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mercoledì 11 marzo 2015

Modigliani e la Bohème di Parigi

[Comunicato stampa] La stagione 2015 delle mostre alla GAM di Torino prosegue con un protagonista d’eccezione: Amedeo Modigliani, uno dei maggiori interpreti della pittura del Novecento.
Intorno alla figura centrale di Modigliani la mostra presenta la straordinaria atmosfera culturale creata dalla “École de Paris”, la corrente che ebbe protagonisti alcuni artisti attivi nel primo dopoguerra che si raccolsero intorno a Montmartre e Montparnasse uniti dal desiderio di vivere in pieno il clima artistico e culturale di Parigi, creando una completa simbiosi tra vita e arte.
In mostra circa 90 opere racconteranno questa esperienza artistica – accanto a Modigliani alcuni nomi eccezionali come Brancusi, Soutine, Utrillo, Chagall, Gris, Marcousiss, Survage, Picasso – tra cui sessanta capolavori provenienti dal Centre Pompidou di Parigi e da importanti collezioni pubbliche e private d’Europa.
La mostra è promossa da GAM e prodotta da Mondo Mostre Skira in collaborazione con il Musée National d’Art Moderne - Centre Pompidou di Parigi. La curatela scientifica è affidata a Jean-Michel Bouhours, uno dei massimi studiosi di Modigliani e curatore del dipartimento delle collezioni moderne del Centre Pompidou di Parigi.
Partendo dal significativo corpus di opere del Centre Pompidou, nelle cui collezioni Modigliani entrò a far parte già nella metà degli anni ’30 del Novecento, si potranno ammirare gli splendidi ritratti dei suoi amici (Il giovane ragazzo rosso del 1919), delle sue amanti (Lolotte del 1917) o dei mercanti, affiancati a dipinti, disegni e sculture provenienti da altre prestigiose collezioni pubbliche e private e da un dipinto delle collezioni della GAM, la celebre Ragazza Rossa del 1915. In questi dipinti emerge il noto “Stile Modigliani” caratterizzato da una sintesi estrema, tanto che i personaggi ritratti non si rivelano nella loro identità, se non per alcuni dettagli, come i vestiti o le capigliature.
La mostra è costruita in cinque sezioni, che analizzano la vitalità parigina del periodo, con uno sguardo non solo alla pittura, ma anche al disegno e alla scultura in cui il protagonista, insieme a Modigliani, è Costantin Brancusi, nel cui atelier l’artista livornese lavorerà per molto tempo. Tra le opere esposte in questa sezione le celebri Principessa X e Mademoiselle Pogany III, accanto a una serie di fotografie originali che Brancusi stesso scattò ai suoi lavori.
Modigliani è quindi raccontato in mostra come il principale testimone della realtà cosmopolita della Bohème parigina, che ha segnato la sua indipendenza dai movimenti ufficiali delle avanguardie artistiche. Un particolare momento storico in cui, alla creazione dei capolavori, si affianca un’esistenza disordinata che lo portò a morte prematura.

Titolo: Modigliani e la Bohème di Parigi
Periodo: 14 marzo - 19 luglio 2015
Sede: GAM, via Magenta 31, Torino
Orario: martedì‐domenica 10.00‐19.30 (la biglietteria chiude un’ora prima)
Ingressi mostra: intero € 12, ridotto € 9

Immagine: Amedeo Modigliani, Lolotte, 1917, olio su tela, cm. 55x35, Centre Pompidou, Parigi © Centre Pompidou, MNAM-CCI/ Bertrand - Prévost / Dist. RMN-GP.

