martedì 30 giugno 2009

ASSISES, sedute in opera

Comunicato stampa

Attraverso questa nuova mostra al MACA - Museo d’Arte Contemporanea di Acri (Cs) vengono presentate le opere di centouno artisti della scena contemporanea francese ed internazionale che si sono cimentati in quello che può essere definito come un «atto di trasfigurazione rivitalizzante del quotidiano»; e lo hanno fatto in seguito alla geniale intuizione del collezionista francese Philippe Delaunay - presidente dell’associazione “Á vol d’oiseau du cercle» - di far pervenire a ciascuno di essi una sedia - oggetto quotidiano per eccellenza - ancora imballata e da assemblare, e fornendogli, come unica istruzione, di farne un’opera unica ed irripetibile. “La sedia può essere semplicemente assemblata - ha scritto loro - frammentata, o associata ad elementi estranei, di qualunque natura essi siano. Può essere poggiata al suolo, appesa, sospesa, inquadrata, disposta in qualsivoglia situazione desideriate disporla”.
La maggior parte degli artisti invitati si è fatta a tal punto coinvolgere da marchiare indelebilmente del proprio pensiero contemporaneo questo progetto in apparenza estemporaneo, proponendo delle “sedute in opera” che si inseriscono in maniera appassionante e talvolta sorprendente all’interno della ricerca artistica di ciascuno di essi. Esempi lampanti sono le opere di Anne Rochette e Damien Cabanes. Léo Delarue, Claude Viallat e Pierre Buraglio, danno vita a delle interpretazioni che riecheggiano il loro interesse per la plasticità. Shigéo Shinjo, decostruendo dall’interno la struttura della sedia, impone allo spettatore un risultato inatteso e dissonante. Artisti dagli stili così diversi, quali François Arnal e Lydie Régnier, appendono al muro delle opere che vanno ben al di là dell’oggetto di partenza. Questi sono solo alcuni esempi delle centouno “sedute in opera” - sculture, dipinti, installazioni, video art - che danno corpo alla mostra ASSISES, la cui prima edizione si è svolta nello scorso autunno presso la sede del Ministero della Cultura e della Comunicazione del Governo francese a Parigi, e che ora viene riproposta integralmente al MACA di Acri. Le opere esibite si inseriscono perfettamente in quell’attività creativa che il poeta Francis Ponge aveva denominato con il termine di “objeu”, il gioco dell’oggetto: la rivitalizzazione di frammenti della realtà quotidiana. Ognuno dei centouno artisti ha, infatti, distrutto la sedia, l’ha decostruita, destrutturata, ricostruita, fatta a brandelli, polverizzata, spezzettata, smantellata, sfigurata, smaterializzata, decorata, ornata e in ultima istanza l’ha vivificata in un gioco senza regole, se non quelle dettate dalla propria ispirazione artistica, donandole una nuova consistenza - quella di “seduta in opera” - e una potenza attrattiva capace di incantare quello stesso sguardo intorpidito davanti al quale l’oggetto sedia sembrava sbiadirsi nella sua quotidianità. Scompariva alla vista perché, si potrebbe dire, l’avevamo già vista abbastanza; ma l’arte - e queste centouno opere ne sono la prova - ha la forza di impadronirsi del reale e restituircelo trasfigurandone sorprendentemente i valori e i significati.

Mostra: ASISSES, sedute in opera
Curatori: Boris Brollo, Philippe Delaunay
Luogo: MACA-Museo Arte Contemporanea Acri
Palazzo Sanseverino-Piazza Falcone, 1 - 87041 Acri (Cs)
Vernissage: 5 luglio 2009 ore 18
Periodo: 5 luglio - 20 settembre 2009
Orario Mostra: 9/13 - 16/20 chiuso il lunedì
Info: Ufficio stampa MACA - tel. 0119422568 - maca@museovigliaturo.it
Tel. 0984-953309 - www.museovigliaturo.it


lunedì 29 giugno 2009

"Pioggia Nera" di Tommaso Zaccaro

Comunicato stampa

Venerdì 3 luglio 2009, alle ore 18.30, presso la sala conferenze della Mediateca Provinciale di Matera “A. Ribecco”, sarà presentato il romanzo “Pioggia Nera” di Tommaso Zaccaro. Saranno presenti oltre all'autore, Geo Coretti, Emilia Fortunato e Emilio Andrisani.
“Pioggia Nera”, arrivato nel 2006 tra i finalisti del premio letterario nazionale “La Città dei Sassi”, è un romanzo dalle esplicite tinte noir con forti implicazioni psicologiche. Il protagonista Michael è un manager di successo, avvezzo al lusso e alla ricchezza, determinato, cinico e sempre alla ricerca del successo. Una lunga serie di ambigue vicissitudini, però, lo induce a pensare di aver conquistato soltanto l’illusione della felicità, e di non aver rincorso che futili apparenze. Questa nuova e inaspettata realtà lo porta a vivere un’esistenza disastrosa, colma di insoddisfazioni e di rimpianti. Riemergerne assomiglia sempre più ad una catarsi personale. Misteriosi ma benevoli incontri e incubi sempre più inquietanti lo guideranno, non senza sforzo, a comprendere il vero significato della vita, a capire come cogliere a pieno la gioia di ogni nuovo giorno.
Tommaso Zaccaro è nato in provincia di Bari nel settembre del 1979, ma vive da sempre nell’antica città di Matera, luogo di origine della famiglia. Progettista edile di professione, musicista autodidatta, collabora da qualche anno con la compagnia teatrale “Hermes Teatro Laboratorio” ed è iscritto al corso di laurea di “Operatore dei Beni Culturali” con indirizzo archeologico presso l’Università degli studi di Basilicata.

Titolo: Pioggia nera
Autore: Zaccaro Tommaso
Editore: Gruppo Albatros Il Filo (collana Nuove voci)
Data di Pubblicazione: 2008
ISBN: 9788856704358
Dettagli: p. 169

domenica 28 giugno 2009

Caratteri diversi

Comunicato stampa

La Galleria RossoCinabro apre le porte ad artisti emergenti e già affermati che si sanno muovere con disinvoltura nelle molteplici forme d'arte, dalla pittura alla grafica, dalla fotografia alla pubblicità fino al fumetto, allo scopo di dare spazio ad artisti che sperimentano e fondono la propria capacità tecnica manuale con le possibilità offerte dalla moderna tecnologia, creando così personali universi visivi che hanno nella varietà dei mezzi utilizzati il loro tratto caratterizzante e distintivo.
In mostra opere di: Claude Bonanno, Mara De Pietri, Silvia Giusti, Enrico Greci, Francesca Grilli, Cristina Madini, Giuseppa Marinaccio, Fabiola Murri.
Claude Bonanno si concentra rapporti tra l’Uomo e la Natura, ricercando la “terrible beauty”, come la definisce il poeta Yeats, che rimane quando cambia il mondo radicalmente: il colore sfumato e misterioso dei fumi tossici che escono dalle ciminiere, la polluzione dell’acqua, le mostruose costruzione urbane che irrigidiscono il mondo vivente...
I suoi dipinti sono sempre commenti sulla realtà che ci circonda. L’intenzione è di andare oltre una semplice resa della realtà e di scavare sotto la superficie, con l’occhio dell’esperienza di chi ha vissuto e viaggiato a lungo. La sua ispirazione è il mondo che vediamo, la condizione umana che viviamo, sia qui o nel terzo mondo.
Mara De Pietri predilige la figura, dandone di conseguenza, assoluta priorità. La persona dapprima colta generalmente in forme essenziali, seguendo i canoni legittimati da esemplare tipica classicità, con vigore e forza intensi, significativi, tali da palesare appieno i sensi profondi dello spirito, dell'essere segreto.
Silvia Giusti nei suoi Toy child fissa in sospensioni sconfinate persone reali costruite attraverso mixages di linguaggi propri del mondo dell’immagine. Elementi pubblicitari, fumettistici e legati all’illustrazione vengono epurati e sintetizzati in volti dalla dimensione vuota e caramellosa di un mondo nutrito di parvenza. Che comunque gira intorno alle esistenze a definire in modo tangenziale identità contemporanee, decentrate, liminari, massificate. Che prima di volgere all’ introspezione, raccontano in modo veloce, consumistico, l’urgenza di rapportarsi con un mondo rapido, che non si sofferma, ma in cui bisogna in qualche modo esistere.
Silvia Giusti vive da anni in un ecosistema artistico che fa della comunicazione principio invasivo, capillare, moltiplicativo. La sua è una strategia operativa pronta alla ricezione, al rilancio, alla divulgazione rapida, massiva, interconnessa. La strada, quanto la rete con il loro bagaglio visivo e relazionale, sono i luoghi d’eccellenza di Silvia, che con le proprie creazioni (dipinti, oggetti, adesivi, cartoline) naviga fuori dai circuiti convenzionali ..
Enrico Greci ha collaborato con importanti artisti contemporanei : Michelangelo Pistoletto, Carla Accardi, Mario Merz. Vanta anche la collaborazione all'attuazione del Sol LeWitt wall drowings e la realizzazione pittorica di molti studi tv rai. Il mondo di Greci è all'apparenza vivace e colorato, ma nasconde citazioni di carattere storico e sociale a volte anche molto impegnative. Le sue pitture sono una sorta di diario di annotazioni personali fatto di immagini doppie, speculari talvolta prospetticamente distorte, racconta i personaggi famosi della musica, del cinema, della politica, ed è proprio questo diario che mette in comunicazione Greci con "tutto". Nei suoi quadri si sente il pulsare della storia e l'urgenza caotica di una vita che si snoda ad un ritmo accellerato e confuso, ma Greci riesce a trasformare questo caos in spettacolo di immagini e visioni, in una amalgama di impasti governati sottilmente dal pennello, seducendo nelle stesure dei colori, deliziosamente morbidi e "tremolanti" attenuando le linee geometriche con fluide vibrazioni. Il suo è un continuo esercizio di citazioni, giocando ambiguamente tra fonti colte e popolari, ed è proprio questa ricerca intellettuale che va oltre la semplice figurazione a far si che Greci risulti uno dei più promettenti artisti della New Pop Art Italiana.
Francesca Grilli, ha prodotto opere grafiche sperimentando diverse tecniche nel campo della digital art e video.
Procedendo nella sperimentazione fotografica e mantenendo come tema la luce e il colore, realizza diversi video e fotografie elaborando le immagini in movimento. Da queste elaborazioni, nel corso degli anni, idea la collezione MPP ovvero: moving phototgraphic processing. La luce e i colori catturati in velocità, esprimono il carattere dei luoghi attraversati, le emozioni dell’operatore nella loro interazione con il ripreso, in una sinergia di ambienti, immagini, percorsi, sentimenti. Ogni MPP rappresenta un istante, un’ emozione unica, non riproducibile.
Le opere di Giuseppa Marinaccio in arte Prienne sono realizzate con una tecnica che tradisce la sua grande passione per l'incisione. I soggetti sono presi dalla vita di tutti i giorni come tanti piccoli frammenti di vita vissuta attraverso uno studio meticoloso riesce a frugare nei meandri della psiche umana, evidenziando così l'animo interiore di un soggetto, oppure dare vita ad un paesaggio che apparentemente sembra statico ma osservandolo con animo attento vede intrecciarsi la rete della vita. China, collage acrilico sono un connubio insolito che riescono a dare una svolta dinamica all'apparente monotonia della grafica. Soggetti inconsueti come gli insetti che emergono e si intrecciano copiosi suoi corpi umani e si insinuano tra gli anfratti naturali sfociando nei meandri della simbologia.
Le modalità non-figurative nell’opera di Fabiola Murri tendono ad estrinsecare le sensazioni interiori, le pulsioni e le emozioni, tanto che Fabiola affida ai colori e alle forme libere le vibrazioni dell’anima, consapevole che la pittura astratta gratifica in primis l’Autrice, la quale in tal modo crea opere espressionistiche che intensificano la gioia di vivere e di appartenere al mondo e al consorzio umano, cui sono destinate le composizioni che il pennello, la tavolozza e, principalmente, l’immaginazione creativa di Fabiola sanno offrire al pubblico dei suoi estimatori. Le forme libere ed i colori armonici, quasi sempre insaturi, comunicano sentimenti dinamici ma non aggressivi.
La mostra proseguirà sul web dal 15 luglio al 31 dicembre 2009.

