una tavola densa di particolari e magia. Non mancherà inoltre un piccolo tributo al maestro del brivido Alfred Hitchcock con tre opere dedicate ad alcuni dei suoi più famosi film e per gli appassionati di Johnny Depp, le opere ispirate a Edward Mani di Forbice e Paura e Delirio a Las Vegas uniche e originali. Per gli amanti dei film orientali una rivisitazione speciale de La Tigre e il Dragone e l’atmosfera mistica e trascendentale de Il Piccolo Buddha di Bertolucci. Insomma le sorprese saranno davvero tante e per citarvi alcuni dei film che sono stati d’ ispirazione per gli artisti, in occasione di questa mostra: Il Corvo, Il Signore degli Anelli, Forrest Gump, Blues Brothers, Mary Poppins, Frankenstein Junior, Metropolis, Colazione da Tiffany etc.
Il Festival Internazionale del Cortometraggio e delle Opere Prime Maremetraggio ospita, nel corso della sua 14^ edizione, una mostra di 40 opere originali all’interno della Galleria Commerciale del Palazzo Tergesteo di Trieste, dal 30 Giugno al 6 Luglio 2013. Inoltre i giorni 1, 2 e 3 Luglio avranno luogo laboratori per bambini, dove i più piccoli di età compresa tra i 7 e i 12 anni avranno modo di incontrare gli artisti per realizzare insieme a loro, tra colori e divertimento, alcuni elaborati speciali ispirati ai loro film preferiti.

Titolo mostra: FuoriScena - Una nuova visione del cinema
Sede: Galleria del Palazzo Tergesteo - piazza G. Verdi 2/d, Trieste
Date: 30 giugno - 6 luglio 2013
Ingresso: libero

mercoledì 12 giugno 2013

Alfred Hitchcock nei film della Universal Pictures

Comunicato stampa

Dal 21 giugno al 22 settembre 2013 le sale di Palazzo Reale di Milano ospiteranno una mostra dedicata al Maestro del brivido per eccellenza: Alfred Hitchcock. “Alfred Hitchcock nei film della Universal Pictures” è una mostra promossa e prodotta dal Comune di Milano – Cultura, Palazzo Reale, Alef-cultural project management con la collaborazione speciale della Universal Pictures Italia divisione di Home Entertainment.
Sono passati più di trent’anni dalla morte del mago della suspense che ha terrorizzato – e forse continua a terrorizzare – milioni di spettatori con i suoi capolavori. Durante la sua carriera Alfred Hitchcock ha girato oltre cinquanta film - dall’epoca del cinema muto agli anni settanta – che, nel tempo, l’hanno reso uno dei più influenti e venerati innovatori cinematografici di tutti i tempi. Nella storia del cinema, Hitchcock è infatti rinomato per il suo ingegno, le trame avvincenti, la pioneristica gestione delle camere da presa e l’originale stile di montaggio; la sua magistrale abilità nel tener viva la tensione in ogni singolo fotogramma è ancora studiata ed emulata dai film-makers di tutto il mondo.
Obiettivo dell’esposizione è cercare di indagare e ricreare quell’effetto di suspense hitchcockiano, quella combinazione perfetta di elementi che, nel corso degli anni, ha tenuto tantissimi spettatori con il fiato sospeso nella doccia di un motel, affacciati su un cortile a spiare i vicini o alle prese con uccelli furiosi. Hitchcock lavorava alle scene dei suoi film con lo scopo di tenere gli spettatori in sospeso il più a lungo possibile, come affermò egli stesso:
“Se fai esplodere una bomba il pubblico ha uno shock di dieci secondi, mentre se lo metti semplicemente al corrente della presenza di una bomba, la suspence può essere dilatata e il pubblico mantenuto in sospeso per cinque minuti.”
Il percorso espositivo racconta la figura di Alfred Hitchcock attraverso i principali capolavori firmati Universal Pictures, la celebre casa di produzione che, acquisendo la Paramount Pictures, ha prodotto i suoi film dal 1940 al 1976. Una collaborazione decisamente proficua che ha portato sul grande schermo capolavori indimenticabili e inimitabili come “Psyco”, “La finestra sul cortile”, “Gli Uccelli”, “La donna che visse due volte” e molti altri.
La mostra presenta settanta fotografie e contenuti speciali provenienti dagli archivi della major americana che, per preservare la qualità di queste opere, ha restaurato le quattordici pellicole originali nell’audio e nel video portandole in alta definizione su disco Blu-ray™ per la visione in home video. Il lavoro svolto per la riedizione di questi film e il materiale raccolto è la base su cui è stata strutturata la mostra. Il pubblico potrà immergersi nei backstage dei principali film di Hitchcock scoprendo particolari curiosi sulla realizzazione delle scene più celebri, sull’impiego dei primi effetti speciali, sugli attori e sulla vita privata del grande maestro.
Il critico cinematografico Gianni Canova accompagnerà il visitatore, con una serie di approfondimenti video, lungo la mostra analizzando i principali capolavori del regista britannico firmati Universal Pictures. Primo fra tutti “Psyco” (1960), una delle sue opere più controverse e innovative. Una pietra miliare del cinema del brivido che, nel 1960, riuscì a battere tutti i record di incassi e fece fuggire il pubblico dalle sale in preda al panico. Un’occasione per vedere da dietro le quinte il metafisico motel Bates, il personaggio inquietante di Norman, la doppia personalità di Marion, la celebre scena della doccia e il ruolo fondamentale di Alma Reville, la moglie-consigliera del maestro del brivido.
Una sala del percorso sarà dedicata a “Gli Uccelli” (1963) di cui, proprio quest’anno, si celebra il 50° anniversario. Uno sconvolgente capolavoro in cui il regista introdusse numerose innovazioni nel campo del suono e degli effetti speciali: con ben 370 trucchi di ripresa, il film richiese quasi tre anni di preparativi a causa della sua complessità tecnica. Il pubblico potrà scoprire dettagli curiosi sui geniali artifici utilizzati per la realizzazione delle scene più memorabili. Il visitatore avrà inoltre la possibilità di rivivere l’esperienza voyeuristica di “Jeff” - intepretato da James Stewart - il protagonista de “La Finestra sul cortile” (1954).
Alla critica del quotidiano London Observer che lo definì un film “orribile” perchè “c’era un tipo che guardava costantemente dalla finestra”, Hitchcock – nella celebre intervista rilasciata a François Truffaut – rispose: “...sì, l’uomo era un voyeur, ma non siamo tutti dei voyeur? Scommettiamo che nove persone su dieci, se vedono dall’altra parte del cortile una donna che si spoglia prima di andare a letto o semplicemente un uomo che mette in ordine la sua stanza, non riescono a trattenersi dal guardare? Potrebbero distogliere gli occhi dicendo: «non mi riguarda», potrebbero chiudere le loro persiane, e invece non lo fanno, staranno lì a guardare.”
Il film fu un grande successo, uscì nell’agosto 1954, e nel maggio 1956 aveva già incassato 10 milioni di dollari. Insoddisfatto delle prime riprese in esterni, Hitchcock decise di girare il film su un unico set, dando vita al più grande set cinematografico mai realizzato a quell’epoca.
Il pubblico potrà rivivere anche l’ambigua identità de “La donna che visse due volte” (1958), capolavoro divenuto oggetto di venerazione. Una delle storie d’amore più angoscianti del cinema, raccontata attraverso un numero infinito di angolazioni e riprese straordinarie nei luoghi più famosi di San Francisco. Un racconto attraverso le paure, l’ossessione e la psicologia dei personaggi arricchito dalle dichiarazioni dell’attrice Kim Novak, la bionda glaciale protagonista femminile del film.
Il visitatore avrà inoltre la possibilità di ammirare materiale fotografico degli altri celebri film hitchcockiani: “Sabotatori” (1942), “L’ombra del dubbio” (1943), “Nodo alla gola” (1948), “La congiura degli innocenti” (1955), “L’uomo che sapeva troppo” (1956), “Marnie” (1964), “Il sipario strappato” (1966) , “Topaz” (1969), “Frenzy” (1972) e “Complotto di famiglia” (1976), suo ultimo film.
Sebbene Hitchcock conferisca molta importanza al silenzio nelle scene di suspense, alcune delle sue sequenze più note non avrebbero ottenuto la stessa potenza drammatica che tutti riconoscono, se non fosse per l’apporto della musica. La colonna sonora diventa quindi parte integrante e fondamentale per la costruzione del senso di attesa hitchcockiano. In una sala del percorso sarà possibile ascoltare le musiche che hanno fortemente connotato alcuni dei suoi film, tra cui quelle di Bernard Herrmann, compositore statunitense che ha scritto, tra le altre, le celebri soundtrack per “La donna che visse due volte” e il cult “Psyco”.Ci si potrà immergere nei suoni elettronici dei gabbiani che Hitchcock decise di usare nel film “Gli Uccelli” invece della musica: una tecnica altamente sperimentale per quei tempi che risultò essere molto efficace.
Lungo il percorso un divertente montaggio dei cammei mostrerà le celebri apparizioni di Hitchcock nei suoi film. Nati come simpatiche gag, i cammei divennero col tempo una vera e propria superstizione. Il p ubblico iniziò ad attenderli con impazienza e per evitare che lo spettatore si distraesse troppo durante il film, il regista decise di anticiparli ai primissimi minuti dell’inizio. Brivido, terrore ma anche ironia. Un’altra caratteristica che contraddistingue le sue opere è infatti quel mix ben riuscito tra commedia e suspense: battute brillanti e personaggi divertenti convivono in modo armonioso insieme alle scene di tensione. Un senso dell’umorismo sintetico e pungente che ritroviamo non solo nei suoi film ma anche nella sua vita privata.

