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lunedì 9 marzo 2015

Manzù. Le donne e il fascino della figura

[Comunicato stampa] Giovedì 12 marzo 2015 si apre al pubblico la mostra “Manzù. Le donne e il fascino della figura” a cura di Lea Mattarella.
L’Area archeologica di Ostia Antica, museo e scavi, diventa luogo di profondo dialogo tra storia antica e bellezza, ospitando trenta opere del maestro bergamasco. Un fil-rouge si snoda tra le statue di divinità esposte nel museo e il fascino della donna di Manzù, tra i suoi lavori e le antiche teste auliche e stilizzate. L’evento è promosso dalla Soprintendenza Speciale per il Colosseo, il Museo Nazionale Romano e l’Area Archeologica di Roma, in collaborazione con Il Cigno GG Edizioni.
Il percorso espositivo si conclude nell’ultima sala del Museo, dove è allocata la grande tela intitolata Pittore e modella, del 1958, e si snoda attraverso una serie di sculture e disegni in cui la figura, prevalentemente femminile, viene investigata con passione meticolosa, attraverso le tecniche espressive che furono tre le preferite del Maestro bergamasco: carboncino, acrilico, olio su tela, sculture in bronzo.
La donna, di cui è visibile il capolavoro che Manzù tenne nella sua camera da letto per tutta la vita e che ritrae la moglie Inge, ricondotta all’essenza e alla forza del suo essere, denudata di ogni vanità terrena, è fonte inesauribile d’ispirazione per l’artista che la ritrasse fin dal 1935, in opere agli antipodi dall’approccio accademico.
All’esterno le sculture dialogano sia con la storia millenaria del luogo, animando di figure l’antica città, sia con i visitatori che potranno apprezzare da vicino il lavoro del Maestro bergamasco. Come ha scritto Maurizio Calvesi, “Da amante […] egli non si è posto mai dei "modelli", né antichi né contemporanei; ma ha risposto in modo diretto al proprio sentimento dell’eros, della bellezza...”. E’ emblematico in tal senso il ritratto di Inge, futura moglie di Manzù, rappresentata nuda su uno scenario spoglio. La nudità della donna e dello spazio che la circonda, dove le suppellettili giacciono inerti su una sedia, simboleggiano l’essenza dell’amore, anche sensuale, che basta a se stesso.
All’ingresso dell’area un cardinale monumentale accoglie i visitatori di Ostia Antica, per ricordare che oltre alle donne Manzù fu scultore e interprete straordinario ed anche innovativo dell’arte sacra, di cui appunto la serie dei cardinali e la Porta della Morte in San Pietro sono capolavori dell’arte plastica del Novecento.
La mostra sarà corredata da un percorso creato ad hoc con forex esplicativi, totem e pannelli, che illustreranno al visitatore la vita e le opere dell’artista. Una piantina, infine, permetterà allo spettatore di rintracciare agilmente le sculture nell’area dello scavo.

Titolo mostra: Manzù. Le donne e il fascino della figura
Sede espositiva: Museo e Area Archeologica di Ostia, Via dei Romagnoli, 717 00119 Roma
Periodo: 13 marzo - 6 novembre 2015
Inaugurazione: giovedì 12 marzo 2015, ore 17.30
Promossa da: Soprintendenza Speciale per il Colosseo, il Museo Nazionale Romano, e l’Area Archeologica di Roma in collaborazione con Il Cigno GG Edizioni
Curatela: Lea Mattarella
Ideazione: Paola Germoni e Lorenzo Zichichi
Orari: martedì-domenica 10.30-13.30, 14.30-18.15; lunedì chiuso
Catalogo: Il Cigno GG Edizioni

lunedì 17 giugno 2013

Cotture, ceramica da fuoco in Puglia

Comunicato stampa

La ceramica da fuoco, che rappresenta una conquista fondamentale per l’uomo, quella della cottura degli alimenti, custodisce in sé da sempre il fascino arcaico del focolare e della materia. L’argilla rossa, utilizzata per modellare i manufatti che servivano per cuocere, sarà il file rouge tra l’ambiente domestico del XIX secolo e la quarta mostra Cotture, ceramica da fuoco in Puglia di Casa Vestita, (via Crispi 63/a) che inaugura a Grottaglie (TA) il 1° agosto e sarà esposta fino al 1° settembre.
Saranno più di cento i prodotti artigianali antichi protagonisti del percorso espositivo, in diverse forme ceramiche e tutte già utilizzate nel corso dei secoli per la cottura degli alimenti. La novità della mostra riguarda gli spazi che quest’anno si arricchiscono estendendosi all’interno delle antiche cisterne.
Quartaredde, tiedde e tieste di diverse dimensioni e mai uguali, utilizzati in passato per la cottura delle tipiche pietanze pugliesi, ciùcculatere e cùcume adoperate per i decotti e per la preparazione del caffè d’orzo, fràceri fondamentali per riscaldare gli ambienti domestici durante l’inverno ed una raro alambicco in argilla; saranno questi alcuni degli oggetti che il visitatore potrà incontrare all’interno della particolarissima mostra. Un ruolo di primaria importanza sarà invece dedicato alla pignata, regina delle pentole pugliesi utilizzata per la cottura dei legumi secchi e delle classiche fave; manufatto che a volte era rivestito da una maglia metallica per aumentarne la resistenza agli sbalzi di temperatura, facendo così assumere alla pignata firrata un aspetto quasi militaresco.
Cotture, curata dall’archeologo Simone Mirto e dal ceramista Mimmo Vestita, espone una preziosissima raccolta, importante non per il suo valore artistico ma per la rarità dei manufatti dovuta alla scarsa considerazione subita nel corso dei secoli. La ceramica da fuoco infatti non è stata mai oggetto di collezionismo poiché una volta usurata veniva rotta, riutilizzata per scopi edili o gettata via, a volte all’interno di quei butti (grandi pattumiere domestiche) che ci hanno restituito l’esemplare rinascimentale esposto in mostra.
Quest’anno la mostra estiva di Casa Vestita, continuando nel solco del popolare che ha contraddistinto il progetto dei curatori fin dall’inizio della loro collaborazione, proporrà al grande pubblico una produzione ceramica che non è stata ancora valorizzata abbastanza ma che ha rivestito nella storia un ruolo di primaria importanza per il genere umano. L’argilla rossa sarà il filo conduttore, quella materia estremamente resistente al fuoco ed agli sbalzi di temperatura che l’uomo ha plasmato fin dai tempi remoti e che gli ha permesso di raggiungere una tappa fondamentale per la sua evoluzione, la cottura dei cibi. La ceramica da fuoco nata per soddisfare un necessità primaria diede così inizio nella preistoria all’arte della ceramica.
Una produzione strettamente d’uso ma che come tutta la ceramica popolare grottagliese custodisce in sé un gusto intrinseco. Infatti dopo aver realizzato il manufatto al tornio il pignataru, ceramista addetto alla realizzazione di ceramica da fuoco, dava ad esso la garbatezza e staccandolo con un filo di ferro dal tornio ne arrotondava sapientemente gli angoli vivi alla base in modo che il suo aspetto non fosse mai spigoloso ma sempre garbato e gentile. Nell’ambito della mostra sarà possibile visitare la chiesetta rupestre con i suoi affreschi databili tra il XII e XIV secolo.
Diverse saranno le manifestazioni gastronomiche collaterali che si svolgeranno nell’ambito della mostra, in collaborazione con realtà di carattere locale e nazionale come la quarta edizione di Vino è Musica, l’appuntamento ad hoc per assaporare i vini pugliesi tra installazioni di arte e percorsi enoculturali, il 3 e 4 agosto a Grottaglie.

