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martedì 3 maggio 2011

Fratelli d’Italia

Comunicato stampa

I 150 anni dell’Unità d’Italia noi li festeggiamo così: con una mostra corale, un ambizioso progetto che vede coinvolti venti artisti, uno per ogni regione, scelti in base al loro luogo di nascita. Dalle Alpi alla Sicilia, sfileranno in galleria, in gruppi di tre, i lavori di Bruno Benuzzi (Sardegna), Enrica Borghi (Piemonte), Maurizio Cannavacciuolo (Campania), Adrea Chiesi (Emilia Romagna), Fabrice De Nola (Sicilia), Alberto Di Fabio (Abruzzo), Tamara Ferioli (Lombardia), Ettore Frani (Molise), Sarah Ledda (Valle d’Aosta), Tommaso Lisanti (Basilicata), Carla Mattii (Marche), Franco Passalacqua (Umbria), Simone Racheli (Toscana), Ascanio Renda (Calabria), Max Rohr (Trentino Alto Adige), Massimo Ruiu (Puglia), Serse (Veneto), Antonio Sofianopulo (Friuli Venezia Giulia), Francesca Tulli (Lazio), Corrado Zeni (Liguria),
Il progetto espositivo è articolato in otto appuntamenti, dal 25 maggio al 25 novembre, uno ogni due settimane. Di ogni artista saranno presentate due o tre opere a sua scelta, una terza sarà realizzata appositamente su un supporto della forma della regione di appartenenza, per l’ultimo appuntamento, che vedrà coinvolti tutti gli artisti, che uniti, pur nella diversità di stili, tecniche e linguaggi, ricomporranno la cartina della nostra nazione.
"Fratelli d'Italia" è un omaggio al nostro inno, alla nostra storia. Una testimonianza di fratellanza, una lunga e inconsueta passeggiata tra le pieghe dell’arte contemporanea del nostro paese.
Pittura, scultura, installazioni, si susseguiranno, senza sosta, fino alla fine del 2011, più di 60 opere, attraverso le quali sarà possibile stabilire dialoghi e confronti, stimolare riflessioni e delineare nuovi e inaspettati orizzonti.

Titolo mostra: Fratelli d’Italia
Curatrice: Manuela Alessandra Filippi
Inaugurazione: 25 maggio 2001, ore 18.00
Durata mostra: 25 maggio - 25 novembre 2011
Luogo: Galleria Maniero, Via dell’Arancio 79, Roma
Orario: lunedì - sabato ore 16 - 20 altri orari su appuntamento

Calendario mostre
25 maggio - 7 giugno: TAMARA FERIOLI - CARLA MATTII - ETTORE FRANI
8 giugno - 21 giugno: SIMONE RACHELI - ALBERTO DI FABIO - MAX ROHR
22 giugno - 5 luglio: MAURIZIO CANNAVACCIUOLO - FRANCO PASSALACQUA - CORRADO ZENI
6 luglio - 19 luglio: ANTONIO SOFIANOPULO - BRUNO BENUZZI - SARAH LEDDA
21 settembre - 4 ottobre: FABRICE DE NOLA - MASSIMO RUIU - TOMMASO LISANTI
5 ottobre - 18 ottobre: ENRICA BORGHI - ANDREA CHIESI - FRANCESCA TULLI
19 ottobre -1 novembre: SERSE - ASCANIO RENDA
9 novembre - 25 novembre: FRATELLI D’ITALIA - PRESENTAZIONE CATALOGO

martedì 19 aprile 2011

Julian Schnabel a Venezia

Comunicato stampa

Dal 4 giugno al 27 novembre 2011 il Museo Correr di Venezia dedica un’importante rassegna a Julian Schnabel, celebre artista newyorkese dal poliedrico spirito creativo.
La mostra “Permanently Becoming. Julian Schnabel and the Architecture of seeing” è prodotta e organizzata da Arthemisia Group in collaborazione con la Fondazione Musei Civici di Venezia e realizzata grazie al fondamentale contributo di Maybach, main sponsor dell’evento, e di BNL Gruppo BNP Paribas.
Il percorso espositivo, a cura di Norman Rosenthal, presenta oltre quaranta opere che ripercorrono la carriera artistica di Julian Schnabel dagli Anni ‘70 ad oggi offrendo l’opportunità di ammirare dipinti e sculture di un grande creativo considerato un fenomeno americano a tutto tondo. La retrospettiva illustra la sua poetica fortemente ispirata a Jackson Pollock e Cy Twombly, ma basata anche sulla tradizione europea e mediterranea che ricorda lo stile dei vecchi maestri spagnoli e italiani - come El Greco e Tintoretto - e che interpreta rimandi letterari e culturali, antichi e moderni da Omero a Eschilo, all’arte dei grandi maestri, da Giotto a Goya, da Antoni Gaudí a Pablo Picasso.
Pittore, scultore e regista di fama internazionale, Julian Schnabel si contraddistingue per la sua stupefacente capacità metamorfica e la travolgente forza espressiva che comunica attraverso le sue opere. Un talento nato dalla pittura che lo porta a sondare più campi artistici e a cimentarsi nel mondo del cinema dove riesce come ottimo regista con i film Basquiat del 1996, Prima che sia notte del 2000 (vincitore del premio Grand Jury al Festival del Cinema di Venezia), Lo Scafandro e la Farfalla del 2007 (vincitore del premio per il miglior regista al Festival di Cannes). La produzione cinematografica di Schnabel è strettamente correlata alla sua produzione artistica al punto che i suoi film possono essere considerati un naturale proseguimento della sua vena pittorica.
Solitamente noto come il pittore dei plate paintings, Schnabel in realtà ha utilizzato una serie infinita di supporti e materiali variegati per la realizzazione delle sue opere passando dal velluto alla tela cerata, da pezzi di legno provenienti da tutto il mondo a vele, fotografie, tappeti, teloni e in generale a qualunque superficie piatta che ispiri i suoi processi creativi.
Verso la fine degli Anni ‘80 Schnabel cominicia a prediligere formati di grandi dimensioni per le sue opere. Tale maestosità, benché a volte letta dalla critica come un mero tentativo di impressionare lo spettatore, nasce in realtà dalla volontà dell’artista di creare un collegamento con gli imponenti dipinti del passato commissionati dallo Stato o dalla Chiesa e con i “big paintings” dell’America del Dopo Guerra.
In mostra, tra le opere più significative, “Painting for Malik Joyeux and Bernardo” del 2006, “The Sea” del 1981, “St. Francis in Ecstasy” del 1980, Portrait of Rula” del 2010, "Arrowhead (Bez)” del 2010 e The Atlas Mountains” del 2008.

Titolo mostra: Julian Schnabel. Permanently becoming and the architecture of seeing
A cura di: Norman Rosenthal
Sede: Venezia, Museo Correr
Date: 4 giugno - 27 novembre 2011
Orari: tutti i giorni 10.00 - 19.00 (la biglietteria chiude alle 18.00)
Catalogo: Skira

mercoledì 2 febbraio 2011

Così fa Mozart

Comunicato stampa

Dopo il grande successo dell’anno scorso, anche quest’anno ritorna la bella rassegna musicale che tra febbraio e aprile animerà la splendida Sala del Michelangelo del Museo Nazionale del Bargello. Sei imperdibili serate, tra musica e arte, in un inedito connubio tra le meraviglie scultoree e quelle musicali. Tema conduttore di quest’edizione saranno i grandi capolavori mozartiani, affiancati dalle opere dei più importanti compositori del Novecento. L’omaggio al grande genio, definito come “il compositore più universale nella storia della musica occidentale” è più che mai attuale in questo dialogo con gli autori più significativi e rappresentativi dello scorso secolo.
La rassegna verrà inaugurata martedì 8 febbraio alle 20,30 con il concerto del celebre pianista fiorentino Gregorio Nardi che affiancherà, in un’intima relazione, l’Adagio kv 540 e la Sonata kv 280 di Mozart ai più noti capolavori di Kurtag, Haydn e Liszt. Un singolare e appassionante viaggio nel grande repertorio di tutti i tempi, un’occasione per riscoprire la genialità compositiva e la modernità di Mozart e di tutti quegli innovatori del linguaggio musicale che hanno influenzato la storia della musica fino ad oggi.
Gregorio Nardi è nato a Firenze nel 1964, ha studiato con i nonni Rio Nardi e Gregoria Gobbi, ed è stato l’ultimo allievo di Wilhelm Kempff. Premiato ai concorsi internazionali Rubinstein (Tel Aviv 1983) e Liszt (Utrecht 1986), si è fatto conoscere con numerose incisioni di composizioni inedite del giovane Schumann (per la Phoenix). Ha suonato con artisti quali Susanne Danco, Mark Padmore, Giulia Peri, Marianne Pousseur, Leonardo Wolovsky, Günter Pichler, Tamsin Waley-Cohen, Renato Zanettovich. Ha inoltre approfondito la pratica degli strumenti originali ed è stato più volte invitato in Francia e in Italia da Philippe Herreweghe. La sua prima registrazione lisztiana – Réminiscences de Puritains – è stata scelta da J. Methuen-Campbell (Gramophone, 1990) tra le migliori pubblicazioni dell’anno. Scrive sul mensile Musica saggi sulla storia dell’interpretazione pianistica. Ha tenuto in tutta Europa lezioni e conferenze su Busoni, Savinio, Arnold Böcklin. E’ stato il primo interprete dei 17 Fragmente di Schönberg, e di brani di Huber, Pousseur, Donatoni, Cavallari, Berio, Vlad e della prima versione della Concord Sonata di Ives. Collabora, fin dalla fondazione, con ICAMus (The International Center for American Music) in una serie di progetti per la diffusione della musica classica americana.
La rassegna proseguirà il 22 febbraio con il clavicembalo di Rossella Giannetti, il 1° marzo con i flauti di Michele Marasco e del Trillo Flute Orchestra, il 9 marzo con il celebre violino Stradivari ex- Fenyves di Tamsin Waley-Cohen accompagnata dal grande pianista Stefano Greco, il 29 marzo ritornerà Michele Marasco con Armonia di Corte Estense, e infine si concluderà il 5 aprile con le note di Gregorio Nardi.