Titolo: Alfred Hitchcock nei film della Universal Pictures
Sede: Palazzo Reale, Piazza Duomo 12, Milano
Date: 21 giugno - 22 settembre 2013
Orari: lunedì 14.30-19.30; martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30-19.30; giovedì e sabato 9.30-22.30 (il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura)
Biglietti: € 8,00 intero, € 6,50 ridotto, € 4,00 ridotto speciale

lunedì 2 maggio 2011

Castelbellino Arte - 21ª edizione

Comunicato stampa

La 21ª edizione del Festival multidiscipliare Castelbellino Arte, diretta da Sandro Franconi, si apre con il Concerto inaugurale, il prossimo 16 luglio prossimo 2011, alle ore 21,15, presso la chiesa di S. Marco.
Il programma sulle arti visive si aprirà, invece, domenica 17 luglio con la mostra personale dell’artista Gigino Falconi, alle ore 17,30 presso Villa Coppetti. Il pittore è solito presentare i suoi quadri fuori dai circuiti artificiosamente costruiti, che non lo hanno mai interessato e da più di cinquant’anni è, di fatto, sulla scena dell’arte italiana come uno dei protagonisti (scrive Marcello Verderosa). L’esposizione rimarrà aperta fino al 31 luglio (17,30-19,30). Alle 18,30, nella stessa Villa, "Concerto nel Parco".
La sezione del cinema dal titolo "Mario Camerini e la cinematografia del Novecento ", rubricata dal festival Castelbellino Arte, sarà dedicata allo sceneggiatore e regista Renato Castellani. La 10 ed. Premio Camerini, migliore canzone da film della stagione 2010/2011, si tiene il prossimo 24 luglio. Le attività seminariali e di approfondimento relative al Convegno di studi si tengono il 23 e il 24 luglio prossimi, alle ore 17,30, presso la sede del teatro Beniamini Gigli. Nella serata di Gala è fissata la consegna del premio che si tiene in piazza San Marco, alle ore 21,15, mentre la proiezione della pellicola vincitrice dell’Ercole di Castelbellino è alle ore 23,00.
La retrospettiva cinematografica dal 19 al 27 luglio, alla Terrazza M. Camerini, alle 21,15 propone cinque pellicole: “Mio figlio professore” (1946) sono state selezionate altre quattro produzioni di Renato Castellani, tra cui “ Sotto il sole di Roma” (1948) “Nella città l’infermo” (1958), È primavera (1949) e “Giulietta e Romeo” (1954), premio Leone d’oro alla Mostra del Cinema di Venezia.
Al Convegno di studi intervengono Gualtiero De Santi, dell’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo” e Sergio G. Germani, critico cinematografico che focalizzeranno il rapporto tra il personaggio Mario Camerini e Renato Castellani. Nel 2011 sarà, altresì, presentato il volume che raccoglie gli Atti dei Convegni 2007-2009 – Quaderno n. 3 – Mario Camerini e la Cinematografia del ‘900: Monicelli, De Sica e Zavattini. Il progetto per la sua originalità crea un forte momento di confronto critico con un eco di visibilità sul piano nazionale. Il Premio Camerini è un premio che va alla migliore canzone presente in un film italiano dell’ultima stagione cinematografica.
“Filosofia e scienza nel pensiero di Karl Popper” è il tema che la prof.ssa Laura Cavasassi, relatrice del seminario, affronterà il 30 luglio, alle 18,00. A conclusione della serata sarà proiettato il film “Oltre il giardino" del 1979 diretto da Hal Ashby (con Peter Sellers, Shirley MacLaine, Melvyn Douglas.
Domenica 31 luglio, alle ore 17,30, presso la “Loggia rinascimentale”, chiusura della manifestazione con la presentazione del libro “La trascendenza dello sguardo – Simon Weil e Maria Zambiano tra filosofi e mistica” di Lorenzo Gianfelici che interroga con la sua ricerca il discorso filosofico, posizionandosi sul suo limite, ascoltando tutto ciò che, dall’esterno, ferisce la sua chiusura. L’incontro è introdotto dalla prof.ssa Laura Cavasassi. Al termine, Concerto di chiusura, alle 21,15, presso la chiesa di S. Marco.

