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martedì 7 luglio 2015

La passione del colore. Mario Puccini da Fattori al Novecento (1869-1920)


[Comunicato stampa] Dall’11 luglio al 2 novembre le sale del Palazzo Mediceo di Seravezza in Versilia (Lu), ospitano la mostra “La passione del colore. Mario Puccini da Fattori al Novecento (1869-1920)” curata da Nadia Marchioni ed Elisabetta Palminteri promossa e organizzata dalla Fondazione Terre Medicee e Comune di Seravezza. 
Sono passati quasi cinquant’anni dall’ultima mostra dedicata all’artista livornese Mario Puccini (Livorno 1869 – Firenze 1920), definito anche il “Van Gogh italiano” (come scrisse Emilio Cecchi), ed ora finalmente si offre l’occasione di riscoprire questo pittore attraverso un progetto espositivo inedito che consentirà di ammirare le sue maggiori opere nel contesto del panorama figurativo della Toscana fra la fine dell’Ottocento ed i primi due decenni del Novecento, precocemente aggiornato sulle novità europee. 
I dipinti di Puccini saranno dunque affiancati da opere degli amici pittori come Benvenuto Benvenuti, Llewelyn Lloyd, Oscar Ghiglia, Guglielmo Micheli, Alfredo Müller, Plinio Nomellini, che, in modi diversi, contribuirono alla sua formazione ed all’affermazione della sua pittura nel panorama artistico contemporaneo. La comune matrice fattoriana dalla quale si sviluppa, in differenti direzioni, l’opera degli artisti citati, è particolarmente riconoscibile nell’opera di Puccini (che, negli anni della piena maturità, continuerà a considerare Fattori come il proprio "maestro") e sarà evidenziata in mostra attraverso puntuali confronti.
Da qui però Puccini partirà, dai primi anni del Novecento, per una personale ricerca verso un impiego del colore che sfocerà in una interpretazione del tutto personale che si rifà alle sperimentazioni europee di quegli anni. La malattia mentale, per la quale l’artista fu ricoverato per sei lunghi anni, ha poi contribuito a fomentare già nei contemporanei  il legame fra la pittura di Puccini e quella di Van Gogh, la cui opera poté ammirare, assieme a quella di Cézanne, nella celebre collezione fiorentina di Gustavo Sforni, con il quale entrò in contatto nel 1911. Fu proprio da questo momento che la sua carriera artistica fiorì grazie allo stesso Sforni (che possedeva quaranta dipinti di Puccini), a Mario Galli ed altri collezionisti che presero ad acquistare e commissionare dipinti. Ad una precisa committenza sembra, ad esempio, riferirsi una tela di grande formato, probabilmente identificabile con “Incontro di buoi con i mulattieri” della quale l’artista scrive in una lettera da Seravezza all’amico Galli; questo documento conferma, assieme ad un buon numero di disegni e dipinti, l’interesse di Puccini per il territorio apuo-versiliese, dove soggiornò nell’autunno del 1914, riportando numerosi studi per la realizzazione della grande opera.
L’esposizione si svilupperà in cinque sezioni, la prima delle quali sarà dedicata alla formazione ed agli esordi dell’artista, con puntuali confronti con le opere di Lega, Fattori e Nomellini. La seconda sezione intende evocare, attraverso fotografie d’epoca e documenti, i sei lunghi anni di isolamento di Puccini presso gli ospedali di Livorno e Siena. La terza vasta sezione raccoglie i capolavori della maturità dell’artista riuniti per soggetto e genere: marine, campagne, scene di vita quotidiana, nature morte sveleranno la singolarità e la potenza del linguaggio pucciniano. Una sezione sarà specificamente dedicata alla grafica e infine una sezione che riunisce le decorazioni eseguite dai diversi pittori che, accanto a Puccini, decorarono il Livornese Caffè Bardi, dal 1909 luogo di ritrovo degli artisti toscani sul modello del fiorentino Caffè Michelangelo.

Titolo: La passione del colore. Mario Puccini da Fattori al Novecento (1869-1920)
Sede: Palazzo Mediceo, Viale L. Amadei 230, Seravezza (LU)
Periodo: 11 luglio - 2 novembre 2015
Inaugurazione: sabato 11 luglio 2015, ore 18.00
Orari: dall’11 luglio fino al 6 settembre, tutti i giorni 17.00-24.00, sabato e domenica 10.30-12.30 e 17.00-24.00; dal 7 settembre al 2 novembre, giovedì-sabato 15.00-20.00, domenica 10.30-20.00

giovedì 28 maggio 2015

Marco Borgianni. Dei e eroi

[Comunicato stampa] Il Comune di Siena espone ai Magazzini del Sale presso il Palazzo Pubblico una mostra monografica di Marco Borgianni, artista poliedrico dedito alla pittura e alla scultura, nato a Vico d’Elsa nel 1946, ma figlio artistico di Siena dove ebbe luogo la sua prima formazione giovanile, presso l’Istituto d’Arte della città in cui si diplomò maestro d’arte in ceramica, e dove, ancora studente, esordì con una mostra alla Galleria “Nuova Aminta”.
Nel 1967 frequentò la Facoltà di Pittura all’Accademia di Belle Arti di Firenze, sotto la guida di Ugo Capocchini; in questi anni prese parte a vari concorsi indetti in Toscana vincendo anche considerevoli premi, mentre nel 1970 fu tra i fondatori della rassegna d’arte contemporanea “Vico Arte” che ebbe tra i suoi espositori artisti come Guttuso, Treccani, Maccari, Murer e Zancanaro
La crescita artistica di Borgianni lo ha visto fino dagli anni Ottanta del secolo scorso affermarsi nel panorama internazionale con nuove esposizioni in Italia, in Marocco (Rabat), in Francia (Auvers sur oise, Parigi, Reims, Grenoble), in Svizzera (Ginevra) ed oltreoceano in Canada e in Giappone.
Nel 1992 l’Istituto Italiano di Cultura di San Francisco ospitò una sua mostra personale che gli conferì ulteriore fama e visibilità nel mondo della critica e del mercato.
Gli ambiti espressivi indagati da Borgianni nel corso della sua attività sono stati parimenti la natura e il corpo umano.
La natura e la forza che sprigionano sono state oggetto di rappresentazione che, negli anni Novanta del ‘900 quando l’artista si recò in America, riservò ai paesaggi selvaggi e aridi del Gran Canyon e alle infinite valli andine, opere in cui prevalgono i colori ocra, cenere, le terre, alle quali contrastano la luminosità del giallo oro o di un nero splendente: una visione frutto dell’interpretazione intima dell’artista, esaltato davanti a tanta potente bellezza e al tempo stesso sgomento, come soggiogato dalla stessa.
Il rapporto con la natura che Borgianni mostra invece negli olii su tavola degli inizi del decennio scorso sembra virato a una pacata e pacificata contemplazione, che ritrae quasi calligraficamente i dettagli di angoli di stagni e acquitrini sui quali si rifrangono carichi di brillante colore fasci di giunchi e foglie.
Per introdurre il secondo ambito espressivo ritratto da Borgianni, il corpo umano, è necessario ribadire il suo legame con la Toscana, propria terra di nascita e formazione, e con Siena in particolare, che si ripropone con questa mostra dopo più di cinquanta anni dalla sua prima esposizione in città, anche se già nel 1997 si era ribadito con la realizzazione del drappo per il Palio dell’Assunta.
Ma il legame importante è anche e soprattutto quello con la tradizione artistica toscana, con i suoi grandi maestri rinascimentali, primo fra tutti Jacopo della Quercia e Michelangelo, e i loro capolavori e quanto della classicità reinterpretata sprigionano. Tutto questo Borgianni lo evidenzia in particolare nella serie di immagini dipinte con una tecnica e una resa molto originale, dove le imponenti figure sono come dilavate dal colore che le esalta, ma al tempo stesso sembra volerle negare “… quasi una marcia trionfale di dei e di eroi che tuttavia la tecnica pittorica consuma, oblitera, in parte contraddice e cancella.” (Antonio Paolucci), ma che svelano e conservano il segreto della Bellezza.
Come abbiamo ricordato in apertura Borgianni è anche scultore e modella figure in legno, ceramica, gesso, bronzo patinato che abbiamo modo di apprezzare in mostra.
Il soggetto prediletto in questo caso è la figura femminile. La nudità del corpo della donna dove nella plasticità delle pose sono esaltate le forme rotondeggianti dei fianchi, delle natiche e delle cosce che richiamano il mito arcaico della fertilità della dea madre, della terra generatrice di vita, con la sua fisicità dirompente, la sua giocosa armonia.
I corpi femminili sono spesso ripiegati e raccolti su se stessi, come conclusi in una spirale espressa attraverso l'abbraccio delle gambe e la torsione della testa in un segno di chiusura e di difesa, quasi a simboleggiare uno scrigno che custodisce il più prezioso miracolo del mondo, quello della vita di cui il corpo femminile è portatore e simbolo.
Queste sculture sono comunque anche inno alla bellezza, all'accoglienza morbida e generosa dei corpi femminili che, quando visti eretti e frontali, mostrano una grande fierezza e potenza nell'incedere, caratteristiche del mondo femminile che evidentemente l'artista sente e manifesta profondamente nelle sue creazioni e gli riconosce.

