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giovedì 14 maggio 2009

Eventi in pillole

a cura di Francesco Mastrorizzi

ALBERT FRISCIA. EQUILIBRI
Biblioteca Nazionale, Potenza
Sabato 16 maggio, ore 11.00

Per rendere omaggio ad Albert Friscia e testimoniare l'attività della Biblioteca Nazionale nei confronti dell'arte contemporanea, la Biblioteca Nazionale di Potenza ha organizzato per sabato 16 Maggio alle 11, la presentazione del catalogo Equilibri, che raccoglie le sculture dell'artista americano, in mostra permanente negli spazi espositivi della biblioteca.
Dal 2001 è, infatti, possibile ammirare la collezione di opere del poliedrico artista, che abbraccia un percorso di lavoro di oltre mezzo secolo, dal 1935 alla morte, fra pittura, scultura, grafica e quadri cinetici. Il fondo, donato all’istituto culturale dieci anni fa, dalla vedova dell’artista, la signora Lidia Di Bello Friscia, potentina doc, comprende 96 olii, 65 sculture in bronzo, 2 sculture in marmo, 580 tra opere grafiche e disegni e 10 opere cinetiche, cioè dei quadri luminosi con lastra polarizzata a motore.
Opere di Friscia si trovano un po’ dovunque sia in Italia che all’estero, come l’imponente scultura in bronzo, collocata nel cortile del Ministero delle Comunicazioni all’Eur, o l’altare maggiore bronzeo, posto nell’abside del Bernini nella Basilica di San Pietro, sempre a Roma. Vale ricordare, la maestosa porta in bronzo della Cattedrale di Holy Name a Chicago. Anche a Potenza Albert Friscia ha lasciato traccia della sua arte. E’ opera sua, infatti, il sarcofago bronzeo, che conserva i resti di Monsignor Bertazzoni, nella cattedrale di San Gerardo.
Alla presentazione del catalogo,parteciperà, tra gli altri, il Direttore Generale per i Beni Librari e gli Istituti culturali, Maurizio Fallace. Nel corso della manifestazione, gli alunni di alcune classi dell'Istituto Statale D'Arte di Potenza, che hanno scelto e fotografato le sculture di Friscia, realizzeranno una performance di interpretazione personale delle stesse opere.

Biblioteca Nazionale di Potenza
Ufficio per le Attività di Comunicazione e Informazione
Responsabile: Giuseppe VINCI 0971/54829 e-mail: giuseppeantoniocarmine.vinci@beniculturali.it

LA TERRACOTTA NELLE COLLEZIONI PUBBLICHE E PRIVATE
Museo della Terracotta, Petroio - Trequanda (SI)
S
abato 16 maggio, ore 11.00

Si inaugura domani sabato 16 maggio alle ore 11.30 presso il Museo della Terracotta di Petroio, piccolo e suggestivo borgo del Comune di Trequanda, la mostra "La terracotta nelle collezioni pubbliche e private", allestita grazie alla collaborazione tra Comune, Fondazione Musei Senesi, Istituto d’Arte Duccio di Buoninsegna di Siena, e Pinacoteca Nazionale di Siena e curata da Fabio Mazzieri, professore dell’Istituto d’Arte di Siena.
In esposizione alcune opere dell’archivio dell’Istituto d’Arte di Siena, piccole sculture di studenti e insegnanti, spesso di autore anonimo, ma sempre di pregevole fattura. Le opere in mostra sono di argomento assai vario: dalle figure sacre di Pier Luigi Olla, ai soggetti di sapore paesano che hanno caratterizzato tutti gli anni ’70 e ’80 del Novecento, alle molte piccole terrecotte, mai esposte, che fanno parte di collezioni di privati e di artisti. Tra queste ultime, opere di Arturo Viligiardi, Vico Consorti, Giuseppe Papi, Giulio Corsini, Plinio Tammaro e di artisti contemporanei come Pier Giorgio Balocchi, Rino Conforti, Luciana Staderini, Celso Mileno Ermini, Matthew Spender, Claudio Maccari e tanti altri che sono o sono stati anche docenti all’Istituto d’arte di Siena.
Nel pomeriggio di domani, alle 16, è prevista una visita guidata a cura dei docenti dell’Istituto d’Arte di Siena. "Ogni museo è un valore aggiunto per il territorio – ha detto Gianni Resti Presidente della Fondazione Musei Senesi – e questo evento si lega perfettamente alla storia artistica e produttiva di questa parte della Provincia di Siena. In più si celebra la creatività di artisti che hanno lavorato e spesso insegnato all’Istituto d’Arte".