giovedì 4 novembre 2010

La Natura delle immagini

Comunicato stampa

Sono aperte fino al prossimo 19 novembre le iscrizioni a La Natura delle immagini, primo workshop tenuto in Basilicata da uno dei più talentuosi ed originali autori del nuovo cinema internazionale, Michelangelo Frammartino.
Organizzato dalla GePA Spa su incarico della Comunità Montana Alto Sinni ed in partnership con il Noeltan Film Studio, il workshop è destinato a 10 filmmakers senza alcun limite di età e di provenienza ed in possesso di una già minima ma comprovata esperienza realizzativa in ambito cinematografico (nelle sue più disparate proiezioni stilistiche e linguistiche). Tre di tali posti saranno riservati a partecipanti nati e/o residenti in Basilicata.
Le iscrizioni sono gratuite così come i costi di vitto e alloggio per tutti i filmmakers invitati a partecipare.
Ciascun partecipante, partendo dalla poetica di Michelangelo Frammartino, avrà l’occasione di approfondire le tecniche di regia e di produzione cinematografica e si confronterà sul piano stilistico-formale attraverso la produzione di alcuni film brevi in digitale frutto dell’interazione con la comunità locale e le sue identità culturali.
I migliori film realizzati verranno inseriti in una compilation dvd e distribuiti nei principali circuiti cinematografici internazionali.
Il percorso, intensivo e di tipo teorico-pratico, si svolgerà a Teana (PZ), nello splendido scenario del Parco Nazionale del Pollino dall’11 al 19 dicembre 2010.
Preziosa per i partecipanti la possibilità di lavorare sotto l’egida di quello che la stampa nazionale ed internazionale definisce uno dei più significativi esponenti della nuova cinematografia contemporanea, Michelangelo Frammartino che - proprio sul versante calabrese del Pollino - ha girato i suoi due film.
Esordisce su grande schermo con il film Il dono (2003) presentato al Festival Internazionale di Locarno, a cui segue il particolare Le quattro volte (2010). Il film presentato e premiato con il Label Europa Cinemas Quinzaine des Realizateurs all’ultimo festival di Cannes – solo per citare uno dei numerosi riconoscimenti ottenuti dalla pellicola grazie anche all’ottimo riscontro da parte del pubblico e della stampa nazionale ed internazionale - segue il ciclo vitale di un uomo, di un animale, di un vegetale e di un minerale "in una visione poetica della natura e delle tradizioni dimenticate di un luogo senza tempo".
Ed è proprio la natura – da qui anche il titolo del workshop – ad avere un ruolo fondamentale nei lavori di Frammartino che a proposito del pluripremiato Le quattro volte ha dichiarato: “è un film sul legame tra uomo e natura. Il cinema è uno di quegli strumenti attraverso il quale l'uomo si è messo al centro. E allora il cinema deve lasciare l'uomo meno solo: io ho cercato di far emergere quello che di solito fa da sfondo nel cinema e nella cultura: gli animali, le piante, gli oggetti”.
Per ulteriori informazioni e per prendere visione del bando di partecipazione e della documentazione che regola le modalità di accesso ed iscrizione al workshop è possibile visitare la sezione News del sito web www.noeltanfilm.com, contattare la segreteria organizzativa chiamando il numero 0971 411217 o inviando una e-mail a info@noeltanfilm.com.

Michelangelo Frammartino nasce a Milano nel 1968.
Nel 1991 si iscrive alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, contesto in cui matura l’interesse per la relazione fra gli spazi concreti e costruiti dell’abitare e la presenza dell’immagine, sia essa fotografica, cinematografica o video. Continua ad approfondire la dimensione del visivo alla Civica Scuola del Cinema di Milano, a cui viene ammesso nel 1994, scoprendo in questi anni un ambito di ricerca particolarmente ricco: il campo delle videoinstallazioni, soprattutto nella versione sperimentata da Studio Azzurro.
Negli anni di formazione, alterna lavori più tradizionalmente orientati al cinema (una serie di cortometraggi autoprodotti), a lavori più specificatamente orientati alle arti visive (scenografie per film, videoclip e film indipendenti, videoinstallazioni), a interventi nel campo della formazione (corsi nelle scuole elementari e medie, promossi da cooperative di educatori e finalizzati a modificare il rapporto dei giovanissimi con l’immagine televisiva; i corsi hanno portato alla realizzazione di alcune installazioni interattive a circuito chiuso, proiettate in video nel 1997 alla prima edizione di Generazione Media, Palazzo delle Esposizioni di Milano).
Nel 1997 si diploma in regia alla Civica Scuola del Cinema e continua autonomamente il proprio percorso di sperimentazione sull’immagine, in particolare riavvicinandosi al cinema, e gestendo per due anni, dal 2000 al 2002, uno studio di produzione cinematografica e video in collaborazione con due soci.
Dal 2005 insegna Istituzioni di regia all’Università degli Studi di Bergamo.
Tra i suoi film Il Dono (2003, 16mm gonfiato in 35 mm, colore, 80’) e Le Quattro Volte (2010, 35 mm, colore, 88’) opere che hanno partecipato a numerosi festival internazionali ottenendo tra gli altri il Premio Speciale della Giuria al 44° Thessaloniki International Film Festival, il premio come Miglior Film Straniero al Festival International du Film di Belfort e Miglior Film al Tiburon International Film Festival, la Menzione Speciale della Giuria al Warsaw International Film Festival, il Label Europa Cinemas Quinzaine des Realizateurs all’ultimo festival di Cannes, il Grand Prix d’Annecy Cinéma Italien 2010 e il Nastro d’Argento Speciale 2010.

La Natura delle immagini
Workshop internazionale per filmmakers con Michelangelo Frammartino
Teana (Pz, Basilicata), 11-19 dicembre 2010
Iscrizioni aperte fino al 19 novembre

mercoledì 29 settembre 2010

21ª Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico

Comunicato stampa

Il sogno di tutti gli amanti dell’archeologia è probabilmente quello di poter fare un viaggio nel tempo per vedere e rivivere i luoghi e le storie del passato che più ci appassionano. I documentari hanno il potere di trasportarci nel passato con immagini suggestive, spiegazioni dettagliate ed a volte vere e proprie ricostruzioni.
Dal 4 al 9 Ottobre prossimi, il Museo Civico di Rovereto, insieme alla rivista specializzata Archeologia Viva, organizza presso l’Auditorium “Fausto Melotti”, la 21ª Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico, un appuntamento che i sognatori e gli amanti della storia e della documentaristica non possono quindi davvero mancare. La rassegna raduna infatti in un unico evento alcune delle più importanti produzioni nel settore della ricerca archeologica, storica, paletnologica, antropologica o comunque aventi come scopo la tutela e la valorizzazione dei beni culturali.
Il tema principale di questa edizione è: “Le nuove ricerche e scoperte dell’archeologia internazionale e L’archeologia delle civiltà italiche”. I film selezionati per la 21ª Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico concorrono al Premio “Città di Rovereto-Archeologia Viva” attribuito dal pubblico. Nel corso della giornata finale saranno proiettati alcuni film fuori concorso, scelti per il particolare interesse dei contenuti.
Tutti i film inviati al Museo Civico di Rovereto in occasione della rassegna saranno quindi successivamente catalogati e inseriti nella banca dati del museo che, insieme ad Archeologia Viva svolge da tempo un’importante attività di valorizzazione e promozione dei documentari attraverso manifestazioni a carattere culturale, scientifico e didattico.