Titolo: Marco Borgianni. Dei e eroi
A cura di: Maria Siponta De Salvia
Sede: Siena, Palazzo Pubblico, Magazzini del Sale
Periodo: 30 maggio - 23 agosto 2015
Orari: tutti i giorni dalle ore 10.00 alle ore 19.00
Ingresso: libero
Catalogo: Silvana Editoriale

venerdì 15 maggio 2015

Andrea Bernesco. Dehrai Ramro Chha

[Comunicato stampa] L’esperienza del viaggio alla scoperta della bellezza del creato, ma anche di noi stessi e degli altri popoli che si incontrano lungo il cammino. Il richiamo di una terra come il Nepal dove in una valle quasi sconosciuta ai confini col Tibet, il Nar Phu, vive un’etnia antichissima, quella del popolo Bon, è stato così forte da condurre il fotografo fiorentino Andrea Bernesco sulle sue tracce. Il risultato sono i 25 scatti di un reportage più intimista che geografico, che saranno esposti nella sua mostra personale dal titolo “Dehrai Ramro Chha”, che sarà aperta al pubblico nel Lu.C.C.A. Lounge&Underground dal 19 maggio al 14 giugno 2015, con ingresso libero.
L’amore per il viaggio, quello fatto a piedi e in solitaria, unito a quello per l’Asia è stato il connubio magico che ha portato Bernesco a percorrere i sentieri della montagna himalayana, ascoltando soltanto le voci della natura. “Ciò che ho fatto – commenta il fotografo fiorentino – è stato conoscere ed ascoltare un suono mai sentito così intensamente; quello della ‘bellezza’ che ad oggi, purtroppo, tradotta ed associata ad un principio distante dalla sua etimologia, ci ha allontanato dall’amore. Da tutto ciò, nasce il desiderio di lasciare un racconto visivo che non ha pretese e volontà di essere un compendio di antropologia, ma un semplice stimolo attraverso l’immagine, una forma descrittiva accessibile a chiunque, per interrogarsi ancora una volta, sulla nostra percezione della ‘bellezza’. Ad un sasso, un fiore, un volto, a tutto ciò che è creato… Dherai Ramro Chha”.
Una storia visiva realizzata nell’ottobre 2013 che sarà approfondita durante l’incontro con il fotografo, condotto dal direttore del Lu.C.C.A. Maurizio Vanni, domenica 31 maggio alle ore 17.30, e che si arricchisce con la mostra di altre 14 immagini dello stesso progetto allestite in contemporanea nel Leica Store di Firenze. Il catalogo, edito da Masso delle Fate, sarà presentato in anteprima il 13 maggio al Gallery Hotel Art di Firenze nell’evento “Leica Lounge” e poi di nuovo il 31 maggio al Lu.C.C.A.

Andrea Bernesco Lavore è nato nel 1978 a Firenze dove ha frequentato il Liceo artistico e poi la Facoltà di Architettura. Appassionato di antropologia, scrive, suona, compone, dipinge e racconta i suoi viaggi fotografando. Nonostante ami tutte le forme di espressione e comunicazione, è la fotografia che secondo lui sintetizza, assorbe e racconta in modo fruibile a chiunque ciò che accade nell’esistenza. Inizia ad esplorare fin da ragazzo le realtà sociali più discrete, più lente, luoghi che faticano a stare al passo con la “modernità” e la velocità del “contemporaneo”, cominciando dall’Italia con i suoi borghi più nascosti fino ai grandi continenti.
Fa l'imprenditore per “vivere” e viaggia molto: Europa, Africa, Sud America, Asia; col tempo acquisisce tanto materiale e inizia a decidere di volerlo raccontare agli altri. Nel 2009 nasce il connubio con il Caffè “Le Giubbe Rosse” di Firenze, dove espone diversi progetti: “Senza itinerario”, un racconto fotografico senza ordine, di luoghi e persone conosciuti sbagliando strada e “A piedi nudi”, un insieme di foto scattate camminando scalzo a persone scalze.
Nel 2012 un progetto condiviso con la poetessa Daria Capanna, “L’esigenza della poesia nella quarta dimensione”, una sequenza di fotografie minimali che raccontano l'interazione fra uomo e  oggetto, dove quest’ultimo tenta di esaltare la tridimensionalità estetica dell’immagine stando al centro della scena. Tutte le immagini prendono “reale forma” quando si leggono le poesie affiancate, e solo in quel momento, si materializza la quarta dimensione, un concetto indescrivibile con la effimera materia.
Nel 2013 parte per il Nepal col desiderio di incontrare il popolo Bon, un’etnia antichissima che risiede nel Nar Phu, un’area sconosciuta ai confini col Tibet. Da questa esperienza, nascono nel maggio 2015 il catalogo “Dehrai Ramro Chha”, pubblicato da Masso delle Fate, e le esposizioni al Lucca Center of Contemporary Art di Lucca e al Leica Store di Firenze.

Titolo: Andrea Bernesco. Dehrai Ramro Chha
Sede: Lu.C.C.A. Lounge&Underground
Periodo: 19 maggio - 14 giugno 2015
Incontro con il fotografo: domenica 31 maggio, ore 17.30
Orario: da martedì a domenica 10-19
Ingresso: libero

venerdì 10 aprile 2015

Francesco Zavattari. Poliedro

[Comunicato stampa] La Fondazione Giuseppe Lazzareschi di Porcari (LU) ospita in una nuova importante esposizione le opere di Francesco Zavattari. Dopo numerosi successi, fra cui la celebre mostra dedicata al genio di Andy Warhol, la Fondazione torna così a proporre arte contemporanea al proprio pubblico, dando al designer toscano modo di esporre nuovamente nella propria provincia oltre alle continue attività e live painting performance.
Il Palazzo di Vetro sarà in questo caso location di un particolare allestimento rivolto al lavoro di quello che si sta confermando come uno dei più attivi e innovatori artisti del panorama odierno.
L'ampio piano terreno ospiterà una suggestiva carrellata delle opere realizzate negli ultimi anni, dalla ripresa dell'attività ufficiale nel 2012 con la serie Indagine sull'ombra fino al grande successo di Universo Instabile, che nel 2014 ha conosciuto un importante riscontro in termini di apprezzamento da parte di pubblico e critica. Esposta interamente anche Ambidexter – L'evoluzione dello spazio/tempo, nuova serie di dieci tele presentata in anteprima in Umbria lo scorso dicembre, vero e proprio tripudio di particolari geometrie sviluppate attraverso ampia sperimentazione di materiali e con una tecnica che ha previsto l'utilizzo di entrambe le mani. A tutto questo si affiancheranno numerosi disegni su carta appositamente realizzati in occasione della mostra stessa.
Il concept 'POLIEDRO' si abbina a molteplici particolarità di questo evento a partire dalle geometriche forme decise dell'edificio che lo ospita. Oltre a questo l'opera di Zavattari è caratterizzata da un preciso equilibrio fra tecnica e istinto, che vede in molte delle tele una costruzione spaziale ispirata proprio ai solidi archimedei. Poliedrico, infine, è il lavoro di questo artista che in quindici anni di attività ha saputo proporre infinite combinazioni di format creativi ed espositivi.
Questo viaggio nel tempo tra forme e colori cela però un'ulteriore sorpresa, tutta da scoprire, nel seminterrato della Fondazione, dove i visitatori verranno avvolti da un'esperienza plurisensoriale che andrà al di là della pittura, dei colori e della materia.
Curata da Roberto Giorgetti e coordinata da Andrea Scarfì, la mostra vede il patrocinio del Comune di Porcari.
Durante il mese di apertura, 'POLIEDRO' offre alla Fondazione e all'artista stesso occasione per una serie di incontri collaterali rivolti alle scuole e non solo, versante sul quale Zavattari è già da tempo costantemente attivo.
Dopo questo rilevante evento locale, l'artista sarà impegnato in una tournée che lo vedrà protagonista di live performance, incontri ed esposizioni in varie città del Portogallo.

Titolo: Francesco Zavattari. Poliedro
Sede: Fondazione Giuseppe Lazzareschi, Piazza Felice Orsi, Porcari (LU)
Periodo: 18 aprile - 17 maggio 2015
Vernissage: sabato 18 aprile 2015, ore 17
Orari: dal martedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19; sabato e domenica dalle 16 alle 19; chiuso il lunedì
A cura di: Roberto Giorgetti
Coordinamento: Andrea Scarfì
Fotografo: Siro Tolomei
Patrocinio: Comune di Porcari
Media Partner: La Nazione - FULL Magazine - 4rum.it

venerdì 13 febbraio 2015

Marco Calvani. Le vie dell'oltre

Comunicato stampa

Chiuso nello studio, avvolto nel silenzio e aperto all’ascolto dell’anima delle cose, il pittore pisano Marco Calvani cerca di dare voce all’essenziale attraverso il linguaggio della realtà e della natura. Nascono così le opere che presenta nella sua personale “Le vie dell’oltre” allestita nel Lu.C.C.A. Lounge&Underground dal 17 febbraio al 15 marzo 2015, aperta al pubblico con ingresso libero.
“Calvani – spiega Massimo Dell’Innocenti – è un uomo che ricerca la religiosità delle cose. Girovagando nel silenzio misterioso dello spazio che sta fra lui e il cavalletto, Calvani all'interno del suo studio di S. Anna sonda l'eterno mistero dell'uomo sulla terra, prosegue come i maestri passati a guardarci da dietro il vetro dipingendo con la serenità del viaggiatore, coltivando il mistero del perché ci si possa legare con lo spazio di un quadro e più ancora del perché l'uomo pittore possa dedicarsi tutta una vita per la sua costruzione”.
Persone o oggetti di uso familiare vengono riletti sotto ottiche altre, rimanendo pur sempre riconoscibili, per diventare ritratti psicologici di un mondo interiore. “Si rimane segretamente attratti dalla pittura di Calvani – prosegue Dell’Innocenti – perché appunto ci svela, nascondendo, quanto ancora sia possibile fare con gli strumenti tipici della pittura senza l'appoggio di null'altro”. La pittura di Calvani non vuole infatti stupire o impressionare il pubblico, ma far meditare su qualcosa di prezioso, invisibile ai nostri occhi, alla ricerca di verità più profonde.