Titolo mostra: Cotture, ceramica da fuoco in Puglia
Date: 1 agosto - 1 settembre 2013
Sede: Casa Vestita, Via Crispi 63/a - Quartiere delle Ceramiche, Grottaglie (TA)

domenica 3 aprile 2011

Le tombe lucane di Paestum

di Gianmatteo Funicelli

L’incanto della pittura è da ricercare lontano. A Paestum, tra il mare e il mito, dove l’Archeologica ha riesumato dall’oblio dei secoli preziosi documenti dipinti. Al di fuori delle mura di cinta della fiorente colonia magnogreca, si estendono diverse aree cimiteriali attive sin dal Preistorico. Quelle pertinenti ai ritrovamenti lucani custodiscono un migliaio di sepolcri, di cui solo ottanta sono dipinti e provengono prevalentemente dalla necropoli urbana di Andriuolo. Il ricco repertorio tombale riemerso in tali contesti, testimonia con chiarezza i caratteri peculiari di una polis che si trasforma all’ombra dell’occupazione lucana (420-410 a.C.). La perdita della grecità non fu drammatica per l’antica colonia. Nella nuova “Paistom dei Lucani” si fusero ben presto nuovi sentori di splendore e sviluppo. Tale passaggio è tangibile soprattutto nella progressiva trasformazione del rituale funerario, incline alla maggiore ricercatezza nella scelta dell’oggettistica da sepoltura. Oltre al corredo fittile, la tendenza e la “volontà” di arricchire lo spazio del defunto con repertori dipinti si attesta sin dalla seconda metà del IV sec. a.C.. Scopo di questo breve intervento sarà quello di delineare una relazione generale su tali scelte decorative.
Nel lasso che va dal V al IV secolo, il modus pingendi dell’officina lucana assimila una nutrita escalation stilistica. I dipintori abbandonano la composizione prettamente geometrica e modulata “a registro”, intonata a medie bande di colore, per includere sul piano lapideo i primi elementi fitomorfi e vegetali. I soggetti esplicitano il messaggio: elementi stilizzati alludono alla rinascita della vita, mentre un motivo “risparmiato” e continuo di foglie di alloro incornicia a mo' di fregio la superficie lapidea, uno spazio dove il simbolo è puro paradiso dipinto.
Nel IV secolo vi è l’acme: le scene figurate padroneggiano l’intero fondo bianco, mentre le decorazioni tendono al più colto virtuosismo (370-340 a.C.). Le maggiori innovazioni riguardano le tematiche, come il gioco funebre, preponderante sulla tomba maschile gentilizia. La “corsa con le bighe”, il “pugilato” come pure il “duello” fissano sulla parete in pietra il rituale tra il vincitore e i vinti, tra la vita e la morte. Ma quello che risulta capitale nel contesto funerario maschile è il “ritorno del guerriero” che con le armi nemiche rimpatria per essere accolto, acclamato.
Dei sepolcri femminili si notano programmi differenti: la donna di rango elevato viene fissata da scenette di gineceo o di prothesis. Le raffigurazioni, in genere bipartite, si spartiscono a più livelli. Le une sul piano frontonale e le altre sul registro inferiore ossia nella terza fascia a partire dallo zoccolo purpureo alla base. I valori formali sono minimi, ma non del tutto approssimativi. Il dipintore seppure denuncia un mediocre background formativo, nella sua scarsezza stilistica si sforza di penetrare nel “vivo” delle scene e di dominare appieno la delineazione degli ornati.
La narrazione, per tutto il complesso figurativo (maschile e femminile), è paratattica, bidimensionale, ma non per questo statica. Anche se la forma è compendiaria e lesta, nelle sepolture di entrambi i sessi si evidenzia una valida energia intensa: nel tema femminile di “esposizione del defunto” notevoli sono i dati espressionistici, soprattutto nei disperati gesti delle “piangenti” che circondano il letto funebre a mò di compianto. Che dire dell’affascinante scena della “partenza per il viaggio nell’al di là con la defunta introdotta da Caronte” sul triangolo della lastra est della Tomba 47 (350 a.C.): è qui che si è in grado di evidenziare come l’officina pestana in questione rincorre la ricercatezza del gusto narrativo e la profonda cultura rituale. “Il gesto pittorico come racconto del trapasso”, questo è da ricercare nelle lastre dipinte di Paestum che, dal buio alla luce custodiscono, allora come oggi, un duplice documento di vita e di morte.

PERIODI COMPLEMENTARI
Le tombe pestane si presentano come unità sepolcrali di svariate tipologie tra cui domina la formula a cassa, costituita da quattro lastre in pietra calcarea, due oblunghe per i lati maggiori e due brevi per i lati corti, mentre una quinta lastra è adibita a copertura. Molto spesso i lati brevi terminavano in una forma triangolare tale da conferire al banco superiore di chiusura la conformazione a doppio spiovente

Sarà bene introdurre che le pitture del caso pestano presentano all’unisono dati grafici indirizzati perlopiù a figure di alto rango (soldati, regine, personalità politiche etc.)

mercoledì 23 marzo 2011

Il fascino dell’Egitto. Il ruolo dell’Italia pre e post-unitaria nella riscoperta dell’antico Egitto

di Sonia Gammone

Fino al prossimo 2 ottobre 2011 sarà possibile visitare una originalissima mostra ad Orvieto intitolata Il fascino dell’Egitto. Il ruolo dell’Italia pre e post-unitaria nella riscoperta dell’antico Egitto. Organizzata congiuntamente dalla Fondazione per il Museo “Claudio Faina” e la Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto, la mostra è coordinata da Giuseppe M. Della Fina e dalle egittologhe Elvira D’Amicone e Massimiliana Pozzi. Sono circa 250 i reperti che grazie a questa iniziativa è possibile ammirare. Dal sottotitolo si evidenzia il carattere che gli studiosi hanno voluto dare a questa importante rassegna, sottolineando il meticoloso lavoro di tanti egittologi italiani partiti per l’Egitto e che con grande passione hanno fatto scoperte uniche nella terra dei faraoni. Infatti fu soprattutto durante l’Ottocento che questa scienza prese piede anche da noi con diverse spedizioni. La mostra ci documenta proprio come in quegli anni ci fu quasi una corsa all’Egitto che portò oltre a importanti scoperte anche un fiorente commercio antiquario per via del quale migliaia di reperti sono sparsi in tutto il mondo. La mostra di Orvieto rappresenta un importante momento di sintesi che permette allo spettatore di vedere riunite opere provenienti da molte istituzioni museali e che diversamente sarebbe difficile riuscire ad ammirare.