venerdì 16 ottobre 2009

Forgotten Divas - Il ritorno delle Stelle

Comunicato stampa

Anfiteatro Arte presenta la mostra personale “Forgotten Divas - Il ritorno delle Stelle”, un progetto in cui l'artista Pat Edwards indaga gli elementi centrali della sua poetica: identità, memoria e percezione.
Il ciclo è ispirato alle Dive del cinema muto in un percorso in cui i volti e gli sguardi delle Stelle di un tempo rivivono nei bagliori luminescenti delle opere loro dedicate.
L'analisi sull'identità si concentra su personaggi che esprimono una ambiguità di fondo, volti sui quali si proiettavano fantasie e desideri, visi indimenticabili eppure dimenticati, specchi luminosi su cui si riflettevano sogni ed illusioni, ora avvolti dal velo del tempo. Le opere parlano un linguaggio sussurrato, ricco di evocazioni in cui si ritrovano incanto e disillusione, chimera e verità, aspirazioni e miraggi, ambizione e nostalgia.
“Nel ciclo Forgotten Divas ho voluto mettere in rilievo diversi aspetti legati alla nostra società, al nostro tempo e alla nostra cultura. Le grandi dive del cinema muto sono state i primi prodotti di consumo viventi della nostra epoca. Sono state tratte dall’anonimato per essere consacrate sui grandi schermi agli inizi del XX secolo; sono state protagoniste indiscusse dei rotocalchi e hanno illuminato il jet set internazionale. Hanno imposto canoni di bellezza, di eleganza, di moda e sono state ricchissime e ricercatissime. La loro fama era ineguagliabile e ognuna di loro sembrava essere indimenticabile. Invece lo show business scoprì la necessità di creare delle nuove stelle da proiettare nel firmamento di celluloide, e rapidamente i nuovi astri andavano a sostituire i precedenti.
Così le stars, poco prima osannate, si ritrovavano loro malgrado a precipitare dalle luci della ribalta alle ombre del dimenticatoio e dell’anonimato, scomparendo rapidamente dalla memoria collettiva”. (Pat Edwards)
L'ambiguità del successo si accompagna all'evanescenza dei colori che emergono dal velo del tempo con lampi splendenti: l'immagine si accende, le dive irraggiungibili sono presenze soavi ed eteree che raccontano storie, celano sentimenti, suggeriscono sogni, scatenano desideri con la seduttività di uno sguardo. Sono opere diverse in ogni momento: a seconda della luce e della prospettiva le Dive si disvelano nei colori o tornano ad essere avvolte nella patina nostalgica di un'epoca. Sono presenze deliberatamente lasciate senza nome, avvolte in un'aura di charme intrigante e misteriosa.
Stelle ma anche polvere di stelle, precipitato di sogni. Lottano per tornare a splendere, per una visibilità che solo chi guarda può conferire loro. Così l'immagine si accende o si spegne a seconda della posizione dello spettatore che stabilisce una personale relazione con l'opera; un rapporto attivo, che si arricchisce di una intensa componente emozionale.
“Con il mio intervento intendo ridonare una nuova luce a queste identità note ed oscure al contempo. Servendomi metaforicamente del loro rise and fall conduco le loro immagini dal bianco e nero al colore e dal colore nuovamente al bianco e nero. Accendo per alcuni istanti dei volti che hanno vissuto di toni seppiati, come a fare riemergere dalla memoria un ricordo sopito, un lampo repentino che prende vita e per poi scomparire”. (Pat Edwards)
Alla tematica concettuale fa da contrafforte una spiccata tendenza alla ricerca e alla sperimentazione tecnica. L'invenzione cromatica traduce visivamente l'effimero artificio della fama e della notorietà, risvegliando memoria e riflessione. L'opera con il suo movimento e i suoi giochi di luce suggerisce una dimensione spaziale e temporale che implica una dimensione interiore. Lo spostamento del punto di vista dello spettatore dà vita a riflessi e colori, spazi di luce che si modificano costantemente. Gli effetti luminosi e visivi trasmettono all'osservatore un senso di reviviscenza, una memoria risvegliata.
“Forgotten Divas - Il ritorno delle Stelle” traccia un percorso in cui mondo interiore, percezione e coscienza si intrecciano con la cultura e i miti collettivi, dando vita ad opere che creano un immaginario che trascende vita e finzione, realtà e sogno. Uno studio sulla percezione estetica ed emozionale che si traduce in ritratti delicati, raffinati ed intimisti, carichi di intensità emotiva. Una storia di volti dimenticati e di nuovi incontri.
Pat Edwards (1973) vive e lavora tra l'Italia e gli Stati Uniti. “Forgotten Divas - Il ritorno delle Stelle” è la sua prima mostra personale alla galleria Anfiteatro Arte di Milano.

Artista: Pat Edwards
Titolo mostra: “Forgotten Divas - Il ritorno delle Stelle”
A cura di: Mattia Munari
Luogo: Galleria Anfiteatro Arte - Milano, Via Savona 26
Vernissage: 19 novembre 2009 ore 18.30 - 21.30
Apertura: dal 19 novembre al 22 dicembre 2009
Orario: 10.30 - 13.00 / 16.30 - 18.30
Biglietti: ingresso libero
Catalogo: “I Quaderni di Milano” n. 002, Edizioni Anfiteatro Arte

Immagine: Pat Edwards “Forgotten Divas # LF” (2009), stampa lenticolare, cm. 50x50

martedì 8 settembre 2009

L’Artista (El Artista)

Comunicato Stampa

Il giorno 23 settembre, alle ore 10,30, presso il MACRO Museo d'Arte Contemporanea di Roma, in via Reggio Emilia, 54 sarà presentato il film italo-argentino L’Artista (El Artista), già proposto con successo nella sezione ufficiale della scorsa Festa del Cinema di Roma.
La pellicola esplora con sottile ironia il mondo contemporaneo dell’arte, raccontando la storia di Jorge Ramirez, infermiere in un istituto geriatrico che, appropriandosi del genio creativo di un suo paziente, agita i meccanismi del mondo dell’arte, svelandone i giochi sottili.
Sullo sfondo delle vicende del protagonista, L’Artista riflette su un tema centrale dell’arte: al genio creativo dell’artista si contrappongono le logiche di mercato, le esigenze dei curatori e le pretese dei galleristi e del pubblico.
Il film - diretto da Mariano Cohn e Gastòn Duprat (già noti autori televisivi) e distribuito da Cinecittà Luce - è un prodotto low-budget che ha coinvolto persone già attive nel mondo dell’arte: Andrés Duprat (sceneggiatore) è curatore, manager di programmi culturali ed architetto, mentre Leon Ferrari, che interpreta il ruolo di un paziente, è un’artista concettuale argentino di calibro internazionale.
Il film uscirà nelle sale cinematografiche italiane il 2 ottobre - in occasione della Giornata Nazionale del Contemporaneo.
Il 29 settembre alle ore 19,00 sarà proiettato in contemporanea a Roma, Milano, Torino e Bologna.
Importanti luoghi dell’arte italiana, quali la galleria Oredaria di Marina Covi Celli, la Edieuropa di Raffaella Bozzini, e lo Studio di Ileana Florescu a Roma, la Cardi Black Box di Milano, nonché il museo MAMbo di Bologna e la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino, organizzano delle proiezioni nei propri spazi espositivi, convinti dalla pellicola e dall’interesse delle questioni affrontate.