8 febbraio ore 20,30
Museo del Bargello - Sala Michelangelo
GREGORIO NARDI pianoforte

KURTAG Merran’s Dream (1998)
MOZART Adagio kv 540
MOZART Sonata kv 280 allegro assai | adagio | presto
KURTAG Hommage à Beatrice Stein (2000)
KURTAG Joan van der Keuken in memoriam (2000)
HAYDN Sonata Hob. XVII andante con variazioni
KURTAG ...feuilles mortes...(2004) KURTAG * * * [Màrtàròl mesèlek anyàmnak] (1999)
LISZT Les Sabèennes. Berceuse de l'opéra La Reine de Saba (Gounod) S.408
LISZT Album d'un Voyageur: Lyon S.156/I/1 (1834)
KURTAG ... eine Blume für Ulrike Schuster ... (1998)
KURTAG ... almaviràg ... (1947-2005)
LISZT Die Rose, Romanze aus der Oper Zemir und Azor (Spohr) S.571
LISZT Rigoletto - Paraphrase de Concert (Verdi) S.434

Info ingresso: 10 euro (ogni concerto)
Soci sostenitori FLAME ingresso gratuito + 1CD
Pacchetto MOZART 40 euro = 5 concerti a scelta + 1CD
Inizio concerti: 20.30
Luoghi dei concerti: Museo Nazionale del Bargello, via del Proconsolo 4, Firenze

Per informazioni e prenotazioni:
FLAMEnsemble Via G. D'Annunzio 121
50135 Firenze
tel 055 611299 | 055 6123516
info@flamensemble.com
www.flamensemble.com

giovedì 13 gennaio 2011

Cecilia Falasca. ModulArt Forme in MOVIMENTO


Comunicato stampa

Mercoledì 26 gennaio alle ore 18:00 presso il MediaMuseum, in Piazza Alessandrini 34 a Pescara, si inaugura la mostra personale di Cecilia Falasca, ModulArt Forme in MOVIMENTO, con il Patrocino della Provincia e del Comune di Pescara - Assessorati alla Cultura.
L’esposizione ha un taglio curatoriale atto a ripercorrere le tappe principali dell’attività dell’artista e traccia nello spazio del Museo un percorso lineare, organizzato per aree tematiche. Ogni sezione della mostra si pone come un momento di riflessione sul percorso estetico di Cecilia Falasca, dalle prime Tavole 1986, alle opere più recenti come le installazioni site specific, Aquatic 2010 ed Ever green Ever love 2010. Un'intera sala è dedicata alla consultazione di materiali documentari, cartacei e multimediali, relativi ai momenti più significativi della ricerca dell'artista. Nodo centrale della mostra è l’esposizione delle Sculture iXi 2009 (itineranti ed interattive), sculture mobili e sempre in divenire, con le quali lo spettatore è invitato ad interagire.
Le Sculture iXi, in legno e polvere di marmo colorata, esposte e composte dall’artista sul momento, subiranno infinite variazioni dovute alla volontà dello spettatore chiamato a smontarle ed a rimontarle. Il coinvolgimento del pubblico, protagonista dell’happening, sarà emotivo e cognitivo: egli infatti darà vita ad una nuova forma, ma anche alla sua documentazione scritta mediante la compilazione di una scheda critica, parte integrante dell’operazione estetica di Cecilia Falasca. L’esposizione offrirà così al pubblico l’opportunità di entrare nel ruolo dell’artista e di interpretare il senso estetico dell’opera a cui egli stesso darà vita.
Durante tutta la durata dell’esposizione, inoltre, una videocamera collegata ad un proiettore riprenderà quanto accade nelle sale del Museo, creando un singolare allestimento scenografico anch'esso in costante divenire, come le opere, ed il cui protagonista sarà sempre lo spettatore.
La ricerca estetica di Cecilia Falasca è tesa alla sperimentazione di nuove forme d’arte basate sull’interattività e sulla produzione di relazioni con l’Altro, forme che assumono come tema centrale l’elaborazione collettiva del senso. L’artista infatti sviluppa sin dal 1980 un linguaggio sublime e personale i cui attori principali sono la linea e la materia pittorica in rapporto con lo spazio circostante, come testimoniano le sue installazioni site specific ed i suoi interventi di Land Art. A partire dal progetto Gioca con me nel 2006, il protagonista indiscusso di tutta la sua produzione artistica diviene palesemente lo spettatore, a cui l’artista offre tracce e suggestioni demandando una possibile interpretazione dell’opera che si rinnova ad ogni sguardo. Nel 2009 inizia l’avventura con le Sculture iXi (itineranti-interattive) che oggi viaggiano in tutto il mondo (Bruxelles, Lione, Melbourne, New York) come pixel dispersi ma sempre interconnessi.
ModulArt Forme in MOVIMENTO, affronta con brio uno dei filoni di ricerca sperimentale dell’arte contemporanea, l’estetica relazionale, su cui oggi tutta la scena artistica e curatoriale si interroga, rientrando in quella sfera delle produzioni artistiche tese alla realizzazione di modelli di partecipazione sociale atti a produrre delle relazioni interpersonali.

Mostra: Cecilia Falasca. ModulArt Forme in MOVIMENTO
A cura di: Maddalena Rinaldi
Sede: MediaMuseum, Piazza Alessandrini 34, Pescara
Periodo: 26 gennaio - 4 febbraio 2011
Orari: lunedì - sabato h 10.30/13.00 - 17.00/19.00

mercoledì 27 ottobre 2010

La Biennale di Lecce premia Donato Linzalata

Comunicato stampa

Si conclude oggi, 26 ottobre, La Prima Biennale d’Arte Internazionale “Città di Lecce”, che ha visto la nutrita partecipazione di pittori, scultori e grafici, provenienti da tutto il mondo. Tra i dieci premiati lo scultore lucano Donato Linzalata, insignito del premio della critica,(inserimento con 3 pagine a colori nel Catalogo d’Arte “Avanguardie Artistiche 2011”), per la sua opera “ Divinità preistorica 1976”, in legno del Paradiso patinato, un totem, dove le figure abbarbicate all’albero, sembrano librarsi nel cielo. Lo scultore Donato Linzalata, è stato definito “artista del mito” tale definizione scaturisce dalla suggestione delle sue sculture, sia esse in legno, materiale predominante, sia in ferro, sia in marmo o in cotto atte a stupire, a meravigliare. Egli attinge dalle sue radici etno-antropologiche, che hanno origine nell’aspra terra lucana ed hanno per icona la verticalità dell’albero e come materiale il legno, essenziale nell’arcaico, diffuso nell’antico e marginale nel moderno, trattato nella scultura totemica con uno stile sintetico e ancestrale. Nella sua opera è come se avesse voluto “pietrificare la società arcaica, raccontare la società pastorale e guerriera che sta a monte della normalizzazione magno greca”. L’organizzazione della manifestazione è stata curata dall’Associazione Culturale LiberArt, con la Collaborazione della Galleria Stomeo Art di Martano (Lecce), e l’Associazione Artistica Il Tempio di Palermo ed il conservatorio Tito Schipa di Lecce. La giuria selezionatrice sotto la presidenza del critico Paolo Levi era costituita da Anna Francesco Biondolillo, Critico d’Arte – Presidente dell’Ass. “Il Tempio” di Palermo, da Pompea Vergaro, Giornalista e Critico d’Arte, da Maria Stomeo ,Gallerista, da Donato Chiaritati, Presidente Associazione Culturale “LiberArt”, da Vincenzo Abati, Critico d’Arte. Lo scopo della Prima Biennale di Lecce è stato quello di costruire un terreno di scambio di esperienze tra gli artisti e far sì che la città di Lecce assumesse un ruolo di rilievo nelle proposte artistiche di questi ultimi anni.

Franca Amendola

lunedì 18 ottobre 2010

Magnificentia in cavea

Comunicato stampa

Il progetto del MIBAC “Ottobre piovono libri. I luoghi della lettura” va imponendosi anno dopo anno, non soltanto come appuntamento di straordinaria vitalità, ma soprattutto di pungolo a ricercare fonti di interesse sempre più diversificate. Ed è in linea con questa esigenza che, nella programmazione delle manifestazioni promosse dal “Gruppo Anonimo ‘74”, venerdì 5 novembre alle ore 18.00, i riflettori saranno puntati sul libro dei libri, la “Divina Commedia” di Dante Alighieri, vista da due maestri dell’arte pugliese: Nicola Andreace di Massafra e Vincenzo De Filippis di Grottaglie.
Innumerevoli sono stati attraverso i secoli gl’illustratori delle opere di Dante, in primis, appunto, la Divina Commedia, i cui versi prendono in esame le tensioni, le passioni, i risvolti affettivi e sociali della condizione umana. Andreace, nelle sue opere in mostra, realizzate nel 1983 e ’84, con una tavolozza che attinge alla sua lunga esperienza sia nel campo della pittura sia nel campo della grafica, componendo un affresco a tinte forti, dal taglio espressionistico, fa emergere la concezione virile che Dante ebbe della vita, la sua estrema severità verso chi visse senza coscienza della dignità umana, la sua ammirazione per i maestri che gli avevano insegnato come divenire eterni, malgrado le avversità, la sua constatazione del desiderio naturale degli uomini a “seguire virtute e conoscenza”. Andreace nelle sue opere in esposizione, in una modalità contemporanea, facendo un uso dinamico dello spazio e del colore, con improvvisi guizzi dell’immaginario, attraverso suggestioni, impulsi e culture, riannodando il rapporto interrotto con il tempo, trasmette il misticismo della Divina Commedia, afferma l’imprevedibilità della vita e l’eternità della poesia e dell’arte, patrimonio della società.
Vincenzo De Filippis intrattiene il suo colloquio con l’episodio più “gettonato”, quello di Paolo e Francesca (Inf. V) modellando la terracotta in una visione dalle linee morbide, mettendo in luce tutta la forza poetica ed estetica, ivi racchiusa. Con la sua opera, jntroducendoci in un’epoca, che richiede silenzio, raccontandoci l’episodio di amore e morte, l’artista con rigore plastico, valendosi della sua esperienza artistica, dà fisicità, nuova vita e nuovi significati ad un universo complesso, che indaga il tempo, il luogo, la passione dei due amanti, la pietà di Dante.
La serata sarà arricchita dagli interventi di Alberto Altamura, docente di latino e greco nei licei statali ed attualmente dirigente scolastico dell’Istituto Tecnico Statale “E. Amaldi” di Massafra, il quale intratterrà il pubblico sugli aspetti letterari, umanistici e filosofici della Divina Commedia; Aldo Galeano, responsabile del “Gruppo Anonimo ’74” di Monteiasi, promotore dell’evento, che reciterà brani scelti dalle tre Cantiche, mentre Angelo Lippo, critico d’arte e poeta, centrerà la sua relazione su “Dante nelle arti figurative” con particolare riferimento al contemporaneo.
Un appuntamento che sicuramente attirerà i tanti studiosi ed amatori del sommo poeta, che, grazie anche alle Letture dantesche che si tengono in molte città d’Italia, continuano a tenerne sempre viva la memoria, ma anche a stimolare la ricerca per nuovi e più intriganti approfondimenti.
Nicola Andreace ha documentato l’evento con un suo Manifesto, a cui ha aggiunto la seguente nota esplicativa: “Pagine scritte che svelano la memoria e pagine da scrivere veleggiano nelle acque della Cultura e lasciano le tracce nella storia dell’umanità.”