lunedì 26 gennaio 2015

Giorgio Morandi 1890-1964

Comunicato stampa

“Giorgio Morandi 1890-1964”, al Complesso del Vittoriano dal 27 febbraio al 23 giugno 2015, documenta la vicenda artistica del pittore bolognese attraverso un numero cospicuo di opere di grande rilevanza che provengono da importanti istituzioni pubbliche e da prestigiose collezioni private, inclusi alcuni capolavori meno noti al grande pubblico concessi eccezionalmente in prestito e accostati in modo inedito secondo un progetto mirato, pensato appositamente da Maria Cristina Bandera per questa occasione romana.
Roma accoglie l’opera di Giorgio Morandi dopo la mostra postuma curata da Cesare Brandi alla Gnam di Valle Giulia nel 1973, con una esposizione straordinaria che conferma l’attenzione del Vittoriano per la pittura italiana del Ventesimo secolo. Un percorso iniziato nel 2012 con Renato Guttuso, proseguito nel 2013 con la mostra dedicata a Cézanne e ai pittori italiani che dal padre dell’impressionismo trassero ispirazione e nel 2014 con la mostra “Mario Sironi. 1885-1961”.
La mostra, che nasce sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana, si avvale del patrocinio del Senato della Repubblica e del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, ed è realizzata in collaborazione con Roma Capitale e con Regione Lazio. L’organizzazione generale è di Comunicare Organizzando.
Affidata a Maria Cristina Bandera, direttrice della Fondazione Longhi e specialista di Morandi a cui si devono le ultime grandi mostre internazionali (New York, Metropolitan Museum, 2008; Bologna, MAMbo, 2009; Lugano, Museo d’Arte della Città, 2012; Bruxelles, Bozar, 2013), la rassegna ripercorrerà l’intero cammino dell’artista, attraverso una nutrita selezione di opere.
Accanto ai dipinti ad olio – circa 100 – saranno riunite in un percorso di lettura critica anche le opere incisorie, attestazione di una attività non secondaria ma parallela a quelle pittorica che valse a Morandi nel 1953 il riconoscimento internazionale del Gran Premio per l’Incisione alla Biennale di San Paolo in Brasile. Le incisioni saranno eccezionalmente affiancate dalle rispettive matrici in rame provenienti dall’Istituto Nazionale per la Grafica, abitualmente non esposteal pubblico per ragioni conservative. Sarà inoltre presente una sezione notevole di finissimi disegni e di acquerelli, vere e proprie opere autonome dall’asciuttezza espressiva e esiti assoluti della ricerca costante di essenzialità di Morandi.
Le opere provengono da importanti musei – tra cui il Museo Morandi, l’istituzione ufficiale dell’artista bolognese, il Centre Pompidou (Parigi), i Musei Vaticani, la GAM – Galleria Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea (Roma), la Galleria degli Uffizi (Firenze), la Pinacoteca di Brera (Milano), il MART – Museo d’Arte Moderna e Contemporanea (Rovereto), la Pinacoteca Nazionale di Siena, il Museo d’Arte Moderna Mario Rimoldi (Cortina d’Ampezzo), la Civica Raccolta delle Stampe Achille Bertarelli del Castello Sforzesco (Milano) – da Fondazioni importanti come la Fondazione Longhi (Firenze), la Fondazione Magnani Rocca (Mamiano di Traversetolo, Parma) e la Fondazioni Spadolini(Firenze), e da prestigiose collezioni private. Nel percorso espositivo sono previste anche due sezioni con documenti d’archivio dedicate ai rapporti epistolari e critici di Morandi con Roberto Longhi e Cesare Brandi, i due grandi storici dell’arte che per primi sottolinearono l’importanza dell’opera di Morandi.
Il percorso espositivo si propone di delineare e presentare ad un pubblico allargato la modernità e il complesso itinerario intellettuale ed emotivo espresso da Morandi, oltre che in un suo ‘autoritratto’, con i suoi motivi, sempre ripetuti ma sempre costantemente rinnovati: ‘nature morte’ – talora di conchiglie –, ‘paesaggi’ e ‘fiori’.
L’artista si concentra, infatti, su pochi temi consueti, motivando così la sua scelta: «Gli stessi titoli che ho scelto per queste opere sono convenzionali, come Natura morta, Fiori o Paesaggio, senza alcuna allusione alla bizzarria o a un mondo irreale».
Temi che proprio per la presa di distanza dal narrativo e da poetiche sociali, fanno della sua un’arte che travalica la contingenza per divenire universale, così da consegnare Morandi a un destino di attualità.
Le opere in mostra sono state scelte per essere presentate secondo un accostamento molto mirato, al fine di mettere in evidenza – in una lettura inedita, ma anche in una successione meticolosa e approfondita – lo sviluppo dei temi affrontati dal maestro, così da offrire ai visitatori la possibilità di indagare il modus operandi di Morandi e di ricostruirne l’universo artistico. In quest’ottica, allo scopo di offrire una lettura attuale e aggiornata, un’attenzione particolare è rivolta a evidenziare e ad accostare tra loro opere caratterizzate dalle sottili variazioni di uno stesso tema all’interno dei diversi generi pittorici trattati dall’artista.
La rassegna, distribuita in un ordine cronologico e tematico, intende ripercorrere l’intero cammino compiuto da Morandi e include opere espresse con differenti tecniche: pittura, incisione, acquerello e disegno. Attività, o meglio ricerche, svolte in parallelo, spesso intersecate.
Si parte dalle prime opere, realizzate nel solco delle avanguardie e della tradizione italiana, per giungere a quelle degli ultimi anni, caratterizzate da una progressiva rarefazione e pervase da un’inquietudine tutta moderna.
«Credo che nulla possa essere più astratto, più irreale, di quello che effettivamente vediamo. Sappiamo che tutto quello che riusciamo a vedere nel mondo oggettivo, come esseri umani, in realtà non esiste così come noi lo vediamo e lo percepiamo».
In queste parole si condensa il credo pittorico dell’artista. Morandi nacque e morì a Bologna (1890-1964) in un’apparente solitudine che tuttavia non gli impedì di entrare in contatto con altri artisti e di misurarsi con la loro esperienza. La mostra dà conto della sua attenzione per i grandi maestri italiani, da Giotto e Masaccio a Piero della Francesca e Caravaggio, fino alla scoperta della moderna pittura francese, e in particolare di Cézanne: a partire dalle sue “Bagnanti” Morandi si cimentò nella rappresentazione della figura umana, che poi abbandonò ben presto limitandosi a qualche raro autoritratto.
La primissima e personale adesione al Futurismo e la conoscenza delle illustrazioni di opere di Picasso e Braque si riflette in alcune sue rarissime opere degli anni d’esordio che saranno presenti in mostra. Nel 1917 conosce de Chirico e Carrà. Incontro che lo porta a elaborare, tra il 1918 e il 1919, una sua personalissima “metafisica degli oggetti comuni”. Subito dopo anche Morandi partecipa a Valori Pastici, movimento caratterizzato dalla ricerca di un nuovo plasticismo. Già a partire dal 1920 si assiste a un suo ritorno alla realtà e a una ricerca più autonoma e ormai svincolata dalle avanguardie. Negli anni Trenta riceve i primi importanti riconoscimenti critici. Nel 1930 ottiene per chiara fama la cattedra di tecnica dell’Incisione all’Accademia di Belle Arti di Bologna, che manterrà per 26 anni. In questo quarto decennio del secolo si dedica assiduamente alle acqueforti e, nei suoi dipinti, alla ricerca sulla materia pittorica. Risalgono a questo momento le tele ricche di pastosità, opere che, come scrisse l’amico e letterato Giuseppe Raimondi, «guardate in controluce, aggiungono alla superficie di un dipinto la densa trama di un tessuto». Nel decennio successivo, quello attraversato dalla Seconda guerra mondiale, Morandi continua a rielaborare i temi consueti della sua arte: Nature morte, Paesaggi e Fiori. Temi a cui si dedicherà, in una ricerca costante, fino agli ultimi anni della sua attività, in opere caratterizzate da un processo di rarefazione e di spoliazione dei dati del visibile e da un colore che diventa sempre più sofisticato.
Il successo internazionale attestato dal premio per la pittura ottenuto alla Biennale di San Paolo del Brasile nel 1957, precedendo Marc Chagall, e l’interesse crescente per la sua pittura da parte di importanti collezionisti si riverbera nella presenza di sue opere nei set della Dolce vita di Federico Fellini nel 1960 e de La notte di Michelangelo Antonioni nel 1961.
Da questo momento l’attenzione per la pittura di Morandi non farà che crescere attirando l’attenzione di un pubblico sempre più numeroso e internazionale. Interesse stimolato dall’attenzione e da sottolineature di rilievo da parte di pittori, registi e letterati che ne riconoscono l’attualità. La sua capacità di “abitare il Tempo” è testimoniata, tra gli altri, dagli scritti di Pier Paolo Pasolini, Paul Auster, Don De Lillo e dalle parole dell’artista Giulio Paolini, che nel suo testo (in catalogo) scrive: «Un quadro di Morandi è piuttosto un “quadrante” che registra e riferisce le ore, la luce e le ombre di ogni giorno, posate sugli oggetti che di quel tal giorno si fanno muti ma sapienti testimoni tra le pareti silenziose del suo studio.»
Di un “miracolo della condivisione di un sogno” parla il regista Ferzan Ozpetek, osservando come la naturalezza quotidiana degli oggetti o dei brani di paesaggio di Morandi divenga “universale” e si trasformi “in una cosa nostra”.
Nel catalogo, edito da Skira, saranno presenti saggi di Maria Cristina Bandera, Catherine Goguel e Fabio Fiorani, e scritti inediti di Roberto Longhi e Giulio Paolini.