sabato 5 settembre 2009

About Africa, cronache di un continente

Comunicato stampa

L’associazione di Promozione sociale Itinerari Africani percorsi di cultura di Cuneo, propone nei mesi di settembre e ottobre 2009 la V edizione biennale di About Africa, cronache di un continente. La rassegna si propone di approfondire la conoscenza di una realtà africana sempre più presente nel nostro quotidiano, dalla letteratura alla musica, dall’arte ai viaggi, dall’economia alla politica.
Si parla molto dei problemi dell’Africa: siccità, carestie, guerre, ma si parla un po’ meno delle sue molteplici positività. L’obiettivo di About Africa consiste nel far prendere coscienza che esiste un’Africa propositiva, ricca di risorse umane e naturali da valorizzare e, in maniera efficace da preservare, superando quegli astrusi stereotipi che condannano l’Africa alla perenne inferiorità.
About Africa vuol essere un ponte fra noi e l’Africa, il nostro passato ed inevitabilmente il futuro, fra Cuneo città di frontiera e un grande continente, proponendosi come un luogo aperto agli scambi di idee ed opinioni, dove per qualche giorno l’Africa ci raggiunge attraverso le sue storie, le sue parole, la sua cultura e le sue immagini.
Per questa quinta edizione About Africa approderà sulle sponde del Mediterraneo. E’ il naturale percorso della rassegna che vuole coinvolgere le molteplici anime di questo continente con un nuovo spazio culturale, dall’Africa nera all’Africa mediterranea, e il Maghreb, svolge un ruolo importante in un contesto socio culturale più ampio dove il dialogo e la convivenza con culture diverse sono stati da sempre adottati in paesi come Marocco, Tunisia, Algeria ed Egitto.
Il palinsesto sarà caratterizzato da una programmazione varia e articolata che prevede oltre al consueto ciclo d’incontri (8 rispetto ai 7 della passata edizione), una serie di eventi collaterali quali: uno spettacolo teatrale, una selezione di 4 film di registi africani e una mostra di arte contemporanea.
Sarà proprio la mostra ad aprire la rassegna il venerdì 25 settembre alla Sala mostre della Provincia. ACOA è l’acronimo di Africa COntemporary Art, l’evento, in collaborazione con l’associazione Art.ur di Cuneo ha come curatore l’artista Domenico Olivero, ed è un’esposizione collettiva di 9 artisti che proporranno le loro opere visive.
Altra novità sarà lo spettacolo teatrale Lo strappo sabato 10 ottobre in Sala San Giovanni. Per la prima volta a Cuneo l’attore e regista senegalese Modou Gueye che si è esibito nei teatri italiani in spettacoli di Carlo Goldoni e al fianco di Paolo Rossi.
Diversi i temi che saranno affrontati al Centro Incontri della Provincia.
Giovedì 8 ottobre si parlerà di Eritrea con il giornalista Andrea Semplici attraverso le poesie di Elisa Kidané, lette per l’occasione da Marta Murino. Con l’antropologo Marco Aime viaggeremo verso Timbuctù, la città simbolo dell’Africa occidentale. Venerdì 9 Mostafa El Ayoubi giornalista e Tahar Lamri scrittore ci faranno conoscere le ricchezze del Maghreb, luogo d’elezione del sapere mediterraneo. Sabato 17 ottobre un doppio appuntamento. Alle 16.00 un argomento di scottante attualità: l’integrazione e la convivenza tra immigrati ed italiani. Ne parleremo con l’on. Livia Turco autrice di un libro sull’argomento e Mohammed Lamsuni, scrittore ed autorevole esponente della letteratura migrante in Italia. Alle 18.00 sarà
la volta dell’archeologia e delle grandi scoperte. Con Alfredo e Angelo Castiglioni, archeologi di fama internazionale, vedremo in anteprima le immagini del ritrovamento nel deserto egiziano dei resti dell’armata del re persiano Cambise, misteriosamente scomparsa nel 525 a.C.
Due i caffè letterari presso la sede della Fondazione Casa Delfino. Venerdì 9 ottobre Stefano Faravelli presenterà il suo carnet di viaggio “Egitto, cercando l’Aleph” EDT; venerdì 16 incontro con Giovanni Maria Incorpora con il suo libro “Sculture d’Africa, tra miti e leggende” Polaris.
Agli studenti delle scuole superiori sarà riservato (martedì 20 ottobre al cinema Monviso) un incontro sulle dinamiche socio-economiche delle metropoli del Sud del mondo con il sociologo Fabrizio Floris e con Giuseppe Sansonna, regista del documentario Frammenti di Nairobi.
Africa movie, la selezione dei film di registi di origine africana si tiene al cinema Monviso tutti i martedì a partire dal 29 settembre con “Silence on Tourne” di Youssef Chaine (Egitto), il 6 ottobre “Making of” di Nouri Bouzid (Tunisia), il 13 ottobre “A Casablanca gli angeli non volano” di Mohammed Asli (Marocco), il 20 ottobre “Budd Yam” di Gaston Kaboré (Burkina Faso).

Acoa - About Africa, cronache di un continente
Sala Mostre Provincia di Cuneo
Corso Nizza 21, Cuneo
Vernissage: venerdì25 settembre 2009 ore 18.00
Fine: 4 ottobre 2009
Orari: dal martedì al venerdì 16.00 - 19.00
sabato e domenica 15.00 - 19.00
Ingresso libero
Curatore: Domenico Olivero
Artisti: Michele Amato, Francesca Ferreri & Max Zarri, Claudia Francesia, Mattia Cerato, Graziella Gola, Paolo Sapio, Valentina Madart, Lamine SecK, M.Luisa Valenzano.