giovedì 17 marzo 2011

La Plebs di Santa Maria di Rota

di Gianmatteo Funicelli

Nel quadro delle svariate indagini archeologiche altomedievali nel salernitano, cospicue risultano le tracce di insediamenti o quantomeno fortuite “presenze” in grado di valutare e proporre modeste conclusioni su di una storiografia medievista di popoli ed un’archeologia fatta di antiche pietre che discutono, a corredo di varie fonti, sull’alternanza di civiltà protagoniste di cambiamenti, nonché delle nostre amate radici. È il caso dell’area a Nord di Salerno, a diciassette chilometri da quest’ultima che il “fortunato” saggio di scavo degli anni 1985-86 condotto nell’area della chiesa plebana di Santa Maria sita nell’antica Rota (oggi Mercato San Severino), uno dei rarissimi esempi di gastaldati longobardi ancora recuperabili in Campania, ha messo alla luce ingenti materiali e reperti ceramici atti a delineare una prima conoscenza del sito.
Le documentazioni a noi più distanti su luogo ci riportano al VII sec. d.C., ossia al 633 quando l’antica Rota era strettamente connessa alle dipendenze amministrative napoletane. La sua successiva fase si rifà poi all’incursione longobarda, dove gli assetati Principi beneventani occuparono il centro, nonostante le continue rivolte degli autoctoni. Questa rinomata convergenza nei confronti di Rota è dovuta alla sua posizione geografica coincidente coi noti percorsi viari della Capua-Regium e della consolare Annia-Popilia, dove l’area fu testimone di numerose entità. Il villaggio divenne gastaldato di Salerno nel IX sec., come ci attestano le attendibilità di fonti scritte (actus rotense). La sua importanza insediativa è considerevole se si pensa che esso fungeva da collegamento tra le due pianure in cui veniva a trovarsi, quella vesuviana e quella pestana. Un saldo centro di controllo, quindi, che coadiuvato dall’alto incastellamento di Lanzara raggiungeva un imponente carica amministrativa, protratta in epoche successive con gli Aragonesi e con l’efficiente linea politica della San Severino moderna. In contrasto alle documentazioni del gastaldato, i dati archeologici, tuttavia, rimandano indietro di tre secoli la frequentazione del sito, in particolare alle presenze connesse col sacrario citato (seconda metà VI sec. d.C.).
La tematica di chi scrive in quest’esame, è proprio quella di riportare l’attenzione, seppure del tutto riassuntiva, sullo specifico contesto sacro alla luce dei risultati archeologici. La chiesa di Santa Maria di Rota è uno dei più rari esempi che ben traduce la cristianizzazione in Campania dal Tardoantico all’Altomedievo (dopo il Battistero di S. Maria Maggiore di Nocera). La “Plebs”, attribuzione sacra che compare nell’area tra il IX e l’XI sec., è la formazione di una specifica adesione religiosa di vari contesti a cui aderiscono i popoli delle città e successivamente quelli delle campagne per adempiere alle dovute attività cultuali e devozionali, che vano dalla cura animarum alla venerazione di un santo particolarmente caro al luogo di deposizione. In termini di “cristianizzazione” di aree rurali, questo fenomeno lento e progressivo si diffonde dalla prima affermazione del Cristianesimo sino al V-VI sec., come accade appunto per la Chiesa di Santa Maria, ad un certo punto non più descritta dalle fonti come ecclesia baptismalis ma come plebs. In termini amministrativi, infine, la “Plebs Sancta Mariae” doveva essere un distretto ecclesiastico dipendente dalla ecclesia episcopalis urbana, ma dotata di un clero operante, dove la suddetta cura delle anime comprendeva i seguenti compiti sacerdotali: la celebrazione delle funzioni religiose, l’impartire il battesimo e l’operare nelle pratiche funerarie; tradotta in termini architettonici, la plebs doveva essere fornita di un’aula di culto, di una fonte battesimale e di uno spazio cimiteriale per la tumulazione dei defunti.
Il tempio sacro, largamente documentato (Codex Diplomaticus Cavensis) tra atti di vendita e donazioni, sorse tra VI e VIII sec. e presenta un’icnografia a navata unica terminante in un abside semicircolare orientata con una misurazione di 24 mt. di lunghezza e di 8 mt. di ampiezza. La struttura nel corso dei secoli ha subito numerosi rifacimenti e accorpamenti di destinazione probabilmente agricola e/o abitativa. La sua muratura esterna in opus quadratum ne accerta un’antica edificazione. La prima campagna di scavo degli anni 1985-86, assieme agli altri saggi esplorativi che hanno promosso il laboratorio di Archeologia medievale “N. Cilento” nell’Università degli Studi di Salerno con la cooperazione della Ricerca scientifica coordinata dagli studiosi del DILAM (Dipartimento di Latinità e medioevo) assieme ad altri enti, tutt’oggi hanno prodotto numerosi risultati che pongono ad osservare il sito da nuovi punti di vista.
Oggi il complesso riversa in un forte stato di degrado, dove si avverte non poco anche l’imminente scomparsa degli ultimi lacerti di affresco ancora presenti in situ sui registri murari interni. Testimonianze sicuramente valide sul territorio altomedievale che però tutt’oggi risulta parzialmente protetta da una lamiera in acciaio e completamente priva di adeguate coperture. È auspicabile che in un futuro prossimo, al di là delle continue e differenti difficoltà di accesso e di approccio sul sito, il progressivo riemergere dell’insediamento sia una nuova pagina indispensabile per la nostra archeologia, ma soprattutto per la nostra civiltà.

lunedì 10 gennaio 2011

Arte in memoria 6

Comunicato stampa

In occasione della Giornata della Memoria 2011, domenica 30 gennaio torna nella Sinagoga di Ostia Antica l’appuntamento biennale con “Arte in memoria”, la rassegna di arte contemporanea di respiro internazionale, a cura di Adachiara Zevi, organizzata dalla Fondazione VOLUME!.
La mostra, alla sua sesta edizione, è promossa da: Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma Sede di Ostia; PABAAC - Direzione generale per il paesaggio, le belle arti, l'architettura e l'arte contemporanee, Assessorato alle Politiche Culturali della Provincia di Roma, Municipio Roma XIII.
La mostra si avvale del patrocinio dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e del contributo dell’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania in Italia.
Gli artisti invitati ad intervenire quest’anno sono: Jochen Gerz, Richard Long, Liliana Moro, Giuseppe Penone.
Come per le edizioni precedenti, le opere, sono realizzate appositamente per la Sinagoga di Ostia Antica, una delle più antiche testimonianze archeologiche dell’ebraismo della Diaspora (I secolo d.C.).
L’idea dell'iniziativa nasce dalla storia della Sinagoga di Stommeln, in provincia di Colonia, sopravvissuta al nazismo, dove dal 1990 ogni anno un artista è invitato a creare un lavoro originale per il luogo.
“Arte in memoria” partecipa alla Giornata della Memoria, istituita dai Parlamenti europei nella data di apertura dei cancelli di Auschwitz, con la convinzione che un progetto sulla memoria non debba attestarsi a un livello meramente simbolico e commemorativo, ma trovare una continuità nel tempo, impegnando ogni volta artisti diversi a cimentarsi con un tema così drammaticamente attuale e con un luogo così significativo dal punto di vista storico, artistico e simbolico.
Il pensiero critico della rassegna considera la nostra cultura, ossessionata dalla memoria ma anche caratterizzata dalla dinamica distruttiva dell’oblio. Affinché la memoria delle tragedie, trascorse e in atto, non si risolva nelle commemorazioni e nei discorsi rituali di un giorno, “Arte in memoria” coinvolge la comunità degli artisti perché trasformi un luogo di culto in luogo di cultura, ripopolandolo con visioni ispirate alla storia ma radicate nell’attualità.
Il catalogo di “Arte in memoria” 6 sarà presentato in occasione della chiusura della mostra. Bilingue e graficamente conforme ai precedenti, contiene un saggio della curatrice e le immagini delle opere esposte nella Sinagoga di Ostia dal 30 gennaio al 3 aprile 2011.
A memoria dell’iniziativa e come abbrivio di una possibile collezione di opere d’arte contemporanea in un sito archeologico, al termine dell’esposizione del 2002 hanno donato il loro lavoro gli artisti Sol LeWitt e Gal Weinstein cui si è aggiunta, con l’edizione del 2005, la donazione del lavoro dell’artista portoghese Pedro Cabrita Reis.
Le opere, in dialogo permanente con le rovine, sono visibili dalla strada che collega gli Scavi di Ostia all’aeroporto Leonardo da Vinci di Fiumicino.

Mostra: “Arte in memoria” 6
Sede: Sinagoga di Ostia Antica
Curatore: Adachiara Zevi
Allestimento: Sauro Radicchi
Direzione e coordinamento architettonico: Anomia Studio Architetture
Organizzazione: Fondazione VOLUME!
Progetto grafico: Giovanni D’Ambrosio, Paolo La Farina
Inaugurazione: domenica 30 gennaio 2011 ore 11.00
Durata mostra: 30 gennaio-3 aprile 2011
Orario: dal martedì alla domenica dalle 11.00 alle 16.00. (uscita dagli Scavi entro le ore 17.00). Lunedì chiuso.
Ingresso: intero € 6,50; ridotto € 3,25 (l’ingresso alla mostra è incluso nel biglietto d’ingresso agli scavi archeologici)

mercoledì 17 novembre 2010

Riapre il tempio di Venere a Roma

di Gianmatteo Funicelli

Ritorna alla pubblica fruizione il Tempio di Venere presso il Foro romano, all’interno di in un promettente e più ampio progetto di riqualificazione e messa in sicurezza riguardanti le maggiori aree archeologiche romane e i relativi percorsi di visita. Il progetto di risistemazione della grande area monumentale si deve all’intervento del delegato per le aree archeologiche di Roma e Ostia, nella figura di Roberto Cecchi, che concretizza manutenzione straordinaria dell’intero spazio archeologico e la sistemazione tecnica dei percorsi, per garantire un’efficiente utilità verso i visitatori. L’antico tempio, fondato nel 141 d.C. da Antonino Pio in epoca antoniniana e dedicato alla Città Eterna nonché alla dea Venere, venne eretto nei pressi del Colosseo dove vi era, un tempo, il vestibolo della Domus Aurea di Nerone. Esso si presentava diptero (con due file di colonne sul perimetro) e con un’elaborata disposizione di ambienti all’interno. Di tale sfarzo, oggi rimane in vista solo il grandioso pavimento in lastre marmoree e le agili colonne in porfido, in quanto Il suo processo di spoliazione cominciò già nel VII secolo, quando vennero estratte dall’edificio le tegole in ottone della copertura sul tetto che l’imperatore Eraclio concede a Papa Onorio per riutilizzarle in San Pietro.
Il progetto di questa grande risistemazione vuole essere una ricognizione dell’architettura originaria, restituendo alla realtà attuale la grandiosità delle strutture antiche. Prima di questi interventi, sino agli anni ottanta, lo spazio archeologico era persino attraversato da una lunga strada asfaltata percorribile dalle auto. Questa collegava la viabilità sino a Piazza di Venere e ai giardini. Oggi manutenzione e ripristino hanno cancellato ogni traccia dell’incombente suolo in asfalto e restituito all’archeologia l’originario impianto architettonico dell’antico sito templare, decaduto e lesionato. Le prevalenti e più necessitanti operazioni di manutenzione hanno interessato dapprima delle soluzioni concernenti scorrimento e smaltimento di infiltrazioni d’acqua, il pericolo più incombente e responsabile del degrado nel sito. I maggiori restauri sono stati attivati invece sulle semicalotte delle absidi nonché sui parametri delle mura nel lato Sud. Lesioni e cedimenti hanno interessato anche le scale che occupavano la zona dell’incrocio delle absidi a cui il restauro ha dovuto rispondere con l’integrazione di numerosi contrafforti collegati da un sistema di possenti solai armati. Al deterioramento delle absidi si è risposto con delle iniezioni di malta, utili a restituire sia un’immagine di integrità all’impianto murario, ma soprattutto a preservare dai successivi decadimenti strutturali. L’intervento attuato, ha impegnato risorse per 265.000, 00 euro.