Caratteri diversi
A cura di Cristina Madini
4-12 luglio 2009
Organizzazione e promozione RossoCinabro
Piazza Giuseppe Mazzini, 6
00018 Palombara Sabina (RM)
Ingresso libero
Vernice sabato 4 luglio ore 12.30

sabato 27 giugno 2009

Noi poveri figurinai

Comunicato stampa

Con cinquantadue opere su carta debutta a Ferrara, al Chiostro di San Paolo, l’artista e grafico Franco Balan. La mostra intitolata “Noi poveri figurinai” è promossa dall’associazione culturale Ferrara Pro Art, in collaborazione con il Comune di Ferrara – Circoscrizione centro cittadino. Inaugurazione sabato 4 luglio 2009 alle ore 18.00 con una presentazione di Michele Covoni.
Franco Balan – nato ad Aosta – fin dalla metà del decennio Cinquanta, ha articolato e caratterizzato il suo lavoro sulla “comunicazione visiva” affiancando ad esperienze più specificatamente artistiche l’attività di visual designer. Manifesti ed immagini coordinate sono gli interventi più frequenti da lui progettati, sempre in parallelo alla ricerca pittorica e grafica.
Franco Balan ci invita sempre al gioco e al divertimento. Mette allegria. Di fronte a questo straordinario, eterno bambino, con le sue ingenuità, i suoi colpi di genio, la grande produzione, sterminata, di oggetti d’arte e di grafica, si resta sempre con la voglia inconfessata e inconfessabile di giocare ancora con i colori, con le figure, che vanno e vengono, ritornano, appaiono e scompaiono dalle opere del nostro con disarmante e complessa semplicità. Franco Balan è noto per aver ormai disegnato più di tremila manifesti per la sua Valle d'Aosta, di cui certo costituisce lo spirito guida. Ma ha anche disegnato, per ognuno di quei manifesti, decine di pizzini preparatori, schizzi mignon, post-it creativi e sorprendenti, summa della grafica mondiale, di tutto quello, che in un momento, e quindi in tutte le epoche, ha interessato, colpito, intrigato l’artista. Di quei foglietti sono ingombri i cassetti e l’anima di Franco che vi ritorna spesso, per girare ancora attorno ad un’idea, ad uno schizzo che aspetta soluzione definitiva. Anche quei 'disegnini', che sono la vera forza poetica dell’artista, sono cose che devono essere dette. Franco le dice continuamente e ce le offre come un continuo, bellissimo, rassicurante atto d’amore. Ne nasce qualcosa di stravagante. Tagliando e incollando immagini, prese anche dai suoi precedenti lavori, ma soprattutto dalla sua inesauribile immaginazione, Balan ha costruito fantastici paesaggi e strane figure con estrema disinvoltura e libertà di espressione. I suoi lavori sono, infatti, un condensato di felicità formale. Un piacere del creare che coinvolge le forme e i colori, accostati fra loro con febbrile disordine. Un miscuglio libero di umorismo, di fiabe e di assurdità. Una vivacità questa che si trasmette facilmente in chi le guarda e che riporta a quella parte migliore dell'infanzia.
Non è un caso che nei suoi lavori Franco Balan introduca spesso frammenti di disegni infantili, anche se non si trova nulla di naïf, perché proprio lì il linguaggio segnico è più puro, più vero. I suoi lavori esposti al Museo Luzzati rappresentano i soggetti più celebrati della valle del Gran San Bernardo: il cane, i canonici, i personaggi del carnevale della Coumba Freide, Napoleone, ecc., in modo totalmente visionario.
Nei suoi lavori non esiste prospettiva perché lo spazio è quello reale del foglio bidimensionale e l'intenzione non è quella di ripercorrere le tracce dell'illusione bensì quella di liberarsene. Le figure si stendono una sopra e accanto all'altra, con incantevole grazia e spavalderia. La semplicità apparente della visione esalta la qualità onirica di un gioco antico e l'immagine è lì, senza ambiguità, genuina, fatta per essere gustata.
Grafico per professione ma sperimentatore d’indole, si è cimentato nella sua lunga carriera in progetti nazionali e internazionali, non tradendo mai la formazione d’origine - dalla romanità archeologica di Aosta, alle tradizioni culturali e popolari della Valle – ma arricchendo di stimoli e suggestioni anche d’oltralpe il proprio bagaglio, sì grafico ma anche pittorico e di design. Dal Dada all’immaginario infantile fino al vocabolario visionario già di Chagall, dal collage alla contaminazione etnica, dal debordare promiscuo e ludico di generi, stili e iconografie all’acceso cromatismo memore dei fauves, fino alle ricerche sulla comunicazione visiva.

Noi poveri figurinai
52 opere su carta di Franco Balan
Chiostro di San Paolo, P.za Schiatti 9, Ferrara
Dal 4 al 15 luglio 2009
Inaugurazione: sabato 4 luglio 2009, ore 18.00
Curatore: Paolo Orsatti
Orari: tutti i giorni dalle 14 alle 20; in occasione dei concerti serali del Circolo Frescobaldi apertura fino alle 24.
Ingresso libero

venerdì 26 giugno 2009

Pellegrino, uno scultore romanico

di Gianmatteo Funicelli

Tra la scultura romanica e la diversità delle sue forme, si avverte maggiormente il ruolo dello scultore in quanto “promotore di messaggi”, in un arte che via via accresce i suoi ritmi e le sue evoluzioni. Il valore di un apparato scultoreo comincia ad essere un “documento pubblico” sulla struttura sacraria, poiché è il popolo stesso desideroso di mediare un linguaggio comunicativo tra la chiesa e il proprio Dio. Nelle iconografie e negli apparati decorativi delle arti europee a riguardo si dovrà però certamente accettare, malgrado, una sensibile decadenza formale la quale conformerà soluzioni di sviluppo di maggiore moderatezza, ma assolutamente non disprezzabili. Concentrando questa nuova chiave di lettura alla sola materia plastica, si potrà definire il Romanico come un “momento di prolificazione decorativa”, dove compaiono segni, scenari, bassorilievi inquadrati sugli architravi che simbolicamente “raccontano”. Questa primitiva civiltà delle forme – dominante in tutta l’epoca romanica soprattutto sui dinamici prodotti del romanico appenninico – ci conduce attraverso questo incompleto e sintetico punto introduttivo sulle soluzioni decorative della scultura campana in un periodo però protratto verso la piena maturità del gusto in questione.
Intorno al XIII secolo il valore scultoreo soprattutto in Campania subisce una nuova fuga di sviluppo. Si vedranno infatti innovazioni di carattere federiciano (dapprima in Puglia) e una maggiore tendenza classicheggiante. E’ nel contesto di questa maturazione che si inquadra la figura di Pellegrino (Peregrinus), il cui nome ci rimanda alle sue applicazioni artistiche riguardanti l’arredo liturgico nella Cattedrale di Sessa Aurunca (Caserta), un ‘caso maggiore’ di architettura romanica campana. Le due figure eminenti del mondo episcopale Pandolfo (1224-1259) e il suo successore Giovanni III (1259-1283), finanzieranno per la struttura le realizzazioni rispettivamente del portico prima e del recinto presbiteriale e di un candelabro pasquale poi. È proprio su quest’ultimo che compare l’identità del magister sculptores, la cui opera “ubique refulxit” (“…risplende in ogni dove…”). La stessa firma del genio scalpellino compare anche sui due parapetti figurati, rimossi poi dalla costruzione di un nuovo ambone, più ristretto e sempre attinente al periodo del Vescovo Giovanni. Su queste strutture si profila l’abile ingegno dell’artista d’intaglio, il quale predilige una tematica strettamente d’età romanica, le Storie di Giona (1224-1259 ca.), in cui si denota d’impatto una forte qualità produttiva protesa sia verso l’ormai diffuso naturalismo gotico, sia sulla memoria dei valori formali e tematici dell’antico (le prime raffigurazioni del profeta Giona ci rimandano difatti ai temi biblici del repertorio iconografico paleocristiano di III sec. d.C.). Il marmista a riguardo, dalla speciale docta manus, fissa testimonianze di sviluppi compositivi che spaziano dalle piccole strutture anatomiche dei corpi leggeri ai minimi espedienti decorativi soprattutto sui capitelli del pergamo. Le testimonianze artistiche continueranno poi ad evolvere, nell’ambiente artistico romanico, caratteri identificativi ma di maggiore rilevanza: l’affermarsi del Gotico.