Museo della Terracotta di Petroio
Via Valgelate,10 - Trequanda (SI)
tel. 0577.665188

lunedì 4 maggio 2009

Emozioni in terracotta

Comunicato stampa

Una mostra importante e lungamente pensata e attesa, la prima dedicata ai plasticatori modenesi Guido Mazzoni (1450 ca.-1518) e Antonio Begarelli (1499 ca.-1565), tra i massimi interpreti della scultura in terracotta del pieno Rinascimento padano, portatori di un linguaggio che incarna in modo originale i due aspetti peculiari della cultura figurativa rinascimentale, quello più realistico e intensamente emotivo nell'arte di Mazzoni e quello più classico e misurato nelle opere di Begarelli.
Mazzoni, attivo soprattutto nell’ultimo quarto del Quattrocento, sceglie per i suoi Compianti un’arte fortemente realistica, quasi a voler perpetuare credibilmente le forme effimere della religiosità popolare, come espresse anche nelle rappresentazioni sacre e in quelle teatrali. Di qui le coloriture delle sue figure, ad imitazione del vero. Begarelli, artista cinquecentesco, le dipingeva invece di bianco, per assimilarle al marmo, materiale più nobile della terracotta; ma anche per qualificarle come statue e non come persone, al fine di renderle universali.
Promossa dal Comune di Modena - Museo Civico d'Arte, dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e dalla Soprintendenza per i Beni storici artistici ed etnoantropologici di Modena e Reggio Emilia, con la partecipazione del Gruppo Hera, la mostra, curata da Giorgio Bonsanti (Professore ordinario di Storia e tecnica del restauro all’Università di Firenze e Coordinatore scientifico del Centro Europeo di Ricerche sul Restauro) e Francesca Piccinini (Direttrice del Museo Civico d’Arte di Modena), celebra la grandezza assoluta di questi due artisti colti e raffinati, la cui fama si estese fin dal Cinquecento al di là del ristretto ambito locale, superando anche i confini della penisola italiana.
La materia delle loro figure è la terracotta, così tipica nella tradizione emiliana per l’indisponibilità di marmi o pietre adatte, e al contrario la facile reperibilità dell’argilla. Di questa tecnica, Mazzoni e Begarelli sono forse i due massimi esponenti nella tradizione artistica italiana. Insufficientemente conosciuti anche fra gli “addetti ai lavori”, mentre in vita avevano incontrato ampio consenso, i due attendevano un’esposizione che li riproponesse al pubblico e li gratificasse dell’ammirazione che meritano. Si tratta indubbiamente di due fra i massimi scultori dell’intera storia dell’arte, anche se si espressero unicamente nella scultura di formatura (“per via di porre”) e non per intaglio (“per via di tòrre”, di togliere, come nel marmo o la pietra).
La rassegna illustra l'attività di Guido Mazzoni e Antonio Begarelli, che si distende lungo quasi un secolo, all’incirca tra il 1470 e il 1560, e incarna quelli che si potrebbero definire i due volti del Rinascimento, quello realistico e declamatorio e l’altro più classico e idealizzante, e il contesto che li ha visti operare, ribadendo l'importanza della loro produzione nell'ambito della scultura padana e in un più ampio panorama artistico, in parallelo alle più note vicende pittoriche e scultoree segnate da protagonisti quali Ercole de' Roberti, Giovanni Bellini, Nicolò dell'Arca, Alfonso Lombardi, Correggio e Raffaello.