venerdì 31 luglio 2009

ESTarte 2009 a Metaponto

Comunicato stampa

L’Associazione Ulisse di Bernalda organizza l’XI edizione di ESTARTE. La rassegna estiva, che si svolge presso il Castello Torremare di Metaponto, propone significative iniziative che riguardano i vari settori dell’arte, della multimedialità, dei nuovi linguaggi, della comunicazione, del cinema, del teatro e della musica.
Il cartellone della XI edizione di ESTARTE ’09 sarà curato per la sezione Teatro e Cinema da Michele Russo, mentre la sezione Musica sarà a cura di Riccardo Russo. Il direttore artistico della sezione Arti visive, Gaetano Russo, curerà iniziative rivolte alla percezione e alla fruizione di elaborati di arte contemporanea. Gli allestimenti scenici sono a cura di Michele Birofio.
L’intento di ESTARTE è quello di perseguire l’intersettorialità del dialogo tra i linguaggi dello spettacolo e le altre espressività culturali contemporanee, favorendo, al contempo, la fruizione dei luoghi storico-archeologici del territorio, come le vicine aree archeologiche del Tempio di Apollo Licio con il suo teatro greco e del Tempio di Hera.
L’obiettivo è quello di promuovere e favorire sul territorio esperienze culturali ed artistiche attraverso la realizzazione di iniziative che l’Associazione Ulisse assume direttamente o attraverso efficaci forme di collaborazione con soggetti pubblici e privati, Enti, Istituzioni, Fondazioni, Associazioni, con gli Organismi associativi, le Scuole, gli Istituti di ricerca, le Istituzioni culturali, le Università, ecc.
ESTARTE, oltre a perseguire l’obiettivo di promuovere e favorire l’associazionismo culturale per la promozione e la valorizzazione della cultura, delle tradizioni, degli usi e dei costumi locali, è finalizzata anche a sviluppare ambiti culturali più aderenti alle nuove esigenze dei cittadini.
Uno sforzo ed un sostegno aggiuntivi rispetto agli anni precedenti saranno rivolti agli scambi culturali giovanili, nella convinzione che gli stessi rappresentano strumenti per il superamento delle condizioni di isolamento e di depauperamento culturale dei giovani e di quelle conoscenze che li rendano competitivi per potersi misurare in un contesto globale.
ESTARTE è stato il primo passo di un percorso diretto alla istituzione della Masseria Culturale Fortificata, un contenitore dove la fruizione di spettacoli e mostre d’arte sarà integrata ed accompagnata da corsi di conoscenza, di educazione, formazione, di approfondimento, di aggiornamento, di alta formazione nel settore delle arti visive e musicali, attività necessarie alla crescita socio-culturale di un territorio (l’iniziativa è abbracciata e sostenuta dal regista italo-americano F.F. Coppola, originario di Bernalda che ne ha sposato l’idea).

Visualizza il PROGRAMMA

mercoledì 13 maggio 2009

Fatevi i Corti Vostri 3

Spazio al talento, alla fantasia e alla sana competizione…
Partono le iscrizioni per Fatevi i Corti Vostri 3

Comunicato stampa

Dopo il successo e i consensi riscontrati nella scorsa edizione partono le iscrizioni per “Fatevi i Corti Vostri 3”, festival degli audiovisivi amatoriali e/o autoprodotti, organizzato dall’Associazione Culturale “I Basilischi” onlus e dalla Mediateca Provinciale di Matera “A. Ribecco”. Il festival è rivolto a videomaker italiani e stranieri, istituti scolastici, associazioni.., che hanno o intendono creare cortometraggi, videoclip, spot e qualsiasi altra forma espressiva di audiovisivo.
Fatevi i Corti Vostri è una palestra di innovazione e di creatività che ogni anno, nella città di Matera, promuove agli appassionati e non, l’audiovisivo amatoriale e autoprodotto come forma espressiva efficace e attuale in grado di sviluppare i linguaggi artistici e dei nuovi media attraverso l’impiego delle nuove tecnologie digitali.
L’evento, previsto a settembre 2009, è inserito nel circuito BasilicataCinema: il network lucano del cinema di qualità, il Festival che è tanti Festivals, un biglietto d'ingresso tra le pieghe del Mediterraneo, un affascinante viaggio nel segno del grande cinema che vedrà i cortometraggi selezionati protagonisti assoluti in un mutuo scambio di idee e di esperienze.

Anche quest’anno la partecipazione a Fatevi i Corti Vostri è gratuita, non pone vincoli sul tema e i partecipanti potranno cimentarsi e concorrere inviando il proprio materiale, entro e non oltre il 17 agosto 2009, in cinque sezioni:
  • Documentario: i lavori presentati in questa sezione verteranno su temi di importanza sociale e culturale. Durata max. 45 minuti.
  • Libera: i lavori di questa sezione sono a tema libero. Durata max. 45 minuti.
  • Video clip: la sezione è dedicata alla promozione di gruppi musicali emergenti che vogliono promuoversi attraverso l’audiovisivo. Durata max. 15 minuti.
  • Videoarte: un mezzo di espressione prevalente alternativo rispetto alle tecniche tradizionali e manuali dell’arte. Durata max. 20 minuti.
  • La scuola: sezione di filmati realizzati dai ragazzi delle scuole. Durata max. 30 minuti.
Modalità di partecipazione:
La partecipazione al concorso è gratuita e aperta a tutti.
Non ci sono limiti di età, di residenza o di cittadinanza.
La data di scadenza per la consegna dei lavori è fissata per il 17 agosto 2009.
Per iscriversi al concorso è necessario compilare la scheda d’iscrizione pubblicata sul sito ufficiale del festival www.fatevicortivostri.it.
Una volta terminata la procedura di iscrizione on-line è necessario stampare e firmare la copia che dovrà essere spedita in busta chiusa a mezzo posta insieme al supporto all’indirizzo:
Mediateca Provinciale di Matera “A. Ribecco”
Piazza Vittorio Veneto
75100 - Matera


Per informazioni:
www.fatevicortivostri.it | info@fatevicortivostri.it
Tel e Fax +390835.240481

lunedì 16 marzo 2009

CinemadaMare Story


Cinema “Azzurro Scipioni”
Roma - Via degli Scipioni 82
18 marzo 2009, ore 19.30

Proiezione del filmato
CinemadaMare Story

I sette anni che hanno trasformato il festival nato in Basilicata nel più grande raduno di filmmakers del mondo

Comunicato stampa

Presentazione a Roma di CinemadaMare, l’evento cinematografico nato in Basilicata e arrivato in tutte le Regioni del Sud Italia (Puglia, Basilicata, Campania, Calabria, Sicilia). In occasione dell’apertura delle iscrizioni al più grande raduno internazionale di filmakers, sarà reso noto il programma per il 2009, e, alla presenza del Governatore e dell’Assessore alla Cultura della Regione Basilicata, di altre Istituzioni nazionali e dei vertici dell’industria cinematografica italiana, sarà proiettato il docufilm “CinemadaMare Story”, che ripercorre 7 anni di lavoro avventuroso e appassionante che ha trasformato CinemadaMare nel Festival dei record: 1) il più grande raduno di giovani cineasti provenienti da tutto il mondo (lo scorso anno ne sono arrivati 100 da 43 Paesi); 2) ospitalità gratuita per tutti questi ragazzi, con anche un rimborso sulle spese di viaggio aereo da qualunque parte della terra; 3) il più grande set a cielo aperto; 4) l’unica kermesse cinematografica dove i Film si girano durante lo svolgimento dell’Evento; 5) il Festival più lungo del mondo (1700 chilometri in 45 giorni); 6) quarantacinque registi/ospiti della cinematografia nazionale e mondiale, e cento ore di lezioni di cinema e work shop; 7) centoquaranta film in concorso; 8) l’unica Manifestazione itinerante che attraversa tutte le Regioni del Sud Italia, in un “tour” che inizia il 4 luglio e finisce il 16 agosto del 2009.
Per candidare i cortometraggi al concorso di CinemadaMare c’è tempo fino al 15 maggio 2009, e fino al 31 maggio per prenotare uno dei cento posti letto gratuiti.
“Da Lucano, mi sento di poter dire – spiega il direttore di CinemadaMare, Franco Rina – che organizzare ogni anno questa Manifestazione, partita il 3 agosto del 2003 da Nova Siri e arrivata a conquistare tutta l’Italia del sud, mi riempie di grande orgoglio, e mi conferma che la nostra Regione, con il Cinema e con la Cultura, può giocare un ruolo di assoluta protagonista in tutta l’ara del Mediterraneo”.