Evento: “Magnificentia in cavea” per il sommo Dante
La pittura di Andreace, la scultura di De Filippis
Luogo: ex Casa Comunale, Monteiasi (TA)
Data: venerdì, 5 novembre 2010, ore 18.00
Interventi: Alberto Altamura / Aldo Galeano / Angelo Lippo
Promotori Gruppo Anonimo ’74 - Monteiasi (TA)
Galleria e Centro Documentazione “Segmenti d’Arte” Massafra

Immagine: Nicola Andreace, Purgatorio, canto XXXII, Il Carro con le 7 fiere, 1983, tecnica mista su tela, cm. 50x70

lunedì 11 ottobre 2010

Le Mappe Celesti e Terrestri

Comunicato stampa

La pittura incontra la scultura, l’oro si fonde con le pietre più belle e gli smalti più intensi, in un affascinante viaggio artistico tra cielo e terra. Un itinerario di “pittosculture” - originali tavole dove dal colore degli smalti e dell’oro si alzano sculture di pietre preziose - che l’artista Rossella Faraone proporrà con la mostra “Le Mappe Celesti e Terrestri”, in esposizione dal 22 ottobre al 17 novembre prossimi presso la sala “Carino Gambacorta” della Banca di Teramo di Credito Cooperativo, in via Crucioli a Teramo. In questa prestigiosa location - dove negli ultimi anni per iniziativa dell’onorevole Antonio Tancredi, presidente della Banca di Teramo, si sono alternati eventi culturali dedicati a nomi del calibro di Pablo Picasso, Aligi Sassu, Gigino Falconi e molti altri - l’artista di Nereto (Te), affermata maestra d’arte e scultrice orafa con all’attivo numerose mostre in tutto il mondo, metterà in vetrina per la prima volta ben trenta opere che rappresentano un’evoluzione del suo percorso personale, fatto di creatività, passione, conoscenza dei materiali, gusto estetico.
Le “pittosculture” in mostra sono state realizzate da Rossella Faraone a partire dal 2005 e, finora, sono rimaste in esposizione presso il suo atelier a Nereto, a disposizione di amici, conoscenti e appassionati delle sue sculture d’oro. Con questo grande evento teramano, l’artista intende ora portare all’attenzione del grande pubblico una forma espressiva assolutamente innovativa, che ha già avuto modo di convincere un critico d’arte del calibro di Gérard-Georges Lemaire: è suo, infatti, il testo critico del catalogo, nel quale, tra le altre cose, afferma “Dipingere con delle pietre, come in altri tempi si dipingeva con l’oro, per realizzare le superbe pale che hanno ornato gli altari dell’Europa del Rinascimento e dell’età barocca, dipingere delle pietre grezze o lavorate e con dell’oro è ciò che fa l’originalità di Rossella Faraone”. Gli fa da eco anche il presidente della Fondazione Michetti, Vincenzo Centorame, che nella presentazione del volume scrive che “le opere della Faraone sarebbero da interpretare anche alla luce di quella mistica delle pietre preziose di cui parla Paul Claudel, il quale invita ad osservare le cose belle della terra pensando a quelle del cielo”.
E infatti, il filo conduttore dell’esposizione è proprio questo profondo legame tra il finito e l’infinito, da sempre al centro della riflessione di Rossella Faraone. Spiega infatti l’artista a proposito del messaggio che vuole trasmettere con questa mostra: “Vorrei che l’umanità prendesse coscienza della meraviglia che ci circonda, di quanto l’uomo sia straordinario, che l’uomo si sintonizzasse con se stesso e con gli altri, con la natura e con tutto ciò che lo circonda, soprattutto che imparasse ad essere empatico, l’empatia penso sia la chiave per risolvere tutti i problemi, focalizzare il mondo interiore di chi ti sta di fronte, questa è la costante della mia vita. Esplorare se stessi e gli altri. Auspico che il pubblico senta quello che sento io per le mie opere, Lemaire ha colto il misticismo che si cela dietro le mie creature e la sfida che c’è in esse. I misteri nascosti nell’inconscio, c’è un fuoco che cresce nella mia anima, c’è un fuoco che anima la mia anima. Credo che le mie opere bisogna sentirle, ascoltarle, così si animano dentro di noi, nel nostro spirito”.
Il vernissage si terrà venerdì 22 ottobre alle ore 18.00 presso la Banca di Teramo in via Crucioli n. 3. Interverranno, oltre a Rossella Faraone, Gérard-Georges Lemaire, Vincenzo Centorame, Antonio Tancredi. La mostra rimarrà aperta dal martedì al sabato con orario 10.00-13.00 e 16.00-19.00. Ingresso gratuito. L’evento gode del patrocinio della Banca di Teramo Bcc, Regione Abruzzo, Provincia di Teramo e Comune di Teramo.

Titolo dell’evento: Le Mappe Celesti e Terrestri
Mostra personale di: Rossella Faraone
Testo critico: Gérard-Georges Lemaire
Opere in mostra: 30 pittosculture
Coordinamento generale: Giovanni Colletta
Sede esposizione: Banca di Teramo Bcc, via Crucioli n. 3, Teramo
Vernissage: venerdì 22 ottobre ore 18.00
Periodo espositivo: 22 ottobre-17 novembre 2010
Orari: dal martedì al sabato, 10.00-13.00 e 16.00-19.00
Catalogo: Di Paolo Edizioni
Fotografie: Gino Di Paolo
Ufficio stampa: Piergiorgio Greco