Con “Emozioni in terracotta. Guido Mazzoni e Antonio Begarelli. Sculture del Rinascimento emiliano” si intende approfondire in tutti i suoi aspetti l'intensa attività dei due scultori modenesi. La mostra al Foro Boario raccoglie una sessantina di opere, in prevalenza scultoree, cui si affiancano alcuni dipinti e opere grafiche, accuratamente selezionati, al fine di ricostruire sinteticamente il contesto all’interno del quale si situa l’attività dei due plasticatori. La mostra sarà arricchita da un itinerario in città e sul territorio, che prevede la visita della Galleria Estense e del Museo Civico, dove si conservano opere che non si è ritenuto prudente spostare dalla loro collocazione abituale, e delle chiese del centro storico cittadino in cui ancora si custodiscono gruppi scultorei di Mazzoni e Begarelli (Sant’Agostino, San Giovanni, San Francesco, il Duomo, San Domenico e San Pietro), oltre a suggerire un itinerario ideale che arriva a Ferrara e a Parma.
Un itinerario reso ancora più suggestivo da una nuova illuminazione delle opere, resa possibile anche grazie al supporto tecnico di Hera, che avvalendosi di particolari tecnologie di avanguardia, ne esalta le qualità plastiche, espressive e liturgiche grazie alla possibile scelta tra diverse opzioni. Da sottolineare anche l’attenzione del progetto alla compatibilità ambientale ed al risparmio energetico, aspetti sui quali Hera investe da tempo.
Questa esposizione è stata origine di una serie di scoperte, alcune d’interesse veramente straordinario, e presenta una notevole quantità di opere inedite o poco conosciute. Tra queste figurano, tra l'altro, i frammenti del Monumento Beliardi del Begarelli, rinvenuti nel 2007 in occasione delle operazione di restauro della Chiesa di San Francesco.
“Guido Mazzoni e Antonio Begarelli furono protagonisti indiscussi della scultura del Rinascimento – nota la curatrice della mostra Francesca Piccinini -, accostati in passato in virtù delle comuni origini, dell'utilizzo pressoché esclusivo della terracotta, ritenuta una tecnica tipicamente modenese e di un presunto, ma infondato rapporto di discepolato, dedotto dalla comune appartenenza a quella stagione rinascimentale che in tutta la penisola si è manifestata come il momento forse più alto e originale della storia dell’arte italiana, declinandosi tuttavia in molteplici e feconde variabili geografiche e temporali, queste ultime particolarmente significative nel caso nostro. Mazzoni e Begarelli distano infatti tra loro cronologicamente una cinquantina di anni appena, essendo nato presumibilmente il primo intorno al 1450 e il secondo al 1500, ma esprimono attraverso la loro produzione artistica modi di pensare, idee e convinzioni appartenenti a due stagioni profondamente diverse”.
In occasione della mostra sarà pubblicato un catalogo edito da Franco Cosimo Panini Editore.