Titolo: Marco Calvani. Le vie dell’oltre
Sede: Lu.C.C.A. Lounge&Underground
Periodo: 17 febbraio - 15 marzo 2015
Orario: da martedì a domenica ore 10.00-19.00
Ingresso: libero

lunedì 15 dicembre 2014

Pier Toffoletti. Splash

Comunicato stampa

Morbidi colpi di pennello e schizzi di colore vanno a comporre la superficie e a contaminare i corpi femminili raccontati dall’artista Pier Toffoletti nella sua mostra personale dal titolo “Splash”, ospitata nel Lu.C.C.A. Lounge&Underground dal 19 dicembre 2014 al 15 febbraio 2015. L’esposizione, realizzata in collaborazione con Casa d’Arte San Lorenzo, sarà inaugurata venerdì 19 dicembre 2014 alle ore 17,30 e rimarrà aperta al pubblico con ingresso libero. Per tutta la durata della mostra un video con le azioni performative dal vivo – una tecnica spettacolarizzata dal grande impatto emotivo – dell’artista friulano, che sono alla base di questo ciclo di opere, sarà proiettato nella sala video arte.
Con grande conoscenza della tecnica e attenta scelta del supporto e dei colori, Toffoletti va a scoprire e ri-scoprire il nudo femminile. “Le sue mani – spiega il critico d’arte Maurizio Vanni – vanno a cercare il colore schiacciandolo, completando di fatto un lavoro che prende forma deflagrando la forma, che si manifesta come una positiva negazione, come una rinascita dalle ceneri di ciò che rimane della pura esistenza, come un passaggio dimensionale che va oltre il teatro delle nostre vite. Nulla a che vedere con il dripping o l’action painting di pollockiana memoria”.
Il corpo rimane sempre un elemento riconoscibile e protagonista del palinsesto, e serve all’artista per andare a fondo nella ricerca della vera identità dell’essere umano. “Toffoletti – prosegue Vanni – asseconda il canto dell’anima che chiede di essere vestita, di avere una parvenza materiale. Sono tante le anime che il pittore friulano deve cercare e deve coprire di colore esaltando una luce quasi ultraterrena. Ciò che rimane sono proprio le tracce soprannaturali dei respiri trovati, le matrici di una vita recuperata che si mettono quasi in posa di fronte a colui che non le immortala, ma le libera, le ripensa, le ricrea di fronte ai nostri occhi”. 
Il catalogo della mostra sarà presentato al pubblico sabato 24 gennaio 2015 alle ore 17 e per l’occasione Pier Toffoletti si esibirà in una originale performance artistica.

Pier Toffoletti nasce nel 1957 in provincia di Udine. La sua passione per la pittura è molto precoce. Nel 1976 si diploma presso il Liceo artistico di Udine. Nel 1979 apre uno studio pubblicitario operando come creativo in campagne pubblicitarie e come regista di spot televisivi e video clip. Collabora con emittenti televisive nazionali e locali realizzando diversi cortometraggi d’animazione e video clip. Fino al 1995 Toffoletti dipinge nei ritagli di tempo, alternando questa sua passione a quella della speleologia. Tra il ’92 ed il ’95, una serie di viaggi nel Centro e Sud America segnano l’inizio di un importante cambiamento che lo porta ad impegnarsi a tempo pieno nella pittura.
Nel 2014 espone alla Biblioteca Umanistica dell’Incoronata a Milano, all’Archivio Pria di Biella, a Palazzo Bernabei ad Assisi e alla Simboli Art Gallery a Firenze. Nel 2013 è allo Spazio Tadini a Milano e ad Arte Padova, nel 2012 ad Art Basel Miami, nel 2011 alla 54ª Biennale di Venezia e, con una personale, presso il Palazzo Molino Stucky a Venezia.
Ha partecipato ad oltre duecento mostre personali e collettive fra le quali, nel 2009, quella a Villa Farsetti di Santa Maria di Sala (Venezia). Sono del 2008 le mostre personali al Museo Correr di Venezia, a Palazzo Senato a Milano e ad Open XI al Lido di Venezia. Nel 2007 è a Verona al Palazzo della Gran Guardia e al Palazzo Pretorio di Cittadella (Padova) con una collettiva di dieci artisti di fama, dal titolo “Epifania di un albero”. Nel 2005 tiene una personale presso il Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Arezzo ed espone con artisti giapponesi al Palazzo Scuola Grande San Giovanni Evangelista a Venezia. Nel 2004 è al Consolato Generale d’Italia a Coral Gables e all’Art Center in Lincoln Road a Miami. Nel 2002, invitato dall’Asahi Art Communication di Tokyo, espone a Palazzo Zenobio a Venezia e nel 1999 presso l’Istituto Italiano di Cultura a Tokyo.
Numerose anche le sue partecipazioni ad importanti fiere internazionali d’arte, tra cui quelle di Madrid, New York, Yokohama, Las Vegas, Philadelphia, Innsbruck, Strasburgo. Sue opere si trovano presso enti pubblici e collezioni private in Austria, Belgio, Croazia, Germania, Giappone, Francia, Lussemburgo, Olanda, Slovenia, Spagna, Svizzera, Ucraina, Stati Uniti d’America, ecc.

Titolo mostra: Pier Toffoletti. Splash
Sede: Lu.C.C.A. Lounge & Underground - Fondazione Lu.C.C.A. Museum, Via della Fratta 36, Lucca
Periodo: 19 dicembre 2014 - 15 febbraio 2015
Inaugurazione: venerdì 19 dicembre 2014, ore 17.30
Orario: da martedì a domenica 10-19 (chiuso 25, 26, 31 dicembre e 1 gennaio)
Biglietto: ingresso libero

martedì 21 ottobre 2014

Zino. Pop-Notes

Comunicato stampa

Prendete un oggetto qualsiasi, di uso comune; provate a scomporlo oppure a metterlo in relazione ad altri oggetti. Adesso guardatelo di nuovo e immaginate un racconto. Questo esercizio, apparentemente banale, è il cuore del lavoro di Zino (Luigi Franchi all’anagrafe). 
Richiamando da un punto di vista formale l’estetica della Pop Art, Zino parte dagli oggetti per raccontare un mondo di significati e un insieme di relazioni; per sbrogliare l’intreccio delle sensazioni più intime. Scompone l’immagine classica che abbiamo davanti al nostro quotidiano per indagare tra i significati nascosti e recuperare alla memoria sensazioni di vita vissuta o semplicemente per recuperare nel ricordo la sensazione tattile, il profumo o il sapore di un particolare momento legato all’oggetto rappresentato. 
In un continuo movimento che parte da fotografie che vengono scomposte per piani, Zino esce dalla bidimensionalità dell’opera d’arte per invitarci ad assumere uno sguardo diverso. Le sue sono opere che si guardano almeno da tre lati e ci invitano ad abbandonare l’interpretazione immediata dell’oggetto raffigurato per aprirci alla memoria; per spingerci attraverso il ricordo alle sensazioni, all’ironia dei giochi di parole, alle profondità delle relazioni.
“Un’urgenza comunicativa, a volte nostalgica a volte impulsiva, è ciò che porta a dar forma alle mie idee avvalendomi di un collaudato alfabeto iconografico, quello dell’oggetto di consumo che domina i nostri orizzonti, del marchio che realizza identità sociale, del simbolo collettivo che influenza le nostre azioni, declinati in un personale paradigma di misurazione del presente” (Zino).
In una istallazione inedita, le opere di Zino andranno a riempire il muro con memorie e ricordi; un insieme di appunti e di note che aiuteranno a rigenerare l’iconografia pop per consegnarla ad una nuova interpretazione.

Titolo mostra: Zino. Pop-Notes
A cura di: Andrea Zanetti
Sede: Galleria Aretusa Arte Contemporanea, via Oberdan 8/10, Pietrasanta (LU)
Perodo: 31 ottobre-23 novembre 2014
Inaugurazione: venerdì 31 ottobre 2014, ore 18.30
Orari: venerdì, sabato e domenica 16.00-20.00

lunedì 29 settembre 2014

Francesco Zavattari. Universo Instabile

Comunicato stampa

Sarà nuovamente una location di grande prestigio a ospitare l'ennesima esposizione di Universo Instabile, l'ultima serie di opere di Francesco Zavattari. Il Porto di Pisa, rinomato polo nautico, culturale e d'accoglienza situato a pochi chilometri dalla celeberrima torre, accoglierà la serie all'interno del suo ristorante Fuorionda a partire da venerdì 10 ottobre 2014 quando, durante il vernissage d'apertura, Zavattari realizzerà una delle sue opere in live painting.
Universo Instabile ha riscosso ottimo feedback da parte del pubblico e importante interesse mediatico per le sue tre esposizioni complete e due parziali in giro per l'Italia soltanto dall'esordio del maggio scorso.
A un anno di distanza dal successo di “Ubiqua”, serie e progetto che vide sei opere esposte contemporaneamente in tre differenti paesi europei, mai come in questo momento, nei quattordici anni di carriera ufficiale, il nome di Zavattari sta sempre più decisamente imponendosi nello scenario artistico italiano, puntando a consolidarsi via via sulla scena internazionale in funzione di attività già programmate per il prossimo anno.
«I dipinti di Francesco Zavattari sono un incontro di luci che nascono dal connubio esistente tra l’arte e il design, entrambi presenti nella sua vita come punti focali della sua creatività», così il critico e gallerista Massimiliano Bisazza, curatore della mostra milanese presso Galleria Statuto13 di Brera.
Un connubio fra arte e design pronto quindi a “sbarcare” in un luogo altamente suggestivo che della cura di ogni dettaglio fa la propria missione. Spesso le esposizioni di Zavattari nascono in luoghi non esclusivamente dedicati all'arte: un modo per raggiungere un pubblico più ampio e variegato, ma anche un interessante test di interazione fra mondi differenti chiamati a intrecciarsi. Oltre a un importante punto di riferimento per yacht, equipaggi e appassionati del mare, attraverso le tele del noto designer toscano, il 'Porto di Pisa' diventa quindi luogo di incontro e di esperienza artistica per chiunque voglia parteciparne.
Un’interessante esperienza poli-sensoriale sarà inoltre proposta ai partecipanti dal Main Partner della serata, l'importante azienda vinicola piemontese Cascina Baricchi, che proporrà una degustazione dei propri prodotti.