venerdì 24 settembre 2010

OPEN 13

Comunicato stampa

Singolare, eclettica quanto mutevole OPEN, Esposizione Internazionale di Sculture ed Installazioni giunge quest’anno alla sua tredicesima edizione, dopo una lunga storia che ha visto la partecipazione di settantuno paesi, trecentosessanta artisti e centocinquanta curatori. Si apre dunque dal 1 settembre al 3 ottobre parallelamente alla 67. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, un nuovo percorso espressivo, un’officina dell’arte all’aperto, nella quale le opere sono tappe per lo sguardo e per l’interazione.
Trentanove artisti si misurano con gli spazi di Venezia Lido e dell’Isola di San Servolo per definire il luogo sia fisico che mentale, residuo allusivo che si trova nella memoria personale e nell’esperienza collettiva. Create, quasi tutte, per la mostra, le sculture e le installazioni sono spazi di riflessione nei quali l’arte muta la tensione verso l’indefinito, eludendo schemi o imposizioni tematiche, per dare al visitatore la possibilità di pensare ad un’arte libera, aperta al divenire.
Ideata e curata da Paolo De Grandis, co-curata da Carlotta Scarpa, organizzata da Arte Communications in collaborazione con l’Assessorato alle Attività Culturali del Comune di Venezia, la mostra è patrocinata dal Ministero degli Affari Esteri, dalla Regione del Veneto, dalla Provincia di Venezia e dal Comune di Venezia.
In OPEN, il binomio scultura-ambiente è un tema inesauribile e affascinante in virtù della forte matrice concettuale che si rinnova nell’intento di presentare i molteplici aspetti del discorso artistico. La necessaria controparte sono gli spazi urbani e le aree verdi di un territorio inteso nella complessità delle sue valenze antropologiche e culturali. OPEN ha creato negli anni un genius loci forte delle innumerevoli presenze artistiche internazionali che hanno apportato culture e tradizioni diverse nell’isola ridefinendone il sostrato culturale. Si crea così ogni anno un ampio orizzonte di sperimentazione linguistica, le cui opzioni nel caso della scultura sono diventate sempre più sensibili alla scelta stessa dei materiali sia che appartengano alla tradizione statuaria sia che siano riferibili alla produzione industriale fino alle installazioni suscettibili dei più sorprendenti processi di risemantizzazione. Nel suo intreccio di natura e cultura, interno ed esterno, biologico e tecnologico, OPEN condensa le tendenze contemporanee internazionali grazie alle sinergiche collaborazioni con critici, curatori ed istituzioni. Prosegue infatti oramai da cinque anni il fortunato progetto di presentare la giovane arte frutto della didattica delle Accademie e quest’anno figurerà la prestigiosa Accademia di Belle Arti di Brera sotto la direzione curatoriale di Saverio Simi de Burgis e la coordinazione di Marco Pellizzola. I nove giovani talenti Alberto Gianfreda, Michele Guido, Daniela Novello, Emanuela Rizzo, Federica Alì, Radis Nikzad, Chiara Rinaldi, Marco Maria Giuseppe Scifo e Jessica Soffiati presentano presso il parco dell’Isola di San Servolo progetti site specific che sollecitano alla riflessione e diventano essi stessi metastrumenti cognitivi.
L’attenzione verso le nuove leve dell’arte è inoltre scandita dal recente sodalizio con il Premio Arte Laguna. Tra i finalisti del Premio Arte Laguna 2009, sono infatti stati scelti per OPEN i giovani scultori Theo Reeves-Evison, Olga Schigal ed il duo Koji Yoshida - Dario Tironi. Nel corso dell’esposizione sarà inoltre indetto il Premio Speciale Arte Laguna che sarà assegnato ad un artista dell’Accademia di Belle Arti di Brera selezionato dalla giuria di Arte Laguna. Tale premio offrirà al vincitore la possibilità di figurare tra i finalisti del premio Arte Laguna 2010 ed esporre nell’ambito del circuito organizzato dalla stessa associazione. Una partnership che si estenderà anche nel corso delle prossime edizioni di OPEN e parallelamente con il Premio Speciale PDG Arte Communications nell’ambito del Premio Arte Laguna.
Si inaugura per lo spettatore un nuovo percorso nel mondo dell’arte contemporanea internazionale, un nuovo allestimento all’aperto e una nuova riflessione sui linguaggi dell’arte. L’incipit sono le opere fondamentali di Dennis Oppenheim e ORLAN. L’artista statunitense, tra i massimi esponenti dell’arte concettuale contemporanea della seconda metà del XX secolo, dedito soprattutto alla realizzazione di grandi opere installative negli spazi pubblici, presenta “Heavy Dog Kiss”, una importante opera in marmo che poi farà parte della collezione del Museo del Parco di Portofino diretto da Daniele Crippa. Del tutto radicale, opposto al banale e al prevedibile è l’approccio dell’artista francese ORLAN, che ad OPEN presenta “Drive-in: ORLAN REMIX”, una video installazione con una limousine gonfiabile dove il concetto di ibrido è protagonista assoluto, capace di divenire in modo tangibile significato e significante, mezzo espressivo dell’opera d’arte di cui delinea forma e contenuto.
Pensata per la cupola del Blue Moon è l’opera “Seconda natura” di Gaetano K. Bodanza dove la relazione con le forze primigenie della natura, l’esaltazione della vita come flusso incontenibile, l’epifania nomadica senza territorio, tempo, lingua, sono aspetti costanti che esaltano la stupefacente forza espressiva di questo rinato ciclo di opere presentato in anteprima presso la Galleria Moretti & Moretti di Parigi. Ispirata all’opera del regista John Woo, a cui sarà conferito il Leone d’Oro alla carriera durante la Mostra del Cinema, “The Face Machine” di Amy Cheung è un’indagine sulla violenza, lo spettacolo, il binomio buono/cattivo per coglierne la persistenza ancestrale e catapultare il visitatore in un gioco interattivo. Il panorama espositivo si sviluppa poi attraverso le installazioni dal forte impatto visivo di Giacomo Roccon e Barbara Taboni, l’opera in evoluzione di Aristotelis Deligiannids, le fotografie di Margherita Errante in cui l’occhio dell’artista si aggira e seleziona istantanee estreme, metafora di una condizione esistenziale sempre più globalizzante e globalizzata e poi l’ironica opera dell’argentina Nora Iniesta, gli interventi modulari di E.M.C. Collard, la video performance di Andrea Fincato e Giulio Escalona fino alle sperimentazioni linguistiche di Annalù, Alice Olimpia Attanasio, Michela Pedron e Margherita Mauro. In seguito il visitatore sarà condotto in un viaggio immaginario attraverso le monolitiche figure di Ursula Huber, le “scatole” da viaggio di Gaspare Manos, gli “abiti senza corpo” di Flavio Lucchini, l’intervento di archeologia urbana di Stefano Fioresi, l’installazione zen di Alexandra Marati, la “preghiera” concettuale di Gina Brezini, i profili “bendato e imbavagliato” di Ottavio Pinarello, fino alla partecipazione cipriota di Phanos Kyriacou e quella della cinese Yi Zhou.
Come ormai tradizione, il successo di OPEN negli anni è stato contrassegnato da numerose presenze curatoriali che hanno apportato alla mostra una ricerca incentrata sulle ultime tendenze dell'arte e della cultura in ambito sia nazionale che internazionale. Tra le novità di quest’anno la presenza di Alan Jones, newyorkese, critico e curatore di mostre d’arte, da sempre uno dei massimi conoscitori della scena della Pop Art. Si conferma nuovamente la presenza di Gloria Vallese che si rende promotrice dinamica della giovane arte italiana e continua il felice sodalizio con Christos Savvidis per la partecipazione greca, Chang Tsong- zung per l’Asia e Nevia Pizzul Capello per la partecipazione tedesca.
Le opere in mostra sono interventi paralleli che pur nascendo all’insegna della assoluta libertà espressiva slegata da un tema obbligatorio, si incontrano, si contaminano, si ibridano senza confondersi.
Raggiunge quest’anno la sua decima edizione il Premio OPEN, premio speciale collaterale alla 67. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica ad un regista partecipante la cui opera riveli un forte legame tra cinema e arti figurative. Il premio consiste in un’opera realizzata dal Maestro Gaspare Manos. La mostra è accompagnata da un catalogo che raccoglie gli interventi critici ed istituzionali e le opere esposte, disponibile presso l’infopoint Arte Communications al Lido in Piazzale Bucintoro.

ARTISTI PARTECIPANTI
ARGENTINA Nora Iniesta
CINA Amy Cheung, Yi Zhou
CIPRO Phanos Kyriacou
FRANCIA ORLAN
GERMANIA E.M.C. Collard
GRAN BRETAGNA Theo Reeves-Evison
GRECIA Aristotelis Deligiannidis, Alexandra Marati
ITALIA Annalù, Alice Olimpia Attanasio, Gaetano K. Bodanza, Crash Toys (Dario Tironi, Koji Yoshida), Margherita Errante, Andrea Fincato - Giulio Escalona, Stefano Fioresi, Ursula Huber, Flavio Lucchini, Gaspare Manos, Margherita Mauro, Michela Pedron, Marco Pellizzola, Ottavio Pinarello, Giacomo Roccon - Barbara Taboni
RUSSIA Olga Schigal
USA Dennis Oppenheim
USA BULGARIA Gina Brezini
ACCADEMIA DI BELLE ARTI DI BRERA: Federica Alì, Alberto Gianfreda, Michele Guido, Radis Nikzad, Daniela

martedì 21 settembre 2010

Quasi perfetto

Comunicato stampa

L'A.P.S. Artetica propone, esposizione di sculture in pietra ed installazioni multimediali di Viviana Russo. L'esposizione è realizzata all'interno del progetto Amparo Expo, un'iniziativa di Artetica coofinanziata dalla Regione Lazio e sviluppata sul tema dello spazio da vivere e della forma in cui lo spazio d’accoglienza viene vissuto. Per questo Amparo Expo da spazio fisico e promozione a progetti personali di artisti di talento esterni ai circuiti commerciali. “Uno spazio acquatico, sempre mobile e vitale, che rimanda allo spazio del grembo materno, nostra prima dimora fatta d'acqua, luogo della creazione.” (Viviana Russo)
L'artista presenta sette sculture in marmo, alabastro e pietra lavorate a mano, il prodotto più recente di una ricerca artistica sull'astrazione basata sul tema dell'acqua come luogo, materia e vitalità al contempo. Il titolo “Quasi perfetto” si riferisce ai movimenti dell'acqua che imprevedibili creano armonie. “La superficie dell'acqua appena scossa, l'azione che rompe la quiete, è lo scorrere veloce di un movimento, forma che si propaga, la perfezione nella casualità.”
Superfici che si increspano, linee che si tendono e creano forme inaspettate, armoniose, volumi frammentati che si contrappongono al vuoto, lo inglobano nella forma come parte dell'opera, come sostiene l'artista “Il vuoto per me ha un interesse di carattere sia plastico che emotivo: sospende, blocca e sublima le masse in un tempo irreale.”
Nelle opere di Viviana Russo la leggerezza e la tensione si strutturano in complessi plastici organici che traggono ispirazione dal suo mondo interiore dove suggestioni, pensieri e sensazioni divengono un nucleo pulsante generatore di immagini ed emozioni.
Il progetto dell'installazione multimediale è stata studiata appositamente per Artetica. L'inaugurazione della mostra sarà venerdì 24 settembre, dalle ore 18 in poi. Sarà presente l'artista e verrà offerto l'aperitivo a base di sushi. La mostra si svolgerà dal 24 settembre al 9 ottobre il giovedì e venerdì dalle 17 alle 20, ed il sabato dalle 17 alle 22. E' possibile visitare la mostra anche in altri giorni e orari su appuntamento ai numeri: 349.1061852 / 328.2695279 / 333.3806558.

Viviana Russo nasce a Putignano nel 1978. Diplomata in scultura all’Accademia di Belle Arti e docente di Discipline Plastiche, partecipa a esposizioni internazionali ricevendo riconoscimenti e premi. Tra i più recenti il “II Simposio di Seravezza”, e “Avvertenze Artistiche” Rassegna d'Arte Contemporanea a cura del Ministero dei Beni Culturali negli esclusivi spazi del Museo dei Fori Imperiali. Alcune sue opere monumentali sono presenti in varie collezioni pubbliche. Allieva degli scultori Roberto Almagno e Nunzio di Stefano, nel suo percorso artistico ha sperimentato diversi materiali dal ferro al rame, dal legno alla pietra, dalla fotografia al video.

Titolo mostra: Quasi perfetto
Artista: Viviana Russo
Luogo: Associazione di Promozione Sociale Artetica
via dei Marsi 18, Roma
Date: dal 24 settembre al 16 ottobre
Inaugurazione: venerdì 24 settembre, ore 18.00
Finissage: sabato 16 ottobre, ore 18.00
Orari: giovedì e venerdì 17/20, sabato 17/22
in altri orari e giorni su appuntamento
Ingresso: libero
Catalogo: in sede (presentazione il 28/11/2010)

venerdì 6 agosto 2010

Nel passato la radice del presente, nel presente il seme del futuro

Comunicato stampa

Continua il viaggio nei comuni lucani la mostra itinerante di creazioni plastiche "Nel passato la radice del presente - nel presente il seme del futuro" di Giuseppe Ligrani, ormai alla dodicesima tappa. Dal 7 agosto sarà possibile visitarla nel Palazzo Badiale di Banzi. L'inaugurazione avverrà alle ore 19,00 - Supportico Abbadia. L'evento è stato organizzato con la collaborazione della Pro Loco "Amici di Ursone" e dell'Amministrazione Comunale di Banzi.
Dopo l'introduzione di Teresa Lovaglio, seguiranno gli interventi di: Nicola Vertone, sindaco di Banzi, Giuseppe Nolè, caporedattore della rivista "InArte", Luigi De Bonis, presidente Pro Loco "Amici di Ursone". Interverrà il musicista Luigi Lofiego. Concluderà la serata il maestro Giuseppe Ligrani, che illustrerà il significato della sua opera e il suo proposito di farla viaggiare nei comuni lucani, per esaltarne la naturale bellezza e per scoprire talenti delle varie espressioni artistiche che meritano di essere portati alla luce. Suggestiva la cerimonia finale, con la posa del "seme del presente" ad opera del più giovane degli spettatori presenti. La serata sarà coordinata dalla scrittrice Lucia Santoro.
Partita dalla Biblioteca Nazionale di Potenza nello scorso dicembre, la mostra ha toccato Moliterno - atrio Palazzo Giliberti, Montemurro - chiesa di San Domenico, Marsico Nuovo - Palazzo Manzoni, Brienza - Palazzo Comunale, Spinoso - terrazza di Piazza Plebiscito, ancora Potenza - scale mobili Santa Lucia, uscita Via Tammone, Brienza - castello medioevale, Grumento Nova - scuderie del castello dei Sanseverino, Villa D'Agri - Enos Wine Bar Enoteca, Chiaromonte - Villa Monumento ai Caduti.
La mostra resterà a Banzi fino al 10 settembre, per poi spostarsi in un altro comune.