Titolo mostra: Giorgio Morandi 1890-1964
Sede: Complesso del Vittoriano, Ala Brasini - Salone delle mostre temporanee, Roma
Date: 27 febbraio - 21 giugno 2015
Orari: dal lunedì al giovedì 9.30-19.30; venerdì e sabato 9.30-22.00; domenica 9.30-20.30 (la biglietteria chiude un’ora prima)
Biglietto: € 12,00 intero; € 9,00 ridotto
Organizzazione e realizzazione: Comunicare Organizzando
Catalogo: Skira

Immagine: Giorgio Morandi, Natura morta, 1957, olio su tela, cm 30x44, collezione privata.

giovedì 28 febbraio 2013

Antonio Ligabue. Istinto, genialità e follia

Comunicato stampa

La mostra “Antonio Ligabue. Istinto, genialità e follia”, organizzata dal Lu.C.C.A. - Lucca Center of Contemporary Art, si aprirà al pubblico il 2 marzo 2013 e proseguirà sino al 9 giugno 2013.
L’evento espositivo, curato da Maurizio Vanni in collaborazione con Giuseppe Amadei, vuole ripercorrere attraverso circa 80 opere legate alle differenti tecniche espressive (olio su tela, disegni, grafiche e sculture) la storia di uno degli artisti più controversi e imprevedibili della storia dell’arte del Novecento: Antonio Ligabue.
Un percorso cronologico e stilistico esaustivo, tracciato con la consulenza di Sergio Negri – responsabile dell’autenticazione e della catalogazione generale delle opere di Ligabue – che vuole indagare l’uomo-artista insieme al rapporto tra arte e follia. In esposizione anche tre inediti del grande maestro: un motivo per rendere ancora più suggestiva e originale una delle manifestazioni del Lu.C.C.A. più attese dell’anno.
L’idea alla base della mostra è legata alla consapevolezza della grandezza di un artista che ha realizzato le sue opere migliori in stati di precaria lucidità. Alterazione mentale? Lucida follia? Genialità compulsiva? Incontrollabile e passionale vena creativa o semplicemente una fusione tra le dimensioni della realtà e del sogno? Tante sono le domande a cui si cercherà di dare una risposta attraverso i saggi in catalogo, in particolare quello del neuropsichiatra ed esperto di neuroestetica Gianfranco Marchesi, per comprendere la genialità di Ligabue, inserita in una forma cerebrale tutt’altro che prevedibile.
Per approfondire la vita dell’artista, saranno proiettati due documentari sulla figura di Ligabue per la regia di Raffaele Andreassi (“Lo specchio, la tigre e la pianura”, vincitore dell’Orso d’argento di Berlino 1961, e “Antonio Ligabue pittore” del 1962) che lo ritraggono nei suoi luoghi, Gualtieri e le campagne. Inoltre, alla Fondazione Mario Tobino sarà proiettato il film tv “Ligabue” del 1977, per la regia di Salvatore Nocita, in occasione di un convegno legato al rapporto tra arte e follia.
La mostra permetterà di capire se geniali e folli si diventa, oppure se sono le condizioni sociali e del quotidiano a trasformare l’equilibrio mentale di una persona estremamente sensibile. “Ligabue – scrive Maurizio Vanni nel suo saggio – è un randagio della cultura, un artista libero dentro che, alla vulnerabilità emotiva congenita, ha unito grandi tragedie personali vissute nell’infanzia e nell’adolescenza. Un artista coerente, fedele solo a se stesso, capace di interagire con il flusso continuo, irregolare e talvolta estremo delle emozioni che sentiva dentro di sé, senza doverle controllare. La sua lucida alterazione mentale lo porta a violare ogni schema, ad andare oltre ogni consuetudine, ad assecondare in modo attivo le sue nevrosi”. In Ligabue arte e vita si uniscono in modo inestricabile riflesse da una grande intensità creativa. La sua è una pittura legata ad una necessità “fisica” di espressione, un mezzo per sentirsi vivo e fuggire l’emarginazione.

Titolo mostra: Antonio Ligabue. Istinto, genialità e follia
A cura di: Maurizio Vanni in collaborazione con Giuseppe Amadei
Sede: Lu.C.C.A. - Lucca Center of Contemporary Art, via della Fratta 36, Lucca
Inaugurazione: venerdì 1 marzo 2013, ore 18.00
Apertura al pubblico: 2 marzo - 9 giugno 2013
Orario: da martedì a domenica 10-19. Chiuso: lunedì, 1 aprile e 1 maggio
Biglietti: intero 7 euro; ridotto 5 euro
Con il patrocinio di: Regione Toscana, Provincia di Lucca, Comune di Lucca, Assindustria Lucca, Camera di Commercio di Lucca, Confcommercio Lucca, Confesercenti Lucca e Confartigianato Lucca
Catalogo: Silvana Editoriale, Milano