giovedì 25 giugno 2009

Eventi in pillole

a cura di Giovanna Russillo

IL CRISTO DI MICHELANGELO
Museo Diocesano, Napoli
Fino al 12 luglio 2009

E’ attribuito al giovane Michelangelo Buonarroti, il Cristo esposto fino al 12 luglio, al Museo Diocesano di Largo Donnaregina di Napoli. Il Crocifisso, mirabile esempio di arte lignea, ha suscitato grande interesse nelle precedenti esposizioni di Roma, Palermo, Trapani e Milano. Ad alimentare l’entusiasmo di esperti e visitatori sono le proporzioni perfette dell’opera che sembrano rievocare quelle ben più note dell’Uomo vitruviano di Leonardo. Appartenuto ad una famiglia fiorentina, il Crocifisso entrò poi in possesso di un antiquario torinese. In base ad accurati studi durati circa dieci anni, l’opera sarebbe stata realizzata da Michelangelo intorno al 1495. Ad accrescere le certezze degli studiosi sono anche la delicatezza e l’estrema cura nella realizzazione delle parti anatomiche, tipiche della scultura michelangiolesca.

SALERNO CREATIVA
Centro cittadino, Salerno
Dal 24 giugno a fine luglio


Creatività, arte e sperimentazione quest’anno animeranno la calda estate salernitana: teatro di strada, itinerari eno-gastronomici, performing art, concerti, workshop e sperimentazioni etniche. Dal 24 giugno e nei fine settimana di luglio il centro cittadino vedrà alternarsi spettacoli di tetro e danza, installazioni e net-art. A queste discipline si aggiungono le esperienze delle “Residenze d’Artista”, realizzate in collaborazione con il circuito GAI (Giovani Artisti Italiani), che avranno per protagonisti giovani talenti provenienti da tutta Italia. Le attività delle Residenze, saranno svolte tra il Complesso Monumentale di Santa Sofia e la “Casa dei Creativi”. Cittadini e turisti potranno scegliere tra un’ampia rosa di proposte innovative tutte da assaporare e da vivere. Per maggiori dettagli su artisti e programma è possibile consultare il sito del comune di Salerno o il sito ufficiale dell’evento, www.salernocreativa.it

mercoledì 24 giugno 2009

Babele

Comunicato stampa

Da giovedì 2 luglio 2009 (fino a sabato 11 luglio 2009) presso i suggestivi spazi dei laboratori di Pittura di Via Lariana 8, la RUFA ospita la mostra collettiva “Babele”.
Curata dal Maestro Tullio De Franco, la mostra propone una selezione di circa 45 opere rappresentative di altrettanti allievi del Corso libero di Pittura tenuto dallo stesso De Franco.
Più che un autocelebrativo appuntamento espositivo di fine corso, come ironicamente suggerito dal titolo, la mostra tende a presentarsi come un banco di prova finalizzato a evidenziare la caleidoscopica diversità degli orientamenti espressivi proposti dagli oltre quaranta espositori.

Titolo mostra: Babele
A cura di: Tullio De Franco
Sede: RUFA – Rome University of Fine Arts, Laboratori di Pittura di Via Lariana
Durata: 2 - 11 luglio 2009
Inaugurazione: giovedì 2 luglio 2009, ore 18.30
Orario: dal lunedì al venerdì dalle 09 alle 13; dale 16 alle 19. Sabato dalle 09 alle 13.
Artisti in mostra: Abraam Abraamianz, Emanuela Avignone, Simonetta Barbaresi, Elisa Belardinelli, Carla Camagni, Giulietta Cavallotti, Roberta Cervelli, Diana Ciocchi, Mario Corinthios, Chantal Corso, Angelina De Biase, Letizia Di Giulio, Stefania Di Filippo, Alfonsina Di Fusco, Carlo D’Orta, Stefano Ebner, Marina Fabbri, Elena Fabris, Marta Farina, Sabrina Faustina, Sandro Felici, Ludovica Maria Gasparini, Luca Giannini, Giovanna Giacomini, Piera Giorgi, Pietro Guglielmi, Federica Malagesi, Ornella Marinelli, Luca Mongo, Sabrina Navarra, Antonella Paliotti, Lilly Pungitore, Alessandro Rampello, Patricia Paolillo, Anna Pinzari, Angela Scaramuzzi, Ivan Toller, Emanuele Tortora, Francesca Trusso, Sabrina Valenza, Higuerey Iomar, Denise Melvine, Aldina Vitaletti

Il medagliere capitolino

di Angela Delle Donne

Il medagliere capitolino è stato costituito nel 1872 grazie ad un lascito testamentario di Ludovico Stanzani che donò monete e pietre preziose. Ad oggi ospita raccolte numismatiche, medaglistiche, glittiche e di gioielleria pertinenti al patrimonio comunale. Augusto Cappellani, direttore dei Musei capitoli dal 1873, dette l’impulso per la costruzione del nuovo settore museale affinché il lascito Stanzani potesse essere ospitato ed il medagliere potesse altresì accogliere i numerosi esemplari numismatici antichi, provenienti dal sottosuolo romano. Durante le demolizioni per la costruzione di Via dei Fori imperiali, nel 1933, suscitò grande interesse il ritrovamento fortuito del cosiddetto tesoro di Via Alessandrina, costituito da diciassette chili d’oro, tra monete e gioielli, entrato a far parte delle collezioni capitoline solo nel 1942, dopo una lunga diatriba giudiziaria con gli operai scopritori e con gli eredi dell’antiquario, occultatore del tesoro. Particolarmente rilevante risultò essere anche il nucleo di gioielli quasi tutti da poco tempo attribuiti ad una famosa collezione di glittica ora dispersa appartenuta alla famiglia Boncompagni – Ludovisi. Gli incrementi più recenti sono il risultato di donazioni e acquisti di serie rare. Meritano poi una menzione particolare le coniazioni periodiche emesse dal Comune di Roma ogni anno in occasione del 21 aprile, il natale di Roma, a partire dal 1964. L’ultima acquisizione in ordine di tempo è costituita dai calchi in zolfo rosso della seconda metà del Settecento, tratti da cammei e dalle gemme incise della collezione Boncompagni – Ludovisi, e donata dagli Amici dei musei di Roma nel 1994.