Titolo mostra: Francesco Zavattari. Universo Instabile
Sede:Porto di Pisa - Ristorante Fuorionda, Via Barbolani, Marina di Pisa (PI)
Date: dal 10 al 20 ottobre 2014
Vernissage a ingresso libero con live painting performance: venerdì 10 ottobre 2014, ore 20.00
Orari: tutti i giorni a orario continuato
Ingresso: libero

martedì 8 luglio 2014

Luca Palatresi. Darkness

Comunicato stampa

LABottega - Spazio per la Fotografia presenta la mostra DARKNESS di Luca Palatresi a cura di Serena Del Soldato, un concept-work che studia tenebre ed ombre ed il loro ambiguo rapporto con i soggetti ritratti.
Darkness parte dal presupposto che l'incidenza che la luce esercita sugli oggetti – e dalla quale non si può prescindere nello sviluppo della tecnica fotografica – può essere accostata a quella che tenebre e ombre, in modo altrettanto inequivocabile, hanno sui medesimi soggetti: in tal modo, il fotografo non reagisce più all'illuminazione ma alla sua assenza.
Dalla prefazione del catalogo, a cura di Francesco Mutti, si legge: “Palatresi ha studiato a fondo il fenomeno, avvertendo nelle oscurità il generarsi di nuove masse e nuovi volumi, affrancate da quelle masse e da quei volumi canonici che sarebbero apparsi a una luce diretta. Con una propria, determinante autorità, le immagini colte dal fotografo toscano rivelano le identità nascoste dei protagonisti, celate spesso anche ai loro proprietari: impulsi reconditi, sogni inespressi, vite costrette in un corpo non loro emergono dall'ombra mostrandosi al mondo. Mutano, tali corpi. Si deformano alla luce delle tenebre. E ciò che prima sembrava evidente acquista di colpo qualità ancestrali”.
“Palatresi colpisce per l'intuizione: giocando con l'oscurità, approfondisce il concetto di Foto-Grafia e crea ritratti che esaltano l'importanza della luce”, ha raccontato Serena Del Soldato, Direttrice Artistica de LABottega e curatrice della mostra.
L’inaugurazione della mostra è prevista per il 19 luglio alle ore 19.30 presso LABottega, punto di riferimento per tutti i cittadini di Pietrasanta, e rimarrà esposta fino al 7 settembre tutti i giorni (eccetto il martedì) dalle 17:30 alle 23:30.

Luca Palatresi è nato a Fucecchio (FI) nel 1978. Nel 2001 decide di intraprendere la carriera di fotografo professionista, seguendo la passione che aveva dall'età di 16 anni. Lavora nel settore della moda e della pubblicità: è un ricercato ritrattista e si afferma rapidamente collaborando con importanti brand italiani ed internazionali e pubblicando sulle riviste più influenti del settore. Nel 2003 fonda Key image + Marketing, agenzia di comunicazione che si inserisce tra i "coolest outsider" emergenti della Toscana. Nel 2005 crea il FOFU Phot'art, festival fotografico nel cuore della toscana, di cui è direttore artistico. Ha curato le mostre di importanti fotografi tra i quali: Storm Thorgerson (inaugurata nel 2011, è stata la più grande mostra di questo autore in Italia), Franco Fontana, Gian Paolo Barbieri e Letizia Battaglia.
Conta in attivo molte esibizioni personali e collettive in Italia e all'estero. Per citarne alcune: nel 2009 prende parte al progetto mondiale "OCHO!" organizzato da ROJO Magazine ed espone nell'Art Space a Barcelona; nel 2009 vince il video contest del Lucca Digital Photo Fest, con il video fotografico Demoni e Polvere ed espone al LU.C.C.A. museo d'arte contemporanea; tra Dicembre e Febbraio dello stesso anno espone il progetto "I saw the light" presso la Fondazione Museo Piaggio di Pontedera; nel 2010 è presente all' Arsenale di Venezia nella collettiva del Premio Arte Laguna e successivamente alla Fornace di Asolo con l'immagine "Alice in Wonderland", nel 2012 espone al progetto ART- Living in Contemporary a Forte dei Marmi con una monografia fotografica.
Dal 2008 studia regia cinematografica ed allarga i propri orizzonti di ricerca anche al video: questo lo porta a dirigere spot pubblicitari per la tv e videoclip musicali. Lavora come direttore della fotografia per produzioni cinematografiche indipendenti ottenendo importanti riconoscimenti. Nel 2010 prende parte alla produzione della miniserie pubblicitaria americana Unilever - Bertolli (sei episodi) "Into the heart of Italy" con il premio Oscar Marisa Tomei.
Insegna fotografia dal 1998 e fotoritocco digitale dal 2009. La fotografia non lo ha ancora stancato e vive e lavora tra la Toscana e dove lo chiamano, puntando sempre alla ricerca della "fotografia perfetta".

Titolo mostra: Luca Palatresi. Darkness
A cura di: Serena Del Soldato
Sede: LABottega - Spazio per la Fotografia, Viale Apua, 188 - 55045 Marina di Pietrasanta (LU)
Periodo: 19 Luglio - 7 Settembre 2014
Inaugurazione: sabato 19 luglio 2014, ore 19.30
Orari: tutti i giorni (eccetto il martedì) dalle 17.30 alle 23.30

martedì 17 giugno 2014

Le vie del sole. La "scuola di Staggia" ed il paesaggio in Toscana fra Barbizon e la "macchia"

Comunicato stampa

Le sale del Palazzo Mediceo di Seravezza in Versilia (Lu), Patrimonio Mondiale dell’Unesco, ospitano da sabato 5 luglio – vernissage alle ore 18 – fino al 7 settembre la mostra “Le vie del sole. La scuola di Staggia ed il paesaggio in Toscana fra Barbizon e la macchia”, curata da Nadia Marchioni e organizzata dalla Fondazione Terre Medicee e dal Comune di Seravezza e un comitato scientifico composto da Carlo Sisi ( presidente), Silvio Balloni, Nadia Marchioni, Elisabetta Palminteri e Francesca Panconi.
Un’esposizione che vuole rendere omaggio a quei pittori che, dal 1853 nella campagne di Staggia vicino Siena, abbandonarono un approccio “accademico” al paesaggio, per anticipare una visione più personale, intima e quotidiana della natura che culminerà poi nel movimento dei “macchiaioli”. Questo gruppo di artisti, definiti informalmente nel 1873 da Telemaco Signorini come “Scuola di Staggia” e che secondo i ricordi dello stesso artista tentarono “Le vie del sole”, si erano riuniti intorno ai pittori di origine ungherese Carlo Markò junior e a suo fratello Andrea, figli di quel Carlo Markò senior che nel suo atelier fiorentino dagli anni Quaranta, aprì una propria scuola di paesaggio. Insieme a loro artisti come Emilio Donnini e Serafino De Tivoli e poi Carlo Ademollo, Lorenzo Gelati, Alessandro La Volpe, Curio Nuti e Michele Rapisardi. Una produzione fino adesso poco conosciuta ma che rappresenta un momento cruciale nel rinnovamento della pittura del paesaggio in Toscana.
Il percorso espositivo parte dallo scenario del paesaggio romantico a Firenze fra gli anni Trenta e Cinquanta dell’Ottocento, passando da una scelta di straordinari dipinti dei pittori della scuola di Barbizon che, a partire dalla fine degli anni Venti dell’Ottocento, nei pressi di Parigi riuscirono, ritraendola dal vero, a rivoluzionare la pittura di paesaggio. I protagonisti di questa “scuola”, fra cui Charles-Françios Daubigny, Narcisse-Virgile Diaz de la Peña, Jules Dupré, Constant Troyon, sono presenti in mostra sia per rimarcare la distanza che separava questa pionieristica interpretazione del paesaggio dalla contemporanea pittura romantica toscana, sia per indicare l’esempio al quale molti degli artisti innovatori gravitanti intorno a Firenze seppero guardare, alla metà del diciannovesimo secolo, per fondare la loro nuova visione del paesaggio. Si arriva poi al cuore della mostra rappresentata dalle opere della “Scuola di Staggia”. In questi dipinti si coglie in pieno la nascita di una nuova sensibilità: il paesaggio non è più l’ideale natura composta in studio secondo codificate leggi accademiche, né la ricerca di sublimi effetti romantici; l’emozione dell’artista di fronte alla natura si raccoglie in abbreviate visioni di ruderi o cascinali nella campagna, sul greto di un torrente, presso un abbeveratoio, una strada polverosa che scompare nel fitto del bosco, sciogliendosi di fronte ai quotidiani “motivi” agresti e condensandosi in dipinti dove la realtà viva e pulsante viene evocata con inedita libertà.
Nella mostra sono esposte opere di Markò, Altamura, De Tivoli, Gelati, Donnini, La Volpe e Nuti tra cui una vera e propria riscoperta: si tratta de “Il castello di Staggia” di Alessandro La Volpe (dal Museo di Capodimonte), ma anche altri dipinti che permettono di seguire la geografia del paesaggio toscano, stagione dopo stagione, secondo gli spostamenti di questi artisti. La campagna senese del “Paesaggio con castello e figure” di De Tivoli e Carlo Markò, dai dintorni di Firenze (Portico di villa Toscana, di Altamura e De Tivoli), alla Valle del Serchio ed alle maestose Alpi Apuane, ai cui piedi Seravezza, sovrastata dalle cave di marmo e dall’arco naturale del Monte Forato, fu tappa prediletta, in diversi momenti, di De Tivoli, Gelati, Donnini e dei Markò, che strinsero con Seravezza un vincolo speciale. Per sottolineare questo aspetto, nella prima sala del Palazzo Mediceo, sarà esposta per la prima volta l’enorme tela realizzata da Andrea Markò come fondale scenico del locale teatro. L’opera, che rappresenta un episodio della Disfida di Barletta di Massimo d’Azeglio, personaggio anch’egli legato a questa località, è rimasta per più di un secolo protetta, ma invisibile, e quasi dimenticata, nelle sedi del Comune e sarà in occasione della mostra, nuovamente accessibile allo sguardo dei visitatori e restituita così, si auspica definitivamente, alla popolazione di Seravezza, cui l’artista volle donarla, come si legge in calce alla tela. Conclude l’esposizione un ‘altra tela monumentale, l’eccezionale prestito, ottenuto dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, de “I funerali di Buondelmonte” di Francesco Saverio Altamura che illustra la prassi, anche in dipinti di grandi dimensioni, di inserire l’episodio storico in un paesaggio azzerando implicitamente l’antica superiorità gerarchica fra pittura di storia e pittura di paese.