lunedì 11 giugno 2012

Anselmo Bucci e gli amici di Novecento

di Francesco Mastrorizzi

La Galleria Carifano di Fano (PU), dal 22 giugno al 30 settembre, propone a Palazzo Corbelli un’ampia retrospettiva dal titolo Anselmo Bucci e gli amici di Novecento. Martini, Oppi, Sironi, Wildt. In mostra l’eclettica attività creativa di Anselmo Bucci (Fossombrone 1887 - Monza 1955), attraverso una selezione di dipinti, album e documenti d’archivio inediti, affiancati alle opere di altri protagonisti del Gruppo di Novecento, che di Bucci furono amici e compagni di strada. Bucci fu tra i fondatori del movimento e a lui si deve l’individuazione del nome “Novecento” per indicare il gruppo di artisti che, come lui, erano riuniti intorno a Margherita Sarfatti e Lino Pesaro. Tuttavia egli mantenne con esso un rapporto molto critico, tanto da non presentarsi all’inaugurazione della prima mostra, curata dalla Sarfatti alla galleria milanese di Lino Pesaro, inaugurata alla presenza del Duce.
Il percorso espositivo prende il via dagli esordi e dal periodo marchigiano per proseguire con la stagione francese, fondamentale nella vicenda di Bucci. A Parigi conosce Picasso, Apollinaire, Dufy, Utrillo, si lega d’amicizia con Modigliani, Severini, Suzanne Valadon e Viani e la sua arte assume respiro internazionale. Il terzo ciclo s’incentra sugli “Scenari di guerra” e nella fattispecie quelli incentrati sulla Grande Guerra e sul Secondo Conflitto Mondiale.Vi è infine la sezione dedicata agli amici di Bucci. Da una parte il Gruppo di Novecento: Dudreville, Funi, Malerba, P. Marussig, Oppi, Sironi; dall’altra figure di spicco che hanno intrattenuto con Bucci legami di amicizia e di stima: Bonzagni, Egger Lienz, Martini, Mazzolani, Mazzucotelli, Modigliani, Viani e Wildt.

martedì 24 aprile 2012

Ad Aosta il labirinto dei sogni di Giorgio De Chirico

di Francesco Mastrorizzi

Il Centro Saint-Bénin di Aosta dal 29 aprile al 30 settembre presenta la mostra Giorgio De Chirico. Il labirinto dei sogni e delle idee, che, attraverso 40 dipinti a olio, 10 tempere e disegni, 15 grafiche, illustra il percorso all’insegna della metafisica che scorre lungo le diverse fasi stilistiche del lavoro di De Chirico: recupero della tradizione classica, stimolazioni surreali, riavvicinamento alla realtà attraverso le modulazioni del barocco e infine l’invenzione di nuovi temi e tecniche. Capitoli che al loro apparire, nel sovrapporsi delle poetiche, hanno provocato polemiche in campo internazionale, ma anche determinato implicazioni filosofiche, letterarie e psicanalitiche. Le visioni utopiche di De Chirico, simbolo della sua "scrittura dei sogni", secondo la definizione coniata da Ardengo Soffici sulla rivista Lacerba nel 1914, hanno stimolato l’architettura, mentre le atmosfere indefinite, il senso del tempo sospeso, dell’infinito che cala anche sulle cose quotidiane e comuni, sono stati partecipati dalla narrativa moderna.
La mostra di Aosta – a cura di Luigi Cavallo con Franco Calarota – presenta un'importante selezione di opere raramente esposte e provenienti da prestigiose collezioni private italiane, da raccolte pubbliche, dal MART di Rovereto e dal Museo Casa Rodolfo Siviero, che eccezionalmente hanno abbandonato la loro originaria collocazione per essere ammirate dal grande pubblico. Nel catalogo, edito da Silvana Editoriale, sono presenti i testi di Jacqueline Munck (curatrice del Musée d'Art Moderne de la Ville de Paris e della mostra più completa che sia mai stata realizzata sull'opera di Giorgio de Chirico e tenutasi nella sede del museo parigino nel 2009), Luigi Cavallo, Attilio Tori.

giovedì 19 aprile 2012

Hans Hartung, opere scelte 1947-1988

Comunicato stampa

La Galleria d'Arte Repetto di Acqui Terme, annuncia la mostra di "Hans Hartung, opere scelte 1947-1988". Un'unica esposizione itinerante in tre sedi, dal 16 marzo al 28 aprile presso la Galleria d'arte Frediano Farsetti di Firenze; dal 12 maggio al 30 giugno presso la Galleria Repetto di Acqui Terme; dal 17 settembre al 28 ottobre alla Galleria Tega di Milano.
"Le oltre quaranta opere di Hans Hartung (Lipsia 1904 - Antibes 1989) presenti in questa mostra offrono allo spettatore un'occasione per addentrarsi in una lunga parabola artistica, che attraversa tutta la seconda metà del secolo appena trascorso. Più di cinquant'anni di carriera vissuti da protagonista dell'arte astratta del secondo dopoguerra, che lo collocano accanto ai più gradi nomi della pittura internazionale, ma che allo stesso tempo sono contraddistinti da una cifra stilistica assolutamente originale e unica". (Chiara Stefani)
41 tra oli e acrilici su tela, pastelli e chine su carta, dal 1947 al 1988, a testimoniare il suo grande amore per la luce e la volta celeste: "Fin da bambino, Hartung fu affascinato dal mistero del cielo, dai fuochi delle stelle, dalle imponderabili energie del cosmo. Accudito da una nonna terrorizzata dai temporali, quando aveva appena sei anni, egli ebbe la prima rivelazione della luce: la luce come fulmine, la luce come enigmatica scarica elettrica, la luce che esplode dal grembo delle tenebre, la luce come misteriosa e occulta energia cosmica. Attraverso il disegno e la pittura - come segno, gesto terapia, colore - egli ne riproduce e trasfigura il fascino, la forza, il mistero, la sovrana luce che spacca il suo guscio di tenebra." (Paolo Repetto)

Titolo mostra: Hans Hartung, opere scelte 1947-1988
A cura di: Leonardo Farsetti, Carlo Repetto, Giulio Tega
Sede: Galleria Repetto, Acqui Terme
Durata: 12 maggio - 30 giugno 2012
Inaugurazione: sabato 12 maggio 2012, ore 18.00
Orario: martedì-sabato 10.00-12.30 / 15.30-19.00
Inaugurazione sabato 12 Maggio alle ore 18.00
Catalogo: Lizea Arte Edizioni