martedì 23 giugno 2009

Oltre il moderno

Comunicato stampa

Dopo un importante intervento di restauro, sabato 27 giugno alle ore 18:00 sarà restituito alla pubblica fruizione Palazzo d’Errico a Palazzo San Gervasio, adeguato a spazio museale dotato di tutti i servizi in linea con gli standard. Il progetto, coadiuvato dalla Fondazione SoutHeritage per l’arte contemporanea di Matera, grazie ad un programma d’importanti esposizioni temporanee in successione, rappresenta il più innovativo progetto di conservazione e valorizzazione implementato in Basilicata, uno di quei rari casi in cui si unisce l’intervento conservativo e di valorizzazione di un vasto patrimonio storico come la Collezione d’Errico, con l’esigenza di una nuova fruibilità della cultura.
In questo quadro la prestigiosa collezione trova finalmente un futuro pieno di progettualità e innovazione con la mostra inaugurale 
Oltre il Moderno / Un percorso tra i capolavori della collezione d’Errico e l’Arte Contemporanea, un progetto promosso dall’ Ente Morale Pinacoteca - Biblioteca Camillo d’Errico / Palazzo S. Gervasio in collaborazione con Fondazione SoutHeritage per l’arte contemporanea / Matera, il sostegno di: Unione Europea, Regione Basilicata, Provincia di Potenza, e il patrocinio di: Camera e Senato della Repubblica, Comune di Palazzo San Gervasio, MiBAC, APT Basilicata.
La mostra, nell’autorevole spazio di Palazzo d’Errico, presenta una serie di capolavori dalla collezione, affiancati a opere di arte contemporanea (Jota Castro, Sandro Chia, Piero Gilardi, Douglas Gordon, Philippe Parreno, Anri Sala, Sergio Vega), per un rapporto sinergico tra passato e presente, che illustra la fisionomia e la storia della collezione, caricata di nuovi significati metamorfici grazie all’arte contemporanea.
La rassegna, caratterizzata da un articolato impianto storico e teorico, si pone come un progetto ambientale in cui lo spazio espositivo viene allestito attraverso linguaggi espressivi differenti in un'atmosfera di ibrida espressività che, nel tempo, dal Cinquecento alla contemporaneità, diventa linguaggio, poiché le opere sono comunicazione. Un confronto fra opere d’arte secondo un approccio comparatista-diacronico per similitudini e ricorrenze, con l’obiettivo di offrire confronti carichi di suggestioni e interessanti spunti di riflessione sull’energia e le potenzialità che l’opera d’arte riesce a conservare nel tempo.
A più stretto contatto con la creatività locale è invece il progetto satellite Appendix presentato presso la Cappella del Purgatorio, il cui titolo ribadisce la funzione di gemmazione diretta dalla mostra presentata negli spazi della pinacoteca. Anche questo progetto, a cura di Lucia Ghidoni, nato per la promozione della creatività che lavora sul territorio, crea un dialogo tra ricerca artistica attuale e gli elementi storicamente consolidati esposti nella mostra Oltre il Moderno. Le opere in situ degli artisti coinvolti (Bruno Di Lecce, Donato Faruolo) creano riferimenti e suggestioni che ribadiscono a più riprese lo spirito del nuovo progetto di promozione e valorizzazione della collezione, che intende proporsi come luogo vitale aperto anche alla creatività del territorio.
L’evento rappresenta uno dei progetti culturali più importanti del 2009 non solo per il valore inestimabile delle opere (la Collezione d’Errico rappresenta la più grande raccolta d’arte del Meridione seconda al solo Museo Capodimonte di Napoli, per i pittori di Scuola Napoletana), ma anche perchè rappresenta l’evento inaugurale delle attività della Pinacoteca - Biblioteca Camillo d’Errico, che torna in questo modo, a partecipare attivamente alla vita collettiva della città e di un territorio arricchendone e coadiuvandone le proiezioni di sviluppo.

Titolo mostra: Oltre il Moderno / Un percorso tra i capolavori della collezione d’Errico e l’Arte Contemporanea
Progetto: Ente Morale Pinacoteca-Biblioteca Camillo d’Errico, Palazzo San Gervasio
A cura di: Angelo Bianco, Direttore Artistico
Sede: Palazzo d’Errico - Corso Manfredi 112, Palazzo San Gervasio (PZ)
Periodo: 29 giugno-26 settembre 2009
Inaugurazione: sabato 27 giugno 2009, ore 18.00
Orari: lunedì-domenica 10.00-13.00, 17.00-20.00
Ingresso gratuito
Info: 0835 240348 - 0972 44246
southeritagepress@southeritage.org - pinacotecaderrico@gmail.com

lunedì 22 giugno 2009

Omaggio a Picasso

Comunicato stampa

Si è inaugurata venerdì 12 giugno, alle 18 nell'Esedra di Levante di Villa Manin di Passariano, la mostra Omaggio a Picasso.
La Triennale Europea dell'Incisione continua a diffondere la conoscenza dell'opera grafica di grandi artisti. La mostra Omaggio a Picasso, inaugurata nell'Esedra di Levante di Villa Manin di Passariano, è dedicata alle opere di protagonisti dell'arte contemporanea come Joan Mirò, Salvador Dalì, Henry Moore, Renato Guttuso, Enrico Bay e molti altri, realizzate in occasione della morte di Pablo Picasso nel 1973. L'evento è stato organizzato in collaborazione con la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, l'Azienda Speciale Villa Manin, la Fondazione Crup e la Fondazione Antonio Mazzotta.
Tra il 1973 e il 1977 il giornalista e critico d'arte Wieland Schmied comincia a raccogliere le opere in omaggio a Picasso (Malaga 1881 - Mougins 1973). L'omaggio, di proprietà della Fondazione Antonio Mazzotta di Milano, infatti, presenta l'insieme delle opere grafiche realizzate intorno alla storica data della morte del grande artista spagnolo da 69 protagonisti dell'arte contemporanea, molto diversi l'uno dall'altro, sia per la storia personale, sia per la declinazione formale ed espressiva del loro lavoro. Nel 1930 Picasso, artista dalle mille sfaccettature, supera il periodo azzurro e rosa e la sua arte subisce un brusco cambiamento, inventando un nuovo modo di esprimersi. Da questa svolta il suo stile muta completamente ed è caratterizzato dall'ibridazione dei suoi stili precedenti.
I protagonisti dell'arte di quel periodo, ma anche le generazioni successive, sono totalmente rapite dal suo genio e dalla sua immane creatività. Ognuno di loro cerca di carpirne i segreti e le caratteristiche essenziali. L'obiettivo è proprio quello di riuscire a ricavare dal lavoro di Picasso spunti e proposte congeniali al loro stile. Tutti i colleghi di Picasso, infatti, cercano di afferrare il significato delle opere di Picasso e per farlo le scompongono e le selezionano. Emerge così un panorama di ricerca molto ampio, perfino disomogeneo. Ed è proprio questo risultato a far comprendere ancora una volta il concetto dell'inesauribilità dell'eredità Picassiana.
In alcuni degli omaggi esposti il tema predominante è quello della sensualità, considerata una forza vitale dell'umanità in particolare dai surrealisti (Bellmer, Matta, Lam e Masson), ma anche da alcuni artisti più giovani – stiamo parlando del 1973 -, come Guttuso, Manzù, Moore e Hrdlicka e perfino da certi esponenti della pop art come Hamilton, Jones, Rivers. Altri epigoni rappresentano lo stile di Picasso con opere caratterizzate da movenze rigide o acuminate (Wotruba, Chadwick, Mack, Uecker, Wewerka) o addirittura in modulazioni geometriche (Bill, Stella, Vasarely, D'Arcangelo) che sembrano quasi porsi in antitesi rispetto alle scelte del grande maestro. Ma tante altre sono le chiavi di lettura degli "eredi" di Picasso: ci sono quelli che, riprendendo i suoi collage di oggetti trovati, assemblano con grande disinvoltura le immagini più disparate, come fanno i nouveaux réalistes Arman, Tinguely e Niki de Saint-Phalle e poi gli artisti pop Rauschenberg, Rosenquist, Oldenburg, Tilson e Télémaque. Ma ci sono anche quelli che si soffermano sulle scomposizioni e deformazioni dei corpi e dei volti (Baj, Schultze, Paolozzi, De Maria). Altri rielaborano in chiave più o meno ironica le sue stesse opere come Pistoletto con la celebre colomba della pace e Wharol ritraendo un'altra creatura del grande spagnolo: la figlia Paloma.
La direzione e le cura della mostra e del catalogo è stata affidata a Giuseppe Bergamini, direttore del Museo Diocesano e Gallerie del Tiepolo e presidente della Triennale Europea dell'Incisione, e da Enzo Di Martino, critico d'arte e giornalista.
L'esposizione all'Esedra di Levante di Villa Manin di Passariano, sarà visitabile fino al 2 agosto, dal martedì al venerdì (14.00-19.00), sabato e la domenica dalle 10.00 alle 19.00 Chiusura: lunedì. L'ingresso è gratuito.

Immagini:
Salvador Dalí, Napoléon-Picasso, 1970. Litografia, cm. 65x50,5
Michelangelo Pistoletto, Hommage à Picasso, 1975. Litografia a colori su acciaio inox, cm. 55x75.

Roberto D'Oderisio. Un giottesco alla corte angioina

di Gianmatteo Funicelli

L’artista annunciato nella piccola iscrizione dell’opera trecentesca, fa riferimento ad un tale Roberto d’Oderisio, una figura artistica già citata in un documento della cancelleria napoletana del 1330 come “familiaris et magister pictor noster” su istituzione di Roberto I d’Angiò. Questa testimonianza esprime con chiarezza la promozione sociale dell’artista nel mondo della nobiltà tardomedievale in veste di puro “familiare” della corte angioina. Ascesa sociale, quindi, ma anche concreto ruolo di artista, viste le maestose doti compositive.
L’acme pittorica del magister napoletano appartiene ad un tardo Trecento, in cui si inserisce anche la scarsamente nota Crocifissione ebolitana. Dopo l’intervento nella Cappella Major di Castel Nuovo a Napoli, il maestro di lezione giottesca rivela un linguaggio incline alle scene di Passione, tra cui predilige il “Cristo sulla Croce”. Risultati del tutto rivelativi si esprimono difatti sulla commissione nel Convento di San Francesco ad Eboli (SA), in un periodo di realizzazione tra il 1350 ed il 1360 ca.
Nelle oscillazioni documentarie e nella precarietà di giuste attribuzioni, la critica di inizio novecento affermò la Crocifissione di ascendenza cavalliniana, ma le affinità giottesche rivendicano giuste indicazioni ed analogie iconografiche del tutto significanti atte a chiarirne la lezione: il tema della Crocifissione di Berlino, e quella di Strasburgo, ad esempio, in cui i gruppi astanti vengono tagliati ed inquadrati in modo da sembrare maggiormente affollati; il rapido soccorso degli angeli dai volti urlanti e straziati si riconduce al più noto Compianto sul Cristo morto della Cappella Scrovegni.
Il gusto del dramma viene enfatizzato da Roberto sullo schema dello svenimento della Vergine e sui volti di Giovanni e della Maddalena, marcati da un incisivo tono chiaroscurale. Il profuso decorativismo si evidenzia nelle ricche punzonature delle aureole (a motivi diversi tra loro) e nei panneggi fortemente animati. Il Cristo come trofeo del dolore, si presenta nella solida morte sul legno nero della croce. La figura in atto di devozione ai piedi dello scenario potrebbe essere interpretata come un committente appartenente allo stesso ordine del Complesso Conventuale.
La cornice della tavola potrebbe riferire una prima appartenenza dell’opera ad un polittico (di cui poi è stata quasi sicuramente resecata la cimasa). L’iscrizione posta sull’angolo sinistro recita fieramente la paternità artistica del maestro: “HOC OPUS PINSIT ROBERTUS DE ODORISIO DE NEAPOLI”. L’opera appartiene tuttora alla quadreria del Museo Diocesano di Salerno (attualmente inagibile per lavori di manutenzione). Attualmente la tavola campeggia in una delle sale dell’evento “Giotto e il Trecento” presso il Vittoriano a Roma sino al 29 Giugno 2009.