Informazioni utili:

Orari di visita
Dalle 8.30 fino a un’ora prima del tramonto
Chiuso 1 gennaio, 25 dicembre
La biglietteria chiude un'ora prima
Ingresso
I visitatori entreranno dai due ingressi dell’area archeologica centrale; via dei Fori Imperiali e via di San Gregorio. L’accesso al Tempio di Venere e Roma, una volta all’interno dell’area di visita, si trova a fianco dell’Arco di Tito.
Biglietti
Intero € 12,00; ridotto € 7.50
Il biglietto consente l’accesso alle aree del Foro romano, del Palatino e del Colosseo

venerdì 5 novembre 2010

Novembre al Museo Archeologico e alla Pinacoteca della Provincia di Potenza

Comunicato stampa

Anche per il mese di novembre l’offerta culturale del Museo archeologico e della Pinacoteca provinciali risulta ampia e interessante.
Nel Museo archeologico, oltre alla mostra documentaria “Antichidentità – Museo/Pinacoteca: una storia recuperata”, dedicata al lavoro di recupero e valorizzazione dei Beni Archeologici, Archivistici, Storico-Artistici, Demo-Etno-Antropologici della Basilicata ad opera dei tre primi direttori Vittorio Di Cicco, Concetto Valente, Francesco Ranaldi e all’esposizione archeologica permanente, che illustra il percorso crono-culturale delle tre grandi forme di popolamento della Lucania antica (Enotri, Greci, Lucani) dall’età arcaica fino alla romanizzazione si possono visitare:
La mostra “Opere dal 1983 al 2010”del pittore potentino Rocco Falciano, inaugurata il 23 ottobre 2010 e con durata fino al 23 novembre p.v., composta da trenta tra acquerelli e pastelli che hanno come soggetto la Basilicata e il Salento con immagini di interni della casa di famiglia, nature morte, paesaggi.
La mostra documentaria e celebrativa della Giornata delle Forze Armate e del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, che si inaugurerà il 7 novembre p.v.
Nella Pinacoteca provinciale è ospitata la permanente di pittura e scultura intitolata a Concetto Valente che comprende parte della collezione pittorica e scultorea della Provincia che include opere dell’Ottocento, tra cui spiccano quelle del venosino Giacomo Di Chirico, del marateota Angelo Brando e del moliternese Michele Tedesco. Di particolare interesse, inoltre, i ritratti di Giuseppe Mona, Vincenzo La Creta e Andrea Petrone.
Nell’esposizione sono presenti opere di autori più recenti, come Luigi Guerricchio, Vincenzo Claps ed Italo Squitieri presentate nella sala dedicata al Novecento con le quelle di più noti autori italiani come Carlo Levi, Fausto Pirandello e Renato Guttuso.
Di grande interesse sono i due dipinti su tavola, risalenti alla seconda metà del Cinquecento, ascritti alla bottega di Antonio Stabile, restaurati dalla Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Basilicata.
Fino al 18 novembre p.v. continua la mostra fotografica “Anni ’70 tra memoria e nostalgia” del lucano Pietro Lombardi, uno spaccato delle tensioni sociali, politiche e culturali dell’Italia di quegli anni.

Orari
Museo Archeologico: dal martedi alla domenica con apertura dalle 09,00 alle 20.30
Pinacoteca Provinciale: dal venerdi alla domenica con apertura dalle 09,00 alle 20.30

Per informazioni e prenotazioni dei servizi e delle visite guidate telefonare al numero 0971.444833.
e-mail: museo.provinciale@provinciapotenza.it
pinacoteca.provinciale@provinciapotenza.it
mariacristina.caricati@provinciapotenza.it

giovedì 14 ottobre 2010

I Due Imperi. L'Aquila e il Dragone

Comunicato stampa

Risultato della cooperazione pluriennale tra il Ministero per i Beni e le Attività Culturali della Repubblica Italiana e lo State Administration for Cultural Heritage della Repubblica Popolare Cinese, arriva a Roma, dopo la tappa milanese a Palazzo Reale, la mostra I due imperi. L’aquila e il dragone e apre l’Anno della Cina in Italia.
Il progetto rappresenta un tassello importante di una positiva collaborazione tra le due Amministrazioni che sarà ulteriormente enfatizzata dalla firma di un nuovo MoU sul partenariato per la promozione del Patrimonio Culturale, in occasione della visita del Primo Ministro Wen Jabao per le celebrazioni di apertura dell’Anno Culturale della Cina1 il 7 ottobre. Il nuovo accordo prevede l’istituzione di un partenariato pluriennale attraverso un rapporto strutturato, che darà un forte impulso allo scambio di mostre e collezioni museali, all’organizzazione e coproduzione di progetti espositivi. Aspetto nodale della collaborazione sarà la partecipazione attiva del MiBAC al progetto di musealizzazione del nuovo Museo Nazionale della Cina di Piazza Tien nan men, che dopo un lungo ed importante intervento di restauro riaprirà i battenti la prossima primavera (192.000 mq espositivi – uno dei più grandi musei al mondo). Una collaborazione esclusiva che prevede la realizzazione di un museo statale della cultura italiana - una vetrina delle civiltà e delle testimonianze storico artistiche che si sono sviluppate nel territorio della penisola italiana. Allo stesso modo, in spirito di reciprocità, l’Italia offrirà un prestigioso spazio espositivo nelle Sale Monumentali del Palazzo di Venezia, al fine di ospitare un museo statale della cultura cinese. È questa la prima volta in cui i due più importanti imperi della storia - quello romano e le dinastie cinesi Qin e Han nel periodo che va dal II secolo a.C. al IV secolo d.C. - vengono messi a confronto.
La Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma accoglie un’anteprima dell’esposizione nella Curia Iulia, situata nel cuore della vita politica, commerciale e sociale dell’impero: il Foro romano. La Soprintendenza per il patrimonio Storico-Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della Città di Roma inaugurerà a Palazzo Venezia una più ampia sezione della mostra a partire da novembre. Oltre 450 capolavori italiani e cinesi ricostruiscono le tappe e i momenti salienti del sorgere e dello sviluppo dei due imperi mettendo in luce aspetti della vita quotidiana, della società, del culto e dell’economia.
Intanto, dall’8 ottobre 2010 al 9 gennaio 2011 l’imponente sede del senato romano, che ancora conserva un prezioso pavimento in marmi colorati e gradini in pavonazzetto e giallo antico su cui poggiavano i seggi dei senatori, presenta un’insieme di opere che mettono a fuoco il concetto di impero in entrambe le civiltà.
È nel 211 a.C. che, dopo lotte secolari, lo stato di Qin prevale sugli altri e la Cina viene unificata territorialmente e amministrativamente. È, invece, la successiva dinastia Han (206 a.C. – 220 d.C.) a definire la nozione di civiltà cinese e di impero. L’ideale Qin-Han ha avuto la forza di definire la figura dell’imperatore non solo come capo supremo, ma anche come incarnazione del sistema politico: lo stato si identificava con l’imperatore e i suoi funzionari. In mostra le statue di ufficiali in terracotta trovate nelle fosse di accompagnamento delle tombe dell’imperatore restituiscono un mondo in miniatura, fedele a quello terreno da cui si evince la forza simbolica dell’imperatore stesso. Mentre in Cina si affermavano le dinastie Qin-Han, in Europa cominciava a emergere la civiltà romana.
È solo nel 27 a.C., con il conferimento a Ottaviano del titolo di “Augusto”, che a Roma nasce l’impero. Negli anni successivi si estenderà su tre continenti e per circa due secoli ne conserva la supremazia. È il lungo periodo conosciuto come Pax romana, acme dello sviluppo della civiltà occidentale. Nell’esposizione della Curia una statua loricata di principe giulio-claudio, aquile che sono proprie della decorazione della Curia, così come i plutei che raccontano episodi del principato di Traiano, di cui è in mostra il busto insieme a quello di Caracalla, ripercorrono la storia dell’impero romano.
La rassegna ha già raccolto ampi consensi nella prima tappa a Pechino, al Beijing World Art Museum (29 luglio - 4 ottobre 2009), in occasione delle celebrazioni per il 60° Anniversario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese e successivamente a Luoyang, al Luoyang Museum (29 ottobre 2009 - 15 gennaio 2010). 50 i musei coinvolti, la mostra è curata per l’Italia dal Professor Stefano De Caro, Direttore Generale per le Antichità del MiBAC, per la Cina dal Professor Xu Pingfang (Responsabile dell’Istituto di ricerca e archeologica dell’Accademia Cinese di Studi sociali, Direttore della Società Cinese di Archeologia, capo editore del Yanjing Xuebao). Trentasei sono i musei prestatori in Cina con opere provenienti dalle province dello Shaanxi, (sede della Capitale dell’Impero Chang’an), dello Henan, Hebei, Jiangsu, Liaoning, Hunan, Guandong, Guanxi e dal Gansu, che concedono prestiti eccezionali, alcuni dei quali mai usciti prima dal territorio cinese. Per la parte italiana, sono stati coinvolti i più importanti siti e musei archeologici nazionali.
I guerrieri di terracotta, una veste funeraria di giada, un sarcofago laccato con preziosi intarsi di giada, il pregiato stendardo in seta dipinta e il corredo funerario di Mawangdui, con lacche e bronzi, affreschi di epoca Han, modelli di case, utensili in bronzo e oro, testimoni di un florido impero cinese, saranno affiancati ad altrettanto maestosi gruppi statuari in marmo, affreschi, mosaici, utensili in argento, altari funebri appartenenti alla tradizione dell’impero romano.