Immagine: Hans Hartung, T1984 H10, 1984, acrilico su tela, cm 120x195

giovedì 29 dicembre 2011

Pietro Tinu. Mostra antologica

Comunicato stampa

L’Amministrazione Comunale di Ozieri e l’Istituzione Culturale “San Michele” (con il contributo della Provincia di Sassari, della Provincia di Cagliari e della Regione Sarda) presentano una mostra antologica dedicata al pittore ozierese Pietro Tinu. La conferenza di presentazione della mostra e del relativo catalogo avrà luogo venerdì 30 dicembre alle ore 10.30 presso la Sala Conferenze dell’Antico Convento di San Francesco ad Ozieri; al termine della conferenza verrà ufficialmente aperta la mostra al pubblico, presso la struttura espositiva "Ex Prima Centrale Elettrica della Sardegna", in via Vittorio Veneto ad Ozieri. La mostra, con ingresso libero, rimarrà aperta fino a domenica 30 gennaio 2012.
Pietro Tinu (Ozieri 1923-Cagliari 1999), apprende i primi rudimenti dal pittore ozierese Giuseppe Altana e nel 1941 si iscrive all’Istituto d’Arte di Sassari, dove riceve gli insegnamenti di Stanis Dessy, Mauro Manca e Filippo Figari. Si diploma brillantemente nel 1945 e subito si trasferisce a Firenze per frequentare l’Accademia di Belle Arti.
Qui trova insegnanti di prestigio assoluto, come Pietro Annigoni, Primo Conti, Ottone Rosai e l’amico Giovanni Colacicchi che, dopo il diploma conseguito nel 1950, gli spianerà la strada per l’ingresso nel corpo docente dell’Accademia, dove insegnerà Decorazione pittorica fino al 1993 (tra i suoi allievi il colombiano Fernando Botero).
I suoi esordi oscillano tra l’influenza neoimpressionista francese e quella del “chiarismo” lombardo, che ben presto però volge verso modi riconducibili al “realismo magico” e a suggestioni metafisiche e classiciste tipiche del ventennio precedente.
La transizione di Tinu dall’arte figurativa all’arte astratta (abbracciata lungamente fin dal 1955, in occasione della sua VII Quadriennale Nazionale d’Arte di Roma) passa per una fase “neorealista” e poi “neocubista” nella prima metà degli anni ‘50. Pur negando la figura, egli ricerca una logica e una razionalità nel suo creare, che inizialmente intravede nella geometria pura, come avevano fatto decenni prima i pionieri nord europei dell’astrattismo.
Nel 1960 l’astrattismo “classico” di Tinu volge verso l’informale, subito maturo ed originalissimo. Nella seconda metà del decennio Tinu attua un progressivo recupero del colore brillante e favorisce contrasti più netti tra i colori e i chiaro scuri; anche le forme sembrano assecondare un maggior ritorno all’ordine e alla chiarezza, non solo in termini geometrici ma anche di equilibrio compositivo. Agli inizi del nuovo decennio avviene il riavvicinamento all’arte figurativa, che tenderà sempre più a fondersi all’interno di composizioni ancora prevalentemente astratte. È anche attratto da una personale riscoperta della simbologia misteriosa insita nei miti delle civiltà mediterranee classiche e preclassiche, in particolare di quella sarda, e ai loro simboli arcani, chiavi di accesso ad una dimensione primigenia della vita.
Fino alla metà degli anni ’70 Tinu è costantemente impegnato in moltissime esposizioni (soprattutto Firenze e Roma, ma anche Cremona, Mantova, Bari, Cesena ecc.), dopodiché smette inspiegabilmente di esporre.
Dal suo osservatorio privilegiato, la cattedra accademica, il curioso sperimentatore Tinu non poteva forse rimanere estraneo e indifferente alla rivoluzione artistica della Pop Art e dell'arte psichedelica, che negli anni '70 è molto presente nell’immaginario della musica rock e pop. La Pop Art di Tinu non esprime alcun giudizio critico o polemico della quotidianità, ma semmai pone degli interrogativi.
Negli anni '80-‘90, in coerente evoluzione, è avvinto dalla ricerca dell'origine della vita, che allo stesso tempo coincide con la scoperta dell'arte delle culture primitive, soprattutto, quella aborigena australiana. Sono queste le ultime opere realizzate da Pietro Tinu e, quasi come una speranza, completano quella sorta di evoluzione “biologica” ed artistica che, dalla frammentazione e negazione della figura (e quindi anche dei soggetti viventi) del neocubismo e dell’astrattismo degli anni ’50, è passata ai pseudo batteri degli anni ’60 ed è ora giunta agli insetti, ai grandi animali preistorici ed infine all’uomo primordiale, praticamente ritornando al punto di partenza della sua arte degli anni ’40, come nel ciclo perenne della nascita, della morte e della rinascita della natura.
Dopo la scomparsa della moglie, nel 1997, Tinu perde interesse per l’arte e si chiude in sé stesso. Nel marzo del 1998 torna definitivamente in Sardegna, a Cagliari, dove muore il 23 ottobre del 1999 all’età di 76 anni e viene sepolto nel Cimitero di San Michele.
Pietro Tinu è un artista tutto ancora da scoprire. La sua grandezza è rilevabile, soprattutto a partire dagli anni '60, nella capacità di essere sempre attuale, al passo col dibattito culturale ed artistico italiano e, per di più, riesce a fare ciò senza nemmeno pagare un pegno ai capiscuola delle correnti artistiche di punta. È anche per questi motivi che, con orgoglio, restituiamo alla storia dell'arte della Sardegna uno dei suoi figli, tra i più estrosi e complessi, che, d'ora in poi, siamo convinti, non potrà non essere annoverato tra i maggiori dell'arte sarda del Novecento.
La mostra antologica di Ozieri presenta circa 110 opere di Pietro Tinu (tra dipinti, disegni, acqueforti e monotipi) che attraversano tutto l’arco temporale dei 50 anni di attività dell’artista.
Il catalogo della mostra (140 pagine e circa 220 illustrazioni), curato da Michele Calaresu, illustra puntualmente il percorso artistico di Tinu in rapporto agli eventi culturali e storico-politici dell’Italia del Novecento.
La conferenza di presentazione dell’importante evento vedrà gli interventi delle autorità comunali, provinciali e regionali, delle massime istituzioni dell’Università e dell’Accademia di Belle Arti di Sassari e di importanti critici d’arte e personalità della cultura isolana.