domenica 21 giugno 2009

Luca Bellaccini nella Chiesa di S.Agostino a Montalcino

Comunicato stampa

Il 27 giugno verrà inaugurata in seno al polo museale montalcinese e precisamente all’interno della chiesa di Sant’Agostino la mostra “Rotoli” del pittore Luca Bellaccini. Nata da un’idea del Comitato Scientifico del Museo, questa esposizione temporanea promossa dal Comune di Montalcino (SI), dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali-Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici per le Provincie di Siena e Grosseto, dall’Arcidiocesi di Siena, Colle di Val d’Elsa e Montalcino, dalla Fondazione Musei Senesi e dalla Comunità Montana Val d’Orcia Amiata, è un evento doppiamente importante non solo per scoprire le emozionanti opere pittoriche di Bellaccini, ma anche per aprire nuovamente al pubblico Sant’Agostino.
L’esposizione, all’interno di una delle chiese più care ai montalcinesi, di un elevatissimo valore architettonico e pittorico, chiusa per lavori di restauro nel 1997 e mai più riaperta, vuole essere un modo per sottoporre all’attenzione collettiva la necessità di interventi urgenti per riportare questa chiesa al suo antico splendore. La costruzione riferibile al primo Trecento, ha una facciata divisa in due parti da una lista di pietra: quella inferiore è aperta da un portale cuspidato con pinnacoli laterali e cornice decorata a fogliette stilizzate; quella superiore appare frutto di restauro, con l'inserimento di un grande occhio con rosone. Le pareti della chiesa sono state affrescate da vari artisti senesi del XIV e del XV secolo, con Scene della Passione di Cristo e Storie della vita di Sant'Antonio Abate. Gli affreschi trecenteschi del coro con Storie di Sant'Agostino, Evangelisti e Dottori della Chiesa sono attribuiti a Bartolo di Fredi. L’apertura in condizioni difficili e l’inserimento al suo interno di una mostra importante mirano a sensibilizzare l’attenzione collettiva verso degli interventi necessari non più rinviabili. L’Amministrazione Comunale, la Curia, la Soprintendenza si stanno attivando per trovare una possibile soluzione. E’stato investito dell’urgenza anche il ministero dei Beni Culturali che ha manifestato una certa apertura per trovare una soluzione. I montalcinesi e la collettività sperano in una soluzione definitiva.
La mostra: un cammino figurativo caratterizzato da messaggi vigorosi e nello stesso tempo raffinati, quello allestito con minuziosa cura all’interno di Sant’Agostino, oltremodo originale, il quale si avvale anche di supporti multimediali che lo rendono innovativo e dinamico. L’itinerario espositivo si articola attraverso ventuno opere, nelle quali il colore e la materia sembrano dialogare e fondersi tra di loro ed altresì trovare un dinamico ed intelligente legame con l’ambiente artistico che le circonda. Una rarefatta armonia che mira ad evocare sensazioni intense ed autentiche come lo stile dell’artista. Un’arte, quella di Luca Bellaccini libera da schemi, nella quale l’emozione si identifica con diverse realtà, dove la mente e l’interiorità comandano istantaneamente la sua mano e lo spingono a deporre sulla superficie pittorica le impressioni ricevute dal suo stato d’animo, trasmettendo in ogni sua opera il vigore del suo animo sensibile.
Luca Bellaccini nasce a Siena nel 1961, inizia a dipingere da adolescente guidato dal padre con il quale condivideva la stessa passione per l’arte. Nel 1983 realizza la sua prima personale. Studia restauro e nel 1986 entra a far parte di un prestigioso gruppo fiorentino di restauro affreschi e dipinti su tela. Dal 1993 lavora in proprio con un suo laboratorio di restauro, che opera per Fondazioni, Soprintendenze, Enti pubblici e privati. L’intenso e lungo periodo dedicato al restauro, non ha interrotto lo studio e la ricerca pittorica, bensì il contatto con i materiali costituenti le opere restaurate hanno provocato in lui l’erompere di una creatività plastica e cromatica che caratterizza anche le opere presenti nella mostra “Rotoli”.
La mostra sarà visitabile tutti i giorni escluso il lunedì dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 18.00. Duplici i motivi per visitarla: un’esposizione accattivante e l’inserimento in un contesto chiuso, da più di un decennio, quasi un cantiere, custode però di grande valori sia emotivi che storici artistici.

sabato 20 giugno 2009

Silvia Levenson / Elena Monzo

La Galleria Traghetto di Roma è lieta di presentare in anteprima alcune opere recenti di Silvia Levenson e Elena Monzo, le cui personali nella precedente sede della galleria hanno riscosso notevole interesse di pubblico e di critica.

Comunicato stampa

Silvia Levenson - Io ti perdono

Silvia Levenson ha realizzato un’installazione dal titolo Io ti perdono ispirata al nuovo romanzo della sua amica scrittrice Elisabetta Bucciarelli, anch’essa affascinata, come l’artista argentina, da argomenti quali la violenza quotidiana, i rapporti interpersonali, i disagi sottili e profondi. L’indagine della Levenson si sviluppa su due piani: da un lato l’infanzia difficile da vivere, rappresentata da un ipotetico bambino posizionato al centro di un tappetino di filo spinato dove i segreti sigillati degli adulti prendono vita nei giochi dei bambini; dall’altro il perdono inteso nelle sue diverse declinazioni, il perdono verso i genitori distratti oppure talvolta mostruosi, verso noi stessi oppure verso l’altro.
“I segreti familiari ed il perdono”, afferma l’artista, “si toccano, si fondono e si separano creando gli arabeschi delle nostre vite”.

Elena Monzo - Scoppiano angeli come popcorn

Di ritorno da un lungo soggiorno a New York, la giovane artista bresciana Elena Monzo presenta in anteprima alcuni dei lavori che l’hanno impegnata in questo ultimo periodo. A contatto con la realtà immaginifica e stimolante della Grande Mela, la galleria delle sue figure femminili conturbanti e sensuali si è ulteriormente arricchita di figure impudenti e licenziose, ammiccanti nei confronti dei messaggi fashion della pubblicità, ma allo stesso tempo in continuo dialogo con la propria coscienza e con i sentimenti propri e degli altri.
Ed ecco che quindi le sue donne, apparentemente aggressive e sopraffatrici, trasformano le loro esistenze in una continua ricerca della propria individualità femminile, che alla fine si realizza proprio nella definizione degli affetti e dei rapporti interpersonali.

Silvia Levenson (Buenos Aires, Argentina, 1957) vive e lavora in Italia dal 1981. Fra le sue mostre più recenti si ricordano le personali presso la Bullseye Gallery, (Portland, Oregon, USA), la Galleria Traghetto (Roma), la Galeria Montoriol, (Barcellona, Spagna) e la Galleria Caterina Tognon, (Venezia). Prende regolarmente parte alle maggiori fiere internazionali di arte contemporanea quali Scope London, Scope New York e Art Miami e le sue opere sono presenti in diverse collezioni pubbliche, quali la collezione del Fine Art Museum di Houston e del Tikanoja Art Museum di Vaasa in Finlandia.
Elena Monzo (Orzinovi, Brescia, 1981) vive e lavora fra Brescia e Milano. Fra le sue mostre più recenti si ricordano le personali presso la Galleria Bonelli Arte Contemporanea (Mantova e New York) e presso la Galleria Traghetto (Roma). Presenza fissa nelle più importanti fiere internazionali di arte contemporanea quali Pulse (New York), Arte Fiera (Bologna), Scope Miami, Scope New York e Scope London.