Titolo: I Due Imperi. L'Aquila e il Dragone
Durata: fino al 9 gennaio 2011
Sede: Roma, Curia Iulia (Foro Romano)
Orario: 8.30 - 18.30 fino al 24 ottobre; dal 25 ottobre 8.30 - 16.30
Costo del biglietto: 12.00 euro (lo stesso biglietto consente l'accesso al Colosseo, al Palatino e al Foro Romano); riduzioni: 7,50 euro; per informazioni 0639967700

mercoledì 29 settembre 2010

21ª Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico

Comunicato stampa

Il sogno di tutti gli amanti dell’archeologia è probabilmente quello di poter fare un viaggio nel tempo per vedere e rivivere i luoghi e le storie del passato che più ci appassionano. I documentari hanno il potere di trasportarci nel passato con immagini suggestive, spiegazioni dettagliate ed a volte vere e proprie ricostruzioni.
Dal 4 al 9 Ottobre prossimi, il Museo Civico di Rovereto, insieme alla rivista specializzata Archeologia Viva, organizza presso l’Auditorium “Fausto Melotti”, la 21ª Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico, un appuntamento che i sognatori e gli amanti della storia e della documentaristica non possono quindi davvero mancare. La rassegna raduna infatti in un unico evento alcune delle più importanti produzioni nel settore della ricerca archeologica, storica, paletnologica, antropologica o comunque aventi come scopo la tutela e la valorizzazione dei beni culturali.
Il tema principale di questa edizione è: “Le nuove ricerche e scoperte dell’archeologia internazionale e L’archeologia delle civiltà italiche”. I film selezionati per la 21ª Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico concorrono al Premio “Città di Rovereto-Archeologia Viva” attribuito dal pubblico. Nel corso della giornata finale saranno proiettati alcuni film fuori concorso, scelti per il particolare interesse dei contenuti.
Tutti i film inviati al Museo Civico di Rovereto in occasione della rassegna saranno quindi successivamente catalogati e inseriti nella banca dati del museo che, insieme ad Archeologia Viva svolge da tempo un’importante attività di valorizzazione e promozione dei documentari attraverso manifestazioni a carattere culturale, scientifico e didattico.

mercoledì 30 giugno 2010

Il treno dell’archeologia

Comunicato stampa

L’Associazione Treni Storici Puglia, onlus di Taranto, convenzionata con Trenitalia e le Ferrovie del Sud Est, organizza per domenica 18 luglio il secondo treno dell’Archeologia, Taranto-Bari Centrale-Barletta-Canne della Battaglia-Spinazzola e vic, inserito nel “Programma Treni Storici del 2010”, frutto di un accordo con la Regione Puglia (Assessorato ai Trasporti) e Trenitalia, Direzione Passeggeri Regionale Puglia.
Il convoglio storico partirà dalla città di Taranto e farà tappa a Bari Centrale, dove proseguirà per la stazione di Canne della Battaglia, consentendo ai turisti di visitare l’imponente sito archeologico. Il treno farà poi scalo nella stazione di Spinazzola, dove si avrà la possibilità di gustare presso i ristoranti tipici della zona, prodotti locali enogastronomici.
Il viaggio ha anche come scopo primario l’educazione all’uso del treno, di far assaporare alla gente il viaggiare di un tempo e godere nel lento procedere le bellezze paesaggistiche della Puglia e quelle della Valle dell’Ofanto, contribuendo così alla rivalutazione di un territorio in chiave ferroviaria.
Chi volesse partecipare al viaggio si deve rivolgere solo e soltanto alla Direzione dell’ATSP di Taranto, unico titolare dei rapporti con i passeggeri, e si potrà accedere sul treno con un contributo obbligatorio in favore dell’Associazione, anche salendo dalle stazioni di Bari Centrale e di Barletta.
Per informazioni e prenotazioni: www.atsp.it; tel.0997332502-3403347995-3274906776. info@atsp.it

lunedì 14 giugno 2010

Echi d'Antico

Comunicato stampa

Presso il Museo Archeologico Nazionale Dinu Adamesteanu di Palazzo Loffredo, a Potenza, si terrà dal 25 giugno all’8 luglio 2010 “Echi d’antico. Dove l’archeologia incontra il contemporaneo”. La mostra nasce come progetto finale di un corso di formazione tenutosi presso l'ente ELDAIFP denominato "ITER NET - PERCORSI CULTURALI LUCANI" previsto nell’ambito del patto formativo locale della filiera culturale-turistica per il Profilo Professionale di: RESPONSABILE DELLA FRUIZIONE E DELLO SVILUPPO DEL PATRIMONIO CULTURALE, ed è in collaborazione con il Comune di Potenza, la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Basilicata e la rivista “In Arte – Multiversi”. La mostra vuole condurre il visitatore attraverso un percorso storico ideale che parte dal reperto archeologico per giungere fin sulle tele di pittori contemporanei.
L’evento sarà il contenitore di numerose iniziative: una performance di pittura in piazza dal tema: “L’antico… oggi” aperta a pittori emergenti e non; laboratori didattici, in cui i bambini potranno cimentarsi in attività creative attinenti al tema della mostra; “…Cattura l’istante”, concorso fotografico aperto a tutti gli appassionati, professionisti e non e “…Gioca con l’emozione” momento che coinvolge direttamente il visitatore, il quale potrà dilettarsi a fermare attraverso la propria macchina fotografica, il momento per lui più significativo dell’evento. Tutte le informazioni saranno reperibili sul sito
www.echidantico.blogspot.com oppure all’indirizzo e-mail echidantico@gmail.com.