Titolo mostra: Pietro Tinu 1923-1999
Sede: Ex Prima Centrale Elettrica della Sardegna, Ozieri (SS)
Periodo: 30 dicembre 2011-30 gennaio 2012
Inaugurazione: venerdì 30 dicembre, ore 10.30
Orari: da martedì a venerdì ore 10.00-13.00 / 16.00-19.00
sabato e domenica ore 10.00-13.00 / 16.00-20.00
Ingresso: libero

martedì 11 ottobre 2011

Omaggio a Emilio Vedova e Hans Hartung

Comunicato stampa

Protagonisti assoluti dell’arte post-bellica internazionale, Hartung (1904-1989) e Vedova (1919-2006), colpiscono il mondo dell’arte fin dal termine degli anni ’40 per la loro pittura violenta e tormentata. Già nel 1948 sono entrambi acclamati per i lavori esposti alla Biennale di Venezia, partecipazione che si ripete nel ’52 e nel ’54, fino al riconoscimento che arriva nel 1960 con la vittoria del Gran Premio per la Pittura. Durante gli anni ’60 il loro stile, chiaramente distinguibile, diventa sinonimo di due diverse accezioni dell’Informale; durante i decenni successivi i due maestri continuano la loro produzione su linee sempre nuove ricordando sempre però il sostrato culturale e storico da cui sono partiti. Ad oggi la loro produzione è stata di importanti retrospettive nei maggiori musei del mondo.
Lo Studio d’Arte G.R. rende omaggio a Hartung e Vedova presentando una mostra antologica che raccoglie saggi artistici esemplari prodotti dal dopoguerra fino agli anni ‘90. L’esposizione sarà visitabile presso la sede dello Studio G.R. in Viale Zancanaro n. 44 dal 18 ottobre 2011. Saranno presentate nel complesso circa trentacinque opere che attraversano le varie tappe creative dei due artisti, faranno da sfondo al corpus principale della mostra alcune fondamentali testimonianze dell’Informale in Europa rappresentato da lavori di Karel Appel, Asger Jorn, Corneille, Georges Mathieu, Gerard Schneider, Paul Jenkins e Antoni Tapies. La mostra segue un percorso espositivo suddiviso per autore disposto cronologicamente, allestimento che pone in particolare risalto la grandezza e la capacità di reinvatarsi di continuo da parte dei due autori partendo dal panorama dell’arte Informale.
Un elegante catalogo a colori di 96 pagine edito da Antiga riunisce le illustrazioni di tutte le opere messe in mostra con l’integrazione di ulteriori opere che non trovano posto nello spazio espositivo. Il medesimo sarà corredato un saggio critico a cura di Giovanni Granzotto e da riflessioni e testimonianze ad opera di Mauro Corona, Leonardo Conti e Alberto Pasini. La mostra inaugurerà il 16 ottobre alle ore 12.00 con una presentazione a cura di Giovanni Granzotto

Tiolo: Omaggio a Emilio Vedova e Hans Hartung. Sulle tracce dell’informale in Europa
Sede: Studio d’Arte G.R., viale Zancanaro n. 44, 33077 Sacile (PN)
Date: 16 ottobre 2011 - 8 gennaio 2012
Inaugurazione: domenica 16 ottobre 2011, ore 12.00
Orari: lunedì-sabato 9.30-12.30, 16.00-19.30.

mercoledì 14 settembre 2011

Gli anni folli. La Parigi di Modigliani, Picasso e Dalì. 1918-1933

di Sonia Gammone

Monet, Matisse, Mondrian, Picasso, Braque, Modigliani, Chagall, Duchamp, De Chirico, Miró, Magritte e Dalí, sono i protagonisti della mostra inaugurata lo scorso 11 settembre a Ferrara nel Palazzo dei Diamanti. Gli anni Venti di Parigi rivivranno attraverso le opere di questi famosissimi artisti maestri della modernità. All’indomani della Grande Guerra infatti, Parigi conobbe un periodo grandioso e di straordinaria vitalità artistica che vede giungere all’apice delle proprie carriere molti di questi artisti. La mostra, organizzata da Ferrara Arte, ci permette di rivivere quella splendida stagione non solo attraverso i dipinti ma anche con sculture, costumi teatrali, fotografie, ready made, disegni, tutti provenienti dai più importanti musei e collezioni private del mondo. Sarà possibile così ad ogni spettatore avere un quadro irripetibile di quel periodo che ha visto le varie correnti artistiche novecentesche intrecciarsi e completarsi, fino all’ascesa del Terzo Reich in Germania e alle conseguenze catastrofiche che sono seguite. Gli artisti riscoprivano l’uno nell’altro nuove prospettive e nuovi modi di fare pittura: così ad esempio la Fonte di Renoir rivelò a Picasso e agli altri la forza della rilettura moderna dell’arte classica e rinascimentale, mentre Monet con il Ponte giapponese, scardinava la classica interpretazione naturalistica e prospettica giungendo quasi all’astrazione. La mostra resterà aperta fino al prossimo 8 gennaio 2012 e consentirà a tutti di fare un viaggio negli anni folli della Parigi degli anni Venti.

mercoledì 1 giugno 2011

Guttuso e gli amici di Corrente

Comunicato stampa

Da venerdì 1 luglio – vernissage alle ore 18 – fino all’11 settembre le sale del Palazzo Mediceo di Seravezza, in Versilia (Lucca), via del Palazzo 358, ospitano la mostra “Guttuso e gli amici di Corrente”, curata da Enrico Dei e organizzata dalla Fondazione Terre Medicee e Comune di Seravezza.
Il percorso espositivo prevede oltre 70 opere. Tra queste dipinti e lavori grafici di Renato Guttuso, alcuni delle quali verranno riproposti all’attenzione del pubblico e della critica dopo anni di oblio, che abbracciano l’intero viatico artistico di Guttuso: un arco produttivo che va da gli anni Trenta ai Settanta. A completamento dell’evento, per meglio comprendere i rapporti e le tematiche culturali, politiche ed anche sociali, che hanno visto coinvolto l’artista nel suo lungo e infaticabile percorso, una parte cospicua della mostra è dedicata ai suoi amici più cari, appunto, quelli del gruppo di “Corrente” (Treccani, Birolli, Sassu, Migneco, Morlotti, tra gli altri) con i quali Guttuso aveva instaurato un sodalizio fortissimo.
L’esposizione prevede un ricco catalogo con tutte le opere illustrate e schedate a fronte di impegnativi testi critici che analizzeranno il percorso dell’artista nell’arco di mezzo secolo evidenziandone il ruolo di straordinario testimone del nostro tempo, in grado di rappresentare con le sue opere la complessità della condizione umana con le sue sofferenze, i suoi miti, le sue passioni.