Cenni biografici
Giuseppe Ligrani, scultore e pittore, è nato a Potenza il 16 ottobre nel 1951. Ha frequentato l'Istituto Statale d'Arte di Potenza e ha completato gli studi artistici presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli. Ha esposto nelle principali città Italiane e nei piccoli centri della Basilicata. Preferisce spostarsi fra la gente. Alcune opere sono presenti nei giardini pubblici, tante appartengono a collezioni pubbliche e private in Italia, Francia, Brasile, Cile, Uruguay e Stati Uniti D'America.


mercoledì 16 giugno 2010

Da Degas a Picasso

Comunicato stampa

Sarà inaugurata sabato 19 giugno 2010 l'esposizione “Da Degas a Picasso”, resa possibile ancora una volta dalla generosità di Léonard Gianadda, cittadino onorario di Etroubles dal 2005.
In mostra una quarantina di sculture dei maggiori esponenti dell'arte moderna, ospitate nel parco della Fondation Gianadda di Martigny: Artigas, César, Chagall, Christo, Chillida, Camille Claudel, Daumier, Degas, Dubuffet, Erni, Favre, Diego ed Alberto Giacometti, Graetz, Lobo, Maillol, Penalbia, Poncet, Raboud, Rodin e Szafran.
L'esposizione vede all'opera la collaudata squadra coordinata dal Sindaco Massimo Tamone: la cura è affdata ad Alessandro Parrella, le fotografe a Bruno Domaine, l'uffcio stampa e la comunicazione web a Paola Ugliano, gli allestimenti agli architetti Paola Ciaschetti e Sabrina Tonino.
Grazie al completamento dei lavori in piazza Deffeyes il borgo acquisirà nuova luce, oltre a quella offerta dalle opere del Museo all'aperto che, con i suoi ventimila visitatori all'anno, ha superato quota centomila in questo primo lustro di vita.
A partire dalla sua inaugurazione, il Comune di Etroubles ha conseguito ragguardevoli riconoscimenti: l' assegnazione della bandiera verde della Carovana delle Alpi di Legambiente nel 2006, l'inclusione tra i Borghi più Belli d'Italia nel novembre 2009, l'attribuzione della bandiera arancione del Touring Club Italiano, il gemellaggio con il Comune di Rimini nel 2010.
Il tutto grazie alle scelte di rilancio economico all'insegna del rispetto del territorio, nel segno di una promozione turistica rispettosa delle tradizioni storiche e dell'innovazione culturale mediante manifestazioni artistiche di respiro internazionale che annoverano questo piccolo, ma attivo centro del Gran San Bernardo, lungo lo storico cammino della Via Francigena, tra i più vivaci nel panorama culturale europeo.
Una nuova occasione per venire a scoprire la bellezza di questo borgo alpino, l'ospitalità delle sue genti, i colori e i profumi della natura e dell'arte e la varietà di sapori di una gastronomia ricca e genuina.

Da Degas a Picasso
Collettiva di sculture
Cura: Alessandro Parrella
dal 20 giugno al 12 settembre 2010
Inaugurazione: 19 giugno, ore 18.00
Centro Espositivo, Rue des Vergers, 14
11014 Etroubles (AO)
Orari: tutti i giorni, dalle 11.00 alle 20.00
ingresso: intero 4.00€
bambini fino a 10 anni ingresso libero
Catalogo: 392 pagine, lingua francese,
editore: Fondation Pierre Gianadda, Martigny, CH,
stampa: Impriméries Réunies, Losanna,
prezzo: 33 euro
Allestimenti: Paola Ciaschetti e Sabrina Tonino
Fotografie: Bruno Domaine
Ufficio stampa e comunicazione web: Paola Ugliano
Una collaborazione tra il Comune di Etroubles, la Fondation Pierre Gianadda di Martigny e l'Associazione Culturale Parrellarte

venerdì 11 giugno 2010

Il Volto della Principessa da Grumentum

di Michele Scalici

La città di Grumentum, al centro dell’importante territorio dell’alto corso del fiume Agri, domina l’omonima valle dal modesto rilievo collinare sulla quale è stata costruita. Punto nevralgico per i traffici commerciali tra Jonio e Tirreno già in età molto antica, lo fu soprattutto nel periodo romano quando il suo territorio era solcato da due vie pubbliche di lunga percorrenza: la via Herculia che da Venosa conduceva a Policoro (Heraclea) e Taranto, e la via Popilia che congiungeva Capua con Reggio Calabria.
Il centro urbano è attestato, sia archeologicamente che storicamente, almeno a partire dal III sec. a.C. Infatti, lo storico Livio ricorda che nel 207 a.C. l’accampamento del condottiero cartaginese Annibale era stato posto non distante dalle mura della città. Malgrado ciò, la fase meglio nota oggi risale soltanto alla prima età imperiale quando vennero edificati i principali edifici della città i cui resti sono ancora oggi visibili presso l’area archeologica di Grumentum.
Nell’area del Foro si sono concentrate le indagini archeologiche avviate, a partire dagli anni ’70 del XX sec., da varie missioni italiane e straniere, che hanno messo i luce numerosi monumenti e reperti databili soprattutto ai primi secoli della nostra era. A questa fase appartengono anche alcune statue in marmo conservate nel Museo Nazionale dell’Alta Val d’Agri.
Tra di esse spicca un ritratto femminile riferibile alla moglie di Augusto Livia Drusilla, vissuta tra il 58 a.C. ed il 29 d.C. La figura è stata modellata per una visione frontale, con il velo sulla parte posteriore della testa ed i capelli raccolti in due bande ondulate. Gli occhi sporgenti, il naso pronunciato, la piccola bocca, decisamente idealizzati secondo la moda del tempo, poco rivelano di quelle che dovevano essere le reali caratteristiche della principessa romana. Tuttavia, da alcuni dettagli quali il lieve rilassamento del collo e delle guance o le sottili rughe contornanti naso e labbra, si può dedurre che al momento del ritratto Livia fosse già piuttosto in là con gli anni.
La statua proviene dal Foro, in particolare da un’area adiacente alla scala laterale Est del tempio C, al di sopra della pavimentazione della piazza. Insieme ad essa furono rinvenuti altri elementi scultorei quali una mano pertinente ad una statua colossale ed un frammento di epigrafe onorifica dell’imperatore Claudio. Questo tempio, interpretato come Cesareo, dunque luogo di culto del Divo Cesare e della sua famiglia pone agli archeologi dei problemi di inquadramento cronologico: databile ad età tiberiana sembrerebbe essere il monumento più antico del Foro, antecedente lo stesso Capitolium, fatto che appare singolare per una città in età romana.
Livia, in effetti, venne divinizzata all’epoca dell’imperatore Claudio, nel 41 d.C., ma già alla morte del consorte, nel 14 d.C. aveva assunto il titolo di sacerdotessa del Divo Augusto. Numerose sono repliche di immagini che la ritraggono in vesti sacerdotali, assimilandola anche a divinità come Cerere, Giunone e Vesta, cui appartiene anche il ritratto di Grumentum. I confronti ritenuti più stingenti provengono da Paestum e dai Musei Capitolini.

Bibliografia
P. Bottini, Ritratto di Livia Drusilla, in P. Bottini (a cura di), Il Museo Archeologico Nazionale dell’Alta Val d’Agri, Lavello 1997, pp. 149-151.
A. Mastrocinque (a cura di), Grumentum Romana. Atti del Convegno di Studi (Grumento Nova – Potenza, 28-29 giugno 2008), Moliterno 2009.
A. Mastrocinque et alii, Gli scavi dell’Università di Verona nel Foro di Grumentum (Potenza). Anni 2007-2009, «Fastionline» 2010, pp. 1-29.
H. Hänlein-Schäfer, “Veneratio Augusti”. Eine Studie zu den Tempeln des ersten römischen Kaisers, Roma 1985.