Associazione culturale CinemadaMare
Via Trionfale 156 - 00136 Roma
Contatti:
Ufficio Stampa: Maria Lina Pirone: 0639754155 - 3356306350
E-mail: press@cinemadamare.com, direttore@cinemadamare.it

venerdì 27 febbraio 2009

Omaggio a Vladimir Majakovskij

Nell'ambito del progetto Arte di sera, venerdì 27 febbraio 2009 la "Fondazione Filiberto Menna" propone, in collaborazione con il Laboratorio Audiovisivo del Corso di Laurea di Scienze della Comunicazione dell'Università di Salerno, la doppia proiezione del film La signorina e il teppista.

Comunicato stampa

Majakovskij (poeta, uomo di teatro, organizzatore culturale, teorico, politico, designer, pubblicitario, pittore) nutre verso il cinema una passione assoluta. Questa fatale attrazione è testimoniata da Viktor Sklovskij: “al cinema il poeta si divertiva come un ragazzo, come un pellirossa che vada a nozze”. A parte i contributi teorici ed i progetti, l'unica pellicola che è giunta fino a noi è La signorina e il teppista (1918) diretta da Evgenij Slavinskij (in collaborazione con Vladimir Majakovskij), lavoro liberamente ispirato a La maestrina e gli operai di Edmondo De Amicis. Il film è ambientato in un povero quartiere operaio e narra la storia del giovane sbandato Saltafinestra, che nel film ha il volto e la potente fisicità di Vladimir (e che al meglio lo mostra in quella “ruvidezza infinitamente fragile” nella bellissima definizione di Mejerchol'd). La storia è semplice e “classica”: Saltafinestra, ragazzo di strada, la cui esistenza è un misto d'arroganza, risse e disperazione… si redime nel nome dell'amore. Film dal taglio “mélo popolare” (Angelo Maria Ripellino) che molto si distanzia dalla tensione futurista di Majakovskij e per questo ancor più prezioso ed originale contributo per comprendere la complessità del grande autore di Bagdadi. La pellicola presentata - dopo una breve lettura di due poesie di Vladimir Majakovskij a cura del gruppo teatrale Mordimatti - verrà parallelamente “attraversata” da un re-mapping audiovisivo del collettivo d'arti multimediali Soundbarrier. Un ulteriore omaggio (tra visionarietà futurista, restyling audio-visivo e contaminazione elettronica) ad un grande maestro del Novecento: «Per voi il cinema è spettacolo. Per me è quasi una concezione del mondo. Il cinema è portatore di movimento. Il cinema svecchia la letteratura. Il cinema demolisce l'estetica. Il cinema è audacia. Il cinema è un atleta. Il trionfo del cinematografo è garantito, perché è soltanto la logica conclusione di tutta l'arte moderna» (Majakovskij).

Arte di sera è un progetto a cura di Stefania Zuliani e si propone di presentare con cadenza quindicinale i materiali acquisiti dalla Mediateca della Fondazione Filiberto Menna, aperta al pubblico dal lunedì al giovedì dalle 16.30 alle 19.30.
Il prossimo appuntamento di Arte di sera: venerdì 13 marzo, Yves Tanguy, Derrière la grille de ses yeux bleu, un film di Fabrice Maze.

Visione ed eversione di un artista totale
Omaggio a Vladimir Majakovskij

Venerdì 27 febbraio 2009 - ore 20
Sala Conferenze della Fondazione Filiberto Menna, Salerno
Anteprima nazionale
Proiezione a doppio schermo del film:
La signorina e il teppista
regia: Vladimir Majakovskij e Evgenij Slavinskij
durata: 50 minuti
lingua: muto

Presentazione: Alfonso Amendola, Mario Tirino
Letture: Mordimatti
Re-mapping audiovisivo: collettivo d'arti multimediali Soundbarrier
Introduce Stefania Zuliani