Titolo mostra: Guttuso e gli amici di Corrente
A cura di: Enrico Dei
Sede: Palazzo Mediceo, Seravezza (LU)
Date: 1 luglio - 11 settembre 2011
Inaugurazione: venerdì 1 luglio 2011, ore 18.00
Apertura: tutti i giorni, dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 17.30 alle 24.00
Ingresso: euro 5, ridotto euro 3
Catalogo: Pacini Editore
Info: www.terremedicee.it, tel. 0584.757443, e-mail: info@terremedicee.it

mercoledì 25 maggio 2011

Mino Rosi: l’artista e la collezione

Comunicato stampa

Dal 18 giugno al 9 ottobre 2011 le sale del Palazzo dei Priori di Volterra (Pisa), ospitano la mostra “Attraverso il Novecento. Mino Rosi: l’artista e la collezione da Fattori a Morandi” curata da Nicola Micieli e promossa dal Comitato Esposizioni 2011 composto dal Comune di Volterra, Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra e Consorzio Turistico Volterra, Valdicecina Valdera. Una esposizione che intende presentare al pubblico un’inusuale panoramica dell’arte del Novecento, vista attraverso le passioni e le opere di Mino Rosi (Volterra 9 giugno 1913-Siena 17 maggio 1995), raffinato collezionista e equilibrato pittore dall’instancabile vena poetica. La sua polivalente personalità offre l’occasione di delineare un quadro esauriente dei numerosi interessi artistici e culturali che hanno contrassegnato il contesto artistico toscano e italiano del Novecento, in particolare nel trentennio che va dagli anni Venti alla fine degli anni Cinquanta.
L’artista Rosi, curioso di tutte le tecniche e attivo nei diversi settori della ricerca e dell’applicazione artistica (dal disegno all’incisione, dall’acquarello all’olio al pastello, dalla ceramica alla vetrata al mosaico), è stato anche un importante e attivo animatore artistico e culturale, svolgendo un ruolo fondamentale specialmente a Pisa e in Toscana nel trentennio ricordato. Nella sua storia di artista non è davvero possibile scindere il ragionamento sulle opere con quello sulle frequentazioni artistiche e le intraprese culturali, inclusa la componente collezionistica che è parte cospicua della raccolta “Mino e Giovanni Rosi” donata alla Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra ed oggi nucleo centrale della mostra.
Il percorso espositivo presenta i nuclei cronologicamente scanditi delle sue opere esponibili (incisioni, disegni, dipinti, acquarelli, pastelli e piccoli mosaici) e le opere del Novecento toscano e italiano incluse nella collezione e in prestito da altri enti toscani, essendo la stragrande maggioranza di queste legate a un rapporto personale di Rosi con gli artisti, uno scambio, una frequentazione, una situazione di gruppo condivisa. Nello specifico le opere del Rosi collezionista e connoisseur d’arte comprendono dipinti, disegni, incisioni e sculture di artisti toscani e italiani, attivi nella prima metà del Novecento: Soffici, Rosai, Viani, Viviani, Bartolini, Mirko e Afro Basaldella, Carrà, De Pisis, Guttuso, Mafai, Morandi e Sassu, solo per fare alcuni dei tanti nomi presenti. Inoltre, per meglio comprendere le radici culturali e artistiche da cui è nata la passione di Rosi per l’arte, una piccola sezione sarà dedicata all’arte della fine dell’Ottocento e degli inizi del Novecento, che più si è rivelata significativa per Mino Rosi, partendo da album, disegni, incisioni e dipinti di Giovanni Fattori fino ad arrivare ai dipinti di Luigi e Francesco Gioli. Infine si proporrà una piccola, ma estremamente qualificata, rappresentanza delle opere d’arte antica raccolte da Rosi con estremo gusto, esponendo dipinti e disegni, ad oggi sconosciuti al grande pubblico, di artisti come Solimena, Cambiaso, Bernini, Pontormo e Salviati.

Titolo mostra: Attraverso il Novecento. Mino Rosi: l’artista e la collezione da Fattori a Morandi
Sede: Palazzo dei Priori, Volterra (PI)
Periodo: 18 giugno-9 ottobre 2011
Inaugurazione: sabato 18 giugno, ore 17.30
A cura di: da Nicola Micieli
Promossa dal Comitato Esposizioni 2011 composto da: Comune di Volterra, Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra, Consorzio Turistico Volterra Valdicecina Valdera.
Cura allestimento e immagine grafica: Irene Taddei
Biglietto intero: 5 euro
Biglietto ridotto: 4 euro
Info: www.volterraesposizioni.it

Immagine: Mino Rosi, Apoteosi di Corot, 1946, dipinto a olio su tavola, collezione "Mino e Giovanni Rosi" della Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra.

mercoledì 11 maggio 2011

Metamorfosi del segno tra Secessione e Futurismo

Comunicato stampa

Disegni, pastelli, acquerelli e tempere di artisti italiani a cavallo tra Ottocento e Novecento. Sono trenta le opere su carta in mostra alla Nuova Galleria Campo dei Fiori a partire da giovedì 19 maggio 2011.
Apre la rassegna una tempera di Giulio Aristide Sartorio (1860-1932), Campagna romana con papaveri (1893), recentemente riemersa da una prestigiosa collezione romana, dove alla luminosità dei fiori del mese di maggio, si contrappone la staticità di una casupola e di un covone compiti nel cielo. Seguono i disegni e un pastello di tre pittori del gruppo dei XXV della Campagna Romana: Camillo Innocenti (1860-1932), Vittorio Grassi (1878-1958) e Arturo Noci (1874-1953). Fra le opere di ambientazione orientalista, troviamo artisti come Johann Jakob Frey (1813-1865), svizzero ma romano di adozione. L’artista prese parte nel 1842 ad una celebre spedizione archeologica in Egitto e a questo soggiorno risalgono gli acquerelli esposti. Un altro orientalista in mostra è Gustavo Simoni (1845-1926) che ha viaggiato in più riprese nell’Africa del Nord dove ha ambientato l’acquerello in mostra Suonatori arabi (1898).
Fra i Simbolisti si espongono il marchigiano Adolfo De Carolis (1874-1928), il triestino Guido Marussig (1885-1972) e il toscano Raul del Molin Ferenzona (1879-1946) di cui si presentano tre tempere di uno zodiaco simbolista.
Giunge sempre da una storica collezione di Roma una inedita matita di Gino Severini (1883-1966) del 1940, Ritratto di giovane uomo. Alla stessa collezione appartengono due disegni del grande scultore dalmata Ivan Mestrovic (1883-1966), formatosi a Vienna in seno alla Secessione e un autoritratto di Felice Carena (1879-1966) del 1908. Seguono i disegni di altri due scultori: il faentino Ercole Drei (1886-1973) e il triestino Attilio Selva (1883-1970).
Due gli autori futuristi in mostra: il toscano Thayaht (1893-1959) e il siciliano Giulio D’Anna (1908-1978). Sono di ispirazione cubo-futurista un acquerello e una tempera di Ferruccio Ferrazzi (1891-1978).
Di Armando Spadini (1883-1925) si espongono alcuni disegni per i quali ha posato la figlia Anna nel 1910, mentre di Giovanni Guerrini (1887-1972) un lavoro preparatorio per i mosaici per il Salone Centrale del Palazzo dei Congressi a Roma (c. 1941), oltre ad alcuni disegni di figure femminili.