Inaugurazione giovedì 25 giugno alle ore 19.00
Durata: fino al 26 settembre 2009
Aperto dal martedì al sabato dalle 14.30 alle 19.30 o su appuntamento
Galleria Traghetto, Via Reggio Emilia 25 - 00198 Roma

Jacovitti. Antologia 1939/1997

Comunicato stampa

Si inaugura martedì 30 giugno 2009, alle ore 18,30, nel Museo dell'Alto Tavoliere (MAT) di San Severo (FG), la mostra “JACOVITTI. ANTOLOGIA 1939/1997”, promossa dalla Provincia di Foggia-Assessorato alla Cultura in collaborazione con l'Amministrazione Comunale di San Severo, nell'ambito del Progetto "Ad Andrea & C. Fatti e personaggi dal mondo del fumetto".
La mostra, curata da Silvia Jacovitti e Dino Aloi, ripercorre l'intera carriera dell'artista scomparso nel 1997 e ne abbraccia i vari aspetti, anche lontani fra loro, grazie alle 19 sezioni in cui è stata suddivisa. Saranno esposte più di trecento tavole, mentre il percorso sarà completato da una serie di sagome a grandezza naturale con riprodotti i personaggi dell'Artista, realizzate dall'Associazione "Carneval Spettacolo" di Ghemme. Queste sagome conducono il visitatore dentro le tavole di Jacovitti, attraverso vere e proprie ambientazioni tridimensionali. I disegni, quasi interamente in originale, spazieranno dalle illustrazioni per Pinocchio ai Diari Vitt, dalle grandi tavole panoramiche realizzate per il quotidiano "Il Giorno" negli anni Cinquanta, per arrivare ai disegni erotici, ai manifesti e alle vignette politiche. Saranno esposti anche gli originali delle tavole di fumetti di personaggi straordinari, come l'arcipoliziotto Cip, Tom Ficcanaso, Zorry Kid (di cui è esposta un'intera storia di 20 tavole) per arrivare all'indimenticabile ed intramontabile Cocco Bill, pistolero alla camomilla, col suo inseparabile cavallo Trottalemme, protagonisti, questi ultimi, di una serie di cartoni animati che ha riscosso un grande successo negli episodi mandati in onda da Rai/2. Un evento, dunque, di straordinario rilievo culturale, che costituisce un'assoluta novità per l'Italia centro-meridionale. La mostra rappresenta infatti la prima – ed al momento unica – tappa nel centrosud.
Il catalogo, edito dalla Casa Editrice "Il Pennino" di Torino, contiene buona parte delle opere esposte ed una serie di saggi critici che lo rendono un oggetto prezioso per amatori e collezionisti.
La mostra sarà visitabile per tutta l'estate dal 30 giugno al 6 settembre 2009 e richiamerà sicuramente turisti presenti sul Gargano, ma anche tanti in vacanza in Molise ed in Abruzzo. Alla
cerimonia inaugurale del 30 giugno, interverranno il Presidente della Provincia di Foggia dr. Antonio Pepe, il Sindaco di San Severo avv. Gianfranco Savino, l’Assessore alla Cultura della Provincia avv. Maria Elvira Consiglio, il Direttore del MAT (Museo Alto Tavoliere) dr.ssa Elena Antonacci, il Dirigente dell’Area Organi Istituzionali del Comune dr. Augusto Ferrara ed il Direttore Artistico del progetto "Ad Andrea & C. Fatti e personaggi dal mondo del fumetto" prof. Teo de Palma. Ospite d’onore sarà Silvia Jacovitti, figlia del noto fumettista e co-curatrice della mostra. L’allestimento, le visite guidate ed i servizi correlati alla mostra sono curati dall’Associazione CLIO (dottori Gioseana Diomede, Donato d’Orsi, Valentina Giuliani, Ambra Inglese, Graziano Urbano e Antonello Vigliaroli), nonché dalle dr.sse Daniela Busini e Rita d’Orsi, e dalle stagiste Hilda De Luca e Leandra Zaccaro.

“JACOVITTI. ANTOLOGIA 1939-1997”
MAT - MUSEO DELL'ALTO TAVOLIERE
Piazza San Francesco D'Assisi 48, San Severo (FG)
Inaugurazione: 30 giugno 2009 - ore 18,30
Periodo: 30 giugno - 6 settembre 2009

venerdì 19 giugno 2009

La "Fonte del Cristo" a Padula

di Gianmatteo Funicelli

Il mirabile edificio di culto in questione, conserva tutt’oggi il fascino del contesto cultuale su cui è integrato nonché una notevole leggibilità archeologica capace di attirare il visitatore sulla comprensione evoluzionistica delle architetture. La leggenda del Luogo Sacro fonda le origini nel V sec. d.C., quando nei pressi del suburbio di Consilinum (nell’attuale area verso il centro di Padula) nacque un fiorente complesso religioso costituito da un Battistero con annessa una sede vescovile, frutto della grande opera di evangelizzazione per mano dei Santi Paolino e Prisco.
Citato dalle documentazioni come “Battistero di San Giovanni in Fonte Marcellianum”, si potrebbe orientativamente attribuire la presenza del sacrario già ai tempi di Papa Marcello I, che occupò il pontificato nel 307 circa. L’importanza che veste l’area di culto nel contesto sociale successivo viene annoverata da Cassiodoro, il celebre funzionario statale a stretto contatto con il re degli Ostrogoti Teodorico. Il grande storico ci ricorda il Complesso nel crocevia di grandi assi viari tra Lucania e Calabria, tra cui anche l’antica strada romana Annia Popilia, a testimoniare le continue convergenze di diverse etnie sul Luogo Santo.
Sede dell’atto battesimale di rito orientale, celebrato cioè la notte dell’Epifania, la struttura fu edificata su di una sorgente d’acqua naturale per poi essere incanalata all’uso sacramentale. Nel Volume VIII del Viarum libri, è ancora Cassiodoro che ricorda esattamente questa fonte su cui venne costruita la vasca lustrale a sette gradini e dove miracolosamente avveniva l’episodio dell’innalzamento delle acque in cui i catecumeni ricevevano il sacramento per immersione. Le successive fonti normanne citano l’edificio come “Commenda di San Giovanni”, quando cioè Ruggero II donò ai Cavalieri Templari il Luogo Sacro. Nel XIV secolo passò poi al regio demanio. In epoca rinascimentale l’edificio non fu più attivo, difatti non compare in nessuna fonte ecclesiastica.
I restauri condotti dal 1985 ed il 1987 hanno riportato in luce la complessa struttura, dotata di un impianto centrale quadrangolare in cui vi era il fonte battesimale nel centro, con annessi edifici secondari. Indispensabili per la comprensione cronologica sono i lacerti pittorici nell’interno, soprattutto quelli inerenti ai pennacchi del tamburo del fonte su cui vi erano raffigurati i volti dei quattro Evangelisti, secondo uno schema iconografico tipicamente bizantino. Nell’interno si può osservare, inoltre, il ciclo affrescato raffigurante una probabile “Teoria di Santi” riconducibile al X secolo, su cui si profila una frontalità compositiva di chiara ascendenza greco-bizantina, analoga alle similitudini iconografiche degli affreschi absidali nell’Abbazia di San Pattano (Vallo della Lucania). San Giovanni in Fonte scomparì ben presto dalla scena storica quando venne integrata ad un forte insediamento abitativo, in cui si affermarono d’altronde nuovi complessi religiosi.

Polifonie dal mondo e dal Sud

Comunicato stampa

Concerto di musica leggera del Coro Polifonico "Trivigno e le Due Sicilie", diretto dal maestro Fulvio Caporale che, in occasione della Festa Europea della Musica, si esibirà Venerdì 19 Giugno, alle 19,30 nella Sala Conferenze della Biblioteca Nazionale di Potenza.
Il coro polifonico lucano vanta un repertorio molto ampio, dalla musica popolare a quella classica, con alcune prestigiose collaborazioni con grandi jazzisti italiani come Antonello Vannucchi, Elio Tatti e Giampaolo Ascolese.
La particolarità del coro “Trivigno e le Due Sicilie” è che si caratterizza per essere costituito da interi gruppi familiari, con una fascia di età molto varia, dai nonni ai nipoti, accomunati dalla passione per il canto.
Musicarte, che è lo slogan con cui il Ministero per i Beni e le Attività Culturali partecipa alla manifestazione, promossa dalla Biblioteca Nazionale e aperta gratuitamente a tutti i cittadini, rappresenta anche l’occasione per conoscere il nostro patrimonio culturale e trascorrere una piacevole serata in un luogo insolito per la musica.

giovedì 18 giugno 2009

Cultura della terra in Toscana. Mezzadri e coltivatori diretti nell’arte dell’Ottocento e Novecento