Titolo mostra: Le vie del sole. La “scuola di Staggia” ed il paesaggio in Toscana fra Barbizon e la “macchia”
Sede: Palazzo Mediceo di Seravezza, Viale L. Amadei 230, Seravezza (Lu)
Periodo: 5 luglio - 7 settembre 2014
A cura di: Nadia Marchioni
Comitato Scientifico: Carlo Sisi, presidente - Silvio Balloni - Nadia Marchioni - Elisabetta Palminteri - Francesca Panconi
Organizzazione: Fondazione Terre Medicee - Comune di Seravezza.
Patrocini: MIBAC - Regione Toscana - Provincia di Lucca - Fondazione Il Castello di Staggia
Orario: dal lunedì al venerdì ore 17.00-24.00; sabato e domenica ore 10.30-12.30, 17.00-24.00
Biglietto: intero euro 6,00; ridotto euro 4,00

venerdì 23 maggio 2014

Giorgio Morandi Roberto Longhi. Opere Lettere Scritti

Comunicato stampa

La Fondazione Longhi propone in collaborazione con la Collezione Merlini, un raffinatissimo omaggio a Giorgio Morandi nel cinquantenario della sua scomparsa avvenuta il 18 giugno 1964. Sede di questo tributo non poteva che essere villa Il Tasso, a Firenze, la casa di Roberto Longhi, ora sede della Fondazione a lui intitolata. Qui, dal primo al 22 giugno, sarà allestita la mostra “Giorgio Morandi Roberto Longhi. Opere Lettere Scritti”, curata da Maria Cristina Bandera, direttrice della Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi, a cui si devono mostre importanti di Morandi.
Per rendere omaggio a Morandi e per verificare il giudizio lungimirante che Longhi espresse sull’artista, la Fondazione intitolata allo storico dell’arte apre le proprie stanze per esporre i Paesaggi e le Nature morte di Morandi appartenute a Longhi e da questi selezionati, accanto ai Fiori donati dal pittore al critico e alla moglie, la scrittrice Anna Banti. Per questa occasione tornerà ‘a casa’, anche se solo temporaneamente, il Cortile di via Fondazza, 1935, appartenuto per lungo tempo a Longhi, poi donato al proprio medico curante, ora nella raccolta Merlini. La tela sarà accompagnata da altre opere della medesima collezione: due dipinti – Natura morta, 1948 (già appartenuta a Emilio Jesi dove fu selezionata da Morandi per la propria sala alla IV Biennale del Brasile del 1957 per la quale ottenne il Gran Prix per la pittura) e Fiori, 1957 – e da un acquerello, Natura morta, 1956, dall’importante storia espositiva. La presenza, inoltre, di tre incisioni donate da Morandi a Longhi, restaurate per questa occasione da Mariella Gnani, curatrice della collezione Merlini, esposte ora per la prima volta, permetterà di ripercorrere il lungo tratto di cammino artistico del grande pittore attraverso le tecniche privilegiate in cui si espresse.
L’esposizione di alcune lettere autografe di Morandi indirizzate allo storico dell’arte e di appunti manoscritti di Longhi dedicati al pittore farà di questa mostra un unicum. Nelle sale espositive sarà proiettata la registrazione della trasmissione “l’Approdo” in cui Longhi, nel giugno di cinquant’anni fa, ricorda Morandi davanti alla porta d’accesso del proprio studio, affiancata, allora come oggi, da una pianta di oleandro.
Quelle del pittore e dello storico dell’arte, entrambi nati il 1890, furono quasi due vite parallele, tanto furono accomunate da interessi giovanili, da incontri e scambi d’opinione in età matura a Bologna, dove l’uno viveva e l’altro insegnò dal 1934. Anzi, proprio nella sua prolusione all’università felsinea in cui ripercorreva i Momenti della pittura bolognese, Longhi consacrò ufficialmente il pittore eleggendolo “uno dei migliori pittori viventi d’Italia”. Da quel tempo ebbe inizio il loro lungo sodalizio improntato a una profonda e reciproca ammirazione.
Frequentazione intellettuale e vicinanza di pensieri, quella tra il pittore e il suo critico, che continuarono anche nei trent’anni a venire, com’è attestato dalle lettere che si scambiarono quando Longhi nel 1939 si trasferì a Firenze prendendo casa a Il Tasso, sulle colline che circondano Firenze. Corrispondenza che si intensificò negli anni Quaranta, quando la guerra – è Longhi a ricordarlo – “diradò, poi addirittura interruppe la consuetudine quasi quotidiana” delle “tornate critiche” bolognesi. Dopo il blackout degli eventi bellici, per dare il “bentornato” a Morandi e come “segno di solidale sollecitudine per la sua sorte incerta”, Longhi organizzò una mostra alla galleria Il Fiore che si inaugurò nella Firenze appena liberata il 21 aprile 1945, accompagnandola con un testo che rimane un viatico imprescindibile per comprendere l’arte del grande artista. Infine spetterà a Longhi ricordare “il grande pittore” al momento della sua scomparsa per la trasmissione televisiva “L’Approdo”, registrata nel giugno 1964. Alle parole commosse per la perdita di un grande “Amico”, rafforzate dalla certezza che non vi sarebbero più stati “altri, nuovi dipinti di Morandi”, il critico non fa mancare la propria vis polemica. Sottolinea, infatti, come “una nemesi capricciosa ma non priva di significato” avesse voluto “che Morandi uscisse di scena il giorno stesso in cui venivano esposti a Venezia i prodotti della ‘pop art’”. Ma soprattutto Longhi, con parole quasi profetiche, imprimerà una sorta di energia a questo saluto proiettando la figura di Morandi nel futuro, assegnandogli un ruolo da protagonista: “Voglio dire che la statura di Morandi potrà, dovrà crescere ancora, dopo che questo ultimo cinquantennio sarà stato equamente ridimensionato”, dopo di che “ben pochi resteranno a contarsi, forse sulle dita di una sola mano; e Morandi non sarà secondo a nessuno”.
La mostra sarà affiancata da un volume – qualcosa di più di un catalogo negli intenti –, sempre a cura di Maria Cristina Bandera che in esso ripercorre le vicende dei due protagonisti e delle opere di Morandi della collezione Merlini. I saggi saranno accompagnati dall’antologia critica, nota e meno nota, dei testi di Longhi dedicati a Morandi e dalla pubblicazione del carteggio inedito intercorso tra il pittore e lo storico dell’arte. Inoltre, Mariella Gnani dedicherà uno studio, dal carattere innovativo e supportato da analisi scientifiche, sulla tipologia delle tele usate da Morandi. Il volume, in italiano e in inglese, sarà edito da Silvana editoriale.

Titolo: Giorgio Morandi Roberto Longhi. Opere Lettere Scritti
A cura di: Maria Cristina Bandera
Sede: Firenze, Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi
Date: 1 - 22 giugno 2014
Inaugurazione: sabato 31 maggio, ore 18.30
Orari: 10.00-13.00; 14.00-18.00

mercoledì 29 maggio 2013

Alluminio. Tra Futurismo e Contemporaneità

Comunicato stampa

Dal 9 giugno all’8 settembre 2013 il Cassero per la scultura italiana dell’Ottocento e del Novecento, museo civico unico in Italia che per vocazione è interamente dedicato alla scultura, in via Trieste 1 a Montevarchi (Ar), ospita la mostra Alluminio. Tra Futurismo e Contemporaneità, un percorso nella scultura italiana sul filo della materia. Evento che rientra nel progetto Contemporaneamente…al Cassero! Suggestioni, poetiche, linguaggi e approfondimenti sulla scultura italiana contemporanea, realizzato dal Comune di Montevarchi, Assessorato alla Cultura, curato dal direttore scientifico de “Il Cassero” Alfonso Panzetta, finanziato insieme alla Regione Toscana nell’ambito di “Toscanaincontemporanea 2012” e sostenuto da CiAl - Consorzio Nazionale per il Recupero e il Riciclo dell’Alluminio, official partner dell’evento.
Questa mostra, che rappresenta l’evento di punta del progetto, è dedicata all’approfondimento, di taglio storico-tematico, sull’utilizzo di uno dei materiali (medium), della scultura contemporanea come l’alluminio. Saranno oltre 60 le opere esposte provenienti da collezioni pubbliche, archivi e fondazioni private, di artisti come Thayaht e Ram, Regina e Renato Di Bosso, ma anche Bruno Munari e Valeriano Trubbiani, Dadamaino e Gilberto Zorio, e tanti altri scultori che hanno usato l’alluminio per le loro opere. Un materiale che è comparso nella scultura italiana a partire dalla metà degli anni Dieci del ‘900 fornendo agli artisti nuove e inattese frontiere espressive per tutto il XX secolo, fino alle nuove generazioni del XXI secolo. Una mostra che non intende essere esaustiva ma avviare, attraverso una congrua selezione di opere, una riflessione sul tema, documentando le diverse tecniche d’impiego e le differenti potenzialità comunicative di questo materiale.
Questo racconto trasversale parte dal secondo Futurismo degli anni Venti e Trenta, dove viene messo in evidenza il diverso utilizzo dell’alluminio in relazione al linguaggio plastico scelto dagli artisti; dalle “sintesi plastiche” alle “aereosculture”, fino agli “spazialismi” che precedono la Seconda Guerra Mondiale (scultori come Mino Delle Site, Wladimiro Tulli, Sante Monachesi), passando per gli scultori più legati al “Novecento” italiano (Lina Arpenani, Carlo Lorenzetti, Giangiacomo Barbieri). Sono poi presentati alcuni esempi delle prime ricerche informali e astratte del dopoguerra (Alfio Castelli, Francesco Somaini, Ernesto Galeffi), per poi proseguire con la poetica delle “strutture” e delle superfici “optical” degli scultori attivi negli anni Sessanta (Getulio Alviani, Nane Zavagno, Diana Baylon, Bruno Munari) e con l’uso dell’alluminio da parte degli artisti della “figurazione astratta” e dell’“arte povera” attivi tra gli anni Settanta e Novanta. Infine una selezione di opere, datate dopo il 2000 (Rivalta, Grassino, Garbolino Rù, Borrelli, Loretti), riguarda autori emergenti che impiegano questo metallo in modo sempre più costante e originale.