Titolo mostra: Metamorfosi del segno tra Secessione e Futurismo
A cura di: Lela Djokic
Sede: Nuova Galleria Campo dei Fiori, Roma
Periodo: 19 maggio - 29 luglio 2011
Inaugurazione: giovedì 19 maggio 2011, ore 17-20
Orario: 10-13 / 16-19, chiuso lunedì mattina e festivi
Autori in mostra: Felice Carena, Michele Cascella, Raoul dal Molin Ferenzona, Giulio D’Anna, Adolfo De Carolis, Ercole Drei, Ferruccio Ferrazzi, Johann Jakob Frey, Edoardo Gioja, Vittorio Grassi, Giovanni Guerrini, Camillo Innocenti, Guido Marussig, Ivan Mestrovic, Arturo Noci, Giulio Aristide Sartorio, Attilio Selva, Gino Severini, Gustavo Simoni, Armando Spadini, Thayaht.

Immagine: Giulio Aristide Sartorio, Campagna romana con papaveri, 1893.

domenica 24 aprile 2011

Romano Mussolini, sguardi malinconici

di Francesco Mastrorizzi

Romano Mussolini (Forlì, 1927 - Roma, 2006) è famoso soprattutto per essere stato un pianista jazz di rilievo internazionale. Amico di Duke Ellington, ha suonato con musicisti del calibro di Chet Baker, Lionel Hampton e Dizzy Gillespie. Tuttavia negli ultimi anni ha raggiunto una considerevole notorietà anche come pittore, grazie a numerose mostre e all’interessamento dei critici. La sua attrazione verso la pittura iniziò a Napoli nel 1946, dove apprese le prime nozioni dai maestri Cucurra e Terracina, ma solo nel 1967 iniziò professionalmente l’attività. Nel 1979 incontrò il gallerista Bruno Lodi, con il quale nacque una profonda amicizia e cominciò una fattiva collaborazione.
Musica e pittura sono espressioni del talento artistico di Romano Mussolini strettamente legate tra loro ed entrambe rivelano una spiccata sensibilità, influenzata profondamente dalla propria esperienza di vita individuale e dal peso del passato familiare portato sulle spalle.
La pittura di Mussolini si sforza costantemente di essere leggibile, affidandosi sempre al metodo figurativo e rinunciando alla levigatezza estetica per andare dritta al tema, con pochi tratti di pennello capaci di trasmettere forti emozioni allo spettatore. La sua tavolozza è uno sprigionarsi di colori sgargianti: rossi intensi, blu cobalto e verdi accecanti, alla maniera espressionista. I temi da lui raffigurati sono, però, distanti dall’espressionismo e toccano, invece, le corde dell’intimismo, che sulla tela si tramuta in un lirismo unico e assai personale.
I soggetti dei suoi dipinti sono quasi sempre gli stessi: paesaggi che richiamano il passato e i ricordi, i volti e i corpi di donne affascinanti e sensuali, le scene zingaresche, i carnevali di Venezia e soprattutto i pagliacci, protagonisti assoluti della sua produzione, che tanto lo hanno reso noto in tutto il mondo.
I clown di Romano Mussolini hanno i costumi tipici del circo, definiti nel dettaglio: naso rosso, bocche enormi coperte dal trucco, parrucche colorate, buffi papillon e vestiti enormi e ridicoli. Tuttavia i loro occhi, pur dietro al trucco, rivelano una profonda dolcezza e umanità e trasmettono un forte senso di malinconia. La loro espressione, pensierosa e riflessiva, rispecchia, infatti, l’eterno destino del clown, diviso tra le luci della ribalta e la sua normale interiorità di uomo. Il pagliaccio diventa così simbolo del mondo interiore dell’artista e della sua personalità contrastata, che ha sempre portato dentro di sé misteri ed interrogativi.

mercoledì 30 marzo 2011

Giacomo Balla. L’altro lato del futurismo italiano

di Gianmatteo Funicelli

Cosa vuole esprimere questa grande opera d’arte di Balla, se non una giovane donna che con astuto narcisismo si ammira dinanzi allo specchio? Considerata dai più grandi critici d’arte un’opera del periodo maturo dell’artista, Le magnolie che si specchiano appartiene ad una corrente pittorica di carattere secondario e poco caratterizzante per una personalità emblema del Futurismo come Giacomo Balla, artista ben noto nella parentesi avanguardistica già nei primi decenni del Novecento.
Con quest’opera il pittore abbandona il manifesto moderno ed è ora il linguaggio interiore a dominare il pennello attraverso cui sperimenta, lontano dagli studi sulla dinamica, la figura ma soprattutto la natura morta. Rimane tipica e costante del suo operato l’indagine pittorica dell’introspezione umana nonché il complesso rapporto luce/dinamismo (chiodo fisso per la pleiade dei futuristi), la quale si fanno spazio nella produzione degli anni trenta, l’ultimo lasso attivo del pittore torinese. La scelta del sobrio linguaggio compositivo si apre sui supporti di Balla con rapide pennellate sbiadite, le quali donano al soggetto un virtuoso gioco di trasparenze e spiccati accenti tonali. Il colore perde consistenza per creare sul piano rapidi tocchi sfumati, che l’artista inserisce sui valori tattili dei fiori, sulla carnosità delle foglie e, con maggiore impeto, sulle cromature e sulla trasparenza luminescente degli oggetti. Una natura morta in chiave rappresentativa del tutto moderna. Meno empirica e strutturata è la prospettiva, che qui si riduce ad una vaga percezione spaziale bidimensionale (che si giustifica per l’angolazione quasi “dall’alto”).
L’analisi del soggetto di quest’opera su tavola del 1938 offrì all’arte nuove possibilità espressive cariche di emblemi e simbolismi dominanti, soprattutto nella produzione moderna del napoletano. Acquistata nel 1994 dal Banco di Napoli, da allora essa rientra nella raccolta dell’omonimo Istituto Bancario. Oggi l’opera è esposta al pubblico negli spazi d’arte moderna di Villa Pignatelli a Napoli.