Titolo mostra: Emozioni in terracotta. Guido Mazzoni e Antonio Begarelli - Sculture del Rinascimento emiliano
A cura di: Giorgio Bonsanti e Francesca Piccinini
Allestimento: Fausto Ferri
Progetto illuminotecnica gruppi scultorei: Alberto Pasetti
Sede: Foro Boario, Via Bono da Nonantola 2, Modena
Durata: fino al 7 giugno 2009
Orari: da martedì a domenica, dalle ore 10.00 alle ore 19.00
lunedì chiuso
Ingresso: intero: 8 euro; ridotto: 6 euro (gruppi, categorie convenzionate, ragazzi 14-18 anni); ridotto euro 3 (scuole); gratuito over 65 anni e under 14 anni
Catalogo: Franco Cosimo Panini

Immagini:
Antonio Begarelli, San Giovanni Battista, terracotta, cm h 38, Modena, Galleria Estense
Guido Mazzoni, Compianto sul Cristo morto, 1476-1477, gruppo di otto figure in terracotta dipinta: Madonna (h 142 cm), Cristo (h 190 cm), Maddalena (h 152 cm), San Giovanni (h 165 cm), Maria di Cleofa (h 157 cm), Maria di Salome (h 152 cm), Busseto, Chiesa di Santa Maria degli Angeli

domenica 5 aprile 2009

Kleombrotos - Vigliaturo, una lettera dal passato

Comunicato stampa

Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, in collaborazione con tutti i suoi Istituti, promuove la Settimana della Cultura, quest’anno giunta all’XI edizione con lo slogan “la cultura è di tutti, partecipa anche tu”, per dare un maggiore impulso all’amore per l’arte e per il patrimonio culturale. In questo contesto Silvio Vigliaturo espone una collezione di sculture in terracotta e una serie di installazioni e opere in vetro presso il Museo Nazionale Archeologico della Sibaritide, che raccoglie tutte le testimonianze materiali della Sibaritide dall’età protostorica all’età romana, ed in particolare il ricco e glorioso passato di quella che fu una delle più importanti poleis della Magna Grecia: Sybaris.

“Il tempo tutto toglie e tutto dà; ogni cosa si muta, nulla s'annichila”, così scriveva il filosofo Giordano Bruno in L’arte della memoria. Questa breve frase è la perfetta sintesi delle riflessioni che stanno alla base di questa mostra di Silvio Vigliaturo. Si tratta infatti di una meditazione sul tempo e le sue stratificazioni, i suoi intrecci che sembrano essere guidati dal Fato degli antichi greci – civiltà con cui l’artista si è misurato costantemente lungo tutto il suo percorso creativo. È un’analisi volta a smascherare e reinterpretare la parvenza caotica del succedersi delle epoche storiche, quella confusione che solo apparentemente è in grado di cancellare le tracce anche d’intere città – come successe all’antica Sybaris nel 510 a.C., conquistata e distrutta dall’esercito della rivale Kroton. Nella visione di Vigliaturo quelle tracce non si perdono mai del tutto, ma, anzi, danno l’impressione di riaffiorare esse stesse spontaneamente dalle nebbie dell’oblio, per arricchire il nostro presente con il loro inestimabile valore documentario. In questo modo viene interpretata la dedica votiva alla dea Athena dell’atleta olimpionico dell’antica Sibari, Kleombrotos: una lettera, un documento, i cui destinatari siamo noi uomini d’oggi che, nel ritrovarci nel cuore di un’installazione, tra l’epigrafe e l’immagine del condottiero Milone - distruttore di Sybaris, anch’egli atleta olimpico, certo il più grande di tutti i Giochi antichi - siamo testimoni, stimolati dalla traccia lasciataci da Kleombrotos, di come l’antica città sia tuttavia riuscita a sopravvivere alla sua devastazione.
Questa dialettica tra passato e presente, mito e contemporaneità, in cui entrambi i poli in comunicazione sono in grado di agire stimolandosi a vicenda, è alla base della riflessione che Vigliaturo ha sviluppato per questa mostra. Le grandi sculture in vetro, le installazioni a pavimento e la serie di venticinque opere in ceramica intitolata La Guerra di Troia, si avvicendano agli importanti reperti archeologici custoditi nelle sale del museo. Ne traggono ispirazione, come nel caso del vaso con l'Erote: personaggio alato, con il quale l’artista intende dialogare, collocandogli di fianco una scultura in vetro che rappresenta una delle metafore a lui più care, la Caduta dell’Angelo, al fine di mostrare come certi temi siano delle costanti, degli archetipi della rappresentazione artistica e che, se anche in certe epoche possono subire delle modificazioni, o addirittura scomparire come la città di Sibari dopo l’attacco guidato da Milone, riappariranno, anche solo in una traccia mitica estrapolata dall’inconscio collettivo, di cui l’artista vuole essere il portavoce e l’interprete.