Titolo mostra: Alluminio. Tra Futurismo e Contemporaneità, un percorso nella scultura italiana sul filo della materia
Sedi: Spazio mostre temporanee Ernesto Galeffi, via Burzagli 43, Montevarchi (AR)
Il Cassero per la scultura italiana dell’Ottocento e del Novecento, Via Trieste 1, Montevarchi (AR)
Periodo: 9 giugno - 8 settembre 2013.
Logistica: Associazione Amici de Il Cassero per la scultura italiana dell’Ottocento e del Novecento
Segreteria organizzativa e didattica: Cooperativa Itinera C.E.R.T.A.


Immagini:
Giangiacomo Barbieri, L’Estate, alluminio anticorodal, 1935-1936, h 60,5 cm.
Paolo Grassino, Erosione, alluminio, 2011, h 124-170 cm. (photo credits: Rossana Rupiani)
Thayaht, Violinista, alluminio, 1927, h 66 cm.

giovedì 28 febbraio 2013

Antonio Ligabue. Istinto, genialità e follia

Comunicato stampa

La mostra “Antonio Ligabue. Istinto, genialità e follia”, organizzata dal Lu.C.C.A. - Lucca Center of Contemporary Art, si aprirà al pubblico il 2 marzo 2013 e proseguirà sino al 9 giugno 2013.
L’evento espositivo, curato da Maurizio Vanni in collaborazione con Giuseppe Amadei, vuole ripercorrere attraverso circa 80 opere legate alle differenti tecniche espressive (olio su tela, disegni, grafiche e sculture) la storia di uno degli artisti più controversi e imprevedibili della storia dell’arte del Novecento: Antonio Ligabue.
Un percorso cronologico e stilistico esaustivo, tracciato con la consulenza di Sergio Negri – responsabile dell’autenticazione e della catalogazione generale delle opere di Ligabue – che vuole indagare l’uomo-artista insieme al rapporto tra arte e follia. In esposizione anche tre inediti del grande maestro: un motivo per rendere ancora più suggestiva e originale una delle manifestazioni del Lu.C.C.A. più attese dell’anno.
L’idea alla base della mostra è legata alla consapevolezza della grandezza di un artista che ha realizzato le sue opere migliori in stati di precaria lucidità. Alterazione mentale? Lucida follia? Genialità compulsiva? Incontrollabile e passionale vena creativa o semplicemente una fusione tra le dimensioni della realtà e del sogno? Tante sono le domande a cui si cercherà di dare una risposta attraverso i saggi in catalogo, in particolare quello del neuropsichiatra ed esperto di neuroestetica Gianfranco Marchesi, per comprendere la genialità di Ligabue, inserita in una forma cerebrale tutt’altro che prevedibile.
Per approfondire la vita dell’artista, saranno proiettati due documentari sulla figura di Ligabue per la regia di Raffaele Andreassi (“Lo specchio, la tigre e la pianura”, vincitore dell’Orso d’argento di Berlino 1961, e “Antonio Ligabue pittore” del 1962) che lo ritraggono nei suoi luoghi, Gualtieri e le campagne. Inoltre, alla Fondazione Mario Tobino sarà proiettato il film tv “Ligabue” del 1977, per la regia di Salvatore Nocita, in occasione di un convegno legato al rapporto tra arte e follia.
La mostra permetterà di capire se geniali e folli si diventa, oppure se sono le condizioni sociali e del quotidiano a trasformare l’equilibrio mentale di una persona estremamente sensibile. “Ligabue – scrive Maurizio Vanni nel suo saggio – è un randagio della cultura, un artista libero dentro che, alla vulnerabilità emotiva congenita, ha unito grandi tragedie personali vissute nell’infanzia e nell’adolescenza. Un artista coerente, fedele solo a se stesso, capace di interagire con il flusso continuo, irregolare e talvolta estremo delle emozioni che sentiva dentro di sé, senza doverle controllare. La sua lucida alterazione mentale lo porta a violare ogni schema, ad andare oltre ogni consuetudine, ad assecondare in modo attivo le sue nevrosi”. In Ligabue arte e vita si uniscono in modo inestricabile riflesse da una grande intensità creativa. La sua è una pittura legata ad una necessità “fisica” di espressione, un mezzo per sentirsi vivo e fuggire l’emarginazione.

Titolo mostra: Antonio Ligabue. Istinto, genialità e follia
A cura di: Maurizio Vanni in collaborazione con Giuseppe Amadei
Sede: Lu.C.C.A. - Lucca Center of Contemporary Art, via della Fratta 36, Lucca
Inaugurazione: venerdì 1 marzo 2013, ore 18.00
Apertura al pubblico: 2 marzo - 9 giugno 2013
Orario: da martedì a domenica 10-19. Chiuso: lunedì, 1 aprile e 1 maggio
Biglietti: intero 7 euro; ridotto 5 euro
Con il patrocinio di: Regione Toscana, Provincia di Lucca, Comune di Lucca, Assindustria Lucca, Camera di Commercio di Lucca, Confcommercio Lucca, Confesercenti Lucca e Confartigianato Lucca
Catalogo: Silvana Editoriale, Milano

mercoledì 6 febbraio 2013

Sayaka Ganz. Danze della natura

Comunicato stampa

Dal 30 marzo al 26 maggio 2013 la sala espositiva della Fondazione Hermann Geiger di Cecina (LI), ospita la mostra “Danze della natura” dell’artista giapponese Sayaka Ganz. È la prima personale in Italia di questa artista di origini giapponesi e di fama internazionale, nata a Yokohama, ma residente da diversi anni negli Stati Uniti. Sayaka recupera e classifica un universo di plastica ritrovando agli oggetti una nuova funzione, eminentemente estetica, come parte costitutiva di meravigliose opere figurative. La sua arte “si fa” con oggetti in plastica di uso quotidiano, reperti anonimi e banali del nostro presente che sono stati gettati via.
Il percorso espositivo comprende sei grandi gruppi di sculture di animali e “Luminariales”, realizzati dall’artista in collaborazione con Jim Merz, sempre recuperando e assemblando coloratissimi contenitori in plastica. Questo processo creativo è influenzato sia dalla cultura giapponese che dalla vita vissuta: secondo le antiche credenze shintoiste anche gli oggetti hanno un’anima e ai bambini giapponesi viene insegnato che gli oggetti buttati via prima del tempo nella notte piangono nel cestino dei rifiuti.
Sayaka ha trascorso la sua infanzia in Giappone, poi all’età di 9 anni si è trasferita in Brasile con i genitori. Tornata di nuovo in patria a 13 anni, si è spostata in seguito a Hong Kong per poi decidere di studiare arte all’Università dell’Indiana, negli Stati Uniti, dove tuttora vive. Questi trasferimenti continui hanno spinto l’artista a ricercare intorno a lei un senso di appartenenza e un ambiente armonico: dare nuova vita ad elementi di scarto, trasformandoli in una forma organica che sembra in movimento, dona a Sayaka un senso di pace e serenità poiché questo processo le dimostra che ogni pezzo, apparentemente ormai inutile e senza legami con ciò che lo circonda, può trovare un proprio equilibrio, una propria collocazione. Ogni oggetto trascende la sua originaria funzione, dando origine ad una figura animale che sembra viva. Per le sue sculture l’artista si lascia ispirare dalla forma degli oggetti stessi e dal mondo naturale, realizzando alla fine un’unione tra l’universo artificiale dei prodotti umani e quello della natura. L’artista studia inizialmente l’aspetto dell’animale da realizzare, poi crea per prima cosa un’armatura in fili di acciaio saldati sulla quale successivamente fissa i vari utensili di plastica, fino a quando l’insieme degli oggetti non assume la forma di un animale in movimento, dalle gamme cromatiche incredibili e dalle forme filamentose. “Quella di Sayaka Ganz – spiega il curatore Alessandro Schiavetti – è arte dell’accumulo, arte del riciclo e scultura squisitamente figurativa a un tempo; per lei l’oggetto è, al tempo stesso, rappresentativo di un vissuto esistenziale non concluso ed elemento discreto che si combina, cristallizzandosi in forme suggestive e naturalistiche”.

Titolo mostra: Sayaka Ganz. Danze della Natura
A cura di: Alessandro Schiavetti
Sede: Fondazione Culturale Hermann Geiger, Sala Espositiva
Piazza Guerrazzi, 32 - 57023 Cecina (LI)
Periodo: 30 marzo-26 maggio 2013
Inaugurazione: sabato 30 marzo 2013, ore 17.00
Orario di apertura: tutti i giorni dalle 16:00 alle 20:00
Biglietto: ingresso libero

lunedì 12 novembre 2012

Giochi, Giocattoli, Giocatori

Comunicato stampa

Soldatini, robot spaziali, giochi da tavolo, macchinine, trenini ma anche giocattoli di latta, ruzzole e trottole fino ad arrivare ai sofisticati giochi dei nostri giorni come le playstation  e i videogames. Una grande raccolta, dedicata ai bambini ma anche agli adulti, di centinaia di pezzi, alcuni d’epoca, che vogliono raccontare la storia del gioco e del giocattolo. E’ questa la mostra “Giochi, Giocattoli, Giocatori” che sarà inaugurata sabato 8 dicembre alle ore 17 a Cecina (Li) organizzata dalla Fondazione Culturale Hermann Geiger nella sua sede espositiva in Piazza Guerrazzi 32 e curata da Alessandro Schiavetti.
Il percorso espositivo porterà i visitatori attraverso un percorso storico-conoscitivo del mondo del gioco e del giocattolo durante la sua evoluzione nel tempo fino al primo Novecento, il suo momento più ricco e significativo. Sappiamo che i bambini dell’antichità giocavano in maniera del tutto simile ai nostri, con giocattoli e divertimenti che sono rimasti gli stessi fino a oggi. Le trottole, i giochi di gruppo, i soldatini. Tutti passatempi che sono risultati presenti già moltissimi anni fa. Giochi antichi come la ruzzola e il bowling, per passare ai vari tipi di costruzioni, fino al Lego e al Meccano, hanno percorso integri fino ad oggi un cammino che li ha fatti attraversare intere epoche.
L’esposizione prevede un percorso articolato in otto settori differenti come modellismo, giochi di costruzioni, giochi antichi, giochi di logica e società, i giochi degli anni Settanta e Ottanta e il mondo del videogioco, i grandi giochi da salotto e quelli per gli spazi aperti. Saranno esposti bellissimi giocattoli di un passato recente e lontano, provenienti da tutta Italia, da musei e da diverse collezioni private.
“Un vero e proprio viaggio nella fantasia – spiega il curatore Alessandro Schiavetti – dove il gioco è fonte di gioia, di crescita e di sviluppo. È il migliore degli stimoli per qualsiasi tipo di attività. Recenti studi hanno dimostrato che il gioco aumenta il benessere e le capacità creative di ogni uomo”. Attraverso pannelli informativi e multimediali sulla storia del gioco, la mostra propone poi interessanti spunti per sollecitare la memoria collettiva con il messaggio del “divertirsi” nel modo corretto.