Comunicato stampa

Da sabato 4 luglio a domenica 29 settembre le sale del Palazzo Mediceo di Seravezza (Lucca), ospitano la mostra “Cultura della terra in Toscana, mezzadri e coltivatori diretti nell’arte dell’Ottocento e Novecento” promossa dal Comune di Seravezza e curata da Enrico Dei in collaborazione con Andrea Baldinotti. La mostra è stata realizzata grazie al contributo della Provincia di Lucca, Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, Banca di Credito Cooperativo della Versilia e della Lunigiana e i patrocini del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e della Regione Toscana.
Una rassegna che si propone con 90 quadri, tra cui alcuni veri propri capolavori, 20 opere grafiche e 10 scultore di raccontare la campagna italiana e in particolare quella toscana nel secondo Ottocento e primo Novecento contraddistinta dalla mezzadria, un termine latino che deriva dal tardo latino e che indica “colui che divide a metà”.
Le opere appartengono ad artisti come Fattori, De Grada, Guidi, Ferroni, Viani, Vagaggini, Rosai, Lega e tanti altri che raccontano in modo diverso e talvolta antitetico la campagna rurale illustrando la vita, i costumi e le abitudini delle popolazioni nei diversi, talora conflittuali, filoni iconografici. Tra queste si potranno ammirare due capolavori ritrovati; “Le ultime vangate” di Angiolo Tommasi, imponente opera macchiaiola (oltre due metri per tre) del 1892 di cui si erano perse le tracce dal 1927 e di proprietà della Cassa di Risparmio di Firenze, e “Ritorno dalla Fiera” di Egisto Ferroni del 1863, anche questo quadro ritrovato dopo decenni.
Il percorso espositivo, ricco e suggestivo, si snoda partendo dai “macchiaoli” fino ad attraversare la crisi di questo movimento e l’approdo alla pittura naturalistica, finalizzato a descrivere oggettivamente, in tele spesso di grandi dimensioni, la vita delle classi rurali in tono rassicurante. Ma a partire dell’ultimo decennio del secolo si fa sempre più strada una tendenza alternativa, intenzionata a denunciare le condizioni di miseria e di sfruttamento. Si pensi ad esempio alla monumentale tela di Niccolò Canicci “Inverno triste”, 1899, questo anche in una situazione sociale tutto sommato “favorevole” come quella toscana, dove il sistema economico fondato sui principi della mezzadria aveva consentito condizioni di vita certamente migliori rispetto alla media nazionale.
Ma il cuore della raccolta è dedicato ai principali momenti della vita quotidiana delle campagne: le feste campestri, i battesimi, i matrimoni, i funerali, le occasioni di religiosità, gli strumenti e i diversi momenti del lavoro nei campi, gli animali e i paesaggi rurali. E in questa parte incontreremo artisti come Giovanni Fattori con un grande capolavoro come “Casa colonica con la Porta Rossa” (1862 ), Lorenzo Viani, “Campagna contadina e versiliese”, Raffaele De Grada con “ “La fuga in Egitto” (1920), Memo Vagaggini con “Traghetto in Maremma” (1939).
Un’ altra parte della mostra riguarda l’iconografia statuaria grazie ad artisti come Ugo Guidi e Quinto Martini mentre la sezione grafica raccoglie bozzetti originari approntati dai vari artisti (tra cui Francesco Gioli, Giovanni Fattori, Vittorio Corcos), per la prima edizione illustrata delle “Veglie nere” di Renato Fucini (1889).
Infine si evocherà l’immagine delle campagne toscane offerta dalla fotografia contemporanea culminante in quella vera e propria summa costituita dal monumentale “Bauernwerk” (Il lavoro dei contadini) dello studioso svizzero Paul Scheuermeier, capace di documentare, mediante una serie di viaggi di studio e reportage fotografici compiuti in Italia a partire dal 1919, un mondo primitivo che stava per scomparire per sempre.
“Si tratta di un viaggio nella mezzadria e nel mondo contadino attraverso stili diversi che vanno dalla macchia, al naturalismo fino all’espressionismo – ha spiegato il curatore Enrico Dei – ma il filo conduttore che lega tutti questi artisti è la sensibilità verso il lato umano e lo sforzo, tipico dell’arte toscana di quel periodo, per dare dignità ai personaggi che sono raffigurati nelle opere. Un'altra novità – ha concluso Dei – è la rivalutazione di un certo tipo di scultura lontana dai canoni di quella di tipo monumentale più in voga oggi”.

Cultura della terra in Toscana, mezzadri e coltivatori diretti nell’arte dell’Ottocento e Novecento
4 luglio - 29 settembre 2009
Curata da Enrico Dei con la collaborazione di Andrea Baldinotti
Sede: Palazzo Mediceo, Via del Palazzo, 358 Seravezza (Lu).
Inaugurazione sabato 4 luglio alle 17.30
Orari di apertura tutti i giorni dalle 10 alle 13, dalle 17 alle 23.
Costo del biglietto 5 euro intero e 3 euro ridotto.
Catalogo: Pacini Editore, Pisa



Immagini:
Angiolo Tommasi, Le ultime vangate, 1892, olio su tela
Silvestro Lega, Procaccina del Gabbro, 1865 ca.
Andrea Markò, Bufalari della Reale tenuta di San Rossore, 1889, olio su tela, cm. 42x71
Raffaello Isola, Contadini versiliesi, 1930 ca., olio su tela, cm. 52x140

MarARTEa, il mare nel mito

Comunicato stampa

Il 24 luglio si apre a Maratea in provincia di Potenza la seconda edizione di "MarARTEa, il mare nel mito".
Si tratta di un percorso d’arte contemporanea permanente che coinvolge tutta l’area del porto di Maratea, dove saranno collocate sculture, installazioni, murales, mosaici, fotografie, creando così una passeggiata artistica en plein air dotata di grande fascino per il visitatore.
I lavori realizzati dagli artisti, ad evento concluso, verranno donati all’Associazione culturale MARartEA, per il nascente museo del territorio en plein air istituito nella magica location del porto di Maratea e denominato MARartEA OPEN MUSEION.
Il progetto nasce da un’idea di Paolo Tommasini e Maria Antonietta Roselli con la collaborazione di Joanna Irena Wrobel, Mimmo Longobardi, Franco Leone e del Professor Francesco Correggia, docente all’Accademia di Belle Arti di Brera, coordinatore delle attività culturali del Biennio di Arti Visive.
Il programma della tre giorni di inaugurazione si presenta ricco di appuntamenti che coinvolgono gli artisti, ma anche musicisti e critici d’arte. Venerdì 24 luglio si esibirà infatti in Nishmat hashmal, una performance live, suono, video, luce, Roberto Paci Dalò/Giardini Pensili. Sabato, invece, verranno presentati la mostra “Joseph Beuys in Manifesto”, a cura di Studio Oggetto-Caserta/Milano e il progetto “Bandiere d’artista” che vede il coinvolgimento di Giovanni Soldini.
Domenica, dopo i lavori della Conversazione sull’Arte Contemporanea dal tema “Oltre la luce”- l’arte come luce che dà luogo e forma alle cose, condotta da Ciro Cacciola ed alla quale prenderanno parte Francesca Alfano Miglietti, Carmine Benincasa, Antonio Capano, Francesco Correggia e Pasquale Persico, si esibirà in un concerto Piano Solo Alessandra Celletti.

Gli artisti che esporranno:
Valerio Coccia, Francesco Correggia, Roberto Crea, Roberto Paci Dalò, Domenico David, Matteo Fraterno, Franco Salemme, Nicola Salvatore, Regine Schumann, Carla Viparelli.

Artistiedizionezero2008
Riccardo Dalisi, Ivana D’Emilio, Dino Innocente, Luca Leandri, Pino Oliva, Tobia Ravà, Gianalberto Righetti, Stefania Salti, Paolo Tommasini, A/V Ascoltivisivi.

DIREZIONE ARTISTICA
Paolo Tommasini, Maria Antonietta Roselli
COMITATO ARTISTICO
Mimmo Longobardi, Joanna Irena Wrobel, Giampaolo Prearo
PROGETTO ESECUTIVO E ALLESTIMENTO
Franco Leone,Maria Antonietta Roselli, Paolo Tommasini
CATALOGO
Giampaolo Prearo Editore, Milano

Joconde. Da Monna Lisa alla Gioconda nuda

Comunicato stampa

Dal 14 giugno al 30 settembre il Museo Ideale Leonardo Da Vinci riapre al pubblico dopo cinque mesi con un’esposizione sorprendente su uno dei più interessanti argomenti della storia dell’arte: “Joconde. Da Monna Lisa alla Gioconda nuda”, a cura di Agnese Sabato e Alessandro Vezzosi, con la consulenza di Carlo Pedretti e di altri esperti internazionali.
L’obiettivo di questa mostra-evento è quello di fare il punto sulle origini, la fortuna e i “misteri” della Gioconda (a partire dalle problematiche della committenza, identità e datazione, e della bottega leonardesca), con un lavoro che continuerà nel tempo per la catalogazione di tutte le Gioconde del mondo. Si tratta di un work in progress che, al di là dell’evento espositivo, si propone di documentare e confrontare tutte le Monne Lisa e le Gioconde del mondo, dal Cinquecento a oggi.
La mostra presenta migliaia di immagini fra opere, reperti, documenti e multimedialità, compresi dipinti originali del XVI secolo esposti per la prima volta.
L’esposizione si articola in due parti: una storica e una contemporanea.
La prima comprende opere originali sconosciute, per esempio due versioni di “Gioconda nuda” riferite in antico a Leonardo, una delle quali era appartenuta al cardinale Fesch, zio di Napoleone Bonaparte e grande collezionista (possedeva anche il “San Girolamo” di Leonardo, oggi nei Musei Vaticani). O ancora una tavoletta riscoperta nei depositi degli Uffizi e restaurata per l’occasione; e, dalla Biblioteca Nazionale di Napoli, il “Diario” della visita del cardinale d’Aragona a Leonardo, nel 1517 ad Amboise con la descrizione della “Gioconda” (o della “Gioconda nuda”?).
Vengono messe a confronto le immagini di varianti della “Gioconda” del Louvre (sparse in tutto il mondo) e della “Gioconda nuda” (di cui si deve ancora individuare la possibile invenzione e autografia di Leonardo); documenti sulle biografie e le tracce dei luoghi della Gioconda (venti città e paesi da Firenze a Parigi, da Greve a Dumenza, da Arezzo a Napoli, da Vinci a Chantilly, da Lagonegro ad Amboise... tra storia, arte, geografia e mito); la fortuna della “Gioconda” e della “Gioconda nuda” nelle incisioni tra XVII e XIX secolo e nelle sculture (per esempio un marmo neoclassico).
La parte contemporanea inizia con il furto del 1911 e procede con protagonisti dell’arte del XX secolo a partire da Duchamp, con l’Omaggio a Jean Margat (all’artista piuttosto che allo scienziato e collezionista, nel cinquantenario della storica rivista «Bizarre» con i suoi trattati di “Giocondologia” e “Giocondoclastia”), e agli artisti attuali, fra pittura e grafica digitale, moda e design. Si conclude con il più ampio repertorio iconografico digitale in un caleidoscopio dell’immagine, e con spettacolari esami scientifici eseguiti sull’originale del Louvre da Pascal Cotte (Lumiere Technology), compresa una spettrografia di 4 metri per 3.
In parallelo, fino a settembre si raccoglieranno le “testimonianze”, ipotesi e interpretazioni, di storici d’arte e scienziati per un convegno internazionale che si concluderà con un “processo” teatrale, istruito e messo in scena (a ottobre) da magistrati e avvocati.