Mostra: Kleombrotos – Vigliaturo, una lettera dal passato
Luogo: Museo Nazionale Archeologico della Sibaritide
Località Casa Bianca, 87011 Sibari (CS)
Vernissage: 18 aprile 2009 ore 11.00
Orario mostra: tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.30. Lunedì chiuso.
Curatori: Anna Lucia Casolaro, Domenico Marino, Vittorio Amedeo Sacco
Testi di: Bernard Légé e Vittorio Amedeo Sacco
Periodo: dal 18 aprile 2009 al 31 maggio 2009
Info: Museo Nazionale Archeologico della Sibaritide
tel. 098179391-2
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Ufficio stampa MACA
tel. 0119422568
maca@museovigliaturo.it
www.museovigliaturo.it

domenica 7 dicembre 2008

Volti della memoria?

E’ in mostra per la prima volta a Matera presso la Mediateca Provinciale “A. Ribecco” fino al 10 gennaio 2009 una collezione di 16 sculture in terracotta realizzate da Domenico Sciandivasci.

Comunicato stampa

Volti della Memoria? Perché – come spiega Domenico Sciandivasci - “L’interrogativo era, e rimane, il seguente: è possibile servirsi ancora delle idee e degli ideali di tantissimi spiriti eletti come strumenti operativi, per la ricerca di mondi migliori? E ancora: il pensiero umano, nella sua accezione più generale, è costretto, dal relativismo assoluto e dalla violenza del tempo, a perdersi nei meandri dell’oblio e della storia del mondo o è ancora e sarà sempre utilizzabile in senso propositivo e pratico?
Da questi confusi pensieri, mi è sorta un’immediata riflessione, riguardante i lavori che stavo facendo: alcuni di questi volti che cerco di modellare, che sono la verosimile immagine di personaggi del Novecento (ho scelto quei pochi che hanno colpito la mia fantasia del momento, ma ce ne sono tantissimi altri ugualmente degni!) e che pensarono, dissero e fecero cose egregie nell’ambito della cultura artistica, sociale, politica, devono restare solo e per sempre nella memoria del passato o possono ancora servire a noi ed alle future generazioni…?

Domenico Sciandivasci è nato il 1 gennaio del 1930 a Ferrandina, da Francesco e Maria Giuseppa Ruo.
Fin dalla sua prima giovinezza ha sempre coltivato un grande interesse per le arti figurative e plastiche, ma non ha mai potuto frequentare la scuola e l’accademia d’arte. Da autodidatta dipingeva, per puro diletto, pur avendo una forte propensione per la scultura, in seguito agli insegnamenti ricevuti da suo cognato, Domenico Artemio Dante Martoccia. Un suo dipinto dal titolo: “Calanchi Lucani”, esposto in una mostra collettiva nel comune di Pisticci, fu premiato con una medaglia d’oro.
Dal 1970 si è dedicato all’attività sociale e politica, dirigendo la Federazione del Partito Socialista Democratico Italiano e rivestendo cariche amministrative di consigliere comunale di Ferrandina e consigliere ed assessore della città di Matera, dove vive ed opera. E’ sposato ed ha quattro figli e due nipoti.
Nel 2004 ha ripreso a coltivare il suo sogno interrotto dell’arte plastica e del modellato a tutto tondo, realizzando in terracotta dipinta le opere rappresentate in catalogo. Ha anche esposto una serie di formelle in ceramite riproducenti le “masserie” di Ferrandina e quest’anno ha realizzato i “portali” storici di Maratea.

Luogo
Mediateca Provinciale di Matera “A. Ribecco”
Data
dal 6 dicembre al 10 gennaio 2009
Orari
dal lunedì al giovedì dalle ore 8,30 alle ore 18,30;
venerdì e sabato dalle ore 8,30 alle ore 13,30;
Orari straordinari
sabato 6 - 13 - 20 dicembre 2008 dalle ore 18,00 alle ore 21,00;
domenica 7 - 14 - 21 dicembre 2008 dalle ore 11,00 alle ore 13,00.
Ingresso: gratuito