mercoledì 18 febbraio 2009

white balance - Fears for tears rock joke

Comunicato stampa

Vianuova arte contemporanea presenta la settima collettiva del ciclo di mostre dal titolo La distanza è una finzione a cura di Lorenzo Bruni. La collettiva, inaugurata lo scorso 18 dicembre con il titolo white balance - Fears for tears rock joke, ruota attorno all'idea di limite/confine da superare e ricreare e sul linguaggio cinematografico dell'idea di sospensione.
Nell'ambiente cinematografico, white balance è l'atto di calibrare la telecamera su un foglio di carta bianco prima di fare le riprese in ambienti "naturali" e non in studio. Negli ultimi dieci anni, in questa nostra "modernità liquida", la parola indica un programma computerizzato che attraverso una serie di algoritmi permette, in post produzione e in modo quasi automatico, di ridefinire le immagini e tararle nel modo giusto a seconda del tipo di pubblicazione o format cui sono destinate. Gli artisti che partecipano alla mostra white balance non puntano con la loro ricerca all'immagine perfetta, bensì utilizzano le immagini distribuite normalmente dall'informazione per riflettere su come il normale cittadino percepisce questi messaggi e forme. Il passaggio da creatori a distributori d'immagini, a cui abbiamo assistito negli ultimi anni, li ha portati a riflettere sulla normalizzazione delle immagini, sempre uguali e sempre diverse, guardando non all'idea di norma ma a quella di stereotipo. Quest'ultimo è frutto di un luogo comune e come tale sembra essere il punto di partenza perfetto per riflettere sullo stato della nostra memoria collettiva aprendo un dialogo sulla nostra identità; invece, la normalizzazione delle immagini possiamo accettarla e basta. Il tramonto che da sempre è associato ad un sentimento di struggimento, il cielo che da sempre è associato all'idea di libertà e usato poi per pubblicizzare mete di viaggi esotici e lontani, le vedute delle piazze italiane come mito della diversità e delle infinite sfaccettature di un paese che non riesce mai a trovare una vera unità sono solo alcuni dei luoghi comuni che questi artisti accolgono e cercano di affrontare in prima persona. Rapportarsi ad un immaginario ben preciso è un modo per loro di andare oltre alla superficie dell'immagine stessa e mettere in evidenza una possibile esperienza specifica che possiamo vivere in quel dato contesto. Mandla Reuter (Nqutu, 1975, vive e lavora a Berlino) realizza un'opera site specific con dei poster fruibili nello spazio urbano in cui non c'è niente da vedere perché sono saturi di colore fino a tendere al nero. L'artista riflette sul rischio di paralisi in cui incorriamo, saturati da troppi dati e illusi che la quantità possa corrispondere ad una concreta democratizzazione dell'informazione. Ma l'artista non si limita a sottolineare il problema: le immagini negate, distese su tutta la parete di Via Nuova, evidenziano l'architettura e il suo contenitore, coprendo la superficie del muro e mettendo in luce al contempo le sue varie conformazioni. Marinella Senatore (Cava dei Tirreni, Italia, 1977. Vive e lavora a Madrid) sembra tramutare la galleria in un set fotografico, in una critica alla moda di usare la cultura come nuova industria del divertimento fine a sé stesso. In realtà l'opera non è nel portare un'ambientazione marittima dentro un contesto diverso quanto nel mettere in evidenza come quell oggetto/immagine può essere visto diversamente solo attraverso una illuminazione particolare. L'opera è la luce, il faro che la illumina e che rende la scenografia e una superficie da superare per avere maggiore coscienza dell'esperienza dello spazio e dell'arte. Il video The Archipelago on Tour di Aurélien Froment (Angers, Francia, 1976. Vive e lavora a Los Angeles) presenta uno spettatore/attore che all'interno di uno studio si trova alle prese con il passepartout che incornicia tre immagini da desiderare di raggiungere. Il video, silenzioso tra il metafisico e le scene comiche della tradizione del cinema muto alla Monsieur Hulot, termina con il riposizionamento del passepartout sulle tre immagini dopo che è stato attraversato dallo spettatore stesso nel tentativo di sfatare il mito della cornice o dello schermo magico televisivo, conferendogli una sua aura. Le foto realizzate da Enrico Vezzi (Firenze, 1979. Vive e lavora a San Miniato) all'interno di uno spazio non accessibile di Via Nuova documentano l'assenza e la presenza dell'artista stesso rispetto a quel luogo che presenta uno squarcio di luce verso l'esterno. La presenza umana diviene quasi superflua rispetto alla manifestazione del desiderio di uno spazio altro rappresentato dalla luce, lo spazio della condivisione delle piazze, che ormai si configurano come luoghi mitici.
Andare oltre la superficie dell'immagine, renderla un mezzo per l'esperienza in quel dato luogo in cui è osservata e fruita, è un modo per colmare la distanza tra spettatore e immagine stessa. Ma significa anche colmare la distanza tra la memoria storica e il punto da cui ne possiamo discutere, nel quale si posizionano gli artisti. Per il progetto l'aria d'un paese Enrico Vezzi realizza una scultura con due ventilatori che sfogliano e rianimano un libro del touring club del 1956, che racchiude l'immaginario dell'utopia di un'Italia pittoresca che attirava turisti eccellenti negli anni del boom economico. È necessario confrontarsi con quel tipo d'idea senza malinconia adesso. Nei disegni di Vezzi ci sono quelle stesse immagini, frutto di uno sguardo sul reale che non esiste più, mischiate alla sua stessa immagine che osserva il contesto. Questa idea di responsabilizzarsi e confrontarsi con le aspettative del passato è portata avanti anche da Marinella Senatore, che presenta per la prima volta un'installazione con quadri le cui atmosfere si rifanno al linguaggio filmico da Antonioni a Guns Van Sant. Per Reuter e Froment, invece, la distanza può essere colmata lasciando emergere il processo con cui sono realizzate le immagini, che rende immediatamente cosciente e attivo lo spettatore sul cosa guarda e come. Per questa occasione, lo spazio di Via Nuova pullulerà quindi di immagini o immaginari collettivi che si fanno luoghi o set da vivere e che hanno senso solo se esperiti. Infatti, la mostra white balance, oltre ad essere una mostra sulla natura delle immagini è una riflessione sulla responsabilità che abbiamo tutti noi, come spettatori e come cittadini, nel come percepiamo e di come reagiamo alle informazione e alle immagini nella nostra quotidianità.



Titolo mostra: white balance - Fears for tears rock joke
A cura di: Lorenzo Bruni
Sede: Via Nuova Srl, Via del Porcellana n. 1/R, 50123, Firenze, Italy
Durata: fino al 18 aprile 2009
Artisti in mostra: Aurélien Froment, Mandla Reuter, Marinella Senatore, Enrico Vezzi
Orari: dal lunedì al venerdì ore 10-13, 15-19

giovedì 5 febbraio 2009

W. Se Oliver Stone rappresenta George Bush

di Gabriele Di Stasio

W (dubya) di Oliver Stone ha aperto la scorsa edizione del Torino Film Festival. Nanni Moretti, ormai ex timoniere del Festival, non poteva scegliere momento migliore per accaparrarsi il film di Stone, fresco di spocchioso rifiuto alla ex Festa del Cinema di Roma. Mentre George Walker Bush jr. è una foto che sbiadisce in un passato da dimenticare, il primo presidente afro-americano della storia si insedia alla Casa Bianca, fatto questo che ci concede la calma e la distanza necessaria per gustarci un film che di politico ha poco, ma che fino a pochi mesi fa poteva prestarsi a facili letture e strumentalizzazioni. Si, perchè W (dubya) è la storia di un uomo prima che essere la storia del più controverso presidente degli Stati Uniti; tutto incentrato su una figura tribolata, sul rapporto irrisolto con il padre, con la fede ritrovata e vissuta in maniera “estrema” fino a ritenersi un prescelto da Dio. Bush il sognatore, Bush l'affabulatore, Bush figlio devastato, Bush marito, Bush presidente assediato da un gruppo di consiglieri che assomiglia terribilmente a un nido di vipere e infine Bush uomo solo e smarrito: è così che Oliver Stone non cerca né la provocazione a tutti i costi, né la polemica contro il personaggio e tanto meno l'attacco alla figura istituzionale.
Il film non calca la mano su niente, nemmeno sugli anni degli eccessi del giovane George, ma cerca di penetrare la psicologia dell'uomo, che, al massimo, ha avuto la cattiva idea di circondarsi della gente sbagliata (memorabili le scene delle riunioni con i perfidi consiglieri, tra i quali un temibile Donald “Rummy” Rumsfeld). Approccio umanista, che da alcuni critici è stato ritenuto addirittura eccessivo, tanto da far sorgere il dubbio di “esagerata simpatia” del regista nei confronti del suo personaggio. Ma conoscendo Stone non dobbiamo fermarci ad un’idea “di superficie” come questa; la sua è piuttosto una tattica, uno studio di un personaggio, un metodo narrativo di approccio ad un soggetto complesso verso il quale vuole essere, come lui stesso ha dichiarato, “fair”, imparziale.
Bravissimo il protagonista Josh Brolin, che incarna – nel vero senso della parola – George W. Bush, tanto da far dimenticare abbastanza in fretta allo spettatore la linea di demarcazione tra personaggio e uomo; ottimo il cast e stellari le interpretazioni (ad eccezione di una marginale e caricaturale Condoleezza Rice interpretata da Thandie Newton). In ultima analisi W (dubya) è un film che può essere guardato e giudicato da due punti di vista ben distinti: quello dello spettatore medio e quello dell'esperto di Cinema. Nel primo caso W è un film troppo lungo (131 minuti) e ostico, lento, eccessivamente sofisticato e se vogliamo un tantino noioso, di difficile collocazione per la distribuzione e un rischio per il botteghino; nel secondo caso, invece, W è un'opera eccelsa, un vera “leccornia” cinematografica da mostrare nelle scuole, per la tecnica, per l'equilibrio perfetto tra tutti gli elementi narrativi e visivi, per la pennellata da maestro di un regista, Stone, che riesce a controllare la produzione e la realizzazione in ogni sua fase e dettaglio, lasciando un’impronta autoriale e profonda ad opere che, senza ombra di dubbio, resisteranno alla prova della Storia.