Titolo mostra: Joconde. Da Monna Lisa alla Gioconda nuda
A cura di: Agnese Sabato, Alessandro Vezzosi
Sede: Vinci (FI), Museo Ideale Leonardo Da Vinci
Periodo: 14 giugno - 30 settembre 2009
Orario: tutti i giorni, ore 10.00-19.00

mercoledì 17 giugno 2009

Palma Bucarelli. Il museo come avanguardia

Comunicato stampa

A cento anni dalla nascita di Palma Bucarelli, la Galleria nazionale d’arte moderna di Roma dedica una mostra a colei che fu direttrice e poi soprintendente della Galleria dal 1942 al 1975. Le opere, circa centocinquanta, e il materiale d’archivio esposto documentano l’attività di Palma Bucarelli a sostegno della promozione dell’arte contemporanea italiana e straniera e la sistemazione museografica della Galleria.

Il personaggio
Palma Bucarelli nasceva nel 1910 a Roma. Allieva di Adolfo Venturi si laureò nel 1931. Nel 1933 entrò per concorso nell’Amministrazione delle Antichità e Belle Arti del Ministero della Pubblica Istruzione e nel dicembre 1939 prese servizio alla Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea. Già dal 1942 assunse le redini del museo, affrontando con prontezza e intelligenza i problemi legati agli eventi bellici. Provvide, per esempio, al ricovero a Palazzo Farnese di Caprarola di numerose opere d’arte, evento del quale scrisse con ammirazione Indro Montanelli nel 1951. Dal 1944-1945, quando di fatto rimise in marcia il museo con un allestimento completamente nuovo, al 1975 Palma Bucarelli rappresentò per l’arte italiana contemporanea un arbitro assoluto. La Galleria, infatti, divenne con la sua guida l’istituzione pubblica di maggior spicco nel panorama dell’arte, quella cui maggiormente gli artisti facevano riferimento e l’unica a iniziare una collaborazione di respiro internazionale con molti musei del mondo: da quelli degli Stati Uniti a quelli giapponesi, russi, tedeschi, inglesi e francesi. Prima sua preoccupazione, infatti, fu quella di selezionare la migliore arte italiana del dopoguerra e di farla conoscere all’estero attraverso mostre collettive che furono ospitate con il sostegno del ministero degli esteri un po’ in tutto il mondo. Allo stesso tempo, nei due edifici di viale delle Belle Arti costruiti da Cesare Bazzani nel 1911 e nel 1934, Palma sperimentò fin dagli anni quaranta un nuovo modello di museo contemporaneo, attento sia all’aspetto didattico sia alla riflessione critica, con l’aiuto teorico di storici d’eccezione come Lionello Venturi e Giulio Carlo Argan. La Galleria nazionale era stata fino a quel momento un’istituzione periferica della Direzione Belle Arti, attardata su schemi museali più adatti all’arte antica che a quella contemporanea. Con Palma Bucarelli, dall’indiscutibile capacità intuitiva e dalla vivace intelligenza, ma anche grazie alla sua abnegazione, la Galleria assunse un ruolo fondamentale nel panorama artistico italiano. Il suo lavoro era divenuto da subito una missione che tentava, e quasi sempre con successo, di legare rapporti personali e obbiettivi di pubblica utilità, senza risparmiarsi mai, facendo di ogni vicenda una battaglia personale da vincere su qualsiasi terreno: della mediazione, dell’influenza, del potere. Fece parte fin dalla fine degli anni quaranta dell’Art Club, associazione culturale diretta da Enrico Prampolini a favore dell’astrattismo e dell’AICA, Associazione internazionale dei Critici d’Arte. Ne derivarono collaborazioni e mostre ospitate in Galleria, che permisero di mostrare al pubblico italiano l’arte nuova, astratta e informale, americana ed europea di maggiore prestigio. Tra le date memorabili: la mostra di Picasso nel ’53, di Mondrian nel ’56 e di Pollock nel ’58. Nonostante le accuse, anche di natura politica, di favorire apertamente questa temperie artistica e di ignorare la tradizione italiana (de Chirico fu tra i più accaniti critici del suo operato), indubbiamente Palma riuscì ad inserire la Galleria all’interno del circuito internazionale e di conseguenza a promuovere l’arte italiana delle giovani generazioni fuori dei confini dell’Italia. La mostra “Arte italiana contemporanea” del 1955 fu tra i suoi più grandi traguardi in questo senso, mentre l’esposizione d’arte americana contemporanea organizzata dal Guggenheim di New York nel 1957 alla Galleria nazionale rappresentò un momento importantissimo nel riconoscimento della sua figura. Ma se la sua fama cresceva, molti furono anche gli attacchi che le vennero mossi: di negazione dell’ottocento, di gestione personalistica, di esterofilia, di poca chiarezza nella gestione amministrativa. Negli anni sessanta si concentrò sul riordinamento della Galleria, sulla istituzione di servizi museali, quali il laboratorio di restauro, il laboratorio fotografico, e sulla sperimentazione di modelli museografici che avessero respiro internazionale. Alla fine degli anni sessanta la Galleria risultava a tutti gli effetti un museo moderno, organizzato, capace di recepire eventi e di produrre esposizioni sia al proprio interno che all’esterno. Molte furono anche le acquisizioni di opere d’arte che Palma portò a compimento, in moltissimi casi depositi da parte degli artisti e donazioni di collezionisti o eredi illuminati. Giunsero in tal modo in Galleria le opere di Burri, Capogrossi, Fontana, Colla, mentre importanti capolavori anche dell’ottocento, fra cui Monet, Van Gogh, Boldini, vennero acquistati per potenziare quel settore del museo. Quando andò in pensione, a metà del 1975, Palma Bucarelli lasciò un’eredità considerevole alla Galleria nazionale, fatta non solo di incremento di opere d’arte, soprattutto contemporanee, ma anche di un allestimento che mostrava con estrema chiarezza le tappe fondamentali della storia dell’arte italiana con puntuali riferimenti a quella straniera (per quanto molto di più Palma avrebbe voluto fare in tal senso), di una ormai solida organizzazione dei servizi interni, il tutto accompagnato da una ottima fama internazionale quale autorevole istituzione italiana per l’arte contemporanea.
(Mariastella Margozzi)

La mostra
Attraverso la presentazione di circa centocinquanta opere tra dipinti, sculture, grafica, e di altrettante fotografie d’epoca, sarà documentata l’attività di Palma Bucarelli indirizzata all’incremento delle collezioni del museo, alla conoscenza di personalità del mondo artistico di rilievo sia italiane che internazionali, alla promozione dell’arte italiana all’estero. Sono previste le seguenti sezioni:
- la scultura italiana degli anni ‘50 e ‘60
(Calò, Carrino, Cascella, Ceroli, Colla, Consagra, Fontana, Guerrini, Lo Savio, Lombardo, Lorenzetti, Leoncillo, Mannucci, Marotta, Marzot, Mastroianni, Mattiacci, Melotti, Pierelli, Pascali, Pomodoro G., Pomodoro A., Santoro, Somaini, Uncini, Zorio, ecc.)
- l'Arte cinetica e l'arte programmata italiana e straniera
(Alviani, Mari, Gruppo T, Gruppo N, Schoeffer, Huecker, Le Parc, ecc)
- una selezione dell’ “Esposizione di arte contemporanea 1944-1945” (De Pisis, Marino Marini, Scipione, Pirandello, Mafai, Afro, Mirko, Mazzacurati, Fazzini, ecc.)
- un video con un’antologia di interviste rilasciate in televisione da Palma Bucarelli (Teche RAI, a cura di Anna Maria Cerrato)
- gigantografie, fotografie, libri e articoli di Palma Bucarelli
- la vita di società di Palma. Seguire la moda e il gusto dell’epoca con la selezione di alcuni abiti del suo guardaroba donato nel 1992 al Museo Boncompagni Ludovisi e un gruppo di gioielli a lei appartenuti (tra cui opere di Afro e Mastrojanni) e da lei collezionati per la Galleria nazionale
- una sintesi delle mostre realizzate in Galleria tra gli anni cinquanta e i settanta con una selezione di opere di artisti quali:
Modigliani, Mondrian, Pollock, Morandi, Scipione, Gino Rossi, Kandinskji, Richter, Malevic, Fautrier, Moore, Prampolini, Klee, Colla, Manzoni, Baumeister, Capogrossi ecc.
- una sintesi del riordinamento del 1969 di arte italiana (Burri, Fontana, Capogrossi, Novelli, Pascali, Dorazio, Perilli, Scialoja, Corpora, Accardi, Sanfilippo, Tancredi, Vedova, Rotella, Twombly, Adami, Festa, Schifano, ecc.)

Il catalogo, edito da Electa, riunisce numerosi contributi critici sulla storia della Galleria negli oltre trent’anni della direzione di Palma Bucarelli e testimonianze dei momenti importanti del suo operato, che hanno contribuito a delineare la storia dell’arte contemporanea italiana e a definire il volto dell’istituzione.

L’Assessore alle Politiche Culturali e della Comunicazione Umberto Croppi inaugurerà la targa toponomastica dedicata a Palma Bucarelli, che si trova nei pressi della Galleria nazionale d’arte moderna: da Viale delle Belle Arti a Via Antonio Gramsci il giorno 25 giugno 2009 alle ore 11.00.

Palma Bucarelli. Il museo come avanguardia
Galleria nazionale d'arte moderna e contemporanea
Viale delle Belle Arti 131, Roma
A cura di Mariastella Margozzi
Conferenza stampa: 25 giugno - ore 12.00, Salone dell’Ercole
Inaugurazione della mostra: 25 giugno - ore 18.00
Apertura al pubblico 26 giugno - 1 novembre 2009