Titolo mostra: Giochi, Giocattoli, Giocatori
A cura di: Alessandro Schiavetti
Sede: Fondazione Culturale Hermann Geiger, Cecina ( Li) - Piazza Guerrazzi 32
Periodo: 8 dicembre 2012 - 27 gennaio 2013
Inaugurazione: sabato 8 dicembre, ore 17 .00
Orario: tutti i giorni dalle 16 alle 20
Ingresso: gratuito

domenica 28 ottobre 2012

Alessandro Tofanelli. Dissolvenze d’autunno

Comunicato stampa

Un nuovo, grande appuntamento con la pittura nelle sale espositive del Palazzo della Fondazione Banca del Monte di Lucca, che ospita la personale di un altro importante artista contemporaneo di fama internazionale. Inaugura domenica 28 ottobre alle ore 18 “Dissolvenze d’autunno”, la mostra delle opere del versiliese Alessandro Tofanelli.
Pittore, fotografo, video-documentarista, regista e sceneggiatore, nel corso della sua lunga carriera il viareggino Tofanelli ha vinto numerosi premi e riconoscimenti prestigiosi. I suoi dipinti fanno parte di collezioni pubbliche e private sia nazionali che estere. Tofanelli collabora con diverse trasmissioni Rai, come Geo e Linea Verde, e pubblica le sue opere su varie riviste specializzate.
Luci ed ombre si alternano nei suoi dipinti per creare dei veri e propri “ritratti di paesaggio”, caratterizzati da infinite variazioni fisionomiche, da soluzioni luministiche teatrali, gestite dalla regia sapiente dell’artista in una singolare operazione intellettuale. Ritratti di paesaggi inesistenti, frutto di una stratificazione di immagini care all’autore, fatte di ricordi e rielaborate dall’arte della memoria.
Scrive nel catalogo il critico Marco Palamidessi: “È dal complesso rapporto, sentimentale e conoscitivo, che Alessandro Tofanelli da sempre rinsalda con i luoghi della terra natìa, che scaturisce la linfa vitale che nutre la sua pittura. Artista notoriamente inserito fra i principali esponenti del paesaggismo metafisico contemporaneo, le sue opere raccontano la memoria di luoghi intensamente amati e vissuti, un universo poetico che si manifesta in tutta la sua pienezza e il suo splendore. La trasfigurazione figurativa messa in atto dalla sua pittura fa sì che l'immagine del paesaggio appaia fin da subito intimamente connessa ad istanze interiori, del ricordo e della psiche. Quello dipinto da Tofanelli è infatti un paesaggio proiettivo, dell'anima, un volto dalle molteplici fisionomie, che dalla realtà prende la somiglianza ma non il dato oggettivo, per far posto allo spazio dei sogni, dei desideri e delle illusioni.”
“Dalle opere di Tofanelli traspare un intenso coinvolgimento sentimentale nei confronti dell’ambiente naturale, che costituisce fonte importante della sua ispirazione: i luoghi eletti a paradiso figurativo, come il Lago di Massaciuccoli con le sue zone paludose, la macchia di San Rossore e di Migliarino Pisano, la foce del Serchio…, sono luoghi penetrati dal pittore rivissuti come spazi proiettivi di situazioni e figure, rappresentazioni del proprio paesaggio interiore. Merito di Tofanelli è di aver reso una tematica antica come quella paesaggistica, attraverso il suo linguaggio ormai riconoscibile nel panorama artistico contemporaneo, assolutamente moderna, rielaborata ed arricchita di nuove poetiche suggestioni personali”, commenta l'avvocato Alberto Del Carlo, presidente della Fondazione Banca del Monte di Lucca.
Il catalogo della mostra contiene, tra l'altro, il contributo di Adolfo Lippi, noto giornalista, scrittore e regista anch'egli viareggino.

Titolo mostra: Alessandro Tofanelli. Dissolvenze d’autunno
Sede: Palazzo della Fondazione Banca del Monte di Lucca
Durata: 28 ottobre - 11 novembre 202
Inaugurazione: domenica 28 ottobre, ore 18.00
Orario: dal lunedì al venerdì 15:30/19:30; sabato e domenica 10-13, 15:30/19:30
Ingresso: libero

mercoledì 15 giugno 2011

Paesaggio di un paesaggio

Comunicato stampa

Si apre domenica 3 luglio – inaugurazione alle ore 10.30 - la mostra “Paesaggio di un paesaggio” di Luca Alinari curata da Lorenzo Nannelli, che rimarrà aperta fino al 31 agosto 2011 nelle stanze della Fortezza e del Museo di Montalcino (Si).
Alinari (nato a Firenze nel 1943), è un importante pittore e scenografo con all’attivo mostre alla Biennale di Venezia, a Palazzo Reale di Milano, Villa Croce a Genova e ultima in ordine di tempo, la sua personale al Museo di arte contemporanea di Kun Shan, citta' satellite di Shanghai. Il percorso espositivo proposto a Montalcino, prevede dalle 12 alle 15 opere, tutti dipinti in acrilici e resina su tela, distribuite nei locali del Museo Raccolta Archeologica, Medievale e Moderna, via Ricasoli 31, e nei locali della celebre Fortezza trecentesca, simbolo della città. Dipinti sospesi al soffitto con dei cavetti e illuminati da varie fonti di luce, unico allestimento possibile per riuscire a far dialogare ambienti così austeri con opere di arte contemporanea.
Le sue composizioni seguono un tema caro all’artista, quello delle figure umane immerse in paesaggi immaginari. I suoi quadri sono veri e propri mondi fiabeschi dai colori vivaci e deflagranti. “Le vedute di Alinari si impossessano della realtà – spiega il curatore Lorenzo Nannelli – e coinvolgono il visitatore in un continuo confronto tra il fuori e l’intimità dell’artista in una vera e propria celebrazione del paesaggio con un richiamo insistente tra le opere esposte e le incredibili prospettive che si distendono intorno alla fortezza di Montalcino. Una sorta di mise en abîme, un gioco infinito di vedute che si inseguono e si sovrappongono facendosi l’un l’altra da contenitore, scatola incantata e senza fondo. Lontana da una pittura monumentale – aggiunge Nannelli - l’opera di Luca Alinari è nutrita di intimità e ironia, tanto da poter passare dalla tensione lirica all’improvviso sberleffo; evocazioni o meglio visioni, come una “sorta di epifania del meraviglioso narrabile” ebbe a scrivere Enrico Crispolti nel 1988”.
All’interno del Museo di Montalcino per l'intera durata della mostra, una sala sarà dedicata al lavoro del pittore fiorentino. Nel catalogo i contributi del Sindaco del Comune di Montalcino Maurizio Buffi, di Lorenzo Nannelli per una lettura dell’opera di Alinari e due racconti di Luigi Anania di cui verrà presentata una raccolta con i disegni dello stesso Alinari nel pomeriggio di domenica 3 luglio alle ore 16 nel chiostro del museo.
La mostra è promossa dal Comune di Montalcino, Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico e Etnoantropologico per le province di Siena e Grosseto,Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Soprintendenza Archeologica per la Toscana, Arcidiocesi di Siena, Colle di Val d’Elsa e Montalcino, Fondazione Musei Senesi, Comunità Montana Amiata – Val d’Orcia e la collaborazione dell’azienda agricola Ribusieri di Cinigiano (Gr). Sarà aperta fino al 31 agosto, nel Museo di Montalcino, via Ricasoli 31, tutti i giorni dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 17.50 escluso il lunedì, ingresso 4,50 intero, 3 euro ridotto, 6 euro costo cumulativo museo più Fortezza, ridotto 4,50 euro. Alla Fortezza, piazzale della Fortezza, gli orari sono dalle 9 alle 18 chiuso il lunedì, costo del biglietto 4 euro, 3 euro ridotto. Per informazioni: Ufficio Turistico del Comune di Montalcino, tel. 0577. 849331, e-mail: info@prolocomontalcino.it.