mercoledì 19 maggio 2010

La forma del Rinascimento

Comunicato stampa

La mostra La forma del Rinascimento. Donatello, Andrea Bregno, Michelangelo e la scultura a Roma nel Quattrocento, organizzata dalla Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Roma, diretta da Rossella Vodret, dal Comitato Nazionale Andrea Bregno e con la collaborazione della Fabbrica di San Pietro, curata da Claudio Crescentini e Claudio Strinati, è un evento unico nel suo genere, incentrato sulla scultura del Rinascimento a Roma, uno dei linguaggi artistici ancora poco frequentati dal grande pubblico e indagato mediante l’attività di tre grandi artisti del periodo: Donatello, Andrea Bregno, Michelangelo.
Promossa da un Comitato Scientifico del quale fanno parte i massimi studiosi italiani ed internazionali del settore (scheda in allegato), la mostra si pone come fondamentale momento di studio dei tre protagonisti della scultura del Quattrocento, colti in quel particolare periodo di rinnovamento culturale, individuato nella Roma dei Papi umanisti, vissuto alla luce della memoria dei Maestri antichi, con la prospettiva di creare una nuova forma della scultura, quella appunto del Rinascimento.
Fra le altre opere presentate, di speciale interesse l’esposizione di due sculture di grande impatto visivo di Donatello, la Formella con angeli musicanti, gesso preparatorio dell’opera finale in bronzo realizzata per l’altare di Sant’Antonio per l’omonima Basilica di Padova, e la spettacolare Protome equina realizzata dall’artista come modello del monumento equestre che avrebbe dovuto realizzare per Alfonso d’Aragona, Re di Napoli.
Per la prima volta in maniera unitaria è anche esposto il nucleo delle sculture provenienti dalla Fabbrica di San Pietro della Città del Vaticano e facente parte del Monumento funebre di Paolo II Barbo, opera di Mino da Fiesole e Giovanni Dalmata.
Culmine della mostra un prezioso altorilievo in marmo di Michelangelo mai esposto in precedenza, Eolo o Vento marino, già parte della decorazione scultorea della chiesa di Santa Maria Maddalena a Capranica Prenestina (RM), operazione architettonica attribuita allo stesso artista e commissione dei Porcari-Capranica, famiglia fortemente legata a Michelangelo mediante altre committenze artistiche, a partire dal più famoso Cristo risorto di Santa Maria sopra Minerva in Roma. L’Eolo è stato, fino ad oggi, poco studiato dalla storiografia michelangiolesca, tanto che, nella presente sede, si è, di necessità, verificata la tradizionale attribuzione direttamente sulle fonti documentarie e sui nessi storico-artistici che hanno, inevitabilmente, supportato l’indicazione della più che verosimile paternità dell’opera.
L’allestimento della mostra è stato progettato dall’arch. Eugenia Cuore della Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Roma.
A corollario della mostra la realizzazione di un elegante volume/catalogo (Rubbettino editore), nel quale sono raccolti venti saggi inediti dei più autorevoli studiosi nazionali e internazionali del settore. Al volume, che si impone per la presenza di una vasta documentazione inedita e di un possente apparato critico, è abbinata una guida alla mostra.
Notizie, documentazione scientifica e allestimento sono presenti nel sito ufficiale del Comitato Nazionale Andrea Bregno: www.andreabregno.it/laformadelrinascimento.

Titolo: La forma del Rinascimento. Donatello, Andrea Bregno, Michelangelo e la scultura a Roma nel Quattrocento
Sede: Museo Nazionale del Palazzo di Venezia, Roma
Date: 16 giugno - 5 settembre 2010
Inaugurazione: martedì 15 giugno 2010, ore 18.00
Giorni e orari di apertura al pubblico: da martedì a domenica, dalle ore 10.00 alle 19.00
Ingresso: € 4,00
Organizzazione: CIVITA

Immagine: Donatello, Testa del Gattamelata, calco in gesso, cm. 24x27, Padova, Università degli Studi - Museo di Scienze Archeologiche e d’Arte

Sebastiano Ricci. Il trionfo dell’invenzione nel Settecento veneziano

Comunicato stampa

Dal 24 aprile all’11 luglio 2010 si terrà sull’Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia, la mostra Sebastiano Ricci. Il trionfo dell’invenzione nel Settecento veneziano.Questa iniziativa, promossa e organizzata da Fondazione Giorgio Cini e Regione del Veneto, si propone di celebrare i trecentocinquant’anni della nascita del pittore bellunese, che fu geniale precursore del Rococò in Italia e nei più importanti centri europei, da Vienna a Londra, contribuendo a diffondere l’arte e la cultura veneta nel mondo.
L’esposizione, curata dall’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Cini, diretto dal prof. Giuseppe Pavanello, riunirà un insieme di ‘bozzetti’ (dipinti, sculture, disegni) in grado di rappresentare un aspetto originale del genio multiforme e spettacolare di Sebastiano Ricci, alla base di quella rivoluzione formale, tecnica, stilistica, di gusto e di visione, legata alle novità del Rococò. Ricci, oltre che grande maestro, fu infatti un innovatore dell’arte del bozzetto poiché ne rivalutò l’importanza e il valore di ‘originale’ rispetto all’opera finita che ne deriva: rivalutazione che appare evidente nella lettera scritta al conte Giacomo Tassi di Bergamo, suo mecenate, il 14 novembre 1731, dove si legge, in riferimento al bozzetto per la pala bergamasca di Sant’Alessandro della Croce: "sappia di più, che questo piccolo è l'originale e la tavola d'altare è la copia".
In mostra non mancheranno i confronti con i bozzetti di altri importanti artisti della scuola veneziana del primo Settecento, quali Antonio Pellegrini, il giovane Giambattista Tiepolo, Gaspare Diziani, Giambattista Pittoni, Antonio Molinari, Giambattista Piazzetta.
Attenzione particolare sarà inoltre rivolta alla grafica di Sebastiano Ricci, in particolare ai disegni custoditi presso il Gabinetto dei Disegni e delle Stampe delle Gallerie dell’Accademia di Venezia. Saranno, inoltre, esposti anche alcuni bozzetti in terracotta provenienti dal “fondo di bottega” di Giovanni Maria Morlaiter, oggi custoditi presso il Museo del Settecento Veneziano di Ca’ Rezzonico.
L’esposizione si avvale della collaborazione di alcune tra le più importanti istituzioni museali italiane, europee e statunitensi: oltre alle opere concesse dalle Gallerie dell’Accademia e da Ca’ Rezzonico, si potranno ammirare capolavori in prestito dalla Galleria degli Uffizi di Firenze, dal Castello Sforzesco di Milano, dalla Galleria Sabauda di Torino, dal Museo di Capodimonte di Napoli, dal Kunsthistorisches Museum di Vienna, dal Musée des Beaux-Arts di Orléans, dal Musée de la Ville de Strasbourg, dalla National Gallery di Londra, dagli Staatliche Museen di Berlino, dalle Collezioni Reali Inglesi, dal Szépművészeti Múzeum di Budapest, dalla Národni Galerie di Praga, e, ancora, dalla National Gallery di Washington e dal Metropolitan Museum di New York.
Questa iniziativa si configura come la più importante delle attività che Regione del Veneto e Fondazione Giorgio Cini – attraverso il Comitato Regionale appositamente istituito – hanno previsto per celebrare la figura, l’ingegno e l’opera di Sebastiano Ricci. Iniziate nel dicembre 2009 con il convegno internazionale, svoltosi alla Fondazione Grigio Cini, Sebastiano Ricci (1659 - 1734), le celebrazioni proseguiranno nel corso del 2010 con altre iniziative finalizzate alla valorizzazione di sezioni del patrimonio grafico, fotografico e documentale della Fondazione Cini riguardanti Sebastiano Ricci e la pittura veneta del Settecento, con lo scopo di mettere a disposizione di pubblico e studiosi strumenti aggiornati di conoscenza, in particolare attraverso un Atlante fotografico consultabile on line.
Anche il Comune di Belluno, città che diede i natali al grande pittore, in collaborazione con la Provincia di Belluno, la Diocesi di Belluno-Feltre, e la Soprintendenza PSAE per le Province di Venezia, Padova, Belluno e Treviso, partecipa attivamente alle celebrazioni riccesche integrando la mostra veneziana con l’itinerario Sebastiano Ricci tra le sue Dolomiti. Belluno e Feltre che dal 30 aprile al 29 agosto 2010 renderà accessibili a Belluno e Feltre i capolavori lasciati da Sebastiano Ricci nel territorio che lo vide nascere. In particolare, sarà possibile ammirare gli affreschi della cappella Fulcis e la pala d’altare conservati nella Chiesa di San Pietro a Belluno, oltre alle pale d’altare provenienti dalla Certosa di Vedana che saranno esposte presso il Museo Diocesano di Arte Sacra nel centro storico di Feltre.

Titolo: Sebastiano Ricci. Il trionfo dell’invenzione nel Settecento veneziano
Date: fino all’11 luglio 2010
Orari: 11.00-19.00, chiuso il martedì, ultimo ingresso alle 18.15
Biglietti: intero € 9,50, ridotto € 8
Sede: Centro Espositivo Fondazione Giorgio Cini
Indirizzo: Isola di San Giorgio Maggiore – Venezia
Catalogo: Marsilio

Immagine: Sebastiano Ricci,
Apoteosi di San Sebastiano, ante 1694, olio su tela (bozzetto per decorazione pennacchio cappella San Bernardino alle Ossa), cm. 78,5 x 63,5, Milano, Museo d’Arte Antica del Castello Sforzesco

mercoledì 12 maggio 2010

Jorrit Tornquist. Viaggio a Genova

Comunicato stampa

Inaugurerà Martedì 18 Maggio 2010 al Museo di Palazzo Reale - Teatro del Falcone di Genova la mostra Jorrit Tornquist, Viaggio a Genova a cura di Giovanni Granzotto; patrocinata dal Ministero per i Beni e le Attività culturali, la mostra proseguirà fino al 18 Luglio.
Jorrit Tornquist, nato nel 1938 a Graz, si dedica alle ricerche sul colore dal punto di vista scientifico, dal 1965 importanti gallerie organizzano una serie di mostre in moltissime città italiane e straniere tra cui Milano, Venezia, Genova, Torino, Roma, Firenze, Bruxelles, Zurigo, Vienna, Berlino e Tokyo. Ha esposto in prestigiosi spazi pubblici quali Palazzo Reale a Milano, il Public Eye di Amburgo, il Museum of Drawers e il Mc Crony Collection di New York, il Museo Soto di Ciudad in Venezuela, la Galleria d’Arte Moderna di Lubiana, Praga, Zagabria e il Museo Hermitage a San Pietroburgo. Dal 1980 è molto impegnato nell’attività didattica, insegna: all’Istituto Europeo di Design di Milano, alla Facoltà di Architettura dell’Università di Graz, all’Accademia di Belle Arti di Bergamo e al Politecnico di Milano e nel 1986 partecipa alla Biennale di Venezia. È inoltre autore di numerosi interventi urbanistici tra cui: il nuovo Termovalorizzatore dell’ASM di Brescia, il depuratore del Garda a Peschiera, la ex Italcementi di Tavernola sul lago d’Iseo, e la colorazione della Galleria Tito Speri di Brescia.
Questa esposizione intende essere un esaustivo percorso che transita attraverso l’intera carriera artistica di Jorrit Tornquist, saranno messe in mostra una sessantina di opere che spaziano dagli squillanti esperimenti cromatici degli anni ‘60, alle pacate variazioni tonali degli anni settanta, fino alle Pieghe e ai Tessuti contemporanei. Verrà inoltre presentata una sezione dedicata alla scultura. Tutte le composizioni esposte sono raccolte in un elegante volume a colori edito da Il Cigno GG Edizioni, casa editrice organizzatrice dell’evento in collaborazione con la galleria Studio d’Arte GR. Il catalogo sarà corredato da testi critici ad opera di Giovanni Granzotto, Elsa Dezuanni e Alberto Pasini.
La mostra è resa possibile anche grazie al contributo della ditta Euromobil e del MIBAC. Alla vernice saranno presenti: Jorrit Tornquist, Giovanni Granzotto, Maurizio Galletti, direttore generale per i beni culturali della Liguria, Giorgio Rossini, soprintendente per i beni architettonici e paesaggistici della Liguria, Luca Leoncini, direttore del museo di Palazzo Reale.

Jorrit Tornquist. Viaggio a Genova
A cura di: Giovanni Granzotto
Date: 18 maggio - 18 luglio 2010
Inaugurazione: martedì 18 maggio 2010, ore 18.00
Museo di Palazzo Reale, Via Balbi 10, 16126 Genova
Orari: martedì-mercoledì 9.00/13.30; giovedì-domenica 9.00/19.00
Catalogo: IL Cigno GG Edizioni

giovedì 6 maggio 2010

“’O princepe diavulo”. Storia di nobile follia.

di Gianmatteo Funicelli

Napoli, 1590: un uomo, ingiustamente incriminato, attraversa ammanettato il fulcro cittadino antico, Piazza San Domenico Maggiore. Nel suo tormentoso percorso verso la prigionia, l’uomo volge lo sguardo nei giardini privati dei di Sangro, che proprio lì dimoravano nel loro palazzo signorile, mentre vide ad un tratto il repentino crollo di un muro e, attraverso di esso, l’immagine sacra di una Madonna. Allora il personaggio si promise che, se fosse stata giustamente riconosciuta la sua innocenza, quella stessa Madonna avrebbe da lui ricevuto lampade, un’iscrizione e degno riconoscimento per la sacra azione salvifica. Dell’uomo, le fonti non hanno traccia (leggenda?), ma di lì a poco venne innalzata nel suddetto luogo sacro una piccola cappella, che un personaggio di spicco dei nobili risiedenti, Alessandro di Sangro, patriarca di Alessandria, istituisce come sepolcreto privato, destinato a deporre le nobili spoglie della famiglia, così come recita la lapide sul portale d’ingresso al tempio (1613).
Ma è con Raimondo di Sangro, settimo principe di Sansevero, che il sito ricevette il giusto fervore artistico. Il singolare personaggio, nato nel 1710, pecora nera della famiglia, fu esponente del primo Illuminismo napoletano, profondo conoscitore di arte e cultura, mecenate, editore e uomo insignito delle più alte cariche nobiliari, che a quel tempo costituivano vanto e competizione tra le nobili famiglie. Fu un formidabile inventore e scienziato, aprendo nei salotti napoletani la conoscenza della chimica sperimentata. Ma questo per noi è ovvio, in una capitale borbonica di pieno Illuminismo. Quello che invece maggiormente ci attira di questo personaggio, fu la sua singolare ambiguità, nonché l’alone di mistero che circondano casa Sansevero, cappella inclusa. A partire proprio da quest’ultima, ai tempi del principe, Cappella Sansevero non fu mai aperta al pubblico culto, ma fu ritenuta da sempre un centro di scienze occulte, una loggia massonica, dove la prevalenza misterica della statuaria in marmo racconta simbolismi e segreti non del tutto risolti.
Il Cristo velato, tutt’oggi un simbolo dell’arte napoletana che campeggia sul centro della navata unica del sacrario, fu voluto dal principe per la “cavea” sotterranea del tempio. Fu eseguito dal napoletano Giuseppe Sammartino nel 1753. Si narra che Raimondo di Sangro segregò lo scultore sin quando non terminò la sua opera. Poi fu accecato, affinché non potesse replicare in nessun modo il capolavoro.
Raimondo di Sangro, al secolo “’o princepe diavulo”, fu davvero una mente singolare; la sua fama di mago e scienziato lo condussero dalla razionalità alla pura pazzia in breve tempo: si racconta che uccise venti cardinali, e che con le loro ossa costruì delle seggiole. Le sue invenzioni fecero scalpore: inventò una carta composta da uno strato di seta e l’altro di lana. Sperimentò su corpi umani le sue più disparate ricerche. L’esempio massimo furono le “macchine anatomiche”, ossia due figure umane, un uomo e una donna incinta, probabilmente due suoi servitori, che accuratamente mummificò. Il macabro e inspiegabile procedimento ha voluto che i corpi conservassero solo l’apparato circolatorio, che tutt’oggi risulta una pratica oscura agli studiosi. L’orrendo esperimento basterebbe a definire la personalità di Raimondo, ma questo non basta: il nobile era ossessionato dal desiderio dell’immortalità, praticandosi più volte dei riti magici, facendosi anche rinchiudere in una cassa con dei composti da lui stesso preparati così da accaparrarsi l’eternità, ma la pratica non funzionò mai. La storia di quest’uomo, vissuto tra laboratori, libri e sette segrete, si concluse nel 1771, a seguito delle continue inalazioni delle sostanze chimiche da lui stesso create e che lo tradirono ben presto da quella promettente immortalità con un infarto.

Info: www.museosansevero.it

venerdì 23 aprile 2010

Chirurgia di una madonna nera

di Giannatteo Funicelli

La Vergine bruna di Seminara (RC) è un documento di storia e devozione di un Sud fedele e di una terra assoggettata. La leggenda vuole che il manufatto ligneo raffigurante la Madonna con in braccio il Bambino, vestiti entrambi con due tonache ben strette in vita, abbia radici in Asia Minore, tra le mani di San Basilio, vescovo di Cesarea. Il suo arrivo in Occidente può essere giustificato nella lotta iconoclasta che Leone III l'Isaurico additò a tutte le effigi sacre (VIII sec.). Destinata alla devozione dell’antica città di Taureana (odierna Gioia Tauro), in un avventurosa fuga dai saraceni, il simulacro fu abbandonato per strada dagli abitanti (951 d.C.). La scoperta fortuita dell’oggetto sacro fu ad opera di alcuni contadini di Seminara, in un mercoledì santo. Da allora suscitò un immediato fascino religioso per i fedeli.
Oggi il prezioso oggetto, di indiscusso valore storico artistico, in balia di una forte degradazione materiale, sarà oggetto di un’attenta riqualificazione e di svariate indagini scientifiche necessarie alla rivalorizzazione dell’opera, valido esempio di arte religiosa nel monachesimo basiliano meridionale. La statua, di 92 cm. di altezza, è stata realizzata in un unico blocco di legno. La sua superficie doveva essere ricoperta da un rivestimento policromo che supportava, poi, la stesura di una chiara dipintura e alcune parti in foglia d’oro. Svariate sono state le critiche in merito al colorito bruno del volto, che ha donato alla figura l’attribuzione di “Madonna nera”, dovuto (forse) all’alterazione dell’ossido di ferro nei pigmenti che colorivano il volto a causa di un forte incendio e causandone il conseguente viraggio.
La campagna di restauro del simulacro prevede un’attenta riqualificazione del degrado, di tipo antropico e naturale, e di molteplici fasi diagnostiche finalizzate alla rimessa in efficienza. Alla presenza del laboratorio istallato nella stessa chiesa dove l’opera è ubicata, ossia il Santuario della Madonna dei poveri di Seminara, essa si presenta seriamente danneggiata da varie lesioni in superficie, affiancate a sollevamenti e crepature del colore, alle quali sarà riservata un’indagine stratigrafica intensiva. Inoltre le parti che presentano la doratura sono, in alcune campiture, molto logore.
Le principali fasi di riqualificazione saranno: disinfestazione, consolidamento, ripulitura e reintegrazione della superficie pittorica. Elaborazioni scientifiche riguarderanno, inoltre, la datazione dell’opera: applicazioni diagnostiche come il radiocarbonio saranno fondamentali per l’individuazione cronologica del manufatto. Esecuzioni di ultravioletto e riflettografia permetteranno di evidenziare ridipinture, ritocchi e gli strati sottostanti la superficie pittorica. Il sistema dell’XRF accerterà l’originalità dei pigmenti utilizzati sul legno. La campagna, nelle sue progressive fasi di lavorazione, sarà attentamente documentata da un percorso fotografico al fine di consegnare alla stampa e agli studi universitari l’accurato lavoro scientifico, che si presenterà agli occhi degli studiosi, ma anche dei numerosi fedeli, come un’autentica “chirurgia di fede”.

Per aggiornamenti scientifici ed approfondimenti storici consultare:
www.beniculturali.it alla voce “Restauri in evidenza”
www.seminaraonline.it al link “Pillole di storia”

giovedì 22 aprile 2010

La Rinascita di un capolavoro: la Pietà di Massimiliano Soldani Benzi

Comunicato stampa

Nell’ambito di un progetto di catalogazione del patrimonio storico conservato negli stabilimenti della Richard-Ginori di Sesto Fiorentino, per la maggior parte ancora sconosciuto e inaccessibile - condotto dal Museo Richard Ginori di Doccia con il supporto dell’azienda Richar Ginori, dell’Associazione Amici di Doccia e il finanziamento dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze - sono state scoperte le forme originali in gesso di un capolavoro della scultura tardo-barocca fiorentina, la Pietà di Massimiliano Soldani Benzi (1656-1740), recanti la firma dell’artista e la data dell’esecuzione: “M. Soldani Benzi fece l’anno 1708 per sua devozione”.
Si tratta di una novità assoluta che riapre gli studi sulla figura di questo grande artista, permettendo per la prima volta di datare con certezza al 1708, invece che al 1713-14, l’unica versione in bronzo della Pietà (altezza 74,9 x 75 x 50,9 cm) realizzata dal Soldani, conservata presso l’Art Museum di Seattle.
Una scoperta che ha dunque dell’eccezionale in quanto, pur sapendo che il fondatore della Manifattura di Doccia, Carlo Ginori, avesse acquistato negli anni Quaranta del XVIII secolo, dagli eredi dei grandi scultori fiorentini del Sei-Settecento, tra cui il Soldani, forme o modelli da cui trarre raffinate versioni in porcellana, nessuno credeva possibile ritrovare quelle della Pietà dopo tre secoli.
Da queste forme deriva non solo il bronzo di Seattle, ma anche la più spettacolare e raffinata versione in porcellana esistente della Pietà, realizzata dalla Manifattura di Doccia intorno al 1745, quella della collezione degli eredi del Principe Tommaso Corsini a Firenze (altezza 71,5 senza base, con base 92,5 x 92,5 x 73 cm).
Il ritrovamento delle forme originali della Pietà di Massimiliano Soldani Benzi è stato scelto dal Museo Richard Ginori della Manifattura di Doccia come caso esemplare ed eclatante di un patrimonio d’inestimabile valore storico e artistico, che una volta catalogato, oltre ad assicurarne la futura conservazione, porterà alla scoperta di altre forme originali, in alcuni casi di opere andate perdute o mai realizzate, dei maggiori scultori fiorentini del Sei-Settecento. A oggi sono state inventariate 1200 forme in gesso che una volta colate hanno dato vita a 150 modelli originali, ma ne rimangono ancora migliaia da catalogare.
Dalle forme originali del Soldani Benzi è stato realizzato un nuovo bellissimo esemplare in porcellana della Pietà, che sarà esposto in mostra, per la prima volta al pubblico, nel Museo Richard Ginori di Doccia dal 23 aprile al 17 luglio 2010.
Per poter riuscire, infatti, a capire che si trattava delle forme originali è stato necessario recuperarle e pulirle accuratamente, colarvi la porcellana per tentare di riprodurre l’intero capolavoro: un intervento arduo, condotto dall’unico maestro vivente del colaggio artistico, Piero Luchi, che ne conosce i segreti tramandati da secoli. Basti pensare che la Pietà è il più articolato e complesso gruppo scultoreo mai realizzato nella storia dalla Manifattura di Doccia e che grazie al ritrovamento odierno si è compreso che è fatto con ben 54 forme.
Insieme alla nuova versione della Pietà, saranno presentati un bellissimo calco in cera appartenente alla collezione del museo, e un documentario che illustrerà le fasi della realizzazione del nuovo esemplare in porcellana. L’iniziativa fa parte della Settimana della Cultura del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Giovedì 22 aprile, alle ore 19.30 l’inaugurazione al pubblico con l’intervento della Soprintendente Cristina Acidini.
La catalogazione del patrimonio storico della Richard Ginori, che documenta trecento anni di vita di una delle manifatture più importanti d’Europa, è un progetto complesso, nato nel 2006 per iniziativa dell’Associazione Amici di Doccia con il sostegno finanziario nell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze. La catalogazione vera e propria è iniziata nel 2007 coordinata dal Museo Richard Ginori della Manifattura di Doccia con il supporto della nuova proprietà dell’azienda Richard Ginori che ha messo a disposizione il personale e i materiali per il lavoro sulle forme di gesso e la colatura delle medesime.
In tre anni, sono stati inventariati, oltre a un migliaio di forme di gesso, gruppi, figure, bassorilievi in biscuit (non rifiniti e non verniciati), e oggetti in maiolica e porcellana bianca decorata del XX secolo, inediti e assenti dalla collezione museale. Tra questi, campioni in porcellana bianca di servizi da tè, caffè e da tavola di epoca Liberty; oggetti disegnati da Gio Ponti e da scultori che collaborarono con lui come Edouard Sandoz; creazioni di Giovanni Gariboldi, direttore artistico della Richard Ginori dal 1947 al 1971; prototipi di designer e artisti di fama internazionale.
Si tratta adesso di proseguire nella catalogazione delle migliaia di forme, che costituiscono il più importante fondo di materiali storici, ma anche il più difficile da inventariare in quanto nella maggior parte dei casi occorre colarvi dentro la porcellana e poi tentare di ricomporre l’opera assemblando i vari elementi ricavati da più forme. Attualmente l’unica persona in grado di fare ancora questo lavoro è Piero Luchi, maestro della colatura artistica della porcellana, coadiuvato da due stretti collaboratori.
L’esperienza di questi tre anni ha portato alla consapevolezza che la Richard Ginori da sola non può sostenere il peso economico del progetto e quindi della necessità di trovare altre risorse esterne per terminare la catalogazione di tutto il patrimonio storico. Risorse fondamentali anche per dare il via, al più presto possibile, a un progetto di formazione diretto da Luchi per trasmettere le sue conoscenze senza le quali le antiche forme di gesso risultano inservibili oltre a perdere per sempre un mestiere fondamentale per la porcellana artistica.

Titolo: La Rinascita della Pietà di Massimiliano Soldani Benzi
Durata: 23 aprile - 17 luglio 2010
Sede: Museo Richard Ginori della Manifattura di Doccia, Viale Pratese n. 31, Sesto Fiorentino (FI)
Orari: dal mercoledì al sabato, ore 10.00/13.00 - 14.00/18.00

Immagine: Massimiliano Soldani Benzi, Pietà, 1708, bronzo, Art Museum, Seattle

venerdì 9 aprile 2010

Geometria linguaggio dell'eterno

Comunicato stampa

Grandi navi stilizzate scolpite nel granito, anelli incrociati in marmo bianco che simboleggiano l'infinito. Sono queste le sculture dell'artista Silvio Santini che saranno esposte nella sala Peregrinatio in piazza Ospitalieri ad Altopascio (Lucca), da domani sabato 10 al 29 aprile. La mostra, che sarà inaugurata alle ore 18 alla presenza dell’artista, del curatore prof. Paolo Nerbi, del sindaco Maurizio Marchetti, dell’assessore alla Cultura Nicola Fantozzi, si intitola "Geometria linguaggio dell'eterno", ed è organizzata dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Altopascio.
Un percorso espositivo con 11 sculture che sintetizzano bene la ricerca di questo artista di spicco della scuola di Carrara che da sempre segue una sua personale ricerca nell’astrattismo e nella geometria. Inizia l’attività di artigiano scalpellino negli anni sessanta presso il famoso laboratorio di scultura Nicoli dove lavora per sette anni, collaborando alla realizzazione di opere in marmo con artisti di fama mondiale, tra i quali Vangi, Ipoustéguy, Cardenas, Muller, Rossello Cascella, Roca Rey, Plazzota, Poncet. Nel 1971 fonda con due compagni di studi (Paolo Grassi e Mario Fruendi) il laboratorio di scultura S.G.F. a Torano vicino Carrara che diventa in breve tempo punto d'incontro per scultori di tutto il mondo. Da lì inizia il suo percorso artistico contrassegnato anche da una collaborazione con l’artista Max Bill per la realizzazione d’importanti opere del maestro.
Per Silvio Santini la geometria della forma diventa un vero e proprio linguaggio esistenziale. E questo perchè è molto stretto il suo legame con la tradizione della scuola di Carrara per la quale è fondamentale ancora usare la mano e lo scalpello per plasmare la pietra. Tra le opere esposte ad Altopascio ci sono le “barche” stilizzate in perfette forme geometriche e scolpite nella materia più dura: il granito. Alcune sono davvero imponenti lunghe, fino a due metri. In esse legno e acqua diventano tutt'uno simboleggiando il viaggio interiore di ogni uomo; mezzi “per attraversare il tempo”. L’altro motivo di Santini sono i grandi anelli intrecciati in marmo bianco e statuario che si rifanno a quelli di “Moebius”, simboli dell'infinita ricerca circolare dell’uomo; la geometria come linguaggio dell’eterno. Infine Santini propone la sua versione scolpita del “Giano Bifronte” con “janua”, un’opera in marmo bianco dove l’arte segue precise regole matematiche nella rappresentazione di una doppia verità. Colonne che però sono prismi a base triangolare.
“Un’opera astratta, ma fortemente concreta per il suo significato - ha detto il curatore Paolo Nerbi - dove tutto trova un significato preciso. In questo modo le sculture di Santini sono da toccare e ascoltare in un viaggio esistenziale”. “Con questa mostra per la prima volta proponiamo la scultura astratta - ha aggiunto l'assessore alle attività culturali del Comune di Altopascio Nicola Fantozzi - dopo le due precedenti mostre dedicate alla scultura figurativa. Una scelta che vuole rafforzare il nostro legame con la grande scuola artistica di scultura di Carrara”.

Silvio Santini. Geometria linguaggio dell'eterno
Sede: Sala Peregrinatio, piazza Ospitalieri, Altopascio (LU)
Date: 10-19 aprile 2010
Inaugurazione: sabato 10 aprile, ore 18.00
Orari: martedì-venerdì 16.00-19.00, sabato e domenica 9.00-13.00, 15.00-19.00
Ingresso: libero


mercoledì 31 marzo 2010

Territori de l’Aire

Comunicato stampa

Ancora alberi e giardini, nuove incursioni d’arte e di natura fra le pietre antiche di Pietrasanta. Dopo il gigantesco albero in bronzo e pietra di Giuseppe Penone – che lo scorso autunno ha celebrato in piazza Duomo i 60 anni di eccellenza della Fonderia Massimo Del Chiaro – è la volta di una poetica installazione dell’artista catalana Fina Oliver, intitolata “Territori de l’aire”, allestita dal 1° aprile al 31 maggio nella piazzetta e nel campanile del Duomo: un giardino segreto, una piccola foresta popolata di nuvole e d’uccelli, un “pifferaio magico” seminatore di stelle ed il campanile di San Martino che, come un faro, diffonde e annuncia in Versilia la luce dell’arte. Una proposta suggestiva, delicata e ricca di poesia, alla quale Pietrasanta affida il compito di rappresentare la primavera anticipando le atmosfere che caratterizzeranno l’estate d’arte nel salotto buono della città.
La mostra è promossa dalla galleria Victor Saavedra di Barcellona e gode del patrocinio del Comune di Pietrasanta. Segna il debutto italiano di Fina Oliver, artista che in oltre venticinque anni di appassionata ricerca ha sviluppato un suo originale percorso nei mondi della scultura, soprattutto in bronzo. Ed è proprio la recente scoperta della realtà artigianale di Pietrasanta, della particolarissima atmosfera che si respira fra botteghe e gallerie, fra caffè e studi di scultura, che ha convinto Fina Oliver a scegliere Pietrasanta per la sua prima personale italiana. Non è un percorso articolato ed esaustivo della ricca produzione dell’artista, ma un’installazione simbolica, l’annuncio di futuri incontri, un biglietto da visita che è anche un po’ omaggio ad una piccola città subito amata.

Fina Oliver. Territori de l’Aire
Piazzetta del Duomo e Campanile di San Martino, Pietrasanta
1 aprile – 31 maggio 2010
Inaugurazione giovedì 1° aprile ore 17
Ingresso libero