venerdì 11 giugno 2010

Il Volto della Principessa da Grumentum

di Michele Scalici

La città di Grumentum, al centro dell’importante territorio dell’alto corso del fiume Agri, domina l’omonima valle dal modesto rilievo collinare sulla quale è stata costruita. Punto nevralgico per i traffici commerciali tra Jonio e Tirreno già in età molto antica, lo fu soprattutto nel periodo romano quando il suo territorio era solcato da due vie pubbliche di lunga percorrenza: la via Herculia che da Venosa conduceva a Policoro (Heraclea) e Taranto, e la via Popilia che congiungeva Capua con Reggio Calabria.
Il centro urbano è attestato, sia archeologicamente che storicamente, almeno a partire dal III sec. a.C. Infatti, lo storico Livio ricorda che nel 207 a.C. l’accampamento del condottiero cartaginese Annibale era stato posto non distante dalle mura della città. Malgrado ciò, la fase meglio nota oggi risale soltanto alla prima età imperiale quando vennero edificati i principali edifici della città i cui resti sono ancora oggi visibili presso l’area archeologica di Grumentum.
Nell’area del Foro si sono concentrate le indagini archeologiche avviate, a partire dagli anni ’70 del XX sec., da varie missioni italiane e straniere, che hanno messo i luce numerosi monumenti e reperti databili soprattutto ai primi secoli della nostra era. A questa fase appartengono anche alcune statue in marmo conservate nel Museo Nazionale dell’Alta Val d’Agri.
Tra di esse spicca un ritratto femminile riferibile alla moglie di Augusto Livia Drusilla, vissuta tra il 58 a.C. ed il 29 d.C. La figura è stata modellata per una visione frontale, con il velo sulla parte posteriore della testa ed i capelli raccolti in due bande ondulate. Gli occhi sporgenti, il naso pronunciato, la piccola bocca, decisamente idealizzati secondo la moda del tempo, poco rivelano di quelle che dovevano essere le reali caratteristiche della principessa romana. Tuttavia, da alcuni dettagli quali il lieve rilassamento del collo e delle guance o le sottili rughe contornanti naso e labbra, si può dedurre che al momento del ritratto Livia fosse già piuttosto in là con gli anni.
La statua proviene dal Foro, in particolare da un’area adiacente alla scala laterale Est del tempio C, al di sopra della pavimentazione della piazza. Insieme ad essa furono rinvenuti altri elementi scultorei quali una mano pertinente ad una statua colossale ed un frammento di epigrafe onorifica dell’imperatore Claudio. Questo tempio, interpretato come Cesareo, dunque luogo di culto del Divo Cesare e della sua famiglia pone agli archeologi dei problemi di inquadramento cronologico: databile ad età tiberiana sembrerebbe essere il monumento più antico del Foro, antecedente lo stesso Capitolium, fatto che appare singolare per una città in età romana.
Livia, in effetti, venne divinizzata all’epoca dell’imperatore Claudio, nel 41 d.C., ma già alla morte del consorte, nel 14 d.C. aveva assunto il titolo di sacerdotessa del Divo Augusto. Numerose sono repliche di immagini che la ritraggono in vesti sacerdotali, assimilandola anche a divinità come Cerere, Giunone e Vesta, cui appartiene anche il ritratto di Grumentum. I confronti ritenuti più stingenti provengono da Paestum e dai Musei Capitolini.

Bibliografia
P. Bottini, Ritratto di Livia Drusilla, in P. Bottini (a cura di), Il Museo Archeologico Nazionale dell’Alta Val d’Agri, Lavello 1997, pp. 149-151.
A. Mastrocinque (a cura di), Grumentum Romana. Atti del Convegno di Studi (Grumento Nova – Potenza, 28-29 giugno 2008), Moliterno 2009.
A. Mastrocinque et alii, Gli scavi dell’Università di Verona nel Foro di Grumentum (Potenza). Anni 2007-2009, «Fastionline» 2010, pp. 1-29.
H. Hänlein-Schäfer, “Veneratio Augusti”. Eine Studie zu den Tempeln des ersten römischen Kaisers, Roma 1985.

giovedì 3 giugno 2010

Trasanello. Quattro passi nella Murgia preistorica

Comunicato stampa

Martedì 8 Giugno presso il Museo Archeologico Nazionale "Domenico Ridola" di Matera alle ore 18.30 sarà inaugurata la mostra "Trasanello. Quattro passi nella Murgia preistorica".
Saranno esposti i materiali archeologici rinvenuti nell’abitato neolitico di Trasanello e illustrati al pubblico i primi risultati raggiunti nell’ambito del programma di ricerche in corso.
La ricerca riguarda l’occupazione umana del comprensorio murgiano nella preistoria recente ed è stata avviata nel 2007, con un progetto di durata quinquennale, promosso grazie all’interesse congiunto della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Basilicata, del Dipartimento di Scienze Archeologiche dell’Università degli Studi di Pisa e di Italcementi di Matera che ha messo a disposizione l’area dell’insediamento e offerto il necessario sostegno logistico a tutte le attività di scavo e studio.
Le indagini sistematiche dell’area hanno permesso di definire due distinti momenti di frequentazione. Il primo è riferibile ad una fase evoluta del Neolitico antico (6800 anni da oggi), durante la quale è stata realizzata l’opera di escavazione del fossato che recingeva l’abitato. Dopo un periodo di abbandono di circa tre millenni, corrispondente anche alla chiusura del fossato e alla sua obliterazione, la frequentazione è ripresa durante l’età del Bronzo (3600 anni da oggi), fase documentata dall’identificazione di due capanne e da materiale ceramico rinvenuto all’interno delle buche di palo e nell’area interna al fossato.
I materiali ritrovati in queste tre campagne di scavo sono stati oggetto di studio e analisi in laboratorio ed hanno fornito informazioni significative per la comprensione delle antiche comunità vissute nel materano.
Nel mese di giugno sono inoltre previsti percorsi guidati dell’area di scavo e della mostra su prenotazione.
Per i visitatori e le scolaresche interessate è possibile contattare la dott.ssa Lucia Angeli (349 6067758), responsabile del cantiere di scavo, o la dott.ssa Annamaria Patrone (0835 310058), direttore del Museo Ridola.

lunedì 19 aprile 2010

Museo e memoria storica

Comunicato stampa

Per il quinto anno consecutivo l’Amministrazione Comunale di San Severo ed il MAT aderiscono alla Settimana della Cultura con un variegato complesso di iniziative sempre a tema, che in tutti questi anni ha richiamato costantemente un folto pubblico.
L’evento culturale più atteso dell’anno, la XII Settimana della Cultura, si svolge al MAT-Museo dell’Alto Tavoliere di San Severo con un programma volto a valorizzare le collezioni permanenti del museo stesso, ma anche il paesaggio storico dell’intero Alto Tavoliere, con quegli inestimabili beni rappresentati dai tratturi e dalla tradizionale pratica della transumanza che in questo territorio si svolgeva fin dall’epoca preromana.
Paesaggi raccontati attraverso una mostra di arte contemporanea ed attraverso la prestigiosa esposizione di cartografie di San Severo e del Tavoliere appartenenti all’Archivio di Stato di Foggia.
I luoghi del sacro, i reperti archeologici, gli attrezzi della pastorizia che narrano ai bambini ed al mondo della scuola il prezioso patrimonio dei tratturi e la tradizione della transumanza attraverso innovative forme didattiche, come le animazioni ludiche e lezioni-concerto.
Il paesaggio di Puglia ai tempi di Federico II è poi quello che si legge nel libro di Cinzia Tani, un best-seller che verrà presentato al pubblico nell’Auditorium del Museo.
Gli itinerari guidati lungo il Tratturo Regio “L’Aquila - Foggia” tra natura, archeologia e tradizioni costituiscono un'altra suggestiva modalità per scoprire il territorio dell’Alto Tavoliere.
Una Settimana della Cultura che con le sue proposte travalica i limiti temporali dettati dal Ministero, diventando un intero Mese della Cultura in cui il MAT produce un’offerta culturale in stretta connessione con le associazioni ed i club di servizio del territorio.

Programma

20 marzo-18 aprile 2010

Mostra di arte contemporanea “IL FUTURO RESPIRO DEL TEMPO contemporanea…mente. Viaggio nei colori”

Trasformazioni di paesaggi nel nostro territorio ed un viaggio tra i colori di artisti di Capitanata

lunedì 19 aprile e mercoledì 21 aprile ore 17.00

Giochiamo al Museo: “Il Gran Premio del Tratturo”

Animazione ludica alla scoperta di oggetti legati alla pratica della transumanza in un museo trasformato in un circuito da percorrere con curiosità e velocità.

Per bambini dagli 8 agli 11 anni; su prenotazione fino ad esaurimento posti disponibili

venerdì 23 aprile ore 11.00

Lezione Concerto al Museo

Musica d’archi al Museo con “Italian Quartett”: la musica spiegata ai ragazzi della scuola media inferiore ed arricchita da una visita guidata alle sale del MAT sui temi della pastorizia transumante nell’antichità e sul culto di Ercole, il dio dei pastori. Su prenotazione

Con “Amici della Musica” di San Severo e Scuola Media Statale “G. Palmieri”

venerdì 23 aprile ore 19.00

Presentazione del libro “Lo stupore del mondo” (Ed. Mondadori) di Cinzia Tani, giornalista RAI e scrittrice

Saluti del Sindaco di San Severo, avv. Gianfranco Savino

Intervengono Fabrizio Fabiano, Presidente del Rotary Club di San Severo, Elena Antonacci, Direttore del MAT, Enzo Verrengia, scrittore e giornalista

Con “Rotary Club” di San Severo

sabato 24 aprile ore 10.30

Inaugurazione della mostra “San Severo e il Tavoliere di Puglia nella cartografia dell’Archivio di Stato di Foggia” (24 aprile - 18 maggio 2010)

Saluti del Sindaco di San Severo, avv. Gianfranco Savino

Intervengono Viviano Iazzetti, Direttore Archivio di Stato di Foggia, Giuseppe Clemente, Presidente CRD - Storia Capitanata, Augusto Ferrara, Dirigente Servizi Museali, Elena Antonacci, Direttore del MAT

Con “Ministero Beni e Attività Culturali - Archivio di Stato di Foggia” e “Centro di Ricerca e Storia per la Capitanata” di San Severo

domenica 25 aprile

La Capitanata e le sue forme

Itinerario guidato nel paesaggio della transumanza (Bosco Lauria, San Paolo di Civitate)

Con Associazione Culturale “GIAVA” di San Severo

domenica 9 maggio

Terre di Transumanza

Itinerario guidato tra archeologia, natura e tradizioni legate alla transumanza

(Tratturo Regio “L’Aquila - Foggia”, area archeologica di Tiati, fiume Fortore e Taverna di Civitate, San Paolo di Civitate)

Con Associazione Culturale “GIAVA” di San Severo

Collaborazioni di Daniela Busini, Gioseana Diomede, Donato d’Orsi, Valentina Giuliani, Ambra Inglese, Graziano Urbano e Antonello Vigliaroli (Consorzio Libero)

INFO: MAT (Museo dell’Alto Tavoliere – Città di San Severo) Piazza San Francesco, 48;

tel./fax 0882 334409; 225738; e-mail: museocivicosansevero@alice.it

www.comune.san-severo.fg.it www.passionebarocca.it

Orari di apertura delle mostre: lun – ven: 9.00 – 13.30; 16.00 – 20.00
sab: 18.00 – 21.00
dom: 10.30 – 13.30; 18.00 – 21.00

Per informazioni sugli Itinerari guidati: associazionegiava@alice.it
Contatto Facebook: Associazione GIAVA
Tel. 0882 334409 (MAT) o Cell. 340 4128286

martedì 16 febbraio 2010

Brateís datas

Comunicato stampa

Le Giornate di Studio BRATEIS DATAS. Storie di devozione e pratiche rituali attraverso votivi e strumenti del culto dai santuari della Lucania antica avranno luogo a Matera il 19 e 20 febbraio 2010.
L’incontro, organizzato dalla Scuola di Specializzazione in Archeologia di Matera in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Basilicata, è un’importante occasione di approfondimento su un tema di grande rilevanza nell’ambito della ricerca storico-archeologica sulla Lucania antica: quello dei santuari e della ricostruzione delle pratiche devozionali e rituali che in essi avevano luogo.
Al centro del percorso scelto dal convegno per affrontare il tema della religiosità e dei luoghi di culto lucani è lo studio delle offerte votive alle divinità e degli strumenti utilizzati durante cerimonie e riti religiosi.
Cinque sono i contesti santuariali presentati, ascrivibili ad un arco cronologico che va dal IV sec. a.C. alla prima età imperiale: Rossano di Vaglio, San Chirico Nuovo, Garaguso, Rivello e Timmari. Le ricerche rientrano in cinque progetti di studio avviati dalla Scuola di Specializzazione in Archeologia di Matera in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Basilicata e coinvolgono un folto numero di studenti laureandi e specializzandi della Scuola di Specializzazione in Archeologia di Matera, Università di Foggia, Università degli Studi di Roma ‘Tor Vergata’, Università di Napoli ‘Suor Orsola Benincasa’.
Alla Tavola Rotonda prederanno parte studiosi provenienti da università italiane e straniere (Scuola di Specializzazione in Archeologia di Matera, Università degli Studi di Perugia, Università degli Studi di Foggia, Université Paris Sorbonne, Georg-August-Universität, Göttingen, University of Alberta), che da anni si occupano di archeologia della Magna Grecia.
La maggior parte dei materiali presentati al convegno, spesso frutto di scavi archeologici effettuati decenni orsono e conservati nei depositi dei musei archeologici di Potenza e Matera, ‘vedranno la luce’ per la prima volta in occasione di questo incontro di studio, senz’altro preliminare ad una finale e completa pubblicazione degli interi contesti sacri. La lettura di questa copiosa messe di oggetti, ormai reinseriti nell’originario contesto di rinvenimento attraverso uno studio incrociato di documentazione di scavo,strutture edilizie e fonti epigrafiche, consente dunque di ricostruire quelle pratiche cultuali che altrimenti, in mancanza di fonti scritte, andrebbero definitivamente perdute.

venerdì 22 gennaio 2010

Sacra Mirabilia. Tesori da Castiglion Fiorentino

Comunicato stampa

Lo splendido Busto reliquario di Sant’Orsola, capolavoro di oreficeria francese medievale, e un misterioso dado di origine etrusca. Sono queste alcune delle oltre 50 opere della mostra “Sacra Mirabilia. Tesori da Castiglion Fiorentino”, che si potrà visitare nelle prestigiose sale del Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo a Roma dall’11 febbraio all’11 aprile 2010. Promossa dal Comune di Castiglion Fiorentino (Arezzo) e curata dal prof. Paolo Torriti, docente di storia delle arti applicate e dell’oreficeria dell’Università di Siena, questa esposizione si pone l’obiettivo di far conoscere ad un vasto pubblico il ricco patrimonio artistico di Castiglion Fiorentino, cittadina della Val di Chiana che vanta testimonianze che vanno dal periodo etrusco a quello medievale, dal XIII al XIX secolo, attualmente conservate nei tre musei della città: la Pinacoteca, il Museo Archeologico, il Museo della Pieve di S. Giuliano e altre chiese del territorio. Musei che, se anche considerati "minori", custodiscono opere d'arte di grande interesse e di inestimabile valore, un importante esempio di quel "museo diffuso" che è la Regione Toscana.
Dalla Pinacoteca si esporranno alcuni pezzi di gran pregio quali il Busto reliquiario di Sant'Orsola (Parigi, terzo decennio del Trecento), la Croce Santa (manifattura francese? Terzo quarto del XIII sec.) e un'altra Croce reliquiario (manifattura mosana della fine del XII – inizi del XIII sec.), recentemente restaurati dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. Verranno quindi proposti anche i risultati dei restauri e nuove proposte attributive su queste tre interessantissime e affascinanti opere che in occasione della mostra saranno finalmente riconsegnate all’attenzione del grande pubblico dopo, appunto, i citati restauri.
Dal Museo della Pieve di S.Giuliano giungeranno a Roma opere di pittura, oreficeria e alcuni magnifici paramenti come un olio su tela raffigurante San Michele Arcangelo di Salvi Castellucci 1655 circa, un prezioso fermaglio da piviale della metà del Quattrocento, e la tonacella di Petreto, un velluto tagliato con lampasso di manifattura fiorentina del XV secolo.
Dal Museo Archeologico, che esibisce i risultati delle eclatanti scoperte del santuario etrusco nel piazzale del Cassero e di antichi insediamenti come Brolio nel territorio castiglionese, si presenteranno esempi dell'apparato decorativo architettonico del tempio quali le antefisse a testa leonina (IV sec. a.C.) e reperti ceramici dall'epoca etrusca (kylix del Gruppo Clusium), un bronzetto raffigurante un guerriero e un misterioso dado di bucchero del VII a.C di cui ancora non se ne conosce l’uso, ma probabilmente utilizzato per pratiche divinatorie.

Sacra Mirabilia. Tesori da Castiglion Fiorentino
Sede: Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo
Lungotevere Castello, 50 – Roma
Periodo: 11 febbraio - 11 aprile 2010
Orari: dal martedì alla domenica, dalle ore 9 alle 19
Ingresso: 7 euro
Catalogo: Edifirenze

martedì 22 settembre 2009

La cura dei defunti nel materano

Comunicato stampa

Si rinnova anche quest'anno nell'ultimo fine settimana di Settembre (sabato 26 e domenica 27) l'appuntamento con le Giornate Europee del Patrimonio con lo slogan "L'Italia, tesoro d'Europa". Numerose manifestazioni ed eventi culturali, ad ingresso gratuito, promosse dagli Istituti del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, intendono diffondere tra i cittadini europei l'importanza del patrimonio culturale italiano come elemento di unione nelle differenze, strumento di scoperta e comprensione reciproca tra i popoli. Per l'occasione presso il Museo Archeologico Nazionale Domenico Ridola di Matera venerdì 25 Settembre 2009 alle ore 18,30 verrà inaugurata la mostra “La cura dei defunti nel materano tra età tardoantica e altomedioevale”
La mostra è dedicata al ricco patrimonio di reperti tardoantichi ed altomedievali conservati nei depositi del Museo "Domenico Ridola" di Matera e costituisce il primo di una serie di appuntamenti dedicati alla conoscenza e alla valorizzazione dell’archeologia post-antica del comprensorio materano, ancora in buona parte sconosciuta. In questa occasione viene presentato per la prima volta il consistente nucleo di manufatti in ceramica e di oggetti in metallo e vetro, provenienti da diverse aree di necropoli presenti nell’agro materano, in un percorso espositivo di particolare interesse sia per il grande pubblico che per gli studiosi. L’insieme dei reperti offre l’opportunità di ricostruire i rituali funerari tra IV e VII sec. d.C. e di leggere la fisionomia di un territorio che, alla fine dell’Impero, sorprende per la presenza di oggetti comuni a gran parte dei contesti peninsulari meridionali e di manufatti più rari, che documentano una certa vitalità degli scambi commerciali.
Il cospicuo nucleo di rinvenimenti è frutto del lavoro di due personaggi di particolare importanza per la storia dell’archeologia: Domenico Ridola, fondatore del Museo stesso, ed Eleonora Bracco, sua prima direttrice, che hanno operato nella prima metà del XIX secolo. Il passaggio dalla loro esperienza all’archeologia contemporanea è illustrato nella Mostra in una sezione dedicata alle piu’ recenti scoperte nel territorio, condotte nell’ambito della nuova normativa sull’archeologia preventiva.

La cura dei defunti nel materano tra età tardoantica e altomedioevale
Museo Archeologico Nazionale "Domenico Ridola", Via Ridola 24, Matera
Promosso da: Soprintendenza per i Beni Archeologici della Basilicata/Museo Archeologico Nazionale "Domenico Ridola" di Matera
Date: 25 settembre 2009 - 25 gennaio 2010
Costo del biglietto: intero: € 2.50; ridotto: € 1.25;
gratuito durante le Giornate Europee del Patrimonio
Riduzioni: secondo le disposizioni vigenti nei musei statali
Prenotazione: Obbligatoria per visite guidate
Orario: lun: 14.00-20.00; mar-dom: 9.00-20.00
Inaugurazione: 25 settembre 2009, ore 18.30

giovedì 23 luglio 2009

Lo splendore romano di Irsina

di Gianmatteo Funicelli

Il complesso cittadino di Irsina, distante 45 km. da Matera, presenta un capitolo storico di antichissime datazioni. Innalzato nelle sue origini sul terrazzamento del monte Irsi - e denominato sino a fine ottocento “Montepeloso” - l’ antico comune ci indirizza attraverso le fonti archeologiche verso una prima formazione abitativa già in piena età greca. La parentesi del contesto storico medievale, concilia diverse fonti su di un’invasione saracena databile orientativamente verso l’850 d.C., quando il popolo incursore si impadronisce di numerosi centri lucani, tra cui appunto anche l’antico Montepeloso. Successivamente il territorio montano fu crocevia di battaglie bizantine e normanne.
La realtà archeologica degli scavi, tema fondamentale riguardo le antiche conoscenze del nucleo, testimonia uno splendore posteriore al medioevo, grazie ai reperti rinvenuti durante lo scavo del 1986, inerenti all’insediamento del IV sec. a.C.. Lo scavo portò alla luce preziosi elementi fittili ed oggettistiche alquanto insolite, come ad esempio uno stilo in osso, proveniente da una ricca abitazione di epoca, però, maggiormente anteriore. L’oggetto a riguardo (attualmente custodito presso il Museo Archeologico Nazionale D. Ridola di Matera) è tecnicamente composto da un’asta a sezione circolare di cm 8,8 d’altezza e 0,8 cm di diametro, interamente in osso. Rastremato verso il basso, lo stilo presenta delle profonde strigliature sulla superficie, mentre in alto il reperto mostra due solchetti da cui parte una terminazione a pomello. Esso possibilmente si inquadra nel I sec. d.C., e senza dubbio apparteneva ad un funzionario romano di alta carica amministrativa nel circuito cittadino antico (facendo luce indirettamente ad uno splendore stilistico della città anche in età romana). Le fonti sull’oggetto in questione sono tutt’oggi scarse e da ricercare, ma l’elemento stesso si connota come uno dei reperti più caratteristici e rari di tutte le campagne di scavo lucane.

Nell' immagine due stili in osso orientativamente pertinenti al reperto descritto.

venerdì 19 giugno 2009

La "Fonte del Cristo" a Padula

di Gianmatteo Funicelli

Il mirabile edificio di culto in questione, conserva tutt’oggi il fascino del contesto cultuale su cui è integrato nonché una notevole leggibilità archeologica capace di attirare il visitatore sulla comprensione evoluzionistica delle architetture. La leggenda del Luogo Sacro fonda le origini nel V sec. d.C., quando nei pressi del suburbio di Consilinum (nell’attuale area verso il centro di Padula) nacque un fiorente complesso religioso costituito da un Battistero con annessa una sede vescovile, frutto della grande opera di evangelizzazione per mano dei Santi Paolino e Prisco.
Citato dalle documentazioni come “Battistero di San Giovanni in Fonte Marcellianum”, si potrebbe orientativamente attribuire la presenza del sacrario già ai tempi di Papa Marcello I, che occupò il pontificato nel 307 circa. L’importanza che veste l’area di culto nel contesto sociale successivo viene annoverata da Cassiodoro, il celebre funzionario statale a stretto contatto con il re degli Ostrogoti Teodorico. Il grande storico ci ricorda il Complesso nel crocevia di grandi assi viari tra Lucania e Calabria, tra cui anche l’antica strada romana Annia Popilia, a testimoniare le continue convergenze di diverse etnie sul Luogo Santo.
Sede dell’atto battesimale di rito orientale, celebrato cioè la notte dell’Epifania, la struttura fu edificata su di una sorgente d’acqua naturale per poi essere incanalata all’uso sacramentale. Nel Volume VIII del Viarum libri, è ancora Cassiodoro che ricorda esattamente questa fonte su cui venne costruita la vasca lustrale a sette gradini e dove miracolosamente avveniva l’episodio dell’innalzamento delle acque in cui i catecumeni ricevevano il sacramento per immersione. Le successive fonti normanne citano l’edificio come “Commenda di San Giovanni”, quando cioè Ruggero II donò ai Cavalieri Templari il Luogo Sacro. Nel XIV secolo passò poi al regio demanio. In epoca rinascimentale l’edificio non fu più attivo, difatti non compare in nessuna fonte ecclesiastica.
I restauri condotti dal 1985 ed il 1987 hanno riportato in luce la complessa struttura, dotata di un impianto centrale quadrangolare in cui vi era il fonte battesimale nel centro, con annessi edifici secondari. Indispensabili per la comprensione cronologica sono i lacerti pittorici nell’interno, soprattutto quelli inerenti ai pennacchi del tamburo del fonte su cui vi erano raffigurati i volti dei quattro Evangelisti, secondo uno schema iconografico tipicamente bizantino. Nell’interno si può osservare, inoltre, il ciclo affrescato raffigurante una probabile “Teoria di Santi” riconducibile al X secolo, su cui si profila una frontalità compositiva di chiara ascendenza greco-bizantina, analoga alle similitudini iconografiche degli affreschi absidali nell’Abbazia di San Pattano (Vallo della Lucania). San Giovanni in Fonte scomparì ben presto dalla scena storica quando venne integrata ad un forte insediamento abitativo, in cui si affermarono d’altronde nuovi complessi religiosi.