martedì 14 giugno 2011

Carlo Pizzichini. Mostra antologica

Comunicato stampa

Il Maestro Carlo Pizzichini – una delle figure più interessanti nel panorama artistico nazionale ed internazionale – si presenta, dal 17 giugno al 7 agosto, ad Arezzo nei prestigiosi locali della Galleria Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea e nella Sala Sant’Ignazio con una grande antologica che copre i suoi primi, ed intensi, trent’anni di attività artistica. La mostra, promossa dal Comune di Arezzo (che l’ha inserita nel programma dell’Assessorato alla Cultura) e realizzata con il fondamentale sostegno di Banca Etruria, cade proprio nell’anno della “discussa” Biennale d’Arte di Venezia – diffusa in ogni regione italiana, con rassegne nei capoluoghi – e rammenta il grande successo di pubblico e di critica ottenuto da un’altra esposizione di opere scelte (quella organizzata a Finalborgo, nel settembre-ottobre dell’anno passato) dell’artista Pizzichini.
La presenza di Carlo Pizzichini ad Arezzo si identifica con una serie di opere realizzate per alcuni committenti pubblici e privati, sparse in differenti luoghi della città. Inoltre, il rapporto ventennale che l’artista senese ha instaurato con Banca Etruria – istituzione da sempre attenta e sensibile, che fa anche dell’arte, e dell’arte contemporanea in particolar modo, un suo fiore all’occhiello – sottolinea l’alta professionalità, la disponibilità, la facilità di adattamento alle problematiche estetiche e la coerenza di stile che il pittore ha sempre dimostrato fin dai primi, giovanili lavori.
La realizzazione del grande murale d’ingresso nell’agenzia di Banca Etruria di Siena Centro (1987), quando l’artista era allora venticinquenne, è stato l’inizio di una lunga e fattiva collaborazione che si è concretizzata nella elegante “Porta” scorrevole della Sala Garibaldi (1994) e nell’installazione del dipinto di grandi dimensioni, impreziosito da terrecotte ingobbiate, della Sala Conferenze, entrambi nella Sede Centrale di Corso Italia ad Arezzo. In seguito, ha eseguito due grandi pannelli (ciascuno di ben 12 metri) nella Sede Operativa di Via Calamandrei, corredata così da un “concetto cromatico” per l’angolo caffetteria. L’arte di Pizzichini è entrata poi in numerose case degli aretini, e non solo, nel dicembre 2009, quando all’artista venne commissionato il calendario ufficiale di Banca Etruria per l’anno 2010 – dal titolo “Cieli d’Italia” – , che, con le interpretazioni “coloristiche” delle maggiori città del Bel Paese, ha trovato ampia risonanza tra clienti, pubblico di ammiratori e gente comune.
Da ricordare che in due appartamenti privati nel centro di Arezzo, Pizzichini ha inoltre realizzato per i rispettivi committenti, dei grandi pannelli in concerto con gli spazi e con l’idea degli architetti che li hanno progettati. Tramite preavviso è possibile visitare questi importanti interventi pittorici, così come quelli eseguiti negli ambienti di Banca Etruria.
La mostra che ora si inaugura può essere, quindi, considerata un prosieguo di un ambizioso progetto iniziato anni fa e che ora si pregia di una degna presentazione dei risultati di Pizzichini nei loro vari aspetti.
Siamo di fronte alla valorizzazione del lavoro di un artista ancor giovane, ma che in trent’anni ha lavorato di gran lena, sempre in maniera schietta e con motivazione, riuscendo a spaziare tra pittura, interventi e installazioni, ceramiche, bronzi, disegni. Lo testimonia il monumentale volume monografico, di oltre settecento pagine, recentemente edito da Edizioni Cantagalli e che verrà presentato nell’occasione: le pagine introduttive sono affidate alla competenza di Riccardo Zelatore, il tutto, poi, è arricchito da testimonianze di Enrico Crispolti, Ruggero Savinio ed altri illustri esponenti del mondo dell’arte contemporanea e della critica.
Un modo per ripercorrere il “divenire” creativo di Carlo Pizzichini: dai primi disegni dell’infanzia, agli studi scolastici, passando per le scoperte innovative dei tempi dell’Accademia, fino a raggiungere quella tenacia che gli consente di insistere su un linguaggio libero e personale, ma allo stesso tempo attento agli eventi e capace, se stimolato con motivazioni profonde, di rinnovarsi sempre.
Non solo, ma i visitatori potranno inoltre capire, nel percorso della mostra, tutti quei passaggi dell’itinerario pittorico di Pizzichini che costituiscono l’esperienza di un artista innamorato della vita e del “fare”, mosso da quella onestà creativa, che, solo chi è consapevole dello stupore che ancora l’Arte sa dare, è capace di restituirci in opere.

mercoledì 1 giugno 2011

Guttuso e gli amici di Corrente

Comunicato stampa

Da venerdì 1 luglio – vernissage alle ore 18 – fino all’11 settembre le sale del Palazzo Mediceo di Seravezza, in Versilia (Lucca), via del Palazzo 358, ospitano la mostra “Guttuso e gli amici di Corrente”, curata da Enrico Dei e organizzata dalla Fondazione Terre Medicee e Comune di Seravezza.
Il percorso espositivo prevede oltre 70 opere. Tra queste dipinti e lavori grafici di Renato Guttuso, alcuni delle quali verranno riproposti all’attenzione del pubblico e della critica dopo anni di oblio, che abbracciano l’intero viatico artistico di Guttuso: un arco produttivo che va da gli anni Trenta ai Settanta. A completamento dell’evento, per meglio comprendere i rapporti e le tematiche culturali, politiche ed anche sociali, che hanno visto coinvolto l’artista nel suo lungo e infaticabile percorso, una parte cospicua della mostra è dedicata ai suoi amici più cari, appunto, quelli del gruppo di “Corrente” (Treccani, Birolli, Sassu, Migneco, Morlotti, tra gli altri) con i quali Guttuso aveva instaurato un sodalizio fortissimo.
L’esposizione prevede un ricco catalogo con tutte le opere illustrate e schedate a fronte di impegnativi testi critici che analizzeranno il percorso dell’artista nell’arco di mezzo secolo evidenziandone il ruolo di straordinario testimone del nostro tempo, in grado di rappresentare con le sue opere la complessità della condizione umana con le sue sofferenze, i suoi miti, le sue passioni.

Titolo mostra: Guttuso e gli amici di Corrente
A cura di: Enrico Dei
Sede: Palazzo Mediceo, Seravezza (LU)
Date: 1 luglio - 11 settembre 2011
Inaugurazione: venerdì 1 luglio 2011, ore 18.00
Apertura: tutti i giorni, dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 17.30 alle 24.00
Ingresso: euro 5, ridotto euro 3
Catalogo: Pacini Editore
Info: www.terremedicee.it, tel. 0584.757443, e-mail: info@terremedicee.it

mercoledì 25 maggio 2011

Mino Rosi: l’artista e la collezione

Comunicato stampa

Dal 18 giugno al 9 ottobre 2011 le sale del Palazzo dei Priori di Volterra (Pisa), ospitano la mostra “Attraverso il Novecento. Mino Rosi: l’artista e la collezione da Fattori a Morandi” curata da Nicola Micieli e promossa dal Comitato Esposizioni 2011 composto dal Comune di Volterra, Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra e Consorzio Turistico Volterra, Valdicecina Valdera. Una esposizione che intende presentare al pubblico un’inusuale panoramica dell’arte del Novecento, vista attraverso le passioni e le opere di Mino Rosi (Volterra 9 giugno 1913-Siena 17 maggio 1995), raffinato collezionista e equilibrato pittore dall’instancabile vena poetica. La sua polivalente personalità offre l’occasione di delineare un quadro esauriente dei numerosi interessi artistici e culturali che hanno contrassegnato il contesto artistico toscano e italiano del Novecento, in particolare nel trentennio che va dagli anni Venti alla fine degli anni Cinquanta.
L’artista Rosi, curioso di tutte le tecniche e attivo nei diversi settori della ricerca e dell’applicazione artistica (dal disegno all’incisione, dall’acquarello all’olio al pastello, dalla ceramica alla vetrata al mosaico), è stato anche un importante e attivo animatore artistico e culturale, svolgendo un ruolo fondamentale specialmente a Pisa e in Toscana nel trentennio ricordato. Nella sua storia di artista non è davvero possibile scindere il ragionamento sulle opere con quello sulle frequentazioni artistiche e le intraprese culturali, inclusa la componente collezionistica che è parte cospicua della raccolta “Mino e Giovanni Rosi” donata alla Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra ed oggi nucleo centrale della mostra.
Il percorso espositivo presenta i nuclei cronologicamente scanditi delle sue opere esponibili (incisioni, disegni, dipinti, acquarelli, pastelli e piccoli mosaici) e le opere del Novecento toscano e italiano incluse nella collezione e in prestito da altri enti toscani, essendo la stragrande maggioranza di queste legate a un rapporto personale di Rosi con gli artisti, uno scambio, una frequentazione, una situazione di gruppo condivisa. Nello specifico le opere del Rosi collezionista e connoisseur d’arte comprendono dipinti, disegni, incisioni e sculture di artisti toscani e italiani, attivi nella prima metà del Novecento: Soffici, Rosai, Viani, Viviani, Bartolini, Mirko e Afro Basaldella, Carrà, De Pisis, Guttuso, Mafai, Morandi e Sassu, solo per fare alcuni dei tanti nomi presenti. Inoltre, per meglio comprendere le radici culturali e artistiche da cui è nata la passione di Rosi per l’arte, una piccola sezione sarà dedicata all’arte della fine dell’Ottocento e degli inizi del Novecento, che più si è rivelata significativa per Mino Rosi, partendo da album, disegni, incisioni e dipinti di Giovanni Fattori fino ad arrivare ai dipinti di Luigi e Francesco Gioli. Infine si proporrà una piccola, ma estremamente qualificata, rappresentanza delle opere d’arte antica raccolte da Rosi con estremo gusto, esponendo dipinti e disegni, ad oggi sconosciuti al grande pubblico, di artisti come Solimena, Cambiaso, Bernini, Pontormo e Salviati.

Titolo mostra: Attraverso il Novecento. Mino Rosi: l’artista e la collezione da Fattori a Morandi
Sede: Palazzo dei Priori, Volterra (PI)
Periodo: 18 giugno-9 ottobre 2011
Inaugurazione: sabato 18 giugno, ore 17.30
A cura di: da Nicola Micieli
Promossa dal Comitato Esposizioni 2011 composto da: Comune di Volterra, Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra, Consorzio Turistico Volterra Valdicecina Valdera.
Cura allestimento e immagine grafica: Irene Taddei
Biglietto intero: 5 euro
Biglietto ridotto: 4 euro
Info: www.volterraesposizioni.it

Immagine: Mino Rosi, Apoteosi di Corot, 1946, dipinto a olio su tavola, collezione "Mino e Giovanni Rosi" della Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra.